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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 296

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Vescovo di Odessa-Simferopol (Ucraina) ad ACS: «In questa guerra entrambi i popoli sono vittime»

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 aprile 2022

Parlando con Aiuto alla Chiesa che Soffre, per il vescovo cattolico romano di Odessa-Simferopol, mons. Stanislav Shyrokoradiuk OFM, uno dei motivi principali dell’invasione dell’Ucraina è il modo in cui la popolazione russa è stata male informata: «Noi ucraini siamo le vittime della guerra, il popolo russo è vittima della propaganda». Secondo mons. Shyrokoradiuk la guerra «non è un conflitto tra i nostri due popoli», tuttavia le persone che vivono in Russia non hanno accesso a informazioni complete, «quindi molti di loro sostengono il governo russo». Questo aggiunge più carburante all’aggressività. «Spero che i loro occhi si aprano, in modo che possa arrivare la pace», afferma il prelato.Mons. Shyrokoradiuk sottolinea che il suo Paese non ha alternative all’indipendenza, alla libertà e all’orientamento verso l’Europa. «Questa è la nostra strada che abbiamo scelto. Vogliamo continuare così, anche se per tutti noi è una via crucis». Il vescovo afferma che la sua città di Odessa si trova attualmente nell’«epicentro della guerra». Ogni giorno ci sono sirene di raid aerei e attacchi. «Tante rovine, tante lacrime, tanto sangue nel nostro paese». Nel primo mese di guerra centinaia di bambini sono stati uccisi o gravemente feriti. «I bambini hanno perso mani o piedi durante il bombardamento; è terribile!».La situazione è tesa negli altri due porti nord-orientali di Kherson e Mykolaiv. Kherson è stata completamente occupata e, nonostante l’esercito russo si sia ritirato da Mykolaiv, ci sono attacchi aerei quotidiani, spiega il vescovo Shyrokoradiuk.Nella notte tra il 28 e il 29 marzo un attentato ha distrutto anche un edificio appartenente alla parrocchia cattolica, riferisce il vescovo. «Tuttavia molte persone a Mykolaiv vogliono restare, e questa è la mia grande preoccupazione». Sono rimasti anche tutti i sacerdoti nelle zone di conflitto. «I sacerdoti guidano di villaggio in villaggio portando alla gente beni di prima necessità. Sono molto impegnati nel loro lavoro, anche se è molto pericoloso».Poiché il passaggio marittimo è interrotto, la diocesi di Odessa-Simferopol ha organizzato i propri veicoli merci, che prelevano cibo e medicine da Leopoli, spesso a rischio della vita. Leopoli è il punto centrale di distribuzione delle merci che arrivano dalla Polonia e dai paesi occidentali. L’assistenza umanitaria nella regione di Odessa è ora in gran parte assicurata, afferma il vescovo: «Aiutiamo indipendentemente dalla religione o dalla nazionalità: a Odessa vivono persone provenienti da 120 nazioni». La cooperazione con altre confessioni cristiane per aiutare la popolazione sofferente sta andando molto bene, anche con le Chiese ortodosse ucraine e i protestanti.Aiuto alla Chiesa che Soffre rappresenta un importante supporto. La fondazione pontificia è stata non solo la prima a offrire aiuto, ma si è anche impegnata a finanziare ulteriori veicoli in modo da garantire l’approvvigionamento a favore delle persone dei villaggi remoti. «Siamo molto commossi dalla solidarietà», conclude il vescovo Shyrokoradiuk.

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La pace dei popoli e quella di chi ci governa

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 marzo 2022

Da quando l’esercito russo ha invaso l’Ucraina, senza una ragione e con brutalità, in molti paesi del mondo la gente è scesa nelle piazze per invocare la pace. Ma sono state manifestazioni sterili nel senso che non hanno spostato di un millimetro l’arroganza dell’aggressore. E’ stata la cruda presa di coscienza di chi scende in piazza per una ragione valida ma non riesce per nulla a tacitare la volontà genocida di un tiranno. E allora che fare? Immagino una risposta diversa. Cosa accadrebbe se milioni di pacifisti armati solo di ramoscelli d’ulivo e guidati da una figura carismatica come potrebbe essere il Santo Padre varcassero i confini ucraini per dirigersi nelle zone dove infiamma la battaglia? E mettendosi davanti ai carri armati formano una barriera. Non credo a questo punto che gli aggressori sarebbero capaci di sparare a zero con i loro cannoni e far crepitare le armi di cui sono dotati. Suppongo che solo in questo modo i pacifisti e gli uomini e le donne di buona volontà potrebbero farsi rispettare e ottenere il risultato che ora invocano nelle piazze di tutto il mondo. (Riccardo Alfonso)

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Popoli fratricidi

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 marzo 2022

Disse Caino al Signore: “Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono? Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere”. Ma il Signore gli disse: “Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!”. Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato. Genesi, IV, 13-15 Russi e Ucraini sono popoli fratelli. Vladimir Putin pensa fermamente che siano un unico popolo con le stesse origini e la stessa religione. Per questo anche la terra deve essere una sola. I fratelli devono abitare nello stesso territorio e chiuderlo verso tutti gli altri. Inizialmente parlava a Volodymyr Zelensky come un fratello a cui tendeva la mano per condividere la stessa casa. Ma questi essendo un comico non lo ha voluto ascoltare. Uno pensava già alla terra e al ferro, l’altro si era dedicato a parole e atti umoristici, a cose leggere come un soffio. Ebbene Caino è un agricoltore, ama la terra, e la radice del nome può rimandare al significato di possedere o di fabbro, secondo interpretazioni diverse. La durezza del ferro delle lance o la pesantezza del possesso di terra sono nel nome di Caino. Abele è invece un pastore, secondo figlio di Adamo ed Eva, e il suo nome significherebbe soffio, alito, una cosa evanescente, o anche più semplicemente figlio. I due fratelli avevano le stesso Dio a cui fecero offerta dei loro prodotti, della coltivazione della terra e della pastorizia vagante nei pascoli. La Genesi narra che Dio guardò ad Abele ed alla sua offerta e non a quella di Caino. Le ragioni non sono così esplicite, ma l’adirato e invidioso Caino invitò Abele in campagna e lo uccise. Dio ne chiese conto, ma Caino tentò di negare. Il sangue di Abele gridava vendetta al cospetto di Dio che maledisse il fratricida. Questi temette di essere condannato a vita randagia ed essere ucciso da chiunque l’incontrasse. Era la paura della vigente legge del taglione. Ma Dio inibì ogni vendetta umana imponendo su Caino un segno di salvaguardia. Nessuno poteva toccare Caino. La giustizia divina non prevede la vendetta. Quella degli uomini sì. Putin, il fratello che guarda alla terra, finora non è riuscito a uccidere Zelensky, il fratello che parla leggero e muove il suo gregge verso pascoli occidentali. Da che parte stare non è nemmeno in discussione. Molti sperano però che qualche altro fratello di Putin, magari un oligarca diventato un fratello ricco che teme di diventare povero, lo faccia fuori. Quando sarà preso incontrerà giudici che credono che Caino non si debba toccare. L’avvocato della difesa si chiamerà Abele. Gian Luigi Corinto, geografo ambientale, collaboratore http://www.aduc.it

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Brasile: “Pacchetto veleni” minaccia i popoli indigeni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 febbraio 2022

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llarmata dall’approvazione del cosiddetto “pacchetto veleni” da parte della Camera dei Deputati brasiliana e in grande preoccupazione per la salute delle comunità indigene nelle regioni agricole dello stato sudamericano, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede con urgenza all’UE di avviare al più presto un divieto di esportazione di pesticidi altamente nocivi. “Molte comunità indigene sono messe in pericolo dall’applicazione di pesticidi estremamente tossici, distribuiti anche dall’impresa chimica tedesca BAYER”, riferisce Eliane Fernandes, referente per i popoli indigeni dell’APM. “In Germania e in Europa, i veleni altamente nocivi che sono ancora utilizzati in Brasile sono stati vietati da tempo – questo è scandaloso! L’esportazione di queste sostanze altamente pericolose deve essere fermata per legge e la società Bayer deve essere ritenuta responsabile delle gravi conseguenze causate dall’uso di tali sostanze”. La Camera dei Deputati brasiliana ha approvato mercoledì il disegno di legge PL 6299/2002, noto anche come “pacchetto veleni”. Ora la legge deve essere approvata dal Senato federale e poi dal presidente Jair Bolsonaro. Si apre il mercato per un certo numero di nuovi principi attivi, prodotti in particolare dalla Bayer, ma già vietati nell’UE. Il progetto di legge apporta anche una serie di modifiche all’ispezione, all’autorizzazione, al controllo e persino alla pubblicità dei pesticidi in Brasile. L’organizzazione ombrello indigena brasiliana APIB sulla sua pagina Instagram critica il fatto che l’Agenzia nazionale brasiliana per la sorveglianza sanitaria ANVISA e l’Istituto brasiliano per l’ambiente e le risorse naturali rinnovabili IBAMA saranno privati del potere di decidere l’approvazione o la non approvazione dei pesticidi e che entrambi gli organismi saranno responsabili solo dell’analisi del rischio delle sostanze. L’approvazione delle sostanze altamente tossiche sarebbe allora di esclusiva competenza del Ministero dell’Agricoltura. È noto per aver spinto l’opinione del gruppo trasversale di parlamentari che rappresentano gli interessi dei grandi proprietari terrieri, la cosiddetta “Bancada Ruralista”.

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Esperanto: Dal 1887 una lingua unisce i popoli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 luglio 2021

Nel 1887 il mondo era molto diverso da quello odierno, non solo a livello tecnologico. Non molti anni prima l’Impero francese aveva conosciuto l’umiliante sconfitta di Sedan ad opera del Regno di Prussia e aveva dovuto cedere l’Alsazia-Lorena. L’Italia sotto la monarchia Savoia proseguiva il suo percorso di unificazione. La Polonia allora non esisteva, divisa tra la Prussia, l’Austria-Ungheria e l’Impero russo. La penicillina era ancora sconosciuta. Le élite di allora parlavano francese. Il 26 luglio del 1887 un ebreo, Ludvik Zamenhof, consegnava a uno stampatore di Varsavia i suoi manoscritti, contenenti la prima grammatica e le prime opere di letteratura della lingua esperanto. Da questo momento inizia convenzionalmente una storia fatta di cultura e di vita. L’esperanto si diffonde per permettere a tutti e non solo a pochi privilegiati la comunicazione con persone di altra cultura. Tanti si appassionano: Tolstoj, Verne, Migliorini per citare alcune tra le personalità più famose. La letteratura esperantista è un esempio di inclusività: uomini e donne delle più diverse nazionalità (solo per fare qualche nome: la croata Spomenka Stimec, l’australiano Trevor Steele, l’inglese Anna Lowenstein, il giapponese Masao Myamoto, la rumena Julia Sigmond, la giapponese Teru Hasegawa, l’ungherese Kálmán Kalocsay, la tedesca Maria Hankel).Si scrivono in esperanto pagine di letteratura, lettere di amore, canzoni di amicizia, persone si abbracciano superando i confini. Chi potrebbe avere in odio una lingua così? “Fintanto che l’ebreo non sarà diventato padrone degli altri popoli – scrisse Hitler nel Mein Kampf – volente o nolente deve parlare la loro lingua, ma non appena essi dovessero divenire suoi servi, dovrebbero tutti imparare una sola lingua universale (per esempio l’esperanto!) in modo che anche con questo mezzo l’ebreo possa dominarli più facilmente”. Ovviamente si tratta di farneticazioni, l’esperanto non vuole sostituirsi ad alcuna lingua nazionale anzi vuole che tutte si sviluppino autonomamente e tutte contribuiscano a costruire una cultura mondiale di eguali.Il valore dell’esperanto come lingua ottiene numerosi riconoscimenti. Nel 1954 L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) ha approvato una risoluzione in cui viene riconosciuto che i risultati ottenuti dall’esperanto in materia di scambi culturali coincidono con i propri scopi ed ideali. Un ulteriore riconoscimento ancora più esplicito, è giunto nel 1985 con la risoluzione di Sofia, con la quale si chiede “al Direttore Generale di seguire costantemente lo sviluppo dell’esperanto come strumento per una migliore comprensione fra nazioni e culture diverse”. Ci sono bambini madrelingua. Molte altre persone, invece, imparano l’esperanto durante l’adolescenza o l’età adulta attraverso corsi in rete o in presenza, ad esempio presso i numerosi gruppi locali che compongono la Federazione Esperantista Italiana, la principale associazione esperantista in Italia. Esiste anche una Wikipedia in questa lingua, lanciata nel 2001 e forte di ben 300.000 articoli. Oggi come nel 1887 l’esperanto si dimostra uno strumento valido e attuale di comunicazione: l’auspicio è che l’UNESCO dichiari il 26 luglio Giornata Internazionale dell’Esperanto.

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Popoli e religioni uniti per la pace

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2020

Lo spazio al centro della piazza del Campidoglio, ornata dalla stella a 12 punte disegnata da Michelangelo è organizzato in modo da conciliare due esigenze apparentemente contraddittorie: la prudenza del distanziamento sociale dettata dall’emergenza sanitaria, e il sentimento, qui prevalente, volto “alla fraternità e all’amicizia sociale” che ha motivato l’Enciclica Fratelli tutti. Un evento, questo del 34° Incontro internazionale promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, che fa di Roma la capitale della pace: un evento “ridotto alla sua forma essenziale”, come ha rilevato Andrea Riccardi, ma non per questo meno evocativo, anzi ricco di contenuti che rinviano alla realtà drammatica che l’umanità sta attraversando, quando alla guerra, “madre di tutte le povertà”, si è aggiunta una terribile pandemia che impoverisce intere popolazioni e mina la solidarietà. “La lezione della recente pandemia – ha detto Papa Francesco – se vogliamo essere onesti, è la consapevolezza di essere una comunità mondiale che naviga sulla stessa barca, dove il male di uno va ma danno di tutti. Ci siamo ricordati che nessuno si salva da solo, che ci si può salvare unicamente insieme”. Alla tentazione di rinchiudersi in sé stessi, Riccardi contrappone la convinzione che “non ci si salva da soli, alle spalle degli altri, contro gli altri. Vale per l’Europa, vale per ogni continente”. E allora il tema della giornata – “Nessuno di salva da solo. Pace e fraternità” – coniuga i due elementi che fanno da filo conduttore di un percorso che può portare l’umanità all’uscita dal tunnel della paura e dell’egoismo. Insieme a papa Francesco, rappresentanti delle grandi religioni mondiali hanno pregato gli uni accanto agli altri, consapevoli che “la preghiera è la radice della pace”, e si sono poi ritrovati insieme, “come un arcobaleno di pace”, nel palco allestito davanti al palazzo Senatorio. Qui papa Francesco ha rivolto il suo appassionato appello: “C’è bisogno di pace! Più pace! Non possiamo restare indifferenti. Il mondo, la politica, la pubblica opinione rischiano di assuefarsi al male della guerra, come naturale compagna della storia degli uomini”. Il richiamo alle responsabilità della politica è stato raccolto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che insieme ai ministri Di Maio e Lamorgese, alla sindaca Raggi e al presidente della regione Lazio Zingaretti, aveva accolto Francesco ai piedi della scalinata della Basilica di Santa Maria in Ara Coeli: “La Repubblica Italiana onora e riconosce gli sforzi di dialogo in questa direzione, nella consapevolezza del ruolo di fondamentale importanza che le religioni hanno e possono dispiegare nel contribuire a un avvenire di sviluppo e di eguaglianza fra le persone e i popoli. La speranza sarà più forte di tutti gli ostacoli, non sarà più irraggiungibile se le donne e gli uomini di buona volontà si impegneranno vivendola concretamente nel loro quotidiano”. L’Appello di pace che ha concluso l’Incontro di Roma richiama tutti i temi della giornata: “Le guerre e la pace, le pandemie e la cura della salute, la fame e l’accesso al cibo, il riscaldamento globale e la sostenibilità dello sviluppo, gli spostamenti di popolazioni, l’eliminazione del rischio nucleare e la riduzione delle diseguaglianze, non riguardano solo le singole nazioni. Lo capiamo meglio oggi, in un mondo pieno di connessioni, ma che speso smarrisce il senso della fraternità”. E quindi, “ai responsabili degli Stati diciamo: lavoriamo insieme ad una nuova architettura della pace. Uniamo le forze per la vita, la salute, l’educazione, la pace”.

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La moneta dei popoli

Posted by fidest press agency su sabato, 22 agosto 2020

Da anni, oramai, conviviamo con una moneta che abbiamo considerato “unica” per il solo motivo che è comune a diversi paesi europei. Ma il prezzo che abbiamo dovuto pagare è stato, sin dall’inizio, molto caro. Il pedaggio attribuitici doveva servire alla Germania per tacitarla sul nostro debito sovrano già allora spropositato. I governi che si sono succeduti di destra e di sinistra si sono guardati bene dal ricercare una sana politica di contenimento della spesa e di oculata gestione delle entrate, ma ha continuato a sforare quel buco che oggi è diventato una voragine incontenibile poiché gli interessi passivi che dobbiamo sborsare sono diventati oltremodo onerosi per via di uno spread, in rapporto ai bond tedeschi di riferimento, che ci porta vicini mediamente al 5% mentre avremmo dovuto toccare non più del 2,5%.
Questa “servitù” monetaria gestita a piene mani dalla Germania ci ha messo in ginocchio giacché i tedeschi non hanno voluto sapere ragioni e hanno preteso per l’Italia, come per la Grecia, la Spagna, il Portogallo e l’Irlanda, una severa linea di rigore e tanto lo è stata che non siamo riusciti a riservare una parte delle nostre pur magre risorse per dare fiato alla crescita foraggiando la ripresa imprenditoriale del paese.
Così l’euro è diventato per molti una “moneta avvelenata” dando ragione a quanti sostengono che “non è una moneta a fare un popolo ma sono i popoli a fare una moneta” e se non riescono questi popoli a crescere insieme e a darsi regole comuni di certo non si può pensare al miracolo industriale ed economico dell’Europa. Restiamo un popolo con una moneta di altri e ci pesa, per giunta, come un macigno. Siamo messi con le spalle al muro? Siamo stati sospinti in un vicolo cieco? Assolutamente si e, a mio avviso, possiamo uscirne non ritornando alla lira ma costruendo un’Europa diversa, più Mediterranea stabilendo un’alleanza con i paesi africani e asiatici che si affacciano nel mare nostrum o vi si trovano nei pressi e allacciando un’intesa con i due colossi del momento: la federazione russa e la Cina. Diventeremmo una forza invincibile avendo dalla nostra le risorse energetiche, i capitali, i mercati e la capacità di competere alla pari con il resto del mondo. Sarebbe una risposta eloquente a quella parte dell’Europa che non riesce a vedere oltre il proprio naso. (Riccardo Alfonso)

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Meeting per l’Amicizia fra i Popoli

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 agosto 2020

Rimini dal 18 al 23 agosto Palacongressi. Anche quest’anno l’Università Cattolica partecipa al Meeting per l’Amicizia fra i Popoli. Una Special Edition, intitolata “Privi di meraviglia, restiamo sordi al sublime” che, per il particolare momento storico che il nostro Paese e il mondo intero stanno vivendo a causa della pandemia da Covid-19, si presenta al grande pubblico in una nuova veste. Per garantire totale sicurezza ai partecipanti e per essere in linea con le direttive sanitarie, gli oltre 50 eventi del Meeting 2020 saranno realizzati in forma digitale e trasmessi in modalità blended con la possibilità di una partecipazione fisica di un numero contingentato di persone ad alcuni incontri.Un programma fitto di incontri cui la Cattolica dà il suo contributo scientifico con la partecipazione di docenti di differenti aree disciplinari. Intervengono Walter Ricciardi e Roberto Bernabei, entrambi docenti nella facoltà di Medicina e Chirurgia, Antonella Sciarrone Alibrandi, pro rettore vicario, l’economista Luigi Campiglio e i sociologi Chiara Giaccardi e Mauro Magatti.
Si comincia mercoledì 19 agosto, alle ore 19.00, con il dibattito Ripartire o rifare?, che si tiene nell’ambito dei Talk Show Live Dopo il Covid #quellicheripartono, a cura di Fondazione per la Sussidiarietà in collaborazione con ASviS, CDP – Cassa Depositi e Prestiti e Fondazione Symbola e dedicati al tema della sostenibilità nelle sue varie accezioni.
Venerdì 21 agosto, alle ore 11.00, si parla di cura e salute nel corso dell’incontro Il futuro dei sistemi sanitari dopo la pandemia. Come deve cambiare l’organizzazione sanitaria in una epoca in cui le grandi malattie infettive sono tornate di attualità?
Alle ore 15.00 ancora salute e cura in primo piano con l’incontro Sanità pubblica: una integrazione possibile tra statale e privata? Una tra le polemiche più accese nate durante il Covid-19 ha riguardato il ruolo della sanità privata fino a mettere in discussione il sistema misto statale-privato nell’ambito del servizio sanitario nazionale.
Alle ore 16.00 è la volta del webinar Re-imparare a insegnare trasmesso su Zoom Professional.
Alle ore 19.00, infine, all’interno del ciclo di Talk Show Live Dopo il Covid #quellicheripartono organizzato dalla Fondazione per la Sussidiarietà, si tiene l’evento L’io in azione: conoscenza e creatività dove il prorettore vicario dell’Università Cattolica Antonella Sciarrone Alibrandi dialogherà con il rettore dell’Università Bicocca Giovanna Iannantuoni, sull’impegno dell’università per la sostenibilità, in particolare nella ricerca e nelle pari opportunità.
Sabato 22 agosto, alle ore 13.00, si parla di sviluppo e imprese sostenibili nell’Incontro al futuro: Africa e nuove tecnologie. Introdotti da Giacomo Ciambotti, Research fellow all’Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica (Altis), Letizia Moratti, presidente E4Impact Foundation, e Bitange Ndemo, Professor of Entrepreneurship at the University of Nairobi’s Business School, racconteranno storie di sviluppo sostenibile. Tutti gli eventi, oltre che sulle piattaforme digitali del Meeting (sito, social, canale Youtube), si potranno seguire in streaming anche dal sito dell’Università Cattolica: http://www.unicatt.it.

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La Federazione Russa ignora ripetutamente i diritti dei popoli indigeni

Posted by fidest press agency su domenica, 31 Maggio 2020

I popoli indigeni cercano di proteggere la loro terra dalla distruzione ambientale causata dalla ricerca e dall’estrazione di materie prime. Questa è una spina nel fianco dei servizi segreti russi: in un’intervista all’agenzia di stampa TASS, il vicecapo dei servizi segreti, il generale Vladimir Kulishov, si è lamentato ieri dei “sostenitori stranieri” dei popoli indigeni e dei ricercatori polari. L’accusa che ogni protesta contro il governo russo sia controllata da agenti stranieri è un classico della propaganda di Putin. I popoli indigeni della Russia hanno tutto il diritto di difendere il loro territorio e il loro stile di vita contro gliinteressi di sfruttamento delle industrie estrattive. Kulishov è a capo delle autorità di controllo delle frontiere e della guardia costiera, che sono sotto il controllo dei servizi segreti FSB. Nella fase finale della seconda guerra cecena, combattuta dal 1999 al 2009, è stato a capo del FSB in Cecenia (2006-2008). È accusato di innumerevoli crimini contro la popolazione civile. Nell’agosto 2008 è diventato vicedirettore dell’FSB per tutta la Russia e vicepresidente del Comitato nazionale antiterrorismo. Dal 2013 è responsabile della guardia costiera e della sorveglianza delle frontiere. Ha già ricevuto diverse medaglie militari per il suo lavoro. Ha il grado di generale dell’esercito perché l’FSB è affiliato all’esercito. Le organizzazioni non governative in Russia, che ricevono donazionidall’estero, devono registrarsi come “Agenti stranieri” dal 2012. Da allora la legge in materia è stata più volte inasprita. Per le organizzazioni interessate, la registrazione comporta una notevole limitazione delle loro attività. Fare completamente a meno delle donazioni dall’estero di solito non è un’opzione, tanto che molte organizzazioni hanno dovuto chiudere.

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“In-Contro: Comunità, popoli, nazioni”

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 agosto 2019

Assisi dal 19 al 22 settembre si terrà “In-Contro. Comunità, popoli, nazioni” nella quinta edizione del Cortile di Francesco. Personalità della società civile, del mondo della religione, dell’arte e del giornalismo, si confronteranno sui temi dell’economia, della comunicazione, dell’ambiente e dell’incontro tra culture e mondi lontani. L’apertura dell’evento sarà affidata al direttore dell’Earth Institute alla Columbia University, Jeffrey Sachs, con una lectio sul futuro dell’economia internazionale. A chiudere la quattro giorni il fotografo Sebastião Salgado e il Cardinale Gianfranco Ravasi in dialogo, tra parole e immagini, su popoli, comunità e ambiente tema, quest’ultimo, che ritroviamo nell’immagine ufficiale dell’evento rappresentata da uno scatto del maestro brasiliano in Amazzonia. Tra gli appuntamenti anche lo spettacolo teatrale di Giancarlo Giannini che reciterà alcuni passi del Cantico delle Creature, dell’Eneide e di Leopardi.
Saranno più di 70 i relatori e 42 gli incontri in programma, raggruppati in tre sezioni: Comunità stanziali e comunità in transito; Conoscenza e formazione, comunicazione e informazione; Economia Globale. Tra i partecipanti: il Presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia; il filosofo Massimo Cacciari; lo storico Franco Cardini; il Presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri; gli economisti Carlo Cottarelli, Jean Paul Fitoussi e Mario Monti; i giornalisti Pietrangelo Buttafuoco, Marco Damilano, Corrado Formigli, Federico Fubini, Massimo Giannini e Federico Rampini; il Presidente della FNSI, Giuseppe Giulietti; l’Amministratore delegato RAI, Fabrizio Salini; il fotografo Oliviero Toscani; gli architetti Fuksas e Doriana Mandrelli; l’artista Emilio Isgrò; e il missionario Comboniano, padre Alex Zanotelli.“Il cuore del Cortile di Francesco di quest’anno batte già per quello che sarà uno degli appuntamenti più importanti del 2020 The Economy of Francesco – ha dichiarato il direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, padre Enzo Fortunato -. Il tema centrale dell’evento è l’in-contro tra popoli e culture diverse. È quanto mai urgente porre una riflessione scevra da pregiudizi, paure e ideologie. Alcuni panel riguarderanno in modo significativo e concreto la possibilità di una economia circolare alla luce delle gravi difficoltà che sta vivendo l’uomo contemporaneo”.L’evento, organizzato dal Sacro Convento di Assisi, dal Pontificio Consiglio della cultura e dell’Associazione “Oicos riflessioni”, in collaborazione con la Conferenza Episcopale Umbra e la Regione Umbria, punta ad offrire uno spazio di in-contro fra mondi e culture diverse in dialogo.Al Cortile di Francesco sono previste video proiezioni ed eventi artistici: mostra di Mimmo Paladino e concerto di Giovanni Allevi. Il programma completo e le informazioni sull’evento http://www.cortiledifrancesco.it.

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Castelli, “Mettere da parte tifoserie e remare tutti nella stessa direzione”

Posted by fidest press agency su domenica, 2 giugno 2019

Ha scritto su Facebook il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli: “Ieri sono stata a Trento, per il Festival dell’Economia, terra di De Gasperi, Padre della Repubblica e dell’Europa dei popoli.
È un territorio, quello del Trentino Alto Adige, dove, più che in altri, si respira la travagliata storia del nostro Paese. Una storia che non dobbiamo mai dimenticare, perché solo così si eviterà di ripetere gli stessi errori.
È una stagione di cambiamenti, e come spesso accade si incontrano resistenze, ma questo è quello di cui c’è bisogno per dare un futuro alla nostra generazione ed a quelle che verranno dopo di noi.
Sarebbe bello mettere da parte le tifoserie, maggioranza e opposizioni, e remare tutti nella stessa direzione, nell’interesse dei cittadini e del Paese.
Porre fine alle fibrillazioni, ai retroscena, per realizzare quello che i cittadini ci hanno chiesto di realizzare, perché – come diceva De Gasperi – “la politica è realizzare”.
Viva l’Italia, viva la Repubblica!

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Un Europarlamento a metà

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 Maggio 2019

Le elezioni europee 2019 hanno chiamato alle urne, in tutti i Paesi che compongono l’Unione, circa 430 milioni di elettori. Di questi solo la metà di essi, vale a dire poco più di 200 milioni di cittadini, hanno espresso voto utile in base alla varietà dei partiti candidatisi a rappresentarne le idee e le aspettative politiche dei loro popoli. Lo scacchiere politico derivato da questa ennesima tornata elettorale-farsa, al netto di quella che è stata la mancata affluenza alle urne, oltre ovviamente alle schede bianche, nulle e alle deleghe espresse a quei partiti che non hanno superato le soglie di sbarramento fissate, è di conseguenza nella sua portata democratica e della rappresentatività complessiva fortemente limitato.Anche questo Parlamento europeo pertanto dovrà, al suo avvio, fare i conti col grande e incolmabile handicap determinato da una mancata “pienezza” di rappresentatività dell’espressione politica della maggioranza popolare.Se questo organismo istituzionale fosse davvero un organismo sovranazionale democratico non dovrebbe avere le mega ghigliottine elettorali e della rappresentatività che invece ha, ma essere quel contenitore aperto nel quale garantire quantomeno la visibilità di tutte le anime politiche dei popoli e delle civiltà che lo compongono. Anche a costo di incidere sul numero stesso degli eurodeputati, rapportandone il loro numero all’esatta moltitudine dei consensi utili fuoriusciti dalle urne, cosa che almeno investirebbe questi “rappresentanti” di quella carica di autorevolezza che tanto lascia a desiderare se il numero fisso di 750 unità compositive scatta sempre e comunque “a prescindere”.E’ questa la vera benzina dell’astensionismo. Ed è solo questa la causa dell’allontanamento degli elettori dalle urne. La rappresentatività e la democrazia sono aspetti troppo nobili e importanti da essere così barbaramente vilipesi e saccheggiati in nome di falsi sovranismi, populismi, popolarismi, socialismi e ambientalismi di facciata, che invece mascherano una enorme mole di interessi privati e le attività e la sete di potere di lobbies e consorterie ben collaudate.

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La sovranità appartiene ai popoli non ai mercati

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

Roma. Le parole di Günther Oettinger, che a maggio scorso aveva dichiarato che ‘i mercati insegneranno agli italiani a votare’, non sono state dimenticate da Fratelli d’Italia, che oggi ha consegnato al Commissario Ue due copie della Costituzione italiana, una in italiano e una in tedesco, durante la sua audizione alla Camera. “Vogliamo ribadire – ha dichiarato nel suo intervento il deputato e coordinatore nazionale di FDI Guido Crosetto – al commissario Oettinger che, se avrà voglia di leggere la nostra Costituzione, troverà scritto che la sovranità appartiene al popolo e non ai mercati”. “Fratelli d’Italia – ha aggiunto Francesco Lollobrigida, capogruppo alla Camera e membro della commissione Ue – non permetterà mai che i burocrati europei pieghino la libertà dei popoli”.

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IDEE per l’Europa dei Popoli

Posted by fidest press agency su martedì, 3 luglio 2018

Rinnovato giornale culturale, metapolitico, nazional-popolare, identitario, patriottico e sovranista… Presente e scaricabile comodamente online, stampato in 50.000 copie a diffusione militante, nei circoli e librerie d’area… Obbiettivo ambizioso: un mensile cartaceo in tutte le edicole d’Italia, dal prossimo gennaio 2019. Un progetto editoriale promosso dal vulcanico Mario Borghezio (storico eurodeputato leghista, vice capo gruppo delle “destre europee”, capo delegazione della commissione esteri, presidente della Fondazione federalista per l’Europa dei Popoli). Suo “braccio destro” in questa operazione culturale, trasversale e apartitica, è il “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini (esponente della destra sociale, radicale e tradizionalista, presidente del movimento Fare Fronte, candidato con Fratelli d’Italia, alle scorse elezioni politiche). Questo lo “zoccolo duro” della squadra: Luciano Lucarini (editore), Andrea Rognoni (direttore responsabile), Max Bastoni (capo redattore e consigliere regionale lombardo), Edoardo Anghinelli (segretario di redazione).

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Transumanza: Popoli, vie e culture del pascolo

Posted by fidest press agency su sabato, 21 aprile 2018

Roma 4-6 maggio 2018 Piazza Guglielmo Marconi 14 museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini”
Per il secondo anno il Museo delle Civiltà ospita la manifestazione Archeofest.Sperimentare è un ottimo metodo per comprendere ed imparare. Sperimentare la Storia, attraverso attività manuali e lo studio delle tecnologie antiche, ci consente di trasformarla da bagaglio nozionistico ad agire quotidiano.Lo studio della Preistoria e della Storia, attraverso l’Archeologia sperimentale, non si limita al racconto delle tecnologie usate nel passato, ma porta alla riscoperta del mondo naturale in cui vivevano i nostri antenati e dal quale ricavavano il necessario per il vivere quotidiano.L’Archeologia sperimentale è un importante strumento di recupero del rapporto con la natura, ma anche lo strumento didattico per comprendere una storia che da millenni accompagna il nostro cammino.
L’Associazione Culturale Paleoes – eXperimentalTech ArcheoDrome, fondatore, insieme alla CoopAcai Phoenix dell’RTI ADITUM Cultura, concessionario delle attività culturali e didattiche del Museo delle Civiltà (EUR, Roma) organizza l’evento Archeofest 2018, il festival di Archeologia sperimentale giunto alla V edizione, presso il Museo delle Civiltà, nello specifico presso il museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini”, nei giorni 4-6 maggio.
Il festival verrà presentato in una giornata speciale, il 28 aprile, al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, presso il quale si terrà una tavola rotonda sull’Archeologia sperimentale, pubblica e partecipata e saranno presenti aree sperimentali accessibili al pubblico.

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La moneta dei popoli

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 marzo 2018

Da anni, oramai, conviviamo con una moneta che abbiamo considerato “unica” per il solo motivo che è comune a diversi paesi europei. Ma il prezzo che abbiamo dovuto pagare è stato, sin dall’inizio, molto caro. Il pedaggio attribuitici doveva servire alla Germania per tacitarla sul nostro debito sovrano già allora spropositato. I governi che si sono succeduti di destra e di sinistra si sono guardati bene dal ricercare una sana politica di contenimento della spesa e di oculata gestione delle entrate, ma ha continuato a sforare quel buco che oggi è diventato una voragine incontenibile poiché gli interessi passivi che dobbiamo sborsare sono diventati oltremodo onerosi per via di uno spread, in rapporto ai bond tedeschi di riferimento, che ci porta vicini mediamente al 5% mentre avremmo dovuto toccare non più del 2,5%.
Questa “servitù” monetaria gestita a piene mani dalla Germania ci ha messo in ginocchio giacché i tedeschi non hanno voluto sapere ragioni e hanno preteso per l’Italia, come per la Grecia, la Spagna, il Portogallo e l’Irlanda, una severa linea di rigore e tanto lo è stata che non siamo riusciti a riservare una parte delle nostre pur magre risorse per dare fiato alla crescita foraggiando la ripresa imprenditoriale del paese.
Così l’euro è diventato per molti una “moneta avvelenata” dando ragione a quanti sostengono che “non è una moneta a fare un popolo ma sono i popoli a fare una moneta” e se non riescono questi popoli a crescere insieme e a darsi regole comuni di certo non si può pensare al miracolo industriale ed economico dell’Europa. Restiamo un popolo con una moneta di altri e ci pesa, per giunta, come un macigno. Siamo messi con le spalle al muro? Siamo stati sospinti in un vicolo cieco? Assolutamente si e, a mio avviso, possiamo uscirne non ritornando alla lira ma costruendo un’Europa diversa, più Mediterranea stabilendo un’alleanza con i paesi africani e asiatici che si affacciano nel mare nostrum o vi si trovano nei pressi e allacciando un’intesa con i due colossi del momento: la federazione russa e la Cina. Diventeremmo una forza invincibile avendo dalla nostra le risorse energetiche, i capitali, i mercati e la capacità di competere alla pari con il resto del mondo. Sarebbe una risposta eloquente a quella parte dell’Europa che non riesce a vedere oltre il proprio naso.

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Una sentenza storica che deciderà del futuro dei popoli indigeni brasiliani

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 agosto 2017

popoli indigeni brasilianiLa prossima settimana, la Corte Suprema del Brasile emetterà una sentenza storica che potrebbe sferrare il più grave colpo ai diritti territoriali indigeni dai tempi della dittatura militare.La sentenza è attesa per mercoledì 16 agosto, quando i giudici decideranno se includere una proposta sui diritti territoriali indigeni redatta dall’ufficio del procuratore generale. Nel frattempo sono previste proteste su larga scala in molte parti del paese.
Secondo tale proposta, i popoli indigeni che non stavano occupando le terre ancestrali alla data, o prima, del 5 ottobre 1988, quando l’attuale costituzione del paese entrò in vigore, perderanno il diritto di vivere lì.Se i giudici dovessero essere favorevoli, in Brasile il livello di riconoscimento dei diritti indigeni precipiterà indietro di decenni, con il rischio di distruggere centinaia di tribù autosufficienti, che dipendono dalla loro terra per l’autonomia e per la sopravvivenza.L’organizzazione brasiliana pan-indigena APIB sta coordinando numerosi eventi e proteste nella capitale Brasilia e altrove. Le manifestazioni si protrarranno fino alla sentenza con lo popoli indigeni brasiliani1slogan: “La nostra storia non è iniziata nel 1988. Niente limiti di tempo”.
La proposta del Presidente Temer di adottare un parere legale controverso ha suscitato grandi proteste indigene a Brasilia. Secondo gli attivisti, la proposta sarebbe stata spinta dal presidente Temer con l’obiettivo di rinsaldare la sua posizione politica. Da quando ha assunto l’incarico, nell’aprile 2016, a seguito dell’impeachment dell’ex presidente Dilma Rousseff, Temer ha collezionato valutazioni del suo operato misere, instabilità e proteste diffuse.
Se diventerà politica, la misura avvantaggerà la lobby agroalimentare rurale del Brasile, che considera la protezione delle terre dei popoli indigeni come un inutile ostacolo al profitto.Ulteriori dettagli sulla sentenza e sulla situazione generale dei popoli indigeni qui.I Guarani Kaiowá del Brasile sud-popoli indigeni brasiliani2occidentale sono solo una delle tante tribù che sarebbero colpite. Se la misura verrà approvata, non potranno mai recuperare la maggior parte della loro terra.”La nostra storia non è iniziata nel 1988″ – è lo slogan principale della campagna di APIB contro la sentenza. © APIBUno dei portavoce dei Guarani, Eliseu Guarani, ha dichiarato: “Per noi è durissima… non ci saranno altri riconoscimenti giuridici dei territori indigeni… Ma ci sono violenze, che tutti noi subiamo, attacchi da parte dei paramilitari, criminalizzazione e razzismo”.
Survival International sta conducendo una campagna contro la misura, che è illegale sotto il profilo del diritto internazionale, e ha invitato i suoi sostenitori ad agire.
“Il furto di terra è il problema più grande che i popoli tribali devono affrontare, e questa proposta è poco più che un manifesto di land grabbing” ha commentato il direttore generale di Survival Stephen Corry. “È un brusco taglio ai diritti territoriali indigeni, ceduti ad allevatori, taglialegna, baroni della soia e altri interessi costituiti.” (foto:popoli indigeni brasiliani)

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I Principi Imperiali Asburgo-Lorena a Milano

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2015

lombardo venetoMilano Tre intense giornate milanesi per l’Arciduca Ereditario Carlo d’Asburgo Lorena e per suo fratello Giorgio: il bicentenario dell’istituzione del Regno Lombardo Veneto ha dato l’occasione di una storica visita ufficiale alla citta lombarda, organizzata dal Circolo del Regno Lombardo Veneto e del St-Georg Orden col beneplacito della Imperial Regia Cancelleria della Famiglia Asburgo, che si è articolata in appuntamenti pubblici e privati, in cui gli Arciduchi hanno avuto modo di incontrare non solo esponenti della nobiltà, ma anche autorità civili, religiose e accademiche, e illustri membri della società civile. La visita si è aperta venerdì scorso con una lectio magistralis tenuta dall’arciduca Carlo nell’Università Cattolica di Milano, in cui ha illustrato quali siano gli intendimenti e gli sforzi che ancor oggi -seppur senza avere troni e corone- gli Asburgo stanno profondendo per una vera Europa cristiana e federale, in cui la Mitteleuropa (ossia i popoli e le regioni del vecchio Impero – e fra questi, anche Lombardia e Veneto) deve ritrovare il suo ruolo guida. Nel pomeriggio, visite private in Regione e in Arcivescovado, per concludere con una cena offerta dal conte friulano Giuseppe Rizzani. Il sabato è stato dedicato alle cerimonie del Konventum del St-Georg Orden: la Serbidiola (l’inno imperiale, musicato da franz Joseph Haydn nel 1797) è risuonata in Piazza Duomo, eseguita dalla Banda Imperial Regia, che segue gli Asburgo nelle loro visite in Europa. Poi, una solenne Messa e l’incontro con un variegato e numeroso pubblico davanti alla Chiesa di San Carlo al Corso, dove chiunque ha potuto conoscere e salutare gli eredi di Cecco Beppe. Alla sera, invece, durante un più esclusivo galà nelle sale di Palazzo Bocconi, più di duecento persone appartenenti all’aristocrazia e provenienti da tutto il vecchio Impero hanno levato i calici alle migliori fortune del Lombardo Veneto e della Casa Imperiale, chiudendo così la parte pubblica di queste prime celebrazioni. Domenica l’Arciduca Georg ha invece incontrato, in stretta cerchia, Soci e Amici del Circolo del Regno Lombardo Veneto, incoraggiandoli a proseguire nell’opera di custodia della tradizione e della storia dell’antico Regno, guardando al futuro per costruire un’Europa migliore. Le celebrazioni proseguiranno poi con l’ormai tradizionale Convegno di Studi Mitteleuropei che il Circolo del Regno Lombardo Veneto, in collaborazione con l’Associazione Culturale Aristocrazia Europea, ha fissato per il prossimo sabato 21 novembre (foto: lombardo veneto)

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Expo 2015: artista messinese porta colori, odori e aromi dei mercati di Sicilia

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2015

saloniaAll’Expo 2015 di Milano l’artista siciliano Dimitri Salonia, di Messina, porta i colori, gli odori e gli aromi dei mercati dell’isola. “Questa iniziativa dei mercati siciliani – ha spiegato – la sto portando avanti da più di trent’anni. I mercati in Sicilia di origine araba oggi stanno scomparendo perché la maggior parte di questi venditori, che proponevano questo cibo eccellente a poco prezzo, non erano autorizzati e venivano considerati abusivi. Così hanno praticamente distrutto quasi tutti i mercati e io vado a raccogliere queste voci, odori e memorie portandoli nel mondo e l’occasione giusta è l’Expo di Milano”.
“Il Mediterraneo – spiega – è il luogo dove si sono affacciati da millenni i popoli che hanno costruito la storia dell’umanità e dove Ulisse viaggiava alla ricerca delle Colonne d’Ercole. Purtroppo quando Cristoforo Colombo andò oltre le Colonne d’Ercole, il Mediterraneo si è perso ed è finita la nostra civiltà. Noi vogliamo recuperarla questa civiltà, perché è qui che è nata la vita!”. “Io – dice all’Italpress in riferimento al dramma dell’immigrazione – ho una gran pena per questa gente che scappa dalle guerre, ha fame ed ha bisogno di aiuto”.“Noi siciliani siamo stati un popolo di emigranti e provo orrore quando vedo che li vogliono respingere”. In merito all’Expo, poi afferma: “È una grandissima opportunità, non la volevano fare perché dicevano che non avevamo i soldi. Ma che cosa vuol dire? Proprio perché siamo in crisi bisogna cercare nuove opportunità. Dobbiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo fatto noi italiani, non dobbiamo più piangerci addosso perché siamo un popolo di poeti, artisti e navigatori e bisogna continuare su questa strada”. (Testo a cura di Christian Flammia) (foto: salonia)

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Giornata internazionale popoli indigeni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 agosto 2013

In occasione della Giornata Mondiale dei Popoli Indigeni (9 agosto), l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) vuole ricordare la difficile e pericolosa situazione degli attivisti per i diritti umani indigeni. In molti paesi del mondo gli Indigeni che lavorano per il rispetto dei diritti delle proprie comunità corrono grandi pericoli. Perseguitati per il loro impegno da polizia, autorità, latifondisti e/o multinazionali, gli attivisti indigeni per i diritti umani sono troppo spesso vittime di arresti arbitrari, persecuzioni, torture e omicidi. I popoli indigeni normalmente non possano contare su lobby che difendano i loro interessi nei paesi in cui vivono e quindi i crimini commessi contro di loro restano perlopiù impuniti. La Dichiarazione dell’ONU per la Tutela dei Difensori dei Diritti Umani del 1998 impone esplicitamente la protezione degli attivisti per i diritti umani, ma la dichiarazione resta disattesa dalla maggior parte dei governi. Lo scorso 21 marzo 2013 il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU ha emesso una risoluzione votata all’unanimità in cui viene riaffermato l’obbligo a tutelare gli attivisti e difensori per i diritti umani. La maggior parte dei governi continua inoltre a ignorare la Dichiarazione Generale dell’ONU sui Diritti dei Popoli Indigeni, approvata dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 2007.I territori indigeni sono interessanti per governi e multinazionali per lo sfruttamento delle materie prime e dei legni pregiati o per l’espansione dell’industria agraria. Ma anche taglialegna illegali o trafficanti di droga sono interessati ai territori indigeni e minacciano le comunità che vivono nei territori presi di mira. Gli attivisti e le persone che diventano testimoni di violazioni o che semplicemente rivendicano il rispetto dei loro diritti, come ad esempio Benki Piyako del popolo degli Ashaninka nella regione di frontiera tra Perù e Brasile, rischiano la vita. I conflitti latenti da decenni se non addirittura da secoli come ad es. in Cile tra Mapuche e latifondisti continuano a causare morti e feriti, arresti arbitrari e condanne ad hoc di innocenti.
Da anni molte organizzazioni di Adivasi, come vengono genericamente chiamati i circa 85 popoli tribali indigeni dell’India, si impegnano per migliorare l’istruzione delle persone e quindi la possibilità di difendersi dai soprusi per vie legali. Il loro lavoro si scontra con l’opposizione della società, degli esponenti politici e soprattutto degli esponenti dell’economia e gli attivisti per i diritti umani si ritrovano sommersi da un mare di processi e iter giudiziari. La situazione dei difensori dei diritti umani non migliora in Russia dove i rappresentanti delle organizzazioni indigene lamentano i soprusi e la violenza delle autorità in nome di una non meglio precisata “sicurezza nazionale” ogniqualvolta le organizzazioni indigene tentano di opporsi a mega-progetti di sfruttamento sui loro territori o semplicemente chiedono maggiore democrazia e trasparenza.Il semplice fatto di non conoscere singole situazioni di violazioni e soprusi non può giustificare l’indifferenza dei governi europei che anzi, proprio nei casi di accordi commerciali e di rapporti bilaterali sarebbero tenuti a esigere la tutela dei difensori dei diritti umani e il rispetto dei diritti umani dei popoli.

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