Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘post comunismo’

Post comunismo e visione di modernità

Posted by fidest press agency su martedì, 26 ottobre 2010

(Segue da “La fine delle ideologie”) Nel deserto dei valori  che scaturisce da questa visione di modernità non c’è posto per nessun’altra categoria che non appartenga all’immediato presente, all’utilità economica come fondamento che deve ispirare ogni forma di azione. Crolla così l’appello alla verità come innegabile supporto della vera democrazia; con il pragmatismo svanisce il valore stesso della verità, come svanisce la giustizia, vero e giusto si identificano solamente con l’utile materialmente toccabile; è il trionfo del materialismo edonistico che ha soppiantato il materialismo storico di marca marxista.  Così, nella negazione del materialismo storico, si è affermato il materialismo edonistico, che ha generato il neo liberismo economico, molto più classista di quello di Marx e del marxismo, rivolto però alla tutela degli interessi delle classi più forti.
Ritrovatosi come unico punto di riferimento, l’Occidente, pilotato dagli USA, sentì il bisogno e l’esigenza di trovare il nemico per ricreare quel bipolarismo che giustifica il mantenimento e l’accrescimento del potere militare. Ma si tratta di un  Occidente ormai svuotato e privo di ideologie che non poteva trovare un polo avverso ideologico; così dal confronto ideologico democrazia-comunismo (venendo meno l’ideologia comunista, anche il concetto di democrazia subì una modificazione strutturale) si transitò nel confronto culturale, dopo aver ben selezionato la cultura alla quale conveniva opporsi. La cultura diventava così una occasione di conflittualità.
Dobbiamo prendere atto che con il crollo dell’identità sovietica, il conseguente crollo del muro di Berlino e il disfacimento dell’URSS, avvenuto senza alcun clamore, con una implosione causata dall’esaurimento della carica ideologica e dal fallimento della ideologia che l’aveva ispirata, la realtà mondiale ha subìto un mutamento in peggio.
La presenza dell’URSS, infatti, paradossalmente aveva garantito un periodo di relativa tranquillità, con una tensione verbale che si concretizzava nella guerra fredda: una minaccia costante di scontro fra due superpotenze che avrebbe annientato l’intero pianeta. Il disfacimento innanzitutto ideologico e, quindi politico dell’URSS ha lasciato l’Occidente quale unica presenza politico-militare dotato di una certa coesione. Non si è trattato di coesione per convinta adesione ad una ideologia, ma una passiva sudditanza delle nazioni occidentali allo strapotere degli USA appoggiati dall’Inghilterra; l’importanza delle altre nazioni e degli altri leaders politici va considerata assolutamente insignificante, perché insignificante il peso militare. La coesione occidentale si basa, infatti e innanzitutto, su una potenza militare come mai è stato dato vedere a livello planetario. Ritrovatosi come unico punto di riferimento, l’Occidente sentì il bisogno e l’esigenza di trovare il nemico contro il quale riformare quel bipolarismo che giustifica il mantenimento e l’accrescimento del potere militare. Ma un Occidente ormai svuotato e privo di ideologie non poteva trovare un polo avverso ideologico; così dal confronto ideologico democrazia-comunismo si transitò nel confronto culturale, dopo aver ben selezionato la cultura contro la quale conveniva adoperarsi. Il maggior teorico di questa esigenza fu Samuel Huntington, Direttore dell’Istituto di Studi strategici alla Harvard University, deceduto alla fine del 2008, che identificò le maggiori culture planetarie: occidentale, latino-americana, confuciana, giapponese, indù, slavo-ortodossa e islamica. Per importanza e pericolosità, dopo una cernita valutata sulla base del rischio, rimasero solo due culture, Islam (che significava anche petrolio) e confucianesimo (grandi produzioni a basso costo e conseguente concorrenza nelle esportazione).  Da queste considerazioni studiate a tavolino nacque il dualismo e il bipolarismo Occidente – Islam. Ma il progetto di Huntington venne stravolto dall’amministrazione Bush; lo scienziato americano proponeva uno confronto dialettico tra Occidente e mondo islamico, quando si rese conto che l’amministrazione Bush aveva deciso lo scontro bellico, a più riprese manifestò la propria contrarietà.
La Casa Bianca aveva deciso la guerra in Iraq e contestualmente in Afghanistan nel marzo del 2001 e aveva anche ottenuto la solidarietà dell’Inghilterra di Blair, della Spagna di Aznar e dell’Italia di Berlusconi. Il governo italiano, per potere fornire l’incondizionato appoggio ai programmi bellicosi di Bush, dovette disfarsi in fretta del Ministro degli Esteri Ambasciatore Ruggeri, da sempre sostenitore della libera capacità decisionale dell’Italia, specie in politica estera. Fu lo stesso Presidente del Consiglio che avocò a sé l’interim del ministero, sdoganando le pretese di Bush per imporle all’intera nazione, definendo i rapporti con l’America una “Santa Alleanza”. Fu così che l’America potè contare sulle basi militari in Italia, sull’appoggio politico in sede internazionale. L’attentato dell’11 settembre fu estremamente tempestivo per i disegni di guerra del Presidente Bush, al punto da far nascere forti dubbi nell’opinione pubblica mondiale. Quando l’America con la presenza materiale dell’Inghilterra e con l’assenso della Spagna e dell’Italia, mosse una guerra unilaterale all’Iraq, sia pure contro il parere dell’ONU e contro il divieto del Consiglio di Sicurezza, Samuel Huntington intervenne decisamente, con previsioni che, puntualmente si sono avverate; le dichiarazioni rese furono riportate da tutti i quotidiani del mondo e con particolare attenzione dai quotidiani arabi:
Bush ci ha trascinato in una guerra contro il popolo iracheno, una guerra che l’America non potrà mai vincere. L’unica soluzione è cominciare subito a ridurre la nostra presenza militare e trasferire il potere agli iracheni. Esattamente un anno prima che cominciasse l’attacco io mi opposi ai piani che già venivano discussi alla Casa Bianca. Allora dissi che avremmo avuto non una ma due guerre. La prima contro Saddam, che avremmo vinto rapidamente, trattandosi di una guerra tecnologica, non combattuta.  La seconda guerra, invece, ci avrebbe opposti al popolo iracheno, in una guerra combattuta, secondo le regole che ci sarebbero state imposte e non secondo i metodi della prima guerra tecnologica contro Saddam. Dissi allora che  questa seconda guerra non l’avremmo mai vinta. Le torture rendono ostili a noi anche le nazioni arabe e quei musulmani che prima erano tentennanti. Inoltre imbarazzano i governo amici. Per ottenere il sostegno ad una guerra occorre uno scopo morale o la difesa di interessi di sicurezza nazionali. Requisiti che oggi mancano, e manca quindi la solidarietà del resto del mondo. A questo punto non possiamo che valutare le conseguenze e proporre micro-politiche alternative, basandoci su una realtà incontrovertibile: l’Umanesimo Mediterraneo non è scomparso e può diventare l’elemento unificatore tra i popoli divisi per volontà altrui, ma saldamente uniti da una eredità storica, geografica e ideologica comune.

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »