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Commento post elezioni e prospettive

Posted by fidest press agency su sabato, 1 ottobre 2022

Kaspar Hense, Senior Portfolio Manager, BlueBay Asset Management. “L’esito delle elezioni italiane è stato in linea con le aspettative del mercato. A nostro avviso ci sono rischi legati a una politica economica più nazionalista e meno collaborativa da parte del nuovo governo di destra, ma riteniamo che Meloni abbia dato finora l’impressione di essere una politica molto più ortodossa di Salvini o persino di Berlusconi. Il fatto che la maggioranza del suo partito sia persino più ampia di quella di Forza Italia e della Lega messe insieme ci conforta sul fatto che seguirà le politiche promesse, che sono essenzialmente in netto contrasto con i suoi partner di coalizione: pro-Ucraina/anti-Russia, fiscalmente rigorose e più allineate alle politiche europee anche per quanto riguarda la Belt and Road Initiative cinese. Se nelle prossime settimane i negoziati con l’UE sul bilancio di quest’anno saranno positivi, la necessità di un approccio cooperativo alla sicurezza energetica dell’Unione, che favorirà l’agenda nazionalistica italiana, e di una posizione unitaria nei confronti dell’aggressione russa (più Polonia che Ungheria), a nostro avviso implicherà che gli Spread e i rendimenti dovrebbero restringersi fino alla fine dell’anno con nuove emissioni negative”.

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2021-2031, il decennio post pandemia

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 febbraio 2021

A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm  Nonostante le forti iniezioni di liquidità l’inflazione non sembra costituire un problema, almeno nel breve termine. La componente ciclica del livello dei prezzi, quella che li mette in relazione con l’andamento economico, non dovrebbe esercitare eccessiva pressione. Con il mercato del lavoro ancora debole è ragionevole pensare che le pressioni salariali non saranno un fattore rilevante almeno per un po’. Tuttavia, alcuni shock dell’offerta – aumento dei prezzi delle materie prime e aumento delle tariffe di trasporto, distruzioni di catene del valore dovute a tensioni politiche – potrebbero mettere pressione sui prezzi. L’aumento dell’inflazione potrebbe porre le banche centrali di fronte alla scelta di accettare un’inflazione più elevata come prezzo della ripresa o anticipare le aspettative per quando la politica monetaria inizierà a normalizzarsi. Le banche centrali operano secondo diversi mandati. La Bce ha come obiettivo primario il controllo dell’inflazione, mentre la Federal Reserve persegue anche l’obiettivo della crescita economica (e proprio quest’anno la Fed ha dichiarato che questo è il suo focus principale). I mercati finanziari guardano al futuro e basano le attuali valutazioni sul fatto che le banche centrali manterranno i tassi bassi nel medio termine, ma un’impennata delle prospettive di inflazione, prima ancora che del livello dei prezzi, potrebbe creare dubbi sul loro posizionamento nel futuro, con effetti immediati. Questi sono, forse più che mai, mercati guidati dalla politica. Il sostegno della banca centrale, programmi di spesa pubblica senza precedenti, sostegni al mercato del lavoro, potenziali nuove leggi in settori come quello tecnologico e la transizione energetica sono tutti fattori che avranno un impatto significativo sul futuro andamento dei mercati finanziari: croce e delizia degli investitori a partire dal 2021 e oltre. Se guardiamo al 2021 possiamo prevedere una dinamica di rimbalzo sull’onda della campagna vaccinale, delle politiche dei governi e della crescita economica. La sanità rimarrà indubbiamente in primo piano e al centro dell’attenzione degli investitori, con l’efficacia dei vaccini e la velocità della loro distribuzione al primo posto tra le preoccupazioni economiche globali. Per il momento, le valutazioni delle azioni suggeriscono che gli investitori stanno scontando una rapida ripresa. Ciò implica non solo che il vaccino sarà efficace, ma che i programmi di vaccinazione saranno effettivamente implementati nei paesi con il maggiore impatto sulla crescita economica globale. Il consenso, in generale, è che l’estate vedrà sia un’ampia distribuzione di vaccini sia tassi di trasmissione stagionalmente bassi, consentendo alle economie di tornare sulla buona strada. In definitiva, la nostra opinione prevalente per il 2021 è che c’è poco da guadagnare nello scommettere contro la ripresa. Ovviamente le azioni restano care in alcune aree e vulnerabili a correzioni di breve termine, ma le accelerazioni degli utili e l’abbondante liquidità suggeriscono che eventuali ribassi saranno limitati. La dinamica “non c’è alternativa all’azionario” (TINA) resterà attuale: gli strumenti di liquidità non garantiranno nei prossimi anni sufficienti garanzie di redditività. Per questo riteniamo che la scelta di investire resti la via maestra per gli investitori e sia certamente preferibile a tenere fermo il proprio capitale. Per quanto riguarda il reddito fisso, il rendimento iniziale di un’obbligazione inferiore allo zero può significare solo di non aspettarsi molto da questa asset class nel lungo termine. Proprio come l’anno scorso, quando il rendimento iniziale era già molto basso, gli investitori sono a rischio di subire perdite in conto capitale in seguito alla normalizzazione dei tassi. La politica monetaria sta ancorando le aspettative e prevediamo che i tassi di interesse rimarranno bassi fino alla fine del 2022. (abstract)

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