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Commento PIMCO – Asset Allocation Outlook: Meno rischio e più rendimento in portafoglio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 novembre 2022

A cura di Erin Browne, Geraldine Sundstrom e Emmanuel S. Sharef parte del team Multi-Asst di PIMCO e tratto dall’ultimo Asset Allocation Outlook di Pimco: – La cautela è opportuna in un periodo di inflazione elevata e di rallentamento economico. Tuttavia, la volatilità sui mercati finanziari nel 2022 ha creato interessanti opportunità di investimento. Un rapido cambiamento delle condizioni macroeconomiche nel corso del 2022 e l’impatto sui mercati finanziari ha alterato in misura significativa l’attrattiva relativa delle classi di attivo. I mercati stanno passando da un mondo “TINA” (there is no alternative, “non c’è alternativa” all’azionario) a uno scenario nel quale l’obbligazionario è sempre più interessante. Prima di tornare a considerare gli attivi rischiosi come investimenti interessanti attenderemo che cambino diverse condizioni che monitoriamo. Innanzitutto, per acquistare fiducia nelle stime di fair value, abbiamo bisogno di prove convincenti che l’inflazione abbia raggiunto il picco e che il tasso di interesse “privo di rischio” si sia stabilizzato. Con la Federal Reserve americana che resta determinata a domare l’inflazione, c’è tuttora rischio al rialzo per il ciclo dei tassi ufficiali e la banca centrale americana valuta attentamente il rischio di hard landing.Inoltre, crediamo che le stime degli utili societari a livello globale restino troppo alte e dovranno essere riviste al ribasso a mano a mano che le imprese sempre più registreranno fondamentali in deterioramento. L’epoca della politica monetaria non convenzionale seguita alla crisi finanziaria globale ha raggiunto il culmine durante la pandemia di COVID-19, con il valore di mercato del debito globale con rendimento negativo che ha toccato il picco a oltre 18000 miliardi di Dollari secondo Bloomberg. Alla fine del 2021, un investitore americano doveva avventurarsi nel debito denominato in Dollari dei mercati emergenti per trovare una classe di attivo in linea con i rendimenti dell’S&P. Solo 11 mesi dopo, gli investitori possono mirare a un rendimento assoluto più alto con le obbligazioni investment grade globali senza neppure prendere in considerazione il profilo più rischioso dell’azionario. I rendimenti degli utili azionari sono rimasti indietro rispetto all’aumento dei tassi, il che a nostro avviso è un altro segnale che l’azionario è costoso e rende gli altri attivi più interessanti in confronto A nostro avviso, il reddito fisso è diventato più interessante rispetto alle azioni se si considera l’orizzonte secolare (a più lungo termine). Con la transizione dell’economia da decenni di globalizzazione a un mondo più frammentato in cui i governi e le aziende si concentrano sulla costruzione della resilienza, ci aspettiamo un’inversione di tendenza di alcuni dei venti di coda dell’era precedente per i rendimenti azionari. Dopo un anno di ribassi sostenuti indotti dalle banche centrali che hanno riguardato la maggior parte delle classi di attivo, e con molti investitori spinti a ridurre ampiamente il rischio nei loro portafogli sia per la duration che per l’azionario, i mesi a venire potrebbero portare eventi cruciali che interrompano quel trend. Il nostro scenario di base di rallentamento economico o recessione porterebbe distruzione della domanda e allentamento delle pressioni inflazionistiche, il che implica altresì che negli Stati Uniti il tasso sui fed funds potrebbe raggiungere il picco agli inizi del 2023. Se la Fed sarà in grado di fare una pausa o addirittura ridurre i tassi in un contesto di inflazione in decelerazione, questo potrebbe limitare la profondità di una recessione negli Stati Uniti e tracciare un percorso verso un contesto economico più normale nel quale le differenti classi di attivo tendano a rispondere in modi diversi nelle diverse fasi del ciclo economico (anziché rispondere in generale nello stesso modo – deludente – come avvenuto nel 2022). Gli investitori dovrebbero pertanto considerare non solo come posizionarsi per l’ingresso in una recessione ma anche come investire con l’evolvere della recessione, e quali indicatori tenere d’occhio nel valutare di aumentare la propria esposizione agli attivi rischiosi. Le regole da manuale sul ciclo economico e sul ciclo di rialzo dei tassi di stampo tipico possono essere una guida utile ma è importante considerare anche le differenze di questo ciclo. Una volta che la recessione sarà in corso e l’iniziale riduzione dell’indebitamento sarà largamente avvenuta, ci aspettiamo che gli spread del credito investment grade di alta qualità comincino anch’essi a contrarsi. Questa volta, si parte da bilanci societari che sono in generale solidi e riteniamo improbabile un’ondata di default, soprattutto considerando la continua attenzione della Fed alla stabilità finanziaria e al funzionamento dei mercati del credito. Il repentino mutamento delle condizioni macroeconomiche nel corso del 2022 ha portato in primo piano la cautela. I contemporanei ribassi sui mercati azionari e obbligazionari, non sperimentati da decenni, hanno lasciato molti investitori in attesa di maggiori certezze sul percorso dei tassi di interesse e sulla gravità di una recessione che si profila all’orizzonte.Noi di PIMCO crediamo che serva cautela in un periodo di inflazione elevata e rallentamento economico. Tuttavia, la volatilità sui mercati finanziari nel corso del 2022 ha creato diverse opportunità appetibili di investimento. Soprattutto, al momento riscontriamo ampie evidenze che forniscono solidi motivi di breve e lungo termine per investire in obbligazioni. I rendimenti più elevati di partenza hanno accresciuto il potenziale di rendimento di lungo termine, mentre le obbligazioni di qualità superiore dovrebbero riprendere il loro ruolo di componente affidabile di diversificazione rispetto all’azionario in una recessione. Crediamo che gli investitori debbano essere cauti e selettivi nell’approccio all’azionario, agli attivi reali e ad altri mercati a maggior rischio e puntare alle migliori opportunità su base relativa tra le diverse classi di attivo e all’interno di esse. Inoltre, sarà di cruciale importanza posizionare i portafogli in modo tale che abbiano un assetto capace di superare ulteriore volatilità e trarre benefici dalle dislocazioni nel prossimo ciclo economico. Mentre ci lasciamo alle spalle il contesto “TINA” che ha caratterizzato molta parte del trascorso decennio, il menu si è ampliato e gli investitori dovrebbero essere rincuorati dalle opportunità all’orizzonte. (abstract by http://www.verinieassociati.com/

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Obbligazioni: il miglioramento valutativo offre prospettive più interessanti per i portafogli

Posted by fidest press agency su sabato, 12 novembre 2022

A cura di Flora Dishnica, Investment Manager di Pictet Asset Management. Dopo i disastri di settembre, i mercati hanno ritrovato compostezza nel mese di ottobre. L’azionario ha guadagnato tra l’8% e il 9% sia negli USA sia in Europa, movimento sostenuto sia da motivi tecnici, come il posizionamento generalmente leggero degli investitori, sia dall’avanzamento della stagione degli utili negli USA, che nel complesso ha avuto un tenore accettabile. Ad aiutare la situazione, c’è stato anche l’assestamento nei tassi core verso la fine del mese. Si sono infatti rafforzate le speranze per una conclusione delle sorprese restrittive lungo il percorso di rialzi da parte della Fed, alimentate anche da rialzi meno corposi delle Banche Centrali di Canada e Australia.Il quadro macroeconomico rimane di difficile lettura negli USA. L’inflazione si conferma persistente anche a ottobre, senza però sorprendere le attese. La crescita del PIL americano torna in territorio positivo nel terzo trimestre, confermando la natura tecnica della contrazione dei primi due trimestri. Qualche segnale di rallentamento arriva dai vari indicatori di fiducia delle imprese, che allo stesso tempo rivelano anche un calo nella pressione sui prezzi dal lato delle aziende. Rimane tuttavia piuttosto solido il mercato del lavoro, con buon aumento degli occupati e creazione di nuovi posti di lavoro al di là delle aspettative. A fronte di una domanda solida, l’offerta rimane meno elastica come dimostrato dalla leggera flessione nel tasso di partecipazione della forza lavoro. In questo contesto, durante l’ultima riunione del 2 novembre, la Banca Centrale americana ha fatto presagire una riduzione nell’entità dei rialzi dei fed funds nelle prossime riunioni a dicembre (o gennaio), riconoscendo che la trasmissione del pieno effetto restrittivo dei rialzi ad oggi effettuati (+375bps) sull’economia reale avviene con qualche ritardo, man mano che si propagano gli effetti del restringimento nelle condizioni finanziarie attraverso la restrizione del credito. Durante la conferenza stampa, Powell è stato meno incoraggiante, al fine di evitare una reazione prematuramente positiva di quanto scritto nel comunicato: ha introdotto il concetto che la riduzione dell’entità dei rialzi è solo uno dei fattori del percorso della politica monetaria. Sarà altresì importante la durata complessiva del ciclo e il punto di arrivo (tassi terminali) che, in base ai dati attualmente a disposizione, dovrà essere rivisto leggermente al rialzo rispetto a quanto comunicato a settembre. Il mercato ha così spostato da marzo a giugno il raggiungimento del tasso terminale a un livello più alto di circa 10-15bps, attualmente tra 5.10%-5.15%.La politica monetaria americana mantiene così un atteggiamento restrittivo che dipenderà però, come ha detto Powell, non esclusivamente dai futuri dati dell’inflazione ma dall’andamento degli indicatori macroeconomici nel loro complesso. Nonostante il tono ancora ‘hawkish’ della Fed, e visto questo livello cumulato di rialzi e visto l’aggiustamento marginale del punto di arrivo dei tassi di politica monetaria, propendiamo a confermare la validità delle nostre scelte di asset allocation a favore del comparto obbligazionario. La stessa Fed ha ammesso che la finestra per perseguire l’obiettivo di contenimento dell’inflazione senza finire in recessione si sta riducendo. Se continuano a pervenire evidenze di rallentamento economico senza chiari segnali di riduzione dell’inflazione, per i mercati diventerà sempre più verosimile lo scenario recessivo. In questo contesto, quindi, il miglioramento valutativo particolarmente evidente sull’obbligazionario offre prospettive più interessanti per i portafogli.Questo ragionamento trova ancora più sostegno nel quadro europeo, dove le dinamiche recessive rimangono più probabili in virtù della stretta energetica in corso. La BCE è stata leggermente più esplicita della Fed nell’indicare che le preoccupazioni sulla crescita iniziano a rientrare nelle loro considerazioni di politica monetaria. Pertanto, riteniamo inverosimile che i banchieri centrali si possano portare oltre i rialzi già prezzati dal mercato confermando l’attuale preferenza per i segmenti brevi/medi della curva obbligazionaria dell’area euro. Sull’azionario, a nostro avviso, incombe ancora il ritardo sull’aggiustamento delle stime sugli utili che rimane eccessivamente ottimista, a fronte di uno scenario recessivo con probabilità crescente. Le stime di consenso, al momento, non incorporano ancora nessun rallentamento degli utili per il 2022, 2023 e 2024 in Europa e USA. L’aggiustamento valutativo finora osservato è stato interamente guidato dall’aumento dei tassi di interesse, che seppur abbia portato a un Earnings Yield decisamente più elevato, risulta in ogni caso salito meno del rendimento reale obbligazionario. Pertanto, riteniamo prematura un’estensione strutturale dell’allocazione azionaria prima che le previsioni degli utili riflettano per lo meno un rallentamento economico.

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Un portafoglio bilanciato non basta più. Quanto ci dice la Federal reserve

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 ottobre 2022

A cura di Lèo Lenel, Analista e Gestore Comgest Growth Global Flex. La Federal Reserve statunitense (la Fed) è stata costretta ad aumentare i tassi di interesse a breve termine al 20% nel giugno 1981 per tenere sotto controllo l’inflazione, proprio mentre l’economia americana stava entrando in una grave recessione. Da allora, i tassi di interesse sui titoli del Tesoro a 10 anni sono scesi dal 15,8% allo 0,5% (da settembre 1981 ad agosto 2020). Questo drastico calo dei tassi d’interesse ha fornito una forte spinta ai portafogli bilanciati composti da una combinazione di azioni e titoli di Stato (o altri strumenti a reddito fisso), in quanto le obbligazioni e le azioni hanno spesso mostrato una correlazione negativa nei periodi di stress. Questo approccio agli investimenti ha dato ottimi risultati per gran parte degli ultimi 40 anni.Nell’agosto 2020, la Fed ha annunciato di essere disposta a lasciare che l’inflazione aumenti prima di aumentare i tassi di interesse. Da allora, l’aumento dell’inflazione ha costretto la Fed ad alzare i tassi, nonostante l’aumento delle probabilità di recessione. Negli ultimi tre anni, ma ancor di più oggi, le obbligazioni e le azioni globali tendono a calare insieme. Riteniamo che non si possa più puntare sulle obbligazioni per sostenere un portafoglio come avveniva un tempo.Di conseguenza, gli investitori con un profilo di rischio equilibrato faticano a trovare alternative per ottenere rendimenti simili corretti per il rischio. Riteniamo che Comgest Growth Global Flex sia un’ottima alternativa: offre l’accesso al nostro portafoglio azionario globale quality growth combinato con uno schema quantitativo proprietario che copre dinamicamente le esposizioni ai mercati azionari regionali e alle valute dei mercati sviluppati utilizzando strumenti derivati, a seconda del contesto di mercato. Il processo di hedging è flessibile (tra lo 0% e il 100% delle esposizioni) e si basa su modelli multi-strategici sofisticati ma intuitivi.L’hedging quantitativo è un’area in cui dal 2012 Comgest ha rafforzato le proprie competenze di investimento per offrire agli investitori un veicolo di investimento azionario che mira a fornire rendimenti interessanti controllando i rischi di mercato. A fine settembre 2022, a più di cinque anni dalla sua nascita, il fondo Comgest Growth Global Flex ha garantito rendimenti corretti per il rischio e una gestione del drawdown migliori rispetto a un mix 60% azioni globali/40% obbligazioni globali. By http://www.verinieassociati.com

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Robeco: Le prospettive sull’obbligazionario migliorano, come adeguare il portafoglio?

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2022

A cura di Erik Keller, Client Portfolio Manager Global Credits di Robeco. Il primo semestre 2022 è stato il peggior periodo per l’obbligazionario dal 1788, se prendiamo come riferimento il mercato dei Treasury USA. I mercati obbligazionari globali hanno subito un repricing molto pronunciato nel corso di quest’anno, con un rialzo dei tassi d’interesse e un allargamento degli spread creditizi. Tuttavia, i rendimenti nominali delle diverse asset class obbligazionarie hanno raggiunto livelli che non si vedevano da un decennio. Con l’aumento dei rendimenti, l’opportunità di generare un reddito più elevato nei prossimi anni è cresciuta in misura sostanziale. Di conseguenza, le obbligazioni stanno diventando un’alternativa interessante ad altre asset class. In aggiunta, questi strumenti offrono l’ulteriore beneficio di una volatilità molto più bassa rispetto a quella delle azioni. La storia insegna che, nei periodi come questo, le obbligazioni dovrebbero offrire nuovamente una copertura rispetto alle azioni. Agli attuali livelli, le obbligazioni sono in grado di assorbire ulteriori aumenti dei rendimenti cedolari prima che i rendimenti totali dell’asset class tornino sottozero.Ad esempio, un portafoglio di obbligazioni a breve scadenza di alta qualità offre attualmente un rendimento del 3,9% con una duration di 3 anni (fonte: Bloomberg Global Agg Corp 1-5 years). Sarebbe necessario un aumento del rendimento cedolare di circa 130 punti base (pb) prima che il rendimento totale diventi nuovamente negativo. Anche se nei portafogli a più lunga scadenza la sensibilità all’aumento dei tassi è maggiore, la maggiore protezione offerta dai rendimenti cedolari ha migliorato notevolmente i livelli di pareggio.Vi sono altri motivi per cui riteniamo che le obbligazioni si comporteranno di nuovo come tali, offrendo diversificazione contro la volatilità dei mercati azionari.Se è vero che le obbligazioni non amano l’inflazione, è altrettanto vero che prosperano durante una recessione. Storicamente, le obbligazioni hanno sovraperformato le azioni nelle fasi recessive. Dato che i rischi di recessione sono aumentati rispetto a un anno fa, i prezzi delle obbligazioni dovrebbero godere di maggior supporto, mentre i corsi azionari potrebbero subire ricadute negative. Pertanto, le obbligazioni potrebbero tornare a essere un elemento di diversificazione in un quadro di crescita economica più lenta.Storicamente le obbligazioni hanno offerto una buona diversificazione rispetto alle azioni. Persino nella prima parte del 2022 (da inizio anno al 31 luglio), mentre le azioni hanno archiviato un ribasso del 14%, le obbligazioni hanno ceduto un più moderato 6,7%, dimostrando di poter contribuire a limitare la volatilità anche nelle fasi in cui arretrano insieme ai titoli azionari.Oltre ai potenziali vantaggi di diversificazione offerti dalle obbligazioni, gli investitori riconoscono anche la capacità di questi strumenti di generare rendimento e hanno storicamente assunto un’esposizione all’asset class per beneficiare di questa proprietà. In genere, il rendimento cedolare è la principale determinante delle performance obbligazionarie a lungo termine, ma nel contesto di rendimenti bassi e persino negativi che ha caratterizzato gli ultimi anni, le plusvalenze hanno assunto un ruolo più importante.La buona notizia è che, con l’aumento dei rendimenti, le obbligazioni sono tornate a fornire reddito agli investitori e i rendimenti saranno nuovamente un driver dominante delle performance obbligazionarie. L’attuale aumento dei rendimenti si traduce in un reddito più elevato per gli investitori obbligazionari in futuro. Se da un lato i rendimenti dei titoli di Stato iniziano a sembrare interessanti, dall’altro gli spread creditizi si sono allargati notevolmente e offrono adesso una remunerazione più appetibile per il rischio di credito. Tale remunerazione è giustificata alla luce degli accresciuti rischi di recessione e dell’inasprimento delle condizioni finanziarie.Vista l’ulteriore incertezza che ci attende, riteniamo che gli investimenti nel credito di alta qualità con un basso rischio di default offrano un discreto valore agli investitori. A nostro avviso, il debito bancario e assicurativo sembra conveniente e anche il credito cross-over (BB/BBB) offre interessanti opportunità d’investimento.L’aumento dei tassi e degli spread creditizi potrebbe consentire alle obbligazioni di fornire un rendimento più elevato agli investitori nei prossimi anni. La storia insegna che, nel lungo periodo, le obbligazioni hanno fornito diversificazione e contribuito a ridurre la volatilità dei portafogli. Ciò è dovuto al fatto che questi strumenti possono offrire performance positive negli anni in cui i mercati azionari sono in calo. Visto il deterioramento delle prospettive economiche, riteniamo molto probabile che le obbligazioni possano tornare a fornire una copertura contro la volatilità dei mercati azionari. Gli investitori dovrebbero quindi considerare la possibilità di ricostituire la propria esposizione obbligazionaria.

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Con la linea dura delle banche centrali, quali strategie di portafoglio adottare da qui a fine anno?

Posted by fidest press agency su sabato, 17 settembre 2022

A cura di Fabio Castaldi, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Rispetto al mese di luglio troviamo oggi dei mercati finanziari a livelli non molto dissimili. Questo, però, non vuol dire che il periodo estivo sia stato ordinato e privo di spunti. Durante questi due mesi abbiamo assistito a due fasi differenti. Una prima fase iniziale, nella seconda metà di luglio, di recupero significativo e sincrono dei mercati azionari e obbligazionari; mediamente un +10-11% sui mercati azionari, con rendimenti in calo fra i 50 e i 100 punti base a seconda delle scadenze e delle giurisdizioni sui mercati obbligazionari. Una seconda fase, durante il mese di agosto, di correzione violenta di entrambe le classi di attivo che riporta le valutazioni azionarie e obbligazionarie non lontano da quelle di inizio estate. Durante il mese di luglio si sono accumulati timori recessivi a livello globale. Negli Stati Uniti, questi timori, alimentati tra le altre cose dalla pubblicazione di un PIL negativo per il secondo trimestre consecutivo, hanno configurato uno scenario di una recessione quantomeno tecnica. In Europa, i timori recessivi sono stati alimentati dall’escalation dei costi dell’energia e in Cina, infine, i timori sulla crescita sono stati legati alle difficoltà dell’economia di riemergere dai ripetuti lockdown sanitari e dalla profonda crisi immobiliare. Nonostante la Federal Reserve e La Banca Centrale Europea abbiano segnalato durante il mese di luglio, con i propri rialzi di 75 e 50 punti base rispettivamente, la volontà di contrastare aggressivamente la fiammata inflazionistica in atto, i mercati finanziari hanno sposato in quella fase la tesi che l’atteso brusco rallentamento dell’economia (rischio recessione) sarebbe stato sufficiente per far rientrare in tempi sufficientemente brevi l’inflazione, permettendo alle banche centrali un approccio più morbido sul fronte della politica monetaria. Di qui il recupero sincrono, durante il mese di luglio, dei mercati azionari e obbligazionari fiduciosi di un possibile atterraggio morbido dell’economia.Tale ottimismo e recupero dei mercati ha incontrato però l’esplicita disapprovazione dei banchieri centrali durante il mese di agosto, culminata in occasione del simposio annuale di Jackson Hole: le dichiarazioni del presidente della Fed Jerome Powell e di Isabel Schnabel, influente membro del comitato direttivo della BCE, hanno chiarito, senza mezzi termini, la volontà delle rispettive Banche Centrali di portare i propri tassi di politica monetaria in territorio restrittivo pur di garantire il rientro dell’inflazione e scongiurarne il rischio di disancoraggio. I mercati monetari e le parti a breve delle curve obbligazionarie si sono adeguate rapidamente a tali dichiarazioni confermate dalla presidente Christine Lagarde in occasione della riunione di settembre della BCE.Negli Stati Uniti, i Futures sui Fed Funds prezzano ora un punto di arrivo da qui a sei mesi al 4%, mentre in Europa i tassi di politica monetaria sono ora prezzati a 1,75% per fine 2022 con un punto di arrivo nel primo semestre del 2023 al 2,25%. Cosa aspettarsi quindi in questo contesto e quali le prospettive per i mercati? Nei prossimi mesi l’attenzione delle banche centrali resterà fermamente puntata sul rientro dell’inflazione a costo di sacrificare, se necessario, la crescita economica. Questo dichiarato approccio delle banche centrali sarà fonte di volatilità e di regimi di correlazioni instabili tra classi di attivo tradizionalmente de-correlate, nella fattispecie i mercati azionari e i mercati obbligazionari governativi. In questo contesto, la gestione del rischio, e quella tattica, diventa rilevante. Dal punto di vista dell’allocazione fra le diverse classi d’attivo, riteniamo che, a seguito del re-pricing aggressivo del mese di agosto e inizio settembre, un sovrappeso sui mercati obbligazionari rispetto agli attivi a rischio possa essere ora giustificato. I mercati azionari, viceversa, restano vulnerabili. La correzione degli indici fin qui osservata è riconducibile prevalentemente a una revisione valutativa legata al rialzo dei tassi di interesse. Il deterioramento del contesto macroeconomico rischia di impattare gli utili societari, su cui è lecito ipotizzare nei prossimi mesi, in uno scenario recessivo, importanti revisioni al ribasso, anche nell’ordine del 15-20% su base annua. Riteniamo pertanto che un posizionamento difensivo sugli attivi a rischio sia al momento l’impostazione da assumere nei portafogli degli investitori.

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La spesa risulta da sempre tra le voci che gravano maggiormente sul portafoglio degli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2022

Negli ultimi mesi, l’elevata inflazione generale ha provocato un’impennata dei prezzi di beni e servizi: secondo i dati Istat si registra un incremento del tasso di inflazione dell’8,4%. Un aumento così elevato non si registrava da dicembre 1985 (quando fu pari a +8,8%). Limitando l’esame al solo “carrello della spesa” si osserva che il tasso d’inflazione è pari al 9,7%; un aumento che non si riscontrava da giugno 1984. Altroconsumo, da sempre dalla parte dei consumatori per aiutarli a compiere acquisti consapevoli e convenienti, ha pubblicato la sua inchiesta annuale volta ad individuare le insegne più convenienti nel nostro Paese e a identificare i punti vendita più economici nelle diverse città. I dati esaminati provengono dall’analisi di un campione di oltre 1,6 milioni di prezzi in 1.171 punti vendita di 67 città italiane, per stimare le insegne più economiche tra ipermercati, supermercati e discount. Quanto può spendere in meno una fa­miglia grazie a queste rilevazioni? Una coppia con due figli può risparmiare fino a 3.350 euro all’anno rispetto a quanto spende mediamente (8.550 euro secondo Istat), comprando i prodotti meno cari in assoluto nei discount più economici dell’inchiesta (Aldi e Eurospin).

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Come ottenere il massimo dal portafoglio digitale

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2022

Solarisbank, piattaforma leader in Europa per il Banking-as-a-Service, mostra il potenziale dei digital wallet, e le opportunità correlati, per i brand e le organizzazioni.Con lo sviluppo dell’Embedded Finance (o Finance Integrata), ovvero l’integrazione dei servizi finanziari nell’offerta di prodotti non bancari, qualsiasi azienda può offrire ora carte fisiche e virtuali con il proprio brand a basso costo. In particolare, le cosiddette “multi-carte” che possono essere collegate al conto bancario esistente del cliente sono un’opzione gettonata in quanto evitano all’utente ad aprire più conti bancari. Gli operatori Banking-as-a-Service rendono possibile tutto questo, occupandosi, dietro le quinte, dell’elaborazione dei pagamenti e dei relativi obblighi normativi. Un caso d’uso interessante per le carte brandizzate è rappresentato dai modelli di affiliazione ai club sportivi. I tifosi possono utilizzare la carta, che presenta il logo della loro squadra preferita, non solo per i pagamenti quotidiani e i prelievi di contante ma anche per beneficiare di sconti e premi in palio. Questo è un ottimo esempio di come la finanza integrata consente ai brand di creare un’esperienza completa, che includa i servizi bancari e di pagamento, orientata alle esigenze e passioni dei propri clienti.

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PIMCO: L’Odissea cinese verso la “prosperità comune”. Quali implicazioni per i portafogli?

Posted by fidest press agency su domenica, 17 ottobre 2021

La Cina è preoccupata per il divario di reddito tra i propri cittadini più ricchi e quelli più poveri. I dati ufficiali dell’Ufficio Nazionale di Statistica mostrano che il 20% più ricco dei cinesi aveva un reddito medio disponibile di oltre 80.000 yuan (12.000 dollari americani) nel 2020, oltre 10 volte quello che guadagnava il 20% più povero.La crescente disuguaglianza di reddito è un fenomeno globale, che, negli ultimi anni, ha scatenato ondate di disordini sociali. Impegnata nell’armonia sociale, l’obiettivo della Cina è quello di sviluppare una distribuzione del reddito più “a forma di oliva”, guardando al ceto medio. Le politiche si concentreranno sul miglioramento del sistema di welfare sociale (comprese le pensioni, l’assistenza sanitaria e gli alloggi), garantendo un accesso equo all’istruzione e promuovendo la mobilità verso l’alto.I recenti cambiamenti normativi mirano a bilanciare equità ed efficienza. Per esempio, il giro di vite sulle ripetizioni private è integrato da un aumento delle risorse per le scuole pubbliche e da servizi di assistenza all’infanzia a basso costo, di cui potrebbero beneficiare le famiglie a basso reddito e i genitori che lavorano. Dall’inizio di quest’anno, la Cina ha intensificato il controllo e le restrizioni sui prestiti ai veicoli di finanziamento del governo locale (LGFV) per contenere il debito dei governi locali. Il governo, negli ultimi anni, ha già limitato lo stipendio dei dirigenti delle SOE e la campagna anti-corruzione ha tenuto i dipendenti del settore pubblico sotto stretto controllo.I vertici di Pechino hanno recentemente inviato messaggi forti per rassicurare le imprese private sul sostegno da parte del governo. Hanno riaffermato l’importanza dell’economia privata, che costituisce più del 50% delle entrate fiscali totali, il 60% del PIL del paese, il 70% dell’innovazione tecnologica cinese, l’80% dell’occupazione urbana e il 90% delle imprese. Il sostegno alle piccole e medie imprese (PMI) è stato un obiettivo politico negli ultimi anni attraverso iniziative monetarie, fiscali e altre iniziative amministrative. I cambiamenti politici includono il rafforzamento delle norme antitrust, il miglioramento della protezione dei dati, la riduzione della disuguaglianza di reddito e il miglioramento della mobilità delle classi sociali, sullo sfondo di uno sviluppo tecnologico esplosivo e l’aumento del populismo e del protezionismo in tutti i continenti. La Cina sta tentando di mettere a punto una soluzione a queste sfide. Le azioni normative del governo potrebbero pesare sulla crescita nel breve periodo, ma un adeguato sostegno monetario e fiscale, così come una domanda esterna resiliente, potrebbero mantenere la crescita intorno all’8% per il 2021.La direzione dello yuan cinese è meno chiara. Il vento favorevole derivante dalla robusta performance delle esportazioni ha portato la valuta a rafforzarsi ai massimi pluriennali contro il paniere di dollari del China Foreign Exchange Trade System (CFETS), mentre la politica monetaria propende ora per un allentamento della liquidità. Nel lungo periodo, un ambiente commerciale adeguatamente regolamentato probabilmente beneficerà tutti gli investitori, riducendo le vulnerabilità del sistema e garantendo un percorso di crescita sostenibile. (abstract)

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Istituzionali: puntare sul credito distressed per abbattere il rischio di portafoglio

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2020

A cura di Giambattista Chiarelli, Head of Institutional Business di Pictet Asset Management. Nel mondo a tassi zero in cui navighiamo da qualche tempo – e che sembra essere diventato strutturale – gli istituzionali hanno imparato a investire in corporate per aumentare il rendimento. Oggi, però, la mole di obbligazioni che hanno nei portafogli – sia titoli di Stato sia credito – rischia di essere indigesta. E allora, per mitigare il rischio salvaguardando il rendimento, secondo Pictet AM, non resta che puntare sulle special situation. Ovvero acquistare il debito sottovalutato di aziende in crisi, ma con buoni fondamentali (o andare short sul debito sopravvalutato di imprese con elevata possibilità di default): anticipando il mercato e guadagnando su qualcosa che non è ancora nei prezzi.Partiamo dai numeri che riguardano gli istituzionali italiani. La percentuale di investimenti in forme obbligazionarie risulta molto elevata, in particolare per i fondi pensione negoziali (pari al 67,17% secondo Itinerari Previdenziali). In generale, come informa una survey di Mercer Italia, per gli istituzionali la quota di asset allocation destinata all’obbligazionario è del 37% (contro il 25% dell’azionario). Intanto, lo stock dei titoli obbligazionari a tasso negativo nel mondo è tornato in prossimità del record storico di circa 17mila miliardi di dollari dell’agosto 2019, in base al Bloomberg Barclays Global Aggregate: trovare occasioni nel mondo del debito è diventato sfidante. Per questo, gli investitori istituzionali hanno incrementato nei mesi passati la quota di corporate – ritenuto più redditizio – tanto che, come rileva ancora Itinerari Previdenziali per l’Italia, il peso delle obbligazioni societarie oscilla tra il 5% e il 15% a seconda della categoria di investitore – Fondi Pensione, Casse di Previdenza, Fondazioni Bancarie e Compagnie d’Assicurazione – e delle scelte strategiche. Oggi, però complice anche la seconda ondata della pandemia, le obbligazioni societarie presentano bassi rendimenti attesi a fronte di potenziali perdite dovute a una variazione negativa del rating o, peggio, a causa di un aumento dei tassi di default (oggi sui minimi grazie alle garanzie pubbliche e alle moratorie sui prestiti di famiglie e imprese). Dunque, i portafogli istituzionali hanno bisogno di ridurre il rischio complessivo di questa classe di attivi diventata pesante dal punto di vista dimensionale, senza però rinunciare a quel poco di rendimento aggiuntivo che riesce a offrire rispetto ai titoli di Stato. Pictet AM ritiene che una possibile soluzione risieda nell’investire nelle cosiddette ‘special situations’, ovvero nel debito societario in fase di stress. Il credito societario è in condizioni di stress quando viene scambiato al di sotto del suo valore nominale e il suo rendimento sale a 10 punti percentuali al di sopra dei titoli di Stato di riferimento con le stesse scadenze. La diversificazione avviene sia tramite l’acquisto di debito di aziende che il mercato già valuta in forte stress finanziario, sia tramite la vendita allo scoperto del debito di aziende che è sopravalutato rispetto ai fondamentali. Nel primo caso, quando la società emittente è insolvente o fallisce – in altre parole quando il debito diventa distressed – gli investitori qualificati possono guadagnare rendimenti riacquistando il debito se prevedono che la società sarà ristrutturata con successo o se le sue attività rimanenti sono sottovalutate. Nel secondo caso, se per esempio il mercato deve ancora valutare completamente quanto un’azienda sia posizionata rispetto al ciclo e possa a breve affrontare difficoltà finanziarie, è possibile ottenere un ritorno andando short sul suo debito: questa vendita copre il rischio del capitale investito in aziende per le quali il mercato ha già espresso un voto negativo in termini di spread di rendimento.Storicamente, questo stile di investimento ha generato interessanti rendimenti. Negli ultimi 20 anni, l’investimento nel reddito fisso distressed ha ottenuto rendimenti annui del 7,2% contro il 6,8% delle obbligazioni globali ad alto rendimento. Gli asset distressed possono anche aggiungere stabilità a un portafoglio diversificato. In contrasto con le azioni e le obbligazioni societarie ad alto rating che tendono a dare risultati negativi durante le fasi recessive, questo è in realtà il momento in cui questo approccio diventa particolarmente attraente, presentando una forte decorrelazione rispetto alle asset class tradizionali. La decorrelazione è un tema rilevante per gli investitori, soprattutto se obbligati a detenere posizioni long-only in obbligazioni aziendali. Includere attività i cui rendimenti seguono un percorso diverso può ridurre i rischi: abbattendo la volatilità dei rendimenti e preservando il capitale quando l’economia rallenta o si contrae.In Europa, oggi, le occasioni di investimento sono quanto mai numerose. Il 24% delle aziende europee dell’indice Russell 2000 sono zombie, il che significa che i loro guadagni non riescono a coprire i costi degli interessi: man mano che i tassi si normalizzeranno e per esse sarà sempre più difficile ripagare il proprio debito, molte diventeranno oggetto di strategie distressed sia long sia short. Ciononostante, l’idea di Pictet AM è che solo con un approccio attivo e con una approfondita analisi fondamentale sarà possibile individuare le occasioni migliori.Nella crisi da pandemia che stiamo vivendo, per esempio, sono sempre di più le opportunità di investimento nel retail, nella cantieristica navale, nei servizi petroliferi. (abstract)

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Politiche monetarie del terzo tipo: dobbiamo cambiare i portafogli finanziari?

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2020

A marzo di quest’anno è stato tradotto un libro estremamente interessante per avere un inquadramento storico della fase che stiamo vivendo. Si intitola “I principi per capire le grandi crisi del debito” di Ray Dalio. Dalio non è un accademico, come Rogoff e Reinhart. L’architettura concettuale che ha sviluppato per comprendere l’economia è molto pragmatica: tanto buonsenso, poca matematica. La sua storia come investitore e imprenditore nel settore della finanza parla per lui.
Come Rogoff, Dalio è appassionato di storia. Uno dei principi cardine del suo approccio agli investimenti è questo: ciò che accade oggi, in forme diverse, è sicuramente già successo diverse altre volte nella storia, solo che potrebbe essere accaduto quando nessuno di noi era in vita o quantomeno operava in finanza.
Nel libro di Ray Dalio si descrivono, con un elevato livello di dettaglio, alcuni esempi storici di crisi legate all’ultima fase del ciclo del debito di lungo termine compreso quella che ha incluso “la grande depressione” e che ha visto il suo punto di culmine il 9 Marzo 1933 quando il Congresso USA approvò l’Emergency Banking Act con il quale si permise alla FED di emettere dollari garantiti da asset bancari anziché da oro. Tutti i fenomeni hanno una loro certa ciclicità, il problema è che quando i cicli durano di più della vita media delle persone (almeno quella lavorativa) è molto difficile riconoscerli anche perché si declinano in modi sempre nuovi legati alle specificità dell’epoca. E’ evidente, ad esempio, che tutta la tecnologia dell’epoca moderna porta con sé delle particolarità che non potevano essere presenti nei casi simili del passato.
L’economia tende ad avere dei cicli naturali di qualche anno collegati essenzialmente alla disponibilità di credito. Quando il ciclo del debito di lungo termine è ancora nelle fasi gestibili, esistono fluttuazioni più di breve termine, cioè di qualche anno (tipicamente 3-5 anni), che le banche centrali tendono ad orientare abbassando o innalzando i tassi d’interesse.
Quando siamo nelle prime fasi del ciclo del debito di lungo termine, ogni volta che si completa un ciclo più breve, ci si trova con un debito complessivo leggermente inferiore al momento di picco del ciclo del debito di breve termine, ma comunque superiore rispetto all’inizio dello stesso ciclo di breve. Le politiche monetarie di primo tipo sono sostanzialmente legate al controllo dei tassi d’interesse. Sono politiche estremamente efficaci, solo che devono esserci le condizioni giuste.Quando non c’è più spazio per tagliare i tassi, le banche centrali iniziano a “stampare moneta” comprando asset finanziari, tipicamente obbligazioni governative, ma poi si fanno prendere la mano e comprano un po’ di tutto (comprese obbligazioni di aziende poco solvibili e azioni).
Alla lunga, continuare a comprare titoli sui mercati non ha quasi più effetti come stimolo all’economia. Gli acquisti sui mercati rimangono molto efficaci per prevenire o controllare le crisi dei mercati finanziari (come abbiamo visto anche nell’ultima crisi), ma lo scollamento che si genera fra mercati finanziari ed economia reale alla lunga diventa insostenibile. E’ ciò che è accaduto ad esempio negli USA nel 1937-38 e ciò che sta accadendo attualmente con gli ultimi QE.
Quando comprare asset finanziari non è più funzionale, le banche centrali ed i governi si convincono che l’unico modo per far ripartire l’economia è mettere direttamente soldi nelle tasche delle persone, specialmente quelle che hanno pochi o nessun risparmio.Ci sono moltissimi modi diversi per farlo ed in genere si usano combinazioni di varie tecniche. Il modo più tradizionale si ispira al new deal roosveltiano che risollevò gli USA dalla grande depressione. In sostanza si tratta di spendere a deficit per finanziare attività nell’economia reale, possibilmente investimenti utili nel lungo termine. I modi per applicare queste politiche monetarie sono limitate solo dalla fantasia, si possono tutte far rientrare sostanzialmente in due categorie:
• le banche centrali mettono direttamente soldi in tasca ai cittadini (chiamato anche “helicopter money”);
• i governi spendono direttamente o indirettamente attraverso incentivi fiscali.
Alla fine bisognerà comunque trovare una qualche forma per far scomparire l’enorme debito nominale che si viene a creare.
La forma più graduale per far “sparire” il debito è generare un livello di inflazione controllato, ma sostenuto, nell’ordine del 3-5% per diversi anni, mantenendo, possibilmente, tassi d’interesse nominali bassi (possibilmente inferiori all’inflazione stessa).
Ci sono però forme anche più veloci e senza effetti a catena diretti nell’economia come la creazione di grandi “bad bank” o l’acquisto del debito da parte delle banche centrali e la successiva cancellazione. Sono forme “moderne” di giubileo del debito.
Conseguenze sui portafogli finanziari
Per quanto a mio avviso improbabile, potrebbe anche essere che le cose continuino a “vivacchiare” per qualche anno senza decisioni drastiche.
In tutti gli scenari, la considerazione che possiamo trarre a seguito dei comportamenti delle banche centrali e dei governi in risposta alla crisi innescata dai problemi sanitari mondiali, è che le obbligazioni a tasso fisso governative (o comunque con alti rating) hanno di fatto dismesso completamente il ruolo che storicamente hanno avuto per decenni nei portafogli. Nessuno impedisce, tecnicamente, di vedere il decennale tedesco scambiare a rendimenti del -2% all’anno. Ma la storia del ciclo del debito di lungo termine sta ormai puntando verso uno scenario opposto. L’ipotesi di una ripresa dell’inflazione nei prossimi lustri è ormai chiaramente auspicata dalle banche centrali. Continuare a mantenere questo genere di obbligazioni in portafoglio è un rischio che non ha senso correre. Il tema di cosa fare della componente obbligazionaria dei portafogli non è certo nuovo. Ci sono enormi spazi di soluzione al problema dei portafogli finanziari, ma non risiedono nei mercati finanziari, bensì nella consapevolezza degli investitori. La gestione della componente volatile del portafoglio necessita di tanta consapevolezza per non generare problemi, ma i prossimi lustri nei mercati finanziari potrebbero generare problemi ancora maggiori agli investitori inconsapevoli che ritengono di avere portafogli prudenti perché sono pieni di obbligazioni. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio in sintesi, fonte: https://www.aduc.it/editoriale/politiche+monetarie+terzo+tipo+dobbiamo+cambiare_31669.php)

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DLA Piper con Kryalos SGR per l’acquisizione di un portafoglio immobiliare

Posted by fidest press agency su domenica, 2 giugno 2019

By Chiara Andreotti. Lo Studio legale internazionale DLA Piper e PwC TLS hanno assistito Kryalos SGR S.p.A., quale società di gestione del FIA immobiliare “Arete”, nell’acquisizione di un portafoglio composto da 10 immobili ad uso uffici per un valore complessivo pari a 263.5 milioni, da Covivio S.A.Il team di DLA Piper è stato coordinato dal partner Olaf Schmidt e composto dal lead lawyer Francesco Macrì e Andrea Casini, per gli aspetti contrattuali. L’attività di due diligence è stata seguita da Nadja Zoebisch e Chiara Sciaraffa per gli aspetti civilistici e dal partner Carmen Chierchia con Federica Ceola, Viviana De Napoli e Mario Enrico Rossi Barattini per gli aspetti di Town Planning.
PwC TLS Avvocati e Commercialisti ha assistito la società con riferimento agli aspetti fiscali con un team guidato dal partner Marco Vozzi, dal director Daria Salari e dai manager Monica Paladino e Fabio Beolchi, mentre come consulente tecnico ha agito REAAS con un team composto da Roberto Romanoni, Valentina Liberali e Giuseppe Gullà.

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“Sussurri cinesi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 Maggio 2019

A cura di Maya Bhandari, Gestore di portafoglio, Multi-asset. Prevediamo che la crescita economica mondiale rallenterà a un livello appena inferiore alle stime di consenso, trainata dagli Stati Uniti. Tuttavia non crediamo all’allentamento (o all’atteggiamento relativamente accomodante) scontato nei mercati dei tassi negli Stati Uniti, in Europa o nel Regno Unito. In altre parole, le nostre aspettative principali sono di tassi di attualizzazione più elevati di quelli scontati attualmente nei mercati, anche se non in misura molto significativa. Nel complesso, a parità di altre condizioni, i divari tra le nostre aspettative di politica monetaria e quelle implicite nei mercati dei tassi finanziari non sembrano sufficienti a dar luogo a uno shock negativo dei tassi di attualizzazione.Un miglioramento della crescita e dei cash flow, al contempo, è senz’altro plausibile. I dati economici globali si sono stabilizzati e le revisioni delle stime sugli utili a livello mondiale sono appena divenute positive per la prima volta dall’autunno. Entrambi i fattori sono incoraggianti e l’attuale stagione dei risultati rappresenterà un’importante “prova del nove”. Un altro sviluppo che potrebbe corroborare la validità del recente ottimismo è l’evidenza che l’allentamento operato dalle autorità cinesi, che ha chiaramente favorito la Cina, si sta trasmettendo positivamente ad altre economie e agli utili aziendali. La Cina rappresenta un quinto del PIL mondiale, oltre un terzo della crescita economica mondiale e la metà o anche più della domanda totale per alcuni mercati di commodity, e pertanto anche un semplice sussurro di stimolo cinese è spesso sufficiente.
Non è ancora possibile stabilire se “questa volta è diverso” in merito all’influenza della Cina sul resto del mondo, ma vi è un motivo in particolare per pensare che potrebbe davvero esserlo. L’enfasi delle autorità sulla riduzione della leva da una parte e sul raggiungimento di un obiettivo di crescita dall’altra crea un vero e proprio dilemma, il cui esito potrebbe risultare molto meno favorevole per altre economie mondiali. Secondo l’elegante formulazione del mio amico ed ex collega David Lubin di Citi: “A causa della dipendenza del modello di crescita cinese dal credito, il paese non può raggiungere quegli obiettivi simultaneamente. L’aumento del PIL comporta un incremento dell’indebitamento, che crea vulnerabilità finanziaria; e l’aumento della stabilità finanziaria richiede una riduzione della leva, che incide negativamente sul PIL”.Un risultato di questo dilemma è che la Cina alterna continuamente due obiettivi incompatibili, creando cicli più brevi e più volatili. Un altro è che ha scelto di puntare sulla spinta ai consumi anziché sugli investimenti fortemente finanziati a debito, il che altera il meccanismo di trasmissione dalla Cina ad altri paesi. Quanto affermato non vuol dire per nulla che non vi saranno effetti benefici dagli stimoli cinesi, ma piuttosto che tali effetti potrebbero non essere la “boccata d’ossigeno” che erano in passato.La nostra decisione di ridimensionare i budget di rischio complessivi nella nostra gamma di fondi dinamici ci sembra opportuna per il momento, ma siamo consapevoli degli sviluppi che potrebbero modificare le nostre valutazioni sui cash flow e sui tassi di attualizzazione, in entrambe le direzioni. I portafogli hanno un rischio di duration contenuto e utilizzano asset assimilabili alla liquidità e credito a bassa duration per stabilizzare posizioni più volatili quali quelle in azioni dell’Asia emergente, giapponesi ed europee.

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Effetto Peltzman sui mercati finanziari: perché è insensato avere obbligazioni corporate in portafoglio

Posted by fidest press agency su domenica, 22 aprile 2018

Nel 1975 fu foriero di un enorme dibattito un articolo pubblicato sul “Journal of Political Economy” dal famoso economista Sam Peltzman dal titolo “The Effects of Automobile Safety Regulation” (https://www.jstor.org/stable/1830396?seq=1#page_scan_tab_contents). In quel periodo storico furono introdotte una serie di regole per il settore automobilistico volte ad aumentare la sicurezza delle automobili, installando vari dispositivi. Questi, naturalmente, aumentano notevolmente il costo delle auto. La domanda, di conseguenza, era se questi costi fossero utili a produrre una riduzione nel numero di morti sulle autostrade. Apparentemente sembra una domanda dalla risposta scontata. E’ chiaro che un dispositivo che rende più sicura un’auto ridurrà il numero di morti, ma questa è una visione semplicistica. Gli studi di Peltzman dimostrarono che le cose non stanno così.
Nelle immediate vicinanze dell’introduzione dei nuovi dispositivi di sicurezza si riscontravano effetti positivi, ma dopo poco tempo, il numero di morti ritornava al livello precedente o addirittura aumentava. Come si può comprendere, questo studio scatenò un enorme dibattito, con letteralmente centinaia di essi che confutavano questi dati, ma la maggior parte li confermava. Gli articoli che contestavano la tesi di Peltzman sostenevano in genere che lo studio non prendeva in considerazione alcuni ambiti particolari (tipo gli effetti sulla sicurezza nelle città, in specifiche categorie di automobilisti, ecc.).
L’effetto Peltzman è ormai considerato quasi universalmente effettivo anche in conseguenza di alcuni studi abbastanza recenti fatti nell’ambiente delle corse automobilistiche in USA, i quali hanno dimostrato come invariabilmente, ad ogni aumento delle regole per la sicurezza, nelle gare sono aumentati gli incidenti e le conseguenze negative degli stessi.
Cosa accade? Perché “aumentare gli strumenti e le norme di sicurezza” nei casi migliori non aumenta la sicurezza e nei casi peggiori produce gli effetti opposti?
La ragione è semplice: le persone si sentono più sicure grazie a questi strumenti e semplicemente si assumono più rischi e, nel caso delle auto, vanno più velocemente. Se è vero che il mezzo è più sicuro, l’utilizzo dello stesso è più sprovveduto ed il combinato disposto non produce niente di buono. Nei mercati finanziari stiamo vivendo una situazione simile, in particolare nel campo delle obbligazioni corporate. Gli acquisti delle banche centrali hanno prodotto un certo “apparente” livello di sicurezza di questi strumenti finanziari. Per molto tempo sono saliti di prezzo e godono di una certa “narrativa” in base alla quale, “fino a quando la banca centrale li compra non c’è problema”.
L’effetto di questa apparente sicurezza (unito anche alla crescente fame di rendimenti degli investitori) ha prodotto un generale aumento del livello di rischio dei portafogli finanziari degli investitori. Lo stesso è avvenuto nel mondo azionario. All’inizio di quest’anno, la narrativa largamente prevalente nel mondo degli intermediari finanziari era che gli investitori dovessero avere molto azionario in portafoglio, perché l’obbligazionario ormai non aveva più rendimento e le azioni erano comunque “sicure” grazie all’economia che va bene, al taglio delle tasse di Trump, ecc. ecc. ecc.Adesso iniziamo a vedere, almeno per la parte azionaria, che le cose non stanno esattamente così. Non possiamo sapere se i prezzi raggiunti dalle azioni negli ultimi giorni di Gennaio 2018 rappresentino o meno il massimo di questo ciclo azionario. Certamente i mesi di Febbraio e Marzo non sono stati positivi per le borse mondiali e la narrazione che si ascolta su questo settore sta piano piano cambiando. Sulle obbligazioni corporate ancora non si abbiamo vissuto un periodo simile a quello accaduto a fine Gennaio 2018 nell’azionario, ma vi sono pochi dubbi che ciò accadrà. Non sappiamo quando, ma è evidente che quello sia un settore in piena “bolla”, nel senso che i prezzi di quelle obbligazioni non hanno alcuna logica. Praticamente non incorporano alcun rischio emittente e questo è insensato perché gli emittenti aziendali hanno logicamente tassi di default più elevati delle obbligazioni governative, e non appena l’economia inizierà a rallentare, la BCE interromperà gli acquisti, il mercato farà un bagno di realtà. Quanto tempo ci vorrà perché questo accada? Possono servire un paio di trimestri o forse anche un paio d’anni. I mercati finanziari sono impossibili da prevedere, ma qual è il rendimento aggiuntivo che questa tipologia di investimenti fornisce al portafoglio? Praticamente insignificante. Ha senso correre il rischio di trovarci con il cerino in mano per avere uno zero-virgola in più all’anno?
Senza avere la pretesa di fare alcuna previsione sui mercati finanziari, avere obbligazioni corporate euro in portafoglio, in questo momento, è qualcosa di contrario al buonsenso. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Previsioni per il 2018 relative all’America latina

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 febbraio 2018

by Ilan Furman, Gestore di portafoglio, Azioni dei mercati emergenti globali. Il 2018 sarà un anno ricco di eventi per l’America latina. La regione dovrà affrontare un fitto calendario di appuntamenti politici, tra cui le elezioni legislative in Messico, previste per luglio, e quelle presidenziali in Brasile, in programma per ottobre.
Nel 2017 il Brasile, la maggiore economia della regione, ha registrato una crescita del PIL dopo due anni consecutivi di recessione. Inoltre, le dinamiche economiche positive, compresi i bassi tassi d’interesse e l’inflazione contenuta, dovrebbero proseguire nei prossimi 12 mesi.L’Argentina, che nel 2017 ha evidenziato un’espansione dopo la contrazione del PIL nel 2016, dovrebbe continuare a beneficiare dell’impatto positivo del cambiamento politico. Il paese gode inoltre di un forte interesse da parte degli investitori, che favorisce l’afflusso di capitali a sostegno della crescita e degli investimenti.In Messico, frattanto, l’economia continua a espandersi a un tasso medio, supportata da una crescita del settore dei consumi persistentemente superiore a quella del PIL complessivo.La regione andina cresce ancora a tassi inferiori a quelli ottimali, in un contesto in cui prosegue l’adeguamento al ribasso dei prezzi delle principali materie prime prodotte in quest’area. Quanto al Cile, è probabile che la recente vittoria elettorale di Sebastián Pinera imprima slancio alla fiducia degli investitori e alle aspettative di espansione.Nel 2018 il Brasile dovrebbe continuare a beneficiare della ripresa economica osservata nel 2017, dopo due anni di recessione. L’agenda politica rimane particolarmente fitta. Il governo del Presidente Michel Temer è riuscito ad attuare una serie di coraggiose riforme, come la proposta di legge relativa al tetto alla spesa pubblica e la riforma del mercato del lavoro, volte a stabilizzare la situazione fiscale del paese. Inoltre, dall’impeachment dell’ex presidente Dilma Rousseff, le aziende a controllo statale stanno apportando miglioramenti alle pratiche di corporate governance e di allocazione del capitale.È probabile che le elezioni in programma per ottobre generino volatilità nel breve periodo. La rosa finale dei candidati non è ancora chiara e sulla classe politica brasiliana pesa una serie di indagini per corruzione che per il momento rende difficile individuare un candidato favorito.
Considerando la forte incertezza politica da un lato e lo scenario economico positivo dall’altro, gli investitori dovrebbero concentrarsi sui driver operativi e sui fondamentali societari. Le prospettive appaiono favorevoli, alla luce di un contesto che combina la crescita del PIL con bassi tassi d’interesse e un’inflazione contenuta; le società brasiliane potranno quindi beneficiare di questo e di altri fattori, quali i minori costi di finanziamento e la ripresa della crescita dei volumi. Questo scenario economico è dunque favorevole per le aziende di diversi settori, compresi i beni di consumo, l’industria, le autostrade a pedaggio e i servizi di pubblica utilità.
L’Argentina continua a beneficiare del clima positivo generato dalla vittoria elettorale di Mauricio Macri e del suo partito Cambiemos nel dicembre 2015. Nel 2001, il paese ha vissuto una delle più gravi crisi economiche della sua storia: la produzione è crollata, l’inflazione è salita e il governo è risultato inadempiente sul debito, provocando la sua estromissione dai mercati obbligazionari mondiali. Nel 2009, la nazione è stata retrocessa da mercato emergente a mercato di frontiera in virtù dei rigidi controlli sui capitali imposti dal governo. Di conseguenza, per molti anni l’accesso ai mercati internazionali, sia obbligazionari che azionari, è stato precluso all’Argentina e al suo settore imprenditoriale.L’elezione di Macri ha segnato un punto di svolta. L’attuale presidente argentino e il suo partito hanno intrapreso un nuovo cammino, puntando a normalizzare l’economia, ridurre gli elevati livelli di inflazione e il deficit fiscale e aprire il paese agli investitori internazionali. L’azione del governo si è concentrata sulla rimozione dei controlli sui capitali e sulla scelta di far fluttuare liberamente il tasso di cambio del peso, sull’aumento delle tariffe dei servizi pubblici per consentire di ridurre i sussidi al settore elettrico e sul raggiungimento di un accordo con gli ex creditori per permettere al paese di accedere nuovamente ai mercati dei capitali internazionali.
Questi cambiamenti significativi hanno determinato una contrazione del PIL nel 2016. L’anno seguente l’economia è tornata a crescere, mentre sul fronte politico il risultato positivo delle elezioni di metà mandato ha rafforzato la posizione di Macri e del suo partito in seno al Congresso. Inoltre, i mercati dei capitali argentini hanno riaperto i battenti. Gli investitori sia azionari che obbligazionari stanno mostrando un forte interesse per le emissioni governative e del settore privato.Nonostante le sfide poste dalla necessità di tenere sotto controllo l’inflazione e il deficit fiscale rimangano significative, le prospettive per il 2018 dovrebbero restare positive. Nel 2016 e nel 2017 l’Argentina è riuscita ad attrarre capitali, consentendo ora al governo e alle società private di investire nell’economia locale. Lo slancio del mercato azionario dovrebbe proseguire nel 2018, alla luce dell’elevata probabilità che il paese possa rientrare nell’Indice MSCI Emerging Markets entro il 2019, dopo esserne stata esclusa nel 2009. Inoltre, nell’ultimo periodo vi sono state numerose introduzioni in borsa e operazioni già avviate (follow-on) di successo, fra cui quelle dei settori finanziario e cementizio, che stanno ampliando l’universo investibile argentino. Poiché il successo dipende dal programma di riforme di Macri, è importante monitorare sia la popolarità del presidente argentino sia gli obiettivi di medio periodo del suo governo.
Il principale fattore negativo che grava sulla performance della valuta e delle azioni messicane fin dalla vittoria di Donald Trump alle presidenziali del novembre 2016 è costituito dai negoziati sul NAFTA in corso con gli Stati Uniti e il Canada. Inoltre, a luglio si terranno nuove elezioni presidenziali in Messico: sebbene sia troppo presto per indicare un vincitore, esiste un rischio sostanziale che possa essere il candidato della sinistra, Lopez Obrador, ad aggiudicarsi il mandato. Una sua vittoria susciterebbe probabilmente una reazione sfavorevole nei mercati. Tuttavia, è importante sottolineare che il Messico mostra da diversi anni un’indipendenza della banca centrale e una politica fiscale prudente.
La valuta messicana ha registrato oscillazioni significative sia nel periodo precedente all’elezione di Trump che in quello successivo al voto. Considerando che il settore societario del paese è caratterizzato dalla presenza di società con posizioni di mercato dominanti e bilanci robusti, tale volatilità offre agli investitori con un orizzonte di lungo periodo l’opportunità di investire in aziende solide a livelli di valutazione ragionevoli.Inoltre, nonostante alcune dichiarazioni allarmiste, è improbabile che gli stretti legami commerciali fra Stati Uniti e Messico si indeboliscano in misura significativa. Dall’introduzione del NAFTA nel 1994, il livello di integrazione transfrontaliera è aumentato notevolmente. Consideriamo per esempio il settore dell’auto: negli ultimi 20 anni la quota delle importazioni statunitensi provenienti dal Messico è raddoppiata. In generale, molte di queste importazioni sono costituite da componenti intermedi usati per la fabbricazione di prodotti “Made in USA”. Numerose società statunitensi hanno rapporti di lunga data con i produttori messicani, e negli ultimi anni settori come l’aviazione e le automobili hanno effettuato investimenti significativi per rafforzare la propria capacità produttiva in Messico.L’economia nazionale cresce a un tasso ragionevole e i conti pubblici messicani sono solidi. Tuttavia, considerando che il 33% del PIL deriva dalle esportazioni e che, di queste, l’81% è destinato agli Stati Uniti, occorre una maggiore chiarezza sul fronte del NAFTA per ridurre la forte volatilità del peso e valutare correttamente gli investimenti in società direttamente esposte agli scambi con gli Stati Uniti. Di conseguenza, in termini di opportunità d’investimento, continuiamo a concentrarci su società esposte all’economia nazionale, come i supermercati, i minimarket e i ristoranti, che beneficiano della buona tenuta dei consumi messicani. Abbiamo inoltre una prospettiva positiva sul comparto bancario, date le solide tendenze in termini di qualità degli attivi e la modesta penetrazione finanziaria.I principali mercati della regione latino-americana ispirano un tema duplice: da un lato, gli eventi politici possono generare volatilità nel breve periodo, dall’altro i volani economici appaiono solidi e i trend di crescita dovrebbero perdurare. In tale contesto, sarà importante guardare non soltanto alle tendenze settoriali ma anche alle società ben gestite ed esposte ai solidi trend nazionali. Queste aziende appaiono ottimamente posizionate per superare l’incertezza politica di breve periodo che porterà il 2018. La gestione attiva, in particolare la selezione dei titoli, svolgerà un ruolo cruciale per poter beneficiare con successo di questo duplice tema.

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Credere nell’euro, diversificare il portafoglio e puntare sulla Borsa italiana

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2015

bassaAnche dopo gli scossoni della Grecia, l’Euro non corre alcun pericolo e non ha senso correre a investire in monete diverse, anche se, in un’ottica di diversificazione di portafoglio, una piccola percentuali di investimenti in valute può essere utile. Bisognerà, piuttosto, guardare con attenzione alla Cina per capire rischi e opportunità in arrivo in seguito ai mutamenti in atto nel colosso asiatico. Buone occasioni di investimento verranno, invece, dalla Borsa italiana, che è già la più performante d’Europa, ma che ha margini di crescita, grazie anche alla probabile ripresa dell’economia nazionale.Queste, in sintesi, le opinion espresso da Mario Bianchi Disette, specialista in risparmio e investimenti della Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia, Mario Fumei, consulente finanziario esperto in wealth management e personal financial advisor e Luigi Riganelli, responsabile private banking della sede di Trieste del Monte dei Paschi di Siena, che mercoledì 19 agosto hanno preso parte al terzo appuntamento di Economia sotto l’ombrellone 2015, confrontandosi sul tema “Investire dopo la crisi greca”.Meglio evitare il fai da te e affidare sempre i propri risparmi a operatori professionali che possano dimostrare un track record positivo, spiegano gli esperti, soprattutto in una fase complessa come questa. Perché non è tanto la Grecia a preoccupare, quanto la Cina, con la svalutazione della sua moneta. Ma non bisogna spaventarsi, ha affermato Bianchi Disette: «Trattandosi di una svalutazione controllata dal governo non dovrebbero esserci effetti drammatici, anche se, ovviamente, qualsiasi movimento su un’economia trainante come quella cinese risveglia l’attenzione di tutti gli operatori». «Certamente un rallentamento dell’economia cinese –ha aggiunto Mario Fumei– influenza tutta l’economia mondiale e il fatto che la Cina guidi la propria economia alternando dirigismo e liberismo, crea significative incertezza su tutti i mercati. Nonostante questo, però, nel medio periodo non vedrei particolari difficoltà per l’economia europea derivanti dalla svalutazione cinese». «Il mercato cinese ha ancora sconfinate possibilità di crescita sui consumi interni –ha spiegato Riganelli– e, quindi, penso che in termini di investimento siano da tenere presenti alcuni ottimi prodotti che investono sul mercato dei consumi cinese».Positivo il giudizio dei tre relatori sulle possibilità di investimento sul mercato azionario italiano, con la nostra Borsa che nell’ultimo anno ha fatto registrare ottime performance. «Ci sono, però, ancora spazi di crescita –secondo Fumei– anche perché gli investitori internazionali in questo momento si dimostrano molto interessati a entrare sul mercato italiano. Non solo su quello azionario, ma anche direttamente sulle aziende. Nei prossimi mesi punterei sul settore finanziario e sarei, invece, prudente nei confronti del settore energetico considerata l’attuale debolezza delle materie prime». Dello stesso parere Riganelli che, dopo un recente rallentamento, crede in «una nuova ripartenza perché ai valori attuali Piazza Affari è ancora sottovalutata. Quanto ai settori punterei decisamente sul quello finanziario-assicurativo». Bianchi Disette si è dichiarato ottimista per quanto riguarda l’Italia: «Non mi meravigliere di un mini rally di Piazza Affari anche negli ultimi mesi dell’anno. Fra i vari settori non trascurerei nemmeno quello industriale. Il mercato, poi, presenta anche alcune opportunità su singoli titoli, ma bisogna sapersi muovere con attenzione ed è praticamente impossibile poterlo fare senza affidarsi a professionisti del settore». I tre relatori hanno poi giudicato positivamente l’arrivo a Piazza Affari di nuove aziende, ma hanno suggerito di analizzare bene i fondamentali e i motivi dello sbarco in Borsa di ogni singola azienda prima di decidere se acquistarne o meno le azioni.In conclusione gli esperti si sono detti ottimisti sulle possibilità di rafforzamento della crescita dell’economia italiana, che ha buoni imprenditori e buoni prodotti. «Ma molto –ammoniscono– dipenderà dal proseguimento sulla strada delle riforme che è appena stata intrapresa».Il prossimo appuntamento di Єconomia sotto l’ombrellone si terrà mercoledi 26 agosto alle ore 18.30 al Palapineta di Lignano Sabbiadoro, avrà per tema “Dove va la cooperazione?” e, moderato dal giornalista Carlo Tomaso Parmegiani, vedrà la partecipazione di Franco Bosio presidente di Confocooperative Fvg, Sergio Emidio Bini presidente di Euro&Promos Group, Eugenio Sartori direttore dei Vivai Cooperativi di Rauscedo. (foto bassa)

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Mercati: Condizione necessaria ma non sufficiente

Posted by fidest press agency su martedì, 14 ottobre 2014

borsaUtilizzando un linguaggio preso della matematica, per inserire una nuova posizione in un portafoglio di investimento è condizione necessaria che questa sia capace di migliorare il profilo di rischio del portafoglio complessivo e quindi sia decorrelata dagli altri titoli già presenti in portafoglio.La capacità di diversificare è condizione necessaria per migliorare il profilo di rischio di un portafoglio, ma non è detto che sia condizione sufficiente per far sì che il titolo venga inserito. Vanno fatte anche considerazioni di redditività potenziale del titolo.Una delle conseguenze di anni di quantitative easing (esplicito in Giappone e USA, blando in Eurozona) è stata quella di agevolare una salita, più o meno continua, dei principali mercati obbligazionari e azionari globali. Dal 2011 in poi sono saliti i mercati azionari e obbligazionari in area sviluppata ed emergente, i titoli societari investment grade e speculativi… e per un investitore che fa asset allocation diventa difficile trovare un mercato che non sia salito come gli altri. Secondo alcuni analisti infatti viviamo in un’epoca caratterizzata da lunghe fasi di “risk-on”, dove sale tutto, alternata a fasi di “risk-off”, dove scende tutto, cosicché creare un portafoglio adatto a tutte le fasi di mercato diventa difficile. Nessun investitore può ad esempio ignorare quanto sta succedendo sul mercato delle materie prime, dove i prezzi da qualche trimestre scendono, nonostante il quantitative easing e la ripresa americana. Tutti i principali componenti del mercato delle materie prime (energia, agricoltura, metalli industriali, metalli preziosi) stanno subendo cali di prezzo, con motivazioni di vario tipo. La ripresa americana c’è e gli Stati Uniti sono ormai capaci di prodursi l’energia di cui necessitano, per cui non sussiste un problema di carenza di offerta di petrolio. L’Arabia Saudita sta addirittura agevolando il calo del prezzo del greggio che produce, secondo alcuni analisti per riconquistare quote di mercato da Russia e Venezuela.La crisi finanziaria del 2008-2011 sembra superata, almeno nella sua fase più acuta, per cui anche il ciclo positivo dell’Oro, dal 2000 al 2013, sembra finito.Sui metalli industriali, basta dire che il 30% della produzione di acciaio degli ultimi anni è servita per finanziare il boom edilizio cinese, giunto al capolinea se non ad una conclamata fase di crisi.Nel caso dei beni agricoli, la produzione è ai massimi da anni.
Il calo dei prezzi delle materie prime ha quindi delle ragioni fondamentali ben precise che non vanno sottovalutate. Per chi investe in singole materie prime, ogni materiale ha caratteristiche specifiche e andrebbe studiato singolarmente. Per chi fa asset allocation e si affida ad indici generici sulle materie prime, alcune considerazioni d’insieme possono essere fatte.La forza del dollaro e la debolezza delle materie prime sono in qualche modo collegate: se il dollaro è caro, il prezzo in dollari delle materie prime tende a scendere perché scende marginalmente la domanda di aziende, ad esempio basata in Eurozona, che devono comprare l’acciaio quotato in dollari.L’atteso rialzo dei tassi negli Stati Uniti è negativo per l’Oro: il rialzo dei tassi, in particolare reali (ossia al netto dell’inflazione), implica che il denaro tornerà ad avere un costo e che i risparmiatori potranno vedere i propri investimenti remunerati adeguatamente e non sentirsi in balia di debitori che hanno preso il controllo della printing press.Qualcosa però non torna, a nostro avviso.Le materie prime sono considerate tipicamente un termometro del ciclo economico, ossia tendono a diventare care man mano che la ripresa globale matura. Il fatto che il prezzo stia scendendo potrebbe essere un segnale che la ripresa globale non è così forte. In tal caso, sarebbe un male minore avere in portafoglio una materia prima a prezzi bassi piuttosto che un indice azionario sui massimi da anni.I tassi reali negli Stati Uniti e Gran Bretagna potrebbero essere destinati a salire, ma la strada è lunga e nel resto del mondo sviluppato il quantitative easing è ancora una realtà. Quando si parla di inflazione o deflazione, si fa riferimento spesso ai prezzi al consumo o ai salari, che attualmente nel mondo crescono poco. In realtà da anni stiamo vivendo in un contesto di forte inflazione dei beni mobiliari (investimenti azionari, obbligazionari) e di alcuni mercati immobiliari (case in Inghilterra). Governi e Banche Centrali stanno dicendo ormai a gran voce che preferiscono avere un rialzo dei prezzi al consumo e dei salari, piuttosto che un ribasso dei prezzi sui mercati finanziari. Le materie prime, diversamente dagli anni ‘70, non saranno la sorgente primaria di futura inflazione, ma potrebbero essere uno degli ultimi strumenti di copertura dall’inflazione per chi investe su mercati finanziari cari e dove la copertura certa da questo rischio non esiste. (a cura di Claudio Barberis, Head of Asset Allocation MoneyFarm.com)

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Dopo i ribassi del mercato, Romeo aggiunge al portafoglio titoli dei gestori finanziari e industriali

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 dicembre 2011

Londra Lauren Romeo, capo gestore del fondo Legg Mason Royce Smaller Companies Fund, domiciliato a Dublino, con 573,85 milioni di dollari in gestione*, ha rafforzato l’esposizione del portafoglio a titoli azionari di società dei comparti gestione finanziaria e industriale, al fine di trarre vantaggio dalle basse quotazioni conseguenti a un turbolento terzo trimestre dei mercati.Romeo, gestore del portafoglio di Royce Associates, la sussidiaria Legg Mason specializzata in small-cap, ha aggiunto al portafoglio nelle ultime settimane otto nuovi titoli azionari, tra cui due del settore industriale e due gestori di asset, Lazard e Affiliated Managers Group.Romeo ha aggiunto al portafoglio anche due nomi del settore industriale: AZZ Corporation, che offre servizi di galvanizzazione dell’acciaio negli Stati Uniti ed è fornitore globale di macchinari elettrici usati per la generazione, la trasmissione e la distribuzione dell’energia; e Flowserve, un leader globale del settore pompe, valvole e sigilli, in particolare quelli utilizzati in specifici processi industriali di settori quali il petrolio, il gas e i petrolchimici.Romeo ha posizionato il portafoglio anche nell’azionario dei settori sanitario, minerario, tecnologico e del consumo discrezionale.“Nel settore sanitario abbiamo aggiunto il titolo Bio-Rad Laboratories, un fornitore di strumenti innovativi per i mercati dei diagnostici clinici e per la ricerca sulla vita. Un 60% circa dei suoi utili proviene dai reagenti e da altri prodotti rivolti al consumo che tendono ad avere una domanda costante”, aggiunge Romeo. “Un altro titolo è Pretium Resources, la società mineraria con sede in Canada, la cui attività si concentra sull’esplorazione e lo sviluppo di un territorio detenuto al 100% nella British Columbia, che è per grandezza la quinta regione al mondo più ricca per oro non ancora sfruttato. I risultati delle perforazioni hanno finora indicato la presenza di oro di alta qualità e di ampie falde in profondità. L’Ad subentrato recentemente conosceva già il progetto Pretium e ha già dimostrato le sue capacità ricoprendo l’incarico di Ceo di Silver Standard, un titolo detenuto da tempo da Royce (e dal fondo Legg Mason US Smaller Companies Fund).
Tra le altre nuove posizioni, si annoverano Zebra Technologies, una società leader nel mondo nella produzione di stampanti di codici a barre, che detiene una quota di mercato del 30% circa. Posizionata invece nel settore del consumo discrezionale, un’altra nuova acquisizione è Steiner Leisure, il più importante fornitore di servizi per i centri benessere sulle navi da crociera. “Steiner ha contratti a lungo termine con le principali linee marittime di crociera che generano per questa società una sorta di utile annuo fisso”, dice il gestore.
In generale, Romeo è dell’avviso che le opportunità offerte dalle società a bassa capitalizzazione degli Stati Uniti, in particolare quando si tratta di attività di qualità sottovalutate nonostante le buone prospettive di crescita, continuino a superare quelle offerte dal settore a grande capitalizzazione.
Legg Mason è una società di gestione di investimenti globale che gestisce asset per un totale di 629 miliardi di dollari Usa al 31 ottobre 2011. La società offre una gestione attiva degli asset in molti dei principali centri di investimento del mondo. Legg Mason ha la sua sede centrale a Baltimora, Stati Uniti, ed è quotata presso il New York Stock Exchange (codice: LM).

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Da manipulite a portafogli sporchi

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2011

Crisi, Piazza Affari torna a scendere (Il Messaggero del 18 luglio 2011) E Rosario Amico Roxas commenta: “C’è poco o nulla da commentare: i governi europei, che influenzano i mercati anche internazionali, non nutrono alcuna fiducia nell’attuale governo, proteso a difendere i corruttori, i corrotti e i corruttibili, nonchè il presidente del consiglio che queste tre categorie rappresenta ai massimi livelli. Solo gli schiavetti beneficiati ammanniscono parole al vento, tutte concordate per dimostrare una solidale omogeneità di questa fumosa maggioranza che si sostiene con un vergognoso mercato delle vacche. Inquisiti, per i quali c’è la richiesta di arresto, difesi per evitare che si apra una maglia dalle conseguenze imprevedibili. Altro che manipulite, ora si tratta di portafogli sporchi, di reiterazioni di reati fiscali, nella consapevolezza di correre verso il baratro, per cui si evidenzia la corsa all’accaparramento per tentare, al momento giusto, la grande fuga verso paradisi fiscali che godono della non estradizione. La manovra messa in atto serve solo a tacitare, temporaneamente, i governi europei e con essi i mercati, per profittare del momentaneo silenzio e non palesare chiaramente i veri programmi. Berlusconi non può lasciare il bunker di palazzo Ghigi, perchè sa bene cosa lo aspetta. (Rosario Amico Roxas)

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IBM acquisisce SPSS

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 ottobre 2009

IBM Corporation ha annunciato oggi di aver concluso l’acquisizione di SPSS Inc., una public company con sede a Chicago, leader nell’area del software di data mining e analisi statistica dei dati.  Con l’acquisizione di SPSS, IBM amplia le proprie risorse di analisi predittiva del business. L’acquisizione rafforza la strategia Information on Demand (IOD) di IBM fornendo risorse analitiche in grado di soddisfare le esigenze dei clienti per quanto riguarda la previsione dei trend aziendali e rafforzare l’attuale portafoglio software di IBM.  Con questa acquisizione, IBM amplia ulteriormente il suo focus sull’analisi aziendale con risorse predittive e servizi ideati per soddisfare le esigenze crescenti della clientela per quanto riguarda il taglio dei costi, la riduzione dei rischi e l’aumento della produttività. L’aggiunta di SPSS al portafoglio dei prodotti IBM consentirà di fornire risorse di analisi predittiva, comprendenti la raccolta dei dati per le ricerche di mercato e la gestione dei feedback, i testi e il data mining, l’analisi statistica avanzata e soluzioni predittive che consentano ai clienti di prevedere eventi futuri e agire in modo proattivo sulle informazioni per orientare meglio i risultati.  Si tratta della 27a acquisizione a supporto della strategia IOD di IBM. L’acquisizione è volta a rafforzare la gamma di offerte disponibili tramite l’organizzazione IBM Business Analytics and Optimization da poco annunciata che riunisce 4000 consulenti che aiutano i clienti a usare meglio le informazioni per ottenere migliori risultati. Questo è in linea con una strategia aziendale di IBM più vasta, che unisce la crescita organica alle acquisizioni per spostare l’azienda verso risorse a maggior valore.  L’analisi predittiva sarà inoltre un componente indispensabile dei sistemi aziendali più intelligenti che IBM sta creando insieme ad aziende e organizzazioni per affrontare le difficoltà presentate dalla crescita esponenziale dei dati.  SPSS sarà integrata nel brand software Information Management di IBM.

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