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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 279

Posts Tagged ‘precari’

Scuola: Precari trattati come lavoratori di serie B

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 luglio 2018

Gli “ermellini”, attraverso diverse ordinanze del 26 giugno scorso, con cui si richiama quanto già disposto nelle sentenze 9042/17, 23868/16, 22752/16 e 22757/16, hanno optato per la logica del risarcimento dei precari per la mancata adozione del principio di «non discriminazione» verso il personale precario della scuola, a cui vanno giustamente assegnati i medesimi scatti automatici stipendiali del personale già assunto in ruolo. Inoltre, il risarcimento per l’abuso dei termini dopo 36 mesi, precedente alla Legge 107/15, è dovuto in tutti quei casi in cui il posto risulti vacante e disponibile – quindi sia collocato in organico di diritto – oppure laddove il lavoratore provi al giudice che vi è stata una forzatura, ai fini del risparmio pubblico a danno del lavoratore stesso, collocando il posto libero dell’organico di fatto per risparmiare sui mesi estivi. E i tribunali si stanno adeguando.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Riteniamo inverosimile che ancora oggi, nel 2018, gli amministratori della scuola pubblica italiana continuino a calpestare la direttiva comunitaria 70/1999 e a discriminare il servizio da precari, anche all’atto della ricostruzione di carriera valutandolo solo parzialmente. C’è infatti un principio assodato in tutta Europa, meno che nel nostro Paese: i precari hanno diritto ai medesimi scatti stipendiali di chi è già assunto a tempo indeterminato. Ecco perché i giudici non fanno altro che assegnare il gap stipendiale non corrisposto, proporzionale agli anni di supplenze svolte. Inoltre, sempre per lo stesso principio di non discriminazione, continuiamo a batterci e a ricorrere anche per vedere riconosciuto il diritto all’integrale e immediata ricostruzione di carriera, commisurata agli effettivi anni di servizio prestati con contratti a tempo determinato e per ottenere il corretto inquadramento dei compensi. Anief, pertanto, invita il personale che ha subìto un trattamento di questo genere, anche se oggi di ruolo, ad aderire al ricorso, da presentare al giudice del lavoro, finalizzato alla partecipazione al piano straordinario di stabilizzazione e al risarcimento per illecita reiterazione di contratti a termine: può essere presentato da docenti e ATA precari che hanno svolto almeno 36 mesi di servizio in scuola pubblica su posto vacante e disponibile.

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Istruzione: Personale Ata, licenziati prematuramente migliaia di precari assunti su posti liberi

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 luglio 2018

Il 30 giugno scorso sono scaduti i contratti di tantissimi assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici, malgrado fossero impegnati da mesi su posti vacanti e disponibili, quindi da contrattualizzare fino al 31 agosto prossimo: si può ottenere la proroga dal dirigente scolastico, ma se questi non la concede perché non la ritiene necessaria e motivata, attraverso il ricorso ANIEF al giudice del lavoro si può comunque avere il prolungamento del contratto anche per i mesi di luglio e agosto. Il sindacato ricorda che se il posto è vacante e senza titolare non doveva essere assegnato al 30 giugno. Anche la rivista specializzata Orizzonte Scuola, oggi scrive: “Il personale, invece, che è stato nominato su posto vacante e disponibile ha diritto di proroga fino al 31 Agosto”. Pertanto, l’Anief si batterà in tutte le sedi giuridiche per ottenere l’estensione del contratto: non bisogna attendere il beneplacito motivato del dirigente scolastico, ma il responso del giudice del lavoro.
Ancora una volta, con una Nota creata ad arte (prot. 20017 del 19 aprile 2018) il Miur dimostra come la politica dei tagli del personale possa inficiare il regolare servizio pubblico della scuola: andando a cancellare le supplenze su posto vacante e disponibile, quindi facendo venire meno l’apporto di diverse migliaia di amministrativi, tecnici e ausiliari duranti la pausa estive delle lezioni, si presuppone che le scuole d’estate siano chiuse oppure lavorino meno. Invece, non è così: prima di tutto perché, come tutti gli uffici pubblici, gli istituti scolastici chiudono solo nei giorni festivi e, in parte, il sabato. E questo vale per tutte le stagioni. In secondo luogo, perché le attività scolastiche e degli uffici proseguono a ritmo serrato, anche maggiorato rispetto al resto dell’anno.Per quanto riguarda la parte prettamente scolastica e didattica, basterebbe solo pensare allo svolgimento degli Esami di Stato, dei corsi intensivi predisposti per gli alunni a cui sono stati assegnati debiti formativi, alle prove e agli scrutini finali. Per quel che concerne il lavoro delle segreterie, c’è da osservare che nel periodo estivo diventa particolarmente intenso, visto che ci sono da svolgere le iscrizioni, le comunicazioni alle famiglie sugli esiti degli scrutini e non solo, i nulla osta per i cambi di scuola, la formazione degli organici e delle classi. Non per ultime, occorre portare avanti tutte le incombenze che subentrano, come quella della registrazione degli alunni vaccinati indotta artificiosamente lo scorso anno dal Ministero della Salute.Ignorando questa situazione, con la Nota dell’aprile scorso – che fa seguito all’art. 1 comma 7 del Regolamento supplenze del personale ATA, nonché alle istruzioni impartite dalla stessa Direzione generale del Ministero dell’Istruzione, con nota del 10 giugno 2009 prot. n. 8556 reiterata negli anni successivi – il Miur ha invece stabilito che le proroghe dei contratti con scadenza 30 giugno devono “essere richieste dai dirigenti scolastici nei casi di effettiva necessità qualora non sia possibile assicurare l’effettivo svolgimento dei servizi di istituto mediante l’impiego di personale a tempo indeterminato e di personale supplente annuale. Le richieste motivate devono pervenire agli Uffici scolastici regionali per la prescritta autorizzazione”.“Le comprovate motivazioni – segue la Nota Miur – potranno fare riferimento ad attività relative allo svolgimento degli esami di Stato, al recupero debiti nelle scuole secondarie di secondo grado, a situazioni eccezionali che possano pregiudicare l’effettivo svolgimento dei servizi di istituto con riflessi sull’ordinato avvio dell’anno scolastico (es. adempimenti legati all’aggiornamento delle graduatorie di istituto ATA, allo svolgimento delle procedure concorsuali in atto, etc.)”. Il sindacato ricorda, tuttavia, che se il posto è vacante e senza titolare non doveva essere assegnato al 30 giugno. Anche la rivista specializzata Orizzonte Scuola, oggi scrive: “Il personale, invece, che è stato nominato su posto vacante e disponibile ha diritto di proroga fino al 31 Agosto”. Pertanto, l’Anief si batterà in tutte le sedi giuridiche per ottenere l’estensione del contratto, quindi anche nei mesi di luglio e agosto 2018: non bisogna attendere il beneplacito motivato del dirigente scolastico, ma il responso del giudice del lavoro.

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Risoluzione Parlamento UE sui precari: subito norme per assumerli

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 giugno 2018

Rispondendo alle numerose petizioni riguardanti la lotta alla precarietà e all’abuso dei contratti a tempo determinato, tra cui quelle dell’Anief, il Parlamento europeo in queste ultime ore ha fornito una risposta perentoria. Attraverso una risoluzione – rivolta al Consiglio, alla Commissione e ai governi degli Stati membri – sollecita le parti in causa “ad adottare provvedimenti immediati nella sua legislazione per affrontare in modo efficace le pratiche occupazionali che conducono alla precarietà”. Perché “il lavoro precario implica una maggiore esposizione alla vulnerabilità socioeconomica, risorse insufficienti per una vita dignitosa e una protezione sociale inadeguata”. Inoltre, nella risoluzione si evidenzia che “la lotta al lavoro precario deve essere perseguita attraverso un pacchetto strategico multilivello e integrato che promuova norme del lavoro inclusive ed efficaci unitamente a misure efficaci per garantire il rispetto del principio di uguaglianza”. Pertanto, il Parlamento UE “invita la Commissione e gli Stati membri a combattere il lavoro precario, garantendo lo sviluppo di nuovi strumenti e il rispetto coerente della giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea”, in primis rispettando la sentenza Mascolo C-22/13 emessa a Lussemburgo il 26 novembre 2014, “nonché l’applicazione concreta della legislazione dell’UE e nazionale a livello nazionale al fine di risolvere il problema del lavoro dignitoso e attuare un approccio basato sui diritti”. Facendo poi esplicito riferimento alla direttiva 1999/70/CE, ricorda che ogni Stato membro ha “l’obbligo di punire tale abuso, compresa, in aggiunta, la possibilità per il lavoratore interessato di ottenere il risarcimento per qualsiasi danno subito in passato”. A questo scopo, sottolinea anche che “l’indennizzo deve essere in ogni caso adeguato ed efficace e deve costituire un risarcimento integrale per tutti i danni subiti”, facendo intendere che introdurre per legge dei “tetti” di risarcimento, come accade in Italia, costituisce un artificio che lede i diritti del precario anche nella fase risarcitoria. Il Parlamento, quindi, invita gli Stati membri a garantire appieno la parità di retribuzione per lo stesso lavoro nello stesso luogo di lavoro, aggiungendo quindi un’ulteriore conferma alla posizione della Cassazione che apre agli scatti di anzianità anche ai precari. Marcello Pacifico (Anief-Cisal: La posizione assunta dal Parlamento UE è un segnale aggiuntivo e incoraggiante sulla strada intrapresa dal giovane sindacato nella difesa dei diritti dei precari, finalizzati alla loro stabilizzazione e al trattamento equiparato ai colleghi di ruolo a partire dai compensi. Siamo sempre più convinti che fare parte dell’UE non può servire solo alla ricerca del pareggio di bilancio, ma anche a rispettare le indicazioni che giungono da Bruxelles. Continuare ad ignorarle, come è stato fatto sinora, sarebbe immorale ma soprattutto andrebbe a formare, nei confronti dell’Italia, l’etichetta di Paese inaffidabile e opportunista. Speriamo, a questo punto, che la svolta arrivi dal nuovo Governo: se, davvero, si vuole guardare ad un’Europa comune, guidata da valori e norme analoghe, allora si parta dai tanti lavoratori non di ruolo, che non meritano di invecchiare da precari.

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INAF: gli astrofisici precari si incatenano allo Zodiaco

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 giugno 2018

Roma. Questa mattina un gruppo di ricercatori e tecnici ultraspecializzati, precari storici dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, si sono incatenati presso la sede nazionale dell’ente, in viale di Parco Mellini (Zodiaco) a Roma, e manifestano contro il piano di assunzioni dell’ente che pur in presenza di risorse e di norme ha avviato solo 60 stabilizzazioni rispetto ai circa 300 aventi diritto.La decisione, ribadita in più occasioni, non rispetta le circolari applicative che la Funzione Pubblica ha emanato per avviare in modo più generale possibile un piano assunzionale per gli enti pubblici di ricerca, grazie anche ad un investimento di 4,5 mln per l’INAF derivato dalla legge di bilancio.USB e i ricercatori incatenati richiamano l’attenzione del nuovo esecutivo Conte e del Parlamento sulla ricerca pubblica italiana, sulle stabilizzazioni ancora parziali e sulla necessità di incrementare i fondi destinati a questi enti, per uscire dal precariato ma anche per migliorare le condizioni di estrema arretratezza in cui sta degradando il settore.
I ricercatori INAF minacciano di ‘campeggiare’ sotto al cielo di Roma davanti alla sede dell’INAF, continuando le loro ricerche e le loro osservazioni dello spazio, fino a che l’ente non applicherà le norme e non avvierà un piano assunzionale che preveda l’assunzione di tutto il personale precario storico al di là dei requisiti della stabilizzazione.

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Scuola – Precari, ripreso lo sciopero della fame

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 maggio 2018

Dopo la sospensione della protesta per alcuni giorni, le insegnanti del Coordinamento Diplomati Magistrale Abilitati hanno deciso di continuare a denunciare pubblicamente l’ingiustizia che stanno vivendo e di chiedere un intervento della politica attraverso l’approvazione di provvedimento legislativo che preveda la riapertura delle GAE a tutti i docenti abilitati. Si tratta di un provvedimento più che motivato per essere approvato con estrema urgenza, perché in caso contrario verrebbe meno l’avvio regolare del prossimo anno scolastico e lo stesso dicasi per la continuità didattica di tutti gli alunni. Allo stesso modo, si minerebbe la parità di trattamento del personale docente precario Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): Anche Anief è nuovamente in campo, ovviamente a sostegno delle maestre in sciopero della fame e dei manifestanti che il 29 maggio sciopereranno per la quinta volta per chiedere la riapertura delle GaE a tutto il personale abilitato, come da noi pedissequamente indicato attraverso la proposta di decreto legge urgente presentata da Anief da alcune settimane. Giugno è alle porte e già sono diversi i casi di licenziamento avvenuti. Urge più che mai un atto concreto prodotto dal primo nuovo Consiglio dei Ministri perché possa maturare il dibattito parlamentare su un argomento.

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Supplenti a vita, il Miur precarizza i precari

Posted by fidest press agency su martedì, 15 maggio 2018

Con una Nota ufficiale, pubblicata il 10 maggio, l’amministrazione di Viale Trastevere sancisce l’esclusione dei docenti precari da tutte le graduatorie, a seguito del loro accesso al terzo anno di Fit, con tutte le incertezze del caso: li cancella sia da quelle storiche (GaE e d’Istituto), sia da quelle di “merito” dei vincitori di concorso 2016. La novità rientra nel nuovo sistema di reclutamento e prevede che dopo il superamento del concorso a cattedra si attui un percorso articolato in tre fasi, al termine delle quali si accede al ruolo. Peccato che si tratti di una possibilità e non di una certezza, perché la norma prevede anche che sino all’ultimo momento il candidato all’immissione in ruolo possa essere reputano non idoneo alla professione.
Marcello Pacifico (presidente Anief): Se appare ragionevole cancellare dalla stessa classe di concorso delle Graduatore di merito o delle GaE chi è assunto nei ruoli, appare illogico escludere dei candidati che ancora alla fine del percorso sono soggetti a una valutazione finale. Ancora più assurda appare la loro estromissione dalle graduatorie d’istituto, visto che i docenti di ruolo possono fare supplenze temporaneamente da posti in organico di fatto. Se si vuole davvero abbattere il precariato, occorre dare maggiori opportunità di stabilizzazione ai docenti, dando loro la possibilità di essere immessi in ruolo attraverso più graduatorie e liste di attesa che ogni precario si è faticosamente conquistato. È come se un’amministrazione decidesse di risolvere un problema di traffico cittadino chiudendo le strade vecchie, perché ce ne sono delle nuove sperimentali che nemmeno assicurano di arrivare a destinazione. La verità è che al Miur continuano a prendere le decisioni sul futuro dei lavoratori, in modo unilaterale e sorprendente, chiedendo loro di resettare tutto e ripartire daccapo, con un nuovo corso di formazione iniziale e tirocinio che però non porta certezze. Ecco perché abbiamo deciso di impugnare le cancellazioni illegittime con apposito ricorso al Tar del Lazio.

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Vigili del Fuoco discontinui, la Commissione UE risponde all’istanza di USB VVF Calabria

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 maggio 2018

La Commissione Europea ha risposto all’istanza fatta esclusivamente dal Coordinamento Regionale USB Vigili del Fuoco Calabria (nell’istanza era presente tutta la documentazione probante a tal fine: busta paga, riconoscimento INPS della figura del Precario VV.F. come “Lavoratore Dipendente”, ecc..) specificando che l’ordinamento italiano è stato sottoposto a revisione per renderlo conforme allo Standard Europeo nell’ambito dell’impiego pubblico e in modo particolare dei Vigili del Fuoco “discontinui”.Per valutare la conformità della legislazione italiana che disciplina la situazione lavorativa dei dipendenti del settore pubblico e di conseguenza anche dei Vigili del Fuoco “discontinui”, tramite la clausola 5 dell’accordo quadro della Direttiva 1999/70/EC, sottolineando anche l’applicabilità dei rimedi contro gli abusi della precarizzazione del Lavoratore, dei contratti a tempo indeterminato del caso Santoro del 2016 (Sentenza della Corte di Giustizia Europea), anche ai Vigili del Fuoco “discontinui”.Nonostante si aggiunga quest’altro tassello targato USB VV.F., siamo in attesa della risposta di chiarimentoi da parte degli organi competenti dello Stato italiano alla Commissione Europea, in seguito all’interrogazione effettuata dalla parlamentare europea on. Laura Ferrara, per la quale nei prossimi giorni, dovrebbe essere fatta una chiarezza maggiore (evidenziamo che quest’ultimo chiarimento da parte dalla parlamentare in questione è stata elaborato dalla stessa una settimana fa).La Commissione Europea quindi sta prendendo in seria considerazione questa mancanza del Governo italiano nel rispettare quelle che sono le normative europee e le contraddizioni decennali che si sono presentate per tutti i Precari VV.F. dal 1941 ad oggi.Nella nostra lotta alla conformazione dell’Italia agli Standard Europei c’è l’eco di una nazione sorda al rispetto delle regole e alla tutela di ogni singolo lavoratore e individuo. Il Soccorso Tecnico Urgente deve essere il fiore all’occhiello di tutte le nazioni facenti parte dell’UE, poiché in ballo c’è la vita dei nostri cittadini, che pagano profumatamente con una tassazione “abbondantemente aggressiva”, un servizio che in realtà funziona a singhiozzo e con grandissima fatica. Ed è per questo che se vogliamo rispondere veramente all’appellativo di nazione europea, dobbiamo innanzitutto amare la nostra terra, facendo rispettare il territorio ma soprattutto difendendolo e salvaguardando i suoi abitanti.I Vigili del Fuoco Precari e Permanenti sono una risorsa per i cittadini e soprattutto un patrimonio dello Stato, e la politica “TUTTA” deve comprendere che investire sul soccorso vuol dire salvaguardare tutti i cittadini e rendere il Paese più sicuro.

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Scuola: Gentiloni fermati

Posted by fidest press agency su sabato, 5 maggio 2018

Con uno sciopero della fame in corso, un presidio di 5 giorni in Viale Trastevere, una manifestazione nazionale celebrata ieri e la preoccupazione generalizzata di sindacati e partiti, Il Miur non ha trovato niente di meglio da fare che iniziare a depennare le maestre e i maestri abilitati all’insegnamento dalle Graduatorie a esaurimento, cioè a procedere alla loro esclusione dal circuito scolastico. Il tutto a causa della discutibile sentenza della Corte d’Appello di Firenze, che dovrebbe semmai sensibilizzare ministero e governo a porre rimedio al disastro di quasi seimila licenziamenti immediati di persone che lo Stato ha fin qui sfruttato per tenere aperte le scuole, salvo decidere di liberarsene dal giorno alla notte.
Nel dramma che si sta consumando si distingue per la totale assenza il Governo Gentiloni, che anzi si esprime attraverso le lettere di esclusione fatte pervenire agli insegnanti in questione attraverso il ministro Fedeli.Quello che sembrava un vago rischio di mettere in strada migliaia di maestre e maestri, insieme alle loro famiglie, si sta dunque concretizzando.
Gentiloni consideri questa un’urgenza e approvi immediatamente un decreto per tutelare i posti di lavoro dei diplomati magistrali e per garantire a bambini e famiglie la continuità didattica, cioè una scuola ordinata e di qualità”. È quanto dichiara il capogruppo di FDI alla Camera dei Deputati Fabio Rampelli, chiedendo al Ministro Fedeli un incontro urgente.

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Mobilità personale scolastico

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

La Corte di Cassazione, che in questo senso si è espressa a sezioni unite con la sentenza n. 22552/16, risolvendo l’annoso problema della mancata parità di trattamento tra personale di ruolo e precario, accorda le richieste di non discriminazione patrocinate dal sindacato. Lo stesso principio vale per la validità dei servizi svolti, che vanno per forza di cose considerati tutti per intero. E ciò vale, ovviamente, anche per i docenti di sostegno. I quali, lo ricordiamo, sono insegnanti abilitati con diritti analoghi ai colleghi su disciplina. Detto questo, rimane un mistero il perché al Miur si continui a considerare il loro servizio pre-ruolo non utile per il raggiungimento del quinquennio di servizio e a chiedere, in questo modo, il ritorno sulla loro disciplina d’insegnamento. Secondo il giovane sindacato, risulta quindi illegittima la norma contrattuale laddove non riconosce il servizio pre-ruolo come utile per la valutazione del servizio obbligatorio da svolgere nei trasferimenti. A questo proposito, nel periodo di consegna delle domande di trasferimento, che rimarrà aperto fino al prossimo 26 aprile, Anief ricorda di dichiararlo nella domanda, per poter impugnare il tutto. Per aderire al ricorso vai al seguente link.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Appena Anief diverrà rappresentativa, al fine di ottenere il punteggio spettante in fase di richiesta di mobilità ed in particolare di trasferimento annuale, si batterà al massimo sia per questa istanza, sia per revisionare la tabella di valutazione dei titoli, per valutare il servizio nella paritaria, tutto quellopre-ruolo nelle graduatorie interne d’istituto e per garantire i trasferimenti attraverso l’adeguamento degli organici di fatto agli organici di diritto. Proprio in questi giorni è indispensabile rivolgersi in tribunale per presentare anche altri ricorsi Anief e non soccombere dinanzi alle norme ingiuste incluse nel contratto vigente sulla mobilità del personale scolastico.

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Scuola Precari: si torna ad assumere col bilancino

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2018

Dopo il piano straordinario imposto dalla riforma Renzi, la Legge 107/2015, che due anni fa ha condotto in ruolo circa 86mila docenti precari, costringendo molti di essi però a spostarsi di centinaia di chilometri pur avendo i posti liberi vicino casa, con l’ultima Legge di Stabilità sono state finanziate delle assunzioni a tempo indeterminato che però si fermano ad una quota ridicola: oltre al mero turn over, quest’anno si provvederà alla stabilizzazione di una quota di precari che va dalle 3mila alle 4mila unità. È l’ennesima operazione vetrina, senza effetti positivi per la cancellazione della piaga del precariato scolastico.Secondo la stampa specializzata, “a pesare, nel passaggio dal precariato all’assunzione a tempo indeterminato, sono innanzitutto le ricostruzioni di carriera, ossia l’inquadramento nel gradone stipendiale spettante in base agli anni di servizio già svolti. E seppure il Miur non conteggi per intero il servizio preruolo, si tratta comunque di somme ingenti”. Somme, osserva l’Anief, anche sottodimensionate, visto che ai docenti con oltre quattro anni di precariato vengono assegnate delle ricostruzioni di carriera senza il conteggio integrale del servizio svolto, con danni diretti nello stipendio e sulle progressioni periodiche. Una circostanza che ha costretto il sindacato a rivolgersi al giudice, il quale continua a dare ragione al lavoratore leso nei suoi diritti. Il sindacato, dunque, torna a chiedere di stabilizzare i 140 mila posti, tra docenti e personale Ata (assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici), che ogni anno sono chiamati a fare i supplenti pur con i requisiti per essere assunti a tempo indeterminato. Lo Stato si ostina a non farlo, ma non si è capito che questo comportamento alla lunga gli costerà molto caro. Marcello Pacifico (presidente Anief): È scandaloso come, dopo le sentenze delle Sezioni unite della Corte di Cassazione, a partire dalla n. 22552/16, che hanno disapplicato le norme legislative contrattuali vigenti laddove confermano la disparità di trattamento tra personale di ruolo e precario prima e dopo la ricostruzione di carriera, ancora il Miur non si adegui. L’organico di fatto deve immediatamente scomparire, per fare spazio a quello di diritto: è inaccettabile che per questioni finanziarie tutto questo non avvenga e anche i giudici la pensano così. Anief si è rivolta alla Commissione europea che a breve potrebbe far partire le richieste di vitare risarcimenti milionari, tra l’altro da estendere anche al personale di ruolo, perché prima di lasciare lo status da supplente è stato a sua volta danneggiato rimandando per anni e anni l’immissione in ruolo. E siccome sull’abuso subìto dei contratti a termine durante il precariato esiste una precisa direttiva Ue, presto ne vedremo delle belle. Allo stesso modo, abbiamo condotto in tribunale il CCNL per 2016/18 firmato dai sindacati confederali che, confermando tali discriminazioni, appare a sua volta illegittimo.

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Scuola – Contratto: i neo-assunti sono trattati da precari

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2018

Dall’accordo sottoscritto da Flc-Cgil, Cisl e Uil lo scorso 9 febbraio all’Aran risulta un totale disinteresse verso coloro che vengono immessi in ruolo: a breve porterà i micro-aumenti e ha ratificato l’annullamento del primo gradone stipendiale (3-8 anni) per chi è stato assunto a partire del 2011, come previsto dal Contratto integrativo di lavoro di quello stesso anno. Una norma, peraltro, disapplicata da diverse sentenze dei tribunali del Lavoro con ricorsi presentati dall’Anief. Il giovane sindacato, di contro, non ha mai approvato ciò che è accaduto e crede proprio che sia stato portato avanti un disegno atto a penalizzare gli incolpevoli immessi in ruolo nella scuola a partire dal 2011, danneggiando chi aveva già diversi anni di precariato e violando pure la normativa comunitaria. A sostenerlo sono anche i tanti giudici che si sono espressi favorevolmente sui ricorsi promossi dall’Anief.
Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): Nelle tabelle degli aumenti siglati dai sindacati confederali è scomparso il primo gradino stipendiale (fascia 3/8 anni) per chi è entrato in ruolo a partire dal 2011 per via dell’accordo integrativo del 4 agosto 2011, firmato anche da Snals e Gilda, che realizzava l’obiettivo dell’invarianza finanziaria per le prime 67mila assunzioni previste dalla legge 106/11, poi dichiarata illegittima dalla Consulta nella parte in cui proprio non applicava il diritto comunitario nella scuola. Noi a questo gioco proprio non ci stiamo. L’unica strada che proponiamo ai nostri soci è ricorrere in tribunale.Anief ha quindi predisposto il ricorso per il recupero del “gradone” stipendiale degli immessi in ruolo dal 2011: sono interessati docenti e Ata che hanno stipulato il contratto a tempo indeterminato dall’anno scolastico 2011/12 (anche con decorrenza giuridica), al fine di ottenere il risarcimento del danno e il recupero delle somme perdute a causa della fusione dei primi due gradoni stipendiali. Il ricorso, inoltre, comprende la richiesta di valutazione per intero, ai fini giuridici ed economici, di tutti gli anni di precariato per la ricostruzione di carriera. Il personale immesso in ruolo con nomina giuridica ed economica non successiva all’a.s. 2010/11 può aderire al ricorso ricostruzione di carriera sia nella scuola statale sia nella paritaria.

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Scuola: Docenti precari anche se di ruolo

Posted by fidest press agency su martedì, 13 marzo 2018

A breve, l’Ordinanza ministeriale fisserà ufficialmente le date di presentazione delle domande: sono molti gli insegnanti che temono brutti “scherzi”. Finire, infatti, tra i soprannumerari significa oggi, dopo l’approvazione della Legge 107 del 2015, perdere la titolarità per sempre. Si torna, di fatto, ad essere precari, perché finendo gli ambiti territoriali si è soggetti al giudizio triennale del capo d’istituto. Diventa giocoforza fondamentale farsi assegnare tutto il punteggio svolto e i titoli conseguiti. Ciò avviene, sia compilando in modo corretto i modelli predisposti dal Miur, sia rivendicando nelle dovute sedi quello che il Ministero dell’Istruzione non intende riconoscere.
A tal proposito, Anief ricorda come sia illegittima la valutazione parziale del servizio pre-ruolo o prestato nella scuola paritaria. La stessa organizzazione ritiene anche non corretta la tabella di valutazione dei titoli, predisposta sempre dall’amministrazione. Le incongruenze sono diverse: si va dall’abilitazione SSIS alla specializzazione SSIS di sostegno, dal titolo TFA conseguito (anche sostegno) al servizio pre-ruolo al pari di quello prestato dopo la nomina (punti 6 e per intero), dal doppio punteggio per servizio pre-ruolo in piccole isole al servizio militare prestato non in costanza di nomina.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): I docenti danneggiati dalle decisioni errate dell’amministrazione centrale fanno decisamente bene a rivendicare il punteggio corretto. Per come si sono messe le cose, infatti, rischiano di trovarsi senza più scuola e senza alcuna stabilità. In pratica, si dà loro la colpa di aver svolto troppi anni di precariato, visto che gli vengono considerati validi per intero solo i primi quattro. Come riteniamo assurdo che i titoli conseguiti non siano considerati alla stessa stregua. Ancora una volta l’amministrazione scolastica incappa nella violazione della direttiva UE n. 70/99, andando a determinare delle insopportabili discriminazioni tra il personale.

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Scuola – L’UE cambia le norme sui precari ma l’Italia non si adegua

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 marzo 2018

Il rinnovo contrattuale del 9 febbraio scorso, sottoscritto all’Aran qualche giorno fa, recepisce per intero il comma 1 dell’art. 19 del CCNL/2007: “Al personale docente, educativo ed ATA assunto a tempo determinato, ivi compreso quello di cui al precedente comma 5, sono concessi permessi non retribuiti, per la partecipazione a concorsi od esami, nel limite di otto giorni complessivi per anno scolastico, ivi compresi quelli eventualmente richiesti per il viaggio. Sono, inoltre, attribuiti permessi non retribuiti, fino ad un massimo di sei giorni”. Pertanto, l’insegnante e il personale Ata, anche supplente di lunga durata, hanno diritto, a domanda, nell’anno scolastico, a sei giorni di permesso non retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione. In sostanza, è come se le esigenze personali e familiari di tali dipendenti abbiano un valore ridotto rispetto ai colleghi che hanno sottoscritto un contratto a tempo indeterminato. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Sono forse lavoratori di serie B? Ogni norma pattizia che discrimina il‎ personale della scuola soltanto per la durata della prestazione del servizio va censurata e disapplicata. Sarebbe ora che i sindacati rappresentativi se ne rendano conto, al di là dei proclami, poi sistematicamente smentiti nei testi sottoscritti a braccetto con l’Aran. La verità è che la normativa europea va rispettata: questo principio, tra l’altro, non riguarda solo i permessi, ma vale anche per la progressione economica, su ferie, permessi, malattia, congedo, card per la formazione: tutti passaggi che nel contratto escludono ancora coloro che non hanno stipulato un contratto a tempo indeterminato. Perché bisogna ricorrere sempre in tribunale per tutelare i propri diritti?

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Pisa, dura contestazione dei precari CNR alla ministra Fedeli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 febbraio 2018

Stamani, a Pisa, durante un’iniziativa elettorale promossa da ANDU (Associazione nazionale Docenti Universitari) su Università e Ricerca, USB e i lavoratori precari del CNR hanno duramente contestato la Ministra Fedeli, candidata a Pisa per il PD.
Non è la prima volta che, a Pisa, i precari del CNR contestano la Ministra a capo del MIUR, facendo presente che rispetto agli 8800 precari degli enti di ricerca non ha speso un euro, stanziando invece 200 milioni per i dirigenti scolastici. La ministra che, con orgoglio, parla della firma di un contratto collettivo del pubblico impiego, come un importante risultato: 80 euro medi di aumento dopo 8 anni di blocco contrattuale. Contratto che USB che non ha sottoscritto e che contesta radicalmente.Il precariato caratterizza la condizione lavorativa di questo secolo, e gli ENTI pubblici di ricerca oramai funzionano grazie all’utilizzo massiccio di questa nuova “peste” che infesta il mondo del lavoro.
Le responsabilità sono chiare, della politica, dei governi e di alcuni presidenti degli enti. La nostra lotta non si fermerà fino a che gli 8800 precari di tutti gli Enti non saranno stabilizzati.

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Docenti: quei precari di terza fascia d’istituto messi ai margini dal Miur

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 gennaio 2018

scuola-digitale-casnati-como-800x500_cSi tratta di decine di migliaia di supplenti in possesso del titolo di studio utile all’accesso in una o più classi di concorso e che in attesa di conseguire un’abilitazione all’insegnamento (in via di cancellazione) vengono collocati dal Ministero dell’Istruzione nell’ultimo raggruppamento dei precari, precedente solo alla ‘messa a disposizione’ all’interno di ogni istituto scolastico. Proprio i precari di terza fascia con almeno tre anni di servizio svolto, anche non continuativo, con l’approvazione della Legge 107/2015 avranno la possibilità di partecipare al nuovo concorso: dopo la selezione (il superamento di due prove di concorso, una scritta e l’orale), verranno ammessi ad un corso formativo biennale che si concluderà non prima del 2021-22: il primo anno, abilitante, gli idonei percepiranno pure un compenso irrisorio, attorno ai 400 euro netti al mese, quindi meno di un assegno sociale, e dopo 12 mesi saranno anche utilizzati per fare supplenze annuali. Paradossalmente poi, al termine di tutto il periodo, potrebbero pure non essere assunti, perché reputati inidonei alla professione.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Quello ideato dal Governo è un modello complicato e che non offre sufficienti prospettive professionali. Per trovare una collocazione ai docenti della terza fascia d’istituto, la nostra piattaforma consiste nell’estrarre il doppio canale alle graduatorie d’istituto da ridisegnare per ambiti e non per venti scuole, da cui per scorrimento assumere anche per terza fascia con semplice anno di prova abilitante. Tale proposta la portiamo avanti negli scioperi nazionali, in tutte le sedi politiche, attraverso proposte e specifici emendamenti presentati. Continueremo a farlo nei tavoli contrattuali, subito dopo essere diventati rappresentativi a seguito del rinnovo delle elezioni Rsu in programma ad aprile.

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Scuola: Rinnovo del contratto, befana amara per docenti e precari

Posted by fidest press agency su domenica, 7 gennaio 2018

ministero-pubblica-istruzioneI famosi 85 euro di aumento, da inglobare nel rinnovo del contratto, purtroppo non riguarderanno tutti i dipendenti. Perché gli aumenti del 3,48% previsti dal 2018, secondo l’intesa sindacale del 30 novembre 2016, variano in base a qualifica e fascia di appartenenza. Il calcolo è stato fatto anche dalla rivista Tuttoscuola che perla di “sorpresa clamorosa”, perché “applicando quella percentuale del 3,48% alla posizione retributiva individuale di ogni lavoratore (la stessa percentuale applicata alla massa dei dipendenti pubblici) si ottiene un risultato lontanissimo dagli 85 euro medi di aumento mensile lordo per i lavoratori del comparto scuola”. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): È assodato che il rinnovo di contratto porterà dai 57 euro lordi dei neoassunti della primaria agli 88 euro lordi dei docenti a fine carriera delle superiori, quote che si dimezzano al netto del lordo Stato e dipendente a fine anno. Quindi, rispettivamente ci fermiamo a 27 euro e 52 euro. I tanti precari della scuola saranno ancora tra i più colpiti, perché fermi a stipendio iniziale, nonostante le sentenze delle SS. UU. della Cassazione. Queste sono le cifre, punto. Perché non può essere di certo percorribile la strada di portare in busta paga le somme derivanti dai bonus 500 euro per la formazione e dal bonus merito dei docenti della Legge 107/2015. Per i fondi legati al merito, infatti, occorrerebbe agire con una modifica normativa che non compete di certo al tavolo contrattuale ma alla politica. Mentre per le somme destinate alla formazione, se è vero che portarle in busta paga farebbe diventare il bonus strutturale e non soggetto a rifinanziamento annuale, è altrettanto vero che vorrebbe dire sottoporle a tassazione, dimezzando la somma. Senza dimenticare il pericolo di vedersi pure aumentato l’orario di servizio obbligatorio.

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Precariato, per cancellarlo non servono le nuove graduatorie della legge 107/15 ma la riapertura delle GaE

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 novembre 2017

pacifico-marcelloÈ quello che Anief ha chiesto da tempo ed ora il Senato ha l’opportunità di realizzare, approvando l’emendamento 54.26 al ddl 2960, la Legge di Stabilità all’esame della Commissione Bilancio di Palazzo Madama, presentato dai senatori Gian Marco Centinaio e Silvana Andreina Comaroli (Lega Nord). Al centro della questione vi sono decine di migliaia di docenti precari “storici” che a seguito della riforma 107/2015 sono stati bloccati, perché le GaE si riapriranno solo nel 2019, oppure messi nel dimenticatoio, perché dalla seconda fascia delle graduatorie d’istituto continua a permanere un insensato e anacronistico blocco. Si chiede, pertanto, l’aggiornamento annuale e “l’inserimento a domanda in terza fascia di tutti gli aspiranti in possesso di abilitazione all’insegnamento”. Oltre al reinserimento a domanda nella fascia di pertinenza del personale precedentemente inserito, depennato per mancato aggiornamento. Con un altro emendamento, sempre di ispirazione Anief, si chiede anche di convertire tutti i posti oggi in organico di fatto senza titolare di personale docente e amministrativo “in organico di diritto a decorrere dal 1 settembre 2018, ivi inclusi i posti in deroga su sostegno”.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Occorre puntare su questa strada, facendo cadere le barriere delle GaE e vincoli sulla mobilità, perché non ha alcun senso mettere di nuovo alla prova questi insegnanti, già abilitati, per inserirli nelle prossime nuove graduatorie regionali ad esaurimento, attraverso le quali si otterrà il medesimo risultato però con anni di ritardo. Aprire le GaE annualmente, invece, permetterebbe di far coincidere la domanda dei supplenti abilitati con l’offerta dei posti vacanti e disponibili. Senza però attivare dei concorsi inutili, prevedendo anche un esborso di soldi per l’erario privo di alcuna efficacia.

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Istruzione: Supplenze, col nuovo anno inizia il “balletto” dei precari che cambiano

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 settembre 2017

scuola-digitale-casnati-como-800x500_cPoiché il Miur non ha voluto inserire gli abilitati nelle GaE e molte di queste sono ormai senza candidati, i presidi sono costretti a coprire i “buchi” di cattedre attraverso le graduatorie d’istituto. Le quali sono tuttavia ancora in via di rifacimento perché si stanno ancora rinnovando, proprio in questi giorni, le posizioni e nuovi inserimenti del triennio 2017/2020. Con l’Amministrazione che non ha fornito le linee guida su quali liste di attesa utilizzare: le vecchie o le nuove provvisorie? Il problema che si è venuto a determinare va ricondotto alla necessità, sacrosanta, di avere tutti i docenti in cattedra dal primo giorno di scuola, che però diventa complicata da realizzare a causa del ritardo inspiegabile con cui l’amministrazione ha deciso di aggiornare la seconda e terza fascia delle graduatorie di istituto: quelle provvisorie, con oltre 700mila precari coinvolti, hanno visto la luce solo dopo Ferragosto. Con le segreterie scolastiche inondate di reclami e costrette a “mettere una pezza” ai non pochi ‘bug’ del sistema informatico gestito dal Miur tramite Istanze on line. In questa fase abbiamo anche assistito ad interpretazioni soggettive delle tabelle di valutazione titoli, ma pure all’adozione di escamotage delle segreterie per far quadrare i punteggi. Gli errori regolamentari sono stati molteplici, tanto che lo studio legale Anief ha organizzato una serie di ricorsi al Tar contro le tante esclusioni. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): non si doveva arrivare ad inizio anno con le scuole costrette a nominare fino ad avente diritto, peraltro sulle spalle di segreterie composte da pochi elementi e che già si devono sobbarcare un alto numero di impegni, come quello ‘gratuito’ dei controlli delle vaccinazioni degli alunni. In questo modo, si copre la cattedra ma dopo qualche settimana si cambia docente, con tutte le conseguenze negative, in primis per il sostegno, che il mutamento comporta. Come si fa a parlare della salvaguardia della continuità didattica se poi si commettono sempre gli stessi errori? Con il personale Ata, il Ministero dell’Istruzione si è superato, decidendo di aggiornare la terza fascia addirittura nel mese di ottobre: anche in questo caso, sarà inevitabile il cambio in corsa di tantissimo personale. E chi se ne importa se si perderanno delle risorse umane già inserite nel progetto annuale e ne arriveranno altre da formare. A noi questo modo di procedere non piace. E, siamo sicuri, nemmeno al personale. Come agli studenti e alle loro famiglie. Non siamo il sindacato dei ricorsi, ma un’organizzazione che pretende il rispetto dei diritti.

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Cassazione: nessuna differenza stipendiale e di diritti tra docenti di ruolo e precari

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 agosto 2017

ministero-pubblica-istruzioneSolo diverse mansioni, che nella fattispecie non sussistono, giustificherebbero un diverso trattamento. Lo ha stabilito la sezione lavoro della Suprema Corte, attraverso una ordinanza emessa il 1° agosto scorso, la n. 19136, che nei fatti conferma la sentenza della Corte di Appello di Torino la quale affermava che la nota clausola 4, in quanto precisa ed incondizionata, prevale sul diritto interno laddove la natura, la durata e la frequenza delle prestazioni lavorative non differiscono, in fatto, da quelle del personale assunto a tempo indeterminato. Per i giudici della Corte, dunque, il legislatore e la giustizia italiana non possono ignorare le indicazioni provenienti da Lussemburgo. Bocciata la linea del Miur che ora dovrà pagare cospicui risarcimenti ai tanti precari discriminati. La Cassazione, in definitiva, conferma la linea dell’Anief: i lavoratori a tempo determinato, i docenti come gli Ata, hanno i medesimi diritti: non solo a livello stipendiali, scatti automatici compresi, ma anche a livello di permessi, ferie, mesi estivi e altro ancora.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): È un concetto imprescindibile, che deve assolutamente entrare in modo netto e chiaro nel prossimo contratto di lavoro della categoria scolastica. Non farlo, significherebbe sottoscrivere un contratto nullo, perché facilmente impugnabile in tribunale, con sempre più probabili soccombenze dell’amministrazione, condannata a risarcimenti anche importanti a favore del personale ricorrente. Come del resto accade sempre più frequentemente. A parte il fatto che la modifica potrebbe essere realizzata come integrazione a quello già vigente, come sindacato autonomo diffidiamo le organizzazioni rappresentative che nelle prossime settimane saranno chiamate a sottoscrivere il nuovo contratto nazionale di lavoro. Il tempo delle discriminazioni è finito. Anche la Ministra Valeria Fedeli sembra averne preso coscienza. Le condizioni per farlo, quindi, ci sono tutte. Noi vigileremo e nel frattempo continueremo le nostre battaglie in tribunale.Per questi motivi, Anief prosegue i ricorsi gratuiti per attribuire il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2008-2018. Si ricorda che la violazione della normativa comunitaria riguarda anche la mancata stabilizzazione: si può quindi decidere diricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità, il pagamento dei mesi estivi e adeguati risarcimenti. Ai ricorsi sono interessati pure i lavoratori di ruolo.

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Scuola – Precari penalizzati: il Tribunale di Trento rinvia la normativa italiana alla Corte di Giustizia UE

Posted by fidest press agency su sabato, 22 luglio 2017

corte di giustizia europeaQuesto perché nelle ricostruzioni di carriera le supplenze valgono meno? L’obiettivo dei giudici trentini è ‘accertare se ricorra una ragione oggettiva idonea a giustificare un diverso trattamento tra lavoratore a tempo indeterminato e lavoratore a tempo determinato’. Contro il diritto dell’Unione Europea sarebbe, infatti, il cosiddetto ‘raffreddamento’, denunciato dai legali dell’Anief, che riduce la valutazione di un terzo del servizio preruolo svolto dopo i primi quattro anni di servizio. Il sindacato punta anche l’indice sul contratto collettivo nazionale, sottoscritto dai sindacati rappresentativi, e sul Testo Unico della Scuola. In caso di assenso dei giudici transnazionali, saranno a rischio un milione di contratti del comparto scuola, i quali potranno essere impugnati entro dieci anni e disporre risarcimenti a cinque zeri. Alla luce di questa ordinanza e dopo le recenti vittorie nelle Corti di Appello, l’Anief rimette a disposizione il modello di diffida da inviare all’USR di competenza.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Sono sempre più evidenti i dubbi dei nostri tribunali sul trattamento dei precari, perché in aperto contrasto con la normativa comunitaria. Non solo si continuano a reiterare contratti a tempo determinato su posti vacanti, negando al personale con contratto a termine il diritto alle progressioni stipendiali: si vuole perpetrare la discriminazione, anche quando questo personale, docente e Ata, viene immesso in ruolo. Noi non ci stiamo e per questo motivo continuiamo a promuovere specifici ricorsi per la tutela dei lavoratori precari.

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