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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

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Accordo quadro del 17 luglio sulle prerogative sindacali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

Scuola – Sindacato, il CdM autorizza il ministro della Funzione Pubblica al parere favorevole sull’ipotesi di Accordo quadro del 17 luglio sulle prerogative sindacali
Si attende a giorni la sottoscrizione definitiva, dopo il parere degli organi di controllo, sull’lpotesi di contratto collettivo nazionale quadro di ripartizione delle prerogative sindacali nel triennio 2019-2021. Marcello Pacifico (Anief): Bene, aspettiamo con ansia questo momento per poterci organizzare in maniera più incisiva, partecipare ufficialmente ai tavoli di contrattazione riguardanti i lavoratori del comparto istruzione e ricerca per orientare le scelte dell’amministrazione, a partire dalla risoluzione del problema del precariato, dal rinnovo del contratto (scaduto da quasi un anno) e da una capillare e corretta informazione in ogni scuola sui diritti e doveri sanciti dallo stesso contratto e dalla legge.

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Il papa e le prerogative del matrimonio: nessun cambiamento

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2015

vaticano“Ieri sera Piazza San Pietro era davvero uno spettacolo: la veglia di preghiera era già cominciata da almeno due ore con le testimonianze di tante famiglie quando si è sentita la voce del Papa. Era sua la voce che tutti volevano ascoltare, per capire una volta di più che modello di famiglia il Papa presenterà durante i lavori del sinodo. Far famiglia appare sempre più difficile e i racconti di tante coppie, pur unite da un vincolo di reciproca fedeltà, hanno evidenziato la complessità di gioie e di dolori attraverso cui passa ogni famiglia nel corso degli anni. Ma la crisi della famiglia ha un prezzo altissimo, perché ne aggredisce l’identità, ne spegne la vitalità e la condanna ad una solitudine senza precedenti, che di fatto ricade su tutta la società, riducendone la coesione e la naturale solidarietà”. Lo afferma Paola Binetti, deputato del Gruppo Area popolare (Ncd-udc).
“Il dibattito mediatico, a distanza di oltre un anno, – continua – sembra ancora polarizzato su due aspetti: la comunione ai divorziati e il matrimonio per le coppie omosessuali. Le interviste che oggi trovano un’eco mediatica più intensa, e forse più sconcertante, sono quella al Cardinal Ruini e quella a monsignor Krzysztof Olaf Charamsa. La prima perché ribadisce la dottrina di sempre, con la chiarezza dei suoi valori e delle sue posizioni, ma anche con la prospettiva della misericordia, tipica della paternità e della maternità della Chiesa. L’altra, quella di Monsignor Charamsa, per la sua confessione pubblica e per le sue dichiarazioni provocatorie con cui interpella il papa, sollecitandolo a schierarsi durante il sinodo dalla parte degli omosessuali.
E conclude: “Il tempismo di entrambe non sorprende: sappiamo già che accanto al sinodo dei padri sinodali ci sarà un sinodo che si svolgerà sui giornali, sui social media, nella pubblica opinione, che inevitabilmente prenderà posizione in un senso o nell’altro. Eppure il Papa è stato chiarissimo anche a Filadelfia, dove ha ribadito che le prerogative del matrimonio, e non solo del matrimonio cattolico, sono quelle di sempre e non possono essere cambiate neppure da un sinodo straordinario sulla famiglia a cui fa seguito un sinodo ordinario. Ciò che può cambiare è il nostro atteggiamento di accoglienza e di inclusione, concretamente verso i divorziati risposati e verso gli omosessuali, dal momento che sono loro ad essere stati messi al centro della scena mediatica. Un atteggiamento di inclusione e di apprezzamento per tutto ciò che fanno di bene, e spesso di molto bene, in tanti campi della nostra società. E’ questo il senso di sentirci tutti Chiesa, con la prospettiva del Giubileo della misericordia, che non giudica, non condanna, ma non stravolge neppure le categorie della verità consolidata della tradizione”.

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I poteri dello stato alla sbarra

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 novembre 2010

Una democrazia che l’occidente ha sposato si poggia soprattutto sulla logica dei pesi e contrappesi tra i vari poteri dello stato. In tutto questo riecheggia sempre forte il contributo dato da Montesquieu nella sua opera più importante: Lo spirito delle leggi (L’esprit des lois), frutto di 14 anni di riflessioni e di studi. Eravamo a cavallo del XVIII secolo e vi dominavano ancora incontrastate le logiche di una monarchia che stava difendendo con le unghie e i denti le sue prerogative sovrane e assolutiste.  In quei 32 volumi sono stati racchiusi un concentrato della storia del pensiero politico che pur guardando al passato cercava di proiettare una nuova visione della società che stava diventando sempre più complessa e, di pari tempo, conflittuale tra i suoi vari poteri e il primato che ciascuno di essi voleva rivendicare rispetto agli altri. Da qui generazioni di studiosi, studenti, critici (pensiamo ai gesuiti e giansenisti che misero all’indice l’opera “Index Librorum Prohibitorum” nel 1751) lessero quelle pagine sino a farle ingiallire. Oggi diamo per scontato che una società evoluta e una democrazia compiuta debba, innanzitutto, salvaguardare l’autonomia e scongiurare le interferenze autoritarie dei tre poteri dello stato: legislativo (fare le leggi), esecutivo (farle eseguire) e giudiziario (giudicarne i trasgressori) per assicurare la libertà del cittadino e che tutti, compresi i rappresentanti dei poteri legislativi, esecutivi e giudiziari, possano essere giudicati se contravvengono alle leggi alla pari di tutti gli altri. Da qui la logica dei contrappesi dalla Corte Costituzionale, alla Corte dei Conti, al Consiglio superiore della magistratura, ecc.
Ora cosa sta accadendo in Italia? E’ che il legislatore avvalendosi delle sue prerogative cerca di mettere dei limiti ad un altro potere dello stato: quello giudiziario affermando che se i politici che rivestono cariche importanti risultano aver trasgredito alle leggi in tempi precedenti al mandato attuale non possono essere giudicati al pari degli altri cittadini. Non solo. Giustificano questa iniziativa dal fatto che sono stati proprio certi giudici ad interferire nell’esercizio degli altri poteri inquisendo politici e amministratori pubblici in maniera pretestuosa. Se a questo punto non vogliamo fare torto a nessuno perché invece di ricorrere a forzature legislative non si ricorre ad una autorità internazionale, tecnicamente qualificata, che possa valutare l’accusa e la difesa delle parti in conflitto e valutare la loro gravità o inconsistenza? Qui non parliamo, ovviamente, di illeciti compiuti nell’esercizio delle proprie funzioni istituzionali, dove è previsto il tribunale dei ministri. Potremmo, a questo punto, anche pervenire ad una soluzione più immediata e risolutiva. Permettiamo agli eletti al parlamento, se inquisiti dalla magistratura, di veder celebrati i loro processi in tempi brevissimi e con giudizio definitivo affinchè in sei mesi, al più, si possa dire: l’accusa era inconsistente e va archiviata oppure è colpevole e va condannato perdendo automaticamente l’immunità di cui gode. Quindi non rinviare sine die un processo ma celebrarlo subito e in tempi ristretti. E’ questa la nostra proposta che rigiriamo ai politici sebbene nutriamo seri dubbi che possano accettarla e, a questo punto, non ci rimane altro che un dubbio atroce… (Riccardo Alfonso direttore dei centri studi politici e sociali della Fidest)

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Berlusconi senza berlusconismo

Posted by fidest press agency su martedì, 7 settembre 2010

Con il discorso di Fini il PdL è imploso, con una scarica di esplosivo collocata all’interno stesso del partito-azienda e, ciò che risulta più grave e non ritrattabile, collocata da quel “fuoco amico” che ha, di fatto, svuotato il cavaliere di tutte le  prerogative che ha preteso indirizzarsi. Non è stato un passaggio di una partita a scacchi, in attesa della “mossa del cavallo”; è stata una sfida a distanza di scherma “all’ultimo sangue”, dove aleggiava la durlindana di Berlusconi, alla quale Fini ha opposto una scherma da fioretto, con affondi precisi, ripetuti, documentati e, spero proprio, dolorosi. Fini ha saputo giostrare il presente, facendo dimenticare il passato di 15 anni di convivenza e connivenza, lasciando ampio spazio alle speranze per un futuro diverso dagli incubi nei quali  è precipitata la nazione. Ma non c’è stato  un “metodo Boffo”, che pure Berlusconi avrebbe ampiamente meritato  (e Fini è certamente consapevole di molte magagne cavalleresche che si dovranna ancora scoprire !!!), c’è stata una smontatura degli effetti causati dal cavaliere, cioè del berlusconismo, salvando quel poco che rimane da salvare dell’immagine del cavaliere. Il risultato è stato quello di svuotare il cavaliere del suo berlusconismo… come dire “il re è nudo. L’otre berlusconiana è, così, scoppiata non potendo contenere oltre tutto ciò che si voleva farci entrare. Tutto cominciò con la conclusione ingloriosa della prima repubblica travolta da “mani pulite”. Alla prima repubblica subentrò il berlusconismo che portava con se le “coscienze sporche” che erano riuscite e salvarsi o nascondersi. L’inventore del berlusconismo si propose come il demiurgo della nuova nazione che aspettava un messia salvifico.  Fu infelice lo stresso esordio, quando vennero incolonnate le truppe mercenarie sotto la falsa bandiera del liberalismo democratico che nascondeva l’interesse privato del solo gaudente padrone e signore che dominò quella scena. Fin dall’esordio venne dimensionata l’impostura che voleva spacciare la reiterazione dei reati con una presunta persecuzione giudiziaria; in questo modo venne dato l’esempio di una impunità che avrebbe stimolato i più spregiudicati a delinquere sotto le insegne di una volontà popolare illusa e tradita La certezza della impunità realizzò il resto: condoni, sanatorie, modifica delle leggi punitive identificate come restrittive della libertà (v. il falso in bilancio) e un nevrotico ottimismo che avrebbe nascosto le verità che si volevano nascondere. Nelle more la nomenclatura giuridica, se rivolta al premier o a fedeli lanzichenecchi, venne perfezionata:
•    l’avviso di garanzia diventò giustizia ad orologeria,
•    l’indagine giudiziaria a sua volta diventò accanimento giudiziario,
•    gli interrogatori di rito  furono persecuzioni giudiziarie,
•    il processo una bolgia infernale,
•    il collegio giudicante un plotone di esecuzione.
Tale nomenclatura, predisposta dal cavaliere, venne subito fatta propria da quanti avevano l’interesse di autodifesa. Nessuna meraviglia se l’otre è scoppiato; doveva essere ben resistente per essere riuscito a resistere a tante porcate tutte insieme. Ci sarebbe da ricostruire innanzitutto la fiducia, ma può essere appannaggio di chi l’ha tradita? L’attuale crisi di credibilità non si differenzia da tangentopoli se non nei fini; ora i furti non riguardano più i finanziamenti ai partiti ma le singole individuali tasche dei ladroni. Piuttosto è  peggiore di Tangentopoli, perchè allora venne avanzato il finanziamento ai partiti, con Craxi che illustrò il teorema “Tutti colpevoli, nessun colpevole”, quindi raccattò le monetine e fuggì a precipizio per Hammamet, da latitante, fuggitivo  e contumace.  Oggi diventato esule, perseguitato, vittima. I sondaggi allarmano il cavaliere; risulta che il berlusconismo ha pesantemente stufato gli elettori, il marcio avanza, e le procure vengono disabilitate, i truffatori proliferano mentre si concede loro uno scudo fiscale come ciambella di salvataggio. Il berlusconismo si rivolta contro il suo inventore che della sua creatura si era fatto demiurgo; ma i sondaggi sono impietosi, il calo diventa emorragia. Ecco che il demiurgo si trasforma in taumaturgo; senza miracoli niente fede. Ecco l’invenzione mediatica del cavaliere: liste elettorali vietate ai farabutti: come dire Berlusconi senza il berlusconismo. Di Pietro ha sbagliato tutto…. Doveva brevettare la sua proposta, così oggi potrebbe richiedere i diritti d’autore.
I laudatores del cavaliere (da Capezzone a Bonaiuti, da Gasparri, a Bondi e Cicchitto), che per contratto ad ogni intervento dovevano insultare Di Pietro, perdono la loro specificità e sono costretti a osannare la trovata del cavaliere dopo averla insultata quando veniva avanzata dal loro nemico preferito. Il taumaturgo miracoloso ha  perso anche il braccio destro dei miracoli, quel Bertolaso per il quale “lo spirito è forte, ma la carne è debole” (Matteo 26,41). Con la carne debole pur dentro uno spirito forte non è agevole mettere in opera la politica del fare; quella politica attiva, operosa, fattiva, produttiva e producente.  Per una politica del fare necessitano le mani libere, da ogni forma di limitazione o di vincolo; mani libere dai capestri delle regole, delle norme da rispettare e delle leggi da onorare; mani libere…. molto libere… specialmente dalle manette che tintinnano dietro l’angolo. Ma chi illumina quelle manette, impone il rispetto delle regole e l’onore alle leggi ?   E’ rimasta solo la magistratura, dopo che tutti i presidi etici sono stati travolti  dal miracolismo mediatico (ma solo mediatico); magistratura che si serve delle intercettazioni… allora si aboliscano le intercettazioni, si serve dei pentiti…. allora si sviliscano gli interrogatori dei pentiti…. si serve anche di azioni decise come la confisca dei beni…. allora si vendano all’incanto tali beni (così ciò che esce dalla porta rientra dalla finestra); tutti provvedimenti che contrastano con la lotta alla criminalità, quando non configurano una colpevole connivenza. Connivenza sarebbe stata la Protezione Civile spa, sventata sul filo di lana dalle opposizioni ma di più dai sondaggi che indicarono quel provvedimento come sgradito alla stragrande maggioranza, per cui venne innestata, con urgenza, la retromarcia. Il resto lo vedremo in questi giorni…!(Rosario Amico Roxas)

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Regionali Puglia: le accuse di Tatarella all’Idv

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 febbraio 2010

Le accuse di Tatarella sono ridicole e pretestuose. Non abbiamo mai parlato o chiesto assessorati di sorta, sapendo bene che tale prerogativa spetta alla scelta autonoma del presidente della Giunta. Quanto poi al fatto che IdV, secondo l’europarlamentare del Pdl, vorrebbe mettere Vendola sotto l’ala protettrice di una toga, lo invitiamo a guardare al suo candidato. Siamo sicuri che i cittadini pugliesi sapranno distinguere il grano dall’oglio” lo dichiara in una nota l’on. Pierfelice Zazzera, deputato di IdV e coordinatore regionale della Puglia.

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Ricerca candidato “doc” per regionali Lazio

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2009

«Onde evitare equivoci e alimentare attese spasmodiche preciso ancora una volta che la riunione della Consulta per Roma Capitale non è la sede dove sarà scelto il candidato del centrodestra per le elezioni regionali. Oggi c’è solo un primo giro di orizzonte e la ricerca di un accordo su un metodo di scelta che da un lato coinvolga il territorio e dall’altro rispetti le prerogative dei leader. Mi auguro che si pòotrà entrare in una fase dove, senza polemiche, ci si avvii rapidamente alla scelta di questo candidato, scelta che deve essere condotta unicamente su criteri di merito e di possibilità di successo». Lo afferma il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

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