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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 151

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Antisemitismo, Israele, pregiudizio antisraeliano

Posted by fidest press agency su sabato, 20 ottobre 2018

By Ugo Volli. In questo periodo si rievoca l’anniversario del più vasto crimine della Shoah in Italia, la terribile retata nazifascista che decimò la comunità ebraica di Roma il 16 ottobre del 1943. Fra i ricordi meglio riusciti c’è stata la bella e commovente trasmissione di Alberto Angela, egli stesso nipote del medico Carlo Angela Giusto delle Nazioni che nella sua clinica salvò molti ebrei perseguitati dai nazisti.
Queste rievocazioni sono giuste e necessarie per preservare la memoria di un crimine che deve interpellare ancora oggi la coscienza di tutti. Ed è giusto, doveroso, l’impegno a non dimenticare e a impedire che l’orrore si ripeta in futuro. Ma qual è la lezione che bisogna trarre dai crimini nazisti, che cosa bisogna combattere oggi per impedire che l’orrore rinasca? Condannare i resti del neonazismo e il negazionismo che vi si accompagna è un ovvio dovere, ma non basta. Le accuse polemiche di fascismo e anche di nazismo in un mondo politico molto polarizzato come il nostro fioccano di frequente, ma se si va a vedere chi si identifica davvero con i nazisti, chi difende Hitler e le SS, chi nega che la Shoah sia accaduta o abbia avuto le dimensioni epocali che sappiamo, è chiaro che sono pochissimi e squalificati, almeno se guardiamo all’Europa. Nel mondo islamico, dove i “Protocolli del Savi di Sion” e “Mein Kampf” sono best seller e molti sui media pubblicamente rimpiangono che il nazismo non abbia finito il suo lavoro, è un altro discorso.
Utilizzare la Shoah per la polemica politica contemporanea, compiere quella che qualcuno ha chiamato la “redutio ad hitlerum” dei propri avversari, è un errore grave. Perché dire che quel che succede oggi è come quel che accadde durante il nazismo implica anche che gli eventi di allora sono come quelli di oggi: chiaramente non troppo gravi, tanto che ne parliamo tranquillamente. E dunque farlo, anche con le migliori intenzioni, significa mancare di rispetto alle vittime della Shoah e a chi ne ricorda personalmente la perdita. Dunque banalizzare, sottovalutare gravemente il genocidio.E allora da dove viene il pericolo e quale può essere la difesa contro una ripetizione? Bisogna prendere atto che la maggior parte del mondo ebraico e di quello occidentale – almeno quello degli intellettuali e dei politici più accreditati dai media in Europa e in Nord America- hanno preso su questo punto due strade molto diverse. In Europa è politicamente corretto pensare che i crimini del nazismo derivino dal nazionalismo, ne siano lo sviluppo estremo e quasi inevitabile. Inoltre si pensa che l’antisemitismo sia una delle forme del razzismo. Nazionalismo e razzismo si identificherebbero e produrrebbero odio per gli stranieri, e di qui verrebbero i crimini del nazismo.Dunque per combattere il ritorno del male bisognerebbe lottare contro la xenofobia eliminando il nazionalismo e, e cioè cercare di dissolvere le nazioni europee in un contenitore pochissimo definito culturalmente e anzi programmaticamente vago come l’Unione Europea, rinunciare alle tradizioni culturali, politiche e religiose “accogliendo” abbastanza stranieri che non le condividono affatto per renderle obsolete e minoritarie, favorire politiche e insegnamenti “interculturali” che assorbano e possibilmente cancellino le specificità delle nazioni europee. Che la diagnosi di partenza sia sbagliata, è facilissimo mostrarlo. Gli ebrei non erano affatto dei nuovi immigranti in Europa: quelli di Roma, i più antichi di tutti, erano arrivati almeno dai tempi di Giulio Cesare, ma in tutt’Europa erano presenti da un millennio e più. Dunque non è corretto né il paragone con l’immigrazione, né la diagnosi di xenofobia. La persecuzione degli ebrei risale a tempi in cui non solo le teorie del razzismo non erano state formulate, ma la parola “razza” non esisteva. L’antisemitismo non nasce col razzismo, al contrario il razzismo è solo un pretesto per un odio assai più antico. Ma soprattutto il nazismo non è stato un movimento legato all’idea di nazione, (sempre spazialmente limitata da altre nazioni), ma al contrario il tentativo di un impero universale degli esseri umani “superiori”. Esso non a caso si chiamava proprio “III Reich”, terzo impero, riecheggiando gli esempi romani e medievali e nell’ideologia nazista doveva abbracciare tutta la terra per un tempo lunghissimo, portando naturalmente pace e felicità. In molti stati davvero nazionali, dall’Inghilterra alla Danimarca, fino alla piccola Bulgaria, la Shoà trovò ostacoli proprio nella fierezza nazionale di governanti che volevano difendere l’intero loro popolo, ebrei inclusi.L’alternativa, come propone il filosofo israeliano Yoram Hazony nel suo bellissimo libro recente “The virtue of Nationalism”, è quella che era stata vista già in anticipo da Theodor Herzl, e poi realizzata da David Ben Gurion. Gli israeliani (e buona parte degli ebrei in generale) pensano che il modo per prevenire la persecuzione di piccole minoranze non convenzionali come gli ebrei sono da sempre, è la loro autodeterminazione nazionale, la fondazione di uno stato, la tutela delle tradizioni linguistiche, culturali e religiose, l’autodifesa contro i genocidi. L’essere insomma una libera nazione fra libere nazioni, non farsi riassorbire né in un impero del male com’è stato quello nazista, né in imperi che pretendono di essere del bene come è stata l’Urss e oggi tende a essere l’Unione Europea. Naturalmente perché le nazioni continuino a esistere invece di dissolversi nel calderone universalista dell’Europa e del mondo, bisogna che si impegnino a mantener viva la propria cultura, a soccorrere sì coloro che ne hanno bisogno ma senza perdere la propria specificità. E’ la politica di Israele, che ha caratterizzato l’impresa sionista dalle origini fino a oggi.L’Unione Europea detesta gli ebrei per la stessa ragione per cui l’ha fatto per due millenni la cristianità, poi l’Islam e il comunismo: per il suo rifiuto di farsi riassorbire, per l’ostinato attaccamento alla propria identità, per il suo essere il prototipo delle nazioni. Gli europei illuminati, che considerano le nazioni fonte di ogni male, arrivano a vedere nella difesa dello stato nazionale ebraico gli stessi sintomi che, sbagliando, leggono nella loro storia: nazionalismo, xenofobia. Per questo spesso hanno la faccia tosta di dire che Israele “è razzista” o “si comporta come i nazisti”. Non perché vi siano officine di morte o perché i palestinesi siano vittime di stermini – bastano i numeri della demografia a mostrarlo. Ma perché pensano che voler continuare a essere ebrei e ad avere uno stato ebraico sia un crimine. Purtroppo per loro, gli ebrei sono ben decisi a deluderli. Non vogliono farsi cancellare con nuove stragi; ma neppure sono disposti a suicidarsi culturalmente e ad aprire le porte a chi li vorrebbe eliminare. La loro risposta ai rischi di una nuova Shoah si chiama Stato di Israele.

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Il caso Saviano Maroni a TV “Vieni via con me”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 novembre 2010

Il Gruppo EveryOne, organizzazione per i diritti umani, ritiene l’intervento del ministro dell’Interno italiano Roberto Maroni pericoloso per Roberto Saviano, che ieri sera, nel corso del programma TV Vieni via con me, ha parlato di rapporti tra la ‘ndrangheta e la Lega Nord. Maroni ha infatti affermato oggi di sentirsi “offeso e indignato dalle parole infamanti” di Roberto Saviano, “animate da un evidente pregiudizio contro la Lega”, e di aver chiesto alla RAI il diritto di replica.
“La conoscenza di Saviano della realtà riguardante il crimine organizzato in Italia e il suo impegno per combatterlo sono riconosciuti in tutto il mondo” spiegano i co-presidenti dell’ONG, Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “Purtroppo, in Italia i rapporti fra politica e mafia sono ramificati da tanti, troppi anni, come dimostrano i continui incrementi del malaffare legato a ‘ndrangheta, camorra e Cosa nostra: 150 miliardi di euro lo scorso anno” spiegano.  “Il ministro Maroni è un uomo della Lega Nord, ma non può ergersi ad avvocato difensore di tutto il partito. Ricordiamo” aggiungono gli attivisti, “una dichiarazione di Gianfranco Micciché risalente al maggio del ’96 e ripresa dal Corriere della Sera, ove l’allora coordinatore regionale siciliano di Forza Italia affermò: ‘Non credo che Umberto Bossi abbia nulla da temere dalla mafia per due motivi: il primo discende dalla considerazione che chiunque indebolisce lo Stato è ben visto da Cosa nostra e Bossi ci sta provando. Il secondo è che la Lega ha già avuto rapporti con la mafia’. Ma non è tutto” aggiungono Malini, Pegoraro e Picciau, “perché lo stesso Gianfranco Miglio, considerato, tra gli anni Ottanta e Novanta l’ideologo della Lega Nord (di cui fu senatore), dichiarò, in un’intervista di Stefano Lorenzetto, nel marzo del ’99, a il Giornale: ‘Io sono per il mantenimento anche della mafia e della ‘ndrangheta’. A queste due dichiarazioni si aggiunga il fatto che al recente anniversario della morte di Paolo Borsellino, durante le celebrazioni a Palermo, non era presente alcuna figura istituzionale di rilievo. Ebbene” concludono i rappresentanti di EveryOne, “combattere il crimine organizzato comporta coraggio e pulizia morale da parte di tutti e soprattutto sostegno per chi si trova in prima linea. Un ministro dell’Interno, prima di sfidare un uomo di diritti umani, dovrebbe pensare a come tutelarlo dai potenziali attacchi derivanti dalle sue testimonianze e dalle sue ricerche, documentandosi, prima di giudicare ‘infamanti’ alcune accuse, anche laddove queste risultino scomode o inaspettate. Riteniamo che lanciare un messaggio come quello del ministro Maroni rischi di indebolire la battaglia civile contro le mafie, spostando la situazione in un piano di presunto ‘pregiudizio politico’ verso questa o quella forza politica e legittimando, di fatto, comportamenti da parte di esponenti politici collusi con le organizzazioni criminali”. (n.r. come Fidest siamo disponibili a pubblicare le argomentazioni del ministro Maroni in quanto siamo favorevoli a conoscere dai diretti interessati la verità qualunque essa sia)

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Affido condiviso

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 ottobre 2010

Dichiarazione di Rita Bernardini, deputata radicale, membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati: “All’indomani dell’approvazione della legge sull’affido condiviso, la magistratura si è da subito adoperata per svuotarla, vanificarla e impedirne l’attuazione, al punto che i principi della nuova normativa risultano, tuttora, ampiamente disattesi.  Lo stravolgimento da parte dei tribunali di parti fondamentali della legge sulla bigenitorialità quali quelle relative alla sistemazione della prole, all’indicazione dei periodi di permanenza della stessa con i genitori e al mantenimento diretto dei figli, comporta un grave pregiudizio per gli interessi dei minori, che in questo modo vedono leso il loro diritto a mantenere rapporti significativi, costanti e duraturi con uno dei due genitori (quasi sempre il padre) anche dopo la rottura del matrimonio. Spero pertanto che il Ministro della Giustizia e il Consiglio Superiore della Magistratura vogliano dare immediata attuazione all’atto di diffida loro indirizzato da Adiantum (associazione per la tutela dei minori) adoperandosi, ciascuno nell’ambito delle rispettive competenze, affinché queste prassi giurisprudenziali degenerative e contra legem cessino una volta per tutte. In caso contrario temo che lo Stato italiano verrà presto condannato in sede europea a causa di questo ennesimo esempio di malagiustizia.

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Staminali promettenti contro la sordità

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 agosto 2010

Disturbi dell’udito affliggono il 10-12% degli italiani, dai bambini agli adulti, fino agli anziani. “Circa mille bimbi ogni anno nascono con sordità completa congenita, cui si aggiungono i piccoli che perdono l’udito crescendo”, ricordano gli specialisti dell’Ens (Ente nazionale sordi). L’ente, che insieme alla Scuola di specializzazione di Audiologia dell’Università di Roma La Sapienza, ha organizzato per oggi e domani a Roma la I Conferenza nazionale sulla sordità. L’Ens unisce circa 32 mila sordi, di cui la maggior parte conosce il linguaggio dei segni, e da anni si batte per il riconoscimento di questa forma di espressione e contro ogni pregiudizio nei confronti di chi non sente. Fino a oggi ai gravi problemi di udito si è cercato di ovviare con impianti cocleari e protesi, ma secondo gli specialisti dell’Ens queste soluzioni non bastano. “Molto promettenti sono le ricerche sulle cellule staminali, protagoniste di test sugli animali. Si pensa che nei prossimi cinque anni si passerà ai primi studi sull’uomo”. Ma da dove prendere le staminali necessarie a ricostruire la coclea danneggiata? L’idea degli specialisti dell’Ens è quella di puntare sul cordone ombelicale, e in particolare sull’esistenza alla Sapienza di una Banca specializzata nella conservazione del cordone. “Vogliamo incentivare le ricerche mirate alle sperimentazioni con le cellule da cordone”, spiegano gli specialisti. La sordità è una disabilità che non si vede, per questo se ne sottovalutano spesso la gravità e le conseguenze socio-culturali e comunicative. Che possono condurre alla discriminazione e all’emarginazione della persona sorda. “Informazione, comunicazione, educazione, lavoro e benessere sono diritti inalienabili di tutti, e naturalmente delle persone sorde – conclude il presidente dell’Ens, Ida Collu, in una nota – Diritti per cui occorre lottare insieme, oltre ogni forma di pregiudizio”.

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Regole uguali per tutti

Posted by fidest press agency su domenica, 30 Maggio 2010

E’ questa in estrema sintesi la richiesta di Sebastiano Capurso, presidente di Anaste Lazio (Associazione Nazionale delle strutture per la terza età), lanciata a conclusione del congresso dell’organizzazione nazionale, tenutosi in questi giorni a Bologna, in occasione dell’Exposanità. Il Presidente Capurso, in sintonia con quanto espresso in questi giorni da altre associazioni della sanità privata del Lazio, ha ribadito “la disponibilità delle strutture private a intraprendere un confronto serio e privo di ogni pregiudizio ideologico con tutte le istituzioni che lo vorranno”. “Servono regole certe, ma non orientate a garantire il sistema ma finalizzate esclusivamente alla garanzia dei diritti degli utenti – ha continuato Capurso – Si deve passare da una filosofia che mette al centro del controllo il processo, ad una che punti l’attenzione principalmente sugli esiti, così da valutare i servizi dei privati con spirito critico senza perdersi in inutili cavilli burocratici. Ma soprattutto servono regole uguali per tutti, sia per le strutture pubbliche sia per quelle private, così da superare il paradosso che i servizi pubblici, oltre a gravare sui bilanci delle regioni con costi superiori a quelli dei privati, siano spesso esentati dal rispetto di alcuni onerosi standard”.

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La Bonino sull’immigrazione

Posted by fidest press agency su sabato, 30 gennaio 2010

Immigrazione, Bonino: “fenomeno da governare, non paura da cavalcare” “Se si criminalizzano i clandestini irregolari, trasformando in reato non un loro comportamento ma semplicemente il loro status, poi è fin troppo facile dire, come fa Berlusconi, che immigrato uguale criminale”, ha dichiarato Emma Bonino, Vice Presidente del Senato e candidata del centrosinistra alla Presidenza del Lazio. “Berlusconi e il suo governo continuano a trattare l’immigrazione come questione di ordine pubblico anziché come fenomeno da governare e regolamentare”, ha proseguito l’esponente radicale, “Ancora ieri, a Reggio Calabria, hanno dato l’ennesima prova di voler adottare misure restrittive nell’insensata speranza di arginare i flussi migratori, perseguendo la logica del pregiudizio e della paura anziché responsabilmente cercare di cogliere le opportunità che l’immigrazione ci offre in termini di crescita economica e culturale. Ricordo che i lavoratori stranieri oggi producono quasi il 10% del Pil, versano all’Inps 7 miliardi di euro – cioè oltre mezzo miliardo al mese! – e pagano al fisco una cifra che supera i 3,2 miliardi. E ci sono oltre 165 mila titolari di impresa con cittadinanza estera, che danno lavoro anche a molti italiani.”

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Insegnamento materie scientifiche

Posted by fidest press agency su domenica, 13 dicembre 2009

Intervento della senatrice Donatella Poretti, parlamentare Radicali-Pd Il riordino della scuola secondaria, come previsto negli Atti del governo  attualmente sottoposti (con urgenza) al parere del Parlamento, secondo gli allarmi dell’Associazione insegnanti di Scienze naturali (ANISN), configura una pesante ipoteca sul futuro dell’educazione scientifica nel nostro Paese, e di conseguenza anche su quello dello sviluppo e dell’innovazione. Si rileva, infatti, come questi provvedimenti determinino una grave riduzione dell’orario didattico di queste materie (Biologia, Scienze della Terra, Fisica, Chimica), soprattutto tra quegli studenti che rientrano nella fascia dell’obbligo scolastico, mettendo in grave pregiudizio la possibilità per loro di avvalersi delle esperienze altamente formative di pratica nei laboratori di scienze scolastici. Una tale impostazione rappresenta certamente un grosso ostacolo nell’affermazione della cultura scientifica tra le nuove generazioni, contrariamente a quanto specificamente raccomandato da organismi comunitari sull’educazione quali l’OCSE, che ha recentemente e duramente bocciato il sistema di istruzione nazionale. Per capire come intenda muoversi il Governo su un campo cosi’ strategico, che determina importanti ricadute sulla ricerca e l’innovazione,  con il senatore Marco Perduca abbiamo rivolto un’interrogazione al Ministro dell’istruzione e al Ministro dell’Economia e delle Finanze, in cui chiediamo di sapere: – se i Ministri intendano riconsiderare il progetto di riordino dell’insegnamento secondario tenendo in considerazione le osservazioni sopra elencate; – se i Ministri intendano accogliere le osservazioni e le indicazioni dell’OCSE e della Comunità europea al fine di  promuovere efficacemente e adeguatamente l’istruzione e l’educazione scientifica tra gli alunni dei corsi  dell’obbligo scolastico; – quali provvedimenti i Ministri intendano assumere per promuovere, come indicato dall’OCSE e dalla Comunità europea, lo studio e l’approfondimento delle materie scientifiche, fattore di insostituibile importanza per l’implementazione dell’innovazione e della competitività nello sviluppo anche economico del Paese.

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Alitalia: “amnistia” civilistica per il Ministero dell’Economia

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2009

Benchè  il decreto fiscale abbia riconosciuto un diritto al rimborso (sia pur molto modesto) anche a tutti gli azionisti della ex compagnia di bandiera (dipendenti e non), non sono poche le perplessità che il contenuto dell’articolato pone. In prima battuta pare piuttosto evidente l’inopportunità in ordine all’interpretazione dell’art. 2497 del codice civile contenuta nel provvedimento. Come è noto si tratta della norma che dispone che le società o gli enti, che esercitando attività di direzione e coordinamento di società agiscono nell’interesse imprenditoriale proprio o altrui in violazione dei principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale delle società medesima, siano responsabili nei confronti dei soci per il pregiudizio arrecato alla redditività ed al valore della partecipazione sociale anche nei confronti dei creditori sociali per la lesione cagionata all’integrità del patrimonio della società. Si legge, nel testo del decreto (art. 19), che l’art. 2497 codice civile si “interpreta nel senso che per Enti si intendono i soggetti giuridici collettivi, diversi dallo Stato, che detengono la partecipazione sociale nell’ambito della propria attività imprenditoriale ovvero per finalità di natura economica o finanziaria”. Come dire che, con riferimento alla vicenda Alitalia, il Ministero dell’Economia non risponde nei confronti degli azionisti: a)per eventuali responsabilità che abbiano inciso sul diritto dei soci al mantenimento del valore di scambio della partecipazione; b) della legittima aspettativa di realizzare un valore in caso di vendita; c) del diritto ad un adeguato controvalore in denaro. Sono bastate poche battute per ridimensionare pretese risarcitorie (forse non troppo eventuali) attraverso un provvedimento di “amnistia” civilistica che annienta (laddove il decreto fosse convertito nell’attuale formulazione) qualsiasi possibilità di responsabilità dello Stato. Come afferma il prof. Fernando Greco, Docente di Diritto dei consumatori nell’Università del Salento, “i modelli comportamentali non possono tollerare differenze. Appare opportuno avanzare qualche dubbio sulla legittimità nel  nostro ordinamento giuridico ed in un’economia di mercato (quale è la nostra) di prevedere la sottrazione dello Stato alle regole di tutela delle esigenze dei risparmiatori e degli investitori.  Diversamente sfuggirebbe ad ogni controllo l’attività di qualsiasi società ed ente in cui lo Stato si trovi nella situazione contemplata all’art. 2497 codice civile”. Un’ultima notazione. Le misure di rimborso previste in favore degli azionisti nel decreto legge devono essere considerate solo un punto di partenza per una valutazione più adeguata in sede di conversione. Il limite di 50.000 euro non tiene conto neppure del parametro (legato al c.d. risparmio inconsapevole) del fondo interbancario di tutela dei depositi che stabilisce una misura di copertura massima fino a 103.291,38 euro per depositante e per istituto di credito. Senza considerare, poi, che la tutela del risparmio ed in particolare di coloro che non hanno competenze specifiche e che, comunque, hanno difficoltà ad entrare in possesso dell’informazione necessaria e sufficiente per valutare i rischi in investimenti finanziari, deve rappresentare una priorità in questa complessa vicenda, nella quale lo Stato – al di là di inopportune indicazioni interpretative – si è assunto importanti responsabilità. L’Italia dei valori e Giovanni D’Agata Componente dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore”si batteranno per questo!

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