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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘populismo’

L’establishment e il populismo

Posted by fidest press agency su martedì, 9 febbraio 2021

Il mondo sembra diviso tra chi sostiene l’establishment e chi il populismo. È quanto abbiamo avuto modo di constatare negli Usa e, nel nostro piccolo, anche in Italia con la Lega di Salvini. Vi ho escluso sia Fratelli d‘Italia di Giorgia Meloni sia i pentastellati di Grillo e Vito Crimi. E la ragione, a mio avviso, è spiegabile. Fratelli d’Italia è un partito che ha radici solide nella destra italiana. Una destra sociale che è stata in passato ben rappresentata da Giorgio Almirante. Ha mostrato un agire in concreto che ha, tuttavia, perso una parte della sua credibilità per aver scelto come alleati Forza Italia di Berlusconi e Salvini della Lega. Cinque stelle a sua volta deve la sua nascita dal profondo malumore esistente tra gli elettori di destra e di sinistra nei confronti dei loro partiti di riferimento. In buona sostanza si avvertiva la necessità di un cambio di passo che non appariva credibile con le alchimie di una classe politica incapace di imporre una reale svolta al Paese, modernizzandolo. Un malumore che, purtroppo, nemmeno i pentastellati sono riusciti del tutto a sedare perché una parte di coloro che l’hanno votato alle ultime politiche del 2018 hanno rinunciato ad appoggiarli ritenendo che i loro paladini hanno accettato una governabilità al ribasso e con alleati poco credibili. Nel frattempo, è cresciuta nella classe politica italiana la tendenza alla frammentazione con la costituzione di partiti ad personam. Alla fine, siamo giunti ad una vera e propria crisi di sistema. Come possiamo uscirne? È difficile dirlo anche perché la stessa soluzione Draghi, di là dell’autorevolezza del personaggio, lascia insoluti i problemi di fondo ovvero sulla possibilità che la politica adottata dai partiti possa realisticamente incidere sulla tenuta del sistema paese senza essere travolti da logiche di potere, altrove gestite. A questo punto mi spiace ammettere che abbiamo perso tempo prezioso dietro i soliti pifferai che ci hanno promesso ciò che non volevano realizzare. E i pentastellati, mi spiace dirlo, hanno perso la corsa verso una svolta credibile della politica italiana essendo venuta meno la loro leadership che ha preferito imbarcarsi in diatribe di basso profilo sia personali sia ideologiche. La base, invece, dovrebbe sapere che il Movimento è nato come protesta ma ha saputo anche prospettare un modello di società dove occorra difendere le attese di quanti oggi si sentono emarginati. In questo frangente il Movimento resta vitale e deve dimostrarlo con i fatti a partire dagli uomini e dalle donne che sono diventati i paladini di questa svolta epocale. È una questione di sintonia. Bisogna che il messaggio sia chiaro e soprattutto credibile. Non si possono inseguire le chimere e soddisfare le aspirazioni partigiane. Occorre un progetto di ampio respiro perché non possiamo guardare solo il contingente ma volgere uno sguardo al futuro e prepararsi a raggiungerlo con forza e determinazione. Lo dobbiamo ai nostri figli. Lo dobbiamo al benessere dell’umanità, nessuno escluso. Riccardo Alfonso

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Il populismo ammazza la democrazia e i suoi cittadini

Posted by fidest press agency su domenica, 10 gennaio 2021

Il populismo è l’anticamera dei fascismi e una delle piu’ gravi minacce alla democrazia, con il suo disprezzo per il pluralismo, l’antiscientismo, il giustizialismo, la propaganda basata su falsità, il linguaggio rabbioso e apocalittico. Da Le Pen a Orban, da Grillo a Trump, il nazional-populismo ha la ricorrente abilità di ipnotizzare e galvanizzare decine di milioni di elettori, individuando nemici da linciare in piazza e vendendo idee reazionarie per rivoluzionarie. I molti elettori vulnerabili alla retorica populista non sono tutti uguali, ovviamente, anche se diversi studi ne hanno evidenziato alcune caratteristiche: un tasso di istruzione mediamente piu’ basso della media degli elettori, e una certa avversione nostalgica al cosmopolitismo (diversità etnica, economica, culturale, turismo, ecc.). Alcuni di questi elettori, ci si augura una minoranza, si radicalizzano e sono pronti anche ad agire fino alle estreme conseguenze. Li abbiamo visti a Washington in queste ore.E’ a questi elettori e concittadini che bisogna parlare e chiedere di riflettere, di ripensare al modo con cui si pongono davanti alla scheda elettorale e alla comunità democratica di cui fanno parte. Vi rendete conto che anche la piu’ antica e solida democrazia sulla Terra è stata messa in ginocchio dal populismo? Vi rendete conto che, in quella democrazia, decine di migliaia di esseri umani sono morti a causa della propaganda antiscientifica contro mascherine e distanziamento del populista in chief? Riuscite a capire che se non fosse stato per la coraggiosa azione di scienziati, medici, politici e cittadini responsabili, sommersi da insulti e minacce populiste, sarebbe andata ancora peggio? Il populismo e l’ignoranza ammazzano: ammazzano la democrazia, e ammazzano le persone.La democrazia è faticosa, faticosissima, e spesso poco efficiente. Ricomporre fratture apparentemente insanabili e trovare cose in comune richiede sforzi immani. Dovrà essere fatto, visto che l’alternativa è la guerra civile.Nel frattempo pero’ la democrazia va difesa con la massima forza. Nell’immediato, schiacciando con tutta la potenza di fuoco dello Stato di diritto gli organizzatori di atti violenti e sovversivi, compresi i loro mandanti. Nel lungo termine, lavorando sul sistema educativo per formare cittadini meno ignoranti e quindi meno suscettibili alla perpetua televendita populista. Infine, ripensando al ruolo dei social media nel dibattito politico, prendendo atto che sono diventati il cavallo di troia non solo dei populisti e dell’antidemocrazia, ma anche di potenze straniere (Russia in primis) che quel populismo lo sostengono e lo finanziano per i loro tornaconti. Ma la magistratura, la legge, la Costituzione da sole non possono farcela. Senza un diffuso senso di responsabilità individuale per le sorti della comunità democratica, senza quei guardrail non scritti della democrazia liberale che i populisti ignorano e spesso disprezzano, siamo tutti a rischio. Per questo, un grazie profondo a tutti coloro che non si sono lasciati trascinare dall’inganno populista, che lo hanno riconosciuto e rifiutato sin dall’inizio. Siete voi i veri guardrail della democrazia. Pietro Moretti, vicepresidente Aduc

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La costituzione e il populismo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

Alcune parti della costituzione, per giustificarne la cancellazione, sono state tacciate di populismo o di eccesso di democrazia con il bipolarismo parlamentare. E da qui un altro micidiale fendente è stato inferto alla stessa democrazia essendo stata considerata un concetto finito con il populismo. In verità, come osserva Marco Benvenuti “già a partire dall’etimologia di entrambe le parole: il demos, il populus si ritrova il loro comune denominatore nella complessiva assunzione di un fattore legittimante”.In altre parole, possiamo identificare il popolo nella sua vocazione democratica e populistica come una entità in continuo divenire, “costituita da milioni di liberi cittadini, le cui aspirazioni e volontà non dovrebbero essere ostacolate da regole o leggi limitanti ed eccessivamente invasive.”A rappresentare questa espressione della volontà popolare consciamente o inconsciamente lo sono i singoli uomini politici, a prescindere dai movimenti o dai partiti in cui militano o che rappresentano, allorché hanno investito la loro credibilità e relativo consenso sul dialogo diretto con i cittadini, con il loro “popolo”, riducendo il peso e il ruolo di intermediazione svolto dal partito e dalle istituzioni di cui pure ne fanno parte. Compongono questa famiglia gli stessi politici che “pur ispirandosi al populismo hanno saputo realizzare uno Stato rappresentativo e democratico, adottando politiche utili e necessarie per lo sviluppo del loro Paese e in sintonia con esso e nello stesso tempo hanno saputo far comprendere e accettare soluzioni impopolari, ma che nessuno si sognerebbe d’indicarle come populiste.” (Riccardo Alfonso)

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Il populismo sanitario

Posted by fidest press agency su domenica, 5 aprile 2020

Quasi una insurrezione invisibile? In una vita politica paralizzata dalla pandemia, con un Parlamento quasi abbandonato e un’opposizione in parte dedita a non aumentare le divisioni nel momento in cui il Governo e lo Stato conducono una lotta ardua e incerta contro il coronavirus, le proteste si rifugiano sui social network. Oltre a contributi intelligenti, critiche pertinenti, numerose richieste di solidarietà, una non marginale quantità di interventi aggressivi, offensivi e cospiratori si sta diffondendo alla velocità di un virus digitale.
Un modo di interloquire becero con ragionamenti tra la fantasia e le credenze mistiche procede sui social, estendendo in ambito sanitario la ruvida e demagogica retorica che infesta la vita politica. La sofferenza delle persone viene presentata come il risultato di una cinica e irresponsabile scelta dei leader della politica. Al dilagare del virus che preoccupa i più e impegna allo stremo medici, infermieri e tutte le professioni sanitarie, farà seguito il dilagare del populismo? Non lo sappiamo, ma l’ipotesi non è improbabile.
Il paradosso del populismo si manifesta vividamente su scala internazionale: sono proprio i leader portati al potere dalla stessa rabbia popolare a guidare le politiche più discutibili.
Negli Usa, Donald Trump ha negato con determinazione, per un mese, la gravità della crisi. Di fronte alle prove e alle preoccupazioni diffuse, con un ritardo di un mese che costerà molte vite, ha deciso di adottare le misure di buonsenso adottate nella maggior parte degli atri Paesi.
In Gran Bretagna, l’uomo finalmente realizzato della Brexit, Boris Johnson, ha anche minimizzato la crisi e ha sostenuto che il virus avrebbe dovuto diffondersi per immunizzare la popolazione.
In Brasile, Jair Bolsonaro continua a negare la gravità della pandemia e continua a stringere le mani nei suoi bagni di folla, sostenendo che non si deve paralizzare l’economia del suo Paese con misure precauzionali restrittive. Un miracolo salverà i brasiliani? Intanto intorno al presidente, tra gli esperti che lo consigliano, i dubbi sembra che guadagnino terreno.In sostanza, il populismo denuncia i governi che stanno provando a combattere quasi razionalmente la pandemia, ma laddove il populismo è al potere, dimostra il caos dove i suoi istinti irrazionali lo trascinano. Nulla di sorprendente.
In Italia, dove i populisti al potere sono un po’ mitigati dalla presenza in coalizione di partiti non ufficialmente populisti, quelli all’opposizione (coi leader Matteo Salvini e Georgia Meloni), sono schizofrenici perché si lamentano per il tardivo e insufficiente intervento di quella Unione Europea che in ogni momento denunciano come inutile, ingombrante e da cui vorrebbero uscirne. Non solo, ma si arriva ad una paradosso come questo: il leader della Lega che, denunciando l’inutilità dell’apertura dei tabaccai come attività essenziali durante il confino, si lamenta del fatto che le chiese siano chiuse. A questo proposito ha scritto Bertrand Russell: “Nel Medioevo, allorché la pestilenza mieteva vittime, santi uomini riunivano la popolazione nelle chiese per pregare, cosicché l’infezione si diffondeva con straordinaria rapidità fra le masse dei supplicanti. Ecco un esempio di amore senza conoscenza”.
Ripetiamo: Nulla di sorprendente. Quando l’ideologia invade la scena pubblica, i fatti perdono la loro importanza, la logica svanisce e prevalgono i discorsi e le teorie più contraddittorie con l’intento di stigmatizzare il nemico immaginario, con ogni mezzo, e col supporto dell’applauso del popolo arrabbiato.

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Popolarismo vs populismo: La lezione di don Luigi Sturzo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 febbraio 2019

Roma Lunedì 25 febbraio 2019, ore 17:00 Pontificia Università Gregoriana Piazza della Pilotta 4 Nel centenario dell’ “Appello ai liberi e forti”, la Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università Gregoriana e l’Istituto Luigi Sturzo organizzeranno la giornata di studio «La democrazia per il bene comune: popolarismo versus populismo». La giornata di studio si focalizzerà sul pensiero del Servo di Dio, fondatore del Partito Popolare Italiano e già studente della Gregoriana.
L’incontro si aprirà con l’introduzione del gesuita camerunese Jacquineau Azetsop, Decano della Facoltà di Scienze Sociali. Seguiranno gli interventi di Mons. Michele Pennisi, Arcivescovo di Monreale, Presidente della Commissione storica per la causa di Beatificazione e Canonizzazione di don Luigi Sturzo; del Prof. Nicola Antonetti, Presidente dell’Istituto Luigi Sturzo, Docente dell’Università degli Studi di Parma; dell’onorevole Pierluigi Castagnetti, Presidente dell’Associazione “I Popolari”; e del Prof. Giovanni Dessì, Segretario Generale dell’Istituto Luigi Sturzo e Docente dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.Il pomeriggio sarà moderato dal Dott. Luigi Mariano, docente Facoltà di Scienze Sociali della Gregoriana.

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Cavalcare la protesta per arrivare al governo e poi esserne disarcionati

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 agosto 2018

Negli anni del secondo dopoguerra del XX secolo gli italiani hanno perso la magica occasione di ricostruire il Paese con un’idea nuova e diversa di sviluppo industriale, sociale e culturale. Hanno lasciato che il passato riverberasse in quel presente e hanno rincorso i diritti dei cittadini sull’onda della protesta del qualunquismo di Giannini e dei comunisti a seguire. Sono stati anche gli anni dei comitati d’affari che non hanno avuto scrupoli a corrompere, inquinare e dilapidare i beni pubblici pur d’ottenere grossi profitti. E intanto le diverse riforme auspicate si sono fermate. Parliamo di giustizia, d’istruzione, di welfare, di opere infrastrutturali intermodali (tra percorsi autostradali, marittimi, lagunari e aerei) e nell’ammodernamento della filiera distributiva per i prodotti agricoli e altri generi di prima necessità. E’ parsa una convenienza per chi fa politica e di chi si cimenta nelle attività imprenditoriali e nella ricerca di facili guadagni potendo avere uno stato gravido di leggi a fronte di una giustizia e di una burocrazia lenta e farraginosa. E soprattutto riducendo all’osso l’efficacia degli organismi di controllo e ove è indispensabile di affidarli agli stessi controllati. E con questo procedere i partiti tradizionali hanno finito con il lasciare nell’opinione pubblica la percezione della loro incapacità d’agire se non quella di esserne conniventi. Incominciarono così i primi malesseri individuali e collettivi e la voglia di dar vita a nuovi movimenti politici che sapessero cavalcare la protesta e diventare forza politica di rinnovamento. Così sono nati i pentastellati e la Lega. Ora sono al governo ma il loro vero nemico è il tempo se vogliono gestire al meglio il successo elettorale ottenuto. E’ che troppi nodi sono giunti al pettine e la gente li considera tanto odiosi che vorrebbe scioglierli subito e non si fa più governare dalla pazienza nell’attesa. Le anime della conservazione lo sanno e fanno di tutto per rallentare la marcia dei novatori convinti che i loro proseliti alla fine li abbandoneranno certi di essere stati ancora una volta traditi. Ciò sta accadendo in Italia con i partiti che hanno perso consenso e ora sperano di recuperarlo invertendo le loro posizioni e la stessa Europa, che si sta preparando alle prossime elezioni parlamentari, lo sta facendo nell’intento di frenare l’onda popolare impropriamente definita populista alias anarchica mentre considera salvifico solo l’interesse proprietario del chi ha e vuol restare non solo tale ma anche per aprire nuovi fronti di profitto. (Riccardo Alfonso)

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Silvia Grossi: “Ecco come il populismo ideologico si è impossessato degli Italiani”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 agosto 2018

Padova.Il populismo ideologico ha preso pieno possesso della scena politica del nostro Paese. A denunciarlo l’antropologa Silvia Grossi, esponente del Partito Democratico di Padova, che ha elaborato uno studio sul tema del populismo ideologico e della attuale situazione politica nazionale, dal dopo elezioni ai primi atti del Governo Conte.Studio che analizza il fenomeno del populismo ideologico che ha influenzato il pensiero politico degli italiani nel corso delle ultime elezioni, e le cui conclusioni sono state raccolte nel saggio dal titolo “La strategia del gambero verde. Dissertazione attorno al concetto di populismo ideologico”.”Il populismo che oggi pervade la società italiana è fortemente ideologico”, afferma Silvia Grossi in una recente intervista realizzata per il lancio del volume, che ha un taglio taglio scientifico ma che risulta molto scorrevole e adatto alla lettura da parte di un ampio pubblico, “Non è un populismo di lotta e non è un populismo che scende in piazza per sovvertire il potere sovranista. E’ un ‘populismo senza popolo’, che nasce nelle stanze del potere di un Movimento, come i 5 Stelle, che lo hanno creato in vitro, per poterlo rivendere. Ed è un populismo che poggia sull’ideologia di destra estrema alla quale la Lega ha strizzato l’occhio a lungo e che ora lo veste di pulsioni razziste ed omofobe, costruendo categorie di alterità come i rom, i migranti o i gay, utili esclusivamente a fare da contraltare al proprio progetto politico, nel tentativo di legittimarlo” prosegue l’autrice.”Non è, dunque una proposta populista che sorge dallo spirito critico della massa, nelle piazze, nelle associazioni, sostenuta nella comunità intellettuale e scientifica delle università e dei luoghi di confronto culturale, dove si ragiona e si decide di sollevare una politica antigovernativa. E’ un populismo calato dall’alto, e come tale subìto ed introiettato senza una vera presa di coscienza collettiva. E, come tale, finisce per essere complice del mantenimento del potere stesso, peraltro di un potere che toglie la parola al popolo” conclude l’antropologa.Il saggio riporta, inoltre, alcuni fatti di attualità che hanno portato alla nascita del Governo guidato da Giuseppe Conte, analizzati con la lente dell’antropologia e riporta l’introduzione di Pierfrancesco Majorino, assessore alle politiche sociali, salute e diritti del Comune di Milano. Il volume verrà presentato in numerosi appuntamenti estivi di dibattito politico alla presenza dell’autrice ed è possibile acquistarlo anche online sul sito dell’editore Primiceri all’indirizzo http://www.primicerieditore.it.

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Religione e populismo: Chiese europee concorso abusi politici della religione

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 luglio 2018

Malaga più di 40 partecipanti si sono riuniti presso i Centro Ecumenico Los Rubios a Malaga, in Spagna, per una scuola estiva sulla religione e il populismo. Il gruppo di cristiani, musulmani, ebrei e rappresentanti sono stati portati insieme su invito della Conferenza delle Chiese europee (KEK) e dei suoi partner spagnoli. Le discussioni concentrati sul ruolo delle religioni in un continente europeo testimoniare la crescente influenza della politica populista. Altoparlanti hanno sottolineato che, mentre i populisti spesso utilizzano identità religiosa come strumento di divisione, i credenti sono tra i primi a soffrire di una riduzione della democrazia e dello Stato di diritto. Il dottor Ibrahim Salama dall’Ufficio del Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha osservato che le religioni sono spesso percepiti dalle loro differenze, ma sottolineare dovrebbe piuttosto essere posato su ciò che li collega. Ms Simona Cruciani dell’Ufficio delle Nazioni Unite di genocidio Prevenzione, New York, chiamato religioni per sostenere il piano d’azione delle Nazioni Unite per i leader religiosi sulla prevenzione del genocidio. L’Ambasciatore del Consiglio d’Europa, alle Nazioni Unite, la sig.ra Dragana Filipovic, ha spiegato il ruolo del Consiglio nella promozione e difesa della libertà di religione o di credo in tutta Europa. Rev. Alfredo Abad, dall’host Chiesa Evangelica in Spagna, ha richiamato l’attenzione il destino di Francisco Mele e di altri pastori protestanti in Spagna. “Dopo che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha deciso nel 2012 che il pastore Manzanas era stato discriminato, perché non aveva avuto lo stesso accesso a una pensione statale come sacerdoti cattolici in Spagna, eravamo convinti che questo trattamento ingiusto sarebbe finita,” Abad ha osservato. “Ma fino ad oggi la Spagna non ha modificato la propria legislazione discriminatoria, nonostante la sentenza di Strasburgo. Avendo per compensare il fallimento dello Stato di pagare queste pensioni finiranno per rovinare la nostra chiesa finanziariamente. Perciò siamo grati per il sostegno di CEC delle nostre giuste rivendicazioni.” Imam Sayed Razawi, scozzese Bayt Society, e la sig.ra Michal Zilberberg, European Community Center Ebraica a Bruxelles, ha sottolineato che la discriminazione comincia con pregiudizi molto semplici e comuni che costituiscono la base ideologica per discorsi di odio e di agitazione populista. Riassumendo procedimenti della settimana, Rev. Dr. Göran Gunner, moderatore del gruppo tematico di riferimento per i diritti umani (TRG) del CEC, ha concluso “gli attori religiosi possono svolgere un ruolo fondamentale nella lotta contro il populismo, il razzismo e l’intolleranza.” Egli ha sottolineato che CEC e le sue Chiese Stati hanno una forte tradizione nella costruzione di ponti, che aiuta a contestare le nozioni che l’identità religiosa si basa su divisioni piuttosto che sul dialogo. Sulla base di questi proficui scambi, il TRG per i diritti umani continuerà a facilitare le discussioni relative al populismo e la libertà religiosa.

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Il governo dell’onestà: dall’utopia al populismo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 febbraio 2018

logo fidest ookIn questi giorni si sta accentuando l’intervento dei media sulla questione morale. A questo punto pare evidente che nessuno vuole attaccare sul proprio groppone la patente della disonestà. E quelli che non vi riescono fanno mille sforzi per dimostrare che gli stessi onesti non esistono. Diventa così prepotente il ritornello di corrotti, corruttori e corruttibili. Sembra che non ci sia altra strada da percorrere come sta già accadendo con la sistematica demonizzazione delle istituzioni: il parlamento degli inquisiti e dei volta gabbana come ce lo prefigura lo stesso Berlusconi con la sua dichiarata volontà di fare shopping con i transfughi degli altri partiti. E da questa sistematica maldicenza non ne escono bene le altre istituzioni dello Stato dal Tar al Consiglio di Stato, dalla magistratura alla corte costituzionale e alla stessa presidenza della Repubblica. Il fine ci appare chiaro. Si vuole, nel corso di questa campagna elettorale, demoralizzare il voto libero e ricorrere al fatalismo degli italiani: tanto non c’è niente da fare, i politici sono tutti corrotti. E’ possibile che la brava gente non si rende conto dell’inganno? L’esempio tipico l’abbiamo avuto sulla storia dei rimborsi delle indennità percepite dai parlamentari cinque stelle e di qualche errore nella scelta dei candidati mentre sull’altro fronte si stendeva una cortina fumogena su peccati di gran lunga più gravi. Perché non è stato scritto che per cinque anni vi sono stati parlamentari che hanno percepito un terzo delle loro indennità e gli altri le hanno intascate tutte? Perché gli altri loro colleghi non si sono comportati allo stesso modo? Perché non si dice a chiare note che oggi si sta giocando una partita vitale per le sorti del nostro Paese? Da una parte vi è il passato e persino il finto presente e dall’altra la possibilità di voltare pagina e guardare un futuro diverso e non ci vengano a dire che è solo utopia o populismo. (Centro studi politici e sociali della Fidest)

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In Europa l’ottimismo economico ha la meglio sul populismo

Posted by fidest press agency su martedì, 9 gennaio 2018

Dicken Philip.jpg(By Philip Dicken, Responsabile azionario Europa) Alle porte del 2018 si prospetta un anno positivo per le azioni. In tutta Europa si rilevano chiare indicazioni di una continuazione della crescita economica dopo un 2017 all’insegna del vigore.Secondo i dati relativi all’indice dei responsabili degli acquisti (PMI), nel novembre 2017 la crescita dell’occupazione e gli ordinativi del settore manifatturiero nell’eurozona hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi 17 anni. Ciò crea i presupposti per una solida espansione economica.
Alla fine del 2016 speravamo che il 2017 avrebbe portato un miglioramento della crescita degli utili, e il settore corporate non ha deluso le attese. I profitti hanno evidenziato un aumento sostenibile per la prima volta dalla crisi finanziaria globale. Nel 2018 la crescita degli utili potrebbe raggiungere il 15%, creando un contesto favorevole per i mercati azionari Persino il Regno Unito, circondato dall’incertezza dei negoziati sulla Brexit, ha registrato una discreta performance nel 2017. La crescita economica britannica sarà forse più lenta di quanto atteso prima del referendum sull’uscita dall’UE, ma il paese non ha subito quel crollo che i pessimisti avevano previsto.La politica monetaria nel Vecchio Continente andrà incontro a un progressivo inasprimento, con una riduzione del quantitative easing nell’eurozona. Il Regno Unito potrebbe innalzare i tassi d’interesse, ma non tanto rapidamente da destabilizzare l’economia o il mercato.A livello globale i cicli economici sono più sincronizzati che mai. Sul fronte degli scambi internazionali, un clima di cooperazione e interconnessione favorisce la diffusione di opportunità commerciali redditizie tra diversi paesi.
Il quadro economico favorevole dell’Europa dovrebbe sostenere le performance azionarie. L’incertezza politica pone qualche problema, ma se all’inizio del 2017 il trend populista che pervadeva l’Europa appariva inarrestabile, il trascorrere dei mesi ha dimostrato che nella sfera politica nulla è mai certo. Il populismo ha perso popolarità. Diversi eventi politici che avrebbero potuto generare una significativa incertezza economica, come le elezioni francesi e olandesi, non hanno decretato il successo dei movimenti populisti. Per contro, all’inizio del 2017 la vittoria della Cancelliera Angela Merkel alle elezioni tedesche sembrava assicurata, ma le trattative per la formazione di un governo di coalizione hanno indebolito il suo potere.
Alle porte del 2018 il contesto politico si conferma complesso. In tutta Europa gli elettori continuano a mettere in discussione le dinamiche politiche centriste del passato. Con la globalizzazione e il progresso tecnologico alcuni settori tradizionali stanno diventando ridondanti, mentre le città, specialmente i centri finanziari, crescono in ricchezza. Nelle aree post-industriali gli elettori esprimono insoddisfazione per il divario economico derivante da questo processo.
Il movimento populista tedesco ha guadagnato posizioni. La CDU, il partito di Angela Merkel, ha ottenuto una percentuale più bassa di voti alle elezioni del 2017. L’AfD, il partito nazionalista di stampo populista, prima assente dal Bundestag, è diventato la terza forza politica del paese. Piazzatosi alle spalle del principale partito di opposizione, l’SPD, non entrerà nel nuovo esecutivo. Tuttavia, con lo stallo delle trattative per la formazione del nuovo governo, si profila la possibilità di nuove elezioni generali nel 2018, che potrebbero sbloccare la situazione di impasse.
Il populismo è un fattore rilevante anche in Italia, dove sono previste elezioni legislative nel marzo del 2018. Oggi tuttavia il Movimento 5 Stelle, nemico giurato dell’establishment, appare meno pericoloso, in quanto la legge elettorale è stata modificata in modo tale da rendere più difficile la formazione di un governo pentastellato. Le dichiarazioni e le posizioni dei 5 Stelle si sono ammorbidite e, pur avendo guadagnato consensi in tutta Italia (come emerso dalle elezioni regionali siciliane di novembre), il rifiuto di formare coalizioni con altri partiti li costringerebbe a mettersi da parte nel caso vincessero meno del 51% dei seggi.
Il quadro economico alle porte del 2018 appare positivo. Nel 2017 siamo stati incoraggiati dal miglioramento della situazione politica (rispetto al 2016, anno che ha visto le due vittorie populiste di Trump e della Brexit) e dalla ripresa economica generalizzata. Finora i mercati hanno continuato ad avanzare imperterriti nonostante alcune sorprese politiche; l’espansione economica è robusta, l’inflazione è contenuta e la crescita degli utili è ben avviata.
Che cosa potrebbe ostacolare questa traiettoria? La crescita economica potrebbe essere frenata da un evento politico clamoroso. Ad esempio, sviluppi negativi sul fronte della Brexit potrebbero indebolire lo status di Londra quale centro finanziario globale, con ripercussioni potenzialmente favorevoli per altri centri europei, ma anche con la possibilità di ricadute negative.
In vista del 2018 la nostra strategia d’investimento non ha subito cambiamenti radicali. Le valutazioni di molte aziende difensive di alta qualità sono aumentate sulla scia del miglioramento delle condizioni economiche. Pertanto, la ricerca di società di qualità ma sottovalutate si è intensificata.Le economie europee sviluppate, con le loro aziende ben gestite, offrono agli investitori l’opportunità di generare crescita nel corso del prossimo anno: tra i settori particolarmente interessanti figurano industria, tecnologia e servizi al consumatore.Un numero crescente di imprese in Europa viene quotato sul mercato tramite IPO. Queste società offrono opportunità entusiasmanti agli investitori selettivi disposti a esaminare attentamente ciascuna tesi d’investimento e ad assicurare che la governance sia solida. Un’altra valida fonte di rendimento per i gestori attivi è rappresentata dal livello sostenuto dell’attività di fusione e acquisizione.Benché minore rispetto a circa un anno fa, il rischio politico continua a destare preoccupazione, ma non bisogna dimenticare che può essere anche foriero di opportunità. Gli investitori a lungo termine sono ben posizionati per trarre vantaggio da quotazioni scontate nelle fasi di volatilità sui mercati. Negli investimenti vale sempre il vecchio adagio: spesso il momento giusto per acquistare è quando gli altri vendono. Dati gli scarsi segnali di un rallentamento della robusta crescita europea, entriamo nel 2018 con un spirito di ottimismo. (foto: Dicken Philip)

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Di populismo si può morire?

Posted by fidest press agency su martedì, 8 agosto 2017

populismoChi ha letto l’interessante libro “Il populismo tra storia, politica e diritto” a cura di Raffaele Chiarelli con i tipi della Rubbettino in vendita nelle librerie da circa due anni, sa bene che la parola “populismo” non è così malvagia come si vorrebbe far credere. Scrive, tra l’altro, Aldo Giannulli: “I movimenti populisti aspirano a presentarsi come portavoce del popolo”. Ne devo dedurre che il “populismo” è una realtà fortemente esistita sia nella storia recente europea sia dagli stessi predecessori di Grillo in Italia come Achille Occhetto, Mario Segni e Marco Pannella. Se poi metto da parte la raccolta di Chiarelli sul pensiero populista, se non altro per non coinvolgerlo nelle mie personali opinioni, devo dedurre che il populismo è una parola che è capace di conciliare le attese popolari per ciò che la politica dovrebbe sostenere e salvaguardare, ma che nei fatti disattende.
Partiamo da ciò che vorremmo sia la politica: un sensore delle aspettative popolari in difesa dei ceti più deboli e per un’equa distribuzione delle risorse, nel garantire la giustizia sociale, la difesa per i più deboli e nel saper mantenere gli impegni che assume con il suo elettorato. Non dimentichiamo che nel mondo su sette miliardi di abitanti almeno il 90% manifesta un disagio esistenziale per colpa di quel dieci per cento di accaparratori ed avide sanguisughe.
E’ forse usato in maniera negativa il populismo se pretendiamo che oltre al diritto alla vita vi sia anche quello a vivere? E cosa significa “vivere?” Vuol dire pretendere dalla società che ti ospita il rispetto di altri diritti: alla salute, ad un tetto dove ripararsi, al libero accesso alle fonti alimentari ed energetiche, all’istruzione, al lavoro, all’assistenza sanitaria e ad un vecchiaia serena.
Se tutto questo si chiama populismo ben venga il populismo. (Riccardo Alfonso direttore centri studi sociali e politici della Fidest)

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La teoria economica del ‘populismo’

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 maggio 2017

Bisognerebbe leggerlo questo report sulla teoria economica del cosiddetto “populismo”. Un lavoro a più mani di sette economisti le cui conclusioni sono inquietanti: come si precipita un Paese nel baratro. Vediamo le fasi della teoria economica del “populismo”.
In un primo periodo si incrementa la spesa pubblica, aumenta la produzione e l’occupazione ma si tengono sotto controllo i prezzi. Si consegue un boom economico che rende felici i cittadini. Nel secondo periodo, pero’, a causa dei prezzi bassi, si crea malcontento nei produttori e, in più, le barriere doganali elevate rendono costoso l’approvvigionamento di beni esteri. I prodotti scarseggiano e gli interventi sociali estesi fanno aumentare il debito pubblico. Ci sono i soldi ma non i beni, classica situazione da mercato nero. Nel terzo periodo la mancanza di beni si estende, l’inflazione sale, i capitali espatriano, il valore dei salari precipita e l’economia sprofonda. Teoria? No, perchè è in sostanza quello che si sta verificando in Venezuela. Nel quarto periodo, a causa dei disastri economici, il governo “populista” cade, si svolgono nuove elezioni, con la formazione di un nuovo governo che tenta di rimettere ordine nei conti con provvedimenti impopolari che, tuttavia, fomentano la ribellione, il che determina una crisi governativa e nuove elezioni; i risultati portano alla vittoria dei “populisti” che, nel ricordo dei cittadini, avevano portato, tanto benessere nella prima fase, dimenticando quelle successive. Il ciclo, inesorabilmente, continua. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Internet e populismo: Un legame che va oltre un blog

Posted by fidest press agency su sabato, 18 marzo 2017

internetInternet è uno strumento senza precedenti di elaborazione e trasmissione di informazioni, conoscenze e approfondimento. Ma è anche uno strumento straordinario di diffusione di ignoranza e pregiudizi. Contrariamente alla piazza pubblica, dove difficilmente ci si può isolare del tutto dalla contaminazione di opinioni diverse dalle proprie, la piazza virtuale ci consente di isolarci acriticamente, selezionando a monte le fonti di informazione e le persone con cui condividerle.
Sono ormai molti gli studi che mettono in evidenza questo paradosso: oggi come mai prima abbiamo la possibilità di connetterci ad un’infinita pluralità di conoscenze, ma la stragande maggioranza utilizza questo strumento per rinchiudersi nelle proprie (in)sicurezze. In altre parole, leggiamo e amplifichiamo solo quelle informazioni che gradiamo, abitiamo solo quelle comunità virtuali a noi affini.
Ecco che grazie ad Internet il lavoro di decine di migliaia di scienziati può essere “confutato” da centinaia di migliaia di “like” apposti ai deliri di un santone o di un blogger. Diritti umani fondamentali come la presunzione di innocenza e il giusto processo sono travolti da gogna e sentenze via mouse basate sul pregiudizio e sulla disinformazione raccolta attraverso la propria comunità omogenea.
Questo utilizzo infantile e settario di Internet è probabilmente alla radice della crisi delle democrazie occidentali, ispirate invece da principi liberali ovvero regole costituzionalizzate che mirano a proteggere proprio il pluralismo, la diversità, la complessità, la conoscenza, e quindi l’individuo in ogni sua manifestazione interiore ed esteriore (razza, sesso, opinione politica, religione, ecc.).
La sola nozione di un movimento politico che si autoproclama come unico portavoce dei cittadini, con l’obiettivo dichiarato di eliminare ogni altra forza politica dal Parlamento o di espellere individui non “conformi” dai confini nazionali (virtuali o fisici), dovrebbe apparire aberrante ed estraneo in una democrazia liberale.
Eppure, non è altro che la naturale manifestazione politica del modo in cui i suoi sostenitori utilizzano Internet, per isolarsi tra consimili piuttosto che per confrontarsi e crescere. Non è un caso che queste forze illiberali e antidemocratiche siano spesso legatissime ad Internet, da cui nascono, crescono e traggono forza. Esse infatti si basano su una propria comunità virtuale omogenea, dove ogni opinione difforme è vilificata e espunta, dove il “dibattito” tra ortodossi e ultraortodossi ha l’unica funzione di rafforzare il pensiero unico, dove bufale e post-verità sono strumenti legittimi ed efficaci di lotta.A sua volta, quel pensiero unico non è capace di alcuna progettualità, concentrandosi unicamente su lotte “contro” piuttosto che “per” qualcosa. La rabbia e l’odio sono catalizzatori fenomenali, immediati, impermeabili a scienza e conoscenza, perché si nutrono di cultura del sospetto e sfiducia nel prossimo. Al contrario, lottare “per” qualcosa implica studiare i fenomeni nella loro realtà e scegliere tra soluzioni complesse e mai perfette, un processo che porterebbe alla disgregazione di una comunità unita più che altro dal disprezzo per l’altro.
Come se ne esce? Di certo, non emanando leggi che vietano la circolazione di bufale, post verità o opinioni intolleranti. Sarebbe un controsenso insanabile e pericoloso “difendere” la democrazia attraverso una limitazione per legge della libertà di espressione.Ognuno di noi è chiamato però a fare uno sforzo di responsabilità individuale, che poi è l’essenza di una democrazia matura, composta da cittadini adulti piuttosto che da sudditi deresponsabilizzati: approfondire, studiare, confrontarsi con idee e comunità diverse, ascoltare, riflettere, rispettare ogni essere umano, coltivare il dubbio sulle proprie certezze. Per dirla con Einaudi, “conoscere per deliberare”, il che è possibile solo nell’ambito di una democrazia liberale, l’unica in grado fino ad oggi di protegge e valorizzare il pluralismo e la libertà individuale. E’ uno sforzo che ognuno di noi deve fare costantemente, ogni giorno. E grazie ad Internet, se utilizzata per conoscere piuttosto che per odiare, non è mai stato così facile. (Pietro Moretti, vicepresidente Aduc)

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Neoliberismo o populismo: non c’è altro?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 novembre 2016

orti-urbaniBy Chris Carlsson. Sì, ci sono differenze tra Clinton e Trump, tuttavia milioni di persone, probabilmente la stragrande maggioranza, si sente tagliata fuori, abbandonata a domandarsi come riorganizzare la propria vita. Il sistema sta fallendo. Il mercato non è in grado di offrire risposte adeguate. La domanda allora è: in quale direzione possiamo trovare il cambiamento? “Non nella forma delle organizzazioni e dei partiti politici di massa che contestano direttamente il potere statuale (nonostante sforzi in questa direzione siano emersi in Spagna e in Grecia per esempio), ma piuttosto nella forma decentralizzata della rete di movimenti sociali difficilmente identificabili come tali…”. scrive Chris Carlsson. Neanche i grandi movimenti, che pure hanno mostrato uno sguardo diverso sul mondo, pensiamo a Seattle e a Genova 2001 (e che affondavano le radici nella straordinaria rivolta zapatista del ’94), sembrano rispondere alle attese dei più. In realtà, migliaia di persone ovunque “stanno portando il proprio tempo e la propria competenza fuori dal mercato del lavoro, dedicandosi a progetti utili e pratici con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita qui ed ora”. No, non possiamo limitarci a guardare il mondo con la lente delle elezioni. c’è un universo enorme, fatto creatività e compassione, cooperazione quotidiana e mutuo soccorso che si ostina a cambiare il mondo. (foto: orti urbani) (fonte comuneinfo.net)

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New media arma di libertà ma anche di populismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2011

«I nuovi media sono strumenti potenti, che offrono sicuramente maggiori opportunità di comunicazione ma possono anche rappresentare un’arma facile e accessibile per populismi e dittature». A parlare il Vicesindaco di Roma, sen. Mauro Cutrufo che ha aggiunto: «Il cardinale Scola nel suo intervento di oggi ci invita ad una approfondita riflessione sul ruolo dei new media nella nostra società. La libertà che social network, blog e nuovi media rappresentano lasciano ampi spazi di dialogo ma possono essere utilizzati anche per finalità tutt’altro che democratiche» ha detto Cutrufo. «Riconoscere potenzialità e rischi di questi strumenti non vuol dire sminuirne l’importanza, tutt’altro. Personalmente, anche io ho ritenuto di utilizzarli per rivolgermi ai più giovani. A mio parere è invece necessario, fermo restando che i new media sono necessari mezzi di comunicazione in una società globalizzata, recuperare il concetto di dibattito reale, che è il fondamentale presupposto per la costruzione di una vera e solida democrazia. La politica contemporanea deve ritrovare la capacità di creare spazi di confronto e di dialogo tra le persone – conclude – pena la disinformazione e la demagogia, che dai media tradizionali può facilmente trasferirsi a quelli che chiamiamo “nuovi”».

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Nasce: “Idea e legalità”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 ottobre 2010

Nasce a Palermo con sede in Via Scinà 47 l’associazione culturale e politica “Idea Legalità”. Si prefigge di contribuire a liberare il paese dal fatalismo, dall’assistenzialismo, dalla corruzione e dal populismo. Fanno parte del comitato nazionale  il Dr. Giovanni Menni, presidente e noto farmacista del centro storico di Palermo, il Dr. Gaetano Mendola segretario amministrativo e funzionario dell’INPS già due volte eletto consigliere comunale a Palermo con Forza Italia, Roberto Peretti consigliere onorario, noto per  il suo  impegno all’interno della società civile nel campo della legalità, e Fabio Sortino giornalista e addetto stampa. Detto comitato ha nominato Girolamo Foti coordinatore nazionale dell’associazione. Foti è un “noto conduttore televisivo nel tempo libero e negli ambienti della sicurezza e della difesa per il suo impegno all’interno della rappresentanza militare”. Al momento dell’investitura Foti dichiara: “Sono felice che dalla Sicilia di Falcone, Borsellino, Fava, Impastato, Padre Puglisi  e tanti altri eroi,  possiamo ora dare vita ad un’organizzazione nazionale ispirata alla legalità, nata proprio in coincidenza alla visita del Santo Padre a Palermo. A breve, annuncia il Presidente Giovanni Menni, altre città apriranno nuove sedi, attraverso persone volenterose e attive, come l’Avvocato Vanni Piccione a Messina, peraltro consulente legale dell’associazione , Francesco Marocco a Caserta, il giornalista “direttore del Centro Studi Fidest – MoVimento On” Riccardo Alfonso a Roma, Massimo Caravello a Milano. Seguiranno altri gruppi, un centinaio, sparsi su tutto il territorio nazionale. Il progetto partirà dalla questione morale, perché la mafia non è solo in strada, e non esiste solo il piccolo delinquente di borgata. Il sistema è talmente ramificato che dentro i palazzi del potere  i mafiosi o i loro referenti, probabilmente, sono già presenti. “Forse sono banchieri”, “forse sono editori”, è questo “forse” uccide la nostra società.  Aggiunge il Coordinatore Foti: noi abbiamo bisogno di certezze, di serenità, e purtroppo viviamo con il sospetto, con la paura e l’indecisione. Oggi è compito di ogni cittadino sostenere, la magistratura italiana, le forze dell’ordine e i militari delle forze armate (che hanno contribuito al prestigio della patria nel mondo) affinché svolgano serenamente il loro lavoro.  Avverte Foti: Da parte nostra, parleremo di legalità nei quartieri, tra la gente, e anche di lavoro  e di sviluppo di progetti sul territorio, di solidarietà ,occupandoci di quelle cose apparentemente piccole come il decoro urbano e l’ambiente, tanto trascurati dai nostri signori politici, troppo legati ai salotti per scendere in strada. Conclude il coordinatore nazionale Foti infine, ci impegneremo a costruire il nuovo paese che verrà, dove i cittadini si possono scegliere il loro parlamentare ideale, dove i politici non siano più dei professionisti della politica o asserviti alle lobby. Ci batteremo per ridurre gli sprechi e i privilegi della casta , difenderemo i diritti dei cittadini, difenderemo l’unità d’Italia contro ogni forma di separatismo, rappresenteremo le ragioni del Sud , il reale riscatto del Sud , senza alcun vittimismo o rivendicazione di carattere storico . Vogliamo una classe politica di gente perbene , persone competenti, giovane, diversa, moderna, umana, che si occupi anche delle cose semplici. E’ questa la nuova Italia  che vogliamo noi dell’associazione “Idea legalità”. (Addetto pubbliche relazioni coordinatore Marco Federici).

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Bossi chieda scusa ai romani

Posted by fidest press agency su martedì, 28 settembre 2010

“E’ incommentabile la dichiarazione di un importante esponente del governo e della maggioranza che sceglie la via dell’insulto gratuito a tutto il popolo romano al solo scopo di riscuotere qualche applauso da una platea condizionata da un populismo greve quanto inutile”. Lo afferma la senatrice del Pd Francesca Marinaro. “In assenza di risultati sul federalismo-prosegue Marinaro – ecco trovato il modo per convincere i propri elettori della necessità di trasferire i Ministeri al nord. E’ una ennesima prova di grande lucidità politica e senso dello Stato: non è bastato il dito medio alzato, le affermazioni intollerabili sul tricolore e sull’inno nazionale; non ci aspettavamo di meglio da chi per mantenere il proprio consenso- conclude la senatrice Pd – ha avuto bisogno di frodare mezza Italia sulle quote latte”.

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La Puglia al centro sinistra ma di misura

Posted by fidest press agency su martedì, 30 marzo 2010

Nichi Vendola in Puglia conquista  oltre il 50% dei consensi contro il candidato del Pdl Rocco Palese. “La Puglia fa la differenza nel Mezzogiorno d’Italia”, sottolinea orgoglioso Vendola. “I dati confermano che in Puglia c’è un laboratorio di buona politica”. Il successo Vendola così spiega: “C’è un investimento molto forte, un dato che io chiamo di connessione sentimentale tra me e il popolo pugliese. L’ho spiegato al centrosinistra per molti mesi ed è quello che dovrebbe indurre tutti a riflettere sulla necessità di contrastare il populismo berlusconiano”. Un contrasto, soggiunge, che va attuato ”non rinchiudendosi dentro il politicismo del Palazzo ma ricostruendo un rapporto con il popolo che ha bisogno di essere motivato e di ritrovare il vocabolario dell’alternativa. La Puglia – conclude – non è assimilabile a uno stereotipo negativo di un Mezzogiorno, tutto cooptato in un cono d’ombra fatto di malaffare e di cose negative, un Mezzogiorno che è in piedi e che orgogliosamente rivendica le proprie eccellenze, i propri talenti e cerca la strada del proprio futuro. Il laboratorio di buon governo che abbiamo messo in campo in Puglia viene oggi premiato dal consenso degli elettori”.

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Auguri a Brunetta dal Coisp polizia

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 dicembre 2009

Che sotto l’albero Lei possa trovare qualche idea per far riacquistare ai dipendenti pubblici un po’ di fiducia in chi come Lei, dovrebbe rappresentarli ma invece dimostra  di saper fare solo basso populismo.  Che Babbo Natale Le recapiti, senza ritardo, il dono di far parlare un po’ il  buon senso e meno le necessità di fare audience sparando a zero dai salotti televisivi su qualche milione di lavoratori  che guadagna un centesimo di quanto Lei spende in un mese.  Che Lei possa capire che le bugie hanno le gambe corte e fare ammenda dei suoi bassi tentativi di far parlare cifre inesistenti a favore della Sicurezza, quando 40.000 poliziotti scendono in strada dimostrando il contrario.   Che il Nuovo Anno le faccia passare l’arroganza di sentenziare regole che Lei non è minimamente in grado di rispettare ed il modo volgare che Lei usa per  rappresentarle.  Dato che non basteranno gli Auguri a farLe cambiare atteggiamento, come non sono serviti i fatti a farLe ammettere i fallimenti delle sue politiche di pura propaganda, il COISP augura a tutti gli italiani che Lei disprezza ormai quotidianamente di ricordarsi delle sue parole a lungo. Buon Natale Ministro Brunetta.

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