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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘precari’

Università: Negli atenei è boom di prof a contratto mentre i ricercatori precari rimangono al palo

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

Invece di provvedere a stabilizzare decine di migliaia di ricercatori e docenti, da anni, se non decenni, impegnati quotidianamente a condurre la didattica e la ricerca nelle nostre università, si continua ad aumentare il numero di professori a contratto: così si istituzionalizzano sempre più rapporti annuali a contratto, spesso in cambio di un mero rimborso spese, a insegnanti esperti e cultori delle varie materieMarcello Pacifico (Anief): Il continuo ricorso alla contrattazione privatistica, per assicurare la costante erogazione dell’attività didattica, sta mettendo a serio rischio l’intera sopravvivenza del servizio nazionale universitario. Il tutto, calpestando la Carta europea dei ricercatori. Non è un caso se vi sono sempre meno iscritti, troppi studenti fuori corso e un numero altissimo di cultori, assegnisti, dottori di ricerca, ricercatori, verso l’estinzione, e quasi-docenti in perenne attesa di fare il “salto” negli organici accademici.In questo periodo sono in corso di esame in VII Commissione Cultura gli atti 783 (Torto ed altri) e 1608 (Melicchio ed altri) sul riordino del reclutamento dei ricercatori dei universitari. Marcello Pacifico, presidente Anief, afferma che “oggi più che mai, occorrerebbe stabilizzare tutti i ricercatori a tempo indeterminato e creare un albo rispondente alla carta europea dei ricercatori da cui attingere; siamo favorevoli al tentativo di modificare quella parte della riforma Gelmini che riguarda il ruolo del ricercatore universitario. Infatti, a decorrere dall’approvazione della legge n. 240 del 2010, è stata eliminata la possibilità di stipulare contratti a tempo indeterminato per ricercatori universitari introducendo un sistema che ha, di fatto, precarizzato un’intera generazione”.Con la legge Gelmini (240/2010) la figura del ricercatore universitario è stata definitivamente soppressa e sostituita con due figure precarie: il ricercatore a tempo determinato di tipo A (cosiddetto RTD-A) con contratto triennale rinnovabile una sola volta per ulteriori due anni; il ricercatore a tempo determinato di tipo B (cosiddetto RTD-B) con contratto triennale non rinnovabile, con opzione di chiamata a professore associato in caso di conseguimento dell’ASN e di valutazione positiva dell’Ateneo chiamante.

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Scuola: La babele delle graduatorie dei precari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

A fine estate avremo il record di supplenze annuali, però con più di 200 mila precari in lista di attesa e il ministro dell’Istruzione secondo il quale mancano insegnanti. Anief chiede di tornare alla normalità, con un semplice doppio canale di reclutamento e un facile e immediato sistema di attribuzione delle supplenze. Il Miur e i sindacati devono finirla di giocare con l’abuso dei contratti a termine alimentato da una guerra tra poveri e immorali clientele. Attualmente sono cinque le graduatorie dei tanti insegnanti che aspirano a un posto fisso nella scuola (GM, GMRE, GAE, GI, MAD) e si potrebbe aggiungere una sesta (GPS). Tra graduatorie permanenti, ad esaurimento, i genitori italiani, assieme ai presidi, stavolta rischieranno di impazzire prima di trovare un docente per i loro figli, quando basterebbe fare incontrare domanda e offerta, garantendo anche la continuità didattica. All’inizio negli anni Novanta, con l’approvazione del Testo Unico (il dlgs 297/94), si era pensato a un sistema che da una parte permettesse di far avanzare chi superava con merito un concorso e dall’altra di stabilizzare anche chi veniva chiamato dallo Stato come precario per esigenze di bilancio: era il doppio canale di reclutamento, la metà dei posti riservati ai vincitori e idonei del concorso ordinario, l’altra metà a tutto il personale abilitato. Nel primo caso le graduatorie di merito (GM) erano valide per un triennio e comunque fino a concorso successivo (tanto da riservare la scelta del punteggio migliore ai candidati in caso di decadenza); nel secondo caso (GM) quelle che sono oggi le graduatorie ad esaurimento erano aggiornate annualmente in quanto permanenti. Le prime graduatorie durarono per ben dieci anni (prima di essere sostituite da quelle nuove, nel 2012 e nel 2016); le seconde, invece, prima furono aggiornate ogni ventiquattro mesi, poi trasformate, appunto, in esaurimento (GaE), riaperte per ben due volte a tutti gli abilitati all’insegnamento (2008 e 2012), aggiornate ogni tre e infine ogni quattro anni.

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Scuola: docenti e precari

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 luglio 2019

Il titolare di viale Trastevere ammette che la procedura non potrà essere bandita prima di fine anno. Per Bussetti la ragione sta negli approfondimenti in corso; per Anief, invece, l’allungamento dei tempi deriva dalla mancata volontà di approvare un decreto legge ad hoc. Risultano anche insufficienti i posti banditi per il Tfa sostegno, per i quali il Tar si pronuncerà a breve sul difetto di istruttoria. E sul personale Ata, sarebbe palesemente discriminatorio stabilizzare i soli collaboratori scolastici delle cooperative escludendo quelli assunti dallo Stato a tempo determinato: decisione contro la quale il sindacato è ricorso al Tar del Lazio. Altro che concorsi lampo entro l’estate: le procedure selettive della scuola secondaria, per individuare 48 mila nuovi insegnanti, slittano di almeno alcuni mesi, tanto che oggi il ministro dell’Istruzione ha parlato di uscita dei bandi entro dicembre. Intervistato da Orizzonte Scuola, Marco Bussetti ha detto che “i concorsi per la secondaria, ordinario e straordinario, arriveranno entro la fine del 2019”. Entrambi, erano e rimangono molto attesi, perché metteranno in palio 24 mila posti ciascuno. Quello aperto a tutti, anche a coloro che sono privi di abilitazione, sarà rivolto a tutti coloro che sono in possesso del titolo di accesso all’insegnamento, ovvero la laurea di secondo livello (specialistica o magistrale). Per l’accesso al concorso ordinario, però, serviranno i 24 Cfu previsti dal Decreto Legislativo n. 59/2017: si tratta di crediti formativi universitari riguardanti “discipline antropo-psico-pedagogiche e metodologie e tecnologie didattiche”. Si prevede la candidatura di tantissimi neo-laureati o laureati senza esperienza alcuna come docente. Per quanto riguarda, invece, il concorso straordinario, sempre con 24 mila posti da assegnare, questo sarà riservato al personale precario con 36 mesi di supplenze: l’importante è che abbiano svolto tre annualità di servizio (180 giorni minimi per ognuna) solo nella scuola statale negli ultimi otto anni ed almeno un’annualità dovrà obbligatoriamente riguardare la classe di concorso specifica per la quale si concorre. I partecipanti dovranno svolgere una prova scritto-pratica, computer based, per la quale sarà prevista una soglia di punteggio minimo, una seconda prova, orale non selettiva: la graduatoria finale si realizzerà dando anche adeguato rilievo ai titoli di servizio.
Nel corso dell’intervista odierna alla stampa specializzata, il ministro Marco Bussetti parla anche del “decreto che consente di far partire i corsi per i primi 14 mila posti. Proseguiremo – dichiara il titolare del Miur – nei prossimi due anni, con una precisa programmazione che mette al centro il bene della scuola e degli alunni con disabilità”.
Anche su questo punto, la stabilizzazione dei docenti di sostegno agli oltre 270 mila alunni disabili iscritti ad un corso della scuola statale, Anief ha più di qualcosa da ridire, ritenendo ampiamente non adeguato il numero di posti banditi per il Tfa sostegno: proprio su questo punto, il Tribunale amministrativo del Lazio si pronuncerà a breve, a proposito del difetto di istruttoria, dopo che il giovane sindacato ha denunciato al Tar l’irrisorietà numerica dei posti banditi, oltre che la pessima suddivisione dei pochi posti a livello regionale. La logica del risparmio e delle selezioni discriminanti che prevale su tutto al ministero dell’Istruzione, anche sul diritto allo studio e dei lavoratori, è la stessa che riguarda il personale Ata: vale per tutte la decisione di assumere nei ruoli dello Stato i soli collaboratori scolastici delle cooperative, ex Lsu, escludendo gli stessi dipendenti a tempo determinato che da anni operano per lo Stato a tempo determinato: anche in questo caso, Anief ha impugnato la decisione al Tar del Lazio, sempre in difesa di chi si ritrova senza prospettive di lavoro dopo avere investito tanto nella scuola pubblica.

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Scuola – Precari, passa il decreto legge Crescita senza modifiche in Senato

Posted by fidest press agency su sabato, 29 giugno 2019

Preclusa la votazione di emendamenti e ordine del giorno. I sindacati che hanno firmato il vago accordo del 24 aprile a Palazzo Chigi, da Anief ritenuto insufficiente per risolvere il problema del precariato, ora scrivono al premier Giuseppe Conte e scoprono che prima di dicembre niente potrà essere approvato in un provvedimento legislativo. Si conferma, quindi, l’italica lentezza delle procedure concorsuali nella scuola pubblica italiana.
Marcello Pacifico (Anief): Intanto inizierà un nuovo anno scolastico con molte decine di migliaia di posti vacanti e disponibili ancora una volta dati in supplenze. E anche tante convocazioni per l’assegnazione delle cattedre che andranno deserte, durante le prossime immissioni in ruolo, per via della mancata riapertura delle GaE e dell’assunzione su graduatorie nazionali degli idonei dei concorsi ordinari e riservati.
Doccia fredda per i sindacati, ai quali Anief aveva detto di non fidarsi: il nulla di fatto su reclutamento e abilitazioni, a seguito della mancata inclusione, nel decreto crescita e nell’ultimo Consiglio dei ministri, dei corsi Pas, dei concorsi riservati ai precari storici e a varie misure da attuare con urgenza per risollevare il reclutamento, sta compromettendo il futuro professionale di decine di migliaia di docenti. Oltre a mettere ancora di più a rischio il regolare avvio del nuovo anno scolastico.
“Evidentemente – commentano ora i sindacati maggiori – non vi è stato in Consiglio dei Ministri un sufficiente coordinamento, il che chiama in causa direttamente le responsabilità del Presidente del Consiglio. A questo punto non possiamo non ricordare al Premier gli impegni assunti, a nome del Governo da lui presieduto, con la sottoscrizione dell’intesa del 24 aprile a Palazzo Chigi”.

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Scuola: Precari sfruttati. I giudici risarciscono anche gli eredi

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

Ai precari della scuola, docenti e ATA, il Ministero non riconosce il diritto alle progressioni stipendiali, gli scatti di anzianità calcolati in base agli anni di servizio effettivamente svolti anche se con contratti a termine. È notizia di qualche giorno fa che in Lombardia una madre di una docente deceduta ha ottenuto in tribunale il diritto agli scatti di anzianità mai riconosciuti alla figlia proprio perché il suo contratti erano tutti a tempo determinato. Un diritto violato riconosciuto dal Tribunale nel rispetto della normativa comunitaria che lo Stato italiano viola da ormai 20 anni e cui va applicata la prescrizione lunga decennale, proprio perché è credito da violazione di norma comunitaria. Marcello Pacifico (Anief): “Dietro i contratti a termine ci sono storie di Lavoratori cui da sempre il Miur nega pari dignità rispetto al personale di ruolo. Come sindacato sentiamo continuamente storie di sacrifici, di professionalità non ricompensata e diritti violati. Il contratto nazionale di categoria deve rispettare tutti i lavoratori e riconoscere pari dignità ai precari, porteremo anche la loro voce ai tavoli della trattativa, probabilmente saremo l’unico sindacato a chiedere di rispettare questo principio, ma lo faremo come sempre a testa alta perché per noi dietro quei contratti precari ci sono persone, ci sono Lavoratori, con la lettera maiuscola!”.
In sentenza si legge a chiare lettere come “ai sensi del combinato disposto dell’art. 489 del D. Lgs. n. 297/1994 e dell’art. 11, comma 14 della legge 124/1999 – ai fini del riconoscimento dell’anzianità di servizio per la collocazione nei corrispondenti scaglioni stipendiali, il periodo di insegnamento non di ruolo è considerato come anno scolastico intero se ha avuto durata di almeno 180 giorni, oppure se è stato prestato ininterrottamente dal primo febbraio sino al termine delle operazioni di scrutinio finale”. Sulla base di tale principio, il giudice decide di “ricostruire la retribuzione spettante nel corso dei vari periodi di servizio a termine, prima ed a prescindere dall’eventuale immissione in ruolo”, disapplicando, quindi, quanto indicato dal Contratto collettivo nazionale del lavoro in relazione agli stipendi dei lavoratori precari, perché una norma interna o pattizia non può confliggere con norme superiori di natura vincolante, come una direttiva comunitaria, appunto.

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Scuola Precari, Corte dei Conti: ecco perché abbiamo numeri record

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 giugno 2019

Anief lo sostiene da mesi e lo ha ribadito tre giorni fa: l’estate che ci accingiamo a vivere sarà ricordata come quella del record di supplenze, con quasi 200 mila contratti a tempo determinato. A dirlo, adesso, è anche la Corte dei Conti, attraverso il Rapporto 2019 sul coordinamento della finanza pubblica: l’organo di rilievo costituzionale parte dal fatto che quest’anno (2018/2019) viene registrato un aumento di cattedre “a tempo”, tanto da raggiungere quota 157.154 (al netto dei contratti FIT, finalizzati alle assunzioni in ruolo in caso di valutazione finale positiva) di cui quasi 36mila affidate con contratto annuale fino al 31 agosto e oltre 127mila assegnate fino al termine delle lezioni, vale a dire il 30 giugno. E a settembre i numeri cresceranno ancora, anche per via dei pensionamenti di Quota 100 e di altre decine di migliaia di convocazioni per i ruoli che andranno deserte. Marcello Pacifico (Anief): Anziché fissarsi sui concorsi a lungo termine, il ministro Marco Bussetti doveva attuare una politica straordinaria, sia per tamponare la situazione dei troppi “buchi” di docenti nei Consigli di Classe sia per dare una segnale importante alla lotta al precariato. Invece, ora riprenderà la stagione dei ricorsi.
Anief lo ha sempre detto: le procedure concorsuali sono esposte ai ricorsi e si preannunciano lente, se non a rischio annullamento, come quello per dirigenti scolastici finito nel mirino dei Tar e delle procure. È anche per questo errore di valutazione che a settembre ci ritroveremo con un docente italiano precarizzato su quattro. “Noi – dice Marcello Pacifico, leader dell’Anief – lo ripetiamo da tempo: occorre riaprire il doppio canale di reclutamento, assieme alle GaE, in modo da assumere in ruolo tutti gli abilitati. E confermare contratti a tempo indeterminato stipulati con clausola rescissoria per chi ha superato l’anno di prova. Pure l’avvocato generale Szpunar della Curia europea si è detto d’accordo con la tesi della Commissione di Bruxelles e del professore Rossato. Inoltre, continuiamo ad attendere gli esiti della sentenza C-331/17 Sciotto, della Corte di Giustizia Europea del 25 ottobre scorso, per vedere tradotti in tempo indeterminati tutti i contratti oggi ingiustamente collocati a termine”.

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Scuola: Precari e concorsi, per il ministro Bussetti il 2019 è l’anno della svolta

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 giugno 2019

L’Anief lo aveva detto il 1° gennaio scorso: il 2019 sarà l’anno dei concorsi e del nuovo reclutamento, ma non della fine del precariato. Ed esattamente così sta andando. Perché le procedure concorsuali avviate in questi mesi dal Miur sono state davvero male organizzate, esposte più che mai ai ricorsi e come al solito si preannunciano lente, se non a rischio annullamento, come quello per dirigenti scolastici finito nel mirino dei Tar e delle procure. Anche i concorsi in via di pubblicazione si prospettano su questa lunghezza d’onda. E malgrado questo, è un dato oggettivo che con l’inizio del nuovo anno scolastico, a settembre, ci ritroveremo con il nuovo record di supplenze annuali, le quali arriveranno non molto distanti dalla quota record di 200 mila contratti a tempo determinato, che corrispondono ad un docente italiano precarizzato ogni quattro. In questo panorama complicato, con la scuola, i suoi studenti e il personale che pagano colpe non loro, il ministro dell’Istruzione ha addirittura il coraggio di auto elogiarsi, sostenendo che durante l’anno di mandato a capo del Miur è stata inaugurata una “fondamentale stagione di concorsi” e che “nuovi bandi arriveranno entro l’estate”. Marcello Pacifico (Anief): Le mancate soluzioni sul precariato sono costate care al Governo Renzi. E ora si potrebbe fare il bis, perché si organizzano procedure che immettono in ruolo solo un terzo dei precari con oltre 36 mesi, senza tenere conto del parere della Cassazione e della Corte costituzionale. L’unica ‘ricetta’ da adottare è riaprire il doppio canale di reclutamento, assieme alle GaE, in modo da assumere in ruolo tutti gli abilitati. Poi c’è la conferma da attuare dei contratti a tempo indeterminato stipulati con clausola rescissoria per chi ha superato l’anno di prova. Anche l’avvocato generale Szpunar della Curia europea si è detto d’accordo con la tesi della Commissione UE e del prof ricorrente Rossato. Attendiamo con fiducia gli esiti della sentenza C-331/17 Sciotto, della Corte di Giustizia Europea del 25 ottobre scorso: l’obiettivo è sempre la conversione automatica dei contratti da tempo determinato in indeterminato.
Per l’ex provveditore agli studi Marco Bussetti, quello in corso è l’anno della svolta sul reclutamento scolastico. Perché si sono banditi e si stanno bandendo tanti concorsi: c’è quello per DSGA, con poco più di 2 mila posti in palio e oltre 100 mila partecipanti, i cui test preselettivi si svolgeranno l’11, 12 e 13 giugno; il concorso Dirigenti Scolastici, sul cui possibile annullamento il TAR del Lazio si esprimerà il prossimo 2 luglio; il concorso straordinario per infanzia e primaria, attualmente in svolgimento; il concorso ordinario per infanzia e primaria e il concorso ordinario per secondaria di I e II grado. Nel frattempo, scrive oggi Orizzonte Scuola, Miur e sindacati sono impegnati nella trattativa per la strutturazione dei percorsi PAS abilitanti e percorsi di assunzione per docenti con tre anni di servizio. “Il tavolo tecnico – dice Bussetti al Mattino – tornerà a riunirsi martedì (11 giugno) per definire al meglio e in tempi rapidi sia nuovi percorsi di assunzione che abilitanti. Stiamo lavorando molto bene, in un clima di condivisione e confronto costruttivo”. Si procede, quindi, l’avanti tutta con la fiction sulle soluzioni prospettate qualche giorno fa dal Governo per i precari della scuola, con il presidente della VII Commissione del Senato che annuncia la stabilizzazione di migliaia di precari e il ministro Marco Bussetti che riscopre un’inaspettata sintonia con i sindacati maggiori. Le cose, tuttavia, stanno ben diversamente da come vuole far credere chi oggi dirige la scuola pubblica italiana. I percorsi formativi abilitanti in via di approvazione, riservati a chi ha incamerato almeno tre annualità nell’ultimo ottennio, porteranno solo a 24.250 immissioni in ruolo certe per dare spazio a una fase transitoria che si attiverà soltanto a GaE, Grme, Gm esaurite, cioè forse mai. Anief a tal proposito aveva chiesto di estendere il doppio canale di reclutamento, aperto alle graduatorie di istituto provinciali, una volta esaurite le GaE, a una graduatoria nazionale fuori ruolo.
Con questa iniziativa, quindi, compare una nuova forma di discriminazione verso i docenti delle paritarie o di ruolo che potranno prendere un’abitazione soltanto se ci saranno dei posti che già sono scomparsi. Una delle poche consolazioni la conseguono gli ITP in un primo momento esclusi dai sindacati rappresentativi e ora riammessi dal Miur, il quale si è anche ricordato di una recente legge approvata dal Parlamento e richiamata dell’Anief.

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Scuola: Docenti precari, la proposta tradisce l’impegno del Governo a risolvere il problema

Posted by fidest press agency su martedì, 4 giugno 2019

Soltanto uno su tre dei precari con 36 mesi prenderà il ruolo, mentre in 100 mila, tra cui molti insegnanti già oggi abilitati, continueranno a fare i supplenti. Della proposta di stabilizzazione presentata dal presidente della Lega della VII Commissione del Senato, alla quale anche FdI ha dato il suo appoggio, non se ne è fatto niente. Marcello Pacifico (presidente Anief): Non è con le promesse o con i contentini che si risolvono i tanti problemi ancora pendenti presso i tribunali e la Commissione europea. Per le stabilizzazioni bisogna ripristinare il vecchio doppio canale di reclutamento.

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Scuola Precari, Anief scrive al Miur: assunzioni in arrivo solo per il 33%

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 giugno 2019

Il sindacato ritiene la misura insufficiente per debellare la piaga del precariato scolastico in procinto di essere avviata dal ministero dell’Istruzione, che salva circa 24 mila supplenti abbandonando tutti gli altri. Marcello Pacifico (Anief): Così non si risolve niente. Non servono assunzioni una tantum ma soluzioni a regime. Il giovane sindacato boccia la proposta unitaria dei sindacati rappresentativi sul reclutamento e rilancia con la richiesta di riapertura delle GaE, immissioni in ruolo da graduatorie d’istituto, assunzione di tutti gli idonei delle graduatorie di merito e delle GRME, oltre alla conferma dei ruoli di chi è stato assunto con riserva. Per gli Ata si chiede l’avvio dei passaggi verticali per tutti i profili e quote riservate nel concorso Dsga per gli amministrativi facenti funzione nel ruolo superiore. Scarica il documento inviato dal sindacato al Miur. Per il bene della scuola e di chi la vive ogni giorno, ci sono alcune questioni aperte che necessitano di essere affrontate con prontezza. Come quella del reclutamento di determinate categorie di lavoratori. A questo scopo, Anief ha inviato una proposta operativa al ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, al sottosegretario all’Istruzione Salvatore Giuliano e a diversi dirigenti Miur, sulla prossima attivazione dei Pas, i percorsi abilitanti riservati ai docenti che hanno svolto almeno 36 mesi di supplenze e sugli assistenti amministrativi facenti funzioni Dsga. Tutte proposte che intendono conferire un respiro universale alle richieste formulate in questi giorni dagli altri sindacati rappresentativi sul medesimo tema.
Sul primo punto, riguardante i Pas, per i quali ci sarà un incontro dopodomani al Miur, Anief sostiene che un percorso formativo “analogo a quello del 2013 e in continuità con quanto avvenuto nel 2006 o ancora tra il 1999 e il 2000 rappresenta una risposta ordinaria a un problema storico che vede migliaia di docenti chiamati ad insegnare senza abilitazione (oggi, in 10 mila insegnano persino dalle domande di messe a disposizione)” e che “vista l’abolizione del sistema di formazione iniziale, si suggerisce di ritornare a una gestione delegata agli Uffici scolastici regionali, magari in convenzione con le Università, sul modello della certificazione dei crediti universitari richiesti ai laureati, visto che si tratta di personale, comunque, con 36 mesi di servizio prestato”.
Si adotterebbe un piano straordinario di stabilizzazione “riservato soltanto a un precario su tre (55 mila gli aspiranti interessati con 36 mesi di servizio che potenzialmente diventano 75 mila con 24 mesi), visto che si vorrebbero stabilizzare soltanto i primi 24.250 posizionati in graduatoria senza una selezione se non per titoli, a differenza del primo concorso riservato, che di fatto escludono ancora una volta gli insegnanti tecnico-pratici nonostante l’intervento recente del legislatore che ne valida il titolo fino al 2024”.
Secondo Anief, inoltre, c’è “poca chiarezza sul reclutamento degli attuali insegnanti abilitati, inseriti o meno delle GRME e non nelle GAE, e degli idonei dell’ultimo concorso ordinario le cui graduatorie di merito sono state prorogate a quest’anno e per i quali sarebbe opportuno consentire l’immissione in ruolo in altra regione come per gli ex FIT la possibilità di scegliere un posto diverso da quello accantonato. Ad ogni modo, una soluzione una tantum e per un terzo degli interessati appare discriminatoria e in verità poco risolutiva perché continua a reiterare il precariato delle graduatorie d’istituto”.

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Scuola: Docenti precari, cosa non funziona nella proposta dei sindacati al Miur sull’avvio dei Pas

Posted by fidest press agency su sabato, 1 giugno 2019

Si chiede di attivare i percorsi abilitanti, ma poche righe e vaghe riguardano il destino di idonei ed ex FIT, nessuna parola sugli oltre 40 mila docenti abilitati che non hanno partecipato al piano straordinario, stabilizzazione di meno della metà dei supplenti con 24 mesi con evidente discriminazione dei 31 mila relegati nella seconda fascia, esclusi gli ITP. Marcello Pacifico (Anief): il solito pasticcio all’italiana. Per gli ATA facente funzione DSGA, soluzioni fuori tempo massimo.
Arriva la proposta dei sindacati maggiori per l’attivazione dei PAS per i docenti con tre anni di servizio e la loro relativa stabilizzazione: i posti disponibili per il concorso della scuola secondaria saranno circa 48.500 e andranno assegnati per metà a docenti con i requisiti ordinari (abilitati, laurea + 24 cfu, etc.) e per l’altra metà ai precari con 3 annualità. Secondo Anief è incredibile constatare come quando si parli di precariato, piuttosto che risolvere semplicemente il problema ripristinando a regime il doppio canale di reclutamento (50% dai concorsi, 50% dalle graduatorie permanenti dove inserire tutto il personale abilitato ogni anno, da cui peraltro chiamiamo i supplenti), la politica e il sindacato s’inventano pluri-sistemi di reclutamento che vanno in conflitto gli uni con gli altri e non risolvono il problema.L’ultima trovata ha veramente dello straordinario: si propone un percorso abilitante di un anno presso dei corsi universitari aboliti per legge, che porta alla stabilizzazione una tantum un precario su tre, senza una selezione (se non per voto di laurea e servizio – lasciando ancora una volta gli ITP fuori da ogni schema in barba alla legge), relegando i restanti a continuare a fare i supplenti a vita dalla seconda fascia delle graduatorie di istituto. Cui prodest? Certamente ai 24.250 che potrebbero avere un ruolo il 1° settembre 2020. E i 35 mila che hanno fatto domanda per un FIT che non esiste più? E gli idonei del concorso 2016 che hanno avuto prorogato di un anno la graduatoria di merito? E gli insegnanti tecnico-pratici che non hanno una laurea? E i 40 mila docenti abilitati con il vecchio PAS o il TFA che la selezione l’hanno fatta in entrata e in uscita e non hanno partecipato al piano riservato?
“Come Anief – commenta il suo presidente nazionale Marcello Pacifico – preghiamo il Miur di rivedere questo progetto, perché almeno con la riapertura annuale delle GaE e corsi brevi abilitati e gratuiti tutti potrebbero concorrere non una tantum ma a regime al 50% dei posti messi a concorso, mentre un piano straordinario di assunzione degli ex FIT e degli idonei dei concorsi già per quest’anno scolastico eliminerebbe il conflitto tra le graduatorie di merito. Anche l’estensione del doppio canale di reclutamento alle graduatorie d’istituto provinciali, esaurite le GaE, potrebbe costituire una valida soluzione, ma non certo – conclude il sindacalista autonomo – la proposta che abbiamo analizzato e che rappresenta un vero e proprio pasticcio”.

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Scuola–Precari: parte la macchina organizzativa per coprire oltre 150 mila posti vacanti

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 maggio 2019

Al ministero dell’Istruzione si stanno individuando le graduatorie da cui attingere candidati, abilitati e vincitori di concorso, in vista delle immissioni in ruolo da conferire in corrispondenza dell’inizio del nuovo anno scolastico. Si va dalle GaE (che andrebbero riaperte senza ombra di dubbio) a quelle di merito, derivanti dagli esiti delle procedure concorsuali. Il giovane sindacato chiede particolare attenzione all’immissione in ruolo per i docenti che hanno partecipato al concorso riservato DDG 85 del 2018, fatto salvo il diritto all’assunzione dei docenti inseriti nelle GM 2016. Marcello Pacifico (Anief): La situazione di caos in cui si trovano gli Uffici Scolastici tra vecchie e nuove regole, graduatorie non pubblicate e procedure concorsuali non concluse, non fa che aumentare la confusione; se il Ministero non troverà una soluzione adeguata, la salvaguardia del diritto dei docenti all’assunzione a tempo indeterminato passerà tra le mani dei giudici. La scuola italiana si appresta ad affrontare un’estate contrassegnata da un’alta percentuale di posti vacanti, per tutti i ruoli professionali, ma soprattutto tra i docenti visto che a settembre ne mancheranno all’appello tra le 150 mila e le 200 mila. Per Anief è prioritario che si proceda alla stabilizzazione progressiva dei docenti che hanno partecipato al concorso riservato DDG 85 del 2018: si tratta di circa 35 mila insegnanti precari che meritano ora di essere collocati nei ruoli dello Stato senza più indugi o attese inutili. Ancora di più perché i posti vacanti e disponibili abbondano come non mai. Inoltre, sempre partendo dall’alto numero di cattedre libere e dai problemi enormi che deriveranno a livello di offerta formativa e continuità didattica, vanno assolutamente salvaguardati gli idonei degli altri concorsi, ad iniziare da quello del 2016. Il problema, scrive Orizzonte Scuola, è che sindacati maggiori, per i docenti inseriti nelle graduatorie di merito del concorso 2016, non hanno sinora avanzato proposte ma hanno solamente chiesto una ricognizione che verifichi, a livello di singola regione, la capienza e la validità delle stesse.

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Scuola Bussetti ci ripensa: tornano i PAS per fare abilitare i docenti precari e i concorsi riservati per assumerli

Posted by fidest press agency su domenica, 26 maggio 2019

Alla vigilia delle elezioni del Parlamento europeo, un particolare non di poco conto, arriva il via libera del ministro dell’Istruzione a “misure uniche e straordinarie per la stabilizzazione del precariato storico e sì a percorsi abilitanti aperti a tutti coloro che hanno acquisito adeguata esperienza, con selezione in uscita come nel 2013”: nell’annuncio, ‘postato’ sul profilo Facebook dello stesso Marco Bussetti, si spiega che in tal modo si dà “seguito al “confronto costruttivo aperto insieme al Presidente Giuseppe Conte a Palazzo Chigi – Presidenza del Consiglio dei Ministri lo scorso 24 aprile con le organizzazioni sindacali”, così da “recepire nel primo veicolo normativo utile la proposta unitaria presentata dai sindacati, che troviamo concreta, di buon senso e in linea con il contratto di governo”.
La novità palesata dal ministro dell’Istruzione sembrerebbe essere bene accolta dai sindacati della scuola firmatari dell’accordo della terza decade di aprile, mentre per le forze politiche di opposizione si tratta di “una presa in giro a 24 ore dalle elezioni, misure senza cifre di copertura, atti concreti o tempistiche di attuazione”, sottolinea Anna Ascani del Partito Democratico. Le critiche dell’opposizione appaiono condivisibili. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, i corsi abilitanti, se è vero che danno un’opportunità a chi inizia a svolgere questo mestiere, non bastano assolutamente a risolvere l’annoso problema della supplentite e del precariato scolastico italiano: “abbiamo ancora sotto gli occhi – spiega il sindacalista autonomo – le conseguenze dei corsi di tirocinio e formazione, i cosiddetti Fit, frequentati da decine di migliaia di docenti precari. Tra loro, ad oggi, ce ne sono ancora 35 mila in lista di attesa e se non cambiano le regole sul reclutamento molti di loro possono mettersi l’anima in pace e andare in pensione da supplenti”. “Per non parlare degli idonei degli altri concorsi, ad iniziare da quello del 2016, che si ritrovano con un pugno di mosche in mano e la prospettiva di riiniziare tutto daccapo perché le graduatorie sono in via di cancellazione. In generale – continua Pacifico – ci ritroviamo con oltre 100 mila docenti già abilitati, che chiedono da tempo di essere stabilizzati attraverso un vero doppio canale di reclutamento. Ovvero chiedono di riapplicare né più né meno il modello di assunzioni previsto fino al 2012”.

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Scuola: Superano il concorso, ma rimangono disoccupati o precari

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 maggio 2019

I docenti vincitori e idonei del Concorso 2016 dovrebbero essere assunti, a domanda, a livello nazionale, come è avvenuto per i loro colleghi del 2012, rispetto all’attuale grave vacanza di posti, al fine di non disperdere preziose risorse. Anief chiede un intervento urgente del Legislatore che garantisca a questi docenti la possibilità di essere assunti nei ruoli dello Stato anche in una regione diversa da quella indicata a suo tempo e prima della prossima procedura ordinaria. Marcello Pacifico (Anief) ricorda come anche loro siano precari, ma per merito perché hanno superato il concorso pubblico e si chiede perché Bussetti voglia selezionare altri docenti con un nuovo concorso quando fa decadere le graduatorie di migliaia di docenti selezionati dallo Stato per essere assunti nei ruoli. Nel frattempo, l’ufficio legale di Anief fornisce assistenza legale a tutti i vincitori dei precedenti concorsi non ancora assunti per rivendicarne il ruolo.
Mentre il ministro dell’Istruzione continua a ripetere il mantra dei nuovi concorsi in arrivo, ci sono decine di migliaia di vincitori dell’ultima selezione che rimangono al palo e rischiano di essere pure estromessi dalle graduatorie di merito pre-ruolo dove oggi sono collocati: sono gli idonei del concorso 2016 e potranno essere assunti sino alla validità delle graduatorie di merito, che è stata prorogata di un anno, dopo che Anief prima ha vinto la battaglia legale sul diritto degli idonei a essere inseriti nelle graduatorie di merito e poi ha convinto il Parlamento a eliminare il limite del 10% della quota di idonei stessi, salvo vedersela rispuntare nel nuovo bando. Anief, infatti, si è battuta per la proroga della scadenza delle graduatorie di merito disciplinata dai commi 113-114 articolo 1 della legge 107/ 2015, grazie all’approvazione del comma 603 dell’articolo 1 della legge 205/2017 e all’abolizione del limite del 10% degli idonei anche ai docenti che hanno vinto il concorso nella scuola dell’infanzia e primaria 2016, attraverso l’approvazione del comma 604 dell’articolo 1 della suddetta legge di stabilità 2018. A seguito della precedente procedura concorsuale, in presenza dell’alto numero di vincitori non assunti nel triennio di riferimento e dell’elevato numero della vacanza dei posti che portò il Miur a bandire ben 26 mila posti rispetto ai 16 mila attuali, il Parlamento decise di consentire a vincitori e idonei (rientrati grazie a una sentenza definitiva del Tar Lazio ottenuta dai legali Anief contro il bando voluto dal ministro Profumo) di essere assunti anche in regione diversa da quella dove avevano partecipato e dove erano scomparsi gli stessi posti messi a concorso.

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Scuola: Docenti precari, è boom 150 mila il prossimo anno

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 maggio 2019

Il sindacato autonomo invitaa ripristinare e aggiornare annualmente le graduatorie permanenti per tutto il personale abilitato e ad organizzare GRATUITI corsi abilitanti di 50 ore, presso gli ex provveditorati per i docenti con 36 mesi di servizio, perché possano essere assunti in ruolo al di là dei nuovi concorsi riservati, e per il personale già di ruolo. Basta trattare i docenti in maniera diversa in base alla procedura o all’anno di assunzione “Bisogna stabilizzare anche gli Ata precari e non soltanto i lavoratori utilizzati dalle cooperative, riattivare i passaggi verticali professionali per quelli di ruolo e assumere i Dsga facenti funzione, senza dimenticare il personale educativo. Tutto questo presuppone una nuova politica sugli organici a partire da quello di sostegno dove l’organico di diritto deve essere rivisito alla luce dei posti in organico di fatto, vacanti e disponibili, comunque legati a reali esigenze”, afferma il presidente nazionale Anief Marcello Pacifico. L’introduzione di un nuovo PAS o di un nuovo concorso riservato non risolverà un bel niente se non si attueranno queste minime soluzioni. Continuando così, il prossimo anno scolastico si supererà lo stesso la quota record delle 200 mila supplenze annuali.

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Scuola: Docenti precari esclusi dall’aggiornamento GaE

Posted by fidest press agency su sabato, 11 maggio 2019

Il 16 maggio termina la possibilità di dire no alle esclusioni ingiuste dalla “finestra” di inclusione nelle Graduatorie ad esaurimento: il ricorso riguarda coloro che sono a pieno titolo nella quarta fascia delle GaE e chiedono ora di passare in terza fascia; quelli che sono inseriti nella prima fascia delle graduatorie d’istituto, ma vogliono cambiare la provincia o le scuole d’inclusione; i docenti precari che intendono ottenere il riconoscimento del servizio militare prestato non in costanza di nomina; tutti coloro che sono in possesso dell’abilitazione, ovvero del diploma magistrale, ISEF, ITP, AFAM, chi si è abilitato presso le facoltà di Scienze della formazione primaria (SFP), con il TFA o PAS o ancora all’estero, chi è risultato idoneo agli ultimi concorsi, il personale educativo (per l’inserimento nelle GaE della scuola Primaria). Marcello Pacifico (Anief): Le nostre azioni passate hanno cambiato la giurisprudenza in tema di GaE, come nel caso del diritto al cambio della provincia, al reinserimento dei docenti che ne avevano fatto richiesta, all’inserimento di tutti i docenti abilitati prima del 2012 nonostante la messa ad esaurimento delle graduatori permanenti.
Anief, in particolare, ricorda che per tre volte ha avuto ragione dal giudice delle leggi, sempre sulla queste delle graduatorie ad esaurimento: con la sentenza n. 41 del 2011, della Corte Costituzionale, sull’inserimento a pettine nelle GaE; con la sentenza n. 187/2016 sull’illegittima reiterazione dei contratti a termine e la sentenza n. 251/2017 sull’esclusione dai concorsi dei docenti di ruolo). E abbiamo avuto ragione in Corte di Giustizia Europea, con la famosa sentenza “Mascolo”, che ha fatto la storia del contenzioso giudiziario nazionale. E poi c’è il precedente attuale dei candidati della provincia di Bolzano, dove l’inserimento è concesso. Manca meno di una settimana alla scadenza della presentazione delle domande per l’aggiornamento delle Graduatorie ad esaurimento, collocata dal Miur al 16 maggio prossimo alle ore 14.00. In base al Decreto Ministeriale n. 374 del 24 aprile scorso, entro quella data per decine di migliaia di docenti precari sarà possibile chiedere la permanenza e l’aggiornamento del punteggio con cui si è già inseriti in graduatoria; il reinserimento, riservato ai docenti depennati per non aver presentato domanda di aggiornamento nei bienni/trienni precedenti; la conferma dell’iscrizione con riserva o scioglimento della stessa; il trasferimento da una provincia ad un’altra, anche per i docenti inseriti con riserva.
Invece di cogliere l’occasione per stabilizzare tanti precari storici e coprire l’exploit di posti liberi, proprio attraverso la finestra di aggiornamento delle GaE, l’amministrazione ha confermato una discutibilissima linea di conservatorismo, che sull’immediato comprometterà continuità didattica ed offerta formativa, e poi alla lunga costerà allo Stato somme consistenti per via dell’ondata di ricorsi in tribunale, sia per la stabilizzazione che per i risarcimenti danni, che sempre più insegnanti precari stanno producendo”. Anief ha anche predisposto dei ricorsi in tribunale, da presentare subito, proprio per scongiurare le attuali esclusioni immediate dalla finestra di aggiornamento delle GaE. I ricorsi, da presentare in corrispondenza della data di scadenza imposta dal Miur, quindi entro il prossimo 16 maggio, riguardano chi con Anief ha già attivato tra il 2014 e il 2018 un ricorso per l’inserimento nelle GaE ma non è ancora stato immesso in ruolo o non è stato neanche inserito in GaE con riserva (chi è di ruolo, infatti, ancorché con riserva, non può rientrare in GaE e dovrà impugnare al Giudice del lavoro il decreto di licenziamento per essere confermato nel ruolo dopo aver superato l’anno di prova).

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Scuola – Precari: Sono passati pochi giorni e in migliaia chiedono d’inserirsi nelle GaE

Posted by fidest press agency su sabato, 4 maggio 2019

Assalto alle sedi territoriali del giovane sindacato anche da parte di chi è inserito con riserva grazie ai provvedimenti cautelari ottenuti nei contenziosi pendenti. L’avvocato Walter Miceli che coordina la rete dei legali Anief spiega il perché della necessità di impugnare con un nuovo ricorso il recente decreto ministeriale e la strategia processuale
Con ben oltre 150 mila precari abilitati esclusi dal doppio canale di reclutamento, c’era da aspettarselo. Nonostante due sentenze dell’Adunanza plenaria, non ci si rassegna a rimanere precari a vita, sfruttati da uno Stato che per colpa della politica non sa dare risposte ragionevoli a problemi reali. Ed è una nuova caccia al ricorso, alla ricerca di una giustizia che prima o poi trionfi nelle aule di giustizia.Con oltre 100 mila cattedre vacanti, un Ministro dell’Istruzione davvero interessato a fare incontrare domanda ed offerta di lavoro avrebbe dovuto cogliere l’occasione della finestra di aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento, aperta in questi giorni, dopo ben cinque anni di attesa, tramite il Decreto Ministeriale n. 374 del 24 aprile, per permettervi l’inserimento di tutti i docenti abilitati. Invece, questo non è stato fatto e a settembre si rischia di avere lo stesso numero di supplenti di dieci anni fa quando però con il doppio canale di reclutamento si è garantito un rapido assorbimento.
Su quanto fatto in merito all’impugnazione del precedente decreto di aggiornamento delle GaE in questo quinquennio, bisogna, anzitutto, ricordare che tutti i ricorsi per l’inserimento nelle GaE, dal 2014 ad oggi, sono stati sempre coltivati impugnando le graduatorie ripubblicate di anno in anno e istaurando il contraddittorio con i controinteressati con onerose notifiche per pubblici proclami. Questa condotta processuale è stata tenuta dai legali Anief in ossequio ad una giurisprudenza pacifica del Tar Lazio, recentemente ribadita in udienza dal nuovo presidente della III sezione Bis, secondo la quale sono necessarie, a pena di improcedibilità, sia le impugnazioni delle graduatorie definitive che la notifica per pubblici proclami.

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Scuola: Precari, due procedure inutili per salvarli

Posted by fidest press agency su sabato, 27 aprile 2019

All’indomani dell’intesa Governo-sindacati sottoscritta il 24 aprile a Palazzo Chigi, cominciano a delinearsi i contorni di un progetto fumoso e tutt’altro che risolutivo. È bene che i sindacati rifiutino le tessere di questi docenti: lo dicano chiaro. Nessun precario, già abilitato all’insegnamento, con titoli e formato, dopo 36 mesi di servizio, ha intenzione di svolgere un nuovo concorso: quello che serve è solo la sua stabilizzazione. Perché nessun supplente abilitato vorrebbe insegnare senza la prospettiva di essere assunto nei ruoli dello Stato. Marcello Pacifico (Anief): Se qualcuno non li vuole difendere, abbia la decenza di tacere e non parlare a nome loro, perché significherebbe aver aggirato al proprio compito istituzionale di difendere il diritto al lavoro. Dopo l’accordo con il Governo, le procedure di stabilizzazione dei docenti precari “saranno due”: a breve dovrà essere convocato il primo dei tavoli tecnici previsti per dare “forma” all’Intesa. Il primo – Orizzonte Scuola – riguarderà proprio il capitolo Precariato. L’intesa prevede che il Governo, nel rispetto del principio costituzionale dell’accesso al pubblico impiego tramite concorsi pubblici, individuerà le più adeguate e semplificate modalità per agevolare l’immissione in ruolo del personale docente con esperienza di almeno 36 mesi di servizio (= 3 annualità)”. “Secondo quanto riferito dai sindacati, si tratterà di prevedere l’accesso diretto al concorso (no preselettiva), aumento della quota riservata dei posti tra il 35 e il 50%, no 24 CFU, valorizzazione servizio nella graduatoria finale. Nell’intesa è poi previsto che in via transitoria, sempre per i docenti con almeno 36 mesi di servizio, saranno previsti percorsi abilitanti selettivi finalizzati all’immissione in ruolo. Tempi e modalità saranno stabilite nel tavolo tecnico”. Il sindacato Anief, che ha confermato la mobilitazione del personale e l’adesione allo sciopero del 17 maggio contro le promesse di un Esecutivo che doveva essere del Cambiamento ed invece si conferma in piena linea con quelli che lo hanno preceduto, abili negli impegni e pessimi nei fatti, ribadisce che in quell’accordo è stata elusa la “madre” di tutte le soluzioni per vincere il precariato in Italia: la riapertura delle GaE rivolta a tutto il personale insegnante abilitato all’insegnamento e a quello con 36 mesi, previa frequenza di un corso rapido abilitante a costo dello Stato: l’accordo notturno con il Governo, infatti, rappresenta una bella intesa pre-elettorale ma nulla di più perché non entra nel merito dei problemi veri della scuola.

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Scuola: Docenti precari, aggiornamento delle GaE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 aprile 2019

A fine mese si aprirà la “finestra” delle graduatorie dove al momento sono collocati 35.878 docenti abilitati. L’inserimento continua ad essere precluso a decine di migliaia di abilitati, mentre la posizione di 50 mila diplomati magistrale rimane in bilico. Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, presentare istanza al Tribunale amministrativo è lecito, sia per i tanti che sono stati inseriti con riserva sia per coloro che non hanno mai presentato domanda di inserimento. Il sindacato fornirà precise istruzioni nei prossimi giorni, aprendo le pre-adesioni alla più grande vertenza giudiziaria della storia della scuola italiana in attesa del decreto vero e proprio Le Graduatorie ad esaurimento saranno aggiornate per il triennio 2019/21 nel periodo che va tra le fine di aprile e la seconda metà di maggio. L’aggiornamento, sottolinea Orizzonte Scuola, riguarderà esclusivamente i docenti già inseriti, anche con riserva, nelle graduatorie ad esaurimento: è altissimo il numero di docenti, in possesso di ufficiale abilitazione all’insegnamento, che attendeva invece questo momento, da ben cinque anni, e che adesso, stando alle norme in via di pubblicazione, dovrebbe continuare a rimanervi ingiustamente fuori. Sono coinvolti nelle GaE, in un modo o nell’altro, più di 150 mila insegnanti abilitati e sfruttati dallo Stato: sono i precari che, in attesa dell’esito del reclamo collettivo presentato dall’Anief al Consiglio d’Europa, chiederanno ai giudici una lettura euro-orientata della norma nazionale o ancora alla Corte di Giustizia Europea una pronuncia sulla ingiusta legge italiana che, lontanissima dal diritto transnazionale ed in particolare dall’applicazione della clausola 5 della Direttiva 70/99 UE, li continua ad escludere dal doppio canale di reclutamento. “Siamo pronti a chiedere – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – anche il rinnovo per i tanti maestri con diploma magistrale con contratti in scadenza al 30 giugno. Alla fine, se non sarà raggiunto quello che per noi è il bene della vita, citeremo lo Stato italiano in giudizio per risarcimenti tali che quelli conferiti ai medici per le borse di studio per violazione delle norme comunitarie saranno pallidi ricordi”. “Le stesse richieste risarcitorie saranno avanzate dai precari non abilitati con 36 mesi di servizio, inseriti in terza fascia d’istituto, se non verrà istituito per loro un percorso abilitante e concesso anche per loro l’inserimento in GaE. Il Miur non può pretendere di selezionare migliaia di insegnanti a loro spese e poi far finta che non esistano, lasciando, peraltro, le cattedre sguarnite”, conclude il sindacalista.

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Scuola: Precari con oltre 36 mesi di servizio, basta prese in giro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 aprile 2019

Ogni giorno un contentino, quasi un’elemosina per cercare di placare gli animi di chi continua a essere sfruttato dallo Stato, ma porta avanti le nostre scuole. Dopo la super valutazione del servizio fra i titoli, forse niente pre-selettiva e aumento della quota finale riservata di accesso alle graduatorie di merito. Per Pacifico (Anief) la soluzione è semplice: o si stabilizzano o si abilitano e si inseriscono nelle GaE all’atto dell’aggiornamento, senza tante più chiacchere, sempre che il loro servizio sia ritenuto indispensabile come lo è nei fatti. Ancora novità per i precari storici e nuove polemiche dopo le delusioni: il Miur sarebbe intenzionato a esonerarli dalla prova pre-selettiva dei futuri concorsi, aumentando, peraltro, l’attuale quota del 10%. Marcello Pacifico (Anief): sulla reiterazione gratuita delle supplenze annuali, in presenza di posti vacanti, il Miur pensa di ‘salvarsi in calcio d’angolo’ facilitando l’accesso ai concorsi che però non ha alcuna conseguenza sulle effettive immissioni in ruolo né sulle attuali supplenze. Queste disposizioni non basteranno ad evitare le procedure d’infrazione della norma comunitaria e di contenzioso nei tribunali del lavoro per le misure risarcitorie da applicare a decine di migliaia di precari vessati e mai assunti a tempo indeterminato. Descrivendo gli esiti dell’incontro svolto al ministero dell’Istruzione tra il ministro Marco Bussetti, il sottosegretario Salvatore Giuliano e i parlamentari di Lega e M5S delle Commissioni VII di Camera e Senato, l’amministrazione ha spiegato che sulle procedure selettive per assegnare “70.000 cattedre nei vari ordini di scuola che si sommano a quelli già avviati in questi mesi” è “previsto un nuovo incontro per mettere a punto ulteriori misure sul reclutamento, in particolare l’eliminazione della prova preselettiva e l’aumento della quota di riserva per i docenti di III fascia che avranno maturato più di 36 mesi di servizio alla data del prossimo concorso per la scuola secondaria”. La rivista specializzata Orizzonte Scuola ricorda quali sono le misure finora previste per partecipare al concorso: no 24 CFU nelle discipline antro-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche; riserva 10% posti (ed è su questo che si vuole intervenire); supervalutazione del servizio, ai titoli verrà attribuito un punteggio pari al 40% di quello complessivo (comprensivo dunque degli esiti delle prove). Tra i titoli, inoltre, il 50% del punteggio va attribuito al servizio prestato presso le scuole del sistema nazionale di istruzione. Sia la riserva dei posti che l’esenzione dai 24 CFU sono previsti “in prima applicazione”, ossia per il primo dei concorsi indetti sulla base del Decreto Legislativo n. 59/2017 come modificato dalla Legge di Bilancio 2019. Infine, si ricorda che tutti gli altri partecipanti al concorso (abilitati, laureati con 24 CFU, ITP, specializzati su sostegno) dovranno svolgere la prova preselettiva, computer based, qualora a livello regionale e per ciascuna procedura il numero dei candidati sia superiore a tre volte il numero dei posti messi a concorso.
“L’esclusione dei docenti della secondaria dai test preselettivi e il possibile incremento della percentuale di posti riservati – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – rappresenta un timido segnale di avvicinamento del reclutamento italiano al diritto comunitario. Per una completa applicazione della clausola 5 della Direttiva 70/99 UE, infatti sono di ben altro spessore le disposizioni normative che attendiamo. Non pensiamo che la Commissione Europea, chiamata se vi sono i presupposti per comminare all’Italia una sanzione, possa giudicare esauriente le piccole aperture del Miur sull’accesso ai concorsi”. “Anche perché – continua il sindacalista autonomo –, mentre il numero di supplenti annuali ha superato quota 120 mila, questi docenti dovranno comunque subire l’ennesima valutazione su abilità e competenze, mentre da Bruxelles l’indicazione è quella dell’immissione in ruolo automatica. La quale può tranquillamente attuarsi con l’inserimento dei docenti abilitati nelle GaE, dove chi ha maggiore servizio, quindi tutti quelli con oltre 36 mesi, verrà collocato nelle posizioni più favorevoli per essere assunto. Ecco perché Anief conferma l’adesione allo sciopero generale del 17 maggio prossimo e la presenza in piazza, durante il quale si contesterà anche il processo in atto di approvazione della regionalizzazione, del comparto scolastico, e la mancanza di risorse utili al rinnovo del contratto di categoria, scaduto già da quasi quattro mesi”, conclude Pacifico. Il giovane sindacato rammenta come la Corte di Giustizia Europea, attraverso la decima Sezione Corte, pochi mesi fa ha emesso la sentenza C-331/17 Sciotto, che richiamando “la clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura in allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato”, ha ribadito che gli stati membri non possano osteggiare tale indicazione e nemmeno discriminare determinate categorie di dipendenti. Anief conferma le preadesioni all’impugnazione gratuita del personale di ruolo interessato ad ottenere dalle due alle dodici mensilità di risarcimento in caso di pronuncia conforme della Corte di giustizia e di superamento delle sentenze della Corte suprema italiana: per aderire basta andare sul Portale Anief. Parallelamente, il giovane sindacato continua la sua battaglia giudiziaria per l’immissione in ruolo e il risarcimento danni per chi ha svolto almeno 36 mesi di supplenze su posto vacante e disponibile, per chi è ancora precario: anche in questo caso, gli interessati possono consultare la sezione apposita del portale Anief. “Il ministro Bussetti deve fare una cosa semplice per risolvere il problema dei precari storici: bandire nuovi corsi aperti abilitanti e riaprire le graduatorie ad esaurimento annualmente a tutto il personale abilitato”, conclude Pacifico. Poi se riuscisse veramente a convincere il Mef ad adeguare l’organico di fatto a quello di diritto, incluso su posti di sostegno, potrebbe, persino, attuare una piano straordinario di stabilizzazione di tutti i precari.

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Scuola: Precariato, numeri inauditi: la prossima estate oltre 120 mila supplenze annuali

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

I vincitori del prossimo concorso a cattedra potrebbero non essere assunti nemmeno nel 2020. E siccome non c’è alcuna volontà da parte del Miur di stabilizzare i precari storici con oltre 36 mesi di servizio svolto, a dispetto di quello che ci chiede l’Europa da 20 anni, tra qualche mese ne vedremo delle belle: solo considerando i 40 mila pensionamenti, le 33 mila mancate immissioni in ruolo della scorsa estate e i 50 mila posti in deroga, si arriva ad un numero inaudito di supplenze annuali, con scadenza 30 giugno 2020 o 31 agosto 2020. Marcello Pacifico (Anief): L’Italia stavolta più che mai rischia di incassare una sanzione non indifferente da Bruxelles. Se a questo si aggiungono i tanti ricorsi risarcitori presentati in tribunale dai singoli docenti, che anche Anief patrocina, diventa ancora più incoerente la scelta del Miur di opporsi alla riapertura delle GaE e del doppio canale di reclutamento. Ancora di più perché i concorsi non andranno a sanare che una piccolissima parte degli oltre 100 mila precari già selezionati e abilitati all’insegnamento. Il Miur ha ufficializzato quello che l’Anief sostiene da mesi: la prossima estate sarà contrassegnata dal record di supplenze annuali. Anche nella scuola secondaria, per la quale a fronte dell’innalzato numero di pensionamenti, che con quota 100 arriverà a quota 40 mila, non ci saranno nuovi docenti vincitori di concorso pronti a subentrare. La conferma, scrive Orizzonte Scuola, adesso arriva anche dal Ministro Bussetti che a Genova ha detto: un nuovo concorso “è all’interno della nostra finanziaria, lo abbiamo già previsto, avvieremo nuove procedure concorsuali”. Alla domanda se si farà in tempo per le assunzioni 2018/19, Bussetti ha risposto: “No sicuramente no. I tempi per i concorsi sono molto più lunghi, ma inizieremo a farlo”. Ma c’è dell’altro: non è affatto sicuro che i vincitori del prossimo concorso possano prendere posto il 1° settembre del 2020. Il bando, infatti, non sarà pubblicato a breve: d’altronde, spiega ancora la rivista specializzata, se l’obiettivo è quello di bandire concorsi solo nelle regioni con posti disponibili nel periodo di vigenza delle graduatorie, bisognerà attendere le assunzioni dell’estate 2019 per avere un quadro completo della situazione. Allo stesso tempo, andare oltre settembre (a condizioni invariate) potrebbe significare non fare in tempo per le assunzioni del 2020. Si sta vivendo una “situazione delicata, che coinvolge migliaia di docenti con servizio e neolaureati con i 24 CFU, in attesa di una nuova procedura di reclutamento”. La certezza, al momento, è che il concorso per i docenti della scuola secondaria dovrebbe essere bandito entro il 2019, tuttavia non si potrà fare in tempo per le assunzioni a.s. 2019/20. E siccome non c’è alcuna volontà da parte del Miur di stabilizzare i precari storici con oltre 36 mesi di servizio svolto, a dispetto di quello che ci chiede l’Europa da 20 anni, tra qualche mese ne vedremo delle belle. Il risultato di tutto questo è presto detto: solo considerando i 40 mila pensionamenti, le 33 mila mancate immissioni in ruolo della scorsa estate e i 50 mila posti in deroga, si arriva ad oltre 120 mila supplenze annuali, in parte con scadenza 30 giugno 2020 ed in parte 31 agosto sempre 2020.
“Per il Ministero dell’Istruzione la soluzione a questo problema sarebbe stata a portata di mano – sottolinea Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – se avesse dato ascolto a quanto espresso pochi mesi dalla Corte di Giustizia Europea, la quale attraverso la decima Sezione Corte, con la sentenza C-331/17 Sciotto e richiamando la clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato del 18 marzo 1999 collegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno dello stesso anno sull’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro non di ruolo, ha ribadito che i Paesi membri non possano opporsi a tale indicazione. E che nemmeno possono discriminare determinate categoria di lavoratori”. “Ecco perché l’Italia stavolta più che mai rischia di incassare una sanzione non indifferente da Bruxelles. Se a questo si aggiungono i tanti ricorsi risarcitori presentati in tribunale dai singoli docenti, che anche Anief patrocina, diventa ancora più incoerente la scelta del Miur di opporsi alla riapertura delle GaE e del doppio canale di reclutamento. Ancora di più perché i concorsi non andranno a sanare che una piccolissima parte degli oltre 100 mila precari già selezionati e abilitati all’insegnamento”.

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