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Posts Tagged ‘povero’

Il grido del povero

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 novembre 2018

“Il grido del povero” è il messaggio di papa Francesco per la II giornata mondiale dei poveri che si celebra domenica prossima, 18 novembre. Celebrare non è la parola adatta, perché si tratta piuttosto di gridare sui tetti la condizione angosciata dei poveri che tutto il sistema di potere tende oggi ad occultare e rimuovere. E’ appunto al grido dei poveri che fa eco il messaggio del papa, pubblicato già il 13 giugno scorso ma che è bene ora riprendere in mano. Colpisce che nel riproporre la questione della povertà e nel promuovere un’azione, anche della Chiesa, per alleviarla, il papa non si rifugi in alcuna spiritualizzazione o mistica della povertà, ma la denunci come frutto di ingiustizia, avidità ed egoismo; il povero grida non solo perché è privo di mezzi, ma perché è scacciato, scartato, umiliato, naufrago, e addirittura fronteggiato, se si mette in marcia, da eserciti in armi. Perciò la risposta che è di Dio ma dovrebbe essere anche del mondo e della Chiesa, non è quella di arricchirlo, ma ancor più di liberarlo. Certo gli ci vuole un reddito (e un lavoro, una casa, gli strumenti per produrre beni e dignità) ma deve essere un reddito di liberazione perché la povertà, dice il papa, è una prigionia. E proprio questa sembra la novità più significativa di questo messaggio di Francesco, l’aver messo in contraddizione nella condizione del povero non la povertà e la ricchezza ma la prigionia e la liberazione.
Si è svolto a Camaldoli, dal 1 al 4 novembre scorso, il colloquio “Oggi la parola” sul tema “Abitare il futuro”. Questo futuro si è mostrato come un futuro tutto posseduto e determinato dalla tecnica, su un precipizio di ignoto che oggi è perfino impossibile immaginare. In gioco c’è infatti la produzione di robot che simulano l’uomo e vorrebbero essere più prestanti di lui, c’è l’intelligenza artificiale che si pretende più performante dell’umana, e un uomo “potenziato” oltre i suoi limiti, non solo per curarne le malattie ma per fargli battere ogni record in sempre nuove conquiste; e ciò non solo a valere per i viventi di oggi ma, attraverso l’ingegneria genetica tale da modificare anche le generazioni future. Di grande interesse le informazioni che sono state fornite, ma anche di grande ambivalenza e allarme le conclusioni che se ne possono trarre. Come diceva un documento del 2008 della Congregazione per la dottrina della fede, “Dignitas personae” c’è il rischio che tali manipolazioni, genetiche e cibernetiche, volte al potenziamento della specie umana, introducano “un indiretto stigma sociale nei confronti di coloro che non possiedono particolari doti” e che enfatizzino “doti apprezzate da determinate culture e società, che non costituiscono di per sé lo specifico umano”, ciò che contrasta “con la verità fondamentale dell’uguaglianza fra tutti gli essere umani, che si traduce nel principio di giustizia, la cui violazione, alla lunga, finirebbe per attentare alla convivenza pacifica tra gli individui”. La vera domanda è che idea ci sia di questo uomo che si vuole oltrepasssare.
Di questi materiali forniamo nel sito http://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it una preziosa relazione di Daniela Turato sull'”enhancement” o potenziamento dell’umano, e un link a una riflessione del prof. Paolo Bettiolo che ha evocato una pagina dell’Apocalisse.
Nel contesto del colloquio c’è stata anche una relazione di Raniero La Valle sul camaldolese padre Benedetto Calati, basata su fonti inedite. Nella ricostruzione del suo itinerario e della sua testimonianza monastica è emersa forse la maggiore riserva che si può fare al progettato uomo artificiale: che esso è pensato né uomo né donna, neutro e asessuato, e perciò del tutto opposto all’uomo che, come risulta dal racconto della Genesi, Dio ha pensato come maschio e femmina, “due in una carne sola”.

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La Via Crucis di un povero Cristo

Posted by fidest press agency su martedì, 12 ottobre 2010

Pozzuoli (Na) via Solfatara – P.co Bognar, 21 presso Art Garage – sala Moliere da giovedì 14 a domenica 17 ottobre – ore 21 sabato 16 ottobre – ore 18  Intercityplus La Via Crucis di un povero Cristo scritto e diretto da Carmine Borrino con Anna Moriello, Rosario D’Angelo, Noemi Coppola e Carmine Borrino Musiche eseguite dal vivo da Mariano Bellopede
Quest’anno ricorre il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Eppure l’Italia non sembra né unita, né moderna. Lo spettacolo INTERCITYPLUS mette in scena una storia tanto contemporanea quanto antica: la questione dell’emigrazione.  Salvatore, giovane ragazzo meridionale, compie il lungo viaggio da sud verso nord alla ricerca di una vita più dignitosa. Un viaggio di 14 stazioni come le stazione che Cristo compie nel suo calvario. Accompagnato dalla madre Maria, dalla fidanzata Maddalena e dal cugino Giovanni, arriva a destinazione “stanco-morto” per la meritata resurrezione a vita migliore.   Uno spettacolo fortemente politico, a testimonianza di quanto la politica sia entrata prepotentemente e in maniera “sporca” nella vita di ciascun italiano. Condizionandone il destino, influenzando amori e umori, ostacolando la crescita di ragazzi che, se pur uomini, non riescono a maturare, e inducendo madri ad esercitare un affetto iperprotettivo nei confronti di figli sempre più precari, sia dal punto di vista sociale e lavorativo che da quello emotivo, affettivo, sessuale.  Un testo che racconta la fragilità economica, sociale e culturale del meridione rispetto al Nord industriale e operoso: «Migliaia di persone l’anno si trasferiscono ancora da sud verso nord, un’emigrazione che non si è mai arrestata. Tutti si mettono in viaggio verso una vita più dignitosa, attraversano l’Italia tentando l’ultima carta, sperando di ottenere, lavorando, ciò che fa di un uomo un Uomo». (carmine borrino)

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Povero un pensionato su due

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 giugno 2010

In Italia una un pensionato su due è povero con una pensione che non supera la soglia dei 500 euro al mese. Sono quasi 14 milioni e mezzo le pensioni ed il 49% del totale pari a 7 milioni non superano la soglia dei 500 euro al mese. Di questi, quasi 1.800.000, pari al 12,4% del totale, non oltrepassano nemmeno la soglia dei 250 euro al mese. Ad effettuare lo studio sull’identikit dei pensionati è stato KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani. Il risultato che emerge e’ molto allarmante. Se da un lato la spesa previdenziale continua ad aumentare, dall’altro gli importi corrisposti sono relativamente modesti e, per la metà, non superano la soglia di povertà. La media dell’importo mensile erogato dall’Inps ai pensionati italiani e’ di circa 655 euro. Ad innalzare la media ci sono i “pensionati d’oro”, circa 56omila titolari di pensioni, lo 0,4% del totale, che prendono più di 3.000 euro al mese.  “I pensionati italiani ed in particolare quelli del sud sono tra i più poveri in Europa – afferma Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani – Serve un’armonizzazione europea del sistema pensionistico ed una politica economica seria che ponga al centro del sistema economico l’uomo con i suoi bisogni.” Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani

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La Chiesa cattolica tra il religioso prescritto e quello vissuto

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

Se rileggiamo per intero la storia millenaria della Chiesa ci accorgiamo che da sempre è esistito, se escludiamo i primi secoli dalla sua nascita, questo profondo divario tra la dialettica sul religioso prescritto ed il vissuto. Con l’età contemporanea questo aspetto si è accentuato nella consapevolezza che il visitatore non si limita più a verificare lo stato delle pertinenze ecclesiastiche, il numero dei confessi e dei non confessi, la pulizia e la tutela dei tabernacoli, ma va oltre. Non s’intende con ciò rifarci alla estenuante e sterile storia dell’opposizione fra cultura d’élite e cultura popolare “di cui ha sofferto la storiografia francese” come ce lo ricordano  Delumeau e Gabriel Le Bras. La diversità con il passato remoto si legge soprattutto a partire dal secolo XIX allorché iniziò in maniera massiva l’abbandono della terra da parte del contadino povero per la città industrializzata che richiedeva braccia per le fabbriche uebane. Questo passaggio portò ad un inevitabile distacco, anche dal punto di vista religioso dell’emigrante posto, com’era al cospetto di altre realtà e di nuove esigenze. Il contadino analfabeta diventava operaio, acquistava coscienza del suo nuovo stato ed i suoi figli frequentavano le scuole ed acquistavano una nuova identità professionale e civile. Questa crescita non sempre si accompagnava agli impegni religiosi, semmai essi si stemperavano in atti e comportamenti meno osservanti e più critici. Un errore della Chiesa fu proprio quello di non saper cogliere questi mutamenti e tradurli in un messaggio più congeniale con gli eventi in atto nel suo popolo di fedeli. (A.R.)

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