Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Posts Tagged ‘popolazione’

Crescita mondiale della popolazione e insostenibilità dello sviluppo

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

Questi termini di crescita si scontreranno inevitabilmente, alla fine, con l’insostenibilità dello sviluppo. E’, infatti, difficile da pensare che già gli attuali due miliardi di “poveri” che oggi sopravvivono con un potere di acquisto pari ad un dollaro al giorno rinuncino a moltiplicare il loro livello di vita almeno per tre, quattro o anche sei volte.
A tutto questo va ad aggiungersi una popolazione mondiale sempre più “malata” in specie nelle fasce meno abbienti. Già oggi l’11 per cento delle malattie presenti in tutto il mondo e un terzo (35 per cento) delle morti di bambini sono dovuti alla malnutrizione materna e infantile. Da un lato la mancanza di sostanze essenziali per la salute come le vitamine e i minerali, dall’altro consumo eccessivo di cibi troppo grassi che può sfociare in obesità e diabete. Queste e altre scioccanti statistiche sono state pubblicate in un inserto speciale della rivista ‘The Lancet’ dedicato proprio a questo argomento, messo a punto da esperti della Johns Hopkins (Baltimora, Usa) e dell’Aga Khan University (Karachi, Pakistan). Le stime dei ricercatori parlano di oltre due milioni di morti nel 2005 dovute a restrizioni alimentari subite fin nel pancione materno, soprattutto nelle popolazioni dei Paesi a basso e medio reddito. Anche il 21 per cento delle disabilità nei bambini sotto i cinque anni sembra riconducibile allo stesso motivo. Le carenze di vitamine e di zinco sono responsabili rispettivamente di 600 mila e 400 mila decessi, e insieme del 9 per cento delle disabilità infantili in tutto il mondo. Anche lo scarso ricorso all’allattamento al seno ha portato, sempre nel 2005 – secondo i calcoli degli esperti – a 1,4 milioni di morti fra i bambini e 44 milioni di casi di disabilità sotto i cinque anni d’età. Questo vuol dire che per le popolazioni “depresse” la capacità d’assorbimento delle risorse materiali è crescente, giacché è logico presumere che, in parallelo con la crescita, si associ l’aspirazione a una migliore alimentazione, a più congruo vestiario, a più adeguate abitazioni, più spazio per vivere, più beni capitali a disposizione per mettere a frutto il proprio lavoro quali potrebbero essere: cereali e carni, lana fibre e pelli, legname, cemento, ferro, minerali, metalli ed energia. Dobbiamo quindi convenire che lo sviluppo del mondo povero avverrà con un tasso molto elevato d’utilizzo di risorse non rinnovabili.
Vi farà il paio, ovviamente, il mondo ricco, nonostante la dematerializzazione del prodotto, perché nel frattempo la popolazione continuerà, sia pure a un ritmo più lento del passato, a crescere oltre a dover risollevare lo standard degli attuali 320 milioni di poveri che vivono nella stessa casa della “prosperità” e che vanno ad aggiungersi a centinaia di milioni delle altre regioni terrestri. Questo dover consumare, in misura sempre crescente, le risorse non rinnovabili (materie prime, spazio, cibo) ci imporrà la necessità di ricercare forme alternative utilizzando al posto di quelle che diventano scarse e crescono di prezzo, altre materie prime più abbondanti e meno costose. Siamo, per dirla tutta, alla logica dei succedanei, ma vi è un limite in tutto ciò.
Abbiamo in proposito già fatto molto raddoppiando, ad esempio, la produzione dei cereali. Ci siamo riusciti, attraverso un aumento della produttività della terra (selezione della specie, migliori tecniche, maggiori input di fertilizzanti). Ora non credo si possa fare di più senza dover distruggere le foreste naturali, i corpi acquiferi, le praterie, le aree costiere ecc. Abbiamo sempre collegato la crescita della popolazione al progresso scientifico, oggi lo stesso sviluppo ci spinge verso la tendenza opposta. Questo è un motivo più che sufficiente per ricercare sinergie e non certo per trasformare il Sud in una pattumiera per i rifiuti del Nord.
Tali aspetti vanno a intersecarsi, fatalmente, con una natalità maggiore in alcune regioni, ma con una minore senescenza, in un prolungamento della vita, nelle altre, ma con minori nascite e le regole della conservazione degli uni andranno a scontrarsi con quelle degli altri che intendono aprirsi nuovi spazi. Insieme essi possono generare nuovi conflitti e, questa volta, sul piano generazionale e della preservazione dell’ecosistema e per l’utilizzo delle fonti energetiche vitali.
Sulla scorta di tutte queste considerazioni e di molte altre, che potrei citare, mi sembra chiaro che si debba anche parlare di costi considerato che i bisogni sono crescenti e le risorse diventano sempre più esigue.
D’altra parte, si sta chiudendo un ciclo collegato alla “rivoluzione industriale” dove maggiore manodopera, più qualificazione professionale, più ricerca scientifica rappresentavano lo stimolo più forte per uno sviluppo robusto e duraturo.
Ora ci troviamo in una fase successiva ma, quel che è peggio, non ne avvertiamo la consapevolezza in specie a livello di governanti e della stessa classe manageriale e del mondo finanziario.
Due, a mio avviso, sono gli aspetti che segnano una radicale svolta rispetto al recente passato: l’avvento della tecnologia informatica e l’allungamento della vita che si aggiunge all’aumento della natalità nelle aree più depresse del pianeta.
Sono circostanze che meriterebbero un’attenta riflessione poiché il loro impatto è di per sé rivoluzionario per il suo modo d’incidere in profondità nei costumi e nelle tradizioni dei popoli e delle nazioni. Vanno ad aggiungersi, come elementi di disturbo, le logiche capitalistiche che abbiamo assorbito ed esaltate con una forma di consumismo che ha privilegiato il carrierismo, il potere attraverso la ricchezza o l’agiatezza, il disprezzo per i poveri o i titolari di redditi modesti. Non si è trattato, purtroppo, solo di effetti che hanno interessato la sfera privata in quanto è stato perseguito lo stesso obiettivo da parte dello Stato nella ridistribuzione delle entrate fiscali. Sono stati in massima parte privilegiati i contributi alle imprese sia con erogazioni a fondo perduto sia attraverso una minore pressione fiscale o con sconti per le spese previdenziali e assistenziali nei riguardi dei lavoratori e che erano a carico delle imprese. Ne ha sofferto in primo luogo il welfare ma soprattutto il sistema sanitario che si è trovato a dover coprire, invia prioritaria, le falle derivanti dall’aumento delle morbilità generale (per l’incidenza dell’infortunistica stradale, per cause di lavoro stressante, per l’inquinamento ambientale e per la ridotta qualità degli alimenti) oltre a quella derivante dall’invecchiamento della popolazione che ha fatto scattare livelli di malattie un tempo più contenute e alle insidie virali.
In tutto questo si avverte uno stacco tra i bisogni di salute dei cittadini e la capacità del servizio sanitario di farvi fronte anche se in taluni Stati si sta meglio e in altri si peggiora o si resta sotto gli standard minimali. (Riccardo Alfonso)

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Bankitalia: colpito reddito metà popolazione

Posted by fidest press agency su sabato, 11 luglio 2020

Secondo l’indagine straordinaria di Bankitalia, per via del Covid oltre la metà della popolazione, il 50,8%, ha subito una riduzione del reddito.”Certo il dato preoccupa, ma quello che conta davvero è il reddito di partenza, non la contrazione subita. Quello che deve mettere in allarme il Governo, è che, secondo Bankitalia, già prima dell’emergenza Covid, per quasi metà delle famiglie, il 48,2%, il reddito a disposizione non bastava per arrivare a fine mese, tra molte e qualche difficoltà” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Più che ritoccare l’Irpef, quindi, unica imposta progressiva rimasta, unica a rispettare l’art. 53 della Costituzione, le imposte che andrebbero ridotte sono quelle proporzionali come l’Iva, che hanno effetti regressivi e pesano su chi è già in difficoltà, specie l’aliquota del 22% sui beni necessari come i prodotti per la pulizia della casa e della persona” prosegue Dona.”Se proprio si vuole toccare l’Irpef, è la prima aliquota che andrebbe ridotta, non certo quella intermedia del 38%, non solo per un fatto di equità, ma perché per quella fascia della popolazione la propensione marginale al consumo è inferiore e, quindi, il maggior reddito disponibile non andrebbe in consumi ma in maggiore risparmio” conclude Dona.

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Europa: tendenza all’invecchiamento ed al calo della popolazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 giugno 2020

Da uno studio del servizio di ricerca del Parlamento Europeo emerge che, di qui al 2080, si potrebbe avere una riduzione della popolazione europea di 9 milioni di persone. Quindi dovremmo passare dagli attuali 513,5 milioni ai 504,5 nel 2080. La riduzione non sarà in ogni caso costante: per il 2040, ad esempio, sono previsti 524,7 milioni di abitanti in Europa.Il quadro europeo è in contrasto con gli andamenti demografici del resto del mondo che è passato da circa 3 miliardi di persone nel 1960 ai 7.7 miliardi nel 2019 e dovrebbe raggiungere i 10 miliardi nel 2057. Sempre secondo lo studio dovrebbe cambiare anche il rapporto fra popolazione in età lavorativa e over 65. Nel 2050 solo due lavoratori sosterranno il peso di un over 65, contro i 4 del 2001.
Quanto all’età media, sarà la Croazia a raggiungere il livello più alto in Europa, 52,6 anni, differenza notevole rispetto all’età media nel 1970 in Svezia (35 anni), e nel 2019 in Italia e Germania (46 anni). Aumenterà, quindi, anche la speranza di vita, per effetto della migliore qualità della vita riscontrabile in tutti i paesi sviluppati. Il Giappone, in questa situazione, sta facendo da apripista rispetto al resto del mondo; infatti già da ora si occupa di introdurre sistemi di automazione, finanziamento della robotica e iniziale riapertura delle frontiere alla migrazione. Quanto al resto del mondo, il report del Parlamento europeo ci dice che l‘Africa sarà il motore demografico del mondo con 2.5 miliardi di persone nel 2050.

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Crescita mondiale della popolazione e insostenibilità dello sviluppo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Questi termini di crescita si scontreranno inevitabilmente, alla fine, con l’insostenibilità dello sviluppo. E’, infatti, difficile da pensare che già gli attuali due miliardi di “poveri” che oggi sopravvivono con un potere di acquisto pari ad un dollaro al giorno rinuncino a moltiplicare il loro livello di vita almeno per tre, quattro o anche sei volte.
A tutto questo va ad aggiungersi una popolazione mondiale sempre più “malata” in specie nelle fasce meno abbienti. Già oggi l’11 per cento delle malattie presenti in tutto il mondo e un terzo (35 per cento) delle morti di bambini sono dovuti alla malnutrizione materna e infantile. Da un lato la mancanza di sostanze essenziali per la salute come le vitamine e i minerali, dall’altro consumo eccessivo di cibi troppo grassi che può sfociare in obesità e diabete. Queste e altre scioccanti statistiche sono state pubblicate in un inserto speciale della rivista ‘The Lancet’ dedicato proprio a questo argomento, messo a punto da esperti della Johns Hopkins (Baltimora, Usa) e dell’Aga Khan University (Karachi, Pakistan). Le stime dei ricercatori parlano di oltre due milioni di morti nel 2005 dovute a restrizioni alimentari subite fin nel pancione materno, soprattutto nelle popolazioni dei Paesi a basso e medio reddito. Anche il 21 per cento delle disabilità nei bambini sotto i cinque anni sembra riconducibile allo stesso motivo. Le carenze di vitamine e di zinco sono responsabili rispettivamente di 600 mila e 400 mila decessi, e insieme del 9 per cento delle disabilità infantili in tutto il mondo. Anche lo scarso ricorso all’allattamento al seno ha portato, sempre nel 2005 – secondo i calcoli degli esperti – a 1,4 milioni di morti fra i bambini e 44 milioni di casi di disabilità sotto i cinque anni d’età. Questo vuol dire che per le popolazioni “depresse” la capacità d’assorbimento delle risorse materiali è crescente, giacché è logico presumere che, in parallelo con la crescita, si associ l’aspirazione a una migliore alimentazione, a più congruo vestiario, a più adeguate abitazioni, più spazio per vivere, più beni capitali a disposizione per mettere a frutto il proprio lavoro quali potrebbero essere: cereali e carni, lana fibre e pelli, legname, cemento, ferro, minerali, metalli ed energia. Dobbiamo quindi convenire che lo sviluppo del mondo povero avverrà con un tasso molto elevato d’utilizzo di risorse non rinnovabili.
Vi farà il paio, ovviamente, il mondo ricco, nonostante la dematerializzazione del prodotto, perché nel frattempo la popolazione continuerà, sia pure a un ritmo più lento del passato, a crescere oltre a dover risollevare lo standard degli attuali 320 milioni di poveri che vivono nella stessa casa della “prosperità” e che vanno ad aggiungersi a centinaia di milioni delle altre regioni terrestri. Questo dover consumare, in misura sempre crescente, le risorse non rinnovabili (materie prime, spazio, cibo) ci imporrà la necessità di ricercare forme alternative utilizzando al posto di quelle che diventano scarse e crescono di prezzo, altre materie prime più abbondanti e meno costose. Siamo, per dirla tutta, alla logica dei succedanei, ma vi è un limite in tutto ciò.
Abbiamo in proposito già fatto molto raddoppiando, ad esempio, la produzione dei cereali. Ci siamo riusciti, attraverso un aumento della produttività della terra (selezione della specie, migliori tecniche, maggiori input di fertilizzanti). Ora non credo si possa fare di più senza dover distruggere le foreste naturali, i corpi acquiferi, le praterie, le aree costiere ecc. Abbiamo sempre collegato la crescita della popolazione al progresso scientifico, oggi lo stesso sviluppo ci spinge verso la tendenza opposta. Questo è un motivo più che sufficiente per ricercare sinergie e non certo per trasformare il Sud in una pattumiera per i rifiuti del Nord.
Tali aspetti vanno a intersecarsi, fatalmente, con una natalità maggiore in alcune regioni, ma con una minore senescenza, in un prolungamento della vita, nelle altre, ma con minori nascite e le regole della conservazione degli uni andranno a scontrarsi con quelle degli altri che intendono aprirsi nuovi spazi. Insieme essi possono generare nuovi conflitti e, questa volta, sul piano generazionale e della preservazione dell’ecosistema e per l’utilizzo delle fonti energetiche vitali.
Sulla scorta di tutte queste considerazioni e di molte altre, che potrei citare, mi sembra chiaro che si debba anche parlare di costi considerato che i bisogni sono crescenti e le risorse diventano sempre più esigue.
D’altra parte, si sta chiudendo un ciclo collegato alla “rivoluzione industriale” dove maggiore manodopera, più qualificazione professionale, più ricerca scientifica rappresentavano lo stimolo più forte per uno sviluppo robusto e duraturo.
Ora ci troviamo in una fase successiva ma, quel che è peggio, non ne avvertiamo la consapevolezza in specie a livello di governanti e della stessa classe manageriale e del mondo finanziario.
Due, a mio avviso, sono gli aspetti che segnano una radicale svolta rispetto al recente passato: l’avvento della tecnologia informatica e l’allungamento della vita che si aggiunge all’aumento della natalità nelle aree più depresse del pianeta.
Sono circostanze che meriterebbero un’attenta riflessione poiché il loro impatto è di per sé rivoluzionario per il suo modo d’incidere in profondità nei costumi e nelle tradizioni dei popoli e delle nazioni. Vanno ad aggiungersi, come elementi di disturbo, le logiche capitalistiche che abbiamo assorbito ed esaltate con una forma di consumismo che ha privilegiato il carrierismo, il potere attraverso la ricchezza o l’agiatezza, il disprezzo per i poveri o i titolari di redditi modesti. Non si è trattato, purtroppo, solo di effetti che hanno interessato la sfera privata in quanto è stato perseguito lo stesso obiettivo da parte dello Stato nella ridistribuzione delle entrate fiscali. Sono stati in massima parte privilegiati i contributi alle imprese sia con erogazioni a fondo perduto sia attraverso una minore pressione fiscale o con sconti per le spese previdenziali e assistenziali nei riguardi dei lavoratori e che erano a carico delle imprese. Ne ha sofferto in primo luogo il welfare ma soprattutto il sistema sanitario che si è trovato a dover coprire, invia prioritaria, le falle derivanti dall’aumento delle morbilità generale (per l’incidenza dell’infortunistica stradale, per cause di lavoro stressante, per l’inquinamento ambientale e per la ridotta qualità degli alimenti) oltre a quella derivante dall’invecchiamento della popolazione che ha fatto scattare livelli di malattie un tempo più contenute e alle insidie virali.
In tutto questo si avverte uno stacco tra i bisogni di salute dei cittadini e la capacità del servizio sanitario di farvi fronte anche se in taluni Stati si sta meglio e in altri si peggiora o si resta sotto gli standard minimali. (Riccardo Alfonso)

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La popolazione mondiale e i mutamenti del pensiero logico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 gennaio 2020

Ciò che appariva logico in passato, in fatto di popolazione e di credo religioso, oggi non lo è più. Pensiamo alla proliferazione delle nascite. Le conseguenze gravi che derivano ci fanno, probabilmente, comprendere meglio del perché, ad esempio, nel 13° o 14° secolo si dovevano fare le “guerre sante” per uccidere i barbari ed i miscredenti anche se tali infedeli in realtà esprimevano la loro religiosità in nome di una fede altrettanto rispettabile rispetto a quella dei loro detrattori. E il XX secolo non è da meno se constatiamo i danni provocati dagli “integralismi” religiosi che si traducono facilmente in odi razziali e accesi e irragionevoli fanatismi. E se la terra si metteva a ruotare su se stessa diventava un altro delitto contro la lesa maestà di un creato modellato secondo tradizioni empiriche pianificate per diventare immutabili in ogni epoca e in ogni cultura.Oggi ci troviamo a che fare con l’ingegneria genetica, il culto di una natività pianificata e perfetta dove non è permesso l’accesso all’handicappato o al ritardato mentale. Dovremmo anche in questo caso prendere per buoni gli aspetti esaltanti di queste scelte tecnologiche nell’impianto dei soggetti umani e non intravederne solo e comunque i pericoli e le insidie. Essi, ovviamente, non mancano, ma non è certo in una acritica ripulsa che si fa cultura e si scelgono le strade del nostro divenire.A questo riguardo ci sembra opportuno richiamare l’attenzione del lettore sulle iniziative condotte dalla Fondazione Lanza di Padova indirizzate alla ricerca di un confronto interdisciplinare sui principi conduttori che regolano i rapporti interumani dagli antichi paradigmi filosofici, e la loro costellazione classica, a quelli odierni con l’avvento della tecnologia e le sue applicazioni ai confini della vita e della morte. Si tratta anzitutto di processi dinamici, se stiamo alle parole del prof. Corrado Viafora coordinatore del progetto Etico della Fondazione, dove i confini consueti della nascita e della morte subiscono una diluizione, se non una indeterminazione. Sembra proprio che quanto più la medicalizzazione si impossessa dei limiti dell’esistenza, tanto più quei limiti tendono a divenire incerti. Non ultimo è il paradosso di un “progresso scientifico – osserva Giancarlo Zizola – che rischia nella secolarizzazione estrema del nascere e del morire, di smarrire il significato ontologico, ma anche l’anagrafe obiettiva.” Dobbiamo arguire che la qualità della persona può essere riconosciuta solo per l’autocoscienza di cui è dotata, per la razionalità e per un minimo senso di moralità, insomma per l’autonomia. E poiché non tutti gli esseri umani sono autocoscienti, razionali e capaci di concepire la possibilità di biasimare e di lodare, la conclusione è che i feti, i neonati, i ritardati mentali gravi e coloro che sono in coma senza speranza costituiscono esempi di non persone umane. Il rischio che ne deriva l’ha tracciato il teologo Francesco Compagnoni osservando che in questa misura noi costruiamo un modello di società “dominata solo dai più forti, scaltri, intelligenti, astuti, magari coalizzati in una specie di mafia eugenetica. E’ gente che accetta un neonato e scarica il nonno in una casa di cura per lungo degenti dichiarandolo non più persona”. Ma è anche un presente e un futuro che si abbevera nel passato sia pure riscrivendolo secondo i canoni delle nostre convenienze. Non ci hanno insegnato, ad esempio, gli spartani che i figli generati male andassero gettati in un dirupo dal sommo di una montagna? Ed ancora che il ramo cadetto, di una numerosa famiglia nobile, venisse sterilizzato attraverso una obbligata vocazione religiosa? Due facce, una crudele e l’altra ipocrita, per assicurare un avvenire a danno degli altri. E la logica dei trapianti, se esasperata, ci porta ad analoghe, sconsiderate prestazioni, dove si mutilano e si uccidono “ragazzi di strada” ritenuti dalla società ingombranti e fonte di turbativa dell’ordine pubblico, per assicurare qualche anno di vita in più al benestante. Anche in questo caso ci troviamo davanti a delle scelte fondamentali proprio perché la tecnologia ha permesso miracoli di questo genere. Si possono, infatti, sostituire integralmente le funzioni cardiorespiratorie, quelle omeostatiche del tronco encefalico e molte altre ancora assicurando il funzionamento dell’organismo come un tutto, anche dopo la distruzione dell’encefalo. Nonostante ciò la morte della persona non verrà mai impedita, essa resta solo una questione di….. tempo! La bioetica vorrebbe a questo punto stemperare le azioni dell’uomo davanti a situazioni contingenti anticipandole il più possibile per cercare di prevederle e scongiurarle. Il progresso, dunque, tende a queste finalità. Nello stesso tempo siamo indotti a porci problemi in modo diverso rispetto alla tradizione.
Osservava a questo riguardo il prof. Sebastiano Maffettone, bioetico di chiara fama internazionale, che “Come risultato delle nuove ricerche sugli embrioni potremo raggiungere traguardi impensati: coppie non fertili potranno avere figli e qualcuno di noi sarà curato con l’uso di tessuti prenatali.” Ma operare sugli embrioni implica però decidere di sacrificarne alcuni. E’ moralmente lecito farlo e fin dove? Parlare in questa circostanza di bioetica significa fissare i limiti entro i quali essa deve muoversi. Si deve, ad esempio, dare risalto ai casi di “frontiera” nella fissazione dei codici genetici e del loro uso strumentale oppure limitarsi ad affrontare i problemi più generali come la prevenzione e le condizioni del malato negli ospedali? Sono interrogativi che implicano, senza meno, una risposta etica che esce dai ristretti ambiti delle rispettive coscienze professionali degli addetti ai lavori e diventa costume di vita e di civiltà per l’intera umanità. Ma non sono le sole frontiere che possono essere attraversate o meno dall’uomo. Pensiamo più in generale all’evoluzione scientifica dettata dall’accresciuto potenziale tecnologico che di continuo perfezioniamo ed affiniamo. (Riccardo Alfonso)

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La “bomba demografica”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

Oggi siamo più di 7,6 miliardi di persone sulla Terra (ultimi dati delle Nazioni Unite, nel suo rapporto di giugno 2017). Secondo le ultime proiezioni, entro il 2050 saremo 9,5 miliardi. Queste previsioni possono essere spiegate dall’esplosione demografica dei Paesi emergenti e dall’estensione della durata della vita nei Paesi sviluppati. la sovrappopolazione globale potrebbe portare a conflitti diffusi sull’oro blu. Gli scontri esistono già, poiché l’acqua è una delle principali cause di tensioni in Medio Oriente. Un conflitto globale per l’acqua avrebbe quindi conseguenze disastrose. Attualmente, 80 Paesi mancano di acqua e una persona su cinque non ha accesso all’acqua potabile. Per ovviare a questa carenza, esistono tuttavia soluzioni come la desalinizzazione dell’acqua di mare, che però è ancora costosa.
Attualmente, i Paesi più sviluppati hanno risorse sufficienti per sfamare tutti gli abitanti del Pianeta. Eppure non tutti sul Pianeta hanno fame perché il cibo è distribuito in modo diseguale. Una delle conseguenze della sovrappopolazione globale sarebbe quella di aggravare queste disuguaglianze, causando carestie.
L’inquinamento del pianeta non è direttamente correlato alla sovrappopolazione globale. I Paesi più sviluppati sono quelli che inquinano di più, ma anche quelli con i tassi di natalità più bassi. Un americano inquina 91 volte di più di un abitante del Bangladesh. Tuttavia, se la crescita dei Paesi emergenti continua e i Paesi sviluppati non limitano l’inquinamento che generano, la sovrappopolazione globale avrà un effetto disastroso sull’ambiente del nostro Pianeta. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Bergamo 1° ateneo lombardo per la crescita della popolazione universitaria

Posted by fidest press agency su martedì, 24 settembre 2019

Negli ultimi 5 anni nell’ambito del sistema universitario lombardo, che comprende 14 sedi universitarie, l’Ateneo di Bergamo, ha registrato il più alto tasso di crescita, con 9 mila immatricolati e oltre 23 mila iscritti, registrando una crescita di oltre il 50%.Gli studenti iscritti sono passati dai 15761 del 2014 – 2015 agli oltre 23.000 del 6 settembre 2019. E per il nuovo anno accademico, gli ultimi dati indicano oltre 6.000 immatricolati alle triennali (a fronte dei 5.200 dello scorso anno) e oltre 2.500 pre-iscritti alle magistrali (a fronte degli oltre 1.700 iscritti del 2018) con un rapporto di studente-abitante di 1:5. «In soli 50 anni sono stati costruiti percorsi d’avanguardia, con un’offerta formativa prestigiosa, per la capacità di essere al passo sempre con i tempi, come dimostrato anche dall’attivazione dei nuovi percorsi accademici, e per un ottimo placement pari all’81,5% di occupabilità a un anno dal conseguimento del titolo di studio.» sottolinea il Rettore Remo Morzenti Pellegrini.Per rispondere alla crescita straordinaria, entro la fine dell’anno prenderanno il via i lavori di ristrutturazione del chiostro minore di Sant’Agostino a Bergamo Alta dove saranno create sale lettura per la biblioteca, un punto ristoro per studenti, uffici, spazi per i docenti e aree dedicate alla Scuola di Dottorato. Da 2 settimane è entrato nel pieno dell’attività il cantiere presso la sede di Dalmine che in 18 mesi porterà al completamento del Campus di ingegneria con nuove aule, laboratori, spazi per i docenti e gli studenti e un’apertura ulteriore di uno spazio da condividere con la città. 8 sedi, 7 dipartimenti, 41 corsi di laurea (15 corsi di Laurea triennale, 23 corsi di Laurea magistrale, 4 corsi di Laurea a ciclo unico), 15 master di primo livello, 6 master di secondo livello, 7 corsi di dottorato, 9 corsi di laurea magistrali in inglese. Tra i corsi di laurea più richiesti figurano: Scienze umane e sociali, Economia e Lingue, ma anche Scienze psicologiche e Scienze della formazione primaria.

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La popolazione europea sta invecchiando

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 settembre 2019

Milano, 18 settembre 2019 h. 10.30-13.00 Sala Gonfalone – Regione Lombardia – Via F. Filzi, 22 secondo proiezioni Eurostat, nei prossimi 20 anni la percentuale di ultrasessantacinquenni aumenterà del 9 percento e con essi anche la prevalenza delle malattie associate alla terza età, quali le malattie delle valvole cardiache, con conseguenze gravose sulla società in termini di costi sociali e sanitari.In questo scenario, la cura delle malattie delle valvole cardiache, che colpiscono più di 10 milioni di europei, può aiutare le persone over 65 ad essere non solo in salute ma anche attive con conseguenti benefici sul sistema di assistenza sociale. La presentazione del Manifesto europeo per un’Europa più sana costituirà un importante momento di confronto tra Istituzioni e mondo scientifico per far fronte alla sempre maggiore diffusione di queste malattie e proteggere la sostenibilità del nostro sistema sanitario.

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L’ipertensione è uno dei principali problemi di salute della popolazione senior

Posted by fidest press agency su sabato, 20 luglio 2019

E’ con una prevalenza che aumenta con il crescere dell’età. La presenza dell’ipertensione si associa a un aumentato rischio di ictus, insufficienza cardiaca, malattia coronarica, malattia renale. Senior Italia FederAnziani in collaborazione con SIIA – Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa, ha condotto un’indagine presso la popolazione anziana monitorando la pressione di 15.000 over 65 in tutta Italia. I risultati dei dati saranno presentati in una conferenza stampa presso il Ministero della Salute (Auditorium Cosimo Piccinno, Lungotevere Ripa, 1).Il progetto si svolge con il patrocinio di SIIA – Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa, ESH – European Society of Hypertension, FIMMG – Federazione Italiana Medici Medina Generale, SNAMI – Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani, SUMAI Assoprof – Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana e Professionalità dell’Area Sanitaria.Intervengono: Giulia Grillo – Ministro della Salute
Luca Coletto – Sottosegretario di Stato alla Salute, Pierpaolo Sileri – Presidente Commissione Igiene e Sanità Senato della Repubblica, Roberto Messina – Presidente Senior Italia FederAnziani, Enrico Agabiti Rosei – Past President ESH – European Society of Hypertension, Past President SIIA Società italiana dell’ipertensione arteriosa, Antonio Magi – Segretario Generale Sumai Assoprof.

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Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 novembre 2018

E’ partito ufficialmente lo scorso ottobre e ha toccato il 12 Novembre quota 650 mila questionari completati, su un milione e 400 mila famiglie coinvolte. Il superamento di questa soglia a un mese dalla conclusione, fissata per il 12 dicembre, è un segnale della forte collaborazione riscontrata verso questo nuovo censimento, che prevede una cadenza annuale e non più decennale. Il censimento permanente fornisce informazioni continue e tempestive utili per capire i bisogni degli individui nelle diverse fasi della vita e per programmare e gestire i servizi sul territorio. Il nuovo Censimento permanente della popolazione interessa ad ogni edizione un totale di circa 3,5 milioni di persone – sempre diverse nell’arco di quattro anni – residenti in 2.852 comuni italiani. In merito ai comuni, una parte partecipa tutti gli anni alle operazioni censuarie, il resto dei comuni ruota ma tutti saranno coinvolti entro il 2021, anno di riferimento per i censimenti nazionali secondo il Regolamento europeo. I dati ottenuti saranno di tipo censuario, quindi riferiti all’intera popolazione del nostro Paese: un risultato oggi raggiungibile grazie all’integrazione statistica tra rilevazioni campionarie e dati di fonti amministrative. Per questa prima edizione, le famiglie che fanno parte del campione hanno ricevuto una lettera personale con le credenziali per accedere al questionario on line (Rilevazione campionaria da Lista) o hanno trovato una locandina presso le proprie abitazioni accompagnata da una lettera nella cassetta della posta (Rilevazione campionaria areale) che preannuncia la visita di un rilevatore a casa. Entrambi i gruppi di famiglie vengono contattati dai rilevatori nel caso non abbiano ancora compilato il questionario on line o risultino assenti alle prime visite. Inoltre sono a disposizione, per ulteriori chiarimenti o in caso di problemi, sia i Centri Comunali di rilevazione (CCR) e gli uffici del Comune di residenza, sia il sito censimentigiornodopogiorno.it e il numero verde 800811177. A questi supporti si aggiunge la campagna informativa multimediale su tv/radio/web e social media, coadiuvata da punti informativi allestiti a ottobre nelle stazioni ferroviarie di 44 città italiane.
«650 mila questionari completati già in questa fase sono un chiaro segnale che le famiglie stanno apprezzando le molte innovazioni dei nuovi censimenti – spiega Roberto Monducci, Direttore Istat del Dipartimento per la produzione statistica – come la piattaforma di raccolta dei dati e la rete di raccolta, improntati a ridurre a livello ottimale le indagini dirette sui cittadini e il cosiddetto “disagio statistico”, grazie all’uso del patrimonio informativo su individui, famiglie e abitazioni già in possesso della pubblica amministrazione. A questa accoglienza positiva dei cittadini si aggiunge un vantaggio altrettanto importante: il risparmio di centinaia di milioni di euro di soldi pubblici rispetto ai costi del vecchio censimento decennale».Il prossimo “campione” dei censimenti permanenti – per rifarsi allo slogan della campagna di informazione «L’Italia ha bisogno di campioni» – sarà quello del Censimento Permanente delle Imprese, che partirà a maggio 2019. Sempre l’anno prossimo sarà avviata la seconda edizione del Censimento Permanente delle Istituzioni Non Profit che ha invece esordito nel 2016. A questi si aggiungono il Censimento Permanente delle Istituzioni Pubbliche, a cadenza biennale, che ha chiuso da poco la seconda edizione, e il Censimento dell’Agricoltura che diventerà permanente dal 2021, dopo lo svolgimento nel 2020 dell’ultimo Censimento decennale del settore.

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Il nuovo Censimento della popolazione e delle abitazioni

Posted by fidest press agency su domenica, 30 settembre 2018

Da ottobre parte il nuovo censimento permanente della popolazione e delle abitazioni, che da decennale diventa annuale. Cambia il censimento e di conseguenza si evolvono l’organizzazione, il questionario, gli attori sul territorio, la rete di rilevazione e la campagna di comunicazione. Il nuovo Censimento permanente della popolazione interesserà ogni anno un campione di circa un milione e 400 mila famiglie, per un totale di 3,5 milioni di persone residenti in 2.852 comuni italiani. Solo in una parte dei comuni (1.143) parteciperanno ogni anno alle operazioni censuarie. La restante parte del comuni sarà chiamata a partecipare invece una volta nell’arco di quattro anni In questo modo, entro il 2021, tutti i comuni parteciperanno, almeno una volta, alle rilevazioni censuarie. I dati ottenuti saranno di tipo censuario, quindi riferiti all’intera popolazione italiana: un risultato raggiungibile solo grazie all’integrazione statistica tra le rilevazioni campionarie e i dati di altre fonti amministrative.
I dati del censimento restituiscono informazioni sugli individui (genere, età, luogo di nascita, cittadinanza, formazione, titolo di studio, condizione professionale, tipo di lavoro svolto, mobilità) collegandole con quelle familiari (ad esempio numero di componenti, le loro caratteristiche e quelle dell’abitazione in cui vivono) e con quelle relative al territorio (luogo di residenza): dal benessere dei singoli cittadini e delle famiglie dipende il benessere sociale.
Col censimento permanente si potranno ridurre i costi di circa il 50% rispetto al precedente censimento del 2011, contenendo anche in maniera sensibile il disturbo statistico sulle famiglie. Si potrà contribuire al miglioramento sostanziale dei registri anagrafici e al rafforzamento sistematico dell’apparato statistico organizzativo dei comuni.
Come valore aggiunto del nuovo censimento anche la nascita di una rete permanente di rilevatori, una nuova figura professionale con uno stabile percorso di formazione che va a migliorare la qualità dei dati finali.
Tutti i cittadini verranno adeguatamente informati, attraverso una campagna di comunicazione che si articolerà su più fronti a partire da ottobre.
La campagna ha valenza informativa e valoriale, sottolinea l’importanza della partecipazione, non solo come obbligo di legge, ma anche e soprattutto come contributo alla costruzione del futuro del Paese. La rappresentatività è il perno strategico intorno cui si snoda l’impianto creativo e comunicativo: le persone intervistate sono dei campioni ma le loro risposte permettono di raccontare le caratteristiche e le evoluzioni appunto dell’Italia, giorno dopo giorno che è poi il pay off della campagna».

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Le guerre calmierano i surplus di popolazione?

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Le guerre come quelle mondiali del XX secolo con la loro dose di milioni di morti, hanno in qualche modo calmierato i surplus di popolazione? A prescindere dal fatto che l’opzione militare, è decisamente disumanizzante se la consideriamo la scelta giusta per un livellamento della presenza umana sulla terra, va anche detto in tutta la storia dell’umanità ci siamo ritrovati con un recupero sorprendente della natività.
Dobbiamo, semmai, partire da un’altra riflessione nel senso che non possiamo sostenere un diritto alla vita quando non siamo in grado d’assicurare a questa stessa vita di vivere.
Sembra oramai giunto il tempo per pensare seriamente a un contenimento della popolazione mondiale e al modo più indolore per ottenerlo poiché l’indice delle nascite continua a essere superiore alle morti e il differenziale è in crescita esponenziale in specie in alcune regioni del mondo. D’altra parte le attuali storture sono chiaramente destabilizzate e tendono a esasperare una situazione per se già critica.
Oggi le materie prime si possono acquistare vendendo ai paesi sottosviluppati armamenti e macchinari obsoleti. Il dominio si può esercitare con lo sfruttamento del lavoro, con salari da fame, con la distruzione dello stato sociale, con le logiche del consumismo, con il traffico degli organi umani e via di questo passo.
Un giorno, però, tutto questo finirà e noi resteremo indifesi davanti ai cinici e agli sfruttatori che, avendo raschiato il fondo del barile, non trovano di meglio che risvegliare in tutti noi, rinfocolandolo, l’odio per i nostri simili, per il diverso. Un odio viscerale, incontrollabile che fa di ogni uomo un Caino e, l’altro, un Abele.
Sono scenari fantascientifici? Sono simulazioni messe a punto da una mente o malata o troppo fantasiosa? Può darsi, anzi me lo auguro di tutto cuore.
Non credo, tuttavia, di essere tanto lontano dalla realtà se già ora mi guardo intorno con l’occhio distaccato dell’osservatore e non dello speranzoso che vede rosa o del pessimista che vede nero. Le tracce più evidenti emergono dai tanti disequilibri sociali, razzismi e conflitti locali sempre più cruenti e caricati, per giunta, da alte dosi di fanatismo.
Ora con la crescita senza controllo delle popolazioni c’è da chiedersi se lo stile di vita dell’uomo primitivo sia stato ecologicamente equilibrato, con la sua strategia di rapporto con l’ambiente, oppure quella strategia non era scritta nei suoi geni, ma era trasmessa culturalmente.
In questo caso è inevitabile che, oggi, possa apparire naturale l’aborto, il controllo delle nascite, l’emarginazione, il genocidio praticato per ragioni religiose, etniche e altro. Il fatto è che ora sappiamo che la natura dell’uomo è fondata nella sua cultura. Significa, a questo punto, che il quesito di base deve essere riformulato, poiché niente è normale oppure che tutto sia naturale. Il problema, in definitiva, è quello di contemperare, pragmaticamente, l’esigenza di fare scelte che abbiano un valore giusto per la sopravvivenza e di associare la qualità della vita con quella d’ordine bioetico e soprattutto di compatibilità ambientale. (Riccardo Alfonso)

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La vita reale della popolazione ultrasessantenne in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 24 febbraio 2018

Roma 27 febbraio, ore 10.30 Hotel Capannelle, via Siderno 37 presentazione dell’indagine sul rapporto fra senior e sanità nella provincia di Roma. Il progetto, realizzato con il contributo non condizionante di Menarini, ha consentito di conoscere a fondo, attraverso focus group realizzati all’interno dei Centri Sociali per Anziani e con la somministrazione di questionari, le concrete problematiche sanitarie degli over 60, le loro abitudini, la propensione alla prevenzione e al mantenersi in buona salute, il loro rapporto con il servizio sanitario e il livello di soddisfazione rispetto a quest’ultimo.Dall’indagine, condotta su un campione pesato di oltre 6.000 persone in tutte le regioni italiane, emerge uno spaccato importante sul vissuto quotidiano dei senior, che evidenzia i punti di forza e di debolezza dell’offerta sanitaria rispetto ai loro bisogni. Il progetto PARLO CON TE farà conoscere questo quadro ai senior attraverso quaranta incontri in altrettante province italiane per fornire un quadro realistico delle loro condizioni di salute e stimolarli a diventare parte attiva nel rapporto con il Servizio Sanitario Nazionale.

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Strategie di tutela dell’anziano

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 febbraio 2018

montecitorioRoma, 5 febbraio 2018, h. 11.30-13.30 Camera dei Deputati, Palazzo Montecitorio – Sala Aldo Moro – Via di Monte Citorio L’invecchiamento della popolazione costituisce una conquista e allo stesso tempo una sfida per la società. Nel 2015 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che entro il 2050 raddoppierà il numero di over 60 nel mondo, identificando come strategia principale per far fronte a questa emergenza sanitaria e sociale l’invecchiamento attivo attraverso la tutela e la promozione dei suoi determinanti: salute, partecipazione e sicurezza. Intervengono
Sen. Emilia Grazia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica
Sen. Maria Rizzotti, Vicepresidente, Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica
Raffaele Antonelli Incalzi, Presidente SIGG, Società Italiana di Gerontologia e Geriatria
Luigi Bergamaschini, Professore Associato in Medicina Interna, Università degli Studi di Milano e Direttore IV UOC di Riabilitazione Neuro-motoria, A.S.P. IMMeS e Pio Albergo Trivulzio, Milano
Flavia Bustreo, ex Vicedirettore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la Salute della Famiglia, delle Donne e dei Bambini
Gilberto Corbellini, Direttore Dipartimento d Scienze Sociali e Umane, Patrimonio Culturale (Dsu), Consiglio Nazionale delle Ricerche
Claudio Mencacci, Direttore Dipartimento di Salute Mentale e Neuroscienze, ASST Fatebenefratelli-Sacco, Milano
Francesca Merzagora, Presidente Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna Paola Tincani, Direttore Responsabile Hachette

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“Australia Day”: festa nazionale sempre più controversa

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 gennaio 2018

australiaIl 26 gennaio l’Australia celebra la sua festa nazionale, nell’anniversario dell’inizio della colonizzazione del paese da parte di coloni e carcerati britannici. Per la popolazione aborigena invece c’è poco da festeggiare, per loro il 26 gennaio è l'”Invasion Day”, il giorno dell’invasione in cui iniziò la sanguinosa repressione e sottomissione delle popolazioni indigene australiane. Il 26 gennaio, lungi dall’unire, è piuttosto un giorno che separa la popolazione australiana. Per questo motivo, le associazioni e i rappresentanti aborigeni chiedono da tempo di trovare un’altra data per la festa nazionale, una data che possa rappresentare tutta la popolazione del paese.
Il 26 gennaio 1788, 230 anni fa, coloni e carcerati britannici iniziarono la colonizzazione di quella che all’epoca fu dichiarata dagli stessi Britannici “terra nullius”, ossia terra disabitata, e che grazie a questa formula poté essere annessa alla corona britannica e colonizzata. Per le popolazioni native australiane è invece un giorno di lutto in cui ricordano le circa 30.000 vittime uccise durante la resistenza contro l’invasione britannica. Secondo molti storici, nei successivi 150 anni morirono più di 600.000 Aborigeni a causa delle malattie portate dai coloni, per i lavori forzati, i massacri, in seguito al furto di terra e quindi alla possibilità di trovare cibo, per l’avvelenamento della loro acqua potabile e del cibo da parte dei coloni, per le deportazioni e a causa di altre violenze. Si stima che l’amministrazione coloniale britannica abbia causato la morte di circa il 90% della popolazione nativa. Anche dopo la fine dell’epoca coloniale, i 600 popoli nativi dell’Australia hanno continuato ad essere vittime del furto di terre, dell’assimilazione forzata e della discriminazione diffusa.Anche quest’anno il 26 gennaio vedrà decine di migliaia di Aborigeni e di loro sostenitori contrapporsi con proteste ai festeggiamenti ufficiali dell'”Australian Day”. Attualmente il numero della popolazione aborigena è tornato a crescere e i circa 450.000 Aborigeni australiani costituiscono il 2% della popolazione del paese.Lo spostamento della data della festa nazionale sarebbe un contributo simbolicamente importante sia per la conciliazione tra le varie componenti della popolazione dell’Australia sia per chiudere uno dei capitoli più bui della storia del paese. Ciononostante i governi australiani hanno sempre rifiutato di prendere in considerazione questa opzione, al contrario, l’attuale governo del premier Malcolm Turnbull si contraddistingue per i suoi continui tagli di finanziamenti ai nativi e il ministro per le questioni indigene Nigel Scullion sostiene che nessun Aborigeno hai mai chiesto lo spostamento della data della festa nazionale.Desta infine preoccupazione il fatto che molti leader indigeni abbiano ricevuto pesanti minacce semplicemente per aver chiesto una data diversa per la festa australiana. La parlamentare indigena Lidia Thorpe ha riportato di aver ricevuto in questi giorni una miriade di mail di odio e di minacce di morte e di stupro dopo essersi pubblicamente detta a favore di una data diversa per la festa nazionale. Lidia Thorpe è la prima parlamentare nativa eletta nello stato federale di Victoria. Quanto sia difficile per la popolazione di origine europea prendere coscienza del significato del 26 gennaio per la popolazione nativa è dimostrato anche da un recente sondaggio secondo il quale il 56% degli intervistati non vede alcun motivo per cambiare data e solo il 37% considera la data del 26 gennaio come “problematica”.

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Libro: Vulnus

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 agosto 2017

VulnusRiccardo Alfonso, “Vulnus” Edizioni Fidest. E’ un romanzo di fantascienza. Vulnus è il personaggio che l’autore fa rivivere nel trentesimo secolo dopo che in una precedente esistenza aveva trascorso i suoi anni a cavallo tra il XX ed il XXI secolo. E’ per Vulnus un’esperienza traumatica poiché ricorda a tratti il suo passato mentre è alle prese con un presente che non riesce a comprendere del tutto. Ma come è morto nel XXI secolo? L’ipotesi più accreditata è quella di un olocausto nucleare. Da qui parte il nostro più drammatico trauma esistenziale: la consapevolezza che la crescita demografica deve invertire la sua tendenza anche perchè diventa conflittuale con l’evoluzione tecnologica che rende gran parte della presenza umana superflua e foriera di gravi conflitti sociali e politici. Finchè non ne avremo la consapevolezza, in tutto il mondo vi saranno conflitti, lutti e immani distruzioni. Nel nostro futuro si rendono sempre più realistiche le figure dei “tre cavalieri dell’Apocalisse” non certo per la distruzione del mondo intero ma per stabilire un nuovo ordine sociale e politico ma dove non c’è posto per sette miliardi di abitanti ma di soli trecento milioni. (pubblicato su Amazon)

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Chirurgia plastica: effetti sulla salute

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 maggio 2016

sorrentoSorrento. La pancetta affligge gran parte della popolazione di tutte le età e quello addominale risulta un grasso resistente, difficile da debellare, tanto che l’intervento di rimodellamento è al 5° posto dei più richiesti negli Stati Uniti (con l’Europa che segue a ruota nel trend). In crescita rispetto all’anno precedente del 9% così come calcolato dall’ASPS (American Society of Plastic Surgeons) nell’ultimo report.
Inestetismo democratico che risente di età, fattori ereditari, gravidanze, scarsa attività fisica, fluttuazioni del peso, esiti di chirurgia addominale e bariatrica, errori alimentari. Insomma una pletora di fattori che allunga le fila delle sale operatorie. La buona notizia è che esiste una tecnica che aumenta e massimizza il risultato dell’addominoplastica tradizionale e che oggi è possibile ricorrere anche a tecniche mini invasive. E’ uno dei temi del meeting in corso a Sorrento in cui ci si è concentrati sulle più recenti tecniche di miglioramento e rimodellamento corporeo.
Come spiega il dottor Marco Moraci, Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica e ricercatore all’Università di Napoli: “una pancia piatta non è solo un vezzo estetico ma è un vero e proprio indicatore di salute, sappiamo infatti che il grasso addominale è un tessuto che secerne ormoni e sostanze infiammatorie ed è particolarmente subdolo perché anche nelle persone apparentemente in forma, si può annidare tra i visceri ed esercitare i suoi effetti negativi. Tanto che la misurazione del girovita è parzialmente indicativa per individuare un rischio in questo senso. Certamente le persone si sottopongono ad una addominoplastica per migliorare il proprio aspetto ma questo ha nell’90% dei casi un effetto collaterale positivo, ossia di indurre e motivare ad uno stile di vita più sano, a tenere sotto controllo il peso per mantenere il più a lungo possibile gli effetti positivi dell’intervento.
Comunemente si interviene con l’addominoplastica tradizionale ossia tirando la pelle in accesso verso il basso a partire da una sutura nascosta sotto la linea dello slip, ma questo intervento talvolta rende necessario riposizionare anche l’ombelico e non risponde all’esigenza di eliminare la lassità cutanea della parte al di sopra di esso, un problema che interessa circa il 15% di coloro che richiedono un rimodellamento della zona addominale.
La lassità della parte superiore dell’addome si riconosce per la forma tipica dell’ombelico, che, schiacciato dal peso della pelle assume l’aspetto di una bocca imbronciata.
Questo problema trova oggi la soluzione nell’ utilizzo di una tecnica molto utilizzata negli Stati Uniti . Tale tecnica , chiamata addominoplastica INVERSA capovolge letteralmente il razionale chirurgico. In pratica l’incisione viene effettuata al limite inferiore del solco mammario e la pelle tirata verso l’alto dopo aver eliminato la parte in eccesso. In questo modo l’ombelico rimane intatto e le cicatrici sono poco visibili perché nascoste nei solchi sottomammari. In questa procedura, ancora poco diffusa in Italia , si eseguono delle suture di sollevamento per ancorare la pelle in modo che resista alla fisiologica forza di gravità. L’intervento si esegue in anestesia generale e dura circa 2 ore durante le quali viene inciso il lembo di cute in eccesso che viene scollato e riposizionato dopo averne eliminato l’eccesso. Il decorso post operatorio dura un paio di settimane durante le quali si consiglia di indossare un indumento compressivo e stare a relativo riposo mentre per attività fisica e sollevamento di oggetti pesanti è bene avere pazienza per un periodo che va dalle 4 alle 6 settimane.
L’addominoplastica è spesso effettuata insieme ad intervento di liposuzione laddove è presente grasso in eccesso. Il grasso rimosso non verrà più gettato ma riutilizzato per rimodellare altre parti del corpo come glutei, seno, viso etc. Quando si effettua una liposuzione oggi il grasso si riutilizza sempre per rimodellare altro a differenza del passato. Oggi i tessuti autologhi vengono conservati o riutilizzati e mai rimossi. Da qui nasce il concetto di “BODY CONTOURING”
Nonostante non sia ancora un intervento di routine e che non sia adatta a tutti i casi il grande vantaggio è che può essere abbinata ad una addominoplastica ‘bassa’ (in cui si interviene, se necessario, anche sui muscoli retti dell’addome che vengono uniti e suturati insieme) per perfezionarne il risultato. Nella scelta è fondamentale la visita medica e l’analisi delle cause: può esserci una presenza di grasso dato da cattiva alimentazione o scarsa attività fisica, oppure un rilassamento cutaneo a causa di una perdita di peso, ma anche una o più gravidanze con il cedimento della massa muscolare che rappresenta una sorta di ‘pavimento’ addominale con rilassamento di tutte le strutture sottostanti. L’accesso sottomammario ha due importanti implicazioni: è adatto se la paziente ha già avuto un intervento di mastoplastica in modo da non creare nuove cicatrici e può essere utilizzato per un intervento combinato nel caso in cui la persona voglia eseguire una additiva con protesi e ricorrere quindi ad un make over completo.
Ne beneficiano anche pazienti che abbiano subito un intervento di chirurgia bariatrica o by pass gastrico e in cui vi sia un eccesso di pelle solo nella parte frontale del corpo (mentre se l’eccesso interessa anche la schiena di consiglia il più invasivo lifting ‘circonferenziale’). Per coloro che preferiscono evitare l’approccio chirurgico o il cui problema è lieve o moderato esistono soluzioni meno invasive, purché si tratti solo di lassità e cedimento cutaneo. I fili di sospensione rappresentano oggi una soluzione non chirurgica per quei casi di lieve lassità cutanea in persone molto magre.
Questi fili sono composti di acido polilattico, un materiale completamente riassorbibile che grazie a dei coni si agganciano ai tessuti molli permettendo di riposizionali laddove serve. Dopo 4 settimane questi fili si riassorbono ma la trazione dei tessuti rimane grazie ad un naturale processo di fibrosi sottocutanea provocato dai fili stessi. La durata di questa trazione e’ di circa 1 anno e mezzo. Tale metodica può essere combinata con lipofilling per correggere eventuali inestetismi dovuti a deficit di tessuti molli.Tale metodica , semplice, veloce e priva di rischi , è una buona soluzione per quei casi che hanno piccole lassità cutanee e non vogliono ancora sottoporsi ad un vero e proprio intervento chirurgico.

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Aiuti alla popolazione palestinese della Striscia di Gaza

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 marzo 2015

gazaIn questi giorni sono stati consegnati i primi aiuti della campagna solidale in favore della popolazione palestinese della Striscia di Gaza lanciata da Solidarité Identités, nel luglio dello scorso anno.Dopo i raid israeliani su Gaza della scorsa estate, l’Associazione di volontariato europeo, da anni in prima linea nel campo dellacooperazione internazionale a beneficio delle minoranze offese, ha messo a disposizione di chiunque avesse a cuore le sorti di quasi 2 milioni di abitanti inermi, tra cui donne e bambini, la possibilità di offrire loro un aiuto concreto.“Di fronte ai nostri occhi si sta consumando un terribile conflitto, per vittime civili senz’altro il più sanguinoso che il Vicino Oriente abbia mai conosciuto dal 2009, restare a guardare o limitarsi a condannare ciò che sta accadendo non solo non è sufficiente ma è criminale, per queste ragioni – annunciava Solidarité identités – abbiamo deciso diattivare immediatamente una raccolta fondi in aiuto del Popolo palestinese”.Così lo scorso sabato, in collaborazione con l’Associazione Al Baqyat Al Salehat, è avvenuta la consegna dei primi 40 pacchi alimentari per le famiglie palestinesi, per un totale di ca. 1.000 kg tra cui 200 kg di riso, 80 kg di pasta, 120 litri di olio d’oliva, 40 litri di tahini, 120 kg di zucchero, 40 kg di latte in polvere e 100 kg carne in scatola. A breve sarà lanciata una nuova raccolta fondi per l’acquisto di nuovi pacchi alimentari da destinare sempre alle famiglie palestinesi della Striscia di Gaza. (foto: Gaza)

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Obesità grave: rimedi

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 aprile 2012

Vivono un decennio meno della media e costano allo Stato ottantotto miliardi di euro l’anno. Sono gli obesi italiani, circa 6.000.000, il 10% della popolazione: di questi, almeno un milione potrebbe risolvere efficacemente i propri problemi di salute con interventi di chirurgia cosiddetta bariatrica (per ottenere una forte riduzione di peso scongiurandone le ovvie conseguenze). Ma solo poco più di 7000 persone vengono operate ogni anno. La mortalità correlabile all’eccesso di peso rappresenta un serio problema di salute pubblica in Europa, dove circa il 7,7% di tutte le cause di morte è legato a questa condizione, cui viene attribuito ogni anno almeno un decesso su 13. Nel nostro Paese, dove gli obesi sono aumentati del 25% dal 1994, manca una rete di centri a cui questi pazienti possano fare riferimento per essere curati al meglio e con successo, garantendo loro una più alta qualità di vita e meno rischi per le gravi malattie, come il diabete e i disturbi cardiovascolari, che li colpiscono nel 90% dei casi. Gli esperti riuniti nel Congresso nazionale della Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle malattie metaboliche (SICOB), che si svolgerà ad Abano Terme (PD) dal 18 al 20 aprile, chiedono alle Istituzioni di intervenire quanto prima perché la chirurgia bariatrica sia considerata un’operazione salvavita, quindi un investimento e non un costo. “È dimostrato, per esempio, che entro 3 anni dall’operazione – spiega Marcello Lucchese, presidente eletto della SICOB, Direttore della chirurgia bariatrica e metabolica del Policlinico di Firenze – l’intervento chirurgico consente al Servizio Sanitario Nazionale di risparmiare grandi quantità di risorse. È stato calcolato per esempio che in una Regione come la Lombardia, potrebbero essere trattati circa 42.000 pazienti: a fronte di un esborso di circa 233 milioni di euro si riscontrerebbe un risparmio pari a quasi 330 milioni di euro. Vogliamo realizzare un network di centri qualificati dotati delle più moderne attrezzature e di personale qualificato dedicato perché queste persone possano con sicurezza rivolgersi alla struttura più vicina a casa, eliminando il fenomeno della ‘migrazione sanitaria’. Nel 2011 sono stati eseguiti nei centri censiti dalla nostra società scientifica 7214 interventi di chirurgia bariatrica (nel 2008 erano 5974): 4093 al Nord, 1983 al Centro, 880 al Sud e 258 nelle isole. La rete rappresenta un progetto virtuoso di assistenza sanitaria che valorizza le risorse regionali a esclusivo vantaggio del paziente e della comunità scientifica”.
Il metodo più diffuso per misurare l’obesità è l’indice di massa corporea, in inglese Body Mass Index (BMI), ottenuto dal peso (in kg) diviso per la statura (in metri) elevata al quadrato. Il valore limite del BMI per il sovrappeso è 25 e per l’obesità è 30, stabiliti in base al rischio di patologie associate. Un BMI superiore a 40 è indice di obesità grave. “Le nostre linee guida – sottolinea il prof. Pietro Forestieri, presidente emerito della SICOB, Direttore del Dipartimento di Chirurgia dell’Università Federico II di Napoli – stabiliscono un criterio di BMI minimo (superiore a 40 Kg/m2 o compreso tra 35 e 40 Kg/m2 in presenza di almeno una comorbilità), al di sotto del quale la terapia chirurgica non dovrebbe, in linea di massima, essere presa in considerazione, salvo casi eccezionali ed in Centri multidiscipilinari ad elevati volumi di attività che possano garantire trial clinici controllati. Purtroppo esiste una notevole diversità di trattamento economico tra le varie Regioni e, in genere, gli interventi sono sottopagati. L’attuale sistema dei DRG (il rimborso dei ricoveri ospedalieri) è, nella gran parte dei casi, non solo non remunerativo ma, spesso, non riesce nemmeno a coprire le spese vive dell’intervento e del ricovero. Chiediamo con forza alle Istituzioni sanitarie l’adozione di una remunerazione specifica per ogni intervento, diversificata sulla base dei costi diretti e indiretti, estremamente variabili e facilmente documentabili”. L’aspettativa di vita nella popolazione severamente obesa è ridotta di 9 anni nelle donne e di 12 negli uomini. Sono molteplici i problemi che i grandi obesi affrontano nella quotidianità: spaziano dall’acquisto dell’abbigliamento adatto, al salire le scale, all’uso dei servizi igienici, fino al poter entrare in un’automobile. Queste persone sono talvolta oggetto di emarginazione sociale e lavorativa. Spesso non trovano un’occupazione, ma non hanno i requisiti per essere considerati invalidi a causa di normative che appaiono anacronistiche. Vi sono casi di giovani che pesano oltre 150 kg, malati obiettivamente, non ritenuti invalidi, ma nemmeno protetti né aiutati socialmente in alcun modo. “A determinare una condizione di obesità – continua il prof. Lucchese – possono contribuire fattori genetici, endocrini e metabolici, ma sicuramente la causa principale è un’eccessiva introduzione di cibo altamente energetico per errate abitudini ambientali o per un disturbo del comportamento alimentare su base psicologica unita ad una carenza di attività fisica che diviene poi, con l’aumentare del peso, sempre più difficile. La frequenza statistica di incidenza dell’obesità in Italia è quasi sovrapponibile a quella degli Stati Uniti. Negli ospedali dovrebbero esserci bilance capaci di misurare oltre i 140 kg e le apparecchiature per la TAC o la risonanza magnetica dovrebbero poter accogliere utenti di peso molto elevato o fuori misura, cosa che al momento non è possibile, anche se il diritto alla salute deve essere garantito a tutti, anche alle minoranze. Di solito l’apparecchio per la TAC può sopportare un peso fino a 150 kg e quello per la risonanza magnetica è troppo stretto per rischiare di farvi entrare un grave obeso”. Oggi in Italia, nella popolazione adulta, la percentuale di persone in sovrappeso è pari al 36,6% (maschi 45,6%; femmine 28,1%), mentre gli obesi sono il 10,6% (uomini 11,6%; donne 9,5%). “Questi dati sono in preoccupante aumento – conclude il prof. Nicola Basso, presidente uscente SICOB, Direttore del Dipartimento di Chirurgia Generale dell’Università Umberto I di Roma -. Per poter entrare nella rete ogni centro dovrebbe eseguire ogni anno almeno 150 interventi e garantire l’assistenza di un’equipe multidisciplinare, con adeguati mezzi per seguire i pazienti anche nella fase post-chirurgica, particolarmente complessa. Attualmente nel nostro Paese circa 100 strutture rispondono a questi requisiti ma non fanno parte di un network. Grazie alla rete potremmo operare un maggior numero di persone. Esiste infatti un enorme divario tra domanda ed offerta di terapia, a cui si somma un atteggiamento da parte di alcune Regioni di ostacolo alle richieste di aumento dell’attività chirurgica. È necessario cambiare la percezione del nostro operato da parte dei cittadini: non stiamo parlando di interventi estetici ma di una chirurgia potenzialmente salvavita per un milione di italiani”.

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Sulla tav ritorni la buona politica

Posted by fidest press agency su martedì, 28 febbraio 2012

Sulla questione Tav siamo arrivati al momento in cui ci si deve fermare e ragionare. Il livello dello scontro è diventato troppo alto. Oggi il bilancio umano che paghiamo è inaccettabile. Siamo in apprensione in seguito all’incidente di cui è rimasto vittima Luca Abbà, uno dei leader storici del Movimento No Tav della Val di Susa.
La buona politica deve ritornare a esercitare il suo ruolo e riaprire al dialogo con la popolazione valsusina. Noi non siamo per le prove di forza, ma per la concertazione. Il vuoto lasciato dalla politica ha già condotto a una tragedia. Esprimiamo la nostra solidarietà al giornalista de “La Stampa”, Marco Accossato, anche lui vittima di uno scontro che ha toccato un punto, mai prima di oggi, così elevato. (Monica Cerutti, Sinistra Ecologia Libertà)

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