Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘prescrizione’

“Sulla prescrizione assistiamo a continui scontri ideologici e di potere all’interno del governo”

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 febbraio 2020

“Si susseguono proposte sempre più cervellotiche, contrasti e compromessi al ribasso. Ed è due volte più grave perché quando si gioca sul diritto penale si gioca sulla libertà personale e sulla pelle dei cittadini. Il “Lodo Conte” è insufficiente e le bizzarre proposte emerse sul tavolo della maggioranza complicano il quadro normativo contro ogni logica e principio di civiltà giuridica. Sullo sfondo, continui annunci sull’imminente pacchetto di riforma del processo penale di cui non si vede traccia e che se attuato con legge delega avrebbe comunque tempi di attuazione medio-lunghi. Fratelli d’Italia ribadisce la necessità di una soluzione di buonsenso: l’abolizione della norma Bonafede sulla prescrizione, un confronto parlamentare serio sulla riforma del diritto penale e investimenti sulla Giustizia per velocizzare i processi”. Lo dichiarano i deputati di Fratelli d’Italia e componenti della commissione Giustizia Ciro Maschio e Carolina Varchi.

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Governo. Prescrizione e il “lodo Conte”: la toppa peggiore del buco

Posted by fidest press agency su domenica, 26 gennaio 2020

Dobbiamo evitare che i colpevoli siano agevolati dai tempi lunghi dei processi e quindi siano assolti per decorrenza dei tempi. Così il M5S.Siamo tutti d’accordo che i colpevoli devono essere condannati, che gli innocenti siano assolti e che i danneggiati ricevano giustizia.
Tuttavia, la legge sulla abolizione della prescrizione, proposta dal ministro Bonafede e approvata dal M5S e dalla Lega, non raggiunge questi obiettivi, perchè i danneggiati saranno gli innocenti e coloro che attendono un risarcimento.Vediamo: Il 75% dei processi va in prescrizione entro il primo grado di giudizio. Sarebbe necessario concentrare l’attenzione su quel 75%.
La legge, comunque, entrerebbe in vigore fra 3-4 anni e ha tutti i caratteri della incostituzionalità, visto che la nostra Costituzione prevede la ragionevole durata dei processi e non l’infinita durata dei processi.Ieri, il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha dichiarato che “gli innocenti non finiscono in carcere”, il che è falso perché ben 27 mila innocenti sono finiti in carcere e per questo risarciti. Sarebbe opportuno che il ministro Bonafede tornasse alle occupazioni precedenti il suo incarico.In questi giorni si sta discutendo il cosiddetto “lodo Conte”, cioè il blocco della prescrizione solo per chi è condannato in primo grado di giudizio.Una toppa peggiore del buco.Da far notare al premier, e avvocato del popolo, Giuseppe Conte, che la Costituzione prevede l’innocenza di un imputato fino al terzo grado di giudizio, e non al primo grado. Tale precetto è stato ribadito dalla Corte Costituzionale. Finirà che, al primo processo che si farà, si ricorrerà in appello alla Corte Costituzionale, che dichiarerà incostituzionale la legge sulla abolizione della prescrizione.Insomma, è stata propinata ai cittadini l’ennesima bufala: si è fatto credere che con l’abolizione della prescrizione si sarebbe fatta giustizia. E’ esattamente il contrario. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc) (n.r. A nostro avviso il problema più serio in Italia è il mal funzionamento della giustizia. Oggi con le varie toppe che si cercano di aggiungere al vestito di Arlecchino si vuol far nutrire la speranza che vi possano essere degli aggiustamenti “salvifici”. Pura illusione. La riforma va attuata radicalmente per rendere l’iter processuale più breve rispetto agli attuali tempi biblici pur con tutte le garanzie del caso per gli imputati e i diritti della difesa.)

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Bollette: nuove regole per prescrizione e penali per le condotte illegittime. Le istruzioni di Aduc

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 gennaio 2020

La legge di bilancio 2020 introduce apprezzabili novità per i consumatori: viene ridotto il termine di prescrizione per il pagamento delle bollette telefoniche, internet e pay tv da cinque a due anni.Già la legge di bilancio 2018 (legge n. 205/2017, articolo 1, commi 4-10) aveva portato a due anni il termine di prescrizione per le forniture di energia elettrica (per le bollette emesse successivamente al 1 marzo 2018), gas (per le bollette emesse successivamente al 1 gennaio 2019) e per le utenze idriche (per le bollette emesse successivamente al 1 gennaio 2020). Con questa modifica normativa quindi tutti i pagamenti relativi alle utenze luce, acqua, gas, telefonia e pay tv saranno soggetti alla prescrizione biennale.Ancor più significativa per i consumatori la norma della legge di bilancio 2020 che impone a tutti i gestori di telefonia, energia elettrica, luce, gas, acqua e pay tv di pagare una penale del 10% dell’importo contestato (e comunque mai inferiore a 100,00 euro) per condotte illegittime e addebiti illegittimi in bolletta, dovuta ogni volta che il gestore:
1) Viola le modalità di rilevazione dei consumi. E’ il caso, ad esempio, delle fatture che non tengono conto dell’autolettura effettuata dal cliente oppure del mancato rispetto della frequenza delle letture dei contatori accessibili anche in assenza del proprietario (per il gas con contratto a maggior tutula consumi annuali inferiori a 500 smc, la lettura deve essere effettuata una volta l’anno, mentre per consumi annuali superiori a 500 smc la lettura deve avvenire almeno due volte l’anno; se invece la fornitura è in libero mercato, occorrerà verificare cosa prevede il contratto. Per la fornitura di energia elettrica con contatore elettronico la lettura deve avvenire ogni mese, altrimenti deve avvenire con cadenza annuale).
2) Viola le modalità di esecuzione dei conguagli, ad esempio – per i contratti a maggior tutela – fatturando importi significativi senza consentire la rateizzazione in caso di mancato invio delle bollette; oppure omettendo di registrare i pagamenti effettuati o ancora omettendo il rimborso dei crediti maturati dai consumatori.
3) Viola le modalità di fatturazione. Per i contratti a libero mercato la cadenza di invio delle fatture è indicata dal contratto mentre per gli utenti in maggior tutela le bollette devono essere inviate ogni due mesi per l’energia elettrica e – per il gas – con cadenza al massimo quadrimestrale per consumi annuali inferiori a 500 smc e al massimo trimestrali per consumi annuali superiori a 500 smc.
4) Addebita spese ingiustificate. I tipici casi di addebiti di spese non giustificate riguardano i gestori telefonici che spesso addebitano penali non dovute per recesso anticipato o “restituzione” sconti promozionali nonostante la disdetta del contratto sia avvenuta dopo la scadenza del periodo minimo di durata contrattuale.
5) Addebita costi per consumi, servizi o beni non dovuti. Nell’ambito della telefonia è il caso sicuramente più frequente, pensiamo ad esempio ai costi per servizi non richiesti, alle bollette che il gestore continua ad inviare nonostante sia avvenuta una migrazione verso un’altra compagnia, agli importi richiesti per le “sim dormienti”; nella sezione Telecomunicazioni del nostro sito si contano quasi 65.000 lettere di utenti che ci raccontano le loro disavventure in materia di bollette telefoniche.
Per ognuna di queste condotte (e/o per ogni fattura in cui simili voci siano addebitate) il consumatore, dal 1 gennaio 2020 ha diritto al pagamento di una penale pari al 10% dell’importo contestato e comunque non inferiore a 100 euro. Ad esempio, se nella bolletta telefonica vengono addebitati 5,00 euro per un servizio non richiesto, il gestore dovrà pagare al cliente 100,00 euro di penale, un importo 20 volte superiore all’addebito illecito.Ogni volta che il fornitore/gestore pone in essere le condotte sopra descritte, il consumatore dovrà:
– contestare l’addebito con una raccomandata AR o pec di messa in mora spiegando perchè l’importo non è dovuto e quindi chiedere il formale riconoscimento da parte del fornitore dell’illegittimità dell’addebito ed il pagamento della penale pari a 100 euro, di cui all’art. 1, commi 292 e 293 della legge 160 del 2019 (legge di bilancio 2020) (oppure, per importi non dovuti superiori a 1.000,00 euro, pari al 10% dell’importo contestato);
– diffidare il gestore dall’addebitare, nelle bollette successive, ulteriori importi illegittimi rappresentando che altrimenti, per ogni fattura successiva, sarà dovuta una ulteriore penale del medesimo importo;
– specificare se preferisce ricevere il pagamento della penale tramite una decurtazione dalla fattura successiva oppure indicare le modalità di versamento.
A questo punto, se il gestore/fornitore riconosce l’illegittimità dell’addebito dando quindi positivo riscontro alla comunicazione, ha 15 giorni di tempo per pagare. Dalla nostra esperienza possiamo immaginare che la maggior parte delle volte il fornitore non risponderà oppure insisterà nella regolarità dell’addebito.
In questo caso, l’utente dovrà rivolgersi alla “autorità competente”, cioè al Corecom per telefonia e pay tv o al servizio di conciliazione Arera per acqua, luce e gas e, in caso di insuccesso della conciliazione, al giudice di pace .
Una volta che sarà accertata l’illegittimità dell’addebito degli importi contestati il gestore sarà tenuto a rimborsare gli importi eventualmente pagati e a versare al consumatore una penale pari al 10% dell’importo contestato e comunque mai inferiore a 100,00 euro.Quella che abbiamo descritto è sicuramente una procedura lunga: la legge non prevede penali “automatiche” se non c’è l’accordo del gestore (e temiamo che quasi mai ci sarà) ma è di certo un notevole passo avanti per i consumatori perchè finora le condotte illegittime dei vari gestori/fornitori venivano sanzionate dall’Antitrust o dall’Agcom con multe milionarie (spiccioli se paragonate al fatturato delle singole società) versate alle casse dello Stato che però non portavano alcun beneficio economico diretto al consumatore che le subiva.
E siccome il più delle volte i singoli addebiti illegittimi sono per importi esigui, il consumatore non è incentivato ad attivarsi per recuperarli: in pochi si avventurano in una conciliazione davanti al Corecom per una decina di euro.
L’introduzione di una penale del 10% (comunque mai inferiore a 100,00 euro) per ogni violazione commessa dai gestori avrà a nostro avviso un benefico duplice effetto: da un lato, invoglierà i consumatori ad attivarsi per ottenerne il pagamento e dall’altro potrebbe dissuadere i gestori dal porre in essere pratiche illegittime, visto che per ogni addebito non dovuto da – poniamo il caso – 2,00 euro devono pagarne al consumatore 100,00. (Emmanuela Bertucci, legale Aduc)

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Prescrizione: il pomo della discordia

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 novembre 2018

“Fratelli d’Italia in commissioni Affari costituzionali e in commissione Giustizia riunite per discutere il DDL anti corruzione ha chiesto che la maggioranza si esprima subito sull’ammissibilità dell’emendamento sulla prescrizione prima ritirato e poi ripresentato di fatto identico”. Lo dichiarano i deputati di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli e Ylenja Lucaselli.
“Altrimenti – aggiungono i deputati di FDI – è necessario prendere atto che non ci saranno i tempi necessari per portare il provvedimento in Aula la prossima settimana. Se M5S e Lega non stanno trovando un accordo crediamo sia più dignitoso rimandare il DDL a data da destinarsi piuttosto che andare avanti con trucchetti indecenti come quello di ritirare l’emendamento e ripresentarlo cambiando solo il titolo”.

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Antitrust e condanna Eni: parole chiare su prescrizione

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 luglio 2018

L’Autorità ha accertato la reiterazione da parte di Eni gas e luce S.p.A. della condotta consistente nell’inadeguata gestione delle istanze dei consumatori relative alla fatturazione dei consumi di elettricità e gas, come ad esempio maxi conguagli riguardanti periodi di consumo superiori anche a cinque anni dalla data di emissione della fattura.”Bene, accolto il nostro esposto all’Antitrust in cui denunciavamo Eni gas e luce per i maxi conguagli e la prescrizione delle bollette” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ora basta con gli abusi! La società, infatti, si ostinava a non riconoscere il beneficio della prescrizione quinquennale, anche nei casi in cui questa veniva regolarmente eccepita dal cliente, come previsto dall’art. 2934 del Codice Civile” prosegue Dona.“La prescrizione, che il legislatore ha appena portato a due anni proprio per evitare i maxi conguagli, deve decorrere dalla data di emissione della bolletta che il consumatore riceve a casa. Eni Gas e Luce, invece, la faceva partire da quando riceveva i dati di consumo dal distributore e, quindi, rifiutava di riconoscere la prescrizione eccepita dal consumatore. Ma non riconoscendo la prescrizione e imputando la responsabilità dei maxi conguagli alle inadempienze del distributore, si opponeva un ostacolo al legittimo esercizio dei diritti contrattuali del consumatore. Da qui il nostro esposto e la condanna di oggi” conclude Dona.

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Vitamina D e appropriatezza prescrittiva

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 maggio 2017

vitamina-DIl ruolo determinante per l’osso della vitamina D è noto da oltre un secolo ma l’interesse della comunità scientifica e dell’opinione pubblica sulla sua importanza è più recente. Solo da una decina di anni infatti si è sviluppata una consapevolezza sui danni da carenza, dato testimoniato dalla progressiva crescita della prescrizione di farmaci a base di questa molecola. Un mercato che quest’anno supererà il miliardo di dollari nel mondo.
La grande diffusione e la facilità di prescrizione ha fatto ‘rizzare le orecchie’ agli esperti che l’hanno trattata come ‘sorvegliata speciale’ nel timore che il suo utilizzo non fosse sempre appropriato e quindi rappresentasse un aumento ingiustificato della spesa farmaceutica pubblica tanto da spingere alcune regioni a intervenire per contenerne l’utilizzo.
Il risultato di questa osservazione è un documento redatto da clinici e ricercatori del GIOSEG (il Gruppo di Studio sull’osteoporosi da glucocorticoidi e sull’endocrinologia dello scheletro), valutato e approvato da tutti gli oltre 200 membri dal titolo “La vitamina D: un ormone essenziale per la salute scheletrica” con l’obiettivo di chiarire il ruolo fisiologico della Vitamina D, la sua importanza nel trattamento della fragilità scheletrica e il suo corretto utilizzo basato sulle più recenti evidente scientifiche. Il documento da oggi è disponibile per la consultazione sul sito internet del GIOSEG (www.gioseg.org).Diagnosi, appropriatezza prescrittiva e monitoraggio della terapia sono i tre elementi cardine di una buona pratica clinica in caso di ipovitaminosi D. “Dalla letteratura scientifica abbiamo evidenze, ormai consolidate, che l’ipovitaminosi D sia una condizione dannosa per il metabolismo osseo, rappresentando un importante fattore concausale di fragilità scheletrica e di rischio fratturativo e che, soprattutto nella popolazione anziana, possa vanificare l’effetto di alcuni farmaci, come ad esempio dei farmaci anti – osteoporotici, mettendo a rischio la salute dei pazienti e andando ad incidere in modo significativo sui costi sanitari – ha sottolineato il Professor Andrea Giustina – Presidente GIOSEG e Professore Ordinario di Endocrinologia e Metabolismo all’ Università Vita e Salute San Raffaele Milano – In caso quindi di diagnosi di ipovitaminosi D è necessario iniziare la supplementazione di colecalciferolo come raccomandato dalle linee guida di riferimento, da somministrare con la frequenza ed alle dosi richieste dalla severità della ipovitaminosi”.
E’ fondamentale la seguente constatazione epidemiologica: nonostante la nostra latitudine favorevole gli italiani soffrono di ipovitaminosi D anche in giovane età. Trascorriamo poco tempo all’aperto, e l’uso di filtri solari e inquinamento atmosferico rappresentano un ulteriore ostacolo alla produzione di vitamina D a livello cutaneo grazie ai raggi solari. Quello che è possibile assumere con la dieta (con l’assunzione di pochi alimenti a prevalente elevato contenuto di grassi come l’olio di pesce e i pesci molto grassi come lo sgombro) non è sufficiente a compensare il deficit. A questo aumento di incidenza corrisponde un aumento di prescrizioni di supplementazione farmacologica. “Nel 2014 l’AIFA ha pubblicato un rapporto sul tasso di crescita a doppia cifra delle prescrizioni di composti contenenti Vitamina D – ha affermato il Professor Giustina- Tra i fattori che hanno contribuito in maniera significativa al loro aumento c’è da un lato la maggiore attenzione della classe medica per le patologie scheletriche correlate alla carenza di vitamina D, dall’altro il reale aumento della prevalenza di ipovitaminosi dovuto sia all’invecchiamento della popolazione che alle modifiche degli stili di vita. Ogni valutazione da parte di medici e decisori sanitari va fatta tenendo conto del rapporto rischio-beneficio, non solo del costo economico”.
A questo proposito che cos’è il paradosso scandinavo? Si tratta del fenomeno epidemiologico che vede una inattesa maggiore prevalenza di ipovitaminosi D nei Paesi del bacino del Mediterraneo rispetto ai Paesi del Nord Europa. Infatti, sul piano teorico la presenza di un ridotto irraggiamento solare che permette la sintesi cutanea del colecalciferolo, uno dei principali precursori della vitamina D. dovrebbe portare ad una maggiore prevalenza di ipovitaminosi D. Tuttavia, nei Paesi del Nord già da qualche anno è stata su questa base intrapresa una politica di integrazione degli alimenti con vitamina D, mentre nei Paesi del Sud contando sulla maggiore esposizione solare (ma non tenendo conto dell’evoluzione degli stili di vita), non è stata introdotta la fortificazione degli alimenti. Ecco quindi che i Paesi del Mediterraneo sono vittime di quello che è stato chiamato ‘paradosso scandinavo’.
Va comunque tenuto presente che dosi giornaliere di colecalciferolo inferiori a 800 UI sono inefficaci nella prevenzione delle fratture, l’evento che vogliamo evitare, ma attenzione anche ai dosaggi elevati somministrati in boli che possono determinare un fenomeno di inibizione paradossa della mineralizzazione”.

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Corruzione, Marotta (Ap): “Su norme inutili stavolta ok Davigo”

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2016

Davigo“Questa volta ci troviamo d’accordo con le parole del presidente dell’Anm Davigo che a proposito del contrasto alla corruzione afferma: ‘si fanno norme che nell’ipotesi migliore non servono a niente e nell’ipotesi peggiore creano danni’”. E’ quanto dichiara il capogruppo di Area popolare in commissione Giustizia alla Camera, Nino Marotta. “La corruzione – prosegue – si combatte privilegiando due binari: celebrando processi rapidi e in tempi assai ragionevoli senza chiedere aiuto all’istituto della prescrizione; prevedendo, per tutte le ipotesi di tali reati, la pena accessoria dell’interdizione perpetua dal ricoprire cariche pubbliche o dall’avere rapporti con le amministrazioni per chi viene condannato con sentenza definitiva. Così in pochi anni i corrotti e i corruttori saranno fuori dalla gestione della cosa pubblica e non ci sarà bisogno che il legislatore intervenga in maniera contingente e straordinaria sul presupposto – conclude Marotta – che la legislazione emergenziale non ha mai risolto i problemi in modo definitivo”.

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Con processi più veloci non necessario aumentare la prescrizione

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 maggio 2016

giustizia“E’ necessario velocizzare i processi, in particolare per i reati contro la Pa. Lo ribadisce oggi il presidente dell’Anac Cantone ed è quanto sosteniamo da tempo noi di Area popolare. Così come sosteniamo che se riuscissimo davvero ad accelerare i tempi dei processi non ci sarebbe bisogno di aumentare i termini della prescrizione neppure per questa tipologia di reati, in quanto i tempi sarebbero contenuti nella stessa prescrizione attualmente in vigore”. E’ quanto dichiara il capogruppo di Area popolare in commissione Giustizia alla Camera, Nino Marotta. “Tra l’altro avendo sùbito una sentenza definitiva contro i corrotti – prosegue Marotta – otterremmo il duplice risultato di avere processi celeri e di evitare attraverso pene accessorie che chi si macchia di questi reati possa amministrare la cosa pubblica. Sì dunque alla corsia preferenziale con un processo immediato dopo una misura cautelare per i reati contro la Pa”.

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Riforma della prescrizione: i processi si allungheranno?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 maggio 2016

corte europea giustiziaPochi mesi fa è approdato al Senato un disegno di legge in cui è contenuta la riforma della prescrizione penale.Il tema è stato oggetto di numerosi dibattiti che si sono susseguiti da dieci anni a questa parte.L’ultima riforma strutturale in materia, attuata con la legge ex-Cirielli, fu al centro di dure polemiche poiché tacciata di essere una legge scritta nell’interesse di pochi, ma che avrebbe avuto ricadute in molti processi.Da un punto di vista non politico, ma tecnico, non mancarono apprezzamenti per una norma che, fatte salve alcune ipotesi come la recidiva, semplificava di molto la applicazione in concreto dell’istituto.
Oggi, per ragioni del tutto differenti, il dibattito è nuovamente aperto e molto vivo.D’altra parte ci sarebbe da stupirsi del contrario, visto che la prescrizione riflette molteplici interessi: quello della collettività alla conclusione del processo penale prima che l’utilità repressiva cada nell’oblio e quello dell’imputato ad ottenere una decisione prima che invecchi nel patimento dell’attesa dell’esito del processo.La vituperata prescrizione garantisce, a ben vedere, che la durata estenuante del processo penale non diventi di per sé una pena, dovendosi ritenere che ogni persona sia innocente fino alla condanna definitiva, ancorché accusata di gravi delitti.In ogni caso, non si deve mai incorrere nell’errore di ritenere che la durata del processo debba coincidere con quella della prescrizione del reato: quest’ultima deve rappresentare unicamente il termine oltre il quale non si può andare.
Rischiando di semplificare eccessivamente si segnala che la normativa della prescrizione penale prevede che l’imputato debba essere prosciolto laddove non si riesca a celebrare il processo entro un termine pari alla pena massima prevista per il reato per cui si procede.Così, se si procede, ad esempio, per violenza sessuale, il processo dovrà essere celebrato entro dieci anni dal fatto.
Se invece si procede per delitti meno gravi, la cui pena massima è inferiore a sei anni di reclusione, la prescrizione non potrà essere comunque inferiore a sei anni.Se non si procede per un delitto, ma per una contravvenzione, il tempo perché maturi la prescrizione è di quattro anni.Sono poi previsti degli atti che interrompono la prescrizione fra i quali la richiesta di rinvio a giudizio. Nel caso di interruzione del termine necessario per prescrivere, questo inizierà a decorrere nuovamente, ma è previsto comunque un tetto massimo pari al normale tempo necessario a prescrivere, con l’aggiunta di un quarto dello stesso termine.
Così, ad esempio, il termine per prescrivere il reato di violenza sessuale, dopo l’interruzione, diventerà di dodici anni e mezzo, mentre il termine per i reati meno gravi di cui si è detto, sarà di sette anni e mezzo per i delitti e di cinque anni per le contravvenzioni.Sono anche previsti dei casi in cui il decorso della prescrizione viene sospeso, come nella ipotesi in cui l’imputato, o un suo difensore, faccia valere un legittimo impedimento (si pensi al classico esempio della malattia che impedisce la partecipazione al processo).In questi casi il decorso del termine della prescrizione è sospeso e inizia a decorrere nuovamente dal momento in cui cessa l’impedimento (tornando al nostro esempio, dal momento in cui l’imputato è nuovamente in uno stato di salute tale da consentirgli di partecipare al processo).La riforma andrebbe a toccare proprio la norma che disciplina i casi di sospensione con la finalità di garantire la ragionevole durata del processo ed al contempo tutelare l’imputato dall’esposizione al procedimento penale senza un limite ragionevole (come risulta dalla analisi tecnico-normativa del DL n. 2798).Sostanzialmente, per garantire la ragionevole durata del processo, tutelata per espressa previsione dalla nostra Costituzione, il legislatore intende, fra le altrecose, aumentare i tempi di prescrizione prevedendo dei nuovi casi di sospensione.Sono previsti, in automatico, due anni di sospensione del termine necessario a prescrivere il reato dopo la sentenza di condanna emessa in primo grado ed un ulteriore anno di sospensione dopo il secondo grado.Con questa modifica vi sarebbe dunque un aumento complessivo di tre anni del termine prescrittivo in tutti i casi, a prescindere dalla gravità dei fatti per cui si procede, se la prescrizione non sia maturata nella fase delle indagini preliminari, dell’udienza preliminare e del primo grado.Pare veramente difficile capire il senso logico di una riforma che, ponendosi l’obiettivo di ridurre i tempi del processo, allunga il termine finale entro cui questo deve essere celebrato, senza contestualmente individuare, isolare e risolvere i veri problemi fisiologici del processo che ne determinano la lunga durata.Peraltro il Ministero di Giustizia (www.giustizia.it) ha nella sua disponibilità le statistiche dei procedimenti finiti con la prescrizione: il 55% di questi è finito nel nulla già nella fase delle indagini e solo nel 16% dei casi la prescrizione è maturata dopo il primo grado (dati relativi al 2013). Non viene poi considerato l’altissimo numero di sentenze di riforma che intervengono grazie alle Corti di Appello: ancora una volta si deve ricordare che l’imputato, anche se condannato in primo grado, deve essere considerato innocente fino alla sentenza definitiva (si pensi che solo la Corte di Appello di Roma, in un anno, ha ribaltato la sentenza di condanna in primo grado in 292 casi, assolvendo gli imputati. L’aumento dei termini di prescrizione rischia di trasformare questo istituto in uno strumento che allontana ancora di più nel tempo l’esito del dibattimento, finendo per lasciare all’oblio, non il disvalore del fatto, ma la sentenza definitiva. (Fabio Clauser, legale, consulente Aduc)

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Contratti banca, Non basta la sola firma del cliente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 aprile 2016

salva bancheLa Cassazione, con le recenti sentenze n. 5919/2016 e 7068/2016, ha capovolto il proprio orientamento espresso con la precedente decisione n. 4564 del 2012 in merito alla sufficienza della sola firma del cliente nei contratti della banca e degli intermediari finanziari. L’orientamento da ultimo adottato ritiene non sufficiente la sola firma del cliente.
Se è vero che la clientela che abbia ragioni di contestare l’operato dell’intermediario può risultare avvantaggiata da una simile posizione dei supremi giudici è anche vero che il precedente orientamento sortiva l’effetto opposto e finiva per accettare o minimizzare un’operatività negligente o scorretta da parte dell’intermediario stesso.
Per quanto ci riguarda, non possiamo che aderire alla opinione più recente della Suprema Corte ritenendola più fondata e rispettosa del dettato normativo.
Questi i termini del problema.
La legge prevede che i contratti della banca – sia quelli di intermediazione finanziaria che quelli “tradizionali” (conti, depositi, mutui ecc.) – devono avere la forma scritta. Quanto ai primi, la prescrizione (già presente fin dalla L.1/1991) è ora contenuta nell’art. 23 del TUF (Dlgs. 24 febbraio 1998, n. 58) che, al comma 1, dispone:
“” I contratti relativi alla prestazione dei servizi di investimento….. e, se previsto, i contratti relativi alla prestazione dei servizi accessori sono redatti per iscritto e un esemplare e’ consegnato ai clienti. …..
Nei casi di inosservanza della forma prescritta, il contratto e’ nullo””.
Quanto ai secondi, il Testo Unico Bancario all’art. 117, contiene una disposizione del tutto equivalente che recita:
“I contratti sono redatti per iscritto e un esemplare è consegnato ai clienti…….
Nel caso di inosservanza della forma prescritta il contratto è nullo.”
Le banche hanno dato applicazione alle norme in questione stipulando i contratti – anzichè con un unico atto contestuale recante entrambe le firme dei contraenti sullo stesso documento – in forma di corrispondenza, vale a dire per mezzo di due lettere che vengono scambiate.
La prima di tali lettere contiene tutte le condizioni giuridiche ed economiche necessarie, vale come proposta di contratto ed è firmata da uno dei due; la seconda (la risposta) riporta tale e quale il contenuto della prima e la completa in calce con la accettazione dell’altra parte.
Con l’incontro di proposta e accettazione, il contratto è concluso.
Il metodo descritto – che ci risulta adottato per ragioni fiscali – sicuramente integra e rispetta il requisito della forma scritta posto dalle norme citate all’inizio che non impongono necessariamente la stipula contestuale dell’atto.
Il problema è sorto per il fatto che in tutti i giudizi conclusi con le sentenze indicate sopra, era stata prodotta una sola copia, quella sottoscritta dal cliente, ma, mentre nella decisione n. 4564/2012 i giudici avevano dato ragione alla banca e ritenuto la validità del contratto, nelle altre due è stato adottato il punto di vista opposto ed il contratto è stato dichiarato nullo.
La prima decisione (la n. 4564), aveva, tra l’altro, argomentato che “essendosi il negozio concluso per corrispondenza, la copia firmata dalla banca non poteva che essere in mani dei ricorrenti” e per di più il cliente ha dato atto che “un esemplare del presente contratto c’è stato da voi consegnato; il che rende ragionevole affermare che il detto esemplare fosse quello sottoscritto dalla banca e consegnato ai ricorrenti”.
Innanzi tutto è il caso di rilevare che la stesura e la formulazione del contratto è fatta dall’intermediario quindi non è neutrale, ma tutta a vantaggio di quest’ultimo, il che comporta che al cliente vengono fatte sottoscrivere tutte le clausole e le dichiarazioni da cui deriva vantaggio al predisponente. Pertanto anche se il congegno contrattuale e la dichiarazione di ricezione dell’esemplare effettivamente farebbero pensare che la lettera debitamente firmata fosse in mano del cliente, tale deduzione può non essere affatto vera (non è raro che la banca non firmi la sua copia o firmi con un “visto dell’incaricato” o non consegni la documentazione). Indipendentemente da ciò non basta tale deduzione a sostenere la validità del contratto.
A questo scopo, è assolutamente imprescindibile che chi sostiene detta validità, dia la prova dell’avvenuta apposizione, di entrambe le firme dei contraenti. Ciò non potrà farsi in altro modo che producendo entrambe le lettere recanti, ciascuna, la sottoscrizione del mittente. Altri mezzi di prova non saranno idonei allo scopo.
Il concetto qui esposto risulta chiaramente dalle parole di Cass. n.7068/2016 che riportiamo: “Sussistendo controversia la prova dell’esistenza del contratto richiede necessariamente la produzione in giudizio della relativa o delle relative scritture (Cass. N. 26174 del 2009). Al contrario, la stipulazione non può essere desunta, in via indiretta, da dichiarazioni di contenuto differente (ad es. di scienza, di ricognizione, ecc). Nè potrebbero all’evidenza, sopperire prove testimoniali, per presunzioni, il giuramento o la confessione (tra le altre al riguardo Cass. N. 2 del 1997). (Libero Giulietti, legale, consulente Aduc)

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Omeopatia, sempre più diffusa ma manca informazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 maggio 2012

Omeopatici sempre più presenti tra i farmaci usati dagli italiani, in particolare, lo scorso anno un cittadino su sei ne ha fatto uso, e quasi tutti ormai li conoscono, ma in modo superficiale: le informazioni non arrivano né dai medici né dai farmacisti. Sono questi i risultati di un’indagine realizzata da DoxaPharma, presentata da Omeoimprese, l’associazione italiana che rappresenta il 90% delle aziende distributrici e produttrici di questo genere di medicinali. Dall’indagine è emerso che oltre l’82% degli italiani li conosce e oltre il 16% della popolazione li ha usati nell’ultimo anno, mentre il 2,5% li usa almeno una volta la settimana. Tuttavia un’ampia forbice di italiani ha una conoscenza superficiale del farmaco omeopatico. Uno su due è al corrente della provenienza naturale e dell’assenza di effetti collaterali ma vorrebbe saperne di più. Inoltre la notorietà dell’omeopatia è dovuta molto più passaparola tra amici e parenti che al ruolo scientifico di medici e farmacisti. Il 40% degli intervistati accetterebbe la prescrizione di un farmaco omeopatico dal proprio medico senza fare domande. Tra gli abituali utilizzatori dell’omeopatia, è importante lo strumento del web per aumentare il livello di informazione e soprattutto la sponsorizzazione da parte dei medici di famiglia.(fonte frmacista33)

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Mills a Radio 24:”Ex premier coinvolto per colpa mia”

Posted by fidest press agency su domenica, 26 febbraio 2012

“Sono molto contento. Una condanna sarebbe stata scorretta. Ma soprattutto l’importante è che dopo 16 anni sia finito tutto”. David Mills, l’avvocato inglese, ex coimputato di Silvio Berlusconi, commenta con A Ciascuno Il Suo di Radio 24 il verdetto emesso nei confronti dell’ex premier. “La prescrizione non è il miglior risultato, ma è molto meglio di una condanna”. In un’intervista telefonica, Mills parla anche della diversa sorte giudiziaria per lui e per l’ex premier. “Io ho sempre ritenuto ingiusta anche la mia condanna, avrei preferito un’assoluzione sia per me che per Berlusconi, perché i documenti sono unanimini. Ma la prescrizione è una via di mezzo”. In Gran Bretagna, però, non esiste che un reato si estingua, no? “Vero, ma l’Italia è un Paese cattolico. O forse era. E quindi crede nel perdono. Ci sono tanti difetti nel sistema legale italiano, ma la prescrizione è un aspetto positivo”. Quanto alla storia del processo all’ ex premier, Mills dice che “è stato sacrificato. Perché lui è assolutamente innocente. Il suo coinvolgimento- dichiara Mills a Radio 24- è stato causato da un mio errore, e ho già più volte offerto le mie scuse”. L’avvocato inglese racconta inoltre a Radio 24 di essere stato “danneggiato dai processi” e raccontadi “essere diventato uno scrittore. Ora sono in pensione- dice”, specificando di non aver più ripreso i contatti con la Fininvest. (Chioda Maria Luisa)

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Archivi Medici

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2011

A seguito di uno studio condotto sugli Archivi Medici aziendali sottoposti nell’anno 2010 alla verifica di Conformità prevista dalla Procedura SGCMF© in merito all’adeguamento ai disposti normativi in materia di informazione medico-scientifica, vengono comunicati i risultati relativi ad un campione di 20 aziende di medio-grandi dimensioni, tutte operanti nel territorio italiano. Sul totale di oltre 2 mln di anagrafiche analizzate, il 7% è risultato essere Non Conforme – ossia non riconosciuto come soggetto medico abilitato alla prescrizione dei farmaci a cui poter rivolgere l’attività di informazione medico-scientifica, secondo quanto previsto dall’art. 119 del d. lgs. 219/06. Mediamente, per ogni singolo Archivio medici, l’incidenza delle non conformità è pari ad oltre il 10% delle anagrafiche in esso contenute. Un ulteriore dato significativo che emerge dallo studio riguarda la presenza di anagrafiche non gestite in forma univoca (seppur dichiarate conformi) : il 15% dei medici presenti risulta essere
schedato almeno due volte nel Database, esponendo l’azienda al potenziale rischio di superare il limite massimo di visite sul singolo medico imposto dalla Legge e dai regolamenti regionali, contravvenendo alle norme in materia ed eludendo così le forme di controllo degli Organismi preposti. Nel 2010 solo 4 aziende (MSD, Almirall, Dompè, Biogen) hanno ottenuto il Marchio di Conformità dei loro Archivi Medici, come riconoscimento ufficiale concesso annualmente a tutte quelle organizzazioni che, a seguito dei controlli effettuati sono in grado di comprovare la piena liceità e correttezza del trattamento dei dati nel rispetto delle norme citate e delle regole previste dalla procedura SGCMF. I dati sono stati comunicati dal Centro Studi di Pharmasoft, costituito quale Ente di Certificazione per la verifica della Conformità dei Medical File ai disposti di Legge (art 119-122 d. lgs. 219/06 – art.11 d. lsg.196/03) Fonte: (IMMEDIAPRESS) Pharmasoft consulting

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Crediti in prescrizione

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 febbraio 2011

Il segretario nazionale del Movimento di Responsabilità Nazionale, On. Domenico Scilipoti, fortemente preoccupato per il destino di milioni di correntisti, pone all’attenzione del Ministro Tremonti la palese lesività della norma interpretativa dell’art. 2935 del codice civile di cui al comma 9, dell’art. 2 quinquies, che riduce di fatto i termini di prescrizione a favore delle sole Banche e contro i diritti che possono essere fatti valere dagli utenti tutti (Imprese  e consumatori) nei confronti delle Banche medesime per i rapporti creditizi in conto corrente, è visibilmente lesiva della pari dignità sociale e dell’uguaglianza davanti alla legge previsto dall’art. 3 della Carta costituzionale. “Segnalo anche al Presidente del Consiglio dei Ministri On. Silvio Berlusconi  questo atto di non correttezza posto in essere da parlamentari compiacenti  che favoriscono gli interessi di alcune Banche, rovinando milioni di italiani e impedendo che una buona parte del tessuto produttivo del Paese contribuisca a rimettere in moto la nostra economia”. (Dott. Giuseppe Cuschera)

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Mr prezzi & fascia C

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 gennaio 2011

Conasfa – Federazione Nazionale Associazioni Farmacisti Non Titolari, in merito alle dichiarazioni di “Mr Prezzi” sui risparmi che i cittadini potrebbero ottenere dalla vendita dei farmaci di fascia C al di fuori delle Farmacie tiene a precisare che il prezzo di vendita di questa categoria di medicinali è fisso. Non si comprende quindi quale risparmio potrebbero ottenere i cittadini dalla vendita della fascia C fuori dalle Farmacie, a meno che non si intenda ricondurre anche il Farmaco etico alle logiche del Marketing e del Mercato. L’augurio di CONASFA è la Fascia C, ovvero i farmaci che richiedono la prescrizione medica, vengano tenuti fuori dalle logiche del Mercato e restino legati alle necessità di salute dei cittadini”.

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Anatocismo bancario

Posted by fidest press agency su sabato, 4 dicembre 2010

Le Sezioni unite civili della Corte di cassazione con la sentenza n. 24418 del 2 dicembre, hanno finalmente posto dei paletti sul termine decennale di prescrizione per richiedere alla banca gli interessi anatocistici indebitamente pagati.  Secondo i Giudici della Suprema Corte la prescrizione decorre “dalla data in cui è stato estinto il saldo di chiusura del conto” ed inoltre sugli interessi maturati a debito del correntista non è legittima neppure la capitalizzazione annuale.  Gli Ermellini hanno respinto anche il motivo incidentale presentato dal correntista che lamentava la misura degli interessi applicati negli anni dall’istituto di credito.  “Sul punto della Prescrizione le Sezioni unite hanno chiarito una volta per tutte, dando più tempo ai clienti che presentano istanza per la resitutizione degli interessi anatocistici indebitamente versati che “dopo la conclusione di un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, il correntista agisce per far dichiarare la nullità della clausola che prevede la corresponsione di interessi anatocistici e per la ripetizione di quanto pagato indebitamente a questo titolo, il termine di prescrizione decennale cui tale azione di ripetizione è soggetta decorre, qualora i versamenti eseguiti dal correntista in pendenza del rapporto abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, dalla data in cui è stato estinto i1 saldo di chiusura dei conto in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati.” Ma non basta. Sul fronte capitalizzazione degli interessi il Collegio esteso ha rafforzato un principio già sancito dal legislatore e secondo cui “l’interpretazione data dal giudice di merito all’art. 7 del contratto di conto corrente bancario, stipulato dalle parti in epoca anteriore al 22 aprile 2000, secondo la quale la previsione di capitalizzazione annuale degli interessi contemplata dal primo comma di detto articolo si riferisce ai soli interessi maturati a credito del correntista, essendo invece la capitalizzazione degli interessi a debito prevista dal comma successivo su base trimestrale, è conforme ai criteri legali d’interpretazione del contratto ed, in particolare, a quello che prescrive l’interpretazione sistematica delle clausole; con la conseguenza che, dichiarata la nullità della surriferita previsione negoziale di capitalizzazione trimestrale, per contrasto con il divieto di anatocismo stabilito dall’art. 1283 c.c. (il quale osterebbe anche ad l’eventuale previsione negoziale di capitalizzazione annuale), gli interessi a debito del correntista debbono essere calcolati senza operare capitalizzazione alcuna” fonte Debora Alberici. Secondo Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” e fondatore dello “Sportello Dei Diritti”, tale sentenza certamente potrà invogliare migliaia e migliaia di correntisti a procedere per il recupero di quanto indebitamente percepito dalle banche in sede di capitalizzazione dgli interessi passi sui conti correnti.

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Sanzioni ai medici che prescrivono farmaci costosi

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 maggio 2010

Roma. “Sulla questione urge fare chiarezza al più presto. È vero che in passato si sono riscontrati casi di medici compiacenti che speculavano prescrivendo medicinali in accordo con le grandi case farmaceutiche, ma è altrettanto vero che i dottori della Asl Rm B sono chiamati quotidianamente a confrontarsi con pazienti portatori di malattie gravi e per questo voglio credere nella loro buonafede quando ribadiscono che per curare queste patologie occorrono i farmaci brevettati. Per fugare qualsiasi dubbio chiedo a chi di dovere di fare una volta per tutte luce sulla reale efficacia dei generici, di condurre su di essi studi più approfonditi, stabilendo se possono essere applicati per qualsiasi caso. Se gli esiti saranno positivi concorderò per la loro somministrazione”. Con queste parole il vicesegretario regionale dell’Italia dei Valori, Oscar Tortosa, commenta l’ultimo caso di malasanità che investe la capitale. I medici della Asl Rm B, III Distretto, sono stati invitati dalla direzione regionale a rivedere le proprie prescrizioni di farmaci griffati per patologie quali colesterolo, ipertensione e ulcera, poiché il loro elevato costo contrasta con i tagli del piano di rientro sanitario regionale.  “In questa vicenda si deve comprendere che i primi a rimetterci sono i cittadini, qui è a rischio la loro salute e su questa non si può scherzare – conclude l’esponente del partito guidato da Antonio Di Pietro – I debiti della Regione in materia di sanità hanno oramai raggiunto livelli inauditi, ma ciò non deve essere un pretesto per prendere decisioni affrettate non conformi con le esigenze degli ammalati”.

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American Academy of Neurology (AAN)

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 aprile 2010

Ginevra (Svizzera)  Merck Serono, una divisione di Merck KGaA (Darmstadt, Germania), ha annunciato che nuovi dati, sulle attività svolte dalla divisione nel settore della Sclerosi Multipla (SM), relativi ai trattamenti approvati e sperimentali, saranno presentati nel corso del 62° meeting annuale dell’American Academy of Neurology (AAN) che si terrà dal 10 al 17 aprile a Toronto, Canada. I dati che saranno presentati si focalizzeranno su Rebif® (interferone beta 1-a), terapia consolidata nelle forme recidivanti di SM, e su Cladribina compresse, potenziale terapia orale per le forme recidivanti di SM, attualmente in fase di valutazione da parte  delle autorità regolatorie di diversi Paesi.
Merck Serono è la divisione per farmaci da prescrizione innovativi di Merck KgaA, Darmstadt, Germania, gruppo globale farmaceutico e chimico. Merck Serono, con sede centrale a Ginevra, Svizzera, scopre, sviluppa, produce e commercializza piccole molecole innovative e farmaci biologici per aiutare pazienti affetti da patologie che non hanno ancora una risposta adeguata. Negli Stati Uniti e in Canada Merck Serono opera con proprie affiliate con la denominazione EMD  Serono.  Merck Serono offre farmaci all’avanguardia in oncologia, sclerosi multipla, infertilità, disfunzioni endocrine e del metabolismo, oltre che in patologie cardiometaboliche.
Merck è un gruppo globale farmaceutico e chimico con vendite per 7,7 miliardi di Euro nel 2009, una storia iniziata nel 1668 ed un futuro formato da circa 33.000 dipendenti in 61 Paesi. Il suo successo è caratterizzato dall’innovazione da parte di dipendenti imprenditori. Le attività operative di Merck sono svolte sotto il coordinamento della Merck KGaA, nella quale la famiglia Merck detiene una partecipazione del 70% ed altri azionisti il rimanente 30%. Nel 1917 la succursale negli Stati Uniti Merck & Co è stata espropriata ed è divenuta da allora in poi una società indipendente.

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Cresce l’abuso di farmaci etici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 marzo 2010

Lo segnala il report annuale dell’International Narcotics Control Board (Incb), autorità di controllo delle Nazioni Unite, secondo cui in alcuni Paesi il numero di chi abusa di medicinali, in particolare prodotti oppiacei o sedativi, supera il numero delle persone che fanno uso di eroina, cocaina ed ecstasy messe insieme: negli Stati Uniti, per esempio, si parla di oltre sei milioni di persone. Si tratta dunque del secondo più preoccupante abuso di sostanze dopo quello di cannabis, fa notare lo studio. In Germania, invece, questa forma di tossicomania riguarda un numero compreso fra 1,4 e 1,9 milioni di persone, pari al 2% della popolazione. In Canada, il 3% dei cittadini abusa di medicinali oppiacei su prescrizione. E in altri Paesi europei, compresa l’Italia (insieme a Francia, Polonia e Lituania), fino al 18% degli studenti utilizza sedativi o tranquillanti senza prescrizione medica. Le fonti principali a cui attingere per procurarsi questi farmaci sono i call center e i siti internet illegali, con base soprattutto in India, avverte il report dell’Incb. Questi operatori offrono medicinali, spesso contraffatti o rubati, con grossi sconti e senza necessità di presentare la ricetta del medico curante. Esponendo la salute dei consumatori a un forte rischio. L’Incb chiede dunque a tutti i Paesi di rafforzare i controlli in tutti i settori, per arginare sia il fenomeno dell’abuso che dell’utilizzo dei farmaci a scopi criminali.

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Cure palliative: non si perda altro tempo

Posted by fidest press agency su sabato, 30 gennaio 2010

Torna alla Camera, per l’approvazione finale, il Ddl su cure palliative e terapia del dolore. La nuova legge, votata all’unanimità in Senato, introdurrà anche nel nostro Paese “il diritto del cittadino ad accedere alle terapie del dolore”. «Ci auguriamo che il Parlamento non perda tempo ed approvi, in via definitiva, una legge da troppo tempo attesa dai malati e dalle loro famiglie». A dirlo è Corrado Stillo, responsabile dell’Osservatorio dell’Associazione “G. Dossetti: i Valori – Sviluppo e Tutela dei Diritti” (www.dossetti.it), commentando il disegno di legge, in forma più ristretta rispetto a quello che aveva ottenuto il via libera lo scorso 16 settembre. Il testo prevede sanzioni per le Regioni inadempienti, fondi ad hoc e una semplificazione nella prescrizione dei medicinali impiegati nelle terapie del dolore. «La lotta contro il dolore, in tutte le sue manifestazioni cliniche – ha dichiarato Stillo – rappresenta un baluardo di civiltà a cui siamo tutti chiamati per la difesa della dignità umana. Il testo di legge, su cui ci auguriamo un’ampia convergenza di tutti gli schieramenti politici, permetterà al nostro Paese un balzo in avanti sulla via seguita  dalle democrazie più avanzate». Secondo l’Associazione G. Dossetti “la semplificazione di accesso  alle terapie antidolorifiche, la formazione del personale, la costituzione di un Osservatorio permanente sulle terapie anti dolore, sono misure lungamente attese ed, ogni ulteriore ritardo, sarà una colpevole negligenza verso i malati”. «Chiediamo al Presidente della Camera, Gianfranco Fini – ha concluso Stillo –  di mettere all’ordine dei lavori, in tempi rapidi, il disegno di legge licenziato dal Senato e di  dare al Paese un’immagine da Istituzioni che siano  realmente al servizio dei cittadini».

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