Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘portatori’

Coronavirus: accesso privilegiato per anziani e portatori di handicap

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 marzo 2020

Invitiamo i supermercati e le farmacie a stabilire un accesso privilegiato ai soggetti più vulnerabili all’infezione da coronavirus, in particolare gli anziani e i portatori di handicap: Saltare la coda, code specifiche con priorità di accesso, fasce orarie.
Già queste persone rischiano la salute e la vita molto più di tutti gli altri quando sono costrette ad uscire per fare la spesa e andare in farmacia, ma è anche disumano lasciare che persone molto anziane con difficoltà motorie o portatori di handicap rimangano in piedi per ore prima di poter comprare ciò che gli serve.Appello simile lo abbiamo già fatto nei giorni scorsi per la spesa a domicilio, i cui servizi sono letteralmente intasati e inservibili. Appello in doppia direzione: ai singoli consumatori pigri perché non lo usino intasandolo, ai supermercati perché si attrezzino anche con l’assunzione temporanea di nuove personale.Altrettanto appello, lo rivolgiamo a tutti gli esercizi commerciali a cui è consentito offrire il loro servizio, anche se le code insostenibili per i più deboli le abbiamo viste essenzialmente nei supermercati. Ma le vite si salvano e si aiutano anche per la fatalità di pochi secondi. (Fonte: Comunicato Aduc)

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Non si sa quanti siano in Italia i portatori di nefrostomia

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 febbraio 2020

Vale a dire quanti pazienti si siano sottoposti all’intervento con il quale l’urina che si forma all’interno di un rene viene riversata all’esterno del corpo attraverso un tubicino che termina in un piccolo sacchetto contenitore. Una cosa però la sappiamo: la vita di queste persone è devastata dall’ansia legata al piccolo dispositivo che mai può essere abbandonato, alla sua possibile dislocazione che richiede procedure d’urgenza per il suo riposizionamento, al timore di un’infezione (il catetere che fuoriesce dal fianco può essere da porta di ingresso per malevoli batteri), alla tenuta del sacchetto e alla necessità, ogni circa 3 – 6 mesi, di rinnovare la nefrostomia stessa. Addio vita normale, sia lavorativa sia di coppia sia in società.Oggi la soluzione definitiva del problema sta anche nelle mani di un chirurgo urologo, Ioannis Kartalas Goumas, e dell’intervento da lui praticato (tra i pochi chirurghi in Italia e in Europa) : il bypass dell’uretere, posizionando un canale che collega il rene con la vescica.
All’estero per imparare e insegnare Nel Centro urologico che il dottor Goumas sta ampliando (al momento la sua équipe è formata da quattro urologi, lui compreso) vengono trattate situazioni molto complesse e disperate, in cui l’uretere è lesionato ed impedisce il normale flusso dell’urina verso la vescica. “Data la sua posizione anatomica”, precisa Goumas, “l’uretere può infatti essere danneggiato nel corso di operazioni chirurgiche che non lo riguardano direttamente, come l’asportazione di tumori (colon, retto, vescica, utero e ovaio) o a seguito di radioterapia”. A descriverla l’operazione di bypass appare abbastanza semplice, e sulla sua procedura è intervenuto lo stesso Goumas, che prima di impegnarsi in Italia si è perfezionato all’Università di Magdeburgo in Germania, che detiene il record mondiale di interventi di questo tipo. Dopo si è recato in Svezia e Danimarca nelle vesti di tutor, e con questi Paesi, oltre alla Germania, alla Polonia e a Milano, sta creando una rete internazionale per l’insegnamento e la diffusione della metodica.A carico del Servizio Sanitario Nazionale “L’intervento”, spiega Goumas, “consiste nell’escludere dal circuito urinario l’uretere lesionato con una sorta di catetere definitivo. Il tubicino del bypass viene inserito, con una piccola incisione di circa 2-3 centimetri, sul fianco e direttamente nel rene e raggiunge attraverso un tunnel sottocutaneo la vescica, dove viene fissato. In questo modo l’urina prodotta nel rene viene veicolata direttamente nella vescica e da qui sarà poi espulsa”. L‘intervento, a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale, si effettua in anestesia totale, dura circa 2 ore e richiede 5 – 6 giorni di degenza. Goumas è detto “il chirurgo dei casi complessi”, che non gli sono certo mancati.

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Nasce il progetto Gesto in favore dei portatori di stomia

Posted by fidest press agency su domenica, 11 settembre 2016

gesto

In Italia ci sono più di 70.000 persone portatrici di stomia (lo 0,13% della popolazione), delle quali oltre 33.000[ii] solo nelle regioni del Nord Italia. Si tratta, in realtà, di cifre sottostimate, alle quali dobbiamo aggiungere circa 17.000 pazienti nuovi ogni anno, nonché cifre in aumento per l’invecchiamento della popolazione italiana.Lo stomaterapista è l’infemiere esperto che conosce il percorso diagnostico terapeutico e garantisce la corretta assistenza alla persona candidata al confezionamento della stomia. Prende in carico il paziente e lo accompagna in un percorso sanitario delicato, orientato al ritrovamento dell’equilibrio fisico ed emotivo e al recupero dell’autonomia, per favorire il suo reinserimento nel contesto sociale e lavorativo.
Il gruppo GESTO (Gruppo di Esperti in Stomaterapia) è una iniziativa innovativa che nasce nell’ambito di un progetto nazionale, a seguito di una profonda analisi della situazione della stomaterapia in Italia portata avanti dai suoi membri. Una delle principali finalità emerse da questo processo di studio è la definizione legale del profilo professionale dello stomaterapista e del riconoscimento del suo ruolo.Il gruppo è di ambito nazionale ed è diviso in macroaree geografiche. Nelle regioni del Nord Italia, GESTO è composto da 21 infermieri esperti in stomaterapia provenienti da diverse Aziende Sanitarie e Ospedaliere delle regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Liguria.Il gruppo lavora per sensibilizzare sull’importanza delle conoscenze specialistiche e dell’assistenza specializzata e personalizzata al paziente stomizzato e ai suoi familiari in tutto il territorio, e sviluppare progetti che contribuiscano ad elevare la qualità della vita delle persone portatrici di stomia.Le attività programmate per i prossimi mesi saranno volte a rafforzare le relazioni con l’amministrazione pubblica e le istituzioni nell’ambito dell’esercizio della professione infermieristica, facilitare la collaborazione con le associazioni di pazienti e sviluppare progetti formativi e divulgativi.«Il ruolo dell’infermiere esperto si è evoluto nel tempo con la formazione specialistica universitaria ed è necessario un riconoscimento formale delle competenze avanzate» chiarisce Edoardo Giorato, Referente Organizzativo dell’Ambulatorio Stomizzati dell’Azienda Ospedaliera di Padova e Vice Direttore del Master in “Assistenza al paziente stomizzato e incontinente” dell’Università degli Studi di Padova.
La stomia intestinale o urinaria è il risultato di un intervento chirurgico mediante il quale si crea un’apertura sulla parete addominale per mettere in comunicazione l’apparato intestinale o quello urinario con l’esterno, un’operazione che rappresenta, in molti casi, l’unico modo per sopravvivere ad una grave patologia o ad un incidente, ma che altera notevolmente la qualità della vita.Oggigiorno, il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione italiana ed il conseguente aumento dell’incidenza delle malattie croniche degenerative ed invalidanti comporta un naturale aumento di pazienti stomizzati. (foto: gesto)

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Per la ricerca occorre semplificare il consenso

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 gennaio 2013

Quando si conduce una ricerca che coinvolge i bambini, ottenere il consenso informato di entrambi i genitori non è oggi sempre facile, ma è di norma necessario, soprattutto per la ricerca in cui il soggetto è esposto a rischi significativi senza neanche la prospettiva di benefici diretti. La bioetica ha elaborato il concetto di genitore “ragionevolmente reperibile” (reasonably available) per consentire in casi specifici di procedere con il consenso di un solo genitore, ma questo concetto – secondo un ampio studio pubblicato su Pediatrics – non è privo di ambiguità, ed è quindi soggetto a diverse interpretazioni da parte dei diversi comitati etici. Lo studio diretto da Daniel Nelson, dell’Office of human research ethics dell’Università di Chapel Hill in North Carolina, ha studiato in dettaglio la situazione delle oltre 3.000 famiglie contattate per una ricerca che prevedeva uno screening neonatale della sindrome dell’X fragile, che era stata approvata dal comitato etico a condizione di avere il consenso di entrambi i genitori. Il test individua sia la mutazione completa del gene Fmr1 coinvolto nella sindrome sia l’assai più frequente permutazione, e il suo valore è controverso perché non esistono terapie per la sindrome dell’X fragile e non è chiaro il valore di un’individuazione precoce dei portatori. Secondo l’analisi di Nelson e colleghi, in 589 casi (quasi il 20% del totale) i padri sono risultati assenti (158 di loro hanno dato prova chiara di non voler essere coinvolti): le cause principali dell’assenza sono state identicate nella partecipazione a missioni militari all’estero, detenzione in carere, cambiamento di residenza e di Stato o mancato coinvolgimento nella vita della madre. Quando entrambi i genitori sono stati interpellati, l’approvazione è arrivata in due casi su tre (64%). Partendo da queste osservazioni, i ricercatori hanno elaborato un semplice algoritmo per codificare ogni passaggio prima di poter affermare “ragionevolmente” che uno dei genitori (in questo caso il padre) è irreperibile o non ha un ruolo nelle decisioni (perché oltre a non essere presente non figura sul certificato di nascita). Pediatrics. 2013 Jan;131(1):e223-9 (fonte pediatria33)

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Sicurezza dei disabili sul luogo di lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2009

Tale legislazione chiede ai datori di lavoro di effettuare le valutazioni dei rischi di introdurre le adeguate misure di prevenzione in via continuativa.  Le priorità consistono nell’eliminare i rischi alla fonte e nell’adeguare il lavoro ai lavoratori. Oltre a queste condizioni legali applicabili a tutti i rischi e a tutti i lavoratori, i datori di lavoro devono: a) proteggere i gruppi a rischio particolarmente esposti agli specifici pericoli che li riguardano; b) organizzare il luogo di lavoro “tenendo conto, se necessario, di eventuali lavoratori portatori di handicap. Questo obbligo vige in particolare per le porte, le vie di circolazione, le scale, le docce, i lavatoi, i gabinetti e i posti di lavoro utilizzati oppure occupati direttamente da lavoratori portatori di handicap”; c) mettere a disposizione attrezzature di lavoro adatte al lavoro da svolgere e che possano essere utilizzate dai lavoratori senza pericolo per la loro sicurezza e la loro salute. Bisogna tenere pienamente conto dei principi ergonomici quando si applicano i requisiti minimi di sicurezza e di salute. Nel complesso occorre fare in modo che i lavatori disabili lavorino in sicurezza e per fornire loro misure di salute e sicurezza quali la formazione o attrezzature speciali a loro accessibili.  E’ un requisito tanto della legislazione in materia di salute e sicurezza quanto di quella contro la discriminazione. Il processo di fornitura delle misure per i lavoratori disabili deve essere coordinato con tutti gli aspetti della gestione della sicurezza, in particolare con la valutazione del rischio affinché i dipendenti assolvano le loro mansioni secondo la legislazione sulla salute e la sicurezza e quella contro la discriminazione. Gli orientamenti volti contro la discriminazione devono essere presi in considerazione in tutte le fasi del processo di gestione del rischio, affinché gli ambienti del lavoro, le attrezzature di lavoro e la sua legislazione siano modificati o adattati ove necessario per far sì che vengano eliminati, o almeno ridotti, i rischi e la discriminazione.

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“Ita(g)liani” 2009

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 luglio 2009

Discanti Editore lancia la seconda edizione del concorso letterario Lo spunto è stato preso da un frammento del grande Gianni Brera. Il concorso, riproponendo la cifra stilistica del 2008, è organizzato in un’unica sezione dedicata a racconti in prosa ispirati dal frammento letterario di un noto autore italiano. Quest’anno l’autore prescelto è il celebre giornalista e scrittore Gianni Brera (San Zenone al Po 1919 – Codogno 1992). Il tema del racconto deve quindi essere “l’italiano e l’altro”: come gli italiani vedono l’altro, intendendo con “altro” l’italiano di altre regioni, comunitario o extracomunitario; storie di intolleranza; gli italiani come portatori (nel Dna) di razze eterogenee. I racconti possono essere scritti utilizzando qualsiasi genere letterario: realista, storico, fantasy, poliziesco-giallo, comico, teatrale, lasciando così massima libertà alla creatività dei partecipanti. Il concorso è aperto a tutti, senza limiti di età, e prevede il versamento di una quota, a titolo di contributo spese, di 10 euro, da versare sul c/c postale n° 81369837 intestato a «Discanti di Antonellini Michele», via Cairoli 7, 48012 Bagnacavallo (Ra).  Ogni autore può partecipare con un solo elaborato. La lunghezza degli elaborati deve essere compresa tra le 10.000 e le 20.000 battute (spazi inclusi). I testi devono essere inediti (solamente su carta: saranno accettati testi già pubblicati online). Gli elaborati dovranno pervenire, entro il 30 settembre 2009, in unica copia cartacea a: Discanti di Antonellini Michele, via Cairoli 7, 48012 Bagnacavallo (Ravenna).  La giuria è composta da sei scrittori dell’Emilia-Romagna: Paola Amadesi, Giuseppe Bellosi, Valeria Giordani, Massimo Padua, Marina Sangiorgi, Mirella Santamato. I tre racconti vincitori, unitamente ad altri menzionati, saranno pubblicati su un libro edito da Discanti che sarà presentato a dicembre 2009 in Romagna. http://www.discantieditore.it.

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