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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 27

Posts Tagged ‘precari’

Scuola: Sostegno, metà delle cattedre ai precari

Posted by fidest press agency su martedì, 14 gennaio 2020

Appello Anief ad Azzolina e Gualtieri: sui corsi di specializzazione non ripetano gli errori di Bussetti e li bandiscano laddove ci siano le effettive esigenze.I dati ufficiali dicono che vi sono province con il 70% dei posti senza titolare. Occorrono quindi docenti specializzati, da immettere in ruolo alla svelta ed in modo mirato. Peccato che al Miur si operi senza essere coscienti di questo: in occasione del IV ciclo Tfa sostegno, i posti messi al bando furono gestiti dall’allora ministro Marco Bussetti nel peggiore dei modi, assegnandoli non in base alle esigenze territoriali ma assecondando le richieste degli atenei universitari. Tanto è vero che a delle province con 3 mila cattedre vacanti, come Torino, andarono l’ombra dei posti. E anche l’organizzazione delle prove d’accesso fu a dir poco deficitaria, con l’introduzione di una soglia “mobile” per la preselettiva diversa di regione in regioni e l’ammissione allo scritto oltre la sufficienza considerata invece utile in tutti i concorsi pubblici. Secondo l’Anief, è bene che la nuova ministra non cada negli stessi errori, in modo così da attivare dei corsi regolari per molti di più dei 20 mila docenti pensati. Marcello Pacifico (Anief): “È bene che i ministri Azzolina e Gualtieri si muovano subito, perché a dicembre il Miur di Fioramonti, invece di comunicare alle Università il numero dei posti disponibili sui quali attivare i corsi, ha chiesto agli atenei di indicare il numero massimo di studenti che potrebbero frequentare i corsi, facendo così intendere che siano anche stavolta gli atenei a decidere dove specializzare i docenti. Se così fosse, e se si dovesse sbagliare ancora il regolamento d’accesso e svolgimento dei corsi, Anief impugnerà il tutto, mentre gli altri sindacati stanno ancora a guardare.”

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Scuola: Le vittorie dei legali Anief in Cassazione fanno giurisprudenza

Posted by fidest press agency su sabato, 11 gennaio 2020

L’operato vincente dell’Anief nei tribunali sta producendo frutti importanti sugli stipendi del personale: la doppia recente sentenza della Suprema Corte sulla considerazione integrale del servizio prestato negli anni di pre-ruolo potrebbe avere influenze sia sull’operato del legislatore sia sul nuovo Ccnl, alla cui stesura parteciperà lo stesso giovane sindacato, nel frattempo diventato rappresentativo a livello nazionale. Lo stesso Governo potrebbe tenerne conto, prevedendo un finanziamento per gli aumenti di stipendio maggiorato rispetto agli altri comparti, come richiesto sempre da Anief, per via del precariato lungo e generalizzato tra docenti e Ata della scuola. Tutto ciò comporterebbe infatti l’assorbimento di cifre importanti da assegnare d’ora in poi ai supplenti, proprio in virtù della presa di posizione dei giudici ermellini. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “I 4 miliardi da introdurre nel Documento di Economia e Finanza di primavera da noi indicati sono il minimo sindacale per incrementare i 70 euro di incrementi mensili già finanziati e che ora si scoprono insufficienti per allineare gli aumenti contrattuali di un milione e 200 mila lavoratori almeno al tasso di inflazione certificata”.
Sono in arrivo rilevanti novità a favore del personale precario della scuola: lo rileva la stampa specializzata, ricordando che il ricorso patrocinato da Anief e discusso in Cassazione dai legali Nicola Zampieri e Fabio Ganci ha portato la Cassazione, con una doppia sentenza, a considerare il servizio svolto dai supplenti a tutti gli effetti alla pari rispetto a quello dei colleghi di ruolo, bocciando quindi il “raffreddamento” sino ad oggi attuato, perché contrario alla normativa comunitaria e non sorretto da ragioni oggettive. Bocciando, in questo modo, pure l’interpretazione fornita dall’avvocatura dello Stato sulla sentenza Motter della Corte di Giustizia Europea, sempre patrocinata dagli avvocati del giovane sindacato. Italia Oggi, dopo avere sottolineato come tale “orientamento interpretativo” abbia consentito “all’erario di ridurre fortemente i costi del personale”, ricorda che “secondo i giudici di legittimità, la normativa europea vieta la possibilità di applicare un trattamento economico meno favorevole nei confronti dei precari. Pertanto, al personale assunto a tempo determinato va riconosciuta sia la progressione economica di carriera che la Rpd a prescindere dalla tipologia di contratto di assunzione applicata”. Pertanto, continua la testata, questo significa che “i servizi prestati vanno semplicemente cumulati, a nulla rilevando il criterio dell’equivalenza fissato dal testo unico (si veda l’articolo sulla sentenza pubblicato in questo stesso numero). Le pronunce, peraltro, sono state emesse all’esito di un contenzioso seriale che va avanti ormai da molti anni”.

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Scuola: le urgenze da affrontare

Posted by fidest press agency su domenica, 29 dicembre 2019

Riorganizzazione del Ministero, concorsi, educazione civica e coding, avvio nuovo anno scolastico, tra le prime questioni che richiedono una pronta soluzione. Altrimenti la mastodontica macchina dell’istruzione rischia di incepparsi Lucia Azzolina, 37 anni, è l’ottava donna a ricoprire l’incarico di ministro dell’istruzione e il 99.mo ministro dall’unità d’Italia a occupare il posto di comando del Palazzo della Minerva.Prima di lei hanno diretto il dicastero di viale Trastevere a Roma altre sette donne: Franca Falcucci (dal 1982 al 1987), Maria Rosa Jervolino (1992-94), Letizia Moratti (2001-06), Mariastella Gelmini (2008-11: la più giovane ministra dell’istruzione, lo è diventata a 34 anni), Maria Chiara Carrozza (2013-14), Stefania Giannini (2014-2016), Valeria Fedeli (dal 2016-18).E’ una delle pochissime ad essere passata, in meno di due anni, da una cattedra di scuola (storia e filosofia al liceo “Quintino Sella” di Biella) alla scrivania che fu di Benedetto Croce, Giovanni Gentile e, nel periodo repubblicano, di eminenti politici poi eletti Presidenti della Repubblica, come Antonio Segni, Pier Luigi Scalfaro e Sergio Mattarella. In questo breve lasso di tempo è stata membro della VII Commissione cultura in Parlamento e dal settembre scorso sottosegretario al Miur. Una carriera fulminante, da “soldato semplice a comandante in capo” di un universo di oltre un milione di dipendenti, con oltre 40 mila sedi sul territorio.Appena formalizzato l’incarico, il neo ministro dovrà affrontare una serie di dossier urgenti – che Tuttoscuola riepiloga – in quanto la repentina uscita di scena di Fioramonti crea notevoli problemi operativi per il funzionamento della scuola, in un momento di passaggio in cui è necessario dare attuazione immediata ai provvedimenti appena emanati dal Parlamento.Prima di tutto si dovrà occupare del ridisegno organizzativo del Ministero dell’istruzione, senza il quale la complessa macchina amministrativa rischia di rimanere in panne. La Azzolina dovrà scegliere e nominare ben nove nuovi direttori generali all’interno del ministero e quattro direttori negli uffici scolastici regionali, centri nevralgici dell’amministrazione sul territorio. Queste in particolare le posizioni attualmente scoperte, per le quali i candidati hanno presentato domanda entro lo scorso venerdì 27 dicembre:
• Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione;
• Direzione generale per il personale scolastico;
• Direzione generale per lo studente, l’inclusione e l’orientamento scolastico;
• Direzione generale per i fondi strutturali per l’istruzione, l’edilizia scolastica e la scuola digitale.
• Direzione generale per la formazione universitaria, l’inclusione e il diritto allo studio;
• Direzione generale per l’alta formazione artistica, musicale e coreutica;
• Direzione generale per il coordinamento e la valorizzazione della ricerca e dei suoi risultati;
• Direzione generale per le risorse umane, finanziarie e i contratti;
• Direzione generale per i sistemi informativi e la statistica;
• Direzione generale per la progettazione organizzati va, l’innovazione dei processi dell’amministrazione e la comunicazione.
Sul territorio risultano privi di titolare gli uffici scolastici regionali (Usr) di Lazio, Liguria, Lombardia e Sicilia. Regioni pesanti, che gestiscono la frequenza di due milioni e 700 mila studenti su un totale di 7 milioni e seicentomila (circa il 35% del totale della popolazione studentesca nelle scuole statali).
Inoltre il ministro Azzolina dovrà al più presto assegnare le deleghe ai sottosegretari che Fioramonti non aveva ancora formalizzato. Da un punto di vista normativo sarà inoltre necessario un provvedimento di “scorporo” rispetto all’Università e Ricerca da parte del Governo controfirmato dal Presidente della Repubblica.
La riorganizzazione del “nuovo” Ministero della Pubblica Istruzione (sarà recuperato l’aggettivo “Pubblica”?) non rappresenta l’unico dossier urgente di cui dovrà occuparsi la neo ministra. Concorsi, procedure per l’avvio del nuovo anno scolastico (quello in corso ha raggiunto un livello esorbitante di cattedre scoperte), nuova educazione civica saranno le prime azioni da affrontare.
Il 2020 si annuncia come uno degli anni più carichi di concorsi, per molti dei quali dovranno essere predisposti preliminarmente o integrati i regolamenti di attuazione da cui dovranno uscire i bandi dei concorsi veri e propri. Tra tutti, quelli per l’assunzione di nuovi dirigenti tecnici (gli ispettori del Ministero, ridotti al momento a poche decine) e degli insegnanti di religione cattolica (per questo l’ultimo e primo dei concorsi è di quindici anni fa).
Sempre in materia di concorsi dovrà sovrintendere a tutta la gestione dei concorsi ordinari e straordinari previsti dal recente decreto legge del salva precari per riuscire a portarli a termine il più presto possibile con le nomine di 48 mila nuovi docenti.
La legge sull’educazione civica che ha visto in Parlamento l’apporto quasi unitario delle forze di maggioranza e opposizione dovrà trovare un’attuazione funzionale e condivisa che non deluda mondo politico e scolastico.
Sullo sfondo delle azioni immediate dovrà porre attenzione a grandi problemi strutturali quali la dispersione scolastica, la formazione dei docenti, la stabilizzazione del sistema.
Dovrà concertare con altri ministri le azioni di sistema per affrontare gli effetti (che si annunciano preoccupanti per la scuola) del calo demografico, per cercare di invertire la tendenza e/o per reinvestire le risorse umane eccedenti nel potenziamento del sistema. (fonte: redazione tuttoscuola)

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Scuola: Il decreto legge 159/19 pubblicato in Gazzetta Ufficiale: la babele è servita

Posted by fidest press agency su domenica, 29 dicembre 2019

Ieri è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto scuola rinominato salva–precari: la legge entrerà in vigore da oggi 29 dicembre 2019. A seguito di questo provvedimento legislativo, i bandi dei concorsi sono ora attesi per il mese di febbraio 2020, scrive Orizzonte Scuola. Si tratta del concorso straordinario secondaria per docenti con tre anni di servizio svolti tra l’a.s. 2008/09 e l’a.s. 2019/20 nella scuola statale o paritaria o IeFP o progetti regionali. 24.000 posti. Ma anche del concorso ordinario secondaria, da bandire contestualmente a quello straordinario: potranno accedere con riserva ai concorsi gli specializzandi del IV ciclo TFA, purché il titolo sia conseguito entro il 15 luglio 2020. Le prime assunzioni potrebbero attuarsi già dal 1° settembre 2020: 50% GaE – 50% concorsi, call veloce, fascia aggiuntiva per vincitori e idonei concorso 2016, proroga un anno graduatorie concorso 2016. I docenti neo immessi in ruolo dal 1° settembre 2020 avranno un vincolo di cinque anni di permanenza nella scuola di assunzione. Inoltre le graduatorie di istituto verranno trasformate in graduatorie provinciali. La terza fascia delle graduatorie di istituto verrà riaperta: potranno inserirsi laureati con 24 CFU, o diplomati ITP che accedono a classi di concorso tabella con 24 CFU. Per i diplomati magistrale non si è andati oltre il mantenimento della supplenza fino al 30 giugno in seguito alle sentenze di merito negative: il sindacato tutelerà tutti i maestri già immessi in ruolo con tanto di anno di prova svolto. Concorso in arrivo per gli insegnanti religione cattolica entro il 2020, ma l’80% dei precari di Irc rimarrà supplente. Novità sull’internalizzazione dei servizi pulizia nel profilo dei collaboratori scolastici: oltre 10 mila assunzioni dal 1° marzo 2020, con la procedura che è già stata avviata: anche su questo fronte è previsto il ricorso Anief a tutela degli Ata statali non assunti.

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Scuola: Decreto salva-precari

Posted by fidest press agency su martedì, 19 novembre 2019

Il sottosegretario Lucia Azzolina annuncia emendamento M5S su graduatorie d’Istituto da trasformare in provinciali: l’idea dell’Anief fa breccia. Lascia stupiti in positivo l’annuncio del sottosegretario all’Istruzione pentastellato che anticipa in un video due importanti emendamenti al decreto “salva-precari” che saranno presentati dal Movimento 5 Stelle: la riapertura della terza fascia d’istituto, e, soprattutto, la trasformazione delle graduatorie d’istituto in provinciali, esattamente come chiede Anief da diversi mesi. Marcello Pacifico (Anief): “Quello di una diversa gestione delle graduatorie d’istituto, con la loro trasformazione in liste provinciali, è uno dei punti salienti delle trenta proposte di modifica agli articoli 1, 2 e 5 del decreto legge 126 salva-precari, frutto della piattaforma sindacale che ha portato martedì scorso allo sciopero nazionale Anief e al sit-in a Roma, con tanti manifestanti a chiedere a gran voce diverse modifiche al decreto per cancellare discriminazioni ed errori palesi. Abbiamo sottolineato anche in audizione che l’attuale sistema di gestione delle supplenze non regge, tanto da dovere ricorrere con sempre maggiore frequenza alle Mad. Ben venga, quindi, la trasformazione delle graduatorie d’istituto in provinciali, in modo così da fare finalmente incontrare la disponibilità dei supplenti con l’esigenza di coprire le cattedre”. Doppio emendamento del M5S sul decreto scuola n. 126, ribattezzato “salva-pecari bis”. Sul primo punto, il sottosegretario spiega che il M5S non è contrario a riaprire la “terza fascia ai neolaureati. Anche perché sappiamo che le scuole sono invase dalle MAD.” La riapertura, scrive Orizzonte Scuola, obbedisce alla necessità da parte delle scuole di supplenze brevi che in molte parti della penisola sono delegate alle messe a disposizione. Anche per quanto riguarda la trasformazione delle graduatorie d’istituto in provinciali, l’on. Lucia Azzolina anticipa la presentazione di un emendamento in Parlamento. “Prevediamo – ha detto – anche che le graduatorie di istituto siano trasformate in graduatorie provinciali. Non è giusto che i docenti debbano scegliere soltanto alcune scuole, pensate a province grandi come Roma: 10 scuole sono poche. Questo causa il fatto che alcuni docenti con meno punti magari riescono a lavorare di più rispetto a docenti con più punti, perché dipende dalle scuole scelte. Inoltre, il lavoro per le segreterie.La trasformazione delle GI in graduatorie provinciali è già realtà in aree come Pisa o Torino – ha concluso – che incrociano le graduatorie di istituto e fanno convocazioni generali. Perché non possiamo estendere il modello a tutto il mondo della scuola?”. Anief apprezza l’iniziativa del Movimento 5 Stella e in particolare le parole del sottosegretario all’Istruzione Lucia Azzolina, la quale ha anticipato i contenuti di un provvedimento salvifico per la copertura di decine di migliaia di cattedre e per la collocazione sulle stesse di altrettanti supplenti, i quali per via di norme anacronistiche sulle supplenze sono sempre più spesso costretti a non poter accettare le nomine perché collocati solo su un numero di istituti limitato. Questo sistema ha prodottoun danno tangibile agli alunni, privati del loro docente e di quella continuità didattica che dovrebbe essere alla base di ogni sistema d’istruzione moderno ed efficiente.

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Scuola: Dm da confermare nei ruoli, Salva-Precari da estendere a Infanzia e Primaria

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 ottobre 2019

Le proposte di Anief nelle parole del presidente nazionale Marcello Pacifico, intervistato da Italia Stampa: “Chiediamo cose semplici, serve una svolta, basta con le occasioni mancate” Prorogare le supplenze al 30 giugno per i diplomati magistrale è la pseudo soluzione partorita da governo e altri sindacati. È il destino che toccherà a quarantamila maestri diplomati prima del 2002, solo un’occasione mancata, non una concreta rivoluzione per dare un futuro di stabilità a tanti docenti e alle loro famiglie. Anief, come spiega il presidente nazionale Marcello Pacifico in un intervento radiofonico a Italia Stampa, immagina un futuro diverso per i dm. Con proposte concrete da realizzare in tempi rapidi e che avrebbero un largo consenso. Sono due le direttrici da seguire per superare le occasioni mancate proposte dalla politica: confermare nei ruoli chi ha superato l’anno di prova, dopo valutazione collegiale; superare il problema del mancato inserimento nelle GaE. Il giovane sindacato ha le idee chiarissime, tanto più che rappresenta la metà del cinquanta per cento dei diplomati magistrale. E, incredibilmente, continua a non essere convocato dal Miur.

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Scuola: Il Governo approva il Decreto Legge sui precari ma in migliaia rimangono esclusi

Posted by fidest press agency su domenica, 13 ottobre 2019

Dopo l’approvazione del decreto da parte del Consiglio dei ministri, Anief conferma lo sciopero e il sit-in del 12 novembre per sensibilizzare i gruppi parlamentari sulle diverse proposte emendative che saranno elaborate per affrontare l’irrisolto problema della supplentite e del precariato. Nel frattempo, nei prossimi giorni saranno avviate le pre-adesioni ai ricorsi per l’ammissione alla procedura riservata di migliaia di insegnanti e per la stabilizzazione dei collaboratori scolastici e dei ricercatori universitari. Anche la stampa specialista scrive: “i docenti esclusi dalla procedura del concorso straordinario guardano con diffidenza al decreto scuola”. Perché “giornalmente gli Uffici Scolastici procedono al depennamento da GaE in conseguenza delle sentenze di merito e ai relativi licenziamenti. Vi sono poi quelle categorie di docenti che rientravano nel PAS nel decreto di agosto e che adesso sembrano trovarsi con un “pugno di mosche in mano”: docenti con servizio nelle scuole paritarie o centri di formazione professionale, dottori di ricerca, docenti ingabbiati nella scuola primaria, infanzia o secondaria che vogliono conseguire una nuova abilitazione”. In attesa della pubblicazione ufficiale del testo approvato il 10 ottobre in Consiglio dei Ministri, leggi il precedente commento del sindacato a tutte le norme inserite nello Schema di Decreto.

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Scuola, su precari e concorso accordo mortificante tra Cgil, Cisl, Uil e Miur

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda hanno sbraitato per mesi che la soluzione al problema del precariato era vicina e sicura: come dimenticare le dirette video su Facebook, stile guerra del Golfo, per raccontarci minuto per minuto l’andamento delle trattative? Abbiamo ancora negli occhi le assemblee organizzate in tutta Italia dai sindacati collaborazionisti, in cui si promettevano azioni forti per difendere i diritti dei precari, si gridava all’affronto e allo scandalo, veniva indetto uno sciopero per poi ritirarlo. Questo lo spettacolo, una vera farsa, che si è chiuso ieri con un accordo vergognoso tra sindacati gialli e Miur, che possiamo sintetizzare in pochi semplici punti:
1) niente PAS e, quindi, niente abilitazione per accedere alla seconda fascia delle graduatorie d’istituto nel 2020;
2) concorso riservato selettivo in ingresso ed uscita per un numero di posti ridicolo (24000) ed altrettante briciole (24000) per il concorso ordinario quando le nostre scuole hanno bisogno di almeno 200.000 “precari fissi” ogni anno;
3) nessuna soluzione per i docenti vincitori di concorso ed idonei di infanzia, primaria, secondaria, che potranno solo scegliere nel 2020 di andarsene in una provincia del Nord, con un meccanismo simile a quello della 107, per non tornare mai più a casa e andare a rimpolpare le fila degli esiliati.
Ancora una volta i lavoratori possono vedere con i propri occhi a cosa porta la tanto decantata concertazione: un accordo a perdere che umilia i lavoratori precari – che da anni consentono il funzionamento della scuola pubblica statale – e prevede miseri 24000 posti per un concorso ordinario che vedrà la partecipazione di migliaia di aspiranti, mentre 200.000 supplenti stanno entrando anche quest’anno nelle scuole.
Nessun riferimento nell’accordo alla trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto, che da solo libererebbe più di 100.000 posti comuni e almeno 50.000 di sostegno, utilizzabili per le immissioni in ruolo dal 1 settembre 2020, garantendo anche i precari GaE infanzia e primaria, men che meno ci sono passaggi sull’aumento del tempo pieno al Sud ed interventi strutturali per garantire la continuità didattica e il ritorno dei docenti esiliati al Nord.Una Caporetto del sindacalismo giallo spacciato per grande accordo sindacale, il solito risultato che rivela l’assenza di un cambio di passo vero da parte del nuovo Ministro.Crediamo che per chi lavora nella scuola sia arrivato il momento di ritornare ad un vero protagonismo. Bisogna aprire una stagione di lotte per ottenere investimenti nella scuola e finalmente cambiare passo rispetto ai governi e alle politiche di smantellamento della scuola pubblica statale degli ultimi vent’anni.

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Scuola: Accordo sui precari, la supplentite rimane

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

Era stato annunciato come il decreto salva-scuola. Invece, il testo appena approvato dai sindacati maggiori al ministero dell’Istruzione e che la settimana prossima il ministro Lorenzo Fioramonti porterà in Consiglio dei ministri, continua a mantenere le lacune di quello di inizio agosto e non risolverà molto, scalfendo appena il record nazionale di supplenze annuali e di ‘messe a disposizione’ che si raggiungerà nei prossimi giorni quando saranno assegnate tutte le cattedre vacanti. Invece di procedere alla trasformazione delle graduatorie di istituto in provinciali e fornire una risposta convincente alla lettera di costituzione in mora della Commissione europea, preludio ad una salatissima procedura d’infrazione, si è raggiunto uno sterile accordo che avrà come sicuro risultato quello di generare ulteriore contenzioso. “Qualora nei tavoli tecnici sulle misure da inserire nel disegno di Legge di Stabilità – annuncia Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – non saranno presenti le soluzioni prioritarie proposte dal nostro sindacato al ministro Fioramonti, siamo pronti ad avviare lo stato di agitazione per la proclamazione di uno sciopero generale e di una manifestazione nazionale durante il dibattito parlamentare. Riteniamo che i cinque punti dell’accordo Miur-sindacati, siano del tutto insoddisfacente per dare una risposta convincente al fenomeno in crescita del precariato: non basta qualche decina di migliaia di assunzioni, peraltro ad alto rischio discriminatorio, per dire che si è risolto tutto”. Con l’accordo raggiunto il 1° ottobre al Miur, anche in seguito all’intervento del premier Giuseppe Conte, trovano posto nel decreto legge (da presentare al primo consiglio dei Ministri utile e da convertire entro 60 giorni) i concorsi per la secondaria. Quello straordinario, per il cui accesso serviranno i requisiti già individuati dal decreto approvato ad agosto: tre anni di servizio nelle scuole secondarie statali negli ultimi otto anni (dal 2011/12 al 2018/19), in una classe di concorso non ad esaurimento (comprese tra quelle di cui al DPR 19/2016, come modificato dal DM 259/17); uno dei tre anni di servizio dovrà essere specifico, ossia prestato nella classe di concorso per la quale si partecipa alla procedura.
“La novità presentata dal ministro Fioramonti – riassume Orizzonte Scuola – consiste nella prova preselettiva computer based (c’era già nella versione di agosto) ma soprattutto nella prova di esame (la simulazione di una lezione) che il docente che avrà superato la preselettiva dovrà svolgere al termine dell’anno di prova, di fronte al Comitato di valutazione, a cui si aggiungerà un componente esterno. Anche tale esame avrà caratteristiche di selettività. Sarà richiesto ai docenti di acquisire durante l’anno di prova i 24 CFU in discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche”.

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Scuola: Decreto salva-precari, giovedì Fioramonti lo porterà in CdM

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 settembre 2019

Dopo il terzo incontro, i dirigenti Miur e i sindacati maggiori si sono dati appuntamento a martedì 1° ottobre, per definire le ultime cose di un testo che il ministro dell’Istruzione ha intenzione di fare approvare poche ore dopo dal Governo. Solo che il documento si preannuncia lacunoso e insufficiente per rispondere alle richieste legittime di stabilizzazione dei docenti collocati nelle GaE e nelle graduatorie d’Istituto, ad iniziare da quelli che garantiscono il sostegno agli alunni disabili, dei vincitori e idonei inseriti nelle graduatorie di merito dei concorsi, di chi è stato già immesso in ruolo con riserva e ha pure superato l’anno di prova, dei 40 mila precari del personale Ata, dei 600 amministrativi facente funzione Dsga sinora ignorati, oltre che inserire negli organici i maestri delle classi Primavera, gli assistenti alla comunicazione, gli educatori e lsu. Inoltre Anief chiede di far partire subito dei corsi Pas abilitanti con il servizio svolto nella scuola paritaria utile per l’accesso. Ecco perché Anief rilancia l’approvazione di un vero decreto salva-scuola e il suo leader, Marcello Pacifico, ricorda: la supplentite si vince reclutando i docenti dalle attuali graduatorie di merito, ad esaurimento, di istituto su tutti i posti vacanti.Quello all’esame del Governo uscente M5S-Lega e ora del nuovo esecutivo giallorosso doveva essere un decreto salva-precari. Invece, si sta sempre più trasformando nell’ennesimo provvedimento tappa-buco, tutt’altro che risolutivo: lo si evince dagli esiti dei tre incontri svolti in pochi giorni al Miur dai sindacati firmatari di contratto, propositori di soluzioni parziali che, se portate in porto, non risolverebbero affatto l’annoso problema della supplentite scolastica italiana, illudendo ancora una volta centinaia di migliaia di docenti e Ata precari, senza i quali la didattica e l’offerta formativa non potrebbero avere una realizzazione regolare. Dai sindacati maggiori della scuola giungono richieste solo in parti utili a stabilizzare le tante tipologie di precari oggi presenti nel panorama scolastico: si va dalla previsione di un concorso straordinario abilitante per il personale docente con almeno tre annualità di servizio a tempo determinato nella scuola secondaria statale, all’attivazione di percorsi abilitanti speciali, destinati prioritariamente al personale precario, per docenti con differenti tipologie di requisiti, dalla proroga delle misure contenute nel decreto cd “dignità” per i docenti con diploma magistrale, al fine di assicurare la continuità didattica nell’a.s. 2019/20, passando per previsione di specifiche modalità di accesso al ruolo di DSGA per gli assistenti amministrativi facenti funzione. “Se sul concorso ordinario e straordinario non dovrebbero esserci problemi – scrive la rivista specializzata Orizzonte Scuola -, le difficoltà sorgono invece per numerosi altri provvedimenti, a partire dal PAS per passare alla proroga dei contratti per i diplomati magistrale, alle modalità di reclutamento per i facenti funzione DSGA. L’intenzione del Ministro è quella di portare il decreto scuola in approvazione al Consiglio dei Ministri del prossimo giovedì, per cui l’incontro di martedì sarà particolarmente importante per capire se potrà esserci un accordo su punti comuni”.

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Scuola: Decreto salva precari e supplentite

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 settembre 2019

L’ottimismo del nuovo ministro dell’Istruzione sull’approvazione imminente del decreto salva-precari si sta scontrando con le tante esigenze da soddisfare: dopo l’entusiasmo del primo incontro, risultano infatti “ancora distanti le posizioni di Ministero e sindacati sui provvedimenti da adottare per porre fine al precariato e tutelare i docenti”, scrive oggi la stampa specializzata. Anief lo ha detto chiaramente da diverso tempo: bisogna riformare le graduatorie d’Istituto, garantendo il reclutamento attraverso il loro scorrimento. Occorre anche assumere tutti i docenti risultati vincitori e idonei inseriti nelle graduatorie di merito (a iniziare da quelle esaurite), a seguito dei vari concorsi svolti, anche assumendoli in altre regioni dove sono presenti i posti vacanti. Vi sono poi da salvaguardare e confermare nei ruoli coloro che sono stati immessi in ruolo con riserva e hanno pure superato l’anno di prova. Ci sono anche da stabilizzare 40 mila precari del personale Ata e i 600 amministrativi facente funzione DSAG non considerati nella selezione in corso, oltre che inserire negli organici i maestri delle classi Primavera, gli assistenti alla comunicazione, educatori e lsu. Infine, serve approvare un decreto che tuteli gli alunni con disabilità certificata, attraverso la conversione in organico di diritto degli oltre 60 mila posti utilizzati con l’assurdo sistema delle deroghe che li trasforma in supplenze fino al 30 giugno. Sulle soluzioni da adottare per assumere i tanti docenti precari della scuola pubblica italiana non c’è ancora chiarezza d’intenti: “non c’è ancora nulla di concreto – spiega oggi la rivista Orizzonte Scuola -: al momento si è discusso solo sul concorso ordinario e straordinario per la secondaria di I e II grado. La misura per lo straordinario dovrebbe essere affidata al Decreto legge mentre tutti gli altri provvedimenti rientrerebbero in un Disegno di legge. Non è ancora dato sapere cosa sia contenuto nel Disegno di legge ma sembra che, rispetto alla formulazione di agosto, manchi la “ciambella di salvataggio” per i diplomati magistrale e il concorso riservato per i facenti funzioni DSGA”. Il sindacato Anief ritiene che occorra approvare un decreto legge risolutivo, al fine di coprire le attuali 205 mila cattedre libere ed evitare il proliferarsi dell’uso delle Mad, venutesi a determinare proprio per l’accumularsi degli errori attuati dagli ultimi Governi nella gestione del reclutamento scolastico. Questo ha determinato gravi ricadute negative sulla didattica e sull’offerta formativa generale, con tantissime nomine ancora oggi da attuare e la sempre meno perseguita continuità didattica.
“Non c’è tempo da perdere – precisa Pacifico – e non ci possiamo più permettere di dare risposte estemporanee a un problema crescente e sempre più complesso, che sta ponendo sempre più problemi al regolare svolgimento dell’anno scolastico. Da sistemare, inoltre, c’è assolutamente la pratica del mancato rispetto dei diritti dei precari, ad iniziare dai mancati scatti stipendiali e dei docenti e Ata neo-assunti, ancora vessati in fase di ricostruzione di carriera e nelle procedure di mobilità. Sono tutte richieste che – conclude il presidente Anief – abbiamo presentato qualche giorno fa, in occasione dell’incontro tenuto al Miur con il ministro dell’Istruzione, attraverso una formale proposta contenuta nel decreto #salvascuola di 25 punti”.

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Scuola: Precari licenziati ad un passo dalla pensione

Posted by fidest press agency su domenica, 29 settembre 2019

Nei giorni della caccia al supplente, per coprire le oltre 100 mila cattedre che gli uffici scolastici territoriali non sono riusciti ad assegnare, si torna a parlare di insegnanti, amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici ancora supplenti che al raggiungimento dei 67 anni vengono cancellati dalle graduatorie e collocati forzatamente fuori dalla scuola. È un chiaro abuso, contro il quale Anief combatte da anni trovando sempre più giudici concordi nel mantenere il personale precario in servizio, permettendogli in diversi casi di raggiungere i requisiti minimi per avere l’assegno pensionistico.Marcello Pacifico (Anief): “Secondo il costante orientamento della Corte Costituzionale, conseguire la pensione minima costituisce un bene inviolabile e il ministero dell’Istruzione non può eludere tale principio, con previsioni che discriminano il lavoratore precario rispetto al personale di ruolo, per cui è espressamente prevista la possibilità di permanere in servizio fino al raggiungimento del settantesimo anno di età, se può raggiungere il minimo contributivo ai fini della quiescenza”. I precari che chiedono di rimanere in servizio oltre i limiti pensionistici imposti dalla Legge Fornero possono farlo, a differenza di quanto sostiene il Miur, fino al compimento del 70esimo anno di età. Lo ricorda oggi la rivista “Orizzonte Scuola”, che ha pubblicato un’inchiesta sui diversi casi di lavoratori che chiedono di rimanere fino a 70 anni e che invece si ritrovano forzatamente esclusi dal servizio lavorativo, in diversi casi vedendo sfumare non solo l’agognata immissione nei ruoli dello Stato, ma anche la possibilità di accedere alla pensione.

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Scuola: Il nuovo decreto salva-precari è quasi pronto, tornano i corsi di abilitazione per docenti

Posted by fidest press agency su domenica, 22 settembre 2019

Marcello Pacifico (Anief): “Non siamo contrari, ma il modello va esteso anche alla primaria, va ridotto a 24 mesi il servizio minimo e si valuti anche quello svolto nella scuola paritaria. Inoltre, necessariamente, si devono modificare le attuali graduatorie di istituto, utilizzandole per le immissioni in ruolo e per le supplenze, a livello provinciale se proprio non si vogliono aprire le GaE, senza dimenticare i vincitori e idonei degli attuali concorsi ordinari e straordinari, i supplenti cui rinnovare il contratto scaduto al 30 giugno scorso, i neo-immessi in ruolo con riserva o licenziati nonostante abbiano superato l’anno di prova”.
Quello del precariato è “un problema enorme, una piaga annuale”, che va affrontato con urgenza andando a modificare subito il decreto salva-precari predisposto dal precedente governo e mai approvato per l’inattesa caduta dello stesso esecutivo in piena estate: a sostenerlo è il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, che si è impegnato anche a presentare il decreto nei prossimi giorni al Consiglio dei ministri con alcuni correttivi rispetto a quanto elaborato dal ministro Bussetti. Per porre un freno al boom delle supplenze annuali, il neo ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti sta agendo con celerità ed è intenzionato a organizzare a breve una tornata di corsi PAS selettivi nella secondaria, rivolti a coloro che hanno svolto almeno 36 mesi di servizio: l’obiettivo è assumere 55 mila supplenti storici e neo-laureati.
In particolare, riassume Orizzonte Scuola, nella nuova versione del decreto saranno introdotti elementi di selettività nei percorsi PAS per far conseguire l’abilitazione ai docenti in possesso di 3 anni di insegnamento negli ultimi 8 anni. Inoltre si avvierà un concorso straordinario e un concorso ordinario per le secondarie, probabilmente entro fine 2019, per 55.000 posti divisi tra precari e neo-laureati.

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Scuola. Fioramonti insiste: basta precari, già chiesti due miliardi

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 settembre 2019

Per il nuovo ministro dell’Istruzione i precari sono in cima ai problemi da risolvere nella scuola. “Bisogna tornare ai livelli del periodo precrisi e trovare una soluzione al precariato dilagante, su cui l’Ue ci ha già minacciato di una procedura d’infrazione”, ha detto Lorenzo Fioramonti, intervenuto a Il mattino di Radio 1, sottolineando anche l’importanza di aumentare gli investimenti al più presto sulla scuola. “Su scuola, università e ricerca non si scherza, sono la priorità del Paese. Ho già chiesto di inserire nella Manovra un miliardo per l’università e due per la scuola” afferma il ministro. Poi ci sono, a parte, “11 miliardi di euro di finanziamenti” per la sicurezza degli edifici scolastici.
Anief ritiene importante il cambio di linea che il nuovo ministro dell’Istruzione vuole dare alla scuola. In particolare, è fondamentale portare avanti una politica di totale assorbimento del precariato storico. È una prerogativa che, assieme alla riduzione del numero di alunni per classe e all’ampliamento del tempo pieno, ha anche espresso il premier Giuseppe Conte. Ed è una delle priorità indicate dall’Anief, come esposto nel decreto salva scuola.“Sapere che il Miur ha chiesto 2 miliardi nella scuola e 1 per l’università, anche per risolvere questo annoso problema, ci rincuora – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief –. Adesso c’è da capire come il ministro Fioramonti voglia andare a mettere mano al decreto salva precari approvato dal Consiglio dei ministri a inizio agosto con la formula anomala del ‘salvo-intese’ ma poi bloccato e mai approdato in Gazzetta Ufficiale”. Quel decreto prevedeva l’indizione dei concorsi straordinari per i precari della scuola di primo e secondo grado, più quello ordinario per medie e superiori, dopo che per il primo ciclo si era arrivati al decreto in Gazzetta Ufficiale. Per la secondaria si sarebbero riorganizzati, inoltre, i percorsi abilitanti attraverso l’attivazione dei Pas.Tra le altre richieste di Anief per un giusto utilizzo dei fondi delle legge di Bilancio, c’è il ripristino della figura del ricercatore a tempo indeterminato, la cancellazione dalla riforma Gelmini, senza trascurare di stabilizzare il personale Ata, gli educatori, gli assistenti all’autonomia al pari dei lavoratori delle cooperative dei servizi esternalizzati, oltre che prevedere la totale parità di trattamento tra personale precario e di ruolo, anche ai fini della ricostruzione di carriera. Come pure bisogna recuperare da subito le risorse risparmiate nella scuola e destinarle al rinnovo del contratto e favorire la mobilità del personale per conciliare diritto al lavoro e alla famiglia. In questo modo si potrebbe garantire da subito incrementi medi di 200 euro mensili.

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Scuola: Decreto salva-precari da modificare

Posted by fidest press agency su sabato, 14 settembre 2019

Modificare il decreto salva-precari è uno degli obiettivi immediati che si è posto pubblicamente il nuovo il ministro gillino dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti: il testo non approvato nel precedente Governo non era infatti risolutivo, perché andava a sanare solo un decimo del precariato. Adesso, i sindacati maggiori fanno sapere che “attendono la convocazione da parte del Ministro”, in modo da “riprendere il discorso bruscamente interrotto dopo il 6 agosto”, giorno “in cui il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Scuola con la formula Salvo intese, decreto non arrivato in Gazzetta Ufficiale perché l’intesa tra M5S e Lega non è arrivato”. In quell’occasione, incontrando il neo ministro dell’Istruzione, Anief potrà finalmente presentare il vero #decretosalvascuola, il quale, dopo avere cancellato le riduzioni progressive di spesa pubblica previste per la Scuola fino al 2040 nell’ultimo Def, prevede l’adeguamento degli organici di fatto a quelli di diritto; l’adozione di organici differenziati, a seconda delle difficoltà del territorio; il reclutamento dalle attuali graduatorie (GaE, graduatorie di merito e d’istituto) con assorbimento nei ruolo dei supplenti storici con oltre 36 mesi di servizio, come chiede l’UE, anche attraverso lettere della Commissione europea; l’immissione in ruolo anche di Ata, educatori ed assistenti alla comunicazione, lsu. Tra i provvedimenti da attuare con urgenza, ci sono, quindi, la conferma a tempo indeterminato dei docenti assunti con riserva dopo il superamento dell’anno di prova; la parità di trattamento tra personale precario e di ruolo con rivisitazione della ricostruzione di carriera; l’utilizzo delle risorse risparmiate nella scuola per rinnovare i contratti con incrementi medi di 200 euro mensili e mobilità ordinaria insieme a corsi abilitanti ordinari con cadenza annuale. Il sindacato è pronto, il nuovo ministro se lo ricordi.

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Il cerchio infernale delle cinque graduatorie vigenti e le pene dei precari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

La prima graduatoria è quella di merito del concorso ordinario, voluta dal ministro Letizia Moratti in vigore dal 2001 al 2012 (chi era in questa prima graduatoria poteva inserirsi anche nelle ex graduatorie permanenti), poi sostituita da una nuova lista voluta dal ministro Francesco Profumo dal 2012 al 2017 (senza idonei, rectius con idonei grazie al Tar su ricorso Anief), quindi da un’altra nuova attuata dal ministro Stefania Giannini dal 2017 al 2018, prorogata al 2019 (prima con il solo 10% degli idonei, poi aperta a tutti gli idonei dopo un ricorso al Tar presentato da Anief e un ripensamento del legislatore). C’è chi ha vinto un concorso e non ha trovato il posto e chi è stato riconosciuto idoneo ma non può insegnare dalle graduatorie ad esaurimento, né da quelle di istituto se non si era già inserito.
La seconda graduatoria è quella regionale di merito ad esaurimento per la scuola secondaria, pensata dal ministro Valeria Fedeli, in vigore dal 2018, con fasce progressive decrescenti di riserva di posti annuali per l’immissione in ruolo, che nel suo primo anno inserisce i candidati al terzo anno del FIT, nel suo secondo anno vede cancellato il FIT dal ministro uscente Marco Bussetti. In migliaia non entreranno di ruolo prima di trent’anni, per alcune graduatorie e classi di concorso. Anch’essi non si possono inserire nelle graduatorie ad esaurimento né in quelle di istituto se non erano già inseriti.
La terza graduatoria, in risposta a una sentenza dell’Adunanza Plenaria, pensata dal ministro Bussetti è quella del concorso riservato al personale della scuola dell’infanzia e della primaria con due anni di servizio in possesso del diploma magistrale o della laurea in scienze della formazione primaria. In alcune regioni del Sud, qualcuno morirà prima di avere il ruolo. Molti di essi erano nelle graduatorie ad esaurimento; da qui, pian piano, vengono depennati, altri sono licenziati dai ruoli ottenuti con riserva, altri ancora sono inseriti nella seconda fascia delle graduatorie di istituto.
La quarta graduatoria è ad esaurimento, ex permanente tra il 2002 e il 2006, articolata in tre fasce, aperta dapprima annualmente al personale abilitato, poi ogni due anni, quindi dal 2011 ogni tre e poi dal 2014 dopo cinque anni; serviva nello spirito originario a bilanciare con un doppio canale di reclutamento l’abuso dei contratti a termini e a conferire gli incarichi annuali. Riaperte ai precari nel 2008 e nel 2012, grazie a un intervento normativo richiesto dall’Anief, sono chiuse dal 2012 a tutto il nuovo personale abilitato a eccezione di 2 mila maestre dell’infanzia e della primaria che grazie alle sentenze del Consiglio di Stato su ricorsi patrocinati dall’Anief entrano nei ruoli.
La quinta graduatoria è quella d’istituto, anch’essa articolata in altre tre fasce, da cui i dirigenti attingono soltanto per le supplenze, ma non sono provinciali; i precari indicano una decina di scuole per la primaria e venti per la secondaria e se sono fortunati sono chiamati per scorrimento, in caso contrario devono sperare nelle singole ‘messe a disposizione’, le cosiddette MaD, che hanno inviato in tutto il territorio nazionale senza limite e senza graduatoria.

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Scuola: Manifestazione a Montecitorio dei precari non abilitati

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 settembre 2019

I precari della scuola sono scesi ancora in piazza. I manifestanti hanno ricordato che lo scorso 24 aprile a Palazzo Chigi tra “le varie rappresentanze sindacali ed alla presenza del ministro all’istruzione e del presidente del consiglio Giuseppe Conte è stata sottoscritta e firmata l’intesa a favore del decreto “salva- precari” che avrebbe garantito a questo segmento della categoria di precari storici, 55.000 famiglie, di seguire un percorso abilitante ed una conseguente stabilizzazione attraverso un Concorso straordinario”. I precari ricordano, giustamente, che “l’Europa, non dimentichiamolo, ha parlato chiaramente di infrazione ed abuso del precariato nel pubblico impiego”. E che nel M5S “sulla piattaforma Rousseau, il 79,50 % dei votanti si è detto favorevole ad un’intesa fra due schieramenti politici che si spera non debbano ostacolare il processo messo in atto dal Governo uscente e voluto dallo stesso presidente del consiglio affinché i prof, precari non siano sfruttati dallo Stato, ma rispettati e stabilizzati come accade in tutti Paesi democratici”.
Devono essere progressivamente immessi in ruolo tutti coloro che hanno superato i 36 mesi di supplenze, come dice l’UE da vent’anni, anche riaprendo le GaE e utilizzando al meglio le graduatorie derivanti dai concorsi (Gm e Gmre). Per le graduatorie di merito dei concorsi ordinari e straordinari, invece, è necessario sbloccare, a domanda, le assunzioni a livello nazionale anche su altre regioni. Invece, in Italia il nuovo anno scolastico inizia nel peggiore dei modi: con 20 mila posti su quota 100 che potevano essere dati in ruolo; ancora di più avanzati dalle assunzioni andate deserte per colpa della cattiva gestione del reclutamento e un numero inaudito di supplenze annuali. Con queste dichiarazioni il presidente Anief, Marcello Pacifico, commenta le ragioni dei manifestanti, mentre il Governo che dovrà prendere le opportune decisioni si accinge a costituirsi con il giuramento di rito.
Per Anief non è possibile avere quasi 200 mila supplenze annuali, di cui oltre 50 mila ad insegnanti di sostegno, con l’80 per cento pure senza specializzazione, e poi avere tantissimi docenti precari arruolabili e invece lasciati ai margini perché così lo Stato continua a lucrare sui mesi estivi, sulle ricostruzioni di carriera e sugli stipendi fermi al minimo. Con la beffa finale di assistere poi all’assegnazione di supplenti fuori graduatoria, attraverso le cosiddette MAD. Il giovane sindacato ha già detto che tra i colpevoli di questa situazione c’è sicuramente il ministro Marco Bussetti, che infatti nessuno rimpiangerà. “Con l’avvio di questo nuovo Governo giallo-rosso – dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief – ci accingiamo a vivere una nuova politica. Anche della scuola. La nostra speranza è che si volti pagina, dimostrando con i fatti di volere assorbire nei ruoli dello Stato chi da anni porta avanti a testa china la didattica con compensi da fame e senza avere alcuna prospettiva sul futuro professionale: è l’ora della svolta, confidiamo nella sensibilità del nuovo esecutivo e di chi lo guiderà perché davvero si proceda in questa direzione”.

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Scuola: Al Miur arriva Lorenzo Fioramonti, Anief: va bene agire subito su precari e classi pollaio

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 settembre 2019

Il giovane sindacato rappresentativo fa i migliori auguri al neo ministro dell’Istruzione, dichiarandosi subito pronto ad incontrarlo al più presto, per portare soluzioni concrete e risolvere gli annosi problemi della scuola. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Chiederemo da subito al ministro dell’Istruzione di farsi tramite per bloccare le riduzioni progressive di spesa pubblica previste per la Scuola nell’ultimo Def, con decrementi continui fini al 2040. Sull’immediato, sarà altrettanto importante intervenire su sei punti di legislatura, con il vero decretosalvascuola, non fermandosi ai già annunciati interventi per stabilizzare i supplenti storici, entrati nel mirino della Commissione UE, e cancellare le classi troppo numerose: sarà indispensabile agire con immediatezza sull’adeguamento degli organici di fatto a quelli di diritto e organici differenziati per territorio; sul reclutamento dalle attuali graduatorie (GaE, graduatorie di merito e d’istituto); certamente sull’immissione in ruolo dei precari, non solo docenti, ma anche Ata, educatori ed assistenti alla comunicazione, lsu; sulla conferma dei ruoli degli insegnanti assunti con riserva dopo il superamento dell’anno di prova; sulla parità di trattamento tra personale precario e di ruolo con rivisitazione della ricostruzione di carriera; sull’utilizzo delle risorse risparmiate nella scuola per rinnovare i contratti con incrementi medi di 200 euro mensili e mobilità ordinaria annuale insieme a corsi abilitanti ordinari”.
Con il Governo Conte due, al posto del leghista Marco Bussetti, arriva il pentastellato Lorenzo Fioramonti. La sua è una promozione, dopo avere ricoperto il ruolo di sottosegretario nell’esecutivo uscente. Fioramonti è un docente universitario – professore ordinario di Economia Politica all’Università di Pretoria (Sudafrica) – e vanta un curriculum di alto livello: è il primo e l’unico ad aver conseguito la “Cattedra Jean Monnet” in Africa. Speriamo che sia anche il primo ministro a volere risolvere dei problemi della scuola che i suoi predecessori non hanno nemmeno scalfito.

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Scuola: Si riparte

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 settembre 2019

Oggi circa 840 mila insegnanti, sparsi per oltre 8 mila istituti autonomi, sono attesi a scuola per il canonico Collegio dei docenti. Ma l’anno scolastico non partirà per tutti, perché mancano all’appello 20 mila Ata, 2 mila Dsga e quasi 200 mila insegnanti. Per i docenti è un numero stratosferico: più del 20 per cento di tutta la categoria, oltre il doppio della già alta media nazionale di precari nell’amministrazione pubblica. Sono tutti precari ancora in attesa di nomina. Molti non arriveranno nemmeno per l’inizio delle lezioni. Costringendo i dirigenti scolastici a nominare dei supplenti temporanei, in attesa della nomina annuale. E questa, in un numero sempre maggiore di casi, si assegnerà a supplenti alle prime armi, senza formazione sull’insegnamento, i cosiddetti Mad.
“Per diverse settimane i presidi, compresi quelli neo assunti, dovranno sobbarcarsi un onere di lavoro non indifferente – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché saranno impegnati alla disperata ricerca dei candidati a coprire tante cattedre vuote: solo che dovranno farlo, in molti casi, con precari che non risultano presenti nemmeno in graduatoria ma hanno presentato una semplice domanda al preside e questi lo nominerà. Non prima, però, di averne ‘comparato’ le caratteristiche, ha fatto sapere genericamente il Miur”.“A parte il fatto che ci ritroveremo con metodi di comparazione difformi – continua Pacifico – hanno idea al ministero dell’Istruzione del carico di lavoro che già devono sostenere le segreterie scolastiche? Perché affidargli anche questo compito ingrato? Senza contare che la ricaduta sulla didattica di queste scelte non potrà di certo essere entusiasmante, visto che si tratta di docenti alle prime armi. Mentre gli insegnanti formati e abilitati potrebbero paradossalmente non essere nominati, perché si trovano in graduatorie affollate di precari. Il sistema sta esplodendo, è ora di cambiare: speriamo – conclude il sindacalista – che il nuovo governo ci ascolti e cambi finalmente registro rispetto a quelli che l’hanno preceduto”.

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Nuovo piano di reclutamento dei precari della scuola

Posted by fidest press agency su martedì, 27 agosto 2019

Marcello Pacifico, presidente del giovane sindacato, non si scoraggia per la crisi di Governo: a colloquio con Orizzonte Scuola, il sindacalista la interpreta, anzi, come un’opportunità per rilanciare un nuovo piano di reclutamento dei precari della scuola. Un piano che porti finalmente alla stabilizzazione anche del personale Ata, educativo e assistente alla comunicazione, che confermi i ruoli assegnati con riserva, che proceda da un doppio canale di reclutamento per i docenti su tutti i posti vacanti a livello nazionale, inclusi Quota 100, assuma gli idonei dei concorsi ordinari e straordinari, a livello provinciale dalle Gae e in caso di loro esaurimento dalle graduatorie di istituto.

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