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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘porti’

“Chiudete i porti alle navi delle armi”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 maggio 2019

E’ l’appello promosso dalle associazioni nazionali e spezzine a seguito della notizia del possibile attracco a La Spezia della nave-cargo saudita Bahri Yanbu per caricare gli otto cannoni semoventi Caesar da 155 mm prodotti da Nexter ed altro materiale bellico di produzione italiana destinati all’Arabia Saudita. Il trasbordo potrebbe avvenire presso il molo militare o dell’Arsenale Militare della Spezia. Le associazioni spezzine e nazionali chiedono al Governo Conte di non permettere l’attracco della nave-cargo saudita Bahri Yanbu nel porto della Spezia, nemmeno nella parte di competenza della Marina Militare, e ai portuali spezzini di non effettuare alcun carico di sistemi militari o duali destinati all’Arabia Saudita che possono essere utilizzati nel conflitto in Yemen.La società Nexter, azienda militare interamente controllata dallo Stato francese, per rispettare l’accordo con l’Arabia Saudita è intenzionata a garantire la consegna ai sauditi degli otto cannoni che non sono stati caricati a Le Havre a seguito della mobilitazione dei gruppi francesi di attivisti dei diritti umani che si oppongono alle forniture di sistemi militari che vengono impiegati dai sauditi nel conflitto in Yemen.
Per questioni logistiche la scelta potrebbe ricadere sul porto della Spezia che offre maggiori garanzie in quanto attrezzato per imbarcare armamenti e mezzi militari prodotti dalle aziende che fanno capo al gruppo Leonardo-Finmeccanica come Oto Melara che costruisce carri armati. Questi mezzi vengono solitamente imbarcati da una banchina riservata del porto di Spezia.A La Spezia, oltre ai cannoni semoventi francesi, potrebbero inoltre essere caricati sulla Bahri Yanbu anche sistemi militari o dual use italiani tra cui, soprattutto i gruppi elettrogeni prodotti dalla Teknel di Roma per alimentare shelter di comunicazione, comando e controllo in grado di gestire anche droni, comunicazioni e centri di comando aereo e terrestre: come riporta l’Osservatorio sulle armi OPAL di Brescia, l’azienda Teknel nel 2018 ha ricevuto, per la prima volta, dal ministero degli Esteri italiano una licenza ad esportare proprio all’Arabia Saudita 18 gruppi elettrogeni TK 13046 del valore 7.829.780 di euro.Le nostre associazioni e reti hanno ripetutamente chiesto ai precedenti Governi e all’attuale Governo Conte di sospendere l’invio di sistemi militari all’Arabia Saudita ed in particolare le forniture di bombe aeree MK80 prodotte dalla RWM Italia che vengono sicuramente utilizzate dall’aeronautica saudita nei bombardamenti indiscriminati contro la popolazione civile in Yemen. Riteniamo che le esportazioni di materiali militari siano in aperta violazione della legge 185/1990 e del Trattato internazionale sul commercio delle armi (ATT) ratificato dal nostro Paese. Il Trattato sul commercio delle armi impone a tutti i paesi coinvolti nel trasferimento di attrezzature militari (cioè anche nel transito e nel trasbordo) verso Paesi coinvolti in conflitti armati di verificare se le armi trasferite possano essere impiegate per commettere crimini di guerra o violazioni dei diritti umani e di conseguenza di sospendere le forniture (art. 7).Diversi Paesi europei, come Svezia, Germania, Paesi Bassi e Norvegia, hanno da tempo sospeso o iniziato a limitare le vendite di armamenti alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita e dagli Emirato Arabi Uniti. Nonostante il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, lo scorso 28 dicembre abbia affermato che «il governo italiano è contrario alla vendita di armi all’Arabia Saudita per il ruolo che sta svolgendo nella guerra in Yemen. Adesso si tratta solamente di formalizzare questa posizione e di trarne delle conseguenze», nessuna sospensione è stata ancora definita dal governo italiano e le forniture di bombe e sistemi militari sono continuate anche in questi mesi ammontando ad un controvalore di 108 milioni di euro nel solo 2018.

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Governo: Salvini e la bufala dei porti chiusi

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

Il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini ha più volte dichiarato che i porti sono chiusi, riferendosi ai migranti. Se vogliamo essere precisi, la frase esatta è “I colleghi ministri possono dire quello che vogliono, ma finché faccio il ministro i porti in Italia rimangono chiusi”. Non è vero. I porti possono essere chiusi con un decreto del ministro delle Infrastrutture e Trasporti, che oggi è Danilo Toninelli, il quale non ha emanato nessuna decreto in proposito.A conferma, citiamo l’art.83 del Codice della Navigazione, che recita:
“Il Ministro dei trasporti e della navigazione può limitare o vietare il transito e la sosta di navi mercantili nel mare territoriale, per motivi di ordine pubblico, di sicurezza della navigazione e, di concerto con il Ministro dell’Ambiente, per motivi di protezione dell’ambiente marino, determinando le zone alle quali il divieto si estende.”Quindi, la competenza per la chiusura dei porti non è del ministro Salvini.
Le frasi di Salvini, tipo “i porti sono chiusi”, che sentiamo nei vari telegiornali o che leggiamo nei giornali, sono propaganda elettorale.Come mai, allora, si chiederà qualcuno, le navi Diciotti e Sea Watch sono state fermate al largo dei porti italiani?Informiamo i lettori che i migranti sono stati in seguito sbarcati, quindi non è vero che sono stati respinti.Inoltre, l’aver imposto alla nave Diciotti di rimanere a largo, ha comportato l’accusa, da parte della magistratura, di “plurime violazioni di normative nazionali e internazionali”, per la quale è stata chiesta l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini (negata dal Senato), e per la nave Sea Watch è in corso una indagine della magistratura nei confronti dei ministri Salvini, Di Maio, Toninelli e dello stesso premier Conte.In sintesi, se i porti sono aperti e si costringe chiunque, anche i migranti, a rimanere su una nave al largo per giorni, si incorre nell’accusa di violazione di norme nazionali e internazionali.Siamo in piena campagna elettorale e il ministro Salvini racconta bufale, per il popolo che vuol crederci. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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E se fosse l’Africa a chiudere i porti?

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 gennaio 2019

Meglio atei che cristiani ipocriti (Papa Francesco) Considerando il mio passato da criminale, forse non sono la persona più adatta per parlare di certi argomenti, ma la strage dell’altro giorno nel mare Mediterraneo mi ha fatto veramente stare male e non capisco perché, se questo accade a me che sono stato per quasi tutta la vita un poco di buono, non accada a certi politici incensurati che si definiscono cristiani. Questo mi fa pensare che si può essere culturalmente criminali e avere la fedina penale pulita, ma non la coscienza.
A volte mi capita di ascoltare delle discussioni forcaiole sugli emigranti e su chi commette reati che mi fanno amaramente sorridere. Credo che le persone la pensino in un certo modo non perché siano cattive, ma perché fondano le loro convinzioni su una cattiva informazione. D’altronde la gente ha voglia di sapere e dalle informazioni che riceve decide cosa pensare. I politici questo lo sanno bene e spesso usano i mass media per manipolare le coscienze. La strage degli emigranti in mare continua e continuano certe assurde dichiarazioni di alcuni politici: “I porti chiusi sono un deterrente per non farli partire.” “È colpa delle Organizzazioni Non Governative.” “Aiutiamoli a casa loro.” “È colpa degli scafisti”. “No! È colpa degli emigranti che preferiscono morire annegati che di fame e di stenti nel loro paese.” “È colpa dei trafficanti umani.” “È colpa dell’Europa.” “Se apriamo i porti i morti aumenteranno”.Alcuni politici hanno creato una fortuna elettorale con l’emergenza emigrazione e sicurezza. Credo che molti di loro ci rimarrebbero davvero male se fosse l’Africa, e non l’Europa, a chiudere i porti, perché l’occidente collasserebbe, sia per la mancanza di materie prime, sia perché da noi tutti vogliono fare gli avvocati, i giudici, gli architetti, i giornalisti, ecc… E chi ci pagherebbe le pensioni e chi farebbe i lavori umili? Credo che siano più gli europei ad avere bisogno degli africani, che loro di noi. Sì, è vero, non possiamo accogliere tutti, ma penso che abbiamo il dovere di salvarne più che possiamo dal mar Mediterraneo e poi creare le condizioni migliori di vivibilità nei loro paesi per non costringerli ad emigrare. Per secoli abbiamo sfruttato e rapinato gli africani e le loro terre: il benessere dell’ Occidente è frutto anche della cinica voracità dell’uomo bianco, potremmo almeno restituire loro qualcosa, o almeno salvare più vite che possiamo.
Concludo questa mia riflessione con le parole di Papa Francesco: “Penso alle 170 vittime del naufragio nel Mediterraneo. Cercavano un futuro per la loro vita. Vittime, forse, di trafficanti di esseri umani. Preghiamo per loro e per coloro che hanno la responsabilità di quello che è successo.” (Carmelo Musumeci)

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Il trasporto intermodale in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 19 agosto 2017

conteinerMi interessai per la prima volta del trasporto intermodale in Italia ben 35 anni fa allorchè fu avviata una indagine conoscitiva su iniziativa di alcuni parlamentari della commissione trasporti della Camera. Da allora ad oggi il dibattito è aperto ma con scarsi risultati pratici. Come si sa il trasporto intermodale è costituito da una combinazione di mezzi diversi che in Italia, per la sua conformazione geografica, risultano particolarmente idonei in specie per il trasporto veloce di beni deperibili. Un esempio pratico si fece con gli agrumi siciliani trasportati da Catania a Palermo con camion porta container per poi essere imbarcati su nave con destinazione Genova e da lì su treno destinazione nord Europa. Il tempo complessivo richiesto non superava i 4 giorni riducendo lo scarto del prodotto del 10% contro il 30-35% delle altre soluzioni che prevedevano il viaggio su treno lungo tutta la Penisola. Lo stesso discorso vale per il trasporto dei passeggeri nei percorsi che implicano il viaggio Aereo –treno – nave o autobus. Ma il criterio vale anche per il trasporto urbano (auto –metro – bus) per non parlare di altre soluzioni come il car-sharing (auto condivisa, ovvero un servizio che permette di utilizzare un’automobile prelevandola ad un punto convenuto su prenotazione) o il car pooling (che consente a più persone di viaggiare insieme nella stessa auto per poi dividersi le spese di viaggio e di manutenzione). E’ ovvio che per la mobilità urbano possono entrare nel trasporto anche le biciclette e i ciclomotori elettrici.
Questo tema per il caro carburanti e per i costi afferenti la tenuta di un’auto (assicurazione, tasse di circolazione, manutenzioni ordinarie e straordinarie) è oggi di grande attualità anche perché le amministrazioni comunali, in specie dei grandi comuni italiani, hanno fatto sulle politiche della mobilità un loro cavallo di battaglia. Il problema sta ora nel rendere fattibile e interagibile l’intero sistema che tuttora resta “congelato” in determinate aree per svariate ragioni (mancato sviluppo della rete viaria, ferroviaria, marittima, fluviale e lacuale. Ecco perché nel contesto di una politica del trasporto nazionale occorre rimettere in moto la progettualità già da tempo avviata e inspiegabilmente interrotta e non tanto e non solo per motivi economici. (Riccardo Alfonso)

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Migranti: risposte chiare dall’Ue o blocco dei porti

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 giugno 2017

porto palermo“Abbiamo chiesto il blocco dei porti per tutte quelle navi che trasportano disperati, clandestini, e che non battano bandiera italiana. L’abbiamo chiesto, il governo ha dato la sua disponibilità, stiamo aspettando che il governo applichi questa sua volontà, questo suo indirizzo”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio. “Pare che il governo aspetti il Consiglio di Tallin di giovedì prossimo, quando si riuniranno i ministri degli Interni. O in quella data ci sarà una risposta seria, determinata, chiara da parte dell’Unione europea, oppure noi chiediamo che il governo attui immediatamente il blocco dei porti per tutte quelle navi che non battendo bandiera italiana trasportano in maniera connivente disperati, e che distruggono non solo la vita di questi disperati ma la società e l’economia italiana. Diamo ancora fiducia al governo per una settimana, ma non bastano le prese in giro della Merkel, le fughe di Macron o le miopie e gli egoismi del governo maltese, come di quello spagnolo, come di tutti gli altri governi dei Paesi che si affacciano sul mediterraneo e non. Noi vogliamo risposte chiare, altrimenti blocco dei porti e si apra una vertenza con l’Europa e a livello internazionale con le Nazioni Unite per blocchi navali sulle coste libiche.Non possiamo mettere in crisi il nostro Paese in ragione di questa invasione senza fine. Ribadiamo, l’abbiamo chiesto per primi: blocco dell’ingresso delle navi delle Ong che trasportano disperati nel nostro Paese al ritmo di 5000 al giorno. Il nostro Paese non può sopportare una pressione di questo tipo, vediamo cosa farà il governo, vediamo cosa farà l’Europa, nel frattempo noi continuiamo a mantenere la nostra pressione. Lo diremo in Aula mercoledì prossimo, quando il ministro Minniti verrà, su nostra richiesta, a riferire in merito a questa situazione, che è di una gravità mai vista per il nostro Paese”.

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Emigranti: chiudere i porti italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 giugno 2017

sicilia“Apprendiamo con soddisfazione la notizia secondo la quale il governo italiano sta valutando in queste ore la possibilità di negare l’approdo nei nostri porti alle navi che effettuano salvataggi dei migranti davanti alla Libia ma battono bandiera diversa da quella italiana.Lo abbiamo chiesto, con forza e determinazione, già nella giornata di ieri e siamo felici che il nostro appello al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e al ministro dell’Interno, Marco Minniti, sia stato accolto e preso in seria considerazione.
Il nostro Paese non può da solo e nell’indifferenza dell’Europa farsi carico di decine e decine di migliaia di disperati che ogni settimana giungono dal Nord Africa sulle nostre coste. Anche gli altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo devono fare la loro parte e, più un generale, servono risposte concrete e immediate da parte dell’Unione europea in merito alla gestione di un’emergenza che nei mesi estivi sarà sempre più drammatica.
L’Ue non può limitarsi a concorrere al giusto e doveroso salvataggio di vite umane, ma deve adoperarsi per gestire il post, per coinvolgere tutti i Paesi comunitari, per bloccare le partenze negli Stati di origine, così come riuscì a fare il presidente Silvio Berlusconi negli anni dei governi del centrodestra in Italia.Già nei mesi scorsi avevamo chiesto chiarezza sul ruolo delle Organizzazioni non governative e sulla loro ‘mission’, alcune volte portata a termine con opacità e zero trasparenza. Occorre un approfondimento, serve fare chiarezza una volta per tutte per estirpare possibili connivenze tra Ong e mercanti di esseri umani. Stop lassismo, stop buonismo. Pretendiamo risposte immediate dall’Europa. Il governo non arretri di un millimetro e difenda l’Italia e i cittadini italiani”.

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Terrorismo: allerta nei porti ma gioverno smantella vigili del fuoco

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 agosto 2016

vigili del fuoco“Mentre da una parte il governo dispone nei porti l’innalzamento delle misure di sicurezza al livello 2 per il rischio terrorismo, dall’altra sta’ continuando ad attuare lo smantellamento del servizio antincendio portuale e del servizio sommozzatori dei vigili del fuoco. Al fine di rispettare i vincoli della spending review il ministro Alfano a fine luglio 2015 ha emanato un decreto che prevede la riduzione del numero dei vigili del fuoco in tutti i distaccamenti a protezione dei porti, che arriva quasi al dimezzamento dei vigili del fuoco nei porti di Napoli, Venezia e Livorno. E’ prevista anche la chiusura di sette nuclei sommozzatori e la rottamazione delle unità navali antincendio di grosse dimensioni ritenute troppo onerose seppur funzionali, per sostituirle con imbarcazioni piu’ piccole e non adatte a grossi incendi. E’ paradossale. Se ci aggiungiamo che hanno tagliato anche i fondi per la formazione e gli addestramenti auguriamoci che non accadano mai atti terroristici perché i tagli sulla sicurezza e sul soccorso pubblico poi si pagano. Chiediamo una urgente inversione di tendenza” Lo dichiara Antonio Brizzi segretario generale del Conapo, il sindacato autonomo vigili del fuoco. (fonte: Ufficio stampa CONAPO Sindacato Autonomo Vigili del Fuoco) (foto: conapo logo)

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Porti – Presentato al Parlamento Europeo, su iniziativa dell’on. Benifei, il progetto IFreightMED

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 luglio 2015

la speziaMigliorare l’accessibilità dei porti e la competitività dei servizi di trasporto merci su rotaia attraverso un approccio multimodale e intermodale: con questi obiettivi si è sviluppato il progetto IFreightMED-DC, programma di sviluppo economico e cooperazione dell’area Mediterranea che si concluderà a fine giugno, i cui risultati sono stati presentati oggi al Parlamento Europeo grazie all’iniziativa dell’eurodeputato Brando Benifei.
Trenta mesi di lavoro con uno stanziamento pari a 2,6 milioni di euro, in gran parte cofinanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, sono i numeri di IFreightMED-DC, a cui ha aderito l’Autorità Portuale della Spezia insieme ad altri quattro partner: la capofila Catalonia (Spagna), Languedoc-Roussillon (Francia), Zahodna Slovenija (Slovenia) e Jadranska Hrvatska (Croazia).
Grazie al progetto, per lo scalo spezzino si sono aperte nuove e importanti prospettive: “Per il nostro territorio si è trattato di una grande opportunità – ha dichiarato a latere della presentazione l’europarlamentare spezzino Benifei – : la nostra Authority ha condotto un’analisi dettagliata delle esigenze degli operatori e della potenziale nuova domanda di traffico, rafforzando gli scambi sui due corridoi europei (TEN-T) cui è collegata (1 e 5) e avviando due nuovi servizi intermodali internazionali.”
Intermodalità e competitività vanno, quindi, nella stessa direzione: “La partecipazione dell’Autorità Portuale della Spezia nel progetto IFreightMED-DC – ha sottolineato il Presidente dell’Authority Lorenzo Forcieri – conferma la nostra piena volontà di sostenere e incentivare il trasporto ferroviario per il trasferimento delle merci e per collegare il porto della Spezia ai mercati inland più importanti in Europa. Il supporto dato attraverso il progetto comunitario all’avvio di due nuovi servizi, La Spezia – Frenkendorf e La Spezia – Monaco, rappresenta per noi un risultato molto importante ed un ulteriore elemento di competitività per il nostro scalo che incrementa così l’offerta internazionale alla merce. È proprio grazie a progetti come IFreightMED-DC che si può dare un ulteriore impulso all’intermodalità, che nel nostro scalo raggiunge già il 35%, e recuperare traffici”.
Se c’è ancora da fare per potenziare i traffici nel Mediterraneo, un primo passo nella giusta direzione è stato compiuto: “Siamo ancora in attesa del completamento di piani di investimento più consistenti, come la revisione della policy dei TEN-T o le opportunità che potrebbero venire dal Fondo Strategico per gli Investimenti Europei, il cosiddetto “Piano Juncker”, ma questo progetto rappresenta già la svolta di cui c’è bisogno: collaborazione strategica nel bacino del Mediterraneo, per rilanciare la crescita e la competitività dell’area”, ha concluso Benifei.

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Porti: Serracchiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 gennaio 2014

Porto“Il sistema portuale italiano ha bisogno di una radicale riforma, che deve essere fatta velocemente e che noi vorremmo entrasse nell’accordo per il programma di Governo”. Lo ha affermato la presidente del Friuli Venezia Giulia, responsabile per le infrastrutture nella segretaria nazionale del Pd. Secondo Serracchiani “non si può disperdere il lavoro di revisione della legge 84/94 sui porti, svolto dai parlamentari del Pd al Senato e poi alla Camera: è un lavoro che risolve delle criticità anche se non scioglie tutti i nodi”.“Siamo però chiamati a lavorare anche sull’impianto di alcuni principi fondamentali, tra cui vi è la riduzione del numero delle Autorità portuali, la definizione delle loro competenze e della loro autonomia finanziaria, il recepimento delle indicazioni che ci vengono dalla normativa comunitaria”.

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Il futuro dei porti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2012

Venezia Terminal Passeggeri 26 aprile 2012, conferenza mondiale sul cold ironing, sistema di alimentazione elettrica delle navi in banchina che consente di spegnere i motori ausiliari delle navi attraccate, eliminando le emissioni. Una alternativa energetica che permette dunque alle navi ferme di ricevere la corrente da terra senza dover tenere accesi i motori per alimentare i generatori di bordo e di sfruttare il calore generato dall’impianto a terra per riscaldare o raffreddare le strutture dei terminal del porto o addirittura la città nelle vicinanze al porto, con una notevole riduzione dell’inquinamento. All’incontro, organizzato dall’European Cruise Council, associazione che riunisce le maggiori compagnie di crociera in Europa e Venezia Terminal Passeggeri, società che promuove ed incrementa l’attività passeggeri nel Porto di Venezia, i massimi esperti internazionali illustreranno a rappresentanti istituzionali, fornitori di attrezzature ed operatori le novità del settore e le procedure per implementare questi sistemi energetici eco friendly.
Nella sessione di apertura verrà presentato dalla compagnia Princess Cruises e dal porto di Vancouver la loro esperienza sulla costa occidentale del Nord America, con un primo bilancio dopo l’installazione della nuova tecnologia. Bent Olof Jansson di Copenaghen Malmö Port parlerà della ricerca e delle valutazioni che lo scalo nordico ha fatto nel valutare il costo e l’efficacia di installazione di alimentazione da terra per le navi da crociera. Francesco Balbi di MSC Crociere discuterà sull’atteggiamento dei membri dell’ECC riguardo l’attivazione del cold ironing nei porti europei. Dopo una serie di presentazioni tecniche di aziende produttrici di tecnologie, spazio ad una delle questioni di più scottante attualità, ovvero la disponibilità di energia sicura e del relativo costo. Malina Kolenshanska della Commissione europea, esporrà gli aspetti fiscali del cold ironing per l’utilizzo da parte delle navi da crociera. Ci saranno anche presentazioni da parte dell’industria energetica per fornire una panoramica di come si guarda a questo prodotto non solo come ad una sfida, ma soprattutto ad un’opportunità. Nel corso dell’incontro inoltre il Porto di Venezia illustrerà ai congressisti stato dell’arte e prospettive future del cold ironing per lo scalo lagunare.
Nel Porto di Venezia oggi, tramite un accordo fra Autorità Portuale e ENEL sottoscritto nel febbraio 2010, si prevede la realizzazione di un sistema in grado di alimentare 4 navi contemporaneamente. Un’opera che si inserisce nella strategia adottata da tempo e volta a rendere il traffico marittimo sempre più compatibile con il delicato ambiente naturale e storico in cui opera. Info e modalità di registrazione al convegno : http://www.ashcroftandassociates.com (Sabino Cirulli) (dott. roberto perrocchio)

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La riforma dei porti

Posted by fidest press agency su sabato, 25 settembre 2010

Il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva, il 17 settembre 2010, la riforma del sistema portuale, adeguando la legge vigente in materia (n.84 del 1994) alle nuove sfide dell’economia globale. La riforma della legislazione portuale è volano per il superamento della crisi del settore dei trasporti, una rilevante emergenza nazionale, amplificata dalla sfavorevole congiuntura economica, che ha accentuato il divario già esistente con gli altri Paesi del Mediterraneo e del Nord Europa, in particolare nel settore della logistica e dell’intermodalità. Il provvedimento ha l’obiettivo di colmare le carenze infrastrutturali ed organizzative, emerse durante l’esperienza applicativa della legge n. 84/94, di riordino della legislazione portuale, la quale ha consentito il rilancio dei porti e la crescita dei traffici commerciali con l’affidamento dei medesimi porti al nuovo ente Autorità portuale. Il provvedimento, che ha avuto il parere favorevole della Conferenza unificata, era già stato approvato dal Consiglio dei ministri  in via preliminare – il 16 aprile 2010.

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Porti e riforma legge 84/94

Posted by fidest press agency su domenica, 19 settembre 2010

Il Cdm ha approvato il ddl di riforma della legge 84 del 1994 sul regime ordinamentale ed amministrativo dei porti. Lo annuncia il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, al termine della seduta del Consiglio dei Ministri. “Con il ddl di riforma – dichiara Matteoli – si mira ad apportare un deciso e importante cambiamento all’ordinamento dei porti nella consapevolezza che i porti sono infrastrutture strategiche per l’Italia e che quindi devono avere una disciplina organizzativa e di gestione che assecondi le nuove esigenze della realtà produttiva. Mi auguro – aggiunge – che in Parlamento ci possa essere un sereno e proficuo confronto tra maggioranza ed opposizione che consenta tra l’altro di affrontare le problematiche inerenti il processo di autonomia finanziaria delle Autorità portuali non ancora ultimato, pur consapevoli delle difficoltà dovute alla congiuntura economica. Del resto – conclude – nell’economia globalizzata i porti sono la trincea più avanzata per recuperare competitività all’Italia e pertanto vanno dotati di una normativa moderna per svolgere appieno il loro insostituibile ruolo”. Il ddl rafforza i poteri delle Autorità portuali conferendo nuovi compiti manageriali e razionalizzando la governance del settore. Rilevanti le novità in materia di dragaggio dei porti e del recupero delle aree dimesse per lo sviluppo della nautica da diporto e sulla costituzione di sistemi logistici portuali. Il ddl razionalizza, inoltre, il regime dei servizi tecnico-nautici, delle concessioni, del lavoro nei porti ed esalta il ruolo delle regioni e degli enti locali specie nei procedimenti connessi all’attività di pianificazione dell’ambito portuale.

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Porti del Mediterraneo

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 luglio 2010

La Francia si sta muovendo nella direzione del networking mediterraneo e lo fa nei settori più disparati. Il 22 giugno a Marsiglia si è costituita l’Unione Mediterranea dei Geometri, alla presidenza della quale è stato nominato il marocchino Aziz Hilali, presidente dell’Ordine degli ingegneri, dei geometri e d ei topografi del Marocco. Hanno aderito all’iniziativa francese gli ordini nazionali dei geometri anche dell’Italia, del Libano e ovviamente del Marocco. La Federazione ha lo scopo di promuovere la cooperazione tra professionisti.  Un’iniziativa più vicina ai nostri interessi è invece la nascita dell’Unione Marittima per il Mediterraneo (UMM), fondata a Marsiglia in questo mese di giugno e che ha fissato il proprio primo congresso per il prossimo ottobre. L’iniziativa è promossa da Claude Durand, manager specializzato in tecnologie marittime, con lo scopo di creare una rete tra i porti francesi, quelli del Mediterraneo orientale e quelli del Maghreb. Sono stati coinvolti infatti fin dalla fase costituente dell’Unione i porti di Casablanca, Tangeri, Algeri e Tunisi, oltre che alcuni porti egiziani, della Siria e del Libano. Durand ha dichiarato di voler coinvolgere anche i grandi porti del Nord Europa come Rotterdam e Amburgo in iniziative comuni. L’idea è buona e vede clamorosamente escluse l’Italia, così come la Spagna e la Grecia. Un’idea quindi da verificare   ma en trambe queste iniziative rappresentano il segnale di un nuovo dinamismo mediterraneo. Invitiamo pertanto il settore dei prodotti freschi a pensarci perché tali prodotti sono un patrimonio comune del Mediterraneo. (Antonio FeliceGreen Med Journal editor)

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“Né in terra né in mare”

Posted by fidest press agency su sabato, 8 maggio 2010

Roma 11 maggio (Hotel Palazzo Carpegna, ore 9,00), Sarà questo il tema del Convegno Internazionale sul Welfare della Gente di Mare che si svolgerà a nell’anno dedicato dall’ONU ai marittimi.  In Italia sono oltre 5 milioni i marittimi che transitano ogni anno nei nostri porti. Il Convegno vedrà, fra gli altri,  la presenza di S.Em. il Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, oltre a quella dei massimi rappresentanti  dell’International Maritime Organization, dell’International Labour Organization e dell’Ammiraglio Raimondo Pollastrini, Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di porto. Durante il convegno è prevista la firma di un accordo tra il Presidente della CEI, S.Em. il Card. Angelo Bagnasco e l’Ammiraglio Raimondo Pollastrini nella duplice veste di Comandante Generale delle Capitanerie e Presidente del Comitato Nazionale del Welfare della Gente di Mare. L’accordo ha lo scopo di sostenere un comune lavoro a favore della gente del mare e in particolare dei lavoratori marittimi, oltre che a studiare e presentare un Dossier sulle navi abbandonate che per la prima volta fotografa un fenomeno con drammatiche ricadute sociali. Ogni anno, infatti,  sono decine le “chiamate” indicanti possibili sequestri o abbandoni di navi ed equipaggi. Situazioni che vengono localmente sostenute: dal volontariato nei bisogni primari (spesso si tratta di dare il cibo, i vestiti e l’acqua) , dai Comitati territoriali del Welfare della Gente di mare già attivi nei maggiori porti italiani e dall’ ITF (sindacato internazionale dei marittimi) che, ove possibile, assiste in giudizio gli equipaggi per ottenere il riconoscimento del credito degli stipendi e, quanto prima, il rimpatrio presso le proprie case. L’accordo firmato è un segno della volontà comune, nello spirito della sussidiarietà e della solidarietà, di favorire, attorno ai lavoratori del mare, la concertazione di tutte le istituzioni pubbliche e private competenti, non solo del porto ma  anche della città, in tutto il nostro Paese.

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Regionali: vittoria del centro sinistra in Liguria

Posted by fidest press agency su martedì, 30 marzo 2010

Il candidato di centrosinistra in Liguria Claudio Burlando, ha ottenuto il 53,46% battendo lo sfidante Sandro Biasotti. Per Burlando i liguri hanno detto soprattutto no ai leghisti perché: “la Liguria è una regione di scambi e di porti ed è quindi meno sensibile a un messaggio di chiusura”.

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