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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘poteri forti’

Il mercato elettorale e il monopolio dei cosiddetti «poteri forti»

Posted by fidest press agency su martedì, 23 gennaio 2018

pifferaio-magico.medium_300Quest’anno segna per la politica la fine e l’inizio di un quinquennio. Tutti i partiti sembrano voler imitare il piazzista delle fiere paesane dove la merce, pur di scarsa qualità, è venduta con un profluvio di parole per confondere e nascondere la verità all’incauto acquirente. In tutto questo polverone da accecare la vista avanza sempre più inquietante l’idea che sia meglio non andare a votare, tanto si pensa, l’uno è degno dell’altro. Non ci rendiamo conto, forse in buona fede, che anche in questo modo facciamo il gioco di chi punta a rendere la politica un potere riservato a pochi, ai sempre più selezionati e asserviti ad interessi partigiani. In altri termini non umiliamo la politica ma, semmai, la facciamo scadere in mercimonio. E’ che non ci siamo ancora resi conto di trovarci nel bel mezzo di una rivoluzione culturale dove i retaggi del passato hanno perso smalto e c’impongono una maggiore e più attenta riflessione. Oggi non dovremmo più ragionare secondo le correnti di pensiero che hanno attraversato gli ultimi due secoli dove l’ideologia ci ha portato a distinguerci tra la sinistra il centro e la destra e le loro sfaccettature. Oggi possiamo posizionarci solo in due modi: Tra chi ha e chi è. E chi ha, comanda, e chi è, resta asservito al primo. E la beffa sta nel fatto che mentre chi vive nell’area del benessere conta poche milioni di persone tutti gli altri, sono miliardi, pur tanto numerosi, non riescono ad imporre il loro diritto a vivere con dignità. A questo punto tornando agli eventi odierni ciascuno di noi dovrebbe rendersi conto che non si può continuare a sostenere chi ci rende schiavi del bisogno e che la sola forza del chi è sta nel partecipare e soprattutto comprendere da che parte collocarsi. (Riccardo Alfonso)

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Roma Capitale: Tra i poteri forti, lasciatela lavorare e il complotto

Posted by fidest press agency su domenica, 11 settembre 2016

campidoglioDialogando, sulle vicende romane, con simpatizzanti ed elettori del Movimento5Stelle, emergono tre tesi per giustificare l’attuale situazione, diremmo problematica, della sindaca Virginia Raggi.
La sindaca Raggi ha vinto le elezioni con il 67% dei voti e ha la maggioranza assoluta in Consiglio Comunale. Ottimo punto di partenza per iniziare a governare la Capitale d’Italia. A giugno nomina capo di Gabinetto il pentastellato Daniele Frongia, che pero’ e’ incompatibile, ripiega sulla giudice Daniela Morgante che rinuncia, viene nominata la giudice Carla Rainieri che si dimette (la sindaca Raggi dichiara, invece, che ha annullato la nomina dopo aver sentito l’Anac).
Ci fermiamo qui, ai soli capi di Gabinetto, e non affrontiamo l’argomento relativo alle nomine e dimissioni dei vice capo di Gabinetto, del capo della Segreteria, degli assessori e dei vertici Atac (trasporti) e Ama (rifiuti).
La domanda che ho rivolto ai miei interlocutori e’ stata: cosa c’azzeccano i poteri forti con le nomine dei capi di Gabinetto della sindaca Raggi, che e’ una manifestazione di volonta’ autocratica? La risposta, ovviamente, non c’e’ e lo scambio di vedute si sposta sulla giustificazione dell’impasse attuale dovuta all’inesperienza della sindaca Raggi. Lasciatela lavorare, dicono. Governera’ meglio dei suoi predecessori che erano tutti dei ladroni, affermano. Domando a ciascuno: chi avete votato nel passato? Non ottengo risposta (probabilmente hanno votato quelli che ora definiscono ladroni). Non si capisce chi impedisca alla sindaca Raggi di lavorare: i vertici amministrativi li nomina lei, gli assessori li sceglie lei e in Consiglio c’e’ la maggioranza assoluta dei pentastellati. Cosa vogliono di più? Nella conversazione si affaccia l’ipotesi di un complotto. Mi viene voglia di chiamare il 112, servizio psichiatrico. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Il governo dei poteri forti

Posted by fidest press agency su domenica, 10 luglio 2016

agricolturaQuesto esecutivo – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso – sembra che parli con tutti i poteri forti: banche, multinazionali e lobby, ma per gli agricoltori veri, che in effetti non rappresentano un potere forte, non c’è spazio.
Ma la domanda da farsi, anche se apparentemente banale, è la seguente: ma chi rappresenta questo esecutivo? Di certo non i cittadini, che infatti a ben vedere non lo hanno nemmeno votato.
Nel silenzio che circonda molti dei temi quotidiani della collettività si stanno creando dei veri e propri vuoti democratici nei quali si sta insinuando la lunga mano delle multinazionali. E lo stesso sta avvenendo con l’agricoltura e l’intero settore primario.
L’esecutivo – conclude Tiso – ha però il preciso dovere, o di spiegare per quale motivo si rifiuta di dialogare con i cittadini e con tutte quelle persone che non sono rappresentate dai poteri forti, oppure di cambiare immediatamente direzione.

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Rilanciare i consumi. Come si fa?

Posted by fidest press agency su domenica, 5 ottobre 2014

consumatoriRilanciare l’economia rilanciando i consumi. E’ la strada da seguire ma non si riesce a percorrerla. La detrazione fiscale che ha portato 80 euro nelle tasche di una parte degli italiani non e’ servita. Si sta provando con l’anticipo del Tfr in busta paga. Servira? Vedremo, intanto non e’ vero che gli italiani non hanno soldi. Secondo il Censis, il risparmio dal 2007 al 2013, e’ aumentato di 234 miliardi, piu’ 9,7%, passando da 975 a 1209 miliardi. Soldi liquidi, che non vengono spesi ne’ investiti perche’ si ha paura del futuro, tant’e’ che il 30% degli italiani teme di diventare povero. Occorre ridare fiducia e certamente non la si da’, per esempio, con i titoloni dei media che rappresentano la disoccupazione giovanile al 44,2% quando e’ all’11,9%. Come si fa ad alterare i dati? Semplicemente contando nei disoccupati anche gli studenti. Ovvio, che anche l’11,9% e’ un dato elevato ma non si possono dare cifre sballate che creano paura e sfiducia. Certamente, la responsabilita’ e’ anche di questo governo che va avanti ad annunci e non produce riforme incisive (si veda la finta riforma del Senato, quella delle Aree Metropolitane o quella della pubblica amministrazione). Insomma, dal girone infernale sembra che non si voglia uscire. Non lo vogliono ne’ i cosiddetti “poteri forti”, quelli che gestiscono l’informazione, ne’ il Governo. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Governo e conflitti d’interesse

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 gennaio 2012

“Le dimissioni del Sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri Malinconico non bastano a riscattare l’immagine di un Governo nato nel segno del conflitto d’interesse. Sono tanti e troppi i nodi, ancora, da sciogliere”. Così l’Onorevole Domenico Scilipoti, Segretario politico del Movimento di Responsabilità Nazionale, in merito alle nomine operate nella costituzione di un Governo all’insegna dei Poteri Forti e delle Lobbies bancarie. “Sono molti gli argomenti imbarazzanti che vengono celati agli Italiani – continua il Deputato MRN – dall’appartamento che si affaccia sul Colosseo del Ministro Patroni Griffi, acquistato a meno di un quarto del suo valore; all’emblematico caso di conflitto d’interesse che investe il Ministro Corrado Passera e il suo Vice Mario Ciaccia, entrambi ex capi di Intesa San Paolo, che si trovano ad approvare una serie di finanziamenti per appalti miliardari nel campo delle infrastrutture, decisi nel loro precedente ruolo; il Sottosegretario Guido Improta, che fino a ieri era capo delle relazioni istituzionali dell’Alitalia. Oggi è nelle loro mani il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ambito dal quale, chiaramente, provengono. Il sottosegretario alla Difesa Filippo Milone è invischiato nell’inchiesta Enav-Finmeccanica per un’intercettazione telefonica con Lorenzo Borgogni, sospettato dai PM di essere finanziatore occulto della politica. Il Ministro per l’Ambiente Corrado Clini è anche Presidente del Consorzio per l’area di ricerca scientifica e tecnologica. E l’elenco continua”. “Ritengo che sia lecito – conclude l’Onorevole Scilipoti – diffidare dell’onestà del singolo come garanzia di correttezza per difendere gli interessi del Popolo Italiano”.

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Partiti: maggioranze e opposizioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 maggio 2011

Il XX secolo si è chiuso con il fallimento di un nuovo modello di società proposto dalla rivoluzione di ottobre dei comunisti russi. Forte fu la speranza dei popoli schiacciati dalle logiche del consumismo proposto dal sistema capitalistico per una nuova primavera nella quale le classi sociali meno abbienti avrebbero potuto riscattarsi dalla loro emarginazione, dalla loro povertà, dalla loro condizione subordinata ai poteri forti. Forte è oggi l’amarezza non tanto per una visione della società, non certo ottimale, che il socialismo reale avrebbe voluto imporci, ma per il fallimento di una opportunità per ridare forza e vigore ai miliardi di emarginati nel mondo. Il tutto è avvenuto all’alba del crollo di un muro, nell’ormai lontano 1989, eretto a simbolo di una divisione culturale e dogmatica che si è rivelata antistorica e antidemocratica nella civiltà del progresso e della crescita sociale dei popoli. Ci resta da chiederci se vi è ancora dello spazio per la costruzione di un diverso modulo di convivenza capace di superare un altro muro, questa volta virtuale, nella costruzione, ma reale nella nostra quotidianità là dove milioni di esseri umani muoiono di fame, si ammalano e non ricevono cure perché costano, sono sfruttati con il lavoro nero, il precariato, retribuzioni modeste e sono condannati alla disoccupazione. Questo popolo di emarginati in ogni nazione sia essa dei paesi ricchi o tradizionalmente poveri è maggioranza eppure non riesce a farsi valere oppressa e condizionata com’è da una minoranza di satrapi. E’ una maggioranza silenziosa, laboriosa, rassegnata e cinica. E’ una maggioranza tradita dai suoi rappresentanti, dai partiti che li propongono, dagli interessi padronali e dalle logiche disinformative che si mettono in campo in forza di sistemi mediatici di parte e lobbistici. Una maggioranza che si accontenta di poco e che è adusa a subire, ma è anche capace, improvvisamente, di alzare la testa, di generare rivolte di popolo in nome di valori che hanno appena il tempo di trarre un profondo respiro prima di morire di nuovo. E dire che questo popolo non è minoranza, non è opposizione, non è di pochi. Eppure si comporta come se fosse ridotto al lumicino, come se la sua presenza fosse irrilevante. Dov’è la sua forza o meglio la sua debolezza? E’ l’arcano della vita. E’ un viatico che portiamo addosso e facciamo fatica prefigurarlo nell’homo novus che vorremmo. Usque tandem….? (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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I partiti e le ideologie

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 dicembre 2010

Editoriale. Ogni partito sogna una sua ideologia. Lo considera il collante necessario per aggregare correnti di pensiero considerate in “libera uscita” ma abbordabili con un progetto finalizzato a dei problemi esistenziali di una certa natura e affinabili attraverso una qualificata visione politica. Ma, a volte, i partiti sono diventati anche una sorta di longa manus delle grandi consorterie economiche, industriali, finanziarie et similia. E l’ideologia, in questi casi, è stata asservita al solo scopo di combinare l’interesse di pochi assoldando i molti dietro la bandiera dei “sogni e delle illusioni”. Sono diventati il miraggio che ha tentato di combinare l’essere e l’avere in un unico ideale riformista. Se da queste considerazioni ci caliamo nella fattispecie pratica e guardiamo gli eventi italiani di questi giorni, cercando di analizzare il supporto ideologico che i partiti in varia misura si sentono o vorrebbero sentirsi portatori di una certa ideologia, ci rendiamo conto delle forti suggestioni per le quali siamo vittime e carnefici. Ma va fatta ancora una premessa. La quasi totalità dei partiti italiani, non volendo entrare nel merito degli altri che albergano altrove, si muove entro in sistema che è definito capitalista. Cosa vuol dire? Che esso rispetta le logiche del capitale e del profitto e dalle quali la forza lavoro è subordinata. Intendiamo dire che la diversità indicata nei programmi dei singoli partiti è dentro questo sistema, non ne prospetta un altro. In questa misura tutti i partiti tendono a delle variabili formali ma prive di una proposta alternativa all’attuale andazzo. In pratica ci troviamo davanti ad una opposizione che se diventa maggioranza ben poche variabili potrà proporre se non quella di attenuare il rigore di una logica capitalistica sempre e comunque orientata verso il profitto e lo sfruttamento delle classi più deboli. In questi casi l’ideologia, che può fare la differenza, è nella ricerca di un compromesso tra le varie proposte estreme tra chi tende a rafforzare il potere del 10% della popolazione a scapito della restante parte. Da qui nasce la crisi di una democrazia che sbriciola sotto i nostri occhi la ragione di una ideologia che tutto vuole cambiare per nulla cambiare. Ma se vogliamo salvare non tanto e non solo le parole per quelle che sono nei loro valori contenutistici e culturali allora dobbiamo riscattare l’ideologia dal servaggio imposto dai poteri forti e riconoscere nella forza di chi ha i numeri la sua potenzialità a dispetto delle ideologie aberranti che appartengono alla logica delle promesse e delle illusioni. Chiediamo solo che chi ha occhi per vedere li apra bene e chi ha orecchi per sentire ne faccia tesoro perché se l’essere umano è umiliato pur rappresentando il 90% della popolazione mondiale qualcosa che non funziona ci deve pur essere. E’ tempo di ravvedersene ed esserne conseguenti. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Logiche di un potere siciliano. L’Arra di Felice Crosta

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 maggio 2009

C‘è un soggetto pubblico in Sicilia che evoca emergenze, ma anche torrenti di denaro. È l‘Arra, Agenzia regionale per i rifiuti e le acque, istituita con decreto del presidente della regione Cuffaro il 28 febbraio 2006. Si tratta di una struttura centralistica, rigidamente verticale, che ha avocato competenze che appartenevano a un pulviscolo di enti territoriali: dai comuni ai consorzi di bonifica, assumendone comunque di nuovi, sulle linee della legge Galli. Come altri organi regionali di recente istituzione è retta da logiche di sottogoverno, tese a garantire la stabilità del personale politico a dispetto degli eventi. In questo senso non differisce tanto dagli enti regionali di un tempo: l’Ems, l’Eas, altri ancora. Per contenere lo scandalo che andava montando nel paese, si è adottato un escamotage singolare, inteso a bilanciare di fatto i poteri nell’Agenzia. Nel 2008 è stato posto per legge un tetto di 250 mila euro ai compensi dei burocrati, ma, contestualmente, è stato deciso di affiancare a Crosta tre consiglieri, perché tutti i partiti di governo potessero essere rappresentati. La scelta è caduta quindi su Giuseppe Infurna, ex deputato regionale di An, Rossella Puglisi, già candidata per l’Udc alle politiche del 2008, Guglielmo Scammacca, ex assessore regionale ai Lavori Pubblici: quest’ultimo poi sostituito, per riequilibrare le influenze, da Giovanni Cappuzzello, già candidato Mpa alle politiche. In tale vicenda, che ha visto in palio oltre un miliardo di euro, Felice Crosta, prima da vice commissario per l’emergenza rifiuti, poi da presidente dell’Arra, è andato muovendosi in realtà con spesse motivazioni. Nel 2003 ha siglato personalmente la convenzione con le compagini vincitrici, di cui ha avuto modo di conoscere da vicino caratteri, progetti, apparentamenti. Le anomalie degli appalti che alcuni anni dopo sarebbero state riscontrate in sede comunitaria non poterono essere quindi frutto del caso. Richiamano bensì degli atteggiamenti. E la cosa tanto più appare indicativa, di un clima se non altro, se si tiene conto di alcune realtà economiche incastonate in quelle cordate aggiudicatarie, che reclamano oggi una penale di 200 milioni di euro per l’annullamento degli accordi. Si tratta della Emit, che fa capo alla famiglia Pisante, e della Altecoen, che riconduce al medesimo gruppo oltre che all’imprenditore Pietro Gulino di Enna. La prima risulta presente negli appalti per i termovalorizzatori di Palermo e Casteltermini, sotto la guida della Actelios del gruppo Falck. La seconda figura nel cartello aggiudicatario dell’inceneritore di Augusta, guidato ancora da Actelios, mentre costituisce un pezzo forte del consorzio Sicil Power, che si è aggiudicata l’appalto dell’inceneritore di Messina. A fare la differenza sono comunque due dettagli. Sia i Pisante sia Gulino recano un passato giudiziario importante. I primi, che proprio con l’imprenditore ennese sono stati dentro l’affare dei rifiuti di MessinAmbiente, finito in scandalo con numerosi arresti, risultano inseriti in modo strategico, con presenze quindi a tutto campo, nell’altro ambito interessato dall’Arra: quello dell’acqua. Ebbene, tutto questo, ancora una volta, non può essere considerato casuale.  Nel 2003 è entrata in campo la multinazionale francese Veolia. Tale società aveva già stretto un patto di ferro con i Pisante, attraverso la condivisione del pacchetto azionario della Siba, che aveva assunto gestioni di acqua e depuratori lungo tutta la penisola. Volgendosi alla Sicilia, recava quindi buone ragioni per fare cordata con l’alleato pugliese, che peraltro, proprio nell’isola recava interessi e referenti. Pure con questi ultimi, beninteso, la multinazionale ha dovuto fare i conti. Si è ritrovata a interloquire infatti con il Gulino di Altecoen e ha dovuto riconoscere spazi di tutto rispetto al nisseno Di Vincenzo. In tali termini si compiva quindi, nel 2004, la maggiore esperienza di privatizzazione dell’acqua nell’isola, con il passaggio degli acquedotti dall’Eas a Sicilacque. Nell’aprile 2004, Salvatore Cuffaro dichiarava solennemente che la privatizzazione era ormai pressoché fatta e l’emergenza in via di superamento. Ma le aspettative di un iter veloce e confortevole della prima sono durate poco. L’istituzione dell’Agenzia è apparsa la risposta idonea. E in una certa misura lo è stata, se è riuscita, appunto, ad avocare a sé poteri, a stabilire quindi regole e direzioni di marcia in tutto il territorio regionale. Non si è tenuto tuttavia conto di talune situazioni sul terreno, che sono andate facendosi sempre più magmatiche. Non si tratta solo dei ricorsi al Tar, che nella definizione degli appalti sono diventati una consuetudine. Né delle direttive comunitarie, che pure hanno costituito uno scoglio difficile, talora addirittura insuperabile. È maggiormente lungo il perimetro degli Ato che il disegno strategico di Crosta è andato impigliandosi. A partire dagli Ato stessi. Ne sono risultati 27, che contano ben 189 consiglieri d’amministrazione. In sintonia con contraenti privati, sotto comunque le direttive dell’Arra, le autorità di Ambito avrebbero dovuto mettere ordine nei servizi idrici e nel ciclo dei rifiuti, invece su entrambe le linee si è finiti in piena calamità. In ultimo, l’intera macchina degli Ato è entrata in crisi, fino al limite del dissesto, con un indebitamento complessivo di quasi un miliardo di euro, non tanto per le difficoltà economiche degli enti locali di riferimento, pur significative, quanto per i modi in cui ha gestito le proprie economie, a partire dalle spese di funzionamento, che non costituiscono beninteso le maggiori. Alcuni numeri al riguardo sono eloquenti: solo i 189 consiglieri di amministrazione costano ai comuni circa 12 milioni di euro l’anno; una somma analoga viene destinata a incarichi di consulenza; qualche milione viene speso addirittura per le auto blu.  L’Agenzia di Crosta è andata portandosi, come è evidente, su un terreno critico. Alle emergenze che ne hanno garantito la sopravvivenza e il potere, se ne sono aggiunte infatti altre, meno controllabili, tanto più in tempi di recessione. D’altra parte, restano impegnative le pretese del privato, entro cui insistono a influire le ipoteche della tradizione. Garante di un sistema che ha incluso ed escluso, l’Arra ha sempre rispettato i patti con i contraenti, visibili e sottintesi. Ne danno conto i capitoli di spesa della Regione, l’impiego di fondi europei, la concessione a certe condizioni del patrimonio pubblico, la condivisione o la tolleranza di taluni stati di fatto. Con l’apporto decisivo degli Ato e non solo, ha finito quindi con il rendere sistema, più ancora che in passato, lo spreco di risorse. Mentre si consuma allora il fallimento del piano rifiuti, Felice Crosta può trovare confacente siglare un accordo con Actelios e Sicil Power, con cui viene stabilito in 200 milioni di euro la somma che dovrà essere pagata alle medesime a titolo di penale per l’annullamento dell’appalto degli inceneritori: un importo, appunto, che lascia tanto dubitare. A dispetto dell’obbligo di astensione, l’Arra trova altresì confacente proporre nuovi bandi di gara, che violano di fatto l’obbligo di esecuzione della sentenza della Corte di Giustizia Ue, oltre che i princìpi della libera concorrenza. E ancora, di concerto con la Regione, che intanto ha dovuto farsi carico dei 540 milioni di debiti accumulati dall’Eas, trova congruo che gli indebitamenti degli Ato vengano risanati, come è avvenuto nel caso di Simeto Ambiente, con i fondi delle autonomie locali.  Le denunce si moltiplicano. In numerosi centri la protesta, che sempre più riunisce l’intera banda delle emergenze, giunge a coinvolgere sindaci ed esponenti degli stessi partiti che governano la Regione. Su tali sfondi trova senso allora la decisione di sciogliere l’Agenzia, presa dall’Ars il 28 novembre 2008, su proposta del consigliere Giuseppe Laccoto del Pd. Il termine delle operazioni di chiusura è stato fissato nel 31 dicembre 2009, dopo cui è prevista l’entrata in funzione di un Dipartimento delle acque e dei rifiuti presso il nuovo assessorato dell’Energia. Ma per il sistema vigente è scoccato realmente l’inizio della fine?  Non può tuttavia scomparire senza che se ne avvertano serie risonanze. Crosta, in particolare, si è assunto l’onere di condurre in porto progetti che restano largamente irrisolti. Esistono servizi idrici da assegnare in aree importanti, come quelle di Messina e Trapani. La problematica dei termovalorizzatori rimane appunto nelle secche. (fonte “L’isola possibile”, rivista siciliana che esce in allegato a “Il Manifesto”, dove è stata pubblicata l’inchiesta di Carlo Ruta “Logiche di un potere siciliano. L’Arra di Felice Crosta” di cui riportiamo ampi stralci)

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