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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘potere’

“L’attività edilizia di Augusto: memoria dell’Urbs e rappresentazione del potere”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 febbraio 2019

Parma Martedì 19 febbraio, dalle ore 16.30 alle ore 18.30 nella Sala Conferenze del ParmaUniverCity Info-point (sottopasso Ponte Romano), Maria Teresa Schettino, già docente dell’Università di Parma e ora all’Université de Haute-Alsace et de Strasbourg, tratterà il tema “L’attività edilizia di Augusto: memoria dell’Urbs e rappresentazione del potere”.
L’incontro, aperto a tutti gli interessati, è organizzato dal Corso di Storia Romana del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali dell’Ateneo di Parma nell’ambito del ciclo “Seminari di Europa” organizzato da Università e Comune di Parma.

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PHILIP METCALFE, 1933: L’ascesa al potere di Adolf Hitler

Posted by fidest press agency su domenica, 30 dicembre 2018

«La storia che segue descrive il destino di cinque persone, tre uomini e due donne, testimoni, fra il 1933 e il 1934, della presa del potere in Germania da parte di Adolf Hitler. Il racconto si basa sulle lettere da loro scritte, i diari che tennero e le autobiografie date alle stampe, e ripercorre le vicende dei primi diciotto mesi del governo di Hitler viste attraverso gli occhi dell’ambasciatore americano e di sua figlia, William e Martha Dodd; del responsabile della
stampa estera di Hitler, Ernst “Putzi” Hanfstaengl; di una giornalista ebrea che si occupava di cronaca mondana, Bella Fromm; e del primo capo della Gestapo, Rudolf Diels. A un primo livello racconta le loro vicissitudini, a un secondo livello quelle dei loro amici e infine della società berlinese nel suo insieme in quello che fu un momento cruciale della storia del XX secolo. […]Le tradizionali indagini sul Terzo Reich dedicano poche pagine sbrigative alla presa del potere da parte dei nazisti fra il 1933 e il 1934. Vengono menzionati vari decreti, descritto il rogo dei libri ed enumerate le libertà civili perdute, mentre gli autori si precipitano verso gli anni successivi e la persecuzione degli ebrei, la guerra e la morte. L’immagine del Terzo Reich evocata dalle descrizioni dei romanzi e del cinema si rifà ancora agli ultimi suoi tormentati giorni. Come altre epoche, però, esso visse una fase dell’infanzia in cui era incerto, caotico, perfino comico. Questa perciò è la vicenda degli esordi di una tragedia. Come la maggior parte delle buone storie comincia in maniera innocua, con l’arrivo sulle sponde tedesche di una famiglia americana…» dalla Prefazione di Philip Metcalfe Traduzione di Filippo Verzotto. Euro 18,00 429 pagine
Neri pozza editore.

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Libro: 1933, L’ascesa al potere di Hadolf Hitler di Philip Metcalfe

Posted by fidest press agency su domenica, 4 novembre 2018

Nel gennaio del 1933 Hindenburg, presidente della Repubblica, incarica Hitler di formare un nuovo governo. Hitler viene nominato cancelliere, assume la guida del governo e ha la maggioranza assoluta in parlamento, dal quale ottiene pieni poteri. Mette fuori legge il partito comunista, abolisce ogni libertà e garanzia costituzionale e ogni dissenso. Chiude i giornali di opposizione e le sedi sindacali e reintroduce la pena di morte per crimini contro lo Stato. Scioglie tutti gli altri partiti tranne quello nazionalsocialista. Inoltre, nel febbraio ci fu l’incendio del Reichstag, il parlamento tedesco, che fu un gesto clamoroso, ma Hitler non si scompose e diede la colpa ai comunisti, dando inizio alle persecuzioni politiche.
Usando lettere, diari e memorie, Metcalfe distilla le personalità, i punti di vista e le reazioni quotidiane di cinque testimoni attenti e spesso direttamente coinvolti al consolidamento del potere di Hitler. Sono: l’ambasciatore degli Stati Uniti in Germania, William Dodd e la sua vivace figlia Martha; Bella Fromm, un’affascinante giornalista della società tedesca che era ebrea e non ne faceva mistero; Ernst Hanfstaengl, il capo della stampa estera e buffone di Hitler; e Rudolf Diels, il primo capo della Gestapo. La sanguinosa epurazione di Roehm del 30 giugno 1934 ebbe un effetto shock su ciascuno dei cinque testimoni su cui Metcalfe si concentra. Le loro varie reazioni costituiscono il culmine di questo libro emozionante, di grande importanza storica.Traduzione dall’inglese di Filippo Verzotto Euro 18,00 336 pagine EAN 9788854516670 Neri Pozza Editore.

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Gli italiani e il potere invisibile

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Già molti anni fa un celebre avvocato, Achille Battaglia, scrisse in un suo libro titolato “Il giudice e la politica”, che se si vuole conoscere una determinata società bisogna guardare, più che alle leggi che la regolano, alle sentenze dei suoi giudici. “A questo proposito oggi andrebbe aggiunto che il lasciare languire la giustizia impantanandola in un mare di processi in attesa di giudizio, o perseguendo in maniera “maniacale” alcuni aspetti formali ritenuti non del tutto tutelati sia nella fase istruttoria sia in quella giudicante, non si fa che rendere un pessimo servizio alla stessa giustizia. Inoltre l’allentamento delle verifiche, sia burocratiche, per il venire meno dello stato accentrato, sia politiche, per la particolare situazione italiana che ha visto l’opposizione politica spesso più impegnata nel tentativo di co-governo che nel ruolo di controllo, ha portato a concentrare nel giudice penale gli unici interventi di verifica della regolarità dell’azione amministrativa, cioè il potere di controllo. Oltre, naturalmente, a quello che l’opinione pubblica esercita soprattutto attraverso l’opera della stampa d’informazione: occorre però precisare la scarsa attenzione della pubblica opinione a fenomeni di corruzione e di malgoverno amministrativo, essendo la massa dei cittadini attestata su un atteggiamento passivo di rassegnazione, se non di acquiescenza. Infatti, per quanto vi siano stati dei sinceri moti d’entusiasmo per taluni operati della giustizia, come l’azione condotta brillantemente dai magistrati di “mani pulite” milanesi e dai pool palermitani e fiorentini o di altre procure, questa carica emotiva sembrava incapace di avere una tenuta di largo respiro e di sapersi tradurre in una continua e ininterrotta azione di stimolo in difesa del diritto e in odio alla sopraffazione dei poteri che mestano nel torbido. A tutto ciò si aggiunga quel grave fenomeno, denunciato principalmente da Bobbio, che è costituito da ciò che egli affermava essere la mancata realizzazione di una promessa fondamentale della democrazia. (Riccardo Alfonso)

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“Potere al popolo” aderisce al digiuno nazionale per l’abolizione dell’ergastolo

Posted by fidest press agency su martedì, 12 giugno 2018

L’Associazione Liberarsi ha sempre sostenuto la campagna contro il carcere a vita e per questo sta organizzando il terzo giorno di digiuno nazionale martedì 26 giugno 2018 data a cui l’ONU dedica una giornata alle vittime della tortura, quindi anche ai detenuti condannati alla pena dell’ergastolo. Ancora una volta sta cercando di coinvolgere il maggior numero di persone interessate, le associazioni di volontariato, i nuovi parlamentari e/o chi si occupa di politica attiva, i centri sociali, esponenti della magistratura, dell’università, delle camere penali, uomini e donne di tutte le chiese, fedi religiose e movimenti spirituali, intellettuali, personaggi del mondo dello spettacolo e dell’informazione.
La campagna deve avere l’appoggio di tanti cittadini e cittadine. Siamo pronti a ricevere i vostri consigli, suggerimenti e idee per diffondere il nostro no contro il carcere a vita. È importante che i digiuni abbiano un ritmo, date precise, per non dimenticare, per scuotere le coscienze, per sensibilizzare l’opinione pubblica, per mettere in luce la situazione reale di tutti gli ergastolani. Per fare questo, è necessario il supporto di tutte le persone detenute, dei vostri familiari, delle associazioni e degli organi di informazione. Collegandosi al sito http://www.liberarsi.net troverete maggiori informazioni sulla terza campagna di digiuno per l’abolizione dell’ergastolo. Dite ai vostri familiari e amici di collegarsi sul nostro sito e cliccando su: Aderisci alla terza giornata di digiuno fissato per martedì 26 giugno 2018 per l’abolizione dell’ergastolo sarà possibile sottoscrivere l’adesione.
Per la comunicazione e la promozione della giornata sui social media vi chiediamo di utilizzare l’hashtag #campagnadigiunaperlavita#9999#noergastolo#26giugno2018.
La quarta Assemblea nazionale di Potere al popolo (Tavolo 8 Giustizia) ha deciso, tra l’altro, di appoggiare l’iniziativa dell’Associazione Liberarsi, della Comunità Papa Giovanni XXIII, dell’Associazione Yairaiha e altre con queste parole:
“Il prossimo 26 giugno è la giornata mondiale dedicata dall’Onu alle vittime della tortura e in Italia è già stata lanciata la terza giornata nazionale di digiuno nelle carceri per chiedere la cancellazione dell’ergastolo: Potere al Popolo aderisce all’iniziativa e richiede la partecipazione attiva su tutto il territorio nazionale, anche per dare continuità al già citato punto 15 del programma.”
Sono entrato in carcere che mi sentivo “mezzo” colpevole, col passare degli anni, con una pena che finisce nell’anno 9999 e con regimi di carcere duro, iniziai a sentirmi innocente. Dopo un quarto di secolo ho iniziato a usufruire dei primi permessi premio, poi ho ottenuto la semilibertà, uscendo al mattino e rientrando alla sera in carcere. Ormai da circa un anno e mezzo durante il giorno continuo a scontare la mia pena facendo il volontario in una struttura della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi, dando una mano ad adulti e bambini disabili e ricevendo in cambio affetto sociale. Solo qui ho iniziato a sentirmi completamente colpevole del male fatto in passato. Per questo mi sento di dire che la mancata riforma penitenziaria è stato un duro colpo per la popolazione detenuta e per la società, perché con le misure alternative al carcere ci sono più probabilità di sconfiggere sia la piccola che la grande criminalità. Purtroppo, invece, a causa delle pulsioni giustizialiste di alcuni partiti, la riforma penitenziaria è stata affossata, o, meglio, è stata gettata nelle sabbie mobili. In questo modo, a mio parere, in nome della legalità, sicurezza, ordine e certezza della pena, si produrrà altra criminalità. Da molti anni lotto per l’abolizione dell’ergastolo perché credo che sia una pena che non faccia bene neppure alle vittime dei nostri reati, perché il carcere senza un fine pena ti fa sentire innocente, mentre con un fine pena o con una pena alternativa ti fanno sentire veramente colpevole. (Per l’Associazione Liberarsi Carmelo Musumeci)

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“Il centrosinistra continua a fare i propri giochi di potere”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 giugno 2018

Il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e i sindaci Pd di Firenze e Prato, Dario Nardella e Matteo Biffoni – come apprendiamo dal comunicato dell’ufficio stampa regionale del 30 maggio – si sono incontrati nell’ufficio della presidenza per un vertice sull’emergenza rifiuti” afferma il Senatore di Fratelli d’Italia Patrizio La Pietra.”Nemmeno con tanto stupore ormai – perché questo modo di procedere è tipico di un monocolore politico che per anni ha deciso le sorti dei cittadini toscani – prendo atto del fatto che Rossi, Nardella e Biffoni abbiano scambiato le sedi istituzionali per segreterie di partito al fine di discutere di aeroporto e inceneritori e di trovare un punto di incontro su questi temi che giova soltanto ai loro equilibri di potere. Ancora una volta pensano di prendere decisioni che potrebbero avere ricadute importanti sui cittadini, anche in termini di aumenti tariffari, senza coinvolgere nessuno, sulla testa delle persone, e nonostante l’ormai conclamato fallimento delle scelte politiche del Pd e della sinistra sui rifiuti in Toscana, tanto che proprio per gli errori di programmazione regionali, avallati dai piani interprovinciali targati Pd, stanno pagando un conto salato in bolletta i cittadini delle province di Pistoia, Prato e Firenze. Senza contare, infine, la svolta “miracolosa” del Presidente della Regione Enrico Rossi, che dagli inceneritori è passato al riuso senza minimamente fare i conti con questa fase intermedia in cui rischiamo di avere città invase dai rifiuti e bollette ancora più salate” è quanto dichiarato dal Senatore La Pietra sulla questione rifiuti in Toscana.

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Il potere nei nostri rapporti sociali e l’effetto “gregge”

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 maggio 2018

Per quanto mi riguarda il mio punto di vista è che siamo in presenza di soggetti che hanno il “potere” d’esercitare una guida a più livelli di comando. Se parto dalla riflessione sul gregge di pecore devo arguire che vi sono diversi gradi di potere dall’ariete al cane pastore, dal pastore al proprietario del gregge e che quest’ordine si riscontra in tutti i nostri rapporti sociali ma che al tempo stesso coesistono soggetti che tendono a rompere tali modelli come se si rendesse necessario nel corso dei processi evolutivi creare delle intermittenze per favorire l’emersione di nuovi schemi comportamentali. Queste discontinuità forse sono necessarie per spingere l’umanità verso nuove mete culturali ed evolutive, geneticamente parlando.
In questo modo diventa estremamente difficile prevedere il futuro e quindi governarlo partendo, se non proprio dal passato, da tempi più vicini al nostro.
E’ una riflessione che possiamo fare anche nel nostro piccolo se penso che sessanta anni fa il tempo sembrava da almeno un secolo essersi fermato su un modello di vita dove primeggiavano le famiglie patriarcali, taluni valori ritenuti fondamentali e irrinunciabili quali la famiglia, l’onore, il rispetto delle leggi ecc. Ad un certo punto tutto questo è crollato nel giro di una manciata di anni. Vi è stata, indubbiamente, una rottura che ha determinato in un ventennio un cambiamento significativo.
Penso alle due grandi guerre mondiali, al colonialismo, al post colonialismo, alla crisi delle identità religiose, alla perdita del prestigio istituzionale, alla corruzione che è diventata patologica e alle paure scatenate dal terrorismo nazionale e internazionale.
Stiamo perdendo in misura significativa ogni punto di riferimento certo sia sul piano sociale sia politico sia culturale. Ogni cosa è messa in discussione e al primo posto si colloca abusivamente la logica dell’avere in opposizione a quella dell’essere che ci fa diventare più egoisti, più cinici, più violenti, più trasgressivi. Ci avviamo, quindi verso il caos in opposizione all’ordine, all’idea del gregge sorvegliato a vista da un assetto gerarchico ben definito e consolidato nel tempo. Le maglie si sono allargate in misura abnorme e non ci lasciano intravedere un nuovo quadro istituzionale perché questa volta ci troviamo nel bel mezzo di un ciclone di proporzioni impressionanti. Da cosa possa dipendere non ci è dato di sapere con esattezza. Possiamo solo formulare delle ipotesi anche se in parte sono avvalorate da un acuto spirito di osservazione.
Intendo, nello specifico, affermare che il mondo dei viventi nel suo complesso, sia pure con sensibilità diverse o se vogliamo dissimili emotività è portato ad un agire con comportamenti conformi agli atteggiamenti altrui. Penso alla banalità dello sbadiglio. Si dice che è contagioso e non si tratta di dicerie. Ad affermarlo sono stati ricercatori dell’università di Nottingham, guidati da Stephen Jackson. Costoro hanno scoperto le “radici” del fenomeno: affondano nei riflessi primitivi generati dall’area del cervello che controlla i movimenti, la corteccia motoria. Un impulso a cui è praticamente impossibile resistere, e che aumenta più si cerca di reprimerlo. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Current Biology e ha dimostrato anche il perché più si cerca di resistere, più aumenta il bisogno di sbadigliare se si vede qualcuno vicino farlo, anche se la forza dell’impulso cambia da persona a persona. Lo sbadiglio contagioso è una comune forma di eco fenomeno, cioè l’imitazione automatica e involontaria di parole o azioni di altre persone. Un comportamento che non è solo umano, ma anche di altri animali, come cani e scimpanzé. Gli eco fenomeni sono presenti anche in diverse malattie, collegate alla risposta e sensibilità della corteccia del cervello, come epilessia, demenza, autismo e sindrome di Tourette. Cosa dire se il tutto lo trasferiamo in politica? (Da “L’ultimo ponte” edizioni Fidest)

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Gli italiani e il potere invisibile

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Già molti anni fa un celebre avvocato, Achille Battaglia, scrisse in un suo libro titolato “Il giudice e la politica”, che se si vuole conoscere una determinata società bisogna guardare, più che alle leggi che la regolano, alle sentenze dei suoi giudici. ”A questo proposito oggi andrebbe aggiunto che il lasciare languire la giustizia impantanandola in un mare di processi in attesa di giudizio finale, o perseguendo in maniera “maniacale” alcuni aspetti formali ritenuti non del tutto tutelati sia nella fase istruttoria sia in quella giudicante, non si fa che rendere un pessimo servizio alla stessa giustizia. Inoltre l’allentamento delle verifiche, sia burocratiche, per il venire meno dello stato accentrato, sia politiche, per la particolare situazione italiana che ha visto l’opposizione politica spesso più impegnata nel tentativo di co-governo che nel ruolo di controllo, ha portato a concentrare nel giudice penale gli unici interventi di verifica della regolarità dell’azione amministrativa, cioè il potere di controllo. Oltre, naturalmente, a quello che l’opinione pubblica esercita soprattutto attraverso l’opera della stampa d’informazione: occorre però precisare la scarsa attenzione della pubblica opinione a fenomeni di corruzione e di malgoverno amministrativo, essendo la massa dei cittadini attestata su un atteggiamento passivo di rassegnazione, se non di acquiescenza. Infatti, per quanto vi siano stati dei sinceri moti d’entusiasmo per taluni operati della giustizia, come l’azione che è stata condotta brillantemente in passato dai magistrati di “mani pulite” milanesi e dai pool palermitani e fiorentini o di altre procure, questa carica emotiva sembra incapace di avere una tenuta di largo respiro e di sapersi tradurre in una continua e ininterrotta azione di stimolo in difesa del diritto e in odio alla sopraffazione dei poteri che mestano nel torbido. A tutto ciò si aggiunga quel grave fenomeno, denunciato principalmente da Bobbio, che è costituito da ciò che egli affermava essere la mancata realizzazione di una promessa fondamentale della democrazia. (Riccardo Alfonso)

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Giorgio Cremaschi Eurostop – Potere al Popolo

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 gennaio 2018

europa“Renzi e Gentiloni, Berlusconi e Salvini, Grillo e Di Maio apparentemente si scontrano su tutto. Se però andiamo a vedere la sostanza dei loro programmi economici, beh l’ubbidienza ai vincoli dell’austerità europea è comune.Il PD ha lanciato la campagna elettorale assieme ai suoi cespugli rispolverando dalle ragnatele l’idea degli Stati Uniti d’Europa. Naturalmente nella versione da figurine Panini, la sola che possa essere compresa dal segretario democratico. Gli Stati Uniti socialisti di Europa erano l’idea originaria di Altiero Spinelli. Come si sa la UE ha imposto il potere autoritario liberista delle banche sugli stati sottomessi d’Europa. Quindi Renzi con questa battuta, naturalmente epurata di ogni legame con il socialismo, semplicemente issa la bandiera UE a copertura della continuità delle politiche di austerità. Come hanno sempre fatto tutti i governanti in questi anni. Nel settembre del 2016 l’allora presidente del consiglio incontrò su una nave da guerra, al largo di Ventotene, Hollande e Merkel. Allora non poteva parlare di Stati Uniti alla presenza dei padroni della UE, lo avrebbero ridicolizzato, quindi fece solo qualche spot elettorale per il referendum che poi avrebbe perso.
Ora ci riprova. Nel 1700 un conservatore inglese, Johnson, affermò che il patriottismo era l’ultimo rifugio dei mascalzoni. Oggi vale per l’europeismo. Non toccare la Fornero e il Jobsact, avanti con i tagli alla spesa pubblica, mantenere gli impegni di applicazione del fiscal compact che Gentiloni e Padoan hanno sottoscritto a Bruxelles e che la UE verrà a riscuotere il 5 marzo. Missioni di guerra europee come quella sporchissima in Niger. Il centrosinistra vuole semplicemente continuare a fare ciò che ha fatto e si è impegnato a fare. La bandiera degli Stati Uniti d’Europa, che hanno minori possibilità di realizzarsi di quelli mondiali, serve a raccogliere un poco di elettorato liberaldemocratico, quello che una volta si chiamava atlantico per la sua fedeltà ai soli stati uniti esistenti, quelli d’America. Ma soprattutto serve ad accreditare il PD come solo riferimento per i padroni della UE, Macron, Merkel, Rajoy. Cui però oggi si rivolge anche Berlusconi.
Il capo del centrodestra ha lasciato a Salvini il lavoro sporco sulla xenofobia e sul razzismo, peraltro oggi perfettamente compatibile con la UE che fa accordi coi tagliagole libici, o con Erdogan, per fermare i migranti. Così mentre il leghista urla padroni in casa nostra, Berlusconi va dai padroni veri a concordare il programma. Ha bisogno di ottenere il via libera UE alla colossale riduzione delle tasse per i ricchi e al piccolo aumento delle pensioni più basse, nonché ad una abolizione della Fornero più simbolica che effettiva.I vertici europei non sono affezionati a questa o a quella misura, dall’epoca di Monti e dei massacri greci hanno appreso che si possono avere migliori risultati, se si allunga il guinzaglio con cui si tengono legati i governi degli stati sotto controllo. Berlusconi questo lo sa benissimo, quindi ha fatto alla Ue una proposta che non può rifiutare. L’obbedienza assoluta al Fiscal Compact e un gigantesco piano di privatizzazioni a garanzia di essa. Quindi per banche e multinazionali tedesche e francesi,e naturalmente per tutte le altre, si preparano nuove occasioni di ottimi affari. Perché la commissione UE dovrebbe fare obiezioni a chi realizza la parte fondamentale del suo programma liberista, mettendo all’asta il proprio paese così come ha fatto per la sua squadra di calcio?
Berlusconi ha promesso alla UE che il suo governo rispetterà rigidamente il vincolo del deficit di bilancio al di sotto del 3%. Il Movimento 5 Stelle invece propone di superarlo per far crescere l’economia. Sembrerebbe che con questa e altre misure la forza politica guidata da Di Maio abbia davvero deciso di rompere con l’austerità europea. Ma non è così. Si chiama clausola di dissolvenza la parte di un trattato o accordo che può mettere in discussione tutto il resto. Il programma in 20 punti varato dai cinque stelle ha la propria dissolvenza al punto 16 . Lì si propone la ridurre il debito pubblico di ben 40 punti in dieci anni.È la pura applicazione del peggior vincolo del Fiscal compact, che non impone solo il pareggio di bilancio, ma la riduzione dell’ammontare del debito fino al 60 % del PIL. Con un rapporto attualmente al 130% nessuno nella UE pensa che l’Italia possa, e neppure debba, raggiungere quell’obiettivo. Ma la riduzione del rapporto debito PIL al 90% farebbe felice anche Schaeuble. E questo è quanto propongono Di Maio e i suoi, cioè un taglio di spesa pubblica di 40 e più miliardi all’anno aggiuntivo a tutti gli altri. O pensano alla più ingegnosa finanza creativa del nuovo millennio, o credono ad un tasso di sviluppo del 5% all’anno, oppure i cinque stelle hanno programmato dieci anni di lacrime e sangue.. E tutte le altre loro proposte sono aria fritta, perché solo il punto 16 conta davvero e li accredita preso la UE.
Diversi sono gli strumenti, Jobsact e Fornero, privatizzazioni, tagli draconiani alla spesa pubblica, ma tutti i principali schieramenti elettorali hanno in comune la volontà di essere accettati dalla UE come fedeli esecutori del suo comando e dei suoi vincoli, primo fra tutti il fiscal compact. Il liberismo europeo in Italia può giocare su tre tavoli, sicuro di vincere in ogni caso.
Liberi e Uguali, a sua volta, non rappresenta certo un’alternativa ai tre schieramenti liberisti che si contendono il governo, non solo perché su questi temi non sono pervenuti, ma perché come massima ambizione i suoi leader si propongono di rifare il centrosinistra col PD. La bufala degli Stati Uniti d’Europa vale anche per loro.Solo Potere al Popolo propone la rottura con trattati e vincoli UE come condizione per realizzare davvero un’altra politica economica e sociale. Per questo oggi è la sola forza di alternativa, destinata a crescere nonostante tutto le si opponga”. (n.r. Da questa diagnosi politica che ci sta portando al voto del 4 marzo esce un quadro sconfortante. Si ha netta la sensazione che l’Europa dei tecnocrati e dei finanzieri fa davvero paura e ogni movimento politico cerca non di combatterla o di limitarne gli effetti distorsivi ma di blandirla in tutti i modi.)

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Il Potere della Comunicazione

Posted by fidest press agency su sabato, 18 novembre 2017

potere comunciazioneMonza. Martedì 21 novembre 2017, in occasione della Giornata mondiale della televisione, a Monza, la sede dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Monza e Brianza, in via Lario 15, alle ore 14.30, ospiterà l’evento “Oltre gli ostacoli: il potere della comunicazione tra professione, parità di genere, etica e sostenibilità”.
L’evento è organizzato dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Monza e Brianza, con il patronato di Regione Lombardia e il patrocinio del Comune di Monza.Alla presenza di molte Autorità, porgeranno i saluti iniziali: Federico Ratti, Presidente Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Monza e Brianza, Dario Allevi, Sindaco Comune di Monza, Fabrizio Sala, Vice Presidente Regione Lombardia.Moderati dal presidente del Comitato Pari opportunità dell’Ordine, Barbara Russo, interverranno: i giornalisti Magdi Cristiano Allam, Monica Gasparini, l’attrice Francesca Cavallin, la digital HR strategist Francesca Parviero, il docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano Francesco Lenoci, l’avvocato penalista Raffaele Della Valle. La Comunicazione di cui si parlerà non è solo quella unidirezionale, in cui si sente o si legge una notizia, ma del suo potere, di ciò che sta sotto la notizia, di ciò che giunge a chi ascolta, perché la comunicazione non è quello che diciamo, bensì quello che arriva agli altri. Ed è per questo che assumono rilevanza non solo i contenuti, cioè le informazioni, ma anche il sistema di valori, i pregiudizi, i vissuti personali, gli stili comunicativi dei soggetti che interagiscono tra loro. Anche e soprattutto nella professione.

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Da che parte vogliamo stare?

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

ministero-finanzeEsiste davvero un’Italia che non è rappresentata nei palazzi del potere? Probabilmente se si giudica il Def (Documento di economia e finanza) che è in corso di elaborazione in questi giorni e l’attuale incontro, per ora informale, con le parti sociali con l’innaturale cordata che va dagli industriali, ai banchieri e ai sindacati confederali della triplice, i risultati non ci appaiono esaltanti. Tutt’altro. Ora l’improvvisa accelerazione che si preannuncia intende solo continuare a farci digerire la stessa manovra in tempi raccorciati.
Possibile che i rappresentanti dei lavoratori che siedono allo stesso tavolo degli industriali e dei banchieri non si rendano conto che se di sacrifici dobbiamo parlare il primo passo è proprio quello di rivedere per intero il meccanismo della manovra poiché la sua formulazione dovrebbe esprimere un chiaro segnale di garanzia non per le parti che dispongono di ricchezze ma per chi ha modeste risorse. Il nostro stupore è nel renderci conto che l’opinione pubblica, quella che è più interessata alle falcidie in atto sulle buste paga dei lavoratori, dei pensionati, dei precari e ancora su tutte quelle aree del disagio che vanno dai disoccupati, ai cassa integrati, alle famiglie monoreddito, sembra non avvedersi della mannaia che pende sul loro capo. Vorremmo che una folla immensa si addensasse davanti palazzo Chigi per far sentire la sua presenza e la volontà di cambiamento di un sistema politico che gioca con il popolo italiano come fa il gatto con il topo. E invece di parlare di lavoro, di redditi, di precarietà, di sviluppo industriale e quanto altro l’argomento posto in cima ai notiziari televisivi e alle prime pagine dei quotidiani è sui possibili accordi per la legge elettorale, sulle candidature alle politiche, sui topi di Roma e se dobbiamo o no chiamarla “Mafia capitale” dopo la recente sentenza di primo grado per il processo ai “corrotti” romani e terre limitrofe. E’ una sorta di “fuga mundi” di quanti vivono si tra la gente ma, mossi dall’egoismo e pensano solo a se stessi e usano i falsi problemi come strumenti per curare solo i propri interessi. (Riccardo Alfonso)

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Il potere e la forza dell’euro: Esperienze da consumatore e utente

Posted by fidest press agency su sabato, 9 settembre 2017

euro-areaLe diatribe su euro SI’ ed euro NO sembra che si siano attenuate, anche da parte dei piu’ accesi sostenitori di un’uscita dalla moneta unica, anche se -probabilmente per poter giocare, come si dice, in più scarpe- questi ultimi continuano a non escludere il ricorso ad un referendum.
La politica, quella con la “p” minuscola, e’ fatta di questi elementi: enunciare alcune proprie opinioni ed idee, presentandole come “sentimento diffuso” (la famosa “opinione pubblica”), ed evocare rimedi con metodi -popolari, per carita’- inesistenti e impraticabili: il referendum, per l’appunto, che, stante l’attuale normativa, non puo’ essere fatto in materia. Questo per capire meglio il contesto in cui si svolge questo tipo di confronto. Che, sinceramente, con la mia limitata esperienza di osservatore e protagonista del quotidiano grazie ad un’associazione come Aduc, non mi e’ mai sembrato di percepire come ostile alla moneta unica. Anzi. Sara’ il fatto che io -ed Aduc-, nella mia politica civica, non ho da vendere nulla, ma solo da offrire servizi, consigli e aiuti. Quindi l’euro ha un valore e ci serve? E lo stanno capendo anche i piu’ recalcitranti? Sembra di si’, ma andiamoci coi piedi di piombo e non molliamo nello spiegarci e spiegare come e perche’ sarebbe un disastro un’Italia senza euro. Quindi senza Unione Europea. Pur coi limiti, i difetti e tutto quello che dovrebbe servire per renderla ancora migliore, nella prospettiva -come sostengono i troppo pochi che in qualche modo la pensano come me- degli Stati Uniti d’Europa.
Esempi in merito ce ne sono a iosa. Nella economia e politica nazionale, in quelle comunitarie e in quelle internazionali. Qui ne facciamo alcuni con la logica della “borsa della spesa” del consumatore e utente, non precisi al centesimo, ma esplicativi del quotidiano.
In termini di cosiddetta macroeconomia cito soltanto la vicenda della sterlina britannica. Moneta sempre forte per definizione e fatti, su cui noi italiani abbiamo sempre avuto una certa sottomissione, tragica quando c’era la lira italiana, meno tragica da quando c’e’ l’euro. Da quando i britannici hanno deciso di uscire dalla Ue (Brexit) e’ successo che la sterlina ha quotidianamente perso valore rispetto all’euro. Nei listini ufficiali di cambio c’e’ ancora una certa differenza: mentre scriviamo il cambio e’ 1 sterlina = 0,92 euro. Solo qualche mese fa 1 sterlina era intorno a 0,75 euro. Nel quotidiano londinese, invece, ci risulta che la parita’ euro-sterlina sia nei fatti, e si osserva e percepisce anche quando si va in vacanza. Ve l’immaginate le performance che avrebbe fatto la lira se oggi l’Italia non facesse parte della zona euro? Cioe’ una valuta che avrebbe dovuto considerare solo la nostra economia nazionale nei confronti della Gran Bretagna, e non anche quelle -per esempio- francese, tedesca, olandese e belga?
In termini di cosiddetta microeconomia mi limito a descrivere alcune recenti esperienze internazionali di un consumatore e utente in vacanza, alle prese col quotidiano. Facciamo l’esempio del Giappone. E’ risaputo che sia un Paese molto costoso (soprattutto la capitale Tokyo), ma e’ un “risaputo” che, a nostro avviso, e’ incrostato sul passato, quando non c’era l’euro e la lira era la nostra moneta. Un passato che, come tutti i fenomeni culturali anche se collegati all’economia, ha bisogno di tempo per diventare solo storia. Per 1 euro, al cambio di oggi, ci vogliono circa 130 yen. Quindi per 1.000 yen ci vogliono 7,70 euro. Se si va oggi a Tokyo, con 1.000 yen ci si rende conto che si puo’ comprare quello che da noi si compra con 10 euro. Qualcuno ha l’ardire di dire che potrebbe essere altrettanto se, a Tokyo, avremmo dovuto utilizzare la lira per fare le nostre operazioni di cambio e di acquisto e consumo? Piu’ articolato sarebbe il discorso nei confronti del dollaro Usa, che pero’ ci porterebbe a risultati simili… ma lo faremo in un’altra occasione.
Questo significa avere una moneta forte. L’euro: frutto di una mediazione tra le varie economie dei Paesi comunitari e della forza dell’economia comunitaria in se’. Ed e’ questo che ci consente, nell’esempio delle vacanze e non solo, di poter affrontare la nostra quotidianita’ con forza e certezze che, altrimenti, la nostra sola economia nazionale non sarebbe capace di darci. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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La politica del: Perseverare diabolicum

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 agosto 2017

berlinoErrare humanum est, perseverare diabolicum. E’ quanto sta accadendo agli italiani che non sembrano fare tesoro del loro passato recente che è partito con il piede sbagliato nel ricercare l’unità del Paese. Da allora ha incominciato a darsi dei governi fantoccio intrisi di corruzione e di logiche clientelari e che, si è concluso regalando, alla dittatura fascista, l’intero paese per la litigiosità delle opposizioni. Un’esperienza finita tragicamente con un bagno di sangue e una guerra fraticida carica di distruzioni. Il poi è stato edulcorato da una democrazia incapace di avere una forza politica di alternanza. E abbiamo vivacchiato sino alla caduta del muro di Berlino che ha sancito di fatto la fine della guerra fredda e dell’Urss. E’ seguita la primavera di “mani pulite” nella sua battaglia contro la corruzione che aveva nella politica il protettore più autorevole ma ciò non ci ha impedito di finire nuovamente tra le braccia di un novello imbonitore. Ad opporsi i soliti partiti che avrebbero potuto evitarci le sue esternazioni e la sua scalata al potere, se solo fossero riusciti a marciare uniti ed invece è prevalso il divide et impera. Ora ci risiamo. Un altro governo che per difendere gli interessi di pochi non si fa scrupolo di accanirsi contro le classi più deboli e i partiti che fanno? Tramano solo per spartirsi una fetta di potere, costi quel costi. E il popolo sta lì come inebetito a far trastullare i sondaggisti che lo danno favorevole a chi mette le mani nelle loro tasche e gli ruba l’aria per respirare. Siamo diventati “l’anitra zoppa” della democrazia compiuta, siamo diventati il laboratorio di una logica capitalistica che non accetta i valori della vita nella sua accezione universale. E’ un privilegio di casta, riservato a pochi. Agli altri, al massimo, sono riservate le briciole. E’ la nuova schiavitù delle masse. E’ la sua cultura masochista. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi politici e sociali della fidest)

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Seduzione e potere: la donna nell’arte

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

seduzione e potereseduzione e potere1Gualdo Tadino (Pg) 30 luglio – 3 dicembre 2017 Chiesa Monumentale di San Francesco, inaugurazione 29 luglio ore 17.00. La seduzione è storia antica tanto quanto l’uomo e per la donna è da sempre un potere irrinunciabile. Il Comune di Gualdo Tadino e il Polo Museale aprono le porte dell’imponente Chiesa medioevale di San Francesco, nel cuore del centro storico, per svelare un percorso irresistibile e intrigante, dove regna sovrana la donna che si mostra nel pieno del suo fascino seduttivo, con l’enfasi dei gesti e con la nudità di corpi lascivi. Dalla terribile Circe del genovese Anton Maria Vassallo che seduce e distrugge, fino alla delicata ritrosia di una giovane Rebecca al pozzo di Giuseppe Antonio Pianca, la mostra offre un ventaglio attraente del potere seduttivo della donna, mostrandone le diverse sfaccettature dipinte da artisti italiani tra la fine del Cinquecento e il Settecento, da Simone Peterzano, il primo maestro di Caravaggio a Milano, passando per Lionello Spada, Gioacchino Assereto, Mattia Preti, Luca Giordano, fino ai Tiepolo. In un crescendo che cattura i sensi, potremo ammirare la forza penetrante della Maddalena rapita in estasi di Francesco Cairo, l’intrepida esaltazione di Giuditta, l’eroina dipinta da Pietro della Vecchia e da Lorenzo De Caro, il sensuale abbandono del giovane Rinaldo tra le braccia della bella Armida di Paolo De Matteis o la superlativa Cleopatra di Guido Cagnacci, una tela presentata qui per la prima volta. Figure, queste, che competono con la sensualità contenuta delle figlie di Lot nel Sebastiano Mazzoni, della cuciniera e dell’ortolana di Antonio Boselli che fa vedere l’ortaggio in bella vista, in un esplicito gioco di doppi sensi. Senza scivolare mai nell’esplicito groviglio di corpi, i dipinti esposti che provengono da prestigiose collezioni private italiane ed estere, dalla Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi di Forlì e dalle Collezioni d’arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, raffigurano sgarbi2donne che offrono di sé il lato più segreto e intimo della loro femminilità, sempre consapevoli di un potere insito nella loro stessa natura.
Gualdo Tadino e i musei: lasciati conquistare da un itinerario museale unico: dalle collezioni di ceramica a lustro oro e rubino, ai preziosi reperti archeologici degli antichi umbri, per arrivare ai meravigliosi dipinti, tra tardo gotico e rinascimento maturo, della scuola umbro-marchigiana e di Matteo da Gualdo, capostipite di una famiglia di pittori-notai. Con l’ingresso alla mostra “Seduzione e potere” si accede ad uno sconto del 50% e si vistano 5 musei con un ticket di 3,00 euro: il Museo Civico Rocca Flea, il capolavoro di Federico II nel centro Italia, Museo Opificio Rubboli, la ceramica a lustro oro e rubino,Centro Culturale Casa Cajani, Museo della Ceramica e Museo Archeologico Antichi Umbri, ilMuseo Regionale dell’Emigrazione “Pietro Conti”, viaggio multimediale nella storia dell’emigrazione italiana. Biglietti: Intero 8,00 € / Ridotto A 7,00 € per universitari e over 65 / Ridotto B 5,00 € per gruppi minimo 15 persone bambini 7-12 anni / Gratuito per i bambini fino ai 6 anni / Unico musei scontato 3,00 € (foto: seduzione e potere, sgarbi)

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L’Italia del “divide et impera”

Posted by fidest press agency su martedì, 20 giugno 2017

elezioniAl riguardo ritengo importante sottolineare un aspetto della vita politica italiana che va esaminato con cura. Mi riferisco al fatto che, a ragione o a torto, noi, come italiani, non facciamo altro che dividerci. Una volta che cerchiamo di accorparci scoppiano i bubboni e si tende a ricominciare daccapo. E’ la vocazione di chi detiene il potere che ci spinge al divide et impera. La nostra logica dovrebbe essere, invece, quella di cercare, sia pure ingoiando qualche rospo, la via per ritrovarci insieme. Proprio oggi sono reduce da una riunione romana dove alcune sigle partitiche e associazioni si sono incontrati per studiare la possibilità di ritrovarsi sotto una sola lista per le prossime politiche. A conti fatti “sulla carta” sono portatori di oltre il 4% dei consensi elettorali (ma non in tutte le circoscrizioni). Questi signori se raggiungessero un accordo soddisfacente potrebbero avere per lo meno una modestra rappresentanza parlamentare mentre marciando divisi farebbero il gioco dei grandi movimenti e raccoglierebbero solo la ben misera soddisfazione di avere, che posso dire?, lo 0,7 o l’1% dei consensi? Parlando, di un’altra formazione politica, penso al partito pensionati. Vi rilevo, ad esempio, la palese contraddizione di aver raccolto a livello nazionale nelle politiche del 2006 l’1% dei consensi a fronte di un “popolo di pensionati” che si avvicina di molto al 20% della sua forza elettorale. E allora mi chiedo: se gli stessi pensionati non votano il loro partito il dividersi ulteriormente nella loro rappresentanza politica, mi appare addirittura tragico-comico. Alla fine resta solo una considerazione da fare: i pensionati o gli invalidi o i precari o gli emarginati in genere hanno una sola possibilità per farsi ascoltare: è quella di dimostrare con i numeri che sono una presenza elettorale che conta. Questo devono capirlo essenzialmente i milioni di pensionati e di precari e di emarginati di tutta Italia, ma devono anche avere la convinzione che questo interesse all’unità non nasconde in qualche modo fini partigiani reconditi e rivalse personali. E’ una lotta politica a 360 gradi. E’ per la nostra sopravvivenza ma, soprattutto, come idea per una società migliore e più solidale. Se partiamo da questa premessa non ho remore per scendere in campo ed offrire tutta la mia collaborazione. (Riccardo Alfonso direttore Centro studi sociali e politici)

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Lo spirito del garantismo. Montesquieu e il potere di punire

Posted by fidest press agency su martedì, 9 maggio 2017

Roma Martedì 9 Maggio 2017, ore 16:00 Dipartimento di Giurisprudenza, Aula 278, II piano Via Ostiense 159.Presentazione del libro di Dario Ippolito: Lo spirito del garantismo. Montesquieu e il potere di punire Presiede: Stefano Anastasia Intervengono: Pietro Costa, Sara Menafra, Elena Paciotti, Valerio Spigarelli Conclude: Luigi Ferrajoli.

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Donald Trump ha il potere di rinnovare il consiglio della Fed

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 aprile 2017

Federal ReserveGli investitori danno per certo che la Federal Reserve statunitense diventerà più intransigente con l’accelerazione della crescita USA – soprattutto se le politiche proposte dal Presidente Trump innescheranno un boom economico. Ma quello di cui non tengono conto è il potere del Presidente di modificare la composizione del consiglio della Fed in base ai suoi scopi politici. Una Fed a misura di Trump potrebbe adottare un approccio decisamente più morbido nei confronti dell’inflazione rispetto alla linea tenuta dalla banca centrale dagli anni ‘70.
Dopo le dimissioni di Daniel Tarullo, valide dal 5 aprile, Trump ha ora il compito di riempire tre delle sette poltrone del consiglio della Fed. Un numero che potrebbe salire a cinque entro metà 2018, quando scadranno i mandati del presidente e del suo vice. Trump non è mai stato un fan di Janet Yellen, che probabilmente lascerà la banca centrale insieme al suo fidato vice Stanley Fischer qualora i due non venissero riconfermati.
Non è cosa da poco. L’organo che stabilisce la linea della Fed, il Federal Open Market Committee (FOMC), è composto dai sette governatori del Federal Reserve Board, dal presidente della Fed di New York e da quattro degli 11 presidenti delle altre Federal Reserve Bank, a rotazione. Anche se un gruppetto scelto da Trump rappresenterebbe una minoranza all’interno del FOMC, non bisogna sottovalutare l’influenza che il presidente della Fed ha sempre avuto nel definire la politica della banca. Se già il dissenso di un membro della Fed rispetto al pensiero del presidente fa scalpore, è facile immaginare quale shock provocherebbe una decisione contraria al parere del numero uno.
Dunque, che tipo di Fed vorrebbe Trump? Il magnate ha già espresso il suo disappunto per le misure non ortodosse della banca centrale che hanno mantenuto i tassi di interesse prossimi allo zero per gran parte del gli ultimi 10 anni. E spesso viene associato a falchi come l’economista John Taylor, che ha più volte criticato il quantitative easing. Tuttavia è importante ricordare che in cima alla lista delle priorità di Trump c’è la crescita economica che vuole favorire fornendo un vantaggio competitivo alle aziende USA rispetto a quelle estere tramite la riduzione delle imposte societarie, il sostegno agli esportatori e l’incremento della spesa pubblica nelle infrastrutture. Di certo non vorrebbe scontrarsi con una politica monetaria avversa. Inoltre, la debolezza del dollaro, probabile conseguenza di una linea monetaria meno rigida, contribuirebbe a spostare la domanda interna dai prodotti importati a quelli locali anche senza la controversa “border tax”, la tassa che la nuova amministrazione USA vorrebbe imporre sulle importazioni.D’altro canto, il rialzo dell’inflazione non è assolutamente inammissibile per l’establishment economico. Di recente, gli economisti della Fed e i membri del Brookings Institution hanno dichiarato che l’autorità monetaria potrebbe ragionevolmente accettare un’inflazione superiore al target del 2%. Nello specifico, il Presidente della Fed di Minneapolis Neel Kashkari ha preso le distanze dall’inasprimento di marzo, sostenendo che alzare i tassi quando l’inflazione di fondo è al di sotto del target significa che la banca centrale “considera la soglia del 2% come un tetto piuttosto che un obiettivo… Non trovo giusto parlare di target e agire come se fosse un tetto.” Anziché alzare il target, la Fed potrebbe benissimo asserire di voler mantenere l’inflazione al 2%, ma per tutto il ciclo economico. Dopo anni di inflazione sottotono, un simile orientamento consentirebbe un lungo periodo di inflazione elevata. In alternativa, la Fed potrebbe abbracciare un nuovo regime di “obiettivo di inflazione flessibile”, in modo da riuscire ad ampliare il range di inflazione accettabile senza abbandonare l’impegno di raggiungere il target nel lungo periodo.
Ovviamente, ogni minima percezione di politicizzazione della Fed scatenerebbe ondate di sdegno. L’indipendenza dell’autorità monetaria è un principio macroeconomico irrinunciabile, ma non è garantito – e i membri della Fed lo sanno. Durante il Monetary Policy Forum di New York a inizio marzo, Stanley Fischer ha affermato che la Fed sarebbe rimasta indipendente “sino a che non prenderemo una decisione veramente sbagliata per l’economia.”Ma le nostre analisi suggeriscono che l’indipendenza della Fed è già in bilico. (Da Steve Donzé, Senior Macro Strategist di Pictet Asset Management)

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Basta con le cricche di potere: Torniamo al programma

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 dicembre 2016

campidoglioTutti in Campidoglio lunedì 19 ore 15.00 Conferenza stampa sulla scalinata del Campidoglio. L’arresto di Marra (e Scarpellini) può cambiare la scena del governo della città. La giunta, eletta sulla spinta di una grande voglia di cambiamento e discontinuità soprattutto delle periferie, può finalmente liberarsi dal “cerchio magico” che ne ha intrappolato l’azione politica e amministrativa.
Adesso è evidente che a tenere in scacco la giunta Raggi in questi primi sei mesi non è stato solo il governo Renzi con i suoi vincoli di spesa ed i progetti di ulteriore privatizzazione dei servizi. E’ stata anche la cricca di dirigenti e funzionari, più o meno apertamente di destra, eredi delle giunte Alemanno e Polverini, che ha fortemente condizionato l’agire della giunta e che la sindaca ha voluto nominare nonostante l’opposizione di gran parte del Movimento Cinque Stelle. Sulle politiche abitative, sui piani di zona e sulla gestione del patrimonio, nei rapporti con il personale, sul governo delle partecipate, nella relazione con il mondo degli affari, questa cricca ha lavorato a prescindere dal programma con il quale il Movimento Cinque Stelle ha vinto le elezioni.
Il condizionamento esercitato da questo gruppo di potere, in stretta relazione con il mondo degli affari e dei costruttori, di quelli che hanno sempre comandato a Roma, si può e si deve interrompere. Se si vuole costruire un cambiamento vero non c’è altra possibilità che ripulire l’amministrazione cittadina da quella schiera di funzionari che continuano a rappresentare il vecchio e corrotto sistema di potere. Il Movimento Cinque Stelle e la giunta Raggi sono finalmente disposti a produrre questo passaggio e a mettere in pratica il programma di quest’estate?

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A Renzi non interessa l’Italia vuole solo potere

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 dicembre 2016

Palazzo chigi1“Renzi ha fatto approvare la schiforma costituzionale di notte, da solo. Ha imposto la legge elettorale con 3 fiducie alla Camera. Ha usato la violenza per imporre al Parlamento e al Paese questo suo abominevole disegno di potere. Vuole creare un Senato rosso per bloccare qualsiasi altro governo possa arrivare dopo di lui. Il caos totale. Fuori da ogni logica. A Renzi non interessa dell’Italia, vuole solo potere, a costo di creare un Paese ingovernabile”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a una manifestazione per il No al referendum, a Marghera (Venezia).“A Renzi non importa nulla della riforma, vuole solo il combinato disposto con l’Italicum per state al governo e rottamare la nostra democrazia. Io non ho mai avuto paura negli ultimi anni, né con Letta, né con Monti, si battagliava ma c’era la democrazia. Adesso non è così. Renzi si comporta come un dittatorello sudamericano. Viene in Parlamento e insulta le opposizioni, una cosa mai accaduta. Sì è preso la Rai, sì è preso tutti i telegiornali, questo è regime.
Renzi non ha mai lavorato in vita sua, ha fatto sempre politica, la casta è lui… Non ha mai fatto nulla e si è fatto assumere dal padre nell’azienda di famiglia prima di diventare presidente della Provincia di Firenze per avere i contributi figurativi.Risparmi? Non si fanno le riforme della Costituzione per risparmiare. Allora, già che ci siamo togliamo la Camera, togliamo la presidenza della Repubblica, togliamo la Corte costituzionale, togliamo Palazzo Chigi, togliamo tutto. E che ci resta? Banca Etruria”.

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La “schiforma” di Renzi è solo una manovra di potere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 novembre 2016

Palazzo chigi1“Renzi si sente il padrone dell’Italia dopo aver vinto delle primarie di partito. Nel 2013 il Pd ha preso il 25 per cento dei voti, meno del Movimento 5 stelle che è risultato il primo partito alle elezioni di tre anni fa. E Renzi con queste cifre ha preso tutto, e ha cambiato con violenza 47 articoli della Costituzione. La sua schiforma è sbagliata, ed è ancora più sbagliata perché una Costituzione o una riforma costituzionale deve unire un Paese, non può dividerlo, Renzi ha diviso, ha spaccato il Paese. I nostri padri costituenti nel ’47 hanno approvato la Costituzione unendo il Paese, dopo una guerra civile. Togliatti e De Gasperi misero insieme diverse anime per fare la Costituzione che ci ha accompagnato fino ad oggi”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a una manifestazione per il No al referendum, ad Anzio.“La gente è arrabbiata. Il Paese non cresce, la disoccupazione aumenta, Renzi ha imbrogliato sulle banche, sulla sicurezza, sull’immigrazione. Renzi ha imbrogliato su tutto. E ne pagherà le conseguenze. Il 4 dicembre si vota sul governo, si vota su Renzi, si vota su questo imbroglione. Renzi è affetto da azzardo morale, sottoscrive accordi sapendo già di non volerli o poterli rispettare. Quando era giovane lo chiamavano ‘il bomba’, non è cambiato per nulla. Ormai lo conoscono tutti, in Europa lo chiamano la banderuola. È diventato ridicolo, è diventato una macchietta. Renzi ha imposto queste schiforme non per il futuro del Paese ma per imporsi al potere per i prossimi vent’anni. Il suo è solo un disegno di potere, nient’altro. Vuole l’egemonia assoluta su tutto e tutti, questa è la caratteristica di questo uomo politico”.

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