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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 25

Posts Tagged ‘povertà’

In Italia sei povero anche se lavori

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2018

di Laura Agea, EFDD – MoVimento 5 Stelle Europa. È l’ennesima stortura di un mondo del lavoro precarizzato ai limiti della sopportazione. E forse anche oltre. Se lavori otto ore al giorno rischi comunque di essere povero: secondo i dati Eurostat, in questa disumana classifica l’Italia si posiziona al primo posto con più di tre milioni di lavoratori a rischio, seguita da Spagna con 2,9 milioni e Romania con 1,6 milioni. In generale, poi, il Paese dell’Unione europea con maggiore rischio di povertà lavorativa è la Romania (18,9%), seguita da Grecia (14,1%), Spagna (13,1%), Lussemburgo (12,0%). L’Italia (11,7%) si posiziona al quinto posto in questa seconda terrificante classifica.La povertà è un problema europeo causato da anni di politiche e scelte sbagliate, sia comunitaria sia nazionali. Pensiamo all’immobilismo di Bruxelles sulle delocalizzazioni che bruciano posti di lavoro, sui paradisi fiscali interni all’UE, sul surplus tedesco che impoverisce e prosciuga il Sud, e sull’altro lato della medaglia le scelte di governi marionetta che hanno scelto di distruggere il welfare dei loro Paesi. Non andiamo troppo indietro nel tempo, pensiamo al Jobs Act che sta creando un’intera generazione di precari.L’ultima speranza per mettere un freno all’emergenza della povertà è la volontà da parte di tutti i Paesi di adottare un reddito minimo che restituisca vita e dignità ai quasi 120 milioni di cittadini europei che non riescono più ad arrivare alla fine del mese. L’Europa non deve più restare indifferente di fronte alle richieste di aiuto che le famiglie e le imprese ci rivolgono. La Commissione Europea affronti senza indugio la questione del reddito minimo presentando quanto prima la proposta di una direttiva vincolante.Oggi, secondo l’Osservatorio sociale europeo diverse forme di sostegno al reddito esistono già in 26 Stati membri e non serve aggiungere che il mio Paese non prevede nessun tipo di sostegno. Noi vogliamo che l’Europa intervenga immediatamente con un quadro comune di norme che permetta l’armonizzazione dei diversi regimi vigenti con criteri di accesso comuni e validi per tutti: come ad esempio basare il calcolo del reddito da erogare sulla soglia di povertà che Eurostat fissa al 60% del reddito medio nazionale.
Non esistono cittadini di serie B! Tutti devono poter beneficiare allo stesso modo dei regimi di reddito minimo. Le parole non bastano più! Bisogna mettere a disposizione le linee di bilancio del fondo sociale europeo e del programma europeo per l’occupazione e l’innovazione sociale per aiutare gli Stati membri a implementare regimi di Reddito minimo. Si tratta di un approccio strategico e di visione che consenta una vera integrazione sociale. Non solo di soldi! I cittadini non chiedono elemosina ma politiche di dignità. Se si trovano i soldi per salvare le banche, tanto più pretendo che si trovino risorse per i figli di questa Europa che è vittima troppo spesso di interessi scellerati. (fonte: il blog delle stelle)

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Povera Italia! Il 23% delle famiglie a rischio povertà

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 marzo 2018

Rimbalzano oggi, sulle prime pagine di tutti i quotidiani italiani, e appena dopo la chiusura della campagna elettorale (casi della vita!), i risultati dell’ultima indagine di Bankitalia sui bilanci delle famiglie italiane nel 2016. Con grande meraviglia di tutti coloro che la povertà non la vivono e non la vedono nemmeno da lontano, e che invece oggi riguarda tantissimi lavoratori, si scopre che in Italia una grande parte delle famiglie (23%) è a rischio povertà e che si tratta soprattutto di nuclei formati da giovani, stranieri e residenti al sud, quasi un quarto della popolazione in Italia, il livello più alto mai raggiunto (il precedente record si è registrato nel 2006 col 19,6%) e che ci fa tornare indietro di 30 anni. Contemporaneamente uno studio Censis-Confcooperative che leggeremo sui giornali domani avverte che quasi sei milioni di cosiddetti millennials nel 2050 ingrosseranno i ranghi dei poveri grazie alle pensioni da fame di cui, si fa per dire, godranno. Per l’esattezza si parla di 5,7 milioni di lavoratori tra precari, Neet e working poor.Non basta, poiché il dato che emerge da Bankitalia è anche quello che il 70 % della popolazione detiene solo il 25% del patrimonio complessivo: “È aumentata la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi” e certifica che: il 30% più ricco delle famiglie ha circa il 75% del patrimonio netto rilevato nel complesso, con una ricchezza netta media di 510mila euro e di questo il 5% più ricco ha un patrimonio netto in media pari a 1,3 milioni di euro.
Al 30% delle famiglie più povere invece vengono lasciate briciole pari a ben l’1% della ricchezza.Viene da chiedersi come mai i commentatori non facciano alcun riferimento alle cause e al quadro internazionale, alle politiche UE e non solo. E’ fuor di dubbio che questa situazione è la diretta conseguenza delle politiche di aggressione dei poteri finanziari europei e mondiali che macinano lavoro, massacrano ricchezze aumentando divari, alimentano guerre di rapina e che non potrà che peggiorare grazie alla modifica dell’art.81 della Costituzione che ha inserito nella Carta Costituzionale il principio del pareggio di bilancio e alle continue richieste di sempre maggiore austerità che puntualmente arrivano dalla Commissione Europea come avverrà ancora di qui a poche settimane.Sì, questi dati evidenziano e ci si spiegano tante cose! Soprattutto fanno emergere sempre più pressante e irrinviabile la necessità che i lavoratori tornino protagonisti e si organizzino per dare la forte risposta sociale di lotta necessaria a mettere fine all’arroganza delle lobby economiche e sindacali e allo sfruttamento del lavoro.

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“Come si comanda il mondo?” Con il denaro

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 dicembre 2017

come si comanda il mondoLe tesi esposte nel libro di Giorgio Galli e Mario Caligiuri, “Come si comanda il mondo” (Rubbettino) ottengono un’ulteriore conferma nelle notizie di oggi. Infatti, secondo il Bloomberg Billionaires Index, l’incremento dei patrimoni dei 500 uomini più ricchi del pianeta è del 23% nel 2017, a fronte dell’incremento del 3,6% della ricchezza globale.
I magnati delle grandi società finanziarie realizzano utili da capogiro mentre in alcune aree del mondo, tra le quali l’Occidente, e anche nel nostro Paese, aumentano le diseguaglianze e le povertà.
A decidere non sono parlamenti e partiti ma le grandi società finanziarie attraverso l’intreccio con media, università, agenzie di rating, governi e sopratutto multinazionali del web. Infatti, gli uomini più ricchi del pianeta risultano non a caso Jeff Bezos e Bill Gates e il patrimonio di Mark Zuckerberg è aumentato del 45%.In questo libro, viene per la prima volta affrontato scientificamente il tema di chi realmente “comandi il mondo”. Superando luoghi comuni e populismi , ideologie e prevenzioni, Galli e Caligiuri mettono insieme con originalità fatti evidenti per descrivere uno scenario inquietante per le democrazie del XXI secolo. Un libro che è un prontuario civile per comprendere quello che ci circonda. Un libro illuminante. Un libro da leggere: per legittima difesa.Giorgio Galli è il decano dei politologi italiani. Noto a livello internazionale, ha scritto libri fondamentali come “Il bipartismo imperfetto” (1966) e “Hitler e il nazismo magico” (1989) Mario Caligiuri è professore di prima fascia all’Università della Calabria, dove dirige il Master in Intelligence, promosso nel 2007 con Francesco Cossiga. È stato tra i primi a introdurre lo studio scientifico dell’intelligence negli atenei italiani. Tra i suoi ultimi volumi, “Intelligence e Scienze umane” e “Intelligence e magistratura” entrambi editi da Rubbettino. (foto: come si comanda il mondo)

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Pensionati e non solo: La lotta alla povertà è un bluf!

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 dicembre 2017

pensionatiDal primo gennaio 2018 gli Anziani che al raggiungimento dei 65 anni di età e sette mesi, senza reddito, potevano godere dell’Assegno Sociale di circa 500 euro, a partire dal prossimo anno dovranno aspettare ancora un anno per maturare il diritto. “Noi che viviamo a diretto contatto con una platea estesa di Anziani – afferma Fortunato Sommella – siamo in grado di affermare che tra costoro, i più deboli, si è diffuso un senso di disperazione. A che serve, ci chiediamo, che il Governo proclami ai quattro venti la sua lotta alla povertà, se poi mette in seria difficoltà un numerosa fetta di Anziani che attendevano la scadenza dei 65 e sette mesi di anzianità per avanzare richiesta di pensionamento sociale? Ancora una volta si colpisce il mondo degli Anziani. Questo attacco finirà soltanto quando i Pensionati e tutti gli Anziani riusciranno ad avere una propria rappresentanza, nelle Assemblee dove si decide il loro destino – afferma con sdegno Fortunato Sommella coordinatore nazionale dei “Pensionati d’Europa” (n.r. Il discorso, purtroppo, è di più ampia portata. Tutta la fascia anziani è sotto tiro se si pensa il tentativo sempre più insistente di voler rivedere, anche per il passato, le pensioni di anzianità e di rapportare tutte le rendite al regime contributivo in luogo di quello retributivo. Ciò significa una riduzione media del 30% di tutte le rendite solo perché l’obiettivo primario dell’attuale governo è quello di finanziare in via prioritaria i dissesti bancari tanto che sono state ridotte nell’attuale legge finanziaria le risorse per la sanità. Ci chiediamo fino a che punto i pensionati non prenderanno coscienza della loro forza (il 18% del corpo elettorale) e sapranno indirizzare unitariamente il loro voto verso quei movimenti o partiti che possono sostenerli?)

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L’Istat certifica il fallimento del governo Renzi-Gentiloni

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 dicembre 2017

istatIn un anno la povertà è aumentata di 2 punti percentuali, abbiamo raggiunto la quota di 18 milioni di persone a rischio di povertà, il cuneo fiscale penalizza pesantemente il lavoro dipendente e le famiglie con figli sono penalizzate. Altro che ripresa, altro che uscita dal tunnel, altro che bonus 80 euro. Al contrario, la coesione sociale del Paese è messa gravemente a rischio. Il recente reddito di inclusione appare l’ennesima scelta elettorale di un governo che non sa ordinare le priorità, che illude e che lascia il Paese nell’incertezza e nella paura. Politiche per contrastare l’esclusione sociale appaiono necessarie al più presto, fondate su una combinazione di aiuti monetari, sollievo fiscale e inserimento nel mercato del lavoro che solo un governo solido di centrodestra può costruire”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.

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Istat: record storico per rischio di povertà, 20,6%

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 dicembre 2017

istatSecondo i dati resi noti oggi dall’Istat sulle condizioni di vita degli italiani, nel 2016 si registra il record storico sia per le persone a rischio di povertà (20,6%) sia per quelle a rischio di povertà o esclusione sociale (30%)”Non solo i dati peggiorano rispetto al 2015, ma mai si era registrato un dato così negativo dall’inizio delle serie storiche, iniziate nel 2003″ afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Sono dati da Terzo Mondo, non degni di un Paese civile. Non si tratta solo di una priorità sociale e morale, ma anche economica. Fino a che il 30% degli italiani è rischio povertà o esclusione sociale è evidente che i consumi delle famiglie non potranno mai veramente decollare e si resterà intorno all’1 virgola” prosegue Dona.”I dati di oggi ci dicono che non basta varare il Rei, cercando di tamponare l’emergenza. Bisogna evitare che le file dei poveri assoluti continuino ad ingrossarsi, risolvendo i problemi di chi, pur stando ora sopra la soglia di povertà assoluta o relativa, rischia di finire sotto perché non riesce a pagare le bollette o ad affrontare una spesa imprevista di 800 euro” conclude Dona.L’associazione evidenzia che la percentuale di chi è in condizione di grave deprivazione materiale sale dall’11,5% del 2015 al 12,1% del 2016, con un rialzo del 5,2%, il rischio di povertà registra un incremento annuo del 3,5% (da 19,9% a 20,6%), mentre il rischio di povertà o esclusione sociale cresce del 4,5%, passando dal 28,7% al 30 per cento.

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Argentina: Per la riduzione della povertà rurale

Posted by fidest press agency su martedì, 21 novembre 2017

argentinaGilbert F. Houngbo, Presidente del Fondo Internazionale delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), il 21 novembre incontrerà i ministri degli Affari Esteri, della Finanza e dell’Agroindustria per discutere dei progressi e dei programmi del paese nella lotta per eliminare la povertà rurale.
Questa sarà la prima visita ufficiale di Houngbo in Argentina, dove nel corso degli ultimi 12 mesi la povertà è diminuita dal 32,2 al 28,6 per cento.“All’IFAD, riteniamo che la via più efficace per eliminare la povertà nelle aree rurali, dove è più diffusa, siano i partenariati“, ha dichiarato Houngbo. “In Argentina, ci sono ottime prospettive per i piccoli agricoltori e per i produttori indigeni, purché siano ben inseriti in catene del valore inclusive e abbiano accesso a mercati, tecnologia e finanziamenti.“ Durante la sua visita in Argentina, Houngbo incontrerà:
Luis Miguel Etchevehere, neo-nominato ministro dell’Agroindustria. Tra gli argomenti su cui si confronteranno, l’idea di un partenariato ampliato tra l’Unità per la trasformazione rurale (UCAR) e alcune delle unità tecniche del ministero, nonché la necessità che il governo si ponga come obiettivi prioritari un maggiore inserimento dei piccoli agricoltori nelle catene del valore e la valorizzazione dei vantaggi comparativi del territorio.
Luis Andrés Caputo, ministro delle Finanze. Tra i temi del colloquio, la fase di avviamento di due nuovi programmi: il Programma di sviluppo della catena del valore caprina (PRODECCA) e il Programma per l’inserimento economico dei piccoli produttori dell’Argentina settentrionale (PROCANOR), attivi rispettivamente da marzo e aprile 2017. Houngbo e Caputo parleranno anche delle opportunità di futura collaborazione tra l’IFAD e l’Argentina.Jorge Faurie, ministro degli Affari Esteri e del Culto. L’incontro avverrà nel palazzo San Martín e verterà sulla partecipazione di esperti argentini all’offerta di assistenza tecnica a progetti finanziati dall’IFAD, soprattutto in Africa.
Alejandro Gennari, Coordinatore esecutivo dell’Unità per la trasformazione rurale (UCAR). I due parleranno di come il modello dell’UCAR, creata nel 2009, venga usato come riferimento per valutare l’efficienza nella gestione di progetti in altri paesi, dal momento che l’efficacia dei progetti è aumentata molto da quando l’UCAR è stata creata.Durante il suo soggiorno nel paese, Houngbo visiterà le aree di produzione di ortaggi vicino alla città di La Plata, per osservare di persona il lavoro del Programma per lo sviluppo rurale inclusivo (PRODERI), finanziato dall’IFAD. Il programma è in corso di attuazione in 17 province, con l’obiettivo di raggiungere oltre 25.000 famiglie di contadini poveri, tra cui 4000 famiglie indigene e 8000 famiglie particolarmente fragili (braccianti agricoli senza terra, donne sole a capo di una famiglia, giovani e lavoratori saltuari). Il programma aiuta le famiglie rurali a migliorare la propria qualità di vita e ad aumentare i propri redditi. A La Plata, il presidente incontrerà i membri della Cooperativa Moto Mendez, che – con l’assistenza del PRODERI – sta costruendo un capannone per la trasformazione, il confezionamento e il congelamento degli ortaggi.

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Rapporto Caritas sulla povertà in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 novembre 2017

caritas“Il rapporto della Caritas sulla povertà in Italia mostra il fallimento delle politiche del centro sinistra confermando ciò che Forza Italia sostiene da tempo”, lo dichiara la deputata di Forza Italia, Vincenza Labriola. “Tasso di disoccupazione giovanile tra i più alti d’Europa , record di Neet, un giovane su dieci in stato di povertà assoluta, questi i risultati. I giovani privati di qualsiasi prospettiva occupazionale sono diventati più poveri dei genitori. Nell’ultimo ventennio, osserva la Caritas, il divario di ricchezza tra giovani e anziani si è ampliato: la ricchezza media delle famiglie con capofamiglia di 18-34 anni è meno della metà di quella del 1995, mentre quella delle famiglie con capofamiglia con almeno di 65 anni è aumentata di circa il 60%.L’Italia inoltre -prosegue la deputata azzurra –è il paese dell’Ue con la più alta presenza di Neet: nel 2016 3 milioni 278mila giovani (il 26% di chi ha tra 15 e 34 anni) risultavano fuori dal circuito formativo e lavorativo. Questa situazione di stallo, di mancanza di prospettive e di difficoltà a fronteggiare la quotidianità, che pesa sulle nuove generazioni crea il depauperamento dell’Italia sia in termini economici che in termini culturali e sociali. Bisogna dare risposte concrete e immediate affinché l’Italia risorga dal baratro in cui il Pd lo ha fatto pian piano scivolare. Solo la politica del fare del Presidente Silvio Berlusconi – conclude Labriola- può dare risposte immediate e strutturali al Paese, le cose possono cambiare lo dobbiamo ai nostri figli e a noi stessi.”

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Giornata mondiale della povertà

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 novembre 2017

poveroIl presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal plaude al messaggio del Papa nell’omelia della messa per la prima Giornata Mondiale dei Poveri, nel particolare in riferimento al “dovere evangelico di prenderci cura di loro”: in Italia la platea di chi vive in condizioni difficili è sempre più allargata e lo Stato ha il dovere di trovare delle misure per agevolarne l’esistenza, andando oltre ai 4.742.000 di cittadini sotto la soglia minima. Abbiamo il record europee di Neet: in Italia un ragazzo tra i 15 e i 29 anni su 4 (26%) non è occupato o non è iscritto a un percorso di formazione, contro una media Ocse del 14%. Ed il loro numero è in perenne aumento. Per chi lavora non va molto meglio: la realtà è fatta di nipoti con redditi inferiori ai nonni, di sempre maggiore esclusione sociale, di poco lavoro e mal retribuito, di giovani esclusi dal mondo del lavoro, di pensioni sempre più lontane e assegni vicini a quelli sociali.
“Fa bene Papa Francesco a chiedere di prendersi cura dei poveri. Ma bisognerebbe chiedersi chi va annoverato in una situazione di forte disagio, perché in Italia la platea di chi vive in condizioni difficili è sempre più allargata e lo Stato ha il dovere di trovare delle misure per agevolarne l’esistenza: i numeri ufficiali ci dicono che ci sono 4.742.000 di cittadini sotto la soglia minima, riconducibili ad un milione e 600mila famiglie, ma sono molti molti di più”. A dirlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, commentando le parole del Papa nell’omelia della messa per la prima Giornata Mondiale dei Poveri, nel particolare in riferimento al “dovere evangelico di prenderci cura di loro”. “Ci sono vari livelli delle condizioni di indigenza – ricorda Pacifico – e un Governo che tiene ai suoi cittadini deve fare in modo da porre i presupposti affinché le giovani generazioni non vi cadano. Purtroppo, nel nostro Paese sta avvenendo l’esatto contrario, perché un 25enne che non studia e non lavora non ha prospettive e vive aggrappato alle risorse della famiglia: i nuovi poveri sono i giovani senza futuro. Di recente l’Ocse ci hanno detto che abbiamo il record di Neet: in Italia un ragazzo tra i 15 e i 29 anni su 4 (26%) non è occupato o non è iscritto a un percorso di formazione, contro una media Ocse del 14%. Altri rapporti, ci dicono che deteniamo il numero più alto di Neet in Europa, con oltre 2,2 milioni i giovani di 15-29 anni che nel 2016 non studiano e neppure lavorano. Ed il loro numero è in perenne aumento”. Per chi lavora, non va molto meglio. “La realtà del nostro Paese – ha ricordato il sindacalista autonomo – è fatta di nipoti con redditi inferiori ai nonni, di sempre maggiore esclusione sociale, di poco lavoro e mal retribuito, di giovani esclusi dal mondo del lavoro, di pensioni sempre più lontane e assegni vicini a quelli sociali. Oltre a dipendenti pubblici con stipendi bloccati da dieci anni, nonostante l’aumento del 20% dei prezzi al consumo, insegnanti under 40 precari che invece di essere assunti devono fare nuovi concorsi e inserirsi in nuove graduatorie per lavorare fino a 80 anni e prendere assegni di 700 euro”. Ecco una sintesi degli elementi su cui il prossimo Governo è chiamato ad intervenire con urgenza:
IVC programmata: + 11 punti
Inflazione certificata: + 17 punti
Neet: 26%
Età media degli insegnanti: + 50% over 60
Stipendio medio, mensile: 1.500 euro
Rateo pensione 2011 dopo 35 anni di contributi: 80% dell’ultimo stipendio
Rateo pensione 2018 dopo 43 anni di contributi: 72% dell’ultimo stipendio
Rateo pensione 2050 dopo 50 anni di contributi: 42% dell’ultimo stipendio
Assegno sociale: 501 euro

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La Caritas presenta il Rapporto “La povertà a Roma: un punto di vista”

Posted by fidest press agency su sabato, 11 novembre 2017

povertàRoma. Lo studio è stato presentato questa mattina nel corso dell’assemblea di inizio anno dei volontari della Caritas di Roma e delle parrocchie con l’arcivescovo Angelo De Donatis, vicario di Papa Francesco per la Diocesi di Roma, che si è svolta presso la Pontificia Università Lateranense. 240 pagine in cui si affrontano attraverso dati e testimonianze alcune tra le maggiori emergenze sociali della Capitale approfondendo diverse dimensioni: “Povertà socio-economica”; “Integrazione”; “Salute, dipendenze, disabilità”; “Educazione e cittadinanza”.
Mons. Enrico Feroci, direttore della Caritas: «un’iniziativa che viene presentata a ridosso della prima Giornata Mondiale dei Poveri voluta da Papa Francesco per sostenere le comunità, attraverso la conoscenza, che si impegnano a vivere la carità come basilare valore del cristianesimo e come quotidianità nell’esistenza dei credenti».
Il Rapporto della Caritas di Roma “La povertà a Roma: un punto di vista” è un volume che affronta attraverso dati e testimonianze alcune tra le maggiori emergenze sociali della Capitale approfondendo diverse dimensioni: “Povertà socio-economica”; “Integrazione”; “Salute, dipendenze, disabilità”; “Educazione e cittadinanza”. Il Rapporto si completa con una rilevazione sui centri d’ascolto delle parrocchie romane riguardanti 22 mila persone in situazioni di disagio.
Dallo studio emerge un malessere della città sempre più palpabile.  Oltre il 45% degli utenti dei centri di ascolto Caritas sono italiani. A Roma quasi il 22% della popolazione è composto da anziani, in alcuni municipi questi superano il 43%. Un terzo degli ultrasessantacinquenni di Roma è a rischio povertà. Crescono i comportamenti della disperazione e con essi gli esercizi commerciali legati al gioco d’azzardo e ai “compro oro”. Le persone senza dimora censite sono 7.500, ma stime attendibili parlano di 14-16mila.
Occupazione. In 10 anni il tasso di disoccupazione a Roma è passato da 7,2% al 9,8%. La disoccupazione giovanile è al 40,2 % (15-24 anni). Nell’edilizia la crisi ha cancellato 35.000 posti di lavoro. Si stimano 308mila lavoratori irregolari nel terziario. I Neet (not engaged in education, employment or training), giovani che non studiano né lavorano, a Roma sono il 22,5% nella fascia 15-29 anni.
La casa. Nella Capitale sono oltre 130.000 gli alloggi sfitti. L’emergenza casa coinvolge più di 30mila famiglie, tra queste 5mila persone vivono in case occupate abusivamente. Manca un’offerta abitativa in affitto a prezzi accessibili. La quota degli alloggi in affitto sociale è il 4,3 % a fronte di media europea del 13,7%. A Roma vi è stato uno sfratto per morosità ogni 279 abitanti (media nazionale uno ogni 419 abitanti). Nel 2016 sono state sfrattate con l’intervento della forza pubblica 3.215 famiglie.
Integrazione: nella provincia di Roma l’incidenza della popolazione straniera residente è pari al 12,5 %, un valore inferiore rispetto a Milano o Firenze. Nel Comune di Roma l’incidenza della popolazione straniera è di 377.217 su un totale di 2.877.215 residenti, gli stranieri sono il 13,1% ma va precisato che di questi il 44,3 % sono europei. I richiedenti asilo ospitati nel territorio provinciale di Roma sono 4.063. Il sistema di accoglienza e le sue strutture(SPRAR, CAS) è chiaramente in affanno, diminuiscono i posti nei grandi centri, si auspica la riduzione delle dimensioni dei centri e la loro diversificazione, per evitare la crescita dell’allontanamento volontario di quanti vengono accolti che favorisce rischi di cooptazione nella criminalità, nella prostituzione, nel traffico di organi. I minori non accompagnati giunti in Italia nel 2016 sono stati più del doppio dell’anno precedente: 25.846. A fine luglio 2017 i minori sbarcati sulle coste italiane sono stati 12.478, di essi molti sono attratti da Roma per le possibilità di lavoro irregolare.
slot machinesSalute mentale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che le famiglie in povertà sono a rischio di disturbi mentali. Nel Lazio le persone affette da disturbo mentale trattate nel servizio sanitario pubblico sono 68.217. Il quadro complessivo dei Dipartimenti di salute mentale risente fortemente di una stagione di tagli che hanno interessato le risorse umane e i posti letto del Servizio Sanitario Nazionale, in tale situazione la quota della domanda che ha possibilità economiche si rivolge alla psichiatria privata e dunque può curarsi, mentre gli altri, compresi i migranti, finiscono spesso col vivere in maniere ingravescence la loro malattia. In generale si registra una crescita della domanda di cure psichiatriche a elevata complessità a fronte di un’offerta impoverita e disomogenea.
Dipendenze. All’inizio del 2017 risultano presi in carico a Roma dalle strutture pubbliche 6.785 utenti per uso di stupefacenti e quasi mille per l’alcool. È solo la punta dell’iceberg: il traffico di stupefacenti è in crescita. Nel 2016 le operazioni antidroga effettuate nella provincia di Roma sono state 3.446 con il sequestro di 9.966 chili di sostanze.
Gioco d’azzardo. In Italia, primo mercato d’Europa, il fatturato del gioco d’azzardo ha superato i 96 miliardi di euro. Sono circa 3 milioni le persone che per frequenza di gioco e importo di denaro sono a rischio di ludopatia, 300mila sono chiaramente patologici. Nel Lazio il gioco d’azzardo ha movimentato 7,8 miliardi di euro, il numero delle persona in cura presso i SerD a Roma sono solo la punta dell’iceberg. Il profilo del giocatore prevalente è maschio, oltre 40 anni, con titolo di studio madio-baso. Il 44% degli studenti abita o frequenta una scuola a pochi passi da un luogo dove si può giocare, quasi il 50 % degli studenti tra i 14 e i 19 anni ha giocato d’azzardo almeno una volta nel corso dell’anno scolastico 2015-2016.

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1 bambino su 5 in Medioriente e Nord Africa ha bisogno di aiuti umanitari

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 settembre 2017

unicef1Secondo gli ultimi dati e analisi, circa 1 bambino su 5 nel Medioriente e nel Nord Africa ha bisogno di assistenza umanitaria immediata. Oltre il 90% di questi bambini vive in paesi colpiti da conflitti. “I conflitti continuano a privare milioni di ragazzi e ragazze della loro infanzia. In Medioriente e in Nord Africa si rischia di cancellare decenni di progressi,” ha dichiarato Geert Cappelaere, Direttore regionale dell’UNICEF. In Siria e nei paesi che ospitano rifugiati, circa 12 milioni di bambini siriani hanno bisogno di assistenza umanitaria, un numero in aumento rispetto al mezzo milione del 2012. Si stima che circa 2 milioni di bambini che vivono in aree difficili da raggiungere o sotto assedio abbiano ricevuto negli anni un’assistenza umanitaria limitata.
In Yemen, i combattimenti hanno distrutto i sistemi igienici e idrici, innescando la peggiore epidemia di colera e diarrea acquosa acuta del mondo, con oltre 610.000 casi sospetti ad oggi. Oltre metà delle strutture sanitarie dello Yemen non sono operative e i sistemi idrici sono stati distrutti, tagliando fuori dall’accesso ad acqua sicura e all’assistenza sanitaria di base circa 15 milioni di persone.
In Iraq, oltre 5 milioni di bambini hanno bisogno di assistenza, visto che i pesanti combattimenti si sono intensificati anche a Mosul e recentemente a Tel-Afar. Hanno bisogno di acqua, cibo, un riparo e istruzione.
Nella striscia di Gaza, la crisi energetica in corso ha ridotto l’accesso all’acqua del 30%. I casi di diarrea fra i bambini piccoli sono raddoppiati in appena tre mesi.
I bambini sono stati colpiti più duramente dal perdurare di anni di violenze, sfollamento e mancanza di servizi basilari. Le infrastrutture civili, fra cui ospedali, impianti elettrici, idrici e igienico-sanitari sono stati spesso attaccati, esponendo i bambini a rischio di malattia e morte.
Milioni di famiglie sono state costrette a scappare dalle proprie case – alcune diverse volte e mentre erano sotto attacco. Le continue violenze e gli sfollamenti hanno reso sempre più difficile reagire per i bambini e le famiglie. “Di questi conflitti non si riesce a intravedere la fine e le risorse finanziarie delle famiglie si stanno esaurendo, per questi motivi in molte non hanno altra scelta che mandare i propri bambini a lavorare o far sposare precocemente le proprie figlie. Il numero di bambini affiliati ai combattimenti è più che duplicato,” ha dichiarato Cappelaere.
“I bambini in Medioriente e Nord Africa hanno sopportato livelli di violenze mai visti prima e hanno assistito a orrori a cui nessuno dovrebbe assistere. Se le violenze e le guerre dovessero continuare, le conseguenze – non solo per la regione, ma per il mondo intero – sarebbero tragiche. I leader mondiali devono fare molto di più per porre fine alle violenze, per il bene dei ragazzi e delle ragazze e del loro futuro,” ha concluso Cappelaere.

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Unione Naz. Consumatori su decreto povertà

Posted by fidest press agency su sabato, 2 settembre 2017

povertàIl Consiglio dei ministri ha approvato definitivamente il decreto legislativo che introduce il reddito di inclusione (Rei). “Importi vergognosi per chi è povero assoluto, ossia per chi non può permettersi di acquisire beni e servizi considerati essenziali come il cibo. Anche la platea è a dir poco insufficiente” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Nel 2016 è stato battuto il record storico degli individui in povertà assoluta, salito dai 4 mln e 598 mila del 2015 ai 4 mln e 742 mila (+3,1%), un livello mai raggiunto dall’inizio delle serie storiche, iniziate nel 2005. Per gli individui, l’incidenza dei poveri assoluti passa dal precedente primato del 7,6 al 7,9 per cento” prosegue Dona. “Un disonore per un Paese che si definisce civile, che dimostra quanto poco è stato fatto finora per ridurre le diseguaglianze e combattere la povertà” prosegue Dona.
“Se invece di sprecare soldi in bonus inutili o, peggio ancora, dati a famiglie benestanti, solo perché non commisurati al reddito Isee, si concentrassero gli stanziamenti su chi ne ha effettivamente bisogno, questo dato potrebbe crollare” conclude Dona. L’associazione di consumatori ricorda che il bonus di 80 euro, che avrebbe dovuto aiutare le persone con redditi medio bassi, va solo al 28,2% delle famiglie più povere (1 mln e 411 mila le famiglie beneficiarie), contro il 29,6% del quinto più ricco (1 mln e 613 mila famiglia) e, addirittura, il 45,9% di quelle con redditi medio alti (2 mln e 383 mila famiglia), ossia della quarta classe di reddito disponibile. Le cose vanno un po’ meglio, si fa per dire, per la quattordicesima, anche se ne beneficiano di più i redditi medi della terza classe (733 mila famiglie) rispetto ai più poveri del primo quinto (570 mila famiglia), persino rispetto all’importo medio annuo, 280 euro contro 267.

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La povertà e la carità cambiano il senso delle loro parole

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 agosto 2017

poveroAl povero si offre l’obolo e il buon cristiano, musulmano, buddista o quanto altro, si mette l’anima in pace: ha dato una sua sia pur minima parte del suo ad un volto che resta anonimo e sfocato che gli ha teso una mano, ha chiesto un aiuto. Ora chi chiediamo se tutto ciò che resta un rituale oramai secolare se non millenario, ha un senso o lo abbia avuto mai. Probabilmente no. Noi abbiamo operato una scelta impropria nel guidare la mano verso l’altra mano come per scaricare in qualche modo un senso di colpa che nell’intimo riconosciamo ma che in realtà neghiamo con tutte le nostre forze. Vi è in tutto ciò un rapporto incompreso, una anomalia del sistema. Sappiamo bene che non dovrebbero esservi poveri così come non dovrebbero esservi persone ricche o benestanti. E’ questa e non altra la vera anomalia della nostra società. Abbiamo cercato con tutte le nostre forze e per millenni di stabilire un primato umano che sappia distinguersi per censo e per possesso di beni oltre ogni misura facendone pagare un prezzo iniquo a coloro che sono stati respinti ai margini della società. A costoro possono spettare solo le briciole, ovvero la carità, ovvero quella liberalità che il signore si concede rispetto agli inferiori. Tutto ciò rappresenta la più brutale ed iniqua forma di violenza nei confronti del nostro prossimo e rappresenta la negazione dei valori di fede di cui tutti noi siamo i depositari. E’ tempo che si cambi registro e che la società muti il suo atteggiamento nei confronti di coloro che vivono ai suoi margini senza un tetto dove ripararsi, un lavoro per vivere con minore affanno e si esprima con una solidarietà che non sia la solita ed odiosa carità, un riconoscimento del valore della persona per ciò che è e non per quello che rappresenta. E questo cambiamento noi lo attendiamo soprattutto dalla civiltà e dalla cultura religiosa, perché è un segno tangibile di quel legame che più degli altri sa andare dritto al cuore e sa parlargli con la forza della ragione e del sentimento. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi religiosi e filosofici della Fidest)

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Lotta alla povertà con meno tasse e più lavoro

Posted by fidest press agency su martedì, 25 luglio 2017

Tasse“Nella proposta di Forza Italia i miliardi in gioco sono ben di più di 4. Essa si occupa in realtà di povertà, mentre una proposta specifica per la famiglia dovrebbe partire dal livello fiscale, stabilendo un rapporto differenziato in ragione del numero dei figli”.
Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista ad “Avvenire”.”È la proposta liberale portata avanti da Berlusconi sin dal 1994, che dal nostro punto di vista è migliore di quella di sinistra. Basata su: meno tasse, più crescita, più lavoro e più risorse per aiutare chi resta indietro. L`economia cresce riducendo la pressione fiscale, e solo se si produce ricchezza la si può distribuire meglio, altrimenti fai solo debiti che scarichi sulle generazioni future”.”Intanto è preferibile dire ‘le’ povertà. La risposta per una coppia di giovani è il lavoro; per una coppia di anziani le bollette, il cibo, i medicinali, la sicurezza; per una famiglia con figli, oltre al lavoro, c`è il problema dei carichi familiari; se ci sono anziani in casa o portatori di handicap la povertà è la non assistenza. Poi c`è la famiglia che non lo è più nel senso tradizionale, con uno dei coniugi che, da solo, separato o divorziato, ha figli o magari un anziano da accudire. Il soggetto è sempre la famiglia, con i suoi diversi bisogni legati al ciclo della vita, o a differenti situazioni sociali. Non basta un assegno, uguale per tutti”.”Noi prevediamo una stretta collaborazione fra pubblico, privato e privato sociale, ed è fondamentale il rapporto con le reti di volontariato. Ad esempio con la grande distribuzione per i banchi alimentari o la rete delle farmacie per i farmaci”, sottolinea Brunetta.

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Ricchezza e povertà

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

Mi scrive un lettore: “Caro direttore, in Italia crescono le disuguaglianze tra i ceti; la differenza tra ricchi e poveri è sempre più marcata. Ed ovviamente cresce la disperazione e la preoccupazione dei poveri e di coloro che rischiano di passare nella sfortunata categoria; ma non dovrebbero preoccuparsi un pochino anche gli appartenenti alla categoria fortunata, i ricchi d’Italia, e particolarmente i ricchi cristiani? Non dovrebbero perlomeno sentirsi in lieve imbarazzo? La faccenda non li riguarda?” (n.r. il tema è antico come il mondo e la risposta è altrettanto vetusta: se ne fregano! In Italia, nello specifico, questa forbice tra chi è sempre più ricco e chi è sempre più povero si allarga vistosamente. Lo confermano i dati statistici. Lo dicono le massaie alle prese con la spesa quotidiana, lo dicono i lavoratori con le paghe sempre più modeste, lo gridano i pensionati con le loro esigue rendite, lo affermano i precari, le famiglie monoreddito, i piccoli esercenti e tutta una folla di emarginati. E’ il cinismo delle logiche consumistiche. E’ il cinismo di quanti cercano sempre di più di arraffare quel che possono e se ci rimette qualcuno peggio per lui. Non fa parte del genere umano: è un paria e tale deve restare. C’est la vie.)

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Si salvano le banche e aumenta la povertà degli italiani

Posted by fidest press agency su domenica, 16 luglio 2017

banca“Noi la nostra parte l’abbiamo fatta, con senso di responsabilità e passando anche sopra quelle che erano e sono le nostre convinzioni in merito all’ennesimo salvataggio delle banche pur di giungere ad una soluzione condivisa. In cambio da pare di questo Esecutivo abbiamo ottenuto un trattamento offensivo non solo del ruolo del Parlamento ma anche e soprattutto dei cittadini, sulla cui pelle si gioca questa partita”. Lo dichiara Sandra Savino, parlamentare di Forza Italia e componente della Commissione Finanze. “I decreti attuativi – aggiunge l’On. Savino – sono infatti stati condivisi esclusivamente con Intesa, l’unico interlocutore ritenuto degno di attenzione e con il quale si è giunti ad un accordo immodificabile, al punto da non prendere nemmeno in considerazione gli emendamenti presentati dall’opposizione e dallo stesso relatore”.“E nel frattempo, con il debito pubblico che continua ad aumentare e gli italiani sempre più poveri, sono stati spesi finora 31 miliardi per il salvataggio di sette banche italiane”, conclude l’esponente di Forza Italia.

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Il nuovo Consenso europeo in materia di sviluppo

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 giugno 2017

europa comunitaria2Bruxelles. L’Unione europea e i suoi Stati membri hanno firmato oggi un piano strategico che definisce a grandi linee il futuro della politica europea di sviluppo. Il “nuovo Consenso europeo in materia di sviluppo” rappresenta una nuova visione collettiva e un nuovo piano d’azione per eliminare la povertà e realizzare uno sviluppo sostenibile.
logo EClogo EPlogo Maltese. La strategia, elaborata congiuntamente sotto forma di dichiarazione comune, è stata sottoscritta oggi, nel quadro delle Giornate europee dello sviluppo – due giornate che ogni anno vengono dedicate a questo tema – dal Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, dal primo ministro maltese Joseph Muscat, a nome del Consiglio e degli Stati membri, dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e dall’alta rappresentante/vicepresidente Federica Mogherini.
Il nuovo Consenso europeo in materia di sviluppo costituisce un quadro comune generale di riferimento per la cooperazione europea allo sviluppo e per la prima volta si applica in tutti i suoi elementi a tutte le istituzioni dell’Unione europea e a tutti gli Stati membri, che si sono impegnati a cooperare più strettamente.
Il nuovo Consenso ribadisce con forza che l’eliminazione della povertà rimane l’obiettivo principale della politica europea di sviluppo, integrando le dimensioni economica, sociale e ambientale dello sviluppo sostenibile. Così facendo, esso allinea l’azione europea a favore dello sviluppo all’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, che costituisce una dimensione trasversale della strategia globale dell’UE. I leader europei hanno ribadito il loro impegno in tre settori: essi riconoscono le forti interconnessioni tra i diversi elementi di tale azione, che comprendono lo sviluppo, la pace e la sicurezza, gli aiuti umanitari, la migrazione, l’ambiente e il clima, nonché dimensioni trasversali quali le nuove generazioni, la parità di genere, la mobilità e la migrazione, le fonti di energia sostenibili e i cambiamenti climatici, gli investimenti e gli scambi, la buona governance, la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti umani, un impegno innovativo con i paesi in via di sviluppo più avanzati e la mobilitazione e l’utilizzo delle risorse nazionali;
il nuovo Consenso prevede inoltre un approccio globale ai mezzi di attuazione, che combina gli aiuti allo sviluppo di tipo tradizionale con altre risorse, politiche solide e un approccio rafforzato alla coerenza tra le strategie, ricordando che la cooperazione allo sviluppo dell’UE deve essere sempre considerata nel contesto dell’impegno dei paesi partner. Il consenso costituisce la base a partire dalla quale l’UE e i suoi Stati membri possono esplorare forme innovative di finanziamento dello sviluppo, stimolare e incentivare gli investimenti del settore privato e mobilitare ulteriori risorse interne da destinare allo sviluppo;
l’UE e i suoi Stati membri daranno vita a partenariati più mirati, che coinvolgono una più ampia gamma di portatori di interessi, tra cui la società civile, e di paesi partner, in qualsiasi fase di sviluppo essi si trovino. Essi dovranno inoltre migliorare la fase dell’attuazione sul campo, collaborando meglio e tenendo conto dei rispettivi vantaggi comparativi.

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La lotta alla povertà rischia di fallire

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 giugno 2017

poverta_mani-400x300E’ l’allarme che la rete internazionale Social Watch lancia nel rapporto “Crisi globale. La risposta: ripartire dai diritti”. I dati del Social Watch smentiscono i ripetuti annunci di una povertà globale in rapida diminuzione fatti da istituzioni come la Banca Mondiale. Tramite l’Indice delle Capacità di Base (BCI), il rapporto analizza lo stato di salute e il livello dell’istruzione elementare di 176 paesi. Si tratta di un indice alternativo per misurare la povertà, che prende in considerazione fattori direttamente legati alle capacità di base e ai diritti umani invece del reddito. Tra i paesi di cui è possibile misurare l’evoluzione rispetto ai dati del 2000, solo 21 registrano progressi degni di nota, altri 55 mostrano miglioramenti lenti e ridotti, mentre ben 77 sono fermi. Passi indietro si registrano invece in Asia Centrale, America latina, Caraibi e persino in Europa (Georgia). Il peggioramento più consistente degli indicatori sociali si osserva nei paesi dell’Africa sub sahariana. Un dato preoccupante, perché in questa regione già in precedenza si registravano i valori più bassi dell’indice. Non appena gli effetti della crisi alimentare, scoppiata nel 2006, cominceranno a esser inclusi nelle statistiche, i ricercatori del Social Watch prevedono che, con ogni probabilità, la situazione peggiorerà. L’indice mostra quindi che la maggioranza della popolazione mondiale vive in paesi con indicatori sociali immobili o che progrediscono troppo lentamente per raggiungere un livello di vita accettabile nel prossimo decennio. L’andamento degli indicatori sociali ha subito in tutto il mondo un rallentamento nel corso del 2007. Al ritmo attuale, gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio concordati a livello internazionale non saranno raggiunti entro il 2015, a meno che non intervenga un cambiamento sostanziale. A queste velocità, per esempio, l’Africa sub-sahariana raggiungerebbe un punteggio accettabile dell’indice solo nel 23° secolo e l’Asia Centrale nel 2042. Ad eccezione di Europa e Nord America, nessuna delle altre regioni raggiungerà i livelli minimi prima del 2022. Solo 52 paesi vantano valori dell’indice BCI tra 98 e 99, che significano un accesso quasi universale all’istruzione di base e ai servizi sanitari. Un valore così alto può essere raggiunto solo vincendo la malnutrizione e assicurando i servizi essenziali in campo abitativo e sanitario. Il Social Watch ritiene che un valore dell’indice vicino ai massimi livelli sia sinonimo di quella “dignità per tutti” che la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani si propone di raggiungere. “Questa dignità non è l’obiettivo dello sviluppo sociale”, commenta il coordinatore e portavoce internazionale del Social Watch Roberto Bissio, “ma un indispensabile punto di partenza per ottenerlo”. Di fronte alle crisi finanziaria, alimentare, energetica e climatica, il Social Watch chiede un deciso cambiamento di rotta, proponendo un nuovo approccio basato sui diritti e la convocazione da parte delle Nazioni Unite di una conferenza internazionale allargata per rivedere il sistema di governo della finanza e dell’economia. “Nell’ultimo decennio del XX secolo e nei successivi due lustri di questo secolo il progresso di tutti gli indicatori sociali ha rallentato. Quegli obiettivi di sviluppo che sembravano facilmente raggiungibili se il trend precedente fosse stato mantenuto sono ora sempre più difficili da realizzare”, commenta Bissio. “Che cosa ha rallentato o fatto regredire gli indicatori sociali in tutto il mondo all’inizio degli anni Novanta? La risposta è semplice: deregolamentazione finanziaria; privatizzazione dei servizi; liberalizzazione del commercio internazionale; apertura delle economie nazionali ai flussi di capitali e agli investimenti. In una parola, globalizzazione”, conclude il portavoce del Social Watch. L’indice BCI risulta dalla media semplice di tre indicatori: percentuale di bambini che completano il quinto anno di istruzione elementare; mortalità tra i bambini con meno di 5 anni; percentuale di nascite assistite da personale medico qualificato. Grazie alle variabili prese in considerazione, l’indice è correlato in modo stretto agli altri fattori che determinano lo sviluppo sociale. L’indice BCI è coerente con la definizione di povertà basata sulle capacità e i diritti umani, ed è quindi privo delle imprecisioni tipiche delle stime fondate sul reddito. In particolare, il Social Watch ritiene che la soglia di povertà stabilita dalla Banca Mondiale – un dollaro al giorno – non sia affidabile. Il metodo adottato dalla Banca Mondiale porta infatti a sovrastimare i successi della lotta alla povertà, come dimostra la recente correzione apportata dalla stessa Banca alle sue stime nell’estate del 2008. In seguito alla rettifica, il numero stimato di persone sotto la soglia di povertà, per il 2005, è passato da un miliardo a 1,4 miliardi: una correzione di quasi il 50%. “I decisori politici devono comprendere che la credibilità dei loro impegni si basa, come nei Giochi Olimpici, sul raggiungimento onesto dei risultati, su giudici indipendenti e regole che non devono cambiare a metà gioco. Un risultato avverso a metà tempo può essere un duro colpo per l’allenatore, ma questo consente di cambiare strategie per il secondo tempo”, conclude Bissio. Sotto la lente del Social Watch c’è anche l’Italia, dove resistono elevati livelli di povertà in alcune aree geografiche e fasce sociali. Ciò incrementa la tendenza a una disuguaglianza sempre più accentuata.
(Riccardo Alfonso direttore Centro studi sociali e politici)

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I lavoratori italiani tra i più poveri d’Europa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 marzo 2017

bancomatLe retribuzioni dei lavoratori italiani, a tutti i livelli, sono in linea con la media europea ma a differenza della maggior parte della popolazione dei Paesi del continente, i nostri connazionali soffrono per un basso potere di acquisto dovuto al costo della vita. E’ quanto emerge dall’ultima indagine Global 50 Remuneration Planning della società di consulenza Willis Towers Watson. Analizzando la media della retribuzione annuale lorda delle prime 20 economie europee, Middle Managers ed Entry Level italiani si posizionano al 14° posto del ranking, posizione che cambia però se presa in considerazione ad essere presa in considerazione è la media relativa al potere d’acquisto: i primi scendono alla 17 posizione, i secondi alla quindicesima.L’alto livello di tassazione del Paese e l’alto costo della vita fanno sì che il “potere d’acquisto” di uno stipendio italiano sia notevolmente inferiore a quello della maggior parte dei Pesi europei compresi Paesi Bassi, Irlanda, Francia, l’Austria, e tutti i paesi scandinavi. Il report indica inoltre che in Italia, un middle manager tipicamente ha una retribuzione base annua di circa 69.000 euro, che scendono a 25.500 per un entry level. Considerando il potere di acquisto, middle manager scendono all’ottava posizione per ricchezza relativa con una retribuzione di poco inferiore a 43.000 euro, gli entry level soffrono leggermente meno posizionandosi comunque all’ottava posto del ranking con un salario molto vicino a 23.500 euro.Rodolfo Monni, Responsabile indagini retributive di Willis Towers Watson, commenta: “L’efficacia, in termini reali, della retribuzione è influenzata da diversi fattori – quali il costo della vita ed il sistema fiscale – che sono profondamente diversi da paese a paese. Al variare di questi, varia anche l’effettiva valenza del reddito. Nei paesi come l’Italia, caratterizzata da un’imposizione fiscale di tipo progressivo, i livelli retributivi reali sono più bassi rispetto agli altri paesi all’aumentare di carriere e retribuzioni”.La Svizzera rimane il paese con le retribuzioni più alte. I dipendenti godono di retribuzioni lorde in media più alte di tutti gli altri Paesi europei, superiore di circa 50% rispetto all’Irlanda, seconda nel ranking. Nonostante i livelli retributivi nominali si siano ridotti, le basse tasse e il basso costo della vita rendono gli svizzeri la popolazione con il più alto potere di acquisto.Rodolfo Monni: “Una tassazione mediamente alta spiega è una delle motivazioni del sempre crescente interesse verso le forme di remunerazione alternative al denaro, in particolare da parte delle aziende a seguito alle novità in materia fiscale introdotte dalla più recente Legge di Stabilità”.

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Il fondo per la povertà preleva risorse dai fondi sociali

Posted by fidest press agency su sabato, 11 marzo 2017

senatoMentre il Senato si approssima al varo della legge per il contrasto alla povertà – dichiara Viviana Ruggeri del Coordinamento per la Federazione Sociale della USB – che di fatto non contrasterà proprio nulla, visto che si tratterà di un’elemosina di cui potrà beneficiare non più di un terzo dei cittadini poverissimi, si procede ad un taglio gravissimo al già irrisorio fondo delle politiche sociali (-211milioni) e a quelle per la Non autosufficienza (-50 milioni). Questi tagli di fatto faranno scivolare nella povertà altre famiglie (già fragili) e che avrà un impatto devastante sull’occupazione in ambito sociale”. Ai cittadini poco interessa se il responsabile di questi tagli sia il Governo o le Regioni o se la decisione sia stata presa collegialmente – aggiunge Ruggeri – . Ciò che conta è che da domani saranno ancora meno le risorse disponibili per l’assistenza domiciliare per disabili gravi ed anziani non autosufficienti e ancor meno per quei servizi sociali come asili nido, centri antiviolenza ecc.Una vergogna che dimostra come questo Governo – ha proseguito Ruggeri – non abbia alcuna intenzione di ridurre le disuguaglianze e men che mai la povertà; una vergogna che sarà pagata da chi già è escluso e da tutte quelle lavoratrici e lavoratori dei settori di cura che a seguito di questi tagli saranno ancora più precari di ieri.USB rivendica un’inversione di rotta – ha concluso la delegata sindacale – l’investimento nel sociale crea benessere ed occupazione oltre a combattere la mancata partecipazione delle donne al lavoro. Insomma, non è un costo da tagliare ma il settore in cui investire! (n.r. la colpa non è del governo e di quanti nelle istituzioni lo appoggiano. La colpa è degli italiani che continuano a dare fiducia all’attuale sistema di corrotti, corruttori e corruttibili)

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