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Mancata protezione della Posidonia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 maggio 2009

Bruxelles, Greenpeace ha presentato una denuncia formale alla Commissione europea, chiedendo l’applicazione delle norme comunitarie per la protezione del posidonieto e delle praterie di piante marine. Greenpeace ha presentato le prove che Italia, Francia, Grecia e Spagna hanno violato la Direttiva Habitat (Reg. CE/92/43) che elenca queste praterie tra gli habitat a protezione prioritaria. “Quando si distrugge una prateria di posidonia perdiamo un elemento importante della vita del Mediterraneo- spiega Alessandro Giannì, Responsabile delle Campagne di Greenpeace Italia. “La posidonia ospita migliaia di specie, produce ossigeno e difende le coste e le spiagge”.
La Posidonia oceanica è probabilmente la singola specie più importante della fascia costiera del Mediterraneo: un solo metro quadro di posidonieto produce 14 litri di ossigeno al giorno, e nella prateria possono trovare rifugio, nutrimento e riprodursi, oltre 1.200 specie animali e vegetali. Nonostante questo, e sebbene sia protetto dalla Direttiva Habitat quale “habitat a protezione prioritaria”, la prateria di posidonia è quasi ovunque in regressione, a causa degli impatti dell’inquinamento, della pesca (spesso illegale), dell’arrivo di sedimenti causati dall’urbanizzazione del litorale, degli ancoraggi delle imbarcazioni.  Un problema particolarmente grave in Italia è quello del trapianto di posidonia, utilizzato senza alcuna base scientifica solida, come misura di compensazione per consentire la distruzione di praterie in buona salute in occasione della costruzione di infrastrutture costiere. Greenpeace denuncia in particolare l’Italia per aver violato l’Articolo 6(4) della Direttiva Habitat che prevede il parere obbligatorio della Commissione Europea che non è mai stata informata di questi “trapianti” realizzati anche in danno di Siti di Importanza Comunitaria, ad esempio a Civitavecchia. Il Mediterraneo ha urgente bisogno di reale protezione e non di Leggi inapplicate, come la Direttiva Habitat, o di “Parchi di carta” come il Santuario dei Cetacei. C’è bisogno di realizzare subito una rete di Riserve Marine, utilizzando sia la Rete Natura 2000 promossa dalla Direttiva Habitat sia le “Aree di Pesca Protetta” del Regolamento Pesca del Mediterraneo (Reg. CE/1967/2006). Le Riserve Marine ci servono per aumentare la resistenza dell’ecosistema Mediterraneo al cambiamento climatico e per ripristinare le popolazioni ittiche, ormai al collasso. Greenpeace chiede che la rete di Riserve Marine tuteli il 40% del Mediterraneo, in accordo con le indicazioni della ricerca scientifica.

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