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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘post-covid’

Economia: preoccupazione per il futuro post-covid delle famiglie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 giugno 2021

In un momento in cui si sono quasi completate le riaperture, la rilevazione di giugno vede imporsi l’ottimismo: l’impatto negativo o drammatico della crisi Covid sul reddito familiare viene ridimensionato (da 64,2% a 56,8%) mentre le famiglie che registrano un impatto trascurabile sono in aumento. Stabile al 50% la quota di chi ha intaccato i risparmi per far fronte alla crisi mentre circa una famiglia su due ha visto aumentare le proprie riserve nell’ultimo anno. Tra questi, il 40% prevede di tenere le somme riasparmiate sui conti correnti mentre solo il 33% dichiara di voler investire in prodotti finanziari, preferendo profili di rischio medio-bassi. Forte calo del pessimismo sugli impatti dell’emergenza: riguarda il 18,5% delle famiglie rispetto al 31,3% di due mesi fa. Contemporaneamente più che raddoppiano gli ottimisti, con lievi ripercussioni positive anche sulle aspettative: migliora il sentiment sulla prospettiva economica familiare dei prossimi mesi, tuttavia più di una famiglia su due vede ancora davanti a sé mesi difficili. Anche il ritorno ad una normalità simile a quella pre Covid viene percepito come più vicino. Per il 36,8% questo avverrà entro l’anno mentre cala al 14,4% la quota di chi pensa che una vita analoga a quella pre pandemica non ci sarà più. Pareri contrastanti nei confronti delle riaperture. Calo generalizzato nelle preoccupazioni delle famiglie, ma la perdita del reddito e l’incapacità di mantenere un sufficiente livello di risparmio spaventano ancora 3 su 10. Sono incoraggianti anche le previsioni sulla propria condizione lavorativa da qui a un anno: solo il 20% si aspetta peggioramenti, con conseguenze positive sull’economica familiare. Si erode il fronte dei pessimisti in riferimento alla situazione economica del paese: per 4 su 10 ci saranno dei peggioramenti rispetto ad oggi, erano oltre il 60% nella precedente rilevazione. I lavoratori autonomi si confermano tra i più colpiti dalla crisi Covid-19, il 32% si aspetta riduzioni di oltre il 20% del fatturato rispetto al 2020, mentre il 17% riferisce di essere a rischio sopravvivenza. Il Covid-19 ha generato apprensione per le tematiche legate alla salute, che diventano centrali per il 61,9% dei capi famiglia e preoccupano molto di più rispetto a prima dell’emergenza sanitaria. Cresce anche la sensibilità verso prodotti di protezione, che prevedano, in primo luogo, il rimborso delle spese in caso di malattie gravi. Maggiore attenzione anche al rimborso delle spese mediche e verso coperture in caso di non autosufficienza. In questo contesto pandemico emergono come tematiche di interesse la tutela dell’ambiente e la riduzione degli sprechi: una famiglia su due li cita come fattori rilevanti su cui occorre concentrarsi, una su quattro come prioritari. Così dal report “Termometro delle famiglie” del Giugno 2021 a cura di Cerved.

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Un nuovo modello di sanità per il mondo post-COVID

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 giugno 2021

A cura di Lydia Haueter, Senior Investment Manager del Pictet-Health e del Pictet-Biotech di Pictet Asset Management. Poco tempo fa l’OMS ha pubblicato un rapporto sulla gestione globale della pandemia. Pur ammettendo i propri errori (ad esempio il fatto di non aver dichiarato subito lo stato di pandemia mondiale), l’organizzazione ha anche sottolineato il grande fallimento della cooperazione internazionale, che ha determinato situazioni tanto diverse nelle varie parti del mondo. Di recente, inoltre, The Economist ha presentato un modello per stimare il numero reale delle vittime della pandemia di COVID-19. In tutto il mondo i decessi ufficiali ammontano a 3 milioni circa, ma considerando le morti non dichiarate, soprattutto in Asia (con particolare riferimento all’India) e in Africa, si stima che il numero reale delle vittime sfiori i 10 milioni.Solo lo 0,2% delle forniture globali di vaccini è destinato ai mercati emergenti e, benché vi siano diversi vaccini in via di sviluppo che potrebbero ampliare l’offerta mondiale, le società produttrici hanno difficoltà con la produzione e ricevono poco aiuto dai Paesi avanzati, la cui domanda è in gran parte soddisfatta dai vaccini a mRNA. Le disuguaglianze emerse con la pandemia interessano anche i Paesi più ricchi, come gli Stati Uniti o la Svizzera: la morbosità (incidenza della malattia) e la mortalità (decessi) della malattia COVID-19 sono più alte tra le fasce più povere della popolazione, probabilmente a causa di una maggiore esposizione legata alla densità di persone sul luogo di lavoro o nelle abitazioni, ma anche a causa di uno stato generale di salute peggiore per via di comorbilità come l’obesità e la mancanza di attività fisica, che possono provocare danni più gravi. È difficile ridurre le ineguaglianze sul fronte sanitario nei Paesi più ricchi, figuriamoci su scala globale. Ad esempio, negli Stati Uniti una discriminante costante nell’esito delle cure sanitarie a pazienti ricchi e poveri è il livello di istruzione e la capacità di richiedere l’assistenza medica necessaria. L’onere del controllo della qualità delle prestazioni sanitarie e della continuità delle misure preventive ricade quindi interamente sul paziente. Fortunatamente, le cose stanno lentamente cambiando. I nuovi modelli di business allineano gli incentivi per compagnie assicurative e centri medici a quelli dei pazienti. Parliamo di assistenza sanitaria basata sul valore (“value based care”), un sistema che prevede il pagamento di un servizio sanitario in base al risultato e non per la prestazione in sé. In altre parole il paziente (o il governo) acquista un “pacchetto sanitario” e poi spetta al fornitore del servizio determinare come meglio occuparsi della salute del paziente. I professionisti del settore sanno bene che prevenire le malattie è più facile (e meno costoso) che curarle, quindi a parità di compenso la scelta è obbligata. Economicamente è più conveniente assegnare al paziente un case manager che coordini i trattamenti e faccia da intermediario fra i vari specialisti, piuttosto che lasciare che il paziente faccia due risonanze magnetiche invece di una sola o si sottoponga a tre procedure non strettamente necessarie, per poi magari sentirsi esattamente come prima. Come è più conveniente far iscrivere il paziente a una palestra specializzata dove i fisioterapisti supervisionano ogni progresso anziché sottoporlo a un’operazione altamente invasiva di fusione spinale. La bellezza di questo approccio è che toglie un peso al paziente e crea un sistema che lo accompagna nella giusta direzione.

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Sindrome Post-Covid 19

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 aprile 2021

Si chiama Long Covid o sindrome Post-Covid 19, ed è caratterizzata da tutte le conseguenze che anche per mesi l’infezione da coronavirus porta ai pazienti che l’hanno contratta, in particolare in chi ha sviluppato la malattia in modo moderato o grave, con polmonite. Le conseguenze riportate in letteratura, e sul campo, sono a livello sistemico: polmonare soprattutto, cardiologico, renale, epatico, neurologico, e riguardano percentuali oscillanti tra il 5 e il 50% a seconda delle ricerche e del range di sintomi – a diverse gravità – intercettati. Un quadro clinico figlio con ogni probabilità dell’inconsueta attivazione della risposta immunitaria che va a coinvolgere gli organi e a motivare proposte di veri e propri “check up post Covid” come quelli proposti da alcuni istituti privati, con inquadramenti specialistici, esami specifici per i polmoni (CDI propone pletismografia e DLCO-Diffusione alveolo capillare del monossido di carbonio oltre a test del cammino e Tac al torace) e soprattutto, in via preliminare, esami di laboratorio. Uscendo però dalla letteratura, quant’è diffusa la sindrome nell’osservazione dei medici di famiglia, e soprattutto quanto è attuale? Ne parliamo con Aurelio Sessa, Presidente Regionale SIMG Lombardia, Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie che nella prima fase del Covid tra i suoi assistiti ad Arcisate (Varese) ha seguito molti casi di coronavirus e in particolare 30 casi di polmonite nella prima fase e 8 in questa seconda. «In letteratura, la prevalenza di pazienti con sintomi che si protraggono settimane e anche mesi dopo la risoluzione del quadro clinico o dopo la negativizzazione dei parametri è intorno al 10% e si manifestano anche in pazienti che hanno manifestato sintomi respiratori non importanti. Il più frequente che ho riscontrato è la perdita dell’olfatto e del gusto che spesso è l’unica presentazione del “post-Covid”, è frequente e la sua durata varia da persona a persona, c’è chi ad un anno di distanza non ha completamente recuperato ma si tratta di casi limitati e di un disturbo lieve, in lentissimo miglioramento. Sempre dalla letteratura ho espunto l’esistenza di terapie riabilitative, di “training olfattivo” (l’olfatto si recupera dopo il gusto) che viene effettuato attraverso ripetuti trattamenti di 20′-30′ con essenze come rosa, eucalipto, chiodo di garofano, limone, per 12 settimane». Al di là della riabilitazione, non sembrano esserci terapie alternative. Meno frequenti ma ugualmente ricorrenti sono, in ordine decrescente: i dolori articolari, muscolari e le cefalee. «Tipici anche del post di sindromi virali più conosciute come l’influenza, che nel suo decorso da malattia respiratoria tende anch’essa a diventare sistemica, questi sintomi si trattano con antidolorifici comuni e rispondono bene», dice Sessa; la tosse secca «che resta per settimane e colpisce molto di più le persone che hanno sviluppato l’infezione virale nelle basse vie respiratorie»; l’astenia cronica o sindrome da stanchezza cronica; la dispnea cronicizzata, «specie come esito di polmonite interstiziale; richiede specifica terapia riabilitativa respiratoria per recuperare il tessuto danneggiato dai focolai multipli della polmonite; i pazienti dovrebbero intraprendere un’attività fisica leggera, esercitandosi inizialmente a soffiare nei device e nel fare ginnastica respiratoria, per poi a poco a poco tornare alla vita di tutti i giorni». «Ci sono poi sintomi meno consueti – continua Sessa – quali il “defluvium capitis”, perdita dei capelli reversibile in 2 mesi; il diabete post covid, sindrome slatentizzata dall’uso di corticosteroidi nei pazienti dove sono stati utilizzati per una sintomatologia moderata/grave; e purtroppo anche disturbi cognitivi in anziani, spesso ospedalizzati, che accusano un decadimento più pronunciato dopo la malattia. Nei parenti di deceduti e talvolta in chi è uscito da una malattia grave con ricovero si manifesta la sindrome post-traumatica da stress con ansia, depressione, insonnia».Esami da suggerire? «La Tac ai polmoni in caso di polmoniti interstiziali ma non subito: i referti evidenziano alterazioni del parenchima anche ad un mese dalla negativizzazione della sintomatologia ed in presenza di quadri soggettivi di risoluzione, e non devono allarmare, i campi polmonari si puliscono dopo un po’; meglio a 3 mesi. Tra i marker di laboratorio, durante la malattia si alterano molto quelli infiammatori (Pcr, Ves) mentre i globuli bianchi caratteristicamente si alterano di poco o sono bassi in proporzione, a differenza della polmonite batterica in cui salgono a 20-30 mila per microlitro. Questi controlli si possono ripetere e sono gestibili dal medico di famiglia. Va detto – conclude Sessa – che il decorso del long-Covid è comunque di norma benigno, e che i casi persistenti sono più spesso collegati a pazienti con quadri clinici che sono stati impegnativi». Mauro Miserendino (fonte: Doctor33)

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Deal on revised securitisation rules to help with post-COVID recovery

Posted by fidest press agency su domenica, 13 dicembre 2020

Packaged loans converted into securities will free bank balance sheets of non-performing exposures and promote lending to the real economy, which is vital to economic recovery. On Wednesday evening, negotiators from the Economic and Monetary Affairs Committee reached an agreement with the Council on adjustments to two interlinked files: Capital Requirements Regulation (CRR): adjustments to the securitisation framework; and General framework for securitisation and specific framework for simple, transparent and standardised (STS) securitisation. Othmar Karas (EPP, DE), responsible for capital treatment of securitisation, said: “The political agreement between the European Parliament and the Council Presidency on the revised securitisation rules is an important step for the recovery of Europe’s capital markets. When used properly, the financial instrument becomes a vital medicine for a stronger recovery after the COVID-19 pandemic. It creates new investment opportunities and more scope for banks to issue fresh loans to households and SMEs. I am particularly pleased that the European Parliament achieved a more risk-sensitive treatment of NPE securitisations. This gives the right incentive to support banks in freeing up their balance sheets of non-performing exposures that can be expected to grow because of the current crisis”.Paul Tang (S&D, NL), the lead MEP on securitisation framework, said: “Balance sheet securitisation allows banks to reduce their exposure to risky loans. By creating a label for simple, transparent and standardised transactions, we promote their use while safeguarding economic stability. This agreement will allow banks to issue more loans to businesses and help the economy through the difficult times we are currently facing and that lie ahead. Parliament has succeeded in clearly integrating sustainability into the securitisation framework. Standards will be developed to report on the sustainability of securitisation products and the European Banking Authority will draft a proposal for a dedicated framework for sustainable securitisation. The drive for sustainability reporting has now been embraced by the banking sector.” Technical work on both texts is now being carried out by the services of the three institutions. Thereafter, the agreement must be approved by the Economic and Monetary Affairs Committee and Parliament as a whole.

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Dolore o debolezza post-Covid

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 dicembre 2020

Dopo l’infezione da Covid-19, alcuni pazienti riferiscono dolore, parestesie o astenia a mani, piedi, braccia e gambe. La causa, secondo uno studio della Northwestern University Feinberg School of Medicine pubblicato su Radiology, sono danni ai tronchi nervosi individuabili con tecnologie avanzate di imaging. «La comparsa di parestesie alle dita potrebbe dipendere da problemi al collo, al gomito o al polso, e il modo migliore per capirlo è con una risonanza magnetica o un’ecografia» esordisce il coordinatore dello studio Swati Deshmukh, professore associato di radiologia alla Feinberg, spiegando che le attuali tecniche di imaging sono in grado di studiare anche nervi molto piccoli, consentendo di localizzare il danno, valutarne la gravità e ipotizzare eventuali cause.«Nello stesso modo in cui attacca i polmoni nei casi gravi di Covid, l’infiammazione acuta indotta dalla risposta immunitaria al virus colpisce, in alcuni pazienti, il sistema nervoso» scrivono gli autori, ricordando che alcuni individui sviluppano ematomi come complicanza degli anticoagulanti con cui sono stati trattati durante l’infezione da Covid. Riprende Deshmukh: «Credo che molti clinici si siano chiesti come gestire un paziente giovane e apparentemente sano che lamenta dolore e astenia cronica dopo una malattia da Covid. Ebbene, ora medici e pazienti sanno che grazie alle recenti innovazioni tecnologiche abbiamo a disposizione opzioni diagnostiche di imaging avanzato che potrebbero risolvere il problema». Gli autori spiegano che se la risonanza o l’ecografia evidenziano un danno nervoso dovuto a lesioni da stiramento causate dal posizionamento in pronazione, quel paziente può essere indirizzato a uno specialista in riabilitazione. Se invece l’imaging rileva danni ai nervi a causa di una risposta infiammatoria, al paziente potrebbe servire un neurologo. Infine, se l’imaging rivelasse un danno nervoso per compressione da ematoma, gli anticoagulanti dovrebbero essere sospesi o ridotti e potrebbe essere necessario un drenaggio chirurgico. (fonte: Doctor33)

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MEP’s blueprint for SMEs in post-COVID recovery

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 novembre 2020

ITRE MEPs advocated measures to help small and medium enterprises (SMEs) deal with the crisis and the twin challenges of digitalisation and decarbonisation, in a report adopted on Friday.MEPs highlight the need to update the European Commission’s SME strategy in the light of the COVID crisis while keeping the focus on advancing the transition toward a socially, economically and environmentally resilient society and a competitive economy. They call for aligning the SME Strategy with the Industrial Strategy, the European Data Strategy and the European Green Deal, in order to actively involve and support all SMEs in the twin transition.As SMEs miss the necessary resources to face complex bureaucratic requirements, the excess of administrative and regulatory burden is hindering their ability to thrive, say MEPs, who welcome the European Commission’s commitment for a “one in-one out” principle and call for setting up a roadmap with concrete and binding targets for better regulation and simplification. MEPs stress the immediate need to restore the liquidity of SMEs to ensure their basic functioning, and warn that their post-COVID-19 survival, in particular of micro-entreprises given their structural weaknesses, will depend on swift decision-making, adequate funding and availability of liquidity. MEPs express concern regarding the difficulties in accessing EIB funding lines faced by most SMEs, partly because of lacking awareness, but also slowness and excessive complexity of the procedures and eligibility criteria. Investments in innovation should prioritize ecosystems that are inclusive of SMEs, they add.MEPs are deeply concerned that sectors such as tourism, hospitality, cultural, creative, transport, trade fairs and events sectors, which are largely composed of SMEs, have been hit the hardest by the COVID-19 crisis. They advocate a temporary relaxation of EU State aid rules, taking into account the specificities and the geographical disadvantage affecting those SMEs located in the most peripheral territories.The COVID-19 crisis has pushed SMEs towards innovative technologies, new ways of organising their work and digital business models such as e-commerce, the sharing economy and remote working, say MEPs. Member states should develop pilot initiatives to accelerate SMEs’ take up of e-commerce solutions, they say.

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“Earth Overshoot Day: verso un mondo post-Covid più sostenibile”

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

A cura di Stephen Freedman, Senior Product Specialist di Pictet Asset Management. La crisi sanitaria globale ha comportato una drastica riduzione dell’impronta ecologica dell’uomo. Come possiamo continuare questo percorso verso la sostenibilità?
La Global Footprint Network (GFN), un’organizzazione di ricerca senza scopo di lucro, calcola ogni anno l’Earth Overshoot Day sin dagli anni ’70.Quest’anno però si è osservata un’inversione di tendenza. Grazie alle misure adottate per contenere il coronavirus, l’impronta ecologica dell’umanità si è drasticamente ridotta.Secondo le stime della GFN, ad esempio, l’impronta di carbonio globale è diminuita di quasi il 15% rispetto allo scorso anno, quella relativa ai prodotti forestali di oltre l’8%.Ora ci si chiede se il mondo sia in grado di proseguire questo percorso verso la sostenibilità.La pandemia ha richiamato l’attenzione generale su diverse questioni ambientali che, senza un rigoroso controllo, potrebbero aggravare l’attuale emergenza sanitaria o persino innescare nuove future epidemie.Facciamo un esempio: in base alle stime l’inquinamento atmosferico è responsabile della morte precoce di 7 milioni di persone ogni anno.I ricercatori hanno scoperto che l’inquinamento dell’aria potrebbe avere intensificato gli effetti della pandemia. Diversi studi associano infatti gli elevati livelli di particolato atmosferico agli alti tassi di mortalità del coronavirus.Tuttavia, proprio l’esperienza della pandemia ci insegna che è possibile ridurre l’inquinamento atmosferico in breve tempo.Lo stop del traffico stradale e aereo e la chiusura delle fabbriche hanno consentito un significativo miglioramento della qualità dell’aria. In Cina le concentrazioni di particolato, noto come PM2.5, sono diminuite addirittura di un terzo agli inizi di marzo rispetto allo stesso periodo del 2019.Malgrado l’elevata possibilità che in seguito all’allentamento del lockdown l’inquinamento risalga rapidamente ai livelli precedenti la pandemia – come già si osserva in Cina – né i governi nazionali né le amministrazioni locali intendono sprecare l’occasione offerta da questa crisi.La città di Milano ha in programma uno dei più ambiziosi progetti a livello europeo per ridistribuire lo spazio stradale a pedoni e ciclisti a scapito delle auto. Londra e Parigi avranno più strade car-free, mentre New York e Seattle amplieranno i marciapiedi e le zone pedonali.L’inquinamento atmosferico, tuttavia, è solo una delle numerose questioni ambientali urgenti messe in evidenza dalla pandemia.Tra queste c’è la biodiversità. Diversi studi scientifici – gli ultimi dei quali condotti dai ricercatori della London University College – dimostrano che la perdita di biodiversità è responsabile dell’aumento del rischio di pandemia.
Prevediamo che la tutela della biodiversità sarà al centro del dibattito pubblico sulla prevenzione di pandemie future e su una migliore gestione delle crisi sanitarie.Occorre un cambiamento economico più radicale. Ci è voluto un lockdown senza precedenti per ritardare anche solo di poche settimane l’Overshoot Day. Tale fenomeno è indicativo delle dimensioni del problema ambientale che dobbiamo affrontare. Chiaramente, congelare l’attività economica non è una soluzione fattibile. Serve un cambiamento drastico delle strutture economiche. Si tratta di una sfida che richiede l’impegno di tutti: governi, imprese e singoli individui. Grazie a un profilo di rischio/rendimento paragonabile a quello di una strategia orientata alla crescita, Global Environmental Opportunities di Pictet Asset Management può essere utilizzata per integrare un’allocazione azionaria nell’ambito di un portafoglio globale.

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