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Posts Tagged ‘presidenziali usa’

Dichiarazione del Presidente del Parlamento europeo sul risultato delle elezioni presidenziali americane

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2020

“Abbiamo seguito con grande attenzione le elezioni presidenziali statunitensi. Elezioni di un grande partner dell’Unione Europea, di un alleato con cui abbiamo fatto tanta strada nell’epoca contemporanea e con cui vogliamo continuare a lavorare.” “Al nuovo Presidente Joe Biden, i nostri auguri di buon lavoro.” “Il mondo ha bisogno di un forte rapporto fra Europa e Stati Uniti, di un rilancio delle relazioni transatlantiche in grado di affrontare le sfide che il nostro tempo ci presenta. Con la pandemia del Covid 19, è la prima volta che Europa e Stati Uniti affrontano una sfida globale senza una visione comune. E questo rende meno efficaci le nostre risposte.” “Ma non è solo la pandemia a chiedere un rapporto più saldo e concertato. Abbiamo valori comuni, un forte attaccamento alla democrazia e alla libertà. Insieme possiamo lottare contro il cambiamento climatico, affrontare la transizione verde e la trasformazione digitale, impegnarci per la nostra sicurezza, contrastare il terrorismo e difendere i diritti umani. Un mondo con meno diseguaglianze è interesse comune.” “Non vedo l’ora di lavorare con il Congresso degli Stati Uniti e con la nuova amministrazione.”

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Presidenziali USA 2020: I tanti ostacoli per gli elettori indigeni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 settembre 2020

Per quanto riguarda le imminenti elezioni presidenziali negli Stati Uniti del 3 novembre 2020, l’Associazione per i popoli minacciati (APM) critica gli enormi ostacoli che ancora oggi affliggono gli elettori indigeni nel Paese. Senza riforme rapide, molti dei quasi cinque milioni di nativi americani e dei nativi dell’Alaska che hanno diritto al voto non potranno partecipare alle elezioni. Riuscire a votare a volte diventa impossibile anche a causa di un banale indirizzo postale mancante. Senza un indirizzo postale, non si ottiene un documento d’identità ufficiale e quindi non si può essere registrati per il voto. Le riserve in cui vivono molti indigeni spesso non sono organizzate per avere strade asfaltate con relativi indirizzi. La posta, se e quando viene consegnata, arriva sulla base di indicazioni generiche.Chi vuole votare negli USA deve essere prima iscritto in un registro elettorale e per questo deve dimostrare la propria identità. I documenti di identità dei consigli tribali non vengono accettati. Nel dicembre 2019, la legge sul diritto di voto dei Nativi americani è stata presentata al Congresso, una legge che intendeva porre rimedio proprio a questo problema. A questo punto la legge dovrebbe essere approvata molto rapidamente, in modo che tutti gli interessati possano ancora registrarsi e ricevere i documenti elettorali prima delle elezioni di novembre.Ma anche quando la registrazione ha successo, molti problemi restano: “quasi il 27% dei Nativi vive in povertà. Molti di loro preferiscono impiegare il loro tempo a lavorare piuttosto che fare un viaggio di ore per raggiungere il seggio elettorale più vicino. Il voto per lettera è comunque complicato negli Stati Uniti, e quasi impossibile a causa della scarsa presenza di uffici postali. Inoltre, ci sono barriere linguistiche, mancanza di informazioni e una sfiducia di fondo di molti indigeni nei confronti delle istituzioni statali. Si stima che dei 250 milioni di persone che hanno diritto di voto negli USA, circa 50 milioni non sono registrate. La maggior parte di loro sono indigeni, poveri e giovani, oltre che elettori di origine afroamericana, latinoamericana e dell’area pacifico-asiatica.

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“Stati Uniti e Medio Oriente, una situazione in evoluzione”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 novembre 2019

Roma, mercoledì 6 novembre, alle ore 18.30, nella sede della John Cabot University, in via della Lungara 233, Trastevere. Si parlerà di Stati Uniti e Medio Oriente – dalla Turchia al Kurdistan, da Israele allo Yemen, dall’Arabia Saudita all’Iran – e di come gli scenari che si prospettano potranno avere influenza sulle elezioni presidenziali americane del prossimo anno. “The US and the Middle East, an evolving situation”, questo il titolo del dibattito organizzato dalla John Cabot University (JCU) – il maggior ateneo Usa d’Italia – a cura dell’Istituto Guarini per gli Affari Pubblici. Interverranno Lucio Martino, esperto di relazioni transatlantiche e problemi strategici; Viviana Mazza, che segue gli Usa e il Medio Oriente per la redazione esteri del Corriere della Sera; Farian Sabahi, docente di politica e religione, studiosa di Iran; Pratishtha Singh, autrice e attivista per i diritti delle donne indiane.Saranno presenti Franco Pavoncello, presidente della John Cabot University, e Federigo Argentieri, direttore dell’Istituto Guarini per gli Affari Pubblici. Modererà i lavori la giornalista Rai Helen Romana Viola.

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