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Posts Tagged ‘povertà’

Cresce la povertà in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 13 ottobre 2018

In 10 anni il numero di poveri in Italia è più che raddoppiato. Lo denuncia il Codacons, commentando i dati dell’Istat forniti oggi in audizione sulla Nota al Def.“Nel nostro paese vivono 5 milioni di individui in condizione di povertà assoluta, pari a quasi 1,8 milioni di famiglie – spiega il Codacons – Confrontando i numeri con quelli registrati dall’Istat 10 anni fa, scopriamo che il numero di poveri in Italia è più che raddoppiato: nel 2007 le famiglie in povertà erano 975 mila; il numero di individui in condizione di povertà assoluta era pari a 2,4 milioni, contro i 5 milioni del 2017. Questo significa che in dieci anni i cittadini in povertà assoluta in Italia sono aumentati del +108%”. “L’incremento dell’incidenza della povertà nel nostro paese è da attribuire solo in parte alla crisi economica: pesa infatti l’incapacità della classe politica italiana che negli anni non ha saputo adottare misure realmente efficaci contro il generale impoverimento delle famiglie” – conclude l’Associazione.

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Istat povertà: una vergogna, bene reddito cittadinanza ma non basta

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 ottobre 2018

Secondo l’Istat, in Italia vivono 5 milioni di individui in condizione di povertà assoluta, il massimo dal 2005 sia in termini di famiglie (1,778 milioni, pari al 6,9% delle famiglie residenti) che in termini di singole persone (8,4% dell’intera popolazione).”Una vergogna! Il fatto che nel 2017 la povertà assoluta abbia raggiunto i valori più alti dall’inizio delle serie storiche, ossia di sempre, dimostra che quanto è stato fatto finora per ridurre le diseguaglianze e combattere la povertà non è stato abbastanza” dichiara Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “In tal senso il reddito di cittadinanza è positivo, ma insufficiente, dato che non rimuove le cause della povertà. Non basta aiutare i poveri con un sostegno al reddito. Bisogna anche rimuovere le ragioni della povertà, altrimenti le file dei poveri continueranno ad ingrossarsi. Non è solo la crisi e la perdita del posto di lavoro ad aver prodotto questi risultati, ma un fisco sempre più iniquo che ha tassato sempre di più chi già faticava ad arrivare alla fine del mese, violando il criterio della capacità contributiva fissato dall’art. 53 della Costituzione. Gli stipendi poi sono stati bloccati mentre il costo della vita e le tariffe aumentavano” conclude Dona.

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“Sei pensionati su dieci in Italia vivono al di sotto della soglia di povertà

Posted by fidest press agency su martedì, 25 settembre 2018

E’ perché percepiscono meno di 750 euro al mese”. Un dato impressionante su cui riflette il giornalista del Manifesto Massimo Franchi nel suo libro “L’inganno delle pensioni”, proponendo la necessità di introdurre una “pensione di garanzia” a tutela dei giovani e dei precari: “Si tratta di una pensione integrativa sullo schema di una base universalistica per chi è privo di altri mezzi: viene finanziata dalla fiscalità generale”, spiega l’autore. La analisi del libro non può non partire dalla riforma Fornero. “Per gli italiani la data del 5 dicembre 2011 è una specie di incubo”, puntualizza l’autore. Qual giorno l’allora ministro Elsa Fornero presentò tra le lacrime la riforma “chiedendo un sacrificio”. “Il sacrificio naturalmente – continua Franchi – non è stato chiesto ai potenti, ai ricchi. Bensì ai pensionati e ai pensionandi, lavoratori su cui si era già abbattuta da qualche anno la più grave crisi economica del dopoguerra”. E, fatto di inaudita gravità, ha prodotto il fenomeno degli esodati.“Ancora oggi non sappiamo quanti siano realmente gli esodati colpiti dalla riforma Fornero, coloro rimasti senza stipendio, senza pensione e senza ammortizzatori per un lungo periodo a causa dell’innalzamento improvviso di almeno cinque anni dell’età pensionabile”, prosegue Franchi nel libro. In questi anni, tuttavia si è ritenuto che la riforma Fornero fosse l’unica possibile in un clima di austerità e “propaganda neoliberista”. In realtà, non c’è “niente di più falso – spiega l’autore –. In Europa, oggi, il sistema contributivo è adottato solo in Italia, Svezia, Lettonia. Tutti gli altri Paesi – compresi Germania, Francia, Spagna – utilizzano in tutto o in parte il modello retributivo”. Altra notizia errata che Franchi tenta di sfatare, dati alla mano, è che la riforma Fornero sia necessaria per le ‘casse’ dell’Inps. In realtà già la riforma Dini del 1996 aveva recuperando gli squilibri finanziari e nel 2016, secondo l’ultimo dato disponibile, l’attivo era arrivato a 39 miliardi, pari al 2,3 per centro del Pil. “Il bilancio positivo dell’Inps – spiega l’autore – è poi dovuto anche ai contributi pagati dai lavoratori migranti: i circa 5 milioni di cittadini stranieri residenti in Italia versano ogni anno circa 8 milioni di contributi sociali e ne ricevono solo 3 in termini di pensioni e altre prestazioni sociali, con un saldo netto di circa 5 miliardi”. Di contro, riforme come il Jobs Act voluto da Matteo Renzi hanno drenato fondi pubblici verso obiettivi che non hanno ottenuto i risultati sperati. “Lo Stato – precisa Franchi – ha speso circa 20 miliardi in tre anni in sgravi contributivi alle imprese. Tralasciando i quasi nulli effetti sull’occupazione – svaniti completamente all’esaurirsi degli incentivi – ciò che qui interessa sottolineare è che quegli stessi 20 miliardi avrebbero potuto essere utilizzati per finanziare il welfare e per ridare flessibilità al sistema pensionistico”.Nemmeno il nuovo governo, però, lascia maggiori speranze. “Rispetto alle poco credibili promesse fatte in campagna elettorale, le proposte contenute nel contratto del ‘governo del cambiamento’ M5S-Lega sembrano avere i piedi maggiormente per terra – scrive l’autore –. Il ‘contratto’ è un compromesso molto al ribasso rispetto alle promesse elettorali. La cancellazione della legge Fornero proposta sia dal Movimento 5 Stelle sia dalla Lega di Salvini è sparita e si punta ad aggiustamenti molto limitati”. “Per cambiare le cose – conclude Franchi – serve innanzitutto ribaltare la logica dell’austerità”. Solo con questo presupposto è possibile ripensare il sistema pensionistico dotandolo di maggiore flessibilità ed equità sociale.

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In Italia oltre 1 milione e 200 mila bambini e ragazzi vivono in povertà assoluta

Posted by fidest press agency su sabato, 22 settembre 2018

“Ci sono in Italia, dichiara Il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo, oltre 1 milione e 200 mila bambini e ragazzi che vivono in povertà assoluta (12,1% del totale). 2 milioni e 156 mila vivono in povertà relativa. E’ inammissibile. Sono dati allarmanti che non possiamo guardare con indifferenza. Occorre da subito stabilire un piano di investimenti e azioni che possano ovviare a questa situazione di disagio che non tende a fermarsi ma che anzi è in aumento rispetto al passato”.“Sui temi globali” continua Samengo “Viviamo un’epoca complessa. L’infanzia nel mondo è negata sempre più da guerre che non sembrano finire come la Siria giunta al suo ottavo anno, lo Yemen, conflitto che vede bambini usati come soldato, trucidati mentre vanno a scuola senza pietà oppure il Sud Sudan dove si combatte da anni senza vie di uscita. In Libia continuano i focolai di instabilità mentre tanti ancora sono i conflitti dimenticati cui siamo sempre più indifferenti o assuefatti. Occorre più attenzione da parte di tutti su queste tragedie”. “Ci sono infine 50 milioni di bambini in movimento, 28 milioni fuggono da guerre, i restanti si spostano per calamità, per fame, povertà o a causa di violenze e abusi” conclude “Il tema delle grandi migrazioni trovi nell’agenda dei governi così come delle regioni soluzioni concrete e azioni di integrazione e inclusione, che disinneschino paura e terrore e che sono l’antidoto invece contro la pericolosa disumanità imperante”.

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Apriamo un dibattito sul nostro futuro

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Da anni, oramai, siamo portati a concentrare la nostra attenzione più sul presente e molto meno sul futuro. Siamo preoccupati per il clima ma nel momento in cui dovremmo prendere delle importanti decisioni ci dilunghiamo in noiosi e lunghi dibattiti che lasciano il tempo che trovano. Lo stesso accade se pensiamo al sociale, alla povertà nel mondo, alla salute, all’istruzione e all’evoluzione tecnologica in atto.
Ci rendiamo “fumosamente” conto che dobbiamo mettere mano a un progetto d’ampio respiro se vogliamo che l’umanità non imbocchi il tunnel del non ritorno, ma anche in questo caso ci accontentiamo di qualche accenno come se quanto accade intorno a noi non ci riguarda direttamente eppure si riverberano in noi momenti di consapevolezza dei gravi errori che stiamo commettendo nel rendere le condizioni di vita sempre più precarie. Spesso queste riflessioni si rivelano un attimo fuggente prima di rituffarci nei problemi che ci legano al contingente: lo studio, il lavoro, la mobilità, il modo di tenere in piedi il nostro budget che inesorabilmente si assottiglia, l’assistenza sanitaria e via di questo passo. Una donna, che a giorni partorirà, mi confessava i suoi timori sul futuro del nascituro e si chiedeva se aveva fatto bene a volerlo e se non fosse stato solo il frutto del suo egoismo.
Tutto questo dovrebbe indurci ad agire, a ricercare un cambiamento, a lavorare con impegno per realizzarlo all’istante. Si tratta, ovviamente, di un aspetto che va a monte del problema. Dovremmo da subito instillare nei nostri figli una visione della vita più votata ai valori e molto meno ai suoi aspetti edonistici nel senso del piacere immediato a prescindere. Se partiamo, infatti, dal concetto che l’umanità debba farsi carico di due diritti fondamentali quali il diritto alla vita e a vivere dovremmo comprendere sino in fondo il modulo di vita che si richiede. Come possiamo, infatti, garantire la vita per chi nasce nella povertà? Per chi è generato in una terra inospitale e gli è impedito di cercare luoghi diversi e spesso per via del colore della sua pelle? E allora ci chiediamo perché il diritto a vivere non garantisce a tutti, indistintamente, un’infanzia affrancata dalla miseria, un’istruzione e un’assistenza sanitaria adeguata? Un tetto sotto cui ripararsi e da adulto un lavoro sicuro e una vecchiaia serena? Perché anche nelle città dell’opulenza vi sono migliaia di persone che non hanno una casa e dormono sotto i ponti o nei rifugi d’emergenza? Perché un giovane deve tenderti la mano per chiederti un obolo per la sua sopravvivenza? E poi ci meravigliamo se una tale condizione suscita in alcune vittime uno stimolo alla rivolta, a riscattare la sua dignità umiliata con la violenza? Questo è un presente che non può avere un futuro senza suscitare la ribellione, senza generare instabilità e conflitti regionali cruenti. Dobbiamo proporci un avvenire diverso prima che sia troppo tardi per arrivarci. E’ la sola strada se vogliamo guardare i nostri figli e sorridere alla loro vita e al come cerchiamo di costruirla facendo ammenda dei nostri errori. (Riccardo Alfonso)

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Allarme povertà sanitaria

Posted by fidest press agency su sabato, 4 agosto 2018

Secondo il Rapporto Svimez, ancora oggi al cittadino del Sud mancano (o sono carenti) diritti fondamentali e vi è il fenomeno della povertà sanitaria, per cui l’insorgere di patologie gravi costituisce una delle cause più importanti di impoverimento delle famiglie Italiane.
“Una grave denuncia. E’ già indegno di un Paese civile non garantire assistenza sanitaria realmente gratuita, come sanno tutti i malati gravi che, in tutta Italia, sono costretti a fare visite private, sia per accorciare i tempi di attesa sia per rivolgersi a professori conosciuti ed affermati. Ancor più grave, poi, che questo li faccia precipitare nella povertà” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.L’associazione di consumatori ricorda che, secondo gli ultimi dati Istat, relativi al 2016, al Sud il 14,9% delle famiglie dichiara di non avere soldi per le cure mediche, contro una media nazionale dell’8,8%, e che il 54% delle famiglie del Sud non riesce a far fronte ad una spesa imprevista di 800 euro, come può accadere in caso di malattie gravi, contro una media per l’Italia di 41,9% (in Sicilia il record, pari al 63,1% delle famiglie).

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Povertà: Save the Children

Posted by fidest press agency su sabato, 4 agosto 2018

Più di 1 bambino su 2, in Italia, non può trascorrere le vacanze lontano da casa; per 3 adolescenti su 5 il motivo è di natura economica.
Più della metà dei bambini e degli adolescenti, in Italia, non può fare una vacanza di almeno quattro giorni lontano da casa e oltre 3 ragazzi su 5 tra i 15 e i 17 anni di età, quasi il doppio rispetto al 2015, non possono permettersi, per motivi economici, periodi ricreativi e di svago neanche più brevi.
Questa la denuncia di Save the Children – l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro – che attesta, nel nostro Paese, un incremento negli ultimi anni delle disparità economiche che impediscono ai minori di usufruire di opportunità ludiche, ricreative e formative durante l’estate, quando in molti casi sono costretti a rimanere in città. Nel 2017, infatti, oltre 5,7 milioni di bambini e ragazzi – più del 56% del totale – non hanno potuto trascorrere una vacanza di almeno quattro giorni, un dato percentuale costantemente cresciuto rispetto ai due anni precedenti e che ha subito un’impennata fortissima rispetto al 2008, quando i minori in questa condizione non superavano il 40%.
In particolare, motivi di carattere economico hanno rappresentato la causa principale che ha impedito a più del 61% dei ragazzi tra i 15 e i 17 anni, nel 2017, di andare in vacanza anche per periodi più brevi, un dato quasi raddoppiato rispetto al 2015 (35%) allorché i ragazzi della stessa età che non potevano permettersi di andare in vacanza a causa della condizione economica delle proprie famiglie erano poco più di 1 su 3.

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Cresce la povertà: anziani più colpiti

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 giugno 2018

In Italia ci sono 1 milione e 778 mila famiglie (6,9%) che non riescono a far fronte alla spesa mensile per l’acquisto di beni e servizi utili a condurre una vita accettabile. La situazione è più grave al Sud dove l’incidenza di povertà assoluta raggiunge il10,3% contro il 5,1% del Centro e il 5,4% registrato nel Nord Italia. “Tra i primi costi ad essere tagliati quando si è in difficoltà – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – c’è l’assistenza. A fare le spese di queste ristrettezze economiche sono soprattutto i nostri anziani” “Un’assistenza full-time con lavoratore convivente (54 ore livello CS) – continua la nota – ha un costo mensile di 1354,93 Euro. La spesa può arrivare fino a 1.817,96 Euro se la famiglia ha bisogno di una badante convivente formata (livello DS)”.Secondo i dati Istat è cresciuta anche la povertà relativa che coinvolge 3 milioni e 171 mila famiglie residenti (12,3%). “Questo significa – prosegue Gasparrini – che le famiglie che non possono permettersi di sostenere i costi di un assistente familiare o che devono sottrarre risorse fondamentali per il benessere della vita familiare, sono 4 milioni 949 mila”. “Per evitare l’indebitamento familiare, l’unico modo per garantire la dovuta assistenza ad anziani e persone con disabilità, è avviare politiche di defiscalizzazione e decontribuzione di lungo periodo. Le famiglie – conclude Gasparrini – hanno bisogno di soluzioni concrete e noi siamo pronti a collaborare con le forze politiche mettendo a disposizione la nostra esperienza in materia di lavoro domestico”.

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Roma Capitale aderisce alla Giornata Internazionale per l’eliminazione della povertà

Posted by fidest press agency su domenica, 20 maggio 2018

Roma Capitale ha aderito alla ‘Giornata Internazionale per l’eliminazione della povertà’, che ricorre ogni anno il 17 ottobre. E’ quanto prevede una Memoria approvata dalla Giunta capitolina, che consente così alla città di accedere a un’importante iniziativa di carattere internazionale introdotta dall’ONU con apposita risoluzione il 22 dicembre 1992.Il provvedimento assegna, inoltre, all’Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità Solidale il mandato di implementare, all’interno del Piano Sociale Cittadino, strumenti di accompagnamento e rafforzamento volti al contrasto del fenomeno dell’impoverimento e dell’isolamento sociale.
Il tema della povertà è stato analizzato oggi in Campidoglio, nel corso del 7° Meeting del Comitato Internazionale per il 17 ottobre, costituito da persone di tutte le estrazioni sociali, tra cui persone in condizione di povertà, impegnate nella lotta contro la miseria e provenienti da vari continenti.Nel corso dei lavori è stato scelto il tema su cui sarà focalizzata la Giornata nel 2018: i diritti umani. Proprio quest’anno si celebra, infatti, il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che rappresenta il primo documento a sancire universalmente (cioè in ogni epoca storica e in ogni parte del mondo) i diritti che spettano all’essere umano.
Durante l’ultima sessione l’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre ha condiviso ragionamenti e riflessioni con Donald Lee, Presidente del Comitato per il 17 ottobre, con Claudio Calvaruso, Presidente di Atd Quarto Mondo Italia e con Isabelle Pyapert Perrin, delegata generale del Movimento Internazionale Atd Quarto Mondo. L’Assessora ha inoltre illustrato le attività in corso per prevenire e contrastare la povertà.In occasione del 17 ottobre Roma Capitale organizzerà eventi, manifestazioni, iniziative di sensibilizzazione, evidenziando l’importanza dell’accoglienza, del volontariato e del contributo di tutta la comunità a partire dalle persone che vivono in condizioni di disagio, nessuno escluso.

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Povertà minorile in Italia: Illuminiamo il futuro

Posted by fidest press agency su martedì, 15 maggio 2018

Un Paese vietato ai minori, dove quasi 1 milione e trecentomila bambini e ragazzi – il 12,5% del totale, più di 1 su 10 – vivono in povertà assoluta, oltre la metà non legge un libro, quasi 1 su 3 non usa internet e più del 40% non fa sport. Ma, soprattutto, un Paese dove i minori non riescono a emanciparsi dalle condizioni di disagio delle loro famiglie e non hanno opportunità educative e spazi per svolgere attività sportive, artistiche e culturali, sebbene siano moltissimi i luoghi abbandonati e inutilizzati che potrebbero invece essere restituiti ai bambini per favorire l’attivazione di percorsi di resilienza, grazie ai quali potrebbero di fatto raddoppiare la possibilità di migliorare le proprie competenze.Dal nuovo rapporto di Save the Children “Nuotare contro corrente. Povertà educativa e resilienza in Italia” – diffuso oggi in occasione del lancio della campagna Illuminiamo il Futuro per il contrasto alla povertà educativa – emerge che i quindicenni che vivono in famiglie disagiate hanno quasi 5 volte in più la probabilità di non superare il livello minimo di competenze sia in matematica che in lettura rispetto ai loro coetanei che vivono in famiglie più benestanti (24% contro 5%). Tuttavia, tra questi minori, spicca una quota di “resilienti”, ragazzi e ragazze che raggiungono ottimi livelli di apprendimento anche provenendo da famiglie in gravi condizioni di disagio. Come favorire la loro resilienza? Uno studio inedito contenuto nel nuovo rapporto di Save the Children dimostra che i fattori che aiutano i ragazzi ad emanciparsi dalle situazioni di disagio sociale ed economico sono l’aver frequentato un asilo nido (+39% di probabilità), una scuola ricca di attività extracurriculari (+127%), dotata di infrastrutture adeguate (+167%) o caratterizzata da relazioni positive tra insegnanti e studenti (+100%). Di contro, per i minori le probabilità di sviluppare percorsi di resilienza si riducono tra il 30% e il 70% se vivono in contesti segnati da alti tassi di criminalità minorile e dispersione scolastica e di quasi due volte se risiedono in aree dove la disoccupazione giovanile è più alta della media nazionale. Il contesto nel quale si cresce, la “comunità educante” che può attivarsi attorno ad un bambino e ad un ragazzo, può avere dunque un ruolo decisivo nella riduzione delle diseguaglianze di origine.
E’ dunque fondamentale investire su questi aspetti per fronteggiare la drammatica condizione di povertà educativa che colpisce i minori in Italia. Nel nostro Paese, infatti, – sono alcuni dati in evidenza nel rapporto di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro – 1 minore di 15 anni su 5 non raggiunge le competenze minime in lettura e in matematica; quasi il 14% dei ragazzi abbandona gli studi prima del tempo; circa la metà degli alunni non usufruisce della mensa a scuola, il tempo pieno è assente da 7 classi delle scuole primarie e da 9 classi delle scuole secondarie su 10, mentre appena 1 bambino su 10 frequenta l’asilo nido o un servizio per la prima infanzia.
Campania, Sicilia, Calabria, Puglia e Molise occupano i primi cinque posti della triste classifica della povertà educativa in Italia, secondo il nuovo indice di povertà educativa (IPE)[2] elaborato dall’Organizzazione. Regioni in cui bambini e i ragazzi sono maggiormente privati delle opportunità necessarie per apprendere, sperimentare e coltivare le proprie capacità, nonché della possibilità di sviluppare percorsi di resilienza necessari per superare ostacoli e condizioni di svantaggio iniziali. A fare da contraltare, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Emilia Romagna che si segnalano invece come le aree che offrono maggiori opportunità educative per i minori.

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Progetto per contrastare la povertà educativa in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 aprile 2018

Prenderà il via nei prossimi mesi il progetto di contrasto alla povertà educativa “Lost in Education”, che verrà realizzato dall’UNICEF Italia come capofila, in collaborazione con Arciragazzi, 20 scuole (13 Istituti Comprensivi e 7 Scuole Superiori) di 7 regioni in Italia (Lazio, Lombardia, Sicilia, Puglia, Liguria, Sardegna, Friuli Venezia Giulia).
Il progetto Lost in Education è tra i 17 progetti multiregionali approvati da Con i Bambini – impresa sociale cui è affidata l’operatività del Fondo per il contrasto alla povertà educativa[2] – attraverso il Bando Adolescenza (11-17 anni) per un valore di € 1.900.000,00.
Destinatari del progetto sono i ragazzi e le ragazze delle scuole secondarie di primo grado e di secondo grado partner del Progetto: i ragazzi sono gli attori trasformativi del progetto e, con i docenti e accompagnati dagli operatori, diventano essi stessi “pontieri” tra scuola e altri attori della comunità educante. La scuola sarà anch’essa destinataria di servizi con un coinvolgimento diretto dei docenti e delle famiglie e, con loro, soggetti formali e non formali delle comunità.La povertà educativa lede il diritto dei bambini e dei ragazzi ad avere una educazione di qualità: la realizzazione delle piene potenzialità dei minorenni è un “bene comune” e ne sono tutti responsabili. Si tratta di lavorare perché la comunità diventi educante, partendo dalle risorse di un luogo, sia in termini di servizi disponibili che di capitale sociale e umano.
Il progetto “Lost in Education”, che durerà 38 mesi, ha l’obiettivo di migliorare il benessere dei ragazzi e delle ragazze e la loro capacità di percepirsi come attori trasformativi della propria comunità scolastica, territoriale e di vita; rafforzare la centralità della scuola come luogo educativo e aumentare il supporto della comunità intorno ad essa; curare, sviluppare, sostenere le dinamiche e le relazioni di comunità in cui gli attori sociali siano capaci di riconoscere le proprie competenze educative e di dare attivamente il proprio contributo per il benessere degli adolescenti. Attraverso il coinvolgimento dei ragazzi e delle ragazze, degli insegnanti e delle famiglie saranno realizzate attività di mappatura delle aree in cui avrà luogo il progetto, individuando punti di incontro, aggregazione e socializzazione degli adolescenti, facendo emergere il capitale educativo di una comunità. Saranno attivati 7 tavoli di partecipazione attiva (1 per regione) per confrontare buone prassi e strategie comuni per affrontare situazioni di fragilità educativa; si procederà ad attivare laboratori misti di studenti, docenti, famiglie e attori della comunità con la finalità di costruire ambienti sicuri in cui i ragazzi possano sviluppare le proprie capacità e avviare percorsi territoriali di co-progettazione verso una comunità che si attesta come educante.Valutazione di impatto del progetto: Università degli Studi di Sassari – Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali (Laboratorio FOIST per le Politiche Sociali e i Processi Formativi).
Il progetto è stato selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD. http://www.conibambini.org.

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Povertà: quasi 900mila con sostegni reddito

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2018

Le persone beneficiate da misure di contrasto alla povertà sono nel primo trimestre 2018 quasi 900 mila, 251 famiglie per un totale di 870 mila componenti. E’ quanto riporta oggi l’Inps ed il Ministero del Lavoro.”Bene, ma non basta. Il Rei è forse il provvedimento migliore varato nella precedente legislatura, ma il problema è che i dati di oggi attestano che finora la misura di contrasto alla povertà ha raggiunto appena il 15,5% delle famiglie in povertà assoluta, pari ad 1 milione e 619 mila famiglie, ed il 18,3% degli individui poveri, pari a 4 milioni e 742 mila” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Senza contare che l’importo medio mensile, pari a 297 euro, è talmente basso che non è nemmeno sufficiente per far uscire i beneficiari dalla soglia della povertà assoluta” prosegue Dona.”Per questo chiediamo al prossimo Governo di triplicare gli stanziamenti” conclude Dona.

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Sud Italia: capitale sociale e umano

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2018

Abbiamo già avuto modo di evidenziare il quadro economico del Sud Italia, dove vive un terzo della popolazione ma che produce un quarto del PIL, un decimo di esportazioni, che ha metà disoccupati, due terzi di poveri, il doppio di pensioni di invalidità rispetto al Nord Italia.
Un altro aspetto dei problemi del Sud Italia riguarda il capitale sociale, rilevato “come grandezza intangibile con rilevanti effetti sul buon funzionamento della vita sociale e politica, e quindi indirettamente della performance economica, di una comunità”. Come indici di riferimento sono stati assunti “l’attività di volontariato, persone che hanno versato soldi ad associazioni, unità di lavoro irregolari sul totale delle unità di lavoro, la frequenza con cui si parla o ci si informa di politica e il numero di reati ambientali (2). Ebbene, gli indici per il Sud Italia sono drammaticamente bassi (eccettuata la Sardegna).
Se ci trasferiamo in altro campo, quello del capitale umano, inteso come “tasso di partecipazione nell’istruzione secondaria superiore di secondo grado, tasso di abbandono nel primo biennio delle scuole secondarie di secondo grado, indice di attrattività delle università e quota di laureati in discipline scientifiche e tecnologiche”, rileviamo indici, altrettanto, drammaticamente bassi
E’ la fotografia di una Italia spaccata in due, tra Centro-Nord e Sud, con particolare accentuazione, tra il Nord e il Sud.C’è un Nord che corre, raggiungendo livelli economici dell’Europa settentrionale, che non vuole pagare tasse esose, con discreti indici di capitale sociale e umano, e un Sud che nell’insieme arranca, ammaliato da impossibili promesse di sussidi; occorrerebbe, prioritariamente, recuperare il capitale sociale e umano. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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In Italia sei povero anche se lavori

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2018

di Laura Agea, EFDD – MoVimento 5 Stelle Europa. È l’ennesima stortura di un mondo del lavoro precarizzato ai limiti della sopportazione. E forse anche oltre. Se lavori otto ore al giorno rischi comunque di essere povero: secondo i dati Eurostat, in questa disumana classifica l’Italia si posiziona al primo posto con più di tre milioni di lavoratori a rischio, seguita da Spagna con 2,9 milioni e Romania con 1,6 milioni. In generale, poi, il Paese dell’Unione europea con maggiore rischio di povertà lavorativa è la Romania (18,9%), seguita da Grecia (14,1%), Spagna (13,1%), Lussemburgo (12,0%). L’Italia (11,7%) si posiziona al quinto posto in questa seconda terrificante classifica.La povertà è un problema europeo causato da anni di politiche e scelte sbagliate, sia comunitaria sia nazionali. Pensiamo all’immobilismo di Bruxelles sulle delocalizzazioni che bruciano posti di lavoro, sui paradisi fiscali interni all’UE, sul surplus tedesco che impoverisce e prosciuga il Sud, e sull’altro lato della medaglia le scelte di governi marionetta che hanno scelto di distruggere il welfare dei loro Paesi. Non andiamo troppo indietro nel tempo, pensiamo al Jobs Act che sta creando un’intera generazione di precari.L’ultima speranza per mettere un freno all’emergenza della povertà è la volontà da parte di tutti i Paesi di adottare un reddito minimo che restituisca vita e dignità ai quasi 120 milioni di cittadini europei che non riescono più ad arrivare alla fine del mese. L’Europa non deve più restare indifferente di fronte alle richieste di aiuto che le famiglie e le imprese ci rivolgono. La Commissione Europea affronti senza indugio la questione del reddito minimo presentando quanto prima la proposta di una direttiva vincolante.Oggi, secondo l’Osservatorio sociale europeo diverse forme di sostegno al reddito esistono già in 26 Stati membri e non serve aggiungere che il mio Paese non prevede nessun tipo di sostegno. Noi vogliamo che l’Europa intervenga immediatamente con un quadro comune di norme che permetta l’armonizzazione dei diversi regimi vigenti con criteri di accesso comuni e validi per tutti: come ad esempio basare il calcolo del reddito da erogare sulla soglia di povertà che Eurostat fissa al 60% del reddito medio nazionale.
Non esistono cittadini di serie B! Tutti devono poter beneficiare allo stesso modo dei regimi di reddito minimo. Le parole non bastano più! Bisogna mettere a disposizione le linee di bilancio del fondo sociale europeo e del programma europeo per l’occupazione e l’innovazione sociale per aiutare gli Stati membri a implementare regimi di Reddito minimo. Si tratta di un approccio strategico e di visione che consenta una vera integrazione sociale. Non solo di soldi! I cittadini non chiedono elemosina ma politiche di dignità. Se si trovano i soldi per salvare le banche, tanto più pretendo che si trovino risorse per i figli di questa Europa che è vittima troppo spesso di interessi scellerati. (fonte: il blog delle stelle)

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Povera Italia! Il 23% delle famiglie a rischio povertà

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 marzo 2018

Rimbalzano oggi, sulle prime pagine di tutti i quotidiani italiani, e appena dopo la chiusura della campagna elettorale (casi della vita!), i risultati dell’ultima indagine di Bankitalia sui bilanci delle famiglie italiane nel 2016. Con grande meraviglia di tutti coloro che la povertà non la vivono e non la vedono nemmeno da lontano, e che invece oggi riguarda tantissimi lavoratori, si scopre che in Italia una grande parte delle famiglie (23%) è a rischio povertà e che si tratta soprattutto di nuclei formati da giovani, stranieri e residenti al sud, quasi un quarto della popolazione in Italia, il livello più alto mai raggiunto (il precedente record si è registrato nel 2006 col 19,6%) e che ci fa tornare indietro di 30 anni. Contemporaneamente uno studio Censis-Confcooperative che leggeremo sui giornali domani avverte che quasi sei milioni di cosiddetti millennials nel 2050 ingrosseranno i ranghi dei poveri grazie alle pensioni da fame di cui, si fa per dire, godranno. Per l’esattezza si parla di 5,7 milioni di lavoratori tra precari, Neet e working poor.Non basta, poiché il dato che emerge da Bankitalia è anche quello che il 70 % della popolazione detiene solo il 25% del patrimonio complessivo: “È aumentata la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi” e certifica che: il 30% più ricco delle famiglie ha circa il 75% del patrimonio netto rilevato nel complesso, con una ricchezza netta media di 510mila euro e di questo il 5% più ricco ha un patrimonio netto in media pari a 1,3 milioni di euro.
Al 30% delle famiglie più povere invece vengono lasciate briciole pari a ben l’1% della ricchezza.Viene da chiedersi come mai i commentatori non facciano alcun riferimento alle cause e al quadro internazionale, alle politiche UE e non solo. E’ fuor di dubbio che questa situazione è la diretta conseguenza delle politiche di aggressione dei poteri finanziari europei e mondiali che macinano lavoro, massacrano ricchezze aumentando divari, alimentano guerre di rapina e che non potrà che peggiorare grazie alla modifica dell’art.81 della Costituzione che ha inserito nella Carta Costituzionale il principio del pareggio di bilancio e alle continue richieste di sempre maggiore austerità che puntualmente arrivano dalla Commissione Europea come avverrà ancora di qui a poche settimane.Sì, questi dati evidenziano e ci si spiegano tante cose! Soprattutto fanno emergere sempre più pressante e irrinviabile la necessità che i lavoratori tornino protagonisti e si organizzino per dare la forte risposta sociale di lotta necessaria a mettere fine all’arroganza delle lobby economiche e sindacali e allo sfruttamento del lavoro.

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“Come si comanda il mondo?” Con il denaro

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 dicembre 2017

come si comanda il mondoLe tesi esposte nel libro di Giorgio Galli e Mario Caligiuri, “Come si comanda il mondo” (Rubbettino) ottengono un’ulteriore conferma nelle notizie di oggi. Infatti, secondo il Bloomberg Billionaires Index, l’incremento dei patrimoni dei 500 uomini più ricchi del pianeta è del 23% nel 2017, a fronte dell’incremento del 3,6% della ricchezza globale.
I magnati delle grandi società finanziarie realizzano utili da capogiro mentre in alcune aree del mondo, tra le quali l’Occidente, e anche nel nostro Paese, aumentano le diseguaglianze e le povertà.
A decidere non sono parlamenti e partiti ma le grandi società finanziarie attraverso l’intreccio con media, università, agenzie di rating, governi e sopratutto multinazionali del web. Infatti, gli uomini più ricchi del pianeta risultano non a caso Jeff Bezos e Bill Gates e il patrimonio di Mark Zuckerberg è aumentato del 45%.In questo libro, viene per la prima volta affrontato scientificamente il tema di chi realmente “comandi il mondo”. Superando luoghi comuni e populismi , ideologie e prevenzioni, Galli e Caligiuri mettono insieme con originalità fatti evidenti per descrivere uno scenario inquietante per le democrazie del XXI secolo. Un libro che è un prontuario civile per comprendere quello che ci circonda. Un libro illuminante. Un libro da leggere: per legittima difesa.Giorgio Galli è il decano dei politologi italiani. Noto a livello internazionale, ha scritto libri fondamentali come “Il bipartismo imperfetto” (1966) e “Hitler e il nazismo magico” (1989) Mario Caligiuri è professore di prima fascia all’Università della Calabria, dove dirige il Master in Intelligence, promosso nel 2007 con Francesco Cossiga. È stato tra i primi a introdurre lo studio scientifico dell’intelligence negli atenei italiani. Tra i suoi ultimi volumi, “Intelligence e Scienze umane” e “Intelligence e magistratura” entrambi editi da Rubbettino. (foto: come si comanda il mondo)

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Pensionati e non solo: La lotta alla povertà è un bluf!

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 dicembre 2017

pensionatiDal primo gennaio 2018 gli Anziani che al raggiungimento dei 65 anni di età e sette mesi, senza reddito, potevano godere dell’Assegno Sociale di circa 500 euro, a partire dal prossimo anno dovranno aspettare ancora un anno per maturare il diritto. “Noi che viviamo a diretto contatto con una platea estesa di Anziani – afferma Fortunato Sommella – siamo in grado di affermare che tra costoro, i più deboli, si è diffuso un senso di disperazione. A che serve, ci chiediamo, che il Governo proclami ai quattro venti la sua lotta alla povertà, se poi mette in seria difficoltà un numerosa fetta di Anziani che attendevano la scadenza dei 65 e sette mesi di anzianità per avanzare richiesta di pensionamento sociale? Ancora una volta si colpisce il mondo degli Anziani. Questo attacco finirà soltanto quando i Pensionati e tutti gli Anziani riusciranno ad avere una propria rappresentanza, nelle Assemblee dove si decide il loro destino – afferma con sdegno Fortunato Sommella coordinatore nazionale dei “Pensionati d’Europa” (n.r. Il discorso, purtroppo, è di più ampia portata. Tutta la fascia anziani è sotto tiro se si pensa il tentativo sempre più insistente di voler rivedere, anche per il passato, le pensioni di anzianità e di rapportare tutte le rendite al regime contributivo in luogo di quello retributivo. Ciò significa una riduzione media del 30% di tutte le rendite solo perché l’obiettivo primario dell’attuale governo è quello di finanziare in via prioritaria i dissesti bancari tanto che sono state ridotte nell’attuale legge finanziaria le risorse per la sanità. Ci chiediamo fino a che punto i pensionati non prenderanno coscienza della loro forza (il 18% del corpo elettorale) e sapranno indirizzare unitariamente il loro voto verso quei movimenti o partiti che possono sostenerli?)

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L’Istat certifica il fallimento del governo Renzi-Gentiloni

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 dicembre 2017

istatIn un anno la povertà è aumentata di 2 punti percentuali, abbiamo raggiunto la quota di 18 milioni di persone a rischio di povertà, il cuneo fiscale penalizza pesantemente il lavoro dipendente e le famiglie con figli sono penalizzate. Altro che ripresa, altro che uscita dal tunnel, altro che bonus 80 euro. Al contrario, la coesione sociale del Paese è messa gravemente a rischio. Il recente reddito di inclusione appare l’ennesima scelta elettorale di un governo che non sa ordinare le priorità, che illude e che lascia il Paese nell’incertezza e nella paura. Politiche per contrastare l’esclusione sociale appaiono necessarie al più presto, fondate su una combinazione di aiuti monetari, sollievo fiscale e inserimento nel mercato del lavoro che solo un governo solido di centrodestra può costruire”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.

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Istat: record storico per rischio di povertà, 20,6%

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 dicembre 2017

istatSecondo i dati resi noti oggi dall’Istat sulle condizioni di vita degli italiani, nel 2016 si registra il record storico sia per le persone a rischio di povertà (20,6%) sia per quelle a rischio di povertà o esclusione sociale (30%)”Non solo i dati peggiorano rispetto al 2015, ma mai si era registrato un dato così negativo dall’inizio delle serie storiche, iniziate nel 2003″ afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Sono dati da Terzo Mondo, non degni di un Paese civile. Non si tratta solo di una priorità sociale e morale, ma anche economica. Fino a che il 30% degli italiani è rischio povertà o esclusione sociale è evidente che i consumi delle famiglie non potranno mai veramente decollare e si resterà intorno all’1 virgola” prosegue Dona.”I dati di oggi ci dicono che non basta varare il Rei, cercando di tamponare l’emergenza. Bisogna evitare che le file dei poveri assoluti continuino ad ingrossarsi, risolvendo i problemi di chi, pur stando ora sopra la soglia di povertà assoluta o relativa, rischia di finire sotto perché non riesce a pagare le bollette o ad affrontare una spesa imprevista di 800 euro” conclude Dona.L’associazione evidenzia che la percentuale di chi è in condizione di grave deprivazione materiale sale dall’11,5% del 2015 al 12,1% del 2016, con un rialzo del 5,2%, il rischio di povertà registra un incremento annuo del 3,5% (da 19,9% a 20,6%), mentre il rischio di povertà o esclusione sociale cresce del 4,5%, passando dal 28,7% al 30 per cento.

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Argentina: Per la riduzione della povertà rurale

Posted by fidest press agency su martedì, 21 novembre 2017

argentinaGilbert F. Houngbo, Presidente del Fondo Internazionale delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), il 21 novembre incontrerà i ministri degli Affari Esteri, della Finanza e dell’Agroindustria per discutere dei progressi e dei programmi del paese nella lotta per eliminare la povertà rurale.
Questa sarà la prima visita ufficiale di Houngbo in Argentina, dove nel corso degli ultimi 12 mesi la povertà è diminuita dal 32,2 al 28,6 per cento.“All’IFAD, riteniamo che la via più efficace per eliminare la povertà nelle aree rurali, dove è più diffusa, siano i partenariati“, ha dichiarato Houngbo. “In Argentina, ci sono ottime prospettive per i piccoli agricoltori e per i produttori indigeni, purché siano ben inseriti in catene del valore inclusive e abbiano accesso a mercati, tecnologia e finanziamenti.“ Durante la sua visita in Argentina, Houngbo incontrerà:
Luis Miguel Etchevehere, neo-nominato ministro dell’Agroindustria. Tra gli argomenti su cui si confronteranno, l’idea di un partenariato ampliato tra l’Unità per la trasformazione rurale (UCAR) e alcune delle unità tecniche del ministero, nonché la necessità che il governo si ponga come obiettivi prioritari un maggiore inserimento dei piccoli agricoltori nelle catene del valore e la valorizzazione dei vantaggi comparativi del territorio.
Luis Andrés Caputo, ministro delle Finanze. Tra i temi del colloquio, la fase di avviamento di due nuovi programmi: il Programma di sviluppo della catena del valore caprina (PRODECCA) e il Programma per l’inserimento economico dei piccoli produttori dell’Argentina settentrionale (PROCANOR), attivi rispettivamente da marzo e aprile 2017. Houngbo e Caputo parleranno anche delle opportunità di futura collaborazione tra l’IFAD e l’Argentina.Jorge Faurie, ministro degli Affari Esteri e del Culto. L’incontro avverrà nel palazzo San Martín e verterà sulla partecipazione di esperti argentini all’offerta di assistenza tecnica a progetti finanziati dall’IFAD, soprattutto in Africa.
Alejandro Gennari, Coordinatore esecutivo dell’Unità per la trasformazione rurale (UCAR). I due parleranno di come il modello dell’UCAR, creata nel 2009, venga usato come riferimento per valutare l’efficienza nella gestione di progetti in altri paesi, dal momento che l’efficacia dei progetti è aumentata molto da quando l’UCAR è stata creata.Durante il suo soggiorno nel paese, Houngbo visiterà le aree di produzione di ortaggi vicino alla città di La Plata, per osservare di persona il lavoro del Programma per lo sviluppo rurale inclusivo (PRODERI), finanziato dall’IFAD. Il programma è in corso di attuazione in 17 province, con l’obiettivo di raggiungere oltre 25.000 famiglie di contadini poveri, tra cui 4000 famiglie indigene e 8000 famiglie particolarmente fragili (braccianti agricoli senza terra, donne sole a capo di una famiglia, giovani e lavoratori saltuari). Il programma aiuta le famiglie rurali a migliorare la propria qualità di vita e ad aumentare i propri redditi. A La Plata, il presidente incontrerà i membri della Cooperativa Moto Mendez, che – con l’assistenza del PRODERI – sta costruendo un capannone per la trasformazione, il confezionamento e il congelamento degli ortaggi.

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