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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 255

Posts Tagged ‘precari’

Scuola: Al di là dei concorsi, bisogna stabilizzare i precari

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2020

Se per viale Trastevere la colpa delle attuali 250 mila supplenze annuali starebbe nella mancata programmazione e indizione di procedure concorsuali periodiche e risulterebbe incostituzionale l’assunzione, Anief ribatte ricordando quanto scrive l’Europa e rilanciando il contenzioso. Per Pacifico è arrivato il momento di assumere i precari anche dalle nuove GPS.Il sindacato ritiene plausibile organizzare assunzioni direttamente da graduatoria, come previsto da una legge dello Stato mai abrogata (la L. 124/1999) e anche da precise direttive europee che contrastano l’abuso di precariato, a partire dalla 70/CE del Consiglio dell’Unione Europea, sempre del 1999, la quale prevede l’assunzione in ruolo automatica, in presenza di posto vacante, per chi ha svolto 36 mesi di servizio con titolo appropriato.Sono dichiarazioni importanti quelle rilasciate dalla ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ad Agorà, trasmissione di approfondimento giornalistico in onda su Rai 3: “Il problema atavico della scuola sulle assunzioni – ha detto Azzolina – è una mancanza di programmazione. I concorsi devono essere programmati questo lavoro non è mai stato fatto. Adesso abbiamo bandito concorsi per 78.000 persone. Esiste una Costituzione Italiana che prevede il concorso. L’assunzione su titoli non rispetta la Costituzione e la pensiamo in tanti così. I concorsi vanno programmati, so che molti precari vogliono il concorso e c’è un giudizio favorevole del Quirinale sui concorsi”. Il sindacato Anief ritiene condivisibile avere bandito tre procedure concorsuali, di cui una straordinaria per la scuola secondaria e per la quale manca quella per il personale dell’infanzia e della primaria, con quasi 80 mila posti complessivi messi a bando: anche se eccessivamente pre-selettivi e quindi discriminanti verso diverse categorie di precari rimasti esclusi, questi concorsi rimangono la via maestra per immettere nei ruoli dello Stato un congruo numero di candidati meritevoli, dopo avere verificato il livello delle loro conoscenze, capacità e competenze attraverso il superamento di verifiche scritte e un colloquio finale.Detto ciò, il Governo non può ignorare la presenza nelle graduatorie pubbliche di centinaia di migliaia di precari che negli ultimi decenni hanno permesso allo Stato di garantire il servizio pubblico scolastico e il diritto allo studio: stiamo parlando, come nel caso dei maestri con diploma magistrale, di docenti non certo improvvisati, ma che hanno studiato, si sono formati e specializzati per svolgere questa importante professione. Ignorare questo, precludendo loro l’accesso nelle GaE o la chiamata in ruolo direttamente da graduatoria d’istituto prevedendo un anno di corso-prova, rappresenta anche la garanzia di avere assunti in ruolo chi merita, perché questi insegnanti hanno dimostrato sul campo di essere pronti e adeguati ad insegnare alle nuove generazioni.

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Scuola. Docenti precari, di male in peggio: le graduatorie provinciali per le supplenze cambiano le carte in tavola

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 luglio 2020

Bisogna rivedere le norme che regolano le nuove graduatorie provinciali per gestire i contratti a tempo determinato. Lo chiede Marcello Pacifico, presidente del sindacato rappresentativo Anief. Come riportato oggi dalla rivista Orizzonte Scuola e in un video esplicativo, il sindacalista sostiene che la bozza prodotta dall’amministrazione scolastica “non contempla quello che prevede la legge: abbiamo fatto una cinquantina di osservazione ed altre 30 solo sui titoli. Quel testo va contro la Legge 159 del 2019. In quella legge c’è scritto che in occasione del rinnovo delle graduatorie d’istituto potevano essere inseriti gli esclusi. E non è stato fatto. Come non si comprende perché si cambiano i titoli, si danno 20 giorni di tempo per produrli, mentre quelli vecchi non valgono più”. Il sindacalista avverte: se dovesse essere confermato quel regolamento composto da “più di 20 pagine, con le tabelle di valutazione dei titoli completamente cambiate rispetto alle attuali, senza dare il tempo e la possibilità di conseguire i nuovi, non potremo fare altro che impugnarlo. Non stiamo a Wall Street, dove le azioni salgono e scendono dalla mattina alla sera. Un’ordinanza non può superare una regola di natura regolamentare primaria”.Contengono delle gravi incongruenze le nuove Graduatorie provinciali per le supplenze (GPS) di prima e seconda fascia, da utilizzare per le supplenze al 31 agosto o 30 giugno nelle scuole della provincia scelta, e le graduatorie di istituto di prima, seconda e terza fascia, in cui si potranno scegliere fino a venti scuole per ogni classe di concorso. A denunciarlo, a partire dalla poco ponderata “rivoluzione” nella tabella dei titoli, è il leader dell’Anief Marcello Pacifico.

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Docenti precari di religione cattolica, il Governo si impegna ad assumere gli idonei del 2004

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 giugno 2020

Lo ha assicurato la viceministra Anna Ascani (Pd), ricordando che il Governo sta procedendo alle graduali immissioni in ruolo dei circa 2 mila docenti precari di religione risultati idonei in occasione dell’unico concorso per la disciplina svolto fino ad oggi. Nel contempo, ha detto la rappresentante dell’esecutivo, è stato creato il “presupposto giuridico necessario all’avvio, come da tutti auspicato, del nuovo concorso per il reclutamento degli insegnanti di religione nelle scuole pubbliche. A tale riguardo è attualmente in corso la costituzione di uno specifico tavolo di lavoro che si occuperà proprio della redazione dell’Intesa in parola”. Per Anief è necessario che il ministero dell’Istruzione dia avvio a una fase di assunzione in ruolo, nelle more dell’espletamento del nuovo concorso ordinario sul quale c’è stato anche il consenso della Conferenza episcopale italiana e che manca all’appello da 16 anni. Nel frattempo si sono accumulati 15 mila posti e altrettanti precari.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “troppi docenti di Religione Cattolica che, come i tanti lavoratori precari, docenti e ATA, sono impegnati da anni e anni con professionalità a dare piena attuazione al diritto all’istruzione. È ora di stabilizzarli, non vi sono più scusanti o rimandi di sorta. Abbiamo chiesto l’emanazione di un decreto che preveda l’assunzione in ruolo dei docenti di religione cattolica, inseriti nelle precedenti graduatorie concorsuali, con la modalità dello scorrimento. L’obiettivo è effettuare arrivare alle assunzioni a tempo indeterminato entro il prossimo 1° settembre, andando così a dire fine ad una mancanza dello Stato che non merita commenti ulteriori”.La legge vigente che assicura l’insegnamento della religione cattolica prevede che solo il primo concorso sia cosiddetto «riservato» per titoli e servizio svolto, ed è quanto in effetti avvenuto nel 2004 con conseguente adozione di graduatorie aventi validità triennale (quindi fino al 2007), al quale non hanno poi fatto seguito ulteriori procedure selettive: lo ha ricordato la viceministra Anna Ascani, rispondendo presso la VII Commissione della Camera ad una interrogazione a risposta immediata prodotta, tra gli altri, dall’on. Carmela Bucalo (FDI) sull’intesa tra il Ministero dell’istruzione e la Conferenza episcopale italiana relativamente agli insegnanti di religione cattolica.

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Scuola. Iannone (FdI): FdI continua a non lasciare soli i precari

Posted by fidest press agency su sabato, 6 giugno 2020

“Il decreto scuola, frutto del lavoro di M5S, Pd, Leu ed Italia Viva, è stato un decreto completamente sbagliato. Fratelli d’Italia si è battuta sin dal primo giorno contro uno scempio che mortifica il ruolo dei precari italiani. Si poteva fare di questo provvedimento e dell’emergenza sanitaria un’opportunità per stabilizzare il nostro personale precario, che ha fatto la storia della scuola italiana” . Noi non ci arrenderemo e nonostante la vergognosa risposta del governo, non lasceremo i precari della scuola da soli. Fratelli d’Italia, come sta facendo dall’inizio della legislatura, porterà avanti il principio secondo il quale nessuno possa essere usato dallo Stato italiano e poi gettato via”. A dirlo il senatore di FdI Antonio Iannone, componente della commissione Istruzione , partecipando alla manifestazione a sostegno del personale precario della scuola organizzata nel pomeriggio da ANDDL (Associazione nazionale diritti dei lavoratori) davanti al ministero dell’Istruzione.

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Scuola: Precari, salta il bonus da 300 euro per aggiornamento e acquisto pc

Posted by fidest press agency su martedì, 2 giugno 2020

Disco rosso del Senato all’estensione del bonus dell’aggiornamento annuale da assegnare anche ai docenti precari, oltre che al personale insegnante di ruolo: nelle ultime battute dell’esame dell’emendamento al Decreto Legge n. 22, promosso anche del sindacato Anief, la commissione Bilancio di Palazzo Madama ha deciso di bocciare il provvedimento, dopo i rilievi della Ragioneria dello Stato, con il suo parere al maxiemendamento al decreto, chiedendo quindi lo stralcio della norma. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “si è persa l’ennesima occasione per sanare un errore palese del comma 124 della Buona Scuola, che ha negato la ‘formazione in servizio’ ad un docente italiano su quattro. Anche l’anno prossimo, i collegi dei docenti approveranno un piano dell’offerta formativa che assegnerà delle attività di formazione solo ad una parte degli insegnanti, che dopo essere discriminati in fase di reclutamento continueranno ingiustamente ad essere esclusi da una funzione che fa parte della loro professione. Il Mef non può continuare a decidere al posto del Parlamento. Sarebbe bene che le indicazioni che giungono dai dirigenti del ministero dell’Economia vengono poi valutate e filtrate da deputati e senatori, a cui spetta la responsabilità finale della disposizione, soprattutto quando si tratta di un provvedimento di giustizia e di equità. In questo caso, stiamo parlando di una esigenza particolarmente sentita, considerando che la didattica a distanza potrebbe purtroppo continuare ad essere esercitata anche nel prossimo anno scolastico”.

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Scuola: Accordo sui precari

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

È forte la delusione dei precari per l’accordo raggiunto in nottata all’interno della maggioranza: le modifiche al concorso straordinario non sono quelle che chiedeva il popolo della scuola, ad iniziare dai docenti precari, costretti a svolgere l’ennesima prova selettiva e a rimandare l’immissione in ruolo come minimo di altri 15 mesi. I motivi del malcontento sono nelle parole del presidente Anief Marcello Pacifico: intervistato da Orizzonte Scuola, il sindacalista autonomo ha ricordato che con “la sentenza Rossato il giudice ha ricordato che il sistema dell’assunzione per titoli in Italia è l’unico stratagemma che ha il Governo per evitare l’abuso di precariato”. Nella notte questa possibilità, caldeggiata anche da parte della maggioranza, è venuta meno. Ed ora i costi saranno altissimi: per la didattica e per l’erario.È caro il prezzo da pagare per la decisione presa nella passata notte dal Governo di cassare le assunzioni dei precari da graduatorie d’istituto, come chiede Anief da tempo. I motivi li spiega il leader dell’Anief: “Se viene meno il doppio canale, che oggi può essere rappresentato dalle graduatorie di istituto trasformate in provinciali, venuto meno il divieto della somma di contratti dopo i 36 mesi, siamo fuori dalla copertura normativa comunitaria. Riesploderà con maggior vigore la richiesta di risarcimento da parte dei precari, ma anche una multa salta dall’Europa all’Italia se non riesce a sistemare la situazione del precariato”.Marcello Pacifico dice anche perché i precari non ci stanno: di certo, ricorda, “non chiedevano una prova scritta ma di avere nota la batteria dei test, per non lasciare tutto al caso fortuito. Modalità con test che avevano voluto gli altri cinque sindacati firmatari dell’accordo con Fioramonti”, i quali “allora avevano ritenuto che il concorso con crocette era un sistema per tutelare i precari”. L’Anief però avrebbe fatto volentieri a meno anche di quella modalità: “vanno assunti a da graduatorie di istituto e se proprio si vuole fare un concorso, andare non a selezionare, ma solo a graduare a in base a prova e titoli”, rimarca Pacifico.Cosa accadrà, allora, subito che l’approvazione definitiva del decreto legge n. 22 che impone il concorso riservato con prova scritta da svolgere se va bene in autunno? “Ci batteremo in tribunale se dovesse essere approvata in Parlamento nella modalità con cui circola in queste ore”, annuncia il sindacalista. “La procedura concorsuale deve essere non selettiva, non si deve escludere nessun precario. I precari non sono buoni per una stagione e cattivi per un’altra. Insegnano da anni, silenti, sono servitori dello Stato, uno su cinque è docente precario, è giusto fare le procedure concorsuali ma aperte a tutti, graduando le posizioni senza lasciar fuori nessuno”. Anief si rivolgerà anche al “Consiglio d’Europa per denunciare” l’illegittimità delle “nuove norme italiane sul precariato scolastico. Cercheremo di fare in modo che nei tribunali – continua Pacifico – si trovi quella giustizia che la politica nega ancora ai precari”.Nel frattempo, dal Governo si dice che con la riapertura delle graduatorie di istituto, trasformate in provinciali, i supplenti possono essere soddisfatti: secondo il presidente del giovane sindacato “si tratta di una norma chiesta da Anief già da tempo”, solo che le stesse graduatorie dovevano essere utilizzate anche “per l’assegnazione dei ruoli, perché non ha senso affermare che il merito non esiste per chiamare un supplente mentre esiste per nominarlo in ruolo. Non è la durata del contratto che può misurare il merito di un insegnante, ma il lavoro che svolge”, conclude il professor Pacifico.

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Scuola: Precari, i dimenticati di religione cattolica

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

Manca all’appello da 16 anni, nel frattempo si sono accumulati 15 mila posti e altrettanti precari: sono i numeri altisonanti che riguardano la mancata pubblicazione del concorso di religione cattolica, per il quale non sono bastati il disco verde della Conferenza episcopale italiana e l’approvazione del decreto salva precari di fine 2019. Nell’elenco delle procedura selettive giunte mercoledì scorso in Gazzetta ufficiale manca proprio questo concorso. E non si comprende perché, considerando che l’ultimo fu bandito nel lontano 2004 e i posti da coprire sono tantissimi: in ogni caso, visto che le cose vanno per le lunghe, serve una procedura selettiva d’urgenza.Marcello Pacifico (Anief): “Anche quando sarà bandito, il concorso ordinario andrà comunque ad assorbire poco più di 2 mila precari storici: seppure riservando la metà dei posti a chi ha svolto almeno tre anni di supplenze sulla materia, lascerà nello stato di precarietà la stragrande maggioranza degli attuali docenti non di ruolo. Ecco perché serve subito, come ha fatto Anief con un emendamento al Decreto Legge n. 22 sulla Scuola, un decreto che apra ad un concorso per titoli per portare alla stabilizzazione 7 mila precari o in alternativa una procedura straordinaria: entrambi sarebbero riservati a chi ha svolto almeno due annualità di supplenze anche non continuative. Questi lavoratori vanno inquadrati nei ruoli dello Stato, come chiede l’UE dal 1999 a tutti i Paesi membri per non incorrere nell’abuso contratti a termine. È l’ora di finirla con questo abuso. Altrimenti ci penserà il tribunale”.Tra le richieste di modifica che la commissione Cultura di Palazzo Madama dovrà esaminare la prossima settimana c’è anche la proposta di Anief per l’emanazione di un decreto che autorizzi l’istituzione di una graduatoria per titoli ai fini dell’assunzione di 7 mila insegnanti di religione cattolica su posti vacanti e disponibili con più di 24 mesi di servizio a tempo determinato in tutte le scuole dove si svolge il servizio nazionale d’istruzione. In alternativa, il giovane sindacato ha proposto l’avvio di un concorso straordinario riservato ai docenti che insegnano religione cattolica con 24 mesi di servizio svolti. Le procedure non porterebbero maggiori oneri per la finanza pubblica, in quanto l’assenza di personale obbliga l’amministrazione a reiterare decine di migliaia di contratti di lavoro a tempo determinato, determinando un maggior esborso per la finanza pubblica a causa delle richieste di risarcimento per violazione della direttiva 1999/70/CE.

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Scuola, la pazienza è finita: no ai concorsi farsa per l’assunzione dei precari

Posted by fidest press agency su martedì, 28 aprile 2020

In perfetta solitudine il ministro ha deciso di procedere con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del primo decreto che dà il via alle procedure concorsuali per docenti. Questa la risposta all’impegno dei lavoratori della scuola italiani, di ruolo e precari, che in questi mesi hanno continuato a tenere vivo il rapporto con i propri studenti, nella situazione di estrema difficoltà creatasi, andando ben oltre i loro vincoli contrattuali. Un impegno certo non supportato da direttive ministeriali sempre vaghe e fumose, decisamente non all’altezza della situazione, a scelte spesso non condivisibili e a un supporto nei fatti insufficiente a garantire il diritto allo studio di tutti gli studenti.
La procedura concorsuale proposta dal ministero, al contrario, presente molteplici criticità. La quantità di posti messi a concorso è insufficiente (tra ordinario e straordinario, ricordiamo, si parla di meno di 50.000 posti, a fronte di un precariato stabile di circa 200.000 docenti). Il decreto pretenderebbe di organizzare un concorso con la partecipazione di centinaia di migliaia di persone, in una fase di emergenza drammatica, senza potere prevedere tempistiche e modalità che consentano la tutela della salute di ogni cittadino. Come se nulla fosse, si discute di accorpamenti tra regioni, di spostamenti di massa, perché, come ormai avviene da troppi anni, i posti sono concentrati in alcune regioni del nord: i precari del sud si sposteranno.Troviamo inoltre assolutamente illegittima la preclusione alla procedura straordinaria per quegli insegnanti che hanno lavorato su posto di sostegno. Il loro lavoro, infatti, è imprescindibile, considerata l’assenza di insegnanti specializzati e la necessità oggettiva di assicurare il diritto allo studio degli studenti più fragili. Non è stata una loro scelta quella di lavorare senza titolo di specializzazione: i percorsi TFA sono estremamente limitati negli accessi (anche il prossimo bando prevede una quantità irrisoria di posti) a fronte di una necessità sempre più elevata, oltre che estremamente costosi.Ricordiamo al ministro e ai suoi collaboratori che, ad oggi, i contratti stipulati con questi lavoratori sono sempre contratti sulla classe di concorso di appartenenza, ma su posto di sostegno: quella del sostegno non è una classe di concorso a sé stante, ma un elenco di specializzati.In un contesto del genere, a peggiorare le cose, sono stati bloccati gli aggiornamenti delle Graduatorie di Istituto di seconda e terza fascia senza un motivo reale e oggettivo. L’urgenza della riapertura è dettata dalla necessità di fornire tutele all’amplissima fascia di insegnanti che da almeno due anni sta lavorando attraverso la “Messa a Disposizione”, metodo di reclutamento che si basa su criteri assolutamente discrezionali e sul quale sono in atto continue speculazioni da parte di agenzie private con l’invio a pagamento delle MaD.Mai come oggi USB Scuola è certa della necessità di un ricompattamento delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola, di ruolo e precari, contro le scelte scellerate del Ministero dell’Istruzione.Per questi motivi, invitiamo a partecipare all’assemblea nazionale tutti i lavoratori della scuola organizzati e non, sabato 9 maggio per organizzare insieme le mobilitazioni.Perché ora la pazienza è davvero finita! USB Pubblico Impiego – Scuola

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Scuola: Precari, il rinnovo delle graduatorie d’istituto slitta al 2021

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2020

Le graduatorie di istituto possano ancora essere riaperte. Il ministero ci ripensi. “Ogni sistema informatico – dice il presidente Anief, Marcello Pacifico a Orizzonte Scuola – non ha problemi di numeri, è un problema di scrittura, se il programma si può fare per 10.000 lo stesso programma si può fare per un milione. Non c’è motivo ostativo per non aggiornare le graduatorie di istituto e però essere in grado di gestire una nuova fascia aggiuntiva, giustificata solo dal numero dei candidati”. Il sindacalista autonomo rivendica, da subito, “un nuovo sistema di gestione delle graduatorie, che corrisponda alle esigenze del momento, quindi interamente telematico. Inoltre non è vero che non ci sono i tempi burocratici, perché l’istituzione di una fascia aggiuntiva necessita degli stessi passaggi burocratici che necessita un nuovo Regolamento delle graduatorie di istituto”. Predisposto l’apparato informatico, “si potrebbero far presentare le domande a luglio”. Pacifico contesta la tempistica individuata dal ministero per la mobilità: occorre “anticipare i tempi delle operazioni, non posticiparle al 15 settembre, come indicato nel Decreto. Esiti domande mobilità e assegnazioni provvisorie vanno concluse entro il 31 luglio, infatti l’Anief sta aiutando docenti e Ata nella presentazione della domanda, con consulenza telematica. Concluse queste operazioni – continua Pacifico -, entro il 15 agosto si potrà procedere alle immissioni in ruolo, anche con call veloce. Se ci saranno le lezioni dal 1° settembre e se l’intenzione è di evitare il balletto delle supplenze, le graduatorie di istituto dovranno essere pronte in tempi congrui e le nomine assegnate per il 1° settembre”. Il leader dell’Anief – che ha predisposto le pre-adesioni contro lo slittamento al 2021 delle graduatorie d’Istituto e una petizione on line – quindi giudica la soluzione predisposta dal Ministero “contorta”: ritiene, infatti, che l’amministrazione vuole “mettere mano a un sistema che gestisca le attuali domande di messa a disposizione, piuttosto che eliminare il grande afflusso di domande. Le Mad sono nomine fuori graduatoria e quindi senza valutazione dei titoli che una graduatoria prevede, e questo significa andare anche contro il merito. Da un lato l’obiettivo è il concorso per titoli ed esami e dall’altro si perpetua il sistema delle MAD, in cui non c’è controllo dei titoli”, conclude Pacifico.

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Didattica a distanza, i docenti precari la fanno a loro spese

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2020

Nei giorni in cui la didattica online sta diventando obbligatoria, la negazione ai docenti precari della card da 500 euro destinata solo ai colleghi di ruolo sta diventando un paradosso. Lo ricorda la stampa specializzata, evidenziando come la ‘Buona Scuola’ proprio così buona non lo è per i supplenti, “vittime di una pubblica istruzione incapace di colmare il deficit di risorse umane” e che ora chiede loro di partecipare “alla grande scommessa della didattica a distanza, tutta a loro spese”. Marcello Pacifico (Anief): “In questi giorni di emergenza Coronavirus, diventa ancora più grave l’errore del legislatore che nel comma 121 dell’art. 1 della Legge 107 del 2015 ha ‘dimenticato’ di fare accedere al bonus per l’aggiornamento professionale i supplenti, il personale Ata gli educatori: ora va sanato l’errore, perché non si può chiedere di organizzare lezioni a distanza a del personale sprovvisto dei mezzi tecnologici per farlo”. Il sindacato autonomo, per tale motivo, ha presentato un emendamento al decreto “Cura Italia”.
Agli insegnanti non ancora di ruolo viene chiesto di fare didattica a distanza anche se non sono in possesso degli strumenti tecnologici e di connessione necessari. Stiamo parlando di circa 200 mila docenti, quindi quasi un quarto del corpo insegnante italiano. Anche la stampa specializzata rileva che tanti docenti, con contratti al 30 giugno o al 31 agosto (ma anche a quelli su malattie, astensioni varie, aspettative), si sono trovati, come tutti gli altri, a non potere scegliere ma costretti ad adeguarsi a una modalità di erogazione della didattica del tutto nuova, affascinante e competitiva, in alcuni casi, ma pur sempre necessitante di strumentalità di cui non tutti dispongono”.A loro il Ministero continua a negare “la Carta del Docente, il bonus da 500 euro per ‘tutti’ gli insegnanti nato nel 2016, all’interno della legge sulla Buona Scuola”, creando in questo “un vero vulnus democratico nella scuola italiana”, per via di “uno squilibrio talmente evidente, quanto gravissimo, tra una categoria e l’altra di docenti, come se la formazione e l’accesso alle tecnologie fosse appannaggio di una parte dei docenti, e non di tutti, e peggio ancora, che il diritto all’istruzione con personale aggiornato, fosse nei fatti limitato ad alcuni studenti e non fosse garantito a tutti”.“In questo momento questa negazione” diventa “più significativa e evidente, anche in ragione della scelta definitiva operata dal ministro e dal Governo per la “didattica a distanza” come è evidente nel decreto legge 6 aprile 2020, recate misure urgenti per la scuola, che recita che “in corrispondenza della sospensione delle attività didattiche in presenza a seguito dell’emergenza epidemiologica, il personale docente assicura comunque le prestazioni didattiche nelle modalità a distanza, utilizzando strumenti informatici o tecnologici a disposizione”.Ma cosa dice la legge in merito? È il Decreto Legislativo 6 settembre 2001, n. 368 a garantire la Formazione e parità di trattamento del personale, in attuazione della direttiva 1999/70/CE relativa all’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso dall’UNICE, dal CEEP e dal CES, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 235 del 9 ottobre 2001. L’articolo 7 è dedicato al diritto alla formazione e dice che “il lavoratore assunto con contratto a tempo determinato dovrà ricevere una formazione sufficiente ed adeguata alle caratteristiche delle mansioni oggetto del contratto, al fine di prevenire rischi specifici connessi alla esecuzione del lavoro”, nonché che “i contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi possono prevedere modalità e strumenti diretti ad agevolare l’accesso dei lavoratori a tempo determinato ad opportunità di formazione adeguata, per aumentarne la qualificazione, promuoverne la carriera e migliorarne la mobilità occupazionale”.Con un emendamento al Decreto “Cura Italia”, il sindacato Anief, alla luce di queste esigenze, ha chiesto di allargare la fruizione della Card anche ai docenti precari, assieme al personale educativo e Ata: in tal modo si potrebbe permettere loro di attuare il lavoro “agile” da casa, a beneficio della scuola e dei suoi alunni. Il sindacato spiega, tra le motivazioni, che c’è l’esigenza di una modalità di lavoro a distanza e “la necessità di non discriminare tra lavoratori a tempo determinato e a tempo indeterminato e/o tra personale docente, Ata ed educativo”. Per questi motivi, “è necessario estendere la carta docente e il relativo bonus anche alle altre categorie indicate”.

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Coronavirus e decreto legge scuola, bozza contraddittoria su recupero tempo scuola e nomina precari

Posted by fidest press agency su martedì, 7 aprile 2020

Le lezioni potrebbero iniziare prima per recuperare gli apprendimenti, ma si introduce l’obbligo della didattica a distanza, possibili retrodatazioni giuridiche per immissioni in ruolo, ma si rinvia aggiornamento delle graduatorie di istituto da cui chiamare i supplenti, rinvio elezioni CSPI senza ma si superano i pareri, si bandiscono i concorsi ma senza espletarli. Così come è per Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, bisogna riscriverlo punto per punto: “La comunità educante, le famiglie hanno risposto all’appello del Governo, non può essere ignorato il lavoro svolto. I precari sono stati accanto agli studenti, non possono essere ignorati”. Le rappresentanze democratiche della scuola possono essere rinnovate e devono essere ascoltate non ignorate. Speriamo che il testo sia uno scherzo in ritardo, magari, ieri era il 1° aprile.

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Personale Ata: proroga dei contratti anche per i collaboratori scolastici precari

Posted by fidest press agency su martedì, 7 aprile 2020

Ancora una volta il personale Ata si ritrova in una condizione di sospensione. Le varie circolari pubblicate dal Ministero dell’istruzione dall’inizio dell’emergenza sanitaria Covid-19 hanno lasciato troppi dubbi intrepretativi, in particolare riguardo ai collaboratori scolastici precari cui viene negata la proroga del contratto. Anief invita tutti i dirigenti scolastici a rivedere le proprie decisioni. Intanto, il sindacato ha predisposto un modello per chiedere la proroga del contratto. Contattaci per richiederlo.Marcello Pacifico (Anief): la conferma dei contratti anche per questi supplenti non solo è giusta ma anche utile al contenimento del rischio contagio.Il Ministero dell’istruzione ha deciso di affidare alla discrezionalità delle scuole la possibilità di prorogare o meno i contratti del personale Ata supplente breve, specie dei collaboratori scolastici, nel periodo di sospensione delle attività didattiche. Poiché i collaboratori non possono evidentemente svolgere la loro attività in modalità di lavoro agile, sono stati considerati come personale non essenziale e, pertanto, non sono stati inseriti nelle turnazioni del personale, come invece è stato fatto per i collaboratori di ruolo.Per Anief, invece, l’inserimento dei collaboratori scolastici supplenti è necessario per garantire l’apertura in caso di reperibilità o attività indifferibili disposta dai dirigenti scolastici. E questo non solo per consentire il regolare svolgimento di tali attività in caso di assenza del titolare, ma anche al fine di poter contare su un numero maggiore di collaboratori da far alternare, minimizzando così la presenza dei singoli lavoratori in servizio effettivo e, di conseguenza, i rischi di contagio. Che oggi – lo ricordiamo – deve essere l’obiettivo principale da perseguire in ogni scelta operativa.“Stiamo parlando – afferma Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – di lavoratori e lavoratrici di tutte le scuole di ogni ordine e grado che, da supplenti, in questo periodo così difficile hanno garantito con la loro presenza, la pulizia e la sanificazione dei locali scolastici, fino all’ultimo giorno prima della chiusura delle scuole e che ora si vedono relegati al ruolo di personale di serie B. Per questa ragione chiediamo ai dirigenti scolastici di rivedere le proprie posizioni”.
Anief lancia quindi un appello al Ministero e al Governo perché si garantisca la giusta tutela anche di questi lavoratori attraverso la proroga del contratto, mettendo fine al più presto a questa ingiustizia. Anief ha predisposto un modello per chiedere la proroga del contratto. Tutto il personale Ata interessato può contattare la sede territoriale ANIEF competente per richiederlo.

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La Card docente per l’aggiornamento anche a precari, educatori e Ata

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

In questi giorni di emergenza da Covid-19, diventa ancora più grave l’errore del legislatore che nel comma 121 dell’art. 1 della Legge 107 del 2015 ha “dimenticato” di fare accedere al bonus da 500 euro anche i supplenti, il personale educativo e Ata: con un emendamento al Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, Anief chiede di allargare la fruizione della Card anche a queste categorie di lavoratori, così da permettere loro di attuare il lavoro “agile” da casa, a beneficio della scuola e dei suoi alunni.

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Tanti docenti precari fanno didattica a distanza senza strumentazioni e connessioni adeguate

Posted by fidest press agency su domenica, 22 marzo 2020

Anche nei giorni della paura da Coronavirus, i precari della scuola continuano a tenere banco: perché pure nell’emergenza, il diritto alla loro stabilizzazione viene ancora una volta negato, per non parlare della discriminazione rispetto ai colleghi di ruolo su vari fronti, tra cui quello del mancato aggiornamento e adeguamento tecnologico. Il tema, del resto, non può passare inosservato, perché riguarda un numero inaudito di supplenti: l’Italia, infatti, veleggia verso la storica soglia dei 200 mila contratti da sottoscrivere nella stessa estate, che sarà la prossima.Marcello Pacifico (Anief): “La verità è che in Italia la figura del precario, anche quello di lungo corso, continua a essere bistrattata. A dispetto delle direttive europee, che da oltre vent’anni stabiliscono la collocazione in ruolo di tutti coloro che hanno svolto almeno 36 mesi di servizio su posto vacante. Lo stato di eccezionalità in cui ci troviamo non ha cambiato le cose: il Governo, per i precari della scuola non è andato, tramite il Decreto legge n. 18 del 17 marzo 2020, oltre l’approvazione di alcune misure per favorire la continuità occupazionale per i docenti supplenti brevi e saltuari. Il mancato aggiornamento e le mancate assunzioni diventano fattori ancora più ingiusti e intollerabili”.Pure nei giorni di emergenza massima, per l’imperversare tra la popolazione del Covid-19, si continua a trattare i precari della scuola come figli di un dio minore. Anche la politica si sta occupando di questa problematica: “La scuola esige risposte certe: gli assistenti alla comunicazione restano nel limbo, così come gli esami di maturità e si continua a parlare di concorsi ma sarebbe più facile immettere in ruolo i precari storici. L’Italia che sta lottando per vincere la battaglia della vita ha bisogno di certezze e non di ambiguità”, dicono i deputati di Fratelli d’Italia Carmela Ella Bucalo, Paola Frassinetti e Federico Mollicone.

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Supplenti, precari della scuola: Importante pronunzia del Tribunale di Milano

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

Con ordinanza cautelare del 27 febbraio 2020, il tribunale di Milano – sez. lavoro, ha accolto il ricorso proposto da un docente supplente, il quale rivendicava, ai fini giuridici ed economici, alcune giornate di servizio ricadenti nei periodi di sospensione predeterminata delle lezioni didattiche. Nello specifico, il ricorrente, difeso dall’avvocato Giuseppe Papagni referente dello “Sportello dei Diritti”, della BAT, aveva stipulato con un istituto scolastico meneghino numerosi contratti di lavoro a tempo determinato ricadenti nel medesimo anno scolastico, dai quali venivano però esclusi i periodi di sospensione predeterminata delle lezioni (Pasqua, Carnevale, ecc…) nonché alcuni sabati e domeniche. A causa del mancato riconoscimento delle giornate in questione, il docente supplente non poteva raggiungere, per sole sei giornate, le 180 giornate lavorative che consentono l’accreditamento, ai fini concorsuali e di punteggio, dell’intera annualità scolastica. Si è reso dunque necessario ricorrere al Giudice del Lavoro, con procedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c, per veder riconosciute le giornate che, pur contrattualmente escluse, si sarebbero dovute comunque imputare nello stato di servizio del supplente. La pronunzia giurisdizionale ha interpretato in maniera puntale il D.M. n.201/2000 (relativo alle modalità di conferimento delle supplenze al personale docente), in cui viene presa in considerazione l’ipotesi di più periodi di assenza del titolare senza intervallo o intervallati soltanto da giorno festivo o da giorno libero dall’insegnamento. L’accoglimento del cautelare consentirà al ricorrente di poter partecipare al concorso straordinario previsto dal d.l. n.129/2019 che, secondo il recente “decreto milleproroghe”, indica quale termine ultimo per la pubblicazione dei bandi il 30 aprile 2020. Inoltre, il docente precario potrà godere, in termini di punteggio, dell’intera annualità di servizio ai fini delle graduatorie scolastiche. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, l’ordinanza di accoglimento emessa dal Tribunale di Milano traccia il solco per una più favorevole interpretazione dei contratti in favore di migliaia di docenti precari, i quali potranno ricorrere alla magistratura nel caso in cui venga negato il ricongiungimento di alcuni periodi di servizio. Sarebbe, infatti, altamente lesivo privare i supplenti, dopo anni di precariato, della possibilità di partecipare al concorso straordinario per il mancato ricongiungimento di poche giornate, che gli istituti scolastici ed il MIUR dovrebbero già riconoscere, in presenza di circostanze da valutare caso per caso, in via amministrativa.

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Scuola: Sostegno, metà delle cattedre ai precari

Posted by fidest press agency su martedì, 14 gennaio 2020

Appello Anief ad Azzolina e Gualtieri: sui corsi di specializzazione non ripetano gli errori di Bussetti e li bandiscano laddove ci siano le effettive esigenze.I dati ufficiali dicono che vi sono province con il 70% dei posti senza titolare. Occorrono quindi docenti specializzati, da immettere in ruolo alla svelta ed in modo mirato. Peccato che al Miur si operi senza essere coscienti di questo: in occasione del IV ciclo Tfa sostegno, i posti messi al bando furono gestiti dall’allora ministro Marco Bussetti nel peggiore dei modi, assegnandoli non in base alle esigenze territoriali ma assecondando le richieste degli atenei universitari. Tanto è vero che a delle province con 3 mila cattedre vacanti, come Torino, andarono l’ombra dei posti. E anche l’organizzazione delle prove d’accesso fu a dir poco deficitaria, con l’introduzione di una soglia “mobile” per la preselettiva diversa di regione in regioni e l’ammissione allo scritto oltre la sufficienza considerata invece utile in tutti i concorsi pubblici. Secondo l’Anief, è bene che la nuova ministra non cada negli stessi errori, in modo così da attivare dei corsi regolari per molti di più dei 20 mila docenti pensati. Marcello Pacifico (Anief): “È bene che i ministri Azzolina e Gualtieri si muovano subito, perché a dicembre il Miur di Fioramonti, invece di comunicare alle Università il numero dei posti disponibili sui quali attivare i corsi, ha chiesto agli atenei di indicare il numero massimo di studenti che potrebbero frequentare i corsi, facendo così intendere che siano anche stavolta gli atenei a decidere dove specializzare i docenti. Se così fosse, e se si dovesse sbagliare ancora il regolamento d’accesso e svolgimento dei corsi, Anief impugnerà il tutto, mentre gli altri sindacati stanno ancora a guardare.”

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Scuola: Le vittorie dei legali Anief in Cassazione fanno giurisprudenza

Posted by fidest press agency su sabato, 11 gennaio 2020

L’operato vincente dell’Anief nei tribunali sta producendo frutti importanti sugli stipendi del personale: la doppia recente sentenza della Suprema Corte sulla considerazione integrale del servizio prestato negli anni di pre-ruolo potrebbe avere influenze sia sull’operato del legislatore sia sul nuovo Ccnl, alla cui stesura parteciperà lo stesso giovane sindacato, nel frattempo diventato rappresentativo a livello nazionale. Lo stesso Governo potrebbe tenerne conto, prevedendo un finanziamento per gli aumenti di stipendio maggiorato rispetto agli altri comparti, come richiesto sempre da Anief, per via del precariato lungo e generalizzato tra docenti e Ata della scuola. Tutto ciò comporterebbe infatti l’assorbimento di cifre importanti da assegnare d’ora in poi ai supplenti, proprio in virtù della presa di posizione dei giudici ermellini. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “I 4 miliardi da introdurre nel Documento di Economia e Finanza di primavera da noi indicati sono il minimo sindacale per incrementare i 70 euro di incrementi mensili già finanziati e che ora si scoprono insufficienti per allineare gli aumenti contrattuali di un milione e 200 mila lavoratori almeno al tasso di inflazione certificata”.
Sono in arrivo rilevanti novità a favore del personale precario della scuola: lo rileva la stampa specializzata, ricordando che il ricorso patrocinato da Anief e discusso in Cassazione dai legali Nicola Zampieri e Fabio Ganci ha portato la Cassazione, con una doppia sentenza, a considerare il servizio svolto dai supplenti a tutti gli effetti alla pari rispetto a quello dei colleghi di ruolo, bocciando quindi il “raffreddamento” sino ad oggi attuato, perché contrario alla normativa comunitaria e non sorretto da ragioni oggettive. Bocciando, in questo modo, pure l’interpretazione fornita dall’avvocatura dello Stato sulla sentenza Motter della Corte di Giustizia Europea, sempre patrocinata dagli avvocati del giovane sindacato. Italia Oggi, dopo avere sottolineato come tale “orientamento interpretativo” abbia consentito “all’erario di ridurre fortemente i costi del personale”, ricorda che “secondo i giudici di legittimità, la normativa europea vieta la possibilità di applicare un trattamento economico meno favorevole nei confronti dei precari. Pertanto, al personale assunto a tempo determinato va riconosciuta sia la progressione economica di carriera che la Rpd a prescindere dalla tipologia di contratto di assunzione applicata”. Pertanto, continua la testata, questo significa che “i servizi prestati vanno semplicemente cumulati, a nulla rilevando il criterio dell’equivalenza fissato dal testo unico (si veda l’articolo sulla sentenza pubblicato in questo stesso numero). Le pronunce, peraltro, sono state emesse all’esito di un contenzioso seriale che va avanti ormai da molti anni”.

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Scuola: le urgenze da affrontare

Posted by fidest press agency su domenica, 29 dicembre 2019

Riorganizzazione del Ministero, concorsi, educazione civica e coding, avvio nuovo anno scolastico, tra le prime questioni che richiedono una pronta soluzione. Altrimenti la mastodontica macchina dell’istruzione rischia di incepparsi Lucia Azzolina, 37 anni, è l’ottava donna a ricoprire l’incarico di ministro dell’istruzione e il 99.mo ministro dall’unità d’Italia a occupare il posto di comando del Palazzo della Minerva.Prima di lei hanno diretto il dicastero di viale Trastevere a Roma altre sette donne: Franca Falcucci (dal 1982 al 1987), Maria Rosa Jervolino (1992-94), Letizia Moratti (2001-06), Mariastella Gelmini (2008-11: la più giovane ministra dell’istruzione, lo è diventata a 34 anni), Maria Chiara Carrozza (2013-14), Stefania Giannini (2014-2016), Valeria Fedeli (dal 2016-18).E’ una delle pochissime ad essere passata, in meno di due anni, da una cattedra di scuola (storia e filosofia al liceo “Quintino Sella” di Biella) alla scrivania che fu di Benedetto Croce, Giovanni Gentile e, nel periodo repubblicano, di eminenti politici poi eletti Presidenti della Repubblica, come Antonio Segni, Pier Luigi Scalfaro e Sergio Mattarella. In questo breve lasso di tempo è stata membro della VII Commissione cultura in Parlamento e dal settembre scorso sottosegretario al Miur. Una carriera fulminante, da “soldato semplice a comandante in capo” di un universo di oltre un milione di dipendenti, con oltre 40 mila sedi sul territorio.Appena formalizzato l’incarico, il neo ministro dovrà affrontare una serie di dossier urgenti – che Tuttoscuola riepiloga – in quanto la repentina uscita di scena di Fioramonti crea notevoli problemi operativi per il funzionamento della scuola, in un momento di passaggio in cui è necessario dare attuazione immediata ai provvedimenti appena emanati dal Parlamento.Prima di tutto si dovrà occupare del ridisegno organizzativo del Ministero dell’istruzione, senza il quale la complessa macchina amministrativa rischia di rimanere in panne. La Azzolina dovrà scegliere e nominare ben nove nuovi direttori generali all’interno del ministero e quattro direttori negli uffici scolastici regionali, centri nevralgici dell’amministrazione sul territorio. Queste in particolare le posizioni attualmente scoperte, per le quali i candidati hanno presentato domanda entro lo scorso venerdì 27 dicembre:
• Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione;
• Direzione generale per il personale scolastico;
• Direzione generale per lo studente, l’inclusione e l’orientamento scolastico;
• Direzione generale per i fondi strutturali per l’istruzione, l’edilizia scolastica e la scuola digitale.
• Direzione generale per la formazione universitaria, l’inclusione e il diritto allo studio;
• Direzione generale per l’alta formazione artistica, musicale e coreutica;
• Direzione generale per il coordinamento e la valorizzazione della ricerca e dei suoi risultati;
• Direzione generale per le risorse umane, finanziarie e i contratti;
• Direzione generale per i sistemi informativi e la statistica;
• Direzione generale per la progettazione organizzati va, l’innovazione dei processi dell’amministrazione e la comunicazione.
Sul territorio risultano privi di titolare gli uffici scolastici regionali (Usr) di Lazio, Liguria, Lombardia e Sicilia. Regioni pesanti, che gestiscono la frequenza di due milioni e 700 mila studenti su un totale di 7 milioni e seicentomila (circa il 35% del totale della popolazione studentesca nelle scuole statali).
Inoltre il ministro Azzolina dovrà al più presto assegnare le deleghe ai sottosegretari che Fioramonti non aveva ancora formalizzato. Da un punto di vista normativo sarà inoltre necessario un provvedimento di “scorporo” rispetto all’Università e Ricerca da parte del Governo controfirmato dal Presidente della Repubblica.
La riorganizzazione del “nuovo” Ministero della Pubblica Istruzione (sarà recuperato l’aggettivo “Pubblica”?) non rappresenta l’unico dossier urgente di cui dovrà occuparsi la neo ministra. Concorsi, procedure per l’avvio del nuovo anno scolastico (quello in corso ha raggiunto un livello esorbitante di cattedre scoperte), nuova educazione civica saranno le prime azioni da affrontare.
Il 2020 si annuncia come uno degli anni più carichi di concorsi, per molti dei quali dovranno essere predisposti preliminarmente o integrati i regolamenti di attuazione da cui dovranno uscire i bandi dei concorsi veri e propri. Tra tutti, quelli per l’assunzione di nuovi dirigenti tecnici (gli ispettori del Ministero, ridotti al momento a poche decine) e degli insegnanti di religione cattolica (per questo l’ultimo e primo dei concorsi è di quindici anni fa).
Sempre in materia di concorsi dovrà sovrintendere a tutta la gestione dei concorsi ordinari e straordinari previsti dal recente decreto legge del salva precari per riuscire a portarli a termine il più presto possibile con le nomine di 48 mila nuovi docenti.
La legge sull’educazione civica che ha visto in Parlamento l’apporto quasi unitario delle forze di maggioranza e opposizione dovrà trovare un’attuazione funzionale e condivisa che non deluda mondo politico e scolastico.
Sullo sfondo delle azioni immediate dovrà porre attenzione a grandi problemi strutturali quali la dispersione scolastica, la formazione dei docenti, la stabilizzazione del sistema.
Dovrà concertare con altri ministri le azioni di sistema per affrontare gli effetti (che si annunciano preoccupanti per la scuola) del calo demografico, per cercare di invertire la tendenza e/o per reinvestire le risorse umane eccedenti nel potenziamento del sistema. (fonte: redazione tuttoscuola)

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Scuola: Il decreto legge 159/19 pubblicato in Gazzetta Ufficiale: la babele è servita

Posted by fidest press agency su domenica, 29 dicembre 2019

Ieri è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto scuola rinominato salva–precari: la legge entrerà in vigore da oggi 29 dicembre 2019. A seguito di questo provvedimento legislativo, i bandi dei concorsi sono ora attesi per il mese di febbraio 2020, scrive Orizzonte Scuola. Si tratta del concorso straordinario secondaria per docenti con tre anni di servizio svolti tra l’a.s. 2008/09 e l’a.s. 2019/20 nella scuola statale o paritaria o IeFP o progetti regionali. 24.000 posti. Ma anche del concorso ordinario secondaria, da bandire contestualmente a quello straordinario: potranno accedere con riserva ai concorsi gli specializzandi del IV ciclo TFA, purché il titolo sia conseguito entro il 15 luglio 2020. Le prime assunzioni potrebbero attuarsi già dal 1° settembre 2020: 50% GaE – 50% concorsi, call veloce, fascia aggiuntiva per vincitori e idonei concorso 2016, proroga un anno graduatorie concorso 2016. I docenti neo immessi in ruolo dal 1° settembre 2020 avranno un vincolo di cinque anni di permanenza nella scuola di assunzione. Inoltre le graduatorie di istituto verranno trasformate in graduatorie provinciali. La terza fascia delle graduatorie di istituto verrà riaperta: potranno inserirsi laureati con 24 CFU, o diplomati ITP che accedono a classi di concorso tabella con 24 CFU. Per i diplomati magistrale non si è andati oltre il mantenimento della supplenza fino al 30 giugno in seguito alle sentenze di merito negative: il sindacato tutelerà tutti i maestri già immessi in ruolo con tanto di anno di prova svolto. Concorso in arrivo per gli insegnanti religione cattolica entro il 2020, ma l’80% dei precari di Irc rimarrà supplente. Novità sull’internalizzazione dei servizi pulizia nel profilo dei collaboratori scolastici: oltre 10 mila assunzioni dal 1° marzo 2020, con la procedura che è già stata avviata: anche su questo fronte è previsto il ricorso Anief a tutela degli Ata statali non assunti.

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Scuola: Decreto salva-precari

Posted by fidest press agency su martedì, 19 novembre 2019

Il sottosegretario Lucia Azzolina annuncia emendamento M5S su graduatorie d’Istituto da trasformare in provinciali: l’idea dell’Anief fa breccia. Lascia stupiti in positivo l’annuncio del sottosegretario all’Istruzione pentastellato che anticipa in un video due importanti emendamenti al decreto “salva-precari” che saranno presentati dal Movimento 5 Stelle: la riapertura della terza fascia d’istituto, e, soprattutto, la trasformazione delle graduatorie d’istituto in provinciali, esattamente come chiede Anief da diversi mesi. Marcello Pacifico (Anief): “Quello di una diversa gestione delle graduatorie d’istituto, con la loro trasformazione in liste provinciali, è uno dei punti salienti delle trenta proposte di modifica agli articoli 1, 2 e 5 del decreto legge 126 salva-precari, frutto della piattaforma sindacale che ha portato martedì scorso allo sciopero nazionale Anief e al sit-in a Roma, con tanti manifestanti a chiedere a gran voce diverse modifiche al decreto per cancellare discriminazioni ed errori palesi. Abbiamo sottolineato anche in audizione che l’attuale sistema di gestione delle supplenze non regge, tanto da dovere ricorrere con sempre maggiore frequenza alle Mad. Ben venga, quindi, la trasformazione delle graduatorie d’istituto in provinciali, in modo così da fare finalmente incontrare la disponibilità dei supplenti con l’esigenza di coprire le cattedre”. Doppio emendamento del M5S sul decreto scuola n. 126, ribattezzato “salva-pecari bis”. Sul primo punto, il sottosegretario spiega che il M5S non è contrario a riaprire la “terza fascia ai neolaureati. Anche perché sappiamo che le scuole sono invase dalle MAD.” La riapertura, scrive Orizzonte Scuola, obbedisce alla necessità da parte delle scuole di supplenze brevi che in molte parti della penisola sono delegate alle messe a disposizione. Anche per quanto riguarda la trasformazione delle graduatorie d’istituto in provinciali, l’on. Lucia Azzolina anticipa la presentazione di un emendamento in Parlamento. “Prevediamo – ha detto – anche che le graduatorie di istituto siano trasformate in graduatorie provinciali. Non è giusto che i docenti debbano scegliere soltanto alcune scuole, pensate a province grandi come Roma: 10 scuole sono poche. Questo causa il fatto che alcuni docenti con meno punti magari riescono a lavorare di più rispetto a docenti con più punti, perché dipende dalle scuole scelte. Inoltre, il lavoro per le segreterie.La trasformazione delle GI in graduatorie provinciali è già realtà in aree come Pisa o Torino – ha concluso – che incrociano le graduatorie di istituto e fanno convocazioni generali. Perché non possiamo estendere il modello a tutto il mondo della scuola?”. Anief apprezza l’iniziativa del Movimento 5 Stella e in particolare le parole del sottosegretario all’Istruzione Lucia Azzolina, la quale ha anticipato i contenuti di un provvedimento salvifico per la copertura di decine di migliaia di cattedre e per la collocazione sulle stesse di altrettanti supplenti, i quali per via di norme anacronistiche sulle supplenze sono sempre più spesso costretti a non poter accettare le nomine perché collocati solo su un numero di istituti limitato. Questo sistema ha prodottoun danno tangibile agli alunni, privati del loro docente e di quella continuità didattica che dovrebbe essere alla base di ogni sistema d’istruzione moderno ed efficiente.

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