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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Posts Tagged ‘potere’

Il potere che sta conquistando il mondo

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2020

Di Giorgio Galli e Mario Caligiuri con i tipi della Rubbettino € 16. È il libro, parafrasando il titolo, indicato dagli autori, che sta “conquistando il lettore” per la sua prosa scorrevole e per gli argomenti che espone e per l’essere di grande attualità. Sembra proprio che la profezia di Francis Fukuyama sia proprio riuscita con il trionfo del capitalismo liberale su tutto il pianeta. Gli autori lo accostano al modello delle multinazionali con la sua fitta rete di connessioni, connivenze e intrecci tra economia e politica, tra una certa classe dirigente delle multinazionali e le agenzie di rating, la criminalità organizzata, i paradisi fiscali, le università e i media. È un potere, quello delle multinazionali, che è trasversale coinvolgendo stati e continenti con la ferrea logica del profitto. È una task force costituita da ben 50 grandi multinazionali che coprono tutti i settori dell’economia e della finanza e che per la loro stessa natura vanno a coesistere con le democrazie e le dittature del mondo e ad interagire con esse da predatore. Il loro successo aumenta le disuguaglianze “poiché vengono scaricati sui cittadini i costi della globalizzazione e limitano, di conseguenza, sempre di più i diritti: dalla sicurezza alla salute, dal lavoro all’istruzione,” E questo libro, scrivono gli autori nella loro chiusa finale, intende far assumere consapevolezza per una sfida decisiva che le democrazie del XXI secolo sono chiamate ad affrontare. Gli esiti dipenderanno sempre più dall’efficienza dei sistemi di governo e dalla loro capacità di porre un argine alla loro invadenza. Toccherà ai popoli e alla loro consapevolezza formare una classe dirigente capace d’invertire la tendenza dopo oltre mezzo secolo di decisioni discutibili che hanno accresciuto l’arroganza di questo potere sovranazionale e impedito la crescita delle politiche di sviluppo e di equa ripartizione delle risorse nell’interesse generale dell’umanità. (Riccardo Alfonso)

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“Il potere che sta conquistando il mondo. Le multinazionali dei paesi senza democrazia”

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2020

di Giorgio Galli e Mario Caligiuri Quanto conta il potere economico nello scacchiere della politica internazionale? Quali sono i rapporti che legano (e vincolano) le multinazionali agli stati nazionali? È vero i colossi dell’industria, ma ancor più della tecnologia e dell’informatica, sono strumenti nelle mani dei governi non democratici? Facendo seguito al fortunato volume “Come si comanda il mondo” del 2017 in cui si è dimostrata la prevalenza dei leader della finanza su quelli della politica, Giorgio Galli, il decano dei politologi italiani, e Mario Caligiuri, uno dei più autorevoli studiosi europei di intelligence, analizzano nel loro nuovo libro “Il potere che sta conquistando il mondo. Le multinazionali dei Paesi senza democrazia” il ruolo delle corporation cinesi e russe, brasiliane e indiane, arabe e turche.Vengono così approfonditi i rapporti con i fondi sovrani e la criminalità, i paradisi fiscali e la politica energetica, che replicano gli identici modelli occidentali. Nel frattempo, però, la Cina è diventata un gigante dell’intelligenza artificiale, egemonizzando l’Africa, il continente del futuro. In una situazione complessa più che il mercato probabilmente sarà di nuovo lo Stato a essere protagonista nel XXI secolo, poiché queste multinazionali sono in gran parte subordinate ai governi nazionali. Il declinante Occidente riuscirà a individuare strategie per non soccombere nell’eterna lotta per il potere? É l’interrogativo fondamentale al quale ha cercato di rispondere il libro di Galli e Caligiuri attraverso un’analisi documentata e rigorosa. Le conclusioni degli autori sono insieme un ammonimento e una profezia: “L’intento di questo libro è fare assumere consapevolezza che una sfida decisiva per le democrazie del XXI secolo è la competizione crescente con le multinazionali. Gli esiti di questo confronto dipenderanno principalmente dall’efficienza dei sistemi di governo, costretti ad affrontare una realtà che non si potrà più eludere con la disinformazione”.

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Tutto il potere al popolo sovrano

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2020

Quante volte queste parole sono state pronunciate con una certa enfasi in tutti gli angoli del mondo per consentire a chi le esprimeva di sentirsi figlio del popolo e popolano lui stesso. Quante volte, nella pratica di vita, sono suonate altrettanto false e demagogiche? Consideriamo gli eventi per quelli che sono. Come può esprimere un “potere” il popolo? Non può farlo in prima persona ma semmai delegarlo ad un suo rappresentante. Da qui parte in ugual misura la buona fede e l’inganno. Il “popolo” innanzitutto è un termine troppo generico per identificarsi con una sola anima e un ugual intento. Penso al datore di lavoro e al suo dipendente, penso agli sfruttati e agli sfruttatori, ai ricchi e ai poveri, a chi ha e a chi è. Parte dal saggio e va a finire al malandrino. Tutti insieme possono essere chiamati popolo ma in quanto a rappresentatività le loro differenziazioni diventano inevitabilmente marcate e a volte inconciliabili tra loro. Questo ci indurrebbe a chiedere a chi evoca il “popolo sovrano” a quale genere di “popolo” intende riferirsi. Se poi questa espressione la collega al collante dei diritti e dei doveri di un popolo non credo che un pensionato, un disoccupato, un diseredato possa sentirsi garantito da chi ha un buon impiego, ha una cospicua rendita, è un parvenu possa associare i suoi diritti e doveri a quelli che amano imporli agli altri ma non a sé stessi. È questo il popolo sovrano? Ma mi faccia il piacere. (Riccardo Alfonso)

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Gli italiani e il potere invisibile

Posted by fidest press agency su sabato, 15 agosto 2020

Già molti anni fa un celebre avvocato, Achille Battaglia, scrisse in un suo libro titolato “Il giudice e la politica”, che se si vuole conoscere una determinata società bisogna guardare, più che alle leggi che la regolano, alle sentenze dei suoi giudici. “A questo proposito oggi andrebbe aggiunto che il lasciare languire la giustizia impantanandola in un mare di processi in attesa di giudizio, o perseguendo in maniera “maniacale” alcuni aspetti formali ritenuti non del tutto tutelati sia nella fase istruttoria sia in quella giudicante, non si fa che rendere un pessimo servizio alla stessa giustizia. Inoltre, l’allentamento delle verifiche, sia burocratiche, per il venire meno dello stato accentrato, sia politiche, per la particolare situazione italiana che ha visto l’opposizione politica spesso più impegnata nel tentativo di co-governo che nel ruolo di controllo, ha portato a concentrare nel giudice penale gli unici interventi di verifica della regolarità dell’azione amministrativa, cioè il potere di controllo. Oltre, naturalmente, a quello che l’opinione pubblica esercita soprattutto attraverso l’opera della stampa d’informazione: occorre però precisare la scarsa attenzione della pubblica opinione a fenomeni di corruzione e di malgoverno amministrativo, essendo la massa dei cittadini attestata su un atteggiamento passivo di rassegnazione, se non di acquiescenza. Infatti, per quanto vi siano stati dei sinceri moti d’entusiasmo per taluni operati della giustizia, come l’azione condotta brillantemente dai magistrati di “mani pulite” milanesi e dai pool palermitani e fiorentini o di altre procure, questa carica emotiva sembrava incapace di avere una tenuta di largo respiro e di sapersi tradurre in una continua e ininterrotta azione di stimolo in difesa del diritto e in odio alla sopraffazione dei poteri che mestano nel torbido. A tutto ciò si aggiunga quel grave fenomeno, denunciato principalmente da Bobbio, che è costituito da ciò che egli affermava essere la mancata realizzazione di una promessa fondamentale della democrazia. (Riccardo Alfonso)

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Unc: deflazione preserva potere d’acquisto delle famiglie

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 agosto 2020

Secondo i dati provvisori di luglio resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione registra un ribasso annuo dello 0,3%, mentre il carrello scende da +2,1% di giugno a +1,5%.”Una buona notizia. Anche se la ragione della deflazione è il crollo del Pil senza precedenti e la crisi drammatica che stiamo attraversando, non bisogna confondere le cause con gli effetti. Il rallentamento del carrello della spesa e la flessione dei prezzi consente di preservare il potere d’acquisto delle famiglie, contenendo la sua caduta dovuta alla riduzione del reddito disponibile. Una buona notizia per la casalinga di Voghera che va tutti i giorni a fare la spesa al mercato” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, la deflazione consente una riduzione della spesa di 115 euro, anche se il carrello della spesa a +1,5% incide ancora sugli acquisti di tutti i giorni, che segnano in rialzo di 133 euro, nettamente inferiore, però, a maggio quando la maggior spesa era pari a 192 euro su base annua. Per una coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il risparmio è di 113 euro, anche se il rialzo per le compere quotidiane è di 120 euro (era 174 a maggio), per una famiglia media la deflazione a 0,3% permette un ribasso del costo della vita di 96 euro, anche se 99 euro in più vanno spesi per i beni alimentari e per la cura della casa e della persona. Nel mese precedente, comunque, erano 144 euro in più” conclude Dona.

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Mario Tassone: l’equilibrio tra potere esecutivo, potere legislativo ed ordine giudiziario

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2020

Più volte ci si richiama a Montesquieu per la tripartizione tra Esecutivo, Legislativo e Giudiziario. Un equilibrio fra i primi due poteri e il terzo ordine che si è raggiunto dopo un lungo processo democratico. Tenere distinti, in ossequio alle norme fondamentali, i due poteri esecutivo, legislativo e l’ordine giudiziario è un giusto equilibrio perché si affermi lo Stato di diritto. Nel rispetto dei distinti ruoli, I due poterti e l’ordine giudiziario convergono perché democrazia, libertà che sono alla base delle Costituzioni moderne, siano saldo riferimento di sviluppo civile. Sembrava che l’intuizione di Montesquieu fosse granitica e che pulsioni autoritarie fossero affidate alla storia. I diritti civili, la partecipazione, la democrazia si affermavano e si affermano attraverso i Parlamenti. La “prevaricazione” regia fu contenuta e l’equilibrio fra i tre “poteri“ raggiunto dispiegò i suoi effetti positivi. Tutto viene messo in discussione quando uno delle tre articolazioni costituzionali subisce delle attenuazioni nel proprio ruolo e gli altri acquisiscono competenze improprie. E’ quanto sta accadendo nel nostro Paese, e non solo, dove la rappresentanza parlamentare è svuotata. Un Parlamento declinante significa crisi della democrazia, fine dello stato di diritto. Altri poteri prendono il sopravvento come la magistratura che si considera detentrice di un potere assoluto e un esecutivo, che senza controllo parlamentare e quindi dei cittadini, scivola verso l’autoritarismo. La riduzione dei parlamentari, il tentativo di introdurre per i deputati e i senatori il voto a distanza, la democrazia plebiscitaria in cui le leggi vengano approvate a colpi di referendum, il ricorrere smisurato alla decretazione d’urgenza, i continui voti di fiducia sono una espropriazione del Parlamento. I penta stellati, producono attraverso l’uso discrezionale della rete, i parlamentari. È un insulto alla storia democratica del Paese. Fa senso vedere il PD che ha la presunzione di ritenersi erede di tante storie, per dire la verità “opposte “, annullarsi nei 5-Stelle rivedendo posizioni importanti pur di stare al governo. Le maggioranze in democrazia debbono trovare comuni punti programmatici che non possono essere il solo potere.
Le grandi sfide sono la scelta della forma di governo. Le leggi elettorali debbono essere funzionali a questa scelta (repubblica presidenziale, semi presidenziale, cancellierato con il bilanciamento del parlamento, repubblica parlamentare). E’ inutile parlare di riforme elettorali se non si scioglie il nodo della forma di Stato e di governo, in passato affrontato e non risolto! Cerchiamo di mettere ordine nelle istituzioni altrimenti confusione, pressappochismo continueranno ad attentare i diritti dei cittadini.

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Istat: I trim 2020, potere d’acquisto -1,7%

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2020

Secondo i dati Istat resi noti oggi, nel primo trimestre del 2020 il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito, rispetto al trimestre precedente, dell’1,7% ed i consumi del 6,4%.”Le misure di sostegno dei redditi adottate a partire dal Cura Italia sono servite e hanno certo consentito di contenere la caduta del reddito disponibile e del potere d’acquisto, ma non abbastanza se sono scesi, rispettivamente, dell’1,6% e dell’1,7%, specie se si considera che si tratta di dati trimestrali e che l’Italia diventa zona rossa solo a partire dal 10 marzo e le attività produttive sospese dal 25″ afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Quanto al crollo dei consumi, precipitati del 6,4%, la speranza è che dipenda solo dalla chiusura dei negozi, avvenuta a partire dal 12 marzo, perché se invece già dipendesse, in parte, dal minore potere d’acquisto delle famiglie, allora è chiaro che con la riapertura delle attività non ci sarebbe quel rimbalzo dei consumi tanto atteso e sperato da tutti” conclude Dona.

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“Autonomia? Giunta leghista ossessionata dal potere”

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2020

“Già a suo tempo è stato inevitabile notare come “cultura” e “autonomia” nelle competenze di un solo assessorato dovessero comportare un enorme sforzo e soprattutto un interpretazione positiva. Purtroppo la giunta leghista, invece, interpreta il concetto di autonomia in maniera provocatoria e strumentale, come si denota dal comunicato stampa rilasciato dall’assessore stefano bruno galli, che rivendica successi che sono stati possibili solo all’operosità dei lombardi. Il Movimento 5 stelle ha voluto fortemente il referendum per l’autonomia della Lombardia, e ne siamo stati promotori, un’autonomia che potesse diventare una marcia in più alla nostra Regione per far viaggiare più veloce il nostro Paese. Ci spiace notare che in un momento d’emerganza, in cui riceviamo aiuti da tutto il mondo, il tema principale pare essere il potere, che poi puntualmente non è stato esercitato quando se ne aveva la possibilità. L’autonomia va innanzitutto esercitata nall’ambito delle proprie competenze, è troppo facile scaricare le responsabilità allo Stato quando si è in difficoltà per poi rivendicare maggiori competenze”, così Gregorio Mammì, consigliere regionale del M5S Lombardia.
“Eviterei toni trionfalistici sulla creazione di nuovi ospedali – spesso funzionanti solo grazie ai contributi di associazioni, fondazioni, Ong e dello Stato e sopratutto sulla gestione della crisi. Si dovrà aprire una lunga riflessione sul modello Lombardo, e sulla responsabilità che la politica degli ultimi 20 anni basata sulle privatizzazioni e sull’aziendalizzazione partitica della sanità pubblica, i numeri parlano chiaro e ancor di più parleranno chiaro le azioni finalizzate alla ripartenza… cosa che altre Regioni che chiedono “autonomia” stanno facendo invece diessere ossessionate dal potere”, conclude Mammì”.

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Iran: la critica al potere politico degli ayatollah

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

La Repubblica Islamica d’Iran si fonda sull’idea che, in virtù della loro capacità d’interpretare il volere divino, i chierici debbano esercitare il potere politico. Un principio messo in discussione da teologi e intellettuali.
Il filosofo Abdolkarim Soroush (n. 1945) è considerato uno dei più importanti critici del concetto della velayat-e faqih, il governo del giureconsulto su cui si fonda la Repubblica islamica dell’Iran. Da ermeneuta, egli ritiene che l’uomo non possa comprendere pienamente la volontà di Dio, ragione per cui si dovrebbero tollerare opinioni radicalmente diverse sulla religione, mentre le idee che si sono dimostrate fallaci dovrebbero essere scartate, indipendentemente da chi le abbia formulate. Egli accusa i chierici e ovviamente il Giureconsulto Supremo, l’ayatollah Khamenei, di rivendicare indebitamente un monopolio dell’interpretazione religiosa. In breve, la sua tesi è la seguente: poiché è finanziato dal khums (una tassa sui beni, NdR), il clero si trasforma in una classe che si preoccupa di mantenere i propri privilegi, provocando in questo modo la fossilizzazione del pensiero religioso.

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Istat: III trim 2019, sale potere d’acquisto, +0,3%

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 gennaio 2020

Secondo i dati Istat resi noti oggi, nel terzo trimestre del 2019 il potere d’acquisto delle famiglie è cresciuto rispetto al trimestre precedente dello 0,3%. “Bene. Anche se la salvaguardia del potere d’acquisto dipende dal raffreddamento dei prezzi, si tratta di un’ottima notizia, che si accompagna a quella positiva di un rialzo del reddito disponibile delle famiglie, che, su base annua, passa dal +1,3% del primo trimestre, al +1,4% del secondo, al +1,7% del terzo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Purtroppo, per quanto riguarda invece la spesa delle famiglie per i consumi finali, siamo ancora al palo, fermi al +1,1% su base annua già registrato nel primo trimestre e nel secondo trimestre, in calo rispetto al 2018, quando ad esempio nel terzo trimestre il rialzo era stato dell’1,8%” conclude Dona.

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Oltre 90% pensionati ha perso potere d’acquisto

Posted by fidest press agency su martedì, 12 novembre 2019

Secondo i dati Spi-Cgil, oltre il 90% dei pensionati ritiene di aver perso parte del proprio potere d’acquisto ed il 41% ritiene urgente il miglioramento del sistema di rivalutazione delle pensioni.”Vero! E’ la pura verità. Tutti i pensionati hanno perso potere d’acquisto, anche quelli che percepiscono una pensione inferiore a 3 volte il trattamento minimo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”In questi anni, infatti, i pensionati hanno avuto un’inflazione sempre superiore rispetto a quella ufficiale, talvolta anche doppia, visto che per loro pesano molto di più i prezzi del carrello della spesa e di voci come alimentazione e abitazione, rispetto ad altre divisioni di spesa come le comunicazioni, sempre in deflazione. Insomma, i pensionati, specie quelli al minimo, hanno un’inflazione diversa rispetto ad un operaio o alla media degli italiani e serve un indice ad hoc per misurarla, altrimenti avranno sempre una perdita del potere d’acquisto” prosegue Dona. “Quanto al blocco delle rivalutazioni, in manovra si porta al 100% la rivalutazione delle pensioni da 3 a 4 volte il minimo, ossia da 1.539,03 a 2.052,04 euro. Un provvedimento che va nella giusta direzione. Peccato che si traduca in meno di 3 euro all’anno, visto che avevano già la rivalutazione al 97% e l’inflazione è bassa. Inoltre bisognerebbe tornare ad un sistema di rivalutazione delle pensioni per scaglioni, ossia per fasce di importo, anche se magari riviste rispetto allo schema della legge 388/2000, invece di rivalutarle come ora sull’importo complessivo” conclude Dona.

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La visione del potere

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 agosto 2019

Il titolo l’ho preso dall’omonimo libro di Gaetano Mosca e Guglielmo Ferrero. E’ stato un punto di partenza per una mia riflessione sull’evoluzione delle istituzioni democratiche che la letteratura sociologica del XX secolo ci ha dato testimonianza lasciandoci intravedere la possibilità di una sua realizzazione. E’ stato un sogno dei nostri padri e ora che figli siamo mi rendo conto che è stata e continua ad essere un’impresa molto ardua. Da cosa possa dipendere questa mancata trasformazione della democrazia è difficile a sapersi. Per Pareto là dove si mettono in moto forze centripete vi fanno da contraltare forze centrifughe e disgregatrici. Può bastarci questa spiegazione? Da parte mia no. Credo che dipenda dal cattivo uso che abbiamo fatto delle novazioni messe in campo. Penso ai processi che ci hanno portato al mondo globalizzato, al libero commercio e ad uno sviluppo economico non più concepibile in ambiti nazionali.
A questo riguardo i cultori della materia ci hanno spiegato che il problema sta negli stessi principi della democrazia “in quanto devono essere totalmente ripensati e ricostruiti venendo a mancare i due contraenti del patto di dominio: non essendoci un popolo “transnazionale” e una classe politica o una espressione di rappresentanza sostanziale ed effettiva di realtà sociali che vadano al di là del mondo degli interessi.” Cosa s’intende dire con ciò? Che è relativamente facile creare accordi e istituzioni concernenti gli interessi economici mentre è molto difficile renderli compatibili. E i conflitti in atto nell’Unione europea lo stanno a dimostrare, e non solo. Vedasi la guerra dei dazi tra Usa e Cina. Noi da una parte abbiamo puntato ad un allargamento dei mercati liberalizzando il transito delle merci e potenziato le concentrazioni industriali e finanziarie per diffondere su larga scala l’economicismo come principio ideologico dominante dall’altra non siamo stati capaci di superare i confini degli stati nazionali e delle singole culture.
Ma abbiamo fatto di peggio. Ci siamo serviti della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale, del Wto per trasformali per ciò che non dovrebbero essere ovvero in organismi politici. (Riccardo Alfonso)

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Franca D’Agostini: La verità al potere (Einaudi)

Posted by fidest press agency su sabato, 18 maggio 2019

Torino Giovedì 23 maggio, ore 18 Circolo dei lettori, via Bogino, 9 Franca D’Agostini. La verità al potere (Einaudi) Ci servono nuovi diritti e una nuova idea di politica democratica, per tutelare il nostro bisogno di verità e fermare la circolazione incontrollata di insensatezze e falsità dannose per tutti. La verità al potere (Einaudi), di Franca D’Agostini e Maurizio Ferrera, si fa portavoce dell’idea che il concetto di verità in democrazia svolga un ruolo politicamente cruciale: una formula provocatoria, per sostenere che il potere democratico non è tanto del popolo, o dei suoi rappresentanti, ma di come ragionano e decidono in base a quel che sanno e credono essere vero. Giovedì 23 maggio ore 18 al Circolo dei lettori, l’autrice Franca D’Agostini propone la nuova diagnosi e la nuova terapia per affrontare il “problema di verità” e identificare le possibili soluzioni. Per il pensiero liberale una «politica della verità» è un’assurdità e un pericolo, il principio di una società dogmatica, paralizzata da un potere totalitario e ingiusto. È davvero così? La teoria sviluppata in questo libro rovescia l’ipotesi. Uno sguardo più attento al ruolo del vero e del falso nelle nostre vite ci fa capire che oggi il destino della libertà e della giustizia è inestricabilmente legato al concetto di verità. Ma si tratta di guardare alla verità in un modo diverso: considerando anzitutto il suo speciale potere in democrazia, in cui le credenze (vere, false, incomplete o distorte) dei cittadini orientano le stesse condizioni della vita pubblica. Contro la proliferazione del falso e dell’insensato, una nuova politica della verità deve tutelare, per tutti noi, il diritto alla verità non soltanto in relazione al bisogno di sapere, ma anche al bisogno di essere garantiti in quei beni e valori critici che si legano a un uso razionale delle conoscenze.
Franca D’Agostini insegna Logica e Argomentazione all’Università Statale di Milano. Si è occupata di verità, paradossi, nichilismo, relazioni tra la filosofia analitica e la filosofia continentale. Per Einaudi ha pubblicato Breve storia della filosofia nel Novecento (1999), Disavventure della verità (2002) e, con Maurizio Ferrera, La verità al potere (2019).

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“L’attività edilizia di Augusto: memoria dell’Urbs e rappresentazione del potere”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 febbraio 2019

Parma Martedì 19 febbraio, dalle ore 16.30 alle ore 18.30 nella Sala Conferenze del ParmaUniverCity Info-point (sottopasso Ponte Romano), Maria Teresa Schettino, già docente dell’Università di Parma e ora all’Université de Haute-Alsace et de Strasbourg, tratterà il tema “L’attività edilizia di Augusto: memoria dell’Urbs e rappresentazione del potere”.
L’incontro, aperto a tutti gli interessati, è organizzato dal Corso di Storia Romana del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali dell’Ateneo di Parma nell’ambito del ciclo “Seminari di Europa” organizzato da Università e Comune di Parma.

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PHILIP METCALFE, 1933: L’ascesa al potere di Adolf Hitler

Posted by fidest press agency su domenica, 30 dicembre 2018

«La storia che segue descrive il destino di cinque persone, tre uomini e due donne, testimoni, fra il 1933 e il 1934, della presa del potere in Germania da parte di Adolf Hitler. Il racconto si basa sulle lettere da loro scritte, i diari che tennero e le autobiografie date alle stampe, e ripercorre le vicende dei primi diciotto mesi del governo di Hitler viste attraverso gli occhi dell’ambasciatore americano e di sua figlia, William e Martha Dodd; del responsabile della
stampa estera di Hitler, Ernst “Putzi” Hanfstaengl; di una giornalista ebrea che si occupava di cronaca mondana, Bella Fromm; e del primo capo della Gestapo, Rudolf Diels. A un primo livello racconta le loro vicissitudini, a un secondo livello quelle dei loro amici e infine della società berlinese nel suo insieme in quello che fu un momento cruciale della storia del XX secolo. […]Le tradizionali indagini sul Terzo Reich dedicano poche pagine sbrigative alla presa del potere da parte dei nazisti fra il 1933 e il 1934. Vengono menzionati vari decreti, descritto il rogo dei libri ed enumerate le libertà civili perdute, mentre gli autori si precipitano verso gli anni successivi e la persecuzione degli ebrei, la guerra e la morte. L’immagine del Terzo Reich evocata dalle descrizioni dei romanzi e del cinema si rifà ancora agli ultimi suoi tormentati giorni. Come altre epoche, però, esso visse una fase dell’infanzia in cui era incerto, caotico, perfino comico. Questa perciò è la vicenda degli esordi di una tragedia. Come la maggior parte delle buone storie comincia in maniera innocua, con l’arrivo sulle sponde tedesche di una famiglia americana…» dalla Prefazione di Philip Metcalfe Traduzione di Filippo Verzotto. Euro 18,00 429 pagine
Neri pozza editore.

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Libro: 1933, L’ascesa al potere di Hadolf Hitler di Philip Metcalfe

Posted by fidest press agency su domenica, 4 novembre 2018

Nel gennaio del 1933 Hindenburg, presidente della Repubblica, incarica Hitler di formare un nuovo governo. Hitler viene nominato cancelliere, assume la guida del governo e ha la maggioranza assoluta in parlamento, dal quale ottiene pieni poteri. Mette fuori legge il partito comunista, abolisce ogni libertà e garanzia costituzionale e ogni dissenso. Chiude i giornali di opposizione e le sedi sindacali e reintroduce la pena di morte per crimini contro lo Stato. Scioglie tutti gli altri partiti tranne quello nazionalsocialista. Inoltre, nel febbraio ci fu l’incendio del Reichstag, il parlamento tedesco, che fu un gesto clamoroso, ma Hitler non si scompose e diede la colpa ai comunisti, dando inizio alle persecuzioni politiche.
Usando lettere, diari e memorie, Metcalfe distilla le personalità, i punti di vista e le reazioni quotidiane di cinque testimoni attenti e spesso direttamente coinvolti al consolidamento del potere di Hitler. Sono: l’ambasciatore degli Stati Uniti in Germania, William Dodd e la sua vivace figlia Martha; Bella Fromm, un’affascinante giornalista della società tedesca che era ebrea e non ne faceva mistero; Ernst Hanfstaengl, il capo della stampa estera e buffone di Hitler; e Rudolf Diels, il primo capo della Gestapo. La sanguinosa epurazione di Roehm del 30 giugno 1934 ebbe un effetto shock su ciascuno dei cinque testimoni su cui Metcalfe si concentra. Le loro varie reazioni costituiscono il culmine di questo libro emozionante, di grande importanza storica.Traduzione dall’inglese di Filippo Verzotto Euro 18,00 336 pagine EAN 9788854516670 Neri Pozza Editore.

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Gli italiani e il potere invisibile

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Già molti anni fa un celebre avvocato, Achille Battaglia, scrisse in un suo libro titolato “Il giudice e la politica”, che se si vuole conoscere una determinata società bisogna guardare, più che alle leggi che la regolano, alle sentenze dei suoi giudici. “A questo proposito oggi andrebbe aggiunto che il lasciare languire la giustizia impantanandola in un mare di processi in attesa di giudizio, o perseguendo in maniera “maniacale” alcuni aspetti formali ritenuti non del tutto tutelati sia nella fase istruttoria sia in quella giudicante, non si fa che rendere un pessimo servizio alla stessa giustizia. Inoltre l’allentamento delle verifiche, sia burocratiche, per il venire meno dello stato accentrato, sia politiche, per la particolare situazione italiana che ha visto l’opposizione politica spesso più impegnata nel tentativo di co-governo che nel ruolo di controllo, ha portato a concentrare nel giudice penale gli unici interventi di verifica della regolarità dell’azione amministrativa, cioè il potere di controllo. Oltre, naturalmente, a quello che l’opinione pubblica esercita soprattutto attraverso l’opera della stampa d’informazione: occorre però precisare la scarsa attenzione della pubblica opinione a fenomeni di corruzione e di malgoverno amministrativo, essendo la massa dei cittadini attestata su un atteggiamento passivo di rassegnazione, se non di acquiescenza. Infatti, per quanto vi siano stati dei sinceri moti d’entusiasmo per taluni operati della giustizia, come l’azione condotta brillantemente dai magistrati di “mani pulite” milanesi e dai pool palermitani e fiorentini o di altre procure, questa carica emotiva sembrava incapace di avere una tenuta di largo respiro e di sapersi tradurre in una continua e ininterrotta azione di stimolo in difesa del diritto e in odio alla sopraffazione dei poteri che mestano nel torbido. A tutto ciò si aggiunga quel grave fenomeno, denunciato principalmente da Bobbio, che è costituito da ciò che egli affermava essere la mancata realizzazione di una promessa fondamentale della democrazia. (Riccardo Alfonso)

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“Potere al popolo” aderisce al digiuno nazionale per l’abolizione dell’ergastolo

Posted by fidest press agency su martedì, 12 giugno 2018

L’Associazione Liberarsi ha sempre sostenuto la campagna contro il carcere a vita e per questo sta organizzando il terzo giorno di digiuno nazionale martedì 26 giugno 2018 data a cui l’ONU dedica una giornata alle vittime della tortura, quindi anche ai detenuti condannati alla pena dell’ergastolo. Ancora una volta sta cercando di coinvolgere il maggior numero di persone interessate, le associazioni di volontariato, i nuovi parlamentari e/o chi si occupa di politica attiva, i centri sociali, esponenti della magistratura, dell’università, delle camere penali, uomini e donne di tutte le chiese, fedi religiose e movimenti spirituali, intellettuali, personaggi del mondo dello spettacolo e dell’informazione.
La campagna deve avere l’appoggio di tanti cittadini e cittadine. Siamo pronti a ricevere i vostri consigli, suggerimenti e idee per diffondere il nostro no contro il carcere a vita. È importante che i digiuni abbiano un ritmo, date precise, per non dimenticare, per scuotere le coscienze, per sensibilizzare l’opinione pubblica, per mettere in luce la situazione reale di tutti gli ergastolani. Per fare questo, è necessario il supporto di tutte le persone detenute, dei vostri familiari, delle associazioni e degli organi di informazione. Collegandosi al sito http://www.liberarsi.net troverete maggiori informazioni sulla terza campagna di digiuno per l’abolizione dell’ergastolo. Dite ai vostri familiari e amici di collegarsi sul nostro sito e cliccando su: Aderisci alla terza giornata di digiuno fissato per martedì 26 giugno 2018 per l’abolizione dell’ergastolo sarà possibile sottoscrivere l’adesione.
Per la comunicazione e la promozione della giornata sui social media vi chiediamo di utilizzare l’hashtag #campagnadigiunaperlavita#9999#noergastolo#26giugno2018.
La quarta Assemblea nazionale di Potere al popolo (Tavolo 8 Giustizia) ha deciso, tra l’altro, di appoggiare l’iniziativa dell’Associazione Liberarsi, della Comunità Papa Giovanni XXIII, dell’Associazione Yairaiha e altre con queste parole:
“Il prossimo 26 giugno è la giornata mondiale dedicata dall’Onu alle vittime della tortura e in Italia è già stata lanciata la terza giornata nazionale di digiuno nelle carceri per chiedere la cancellazione dell’ergastolo: Potere al Popolo aderisce all’iniziativa e richiede la partecipazione attiva su tutto il territorio nazionale, anche per dare continuità al già citato punto 15 del programma.”
Sono entrato in carcere che mi sentivo “mezzo” colpevole, col passare degli anni, con una pena che finisce nell’anno 9999 e con regimi di carcere duro, iniziai a sentirmi innocente. Dopo un quarto di secolo ho iniziato a usufruire dei primi permessi premio, poi ho ottenuto la semilibertà, uscendo al mattino e rientrando alla sera in carcere. Ormai da circa un anno e mezzo durante il giorno continuo a scontare la mia pena facendo il volontario in una struttura della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi, dando una mano ad adulti e bambini disabili e ricevendo in cambio affetto sociale. Solo qui ho iniziato a sentirmi completamente colpevole del male fatto in passato. Per questo mi sento di dire che la mancata riforma penitenziaria è stato un duro colpo per la popolazione detenuta e per la società, perché con le misure alternative al carcere ci sono più probabilità di sconfiggere sia la piccola che la grande criminalità. Purtroppo, invece, a causa delle pulsioni giustizialiste di alcuni partiti, la riforma penitenziaria è stata affossata, o, meglio, è stata gettata nelle sabbie mobili. In questo modo, a mio parere, in nome della legalità, sicurezza, ordine e certezza della pena, si produrrà altra criminalità. Da molti anni lotto per l’abolizione dell’ergastolo perché credo che sia una pena che non faccia bene neppure alle vittime dei nostri reati, perché il carcere senza un fine pena ti fa sentire innocente, mentre con un fine pena o con una pena alternativa ti fanno sentire veramente colpevole. (Per l’Associazione Liberarsi Carmelo Musumeci)

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“Il centrosinistra continua a fare i propri giochi di potere”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 giugno 2018

Il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e i sindaci Pd di Firenze e Prato, Dario Nardella e Matteo Biffoni – come apprendiamo dal comunicato dell’ufficio stampa regionale del 30 maggio – si sono incontrati nell’ufficio della presidenza per un vertice sull’emergenza rifiuti” afferma il Senatore di Fratelli d’Italia Patrizio La Pietra.”Nemmeno con tanto stupore ormai – perché questo modo di procedere è tipico di un monocolore politico che per anni ha deciso le sorti dei cittadini toscani – prendo atto del fatto che Rossi, Nardella e Biffoni abbiano scambiato le sedi istituzionali per segreterie di partito al fine di discutere di aeroporto e inceneritori e di trovare un punto di incontro su questi temi che giova soltanto ai loro equilibri di potere. Ancora una volta pensano di prendere decisioni che potrebbero avere ricadute importanti sui cittadini, anche in termini di aumenti tariffari, senza coinvolgere nessuno, sulla testa delle persone, e nonostante l’ormai conclamato fallimento delle scelte politiche del Pd e della sinistra sui rifiuti in Toscana, tanto che proprio per gli errori di programmazione regionali, avallati dai piani interprovinciali targati Pd, stanno pagando un conto salato in bolletta i cittadini delle province di Pistoia, Prato e Firenze. Senza contare, infine, la svolta “miracolosa” del Presidente della Regione Enrico Rossi, che dagli inceneritori è passato al riuso senza minimamente fare i conti con questa fase intermedia in cui rischiamo di avere città invase dai rifiuti e bollette ancora più salate” è quanto dichiarato dal Senatore La Pietra sulla questione rifiuti in Toscana.

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Il potere nei nostri rapporti sociali e l’effetto “gregge”

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 maggio 2018

Per quanto mi riguarda il mio punto di vista è che siamo in presenza di soggetti che hanno il “potere” d’esercitare una guida a più livelli di comando. Se parto dalla riflessione sul gregge di pecore devo arguire che vi sono diversi gradi di potere dall’ariete al cane pastore, dal pastore al proprietario del gregge e che quest’ordine si riscontra in tutti i nostri rapporti sociali ma che al tempo stesso coesistono soggetti che tendono a rompere tali modelli come se si rendesse necessario nel corso dei processi evolutivi creare delle intermittenze per favorire l’emersione di nuovi schemi comportamentali. Queste discontinuità forse sono necessarie per spingere l’umanità verso nuove mete culturali ed evolutive, geneticamente parlando.
In questo modo diventa estremamente difficile prevedere il futuro e quindi governarlo partendo, se non proprio dal passato, da tempi più vicini al nostro.
E’ una riflessione che possiamo fare anche nel nostro piccolo se penso che sessanta anni fa il tempo sembrava da almeno un secolo essersi fermato su un modello di vita dove primeggiavano le famiglie patriarcali, taluni valori ritenuti fondamentali e irrinunciabili quali la famiglia, l’onore, il rispetto delle leggi ecc. Ad un certo punto tutto questo è crollato nel giro di una manciata di anni. Vi è stata, indubbiamente, una rottura che ha determinato in un ventennio un cambiamento significativo.
Penso alle due grandi guerre mondiali, al colonialismo, al post colonialismo, alla crisi delle identità religiose, alla perdita del prestigio istituzionale, alla corruzione che è diventata patologica e alle paure scatenate dal terrorismo nazionale e internazionale.
Stiamo perdendo in misura significativa ogni punto di riferimento certo sia sul piano sociale sia politico sia culturale. Ogni cosa è messa in discussione e al primo posto si colloca abusivamente la logica dell’avere in opposizione a quella dell’essere che ci fa diventare più egoisti, più cinici, più violenti, più trasgressivi. Ci avviamo, quindi verso il caos in opposizione all’ordine, all’idea del gregge sorvegliato a vista da un assetto gerarchico ben definito e consolidato nel tempo. Le maglie si sono allargate in misura abnorme e non ci lasciano intravedere un nuovo quadro istituzionale perché questa volta ci troviamo nel bel mezzo di un ciclone di proporzioni impressionanti. Da cosa possa dipendere non ci è dato di sapere con esattezza. Possiamo solo formulare delle ipotesi anche se in parte sono avvalorate da un acuto spirito di osservazione.
Intendo, nello specifico, affermare che il mondo dei viventi nel suo complesso, sia pure con sensibilità diverse o se vogliamo dissimili emotività è portato ad un agire con comportamenti conformi agli atteggiamenti altrui. Penso alla banalità dello sbadiglio. Si dice che è contagioso e non si tratta di dicerie. Ad affermarlo sono stati ricercatori dell’università di Nottingham, guidati da Stephen Jackson. Costoro hanno scoperto le “radici” del fenomeno: affondano nei riflessi primitivi generati dall’area del cervello che controlla i movimenti, la corteccia motoria. Un impulso a cui è praticamente impossibile resistere, e che aumenta più si cerca di reprimerlo. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Current Biology e ha dimostrato anche il perché più si cerca di resistere, più aumenta il bisogno di sbadigliare se si vede qualcuno vicino farlo, anche se la forza dell’impulso cambia da persona a persona. Lo sbadiglio contagioso è una comune forma di eco fenomeno, cioè l’imitazione automatica e involontaria di parole o azioni di altre persone. Un comportamento che non è solo umano, ma anche di altri animali, come cani e scimpanzé. Gli eco fenomeni sono presenti anche in diverse malattie, collegate alla risposta e sensibilità della corteccia del cervello, come epilessia, demenza, autismo e sindrome di Tourette. Cosa dire se il tutto lo trasferiamo in politica? (Da “L’ultimo ponte” edizioni Fidest)

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