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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘popolo sovrano’

Dove va l’economia…e l’energia?

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 marzo 2012

L’ultima nota di “Popolo Sovrano” formulava un quesito elementare: dobbiamo salvare l’art. 18 oppure salvare i posti di lavoro? La questione ha sollevato un mare di commenti, a favore e contro. Ai tanti a cui non abbiamo avuto il tempo di rispondere, destiniamo queste ulteriori riflessioni, chiarendo che l’art. 18 della legge 300/1970 non è direttamente responsabile dell’introduzione della soglia dei 15 dipendenti, addebitabile invece alla legge 11/5/1990, n.108.
1) da piccole e medie imprese, alzando la soglia dei 15 dipendenti se scende sulla Terra il solito marziano che nulla sa di art. 18, di Fornero, di Monti e CGIL, e indaga sulle ragioni della montante disoccupazione italiana, prima o poi si imbatte in un dato eclatante: il 95% , ossia pressocchè la totalità, delle imprese italiane, ha meno di 16 dipendenti. Non è necessario essere marziani per scoprire che questo numero-blocco è tutt’altro che accidentale, ma figlio della legge italiana. Anche un infante avanzerebbe la proposta di mettere mano a questa soglia, lasciare mano libera agli imprenditori, per licenziare, da una parte, ma, per assumere, dall’altra, timori e problemi. Ci chiediamo: perchè mai il Governo Monti-Fornero non pensa semplicemente di alzare la soglia dei non reintegrabili (con risarcimento monetario) dall’attuale numero di 15. Si potrebbe fare la prova per un quinquennio e “vedere l’effetto che fà”.
2) pagare di più chi rnuncia alla sicurezza della illicenziabilitàla contrattazione privata, per Costituzione, è e dovrebbe essere libera, mentre da decenni si impone agli assunti il cappello sindacale, con evidente atteggiamento – questo sì – anticostituzionale. In base a questa osservazione la vera rivoluzione del Governo Monti potrebbe essere costituita dall’obbligo, per tutti i dipendenti, al momento dell’assunzione, di optare per l’accettazione o il rifiuto della tutela dell’art. 18. A ciascuna opzione dovrebbe ovviamente corrispondere un trattamento economico differenziato, almeno il 10 o il 20% di differenza. Insomma, andremmo a dare sostanza alla recente polemica del Primo Ministro sul posto fisso, ossia sicuro, chiarendo quello che allora non fu chiarito. Il posto fisso è un valore economico e come tale va contrattato. E da sprovveduti dell’economia trattare allo stesso modo quelli che non rischiano il posto di lavoro e quelli che lo rischiano. In sostanza, chi sceglie la licenziabilità, dovrebbe essere adeguatamente retribuito per questo rischio rispetto a chi opta per l’illicenziabilità. Si potrebbe pensare ad una assicurazione che l’azienda paga per chi accetta la licenziabilità. In questo modo si verrebbe a chiarire il sempre sottaciuto concetto del costo della sicurezza del posto di lavoro. Solo una subcultura sindacale ignorante e peggio dispregiativa nei confronti del principio ineluttabile del costo (non c’è nulla che non abbia un costo), ha potuto portare avanti per decenni la teoria della gratuità della sicurezza del posto di lavoro. Rcordiamo non a caso che un disastro immane il sindacato l’ha commesso facendo perdere decine di migliaia di posti di lavoro, quelli di portinai. Avendo inserito nei contratti collettivi che la casa data in uso gratuito al portiere non aveva praticamente peso nella valutazione della retribuzione, quei miopi sindacati hanno ottenuto il risultato che tutti i condomìni si sono affittati la casa, molti camcellando definitivamente il posto di lavoro del portinaio, molti riducendolo nell’orario.
3) manomissione dell’art. 18? del tutto costituzionale ai molti (stranamente) che hanno opposto alla nostra alternativa l’obiezione della impraticabilità costituzionale di una manomissione dell’art. 18, chiariamo che già in occasione del referendum per l’abolizione dell’articolo 18, promosso dal Partito radicale e celebrato nel 2000, la Corte costituzionale si è espresso a favoe della compatibilità costituzionale del referendum, ammettendo quindi come del tutto costituzionale la sua ipotetica abolizione. Nella pletora di altre leggi, incluso il Codice civile, non mancano comunque articoli che si occupano della illicenziabilità e della reintegrabilità del lavoratore licenziato.
4) livellamento inevitabile. riguardo alle scorpacciate di “libertà”, “dignità”, “democrazia”, le litania che tanto piacciono ai quacquaracquà sempre pronti ad intervenire alla radio o in tv sul tema del lavoro, vorrei ricordare che con il crollo dell’URSS è scattata la cosiddetta globalizzazione. E’ come se gli stati, prima in qualche modo isolati ciscuno in un blocco, siano stati messi in comunicazioe tra loro. E’ il principio dei vasi comunicanti che stabilisce una regola inovviabile: chi stava peggio andrà a migliorare, chi stava meglio andrà a peggiorare. E’ una legge della fisica che nessun marchingengo potrà eludere. Al più ritardare. Non si tratta di essere pessimisti o ottimisti, ma semplicemente realisti. Se in Slovenia, appena più in là di Trieste, un ingegnere guadagna 300 euro/mese, fino a quando si potrà sostentere la discriminazione per cui al di qua, a qualche kilometro di distanza, un pari ingegnere deve guadagnane 7 volte tanto? e se in Polonia una dottoressa che lavora in un ospedale pubblico guadagna 600 euro mese, come giudicherà quelli che con la stesa cifra in Italia denunciano di morire di fame? Il tema è complesso, lo sappiamo, ma i fatti o fatti.
5) bolletta energetica e fusione fredda: Rubbia parli
l’Italia paga ad altri stati una bolletta energetica di oltre 60 miliardi di euro/anno, ossia 120 mila miliardi di lire. Un dissanguamento immane. E non spenderli più ci farebbe un gran comodo, di questi tempi. Ecco perchè chiediamo al prof. Rubbia di dirci che fine ha fatto il rapporto che anni or sono gli era stato consegnato dai tre ricercatori a cui lui, allora presidente dell’ENEA, aveva commissionato una ricerca sulla fusione nucleare a bassa energia (volgarmente detta fusione fredda). Quel rapporto aveva dato esiti positivi. Come mai tutto è scomparso nel nulla? (Fausto Carratù – Associazione popolo sovrano)

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La presa in giro del “popolo sovrano”

Posted by fidest press agency su martedì, 15 novembre 2011

PRATICA-DI-MARE (Italian Air Force base). Pres...

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Questo “popolo” ce lo giochiamo come vogliamo. Abbiamo perso 18 anni per inseguire un sogno che si è rivelato come una bolla di sapone: al primo vento si è disintegrata. Abbiamo continuato ad accrescere il nostro debito primario sino alla crisi speculativa di queste ore. Abbiamo osannato un leader che ci ha fatto perdere credibilità internazionale e molti, tanti soldi. Si calcola, per lo meno, di 190 miliardi di euro tra riforme mancate, evasioni fiscali “condonate”, speculazioni, sprechi e quanto altro. Abbiamo sostenuto, in politica, la parte perdente da Gheddafi ai dittatori di Tunisi e del Cairo raccogliendo solo briciole. Ci siamo alienati l’amicizia dell’occidente intrallazzando con Putin e i suoi amici che avevano un solo fine: indebolire l’occidente e fare lo shopping delle nostre risorse economico-industriali. Ora la partita di Berlusconi è lungi dall’essere conclusa. Si va ai tempi supplementari e si rischia, se non di perdere, di uscirne in ogni caso malconci con una riforma elettorale che non si farà tanto da rimettere in gioco la stessa strategia del passato con uomini politici, non espressione della volontà popolare, ma edulcorati dalle segreterie dei partiti. E poi si dice “popolo sovrano”. Un popolo che subendo e al massimo astenendosi, diciamo al 30% come ci danno le ultime proiezioni e come taluni vorrebbero, finisce con il fare il gioco dei furbi. E non basta. Per confondere e disperdere il consenso si stanno mettendo in campo una miriade di sigle di partito che, in nome di una giusta causa, ciurlano nel manico dei più ingenui o degli idealisti. Come si fa, infatti, a non credere ad un partito che rivendica gli interessi del Sud, che sostiene i pensionati, i cassa integrati o si richiama alle vecchie e nobili etichette partitiche del passato?
Così l’Italia unita si vede divisa tra i leghisti al Nord e i mercenari del Sud, tra gli interessi di campanile e gli sfoghi degli indignati. E alla fine tutti si sentiranno legittimati a chiamarci: popolo sovrano. E continua ad essere la più grossa balla, la più grossa presa in giro per dirla con parole educate. (Riccardo Alfonso wwww.fidest.it)

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Il Parlamento e il popolo sovrano

Posted by fidest press agency su sabato, 15 ottobre 2011

Giorgio Almirante

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I radicali da una parte e l’on.le Americo Porfidia dall’altra hanno stigmatizzato l’atteggiamento delle opposizioni che hanno disertato l’aula per non ascoltare la dichiarazione del Presidente del Consiglio. I primi hanno usato parole nobili richiamandosi al rispetto dell’uomo ed evocando un precedenti allorchè l’aula fu desertificata durante l’intervento dell’on.le Giorgio Almirante segretario dell’allora Movimento sociale italiano. In quella circostanza solo i radicali fecero eccezione. Il riferimento non è, tuttavia, piaciuto ad alcuni esponenti del Fli che si sentono idealmente eredi di quel partito. Per costoro è quasi offensivo fare un paragone tra Almirante e Berlusconi e detto francamente questa contrarietà è condivisibile. Almirante era un galantuomo. Molti politici di segno opposto lo stimavano e ho sentito personalmente l’on.le Andreotti osservare che se Almirante fosse stato di un altro partito di certo sarebbe diventato ministro. Oggi i ministri e i sottosegretari si scelgono per altri meriti: O tempora! O mores!. Per quanto riguarda le esternazioni dell’on.le Porfidia potremmo limitarci ad una battuta: chi semina vento raccoglie tempesta. Le istituzioni meritano, indubbiamente, rispetto, ma il rispetto si conquista attraverso l’opera di chi è preposto a tali incarichi. Non sono figure astratte che si muovono per virtù divina ma si identificano invariabilmente con coloro che le rappresentano. Ecco perché il giudizio critico che da più parti si scarica sul Parlamento, restando alla fattispecie, non necessariamente si riferisce al contenitore ma al contenuto e se questo contenuto è deteriorato logica vorrebbe che si rinnovasse per evitare che anche l’involucro finisse con l’essere danneggiato. Se ciò non avviene, non dobbiamo qui coprirci il capo di cenere e stigmatizzare le persone che non c’entrano in questo dissacramento, cerchiamo invece di togliere le istituzioni dall’imbarazzo di una coabitazione tanto compromettente. E se non siamo capaci allora ciò che è accaduto qualche giorno fa è pienamente giustificato anche se taluni promotori lo hanno fatto per calcolo e non per fede e rispetto per le istituzioni. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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