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Associazione popoli minacciati chiede immediata liberazione di Puigdemont

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 marzo 2018

Barcellona (Spagna) In seguito all’arresto dell’ex-presidente catalano Carles Puigdemont avvenuto lo scorso 24 marzo in Germania a ridosso della frontiera tedesco-danese, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede l’immediata liberazione del politico catalano e la possibilità che continui in modo sicuro il suo viaggio verso il Belgio. Se dovesse accertarsi il sospetto che l’arresto è avvenuto in seguito ad un’attiva collaborazione tra la polizia federale tedesca e i servizi segreti spagnoli, si tratterebbe di un grave scandalo politico. A tale proposito l’APM chiede massima trasparenza nello spiegare per quale motivo Puigdemont sia stato arrestato immediatamente dopo la frontiera con la Danimarca e non, come sarebbe stato più plausibile, già in Danimarca o in Finlandia.
La Svizzera, nella quale si è rifugiata Anna Gabriel del partito separatista di sinistra CUP, e il Belgio, non perseguitano i politici indipendentisti catalani. Evidentemente né la giustizia svizzera né quella belga condividono l’accusa spagnola secondo cui gli indipendentisti catalani sono criminali. Le autorità tedesche sembrano invece sposare la posizione spagnola e considerano il referendum indipendentista dello scorso autunno come ribellione, e cioè come un atto criminale.Secondo le dichiarazioni del portavoce del Dipartimento di Giustizia svizzero Franco Galli rilasciate al quotidiano svizzero le Temps, “un’eventuale richiesta di estradizione da parte della Spagna non avrebbe molte possibilità di essere accolta. Trattandosi “con grande probabilità di un delitto politico”, l’eventuale richiesta spagnola non potrebbe essere accolta né in base alla legislazione elvetica né in base alla Convenzione per i Diritti Umani Europea”. Il procedere della giustizia spagnola – oltre che contro Puigdemont sono stati avviati procedimenti penali contro altri dodici politici catalani ed emessi mandati d’arresto per sette politici rifugiatisi all’estero – è criticato anche nella stessa Spagna. Più di cento professori universitari di diritto penale hanno apertamente criticato in un manifesto pubblico la procura generale spagnola e la giudice Carmen Lamela del Tribunale nazionale (Audiencia Nacional). Secondo i professori di diritto penale, il referendum indipendentista voluto dalla presidenza parlamentare catalana e da parte dei suoi membri così come la seguente dichiarazione di indipendenza non assolvono gli elementi necessari per essere dichiarati “tumulto” o peggio ancora “ribellione”. Essi ricordano che per la fattispecie manca il fattore violenza, che costituisce l’elemento strutturale, la condizione affinché si possa procedere con l’accusa di ribellione. Sia durante il referendum sia durante la susseguente dichiarazione di indipendenza non vi sono stati atti di violenza commessi dagli iniziatori o dalla popolazione, gli unici atti di violenza sono stati iniziati durante il giorno del referndum dagli agenti della Guardia Civil. Allo stesso modo non vi sono appigli per l’accusa di tumulti poiché gli indagati non hanno mai preso parte o incitato a tumulti di alcun genere. E, continuano i penalisti, anche se vi fossero le circostanze per poter parlare di tumulti e di ribellione, si tratterebbe comunque di reati per i quali il tribunale nazionale non ha competenza. Questi dovrebbero invece essere giudicati da un tribunale locale di Barcellona. I penalisti ricordano che già in passato l’Audiencia Nacional ha più volte dichiarato di non avere competenza per i reati dei quali i politici indipendentisti sono accusati. Il manifesto dei professori di diritto penale critica infine anche la sproporzione della carcerazione preventiva decretata. Nell’attuale situazione con una giustizia fortemente politicizzata, è altamente improbabile che Puigdemont possa avere in Spagna un processo giusto e la sua estradizione con molta probabilità comporterebbe una condanna, che nel caso dell’accusa di ribellione può essere fino a 25 anni di carcere. Il conflitto catalano non può essere risolto dalla giustizia, né tanto meno da una giustizia politicizzata, ma deve essere risolto politicamente, meglio se con la mediazione dell’Unione Europea.L’arresto di Puigdemont in base a un mandato d’arresto europeo ricorda molto l’arresto dello scrittore tedesco Dogan Akhanli in Spagna. Allora l’arresto era stato voluto dalla Turchia. O ancora l’arresto avvenuto nel giugno 2007 ed eseguito dalle autorità italiane su richiesta della Cina del cittadino tedesco Dolkun Isa, difensore per i diritti umani uiguro e Segretario Generale del Congresso Mondiale degli Uiguri nonostante si sappia ormai che la Cina fa arrestare gli attivisti per i diritti umani accusandoli di terrorismo. In questo caso pare proprio che la giustizia tedesca si sia prestata a fare da aiutante a una giustizia spagnola altamente condizionata dalla politica.

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Rojava: azione di protesta di fronte all’ambasciata USA di Berlino

Posted by fidest press agency su sabato, 10 settembre 2016

berlinoL’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha inviato un appello a Barack Obama, per chiedere un sostegno pieno e incondizionato per i Kurdi e le altre minoranze nel nord della Siria. Nonostante le SDF (Forze democratiche siriane) guidate dalle milizie kurde dello YPG, le Unità di difesa dei popoli, siano leali alleati degli USA nella lotta all’IS e alle altre formazioni estremiste islamiche, Joe Biden aveva chiesto alle unità kurde di ritirarsi dall’area a ovest del fiume Eufrate, concessione fatta a Erdogan a seguito della visita in Turchia a fine agosto.Le concessioni di Biden al governo islamico di Ankara sono state viste come un tradimento dei Kurdi e delle altre minoranze, visto che l’esercito turco è entrato lo stesso giorno in territorio siriano a Jarablus, occupando territori che i Kurdi avevano liberato dall’IS – o mettendo villaggi nel nord della Siria sotto il controllo di gruppi islamisti “moderati”. In ogni caso gli islamisti “moderati” di Erdogan perseguono gli stessi obiettivi dell’IS in Siria, cioè stabilire uno stato basato sulla legge islamica. Se ci riusciranno, tutti i sacrifici dei giovani kurdi che hanno deciso di combattere contro la loro volontà saranno stati vani.
Negli ultimi tre anni, i Kurdi siriani e i loro alleati assiro-aramaici, arabi e turcomanni sono riusciti a cacciare l’IS, altre milizie islamiche, così come le truppe di Assad da una zona di 39.000 chilometri quadrati nel nord della Siria, lungo il confine turco-siriano e di stabilire un'”oasi di pace” nel mezzo della guerra civile siriana. Da allora, hanno rappresentato l’unico potere in Siria ad aver perseguito costantemente un’agenda laica, e hanno già accolto e protetto centinaia di migliaia di profughi. I Kurdi non hanno mai messo in discussione o tentato di minare la sovranità e l’integrità territoriale della Siria o della Turchia – anche se questo è ciò che il governo turco sta cercando di far credere al fine di giustificare gli attacchi di Erdogan.
Ciò per cui i Kurdi e le altre minoranze sono in lotta è uno stato federale democratico in Siria, un auto-governo per il Rojava, come viene chiamata l’area a nord della Siria. In Rojava la tutela delle minoranze e molti altri diritti civili sono già parte della vita di tutti i giorni. Sono ormai realtà diversi sono governi regionali autonomi istituiti con il rispetto delle quote relative alle minoranze che vivono nella regione. Non meno importanti sono stati gli sforzi per arrivare a garantire parità di diritti per le donne; inoltre, l’arabo, il kurdo, e l’aramaico sono già le lingue ufficiali della regione, che ha i suoi centri culturali e ha introdotto le proprie forze di difesa e di polizia. Ora, l’unico obiettivo di Erdogan è quello di distruggere questa “oasi di pace” nel nord della Siria. Gli Stati Uniti e tutta l’Unione Europea non devono in nessun caso tollerare l’attacco all’unica speranza di pace in Siria.

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