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Posts Tagged ‘povertà’

Rapporto Caritas su povertà ed esclusione sociale

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2020

Il rapporto di Caritas Italiana, pubblicato su http://www.caritas.it in occasione della Giornata mondiale di contrasto alla povertà, cerca di restituire una fotografia dei gravi effetti economici e sociali dell’attuale crisi sanitaria legata alla pandemia da Covid-19. I dati della statistica pubblica definiscono lo scenario entro il quale ci muoviamo: il nostro Paese registra nel secondo trimestre del 2020 una marcata flessione del Pil; l’occupazione registra un calo di 841mila occupati rispetto al 2019; diminuisce, inoltre, il tasso di disoccupazione a favore però di una vistosa impennata degli inattivi, cioè delle sempre più numerose persone che smettono di cercare lavoro. Sembra dunque profilarsi il tempo di una grave recessione economica che diventa terreno fertile per la nascita di nuove forme di povertà, proprio come avvenuto dopo la crisi del 2008. I dati dei centri di ascolto Caritas vanno proprio in questa direzione. Analizzando il periodo maggio-settembre del 2019 e confrontandolo con lo stesso periodo del 2020 emerge che da un anno all’altro l’incidenza dei “nuovi poveri” passa dal 31% al 45%: quasi una persona su due che si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta. Aumenta in particolare il peso delle famiglie con minori, delle donne, dei giovani, dei nuclei di italiani che risultano in maggioranza (52% rispetto al 47,9 % dello scorso anno) e delle persone in età lavorativa; cala di contro la grave marginalità. A fare la differenza, tuttavia, rispetto allo shock economico del 2008 è il punto dal quale si parte: nell’Italia del pre-pandemia (2019) il numero di poveri assoluti è più che doppio rispetto al 2007, alla vigilia del crollo di Lehman Brothers.In questo tempo inedito, gli interventi della rete Caritas sono numerosi e diversificati. Una vivacità di iniziative e opere realizzate anche grazie all’azione di circa 62mila volontari, a partire dai giovani impegnati nel Servizio Civile Universale. Sono 19.087 gli over 65 che si sono dovuti fermare per ragioni di sicurezza sanitaria e 5.339 le nuove leve (under 34), attivate in questo tempo di emergenza. Da Nord a Sud del Paese, continuano a non far mancare la loro prossimità e generosità verso i più poveri e i più vulnerabili e sono segnali della presenza di “anticorpi della solidarietà” che aiutano a diradare le nebbie della crisi in atto. Una crisi che, secondo i dati pubblicati da Banca d’Italia, nei mesi di aprile e maggio, ha provocato una riduzione di reddito per la metà delle famiglie italiane, anche tenendo conto degli eventuali strumenti di sostegno ricevuti; addirittura per il 15% del campione il calo è di oltre la metà del reddito complessivo. Caritas Italiana ha anche esaminato il funzionamento delle misure emergenziali disposte dal Governo in particolare di quelle volte a sostenere i redditi di famiglie e lavoratori, anche per individuare i difetti e le criticità da evitare in futuro. Da una rilevazione ad hoc condotta su un campione di 756 nuclei beneficiari dei servizi Caritas nei mesi di giugno-luglio 2020, il REM è risultata la misura più richiesta (26,3%) ma con un tasso di accettazione delle domande più basso (30,2%) rispetto alla indennità per lavoratori domestici (61,9%), al bonus per i lavoratori stagionali (58,3%) e al bonus per i lavoratori flessibili (53,8%). Quello che il Covid-19 ha messo in evidenza è il carattere mutevole della povertà e stiamo ora entrando in una nuova fase nel nostro Paese. Di fronte a una situazione “inedita”, occorrono strumenti di analisi e di intervento adeguati al mutato contesto.

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Scuola: Contro la povertà educativa

Posted by fidest press agency su sabato, 15 agosto 2020

Roma. “Sono veramente soddisfatta della pubblicazione in queste ore dell’avviso “Non uno di meno”, una misura di contrasto alla povertà educativa che rappresenta uno strumento per aiutare le famiglie più fragili e che garantirà maggiori opportunità di crescita educativa per i bambini della fascia di età 6-13 anni.Una misura per la quale mi sono impegnata fin dalla discussione del bilancio regionale, durante il quale, grazie al gioco di squadra con l’Assessora Alessandra Troncarelli e ad un emendamento che ho proposto, lo stanziamento di 500 mila euro per il ‘Fondo di contrasto della povertà educativa minorile’ è stato raddoppiato dando il via alla collaborazione e alla co-programmazione tra la Regione Lazio e l’Impresa Sociale “Con i Bambini” – soggetto attuatore del Fondo nazionale – che fornirà l’assistenza e il supporto necessari.La povertà educativa ha colpito duramente nel periodo di emergenza, una crisi che ha aumentato la forbice delle disuguaglianze, colpendo bambine/ragazze, bambini/ragazzi, già in situazioni e in condizioni di disagio economico che hanno visto disperdersi la loro possibilità di apprendere, formarsi, giocare, condividere.Rimuovere gli ostacoli che impediscono a tanti minori di accedere in condizioni di parità all’istruzione e all’educazione è fondamentale per proteggere l’infanzia in disagio e per garantire, ancora di più alle bambine e ai bambini, un futuro che sia giusto ed equo”. Così in una nota la Consigliera del Lazio Marta Bonafoni, Capogruppo della Lista Civica Zingaretti

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“Doniamo Energia” per contrastare le nuove povertà

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Fondazione Cariplo e Banco dell’energia onlus mettono a disposizione 2 milioni di euro per sostenere progetti e iniziative a tutela delle famiglie a rischio povertà, in particolare a seguito dell’emergenza Covid-19. Il Bando risponde alla riprogrammazione 2020 di Fondazione Cariplo: tra gli obiettivi prioritari infatti il contrasto alle nuove povertà. Rischio raddoppio della povertà assoluta (4,6 nel 2019). Molte fasce di cittadinanza già in evidente crisi.

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Apriamo un dibattito sul nostro futuro

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

Da anni, oramai, siamo portati a concentrare la nostra attenzione più sul presente e molto meno sul futuro. Siamo preoccupati per il clima ma nel momento in cui dovremmo prendere delle importanti decisioni ci dilunghiamo in noiosi e lunghi dibattiti che lasciano il tempo che trovano. Lo stesso accade se pensiamo al sociale, alla povertà nel mondo, alla salute, all’istruzione e all’evoluzione tecnologica in atto.
Ci rendiamo “fumosamente” conto che dobbiamo mettere mano a un progetto d’ampio respiro se vogliamo che l’umanità non imbocchi il tunnel del non ritorno, ma anche in questo caso ci accontentiamo di qualche accenno come se quanto accade intorno a noi non ci riguarda direttamente eppure si riverberano in noi momenti di consapevolezza dei gravi errori che stiamo commettendo nel rendere le condizioni di vita sempre più precarie. Spesso queste riflessioni si rivelano un attimo fuggente prima di rituffarci nei problemi che ci legano al contingente: lo studio, il lavoro, la mobilità, il modo di tenere in piedi il nostro budget che inesorabilmente si assottiglia, l’assistenza sanitaria e via di questo passo. Una donna, che a giorni partorirà, mi confessava i suoi timori sul futuro del nascituro e si chiedeva se aveva fatto bene a volerlo e se non fosse stato solo il frutto del suo egoismo.
Tutto questo dovrebbe indurci ad agire, a ricercare un cambiamento, a lavorare con impegno per realizzarlo all’istante. Si tratta, ovviamente, di un aspetto che va a monte del problema. Dovremmo da subito instillare nei nostri figli una visione della vita più votata ai valori e molto meno ai suoi aspetti edonistici nel senso del piacere immediato a prescindere. Se partiamo, infatti, dal concetto che l’umanità debba farsi carico di due diritti fondamentali quali il diritto alla vita e a vivere dovremmo comprendere sino in fondo il modulo di vita che si richiede. Come possiamo, infatti, garantire la vita per chi nasce nella povertà? Per chi è generato in una terra inospitale e gli è impedito di cercare luoghi diversi e spesso per via del colore della sua pelle? E allora ci chiediamo perché il diritto a vivere non garantisce a tutti, indistintamente, un’infanzia affrancata dalla miseria, un’istruzione e un’assistenza sanitaria adeguate? Un tetto sotto cui ripararsi e da adulto un lavoro sicuro e una vecchiaia serena? Perché anche nelle città dell’opulenza vi sono migliaia di persone che non hanno una casa e dormono sotto i ponti o nei rifugi d’emergenza? Perché un giovane deve tenderti la mano per chiederti un obolo per la sua sopravvivenza? E poi ci meravigliamo se una tale condizione suscita in alcune vittime uno stimolo alla rivolta, a riscattare la sua dignità umiliata con la violenza? Questo è un presente che non può avere un futuro senza suscitare la ribellione, senza generare instabilità e conflitti regionali cruenti. Dobbiamo proporci un avvenire diverso prima che sia troppo tardi per arrivarci. È la sola strada se vogliamo guardare i nostri figli e sorridere alla loro vita e al come cerchiamo di costruirla facendo ammenda dei nostri errori. (Riccardo Alfonso)

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Un’intera generazione di bambini consegnata alla povertà

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 luglio 2020

Per la prima volta nella storia dell’umanità un’intera generazione di bambini a livello globale ha dovuto interrompere la propria istruzione: la chiusura delle scuole per contenere la diffusione del Coronavirus nella fase più acuta dell’emergenza ha lasciato 1,6 miliardi di bambini e adolescenti fuori dalla scuola – circa il 90% dell’intera popolazione studentesca. Ad oggi sono 1,2 miliardi gli studenti colpiti dalla chiusura delle scuole, prima dell’emergenza erano molto meno di un quarto, 258 milioni2. I profondi tagli al budget per l’istruzione e la crescente povertà causati dalla pandemia di COVID-19 potrebbero costringere almeno 9,7 milioni di bambini a lasciare la scuola per sempre entro la fine di quest’anno, mentre milioni di altri bambini avranno gravi ritardi nell’apprendimento. Il cammino per garantire entro il 2030 a tutti i bambini di poter andare a scuola era già a rischio, e non aveva registrato significativi progressi, ma l’emergenza Covid-19 rischia di consegnare a una generazione di bambini un futuro fatto solo di povertà.
Prima dello scoppio dell’emergenza, 258 milioni di bambini e adolescenti erano già fuori dalla scuola. Nel rapporto di Save the Children si analizza, attraverso un indice di vulnerabilità, il rischio che corrono i bambini in molti paesi a medio e basso reddito di non tornare a scuola dopo la chiusura a causa del Covid-19. “Circa 10 milioni di bambini potrebbero non tornare mai a scuola: si tratta di un’emergenza educativa senza precedenti.Sono nell’africa Sub-Sahariana, ad esempio, a causa della pandemia, dai 22 ai 33 milioni di bambini potrebbero aggiungersi a coloro che vivono sotto la soglia di povertà, vivendo con meno di 1,90 dollari al giorno. Nonostante gli sforzi dei governi e delle organizzazioni, circa 500 milioni di bambini non hanno avuto accesso all’apprendimento a distanza e molti dei bambini più poveri e vulnerabili potrebbero non avere genitori alfabetizzati che possano aiutarli. Avendo perso mesi di apprendimento, molti faranno fatica a recuperare la perdita di competenze o il mancato apprendimento, aumentando la probabilità di abbandono.
La riduzione degli investimenti nell’educazione, oltre all’epidemia di COVID-19, potrebbe essere un duro colpo per milioni di bambini. Tenendo conto delle ultime proiezioni di crescita economica da giugno 2020, la stima di Save the Children prevede che senza un’azione urgente per proteggere le famiglie, il numero di bambini che vivono in famiglie povere potrebbe salire tra 90 e 117 milioni nel 2020, con una stima media di 105 milioni.La questione delle risorse a disposizione da investire in istruzione è fondamentale, soprattutto in un momento di rischio di recessione. I rimborsi del debito occupano ancora una parte considerevole di entrate che i paesi in via di sviluppo devono ai governi creditori. Anche prima della crisi COVID-19, 34 paesi a basso reddito su 73 erano schiacciati da questa spesa e il rischio è che questo scenario possa peggiorare nel momento in cui la recessione provocherà una significativa riduzione delle entrate. Si tratta invece di denaro che potrebbe essere utilizzato per rispondere e contrastare la crisi sanitaria ed economica, non andando dunque ad intaccare gli investimenti in educazione per coprire altre voci di bilancio.In molti paesi, Save the Children ha fornito materiali di apprendimento a distanza come libri e kit di apprendimento a casa per supportare gli studenti durante il blocco, lavorando a stretto contatto con governi e insegnanti per fornire lezioni e supporto tramite radio, televisione, telefono, social media e app di messaggistica. Save the Children esorta i governi e i donatori a garantire che i bambini fuori dalla scuola abbiano accesso all’apprendimento a distanza e ai servizi di protezione. Chi torna a scuola dovrebbe essere in grado di farlo in modo sicuro e inclusivo, con accesso ai pasti scolastici e ai servizi sanitari. Le valutazioni di apprendimento e le lezioni di recupero devono essere adattate in modo che i bambini possano recuperare il loro apprendimento perduto. Per garantire che ciò accada, Save the Children chiede un aumento dei finanziamenti per l’istruzione, oltre ai 35 miliardi di dollari che dovranno essere messi a disposizione dalla Banca mondiale. I governi nazionali devono dare priorità all’istruzione producendo e implementando le risposte educative COVID-19 e piani di recupero per garantire che i bambini più emarginati possano continuare ad apprendere.

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Istat: 6,4% famiglie in povertà assoluta nel 2019

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 giugno 2020

Secondo i dati resi noti dall’Istat, nel 2019 in Italia vivono in povertà assoluta il 6,4% delle famiglie e il 7,7% degli individui in Italia, in calo dal 7% e 8,4% del 2018.”I dati della povertà restano vergognosi e non degni di un Paese civile. Il reddito di cittadinanza non basta” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Il calo della povertà assoluta dipende certo dal reddito di cittadinanza ma è troppo lieve ed insufficiente considerato che rispetto al 2018 l’ha ridotta, per le famiglie, di appena 0,6 punti percentuali, dell’8,6% e che comunque il dato del 2019, 6,4% di famiglie povere, è il terzo peggior risultato di sempre, ossia dall’inizio delle serie storiche iniziate nel 2005, dopo il 7% del 2018 ed il 6,9% del 2017” prosegue Dona.”Insomma, il reddito di cittadinanza è servito, ha invertito un pericoloso trend, ma non abbastanza, considerato che nelle intenzioni doveva servire ad abolire la povertà in Italia (“Oggi aboliamo la povertà” disse l’on Di Maio il 28/9/2018, ndr) e che il presidente del Consiglio Conte il 28 dicembre 2019 ebbe a dire che in 8 mesi il suo Governo aveva ridotto la povertà del 60 per cento. Una stima a dir poco non azzeccata visto che quel 60% è diventato poco più dell’8%” prosegue Dona.”Il problema del reddito è che la platea dei beneficiari è insufficiente, visto che attualmente il pagamento del beneficio copre solo 2,8 milioni di persone contro 4,593 milioni di poveri, ossia il 61% dei poveri assoluti e che l’importo medio mensile per un nucleo familiare è di soli 519 euro, insufficiente per superare persino la linea di povertà di un single, pari, secondo i dati resi noti oggi, a 656,97 euro” conclude Dona.

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Istat: 6,5% famiglie in povertà assoluta nel 2019

Posted by fidest press agency su martedì, 19 maggio 2020

L’Istat presenta, nel rapporto Sdgs 2020, alcuni dati sulla povertà. Nel 2019 vivono in povertà assoluta il 6,5% delle famiglie e il 7,8% degli individui in Italia, in calo dal 7% (non 7,8% come scritto nel rapporto sdgs, stando almeno al comunicato ufficiale Istat sulla povertà del 18/6/2019) e 8,4% del 2018.”Un calo che certo dipende dall’introduzione del reddito di cittadinanza, che, quindi, funziona, ma non abbastanza” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Doveva, infatti, abolire la povertà in Italia (“Oggi aboliamo la povertà” disse l’on Di Maio il 28/9/2018, ndr), mentre l’ha solo ridotta in minima parte, per le famiglie appena 0,5 punti percentuali, poco più del 7% (7,143%). Certo il provvedimento non era ancora a regime nel 2019, ma ricordiamo che il presidente Conte, il 28 dicembre 2019, ebbe a dire che in 8 mesi il suo Governo aveva ridotto la povertà del 60 per cento. Una previsione a dir poco ottimistica” prosegue Dona.”Ecco perchè, come abbiamo sostenuto fin dall’inizio, va ampliata la platea dei beneficiari del reddito di cittadinanza. Senza contare che l’importo medio del beneficio non è sufficiente nemmeno per superare la soglia di povertà, se non in minima parte, come dimostrano i dati di oggi” conclude Dona.

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La povertà educativa ai tempi del Coronavirus

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

In occasione del lancio della campagna “Riscriviamo il futuro”, Save the Children diffonde anche un Manifesto per chiedere al Governo, al Parlamento, alle Regioni e a tutte le istituzioni locali, di riscrivere il futuro dell’Italia e aiutare i bambini a uscire dalla povertà educativa. Un Manifesto a cui hanno già aderito oltre cento nomi noti del mondo della cultura e dello spettacolo, della musica e del giornalismo, dell’impresa e dello sport e a cui è possibile aderire sul sito http://www.savethechildren.it/riscriviamoilfuturo.
La Campagna “Riscriviamo il futuro”, parte con una prima settimana dedicata alla sensibilizzazione sui canali Rai e andrà avanti per i prossimi mesi con iniziative e partnership che hanno come obiettivo quello di rendere i bambini protagonisti dei mesi che verranno. Oltre alla campagna, cresce l’azione programmatica di Save the Children a favore dei minori più svantaggiati: la risposta che l’Organizzazione ha dato nella prima fase dell’emergenza attraverso il progetto “Non da soli” ha raggiunto quasi 57 mila beneficiari e l’Organizzazione è impegnata in un nuovo progetto con cui conta di raggiungerne 100.000 in 30 quartieri deprivati di città e aree metropolitane. Un progetto dedicato ai bambini e adolescenti dagli 0 ai 17 anni nei territori più svantaggiati, per combattere il “learning loss”, la povertà materiale e supportare il ritorno a scuola dei minori.
In particolare, l’indagine condotta dall’Organizzazione mostra come molto concrete siano state le conseguenze economiche del Covid-19 sulla vita delle famiglie: quasi la metà di tutte le famiglie con bambini tra gli 8 e i 17 anni intervistate (44,7%) ha dovuto ridurre le spese alimentari e il consumo di carne e pesce (41,3%). Un dato ancora più allarmante se si considera che prima del lockdown il 41,3% delle famiglie più fragili beneficiava del servizio di mensa scolastica per i propri figli e per quasi tutti loro (40,3%) questo servizio era esente o quasi da pagamenti. Una famiglia su tre (32,7%) ha dovuto rimandare il pagamento delle bollette e una su quattro (26,3%) anche quello dell’affitto o del mutuo. Il 21,5% delle famiglie non ha potuto comprare medicinali necessari o ha dovuto rinunciare alle cure mediche necessarie per mancanza di soldi. Una famiglia su cinque ha dovuto ricorrere a prestiti economici da parte di familiari o amici e il 15,5% ha dovuto fare conto su aiuti alimentari.
Dispersione scolastica, mancanza di asili nidi e scarsità di opportunità educative, culturali e sportive per bambini e ragazzi sono fenomeni che già prima della crisi facevano registrare una situazione molto preoccupante in Italia. Livelli di povertà educativa già di per sé molto elevati, soprattutto nelle regioni del Centro e del Sud, ma che ora con l’emergenza Covid-19 rischiano di estendersi anche al resto d’Italia. È per tracciare tale rischio, Save the Children ha elaborato una serie di mappe del rischio educativo, con l’obiettivo di individuare quelle province italiane dove l’impatto socio-economico dell’emergenza in corso sui minori potrebbe essere ancora più grave.
In un’Italia che già prima dell’emergenza Covid-19 vedeva molti bambini e ragazzi lasciati indietro, vittime della povertà economica ed educativa, la scuola, un punto di riferimento fondamentale per contrastare le diseguaglianze educative, ha dovuto affrontare la sfida della didattica a distanza, che spesso ha acuito svantaggi e divari sociali e territoriali.
Dall’indagine di Save the Children emerge che 1 bambino su 5, in questi mesi di isolamento in casa e di didattica a distanza, ha maggiori difficoltà nel fare i compiti e il 22,4%, tra quelli che vivono in contesti familiari con deprivazioni socio-economiche, ritiene di avere bisogno di maggiore supporto perché non si sente sicuro nelle materie scolastiche. Inoltre, tra i minori tra gli 8 e gli 11 anni, quasi 1 su 10 non fa lezione mai o meno di una volta alla settimana, percentuale che si abbassa al 3% per gli studenti 12-14 anni e all’1,3% per i ragazzi tra i 15 e i 17 anni, a testimonianza del fatto di come la didattica a distanza sia un ostacolo soprattutto per i più piccoli.

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“Povertà aumentata in tutte le Regioni, anche in quelle più ricche”

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

Le persone non hanno più i soldi per fare la spesa, soprattutto quei lavoratori precari che non possono godere degli ammortizzatori sociali”. Lo afferma Flavio Ronzi, Segretario generale della Croce Rossa italiana, a Focus economia su Radio24.: “Abbiamo assistito più di 15mila famiglie” – continua il segretario Cri a Radio 24 – Siamo passati da un emergenza sanitaria a domicilio a fare la spesa , a comprare le cose e a fare delle raccolte di beni di prima necessità per le persone che non hanno realmente neanche più i soldi. Specialmente a persone come i collaboratori o quei lavoratori precari saltuari che in quelle condizioni tra l’altro non riescono ad accedere a una serie di ammortizzatori. Oggi forniamo anche buoni spesa, abbiamo investito in questo strumento 2 milioni di euro”. E sui I dati sono in aumento “Abbiamo avuto un incremento di richieste in tutte le regioni, anche in quelle più ricche dove l’impatto dell’emergenza Covid è stato maggiore”.

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La povertà degli ultimi

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

“Dopo 10 anni di battaglie sul Reddito di Cittadinanza, oggi, forse, qualcuno si accorge di quanto una misura di welfare serva da garanzia sociale. Quanto sia indispensabile, mentre il Paese si ferma, garantire a tutti un reddito per poter pagare l’affitto, le bollette e fare la spesa assicurando da un lato il benessere del cittadino in difficoltà e dall’altra evitando potenziali e pericolosi conflitti sociali. Per questo abbiamo creato la pensione di cittadinanza, che integra le minime. Per questo abbiamo creato il coefficiente familiare del reddito di cittadinanza, per poter proporzionare il contributo in relazione ai componenti della famiglia.
Credo che in un momento di crisi come questa, siamo fortunati ad avere il Reddito di Cittadinanza. Ma il nostro lavoro continua per migliorare questo strumento e renderlo più fruibile. Nonostante tutti gli improperi che ci siamo presi come MoVimento 5 Stelle, questo è il compito di Stato nei confronti degli ultimi: tutelarli. E si lavora con forza, perché gli ultimi tornino a diventare primi con le misure che stiamo mettendo in campo per ricostruire l’Italia dopo il Covid. Investimenti, semplificazioni, defiscalizzazioni, finanziamenti alle Imprese. Forza!”. Lo scrive, in un post sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Povertà e disuguaglianze – Le proposte dal Rapporto ASviS 2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 ottobre 2019

Il Rapporto ASviS 2019 evidenzia un sensibile peggioramento per quanto riguarda il Goal 1 in Italia. Aumentano infatti povertà assoluta e povertà relativa, che registrano entrambe il valore più alto della serie storica 2005-2017 (rispettivamente, 8,4% e 15,6% della popolazione).Nel Mezzogiorno quasi la metà della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale, la situazione è particolarmente critica in Calabria, dove si registra un forte incremento dell’incidenza di povertà relativa familiare (passata dal 19% al 35%), e in Sardegna (dall’11% al 17%). I più penalizzati, secondo l’Istat, sono i più giovani: la quota di famiglie giovani povere è del 10,4% e il 12,6% dei minori vive in povertà assoluta. Per quanto riguarda il Goal 5 sulla parità di genere, si registrano progressi, ma la parità è ancora lontana. Nel 2018, su quasi 50mila genitori che si sono dimessi volontariamente dal proprio lavoro, le madri sono state quasi 36mila. La motivazione più frequente è stata l’incompatibilità tra lavoro e figli data l’assenza di parenti di supporto, l’incidenza dei costi di assistenza al neonato o il mancato accoglimento al nido. Le forti disuguaglianze che interessano il Paese mettono a rischio il raggiungimento del Goal 10 dell’Agenda 2030. Le disparità economiche e sociali si manifestano nell’accesso iniquo ai servizi fondamentali e alla ricchezza comune rappresentata dall’ambiente, il paesaggio, le risorse naturali e la conoscenza. Dal 2010 la situazione sul Goal 10 peggiora per poi iniziare una ripresa nel 2015, grazie alla variazione positiva del tasso del reddito familiare pro capite. Si segnala una considerevole distanza del Mezzogiorno dalla media italiana, soprattutto per quel che riguarda l’indice di disuguaglianza del reddito disponibile e il rischio di povertà.

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Povertà: in Italia forti disparità regionali

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

“In Italia vivono circa 10 milioni di bambini e ragazzi sotto i 18 anni di età e a seconda della regione in cui un bambino nasce o cresce avrà maggiori o minori possibilità di vedere realizzati i propri diritti. Come UNICEF Italia, oggi vogliamo portare l’attenzione sul tema delle disparità regionali e l’impatto che le differenze del livello dei servizi tra le varie zone del nostro paese hanno sui bambini e i giovani. Queste disparità si riscontrano in tutte le regioni italiane. In Calabria ad esempio, secondo i dati ISTAT, nel 2017 il 35,5% delle famiglie erano considerate a rischio di povertà relativa. Qui le persone di minore età in povertà relativa nel 2017 erano il 42,8%, rispetto ad una media nazionale del 21,5%. Addirittura, la percentuale di minorenni a rischio di povertà ed esclusione sociale era del 49,4%, rispetto ad un media nazionale del 32,1%.
Sono dati preoccupanti che ci spingono a voler fare sempre di più e sempre meglio. Come UNICEF Italia, nell’anno in cui celebriamo i trent’anni dall’approvazione della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, intendiamo collaborare in modo sempre più continuativo con tutte le realtà che possano contribuire a migliorare il benessere dei nostri bambini e costruire alleanze per migliorare la loro vita.” – ha detto il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo, intervenendo oggi a Catanzaro all’evento organizzato dal Comitato UNICEF di Calabria in collaborazione con ANCI Calabria e Comune di Catanzaro dedicato a “Trent’anni dall’approvazione della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza 1989-2019”.

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UNICEF Italia: impegno per 1,2 milioni di bambini in povertà assoluta nel nostro paese

Posted by fidest press agency su martedì, 11 giugno 2019

Dichiarazione del Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo all’Assemblea dei volontari riunita a Roma.“L’Italia, mai come oggi, come ho detto 11 mesi fa al mio insediamento, deve essere il terreno su cui ci impegneremo sempre di più come UNICEF. Ogni giorno assistiamo ad episodi incresciosi che riguardano i nostri bambini. Figli feriti o uccisi per mano dei genitori, bambine vittime di violenza, anche all’interno della scuola, discriminazioni nelle mense scolastiche e fenomeni crescenti di bullismo.
Per non parlare dell’insicurezza in cui si trovano a vivere stretti tra la povertà di alcune periferie – in Italia vivono oltre 1,2 milioni di bambini in povertà assoluta ed il 25,7% dei giovani di età compresa tra i 18 e i 24 non studia, non lavora né è inserito in programmi di formazione- e l’indifferenza colpevole dei grandi centri urbani, bambini e adolescenti; come accaduto a Napoli giorni fa, quando la piccola Noemi ha rischiato la vita per un proiettile sparato in pieno giorno da un folle criminale mentre lei giocava in un parco con la mamma e la nonna. A Noemi e alla sua famiglia va l’abbraccio di questa Assemblea mentre resta intollerabile che tutto questo avvenga nel nostro Paese. Per questo motivo ritengo sempre più necessaria una forte attività di advocacy che non solo coinvolga la nostra struttura nazionale ma che veda l’UNICEF sempre più protagonista a livello locale attraverso l’attivismo dei nostri volontari integrati e in rete con società civile, scuola, genitori e istituzioni. Siamo a disposizione del Governo per aprire da subito un tavolo sulla condizione dell’Infanzia nel nostro Paese.L’UNICEF del futuro, quella che ho in mente è questa. Una comunità di persone che mettono la propria vita al servizio di una missione oggi complessa. Non è facile essere volontari nel 2019, in un mondo che mette in discussione tutto, che tenta di screditare chi fa del bene, che attraverso le fake news è capace di dire tutto il contrario di tutto. Per questo sono necessarie idee, motivazioni e grandi ideali. Il nostro, quello di proteggere i bambini, va difeso e sostenuto ogni giorno”.

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Il legame biologico fra povertà e salute

Posted by fidest press agency su sabato, 4 maggio 2019

Le condizioni socioeconomiche nelle quali viviamo giocano un ruolo fondamentale nel determinare il nostro benessere, e il divario sempre più profondo fra più e meno abbienti provoca cambiamenti biologici che, a loro volta, si traducono in marcate diseguaglianze di salute. Un recente studio pubblicato su Aging da un ampio gruppo di studiosi del progetto Lifepath ha rivelato che un basso livello di istruzione può avere un impatto sulla salute in età avanzata paragonabile a quello provocato da noti fattori di rischio come obesità e abuso di alcol. Questo effetto sarebbe mediato, secondo i ricercatori, da modifiche epigenetiche associate a un invecchiamento biologico precoce. Da tempo è noto che le condizioni sociali ed economiche in cui una persona nasce e cresce possono avere forti conseguenze sul suo stato di benessere e sulla qualità della sua vita. Chi vive in condizioni di povertà ha maggiori probabilità di avere problemi di salute, soprattutto in età avanzata, e queste diseguaglianze creano quello che gli esperti definiscono un gradiente sociale della salute. Lifepath è un progetto europeo che si occupa di studiare i meccanismi biologici alla base di questa associazione, per capire come le condizioni socioeconomiche possano «entrare sotto la pelle», come ha sintetizzato Paolo Vineis – professore all’Imperial College London e vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanità – durante il congresso finale del progetto di cui è coordinatore, tenutosi a Ginevra il 26 e 27 marzo.
Lifepath è un progetto fondato dall’Unione Europea, con lo scopo di fornire dati aggiornati, significativi e innovativi sulla relazione fra disuguaglianze sociali e diseguaglianze di salute. Dati sui quali potranno basarsi le future strategie politiche per il miglioramento del benessere della popolazione. Gli esperti di Lifepath hanno sviluppato un approccio di ricerca originale, che combina scienze sociali, biologia e analisi di big data, usando coorti di popolazioni già esistenti e innovative tecniche di analisi biologica. I risultati ottenuti da Lifepath possono essere di grande aiuto nello sviluppo di politiche e strategie di salute pubblica volte a ridurre le diseguaglianze di salute.

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Scuola: Stipendi sotto la soglia di povertà

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 aprile 2019

La differenza strutturale tra il compenso di un insegnante italiano e quello di un collega europeo sta nelle progressioni accreditate nel tempo: ai nostri docenti si applicano aumenti minimi, in media ogni quattro-cinque anni, mentre ai colleghi di oltre confine si danno incrementi più ravvicinati e sostanziosi. Il risultato di questo gap, riportato in modo fedele nell’annuale pubblicazione dell’OCSE, Regard de l’éducation, riferita al 2018, viene evidenziato per bene oggi della rivista Tuttoscuola: ai maestri della primaria, ad esempio, mancano 11 mila euro l’anno. Marcello Pacifico (Anief) insiste: servono subito almeno 200 euro al mese, quindi 2 miliardi e mezzo l’anno. Il Governo deve trovarli.
Quando si parla di stipendi annui lordi dei docenti europei, nella maggior parte dei casi in fase iniziale sono abbastanza ravvicinati: tranne “la Germania che assegna retribuzioni doppie di quelle italiane”, lo stipendio lordo iniziale annuo dei docenti italiani di scuola primaria (e di scuola dell’infanzia), è di circa tre mila euro al di sotto della media dei Paesi dell’UE (31.699) e di quasi 4 mila sotto la media dei Paesi aderenti all’OCSE”. La rivista rileva che la forbice sulla retribuzione, però, a fine carriera si triplica: prima di andare in pensione, la distanza “per i docenti italiani di primaria è di 11 mila euro inferiore alla media dei Paesi europei”.
Lo stesso vale per gli altri gradi scolastici. “Vi è analogia di posizioni e di rapporti anche per i professori della secondaria di I grado, che, rispetto alla media retributiva iniziale dei Paesi dell’UE, hanno stipendi annui lordi inferiore di circa 3mila euro. Gli stipendi di fine carriera dei professori di scuola secondaria di I grado dei Paesi UE superano di circa 10 mila euro annui quelli degli italiani”. È emblematico il caso dei docenti francesi delle scuole medie: “Nel confronto con i colleghi francesi i professori italiani la differenza nello stipendio iniziale vede i transalpini in vantaggio di poche centinaia” di euro, “ma a fine carriera i francesi superano di ottomila euro i docenti di casa nostra”. In questo caso il gap nel corso degli anni diventa abissale, perché si materializza in una condizione di partenza quasi analoga. Per Tutttoscuola, la conclusione è inevitabile: esiste un gap retributivo rispetto ai collegi europei così evidente che “soltanto una coraggiosa riforma potrà colmare. Intanto in Parlamento, su iniziativa del Movimento 5 Stelle, si discute di ridurre ulteriormente il rapporto alunni-docenti: si pensa di farlo lasciando invariata la retribuzione (il che comporterebbe un aumento di spesa per gli stipendi proporzionale alla riduzione del rapporto), oppure di aumentarla come “vorrebbe tanto” il ministro Bussetti, con conseguente esplosione del costo per stipendi?”

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M5S Lombardia: Inaccettabili lezioni del PD sulla povertà

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

Milano. Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una mozione del PD, emendata dall’Assessore regionale al Lavoro Melania Rizzoli, sul reddito di cittadinanza che invita la Giunta regionale ad applicare al meglio la misura in Lombardia anche valutando gli strumenti di sostegno già esistenti.Gregorio Mammì, consigliere regionale del M5S Lombardia, “Con questa mozione il PD chiede conto in Lombardia del reddito di cittadinanza e vorrebbe spiegare al M5S come applicarlo al meglio.Le loro lezioni sul sostegno ai più deboli non sono assolutamente credibili, hanno smantellato il Paese e impoverito le famiglie dimostrando tutta la loro incapacità amministrativa.Sul reddito sono ancora confusi nonostante abbiano presidenti di Regione che, con i loro Assessori, hanno incontrato il Ministro Di Maio per collaborare alla realizzazione del reddito. Proprio non ce la fanno, è chiaro che non hanno nessuna idea di cosa sia la povertà.Li invito a provare a vivere con meno di 780 euro al mese come migliaia di lombardi che hanno fatto domanda per il reddito”.Andrea Fiasconaro, consigliere regionale del M5S Lombarda, aggiunge: “I Presidenti di regione e l’Assessore Rizzoli hanno spiegato che sul reddito di cittadinanza la collaborazione con il Governo è costante, proficua e positiva. Siamo stati i primi a chiedere che la nostra misura funzioni al meglio in Lombardia e da qui il nostro voto favorevole alla mozione emendata.Il dibattito in aula è stato inaccettabile, con il reddito paragonato addirittura al voto di scambio. Il reddito di cittadinanza è una legge dello Stato che deve essere rispettata, così come la dignità delle persone in difficoltà.Non accettiamo che chi ha governato fino all’altro ieri arrivi in aula con la soluzione a tutti i problemi che non è mai stato in grado di risolvere.Il reddito di cittadinanza del M5S servirà a ricollocare migliaia di persone in difficoltà e la lotta alla povertà per il M5S va affrontata con serietà e impegno”.

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Povertà a Roma: Un punto di vista

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 gennaio 2019

Roma Martedì 15 gennaio, alle ore 11.30, presso la Cittadella della carità (via Casilina vecchia, 19 – Metro C “Lodi”), la Caritas di Roma presenterà la nuova edizione del Rapporto “La povertà a Roma: un punto di vista”.La pubblicazione, 180 pagine ricche di dati e infografiche, riporta un quadro generale della situazione socio-economica della Capitale e quattro ambiti di approfondimento su immigrazione, anziani e solitudine, salute mentale e dipendenze. Non manca anche un report sull’attività dei 145 centri di ascolto promossi dalle parrocchie romane.Alla presentazione interverranno: don Benoni Ambarus, direttore della Caritas di Roma; Elisa Manna, curatrice del Rapporto. Gli approfondimenti verranno illustrati da alcuni degli autori: Salvatore Geraci, responsabile dell’Area sanitaria; Roberta Molina, responsabile dell’Area ascolto e accoglienza; Massimo Pasquo, responsabile dell’Area promozione umana.

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Cresce la povertà in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 13 ottobre 2018

In 10 anni il numero di poveri in Italia è più che raddoppiato. Lo denuncia il Codacons, commentando i dati dell’Istat forniti oggi in audizione sulla Nota al Def.“Nel nostro paese vivono 5 milioni di individui in condizione di povertà assoluta, pari a quasi 1,8 milioni di famiglie – spiega il Codacons – Confrontando i numeri con quelli registrati dall’Istat 10 anni fa, scopriamo che il numero di poveri in Italia è più che raddoppiato: nel 2007 le famiglie in povertà erano 975 mila; il numero di individui in condizione di povertà assoluta era pari a 2,4 milioni, contro i 5 milioni del 2017. Questo significa che in dieci anni i cittadini in povertà assoluta in Italia sono aumentati del +108%”. “L’incremento dell’incidenza della povertà nel nostro paese è da attribuire solo in parte alla crisi economica: pesa infatti l’incapacità della classe politica italiana che negli anni non ha saputo adottare misure realmente efficaci contro il generale impoverimento delle famiglie” – conclude l’Associazione.

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Istat povertà: una vergogna, bene reddito cittadinanza ma non basta

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 ottobre 2018

Secondo l’Istat, in Italia vivono 5 milioni di individui in condizione di povertà assoluta, il massimo dal 2005 sia in termini di famiglie (1,778 milioni, pari al 6,9% delle famiglie residenti) che in termini di singole persone (8,4% dell’intera popolazione).”Una vergogna! Il fatto che nel 2017 la povertà assoluta abbia raggiunto i valori più alti dall’inizio delle serie storiche, ossia di sempre, dimostra che quanto è stato fatto finora per ridurre le diseguaglianze e combattere la povertà non è stato abbastanza” dichiara Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “In tal senso il reddito di cittadinanza è positivo, ma insufficiente, dato che non rimuove le cause della povertà. Non basta aiutare i poveri con un sostegno al reddito. Bisogna anche rimuovere le ragioni della povertà, altrimenti le file dei poveri continueranno ad ingrossarsi. Non è solo la crisi e la perdita del posto di lavoro ad aver prodotto questi risultati, ma un fisco sempre più iniquo che ha tassato sempre di più chi già faticava ad arrivare alla fine del mese, violando il criterio della capacità contributiva fissato dall’art. 53 della Costituzione. Gli stipendi poi sono stati bloccati mentre il costo della vita e le tariffe aumentavano” conclude Dona.

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“Sei pensionati su dieci in Italia vivono al di sotto della soglia di povertà

Posted by fidest press agency su martedì, 25 settembre 2018

E’ perché percepiscono meno di 750 euro al mese”. Un dato impressionante su cui riflette il giornalista del Manifesto Massimo Franchi nel suo libro “L’inganno delle pensioni”, proponendo la necessità di introdurre una “pensione di garanzia” a tutela dei giovani e dei precari: “Si tratta di una pensione integrativa sullo schema di una base universalistica per chi è privo di altri mezzi: viene finanziata dalla fiscalità generale”, spiega l’autore. La analisi del libro non può non partire dalla riforma Fornero. “Per gli italiani la data del 5 dicembre 2011 è una specie di incubo”, puntualizza l’autore. Qual giorno l’allora ministro Elsa Fornero presentò tra le lacrime la riforma “chiedendo un sacrificio”. “Il sacrificio naturalmente – continua Franchi – non è stato chiesto ai potenti, ai ricchi. Bensì ai pensionati e ai pensionandi, lavoratori su cui si era già abbattuta da qualche anno la più grave crisi economica del dopoguerra”. E, fatto di inaudita gravità, ha prodotto il fenomeno degli esodati.“Ancora oggi non sappiamo quanti siano realmente gli esodati colpiti dalla riforma Fornero, coloro rimasti senza stipendio, senza pensione e senza ammortizzatori per un lungo periodo a causa dell’innalzamento improvviso di almeno cinque anni dell’età pensionabile”, prosegue Franchi nel libro. In questi anni, tuttavia si è ritenuto che la riforma Fornero fosse l’unica possibile in un clima di austerità e “propaganda neoliberista”. In realtà, non c’è “niente di più falso – spiega l’autore –. In Europa, oggi, il sistema contributivo è adottato solo in Italia, Svezia, Lettonia. Tutti gli altri Paesi – compresi Germania, Francia, Spagna – utilizzano in tutto o in parte il modello retributivo”. Altra notizia errata che Franchi tenta di sfatare, dati alla mano, è che la riforma Fornero sia necessaria per le ‘casse’ dell’Inps. In realtà già la riforma Dini del 1996 aveva recuperando gli squilibri finanziari e nel 2016, secondo l’ultimo dato disponibile, l’attivo era arrivato a 39 miliardi, pari al 2,3 per centro del Pil. “Il bilancio positivo dell’Inps – spiega l’autore – è poi dovuto anche ai contributi pagati dai lavoratori migranti: i circa 5 milioni di cittadini stranieri residenti in Italia versano ogni anno circa 8 milioni di contributi sociali e ne ricevono solo 3 in termini di pensioni e altre prestazioni sociali, con un saldo netto di circa 5 miliardi”. Di contro, riforme come il Jobs Act voluto da Matteo Renzi hanno drenato fondi pubblici verso obiettivi che non hanno ottenuto i risultati sperati. “Lo Stato – precisa Franchi – ha speso circa 20 miliardi in tre anni in sgravi contributivi alle imprese. Tralasciando i quasi nulli effetti sull’occupazione – svaniti completamente all’esaurirsi degli incentivi – ciò che qui interessa sottolineare è che quegli stessi 20 miliardi avrebbero potuto essere utilizzati per finanziare il welfare e per ridare flessibilità al sistema pensionistico”.Nemmeno il nuovo governo, però, lascia maggiori speranze. “Rispetto alle poco credibili promesse fatte in campagna elettorale, le proposte contenute nel contratto del ‘governo del cambiamento’ M5S-Lega sembrano avere i piedi maggiormente per terra – scrive l’autore –. Il ‘contratto’ è un compromesso molto al ribasso rispetto alle promesse elettorali. La cancellazione della legge Fornero proposta sia dal Movimento 5 Stelle sia dalla Lega di Salvini è sparita e si punta ad aggiustamenti molto limitati”. “Per cambiare le cose – conclude Franchi – serve innanzitutto ribaltare la logica dell’austerità”. Solo con questo presupposto è possibile ripensare il sistema pensionistico dotandolo di maggiore flessibilità ed equità sociale.

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