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Posts Tagged ‘posto lavoro’

Il posto di lavoro del nuovo decennio? Decentrato, flessibile e connesso

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 luglio 2020

Impostosi in tutto il mondo tra i topic dominanti durante il lockdown per l’emergenza da Covid-19, lo smart working, o “lavoro agile”, rappresenta con ogni probabilità un’eredità che il mondo del lavoro si porterà dietro a lungo, auspicabilmente con migliorie e evoluzioni tecniche. Il successo dello smart working è testimoniato da numerose ricerche. Tra le più recenti spicca quella di Fpa, società del gruppo Digital 360, dedicata al lavoro agile nella pubblica amministrazione italiana. La ricerca è stata condotta su 4.200 dipendenti: il 94% dei lavoratori vorrebbe continuare a lavorare da casa con rientri in ufficio non quotidiani. Il 69,5% degli intervistati ha affermato che organizza meglio il lavoro, il 45,7% che ha più tempo per sé e la famiglia, e il 34,9% che lavora in un clima di maggiore responsabilizzazione. In definitiva, quando i dipendenti sono impossibilitati a recarsi sul luogo di lavoro, lo smart working diventa uno strumento essenziale a garantire operatività e continuità. Tuttavia l’opportunità presenta diverse insidie, a partire dalla difficoltà di pronto intervento sui processi, soprattutto in quelli per cui sono richieste una costante supervisione ed un intervento su diversi sistemi all’interno di un’organizzazione. Serve quindi adottare strategie che possano prevenire perdita d’informazioni e interruzioni del processo produttivo.Del resto quand’è l’ultima volta che vi siete trovati in un’area di lavoro realmente in grado di rendere una giornata produttiva? Forse il quesito più importante riguarda il “dove”. Era in ufficio o a casa? Se il decennio precedente ha visto l’aumento esponenziale del concetto di ufficio “open”, quello che stiamo vivendo vedrà il completo decentramento del posto di lavoro.Possiamo affermare che questo periodo in particolare è stato caratterizzato da un’interruzione dell’attività globale senza precedenti. E man mano che le imprese e le economie vengono ribaltate, lo stato del flusso lavorativo offre sia sfide che opportunità: tutti devono rimanere “agili” e adattarsi ai nuovi modi di lavorare.
Mentre affrontiamo queste topiche sfide, la tecnologia può supportarci offrendo un modo per rendere flessibili le performance dei team di lavoro, salvaguardando al contempo punti fondamentali come la concentrazione e la collaborazione, indipendentemente dalla configurazione dell’ufficio del futuro o delle specifiche aree di lavoro al suo interno.Come le basi stesse del modo in cui lavoriamo cambiano, lo stesso vale per le fonti dei dati che utilizziamo per prendere decisioni aziendali. Mentre la Business Intelligence continuerà a migliorare il futuro degli edifici “intelligenti”, diventerà sempre più importante per le aziende ottimizzare le modalità di lavoro dei dipendenti operativi da remoto. Avanzate tecnologie, per esempio, possono offrire nuovi flussi di dati per aiutare le imprese a valutare l’efficacia di questi nuovi ambienti di lavoro e a prendere decisioni per adattarsi velocemente agli odierni tempi in continua evoluzione, con la certezza che i propri dipendenti siano produttivi e pienamente coinvolti nel processo.
Elementi digitali come i webinar, le lavagne interattive e la condivisione dello schermo diventeranno strumenti sempre più importanti, ulteriormente abilitati da telecamere con campo visivo a 180° che consentono una panoramica completa di tutti i partecipanti in una sala riunioni, aumentando il senso di fiducia attraverso la piena visibilità dell’ambiente.
Il linguaggio del corpo promuoverà anche un maggiore coinvolgimento e una maggiore percezione da parte dei partecipanti attraverso questo insieme di feedback, mentre i vivavoce full duplex consentiranno una comunicazione bidirezionale equa per l’andamento dei meeting e le conversazioni.Nel complesso, la collaborazione virtuale tramite audio, video e software sarà essenziale per qualsiasi organizzazione per gestire il business in modo efficace. Queste strategie dovrebbero essere implementate in anticipo in modo che i fattori esterni che impongono la necessità di pratiche collaborative agili non rallentino in alcun modo il business delle imprese.
Complessivamente, diverse aziende saranno in grado di innovare e di adattarsi in base alle circostanze e ai parametri dei mercati, ma al centro delle nuove modalità del lavoro sarà necessaria la flessibilità.

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La “schizofrenia” del posto di lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 20 agosto 2017

lavoratoriSe oggi un giovane non trova lavoro o se lo trova ci impiega più tempo che in passato in parte lo deve al modo “balordo” in cui è stato, in passato, affrontato il problema. Partiamo dagli anni della ricostruzione post-bellica nei quali l’assillo dei nostri governanti era quello di creare posti di lavoro anche dove obiettivamente non potevano esistere. Fu il tempo in cui furono inventati gli “ammortizzatori sociali”. Le prime aree di parcheggio furono individuate nei fuori corso universitari e nella leva obbligatoria. Fu uno stratagemma che permetteva alla forza lavoro di “ritardare” l’immissione al lavoro di qualche anno. Si passò, subito dopo, a “gonfiare” gli organici prima degli enti pubblici e statali e poi delle grandi imprese private con la Fiat in testa. Nello stesso tempo ci cercò di “raffreddare” le tensioni sindacali e del padronato facendo in modo che i maggiori accordi di natura contrattuale si realizzassero a carico dello Stato. Da qui si aprì la voragine del deficit pubblico che oggi viaggia ancora a livelli astronomici. Non solo. Su pensò anche ad una accelerazione del turn over favorendo il pensionamento di talune categorie di lavoratori che ebbero, ad esempio, la possibilità di andare in pensione avendo maturato solo 14 anni e sei mesi di contributi. In tempi più recenti i mutati assetti della politica internazionale con la caduta del muro di Berlino ed il dissolvimento dell’Urss ridusse tali stratagemmi in quanto ritenuti antieconomici e scarsamente competitivi come sistema Paese e del tutto incompatibili con il nuovo rapporto di politica economica e finanziaria con l’Ue e la successiva introduzione della moneta unica. Ora siamo giunti ad un vero e proprio capovolgimento delle precedenti posizioni. I corsi universitari richiedono tempi più brevi e siamo quindi alla laurea “breve”. Il servizio militare non è più obbligatorio. Gli enti pubblici e talune imprese private di grosse proporzioni si sono avviate ad un risanamento dei loro bilanci riducendo drasticamente la forza lavoro per altro obiettivamente riconosciuta un po’ da tutti cresciuta oltre l’effettivo fabbisogno. E la stessa pensione di “anzianità”, inventata per facilitare il turn over dei “quasi pensionanti”, è andata in crisi ritenendo più economico e produttivo favorire il mantenimento in servizio il più a lungo possibile degli organici esistenti. A questo punto si sta innestando un altro ciclo davvero poco virtuoso nel quale la scarsità di lavoro per i giovani si riduce sempre di più anche in conseguenza della ridotta capacità competitiva a livello globale delle nostre imprese e della maggiore concorrenza dei paesi in via di sviluppo come sta accadendo in Cina e non si esclude, tra breve, che avvenga la stessa cosa in India ed altrove. E intanto ci permettiamo d’ospitare da due anni a questa parte seicentomila immigrati non richiesti ma imposti dalle necessità altrui e che ora nessuno vuole in Europa accollarsene una parte. (Riccardo Alfonso)

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Perdita del reddito da lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 ottobre 2016

Zurich Insurance Group (Zurich) in collaborazione con la Smith School of Enterprise and Environment dell’Università di Oxford (SSEE) pubblica i risultati della seconda parte della Ricerca internazionale sul rischio di perdita del reddito, un fenomeno che rappresenta – qualora si verifichino condizioni di disabilità o l’insorgere di gravi malattie – una delle sfide più urgenti del nostro tempo, sia nelle economie sviluppate, sia in quelle emergenti.
Per le famiglie, una soprazurichvvenuta disabilità può avere un effetto devastante sul bilancio familiare, ma il fenomeno può avere gravi ripercussioni economiche e sociali su un intero Paese, minando la produttività aziendale e deteriorando le politiche di tutela sociale.
L’invecchiamento della popolazione, un mercato del lavoro caratterizzato da forme contrattuali sempre più flessibili, l’aumento del numero di persone con disabilità e sistemi di welfare pubblici sotto pressione, fanno aumentare sempre più il bisogno di strumenti a protezione del reddito personale.
Dall’analisi di Zurich si rileva inoltre una domanda non soddisfatta di protezione assicurativa sul reddito. Ben il 52% degli intervistati che non ha sottoscritto una copertura, è interessato all’acquisto di un prodotto assicurativo che tuteli il proprio reddito. Sostanziali differenze si riscontrano tra gli Stati che hanno partecipato all’analisi.L’esperienza gioca un ruolo determinate. Aver vissuto in prima persona o indirettamente l’esperienza di una perdita di reddito è cruciale nella decisione di attivare una forma di protezione. Ad una solida educazione finanziaria non è infatti connessa una maggiore attenzione al fenomeno. Potrebbe essere interessante indagare quanto la decisione di acquisto di un prodotto assicurativo sul reddito venga influenzata da esperienze, anche virtuali, vissute attraverso strumenti tecnologici. Nell’istogramma che segue si rilevano le motivazioni alla base di una perdita di reddito. In Italia si riscontra che la causa più frequente è il congedo di maternità, seguito dalla necessità di prestare cura a familiari. La ragione principale alla base di una mancata protezione, rimane quella del costo, percepito, erroneamente, come troppo alto. In realtà, in media, gli intervistati sono disposti a pagare il 5% del proprio reddito mensile. Una somma nettamente superiore al costo di un prodotto assicurativo a protezione del reddito. Gap di genere ancora esistono in circa metà dei Paesi intervistati e soprattutto negli Stati in cui la domanda di protezione del reddito è più bassa. In media quasi un terzo degli intervistati possiedono già una forma di copertura. In media gli uomini si assicurano di più e nelle famiglie chi si assicura è solo il lavoratore da cui dipende il reddito familiare.
I lavoratori full time si assicurano molto più frequentemente. Con l’aumento di forme contrattuali occasionali e a tempo determinato, aumenta il numero dei lavoratori esposti al rischio di perdere il proprio reddito. Ampio consenso verso misure di welfare aziendale. I datori di lavoro potrebbero utilizzare i benefit aziendali come una leva per attrarre talenti e nello stesso tempo aiutare i dipendenti a colmare gap di reddito.

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Firema: la chiusura è un suicidio

Posted by fidest press agency su martedì, 28 settembre 2010

“La provincia di Caserta non può permettersi la chiusura della Firema, una grande risorsa del territorio che va tutelata e rilanciata” lo afferma il deputato campano Americo Porfidia che aggiunge “I discorsi sono ormai ridotti a zero, la chiusura della Firema sarebbe un suicidio sotto diversi punti di vista. Si parla di finanziamenti speciali per sostenere e rilanciare l’economia del sud, eppure in queste ore altri operai meridionali sono costretti a salire sui tetti della propria fabbrica per difendere il proprio onesto posto di lavoro. Noi esprimiamo grande solidarietà agli operai della Firema che da più di tre mesi non percepiscono stipendio e chiediamo a gran voce un intervento della Regione, del Governo centrale e dell’Ansaldo Breda che assieme alle segreterie nazionali sindacali si impegnino  affinché si possa parlare concretamente e in tempi celeri della riapertura dell’azienda e di un piano industriale di rilancio del settore ferroviario nazionale. Sappiamo tutti – conclude Porfidia – che uno dei talloni d’Achille del sud è la mancanza di adeguate infrastrutture, in particolari quelle legate ai trasporti”

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Vicinanza ai lavoratori ex Sasol

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 agosto 2010

Crotone. Il capogruppo in Consiglio Provinciale dei Democratici, Salvatore Lucà, in merito allo sciopero della fame indetto dagli operai ex Sasol per protestare per la mancata concessione della cassa integrazione,  manifesta tutto il suo disappunto per l’incresciosa situazione creatasi e la massima vicinanza e solidarietà umana a questi dipendenti ed alle loro famiglie che stanno vivendo una situazione che per certi versi ha del surreale. Non più  la lotta per un posto di lavoro,  ha dichiarato Lucà, a Crotone si aprono delle fasi sociali che sono veramente paradossali, non sembra di essere in Italia. Quando in un territorio si deve lottare, ha sottolineato il capogruppo CdD,  anche per ottenere  diritti sacrosanti come gli ammortizzatori sociali previsti per i dipendenti, evidentemente c’è  uno scollamento generale a cui la politica, le forze sindacali ed imprenditoriali hanno il dovere di mettercì mano fin da subito senza perdere più un’attimo di tempo. La crisi economica, l’endemica mancanza di posti di lavoro e  vicende come queste  sono bruttissimi  segnali di una situazione che sta mettendo in forse tutto il nostro tessuto sociale creando malcontenti, disagi ed emergenze che potrebbero diventare incontrollabili. Quando si registrano situazioni simili  che pensavamo risolte d’ufficio da tempo, perchè  d’altra parte  si rivendicano  diritti indissolubili, significa che siamo arrivati veramente all’epilogo. Come cittadino, prima ancora che da politico, sono preoccupatissimo di  come si stanno evolvendo  tutte le vicende legate alla  problematica  lavoro in questa provincia,  per cui voglio sollecitare le forze sindacali, il Sindaco  Vallone e il Presidente della provincia ad attivarsi senza alcun tentennamento  affinchè questa situazione si risolva prontamente; stiamo diventando  poco credibili ma è implicito che di queste vicende ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità,  non possiamo giocare più a scaricabarile nel mentre le famiglie  non possono, testualmente,  nemmeno mangiare. E’ mai possibile che dei cittadini devono ricorrere allo sciopero della fame per ottenere un diritto sacrosanto? In definitiva,   ha concluso Lucà, politici, istituzioni e sindacati  non possono concedersi più tregue o  proroghe, il sottoscritto  riafferma con la sua parte politica che è pronto a partecipare ad ogni iniziativa che possa contribuire ad alleviare il malessere di questi nostri concittadini e non solo.

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Dichiarazione del ministro Brunetta sui precari

Posted by fidest press agency su martedì, 26 maggio 2009

Nel disegno di legge 1441 quater a cui si riferisce Damiano, divenuto nel frattempo  A.S. 1167 (forse l’ex ministro Damiano fa un po’ di confusione con i numeri), non c’è alcuna previsione che al 30 giugno, in assenza di concorsi pubblici, i precari che hanno raggiunto i tre anni di tempo determinato perdono il posto di lavoro. Infatti il disegno di legge prevede la sostituzione delle norme Prodi sulle stabilizzazioni nelle Pubbliche  Amministrazioni con una nuova procedura di assunzioni più consona ai principi costituzionali del concorso pubblico. Ma a Damiano devo ricordare che sono le norme del suo Governo, tuttora in vigore, che sanciscono  al 31 dicembre 2009 il termine delle proroghe dei contratti a tempo determinato. A tal fine consiglio, per l’ennesima volta, all’onorevole Damiano di leggersi la circolare n. 5 emanata nell’aprile 2008 dal mio predecessore Nicolais, così capisce bene le norme da lui stesso approvate. Consiglio anche di farsi una ricerca su internet per vedere cosa ne pensavano allora i rappresentanti dei precari delle norme che fissavano a tre anni il limite massimo dei contratti di lavoro a tempo determinato.  Spero che l’onorevole Damiano e qualche altro rappresentante dell’opposizione  cessino di utilizzare un tema così delicato per sola polemica politica e fini elettorali.

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