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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 255

Posts Tagged ‘poveri’

Reddito di emergenza: Non dimentichiamo i poveri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 maggio 2020

Caritas Italiana ha auspicato sin dall’inizio la necessità di introdurre, in questa fase così delicata per il nostro paese, il Reddito di Emergenza (Rem) per non lasciare indietro nessuno, garantendo e tutelando tutti, quindi ogni persona, a partire da quelle più fragili e più deboli. Nella consapevolezza che – come ci ha ricordato Papa Francesco – “il conto più pesante della pandemia lo pagano i poveri”.Occorre dunque una misura straordinaria, a tempo, costruita per raggiungere, nel modo più semplice e rapido possibile, chiunque sia in difficoltà e non riceva altri interventi pubblici. A rafforzare la convinzione che una misura così disegnata sia urgente e importante sono le situazioni di bisogno che le Caritas intercettano quotidianamente sui territori da quando l’emergenza Covid-19 è esplosa: l’aumento considerevole di nuove famiglie e persone che si rivolgono ai nostri centri e servizi, condizioni di vulnerabilità che rischiano di far scivolare in povertà altre centinaia di migliaia di persone, se non si interverrà tempestivamente.Caritas Italiana si fa pertanto voce delle 218 Caritas diocesane che vivono con trepidazione l’attesa del nuovo Decreto governativo, che conterrà le indicazioni in materia di Rem. Esprime la propria preoccupazione sulle effettive caratteristiche che assumerà la misura in via di elaborazione, auspicando che vada nella giusta direzione. In ogni caso, come già fatto in passato, Caritas Italiana assicura la propria disponibilità a una piena collaborazione nei territori affinché l’attuazione del Rem si realizzi nel modo migliore possibile.

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Nuovi poveri e nuove risposte, in un monitoraggio Caritas

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

Caritas Italiana, fin dai primi giorni dell’emergenza Covid-19, ha intensificato il contatto e il coordinamento di tutte le 218 Caritas diocesane in Italia, svolgendo un ruolo di collegamento, informazione, animazione e consulenza. Grazie al suo essere radicata nel territorio e punto di riferimento per i più poveri, ha mantenuto la regia di quella cultura della prossimità e della solidarietà che da sempre promuove.In questo quadro rientra una prima rilevazione nazionale condotta dal 9 al 24 aprile. L’indagine, attraverso un questionario strutturato destinato ai direttori/responsabili Caritas, ha permesso di esplorare: come cambiano i bisogni, le fragilità e le richieste intercettate nei Centri di ascolto e/o servizi Caritas; come mutano gli interventi e le prassi operative sui territori; quale è l’impatto del Covid-19 sulla creazione di nuove categorie di poveri, ma anche su volontari e operatori. I dati del primo monitoraggio si riferiscono a 101 Caritas diocesane, pari al 46% del totale.Si conferma, come anticipato nei giorni scorsi, il raddoppio delle persone che per la prima volta si rivolgono ai Centri di ascolto e ai servizi delle Caritas diocesane rispetto al periodo di pre-emergenza.
Cresce la richiesta di beni di prima necessità, cibo, viveri e pasti a domicilio, empori solidali, mense, vestiario, ma anche la domanda di aiuti economici per il pagamento delle bollette, degli affitti e delle spese per la gestione della casa. Nel contempo, aumenta il bisogno di ascolto, sostegno psicologico, di compagnia e di orientamento per le pratiche burocratiche legate alle misure di sostegno e di lavoro.Un dato confortante è il coinvolgimento della comunità e l’attivazione solidale che nel 76,2% delle Caritas monitorate ha riguardato enti pubblici, enti privati o terzo settore, parrocchie, gruppi di volontariato, singoli.Un fiorire di iniziative percepito anche a livello nazionale. A partire da Papa Francesco che ha donato 100mila euro per un primo significativo soccorso in questa fase di emergenza, e dalla Conferenza Episcopale Italiana che ha messo a disposizione un contributo di 10 milioni di euro dai fondi dell’otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica. A tutto questo si affianca la risposta alla campagna Caritas “Emergenza coronavirus: la concretezza della carità”, che ha raccolto finora più di 1,9 milioni di euro da parte di 3.760 offerenti. Oltre alle donazioni di singoli, si registrano quelle di aziende, imprese, comunità, parrocchie e altre Caritas nazionali.Il monitoraggio svolto conferma che nel 59,4% delle Caritas sono aumentati i volontari giovani, under 34, impegnati nelle attività e nei servizi, che hanno consentito di far fronte al calo degli over 65 rimasti inattivi per motivi precauzionali. Purtroppo 42 tra volontari e operatori sono risultati positivi al Covid19 in 22 Caritas diocesane e in 9 Caritas si sono registrati 10 decessi.Di fronte al mutare dei bisogni e delle richieste, sono cambiati o si sono adattati anche i servizi e gli interventi, in particolare: i servizi di ascolto e accompagnamento telefonico con 22.700 contatti registrati o anche in presenza negli ospedali e nelle Rsa; la fornitura di pasti da asporto e consegne a domicilio a favore di più di 56.500 persone; la fornitura di dispositivi di protezione individuale e di igienizzanti a circa 290.000 persone; le attività di sostegno per nomadi, giostrai e circensi costretti alla stanzialità; l’acquisto di farmaci e prodotti sanitari; la rimodulazione dei servizi per i senza dimora; i servizi di supporto psicologico; le iniziative di aiuto alle famiglie per smart working e didattica a distanza; gli interventi a sostegno delle piccole imprese; l’accompagnamento all’esperienza del lutto.A tutto questo si aggiungono le strutture edilizie che le Diocesi hanno destinato a tre categorie di soggetti: medici e/o infermieri, persone in quarantena e persone senza dimora. Ad oggi sono 68 le strutture per quasi 1.450 posti messe a disposizione della Protezione civile e del Sistema Sanitario Nazionale da parte di 48 Diocesi in tutta Italia. A queste si sommano altre 46 strutture, per oltre 1.100 posti in 34 Diocesi, disponibili per persone in quarantena e/o dimesse dagli ospedali e più di 64 strutture per oltre 1.200 posti in 42 diocesi per l’accoglienza aggiuntiva di persone senza dimora, oltre all’ospitalità residenziale ordinaria.È questo il volto bello e solidale dell’Italia che non si arrende. La concretezza della carità.

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Aumentano i nuovi poveri

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 aprile 2020

Un aumento in media del +114% nel numero di nuove persone che si rivolgono ai Centri di ascolto e ai servizi delle Caritas diocesane rispetto al periodo di pre-emergenza coronavirus. È il dato allarmante che risulta da una prima rilevazione condotta a livello nazionale su 70 Caritas diocesane in tutta Italia, circa un terzo del totale.Caritas Italiana, in accordo con la Segreteria generale della Conferenza Episcopale Italiana della quale è organismo pastorale, fin dai primi giorni dell’emergenza ha intensificato il contatto e il coordinamento di tutte le 218 Caritas diocesane in Italia, a partire da quelle del nord più immediatamente colpite dalla diffusione del coronavirus. Coordinamento che continua anche attraverso questa rilevazione, in un’ottica anche di cura della rete e rafforzamento delle relazioni.Le Caritas diocesane interpellate hanno evidenziato nella quasi totalità dei casi un aumento nelle segnalazioni dei problemi di occupazione/lavoro e di quelli economici. Il 75,7% di esse segnala anche un incremento dei problemi familiari, il 62,8% di quelli d’istruzione, il 60% di salute, anche in termini di disagio psicologico e psichico, e in termini abitativi. Vengono poi indicati anche nuovi bisogni, come quelli legati a problemi di solitudine, relazionali, anche con risvolti conflittuali, ansie e paure, disorientamento e disinformazione.Allo stesso tempo, si registra un aumento rispetto alle richieste di beni e servizi materiali – in particolare cibo e beni di prima necessità, con la distribuzione di pasti da asporto/a domicilio, sussidi e aiuti economici a supporto della spesa o del pagamento di bollette e affitti, sostegno socio-assistenziale, lavoro e alloggio. Cresce anche la domanda di orientamento riguardo all’accesso alle misure di sostegno, anzitutto pubbliche, messe in campo per fronteggiare l’emergenza sanitaria, di aiuto nella compilazione di queste domande e la richiesta di dispositivi di protezione individuale (mascherine, guanti, etc.), che sono già stati distribuiti a circa 40.000 beneficiari.
Ad oggi sono 68 le strutture per quasi 1.450 posti messe a disposizione della Protezione civile e del Sistema Sanitario Nazionale da parte di 48 Diocesi in tutta Italia. A queste si sommano altre 45 strutture, per oltre 1.000 posti in 33 Diocesi, disponibili per persone in quarantena e/o dimesse dagli ospedali e più di 64 strutture per oltre 1.200 posti in 42 diocesi per l’accoglienza aggiuntiva di persone senza dimora, oltre all’ospitalità residenziale ordinaria.

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Dai ricchi più ricchi ai poveri più poveri, dalla medicina al sociale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Finché ci faremo condizionare da queste posizioni divergenti, non si potrà assicurare al genere umano, nonostante i progressi della medicina, un avvenire sicuro e, ovviamente, in buona salute. È un aspetto che, per quanto mi appare ovvio e persino superfluo doverlo ribattere, va di continuo sottolineato proprio perché una larga fetta della classe dirigente dei paesi più evoluti si lascia facilmente sedurre dalle sirene dei facili profitti e sovente si finge d’ignorare che qualcuno alla fine debba pagarne il prezzo in vite umane. L’assistenza sanitaria, e la prevenzione che si collega, dovrebbe, per contro, avere la precedenza, su ogni altro progetto umano. Non vi è dubbio, infatti, che il mantenimento dello stato di salute in condizioni ottimali resti la risposta più adeguata per assicurare alle future generazioni un avvenire più tranquillo. È una scelta di campo ovvia per quanto diamo l’impressione che non sia del tutto scontata con i nostri comportamenti contraddittori. Il pianeta terra ha molte risorse ed anche una grande capacità di recupero ma occorre tempo perché le ferite che le provochiamo possano rimarginarsi. Prudenza vorrebbe che non ci lasciassimo sedurre del “tutto e subito” e coltivassimo il nostro campicello dei desideri cum grano salis.
Sull’origine della vita sulla terra e sul destino che potrà esserci, in un futuro più o meno lontano, noi possiamo formulare solo delle ipotesi e non di sicuro delle certezze. Tra queste formulazioni vi potrà essere quella che è la più plausibile per il nostro punto di vista e per le conoscenze scientifiche che disponiamo, ma non è detto che questo punto di vantaggio costituisca un titolo per porre fine la disputa e appagarci. Tutt’altro.
Analisi e psicanalisi, psicosintesi e sinderesi, ritrovano i nostri atti distribuiti non soltanto lungo il pentagramma classico attraverso cui si modula, per varie frequenze, la moralità; trovano note, elementi, frammenti al di qua e di là dalle righe.
Scopriamo in tal modo che la nostra libertà reale subisce una serie di vincoli, tanto più complessi quanto più scendiamo nei livelli della corporeità o della natura cosmo logicamente intesa. Nel medesimo tempo scopriamo che la nostra libertà si fa tanto più consapevole quanto più ci avviciniamo alle alte frequenze dello spirito: come disse Aurelio Agostino in quel suo famoso aforisma “ama et fac quod vis”. Dobbiamo, quindi, credere per ritagliarci un futuro migliore e sapere da esso trarre il giusto insegnamento che ci fa distinguere il caduco dall’eterno. Molte speranze sono state riposte associando il progresso ottenuto, in questi ultimi anni, alla svolta temporale che ci offre il giro di boa del ventesimo secolo introducendoci nel ventunesimo. Non si tratta, ovviamente, di una questione per la quale gli esseri umani potevano soprassedere nel secolo decorso, ma è reso urgente nell’attuale. Il problema che si prospetta è un altro.
Noi, troppo a lungo, abbiamo esitato nel riservare l’attenzione necessaria alla tutela della salute individuale e collettiva. L’errore più grave è che abbiamo alterato la scala dei valori, dando priorità ai succedanei, e non a quelli veri e autentici. Ci siamo avvitati intorno alle logiche del consumismo e ai suoi apparentamenti più coinvolgenti, ma anche più precari. Abbiamo trasformato l’essere umano in una macchina per fare soldi, per ottenere una posizione di prestigio nel mondo, per avere successo, per dominare e abbiamo, nonostante tutto, fatto finta di non accorgerci che è stato pagato un prezzo che, per quanto riguarda i diretti interessati, non si è rivelato subito ma che si è espresso con maggiore rapidità ed anche visibilità in quella parte dei nostri simili che abbiamo considerato, con non poca arroganza, dei perdenti. La salute è stata uno dei punti più deboli del nostro modello di società. Si è arrivati al punto da non volerla assicurare a chi non ha la possibilità di pagarla lautamente. Pensiamo al sistema sanitario esistente negli U.S.A. (Riccardo Alfonso)

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Dalla Chiesa di tutti, dalla chiesa dei poveri

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2020

I credenti ma anche i non credenti, gli agnostici, vivono questo tempo sconvolti dagli eventi e le ricorrenze solenni sono proprio quelle che richiamano l’attenzione dei fedeli e non solo. Sono un ulteriore momento di riflessione perché viene a mancare il sentire umano nel calore di una stretta di mano e di un abbraccio. Cogliamo l’occasione, dalla lettera che ci è pervenuta dalla Chiesa di ti tutti, dalla chiesa dei poveri, per leggere e riflettere: “Non si può celebrare impunemente questa Pasqua senza chiedersi il significato dell’oceano di sofferenze in cui è oggi immerso tutto il mondo e senza chiedersi il significato della Pasqua stessa. Di per sé l’evento che ha dato origine alla Pasqua è stato un evento di ordinaria violenza, storicamente irrilevante, (infatti non annotato dagli storici di allora), in quanto simile a infinite altre sofferenze e morti inflitte nel tempo, di condanna in condanna, di genocidio in genocidio, fino ad ora. E nemmeno la sua ragione era inusuale, ma anzi del tutto comune, come risulta dalla motivazione di un presunto interesse generale, datane da Caifa, per cui occorreva “far fuori quest’uomo”, come papa Francesco ha riassunto la situazione nell’omelia a Santa Marta, con un efficace linguaggio non religioso che sarebbe piaciuto a Bonhoeffer. Quella che infatti veniva messa in campo era una “ragion di Stato”, come poi sarebbe avvenuto infinite altre volte nella storia. Gesù secondo il Sinedrio avrebbe messo a rischio il rapporto con gli odiati occupanti romani, i quali sarebbero venuti e avrebbero distrutto il tempio e la nazione. Dunque nella percezione degli Ebrei si trattava di un pericolo da togliere (“è bene che un uomo solo muoia per il popolo e non vada in rovina la nazione intera”), non di un sacrificio espiatorio da offrire in olocausto. La lettura della uccisione di Gesù come un sacrificio è una lettura cristiana, che viene dalla assimilazione mistica di Gesù al servo sofferente.
Perché dunque un evento storicamente così ordinario e seriale ha avuto un impatto così potente da dividere in due fasi la storia anche profana del mondo, e da essere registrato come dirompente anche da parte di chi non condivide la fede nella resurrezione?
Bisogna tornare a Caifa, che l’evangelista Giovanni, riconoscendone l’autorità come sommo sacerdote, considera come un profeta suo malgrado: egli “profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi”.
Di tale profezia non si è realizzata la prima parte, perché in effetti i Romani vennero e distrussero il tempio e la nazione, ma si realizzò invece la seconda, perché l’abbraccio di Dio fu riconosciuto come esteso dagli Ebrei a tutte le genti.
Ora questo è avvenuto precisamente perché accettando la morte Gesù ha decostruito, e invalidato per sempre, inchiodandola alla croce, la legge (“il chirografo”, lo chiama Paolo) del sacrificio. Era l’ideologia per la quale la sofferenza e la morte erano tributate a Dio come espiazione per i peccati, cosa questa che, superati i sacrifici umani, era rappresentata nel sacrificio del capro espiatorio, e ritualmente dell’agnello pasquale. Questa costruzione umana che faceva di Dio colui che riceveva soddisfazione e lode dal dolore, diventava impossibile a concepirsi nel momento in cui ad addossarsi i peccati era Dio stesso e a patire era quello stesso Dio a cui quel patimento sarebbe stato dovuto. Già Dio lo aveva fatto sapere: “Misericordia voglio e non sacrifici”, ma Gesù lo rende irrefutabile col rivelare il proprio rapporto col Padre. Egli non dice solo: “Quello che farete a uno di questi piccoli lo farete a me”, ma dice anche: quello che fate a me lo fate al Padre. Questo è infatti il tema della controversia con i capi dei sacerdoti e i farisei, il suo rapporto col Padre: “Io e il Padre siamo una cosa sola”; e questo è ciò che poté essere espresso poi nella formula cristologica “Unus de Trinitate passus est”. Da quel momento nessun sacrificio si può imputare a Dio, nessuna morte può essere inflitta a suo nome, nessuna sofferenza può essere causata per piacere a lui, e non solo le sofferenze imposte agli altri ma anche quelle inflitte a se stessi, cosa lontanissima dalla comprensione di un san Pier Damiani che afflisse tutta la Chiesa spargendo l’idea di un’ascesi autopunitiva selvaggia.
E proprio questa è la buona notizia, non c’è alcuna sofferenza che possa essere ricondotta a un compiacimento di Dio; e poiché Dio è il bene, nessuna sofferenza può essere inflitta a fin di bene, la pena di morte è ormai condannata anche dal catechismo. Certamente la sofferenza resta, e molto si impara nel soffrire, e talvolta essa dilaga, senza responsabilità di alcuno; e c’è pure una sofferenza che è la conseguenza non voluta di scelte e comportamenti giusti e necessari; ma nessuna sofferenza può essere voluta direttamente in quanto tale o imposta per se stessa. Ad esempio oggi la sofferenza causata dalle misure prese contro il virus è grande, ma essa è la condizione e l’effetto indesiderato della lotta contro la pandemia, non è certo voluta da chi l’impone. Così come l’ostinazione di tenere la gente in carcere, il chiedere “che sia fatta giustizia”, il pensare che non sia fatta giustizia finché il reo non soffra e non pareggi così il suo debito, cioè fino a quando non scatti la vendetta, pur civilizzata perché fatta dallo Stato, è un’aberrazione.
Ma c’è un altro risvolto della profezia di Caifa. L’elezione divina di Israele si è estesa a tutti i popoli. E che ne è della terra, la cui promessa era legata a quell’elezione? Non è più promessa? Si, resta la promessa, ma anch’essa ormai è estesa a tutta la Terra; essa non riguarda più la sola terra di Canaan offerta a un solo popolo, a esclusione di altri, bensì è la promessa di tutta la Terra a tutta l’umanità nel suo insieme; nessuno può più rivendicare possessi esclusivi, l’unità della comunità umana annunciata dalla Pasqua, porta con sé anche l’unità della Terra, promessa non più a un solo popolo ma a tutti, una Terra risanata dove scorra latte e miele, dove si costruiscano case e si possano abitare, si piantino vigne e se ne possa godere il frutto, in cui si possa vivere liberi e nessuno sia più straniero.
Nel sito http://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it pubblichiamo un appello di intellettuali e teologi per una innovativa gestione della crisi da coronavirus, un documento di “Noi siamo Chiesa” sugli insegnamenti e le novità portate dalla pandemia, anche in ordine alla vita della Chiesa, e una vecchia riflessione finora inedita di Carlo Ferraris sul duplice segno dell’eucarestia e della lavanda dei piedi.
A tutti un caro augurio di una santissima Pasqua http://www.chiesadituttichiesadeipoveri

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Italia: Siamo poveri o ricchi?

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

Secondo l’Istat, nel nostro Paese ci sono 5 milioni di poveri assoluti, ma coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza sono 2,4 milioni, meno della metà dei poveri assoluti dichiarati, il che significa che solo il 4% della popolazione è povera assoluta; non va bene, ovviamente, ma questa diversità di numeri è dovuta alla modalità di ricerca, infatti, è basata sulla dichiarazione delle persone sui propri consumi, non sul reddito o sul patrimonio. Il tasso di disoccupazione è del 9,7%, quindi alto. C’è poca offerta di lavoro, si dice, ma l’economia non osservata, vale a dire in nero, vale circa 211 miliardi di euro, una cifra enorme; significa che quel 9,7% di disoccupati non è reale, è minore, perchè quando si lavora, in tutto o in parte, in nero non si è inclusi in quella percentuale.Il mercato finanziario è asfittico, si dice, ma la borsa italiana quest’anno è cresciuta del 31% (indice FTSE MIB), una performance che ci pone al primo posto in Europa.Non si arriva a fine mese, si dice, ma ci sono 1.400 miliardi in contanti e depositi bancari e la ricchezza netta delle famiglie italiane, mobiliare e immobiliare, è maggiore di quella dei tedeschi, ed è pari a 9.743 miliardi di euro, dei quali 4.374 miliardi in attività finanziarie. Vero è che la ricchezza non è distribuita omogeneamente ma, ricordiamo, che le famiglie detengono il 92% del valore del patrimonio residenziale complessivo e la disponibilità di terreni coltivati è per quasi il 90% di proprietà delle famiglie. Siamo abbandonati dallo Stato, si dice, ma spendiamo il 52% del bilancio pubblico in welfare, cioè, pensioni, sanità e assistenza. Tutto bene, dunque? No, ovviamente, lo abbiamo già scritto e non vogliamo ripeterci, giacchè l’elenco sarebbe lungo, ma prendiamo atto dei numeri e invitiamo a prestare attenzione a chi ha più bisogno di noi. Non solo a Natale. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Quarantenni: sempre più poveri e infelici a causa del lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 dicembre 2019

Il lavoro operaio è in via di estinzione. E fin qui niente di nuovo. Ma ciò che sorprende, e un po’ spaventa, è il dato relativo al lavoro impiegatizio e manageriale: nel prossimo decennio infatti anche gli impiegati e i manager saranno ridimensionati nella stessa misura degli operai.Secondo uno studio di Domenico De Masi, professore emerito di sociologia del lavoro presso l’università La Sapienza di Roma, a causa dell’automazione nei prossimi anni ci sarà un calo drastico dell’occupazione sia di operai che di impiegati.Si stima infatti in circa 4 milioni i posti di lavoro che saranno sostituiti dai robot, e rimpiazzati dagli algoritmi.Dati ben peggiori quelli diffusi dallo studio di McKinsey, “A Future That Works: Automation, Employment, and Productivity”, che prevede per l’Italia la metà dei posti di lavoro, cioè circa 11 milioni di posti, andare in fumo.A pagarne di più il prezzo i quarantenni di oggi, stretti nella morsa di una crisi che è anche culturale. Una generazione di mezzo, costretta tra quella dei padri analogici e quella dei figli digitali, definita dei “tardivi digitali“. Una generazione di eterni precari, imprigionati tra i vecchi che hanno beneficiato dei “bei tempi andati” e i giovani che vivono incollati allo smartphone senza colpo ferire.Cosa accadrà quindi ai quarantenni di oggi? E quali mosse serviranno già a partire dal 2020 per non rimanere completamente fuori dal mercato?A rispondere a queste domande Carlo D’Angiò, ricercatore e studioso della materia da oltre 25 anni, nel video documentario «I quarantenni e il lavoro». Una sintesi cruda ma efficace di una serie importante di dati, interviste e informazioni tecniche e socio-economiche, raccolti per questo contenuto di straordinaria visione.“Operai e impiegati non serviranno più al sistema; tuttavia, c’è una nuova figura professionale che non può essere sostituita dalla tecnologia. Ed è proprio questa figura, verso cui dovrebbero orientarsi i quarantenni di oggi, trasversale nei ruoli e nei mercati, che occuperà lo scenario del lavoro nei prossimi anni” dice D’Angiò.Per capirne di più si rimanda alla visione del documentario «I quarantenni e il lavoro», disponibile gratuitamente online alla pagina https://phoenix.carlodangio.academy/documentario-i-quarantenni-e-il-lavoro.

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“Con il Cuore, nel nome di Francesco”

Posted by fidest press agency su domenica, 9 giugno 2019

Assisi Lunedì 10 giugno 20.35 su Rai1, dalla piazza Inferiore della Basilica di San Francesco. Ritorna la gara di solidarietà dei frati del Sacro Convento di Assisi “Con il Cuore, nel nome di Francesco”. Quest’anno verranno aiutate le mense francescane in Italia, i bambini portatori di handicap in Africa e i giovani delle periferie del mondo che non hanno accesso a strutture sociali, educative e sanitarie. Carlo Conti condurrà, lunedì 10 giugno alle 20.35 su Rai1, in diretta dal sagrato della Basilica di San Francesco d’Assisi, la serata benefica che da 17 anni aiuta e sostiene chi soffre e chi si trova in difficoltà.L’evento solidale vedrà la partecipazione di Giovanni Allevi, Amara, Renzo Arbore e l’Orchestra Italiana, Enrico Brignano, Pierdavide Carone, Simone Cristicchi, Dear Jack, Andrea Griminelli, Gio di Tonno, Fiorella Mannoia, Antonio Mezzancella, Fabrizio Moro, Nek, Enrico Nigiotti, Piccolo Coro dell’Antoniano, Francesco Renga, Carly Paoli, Paola Turci e Paolo Vallesi, tutti uniti per una causa comune: ridare un sorriso a chi lo ha perduto.”I poveri sono la chiave di lettura della nostra umanità, – ha dichiarato il direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, padre Enzo Fortunato – il ‘termometro’ attraverso il quale possiamo misurare la nostra esistenza e capire se siamo in grado di accogliere, comprendere e guardare con compassione ed inclusività l’altro. Questo’termometro’ ci dirà se siamo ancora uomini con un cuore che batte oppure un esercito di macchine senza anima. Sarà presenta alla serata – ha concluso padre Fortunato – anche l’Amministratore Delegato Rai, Fabrizio Salini”.Carlo Conti ha presentato gli artisti che saliranno sul palco, annunciando anche “tante testimonianze. E poi il pubblico che ci darà – ha sottolineato – il calore, l’affetto per realizzare una serata proprio con il cuore. Sarà un appuntamento in cui il giorno dopo non si va tanto a guardare lo share, ma quello che ci interessa è il numero della raccolta fondi che anche quest’anno andrà principalmente alle mense francescane. A questo proposito, nel corso della serata, faremo un collegamento con Marco di Buono che è a Milano e che ci racconterà la realtà di queste mense”. Simone Cristicchi, che sarà uno dei protagonisti della serata, ha detto di essersi “interrogato a lungo sulla figura di Francesco. Sono andato a visitare i suoi luoghi: l’ultimo è stato l’eremo della Verna un luogo magico intriso di grande energia. Mi sono anche chiesto – ha aggiunto l’artista – che cosa ci può dire quest’uomo oggi. Cosa può dire a una umanità stanca. Non vedo gente cattiva, ma vedo una umanità stanca. Un caro amico, don Luigi Verdi dice ‘L’umanità oggi non è stanca perché ha camminato tanto, ma perché ha smesso di camminare’. Una analisi lucida”.L’evento che unisce musica, cultura e spiritualità vedrà la partecipazione di artisti della musica italiana e testimoni di solidarietà e fraternità come quella del calciatore della Lazio, Francesco Acerbi, che racconterà come la fede lo ha aiutato a seguito di una grave malattia; quella di Suor Rita Giaretta che da 25 anni lavora per la difesa e la reintegrazione di tante giovani donne sfruttate; quella di Ayric Hajilou Manouchehr, cristiano evangelico, fuggito dall’Iran insieme alla mamma e alla sorella per motivi religiosi; quella Don Dante Carraro, direttore di “Medici con l’Africa Cuamm”, sacerdote e medico, che parlerà di uno degli obbiettivi della raccolta di quest’anno: la costruzione di un reparto di pediatria in Sud Sudan.Claudio Cutuli per l’ottavo anno al fianco dei frati di Assisi e di “Con il Cuore, nel nome di Francesco”. Il Maestro tintore ha realizzato, per l’occasione, un foulard che riproduce la “Predica agli uccelli”, affresco della Basilica Superiore di San Francesco d’Assisi, utilizzando un filato di soia e stampato con pigmenti naturali. Anche quest’anno l’evento solidale andrà in onda, in diretta radiofonica, su Rai Radio1 con la conduzione affidata a Gian Maurizio Foderaro e a Marcella Sullo.Sarà possibile sostenere la campagna di solidarietà dei frati del Sacro Convento di Assisi, per poveri e dimenticati in Italia e nel mondo, con SMS e chiamate da rete fissa al 45515 dal 1° giugno al 1° luglio. Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulare Wind Tre, TIM, Vodafone, PosteMobile, Iliad, Coop Voce e Tiscali. Oppure dona 5 euro al 45515 per ciascuna chiamata da rete fissa TWT, Convergenze, PosteMobile e di 5 o 10 euro da rete fissa TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb e Tiscali.L’iniziativa è promossa dal Sacro Convento di Assisi e dall’Istituto per il Credito Sportivo. Alla sua realizzazione hanno contribuito Fria, Poste Italiane e TIM. La produzione del programma “Con il Cuore, nel nome di Francesco” è affidata alla Rai con il patrocinio di Regione Umbria, Provincia di Perugia e Comune di Assisi.

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Donare il Natale ai poveri, agli anziani soli, ai senzatetto, alle famiglie in difficoltà

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 dicembre 2018

Come da tradizione, in Italia, il Pranzo di Natale avrà un menù composto da antipasto, lasagne, polpettone e verdure, frutta fresca, panettone e spumante, caffè e cioccolatini. Inoltre tutti gli ospiti, che sono conosciuti dai volontari, riceveranno dei regali personalizzati: oggetti utili come coperte e sacchi a pelo, radio, indumenti vari, prodotti per l’igiene personale, zainetti, borsoni, ma anche alimenti e dolci, tutti doni “pensati” appositamente per ciascuno di loro.
Un Natale, dunque, straordinario quello che ogni anno raduna davanti alla tavola delle feste tutti i poveri che la Comunità sostiene ed aiuta durante il corso dell’anno, oltre alle tante persone – come anziani soli, famiglie in difficoltà, persone senza fissa dimora – che si aggiungono per festeggiare assieme quella che Francesco di Assisi chiamava “la festa delle feste”. Un modo per essere vicini a chi è in difficoltà nel giorno in cui tutti cercano una famiglia con cui fare festa, ma anche un forte messaggio di solidarietà rivolto all’Italia perché le nostre città siano più umane e vivibili per tutti, a partire da chi ha più bisogno, pensando anche che, oggi, in Italia – secondo i calcoli dell’Istat – vivono oltre 5 milioni sotto la soglia della povertà assoluta, un numero che è drammaticamente cresciuto negli ultimi anni. Molti di loro sono anziani in serie difficoltà economiche e abitative.
Era il 25 dicembre del 1982 quando, a Roma, un piccolo gruppo di 20 persone – tra cui anziani soli e persone senza fissa dimora – venne accolto attorno ad una tavola imbandita nella Basilica di Santa Maria in Trastevere. Sono passati più di 35 anni da quel primo pranzo: da allora la tavola di Natale si è “allargata” sempre più e, lo scorso anno, la Comunità di Sant’Egidio ha potuto invitare al pranzo di Natale oltre 55 mila persone in difficoltà nel nostro Paese e più di 230 mila nel mondo.Per poter continuare a finanziare, in Italia, questo importante evento di solidarietà, e accogliere un numero sempre maggiore di persone, la Comunità di Sant’Egidio ha rilanciato anche quest’anno la campagna “A Natale, aggiungi un posto a tavola” a cui si può contribuire con un sms o chiamata da rete fissa al 45586 fino al 25 dicembre.
“La campagna di raccolta fondi “A Natale aggiungi un posto a tavola” – spiega il portavoce della Comunità di Sant’Egidio Roberto Zuccolini – ci permetterà, grazie alla generosità gli italiani, di allargare l’amicizia con chi ha bisogno di aiuto, un impegno che Sant’Egidio vive non solo il giorno di Natale, ma anche durante il resto dell’anno: basterà inviare un sms o effettuare una chiamata da rete fissa al 45586”.
Quest’anno l’obiettivo è quello di mettere insieme a Natale oltre 60 mila persone in più di cento città italiane (oltre Roma, anche Genova, Messina, Bari, Milano, Firenze, Torino, Novara, Napoli, Padova, Catania, Cosenza, Palermo, Trieste, Reggio Calabria, solo per citarne alcune): insieme, alla stessa tavola, i volontari con chi è difficoltà, in un pranzo in cui chi serve si confonde con chi è servito. Lo stesso si farà in tutto il mondo, con oltre 230 mila persone in Europa, Africa, Asia e America.

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Giornata mondiale dei poveri

Posted by fidest press agency su sabato, 10 novembre 2018

Roma Sabato 17 novembre, alle ore 20, la Veglia di preghiera per il mondo del volontariato nella Basilica di San Lorenzo fuori le Mura.
Domenica 18 novembre la celebrazione eucaristica con i poveri presieduta da Papa Francesco, a seguire il pranzo nelle Mense della Caritas diocesana di Roma.Alle ore 19, nel Teatro del Seminario Romano Maggiore, lo spettacolo teatrale “Figli di Giuda”.Nelle parrocchie romane iniziative di animazione e solidarietà che vedranno protagonisti i poveri.
Domenica 18 novembre si celebrerà la Giornata Mondiale dei Poveri con iI tema «Questo povero grida e il Signore lo ascolta». Un’iniziativa istituita da Papa Francesco a conclusione del Giubileo della Misericordia, affinché tutta la comunità cristiana fosse chiamata a tendere la propria mano ai poveri, ai deboli, agli uomini e alle donne cui viene calpestata la dignità.
Gli appuntamenti diocesani inizieranno sabato 17 novembre, alle ore 20, con la Veglia di preghiera per il mondo del volontariato nella Basilica di San Lorenzo fuori le Mura. La veglia è promossa dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione è verrà animata da parrocchie, associazioni e movimenti ecclesiali della Diocesi di Roma.
Domenica 18 novembre, alle ore 10, ci sarà la celebrazione eucaristica presieduta dal Santo Padre nella Basilica di San Pietro, alla quale seguirà l’Angelus. Alla Messa parteciperanno più di 4.000 tra bisognosi, persone meno abbienti e poveri accompagnati dal personale delle associazioni di volontariato provenienti non solo da Roma e dal Lazio, ma anche da diverse Diocesi del mondo. Al termine 1.500 di loro saranno ospitati in Aula Paolo VI, per prendere parte ad un pranzo festivo insieme a Papa Francesco.
In Piazza San Pietro ci saranno anche ospiti e volontari dei centri di accoglienza promossi dalla Caritas di Roma: senza dimora, rifugiati, malati di Aids. Oltre 100 saranno quelli che si fermeranno a pranzo con il Santo Padre. Numerosi saranno inoltre i poveri accompagnati da diverse parrocchie della Capitale.
La Giornata proseguirà alle ore 19 con la rappresentazione del musical “Figli di Giuda” nel Teatro del Seminario Romano Maggiore (Piazza San Giovanni in Laterano, 4). Lo spettacolo è messo in scena dal gruppo “I SognAttori” della parrocchia San Giuda Taddeo in collaborazione con la Caritas diocesana. Ingresso gratuito su prenotazione.

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Dagli anni pre-crisi ad oggi il numero dei poveri è aumentato del 182%

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 ottobre 2018

“Una vergogna. Incrementi bulgari che dovrebbero farci arrossire e che sono disonorevoli per un Paese che ama definirsi civile” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Bene, quindi, il reddito cittadinanza. Ma va fatto bene, altrimenti non funziona. Intanto il Governo dovrebbe aggiornarsi ai giorni nostri e adeguare l’importo di 780 euro, innalzandolo a 806 euro. I 780 euro, infatti, erano i 6/10 del reddito mediano familiare al tempo di quello studio, contenuto nel Rapporto annuale 2014, diffuso il 28 maggio 2014, ma nel frattempo il reddito è salito e ora il dato equivale a 805,75 euro” prosegue Dona.
“Inoltre, come suggerito dall’Istat, per evitare la trappola della povertà, ossia per evitare disincentivi all’offerta di lavoro, va evitato che ad ogni incremento del reddito corrisponda una riduzione del sussidio di pari importo. Insomma in caso di offerta di lavoro, il sussidio non deve integrare il reddito solo fino a 780 euro, ma salire, in modo che, ad esempio, ad una paga di 750 euro non corrisponda un sussidio di appena 30 euro, ma di 105 euro, così che il reddito totale salga almeno a 855 euro. Ecco perché l’Istat considerava che per fare un reddito di cittadinanza efficace servissero, all’epoca, 15,5 miliardi e non certo i 9 come ora previsto, sempre che il beneficio sia definito non a persona ma a livello familiare” conclude Dona.”Il reddito di cittadinanza, infine, pur andando nella direzione giusta, è insufficiente, dato che non rimuove le cause della povertà. E’ come dare il pesce a chi ha fame, ma non la lenza. In questa manovra manca la lenza” conclude Dona.

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I padri separati sono i nuovi poveri

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 giugno 2018

Una vera e propria piaga sociale quella dei padri separati che, dai dati diffusi dalla Caritas, rappresentano i nuovi in Italia. Secondo le statistiche della Caritas, i padri separati e divorziati rappresentano oltre il 46% dei poveri. Padri costretti a dormire in macchina, a mangiare alla mensa della Caritas o a dividersi in più lavori per riuscire ad arrivare alla fine del mese e mantenere la famiglia, attraverso l’assegno mensile che viene dato al genitore affidatario, rappresentato nella stragrande maggioranza dei casi dalla madre. Il 66,1% dei separati, secondo il Rapporto Caritas 2014, non riesce a provvedere alle spese per i beni di prima necessità. Un dato allarmante che dovrebbe portare a rivedere le sentenze di separazione, profondamente ingiuste e a favore solo del genitore affidatario. Per l’Associazione CODICI, che si è sempre battuta per l’affido condiviso e la bigenitorialità, affiancando i numerosissimi casi di padri che si sono rivolti all’Associazione per vedere riconosciuto il loro ruolo nelle decisioni nella vita familiare, la situazione ad oggi è drammatica. La causa di questa emergenza sociale va rintracciata nelle sentenze dei Tribunali e, dunque, nelle decisioni dei Giudici, che fanno finire i padri sul lastrico in fase di separazione: le sentenze sono incredibilmente sproporzionate a favore delle madri (in Italia nel 92-97% dei casi il figlio viene affidato alla mamma) e ogniqualvolta un padre si ritrova a dover partire da zero, a dover lasciare la casa e a sostenere le spese per il mantenimento dei figli, viene impoverito e diventa a rischio indigenza. L’Associazione CODICI chiede a gran voce ai Giudici di rivedere le ragioni che portano ad una evidente sproporzione nei casi di separazione, che si concludono con il collocamento dei figli quasi esclusivamente presso la madre, la quale in pratica può usufruire di un altro stipendio, mentre mette seriamente a repentaglio il destino dei padri, sempre più impoveriti e fragili di fronte alla decisione della magistratura.“La nuova emergenza sociale è rappresentata dall’impoverimento di quei padri che restano soli dopo la separazione e la colpa è dei Giudici che riducono in stato di povertà, in maniera cosciente e consapevole i padri separati – questa l’affermazione del Segretario Nazionale di CODICI Ivano Giacomelli, che porta all’attenzione i dati dei Tribunali italiani nelle cause di separazione in Italia.“Come emerge da un’analisi condotta da CODICI, confermata dalla Corte d’Appello di Roma e dall’ISTAT – ricorda Ivano Giacomelli – secondo i dati emersi sulle sentenze dei vari tribunali italiani, il peggiore è quello di Roma, in cui nel 97,2% dei casi di separazione, i figli vengono assegnati alla madre. Una situazione completamente capovolta a favore della madre, che ha come immediata conseguenza quella di portare sempre più la figura paterna ad essere relegata a mero sfondo nella vita dei figli” commenta il Segretario Nazionale di CODICI.Per far fronte a questo dramma, stanno nascendo strutture in tutta Italia dedicate all’accoglienza dei padri che non hanno un posto dove condividere il proprio tempo libero con i figli e spesso non riescono ad affrontare le spese della separazione, sintomo di un sistema giuridico che mette in grande difficoltà questa categoria, senza guardare alle necessità dei padri che devono recuperare la loro dimensione e dignità.Dal canto nostro, noi di CODICI, consapevoli dei tantissimi padri separati che continuano a segnalarci comportamenti scorretti nei loro confronti da parte delle ex mogli o dei Tribunali, riteniamo responsabili i Giudici di questa problematica e continuiamo ad offrire la nostra assistenza legale e psicologica.L’obiettivo dell’Associazione Codici, che ha una forte vocazione a tutela dei cittadini, è quello di offrire sostegno ai genitori che vivono situazioni di questo tipo, con iniziative ad hoc come la Campagna “Voglio Papà”.

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Notizie da Chiesa di tutti Chiesa dei poveri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 maggio 2018

Ci scrive Raniero La Valle: “Dopo quello che è successo domenica non ci sono le condizioni per un discorso sereno. Perciò rinunciamo a farlo. Restiamo comunque fedeli al primo articolo della Costituzione che dice:” la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, e non dice: “la sovranità appartiene al denaro che la esercita fuori delle forme e dei limiti della Costituzione”. Su materie affini si possono leggere nel sito un discorso di papa Francesco “Una tragica dicotomia tra etica religiosa e interessi dell’attuale comunità degli affari”, un documento dell’ex Sant’Uffizio sulle “questioni economiche e finanziarie”, un articolo del 2017 del prof. Luigi Ferrajoli “Come evitare il suicidio politico dell’Unione europea”, e una mia relazione del 1 febbraio 2018 all’ANPI di Ozzano Emilia su “Costituzione e Trattati europei”

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Il gelato del Papa

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 aprile 2018

Oggi, 23 aprile, la Chiesa fa memoria di san Giorgio. Per il suo onomastico Papa Francesco offre il gelato a circa 3000 poveri di Roma, come ha reso noto l’elemosiniere apostolico, mons. Konrad Krajewski. Nel pomeriggio, centinaia di gelati saranno distribuiti ai poveri amici della Comunità in diversi luoghi: al termine della preghiera per la pace con i senza dimora, che si tiene nella chiesa di San Calisto a Trastevere, seguita – come sempre – da una cena comune. Potranno gustare il “gelato del papa” anche i migranti e i rom che vengono al centro Genti di Pace in via di San Gallicano per ricevere assistenza, aiuto legale, cure mediche e anche i malati ospiti della casa “San Francesco di Assisi”. Già ieri 150 immigrati anziani, soprattutto dalle Filippine, hanno concluso il pranzo nella mensa di Via Dandolo con il dessert offerto da Papa Francesco.

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Disuguaglianze e democrazia

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 aprile 2018

Reggio Emilia Social Cohesion Days, dal 24 al 26 maggio tre giornate di confronto e 30 appuntamenti sulla “divisione imperfetta” della ricchezza e sulla coesione sociale in Europa e in Italia, con grandi nomi dell’economia e della politica: dal premio Nobel Amartya Sen insieme a Romano Prodi, da Annachiara Cerri del Consiglio d’Europa fino alla giornalista americana Simran Sethi, inserita dall’Indipendent tra i 10 eco-eroi del pianeta
Le 42 persone più ricche del mondo possiedono un patrimonio pari a quello dei 3,7 miliardi di persone più povere. Nel corso del 2017, ogni due giorni una persona è diventata miliardaria, mentre il 50 per cento più povero della popolazione mondiale non ha visto aumentare neppure di un centesimo la ricchezza a sua disposizione. Il divario tra ricchi e poveri nel mondo continua ad aumentare e ha raggiunto ormai squilibri insostenibili sia da un punto di vista etico che economico. Sebbene sia vero, infatti, che il numero di persone costrette a vivere in condizioni di povertà estrema è stato dimezzato tra il 1990 e il 2010, “le disuguaglianze sono aumentate nello stesso periodo: 200 milioni di persone in più avrebbero potuto essere salvate dall’indigenza” (dati rapporto Oxfam per il World Economic Forum 2018).
Questo crescente divario sociale sta spingendo parti consistenti della popolazione europea a identificarsi con forme di populismo e totalitarismo, indebolendo così la tenuta sociale dei sistemi democratici. Dal 24 al 26 maggio Reggio Emilia dedica tre intere giornate al dibattito istituzionale e civile su questa “divisione imperfetta” con i Social Cohesion Days, il festival internazionale della coesione sociale (www.socialcohesiondays.com), alla sua terza edizione: 30 appuntamenti – tutti gratuiti – tra conferenze, workshop, tavole rotonde, spettacoli e mostre. Protagonisti i grandi nomi dell’economia e della politica internazionale: il premio Nobel Amartya Sen, Romano Prodi, Annachiara Cerri del Consiglio d’Europa, la giornalista americana Simran Sethi, inserita dall’Indipendent tra i 10 eco-eroi del pianeta.
L’obiettivo è quello di ricostruire dal basso, attraverso pensieri, pratiche e azioni, la possibilità di una reale partecipazione collettiva, globale e locale, alla “cosa pubblica”. Perché ridurre i gap, incentivare il dialogo, capire le differenze e valorizzarle sono condizioni necessarie immaginare un futuro per i sistemi democratici.
L’iniziativa è promossa da organizzazioni pubbliche e non profit: Fondazione Easy Care, Comune di Reggio Emilia e Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli. Reggio Emilia accoglie la terza edizione dell’evento come città che, per vocazione, mette le persone e i loro bisogni al centro del progetto di comunità.
“La coesione sociale è una necessità” è il tema di apertura: Amartya Sen, premio Nobel per l’economia nel 1998 e grande indagatore del rapporto tra democrazia e sviluppo e Romano Prodi, presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli si confrontano sul modo di ridurre i divari economici, sociali e territoriali esistenti a livello internazionale (giovedì 24 maggio, Teatro Cavallerizza). Chiudono il festival la presentazione del II rapporto annuale a cura dell’Osservatorio internazionale per la Coesione e l’Inclusione Sociale (OCIS) e un incontro dal titolo “La società civile per un manifesto della coesione sociale” a cui partecipa anche Simran Sethi, inserita nell’elenco dei “10 eco-eroi del pianeta” dal quotidiano britannico The Independent: la Sethi è una giornalista ed educatrice specializzata in cibo, sostenibilità e cambiamento sociale, nonché membro del Sustainable Society Institute dell’Università di Melbourne. Tra questi eventi altri 30 appuntamenti, moderati da grandi giornalisti con oltre 50 relatori appartenenti a diversi mondi (università, istituzioni pubbliche, organizzazioni del terzo settore e della società civile, imprese) che affronteranno le varie facce della coesione sociale: integrazione, inclusione sociale, sviluppo sostenibile, istruzione, salute e umanizzazione delle cure, gig economy, integrazione europea, volontariato.
Il festival è anche l’occasione per presentare una selezione di esperienze concrete di coesione sociale in Italia: circa 120 progetti in totale, che spaziano dalla protezione delle categorie vulnerabili (anziani, minori, disabili) a forme innovative per la risposta ai bisogni delle comunità e l’erogazione di servizi di welfare, dalla promozione del dialogo interculturale, all’accoglienza dei rifugiati. L’obiettivo è dare avvio a un percorso di incubazione di progetti di coesione sociale, creando relazioni tra i protagonisti e sviluppando idee sostenibili e innovative. Il festival è all’interno del cartellone del Festival per lo Sviluppo Sostenibile 2018.

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In Iraq: 4 milioni di bambini in difficoltà, dopo anni di violenza e conflitti

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 febbraio 2018

In occasione della Conferenza internazionale del Kuwait per la ricostruzione dell’Iraq (12-14 febbraio), l’UNICEF e l’UN-Habitat presentano la ricerca “Committing to Change – Securing the Future”, chiedendo urgenti investimenti per ripristinare le infrastrutture e i servizi di base per bambini e famiglie. 1 bambino su 4 è povero. Dal 2014 verificati 150 attacchi alle strutture educative e 50 attacchi ai centri sanitari e al personale sanitario;Nella città di Mosul, oltre 21.400 case sono state danneggiate o distrutte; La metà di tutte le scuole irachene avrebbe bisogno di riparazioni e più di 3 milioni di bambini hanno subito un’interruzione nel percorso scolastico; il 35% dei bambini non completa la scuola primaria. Circa 1 milione di bambini hanno bisogno di supporto psicosociale; 2.260 sono detenuti in Iraq, metà di quali sono sospettati di essere stati utilizzati come bambini soldato; il 90% dei bambini a Mosul sono ancora traumatizzati a causa della morte di persone a loro vicini.
La violenza può essersi attenuata in Iraq, ma ha sconvolto la vita di milioni di persone in tutto il paese, lasciando un bambino su quattro in povertà e spingendo le famiglie a misure estreme per sopravvivere.Senza investimenti per ripristinare le infrastrutture di base e i servizi per l’infanzia, i risultati duramente ottenuti per porre fine al conflitto in Iraq sono a rischio, secondo l’analisi di UNICEF e UN-Habitat “Committing to Change – Securing the Future”.Il conflitto ha trasformato le grandi città irachene in zone di guerra con gravi danni alle infrastrutture civili, tra cui case, scuole, ospedali e spazi ricreativi. Dal 2014, le Nazioni Unite hanno verificato 150 attacchi alle strutture scolastiche e 50 attacchi ai centri sanitari e al personale sanitario. La metà di tutte le scuole irachene avrebbe bisogno di riparazioni e più di 3 milioni di bambini hanno subito un’interruzione nel percorso scolastico.bambini sono il futuro dell’Iraq”, ha dichiarato Geert Cappelaere, Direttore Regionale dell’UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa. “La Conferenza del Kuwait per l’Iraq di questa settimana è un’opportunità per i leader mondiali di dimostrare che siamo disposti a investire nei bambini – e, investendo nei bambini, che siamo disposti a investire nella ricostruzione di un Iraq stabile”.Quando le famiglie sfollate ritornano, in molte ritengono che le loro case necessitino di importanti riparazioni. Nella città di Mosul, oltre 21.400 case sono state danneggiate o distrutte. Le famiglie più povere non hanno altra scelta che vivere nelle rovine delle loro case, in condizioni potenzialmente pericolose per i bambini. Alcuni hanno tolto i loro figli dalla scuola e li hanno mandati a lavorare. Molti bambini sono stati costretti a combattere la guerra degli adulti.“I bambini sono i più duramente colpiti in tempi di conflitto, il recupero urbano e la ricostruzione in Iraq dovrebbero essere prioritari, adeguatamente sostenuti e rapidamente attuati, con particolare attenzione alle persone vulnerabili, compresi i bambini”, ha dichiarato Zena Ali Ahmad, Direttore UN-Habitat per la Regione Araba.In occasione della Conferenza del Kuwait per la ricostruzione in Iraq, che si terrà da oggi al 14 febbraio, l’UNICEF e l’UN-Habitat lanciano un appello per un forte impegno per il ripristino delle infrastrutture e dei servizi di base per i bambini, compresi l’istruzione, il sostegno psico-sociale, la sanità e l’acqua, i servizi igienico-sanitari e la casa.

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Oxfam: ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri

Posted by fidest press agency su martedì, 23 gennaio 2018

poveroLa ricchezza paga, il lavoro no. È la conclusione alla quale arrivano i dati raccolti dalla ong Oxfam che, in occasione di Davos, presenta ai grandi della terra il suo rapporto sulle diseguglianze. Nel 2017 a livello globale è stato un forte incremento della ricchezza prodotta, il pil mondiale è salito. Tuttavia non stiamo tutti un po’ meglio perché la ricchezza prodotta non è stata distribuita equamente.L’1% più ricco della popolazione mondiale continua a possedere quando il restante 99%. Nemmeno un centesimo, invece, è finito alla metà più povera del pianeta, che conta 3,7 miliardi di persone ”Ricompensare il lavoro, non la ricchezza”, è il titolo del report che utilizza i dati elaborati dal Credit Suisse tenendo conto di nuove informazioni che arrivano sui nuovi ricchi di Russia, Cina e India. Anche in Italia la ricchezza è sempre piu’ concentrata in poche mani. A metà 2017 il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta. Così nel 2016 – gli ultimi dati confrontabili disponibili – l’Italia occupava la ventesima posizione su 28 paesi Ue per la disuguaglianza di reddito disponibile.Ma è il lavoro a non rendere più. Secondo il rapporto i salari non hanno mantenuto il passo con la produttività e il lavoro vale sempre meno: con il rischio di un avvitamento dovuto al ricorso al credito non garantito, come è accaduto nella crisi del 2008. Ma il divario è anche tra manager e dipendenti: basta un giorno da amministratore delegato in Usa per guadagnare quanto un lavoratore della stessa compagnia in un solo anno. In Bangladesh dove il top manager di una delle prime cinque compagnie dell’abbigliamento guadagna in 4 giorni quanto una sua lavoratrice in una intera vita. Proprio per questo, tra le proposte di Oxfam, c’è quella di porre un tetto ai superstipendi dei top manager per impedire che il divario superi il rapporto 20 a 1. (articolo tratto da Radio24 e ripreso da 5 stelle)

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Roma: Chiudono cinque ambulatori per poveri

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

regione lazioIl mancato rinnovo della convenzione con Medicina solidale è un affronto al mondo della solidarietà che non possiamo tollerare. Apprendere che per banali motivi burocratici e rimpalli di responsabilità tra il presidente Zingaretti e la Direzione del Policlinico Tor Vergata sul riconoscimento delle attività di questa Onlus, si chiudano 5 ambulatori su territori difficili e si metta a rischio un servizio che ogni anno garantisce servizi sanitari a migliaia di persone altrimenti impossibilitate ad accedere a medicinali e cure, è non solo illogico ma insopportabile. Presenteremo un’interrogazione urgente al presidente Zingaretti e invieremo una nota alla Dottssa Frittelli direttore generale del Ptv per capire cosa sta accadendo e quali sono i motivi di questa assurda situazione che speriamo possa essere sanata il prima possibile. Inoltre non comprendiamo come ad oggi l’atto aziendale del Policlinico continui a mietere vittime senza che sia stato condiviso con il Consiglio regionale e la commissione salute competente. Nell’esprimere solidarietà a tutti i medici e al personale volontario che si impegna con Medicina solidale da anni per i più poveri, ricordiamo che il loro non è solo un lavoro prezioso ma un fondamentale ruolo di vigilanza e prevenzione sulla diffusione di possibili epidemie che potrebbero diffondersi tra la popolazione e, dunque, anche tra i romani. Un avamposto imprescindibile a garanzia della salute pubblica che deve essere garantito e incentivato in ogni modo.E’ quanto dichiara Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio di Fratelli d’Italia

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Una vergogna! Individui poveri salgono del 3,1%

Posted by fidest press agency su sabato, 15 luglio 2017

poveroSecondo i dati resi noti oggi dall’Istat, nel 2016 viene battuto il record storico raggiunto nel 2015 degli individui in povertà assoluta, che sale da 4 mln e 598 mila a 4 mln e 742 mila (+3,1%), un livello mai raggiunto dall’inizio delle serie storiche, iniziate nel 2005 (cfr tabella).”Una vergogna, che dimostra che quanto è stato fatto finora per ridurre le diseguaglianze e combattere la povertà è servito a ben poco. Per gli individui, l’incidenza passa dal precedente primato del 7,6 al 7,9 per cento. Anche se per le famiglie povere non si è battuto il record del 2013, 1 mln e 641 mila famiglie, rispetto al 2015 si registra un peggioramento notevole, pari al 2,3 per cento” dichiara Massimiliano Dona, segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Se invece di sprecare soldi in bonus inutili o, peggio ancora, dati a famiglie benestanti, solo perché non commisurati al reddito Isee, si concentrassero gli stanziamenti su chi ne ha effettivamente bisogno, questo dato sarebbe crollato” prosegue Dona.L’associazione di consumatori ricorda che il bonus di 80 euro, che avrebbe dovuto aiutare le persone con redditi medio bassi, va solo al 28,2% delle famiglie più povere (1 mln e 411 mila le famiglie beneficiarie), contro il 29,6% del quinto più ricco (1 mln e 613 mila famiglia) e, addirittura, il 45,9% di quelle con redditi medio alti (2 mln e 383 mila famiglia), ossia della quarta classe di reddito disponibile. Le cose vanno un po’ meglio, si fa per dire, per la quattordicesima, anche se ne beneficiano di più i redditi medi della terza classe (733 mila famiglie) rispetto ai più poveri del primo quinto (570 mila famiglia), persino rispetto all’importo medio annuo, 280 euro contro 267.
“Una situazione assurda e paradossale. Basterebbe che gli stessi soldi venissero spesi meglio per contrastare seriamente la povertà, Il Reddito d’inclusione, che secondo il comunicato del Governo del 9 giugno, dovrebbe andare, nella prima fase, ad appena 500 mila famiglie, ossia ad appena il 30,9% dei poveri assoluti, stanzierà importi vergognosi, da un minino di 190 a un massimo di 485 euro per le famiglie più numerose con 5 componenti. Insomma, si può e si deve fare di più” conclude Dona.

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Mostra “LOS OJOS DE LOS POBRES”

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 maggio 2017

occhi dei poveriocchi dei poveri2Roma 11 maggio alle ore 18 presso la Sala Dalí dell’Instituto Cervantes (piazza Navona, 91) la mostra “LOS OJOS DE LOS POBRES”, gli occhi dei poveri. L’esposizione – prima italiana – raccoglie 48 fotografie in bianco e nero (40cm x 50cm) del fotoreporter spagnolo Joan Guerrero, accompagnate da versi poetici di Mons. Pedro Casaldáliga, vescovo emerito di São Félix do Araguaiam, per due volte candidato al Premio Nobel per la Pace.
“Los ojos de los pobres” fa parte di un progetto di sensibilizzazione e di educazione alla solidarietà portato avanti dalla ONG Tierra sin males, nata a Soria (Spagna) 17 anni fa e da allora dedita alla cooperazione e allo sviluppo delle realtà in difficoltà, con vari progetti nello Stato del Mato Grosso in Brasile, a Sao Felix Prelazia Araguaya, in Bolivia, El Salvador e Gambia.Oltre a diverse città in Catalogna, la mostra è stata esposta in altre città spagnole come Burgos, Gijón, Soria, Palencia, Aviles, Valladolid, Segovia e Soria e al Forum 2010, nella Galleria Sargadelos di Santiago de Compostela. Adesso arriva a Roma, dove resterà esposta fino a sabato 10 giugno 2017 e si potrà visitare gratuitamente dal mercoledì al sabato, dalle 16 alle 20.
Gli scatti presenti, frutto di diversi viaggi in America Latina di Joan Guerrero – tra il 1996 e il 1998 in Ecuador, El Salvador e Nicaragua – descrivono, grazie ai versi di Mons. Casaldáliga, la difficile realtà presente in alcune aree, in particolare nelle zone rurali e nelle aree urbane più disagiate di questi Paesi. Nelle foto si richiama l’attenzione all’espressività degli occhi e delle mani, alla loro autenticità. Da qui il titolo che ci esorta a guardare la realtà attraverso gli occhi dei bisognosi. Con il loro sguardo che rivela una esistenza travagliata, frutto di violenza e morte, di emarginazione e occhi dei poveri1fame. E che al tempo stesso racconta, attraverso lo sguardo evangelico delle persone sofferenti, l’indignazione e la speranza di tutti i diseredati del mondo.Al vernissage della mostra, giovedì 11 maggio alle ore 18, interverranno Eduardo Lallana, presidente della ONG Tierra Sin Males, Sergio Rodríguez López-Ros, direttore dell’Instituto Cervantes di Roma e rappresentanti delle ambasciate in Italia di Ecuador, El Salvador e Nicaragua.Mons. Pedro Casaldáliga (Balsareny, Barcelona, 1928) è vescovo emerito della prelatura territoriale di Sao Félix do Araguaia (Brasile) e presidente onorario di Tierra sin males. Da sempre vicino alla teologia della liberazione, è stato ordinato in Catalogna, dove si unì all’ordine dei Clarettiani. Ha lavorato a Sabadell, Barcellona, Barbastro e Madrid prima di stabilirsi nel Mato Grosso, dove vive dal 1971 e dove ha fondato una missione clarettiana, dedicando tutta la sua esistenza ai più bisognosi. Per la sua attività ha ricevuto numerosi riconoscimenti.
Joan Guerrero (Tarifa, 1940) è un affermato fotoreporter spagnolo. Ha lavorato per diversi media come El Periodico de Catalunya, El Observador e El País. Le sue fotografie trasudano umanità e riflettono la realtà sociale di ogni momento e luogo. Ha ricevuto il premio Ciutat de Santa Coloma (1988) e la Medaglia d’Oro al Merito Artistico del Comune di Barcellona (2009). Presiede la Gramenet Imatge Solidaria, associazione di fotogiornalisti dediti alla raccolta di fondi per finanziare progetti sociali, attraverso mostre e iniziative specifiche. (foto: occhi dei poveri)

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