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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

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Anniversario della presa della Bastiglia

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

Roma. “In segno di protesta per il comportamento di Parigi sul caso Rackete la delegazione di Fratelli d’Italia ha deciso che non prenderà parte oggi al ricevimento organizzato dall’Ambasciata di Francia in occasione dell’anniversario della presa della Bastiglia. Da giorni la nostra Nazione subisce provocazioni inaccettabili ed è necessario dare un segnale forte e deciso”. Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Chi è cacciatore difficilmente diventa preda. Si immedesimano in esse per giocare di anticipo

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 ottobre 2016

siriaTra Russia e Stati Uniti siamo gia in guerra anche se è combattuta per interposta persona, Assad da un lato e i fondamentalisti islamici dall’altra. Credete che l’Isis se avessero voluto non lo avrebbero distrutto? È tutto un pretesto, “al lupo al lupo” funziona sempre per confondere il popolino, più pietanze ci sono e più la pancia si riempie rendendo difficile la digestione spesso accompagnata da torpore mentale. Il Penta-Cia sta giocando con Putin al gatto e il topo. Mosca sta affrontando una campagna militare in Siria costosissima che sta intaccando le riserve del paese. Quello che si prefigge il Penta-Cia è allungare il più possibile la campagna militare russa in Siria per indebolire la figura di Putin in casa. Putin non ha la forza economica di reggere i costi di anni di guerra in Siria e di questo se ne è reso conto, tanto che ha inviato i caccia che possono mettere fine alla guerra in Siria, oggi sono arrivati i Gladiator è più di qualche voce parla di batterie missilistiche S-500. Putin è furbo ha sempre un piano di riserva per spiazzare il Penta-Cia. Non avete capito che Bashar è solo la pagliuzza loro vogliono il tronco Maestro, Putin che impedisce il disegno del dominio euroasiatico. La frase che viene ripetuta in ambienti militari è “he must go out”. Putin è uomo di caccia sa bene come stanare le prede nella fredda Siberia figuriamoci quando le prede si nascondono nelle temperate stanze della White House e del Pentagono. Lui ha capito tutto e tiene duro in Siria, sta giocandosi la credibilitá anche in casa. Putin è uomo di parola vuole dimostrare al mondo che per lui una parola data è sacra. L’impegno preso con Bashar va avanti e questo innervosisce la Casa Bianca a cui Putin sta tenendo testa. La UE avalla questa sporca guerra degli Stati Uniti, forse credono che in virtù dell’alleanza che gli lega agli Stati Uniti, saranno invitati alla divisione della ricca torta. Non hanno capito che agli europei toccheranno sempre le briciole o peggio gli avanzi. Ho riletto tante volte la dichiarazione emanata ieri dal Cremlino è molto precisa: “Chiedo che gli Stati Uniti. Combatte per Assad ma anche, forse soprattutto, per se stesso: per non essere costretto a cedere a Mosca. Leggete attentamente la dichiarazione diramata ieri dal Cremlino: “Chiedo che gli Stati Uniti, abbandonino la politica ostile nei confronti della Federazione Russa, intendendo con questo: l’abolizione della cosiddetta Legge Magnitskij (sanzioni decise a Washington contro i protagonisti del caso dell’avvocato Serghej Magnitskij, morto in carcere a Mosca nel 2009) e delle sanzioni imposte per il ruolo assunto dai russi nella crisi ucraina ; e la compensazione dei danni subìti dalla Federazione Russa come conseguenza delle sanzioni. Mosca, è pronta a riprendere l’implementazione delle intese nucleari se Washington eliminerà completamente le ragioni dello squilibrio politico, militare ed economico nel mondo. I passi che la Russia è stata costretta a compiere non intendono peggiorare le relazioni con gli Stati Uniti. Vogliamo che Washington capisca che non puo con una mano introdurre sanzioni contro di noi, relativamente indolori per gli americani, e con l’altra mano continuare a cooperare nei settori in cui fa comodo. L’amministrazione Obama ha fatto di tutto per distruggere l’atmosfera di fiducia che avrebbe incoraggiato la cooperazione. Mosca delinea con straordinaria chiarezza la propria posizione, è finito – Washington – il tempo dei distinguo diplomatici e che non accetteremo il doppio linguaggio di Washington. O la pace è globale e totale o non se ne fa nulla”. Queste sono parole che non lasciano ad interpretazione. Mosca ha aperto la porta a Washington ora sta al Penta-NATO prendere posizione. Siamo nel punto del non ritorno, il Mediterraneo pullula di navi da guerra, tutte le capitali europee sono target degli ICBM di Mosca, in questo momento così delicato per il mondo e con gli Stati Uniti in vuoto di potere dove tutto è accentrato all’NSA-CIA-Pentagono e Biden c’è poco da sorridere. È proprio con il vuoto di potere che è decisioni terribili vengono prese. (Maurizio Compagnone Opinionista de “La Gazzetta italo brasiliana”)

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Il canto sociale

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 marzo 2010

Bologna 19 marzo 2010 ore 18:00 via Marco Polo 51 presso il Centro Civico Lame Il canto sociale è un concetto molto ampio, utile proprio in tal senso perché ci permette di comprendere la storia e l’attualità dei canti di protesta, di lotta, di lavoro e più in generale tutte le pratiche musicali delle culture popolari di tradizione orale. Nel recente passato, questa storia cantata, si riattiva in Italia a partire fin dagli anni Cinquanta con l’esperienza del Cantacronache e in maniera più diffusa a partire dai primi anni Sessanta con la nascita del Nuovo Canzoniere Italiano e quindi di tutti i Canzonieri diffusi in Italia (fra cui il Canzoniere delle Lame di Bologna) e soprattutto con la presa di coscienza da parte dei soggetti popolari stessi, dell’importanza e della bellezza della propria cultura popolare di tradizione orale, non più segno di inferiorità sociale ma tratto distintivo di riscatto delle differenze.  Questa storia si arricchisce infatti anche con la diffusione delle ricerche antropologiche, sociali ed etnomusicologiche e l’intreccio continuo con i movimenti politici e culturali, con tutti quegli intellettuali rovesciati che hanno contribuito a questa presa di coscienza, incrociandosi in gran parte attorno all’esperienza dell’Istituto Ernesto De Martino. Il canto sociale rischia continuamente di farsi genere musicale ma sfugge sempre, grazie alla sua estensione, alle etichette di mercato, grazie alle ineluttabili nuove generazioni che hanno praticato successivamente la presa di parola critica sul mondo, ultima forse la pratica del rap. Quest’anno il laboratorio è dedicato ad Ivan Della Mea, cantore, poeta, scrittore, giornalista, uomo libero recentemente scomparso che ha pensato e cantato per più di quarant’anni e ci lascia ora un’eredità ricca di riflessioni e canti.

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