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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘popolazione’

Bergamo 1° ateneo lombardo per la crescita della popolazione universitaria

Posted by fidest press agency su martedì, 24 settembre 2019

Negli ultimi 5 anni nell’ambito del sistema universitario lombardo, che comprende 14 sedi universitarie, l’Ateneo di Bergamo, ha registrato il più alto tasso di crescita, con 9 mila immatricolati e oltre 23 mila iscritti, registrando una crescita di oltre il 50%.Gli studenti iscritti sono passati dai 15761 del 2014 – 2015 agli oltre 23.000 del 6 settembre 2019. E per il nuovo anno accademico, gli ultimi dati indicano oltre 6.000 immatricolati alle triennali (a fronte dei 5.200 dello scorso anno) e oltre 2.500 pre-iscritti alle magistrali (a fronte degli oltre 1.700 iscritti del 2018) con un rapporto di studente-abitante di 1:5. «In soli 50 anni sono stati costruiti percorsi d’avanguardia, con un’offerta formativa prestigiosa, per la capacità di essere al passo sempre con i tempi, come dimostrato anche dall’attivazione dei nuovi percorsi accademici, e per un ottimo placement pari all’81,5% di occupabilità a un anno dal conseguimento del titolo di studio.» sottolinea il Rettore Remo Morzenti Pellegrini.Per rispondere alla crescita straordinaria, entro la fine dell’anno prenderanno il via i lavori di ristrutturazione del chiostro minore di Sant’Agostino a Bergamo Alta dove saranno create sale lettura per la biblioteca, un punto ristoro per studenti, uffici, spazi per i docenti e aree dedicate alla Scuola di Dottorato. Da 2 settimane è entrato nel pieno dell’attività il cantiere presso la sede di Dalmine che in 18 mesi porterà al completamento del Campus di ingegneria con nuove aule, laboratori, spazi per i docenti e gli studenti e un’apertura ulteriore di uno spazio da condividere con la città. 8 sedi, 7 dipartimenti, 41 corsi di laurea (15 corsi di Laurea triennale, 23 corsi di Laurea magistrale, 4 corsi di Laurea a ciclo unico), 15 master di primo livello, 6 master di secondo livello, 7 corsi di dottorato, 9 corsi di laurea magistrali in inglese. Tra i corsi di laurea più richiesti figurano: Scienze umane e sociali, Economia e Lingue, ma anche Scienze psicologiche e Scienze della formazione primaria.

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La popolazione europea sta invecchiando

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 settembre 2019

Milano, 18 settembre 2019 h. 10.30-13.00 Sala Gonfalone – Regione Lombardia – Via F. Filzi, 22 secondo proiezioni Eurostat, nei prossimi 20 anni la percentuale di ultrasessantacinquenni aumenterà del 9 percento e con essi anche la prevalenza delle malattie associate alla terza età, quali le malattie delle valvole cardiache, con conseguenze gravose sulla società in termini di costi sociali e sanitari.In questo scenario, la cura delle malattie delle valvole cardiache, che colpiscono più di 10 milioni di europei, può aiutare le persone over 65 ad essere non solo in salute ma anche attive con conseguenti benefici sul sistema di assistenza sociale. La presentazione del Manifesto europeo per un’Europa più sana costituirà un importante momento di confronto tra Istituzioni e mondo scientifico per far fronte alla sempre maggiore diffusione di queste malattie e proteggere la sostenibilità del nostro sistema sanitario.

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L’ipertensione è uno dei principali problemi di salute della popolazione senior

Posted by fidest press agency su sabato, 20 luglio 2019

E’ con una prevalenza che aumenta con il crescere dell’età. La presenza dell’ipertensione si associa a un aumentato rischio di ictus, insufficienza cardiaca, malattia coronarica, malattia renale. Senior Italia FederAnziani in collaborazione con SIIA – Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa, ha condotto un’indagine presso la popolazione anziana monitorando la pressione di 15.000 over 65 in tutta Italia. I risultati dei dati saranno presentati in una conferenza stampa presso il Ministero della Salute (Auditorium Cosimo Piccinno, Lungotevere Ripa, 1).Il progetto si svolge con il patrocinio di SIIA – Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa, ESH – European Society of Hypertension, FIMMG – Federazione Italiana Medici Medina Generale, SNAMI – Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani, SUMAI Assoprof – Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana e Professionalità dell’Area Sanitaria.Intervengono: Giulia Grillo – Ministro della Salute
Luca Coletto – Sottosegretario di Stato alla Salute, Pierpaolo Sileri – Presidente Commissione Igiene e Sanità Senato della Repubblica, Roberto Messina – Presidente Senior Italia FederAnziani, Enrico Agabiti Rosei – Past President ESH – European Society of Hypertension, Past President SIIA Società italiana dell’ipertensione arteriosa, Antonio Magi – Segretario Generale Sumai Assoprof.

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Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 novembre 2018

E’ partito ufficialmente lo scorso ottobre e ha toccato il 12 Novembre quota 650 mila questionari completati, su un milione e 400 mila famiglie coinvolte. Il superamento di questa soglia a un mese dalla conclusione, fissata per il 12 dicembre, è un segnale della forte collaborazione riscontrata verso questo nuovo censimento, che prevede una cadenza annuale e non più decennale. Il censimento permanente fornisce informazioni continue e tempestive utili per capire i bisogni degli individui nelle diverse fasi della vita e per programmare e gestire i servizi sul territorio. Il nuovo Censimento permanente della popolazione interessa ad ogni edizione un totale di circa 3,5 milioni di persone – sempre diverse nell’arco di quattro anni – residenti in 2.852 comuni italiani. In merito ai comuni, una parte partecipa tutti gli anni alle operazioni censuarie, il resto dei comuni ruota ma tutti saranno coinvolti entro il 2021, anno di riferimento per i censimenti nazionali secondo il Regolamento europeo. I dati ottenuti saranno di tipo censuario, quindi riferiti all’intera popolazione del nostro Paese: un risultato oggi raggiungibile grazie all’integrazione statistica tra rilevazioni campionarie e dati di fonti amministrative. Per questa prima edizione, le famiglie che fanno parte del campione hanno ricevuto una lettera personale con le credenziali per accedere al questionario on line (Rilevazione campionaria da Lista) o hanno trovato una locandina presso le proprie abitazioni accompagnata da una lettera nella cassetta della posta (Rilevazione campionaria areale) che preannuncia la visita di un rilevatore a casa. Entrambi i gruppi di famiglie vengono contattati dai rilevatori nel caso non abbiano ancora compilato il questionario on line o risultino assenti alle prime visite. Inoltre sono a disposizione, per ulteriori chiarimenti o in caso di problemi, sia i Centri Comunali di rilevazione (CCR) e gli uffici del Comune di residenza, sia il sito censimentigiornodopogiorno.it e il numero verde 800811177. A questi supporti si aggiunge la campagna informativa multimediale su tv/radio/web e social media, coadiuvata da punti informativi allestiti a ottobre nelle stazioni ferroviarie di 44 città italiane.
«650 mila questionari completati già in questa fase sono un chiaro segnale che le famiglie stanno apprezzando le molte innovazioni dei nuovi censimenti – spiega Roberto Monducci, Direttore Istat del Dipartimento per la produzione statistica – come la piattaforma di raccolta dei dati e la rete di raccolta, improntati a ridurre a livello ottimale le indagini dirette sui cittadini e il cosiddetto “disagio statistico”, grazie all’uso del patrimonio informativo su individui, famiglie e abitazioni già in possesso della pubblica amministrazione. A questa accoglienza positiva dei cittadini si aggiunge un vantaggio altrettanto importante: il risparmio di centinaia di milioni di euro di soldi pubblici rispetto ai costi del vecchio censimento decennale».Il prossimo “campione” dei censimenti permanenti – per rifarsi allo slogan della campagna di informazione «L’Italia ha bisogno di campioni» – sarà quello del Censimento Permanente delle Imprese, che partirà a maggio 2019. Sempre l’anno prossimo sarà avviata la seconda edizione del Censimento Permanente delle Istituzioni Non Profit che ha invece esordito nel 2016. A questi si aggiungono il Censimento Permanente delle Istituzioni Pubbliche, a cadenza biennale, che ha chiuso da poco la seconda edizione, e il Censimento dell’Agricoltura che diventerà permanente dal 2021, dopo lo svolgimento nel 2020 dell’ultimo Censimento decennale del settore.

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Il nuovo Censimento della popolazione e delle abitazioni

Posted by fidest press agency su domenica, 30 settembre 2018

Da ottobre parte il nuovo censimento permanente della popolazione e delle abitazioni, che da decennale diventa annuale. Cambia il censimento e di conseguenza si evolvono l’organizzazione, il questionario, gli attori sul territorio, la rete di rilevazione e la campagna di comunicazione. Il nuovo Censimento permanente della popolazione interesserà ogni anno un campione di circa un milione e 400 mila famiglie, per un totale di 3,5 milioni di persone residenti in 2.852 comuni italiani. Solo in una parte dei comuni (1.143) parteciperanno ogni anno alle operazioni censuarie. La restante parte del comuni sarà chiamata a partecipare invece una volta nell’arco di quattro anni In questo modo, entro il 2021, tutti i comuni parteciperanno, almeno una volta, alle rilevazioni censuarie. I dati ottenuti saranno di tipo censuario, quindi riferiti all’intera popolazione italiana: un risultato raggiungibile solo grazie all’integrazione statistica tra le rilevazioni campionarie e i dati di altre fonti amministrative.
I dati del censimento restituiscono informazioni sugli individui (genere, età, luogo di nascita, cittadinanza, formazione, titolo di studio, condizione professionale, tipo di lavoro svolto, mobilità) collegandole con quelle familiari (ad esempio numero di componenti, le loro caratteristiche e quelle dell’abitazione in cui vivono) e con quelle relative al territorio (luogo di residenza): dal benessere dei singoli cittadini e delle famiglie dipende il benessere sociale.
Col censimento permanente si potranno ridurre i costi di circa il 50% rispetto al precedente censimento del 2011, contenendo anche in maniera sensibile il disturbo statistico sulle famiglie. Si potrà contribuire al miglioramento sostanziale dei registri anagrafici e al rafforzamento sistematico dell’apparato statistico organizzativo dei comuni.
Come valore aggiunto del nuovo censimento anche la nascita di una rete permanente di rilevatori, una nuova figura professionale con uno stabile percorso di formazione che va a migliorare la qualità dei dati finali.
Tutti i cittadini verranno adeguatamente informati, attraverso una campagna di comunicazione che si articolerà su più fronti a partire da ottobre.
La campagna ha valenza informativa e valoriale, sottolinea l’importanza della partecipazione, non solo come obbligo di legge, ma anche e soprattutto come contributo alla costruzione del futuro del Paese. La rappresentatività è il perno strategico intorno cui si snoda l’impianto creativo e comunicativo: le persone intervistate sono dei campioni ma le loro risposte permettono di raccontare le caratteristiche e le evoluzioni appunto dell’Italia, giorno dopo giorno che è poi il pay off della campagna».

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Le guerre calmierano i surplus di popolazione?

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Le guerre come quelle mondiali del XX secolo con la loro dose di milioni di morti, hanno in qualche modo calmierato i surplus di popolazione? A prescindere dal fatto che l’opzione militare, è decisamente disumanizzante se la consideriamo la scelta giusta per un livellamento della presenza umana sulla terra, va anche detto in tutta la storia dell’umanità ci siamo ritrovati con un recupero sorprendente della natività.
Dobbiamo, semmai, partire da un’altra riflessione nel senso che non possiamo sostenere un diritto alla vita quando non siamo in grado d’assicurare a questa stessa vita di vivere.
Sembra oramai giunto il tempo per pensare seriamente a un contenimento della popolazione mondiale e al modo più indolore per ottenerlo poiché l’indice delle nascite continua a essere superiore alle morti e il differenziale è in crescita esponenziale in specie in alcune regioni del mondo. D’altra parte le attuali storture sono chiaramente destabilizzate e tendono a esasperare una situazione per se già critica.
Oggi le materie prime si possono acquistare vendendo ai paesi sottosviluppati armamenti e macchinari obsoleti. Il dominio si può esercitare con lo sfruttamento del lavoro, con salari da fame, con la distruzione dello stato sociale, con le logiche del consumismo, con il traffico degli organi umani e via di questo passo.
Un giorno, però, tutto questo finirà e noi resteremo indifesi davanti ai cinici e agli sfruttatori che, avendo raschiato il fondo del barile, non trovano di meglio che risvegliare in tutti noi, rinfocolandolo, l’odio per i nostri simili, per il diverso. Un odio viscerale, incontrollabile che fa di ogni uomo un Caino e, l’altro, un Abele.
Sono scenari fantascientifici? Sono simulazioni messe a punto da una mente o malata o troppo fantasiosa? Può darsi, anzi me lo auguro di tutto cuore.
Non credo, tuttavia, di essere tanto lontano dalla realtà se già ora mi guardo intorno con l’occhio distaccato dell’osservatore e non dello speranzoso che vede rosa o del pessimista che vede nero. Le tracce più evidenti emergono dai tanti disequilibri sociali, razzismi e conflitti locali sempre più cruenti e caricati, per giunta, da alte dosi di fanatismo.
Ora con la crescita senza controllo delle popolazioni c’è da chiedersi se lo stile di vita dell’uomo primitivo sia stato ecologicamente equilibrato, con la sua strategia di rapporto con l’ambiente, oppure quella strategia non era scritta nei suoi geni, ma era trasmessa culturalmente.
In questo caso è inevitabile che, oggi, possa apparire naturale l’aborto, il controllo delle nascite, l’emarginazione, il genocidio praticato per ragioni religiose, etniche e altro. Il fatto è che ora sappiamo che la natura dell’uomo è fondata nella sua cultura. Significa, a questo punto, che il quesito di base deve essere riformulato, poiché niente è normale oppure che tutto sia naturale. Il problema, in definitiva, è quello di contemperare, pragmaticamente, l’esigenza di fare scelte che abbiano un valore giusto per la sopravvivenza e di associare la qualità della vita con quella d’ordine bioetico e soprattutto di compatibilità ambientale. (Riccardo Alfonso)

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La vita reale della popolazione ultrasessantenne in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 24 febbraio 2018

Roma 27 febbraio, ore 10.30 Hotel Capannelle, via Siderno 37 presentazione dell’indagine sul rapporto fra senior e sanità nella provincia di Roma. Il progetto, realizzato con il contributo non condizionante di Menarini, ha consentito di conoscere a fondo, attraverso focus group realizzati all’interno dei Centri Sociali per Anziani e con la somministrazione di questionari, le concrete problematiche sanitarie degli over 60, le loro abitudini, la propensione alla prevenzione e al mantenersi in buona salute, il loro rapporto con il servizio sanitario e il livello di soddisfazione rispetto a quest’ultimo.Dall’indagine, condotta su un campione pesato di oltre 6.000 persone in tutte le regioni italiane, emerge uno spaccato importante sul vissuto quotidiano dei senior, che evidenzia i punti di forza e di debolezza dell’offerta sanitaria rispetto ai loro bisogni. Il progetto PARLO CON TE farà conoscere questo quadro ai senior attraverso quaranta incontri in altrettante province italiane per fornire un quadro realistico delle loro condizioni di salute e stimolarli a diventare parte attiva nel rapporto con il Servizio Sanitario Nazionale.

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Strategie di tutela dell’anziano

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 febbraio 2018

montecitorioRoma, 5 febbraio 2018, h. 11.30-13.30 Camera dei Deputati, Palazzo Montecitorio – Sala Aldo Moro – Via di Monte Citorio L’invecchiamento della popolazione costituisce una conquista e allo stesso tempo una sfida per la società. Nel 2015 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che entro il 2050 raddoppierà il numero di over 60 nel mondo, identificando come strategia principale per far fronte a questa emergenza sanitaria e sociale l’invecchiamento attivo attraverso la tutela e la promozione dei suoi determinanti: salute, partecipazione e sicurezza. Intervengono
Sen. Emilia Grazia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica
Sen. Maria Rizzotti, Vicepresidente, Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica
Raffaele Antonelli Incalzi, Presidente SIGG, Società Italiana di Gerontologia e Geriatria
Luigi Bergamaschini, Professore Associato in Medicina Interna, Università degli Studi di Milano e Direttore IV UOC di Riabilitazione Neuro-motoria, A.S.P. IMMeS e Pio Albergo Trivulzio, Milano
Flavia Bustreo, ex Vicedirettore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la Salute della Famiglia, delle Donne e dei Bambini
Gilberto Corbellini, Direttore Dipartimento d Scienze Sociali e Umane, Patrimonio Culturale (Dsu), Consiglio Nazionale delle Ricerche
Claudio Mencacci, Direttore Dipartimento di Salute Mentale e Neuroscienze, ASST Fatebenefratelli-Sacco, Milano
Francesca Merzagora, Presidente Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna Paola Tincani, Direttore Responsabile Hachette

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“Australia Day”: festa nazionale sempre più controversa

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 gennaio 2018

australiaIl 26 gennaio l’Australia celebra la sua festa nazionale, nell’anniversario dell’inizio della colonizzazione del paese da parte di coloni e carcerati britannici. Per la popolazione aborigena invece c’è poco da festeggiare, per loro il 26 gennaio è l'”Invasion Day”, il giorno dell’invasione in cui iniziò la sanguinosa repressione e sottomissione delle popolazioni indigene australiane. Il 26 gennaio, lungi dall’unire, è piuttosto un giorno che separa la popolazione australiana. Per questo motivo, le associazioni e i rappresentanti aborigeni chiedono da tempo di trovare un’altra data per la festa nazionale, una data che possa rappresentare tutta la popolazione del paese.
Il 26 gennaio 1788, 230 anni fa, coloni e carcerati britannici iniziarono la colonizzazione di quella che all’epoca fu dichiarata dagli stessi Britannici “terra nullius”, ossia terra disabitata, e che grazie a questa formula poté essere annessa alla corona britannica e colonizzata. Per le popolazioni native australiane è invece un giorno di lutto in cui ricordano le circa 30.000 vittime uccise durante la resistenza contro l’invasione britannica. Secondo molti storici, nei successivi 150 anni morirono più di 600.000 Aborigeni a causa delle malattie portate dai coloni, per i lavori forzati, i massacri, in seguito al furto di terra e quindi alla possibilità di trovare cibo, per l’avvelenamento della loro acqua potabile e del cibo da parte dei coloni, per le deportazioni e a causa di altre violenze. Si stima che l’amministrazione coloniale britannica abbia causato la morte di circa il 90% della popolazione nativa. Anche dopo la fine dell’epoca coloniale, i 600 popoli nativi dell’Australia hanno continuato ad essere vittime del furto di terre, dell’assimilazione forzata e della discriminazione diffusa.Anche quest’anno il 26 gennaio vedrà decine di migliaia di Aborigeni e di loro sostenitori contrapporsi con proteste ai festeggiamenti ufficiali dell'”Australian Day”. Attualmente il numero della popolazione aborigena è tornato a crescere e i circa 450.000 Aborigeni australiani costituiscono il 2% della popolazione del paese.Lo spostamento della data della festa nazionale sarebbe un contributo simbolicamente importante sia per la conciliazione tra le varie componenti della popolazione dell’Australia sia per chiudere uno dei capitoli più bui della storia del paese. Ciononostante i governi australiani hanno sempre rifiutato di prendere in considerazione questa opzione, al contrario, l’attuale governo del premier Malcolm Turnbull si contraddistingue per i suoi continui tagli di finanziamenti ai nativi e il ministro per le questioni indigene Nigel Scullion sostiene che nessun Aborigeno hai mai chiesto lo spostamento della data della festa nazionale.Desta infine preoccupazione il fatto che molti leader indigeni abbiano ricevuto pesanti minacce semplicemente per aver chiesto una data diversa per la festa australiana. La parlamentare indigena Lidia Thorpe ha riportato di aver ricevuto in questi giorni una miriade di mail di odio e di minacce di morte e di stupro dopo essersi pubblicamente detta a favore di una data diversa per la festa nazionale. Lidia Thorpe è la prima parlamentare nativa eletta nello stato federale di Victoria. Quanto sia difficile per la popolazione di origine europea prendere coscienza del significato del 26 gennaio per la popolazione nativa è dimostrato anche da un recente sondaggio secondo il quale il 56% degli intervistati non vede alcun motivo per cambiare data e solo il 37% considera la data del 26 gennaio come “problematica”.

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Libro: Vulnus

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 agosto 2017

VulnusRiccardo Alfonso, “Vulnus” Edizioni Fidest. E’ un romanzo di fantascienza. Vulnus è il personaggio che l’autore fa rivivere nel trentesimo secolo dopo che in una precedente esistenza aveva trascorso i suoi anni a cavallo tra il XX ed il XXI secolo. E’ per Vulnus un’esperienza traumatica poiché ricorda a tratti il suo passato mentre è alle prese con un presente che non riesce a comprendere del tutto. Ma come è morto nel XXI secolo? L’ipotesi più accreditata è quella di un olocausto nucleare. Da qui parte il nostro più drammatico trauma esistenziale: la consapevolezza che la crescita demografica deve invertire la sua tendenza anche perchè diventa conflittuale con l’evoluzione tecnologica che rende gran parte della presenza umana superflua e foriera di gravi conflitti sociali e politici. Finchè non ne avremo la consapevolezza, in tutto il mondo vi saranno conflitti, lutti e immani distruzioni. Nel nostro futuro si rendono sempre più realistiche le figure dei “tre cavalieri dell’Apocalisse” non certo per la distruzione del mondo intero ma per stabilire un nuovo ordine sociale e politico ma dove non c’è posto per sette miliardi di abitanti ma di soli trecento milioni. (pubblicato su Amazon)

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Chirurgia plastica: effetti sulla salute

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 Mag 2016

sorrentoSorrento. La pancetta affligge gran parte della popolazione di tutte le età e quello addominale risulta un grasso resistente, difficile da debellare, tanto che l’intervento di rimodellamento è al 5° posto dei più richiesti negli Stati Uniti (con l’Europa che segue a ruota nel trend). In crescita rispetto all’anno precedente del 9% così come calcolato dall’ASPS (American Society of Plastic Surgeons) nell’ultimo report.
Inestetismo democratico che risente di età, fattori ereditari, gravidanze, scarsa attività fisica, fluttuazioni del peso, esiti di chirurgia addominale e bariatrica, errori alimentari. Insomma una pletora di fattori che allunga le fila delle sale operatorie. La buona notizia è che esiste una tecnica che aumenta e massimizza il risultato dell’addominoplastica tradizionale e che oggi è possibile ricorrere anche a tecniche mini invasive. E’ uno dei temi del meeting in corso a Sorrento in cui ci si è concentrati sulle più recenti tecniche di miglioramento e rimodellamento corporeo.
Come spiega il dottor Marco Moraci, Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica e ricercatore all’Università di Napoli: “una pancia piatta non è solo un vezzo estetico ma è un vero e proprio indicatore di salute, sappiamo infatti che il grasso addominale è un tessuto che secerne ormoni e sostanze infiammatorie ed è particolarmente subdolo perché anche nelle persone apparentemente in forma, si può annidare tra i visceri ed esercitare i suoi effetti negativi. Tanto che la misurazione del girovita è parzialmente indicativa per individuare un rischio in questo senso. Certamente le persone si sottopongono ad una addominoplastica per migliorare il proprio aspetto ma questo ha nell’90% dei casi un effetto collaterale positivo, ossia di indurre e motivare ad uno stile di vita più sano, a tenere sotto controllo il peso per mantenere il più a lungo possibile gli effetti positivi dell’intervento.
Comunemente si interviene con l’addominoplastica tradizionale ossia tirando la pelle in accesso verso il basso a partire da una sutura nascosta sotto la linea dello slip, ma questo intervento talvolta rende necessario riposizionare anche l’ombelico e non risponde all’esigenza di eliminare la lassità cutanea della parte al di sopra di esso, un problema che interessa circa il 15% di coloro che richiedono un rimodellamento della zona addominale.
La lassità della parte superiore dell’addome si riconosce per la forma tipica dell’ombelico, che, schiacciato dal peso della pelle assume l’aspetto di una bocca imbronciata.
Questo problema trova oggi la soluzione nell’ utilizzo di una tecnica molto utilizzata negli Stati Uniti . Tale tecnica , chiamata addominoplastica INVERSA capovolge letteralmente il razionale chirurgico. In pratica l’incisione viene effettuata al limite inferiore del solco mammario e la pelle tirata verso l’alto dopo aver eliminato la parte in eccesso. In questo modo l’ombelico rimane intatto e le cicatrici sono poco visibili perché nascoste nei solchi sottomammari. In questa procedura, ancora poco diffusa in Italia , si eseguono delle suture di sollevamento per ancorare la pelle in modo che resista alla fisiologica forza di gravità. L’intervento si esegue in anestesia generale e dura circa 2 ore durante le quali viene inciso il lembo di cute in eccesso che viene scollato e riposizionato dopo averne eliminato l’eccesso. Il decorso post operatorio dura un paio di settimane durante le quali si consiglia di indossare un indumento compressivo e stare a relativo riposo mentre per attività fisica e sollevamento di oggetti pesanti è bene avere pazienza per un periodo che va dalle 4 alle 6 settimane.
L’addominoplastica è spesso effettuata insieme ad intervento di liposuzione laddove è presente grasso in eccesso. Il grasso rimosso non verrà più gettato ma riutilizzato per rimodellare altre parti del corpo come glutei, seno, viso etc. Quando si effettua una liposuzione oggi il grasso si riutilizza sempre per rimodellare altro a differenza del passato. Oggi i tessuti autologhi vengono conservati o riutilizzati e mai rimossi. Da qui nasce il concetto di “BODY CONTOURING”
Nonostante non sia ancora un intervento di routine e che non sia adatta a tutti i casi il grande vantaggio è che può essere abbinata ad una addominoplastica ‘bassa’ (in cui si interviene, se necessario, anche sui muscoli retti dell’addome che vengono uniti e suturati insieme) per perfezionarne il risultato. Nella scelta è fondamentale la visita medica e l’analisi delle cause: può esserci una presenza di grasso dato da cattiva alimentazione o scarsa attività fisica, oppure un rilassamento cutaneo a causa di una perdita di peso, ma anche una o più gravidanze con il cedimento della massa muscolare che rappresenta una sorta di ‘pavimento’ addominale con rilassamento di tutte le strutture sottostanti. L’accesso sottomammario ha due importanti implicazioni: è adatto se la paziente ha già avuto un intervento di mastoplastica in modo da non creare nuove cicatrici e può essere utilizzato per un intervento combinato nel caso in cui la persona voglia eseguire una additiva con protesi e ricorrere quindi ad un make over completo.
Ne beneficiano anche pazienti che abbiano subito un intervento di chirurgia bariatrica o by pass gastrico e in cui vi sia un eccesso di pelle solo nella parte frontale del corpo (mentre se l’eccesso interessa anche la schiena di consiglia il più invasivo lifting ‘circonferenziale’). Per coloro che preferiscono evitare l’approccio chirurgico o il cui problema è lieve o moderato esistono soluzioni meno invasive, purché si tratti solo di lassità e cedimento cutaneo. I fili di sospensione rappresentano oggi una soluzione non chirurgica per quei casi di lieve lassità cutanea in persone molto magre.
Questi fili sono composti di acido polilattico, un materiale completamente riassorbibile che grazie a dei coni si agganciano ai tessuti molli permettendo di riposizionali laddove serve. Dopo 4 settimane questi fili si riassorbono ma la trazione dei tessuti rimane grazie ad un naturale processo di fibrosi sottocutanea provocato dai fili stessi. La durata di questa trazione e’ di circa 1 anno e mezzo. Tale metodica può essere combinata con lipofilling per correggere eventuali inestetismi dovuti a deficit di tessuti molli.Tale metodica , semplice, veloce e priva di rischi , è una buona soluzione per quei casi che hanno piccole lassità cutanee e non vogliono ancora sottoporsi ad un vero e proprio intervento chirurgico.

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Aiuti alla popolazione palestinese della Striscia di Gaza

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 marzo 2015

gazaIn questi giorni sono stati consegnati i primi aiuti della campagna solidale in favore della popolazione palestinese della Striscia di Gaza lanciata da Solidarité Identités, nel luglio dello scorso anno.Dopo i raid israeliani su Gaza della scorsa estate, l’Associazione di volontariato europeo, da anni in prima linea nel campo dellacooperazione internazionale a beneficio delle minoranze offese, ha messo a disposizione di chiunque avesse a cuore le sorti di quasi 2 milioni di abitanti inermi, tra cui donne e bambini, la possibilità di offrire loro un aiuto concreto.“Di fronte ai nostri occhi si sta consumando un terribile conflitto, per vittime civili senz’altro il più sanguinoso che il Vicino Oriente abbia mai conosciuto dal 2009, restare a guardare o limitarsi a condannare ciò che sta accadendo non solo non è sufficiente ma è criminale, per queste ragioni – annunciava Solidarité identités – abbiamo deciso diattivare immediatamente una raccolta fondi in aiuto del Popolo palestinese”.Così lo scorso sabato, in collaborazione con l’Associazione Al Baqyat Al Salehat, è avvenuta la consegna dei primi 40 pacchi alimentari per le famiglie palestinesi, per un totale di ca. 1.000 kg tra cui 200 kg di riso, 80 kg di pasta, 120 litri di olio d’oliva, 40 litri di tahini, 120 kg di zucchero, 40 kg di latte in polvere e 100 kg carne in scatola. A breve sarà lanciata una nuova raccolta fondi per l’acquisto di nuovi pacchi alimentari da destinare sempre alle famiglie palestinesi della Striscia di Gaza. (foto: Gaza)

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Obesità grave: rimedi

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 aprile 2012

Vivono un decennio meno della media e costano allo Stato ottantotto miliardi di euro l’anno. Sono gli obesi italiani, circa 6.000.000, il 10% della popolazione: di questi, almeno un milione potrebbe risolvere efficacemente i propri problemi di salute con interventi di chirurgia cosiddetta bariatrica (per ottenere una forte riduzione di peso scongiurandone le ovvie conseguenze). Ma solo poco più di 7000 persone vengono operate ogni anno. La mortalità correlabile all’eccesso di peso rappresenta un serio problema di salute pubblica in Europa, dove circa il 7,7% di tutte le cause di morte è legato a questa condizione, cui viene attribuito ogni anno almeno un decesso su 13. Nel nostro Paese, dove gli obesi sono aumentati del 25% dal 1994, manca una rete di centri a cui questi pazienti possano fare riferimento per essere curati al meglio e con successo, garantendo loro una più alta qualità di vita e meno rischi per le gravi malattie, come il diabete e i disturbi cardiovascolari, che li colpiscono nel 90% dei casi. Gli esperti riuniti nel Congresso nazionale della Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle malattie metaboliche (SICOB), che si svolgerà ad Abano Terme (PD) dal 18 al 20 aprile, chiedono alle Istituzioni di intervenire quanto prima perché la chirurgia bariatrica sia considerata un’operazione salvavita, quindi un investimento e non un costo. “È dimostrato, per esempio, che entro 3 anni dall’operazione – spiega Marcello Lucchese, presidente eletto della SICOB, Direttore della chirurgia bariatrica e metabolica del Policlinico di Firenze – l’intervento chirurgico consente al Servizio Sanitario Nazionale di risparmiare grandi quantità di risorse. È stato calcolato per esempio che in una Regione come la Lombardia, potrebbero essere trattati circa 42.000 pazienti: a fronte di un esborso di circa 233 milioni di euro si riscontrerebbe un risparmio pari a quasi 330 milioni di euro. Vogliamo realizzare un network di centri qualificati dotati delle più moderne attrezzature e di personale qualificato dedicato perché queste persone possano con sicurezza rivolgersi alla struttura più vicina a casa, eliminando il fenomeno della ‘migrazione sanitaria’. Nel 2011 sono stati eseguiti nei centri censiti dalla nostra società scientifica 7214 interventi di chirurgia bariatrica (nel 2008 erano 5974): 4093 al Nord, 1983 al Centro, 880 al Sud e 258 nelle isole. La rete rappresenta un progetto virtuoso di assistenza sanitaria che valorizza le risorse regionali a esclusivo vantaggio del paziente e della comunità scientifica”.
Il metodo più diffuso per misurare l’obesità è l’indice di massa corporea, in inglese Body Mass Index (BMI), ottenuto dal peso (in kg) diviso per la statura (in metri) elevata al quadrato. Il valore limite del BMI per il sovrappeso è 25 e per l’obesità è 30, stabiliti in base al rischio di patologie associate. Un BMI superiore a 40 è indice di obesità grave. “Le nostre linee guida – sottolinea il prof. Pietro Forestieri, presidente emerito della SICOB, Direttore del Dipartimento di Chirurgia dell’Università Federico II di Napoli – stabiliscono un criterio di BMI minimo (superiore a 40 Kg/m2 o compreso tra 35 e 40 Kg/m2 in presenza di almeno una comorbilità), al di sotto del quale la terapia chirurgica non dovrebbe, in linea di massima, essere presa in considerazione, salvo casi eccezionali ed in Centri multidiscipilinari ad elevati volumi di attività che possano garantire trial clinici controllati. Purtroppo esiste una notevole diversità di trattamento economico tra le varie Regioni e, in genere, gli interventi sono sottopagati. L’attuale sistema dei DRG (il rimborso dei ricoveri ospedalieri) è, nella gran parte dei casi, non solo non remunerativo ma, spesso, non riesce nemmeno a coprire le spese vive dell’intervento e del ricovero. Chiediamo con forza alle Istituzioni sanitarie l’adozione di una remunerazione specifica per ogni intervento, diversificata sulla base dei costi diretti e indiretti, estremamente variabili e facilmente documentabili”. L’aspettativa di vita nella popolazione severamente obesa è ridotta di 9 anni nelle donne e di 12 negli uomini. Sono molteplici i problemi che i grandi obesi affrontano nella quotidianità: spaziano dall’acquisto dell’abbigliamento adatto, al salire le scale, all’uso dei servizi igienici, fino al poter entrare in un’automobile. Queste persone sono talvolta oggetto di emarginazione sociale e lavorativa. Spesso non trovano un’occupazione, ma non hanno i requisiti per essere considerati invalidi a causa di normative che appaiono anacronistiche. Vi sono casi di giovani che pesano oltre 150 kg, malati obiettivamente, non ritenuti invalidi, ma nemmeno protetti né aiutati socialmente in alcun modo. “A determinare una condizione di obesità – continua il prof. Lucchese – possono contribuire fattori genetici, endocrini e metabolici, ma sicuramente la causa principale è un’eccessiva introduzione di cibo altamente energetico per errate abitudini ambientali o per un disturbo del comportamento alimentare su base psicologica unita ad una carenza di attività fisica che diviene poi, con l’aumentare del peso, sempre più difficile. La frequenza statistica di incidenza dell’obesità in Italia è quasi sovrapponibile a quella degli Stati Uniti. Negli ospedali dovrebbero esserci bilance capaci di misurare oltre i 140 kg e le apparecchiature per la TAC o la risonanza magnetica dovrebbero poter accogliere utenti di peso molto elevato o fuori misura, cosa che al momento non è possibile, anche se il diritto alla salute deve essere garantito a tutti, anche alle minoranze. Di solito l’apparecchio per la TAC può sopportare un peso fino a 150 kg e quello per la risonanza magnetica è troppo stretto per rischiare di farvi entrare un grave obeso”. Oggi in Italia, nella popolazione adulta, la percentuale di persone in sovrappeso è pari al 36,6% (maschi 45,6%; femmine 28,1%), mentre gli obesi sono il 10,6% (uomini 11,6%; donne 9,5%). “Questi dati sono in preoccupante aumento – conclude il prof. Nicola Basso, presidente uscente SICOB, Direttore del Dipartimento di Chirurgia Generale dell’Università Umberto I di Roma -. Per poter entrare nella rete ogni centro dovrebbe eseguire ogni anno almeno 150 interventi e garantire l’assistenza di un’equipe multidisciplinare, con adeguati mezzi per seguire i pazienti anche nella fase post-chirurgica, particolarmente complessa. Attualmente nel nostro Paese circa 100 strutture rispondono a questi requisiti ma non fanno parte di un network. Grazie alla rete potremmo operare un maggior numero di persone. Esiste infatti un enorme divario tra domanda ed offerta di terapia, a cui si somma un atteggiamento da parte di alcune Regioni di ostacolo alle richieste di aumento dell’attività chirurgica. È necessario cambiare la percezione del nostro operato da parte dei cittadini: non stiamo parlando di interventi estetici ma di una chirurgia potenzialmente salvavita per un milione di italiani”.

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Sulla tav ritorni la buona politica

Posted by fidest press agency su martedì, 28 febbraio 2012

Sulla questione Tav siamo arrivati al momento in cui ci si deve fermare e ragionare. Il livello dello scontro è diventato troppo alto. Oggi il bilancio umano che paghiamo è inaccettabile. Siamo in apprensione in seguito all’incidente di cui è rimasto vittima Luca Abbà, uno dei leader storici del Movimento No Tav della Val di Susa.
La buona politica deve ritornare a esercitare il suo ruolo e riaprire al dialogo con la popolazione valsusina. Noi non siamo per le prove di forza, ma per la concertazione. Il vuoto lasciato dalla politica ha già condotto a una tragedia. Esprimiamo la nostra solidarietà al giornalista de “La Stampa”, Marco Accossato, anche lui vittima di uno scontro che ha toccato un punto, mai prima di oggi, così elevato. (Monica Cerutti, Sinistra Ecologia Libertà)

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Nuovi scontri a Mogadiscio

Posted by fidest press agency su sabato, 18 febbraio 2012

Migliaia di civili sono in fuga dall’intensificarsi delle violenze e degli scontri vicino al corridoio di Afgooye, una zona a pochi chilometri a nord-ovest della capitale somala Mogadiscio dove quasi 41mila sfollati interni – un terzo degli sfollati interni somali -vivono in campi di fortuna ed insediamenti sempre più estesi costruiti ai lati della strada per Afgooye. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime preoccupazione per la sorte degli sfollati ed esorta tutti i gruppi armati e le forze militari coinvolti ad anteporre la protezione dei civili a qualsiasi altra considerazione. Nelle ultime due settimane, più di 7.200 somali sono stati costretti a fuggire da Afgooye. Più di 5.200 di queste persone sono scappate nel corso degli ultimi tre giorni a causa degli scontri che sono deflagrati martedì 14 febbraio. La maggior parte dei nuovi sfollati era già fuggita in precedenza, lasciando Mogadiscio ed altre zone della Somalia per i rifugi di fortuna del corridoio di Afgooye, e si sta dirigendo ora verso Mogadiscio.
Il 15 febbraio, 150 pullmini ed innumerevoli carretti trainati da asini che trasportavano persone sfollate, nonché molti sfollati a piedi, sono stati visti entrare a Mogadiscio attraverso uno dei punti d’ingresso della capitale dal personale dell’UNHCR in loco. Stando a quanto riferito dai team dell’Agenzia ONU per i rifugiati, alcuni nuovi sfollati si sono stabiliti negli insediamenti già esistenti a Mogadiscio, mentre altri si sono spostati in zone della capitale da cui
la popolazione è fuggita di recente oppure sono stati ospitati da amici e parenti. Alcuni sfollati sono riusciti a portare i propri averi con sé aMogadiscio, ma alcuni sono dovuti fuggire senza nulla. L’UNHCR, in collaborazione con altre agenzie, intende intensificare gli sforzi per assistere queste persone, fornendo loro ripari, alimenti ed acqua. Gli sfollati interni in Somalia sono circa 1,3 milioni, mentre i rifugiati somali ospitati nei paesi confinanti sono più di 968mila, di cui 520mila in Kenya, 203mila in Yemen e 186mila in Etiopia. In Somalia, dove i conflitti hanno generatoil numero più grande di rifugiati e sfollati al mondo dopo l’Afghanistan e l’Iraq, imperversa una delle crisi umanitarie peggiori e più preoccupanti di cui si occupa l’UNHCR.

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Un tagliando per il cuore

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 febbraio 2012

E’ quello che si potrà fare sabato 18 e domenica 19 febbraio negli ambulatori di cardiologia degli ospedali Maggiore, Bellaria, e di Bazzano, Porretta Terme e Vergato dell’Azienda USL di Bologna. Medici e infermieri saranno a disposizione per eseguire gratuitamente la valutazione del rischio cardiovascolare, con la misurazione della pressione e l’eventuale esecuzione dell’elettrocardiogramma. Verrà distribuito, inoltre, materiale informativo sui fattori di rischio cardiovascolari e su come prevenire un attacco cardiaco.
Nel dettaglio, sabato 18 febbraio, dalle 9 alle 13, saranno aperte le cardiologie degli ospedali Maggiore, Bellaria e di Bazzano, mentre domenica 19 febbraio, dalle 10 alle 12, quelle degli ospedali di Porretta Terme e di Vergato. Sempre domenica, dalle 14 alle 16, presso la sede della Pubblica Assistenza di Granaglione, si svolgerà un incontro pubblico con i cardiologi degli ospedali di Porretta Terme e Vergato sul tema “Come modificare il rischio cardiovascolare individuale”.L’iniziativa, giunta alla quarta edizione, si svolge nell’ambito di Cardiologie Aperte per il Tuo cuore, campagna nazionale per prevenire e contrastare le malattie cardiovascolari e sostenere la ricerca clinica in cardiologia, promossa dalla Fondazione HCF per il tuo cuore ONLUS e dall’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO).Una corretta prevenzione cardiaca e stili di vita sani sono elementi importanti per mettere il cuore al riparo dalle patologie cardiovascolari, responsabili nel territorio metropolitano bolognese di 202 morti ogni 100.000 abitanti (fonte: Registro di mortalità della Azienda Usl di Bologna, anno 2009). I dati dell’indagine PASSI, realizzata a Bologna nel 2010 con interviste telefoniche sulle abitudini e sugli stili di vita, indicano che il 25% della popolazione ha problemi di ipertensione, il 29% presenta livelli elevati di colesterolo nel sangue, il 41% pratica poca attività fisica, il 22% è completamente sedentario, il 25% fuma. Tra gli altri fattori di rischio cardiovascolare, l’indagine PASSI ha evidenziato che il 35% dei bolognesi è in sovrappeso e il 10% obeso.

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Bombardamenti contro la popolazione curda

Posted by fidest press agency su sabato, 31 dicembre 2011

English: Map of the Anatolia region in AD 1300...

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Ankara Sarebbero decine le vittime, tutte di nazionalità curda, di un bombardamento effettuato dall’aviazione turca nella provincia di Sirnak, nel sud est del Paese, al confine con l’Iraq. Secondo una fonte locale, le vittime del bombardamento facevano parte di un gruppo di una quarantina di persone che aveva oltrepassato la frontiera per attività commerciali con l’Irak. Le vittime sono bambini e giovani, di età compresa tra 12 a 18 anni, oltre ad alcuni pastori del villaggio. Attivisti locali e abitanti della provincia di Sirnex riferiscono che almeno 50 abitanti di Qılaban (Uludere) sono fuggiti per la loro sicurezza, quando gli F-16 turchi hanno cominciato a bombardare la zona questa notte. I residenti non hanno potuto constatare l’entità delle lesioni o raggiungere i feriti a causa del buio e della mancanza di elettricità nella regione. Le agenzia di stampa kurde Firat e Diha hanno pubblicato le foto della strage. Testimoni hanno riferito che i quattro caccia F-16 hanno bombardato il 28 dicembre alle 21,20 intorno al villaggio di Ortasu e a Uludere nella provincia di Sirnak. Lo Stato Maggiore Generale turco in un comunicato ha confermato il bombardamento. Il comando della divisione Gulyazi a Sirnak ha avvertito che queste persone erano conosciute e non erano combattenti del PKK. Il principale partito kurdo BDP ha decretato tre giorni di lutto e ha invitato i kurdi a scendere in piazza per protestare contro il massacro. Affermano Arturo Salerni, presidente di Europa Levante, e Mario Angelelli, presidente di Progetto Diritti: “Vi è necessità di un immediato cessate il fuoco nella regione del sud est dell’Anatolia, per questo chiediamo al Ministro degli Esteri Terzi di adoperarsi per favorire un intervento tempestivo dell’Unione Europea che spinga la Turchia al rispetto dei diritti civili e politici del popolo curdo e della sua richiesta di autonomia democratica, per porre fine ad un conflitto senza sbocco, e per giungere ad una soluzione pacifica e complessiva della questione curda che veda la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti, unica garanzia di una pace stabile e duratura, e condizione di un auspicabile allargamento alla Turchia dell’Unione Europea ”

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Come fare soldi? Investite sugli anziani

Posted by fidest press agency su sabato, 17 dicembre 2011

Italiano: Casa accoglienza anziani Giovanni Ca...

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In Italia il Paese del turismo, negli ultimi anni sono stati costretti a chiudere decine e decine di alberghi, molti dei quali hanno avevano fatto la storia del turismo nostrano. Non tutti gli hotel e pensioni si sono limitati solo a chiudere, ma hanno deciso di “riciclarsi” in residenze, a volte di lusso, dedicate agli anziani.
Gli economisti di mezzo mondo, infatti, condividono l’assunto che la terza e la quarta età rappresentino il business del futuro. Tutti i paesi già sviluppati, hanno un minimo comun denominatore: l’invecchiamento progressivo delle popolazioni residenti con una tendenza pressoché generale ad avere sempre meno figli.
Tra gli stati coinvolti maggiormente nel fenomeno vi è proprio l’Italia. Ed i numeri sono inequivocabili: entro il 2040 il numero degli ultra 65enni in Italia raddoppierà. Le persone con oltre 65 anni d’età risultano in aumento di 113.000 unità all’anno e ormai rappresentano 1/5 della popolazione. Nel 2040 corrisponderanno al 32,2% dei residenti. La popolazione italiana, tuttavia, è rimasta sostanzialmente invariata tra il 1981 e il 2001 (crescita zero), per poi riprendere ad aumentare nel primo decennio del III millennio, soprattutto in conseguenza dell’immigrazione che come è noto rallenta il processo dell’invecchiamento globale per la tendenza delle famiglie straniere ad avere più figli.
Il dato più preoccupante ed una delle conseguenze è che nel frattempo il numero dei giovani subirà una progressiva diminuzione. Anche i cittadini stranieri sono in costante aumento e costituiscono il 7,1% del totale.
Sotto il profilo demografico l’Italia si conferma uno dei paesi con il più basso tasso di natalità al mondo; nel 2010 il numero medio di nascite per donna è stimato a 1,40, di poco inferiore all’1,41 del 2009. La fecondità è dunque in una fase di assestamento. Si mantiene superiore a quella della metà degli anni ’90, in cui si toccarono i minimi storici, ma ancora non ha raggiunto il livello considerato ottimale per una popolazione, ovvero il livello di sostituzione delle coppie, pari a circa 2,1 figli per donna. Ma tra i fattori che influenzano maggiormente le previsioni non c‘è solamente l’invecchiamento della popolazione. Bisogna, infatti, considerare anche la fecondità e soprattutto le migrazioni.
Per Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, è un dato di fatto che l’aumento degli anziani, in Italia, metterà in crisi il welfare e quindi il sistema dei costi della salute e per tali ragioni i governi sono già occupati a cercare soluzioni alternative dal momento che la proporzione tra le persone attive e quelle non attive cambierà di molto.
La questione, però va vista anche dal lato delle opportunità che la popolazione anziana potrà rappresentare per l’economia. Gli anziani possono, infatti, rappresentare nuove utilità a livello di business. È un settore di mercato tutto da scoprire ed il mondo delle imprese globalizzate e della pubblicità se ne sta accorgendo. Senza contare i settori della tecnologia, dei trasporti e dei viaggi dove moltissimi prodotti sono già pensati per la terza e quarta età. Per esempio il gruppo Allianz, leader mondiale nel campo delle assicurazioni ha già lanciato sul mercato prodotti relativi alla terza età che sino a qualche anno fa erano impensabili per queste fasce di popolazione.

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Dalla sanità universale alla prevenzione

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2011

I malanni non hanno confini ma si diffondono ovunque anche in conseguenza dell’aumentata mobilità delle persone. La pandemia è la parola che sembra aver preso il posto delle epidemia per significare qualcosa di più vasto e immanente che può coinvolgerci anche se ci troviamo a grandi distanze dalla fonte infettiva. Non solo. Molte gravi malattie sono insidiose perché asintomatiche e alla fine possono rivelarsi infauste o procurano interventi invasivi e debilitanti. Logica vorrebbe che tutta la popolazione mondiale fosse soggetta ad un check-up periodico per individuare anzitempo l’insorgenza di potenziali e gravi malanni. Lo dobbiamo anche al fatto che i pericoli si annidano ovunque: nel cibo, nell’acqua, nei contatti interumani e nella loro mobilità, nella scarsa igiene personale, nell’uso e nell’abuso di farmaci e degli effetti collaterali che provocano, e via di questo passo. Ma tale pratica presume un costo gestionale elevato per via della sovrappopolazione del nostro pianeta. Essere in sette miliardi non ci aiuta di certo. Eppure se ci caliamo nella realtà italiana, per quanto la ricchezza nazionale sia limitata per non dire scarsa, possiamo dire che la prevenzione, tutto sommato, non costituirebbe un costo maggiore dell’attuale sistema. Tutto ciò perché abbiamo una filiera assistenziale molto dispersiva, eccessivamente dispendiosa e incapace di fare economie di gestione per via di interessi clientelari, di conflitti d’interessi, di rendite di posizione, di sprechi per mancanza di adeguati controlli e indirizzi virtuosi. Se spurgassimo l’assistenza da tali e tante bardature ci troveremmo a gestire un servizio capace d’essere prevenzione universale e trarne forti economie. A condizione, però, d’agire su tutta la filiera assistenziale a partire dal medico di base. Oggi, infatti quest’ultimo si riduce sempre più ad una funzione marginale nel processo terapeutico e per uscire dalla centralità del suo ruolo guida sia per seguire meglio i pazienti a lui affidati sia per indirizzarli nei ricorsi specialistici e di interventistica. Diversa sarebbe la prospettazione se gestisse direttamente l’iter terapeutico attraverso l’aggiornamento della cartella clinica da raccogliere in un chip inseribile nella tessera sanitaria, nel pianificare i necessari interventi, a che livello interrvenire e ad essere inserito in una equipe di specialisti per un’indagine comparata dello status clinico specifico. Oggi spesso uscendo dallo studio del medico di famiglia si tende ad andare alla visita specialistica a “tentoni” scegliendolo per “sentito dire”, per un ascolto televisivo, per una lettura e quanto altro. Non solo. Capita che rivolgendosi allo specialista in visita ambulatoriale si stabilisca un buon rapporto che finisce con l’esaurirsi alla successiva visita che non prevede il contatto con lo stesso sanitario ma è affidato al caso. Significa che al costo dell’assistenza pubblica si aggiunge quello del paziente che, alla fine, avverte la necessità di rivolgersi al privato.
Ciò spiega la necessità che l’assistenza vada riformata e che in tale ambito si passi alla prevenzione “universale”. Un processo inevitabile se teniamo conto delle premesse già fatte. Il mio studio parte da tali considerazioni ed è valutato per realizzarlo con “progetti pilota” a partire da alcune aree territorialmente limitate per favorire un’analisi accurata dei risultati e per introdurre, all’occorrenza, le varianti del caso ed anche per rispettare le caratteristiche e le specifiche esigenze del territorio sin esame. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Censimento generale della popolazione

Posted by fidest press agency su martedì, 20 settembre 2011

Institutul National de Statistica / National I...

Image by cod_gabriel via Flickr

Il 15° censimento generale della popolazione e delle abitazioni partirà a giorni e fotograferà la realtà italiana ad una data precisa: il 9 ottobre 2011. Per facilitarne la partecipazione, la rilevazione statistica coordinata dall’Istat ed effettuata ogni 10 anni presenta importanti novità: il questionario, indirizzato alle famiglie, arriverà a casa direttamente per posta; si potrà compilare e restituire online o consegnare presso qualsiasi ufficio postale o nei centri di raccolta istituiti nel comune di residenza anagrafica.

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