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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘preoccupazioni’

Le principali preoccupazioni degli investitori italiani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

A commentare la survey Riccardo Pironti, responsabile del mercato italiano per J.P. Morgan Private Bank. Stando alla Private Client Survey di J.P. Morgan Private Bank, il 56% dei clienti di elevato profilo patrimoniale in Italia e quasi due terzi (59%) di quelli europei rimangono ottimisti circa le valutazioni del mercato azionario, ritenendo che le attuali condizioni segnalino la presenza di ulteriori margini di crescita per il mercato. Molti, tuttavia, restano cauti: oltre due quinti (44%) sono dell’avviso che tali livelli valutativi siano espressione di una bolla e si attendono presto una correzione.Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina hanno continuato ad acuirsi durante l’intero 2018 e molti investitori (40%) ritengono che il rischio maggiore per i Mercati Emergenti provenga da una potenziale guerra commerciale globale. Altre preoccupazioni di rilievo tra gli investitori riguardano la forza del dollaro USA (25%), il rallentamento economico della Cina (18%) e l’inasprimento della politica monetaria della Federal Reserve (17%).Esaminando le aspettative dei clienti italiani per quanto riguarda i timori relativi ai Mercati Emergenti, il sondaggio ha indicato che secondo questi investitori il maggiore rischio per tali mercati è un rallentamento cinese (37%), seguito da una guerra commerciale con la Cina (31%). Al terzo posto (20%) si colloca la forza del dollaro USA, mentre la politica restrittiva della Fed figura in fondo alla classifica (11%).
Rispetto alla Private Client Survey condotta in primavera, molti investitori di elevato profilo patrimoniale sono diventati meno fiduciosi riguardo alle prospettive dei mercati azionari globali, ma parecchi continuano a ravvisare opportunità legate alla fase avanzata del ciclo. Più della metà dei clienti italiani (53%) ritiene che le materie prime saranno la classe di attivo più brillante nei prossimi 12 mesi, seguite dalle azioni (25%) e dal reddito fisso (19%). In termini settoriali, l’82% intravede le maggiori opportunità nel settore healthcare, e molti ritengono che questo settore tradizionalmente difensivo sia destinato a sovraperformare a fronte della maturazione del ciclo economico e di persistenti trend demografici quali crescita e invecchiamento della popolazione.”Dai dazi doganali, all’aumento dei tassi d’interesse, ai nuovi scenari politici, nel 2018 le incertezze non sono mancate”, ha affermato Riccardo Pironti, responsabile del mercato italiano per J.P. Morgan Private Bank. “L’escalation delle tensioni commerciali rappresenta tuttora il maggiore rischio per il nostro scenario di riferimento ed è la principale preoccupazione per i nostri clienti, dal momento che una vera e propria guerra commerciale avrebbe ripercussioni probabilmente negative per le azioni su scala globale.””A nostro avviso siamo più vicini alla fine del ciclo che al suo inizio”, ha aggiunto Pironti. “Fase avanzata non significa tuttavia fine del ciclo. Date le probabilità di un aumento della volatilità sui mercati, chi investe in un’ottica di lungo periodo dovrebbe esercitare pazienza e mantenere il proprio portafoglio adeguatamente diversificato”.

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Polizze casa: +13% nel 2018

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 luglio 2018

La preoccupazione degli italiani che possa accadere qualcosa alla propria abitazione durante l’assenza estiva è alta; ecco quindi che aumenta l’offerta di assicurazioni dedicate alla protezione della casa e, parallelamente, l’attenzione generale verso queste coperture tanto che, secondo l’analisi di Facile.it, le richieste di polizze casa raccolta tramite il portale nel corso dei primi 5 mesi del 2018 sono aumentate del 13% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.Ma quali sono le paure più comuni di chi partirà per le vacanze? Secondo l’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca mUp Research, condotta su un campione rappresentativo della popolazione adulta, al primo posto c’è quella di subire un furto in casa (indicata dal 63,5% dei rispondenti, pari a 22,6 milioni di persone); eppure tutelarsi è possibile e oggi sono molte le polizza casa con garanzia furto che, con un premio a partire da circa 5 euro al mese, rimborsano i beni sottratti e gli eventuali danni causati dai ladri.Tra le altre paure più comuni c’è quella di dimenticare porte o finestre (21,7%), gas (14,5%) o rubinetti (7,6%) aperti, ma attenzione alle dimenticanze perché, anche se assicurati, quando il danno all’abitazione è agevolato o causato da un comportamento negligente del contraente, la compagnia potrebbe negare il rimborso.Fa riflettere, inoltre, che ci siano addirittura 5,2 milioni di italiani che temono che qualcuno possa approfittare della lontananza estiva per insediarsi abusivamente in casa.

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La NATO, “sia al passo con i tempi e alle preoccupazioni dei cittadini”

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 giugno 2018

La riunione dei Ministri della Difesa ha permesso di fare il punto sui principali dossier dell’agenda NATO in vista del Vertice dei Capi di Stato e di Governo dell’11 e 12 luglio. Tra questi: la capacità dell’Alleanza di reagire con prontezza alle sfide contemporanee alla sicurezza, l’adattamento della sua struttura di comando, la sicurezza cibernetica e informatica, la lotta al terrorismo e la proiezione di stabilità della NATO a Sud.Di fronte alla solidarietà transatlantica dell’Italia che si manifesta nella partecipazione a tutte le missioni ed operazioni della NATO e nell’impiego di uomini e mezzi a protezione del fianco Est dell’Alleanza Atlantica, il Ministro Trenta ha sottolineato la forte aspettativa del Governo italiano affinché la NATO rafforzi il proprio ruolo a Sud, in particolare nella regione del Mediterraneo, attraverso il raggiungimento della piena operatività dell’Hub regionale per il Sud con sede a Napoli, e la conservazione delle prerogative dei Centri di Comando in Italia.«Solo una NATO in grado di rispondere alle molteplici minacce provenienti da una delle aree di maggiore instabilità del mondo può dirsi al passo con i tempi ed essere percepita come vicina alle preoccupazioni quotidiane delle nostre opinioni pubbliche» ha concluso il Ministro.Il Ministro ha anche avuto un colloquio con il Comandante Supremo delle Forze Alleate in Europa, Generale Scaparrotti, e diversi incontri bilaterali con i suoi omologhi (tra cui Gb, Francia, Canada, Australia, Germania). (fonte: GrNet.it)

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Residenze fittizie e preoccupazioni del volontariato

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 aprile 2017

sant'egidio1“Accogliamo la preoccupazione espressa da Caritas, centro Astalli, Sant’Egidio e il mondo del volontariato romano che da giorni chiede all’Amministrazione comunale di valutare gli effetti negativi della Delibera n.31 del marzo 2017 relativa all’iscrizione anagrafica delle persone senza fissa dimora. Accentrare le funzioni nei Municipi e internalizzare l’intero servizio limita di fatto l’accesso al servizio di una grande fetta di popolazione che difficilmente viene a contatto con la Pubblica Amministrazione. A ben vedere i dati infatti, a fronte di 20mila residenze fittizie, 18mila sono state quelle realizzate grazie al lavoro del volontariato e solo 2mila quelle avviate dalle strutture comunali. Limitare questa iscrizione ai soli uffici municipali significa condannare all’invisibilita’ perpetua migliaia di cittadini romani e negare loro i diritti che derivano da un’iscrizione anagrafica, quali la carta d’identità, l’esercizio del diritto di voto, l’assistenza sanitaria e alloggiativa, la stessa residenza, la riscossione della pensione o anche l’accertamento di una invalidità. La Delibera nega diritti alle persone e investe i servizi sociali municipali di un lavoro enorme. Lavoro che, ricordiamo, ricade spesso su assistenti sociali sottorganico e su cui, in sede di discussione di bilancio lo scorso dicembre, avevamo chiesto attenzione con una mozione che richiedeva l’assunzione delle oltre 70 assistenti sociali mancanti a Roma da pianta organica. Mozione ovviamente bocciata, come ogni proposta del Pd. La Sindaca Raggi ascolti il volontariato di questa città e si faccia carico degli invisibili. Non negando diritti, ma rafforzando la macchina amministrativa di Roma Capitale. Piuttosto che proporre finte forme di partecipazione, la Sindaca incontri la città reale e venga incontro a cittadini in carne ed ossa che vivono un’esclusione drammatica”. Così in una nota il consigliere dem Marco Palumbo, che nei prossimi giorni inviterà in Commissione Trasparenza le associazioni di volontariato, ed Erica Battaglia del Forum Politiche Sociali del Pd Roma.

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Governo, Sammarco (Ap): “Da Calenda fondate preoccupazioni”

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 febbraio 2017

calenda-carlo“Il ministro Calenda ha espresso in maniera chiara e fondata una serie di preoccupazioni sul presente e sul futuro del Paese. Le emergenze elencate sono sotto gli occhi di tutti, sono dati di fatto ineludibili, le quali, insieme al confronto con l’Europa su economia e immigrazione, necessitano di un Governo che sia sostenuto e non continuamente delegittimato. Una situazione di incertezza che potrebbe solamente aggravarsi, col rischio di ritrovarci nel mirino degli speculatori finanziari, in caso di un salto nel buio. Non abbiamo bisogno di ingovernabilità, che sarebbe scontata se andassimo al voto anticipato con una legge elettorale pasticciata. Tutte le forze politiche aprano, dunque, una seria riflessione nell’interesse del paese e mettano da parte le risse politiche che non portano da nessuna parte”. Lo dichiara il deputato di Area popolare Gianni Sammarco. E’ un concetto condiviso anche dall’on.le Renato Brunetta a nome di Forza Italia.  Gli fa eco da un’altra tribuna l’on.le Maurizio Lupi presidente dei deputati di area Popolare che afferma: “Carlo Calenda ha un pregio: ha il coraggio di dire chiaramente come stanno le cose e di parlare nell’interesse del Paese e non di una parte politica. La sua intervista sul Corriere della Sera è totalmente condivisibile e dovrebbe farci tutti riflettere. Il dibattito sulla legge elettorale – che va fatta rapidamente, di cui c’è evidentemente bisogno, ma c’è bisogno di una buona legge e non di una legge purchessia – non deve distogliere il governo e chi ha ancora un po’ di responsabilità in questo Paese dall’affrontare i gravi e urgenti problemi che lo affliggono, che pesano cioè sui cittadini. Non sto a rifare l’elenco, quello proposto da Calenda mi sembra esauriente. È dalla risoluzione di questi problemi che la classe politica può riacquistare credibilità e riavvicinarsi alla gente, non dagli artificiosi e strumentali dibattiti su vitalizi che non ci sono più”. Non è dello stesso avviso l’on.le Giorgia Meloni che dichiara: “«Il ministro Calenda esegue gli ordini di Napolitano e oggi dice: “Votare a giugno è un rischio: dobbiamo mettere in sicurezza il Paese e le riforme di Renzi”. In altre parole, per il ministro dello Sviluppo Economico la democrazia è un pericolo per l’Italia e il popolo non può esercitare la sua sovranità perché bisogna mettere al sicuro le ridicole riforme di Renzi bocciate dagli italiani il 4 dicembre. Ma siamo impazziti? Calenda se ne faccia una ragione: il tempo a Palazzo Chigi dei maggiordomi delle lobby e dei poteri forti è scaduto e l’Italia Sovrana vuole andare al voto ora elezionisubito». In conclusione una sintesi degli umori dei politici ci viene da Pizzolante che dichiara: “Andare al voto a giugno, con una legge elettorale che non garantisce maggioranze e in uno stato di piena emergenza economica e sociale è un’errore. È avventurismo politico. Ha ragione il presidente Napolitano, non si fanno le elezioni anticipate per tattiche interne ad un partito. E ha ragione il Ministro Calenda quando ci ricorda e lo ricorda anche a Renzi, che l’Italia deve chiudere dossier importanti su terremoto, crisi bancaria, conflitto con l’Europa, impegni internazionali, nuove emergenze economiche, il piano immigrazione per fronteggiare gli sbarchi estivi”.(n.r. A nostro avviso di là delle ragioni degli uni e degli altri una cosa ci sembra chiara: il centro destra è diviso sull’opzione elettorale e il contrasto appare insanabile e di certo foriero di una frattura non facilmente ricomponibile anche sui programmi e i rapporti con l’unione europea. Preme tuttavia rilevare, sull’intera questione, la necessità che il Paese ritrovi un modello di governabilità stabile. Abbiamo già perso un anno per rincorrere una riforma costituzionale che ha di fatto congelato i tanti e complessi problemi da risolvere e ora prolunghiamo questa “agonia” con almeno altri sei mesi d’ingovernabilità e con il rischio, se non si fa una buona legge elettorale, d’avere governi che si reggeranno su una manciata di voti e con il rischio che si dovrà tornare nuovamente a votare.)

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L’UE deve fare di più per rispondere alle preoccupazioni dei cittadini, dicono i deputati durante il dibattito su Brexit

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2016

parlamento europeoI leader dell’UE devono reagire alla votazione del Regno Unito sull’uscita dall’UE facendo di più per difendere il progetto europeo e renderlo più trasparente, sociale e sensibile alle preoccupazioni dei cittadini. Questo è stato il messaggio principale che è venuto fuori il dibattito di martedì mattina con il Presidente del Consiglio europeo Tusk e della Commissione Juncker. Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha esordito sottolineando come i leader europei abbiano discusso anche di una serie di questioni non legate alle future relazioni tra il Regno Unito e l’UE. “Il referendum del Regno Unito non distoglie l’attenzione dell’UE dalla crisi migratoria”, ha spiegato. Tusk ha poi descritto la discussione su Brexit come “calma e misurata”. I leader dell’UE hanno compreso la decisione del primo ministro britannico, David Cameron, di rinviare i negoziati per l’uscita del paese, tuttavia si aspettano che il nuovo governo del Regno Unito presenti il prima possibile la notifica formale. “Nessuna trattativa di qualsiasi natura – ha rimarcato Tusk – avverrà prima di questa comunicazione”.Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha criticato gli attivisti a favore della Brexit: “Si tratta di “retro-nazionalisti”, non patrioti”, ha detto, aggiungendo che “un patriota non abbandona la barca quando la situazione diventa difficile” e che “non avevano alcun progetto su dove andare a partire da qui”. Junker ha poi insistito sul fatto che l’Unione europea debba diventare “l’Unione degli europei” e che sia necessario accelerare le riforme e metter in pratica le decisioni prese.Il leader del gruppo PPE Manfred Weber (DE) ha detto che, dopo il voto Brexit, i 27 stati membri non dovrebbero farsi prendere in ostaggio dal caos politico a Londra. Weber ha osservato che Boris Johnson e Nigel Farage hanno “abbandonato la nave” quando la situazione è diventata difficile e ha definito questo comportamento “vile”. Weber ha chiesto una nuova cultura politica di responsabilità che sfati i “falsi miti” sull’Europa, poiché l’UE offre benefici alla gente, non è antidemocratica ed è in grado di prendere decisioni. Incolpare l’Unione europea per Brexit ora è “follia”, ha concluso Weber.
Gianni Pittella, leader del gruppo S&D, ha elogiato la fermezza mostrata dallo scorso Consiglio europeo nel respingere ricatti e ribadito che “se si vuole accesso al mercato unico bisogna accettare anche la libera circolazione delle persone”. Pittella ha poi criticato la mancanza di ambizione nelle conclusioni del Vertice, poiché “l’unità dei 27 avrebbe dovuto portare a un progetto di maggiore integrazione, mentre si è rimandato tutto a settembre”. “Questo ritardo è l’ennesima prova della debolezza non dell’UE, ma dell’Europa intergovernativa: noi difendiamo Juncker per difendere il metodo comunitario”, ha aggiunto, concludendo: “questo è il tempo dell’ azione, non dei rinvii”.Il leader del gruppo ECR Syed Kamall (Regno Unito) ha detto che il risultato del referendum è stato un “campanello d’allarme” per l’UE. Ha messo in guardia contro l’idea di continuare come nulla fosse accaduto o di mettere troppa pressione sul Regno Unito. I leader europei dovrebbero utilizzare invece la situazione attuale come un’opportunità per ristabilire il contatto con la gente, rendere l’UE più trasparente e prendere in considerazione le preoccupazioni legittime dei cittadini, come la creazione di crescita e occupazione, ha concluso.”I topi stanno abbandonando la nave che affonda”, ha dichiarato Guy Verhofstadt (ALDE, BE). Paragonando l’esito del voto Brexit a un “terremoto”, ha invitato il Consiglio europeo a “smettere di camminare come un sonnambulo verso il disastro: una Federazione di Stati non in grado di svolgere le proprie mansioni. O l’Unione europea cambia, oppure morirà. Il Consiglio deve riconoscere che i cittadini non sono contro l’Europa, ma contro QUESTA Europa”, ha concluso, rilevando che nell’ultimo sondaggio dell’Eurobarometro i cittadini hanno chiesto più interventi comunitari e non meno.
Per il leader GUE/NGL, Gabriele Zimmer (DE), le conclusioni del Consiglio europeo sono “scandalose”: l’ennesima “fase di riflessione”, come prescritto dai Capi di Stato e di governo, metterebbe ulteriormente a repentaglio la fiducia dei cittadini, dal momento che non hanno ancora indicato “qualcosa di concreto su cui riflettere”. Zimmer ha poi criticato Juncker, per “cercare di evitare che i parlamenti nazionali votino l’accordo CETA” e chiesto un programma di “emergenza umanitaria “per le vittime della crisi nell’UE”.
La leader dei Verdi Rebecca Harms (DE) ha criticato i populisti e i nazionalisti che utilizzano i cittadini per raggiungere i propri scopi e li incoraggiano a votare contro i propri interessi: “Posso solo disprezzare i Farage, Le Pen e von Storch di questo mondo, che spingono i cittadini gli uni contro gli altri”, ha detto. Harms ha aggiunto che i restanti 27 Stati membri dell’UE dovrebbero tenere comunque aperta la porta al Regno Unito, ai suoi cittadini e alle sue regioni che desiderano restare in Europa.Paul Nuttall (EFDD, UK) ha detto che l’Unione europea e il Regno Unito dovrebbero intraprendere colloqui “da persone adulte” al fine di ottenere le condizioni migliori per tutti e avere buone relazioni commerciali. In caso contrario, anche gli agricoltori francesi e le case automobilistiche tedesche ne soffrirebbero, ha precisato, riferendosi all’attuale deficit commerciale del Regno Unito nel commercio con l’UE.
Anche Marine Le Pen (ENF, FR) ha chiesto un accordo commerciale equo e ha accusato gli “europeisti” di non rispettare la volontà del popolo. Invece di una maggiore integrazione, i popoli rivogliono la loro sovranità e cooperare liberamente, ha detto, invitando l’Unione europea a “cambiare o scomparire.”
In conclusione, Juncker ha accusato alcuni deputati di aver utilizzato il dibattito su Brexit come pretesto per dire quello che volevano in ogni caso. Né lui né la Commissione nel suo complesso possono ragionevolmente essere ritenuti responsabili per il voto Brexit. Per 40 anni, i governi del Regno Unito hanno negato qualsiasi credito verso l’UE, ha detto. “Alla fine della giornata, non è una sorpresa se la gente crede a ciò su chi si è mentito per decenni: il risultato è ora lì”. Juncker ha anche affermato la sua convinzione che “UE” e “stato-nazione” non sono concetti opposti. “UE e le nazioni vanno di pari passo, non vi è alcuna UE da costruire contro o senza le nazioni”.
Tusk ha detto che il risultato del referendum è stato una conseguenza dell’immagine dell’UE offerta delle élite politiche che è “negativa e spesso ingiusta”. Ha detto che i deputati hanno ripetutamente esortato i capi di Stato e di governo di smettere di accusare l’Unione europea di debolezze e fallimenti e invece di assumersi la responsabilità delle proprie azioni. “Non possiamo cedere alle emozioni negative create durante i giorni scorsi, ma è necessario fare valutazioni sobrie e prendere decisioni razionali”, ha concluso.

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Il default della Grecia non è una preoccupazione per i suoi partner europei

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 luglio 2015

ateneI professori di finanza Sotiris K. Staikouras e Elena Kalotychou della Cass Business School di Londra commentano la situazione fornendoci il loro punto di vista asserendo che: “Ciò che li preoccupa è l’impatto di tale collasso sulla struttura finanziaria dell’UE. La crisi dell’Eurozona non ha insegnato nulla di nuovo agli esperti della comunità finanziaria, a parte il fatto di constatare che le crisi finanziarie non sono molto diverse l’una dall’altra. Il catalizzatore può variare in alcuni casi, ma la storia economica e la conoscenza finanziaria dovrebbero consentirci di individuare le radici del problema prima della sua comparsa. Il default sovrano non è una novità. Non ci vuole un genio per capire che un paese come la Grecia, in disperato bisogno di miliardi di euro, non sarà mai in grado di ripagare tale debito quando la sua economia si basa sul turismo e teoricamente sui servizi e l’agricoltura.Il problema si è prolungato per troppo tempo in attesa del cedimento di una delle due parti (Grecia vs creditori). Il default della Grecia non è una preoccupazione per i suoi partner europei. Ciò che li preoccupa è l’impatto di tale collasso sulla struttura finanziaria dell’UE. Ciò diventa ancora più complicato quando questioni come la cancellazione del debito, l’aspetto morale, i controlli interni dell’UE, i disordini sociali, l’instabilità geopolitica, così come l’inesperienza della Grecia nel rinegoziare i termini e le condizioni del suo debito sono sul tavolo delle trattative.Per noi, questo è il momento per l’UE di inserire controlli interni solidi al fine di monitorare gli stati membri che operano sotto una moneta unica e una politica monetaria unica. Per la Grecia questa è l’ultima occasione di rendersi conto che la sua incapacità di gestire il settore pubblico è costata almeno il doppio allo stato e alla sua gente, con i licenziamenti e la stagnazione del settore privato e del settore finanziario. Il suo sistema di entrate ha un disperato bisogno di riavviarsi per conformarsi alla sua definizione statuaria; mentre l’intera classe dirigente ha bisogno di essere rinnovata e servire il suo popolo come postulato dal parlamento”.

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Sud-Sudan: preoccupazioni per la sicurezza dei rifugiati

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 marzo 2012

Nuba woman of Sudan

Nuba woman of Sudan (Photo credit: Wikipedia)

I ciclici combattimenti nella contesa area di confine di Lake Jau alimentano la preoccupazione per la sicurezza dei rifugiati sudanesi nel vicino insediamento di Yida. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) si dice ulteriormente allarmato per gli scontri avvenuti ieri tra gli eserciti nazionali di Sudan e Sud Sudan a Lake Jau e in altre aree di frontiera. L’Agenzia tiene regolari colloqui con i leader dei rifugiati sulla urgente necessità di un loro trasferimento al fine di evitare feriti tra una popolazione civile che ha già dovuto vivere notevoli traumi. In collaborazione con diversi partner l’UNHCR sta fornendo assistenza di base a oltre 16.000 rifugiati stabilitisi a Yida dopo essere fuggiti dalla violenza nella regione dei monti Nuba. L’Agenzia si occupa anche del sostegno alle famiglie vulnerabili. Nel mese di febbraio, inoltre, l’UNHCR ha svolto la registrazione completa della popolazione, oltre a una rilevazione in materia di nutrizione e una vasta campagna di vaccinazione contro il morbillo per i bambini rifugiati. Il Programma Alimentare Mondiale (PAM) distribuisce razioni di cibo standard, attraverso un canale di distribuzione ben funzionante. MSF e CARE si occupano poi dei servizi medici, mentre Samaritan Purse e il Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) provvedono alla fornitura di acqua potabile e ai sistemi igienico-sanitari. L’UNHCR ritiene che l’insediamento di Yida non sia sicuro per un soggiorno a lungo termine, a causa della sua vicinanza all’instabile area di confine. Anche le autorità sud-sudanesi – sia a livello centrale che locale – stanno esortando i leader dei rifugiati a spostarsi, in linea con le disposizioni della Convenzione sui rifugiati dell’OUA (oggi Unione Africana). In base all’articolo 2 della Convenzione infatti “per motivi di sicurezza, gli Stati d’asilo dovranno, per quanto possibile, sistemare i rifugiati ad una distanza ragionevole della frontiera del loro Paese di origine”. I leader dei rifugiati sostengono di voler restare vicino alle loro case sui monti Nuba e di essersi ormai adattati all’ambiente di Yida. Ma le minacce per la sicurezza sono una preoccupante realtà. Non è possibile ignorare che Yida è vicina a una zona pesantemente militarizzata, in cui combattimenti e bombardamenti si susseguono regolarmente. La stessa Yida è stata oggetto di un attacco aereo lo scorso novembre, quando i rifugiati sono stati costretti a fuggire nella boscaglia. In dicembre delle granate sono cadute vicino al campo. L’UNHCR teme che eventuali future esplosioni di violenza possano causare vittime tra i rifugiati. Finora 2.300 rifugiati sono stati trasferiti più a sud, nei più sicuri siti di Nyeel e Pariang. L’Agenzia sta fornendo loro cibo, acqua, alloggio, servizi igienici e cure mediche. I leader dei rifugiati hanno acconsentito a trasferire i bambini – riconoscendo le loro necessità di sicurezza e di un’istruzione regolare. Sono 1.500 gli studenti di scuola secondaria registrati per ricevere istruzione a Pariang, accompagnati da insegnanti e tutori rifugiati. Sono inoltre 450 i bambini rifugiati e locali che attualmente frequentano la scuola primaria a Nyel, dove le autorità hanno messo a disposizione terra da coltivare. Alle famiglie sono stati distribuiti sementi e utensili. Nello stato di Upper Nile, dove l’afflusso di rifugiati è continuo, le operazioni di trasferimento dalle aree di frontiera sono la routine. Circa 86.000 rifugiati sudanesi in fuga dagli attacchi nello stato di Blue Nile sono stati trasferiti nei più sicuri siti di Doro e Jammam. L’UNHCR svolge missioni di monitoraggio e si coordina con le autorità locali per individuare e trasferire i nuovi arrivati in questi insediamenti, dove possono ricevere assistenza umanitaria. Complessivamente al momento sono oltre 105.000 i rifugiati sudanesi provenienti dagli stati di Sud Kordofan e Blue Nile che hanno trovato asilo in Sud Sudan. Altri 30.000 sono fuggiti dal Blue Nile in Etiopia.

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Roma: finanziamenti piccole e medie imprese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 gennaio 2012

Credito Italiano

Image by Smeerch via Flickr

Da mesi il territorio invia segnali sulle accresciute difficoltà, per le piccole aziende, di ottenere prestiti e sulla necessità di potenziare gli strumenti di garanzia, per poter rispondere alle maggiori richieste degli Istituti di Credito. Lo afferma il Presidente della CONFEURO, che prosegue e mette in risalto i risultati di una recente indagine dalla quale emerge che le piccole imprese del tessuto produttivo del nostro paese non si sentono sostenute dal sistema creditizio, mentre la congiuntura è di per sé già tanto difficile. Per mezzo milione di imprenditore avere credito è una chimera, oltre la metà delle aziende intervistate, prosegue Tiso, ha risposto che la stretta delle banche è forte, che gli Istituti hanno irrigidito, nel corso dell’ultimo anno, i criteri per gli affidamenti, e che la situazione è ben peggiore persino di quella nera degli anni di recessione 2008/2009. La situazione si presenta più nera al sud dove l’80% delle aziende guardano, con preoccupazione, all’evoluzione del rapporto con la propria banca, perché ritengono che, nei prossimi mesi, i criteri per la concessione dei crediti si stringeranno ulteriormente. La preoccupazione è diffusa in tutta l’Italia, conclude Tiso, e soprattutto nelle micro aziende del meridione, dove le previsioni per il futuro sono nere anzi nerissime. È un serio campanello di allarme per il Governo dei Professori che nella cosiddetta “fase due” considerino nel verso giusto l’anima dell’economia italiana, appunto le Piccole Imprese.

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Borsa: azionisti San Paolo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 agosto 2011

L’Associazione azionisti dipendenti di Intesa Sanpaolo esprime forte preoccupazione per l’andamento della quotazione delle azioni della società, situazione che penalizza pesantemente soprattutto i dipendenti azionisti che hanno optato, in luogo di quote di retribuzione legate al raggiungimento di obiettivi di produttività, per l’assegnazione di azioni.
Il presidente di ADBI rilancia quindi quanto già sostenuto dall’Associazione nel corso dell’ultima assemblea degli azionisti e “chiede che le best practice della democrazia economica, già ampiamente diffuse in varie realtà europee, e soprattutto in quelle che meglio e prima hanno saputo uscire dalla crisi economico-finanziaria, vengano estese anche all’Italia, ad iniziare proprio dal Gruppo Intesa Sanpaolo”.
Sortino ribadisce il fermo convincimento che i lavoratori di Intesa Sanpaolo possano e debbano essere maggiormente coinvolti nella vita aziendale, “perché i dipendenti sono e dovrebbero essere gli attori principali dei piani industriali e dei bilanci sociali”. Tale esigenza, aggiunge il Presidente di ADBI, appare ancor più indispensabile oggi, alla luce dell’Accordo sottoscritto da Intesa Sanpaolo con le OO.SS., ad esclusione di Unità Sindacale Falcri Silcea, che ancora una volta prevede sacrifici per i lavoratori del Gruppo. Senza voler entrare nel merito dell’accordo, ADBI osserva come le motivazioni addotte per la non sottoscrizione da Unità Sindacale Falcri Silcea, sollevino legittime e condivisibili perplessità in merito ad alcune delle misure che si sono intese adottare, tenuto conto dell’incertezza normativa previdenziale e del non definito piano riorganizzativo. ADBI ritiene che non si possa accettare che le politiche aziendali rivolte al contenimento dei costi vadano a ricadere solo ed esclusivamente sulla forza lavorativa, ma sia giunto il momento che anche il Management dia un serio segnale di partecipazione al contenimento dei costi con una significativa riduzione dei propri emolumenti. Segnale, questo, che verrebbe letto da tutto il Paese come la volontà concreta di imboccare la strada “virtuosa”, indifferibile e assolutamente necessaria: la “Banca del Paese” è chiamata a fare la sua parte.

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Il servizio farmaceutico in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 25 gennaio 2011

La Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani ha promosso la scorsa settimana un incontro tra le rappresentanze maggiormente rappresentative dei 40.000 farmacisti collaboratori con il Senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri, segretario della 12 Commissione permanente Igiene e Sanità.
Al centro del confronto le preoccupazioni dei rappresentanti dei non titolari, che vedono nell’ipotesi di una sanatoria, che trasformi gli esercizi di vicinato in farmacie convenzionate, un attacco non solo all’equilibrio del servizio farmaceutico ma anche alle aspettative dei farmacisti collaboratori. “E’ evidente che esiste una forte preoccupazione per gli effetti che una misura di questo genere avrebbe per chi ha scelto la via maestra dei concorsi per accedere alla titolarità della farmacia” ha commentato il Presidente della FOFI Andrea Mandelli al termine dell’incontro. “Soprattutto ora che, grazie all’impegno Federale, si sta rimettendo in moto l’attività concorsuale anche in situazioni critiche come quella siciliana, sarebbe un grave errore e un pessimo esempio azzerare tutto con una sanatoria”. Per il Presidente della Federazione questo non significa che il settore non richieda miglioramenti e adeguamenti: “Tra la Federazione e i rappresentanti dei colleghi collaboratori c’è una piena identità di vedute a questo proposito: è immediatamente necessaria una riforma organica, che dia stabilità al servizio farmaceutico e nel contempo introduca una maggiore equità”. Il Senatore D’Ambrosio Lettieri, che della Riforma è relatore in Commissione, ha ringraziato la Federazione per questa importante iniziativa volta a rilanciare il dialogo tra le parti interessate: “La riforma è attualmente in discussione alla 12 Commissione ed è quella la sede in cui presentare proposte migliorative anche del DDL Tomassini Gasparri assunto come base della discussione.”

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Incontro Saitta – Garimberti

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 settembre 2010

“Le istituzioni locali devono fare sistema ed aprire un tavolo tecnico con la Rai sul futuro della sede torinese. Milano lo ha fatto e sta ottenendo risultati, non possiamo restare a guardare con il rischio di perdere un patrimonio di professionalità prezioso”: al termine dell’incontro a Palazzo cisterna con il presidente della Rai Paolo Garimberti, il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta lancia un appello al sindaco Chiamparino e al presidente della Regione Piemonte Roberto Cota.
“A Garimberti – dice Saitta – ho espresso le profonde preoccupazioni per il destino del centro di produzione, del centro ricerche e della redazione giornalistica della Rai torinese; le migliaia di firme raccolte dai lavoratori Rai testimoniano che anche l’opinione pubblica piemontese avverte questo problema”. Il presidente della Rai Garimberti ha confermato che non esistono al momento decisioni definitive di tagli, ma si è raccomandato affinchè le istituzioni piemontesi facciano sistema per affrontare nel dettaglio il futuro. “Se a Milano entro il 2015 struttureranno una sede Rai di livello nazionale – aggiunge Saitta  –  non dobbiamo perdere altro tempo; abbiamo le carte in regola  e le professionalità necessarie per pretendere garanzie anche per Torino”. “Sono certo – conclude Saitta, che ha incontrato Garimberti con gli assessori Ida Vana e Carlo Chiama – che Chiamparino e Cota saranno disponibili ad affrontare questo tema”. (galimberti-saitta)

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Dimissioni Cosentino

Posted by fidest press agency su domenica, 18 luglio 2010

“E’ difficile dare una valutazione sulla decisione di Berlusconi di accettare le dimissioni di Cosentino senza conoscere bene i fatti specifici. Ma di certo possiamo fare considerazioni generali sul sistema di relazioni politiche costruito da Berlusconi e costatare che tutti i giorni spuntano come funghi questioni che hanno a che fare con la legge penale. Se poi Cosentino continua a fare il coordinatore del Pdl campano perché controlla molti voti o perché ha argomenti diciamo ‘più convincenti’ nei confronti di Berlusconi non siamo in grado di dirlo. Ma certo esistono motivi seri di preoccupazione”. Lo afferma il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda in un’intervista a L’Unità. E, alla domanda sul se Berlusconi è ricattabile, risponde: “Potenzialmente ricattabile. Ma a fronte di questi fatti è necessario acquisire la certezza che il Presidente Berlusconi sia al sicuro da qualsiasi ipotesi di ricatto”.    Per Zanda: “Sarebbe necessario e urgente un dibattito parlamentare. Berlusconi non l’ha mai accettato. Non si presenta mai in parlamento. In tutta la legislatura è venuto in Senato una sola volta”. Tuttavia, insiste il vicepresidente dei senatori del Pd, “Berlusconi disprezza il Parlamento e l’ha dimostrato più volte. La mortificazione del Parlamento è un aspetto della progressiva disarticolazione dello Stato che ha avviato fin dal 2001 con interventi pesanti sulla legislazione, sulle autorità di garanzia, sulla magistratura, sulla pubblica amministrazione con una politica estera particolarmente disinvolta. Quando incontra Putin non sappiamo se lo fa perché è suo “amico” o nell’ambito di un rapporto tra Stati. E poi col consolidare il suo controllo sull’informazione televisiva accompagnato a una politica più che ostile nei confronti della stampa. È su questa mortificazione dello Stato che prosperano corruzione e illegalità”.

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Attentato talebano di Kabul

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2009

Lettera al direttore. come tutti, anch’io esprimo il mio cordoglio nei confronti dei militari italiani rimasti vittime dell’attentato talebano di Kabul, così come nei confronti delle vittime civili di oggi e nei giorni scorsi in seguito ai sanguinari bombardamenti della NATO. Occorre, però, anche in questa occasione, non esimersi, noi militanti e quadri della CGIL, dal cogliere quanto accade nella linea politica della nostra Confederazione. Già da tempo avevo sottolineato come la tragica realtà della guerra in Afghanistan non fosse più tra le preoccupazioni né tanto meno tra gli oggetti di mobilitazione del nostro sindacato. Opportunamente il documento del 14° Congresso del febbraio 2002, nonostante fosse ancora vivissimo lo shock per il massacro delle Torri gemelle, recitava: ”La Cgil si è opposta e si oppone al permanere e all’estendersi di ogni conflitto e dunque alla partecipazione italiana ad azioni di guerra”, mettendo almeno provvisoriamente fine, anche grazie alla insistente e tenace azione della sinistra sindacale, alla dolorosa fase della “contingente necessità”. Ma da allora ad oggi molta acqua è passata sotto i ponti. La “missione” in Afghanistan si è rivelata sempre più per quello che è sempre stata: un’azione di guerra, nel quadro della guerra preventiva voluta da Bush e dai suoi accoliti. Migliaia sono i civili morti, equamente colpiti dagli attentati talebani e dai bombardamenti Nato. Nonostante ciò, però, la segreteria nazionale della CGIL, di fronte al tragico evento di questa mattina, si limita a chiedere una “riflessione collettiva”, in modo ben diverso anche da quanto dichiarato sei anni fa in una situazione analoga, all’indomani dell’attentato di Nassiriya, quando il documento della segreteria si concludeva proclamando: “no al terrorismo, no alla violenza, no alla guerra preventiva, immediata assunzione di responsabilità della comunità internazionale e immediato ritiro delle truppe”. Credo che anche questo dato, come purtroppo confermato dalle scelte politiche sul fronte più prettamente sindacale, ci parlino di una Confederazione che sceglie, deliberatamente, di restare “in mezzo al guado”. Credo perciò che la sinistra sindacale (o almeno di ciò che ne resta dopo lo sgretolamento di questi ultimi mesi) non possa affatto attestarsi ad accreditare a sinistra la linea di Epifani ma debba tornare a rivendicare una netta svolta, in direzione di una autonoma, lunga, difficile ma inevitabile azione di conflitto contro la politica governativa e padronale”. (Fabrizio Burattini)

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Sicurezza Lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 1 agosto 2009

“Il Consiglio dei Ministri  ha approvato il decreto legislativo correttivo del testo unico sulla sicurezza e la salute del lavoro tenendo correttamente conto del parere espresso dalle Commissioni parlamentari, sopprimendo quindi le norme che avevano suscitato critiche e preoccupazioni nell’opinione pubblica”. Lo afferma in una nota il Vice Presidente della Commissione Lavoro della Camera On. Giuliano Cazzola, che è stato relatore del parere espresso dalla Commissione Lavoro al testo dello schema di decreto legislativo integrativo del decreto legislativo in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, n. 81/2008. “Dopo questo  passaggio legislativo – aggiunge Cazzola – è stato compiuto un importante passo in avanti nella battaglia per la sicurezza dei lavoratori anche perché adesso il Testo Unico, dopo le modifiche e le integrazioni, è più efficace ed operativo perché maggiormente condiviso dalle forze sociali e dalle istituzioni e più attento ai problemi della prevenzione, della partecipazione e della formazione”.

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La carica dei centouno

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 marzo 2009

“Sono parte insieme ad altri 100 colleghi della maggioranza della c.d. “carica dei 101”  che si è rivolta a Berlusconi per chiedergli di non mettere la fiducia sul ddl sicurezza, poiché contiene norme inaccettabili sotto più profili da correggere e da analizzare nelle opportune sedi prima di passare ad una risoluzione conclusiva del provvedimento. A tal riguardo ho apprezzato la posizione del presidente Fini che per primo dall’interno della maggioranza ha espresso dubbi circa la norma sul comportamento dei medici e le denunce dei malati clandestini e ho accolto con soddisfazione le affermazioni del Premier Berlusconi che ha dimostrato una profonda sensibilità nel condividere le nostre preoccupazioni nei confronti di questo dettato legislativo”. Lo dichiara Aldo Di Biagio, deputato del PdL eletto in Europa,all’indomani delle dichiarazioni di Berlusconi a sostegno dei 101 deputati che nei giorni scorsi gli hanno scritto una lettera sensibilizzandolo su alcuni punti del tanto discusso decreto Sicurezza in discussione a Montecitorio. “Apprezzo le riflessioni del Premier e del presidente della Camera – continua Di Biagio – che sembrano sostenere in pieno le nostre istanze e soprattutto le preoccupazioni che hanno animato la nostra volontà di mettere un freno ad alcune disposizioni troppo rigide e per certi aspetti di discutibile valore etico, che rischierebbero di mettere a rischio la stessa società civile e la Sanità pubblica”. “Le sollecitazioni della Lega – continua il pidiellino – sebbene animate da presupposti concreti e di emergenza necessitano di un ulteriore filtro ed analisi nelle sedi istituzionali competenti. E’ necessario sostenere un tavolo di discussione con i referenti della Lega, che sono e rimangono una importante forza politica e sociale del Paese”. “Il contrasto all’immigrazione clandestina e la strutturazione di un adeguato sistema di sicurezza rappresentano una priorità per il nostro Paese che deve essere affrontata con rigore, ma nei limiti della tutela dei diritti umani – conclude il deputato eletto all’estero – e su questo aspetto l’attenzione dell’Esecutivo apre la strada ad un percorso di riflessione nelle sedi appropriate, al fine di modificare in modo opportuno e costituzionalmente adeguato le tanto discusse norme. Ho accolto con soddisfazione la condivisione da parte del presidente Fini, delle parole del Premier, che traccia un fronte comune sul versante istituzionale nei confronti della gestione dell’immigrazione e della sicurezza sociale, intesa come dovere da parte dello Stato”.

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Cittadinanzattiva su lettera 100 deputati in tema di DDl

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 marzo 2009

“La lettera che 100 deputati del Popolo delle Libertà hanno inviato al Presidente del Consiglio è un atto compiuto con senso di responsabilità civica oltre che una piacevole sorpresa. Evidentemente, sono state raccolte le preoccupazioni espresse nei giorni passati anche dal Presidente della Camera, on. Gianfranco Fini, che ringraziamo, oltre che da tante espressioni della società civile e dagli stessi medici. All’on. Alessandra Mussolini e a ciascuno dei deputati firmatari va pertanto il nostro più vivo apprezzamento”. Nelle parole del vicesegretario generale Antonio Gaudioso, il commento di Cittadinanzattiva in merito all’odierna presa di posizione di una  buona fetta della Maggioranza che ha inteso chiedere al premier Berlusconi di non porre la fiducia sul ddl sicurezza in quanto contenente norme giudicate “inaccettabili”, prime fra tutte quella che obbligherebbe i medici a denunciare gli immigrati clandestini.  “Idealmente, è come se quella lettera fosse stata firmata da migliaia di cittadini” continua Gaudioso, che aggiunge: “In un paese civile, quando un ampio settore della Maggioranza, l’opposizione, la società civile e gli stessi ordini professionali coinvolti convergono nel non voler vedere approvato un provvedimento legislativo, il Governo ne dovrebbe trarre le debite conseguenze e ritirarlo immediatamente. Se ciò non dovesse avvenire, evidentemente in seno all’Esecutivo c’è che ha un debito politico da pagare, e intende saldarlo sulla pelle di indifesi”.

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