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Posts Tagged ‘pratica clinica’

Le ultime scoperte in cardiologia entrano nella pratica clinica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 novembre 2016

cardiologiaTaormina dal 24 al 26 novembre 2016. Il congresso internazionale di cardiologia dal titolo “From Scientific Evidence to Clinical Practice” si apre con la lettura di Marianne J. Legato, cardiologa della Columbia University di New York e massima esperta mondiale della medicina di genere, cui seguirà una lettura di Fausto J. Pinto, cardiologo di Lisbona e presidente della Società Europea di Cardiologia dal 2014 al 2016. Il congresso proseguirà venerdì e sabato con sessioni dedicate a scompenso cardiaco, ischemia cardiaca, malattie delle valvole, aritmie, imaging cardiaca, cardio-oncologia, morte improvvisa cardiaca. Da segnalare nella giornata di sabato un intervento di Francesco Romeo, presidente della Società Italiana di Cardiologia.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un progresso esplosivo nelle conoscenze in cardiologia. Il risultato è un miglioramento senza precedenti nella salute della popolazione ma anche la necessità di un continuo aggiornamento da parte dei cardiologi e dei medici in generale.

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Le ultime scoperte in cardiologia entrano nella pratica clinica

Posted by fidest press agency su martedì, 15 novembre 2016

taorminaTaormina Dal 24 al 26 novembre alle 17 del 24 il congresso si apre con la lettura di Marianne J. Legato, cardiologa della Columbia University di New York e massima esperta mondiale della medicina di genere, cui seguirà una lettura di Fausto J. Pinto, cardiologo di Lisbona e presidente della Società Europea di Cardiologia dal 2014 al 2016. Il congresso proseguirà venerdì e sabato con sessioni dedicate a scompenso cardiaco, ischemia cardiaca, malattie delle valvole, aritmie, imaging cardiaca, cardio-oncologia, morte improvvisa cardiaca. Da segnalare nella giornata di sabato un intervento di Francesco Romeo, presidente della Società Italiana di Cardiologia. u Il risultato è un miglioramento senza precedenti nella salute della popolazione ma anche la necessità di un continuo aggiornamento da parte dei cardiologi e dei medici in generale. Con questi presupposti si svolge il congresso internazionale di cardiologia dal titolo “From Scientific Evidence to Clinical Practice” in programma a Taormina dal 24 al 26 novembre 2016, organizzato dalla Scuola di Specializzazione in Cardiologia dell’Università di Messina e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.

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Ematologia tra i successi degli studi scientifici e l’applicazione nella pratica clinica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 novembre 2016

ospedale bergamoBergamo nei giorni 11 e 12 novembre 2016 presso l’ Auditorium “Lucio Parenzan” Azienda Socio Sanitaria Territoriale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Piazza OMS n. 1 si svolge il corso internazionale dal titolo “Advances in Hematology and Clinical Practice”. organizzato da Fondazione per la Ricerca Ospedale Maggiore di Bergamo (F.R.O.M.), e dall’Azienda Socio-sanitaria Territoriale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, nonché promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
«Il Corso, giunto alla decima edizione, analizzerà i progressi raggiunti non soltanto nella malattie ematologiche, ma anche cardiologiche e nefrologiche, e sii discuterà di problemi inerenti la metodologia della ricerca» spiega Tiziano Barbui, della Fondazione per la Ricerca Ospedale Maggiore di Bergamo. «Il tema di quest’anno è quello di affrontare le criticità che la fase attuale dello sviluppo dell’ematologi oncologica sta vivendo in termini di separazione tra i risultati che si ottengono negli studi clinici, dove stiamo vivendo una stagione in cui tantissimi nuovi farmaci sono in farse di studio per le malattie tumorali del sangue, e quella che è la pratica clinica» aggiunge Alessandro Rambaldi, della Azienda Socio-sanitaria Territoriale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. «Sono stati invitati i tre direttorie delle tre principali riviste scientifiche del settore per discutere con loro e organizzare un dibattito su questo argomento. IL tema sarà le leucemie acute e croniche, i linfomi e i mielomi».

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La Medicina di Laboratorio sta assumendo un’importanza sempre maggiore anche nella pratica clinica

Posted by fidest press agency su martedì, 18 ottobre 2016

infarto-miocardico-acutoNon sono solo ricerca scientifica e aggiornamento tecnologico, avanzamenti in diagnostica delle malattie più diffuse, ma anche sostenibilità economica di molte delle recenti scelte organizzative. ‘Patologie a larga incidenza come diabete, aterosclerosi e infarto del miocardio, tumori, malattie neurodegenerative come la sclerosi multipla o la malattia di Alzheimer trarranno benefici dall’evoluzione della medicina di laboratorio – spiega il prof. Marcello Ciaccio, presidente SIBioC – ma il nostro apporto scientifico sta affrontando anche nuove sfide su patologie “emergenti” come le meningoencefaliti o le dipendenze da sostanze”. Il congresso nazionale, dal titolo “La centralità del paziente tra laboratorio e pratica clinica”, è articolato in 26 Sessioni Scientifiche con la presenza di oltre 120 professionisti del Settore di fama nazionale ed internazionale. Nello scenario della Medicina moderna, risulta evidente come la diagnosi precoce e il più possibile non invasiva rappresenta oggi una sfida di primaria importanza nella gran parte delle patologie a maggiore morbilità e mortalità sempre più diffuse nei paesi occidentali. “Ma il ruolo del Laboratorio Clinico non si limita alla diagnosi, cioè all’identificazione dello stato patologico, ma va ben oltre grazie alla possibilità di monitorare l’avanzamento della malattia e la risposta alla terapia, come accade per i marcatori tumorali – precisa il presidente Marcello Ciaccio – Risulta, quindi, uno strumento imprescindibile in moltissime branche della Medicina. In questo senso, infatti, la Medicina di Laboratorio può essere considerata una disciplina “trasversale”. Ma in quali campi è più importante il ruolo del laboratorio Clinico? Ecco alcuni focus sui principali temi che verranno affrontati al Congresso.
L’Infarto Miocardico Acuto, è oggi la principale cause di morte e, secondo una proiezione basata sui dati contenuti nel report redatto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, continuerà ad essere letale in quasi ogni regione del mondo nel 2030. Dati di questa entità impongono a livello mondiale uno sforzo notevole per la diagnostica precoce e per la prevenzione. La Medicina di Laboratorio entra in gioco su entrambi i fronti. Nella diagnosi, perché grazie all’impiego della Troponina, una proteina strutturale del cuore rilasciata in circolo in abbondanza dopo un danno al miocardio, è possibile identificare un infarto dopo pochissimo tempo dall’insorgenza dei sintomi. Sono state recentemente introdotte delle tecnologie che consentono dei dosaggi ancora più sensibili, in grado di identificare anche minime concentrazioni della Troponina, garantendo quindi l’identificazione anche di infarti di piccola entità che sfuggivano con i dosaggi tradizionali. Nella prevenzione, perché tramite il dosaggio della colesterolemia consente una valutazione accurata del rischio cardiovascolare.
Anche la Malattia Diabetica deve essere considerata oggi una malattia ad alta incidenza. Sempre secondo una stima dell’OMS, i decessi causati dal diabete aumenteranno del 34% entro il 2030. In questo settore da sempre il Laboratorio Clinico ha avuto un ruolo centrale, basti pensare che, universalmente, la diagnosi di diabete passa necessariamente attraverso il dosaggio della glicemia che, seppur sia un test semplice, rappresenta tutt’ora il cardine della diagnostica di questa malattia rappresentando il migliore indicatore della stato gluco-metabolico del Paziente. Questa diagnostica “di base” è oggi accompagnata da un corollario di test utili in specifici scenari: per esempio gli studi immunologici nel diabete giovanile o, ancora, la tipizzazione HLA che tramite un semplice prelievo di sangue consente di evidenziare una predisposizione genetica alla malattia.
È forse nel settore dell’Oncologia che la ricerca di nuovi test sta producendo i risultati più promettenti. Ancora secondo stime dell’OMS, l’incidenza di alcuni tumori è in netto aumento, come quello alla prostata. Per molto tempo il Laboratorio Clinico ha fornito delle informazioni di interesse limitato nell’identificazione dei tumori: i marcatori tumorali “classici”, infatti, danno scarse o addirittura nulle informazioni sulla presenza o meno del tumore o sulla malattia minima residua. Oggi, sono disponibili dei test molecolari che in alcuni casi come nell’oncoematologia ci danno informazioni molto utili per la diagnosi o/e sulla malattia minima residua, parametro essenziale per comprendere l’evoluzione del tumore, oppure la possibilità di mettere in evidenza nel sangue periferico la presenza di una neoplasia mediante la determinazione del DNA di cellule tumorali (biopsia liquida).

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Positivo profilo rischio-beneficio di rivaroxaban di Bayer nella pratica clinica quotidiana

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

bayer_healthcare AG ha annunciato oggi che al Congresso ESC 2016 sono stati presentati nuovi dati real-life provenienti da molti Paesi, sull’impiego del proprio inibitore orale del Fattore Xa rivaroxaban in pazienti con Fibrillazione Atriale non-valvolare. I risultati di XaPASS – studio osservazionale prospettico post-marketing che ha arruolato oltre 11.000 pazienti in Giappone – hanno confermato basse percentuali sia di ictus sia di emorragia maggiore in pazienti con Fibrillazione Atriale non-valvolare, in terapia con rivaroxaban nella pratica clinica quotidiana1. Questi risultati sono generalmente in linea con quelli dello studio clinico randomizzato di Fase III J-ROCKET AF. Inoltre, i dati dei registi nazionali sull’impiego in contesti real-life su un totale di 57.498 pazienti in Svezia indicano percentuali analoghe di emorragia maggiore nei pazienti trattati con rivaroxaban e in quelli trattati con warfarin, ma percentuali significativamente inferiori di emorragia intracranica nei pazienti trattati con rivaroxaban 2.I dati, ad oggi, di XaPASS riconfermano il positivo profilo rischio-beneficio di rivaroxaban, già accertato negli studi clinici di Fase III ROCKET AF e J-ROCKET AF , . In J-ROCKET AF è stata osservata una riduzione non significativa del 51% del rischio di ictus ed embolia sistemica non-SNC con rivaroxaban rispetto a warfarin. Nonostante non siano state osservate differenze significative nelle percentuali di emoraggia complessiva in J-ROCKET AF, l’uso di rivaroxaban è stato associato a una percentuale inferiore non significativa di emorragia maggiore e a una percentuale di emorragia non maggiore clinicamente rilevante, lievemente superiore rispetto a warfarin4. I pazienti nello studio J-ROCKET AF avevano un profilo di rischio da moderato a elevato con punteggio CHADS2 medio di 3,25, mentre i pazienti in XaPASS avevano in media un rischio inferiore di ictus con punteggio CHADS2 medio di 2,2.1,4 In XaPASS, l’incidenza di evento emorragico di qualsiasi tipo è stata di 4,84 ogni 100 anni-paziente, di cui l’incidenza di emorragia maggiore è stata di 1,02 ogni 100 anni paziente e l’incidenza di emorragia intracranica è stata di 0,43 ogni 100 anni-paziente. L’incidenza dell’endpoint composito di ictus, embolia sistemica o infarto del miocardio è stata di 1,35 ogni 100 anni-paziente mentre l’incidenza di ictus ischemico è stata di 0,90 ogni 100 anni-paziente1. Questi risultati sono stati generalmente in linea con quelli di J-ROCKET AF4Inoltre, sulla base di dati reali da registri nazionali svedesi è stata confrontata l’incidenza di emorragia maggiore con rivaroxaban e warfarin in pazienti con Fibrillazione Atriale non-valvolare 2. I risultati indicano percentuali simili di emorragia maggiore con rivaroxaban e warfarin (rispettivamente 3,40 contro 3,32 sanguinamenti ogni 100 anni-paziente; HR 0,89; Intervallo di confidenza al 95% di 0,73-1,10). Tuttavia, le percentuali di emorragia intracranica sono state significativamente inferiori con rivaroxaban rispetto a warfarin (rispettivamente 0,62 contro 0,88 sanguinamenti ogni 100 anni-paziente; HR 0,63; Intervallo di confidenza al 95% di 0,40-0,99). All’ESC 2016 sono stati anche presentati i risultati aggiornati di REVISIT-US, analisi retrospettiva basata su dati statunitensi del database MarketScan3. REVISIT-US ha valutato efficacia e sicurezza di rivaroxaban, apixaban o dabigatran, ciascuno rispetto a warfarin, in contesti reali, in pazienti con Fibrillazione Atriale non-valvolare. I risultati di REVISIT-US erano stati inizialmente presentati all’edizione di quest’anno del Congresso della Società Europea di Aritmologia Cardiaca (ECAS), dimostrando che, in questi contesti, rivaroxaban era associato a una riduzione non-significativa del 29% di ictus ischemico, accompagnata a una riduzione significativa del 47% di emorragia intracranica rispetto a warfarin. Considerando l’endpoint combinato di emorragia intracranica o ictus ischemico, rivaroxaban ha ottenuto una riduzione significativa del 39% rispetto a warfarin in REVISIT-US .
XaPASS è uno studio osservazionale prospettico post-marketing, su dati real-life sviluppato da Bayer su richiesta dell’ente di controllo giapponese come studio di sorveglianza per valutare sicurezza ed efficacia di rivaroxaban nella pratica clinica quotidiana. Lo studio ha arruolato pazienti con Fibrillazione Atriale non-valvolare che hanno iniziato la terapia con rivaroxaban in 1.415 centri in tutto il Giappone. Il medico che ha preso in carico il paziente ha stabilito il regime di dosaggio e tutti gli eventi avversi sono stati registrati come “eventi avversi o eventi avversi seri”.
Studio post-autorizzazione sulla sicurezza, tuttora ìn corso in Svezia, su un totale di 57.498 pazienti adulti (7.273 in terapia con rivaroxaban e 50.225 con warfarin) con Fibrillazione Atriale non-valvolare di confronto sull’incidenza di emorragia maggiore con rivaroxaban e warfarin in pazienti non trattati in precedenza con anticoagulante orale. Sono stati utilizzati Registri Nazionali Svedesi (Registro dei Farmaci Prescritti, Registro dei Pazienti, Registro delle Cause di Mortalità e Registro LISA [Longitudinal Integration Database for Health Insurance and Labor Market Studies]) per individuare le caratteristiche individuali di soggetti con diagnosi di Fibrillazione Atriale e altre co-morbilità, con prescrizione di rivaroxaban o warfarin nel periodo compreso fra il 3 ottobre 2012 e il 31 dicembre 2014.

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Tumori femminili

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 maggio 2009

I ginecologi italiani “a lezione” dei colleghi israeliani su chirurgia robotica, tecniche ultrasoniche e monitoraggio biofisico fetale. Tecnologie di alta specializzazione che consentono alla donna trattamenti meno invasivi, più efficaci e con una migliore qualità di vita. Di questo si discute al congresso italo-israeliano promosso dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO),  che riunisce  i maggiori esperti dei due Paesi al centro Congressi di Gardaland, in provincia di Verona. Si tratta di uno scambio fondamentale di competenze ed esperienze, in cui l’Italia ha molto da imparare. “Un momento importante per la nostra ginecologia – afferma Giorgio Vittori, presidente della SIGO – che auspichiamo possa presto utilizzare queste tecniche nella pratica clinica, cosa che ad oggi purtroppo non è ancora possibile in Italia. Si tratta, nello specifico, di un trattamento con energia ultrasonora dei miomi uterini, che permette di ridurli senza intervenire chirurgicamente. Esistono poi procedure per la diagnosi precoce di sofferenza fetale, che permettono di definire in tempi estremamente brevi eventuali disturbi e mettere in atto le necessarie terapie. Innovazioni importanti anche sul fronte della procreazione medicalmente assistita e per la conservazione della fertilità”. “Ma i risultati più sorprendenti – continua Vittori – sono quelli ottenuti con la chirurgia robotica, capace di movimenti che simulano quelli del polso umano, utilizzata soprattutto per i tumori femminili. Con questa tecnica si riducono anche i tempi di recupero, con un notevole impatto non solo sulla qualità di vita della donna, ma anche sui costi complessivi del sistema. La SIGO auspica che anche nel nostro Paese si sviluppi una maggiore attenzione per queste modalità innovative di intervento e chiede alle Istituzioni più risorse per potervi accedere”. Al Convegno – che riunisce oltre 300 esperti – si discute molto anche di formazione, in quanto la tecnologia sviluppata dai ricercatori israeliani è all’avanguardia a livello mondiale. Sono infatti i detentori dei “simulatori di chirurgia”: come accade per il volo aereo, macchine di estrema precisione che consentono agli allievi di replicare fedelmente l’intervento, e accelerano i tempi per la preparazione delle nuove leve.

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Tumore mammario: chi non risponde alle antracicline?

Posted by fidest press agency su martedì, 12 maggio 2009

Le antracicline sono la pietra angolare della terapia adiuvante del tumore mammario in tutto il mondo, ma non tutte le pazienti ne traggono beneficio; alcuni degli ultimi studi in materia suggeriscono che ciò accade in un’ampia maggioranza di pazienti che giunge anche al 70-80 percento, tutti casi in cui sarebbe opportuno impiegare trattamenti meno tossici. Si tratta comunque di dati ancora molto dibattuti, e non idonei all’impiego nella pratica clinica. La migliore risposta alle antracicline si ha nelle pazienti i cui tumori contengono alterazioni nel gene TOP2A, che però rappresentano solo il 18 percento dei casi. E’ stata segnalata anche un’ottima efficacia in caso di amplificazione HER2, ma anche questa è limitata al 27 percento dei casi. Si tratta di dati che, qualora trovassero conferme certe, invertirebbero l’attuale pratica clinica che si basa su strategie quasi univocamente fondate su questi farmaci. (J Natl Cancer Inst. 2009; 101: 615-8 e 644-50)

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