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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

Posts Tagged ‘precari’

Scuola: Docenti precari, è boom 150 mila il prossimo anno

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 maggio 2019

Il sindacato autonomo invitaa ripristinare e aggiornare annualmente le graduatorie permanenti per tutto il personale abilitato e ad organizzare GRATUITI corsi abilitanti di 50 ore, presso gli ex provveditorati per i docenti con 36 mesi di servizio, perché possano essere assunti in ruolo al di là dei nuovi concorsi riservati, e per il personale già di ruolo. Basta trattare i docenti in maniera diversa in base alla procedura o all’anno di assunzione “Bisogna stabilizzare anche gli Ata precari e non soltanto i lavoratori utilizzati dalle cooperative, riattivare i passaggi verticali professionali per quelli di ruolo e assumere i Dsga facenti funzione, senza dimenticare il personale educativo. Tutto questo presuppone una nuova politica sugli organici a partire da quello di sostegno dove l’organico di diritto deve essere rivisito alla luce dei posti in organico di fatto, vacanti e disponibili, comunque legati a reali esigenze”, afferma il presidente nazionale Anief Marcello Pacifico. L’introduzione di un nuovo PAS o di un nuovo concorso riservato non risolverà un bel niente se non si attueranno queste minime soluzioni. Continuando così, il prossimo anno scolastico si supererà lo stesso la quota record delle 200 mila supplenze annuali.

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Scuola: Docenti precari esclusi dall’aggiornamento GaE

Posted by fidest press agency su sabato, 11 maggio 2019

Il 16 maggio termina la possibilità di dire no alle esclusioni ingiuste dalla “finestra” di inclusione nelle Graduatorie ad esaurimento: il ricorso riguarda coloro che sono a pieno titolo nella quarta fascia delle GaE e chiedono ora di passare in terza fascia; quelli che sono inseriti nella prima fascia delle graduatorie d’istituto, ma vogliono cambiare la provincia o le scuole d’inclusione; i docenti precari che intendono ottenere il riconoscimento del servizio militare prestato non in costanza di nomina; tutti coloro che sono in possesso dell’abilitazione, ovvero del diploma magistrale, ISEF, ITP, AFAM, chi si è abilitato presso le facoltà di Scienze della formazione primaria (SFP), con il TFA o PAS o ancora all’estero, chi è risultato idoneo agli ultimi concorsi, il personale educativo (per l’inserimento nelle GaE della scuola Primaria). Marcello Pacifico (Anief): Le nostre azioni passate hanno cambiato la giurisprudenza in tema di GaE, come nel caso del diritto al cambio della provincia, al reinserimento dei docenti che ne avevano fatto richiesta, all’inserimento di tutti i docenti abilitati prima del 2012 nonostante la messa ad esaurimento delle graduatori permanenti.
Anief, in particolare, ricorda che per tre volte ha avuto ragione dal giudice delle leggi, sempre sulla queste delle graduatorie ad esaurimento: con la sentenza n. 41 del 2011, della Corte Costituzionale, sull’inserimento a pettine nelle GaE; con la sentenza n. 187/2016 sull’illegittima reiterazione dei contratti a termine e la sentenza n. 251/2017 sull’esclusione dai concorsi dei docenti di ruolo). E abbiamo avuto ragione in Corte di Giustizia Europea, con la famosa sentenza “Mascolo”, che ha fatto la storia del contenzioso giudiziario nazionale. E poi c’è il precedente attuale dei candidati della provincia di Bolzano, dove l’inserimento è concesso. Manca meno di una settimana alla scadenza della presentazione delle domande per l’aggiornamento delle Graduatorie ad esaurimento, collocata dal Miur al 16 maggio prossimo alle ore 14.00. In base al Decreto Ministeriale n. 374 del 24 aprile scorso, entro quella data per decine di migliaia di docenti precari sarà possibile chiedere la permanenza e l’aggiornamento del punteggio con cui si è già inseriti in graduatoria; il reinserimento, riservato ai docenti depennati per non aver presentato domanda di aggiornamento nei bienni/trienni precedenti; la conferma dell’iscrizione con riserva o scioglimento della stessa; il trasferimento da una provincia ad un’altra, anche per i docenti inseriti con riserva.
Invece di cogliere l’occasione per stabilizzare tanti precari storici e coprire l’exploit di posti liberi, proprio attraverso la finestra di aggiornamento delle GaE, l’amministrazione ha confermato una discutibilissima linea di conservatorismo, che sull’immediato comprometterà continuità didattica ed offerta formativa, e poi alla lunga costerà allo Stato somme consistenti per via dell’ondata di ricorsi in tribunale, sia per la stabilizzazione che per i risarcimenti danni, che sempre più insegnanti precari stanno producendo”. Anief ha anche predisposto dei ricorsi in tribunale, da presentare subito, proprio per scongiurare le attuali esclusioni immediate dalla finestra di aggiornamento delle GaE. I ricorsi, da presentare in corrispondenza della data di scadenza imposta dal Miur, quindi entro il prossimo 16 maggio, riguardano chi con Anief ha già attivato tra il 2014 e il 2018 un ricorso per l’inserimento nelle GaE ma non è ancora stato immesso in ruolo o non è stato neanche inserito in GaE con riserva (chi è di ruolo, infatti, ancorché con riserva, non può rientrare in GaE e dovrà impugnare al Giudice del lavoro il decreto di licenziamento per essere confermato nel ruolo dopo aver superato l’anno di prova).

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Scuola – Precari: Sono passati pochi giorni e in migliaia chiedono d’inserirsi nelle GaE

Posted by fidest press agency su sabato, 4 maggio 2019

Assalto alle sedi territoriali del giovane sindacato anche da parte di chi è inserito con riserva grazie ai provvedimenti cautelari ottenuti nei contenziosi pendenti. L’avvocato Walter Miceli che coordina la rete dei legali Anief spiega il perché della necessità di impugnare con un nuovo ricorso il recente decreto ministeriale e la strategia processuale
Con ben oltre 150 mila precari abilitati esclusi dal doppio canale di reclutamento, c’era da aspettarselo. Nonostante due sentenze dell’Adunanza plenaria, non ci si rassegna a rimanere precari a vita, sfruttati da uno Stato che per colpa della politica non sa dare risposte ragionevoli a problemi reali. Ed è una nuova caccia al ricorso, alla ricerca di una giustizia che prima o poi trionfi nelle aule di giustizia.Con oltre 100 mila cattedre vacanti, un Ministro dell’Istruzione davvero interessato a fare incontrare domanda ed offerta di lavoro avrebbe dovuto cogliere l’occasione della finestra di aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento, aperta in questi giorni, dopo ben cinque anni di attesa, tramite il Decreto Ministeriale n. 374 del 24 aprile, per permettervi l’inserimento di tutti i docenti abilitati. Invece, questo non è stato fatto e a settembre si rischia di avere lo stesso numero di supplenti di dieci anni fa quando però con il doppio canale di reclutamento si è garantito un rapido assorbimento.
Su quanto fatto in merito all’impugnazione del precedente decreto di aggiornamento delle GaE in questo quinquennio, bisogna, anzitutto, ricordare che tutti i ricorsi per l’inserimento nelle GaE, dal 2014 ad oggi, sono stati sempre coltivati impugnando le graduatorie ripubblicate di anno in anno e istaurando il contraddittorio con i controinteressati con onerose notifiche per pubblici proclami. Questa condotta processuale è stata tenuta dai legali Anief in ossequio ad una giurisprudenza pacifica del Tar Lazio, recentemente ribadita in udienza dal nuovo presidente della III sezione Bis, secondo la quale sono necessarie, a pena di improcedibilità, sia le impugnazioni delle graduatorie definitive che la notifica per pubblici proclami.

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Scuola: Precari, due procedure inutili per salvarli

Posted by fidest press agency su sabato, 27 aprile 2019

All’indomani dell’intesa Governo-sindacati sottoscritta il 24 aprile a Palazzo Chigi, cominciano a delinearsi i contorni di un progetto fumoso e tutt’altro che risolutivo. È bene che i sindacati rifiutino le tessere di questi docenti: lo dicano chiaro. Nessun precario, già abilitato all’insegnamento, con titoli e formato, dopo 36 mesi di servizio, ha intenzione di svolgere un nuovo concorso: quello che serve è solo la sua stabilizzazione. Perché nessun supplente abilitato vorrebbe insegnare senza la prospettiva di essere assunto nei ruoli dello Stato. Marcello Pacifico (Anief): Se qualcuno non li vuole difendere, abbia la decenza di tacere e non parlare a nome loro, perché significherebbe aver aggirato al proprio compito istituzionale di difendere il diritto al lavoro. Dopo l’accordo con il Governo, le procedure di stabilizzazione dei docenti precari “saranno due”: a breve dovrà essere convocato il primo dei tavoli tecnici previsti per dare “forma” all’Intesa. Il primo – Orizzonte Scuola – riguarderà proprio il capitolo Precariato. L’intesa prevede che il Governo, nel rispetto del principio costituzionale dell’accesso al pubblico impiego tramite concorsi pubblici, individuerà le più adeguate e semplificate modalità per agevolare l’immissione in ruolo del personale docente con esperienza di almeno 36 mesi di servizio (= 3 annualità)”. “Secondo quanto riferito dai sindacati, si tratterà di prevedere l’accesso diretto al concorso (no preselettiva), aumento della quota riservata dei posti tra il 35 e il 50%, no 24 CFU, valorizzazione servizio nella graduatoria finale. Nell’intesa è poi previsto che in via transitoria, sempre per i docenti con almeno 36 mesi di servizio, saranno previsti percorsi abilitanti selettivi finalizzati all’immissione in ruolo. Tempi e modalità saranno stabilite nel tavolo tecnico”. Il sindacato Anief, che ha confermato la mobilitazione del personale e l’adesione allo sciopero del 17 maggio contro le promesse di un Esecutivo che doveva essere del Cambiamento ed invece si conferma in piena linea con quelli che lo hanno preceduto, abili negli impegni e pessimi nei fatti, ribadisce che in quell’accordo è stata elusa la “madre” di tutte le soluzioni per vincere il precariato in Italia: la riapertura delle GaE rivolta a tutto il personale insegnante abilitato all’insegnamento e a quello con 36 mesi, previa frequenza di un corso rapido abilitante a costo dello Stato: l’accordo notturno con il Governo, infatti, rappresenta una bella intesa pre-elettorale ma nulla di più perché non entra nel merito dei problemi veri della scuola.

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Scuola: Docenti precari, aggiornamento delle GaE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 aprile 2019

A fine mese si aprirà la “finestra” delle graduatorie dove al momento sono collocati 35.878 docenti abilitati. L’inserimento continua ad essere precluso a decine di migliaia di abilitati, mentre la posizione di 50 mila diplomati magistrale rimane in bilico. Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, presentare istanza al Tribunale amministrativo è lecito, sia per i tanti che sono stati inseriti con riserva sia per coloro che non hanno mai presentato domanda di inserimento. Il sindacato fornirà precise istruzioni nei prossimi giorni, aprendo le pre-adesioni alla più grande vertenza giudiziaria della storia della scuola italiana in attesa del decreto vero e proprio Le Graduatorie ad esaurimento saranno aggiornate per il triennio 2019/21 nel periodo che va tra le fine di aprile e la seconda metà di maggio. L’aggiornamento, sottolinea Orizzonte Scuola, riguarderà esclusivamente i docenti già inseriti, anche con riserva, nelle graduatorie ad esaurimento: è altissimo il numero di docenti, in possesso di ufficiale abilitazione all’insegnamento, che attendeva invece questo momento, da ben cinque anni, e che adesso, stando alle norme in via di pubblicazione, dovrebbe continuare a rimanervi ingiustamente fuori. Sono coinvolti nelle GaE, in un modo o nell’altro, più di 150 mila insegnanti abilitati e sfruttati dallo Stato: sono i precari che, in attesa dell’esito del reclamo collettivo presentato dall’Anief al Consiglio d’Europa, chiederanno ai giudici una lettura euro-orientata della norma nazionale o ancora alla Corte di Giustizia Europea una pronuncia sulla ingiusta legge italiana che, lontanissima dal diritto transnazionale ed in particolare dall’applicazione della clausola 5 della Direttiva 70/99 UE, li continua ad escludere dal doppio canale di reclutamento. “Siamo pronti a chiedere – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – anche il rinnovo per i tanti maestri con diploma magistrale con contratti in scadenza al 30 giugno. Alla fine, se non sarà raggiunto quello che per noi è il bene della vita, citeremo lo Stato italiano in giudizio per risarcimenti tali che quelli conferiti ai medici per le borse di studio per violazione delle norme comunitarie saranno pallidi ricordi”. “Le stesse richieste risarcitorie saranno avanzate dai precari non abilitati con 36 mesi di servizio, inseriti in terza fascia d’istituto, se non verrà istituito per loro un percorso abilitante e concesso anche per loro l’inserimento in GaE. Il Miur non può pretendere di selezionare migliaia di insegnanti a loro spese e poi far finta che non esistano, lasciando, peraltro, le cattedre sguarnite”, conclude il sindacalista.

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Scuola: Precari con oltre 36 mesi di servizio, basta prese in giro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 aprile 2019

Ogni giorno un contentino, quasi un’elemosina per cercare di placare gli animi di chi continua a essere sfruttato dallo Stato, ma porta avanti le nostre scuole. Dopo la super valutazione del servizio fra i titoli, forse niente pre-selettiva e aumento della quota finale riservata di accesso alle graduatorie di merito. Per Pacifico (Anief) la soluzione è semplice: o si stabilizzano o si abilitano e si inseriscono nelle GaE all’atto dell’aggiornamento, senza tante più chiacchere, sempre che il loro servizio sia ritenuto indispensabile come lo è nei fatti. Ancora novità per i precari storici e nuove polemiche dopo le delusioni: il Miur sarebbe intenzionato a esonerarli dalla prova pre-selettiva dei futuri concorsi, aumentando, peraltro, l’attuale quota del 10%. Marcello Pacifico (Anief): sulla reiterazione gratuita delle supplenze annuali, in presenza di posti vacanti, il Miur pensa di ‘salvarsi in calcio d’angolo’ facilitando l’accesso ai concorsi che però non ha alcuna conseguenza sulle effettive immissioni in ruolo né sulle attuali supplenze. Queste disposizioni non basteranno ad evitare le procedure d’infrazione della norma comunitaria e di contenzioso nei tribunali del lavoro per le misure risarcitorie da applicare a decine di migliaia di precari vessati e mai assunti a tempo indeterminato. Descrivendo gli esiti dell’incontro svolto al ministero dell’Istruzione tra il ministro Marco Bussetti, il sottosegretario Salvatore Giuliano e i parlamentari di Lega e M5S delle Commissioni VII di Camera e Senato, l’amministrazione ha spiegato che sulle procedure selettive per assegnare “70.000 cattedre nei vari ordini di scuola che si sommano a quelli già avviati in questi mesi” è “previsto un nuovo incontro per mettere a punto ulteriori misure sul reclutamento, in particolare l’eliminazione della prova preselettiva e l’aumento della quota di riserva per i docenti di III fascia che avranno maturato più di 36 mesi di servizio alla data del prossimo concorso per la scuola secondaria”. La rivista specializzata Orizzonte Scuola ricorda quali sono le misure finora previste per partecipare al concorso: no 24 CFU nelle discipline antro-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche; riserva 10% posti (ed è su questo che si vuole intervenire); supervalutazione del servizio, ai titoli verrà attribuito un punteggio pari al 40% di quello complessivo (comprensivo dunque degli esiti delle prove). Tra i titoli, inoltre, il 50% del punteggio va attribuito al servizio prestato presso le scuole del sistema nazionale di istruzione. Sia la riserva dei posti che l’esenzione dai 24 CFU sono previsti “in prima applicazione”, ossia per il primo dei concorsi indetti sulla base del Decreto Legislativo n. 59/2017 come modificato dalla Legge di Bilancio 2019. Infine, si ricorda che tutti gli altri partecipanti al concorso (abilitati, laureati con 24 CFU, ITP, specializzati su sostegno) dovranno svolgere la prova preselettiva, computer based, qualora a livello regionale e per ciascuna procedura il numero dei candidati sia superiore a tre volte il numero dei posti messi a concorso.
“L’esclusione dei docenti della secondaria dai test preselettivi e il possibile incremento della percentuale di posti riservati – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – rappresenta un timido segnale di avvicinamento del reclutamento italiano al diritto comunitario. Per una completa applicazione della clausola 5 della Direttiva 70/99 UE, infatti sono di ben altro spessore le disposizioni normative che attendiamo. Non pensiamo che la Commissione Europea, chiamata se vi sono i presupposti per comminare all’Italia una sanzione, possa giudicare esauriente le piccole aperture del Miur sull’accesso ai concorsi”. “Anche perché – continua il sindacalista autonomo –, mentre il numero di supplenti annuali ha superato quota 120 mila, questi docenti dovranno comunque subire l’ennesima valutazione su abilità e competenze, mentre da Bruxelles l’indicazione è quella dell’immissione in ruolo automatica. La quale può tranquillamente attuarsi con l’inserimento dei docenti abilitati nelle GaE, dove chi ha maggiore servizio, quindi tutti quelli con oltre 36 mesi, verrà collocato nelle posizioni più favorevoli per essere assunto. Ecco perché Anief conferma l’adesione allo sciopero generale del 17 maggio prossimo e la presenza in piazza, durante il quale si contesterà anche il processo in atto di approvazione della regionalizzazione, del comparto scolastico, e la mancanza di risorse utili al rinnovo del contratto di categoria, scaduto già da quasi quattro mesi”, conclude Pacifico. Il giovane sindacato rammenta come la Corte di Giustizia Europea, attraverso la decima Sezione Corte, pochi mesi fa ha emesso la sentenza C-331/17 Sciotto, che richiamando “la clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura in allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato”, ha ribadito che gli stati membri non possano osteggiare tale indicazione e nemmeno discriminare determinate categorie di dipendenti. Anief conferma le preadesioni all’impugnazione gratuita del personale di ruolo interessato ad ottenere dalle due alle dodici mensilità di risarcimento in caso di pronuncia conforme della Corte di giustizia e di superamento delle sentenze della Corte suprema italiana: per aderire basta andare sul Portale Anief. Parallelamente, il giovane sindacato continua la sua battaglia giudiziaria per l’immissione in ruolo e il risarcimento danni per chi ha svolto almeno 36 mesi di supplenze su posto vacante e disponibile, per chi è ancora precario: anche in questo caso, gli interessati possono consultare la sezione apposita del portale Anief. “Il ministro Bussetti deve fare una cosa semplice per risolvere il problema dei precari storici: bandire nuovi corsi aperti abilitanti e riaprire le graduatorie ad esaurimento annualmente a tutto il personale abilitato”, conclude Pacifico. Poi se riuscisse veramente a convincere il Mef ad adeguare l’organico di fatto a quello di diritto, incluso su posti di sostegno, potrebbe, persino, attuare una piano straordinario di stabilizzazione di tutti i precari.

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Scuola: Precariato, numeri inauditi: la prossima estate oltre 120 mila supplenze annuali

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

I vincitori del prossimo concorso a cattedra potrebbero non essere assunti nemmeno nel 2020. E siccome non c’è alcuna volontà da parte del Miur di stabilizzare i precari storici con oltre 36 mesi di servizio svolto, a dispetto di quello che ci chiede l’Europa da 20 anni, tra qualche mese ne vedremo delle belle: solo considerando i 40 mila pensionamenti, le 33 mila mancate immissioni in ruolo della scorsa estate e i 50 mila posti in deroga, si arriva ad un numero inaudito di supplenze annuali, con scadenza 30 giugno 2020 o 31 agosto 2020. Marcello Pacifico (Anief): L’Italia stavolta più che mai rischia di incassare una sanzione non indifferente da Bruxelles. Se a questo si aggiungono i tanti ricorsi risarcitori presentati in tribunale dai singoli docenti, che anche Anief patrocina, diventa ancora più incoerente la scelta del Miur di opporsi alla riapertura delle GaE e del doppio canale di reclutamento. Ancora di più perché i concorsi non andranno a sanare che una piccolissima parte degli oltre 100 mila precari già selezionati e abilitati all’insegnamento. Il Miur ha ufficializzato quello che l’Anief sostiene da mesi: la prossima estate sarà contrassegnata dal record di supplenze annuali. Anche nella scuola secondaria, per la quale a fronte dell’innalzato numero di pensionamenti, che con quota 100 arriverà a quota 40 mila, non ci saranno nuovi docenti vincitori di concorso pronti a subentrare. La conferma, scrive Orizzonte Scuola, adesso arriva anche dal Ministro Bussetti che a Genova ha detto: un nuovo concorso “è all’interno della nostra finanziaria, lo abbiamo già previsto, avvieremo nuove procedure concorsuali”. Alla domanda se si farà in tempo per le assunzioni 2018/19, Bussetti ha risposto: “No sicuramente no. I tempi per i concorsi sono molto più lunghi, ma inizieremo a farlo”. Ma c’è dell’altro: non è affatto sicuro che i vincitori del prossimo concorso possano prendere posto il 1° settembre del 2020. Il bando, infatti, non sarà pubblicato a breve: d’altronde, spiega ancora la rivista specializzata, se l’obiettivo è quello di bandire concorsi solo nelle regioni con posti disponibili nel periodo di vigenza delle graduatorie, bisognerà attendere le assunzioni dell’estate 2019 per avere un quadro completo della situazione. Allo stesso tempo, andare oltre settembre (a condizioni invariate) potrebbe significare non fare in tempo per le assunzioni del 2020. Si sta vivendo una “situazione delicata, che coinvolge migliaia di docenti con servizio e neolaureati con i 24 CFU, in attesa di una nuova procedura di reclutamento”. La certezza, al momento, è che il concorso per i docenti della scuola secondaria dovrebbe essere bandito entro il 2019, tuttavia non si potrà fare in tempo per le assunzioni a.s. 2019/20. E siccome non c’è alcuna volontà da parte del Miur di stabilizzare i precari storici con oltre 36 mesi di servizio svolto, a dispetto di quello che ci chiede l’Europa da 20 anni, tra qualche mese ne vedremo delle belle. Il risultato di tutto questo è presto detto: solo considerando i 40 mila pensionamenti, le 33 mila mancate immissioni in ruolo della scorsa estate e i 50 mila posti in deroga, si arriva ad oltre 120 mila supplenze annuali, in parte con scadenza 30 giugno 2020 ed in parte 31 agosto sempre 2020.
“Per il Ministero dell’Istruzione la soluzione a questo problema sarebbe stata a portata di mano – sottolinea Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – se avesse dato ascolto a quanto espresso pochi mesi dalla Corte di Giustizia Europea, la quale attraverso la decima Sezione Corte, con la sentenza C-331/17 Sciotto e richiamando la clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato del 18 marzo 1999 collegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno dello stesso anno sull’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro non di ruolo, ha ribadito che i Paesi membri non possano opporsi a tale indicazione. E che nemmeno possono discriminare determinate categoria di lavoratori”. “Ecco perché l’Italia stavolta più che mai rischia di incassare una sanzione non indifferente da Bruxelles. Se a questo si aggiungono i tanti ricorsi risarcitori presentati in tribunale dai singoli docenti, che anche Anief patrocina, diventa ancora più incoerente la scelta del Miur di opporsi alla riapertura delle GaE e del doppio canale di reclutamento. Ancora di più perché i concorsi non andranno a sanare che una piccolissima parte degli oltre 100 mila precari già selezionati e abilitati all’insegnamento”.

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Scuola: Piuttosto che pensare a nuovi concorsi, il Miur assuma chi li ha già vinti

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

E nel reclutare migliaia di idonei, la finisca di chiamare i precari soltanto per fare i supplenti. Il titolo o è valido per insegnare oppure no. Se un posto è senza titolare va dato in ruolo a chi lo ricopre ogni anno. Specializzare altri 14 mila insegnanti sul sostegno senza riaprire le GaE al personale abilitato genera nuovo precariato e questo Bussetti lo sa, replica Marcello Pacifico (Anief). Per non parlare, persino, del licenziamento di chi col diploma magistrale ha superato l’anno di prova.
Il ministro continua a parlare di procedure concorsuali come unica strada per arrivare al ruolo e fa l’esempio del sostegno, per il quale a breve si svolgeranno i test selettivi per far accedere ai corsi oltre 14 mila candidati. Solo che quella specializzazione, peraltro anche particolarmente esosa, replica Marcello Pacifico, presidente Anief, non garantisce alcuna stabilizzazione, ma solo la precedenza nel conferimento delle supplenze, quindi per garantirsi uno dei 50.000 posti di sostegno in deroga. E lo stesso vale per l’abilitazione conseguita con il superamento del concorso: sono attestati, gli ennesimi collezionati dai precari italiani, che aspettano il ruolo dopo aver superato le prove e una vita da supplenti. Il giorno in cui il Ministro vorrà dire davvero basta al precariato, allora non dovrà fare altro che riaprire le GaE a tutti i docenti abilitati, così da evitare per i precari storici della scuola ricorsi risarcitori in tribunale. “Il ministro dell’Istruzione dice che vuole vincere il precariato scolastico, ma poi sbaglia il progetto da attuare perché ciò si realizzi e così espone ancora di più il Miur ai ricorsi risarcitori in tribunale”: così ribatte Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, alle intenzioni espresse da Marco Bussetti durante una visita a Firenze a proposito dell’eccesso di personale non di ruolo che copre cattedre libere. “Vogliamo arrivare – ha detto il Ministro – a dare dignità ad una professione come quella del docente che vede molti, anzi decine di migliaia di docenti, lavorare da molti anni a tempo determinato. Vorremmo avviare le procedure concorsuali per la loro stabilizzazione”. Quando il Ministro dell’Istruzione parla di precariato omette alcuni passaggi fondamentali sull’avvio delle selezioni: la lentezza di attuazione dei concorsi; la decisione di considerare vincitori solo un numero ristretto e non tutti gli idonei; la volontà di fare selezione anche tra i precari storici, con oltre 36 mesi di servizio svolto, che invece devono essere immessi in ruolo con modalità automatiche; la scomparsa dei posti riservati ai vincitori come ancora avvenuto per l’ultimo concorso del 2016; la mancata armonizzazione tra organico di diritto e organico di fatto e la voluta ignoranza sui posti in deroga di sostegno. Su questo punto la Corte di Giustizia Europea, attraverso la decima Sezione Corte, pochi mesi fa ha emesso la sentenza C-331/17 Sciotto che, richiamando “la clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura in allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato”, ha ribadito come i Paesi membri non possano osteggiare tale indicazione e nemmeno discriminare determinate categoria di lavoratori. Quindi, pur di mantenere una posizione sbagliata, continuando a praticare l’abuso di precariato, l’Italia sta andando incontro ad una “bacchettata” non indifferente, sotto forma di sanzione, messa in atto da Bruxelles. Senza dimenticare l’exploit di ricorsi risarcitori in tribunale al quale stiamo assistendo già da alcuni anni. L’apice dalla inefficienza della politica adottata dal Ministero dell’Istruzione per vincere la supplentite nelle scuole si compie sul sostegno agli alunni disabili: “Avvieremo una certificazione dei corsi per 40 mila nuovi docenti specializzati in sostegno nei prossimi tre anni – ha dichiarato Bussetti –: già per 14 mila sono aperti i bandi per questo anno scolastico. Stiamo inoltre investendo sul “reclutamento perché il precariato è un problema”. “Pensare di risolvere il precariato scolastico con i concorsi, dimenticando che ci sono anche da stabilizzare oltre 100 mila precari già selezionati e abilitati all’insegnamento, rappresenta un’opera di demagogia che non possiamo accettare”, commenta il professor Marcello Pacifico.

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Scuola: Più cattedre, meno turnover, boom di precari

Posted by fidest press agency su martedì, 12 marzo 2019

Continua a crescere il numero degli insegnanti che il prossimo anno si siederanno dietro una cattedra: la tendenza è stata illustrata dal Miur ai sindacati, assieme ai criteri con i quali l’amministrazione rideterminerà l’organico del personale docente per l’a.s. 2019/20. L’incremento riguarderà in particolare 2.000 nuovi posti alla primaria per il tempo pieno, 1.169 insegnanti tecnico-pratici a seguito della riforma delle scuole professionali, 400 docenti specializzati in musica, con il reinserimento della seconda ora di primo strumento musicale nei licei, a seguito del ricorso vinto da Anief. Si allarga quindi il fabbisogno di personale docente. E siccome le GaE non sono state riaperte e i concorsi stentano a decollare, serviranno sempre più supplenti. Molti più che in passato. Marcello Pacifico (Anief): Ci stiamo avvicinando ad un nuovo anno all’insegna dei vuoti da riempire. Con i dirigenti scolastici in affanno, per colpa della disorganizzazione creata dall’amministrazione centrale Le novità introdotte nella Legge di Bilancio 2019 comporteranno a settembre un ulteriore incremento del numero di docenti: in base a quanto riferisce Orizzonte Scuola, si tratta di 2.000 posti in più per il tempo pieno, voluti dal governo come inizio di un’inversione di tendenza; 1.169 per l’introduzione della riforma nel II anno dei nuovi Istituti Professionali, che ha portato una maggiorazione delle attività scolastiche laboratoriali; 400 posti di Strumento musicale, a seguito dei nuovi quadri orari con all’interno la reintroduzione dell’ora di strumento cancellata inopinatamente dal Miur. Il Ministero dell’Istruzione, con l’occasione, ha anche reso pubblici i posti in organico di diritto su disciplina comune, pari a 620.836 cattedre; a questi, si aggiungono 15.232 posti in organico di fatto. Rimangono poi confermati i 48.812 posti di potenziamento a completamento dell’organico dell’autonomia, più i 100.080 posti di sostegno in organico di diritto. Nel computo, Anief ricorda che vanno inseriti circa altri 50.000 posti di sostegno cosiddetti in deroga, ovvero collocati su cattedre di didattica speciale comunque vacanti e disponibili ma per motivi di risparmio assegnate solo fino al 30 giugno dell’anno successivo.
A rimanere “inchiodati” nelle graduatorie dei singoli istituti ci sono poi ancora tantissime altre tipologie di docenti precari abilitati, come i laureati in Scienze della formazione primaria, abilitati con Pas, Tfa, Ssis, Afam, Cobaslid e tutti gli altri tramite precedenti concorsi, quindi anche della scuola secondaria. Nel novero degli esclusi dalle supplenze annuali tramite graduatorie provinciali, come dalla stabilizzazione, figurano pure i supplenti titolati con già 36 mesi di servizio svolto, che pur senza abilitazione, secondo le direttive europee sul contrasto dell’abuso di precariato, dovrebbero essere immessi in ruolo con modalità automatica.

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Lavoro: Altro che ripresa, crollo delle ore e boom di precari: la Scuola più di tutti

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 marzo 2019

I dati emergono dal rapporto ‘Il mercato del lavoro 2018’, derivante dalla collaborazione tra ministero del Lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal: nei primi tre trimestri del 2018, rispetto a dieci anni fa, mancano all’appello poco meno di 1,8 milioni di ore lavorate, ovvero oltre un milione di posti full time (unità di lavoro a tempo pieno). Una ripresa, quindi, a “bassa intensità lavorativa”: più occupati ma per meno ore. Marcello Pacifico (Anief): Basta alibi, in Italia l’occupazione si sta sempre più precarizzando e i lavoratori dell’Istruzione sono l’emblema di questa tendenza. “Dire che in Italia l’occupazione è in aumento è un falso storico che serve solo a fornire alibi al governo di turno per dimostrare l’efficienza delle manovre sul lavoro: la verità è emersa in queste ultime ore, attraverso il rapporto ‘Il mercato del lavoro 2018’, dal quale risulta che rispetto al 2008 il numero di ore lavorate e di lavoratori a tempo pieno è enormemente più basso, oltre che la mancata corrispondenza, tendente al ribasso, del tipo di lavoro svolto rispetto al livello di istruzione raggiunto. Quindi, nel nostro Paese l’occupazione si sta sempre più precarizzando”. Così commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, lo studio nazionale sul mercato del lavoro, frutto della collaborazione tra ministero del Lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal. Il rapporto rileva, in effetti, che nella media del 2018 il numero di occupati supera il livello del 2008 di circa 125 mila unità. Apparentemente, quindi, si sarebbero recuperati i livelli pre-crisi. Eppure – come spiega anche l’Ansa – qualcosa si è perso: nei primi tre trimestri del 2018, rispetto a dieci anni fa, mancano all’appello poco meno di 1,8 milioni di ore lavorate, ovvero oltre un milione di posti full time (unità di lavoro a tempo pieno). Una ripresa, quindi, a “bassa intensità lavorativa”: più occupati ma per meno ore.
“Nella stima preliminare del quarto trimestre 2018 – si legge nel rapporto – torna a crescere lievemente l’occupazione permanente (+0,1%), dopo la caduta del terzo” ma è “il tempo determinato (+0,1%)” a toccare “il valore massimo di oltre 3,1 milioni di occupati”. In dieci anni, tra il 2008 e il 2018, i dipendenti con contratto a tempo sono aumentati di 735 mila unità. Un aumento concentrato soprattutto “nei dipendenti con rapporti a termine di durata fino a un massimo di sei mesi (+613mila)”. Inoltre, nel 2017 circa un milione di occupati ha lavorato meno ore di quelle per cui sarebbe stato disponibile, mentre la schiera dei sovraistruiti ammonta a quasi 5,7 milioni: quasi un occupato su 4. Infine, le studio ha sottolineato che con il passare degli anni il fenomeno risulta “in continua crescita, sia in virtù di una domanda di lavoro non adeguata al generale innalzamento del livello di istruzione sia per la mancata corrispondenza tra le competenze specialistiche richieste e quelle possedute”. “L’emblema del lavoro precarizzato – dice Marcello Pacifico – è rappresentato dalla scuola, dove la percentuale di precari è attualmente il doppio degli altri comparti pubblici. Inoltre, a seguito delle mancate modifiche, anche transitorie, ad un modello di reclutamento troppo rigido e deficitario, il numero maggiorato di uscite, seppure minori alle aspettative, grazie a quota 100, la prossima estate ci ritroveremo con 70 mila cattedre vacanti e quasi 200 mila supplenze.

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Scuola: Docenti precari, a settembre sarà record

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 marzo 2019

Il Ministro Bussetti spera nei concorsi, ma continua a non adeguare gli organici a quelli di diritto. Anief è pronta a citarlo come responsabile dirigenziale erariale per l’abuso dei contratti a termine, perché risponda della cattiva politica messa in campo dallo Stato italiano sui lavoratori della scuola.Nel giorno in cui i sindacati ufficializzano l’enormità di posti privi di docenti titolari nella scuola pubblica, ben oltre le aspettative e le 100 mila cattedre, dal Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti apprendiamo che “il maggior numero di cattedre disponibili sono concentrate al Nord, nonostante il calo demografico che caratterizza il nostro Paese”, e che “le cattedre vacanti saranno coperte grazie ai concorsi”. Oltre all’ovvietà delle dichiarazioni – considerato che tutti sanno dove sono concentrate le cattedre vacanti in Italia e che il tasso di nascite è da anni in calo -, quello che lascia sconcertati è la continua volontà di tranquillizzare l’opinione pubblica con progetti irrealizzabili. Marcello Pacifico (Anief): Per coprire la miriade di cattedre disponibili, 50 mila solo su sostegno agli alunni disabili, servono disposizioni transitorie e straordinarie. Sarebbe intellettualmente più onesto ammettere che oggi e anche dopo le prossime immissioni in ruolo, la scuola italiana si regge sui supplenti per soddisfare il suo fabbisogno organico. Come fa il Ministro dell’Istruzione a dire che non c’è nessun allarme supplentite, perché i posti saranno coperti dai vincitori di concorso, ben sapendo che le selezioni pubbliche avanzano a rilento, per la prossima estate non saranno concluse, e che, anzi, alcune programmate non sono nemmeno mai state avviate, come quella destinata ai tanti precari di terza fascia d’istituto? Perché non dice chiaramente che nel prossimo anno scolastico, a seguito dell’ostinazione nel mantenere chiuse le GaE, alla primaria solo un posto libero ogni cinque sarà coperto dai vincitori di concorso, mentre i docenti abilitati continueranno a stagnare nelle graduatorie d’istituto e altri 50 mila insegnanti ci stanno per ritornare per via della incredibile conferma del Consiglio di Stato di licenziarne 6 mila ed espellerli tutti dalle GaE facendo ora pure intendere che la loro abilitazione è solo “strumentale”? Perché non si ricorda che la scorsa estate la gran parte delle immissioni in ruolo, circa 33 mila, sono sfumate per mancanza di candidati nelle uniche graduatorie considerate dal Ministero dell’Istruzione. “La verità – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è che per coprire la miriade di cattedre disponibili, 50 mila solo su sostegno agli alunni disabili, servono disposizioni transitorie e straordinarie. Come la riapertura delle GaE e del doppio canale di reclutamento. Ma anche come la cancellazione di quella norma del 2013 che impone una cattedra di sostegno su tre in deroga, quindi non utile per le assunzioni a tempo indeterminato. Che anche se il Mef desse il consenso ad attuare il turnover al 100 per cento, la stragrande maggioranza dei posti vacanti rimarrà tale”. “Invece di continuare a soffiare fumo negli occhi – continua il sindacalista autonomo -, sarebbe intellettualmente più onesto ammettere che oggi e anche dopo le prossime immissioni in ruolo, la scuola italiana si regge sui supplenti per soddisfare il suo fabbisogno organico. Perché, a seguito dei previsti 40 mila pensionamenti complessivi tra legge Fornero e quota 100, oltre 100 mila cattedre continueranno ad essere assegnate ad un precario. È un caso unico in Italia e forse in tutta Europa. Invece, si preferisce portare avanti la politica del tutto bene tutto a posto. Costringendo il personale a rivolgersi ai giudici per ottenere giustizia”. A questo proposito, Anief confida nella decisione prossima del Consiglio d’Europa, che dovrà esprimersi sul reclamo collettivo presentato dallo stesso sindacato sull’uso sistematico del precariato pur in presenza di chiare direttive europee che ne condannano la pratica, oltre i 36 mesi, in presenza di posti vacanti.

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Scuola: Docenti precari non abilitati, contentino del governo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2019

“Per le tante decine di migliaia di docenti precari di terza fascia si sta facendo molto meno di quello che era stato promesso: a questi insegnanti non servono punti in più, ma corsi abilitanti e l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento con l’avvio contestuale del doppio canale di reclutamento. È un passaggio chiave ed imprescindibile se si vuole davvero vincere una volta per tutte la supplentite cronica nella scuola: pensare di cavarsela, come ha fatto il governo giallo-verde, con un emendamento che dà una supervalutazione del servizio in occasione del prossimo concorso, non serve a molto”. A dirlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, commentando l’avvenuta approvazione della modifica all’interno del Ddl 1018 relativo alla conversione in legge del decreto 28 gennaio 2019, n. 4 che apre a quota 100 e al reddito di cittadinanza. Le ragioni dell’esecutivo sono state oggi espresse dalla senatrice Bianca Laura Granato (M5S), secondo la quale si starebbe rispettando “il contratto di governo nel modo in cui abbiamo potuto, visto che nelle more della legge di bilancio sono stati vinti alcuni ricorsi che hanno reso impraticabile la via del concorso riservato. Mi riferisco al transitorio della secondaria, laddove risultano bloccate le rispettive graduatorie. Vogliamo far funzionare la scuola pubblica e valorizzare il precariato – ha continuato la senatrice -. Ecco perché oltre a destinare il 10% dei posti ai precari, nel concorso verrà valutato il servizio grazie ad un emendamento che abbiamo approvato in commissione finito nel decreto quota 100”. La senatrice pentastellata sostiene anche di non avere “alcun dubbio che docenti con servizio siano in grado di superare il concorso meglio di altri appena usciti dagli studi”, perché “l’esperienza è un valore aggiunto insostituibile. Ma a questi timori vanno date delle risposte e vanno individuati correttivi, se possibile, alle procedure concorsuali. Parlerò con il Ministro per trovare soluzioni”, ha concluso Granato. Anief invita la senatrice a percorrere una delle strade indicate da tempo dal giovane sindacato: aumentare la quota di accesso prevista dalla legge di stabilità per tutti i docenti precari di terza fascia d’istituto. Oppure avviare un corso abilitante e permettere la loro successiva collocazione nelle GaE. A meno che non si voglia pensare ad un loro reclutamento dalla seconda fascia delle graduatorie d’istituto. “Occorre percorrere una di queste strade – dice ancora il presidente Anief – ed anche in fretta, perché se non si sana una volta per tutte la loro posizione si rischia concretamente di andare incontro ad un blocco delle attività didattiche”. Per questi motivi, Anief ha chiesto anche di introdurre una apposita modifica al decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, il cosiddetto decreto Semplificazioni, attraverso un’audizione tenuta presso la I Commissione Affari Costituzionali del Senato, andando a rivedere il comma 2 dell’articolo 10 del decreto Semplificazioni, sostituendo all’articolo 1, comma 792 della legge di bilancio 2019, lettera o), punto 2, le parole “10 per cento” con “50 per cento”: nella richiesta si è chiesto, di fatto, la stabilizzazione del personale docente non abilitato con 36 mesi di servizio attraverso l’estensione della quota di posti riservata.
La decima Sezione Corte di Giustizia Europea solo pochi mesi fa ha emesso la sentenza C-331/17 Sciotto che, richiamando “la clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura in allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato”, ha ribadito che gli stati membri non possano osteggiare tale indicazione e nemmeno discriminare determinate categoria di lavoratori. Invece, in Italia si continua proprio a fare questo. Tra l’altro, la strada dell’indifferenza intrapresa dallo Stato italiano lo sta conducendo verso una sempre più probabile condanna: sono sempre più gli elementi utili a trasformare la denuncia Anief 4231/2014, pendente presso la Commissione europea sulla violazione dell’Italia della normativa comunitaria dei contratti a termine, in procedura d’infrazione.

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Precari della ricerca: una vittoria storica

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 febbraio 2019

Il 18 febbraio il Tribunale amministrativo ha accolto il ricorso presentato da una ricercatrice precaria dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) nostra iscritta, che era stata esclusa dalla procedura di stabilizzazione di 76 unità di personale adottata dall’ente. Una vittoria storica che apre uno scenario, inedito finora, per tutti i dipendenti precari che lavorano a tempo determinato nelle Pa tramite contratti a progetto o assegni di ricerca.«Le Pubbliche amministrazioni – spiega Marco Tavernese, legale della ricorrente e dei Cobas – di norma emanano bandi per la stabilizzazione dei precari che prevedono, come condizione principale, l’aver lavorato alle proprie dipendenze con contratti di lavoro subordinato a tempo determinato per almeno tre anni, escludendo di fatto gli altri precari assunti con tipologie contrattuali di lavoro flessibile quali i contratti di collaborazione coordinata e continuativa e gli assegni di ricerca».«La riforma Madia – prosegue Tavernese – è stata sempre interpretata in modo restrittivo da tutti gli enti pubblici i quali hanno escluso, dall’anzianità utile ai fini della stabilizzazione, i periodi di lavoro espletati mediante tipologie di rapporti di lavoro flessibile, in tal modo impedendo la stabilizzazione dei titolari degli assegni di ricerca. E’ ciò che ha fatto anche l’Infn impedendo alla mia cliente di essere assunta a tempo indeterminato».«Esprimiamo enorme soddisfazione – dichiara Francesco Iacovone del Cobas nazionale – Il Tribunale amministrativo con questa sentenza ha condannato l’Infn a consentire ad una lavoratrice nostra iscritta, con contratto di ricercatore di III livello, di partecipare alla procedura di stabilizzazione e quindi di essere assunta a tempo indeterminato. Un precedente giurisprudenziale importante che sancisce che l’anzianità di servizio valutabile per l’assunzione a tempo indeterminato è anche quella acquisita tramite gli assegni di ricerca. Un plauso al nostro legale che con il suo prezioso lavoro ci apre strade importanti per la battaglia alla precarietà nel Pubblico Impiego. Adesso passeremo a rivendicare il riconoscimento di tutti i periodi di precarietà nelle cooperative che lavorano in appalto negli enti pubblici, a cominciare da quelle dalla sanità.»

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Scuola: Anche in Commissione alla Camera stop ai precari

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 febbraio 2019

Anief aveva chiesto ai deputati di presentare una proposta simile a quella del Presidente della VII Commissione del Senato sulla stabilizzazione dei precari. Pur di non votarla è stata dichiarata inammissibile in Commissione dopo essere stata respinta in Senato. E ora la palla potrebbe ritornare alla Corte di Giustizia se la Commissione UE deciderà di attivare la procedura d’infrazione. Intanto, proseguono i ricorsi in tribunale.
Dopo il no del Senato a una proposta presentata dal senatore Antonio Iannone (FdI), ispirata da un emendamento di Anief, anche alla XIV Commissione alla Camera si perde un’occasione d’oro, perché è arrivato lo stop a un altro emendamento chiesto da Anief all’interno dell’Atto della Camera n. 1422 (Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2018); l’emendamento aveva l’obiettivo di stabilizzare decine di migliaia di insegnanti, amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici su posti liberi. Pur di non votarla è stata dichiarata inammissibile in Commissione alla Camera, dopo essere stata respinta in Senato.
La richiesta di modifica presentata da Augusta Montaruli (Fdi) e Francesco Lollobrigida (Fdi), con l’emendamento 18.03., prevedeva, dopo l’articolo 18, l’aggiunta del seguente articolo 18-bis: All’articolo 4, comma 1, della legge 3 maggio 1999, n. 124, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Qualora per effetto della successione di contratti di lavoro a tempo determinato stipulati con il personale docente per la copertura di posti vacanti e disponibili, il rapporto di lavoro abbia complessivamente superato i trentasei mesi, comprensivi di proroghe e rinnovi, indipendentemente dai periodi di interruzione, si dà luogo all’assunzione a tempo indeterminato, in ottemperanza a quanto previsto dalla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999.»
Il mancato via libera avrebbe dato seguito finalmente alla direttiva UE 70/99, introdotta da Bruxelles proprio per scongiurare la reiterazione dei contratti a tempo determinato e il problema dei vuoti di organico, che costringe dirigenti ministeriali e scolastici a cercare supplenti nonostante ci siano decine di migliaia di lavoratori – selezionati, formati, con esperienza – che chiedono di essere stabilizzati. Una modalità che ha solo lo scopo di far risparmiare lo Stato, eliminando artificiosamente i mesi estivi, anche in presenza di cattedre e posti privi di titolare, di evitare l’incremento stipendiale per via della mancata ricostruzione di carriera e della negazione degli scatti stipendiali ai precari. Anche se moltissimi tribunali hanno già decretato risarcimenti, accogliendo ricorsi dei lavoratori danneggiati.
“L’approvazione dell’emendamento – fa notare Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief –, avrebbe evitato la quasi certa condanna dello Stato nella procedura d’infrazione 4231/14 sull’abuso delle supplenze in presenza di posti vacanti e di candidati già selezionati e formati, in attesa pure della sentenza C-494/17 Rossato sul mancato risarcimento riconosciuto agli insegnanti di ruolo”.

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Scuola: Quota 100 e precari non abilitati, nel “decretone” ma con una modifica

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 febbraio 2019

La richiesta di modifica al decreto 28 gennaio 2019, n. 4, prodotta da Lega e M5S, prevede che per i docenti precari di terza fascia che parteciperanno al concorso a cattedra sarà valorizzato il servizio svolto presso le scuole, con un punteggio fino al 50% di quello attribuibile ai titoli: è la prima apertura del Governo nei confronti dei supplenti che da tempo chiedono un intervento per sanare la loro posizione ed è giustificata dal rischio del blocco delle attività didattiche a seguito del boom di pensionamenti previsti nel 2019. Marcello Pacifico (Anief): Tanto valeva aumentare la quota d’accesso della legge di stabilità. Ma anche fare un corso abilitante e inserirli nelle GaE oppure reclutarli dalla seconda fascia delle graduatorie d’istituto.
Tra gli emendamenti al “decretone” ve ne è anche uno che interviene sulla situazione dei docenti precari iscritti in terza fascia d’istituto con cui si vorrebbe raddoppiare il punteggio dei loro servizi svolti: il testo, in discussione in XI commissione al Senato, ha come primo firmatario il senatore Mario Pittoni (Lega), presidente della commissione Cultura della Camera, ma sono presenti – sottolinea Orizzonte Scuola – tutte le firme dei Senatori del Movimento 5 Stelle che compongono la VII Commissione cultura al Senato.La proposta, che vorrebbe andare a rivedere l’articolo 14 del disegno di legge 1018, prevede che i docenti che parteciperanno al concorso a cattedra ordinario potranno godere nelle graduatorie di merito di un punteggio titoli posseduti fino al 40% di quello complessivo. Tra i titoli valutabili sarà particolarmente valorizzato il servizio svolto presso le istituzioni scolastiche, al quale è attribuito un punteggio fino al 50% del punteggio attribuibile ai titoli.La presenza di tale emendamento in un provvedimento legato al reddito di cittadinanza e alla quota 100, prima reale apertura nei confronti dei docenti precari di terza fascia che da mesi chiedono un intervento per sanare la loro posizione, viene giustificata con gli effetti del pensionamento anticipato sul sistema scolastico e la necessità di svolgimento delle attività didattiche.Per Anief è una presa in giro, che segue alla cancellazione del concorso riservato. “Tanto valeva – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale del giovane sindacato già rappresentativo – aumentare la quota di accesso prevista dalla legge di stabilità, se proprio non si vuole stabilizzare il personale precario inserito in terza fascia d’istituto che ricopre molte delle 100 mila supplenze assegnate ogni anno. Oppure – continua il sindacalista – si sarebbe potuto organizzare un corso abilitante e inserirli nelle GaE. O, ancora, reclutarli dalla seconda fascia delle graduatorie d’istituto, come chiesto da tempo dall’Anief”.
Il sindacato autonomo ricorda che la Legge Europea, illustrata da Anief ai parlamentari del Senato, prevede che gli stati membri debbano provvedere alla “conversione automatica del contratto a tempo determinato in un contratto a tempo indeterminato se il rapporto di lavoro perdura oltre una data precisa”, ovvero 36 mesi anche non continuativi qualora stiano operando su posto vacante e disponibile. Una soluzione che, tra l’altro, andrebbe anche a risolvere il problema delle 150 mila supplenze annuali o al termine delle attività didattiche.

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Scuola: Docenti precari abilitati: aggiornare le GaE subito come prevede la legge

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 febbraio 2019

Il primo partito di maggioranza apre alla possibilità per decine di migliaia di insegnanti non di ruolo di integrare i loro punteggi e cambiare provincia di collocazione, per agevolare la loro assunzione in località dove risultano posti disponibili: dopo il rinvio del 2018, stavolta l’aggiornamento “non è procrastinabile”, hanno spiegato i rappresentanti pentastellati. Per il sindacato è fondamentale anche la loro contestuale riapertura immediata, al fine di sopperire al copioso turn over che aspetta il settore in estate. E per rivitalizzare il doppio canale di reclutamento: in caso contrario, le immissioni in ruolo andrebbero anche quest’anno deserte. Marcello Pacifico (Anief): Bene fa il M5S, che pure inizialmente aveva votato il blocco quinquennale sulla mobilità e la proroga dell’aggiornamento delle GaE al decreto semplificazione poi bloccato dal Quirinale, a ravvedersi, permettendo così ai 25 mila docenti inseriti nelle GaE di poter prendere il ruolo con l’attuale aggiornamento.

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Scatti di anzianità e risarcimento del danno ai precari: l’Anief vince in tutta Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 febbraio 2019

Continuano le soddisfacenti vittorie in tribunale per il sindacato Anief che da sempre si è mosso a tutela dei diritti dei lavoratori precari della scuola da anni sfruttati dal MIUR con contratti illecitamente reiterati in palese violazione delle norme comunitarie. Nelle ultime settimane i successi ottenuti sia in primo grado (Tribunali di Arezzo, Brescia, Catania, Cremona, Forlì, Pordenone, Roma) sia in secondo grado (Corte d’Appello di Bologna) dagli Avvocati Fabio Ganci e Walter Miceli, in collaborazione con i nostri legali sul territorio, fanno condannare il Ministero dell’Istruzione al riconoscimento delle progressioni stipendiali mai corrisposte al personale precario e al risarcimento del danno nei casi di reiterati contratti su posti vacanti. Marcello Pacifico (Anief): “Le nostre azioni legali restituiscono dignità al personale precario della scuola”. Ancora possibile aderire ai ricorsi Anief per ottenere gli scatti di anzianità e il risarcimento del danno per il periodo di precariato svolto oltre i 36 mesi di servizio su posto vacante.

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Scuola: ora il Miur vuole stabilizzare i docenti precari

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 gennaio 2019

Il Ministro dell’Istruzione cambia gli obiettivi e annuncia che la sua opera adesso sarà caratterizzata dal reperimento dei fondi necessari all’assunzione dei docenti: “andremo a richiedere le risorse necessarie – ha detto a SkyTg24 – perché dobbiamo stabilizzare i docenti, ridare ordine al sistema scuola e valorizzare la figura di tutti i nostri operatori scolastici per offrire un servizio di sempre maggiore qualità per studenti e famiglie”. Anief concorda con il titolare del Miur, perché la situazione sta sfuggendo di mano e a settembre le supplenze annuali potrebbero diventare 200 mila. Per questo, bisogna andare a rivedere le norme che regolano formazione e immissioni in ruolo. A partire dalla valorizzazione dei tanti docenti precari abilitati che continuano ad essere tenuti in una situazione di limbo eterno, perché relegati nelle graduatorie d’istituto. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’occasione è propizia per approvare le modifiche suggerite in Senato nei giorni scorsi da Anief, attraverso le quali si riaprirebbero le GaE a tutti i docenti abilitati esclusi dalla Buona Scuola, ma anche aggiornandole ogni anno, piuttosto che prorogarle, come sta cercando di fare il governo in questi giorni: in caso contrario, non si risolverà nulla e diventerà sempre più probabile lo sviluppo della procedura di infrazione, per via della denuncia 4231/2014 pendente presso la Commissione Ue.

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Il Ministro Bussetti dimentica l’assunzione dei precari storici e tanto altro

Posted by fidest press agency su martedì, 25 dicembre 2018

Il Miur ha appena pubblicato l’Atto di Indirizzo, a firma del Ministro dell’Istruzione, contenente le 11 priorità politiche da attuare nel prossimo anno: tra gli ambiti di intervento da affrontare c’è anche quello, basilare, della revisione del sistema di reclutamento e formazione del personale della scuola di ogni ordine e grado. Solo che la linea di azione predisposta dal dicastero di Viale Trastevere non è risolutiva. Perché è vero che occorrono “docenti più giovani e sempre aggiornati, così come un personale scolastico formato in maniera permanente per far fronte ai cambiamenti in atto”, ma ci si dimentica che nel corso dell’ultimo decennio lo Stato ha già selezionato e formato oltre 100 mila docenti per rispondere alle stesse esigenze. Che fine faranno costoro, considerando che il sistema dei concorsi ne potrà stabilizzare solo una piccola parte? Nessun riferimento, poi, agli incrementi stipendiali, dando quindi per definitivi i modici finanziamenti attuali previsti dalla legge di bilancio, pari a 40 euro lordi in tre anni, alla mancata parità di trattamento tra personale di ruolo e precario, all’addio alle classi pollaio e ai posti in deroga su sostegno alla conferma dei diplomati magistrale in ruolo. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): serve il ripristino del doppio canale di reclutamento con il ‘travaso’ degli abilitati dalla seconda fascia delle graduatorie d’istituto alle GaE, attraverso le quali assorbire i precari nei ruoli sul 50% dei posti vacanti e disponibili. Per tutti loro, oggi relegati nelle graduatorie d’istituto, occorre poi attuare un vero piano straordinario di assunzioni a tempo indeterminato. Di questo provvedimento e di tanti altri, però, non c’è traccia tra le priorità del Miur; altro che governo del cambiamento.

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L’INGV immette nei ruoli 149 dipendenti precari

Posted by fidest press agency su sabato, 22 dicembre 2018

Il 18 dicembre la Commissione dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) incaricata di espletare la procedura per il superamento del precariato ha concluso i suoi lavori con l’esame delle 149 istanze ammesse alla partecipazione.
“Si è compiuto così l’atto formale che dà il via libera alla stabilizzazione di parte del personale che da anni lavora con impegno e dedizione, sempre con contratti a termine”, spiega Maria Siclari, Direttore Generale dell’INGV.”Dei 149 candidati alla procedura di stabilizzazione, 33 hanno conseguito nel frattempo l’immissione in ruolo tramite concorsi pubblici”, prosegue Siclari, “pertanto, i restanti 116 candidati rientrano pienamente nel budget assunzionale derivante dalle assegnazioni ex DPCM 11/4/2018, integrate dal cofinanziamento INGV disposto dal Consiglio d’Amministrazione”.I 116 candidati sono stati tutti convocati venerdì 21 dicembre, presso la Sala Conferenze dell’INGV di Roma, per sottoscrivere il contratto a tempo indeterminato che decorrerà dal 28 dicembre 2018.“Questa è la conclusione di un lungo percorso che ha visto la partecipazione di tanti attori che vogliamo qui ringraziare”, sottolinea Carlo Doglioni, Presidente dell’INGV, “primi fra tutti lo stesso personale precario, il Consiglio di Amministrazione, il Collegio dei Direttori, le Organizzazioni Sindacali, il personale amministrativo e i Commissari dei concorsi: tutti si sono impegnati per raggiungere entro il 2018 il tanto atteso ed essenziale obiettivo di chiudere la pagina del precariato storico e iniziare un nuovo costruttivo percorso dell’Istituto che veda la serenità lavorativa come presupposto fondamentale di una sempre maggiore produttività scientifica”.

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