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Posts Tagged ‘popolazione’

Il sabotaggio del Nord Stream 1 e 2 è un atto di guerra contro la popolazione europea

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2022

By Giorgio Ferrari Nella notte tra il 26 e il 27 settembre, a distanza di 6 ore una dall’altra, sono state registrate dall’istituto di sismologia svedese due forti esplosioni localizzate a sud est dell’isola di Bornholm appartenente alla Danimarca. Enormi bolle di gas sono apparse sulla superficie del mare nel mentre che i tecnici della AG, società danese che gestisce il terminale di arrivo dei gasdotti Nord Stream 1 e 2, vedevano ridursi drasticamente la pressione nei tubi. Scartata l’ipotesi di un terremoto e di una esplosione sotto il fondo del mare, le autorità militari svedesi e danesi sono arrivate a concludere che la rottura delle tubazioni dei due gasdotti è stata causata da una esplosione in acqua e dunque da un atto deliberato di sabotaggio che ha definitivamente messo fuori servizio i due gasdotti. Fin da subito i commenti apparsi sulla stampa internazionale hanno alluso alla possibilità che il sabotaggio fosse opera dei russi (l’Ucraina lo ha sostenuto senza mezzi termini) sulla falsariga di quanto accaduto con la centrale nucleare di Zaporizhia: i russi non sono solo perversi – dato che bombardano una centrale da loro occupata e difesa per motivi che ho spiegato più volte – ma anche incredibilmente stupidi dato che, invece di chiuderne semplicemente i rubinetti, fanno esplodere i tubi di due gasdotti che gli sono costati decine di miliardi di dollari. A smentire questa ennesima manipolazione, sono intervenuti due fattori: il primo è dato dal fatto che le coordinate geografiche del sabotaggio lo collocano in acque controllate scrupolosamente da Svezia e Danimarca. Il secondo riguarda le dichiarazioni dell’ex ministro degli esteri polacco (ora europarlamentare) Radoslaw Sikorski e dello stesso presidente USA Joe Biden. Sikorski, con riferimento al sabotaggio del Nordstream, ha scritto un tweet1 in cui ringrazia gli USA per quella che definisce “Una piccola cosa, ma di grande gioia” arrivando a citare quanto detto da Biden in una intervista del 7 febbraio 2022 a proposito del Nordsteam 2. In questa intervista, riproposta dal settimanale Newsweek, Biden dichiara che se i russi avessero invaso l’Ucraina, gli USA avrebbero messo fine al Nordstream 2 e rispondendo all’obiezione di un giornalista che gli faceva presente essere questo gasdotto sotto il controllo della Germania, Biden rincarava la dose dicendo: “Te lo prometto: saremo in grado di farlo”.2 A corollario di questa orchestrazione va sottolineato che, contemporaneamente alla esternazione del segretario di stato Blinken, il quale ha dichiarato che il danneggiamento dei gasdotti non giova a nessuno, l’ambasciata USA di Mosca invitava tutti cittadini statunitensi ad abbandonare immediatamente la Russia. Nulla di tutto ciò compare sui mezzi di informazione, tanto meno le dichiarazioni della portavoce del ministero degli esteri russo che invita il presidente USA a smentire ogni suo coinvolgimento in questo sabotaggio,3 ma soprattutto non si tiene conto che con la distruzione dei due gasdotti si preclude ulteriormente la via del negoziato e si consegna l’Europa intera alla dipendenza prolungata dalle importazioni di gas statunitense con conseguenze incalcolabili sul tenore di vita della popolazione. Anche volendo prescindere dalla premeditazione di questo atto di sabotaggio da parte degli USA, è sempre più evidente che i paesi della Nato e la stessa Unione Europea non solo non intendono parlare di pace, ma operano concretamente per la continuazione della guerra. L’aumento delle spese militari e delle forniture di armi all’Ucraina (così si era espresso Draghi e così ha annunciato la presidente del consiglio in pectore, Giorgia Meloni), al pari del richiamo all’austerità e ai sacrifici, non avviene, peraltro, sulla base di un consenso popolare diffuso e consapevole, ma di una campagna mediatica intimidatoria e fuorviante che è divenuta parte integrante della guerra. Attribuire il sabotaggio dei gasdotti russi alla stessa Russia fa parte di questa logica, ma l’atto in sé del sabotaggio è un atto di guerra indirizzato non tanto contro la Russia, ma contro tutte e tutti noi che ne dovremo sopportare i costi. Sarebbe ora di prenderne atto e agire di conseguenza. (fonte: Pressenza International Press Agency)

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“Screening di popolazione per combattere l’HCV”

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 luglio 2022

Avviare un confronto aperto tra gli stakeholder chiave – clinici, istituzioni, associazioni pazienti – sull’epatite C per condividere elementi fondamentali e ruoli nell’organizzazione dello screening di popolazione, nell’ottica di contribuire ad uno sviluppo efficace ed efficiente dei piani regionali, per approfondire strumenti e piani di diagnosi e prevenzione per combattere l’HCV: sono questi gli obiettivi del convegno “Screening di popolazione per combattere l’HCV”, che si è tenuto giorni fa presso la Sala Capitolare del Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva a Roma.Il tema dell’eradicazione dell’HCV si inserisce nel quadro più generale della lotta alla diffusione delle epatiti virali, come da indicazioni dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità.“L’eradicazione dell’epatite virale C è una delle più grandi sfide sanitarie attuali perché, se la patologia non viene precocemente diagnosticata e trattata, ha un’evoluzione inesorabile verso la cronicità, influendo significativamente sulla qualità di vita dei pazienti – ha detto Antonio Tomassini, Presidente dell’Associazione di Iniziativa Parlamentare e Legislativa per la Salute e la Prevenzione –. In Italia, la diffusione dell’epatite C non è omogenea: alcune Regioni, tra cui il Lazio, registrano concentrazioni endemiche del virus molto elevate. Inoltre, la pandemia causata dal Covid-19 ha diminuito gli screening e quindi la possibilità di diagnosi precoce della malattia e ha abbassato il livello di attenzione verso la patologia. L’obiettivo principale del Convegno organizzato oggi è quello di valutare e dare il via a percorsi di prevenzione mirati alla diagnosi precoce, ridurre i tempi di accesso alle cure e agevolare i flussi informativi per i pazienti”.Per ridurre il “sommerso”, cioè quella parte di popolazione portatrice del virus ma non ancora individuata, e migliorare l’accesso alle terapie, nel febbraio 2020, il Governo ha stanziato 71,5 milioni di euro in via sperimentale, per gli anni 2020 e 2021, per garantire uno screening gratuito per l’infezione da Epatite C, coinvolgendo la coorte dei pazienti nati tra il 1969 e il 1989, quelli seguiti dai Servizi Pubblici per le Dipendenze (SerD) e i detenuti in carcere, indipendentemente dalla coorte di nascita e dalla nazionalità. Tuttavia, i temi della sensibilizzazione, organizzazione dei percorsi di cura e prevenzione, nonché il miglioramento dei flussi informativi, rimangono ancora gli elementi chiave del dibattito, sui quali è necessario un intervento omogeneo e coordinato. Nonostante il fondo sperimentale stanziato, le attività di screening hanno subìto un forte ritardo dovuto alla pandemia da Covid-19. Ad oggi, infatti, soltanto Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Molise, Abruzzo, Basilicata e Valle d’Aosta hanno avviato procedure operative di screening HCV. Altre Regioni, come il Lazio, attualmente hanno solo adottato una delibera regionale per implementare il programma di screening, nonostante la lotta contro l’HCV rappresenti una sfida attuale per tutti i Sistemi Sanitari Regionali. Ad esempio, nella Regione Lazio, si stima la presenza di circa 53.300 pazienti con infezione cronica da HCV attiva ancora non trattati con terapia antivirale (prevalenza 0,9%), di cui circa 35.800 con infezione cronica ancora da diagnosticare potenzialmente asintomatici, e 17.500 in uno stadio di fibrosi avanzata sintomatici ma che ancora non hanno eradicato la patologia.È quindi indispensabile avviare tempestivamente delle procedure efficienti su tutto il territorio nazionale, favorendo un’anticipazione diagnostica attraverso un percorso di screening organizzato, in linea con quanto stabilito dal Decreto attuativo sullo Screening HCV1, e una tempestiva presa in carico delle persone positive per l’avvio di un adeguato trattamento.La crisi sanitaria globale causata da Covid-19 ha di sicuro complicato la lotta contro le altre malattie e la loro prevenzione. Emerge, infatti, da dati nazionali2 una drastica riduzione delle attività ambulatoriali di epatologia e una riduzione dell’erogazione dei relativi trattamenti antivirali.

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La popolazione mondiale è in costante crescita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2022

Se a oggi gli esseri umani che abitano il pianeta sono più di 8 miliardi, le stime prevedono un incremento a 10 nel 2050 e a 11 nel 2100. I progressi della medicina e la riduzione dei tassi di mortalità hanno condotto a un miglioramento dell’aspettativa di vita, ma non hanno ridotto le disuguaglianze, accresciutesi soprattutto nei Paesi in via di sviluppo in Africa e in Asia, che sono il motore della crescita demografica. Le disparità economiche e sociali, unite alle crisi alimentari e ambientali, richiedono un approccio multidimensionale e coordinato, a maggior ragione in una fase in cui la guerra in Ucraina e la pandemia di Covid-19 aggravano le situazioni di fragilità preesistenti. In vista della Giornata mondiale della popolazione promossa dall’ONU, gli esperti della Strategic Alliance of Catholic Research Universities (SACRU) propongono soluzioni improntate alla solidarietà, riflettendo l’eterogeneità di competenze che contraddistingue il network. SACRU è una rete composta da otto università cattoliche di quattro continenti, coordinate dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, che cooperano assieme con l’obiettivo di promuovere un’istruzione globale per il bene comune e una eccellente ricerca interdisciplinare ispirata dall’insegnamento sociale cattolico. Rodrigo Figueroa, preside della Scuola di agricoltura della Pontificia Universidad Católica de Chile, rivolge la sua attenzione alle crisi alimentari che la guerra in Ucraina e la pandemia di Covid-19 stanno causando nel mondo: «I sistemi agroalimentari globali sono chiaramente connessi, il confronto tra Russia e Ucraina e la pandemia stanno aumentando le situazioni critiche nei Paesi africani e mediorientali come Ciad, Somalia, Yemen e Siria». Per Figueroa, è urgente «promuovere un modello agroecologico intensificato, perché è chiaro che sono le persone più vulnerabili a essere le più colpite da queste crisi». Valeria Bello, professore associato della Facoltà di relazioni internazionali dell’Universitat Ramon Llull, sposta l’analisi sull’illusione del progresso come panacea di tutte le disparità sociali: «La speranza che l’istruzione di per sé avrebbe reso questo mondo più saggio si è rivelata tristemente sbagliata. Una maggiore alfabetizzazione da sola sembra irrilevante; è il tipo di educazione che le persone ricevono che può essere veramente importante». Su simili presupposti si muovono le considerazioni di Marcelo Motta, direttore del Centro interdisciplinare per l’Ambiente della Pontifícia Universidade Católica do Rio de Janeiro. «Pensare che ci sia un solo modo di vivere e che la qualità della vita debba seguire i precetti della moderna civiltà occidentale è l’errore più grossolano che si possa fare» spiega Motta, e «dovremmo chiederci se, nel momento stesso in cui proponiamo una migliore qualità di vita a tutti, non stiamo lasciando una grande parte della società fuori da queste condizioni desiderate». Alejandro Olayo-Méndez, ricercatore alla Social School of Work del Boston College, sostiene che il calo demografico nel Nord del mondo «potrebbe portare i mercati del lavoro a offrire opportunità ai migranti nel settore dei servizi e del lavoro manuale». Yuka Minagawa, professore associato di sociologia presso l’Università di Sophia a Tokyo, si sofferma invece sul fenomeno dell’invecchiamento in Giappone, che è in testa al mondo per la velocità con cui la popolazione invecchia. (fonte: http://www.cattolicanews.it

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Popolazione residente in calo

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2022

Istat fa sapere che la popolazione residente 2021 è -253mila rispetto al 2020 e il saldo naturale nascite-morti è di -310mila. Tutto molto condizionato dalla pandemia ancora in corso, che in due anni ha generato un calo di 616mila unità. Si tratta dello 0,4% di calo della popolazione: al 31 dicembre 2021 i residenti in Italia sono quasi 59 milioni. Dati che fanno preoccupare chi ritiene che i saldi demografici debbano sempre essere in crescita ma, collocati nelle dinamiche demografiche mondiali in crescita, ci confortano. In Paesi come il nostro le crescite e i cali sono più sotto controllo rispetto alle esplosioni incontrollate dei Paesi del terzio e quarto mondo, esplosioni che, rispetto agli attuali 8 miliardi, sembra che nel 2050 porteranno il Pianeta a 10 miliardi di individui. Numeri che, oltre ad essere problematici lì dove si registrano, lo sono anche perché non possono che alimentare flussi migratori e relative problematiche connesse. Il ruolo del nostro Paese, non contribuendo all’esplosione demografica, è quindi positivo. Non solo, ma gli consente di meglio attrezzarsi per aiutare i Paesi con natalità poco controllate. Dati del genere nel contesto di crisi mondiale per guerra e carenze di materie prime confortano per il solo fatto che non aggiungono problemi a problemi.François-Marie Arouet http://www.aduc.it

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Sul Pianeta siamo più di 8 miliardi di umani

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 gennaio 2022

By Luigi Ciolli. “Eravamo 4 miliardi nel 1974 e 7 miliardi nel 2011. Grazie ai progressi della medicina e del miglioramento delle condizioni di vita.Un bene per la vita delle persone, affiancato dal male che questi 8 miliardi stanno apportando al Pianeta per la propria sopravvivenza. In tanti hanno formule più o meno interessanti e fattibili (e in parte già applicate) perché questo male si manifesti il meno possibile, ma sembra che non siano sufficienti visto lo stato del Pianeta, la crescita degli umani e il loro continuo impatto per l’erosione della vita del Pianeta.In questa crescita si inserisce il calo demografico dell’Italia (con (dati 2020 rispetto a 2019) -0,7% (poco più di 400mila) e una popolazione totale di quasi 60 milioni. Dato negativo che fa gridare i nostri demografi e politici alla necessità di fare più figli, anche con l’autorevole intervento del papa cattolico che ha esortato in questo senso nel nome di “Dio, patria e famiglia”. Coi dati di oggi sugli 8 miliardi e quelli di tutti i Paesi europei e mondiali in crescita, diventa mefistofelico continuare a credere che la sostanziale stabilità italiana rappresenti un problema di decrescita da incentivare anche con contributi a pioggia per chi fa più figli. L’Italia, per chi non se ne fosse ancora accorto, non è il centro del mondo: quello che accade nei propri confini è legato al resto del mondo, i suoi numeri devono entrare nel calcolo mondiale perché un bimbo che nasce nel Sahel o muore in un’isola del Pacifico del Sud o si ammala in una metropoli cinese, riguarda tutti: – siamo più di 8 miliardi, con tendenze alla continua crescita; – quando eravamo molti meno abbiamo gestito il Pianeta in modo da rendercelo invivibile; – oggi, nonostante questa consapevolezza, non possiamo fare a meno, per esempio, delle energie che distruggono il Pianeta; … se riuscissimo anche a contenere il numero di umani, non potremmo che trarne vantaggi. Preoccupati per l’Italia e la sua economia nazionale? Tranquilli, o si continua a contribuire al genocidio di rifugiati ed immigrati economici non accogliendoli, oppure questi ultimi saranno ben felici di essere accolti, equilibrando in parte la nostra denatalità. Non è il massimo per contribuire a rendere il Pianeta vivibile e a farlo erodere meno, ma potrebbe essere il nostro piccolo contributo, da affiancare a tutte le politiche di salvaguardia ambientale: anche contenere la crescita demografica è una politica ambientale.

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Nel 2021 sono più che raddoppiate le identità SPID rilasciate alla popolazione

Posted by fidest press agency su martedì, 23 novembre 2021

Hanno raggiunto un totale di 26,1 milioni di utenze attive a fine ottobre (erano 12,2 milioni a ottobre 2020), con oltre 431 milioni di accessi nel corso dell’anno (il triplo rispetto a un anno fa). Un maggiorenne su due possiede un’identità SPID, il 43% degli italiani. Un boom trainato dai recenti interventi normativi che hanno favorito lo switch-off della PA, dagli sforzi di Identity Provider (IdP) e Service Provider (SP), da iniziative come il Cashback e dalla necessità di accedere al Green Pass, che sarà ulteriormente spinto dalla possibilità di scaricare gratuitamente 14 certificati dall’Anagrafe. Ma la corsa alle identità digitali non riguarda solo SPID: il 99% degli utenti Internet italiani ha almeno un profilo identificativo per l’accesso online e il 97% possiede almeno un’identità certificata (fra credenziali di home banking, SPID e carta d’identità elettronica 3.0 – la cosiddetta CIE). I sistemi di identità digitale più diffusi sono il social ID (posseduto dal 91%) e l’home banking (87%), 24,7 milioni di italiani sono in possesso della CIE. Nonostante la crescente diffusione, le identità digitali appaiono ancora sottoutilizzate: solo il 5% degli utenti usa la CIE più volte alla settimana e solo il 15% SPID, contro il 41% che usa l’home banking con la stessa frequenza. Una delle principali ragioni è un portafoglio di servizi accessibili ancora limitato, con le PA che hanno appena concluso lo switch off delle credenziali proprietarie imposto dal DL Semplificazioni e le imprese private ancora più indietro: a fronte di 9.081 enti pubblici che hanno integrato SPID e 1.790 che hanno adottato CIE, sono solo 59 le aziende nel circuito SPID e 3 in CIE. Sono i risultati della ricerca dell’Osservatorio Digital Identity della School of Management del Politecnico di Milano*, presentata oggi durante il convegno “Digital Identity: don’t stop it now”. Nel 2021 è cresciuta la diffusione di molti sistemi di identità digitale in Europa. Alcuni di essi erano già diffusi prima della pandemia e nell’ultimo anno hanno raggiunto quasi tutta la popolazione, come in Olanda, dove DigiD è utilizzato dal 95% dei cittadini, in Svezia, dove BankID è stato attivato dall’83% degli svedesi, e in Norvegia, dove BankID copre il 79% dei norvegesi. Anche i sistemi di riconoscimento che a inizio 2020 apparivano ancora in fase di sviluppo hanno segnato una crescita notevole. Il sistema belga Itsme®, ad esempio, ha quasi raddoppiato la sua penetrazione, passando dal 22% al 46% della popolazione coperta, così come il sistema francese FranceConnect, che è passato dal 28% al 45% di francesi registrati. L’Italia si colloca al sesto posto fra i paesi analizzati, con il 43% di cittadini utenti SPID contro il 22% di un anno fa.

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Crescita mondiale della popolazione e insostenibilità dello sviluppo

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

Questi termini di crescita si scontreranno inevitabilmente, alla fine, con l’insostenibilità dello sviluppo. E’, infatti, difficile da pensare che già gli attuali due miliardi di “poveri” che oggi sopravvivono con un potere di acquisto pari ad un dollaro al giorno rinuncino a moltiplicare il loro livello di vita almeno per tre, quattro o anche sei volte.
A tutto questo va ad aggiungersi una popolazione mondiale sempre più “malata” in specie nelle fasce meno abbienti. Già oggi l’11 per cento delle malattie presenti in tutto il mondo e un terzo (35 per cento) delle morti di bambini sono dovuti alla malnutrizione materna e infantile. Da un lato la mancanza di sostanze essenziali per la salute come le vitamine e i minerali, dall’altro consumo eccessivo di cibi troppo grassi che può sfociare in obesità e diabete. Queste e altre scioccanti statistiche sono state pubblicate in un inserto speciale della rivista ‘The Lancet’ dedicato proprio a questo argomento, messo a punto da esperti della Johns Hopkins (Baltimora, Usa) e dell’Aga Khan University (Karachi, Pakistan). Le stime dei ricercatori parlano di oltre due milioni di morti nel 2005 dovute a restrizioni alimentari subite fin nel pancione materno, soprattutto nelle popolazioni dei Paesi a basso e medio reddito. Anche il 21 per cento delle disabilità nei bambini sotto i cinque anni sembra riconducibile allo stesso motivo. Le carenze di vitamine e di zinco sono responsabili rispettivamente di 600 mila e 400 mila decessi, e insieme del 9 per cento delle disabilità infantili in tutto il mondo. Anche lo scarso ricorso all’allattamento al seno ha portato, sempre nel 2005 – secondo i calcoli degli esperti – a 1,4 milioni di morti fra i bambini e 44 milioni di casi di disabilità sotto i cinque anni d’età. Questo vuol dire che per le popolazioni “depresse” la capacità d’assorbimento delle risorse materiali è crescente, giacché è logico presumere che, in parallelo con la crescita, si associ l’aspirazione a una migliore alimentazione, a più congruo vestiario, a più adeguate abitazioni, più spazio per vivere, più beni capitali a disposizione per mettere a frutto il proprio lavoro quali potrebbero essere: cereali e carni, lana fibre e pelli, legname, cemento, ferro, minerali, metalli ed energia. Dobbiamo quindi convenire che lo sviluppo del mondo povero avverrà con un tasso molto elevato d’utilizzo di risorse non rinnovabili.
Vi farà il paio, ovviamente, il mondo ricco, nonostante la dematerializzazione del prodotto, perché nel frattempo la popolazione continuerà, sia pure a un ritmo più lento del passato, a crescere oltre a dover risollevare lo standard degli attuali 320 milioni di poveri che vivono nella stessa casa della “prosperità” e che vanno ad aggiungersi a centinaia di milioni delle altre regioni terrestri. Questo dover consumare, in misura sempre crescente, le risorse non rinnovabili (materie prime, spazio, cibo) ci imporrà la necessità di ricercare forme alternative utilizzando al posto di quelle che diventano scarse e crescono di prezzo, altre materie prime più abbondanti e meno costose. Siamo, per dirla tutta, alla logica dei succedanei, ma vi è un limite in tutto ciò.
Abbiamo in proposito già fatto molto raddoppiando, ad esempio, la produzione dei cereali. Ci siamo riusciti, attraverso un aumento della produttività della terra (selezione della specie, migliori tecniche, maggiori input di fertilizzanti). Ora non credo si possa fare di più senza dover distruggere le foreste naturali, i corpi acquiferi, le praterie, le aree costiere ecc. Abbiamo sempre collegato la crescita della popolazione al progresso scientifico, oggi lo stesso sviluppo ci spinge verso la tendenza opposta. Questo è un motivo più che sufficiente per ricercare sinergie e non certo per trasformare il Sud in una pattumiera per i rifiuti del Nord.
Tali aspetti vanno a intersecarsi, fatalmente, con una natalità maggiore in alcune regioni, ma con una minore senescenza, in un prolungamento della vita, nelle altre, ma con minori nascite e le regole della conservazione degli uni andranno a scontrarsi con quelle degli altri che intendono aprirsi nuovi spazi. Insieme essi possono generare nuovi conflitti e, questa volta, sul piano generazionale e della preservazione dell’ecosistema e per l’utilizzo delle fonti energetiche vitali.
Sulla scorta di tutte queste considerazioni e di molte altre, che potrei citare, mi sembra chiaro che si debba anche parlare di costi considerato che i bisogni sono crescenti e le risorse diventano sempre più esigue.
D’altra parte, si sta chiudendo un ciclo collegato alla “rivoluzione industriale” dove maggiore manodopera, più qualificazione professionale, più ricerca scientifica rappresentavano lo stimolo più forte per uno sviluppo robusto e duraturo.
Ora ci troviamo in una fase successiva ma, quel che è peggio, non ne avvertiamo la consapevolezza in specie a livello di governanti e della stessa classe manageriale e del mondo finanziario.
Due, a mio avviso, sono gli aspetti che segnano una radicale svolta rispetto al recente passato: l’avvento della tecnologia informatica e l’allungamento della vita che si aggiunge all’aumento della natalità nelle aree più depresse del pianeta.
Sono circostanze che meriterebbero un’attenta riflessione poiché il loro impatto è di per sé rivoluzionario per il suo modo d’incidere in profondità nei costumi e nelle tradizioni dei popoli e delle nazioni. Vanno ad aggiungersi, come elementi di disturbo, le logiche capitalistiche che abbiamo assorbito ed esaltate con una forma di consumismo che ha privilegiato il carrierismo, il potere attraverso la ricchezza o l’agiatezza, il disprezzo per i poveri o i titolari di redditi modesti. Non si è trattato, purtroppo, solo di effetti che hanno interessato la sfera privata in quanto è stato perseguito lo stesso obiettivo da parte dello Stato nella ridistribuzione delle entrate fiscali. Sono stati in massima parte privilegiati i contributi alle imprese sia con erogazioni a fondo perduto sia attraverso una minore pressione fiscale o con sconti per le spese previdenziali e assistenziali nei riguardi dei lavoratori e che erano a carico delle imprese. Ne ha sofferto in primo luogo il welfare ma soprattutto il sistema sanitario che si è trovato a dover coprire, invia prioritaria, le falle derivanti dall’aumento delle morbilità generale (per l’incidenza dell’infortunistica stradale, per cause di lavoro stressante, per l’inquinamento ambientale e per la ridotta qualità degli alimenti) oltre a quella derivante dall’invecchiamento della popolazione che ha fatto scattare livelli di malattie un tempo più contenute e alle insidie virali.
In tutto questo si avverte uno stacco tra i bisogni di salute dei cittadini e la capacità del servizio sanitario di farvi fronte anche se in taluni Stati si sta meglio e in altri si peggiora o si resta sotto gli standard minimali. (Riccardo Alfonso)

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Bankitalia: colpito reddito metà popolazione

Posted by fidest press agency su sabato, 11 luglio 2020

Secondo l’indagine straordinaria di Bankitalia, per via del Covid oltre la metà della popolazione, il 50,8%, ha subito una riduzione del reddito.”Certo il dato preoccupa, ma quello che conta davvero è il reddito di partenza, non la contrazione subita. Quello che deve mettere in allarme il Governo, è che, secondo Bankitalia, già prima dell’emergenza Covid, per quasi metà delle famiglie, il 48,2%, il reddito a disposizione non bastava per arrivare a fine mese, tra molte e qualche difficoltà” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Più che ritoccare l’Irpef, quindi, unica imposta progressiva rimasta, unica a rispettare l’art. 53 della Costituzione, le imposte che andrebbero ridotte sono quelle proporzionali come l’Iva, che hanno effetti regressivi e pesano su chi è già in difficoltà, specie l’aliquota del 22% sui beni necessari come i prodotti per la pulizia della casa e della persona” prosegue Dona.”Se proprio si vuole toccare l’Irpef, è la prima aliquota che andrebbe ridotta, non certo quella intermedia del 38%, non solo per un fatto di equità, ma perché per quella fascia della popolazione la propensione marginale al consumo è inferiore e, quindi, il maggior reddito disponibile non andrebbe in consumi ma in maggiore risparmio” conclude Dona.

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Europa: tendenza all’invecchiamento ed al calo della popolazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 giugno 2020

Da uno studio del servizio di ricerca del Parlamento Europeo emerge che, di qui al 2080, si potrebbe avere una riduzione della popolazione europea di 9 milioni di persone. Quindi dovremmo passare dagli attuali 513,5 milioni ai 504,5 nel 2080. La riduzione non sarà in ogni caso costante: per il 2040, ad esempio, sono previsti 524,7 milioni di abitanti in Europa.Il quadro europeo è in contrasto con gli andamenti demografici del resto del mondo che è passato da circa 3 miliardi di persone nel 1960 ai 7.7 miliardi nel 2019 e dovrebbe raggiungere i 10 miliardi nel 2057. Sempre secondo lo studio dovrebbe cambiare anche il rapporto fra popolazione in età lavorativa e over 65. Nel 2050 solo due lavoratori sosterranno il peso di un over 65, contro i 4 del 2001.
Quanto all’età media, sarà la Croazia a raggiungere il livello più alto in Europa, 52,6 anni, differenza notevole rispetto all’età media nel 1970 in Svezia (35 anni), e nel 2019 in Italia e Germania (46 anni). Aumenterà, quindi, anche la speranza di vita, per effetto della migliore qualità della vita riscontrabile in tutti i paesi sviluppati. Il Giappone, in questa situazione, sta facendo da apripista rispetto al resto del mondo; infatti già da ora si occupa di introdurre sistemi di automazione, finanziamento della robotica e iniziale riapertura delle frontiere alla migrazione. Quanto al resto del mondo, il report del Parlamento europeo ci dice che l‘Africa sarà il motore demografico del mondo con 2.5 miliardi di persone nel 2050.

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Crescita mondiale della popolazione e insostenibilità dello sviluppo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Questi termini di crescita si scontreranno inevitabilmente, alla fine, con l’insostenibilità dello sviluppo. E’, infatti, difficile da pensare che già gli attuali due miliardi di “poveri” che oggi sopravvivono con un potere di acquisto pari ad un dollaro al giorno rinuncino a moltiplicare il loro livello di vita almeno per tre, quattro o anche sei volte.
A tutto questo va ad aggiungersi una popolazione mondiale sempre più “malata” in specie nelle fasce meno abbienti. Già oggi l’11 per cento delle malattie presenti in tutto il mondo e un terzo (35 per cento) delle morti di bambini sono dovuti alla malnutrizione materna e infantile. Da un lato la mancanza di sostanze essenziali per la salute come le vitamine e i minerali, dall’altro consumo eccessivo di cibi troppo grassi che può sfociare in obesità e diabete. Queste e altre scioccanti statistiche sono state pubblicate in un inserto speciale della rivista ‘The Lancet’ dedicato proprio a questo argomento, messo a punto da esperti della Johns Hopkins (Baltimora, Usa) e dell’Aga Khan University (Karachi, Pakistan). Le stime dei ricercatori parlano di oltre due milioni di morti nel 2005 dovute a restrizioni alimentari subite fin nel pancione materno, soprattutto nelle popolazioni dei Paesi a basso e medio reddito. Anche il 21 per cento delle disabilità nei bambini sotto i cinque anni sembra riconducibile allo stesso motivo. Le carenze di vitamine e di zinco sono responsabili rispettivamente di 600 mila e 400 mila decessi, e insieme del 9 per cento delle disabilità infantili in tutto il mondo. Anche lo scarso ricorso all’allattamento al seno ha portato, sempre nel 2005 – secondo i calcoli degli esperti – a 1,4 milioni di morti fra i bambini e 44 milioni di casi di disabilità sotto i cinque anni d’età. Questo vuol dire che per le popolazioni “depresse” la capacità d’assorbimento delle risorse materiali è crescente, giacché è logico presumere che, in parallelo con la crescita, si associ l’aspirazione a una migliore alimentazione, a più congruo vestiario, a più adeguate abitazioni, più spazio per vivere, più beni capitali a disposizione per mettere a frutto il proprio lavoro quali potrebbero essere: cereali e carni, lana fibre e pelli, legname, cemento, ferro, minerali, metalli ed energia. Dobbiamo quindi convenire che lo sviluppo del mondo povero avverrà con un tasso molto elevato d’utilizzo di risorse non rinnovabili.
Vi farà il paio, ovviamente, il mondo ricco, nonostante la dematerializzazione del prodotto, perché nel frattempo la popolazione continuerà, sia pure a un ritmo più lento del passato, a crescere oltre a dover risollevare lo standard degli attuali 320 milioni di poveri che vivono nella stessa casa della “prosperità” e che vanno ad aggiungersi a centinaia di milioni delle altre regioni terrestri. Questo dover consumare, in misura sempre crescente, le risorse non rinnovabili (materie prime, spazio, cibo) ci imporrà la necessità di ricercare forme alternative utilizzando al posto di quelle che diventano scarse e crescono di prezzo, altre materie prime più abbondanti e meno costose. Siamo, per dirla tutta, alla logica dei succedanei, ma vi è un limite in tutto ciò.
Abbiamo in proposito già fatto molto raddoppiando, ad esempio, la produzione dei cereali. Ci siamo riusciti, attraverso un aumento della produttività della terra (selezione della specie, migliori tecniche, maggiori input di fertilizzanti). Ora non credo si possa fare di più senza dover distruggere le foreste naturali, i corpi acquiferi, le praterie, le aree costiere ecc. Abbiamo sempre collegato la crescita della popolazione al progresso scientifico, oggi lo stesso sviluppo ci spinge verso la tendenza opposta. Questo è un motivo più che sufficiente per ricercare sinergie e non certo per trasformare il Sud in una pattumiera per i rifiuti del Nord.
Tali aspetti vanno a intersecarsi, fatalmente, con una natalità maggiore in alcune regioni, ma con una minore senescenza, in un prolungamento della vita, nelle altre, ma con minori nascite e le regole della conservazione degli uni andranno a scontrarsi con quelle degli altri che intendono aprirsi nuovi spazi. Insieme essi possono generare nuovi conflitti e, questa volta, sul piano generazionale e della preservazione dell’ecosistema e per l’utilizzo delle fonti energetiche vitali.
Sulla scorta di tutte queste considerazioni e di molte altre, che potrei citare, mi sembra chiaro che si debba anche parlare di costi considerato che i bisogni sono crescenti e le risorse diventano sempre più esigue.
D’altra parte, si sta chiudendo un ciclo collegato alla “rivoluzione industriale” dove maggiore manodopera, più qualificazione professionale, più ricerca scientifica rappresentavano lo stimolo più forte per uno sviluppo robusto e duraturo.
Ora ci troviamo in una fase successiva ma, quel che è peggio, non ne avvertiamo la consapevolezza in specie a livello di governanti e della stessa classe manageriale e del mondo finanziario.
Due, a mio avviso, sono gli aspetti che segnano una radicale svolta rispetto al recente passato: l’avvento della tecnologia informatica e l’allungamento della vita che si aggiunge all’aumento della natalità nelle aree più depresse del pianeta.
Sono circostanze che meriterebbero un’attenta riflessione poiché il loro impatto è di per sé rivoluzionario per il suo modo d’incidere in profondità nei costumi e nelle tradizioni dei popoli e delle nazioni. Vanno ad aggiungersi, come elementi di disturbo, le logiche capitalistiche che abbiamo assorbito ed esaltate con una forma di consumismo che ha privilegiato il carrierismo, il potere attraverso la ricchezza o l’agiatezza, il disprezzo per i poveri o i titolari di redditi modesti. Non si è trattato, purtroppo, solo di effetti che hanno interessato la sfera privata in quanto è stato perseguito lo stesso obiettivo da parte dello Stato nella ridistribuzione delle entrate fiscali. Sono stati in massima parte privilegiati i contributi alle imprese sia con erogazioni a fondo perduto sia attraverso una minore pressione fiscale o con sconti per le spese previdenziali e assistenziali nei riguardi dei lavoratori e che erano a carico delle imprese. Ne ha sofferto in primo luogo il welfare ma soprattutto il sistema sanitario che si è trovato a dover coprire, invia prioritaria, le falle derivanti dall’aumento delle morbilità generale (per l’incidenza dell’infortunistica stradale, per cause di lavoro stressante, per l’inquinamento ambientale e per la ridotta qualità degli alimenti) oltre a quella derivante dall’invecchiamento della popolazione che ha fatto scattare livelli di malattie un tempo più contenute e alle insidie virali.
In tutto questo si avverte uno stacco tra i bisogni di salute dei cittadini e la capacità del servizio sanitario di farvi fronte anche se in taluni Stati si sta meglio e in altri si peggiora o si resta sotto gli standard minimali. (Riccardo Alfonso)

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La popolazione mondiale e i mutamenti del pensiero logico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 gennaio 2020

Ciò che appariva logico in passato, in fatto di popolazione e di credo religioso, oggi non lo è più. Pensiamo alla proliferazione delle nascite. Le conseguenze gravi che derivano ci fanno, probabilmente, comprendere meglio del perché, ad esempio, nel 13° o 14° secolo si dovevano fare le “guerre sante” per uccidere i barbari ed i miscredenti anche se tali infedeli in realtà esprimevano la loro religiosità in nome di una fede altrettanto rispettabile rispetto a quella dei loro detrattori. E il XX secolo non è da meno se constatiamo i danni provocati dagli “integralismi” religiosi che si traducono facilmente in odi razziali e accesi e irragionevoli fanatismi. E se la terra si metteva a ruotare su se stessa diventava un altro delitto contro la lesa maestà di un creato modellato secondo tradizioni empiriche pianificate per diventare immutabili in ogni epoca e in ogni cultura.Oggi ci troviamo a che fare con l’ingegneria genetica, il culto di una natività pianificata e perfetta dove non è permesso l’accesso all’handicappato o al ritardato mentale. Dovremmo anche in questo caso prendere per buoni gli aspetti esaltanti di queste scelte tecnologiche nell’impianto dei soggetti umani e non intravederne solo e comunque i pericoli e le insidie. Essi, ovviamente, non mancano, ma non è certo in una acritica ripulsa che si fa cultura e si scelgono le strade del nostro divenire.A questo riguardo ci sembra opportuno richiamare l’attenzione del lettore sulle iniziative condotte dalla Fondazione Lanza di Padova indirizzate alla ricerca di un confronto interdisciplinare sui principi conduttori che regolano i rapporti interumani dagli antichi paradigmi filosofici, e la loro costellazione classica, a quelli odierni con l’avvento della tecnologia e le sue applicazioni ai confini della vita e della morte. Si tratta anzitutto di processi dinamici, se stiamo alle parole del prof. Corrado Viafora coordinatore del progetto Etico della Fondazione, dove i confini consueti della nascita e della morte subiscono una diluizione, se non una indeterminazione. Sembra proprio che quanto più la medicalizzazione si impossessa dei limiti dell’esistenza, tanto più quei limiti tendono a divenire incerti. Non ultimo è il paradosso di un “progresso scientifico – osserva Giancarlo Zizola – che rischia nella secolarizzazione estrema del nascere e del morire, di smarrire il significato ontologico, ma anche l’anagrafe obiettiva.” Dobbiamo arguire che la qualità della persona può essere riconosciuta solo per l’autocoscienza di cui è dotata, per la razionalità e per un minimo senso di moralità, insomma per l’autonomia. E poiché non tutti gli esseri umani sono autocoscienti, razionali e capaci di concepire la possibilità di biasimare e di lodare, la conclusione è che i feti, i neonati, i ritardati mentali gravi e coloro che sono in coma senza speranza costituiscono esempi di non persone umane. Il rischio che ne deriva l’ha tracciato il teologo Francesco Compagnoni osservando che in questa misura noi costruiamo un modello di società “dominata solo dai più forti, scaltri, intelligenti, astuti, magari coalizzati in una specie di mafia eugenetica. E’ gente che accetta un neonato e scarica il nonno in una casa di cura per lungo degenti dichiarandolo non più persona”. Ma è anche un presente e un futuro che si abbevera nel passato sia pure riscrivendolo secondo i canoni delle nostre convenienze. Non ci hanno insegnato, ad esempio, gli spartani che i figli generati male andassero gettati in un dirupo dal sommo di una montagna? Ed ancora che il ramo cadetto, di una numerosa famiglia nobile, venisse sterilizzato attraverso una obbligata vocazione religiosa? Due facce, una crudele e l’altra ipocrita, per assicurare un avvenire a danno degli altri. E la logica dei trapianti, se esasperata, ci porta ad analoghe, sconsiderate prestazioni, dove si mutilano e si uccidono “ragazzi di strada” ritenuti dalla società ingombranti e fonte di turbativa dell’ordine pubblico, per assicurare qualche anno di vita in più al benestante. Anche in questo caso ci troviamo davanti a delle scelte fondamentali proprio perché la tecnologia ha permesso miracoli di questo genere. Si possono, infatti, sostituire integralmente le funzioni cardiorespiratorie, quelle omeostatiche del tronco encefalico e molte altre ancora assicurando il funzionamento dell’organismo come un tutto, anche dopo la distruzione dell’encefalo. Nonostante ciò la morte della persona non verrà mai impedita, essa resta solo una questione di….. tempo! La bioetica vorrebbe a questo punto stemperare le azioni dell’uomo davanti a situazioni contingenti anticipandole il più possibile per cercare di prevederle e scongiurarle. Il progresso, dunque, tende a queste finalità. Nello stesso tempo siamo indotti a porci problemi in modo diverso rispetto alla tradizione.
Osservava a questo riguardo il prof. Sebastiano Maffettone, bioetico di chiara fama internazionale, che “Come risultato delle nuove ricerche sugli embrioni potremo raggiungere traguardi impensati: coppie non fertili potranno avere figli e qualcuno di noi sarà curato con l’uso di tessuti prenatali.” Ma operare sugli embrioni implica però decidere di sacrificarne alcuni. E’ moralmente lecito farlo e fin dove? Parlare in questa circostanza di bioetica significa fissare i limiti entro i quali essa deve muoversi. Si deve, ad esempio, dare risalto ai casi di “frontiera” nella fissazione dei codici genetici e del loro uso strumentale oppure limitarsi ad affrontare i problemi più generali come la prevenzione e le condizioni del malato negli ospedali? Sono interrogativi che implicano, senza meno, una risposta etica che esce dai ristretti ambiti delle rispettive coscienze professionali degli addetti ai lavori e diventa costume di vita e di civiltà per l’intera umanità. Ma non sono le sole frontiere che possono essere attraversate o meno dall’uomo. Pensiamo più in generale all’evoluzione scientifica dettata dall’accresciuto potenziale tecnologico che di continuo perfezioniamo ed affiniamo. (Riccardo Alfonso)

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La “bomba demografica”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

Oggi siamo più di 7,6 miliardi di persone sulla Terra (ultimi dati delle Nazioni Unite, nel suo rapporto di giugno 2017). Secondo le ultime proiezioni, entro il 2050 saremo 9,5 miliardi. Queste previsioni possono essere spiegate dall’esplosione demografica dei Paesi emergenti e dall’estensione della durata della vita nei Paesi sviluppati. la sovrappopolazione globale potrebbe portare a conflitti diffusi sull’oro blu. Gli scontri esistono già, poiché l’acqua è una delle principali cause di tensioni in Medio Oriente. Un conflitto globale per l’acqua avrebbe quindi conseguenze disastrose. Attualmente, 80 Paesi mancano di acqua e una persona su cinque non ha accesso all’acqua potabile. Per ovviare a questa carenza, esistono tuttavia soluzioni come la desalinizzazione dell’acqua di mare, che però è ancora costosa.
Attualmente, i Paesi più sviluppati hanno risorse sufficienti per sfamare tutti gli abitanti del Pianeta. Eppure non tutti sul Pianeta hanno fame perché il cibo è distribuito in modo diseguale. Una delle conseguenze della sovrappopolazione globale sarebbe quella di aggravare queste disuguaglianze, causando carestie.
L’inquinamento del pianeta non è direttamente correlato alla sovrappopolazione globale. I Paesi più sviluppati sono quelli che inquinano di più, ma anche quelli con i tassi di natalità più bassi. Un americano inquina 91 volte di più di un abitante del Bangladesh. Tuttavia, se la crescita dei Paesi emergenti continua e i Paesi sviluppati non limitano l’inquinamento che generano, la sovrappopolazione globale avrà un effetto disastroso sull’ambiente del nostro Pianeta. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Bergamo 1° ateneo lombardo per la crescita della popolazione universitaria

Posted by fidest press agency su martedì, 24 settembre 2019

Negli ultimi 5 anni nell’ambito del sistema universitario lombardo, che comprende 14 sedi universitarie, l’Ateneo di Bergamo, ha registrato il più alto tasso di crescita, con 9 mila immatricolati e oltre 23 mila iscritti, registrando una crescita di oltre il 50%.Gli studenti iscritti sono passati dai 15761 del 2014 – 2015 agli oltre 23.000 del 6 settembre 2019. E per il nuovo anno accademico, gli ultimi dati indicano oltre 6.000 immatricolati alle triennali (a fronte dei 5.200 dello scorso anno) e oltre 2.500 pre-iscritti alle magistrali (a fronte degli oltre 1.700 iscritti del 2018) con un rapporto di studente-abitante di 1:5. «In soli 50 anni sono stati costruiti percorsi d’avanguardia, con un’offerta formativa prestigiosa, per la capacità di essere al passo sempre con i tempi, come dimostrato anche dall’attivazione dei nuovi percorsi accademici, e per un ottimo placement pari all’81,5% di occupabilità a un anno dal conseguimento del titolo di studio.» sottolinea il Rettore Remo Morzenti Pellegrini.Per rispondere alla crescita straordinaria, entro la fine dell’anno prenderanno il via i lavori di ristrutturazione del chiostro minore di Sant’Agostino a Bergamo Alta dove saranno create sale lettura per la biblioteca, un punto ristoro per studenti, uffici, spazi per i docenti e aree dedicate alla Scuola di Dottorato. Da 2 settimane è entrato nel pieno dell’attività il cantiere presso la sede di Dalmine che in 18 mesi porterà al completamento del Campus di ingegneria con nuove aule, laboratori, spazi per i docenti e gli studenti e un’apertura ulteriore di uno spazio da condividere con la città. 8 sedi, 7 dipartimenti, 41 corsi di laurea (15 corsi di Laurea triennale, 23 corsi di Laurea magistrale, 4 corsi di Laurea a ciclo unico), 15 master di primo livello, 6 master di secondo livello, 7 corsi di dottorato, 9 corsi di laurea magistrali in inglese. Tra i corsi di laurea più richiesti figurano: Scienze umane e sociali, Economia e Lingue, ma anche Scienze psicologiche e Scienze della formazione primaria.

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La popolazione europea sta invecchiando

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 settembre 2019

Milano, 18 settembre 2019 h. 10.30-13.00 Sala Gonfalone – Regione Lombardia – Via F. Filzi, 22 secondo proiezioni Eurostat, nei prossimi 20 anni la percentuale di ultrasessantacinquenni aumenterà del 9 percento e con essi anche la prevalenza delle malattie associate alla terza età, quali le malattie delle valvole cardiache, con conseguenze gravose sulla società in termini di costi sociali e sanitari.In questo scenario, la cura delle malattie delle valvole cardiache, che colpiscono più di 10 milioni di europei, può aiutare le persone over 65 ad essere non solo in salute ma anche attive con conseguenti benefici sul sistema di assistenza sociale. La presentazione del Manifesto europeo per un’Europa più sana costituirà un importante momento di confronto tra Istituzioni e mondo scientifico per far fronte alla sempre maggiore diffusione di queste malattie e proteggere la sostenibilità del nostro sistema sanitario.

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L’ipertensione è uno dei principali problemi di salute della popolazione senior

Posted by fidest press agency su sabato, 20 luglio 2019

E’ con una prevalenza che aumenta con il crescere dell’età. La presenza dell’ipertensione si associa a un aumentato rischio di ictus, insufficienza cardiaca, malattia coronarica, malattia renale. Senior Italia FederAnziani in collaborazione con SIIA – Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa, ha condotto un’indagine presso la popolazione anziana monitorando la pressione di 15.000 over 65 in tutta Italia. I risultati dei dati saranno presentati in una conferenza stampa presso il Ministero della Salute (Auditorium Cosimo Piccinno, Lungotevere Ripa, 1).Il progetto si svolge con il patrocinio di SIIA – Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa, ESH – European Society of Hypertension, FIMMG – Federazione Italiana Medici Medina Generale, SNAMI – Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani, SUMAI Assoprof – Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana e Professionalità dell’Area Sanitaria.Intervengono: Giulia Grillo – Ministro della Salute
Luca Coletto – Sottosegretario di Stato alla Salute, Pierpaolo Sileri – Presidente Commissione Igiene e Sanità Senato della Repubblica, Roberto Messina – Presidente Senior Italia FederAnziani, Enrico Agabiti Rosei – Past President ESH – European Society of Hypertension, Past President SIIA Società italiana dell’ipertensione arteriosa, Antonio Magi – Segretario Generale Sumai Assoprof.

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Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 novembre 2018

E’ partito ufficialmente lo scorso ottobre e ha toccato il 12 Novembre quota 650 mila questionari completati, su un milione e 400 mila famiglie coinvolte. Il superamento di questa soglia a un mese dalla conclusione, fissata per il 12 dicembre, è un segnale della forte collaborazione riscontrata verso questo nuovo censimento, che prevede una cadenza annuale e non più decennale. Il censimento permanente fornisce informazioni continue e tempestive utili per capire i bisogni degli individui nelle diverse fasi della vita e per programmare e gestire i servizi sul territorio. Il nuovo Censimento permanente della popolazione interessa ad ogni edizione un totale di circa 3,5 milioni di persone – sempre diverse nell’arco di quattro anni – residenti in 2.852 comuni italiani. In merito ai comuni, una parte partecipa tutti gli anni alle operazioni censuarie, il resto dei comuni ruota ma tutti saranno coinvolti entro il 2021, anno di riferimento per i censimenti nazionali secondo il Regolamento europeo. I dati ottenuti saranno di tipo censuario, quindi riferiti all’intera popolazione del nostro Paese: un risultato oggi raggiungibile grazie all’integrazione statistica tra rilevazioni campionarie e dati di fonti amministrative. Per questa prima edizione, le famiglie che fanno parte del campione hanno ricevuto una lettera personale con le credenziali per accedere al questionario on line (Rilevazione campionaria da Lista) o hanno trovato una locandina presso le proprie abitazioni accompagnata da una lettera nella cassetta della posta (Rilevazione campionaria areale) che preannuncia la visita di un rilevatore a casa. Entrambi i gruppi di famiglie vengono contattati dai rilevatori nel caso non abbiano ancora compilato il questionario on line o risultino assenti alle prime visite. Inoltre sono a disposizione, per ulteriori chiarimenti o in caso di problemi, sia i Centri Comunali di rilevazione (CCR) e gli uffici del Comune di residenza, sia il sito censimentigiornodopogiorno.it e il numero verde 800811177. A questi supporti si aggiunge la campagna informativa multimediale su tv/radio/web e social media, coadiuvata da punti informativi allestiti a ottobre nelle stazioni ferroviarie di 44 città italiane.
«650 mila questionari completati già in questa fase sono un chiaro segnale che le famiglie stanno apprezzando le molte innovazioni dei nuovi censimenti – spiega Roberto Monducci, Direttore Istat del Dipartimento per la produzione statistica – come la piattaforma di raccolta dei dati e la rete di raccolta, improntati a ridurre a livello ottimale le indagini dirette sui cittadini e il cosiddetto “disagio statistico”, grazie all’uso del patrimonio informativo su individui, famiglie e abitazioni già in possesso della pubblica amministrazione. A questa accoglienza positiva dei cittadini si aggiunge un vantaggio altrettanto importante: il risparmio di centinaia di milioni di euro di soldi pubblici rispetto ai costi del vecchio censimento decennale».Il prossimo “campione” dei censimenti permanenti – per rifarsi allo slogan della campagna di informazione «L’Italia ha bisogno di campioni» – sarà quello del Censimento Permanente delle Imprese, che partirà a maggio 2019. Sempre l’anno prossimo sarà avviata la seconda edizione del Censimento Permanente delle Istituzioni Non Profit che ha invece esordito nel 2016. A questi si aggiungono il Censimento Permanente delle Istituzioni Pubbliche, a cadenza biennale, che ha chiuso da poco la seconda edizione, e il Censimento dell’Agricoltura che diventerà permanente dal 2021, dopo lo svolgimento nel 2020 dell’ultimo Censimento decennale del settore.

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Il nuovo Censimento della popolazione e delle abitazioni

Posted by fidest press agency su domenica, 30 settembre 2018

Da ottobre parte il nuovo censimento permanente della popolazione e delle abitazioni, che da decennale diventa annuale. Cambia il censimento e di conseguenza si evolvono l’organizzazione, il questionario, gli attori sul territorio, la rete di rilevazione e la campagna di comunicazione. Il nuovo Censimento permanente della popolazione interesserà ogni anno un campione di circa un milione e 400 mila famiglie, per un totale di 3,5 milioni di persone residenti in 2.852 comuni italiani. Solo in una parte dei comuni (1.143) parteciperanno ogni anno alle operazioni censuarie. La restante parte del comuni sarà chiamata a partecipare invece una volta nell’arco di quattro anni In questo modo, entro il 2021, tutti i comuni parteciperanno, almeno una volta, alle rilevazioni censuarie. I dati ottenuti saranno di tipo censuario, quindi riferiti all’intera popolazione italiana: un risultato raggiungibile solo grazie all’integrazione statistica tra le rilevazioni campionarie e i dati di altre fonti amministrative.
I dati del censimento restituiscono informazioni sugli individui (genere, età, luogo di nascita, cittadinanza, formazione, titolo di studio, condizione professionale, tipo di lavoro svolto, mobilità) collegandole con quelle familiari (ad esempio numero di componenti, le loro caratteristiche e quelle dell’abitazione in cui vivono) e con quelle relative al territorio (luogo di residenza): dal benessere dei singoli cittadini e delle famiglie dipende il benessere sociale.
Col censimento permanente si potranno ridurre i costi di circa il 50% rispetto al precedente censimento del 2011, contenendo anche in maniera sensibile il disturbo statistico sulle famiglie. Si potrà contribuire al miglioramento sostanziale dei registri anagrafici e al rafforzamento sistematico dell’apparato statistico organizzativo dei comuni.
Come valore aggiunto del nuovo censimento anche la nascita di una rete permanente di rilevatori, una nuova figura professionale con uno stabile percorso di formazione che va a migliorare la qualità dei dati finali.
Tutti i cittadini verranno adeguatamente informati, attraverso una campagna di comunicazione che si articolerà su più fronti a partire da ottobre.
La campagna ha valenza informativa e valoriale, sottolinea l’importanza della partecipazione, non solo come obbligo di legge, ma anche e soprattutto come contributo alla costruzione del futuro del Paese. La rappresentatività è il perno strategico intorno cui si snoda l’impianto creativo e comunicativo: le persone intervistate sono dei campioni ma le loro risposte permettono di raccontare le caratteristiche e le evoluzioni appunto dell’Italia, giorno dopo giorno che è poi il pay off della campagna».

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Le guerre calmierano i surplus di popolazione?

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Le guerre come quelle mondiali del XX secolo con la loro dose di milioni di morti, hanno in qualche modo calmierato i surplus di popolazione? A prescindere dal fatto che l’opzione militare, è decisamente disumanizzante se la consideriamo la scelta giusta per un livellamento della presenza umana sulla terra, va anche detto in tutta la storia dell’umanità ci siamo ritrovati con un recupero sorprendente della natività.
Dobbiamo, semmai, partire da un’altra riflessione nel senso che non possiamo sostenere un diritto alla vita quando non siamo in grado d’assicurare a questa stessa vita di vivere.
Sembra oramai giunto il tempo per pensare seriamente a un contenimento della popolazione mondiale e al modo più indolore per ottenerlo poiché l’indice delle nascite continua a essere superiore alle morti e il differenziale è in crescita esponenziale in specie in alcune regioni del mondo. D’altra parte le attuali storture sono chiaramente destabilizzate e tendono a esasperare una situazione per se già critica.
Oggi le materie prime si possono acquistare vendendo ai paesi sottosviluppati armamenti e macchinari obsoleti. Il dominio si può esercitare con lo sfruttamento del lavoro, con salari da fame, con la distruzione dello stato sociale, con le logiche del consumismo, con il traffico degli organi umani e via di questo passo.
Un giorno, però, tutto questo finirà e noi resteremo indifesi davanti ai cinici e agli sfruttatori che, avendo raschiato il fondo del barile, non trovano di meglio che risvegliare in tutti noi, rinfocolandolo, l’odio per i nostri simili, per il diverso. Un odio viscerale, incontrollabile che fa di ogni uomo un Caino e, l’altro, un Abele.
Sono scenari fantascientifici? Sono simulazioni messe a punto da una mente o malata o troppo fantasiosa? Può darsi, anzi me lo auguro di tutto cuore.
Non credo, tuttavia, di essere tanto lontano dalla realtà se già ora mi guardo intorno con l’occhio distaccato dell’osservatore e non dello speranzoso che vede rosa o del pessimista che vede nero. Le tracce più evidenti emergono dai tanti disequilibri sociali, razzismi e conflitti locali sempre più cruenti e caricati, per giunta, da alte dosi di fanatismo.
Ora con la crescita senza controllo delle popolazioni c’è da chiedersi se lo stile di vita dell’uomo primitivo sia stato ecologicamente equilibrato, con la sua strategia di rapporto con l’ambiente, oppure quella strategia non era scritta nei suoi geni, ma era trasmessa culturalmente.
In questo caso è inevitabile che, oggi, possa apparire naturale l’aborto, il controllo delle nascite, l’emarginazione, il genocidio praticato per ragioni religiose, etniche e altro. Il fatto è che ora sappiamo che la natura dell’uomo è fondata nella sua cultura. Significa, a questo punto, che il quesito di base deve essere riformulato, poiché niente è normale oppure che tutto sia naturale. Il problema, in definitiva, è quello di contemperare, pragmaticamente, l’esigenza di fare scelte che abbiano un valore giusto per la sopravvivenza e di associare la qualità della vita con quella d’ordine bioetico e soprattutto di compatibilità ambientale. (Riccardo Alfonso)

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La vita reale della popolazione ultrasessantenne in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 24 febbraio 2018

Roma 27 febbraio, ore 10.30 Hotel Capannelle, via Siderno 37 presentazione dell’indagine sul rapporto fra senior e sanità nella provincia di Roma. Il progetto, realizzato con il contributo non condizionante di Menarini, ha consentito di conoscere a fondo, attraverso focus group realizzati all’interno dei Centri Sociali per Anziani e con la somministrazione di questionari, le concrete problematiche sanitarie degli over 60, le loro abitudini, la propensione alla prevenzione e al mantenersi in buona salute, il loro rapporto con il servizio sanitario e il livello di soddisfazione rispetto a quest’ultimo.Dall’indagine, condotta su un campione pesato di oltre 6.000 persone in tutte le regioni italiane, emerge uno spaccato importante sul vissuto quotidiano dei senior, che evidenzia i punti di forza e di debolezza dell’offerta sanitaria rispetto ai loro bisogni. Il progetto PARLO CON TE farà conoscere questo quadro ai senior attraverso quaranta incontri in altrettante province italiane per fornire un quadro realistico delle loro condizioni di salute e stimolarli a diventare parte attiva nel rapporto con il Servizio Sanitario Nazionale.

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Strategie di tutela dell’anziano

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 febbraio 2018

montecitorioRoma, 5 febbraio 2018, h. 11.30-13.30 Camera dei Deputati, Palazzo Montecitorio – Sala Aldo Moro – Via di Monte Citorio L’invecchiamento della popolazione costituisce una conquista e allo stesso tempo una sfida per la società. Nel 2015 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che entro il 2050 raddoppierà il numero di over 60 nel mondo, identificando come strategia principale per far fronte a questa emergenza sanitaria e sociale l’invecchiamento attivo attraverso la tutela e la promozione dei suoi determinanti: salute, partecipazione e sicurezza. Intervengono
Sen. Emilia Grazia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica
Sen. Maria Rizzotti, Vicepresidente, Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica
Raffaele Antonelli Incalzi, Presidente SIGG, Società Italiana di Gerontologia e Geriatria
Luigi Bergamaschini, Professore Associato in Medicina Interna, Università degli Studi di Milano e Direttore IV UOC di Riabilitazione Neuro-motoria, A.S.P. IMMeS e Pio Albergo Trivulzio, Milano
Flavia Bustreo, ex Vicedirettore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la Salute della Famiglia, delle Donne e dei Bambini
Gilberto Corbellini, Direttore Dipartimento d Scienze Sociali e Umane, Patrimonio Culturale (Dsu), Consiglio Nazionale delle Ricerche
Claudio Mencacci, Direttore Dipartimento di Salute Mentale e Neuroscienze, ASST Fatebenefratelli-Sacco, Milano
Francesca Merzagora, Presidente Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna Paola Tincani, Direttore Responsabile Hachette

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