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Posts Tagged ‘popoli’

Castelli, “Mettere da parte tifoserie e remare tutti nella stessa direzione”

Posted by fidest press agency su domenica, 2 giugno 2019

Ha scritto su Facebook il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli: “Ieri sono stata a Trento, per il Festival dell’Economia, terra di De Gasperi, Padre della Repubblica e dell’Europa dei popoli.
È un territorio, quello del Trentino Alto Adige, dove, più che in altri, si respira la travagliata storia del nostro Paese. Una storia che non dobbiamo mai dimenticare, perché solo così si eviterà di ripetere gli stessi errori.
È una stagione di cambiamenti, e come spesso accade si incontrano resistenze, ma questo è quello di cui c’è bisogno per dare un futuro alla nostra generazione ed a quelle che verranno dopo di noi.
Sarebbe bello mettere da parte le tifoserie, maggioranza e opposizioni, e remare tutti nella stessa direzione, nell’interesse dei cittadini e del Paese.
Porre fine alle fibrillazioni, ai retroscena, per realizzare quello che i cittadini ci hanno chiesto di realizzare, perché – come diceva De Gasperi – “la politica è realizzare”.
Viva l’Italia, viva la Repubblica!

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Un Europarlamento a metà

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 maggio 2019

Le elezioni europee 2019 hanno chiamato alle urne, in tutti i Paesi che compongono l’Unione, circa 430 milioni di elettori. Di questi solo la metà di essi, vale a dire poco più di 200 milioni di cittadini, hanno espresso voto utile in base alla varietà dei partiti candidatisi a rappresentarne le idee e le aspettative politiche dei loro popoli. Lo scacchiere politico derivato da questa ennesima tornata elettorale-farsa, al netto di quella che è stata la mancata affluenza alle urne, oltre ovviamente alle schede bianche, nulle e alle deleghe espresse a quei partiti che non hanno superato le soglie di sbarramento fissate, è di conseguenza nella sua portata democratica e della rappresentatività complessiva fortemente limitato.Anche questo Parlamento europeo pertanto dovrà, al suo avvio, fare i conti col grande e incolmabile handicap determinato da una mancata “pienezza” di rappresentatività dell’espressione politica della maggioranza popolare.Se questo organismo istituzionale fosse davvero un organismo sovranazionale democratico non dovrebbe avere le mega ghigliottine elettorali e della rappresentatività che invece ha, ma essere quel contenitore aperto nel quale garantire quantomeno la visibilità di tutte le anime politiche dei popoli e delle civiltà che lo compongono. Anche a costo di incidere sul numero stesso degli eurodeputati, rapportandone il loro numero all’esatta moltitudine dei consensi utili fuoriusciti dalle urne, cosa che almeno investirebbe questi “rappresentanti” di quella carica di autorevolezza che tanto lascia a desiderare se il numero fisso di 750 unità compositive scatta sempre e comunque “a prescindere”.E’ questa la vera benzina dell’astensionismo. Ed è solo questa la causa dell’allontanamento degli elettori dalle urne. La rappresentatività e la democrazia sono aspetti troppo nobili e importanti da essere così barbaramente vilipesi e saccheggiati in nome di falsi sovranismi, populismi, popolarismi, socialismi e ambientalismi di facciata, che invece mascherano una enorme mole di interessi privati e le attività e la sete di potere di lobbies e consorterie ben collaudate.

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La sovranità appartiene ai popoli non ai mercati

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

Roma. Le parole di Günther Oettinger, che a maggio scorso aveva dichiarato che ‘i mercati insegneranno agli italiani a votare’, non sono state dimenticate da Fratelli d’Italia, che oggi ha consegnato al Commissario Ue due copie della Costituzione italiana, una in italiano e una in tedesco, durante la sua audizione alla Camera. “Vogliamo ribadire – ha dichiarato nel suo intervento il deputato e coordinatore nazionale di FDI Guido Crosetto – al commissario Oettinger che, se avrà voglia di leggere la nostra Costituzione, troverà scritto che la sovranità appartiene al popolo e non ai mercati”. “Fratelli d’Italia – ha aggiunto Francesco Lollobrigida, capogruppo alla Camera e membro della commissione Ue – non permetterà mai che i burocrati europei pieghino la libertà dei popoli”.

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IDEE per l’Europa dei Popoli

Posted by fidest press agency su martedì, 3 luglio 2018

Rinnovato giornale culturale, metapolitico, nazional-popolare, identitario, patriottico e sovranista… Presente e scaricabile comodamente online, stampato in 50.000 copie a diffusione militante, nei circoli e librerie d’area… Obbiettivo ambizioso: un mensile cartaceo in tutte le edicole d’Italia, dal prossimo gennaio 2019. Un progetto editoriale promosso dal vulcanico Mario Borghezio (storico eurodeputato leghista, vice capo gruppo delle “destre europee”, capo delegazione della commissione esteri, presidente della Fondazione federalista per l’Europa dei Popoli). Suo “braccio destro” in questa operazione culturale, trasversale e apartitica, è il “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini (esponente della destra sociale, radicale e tradizionalista, presidente del movimento Fare Fronte, candidato con Fratelli d’Italia, alle scorse elezioni politiche). Questo lo “zoccolo duro” della squadra: Luciano Lucarini (editore), Andrea Rognoni (direttore responsabile), Max Bastoni (capo redattore e consigliere regionale lombardo), Edoardo Anghinelli (segretario di redazione).

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Transumanza: Popoli, vie e culture del pascolo

Posted by fidest press agency su sabato, 21 aprile 2018

Roma 4-6 maggio 2018 Piazza Guglielmo Marconi 14 museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini”
Per il secondo anno il Museo delle Civiltà ospita la manifestazione Archeofest.Sperimentare è un ottimo metodo per comprendere ed imparare. Sperimentare la Storia, attraverso attività manuali e lo studio delle tecnologie antiche, ci consente di trasformarla da bagaglio nozionistico ad agire quotidiano.Lo studio della Preistoria e della Storia, attraverso l’Archeologia sperimentale, non si limita al racconto delle tecnologie usate nel passato, ma porta alla riscoperta del mondo naturale in cui vivevano i nostri antenati e dal quale ricavavano il necessario per il vivere quotidiano.L’Archeologia sperimentale è un importante strumento di recupero del rapporto con la natura, ma anche lo strumento didattico per comprendere una storia che da millenni accompagna il nostro cammino.
L’Associazione Culturale Paleoes – eXperimentalTech ArcheoDrome, fondatore, insieme alla CoopAcai Phoenix dell’RTI ADITUM Cultura, concessionario delle attività culturali e didattiche del Museo delle Civiltà (EUR, Roma) organizza l’evento Archeofest 2018, il festival di Archeologia sperimentale giunto alla V edizione, presso il Museo delle Civiltà, nello specifico presso il museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini”, nei giorni 4-6 maggio.
Il festival verrà presentato in una giornata speciale, il 28 aprile, al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, presso il quale si terrà una tavola rotonda sull’Archeologia sperimentale, pubblica e partecipata e saranno presenti aree sperimentali accessibili al pubblico.

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La moneta dei popoli

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 marzo 2018

Da anni, oramai, conviviamo con una moneta che abbiamo considerato “unica” per il solo motivo che è comune a diversi paesi europei. Ma il prezzo che abbiamo dovuto pagare è stato, sin dall’inizio, molto caro. Il pedaggio attribuitici doveva servire alla Germania per tacitarla sul nostro debito sovrano già allora spropositato. I governi che si sono succeduti di destra e di sinistra si sono guardati bene dal ricercare una sana politica di contenimento della spesa e di oculata gestione delle entrate, ma ha continuato a sforare quel buco che oggi è diventato una voragine incontenibile poiché gli interessi passivi che dobbiamo sborsare sono diventati oltremodo onerosi per via di uno spread, in rapporto ai bond tedeschi di riferimento, che ci porta vicini mediamente al 5% mentre avremmo dovuto toccare non più del 2,5%.
Questa “servitù” monetaria gestita a piene mani dalla Germania ci ha messo in ginocchio giacché i tedeschi non hanno voluto sapere ragioni e hanno preteso per l’Italia, come per la Grecia, la Spagna, il Portogallo e l’Irlanda, una severa linea di rigore e tanto lo è stata che non siamo riusciti a riservare una parte delle nostre pur magre risorse per dare fiato alla crescita foraggiando la ripresa imprenditoriale del paese.
Così l’euro è diventato per molti una “moneta avvelenata” dando ragione a quanti sostengono che “non è una moneta a fare un popolo ma sono i popoli a fare una moneta” e se non riescono questi popoli a crescere insieme e a darsi regole comuni di certo non si può pensare al miracolo industriale ed economico dell’Europa. Restiamo un popolo con una moneta di altri e ci pesa, per giunta, come un macigno. Siamo messi con le spalle al muro? Siamo stati sospinti in un vicolo cieco? Assolutamente si e, a mio avviso, possiamo uscirne non ritornando alla lira ma costruendo un’Europa diversa, più Mediterranea stabilendo un’alleanza con i paesi africani e asiatici che si affacciano nel mare nostrum o vi si trovano nei pressi e allacciando un’intesa con i due colossi del momento: la federazione russa e la Cina. Diventeremmo una forza invincibile avendo dalla nostra le risorse energetiche, i capitali, i mercati e la capacità di competere alla pari con il resto del mondo. Sarebbe una risposta eloquente a quella parte dell’Europa che non riesce a vedere oltre il proprio naso.

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Una sentenza storica che deciderà del futuro dei popoli indigeni brasiliani

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 agosto 2017

popoli indigeni brasilianiLa prossima settimana, la Corte Suprema del Brasile emetterà una sentenza storica che potrebbe sferrare il più grave colpo ai diritti territoriali indigeni dai tempi della dittatura militare.La sentenza è attesa per mercoledì 16 agosto, quando i giudici decideranno se includere una proposta sui diritti territoriali indigeni redatta dall’ufficio del procuratore generale. Nel frattempo sono previste proteste su larga scala in molte parti del paese.
Secondo tale proposta, i popoli indigeni che non stavano occupando le terre ancestrali alla data, o prima, del 5 ottobre 1988, quando l’attuale costituzione del paese entrò in vigore, perderanno il diritto di vivere lì.Se i giudici dovessero essere favorevoli, in Brasile il livello di riconoscimento dei diritti indigeni precipiterà indietro di decenni, con il rischio di distruggere centinaia di tribù autosufficienti, che dipendono dalla loro terra per l’autonomia e per la sopravvivenza.L’organizzazione brasiliana pan-indigena APIB sta coordinando numerosi eventi e proteste nella capitale Brasilia e altrove. Le manifestazioni si protrarranno fino alla sentenza con lo popoli indigeni brasiliani1slogan: “La nostra storia non è iniziata nel 1988. Niente limiti di tempo”.
La proposta del Presidente Temer di adottare un parere legale controverso ha suscitato grandi proteste indigene a Brasilia. Secondo gli attivisti, la proposta sarebbe stata spinta dal presidente Temer con l’obiettivo di rinsaldare la sua posizione politica. Da quando ha assunto l’incarico, nell’aprile 2016, a seguito dell’impeachment dell’ex presidente Dilma Rousseff, Temer ha collezionato valutazioni del suo operato misere, instabilità e proteste diffuse.
Se diventerà politica, la misura avvantaggerà la lobby agroalimentare rurale del Brasile, che considera la protezione delle terre dei popoli indigeni come un inutile ostacolo al profitto.Ulteriori dettagli sulla sentenza e sulla situazione generale dei popoli indigeni qui.I Guarani Kaiowá del Brasile sud-popoli indigeni brasiliani2occidentale sono solo una delle tante tribù che sarebbero colpite. Se la misura verrà approvata, non potranno mai recuperare la maggior parte della loro terra.”La nostra storia non è iniziata nel 1988″ – è lo slogan principale della campagna di APIB contro la sentenza. © APIBUno dei portavoce dei Guarani, Eliseu Guarani, ha dichiarato: “Per noi è durissima… non ci saranno altri riconoscimenti giuridici dei territori indigeni… Ma ci sono violenze, che tutti noi subiamo, attacchi da parte dei paramilitari, criminalizzazione e razzismo”.
Survival International sta conducendo una campagna contro la misura, che è illegale sotto il profilo del diritto internazionale, e ha invitato i suoi sostenitori ad agire.
“Il furto di terra è il problema più grande che i popoli tribali devono affrontare, e questa proposta è poco più che un manifesto di land grabbing” ha commentato il direttore generale di Survival Stephen Corry. “È un brusco taglio ai diritti territoriali indigeni, ceduti ad allevatori, taglialegna, baroni della soia e altri interessi costituiti.” (foto:popoli indigeni brasiliani)

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I Principi Imperiali Asburgo-Lorena a Milano

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2015

lombardo venetoMilano Tre intense giornate milanesi per l’Arciduca Ereditario Carlo d’Asburgo Lorena e per suo fratello Giorgio: il bicentenario dell’istituzione del Regno Lombardo Veneto ha dato l’occasione di una storica visita ufficiale alla citta lombarda, organizzata dal Circolo del Regno Lombardo Veneto e del St-Georg Orden col beneplacito della Imperial Regia Cancelleria della Famiglia Asburgo, che si è articolata in appuntamenti pubblici e privati, in cui gli Arciduchi hanno avuto modo di incontrare non solo esponenti della nobiltà, ma anche autorità civili, religiose e accademiche, e illustri membri della società civile. La visita si è aperta venerdì scorso con una lectio magistralis tenuta dall’arciduca Carlo nell’Università Cattolica di Milano, in cui ha illustrato quali siano gli intendimenti e gli sforzi che ancor oggi -seppur senza avere troni e corone- gli Asburgo stanno profondendo per una vera Europa cristiana e federale, in cui la Mitteleuropa (ossia i popoli e le regioni del vecchio Impero – e fra questi, anche Lombardia e Veneto) deve ritrovare il suo ruolo guida. Nel pomeriggio, visite private in Regione e in Arcivescovado, per concludere con una cena offerta dal conte friulano Giuseppe Rizzani. Il sabato è stato dedicato alle cerimonie del Konventum del St-Georg Orden: la Serbidiola (l’inno imperiale, musicato da franz Joseph Haydn nel 1797) è risuonata in Piazza Duomo, eseguita dalla Banda Imperial Regia, che segue gli Asburgo nelle loro visite in Europa. Poi, una solenne Messa e l’incontro con un variegato e numeroso pubblico davanti alla Chiesa di San Carlo al Corso, dove chiunque ha potuto conoscere e salutare gli eredi di Cecco Beppe. Alla sera, invece, durante un più esclusivo galà nelle sale di Palazzo Bocconi, più di duecento persone appartenenti all’aristocrazia e provenienti da tutto il vecchio Impero hanno levato i calici alle migliori fortune del Lombardo Veneto e della Casa Imperiale, chiudendo così la parte pubblica di queste prime celebrazioni. Domenica l’Arciduca Georg ha invece incontrato, in stretta cerchia, Soci e Amici del Circolo del Regno Lombardo Veneto, incoraggiandoli a proseguire nell’opera di custodia della tradizione e della storia dell’antico Regno, guardando al futuro per costruire un’Europa migliore. Le celebrazioni proseguiranno poi con l’ormai tradizionale Convegno di Studi Mitteleuropei che il Circolo del Regno Lombardo Veneto, in collaborazione con l’Associazione Culturale Aristocrazia Europea, ha fissato per il prossimo sabato 21 novembre (foto: lombardo veneto)

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Expo 2015: artista messinese porta colori, odori e aromi dei mercati di Sicilia

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2015

saloniaAll’Expo 2015 di Milano l’artista siciliano Dimitri Salonia, di Messina, porta i colori, gli odori e gli aromi dei mercati dell’isola. “Questa iniziativa dei mercati siciliani – ha spiegato – la sto portando avanti da più di trent’anni. I mercati in Sicilia di origine araba oggi stanno scomparendo perché la maggior parte di questi venditori, che proponevano questo cibo eccellente a poco prezzo, non erano autorizzati e venivano considerati abusivi. Così hanno praticamente distrutto quasi tutti i mercati e io vado a raccogliere queste voci, odori e memorie portandoli nel mondo e l’occasione giusta è l’Expo di Milano”.
“Il Mediterraneo – spiega – è il luogo dove si sono affacciati da millenni i popoli che hanno costruito la storia dell’umanità e dove Ulisse viaggiava alla ricerca delle Colonne d’Ercole. Purtroppo quando Cristoforo Colombo andò oltre le Colonne d’Ercole, il Mediterraneo si è perso ed è finita la nostra civiltà. Noi vogliamo recuperarla questa civiltà, perché è qui che è nata la vita!”. “Io – dice all’Italpress in riferimento al dramma dell’immigrazione – ho una gran pena per questa gente che scappa dalle guerre, ha fame ed ha bisogno di aiuto”.“Noi siciliani siamo stati un popolo di emigranti e provo orrore quando vedo che li vogliono respingere”. In merito all’Expo, poi afferma: “È una grandissima opportunità, non la volevano fare perché dicevano che non avevamo i soldi. Ma che cosa vuol dire? Proprio perché siamo in crisi bisogna cercare nuove opportunità. Dobbiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo fatto noi italiani, non dobbiamo più piangerci addosso perché siamo un popolo di poeti, artisti e navigatori e bisogna continuare su questa strada”. (Testo a cura di Christian Flammia) (foto: salonia)

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Giornata internazionale popoli indigeni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 agosto 2013

In occasione della Giornata Mondiale dei Popoli Indigeni (9 agosto), l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) vuole ricordare la difficile e pericolosa situazione degli attivisti per i diritti umani indigeni. In molti paesi del mondo gli Indigeni che lavorano per il rispetto dei diritti delle proprie comunità corrono grandi pericoli. Perseguitati per il loro impegno da polizia, autorità, latifondisti e/o multinazionali, gli attivisti indigeni per i diritti umani sono troppo spesso vittime di arresti arbitrari, persecuzioni, torture e omicidi. I popoli indigeni normalmente non possano contare su lobby che difendano i loro interessi nei paesi in cui vivono e quindi i crimini commessi contro di loro restano perlopiù impuniti. La Dichiarazione dell’ONU per la Tutela dei Difensori dei Diritti Umani del 1998 impone esplicitamente la protezione degli attivisti per i diritti umani, ma la dichiarazione resta disattesa dalla maggior parte dei governi. Lo scorso 21 marzo 2013 il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU ha emesso una risoluzione votata all’unanimità in cui viene riaffermato l’obbligo a tutelare gli attivisti e difensori per i diritti umani. La maggior parte dei governi continua inoltre a ignorare la Dichiarazione Generale dell’ONU sui Diritti dei Popoli Indigeni, approvata dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 2007.I territori indigeni sono interessanti per governi e multinazionali per lo sfruttamento delle materie prime e dei legni pregiati o per l’espansione dell’industria agraria. Ma anche taglialegna illegali o trafficanti di droga sono interessati ai territori indigeni e minacciano le comunità che vivono nei territori presi di mira. Gli attivisti e le persone che diventano testimoni di violazioni o che semplicemente rivendicano il rispetto dei loro diritti, come ad esempio Benki Piyako del popolo degli Ashaninka nella regione di frontiera tra Perù e Brasile, rischiano la vita. I conflitti latenti da decenni se non addirittura da secoli come ad es. in Cile tra Mapuche e latifondisti continuano a causare morti e feriti, arresti arbitrari e condanne ad hoc di innocenti.
Da anni molte organizzazioni di Adivasi, come vengono genericamente chiamati i circa 85 popoli tribali indigeni dell’India, si impegnano per migliorare l’istruzione delle persone e quindi la possibilità di difendersi dai soprusi per vie legali. Il loro lavoro si scontra con l’opposizione della società, degli esponenti politici e soprattutto degli esponenti dell’economia e gli attivisti per i diritti umani si ritrovano sommersi da un mare di processi e iter giudiziari. La situazione dei difensori dei diritti umani non migliora in Russia dove i rappresentanti delle organizzazioni indigene lamentano i soprusi e la violenza delle autorità in nome di una non meglio precisata “sicurezza nazionale” ogniqualvolta le organizzazioni indigene tentano di opporsi a mega-progetti di sfruttamento sui loro territori o semplicemente chiedono maggiore democrazia e trasparenza.Il semplice fatto di non conoscere singole situazioni di violazioni e soprusi non può giustificare l’indifferenza dei governi europei che anzi, proprio nei casi di accordi commerciali e di rapporti bilaterali sarebbero tenuti a esigere la tutela dei difensori dei diritti umani e il rispetto dei diritti umani dei popoli.

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Ramadam 2013

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2013

In occasione del mese di Ramadan la Comunità di Sant’Egidio desidera far giungere il suo saluto di amicizia e di vicinanza fraterna all’intera comunità musulmana.Il mese di Ramadan è un tempo benedetto nel quale la pratica del digiuno avvicina alla fede in Dio e alla solidarietà tra gli uomini. Questi due aspetti appaiono, soprattutto in questo tempo, fondamentali per l’edificazione di una società nella quale si possa pensare il proprio futuro insieme, nel rispetto reciproco e nella condivisione delle comuni responsabilità.La fede in Dio e il rispetto dell’uomo sono del resto i fondamenti su cui si basa il dialogo tra le religioni monoteiste. Negli ultimi anni questo cammino comune ha portato dei frutti insperati che si rivelano decisivi in un tempo di tensioni e di grandi cambiamenti. Il dialogo tra le fedi resta anche un modello per l’incontro tra le culture e tra i popoli. La Comunità di sant’Egidio resta impegnata in questo dialogo nello “Spirito di Assisi” e augura a tutti i musulmani di vivere il Ramadan nella pace e nella serenità.

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Barack Obama: l’uomo del sistema

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2011

Barack Obama and Michelle Obama

Image via Wikipedia

Siamo oramai vicini ai 4 anni del mandato presidenziale di Barack Obama. Molto ricorderanno gli entusiasmi suscitati entro e fuori gli U.S.A., per l’elezione di quest’uomo così diverso dal clichet che ci eravamo fatti sulla classe politica americana tanto che sull’onda di questo forte spirito innovativo gli fu anche assegnato, dalla vecchia Europa, il premio Nobel per la pace. Ora alle luci fanno posto non poche ombre. Dovremmo, forse, gridare al tradimento, ma non lo facciamo per il semplice motivo che a spiegarci la ragione è la real politik. Obama, per quanto “liberal” è pur sempre l’uomo del sistema, alias capitalismo e dove vi è una cultura dell’apartheid tra chi ha e chi è molto forte e tanto ben radicata che le stesse vittime si sentono portate ad esaltare il ruolo dei carnefici. Non si può spiegare altrimenti la circostanza che vi siano milioni di statunitensi senza una copertura sanitaria decente e che, in chiave politica, non facciano nulla per un cambiamento di rotta. Un popolo che da decenni rincorre il “sogno americano” della ricchezza mentre si impoverisce sempre di più. Ed è un sogno che è stato esportato per ogni dove con gli effetti deleteri che ha imposto alle culture dei popoli e alle loro tradizioni. Se vogliamo limitarci al caso Italia posso dire che gli allievi, per certi versi, hanno superato il maestro. Stiamo distruggendo sistematicamente quanto di buono abbiamo costruito negli anni passati con dure lotte e sacrifici di ogni genere per affermare il diritto al lavoro, all’assistenza e alla previdenza. Questi tre capisaldi sono ora messi in discussione perchè lo stato intende rinunciare a proteggerli. Lo fa perchè la salute è diventato un business e il lavoro è un optional. Di certo questi tre diritti hanno bisogno d’essere revisionati ma a distruggerli ce ne corre. Non diciamo nemmeno che il servizio pubblico è eccellente ma sosteniamo, semplicemente, che se non lo valorizziamo e gli offriamo gli strumenti adeguati per farlo funzionare, non possiamo nemmeno affermare che è obsoleto. Ed è qui semmai che devono essere esaltati i due diritti fondamentali ovvero quelli della vita e del vivere. Dentro di essi dobbiamo costruire ed esaltare lo strumento che motiva la ragione dell’essere società, stato, comunità per garantire ad ogni nascituro la possibilità di vedersi garantita l’assistenza, l’alimentazione, l’istruzione, il lavoro e una serena vecchiaia. Sono aspetti che non possono e non devono essere delegati ad altri per poi tradurli in interessi mercantilistici. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Persone e popoli nel linguaggio biblico

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 giugno 2011

Nel contesto delle migrazioni per la Chiesa i soggetti che si incontrano non sono le singole persone ma i popoli. Sono questi, per la Bibbia, le strutture interne nel disegno della salvezza. L’amore di Dio che vuol salvare il mondo passa attraverso di essi. Tale progetto non annulla la chiamata personale la l’introduce nella linea comunitaria. Perciò, anche quando si presenta come singolo, il migrante non può essere dissociato dal popolo al quale appartiene, ma va inquadrato nella sfera della propria identità etnica e culturale. In lui va rispettata la nazione nella quale affonda le sue radici, essendo questa una comunità di esseri umani, stretti da legami diversi, da una lingua e soprattutto da una cultura che costituisce come l’orizzonte della sua vita e del progresso integrale. Significativo è il fatto, e, quindi non è solo un aspetto di natura formale o di semplice denominazione se siamo passati a definire il dicastero della curia romana da Propaganda fides a Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli. E’ un compito che conduce gli esseri umani, di tutti i popoli, a vivere l’esistenza umana come l’ha vissuta Gesù Cristo. E’ un compito che compete a tutto il popolo di Dio, la Chiesa nella sua dimensione universale, come espressione di fede prima ancora di essere di “appartenenza” ad un rito in luogo di un altro. Tutto ciò rende la missione intrinsicamente universale. “Le migrazioni favorendo e promuovendo la reciproca conoscenza e l’universale collaborazione, attestano e perfezionano l’unità della famiglia umana e confermano chiaramente quel rapporto di fraternità tra i popoli per cui una parte dà e riceve simultaneamente dall’altro.” (fonte Apostolicam Actuositatem, 16).

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Convegno autodeterminazione dei popoli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 aprile 2011

Cagliari, 14 aprile, alle 18, si terrà presso la sede di via San Gregorio Magno n.7 il convegno dal titolo: “Autodeterminazione dei Popoli. L’esempio tibetano e birmano”. L’iniziativa, promossa dall’associazione studentesca FUAN Caravellacon il contributo dell’Università degli Studi  Oggi l’attualità ci pone all’attenzione una questione e un valore sovente dimenticati: il diritto all’autodeterminazione dei popoli. In terra asiatica, la Cina tiranneggia sul Tibet e il popolo Karen viene oppresso dal regime Birmano di ispirazione cinese/comunista. Temi attuali ma conflitti vecchi e generatori di morte e povertà. Il tema verrà affrontato da Dario Dessì, studioso della questionetibetana e laureato in Scienze Politiche con tesi affine, e Ludovica Fabrizio, responsabile per la Sardegna della Comunità Solidarista POPOLI ONLUS. Pensiamo al Tibet. Esisteva un popolo la cui vita era profondamente permeata da una dottrina religiosa vecchia di 25 secoli.Esisteva una delle ultime figure che racchiudeva in sé il potere spirituale e temporale. Per 350 anni tutto questo è stato il Tibet, sino al 7 ottobre 1950, giorno in cui per espresso ordine di Mao Zedong, subì l’invasione da parte della Repubblica Popolare Cinese, la quale rivendicò una presunta appartenenza del Tibet al proprio territorio (pretesa peraltro priva di qualsivoglia fondamento antropologico). Da quel giorno iniziò uno dei maggiori genocidi della storia dell’Uomo nonché il tentativo di distruggere una cultura unica al Mondo. Le grandi “colpe” del popolo tibetano sono quelle di non fare “rumore” a livello internazionale, dal momento che la sua lotta è prettamente politica e non violenta (a Sua Santità il Dalai bLa ma venne assegnato il premio Nobel per la pace nel 1988), e di essere vittima dei nuovi banchieri del sistema economico mondiale, dal momento che la Cina si è aperta al libero mercato senza però diventare una nazione democratica. Il Governo di Pechino continua ancora oggi a considerare la questione tibetana come una “questione interna” sulla quale nessuno può esprimere un parere anche solo minimamente critico, questo nonostante da più di 20 anni il Dalai Lama abbia rinunciato all’indipendenza infavore di una reale autonomia (politica peraltro attuata da Deng Xiaoping ad Hong Kong e Macao). L’associazione studentesca FUAN Caravella denuncia apertamente la volontaria cecità del mondo occidentale nei confronti della questione tibetana, cecità che è figlia unicamente di enormi interessi economici a causa dei quali la Cina viene considerata come una realtà intoccabile. Un altro eclatante caso è la Birmania. il popolo Karen I Karen, una delle principali etnie che compongono il mosaico birmano (circa sei milioni su una popolazione di 44 milioni di abitanti), lottano dal 1949 contro il governo centrale di Rangoon per ottenere l’indipendenza e preservare la loro identità. Originari delle steppe della Mongolia e degli altipiani del Tibet, i Karen arrivano nei territori che oggi costituiscono la Birmania dopo una lunga migrazione durata duemila anni. Nella loro discesa a sud scoprono i grandi fiumi Irrawaddy e Salween che si insinuano attraverso gli ultimi contrafforti della catena himalayana. Primi abitanti delle vaste pianure situate all’estuario di questi fiumi, vi si insediano nel 730 Avanti Cristo vivendo in pace per due secoli, fino all’arrivo dei Birmani che invadono le terre dei Karen costringendoli a rifugiarsi sulle montagne al confine con il Siam(l’odierna Thailandia). Inizia lo scontro tra i due popoli.. Quando nel 1947 l’Inghilterra lascia la Birmania, il primo responsabile politico del nuovo paese, il Generale Aung San, propone una costituzione che prevede entro i dieci anni successivi il diritto di ogni gruppo etnico a separarsi dall’Unione e di ottenere piena indipendenza. Il disegno non viene realizzato, perché Aung San viene assassinato durante un colpo di stato che porta al governo una giunta militare che ben presto provoca la reazione armata dei Karen e delle altre etnie. Da allora, i popoli delle montagne hanno combattuto senza sosta per l’indipendenza. I Karen hanno condotto la loro lotta rinunciando per ragioni etiche ai facili guadagni derivanti dal traffico di droga, a cui si oppongono con esemplare rigore. [tratto da http://www.comunitapopoli.org%5D

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Omelia Epifania cardinale Romeo

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 gennaio 2011

Palermo 6/1/2011. Omelia Epifania cardinale Romeo (In sintesi) L’odierna celebrazione della solennità dell’Epifania è il culmine e il compimento del Natale: dà come l’ultimo “tocco” allo scenario del presepe, come sanno bene i bambini che oggi aggiungono finalmente i Magi e li avvicinano alla Grotta di Betlemme… È il “Natale compiuto”: la salvezza di Cristo è offerta a tutti gli uomini, senza distinzione né preclusione alcuna e il Regno di Dio è annunziato davvero a tutti. Come ogni anno, proviamo a rendere concretamente più visibile questa universalità di popoli raggiunti dall’amore di Dio, cercando di far confluire, nel giorno dell’Epifania, qui in Cattedrale, le rappresentanze delle varie comunità etniche presenti nella nostra Chiesa diocesana: uomini e donne che provengono da altri Paesi e che colorano, per così dire, l’odierna celebrazione delle variopinte pennellate dei loro canti, dei loro costumi, delle danze e delle diverse lingue materne. Da Arcivescovo di Palermo, e da Cardinale di Santa Romana Chiesa, come stabilito per sovrana decisione del Santo Padre, sento di avere bisogno della vostra preghiera incessante e del vostro affetto sincero, per aiutarmi ad essere fedele ai miei impegni ministeriali. Il percorso dei Magi è affascinante. Sono guidati dalla stella, un misterioso segno celeste sul quale poco o nulla sappiamo. Sappiamo solo che essi la riconoscono come segno divino e la seguono. I Magi non conoscono le Scritture. Invece i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, interpellati dal re Erode, le conoscono bene, tanto da riferire l’esatta profezia sulla nascita del Messia a Betlemme. Solo i Magi – apparentemente “distanti” – hanno la straordinaria capacità di riconoscere quanto il Signore gli pone innanzi per attrarli a sé: si lasciano interpellare, mettere in discussione dai segni e dai disegni di Dio. Oggi, a tal proposito, è doveroso che io faccia riferimento ad una realtà presente nel territorio della nostra Città e della nostra Arcidiocesi: la Missione di Speranza è Carità. Un po’ come i Magi che incontriamo oggi, il caro fratel Biagio Conte, vent’anni fa, si è lasciato scomodare da Dio, che gli parlava, non tanto attraverso la luce di una stella, ma per mezzo dell’oscurità dei più poveri, degli emarginati e degli esclusi. I Magi si fanno guidare da una stella e giungono finalmente a Betlemme. Entrati nella casa vedono il Bambino con Maria sua madre, e provano una gioia immensa perché trovano finalmente la meta del loro viaggio. Offrono i loro doni, portati da lontano, espressione della loro adorazione, ma offrono soprattutto il loro viaggio interiore, che sarà stato fatto di pericoli e di peripezie, non ultima il tentativo di inganno da parte del re Erode. Come loro offriamo anche noi il dono della nostra vita, spesso vissuta in mezzo alle tortuosità del quotidiano, ma sempre con riconoscenza e commozione. Siamo anche noi nella casa di questo Bambino, perché in questa celebrazione lo incontriamo presente come il Dio-con-noi, nella Parola e nell’Eucarestia. Con la stessa gioia dei Magi vogliamo ritornare alle nostre case, ai nostri ambienti di lavoro, a quelli del nostro servizio, alle nostre comunità, persino le nostre preoccupazioni, pieni dell’incontro sperimentato, e desiderosi di dare speranza. Questo è il mio augurio che ricambia affettuosamente quanto mi dimostra questa splendida assemblea che affido alla Vergine Maria, Madre che serba nel cuore gli eventi prodigiosi del Figlio e che custodisce con amore i passi della Chiesa.”

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Cancun: ignorati i popoli, vince il mercato

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

Se il pianeta ha la febbre a Cancun non è stata curata, anzi. Nulla di vincolante è stato deciso nell’accordo uscito all’alba di ieri, nonostante l’enfasi data dai governi riuniti e dalla stampa al testo conclusivo emerso dalle due settimane di lavori. Cancun conferma sostanzialmente il consolidamento della logica emersa a Copenaghen, ampliando i meccanismi attraverso cui la gestione della crisi ambientale e climatica passa attraverso la finanziarizzazione e nuove speculazioni economiche. Il fondo verde, i mercati di carbonio e il meccanismo dei Redd+  non sono altro che false soluzioni che istituiscono una sorta di “diritto di inquinare”, in base al quale i paesi industrializzati continuano con le emissioni pagando “indulgenze” compensative che si risolvono nell’ennesimo ricatto verso i paesi del sud del mondo. Che la logica di Copenaghen sia stata trasferita a Cancun è dimostrato anche dal ruolo centrale affidato qui in Messico alla Banca Mondiale, che paradossalmente, dopo esser stata tra i colpevoli della crisi economica ed ecologica, gestirà per i primi tre anni il Green Fund. Ben lontani da incorporare nel proprio linguaggio espressioni come ‘debito ecologico’ , su cui invece i movimenti per la giustizia ambientale di tutto il mondo insistono, nei documenti si continua a puntare sull’urgenza del trasferimento tecnologico, ribadendo il ruolo centrale del settore privato e dei meccanismi finanziari.  Una “soluzione” palliativa che non risolve le cause principali, che facilita solo la creazione di nuovi mercati per le aziende già pronte a investimenti internazionali su larga scala e al mercato di nuove tecnologie definite ‘appropriate per l’ambiente’. Tutto senza focalizzare l’impatto socio-economico, senza trattare degli effetti sulle popolazioni direttamente colpite e costrette alle migrazioni – che pure interesseranno anche i paesi più sviluppati, messi di fronte alla sfida posta dai nuovi e massicci flussi in entrata. Dopo 5 anni di conferenza delle Parti nulla è stato risolto, anzi. Mentre a Cochabamba in soli tre giorni lo scorso aprile 40.000 delegati di 142 paesi e 40 rappresentanti di altrettanti governi avevano raggiunto un accordo che individuava le cause della crisi sistemica proponendo misure concrete per far fronte alla crisi climatica. Proposte che dopo essere state incluse nelle negoziazioni preliminari, sono rimaste lettera morta a Cancun, decisione che ha causato il no della Bolivia all’accordo finale. La crisi ecologica non è fatta solo di cambiamenti climatici. È anche disastri ambientali, nuovi e massicci flussi migratori, distruzione di economie locali, violazione del diritto al cibo e alla salute e la distruzione di milioni di vite umane. Di fronte a questa consapevolezza nessun adattamento è possibile. Parlare di giustizia climatica significa oggi in realtà parlare di relazioni di potere, di sistemi economici, processi produttivi e modelli di consumo. Per questo siamo più che mai convinti che per affrontare il maniera concreta la crisi sistemica (economica, ecologica, finanziaria, energetica, alimentare e migratoria ) occorra rimettere al centro la giustizia sociale ed ambientale. È questa la scommessa concreta ed urgente che i movimenti e la società civile di tutto il mondo hanno iniziato ad assumere per unire sempre di più le lotte e le alternative in marcia dal nord ad sud del mondo, dalle fabbriche alle campagne, dalle città ai territori con un unico obiettivo comune:cambiare il sistema, non il clima.

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Appello per la Fondazione Lelio Basso

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 novembre 2010

Da oltre 35 anni la Sezione internazionale della Fondazione Basso che ha la sua sede legale a Roma in via Dogana Vecchia 5, apporta al mondo della cultura la sua ricerca e il suo impegno nel campo dei Diritti umani e dei Diritti dei popoli dell’America Latina, dell’Asia e dell’Africa. “Essa – come si evince dall’appello che ci è pervenuto – ha dato un valido contributo al Tribunale Permanente dei Popoli, denunciando le gravi violazioni dei diritti umani e sostenendo solidalmente i popoli che reclamano il loro diritto all’autodeterminazione e alla sovranità. E’ fondamentale non solo per l’Italia ma per tutti i popoli del mondo l’opera realizzata dalla  Fondazione Basso anche attraverso la costituzione di un archivio documentale internazionale di grande rilevanza che favorisce la ricerca, gli studi e lo sviluppo della cultura. Attualmente la Fondazione soffre di una drastica riduzione dei finanziamenti che ne mette a rischio l’attività. Rivolgiamo perciò un appello alle autorità nazionali che si occupano del patrimonio culturale italiano per sollecitare che venga trovata una rapida soluzione.  Ci appelliamo inoltre alla società civile chiedendo che collabori con la Fondazione per far sì che essa possa proseguire il proprio lavoro in favore dei popoli£. (Adolfo Pérez Esquivel Premio Nobel della Pace)

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Marcia internazionale per la pace

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 settembre 2010

Roma – 23 ottobre – ore 15.30 da Piazza Bocca della Verità a Piazza Navona. L’Associazione di cultura liberale Societa’ Libera, indipendente ed apartitica, da tempo indirizza la sua attività verso iniziative tese ad esaltare la salvaguardia del principio di Libertà intesa come diritto individuale e di autodeterminazione dei Popoli. Coerente con la sua concezione del Liberalismo, da interpretare essenzialmente come responsabilità individuale, promuove questa marcia silenziosa per mobilitare la pubblica opinione in difesa della libertà dei popoli e amplificare l’impegno di chi nel mondo lotta per la libertà. Ideata parallelamente al Premio Internazionale alla Libertà, giunto alla nona edizione, organizzato in collaborazione con la Rai, la III Marcia Internazionale per la Libertà dei popoli Birmano, Iraniano, Tibetano e Uyghuro sarà una manifestazione silenziosa guidata dal monaco birmano Kovida, dall’esponente della resistenza iraniana Mahmoud Hakamian, dalla Presidente della Comunità Tibetana Kalsang Dolker e dalla leader spirituale degli Uyghuri Rebiya Kadeer. I liberali di Società Libera, con questa iniziativa, intendono riaffermare che adoperarsi per il liberalismo e per una società aperta significa battersi anche per la salvaguardia dei diritti individuali e della libertà di tutti i popoli. Difendere la libertà dei popoli Birmano, Iraniano, Tibetano e Uyghuro, vuol significare anche la denuncia di numerose critiche situazioni in altri scenari internazionali.

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”Abbiamo bisogno di pace”

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 giugno 2010

Napoli 13 giugno 2010. Parole del patriarca di Gerusalemme Fouad Twal. Nell’accogliere dalla Fondazione Mediterraneo il ‘Premio Mediterraneo per il dialogo interreligioso’, il Patriarca lancia un appello per la distensione, in ore drammatiche per il Medio Oriente.  Il messaggio è contenuto nella lettera inviata al presidente della Fondazione Michele Capasso, con la quale accetta il premio che gli sarà attribuito a Napoli, al Teatro di San Carlo, in occasione del quale sarà anche inaugurato il Totem della Pace dello scultore torinese Mario Molinari. ”Nessuno può pretendere di avere fatto abbastanza per la pace – scrive il Patriarca – e per la riconciliazione tra i popoli, perché sempre sarà possibile fare qualcosa di più e di meglio”. ”Ci sono poi tante altre persone – continua a proposito del riconoscimento – che meriterebbero questo premio e che rimangono sconosciute: le tante madri, sia israeliane che palestinesi, che hanno perso uno o più membri della loro famiglia, e non nutrono nel loro cuore sentimenti di vendetta, desiderando invece continuare ad impegnarsi per la pace e per un futuro migliore. A loro e ai tanti operatori di pace che con la loro silenziosa ma attiva presenza già stanno cambiando il volto di questa Terra, offro idealmente questo premio assegnato a me e ai membri della Comunità cristiana e del Patriarcato latino. Esso costituirà, senza dubbio, un incentivo per un impegno ancora maggiore per la pace per più preghiera e più lavoro di semina, non solo attraverso discorsi e interventi, ma anche attraverso le varie istituzioni, le scuole e il lavoro educativo”.
Istituito nel 1996 dalla Fondazione Mediterraneo, il Premio Mediterraneo è oggi tra i più prestigiosi riconoscimenti a livello mondiale. Suddiviso in 19 sezioni, il premio vuole essere un riconoscimento dell’impegno e del contributo che personalità del mondo religioso, politico, culturale e artistico hanno dato per la diffusione dei valori di pace e nella valorizzazione delle differenze culturali nell’area del Grande Mediterraneo.(www.euromedi.org/ Premio Mediterraneo)
I vincitori del premio riceveranno il Totem della Pace dello scultore Mario Molinari, opera simbolo della pace nel mondo. (www.euromedi.org/ Totem della Pace)

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Afghanistan: Non abbandonare la strada intrapresa

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2009

La Consigliera Nazionale di Parita’ del Ministero del Lavoro, Alessandra Servidori,  in una nota dichiara di essere “profondamente addolorata e vicina alle famiglie dei nostri fratelli e figli caduti in Afghanistan :eroi ai quali va tutta la nostra riconoscenza per il coraggio e il sacrificio della loro vita per la libertà di popoli sottomessi. La furia  degli assassini talebani e qualsiasi forma di  terrorismo rappresentano  il cancro della democrazia in Afghanistan come in Italia: tutti noi siamo chiamati a combatterlo con tenacia, senza abbandonare la strada intrapresa”.

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