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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 349

Posts Tagged ‘presidenziali’

PGIM Fixed Income: Presidenziali in Brasile, probabile esito al secondo turno

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2022

A cura di Francisco Campos-Ortiz, lead LATAM economist di PGIM Fixed Income. Il nostro scenario centrale prevede che le elezioni presidenziali si decidano al secondo turno tra il presidente in carica Bolsonaro e l’ex presidente Lula da Silva. Sebbene ci aspettiamo che Lula esca vittorioso dal ballottaggio come ipotesi di base, non escludiamo del tutto gli scenari di una vittoria di Lula al primo turno o di una vittoria di Bolsonaro. Non ci aspettiamo che la sconfitta del Presidente Bolsonaro faccia precipitare una crisi costituzionale, anche se rifiutasse di riconoscere il risultato e invocasse manifestazioni di piazza. Ci aspettiamo che le istituzioni brasiliane, comprese quelle militari, salvaguardino e supervisionino un trasferimento di potere relativamente pacifico.Indipendentemente da chi vincerà le elezioni, il prossimo anno sarà probabilmente un “reality check” sulle debolezze macroeconomiche del Brasile, in particolare sulle prospettive strutturali di crescita e sui conti fiscali. La nostra visione fondamentale del Paese dipenderà in larga misura dall’agenda politica che il nuovo governo presenterà per alleviare gli ostacoli alla crescita dell’economia e migliorare i conti pubblici su base strutturale, preferibilmente dotandolo di ancoraggi istituzionali per rafforzare la credibilità della politica fiscale. D’altra parte, il Brasile si trova in una posizione relativamente favorevole per affrontare le sfide derivanti dall’inasprimento delle condizioni finanziarie globali, grazie a squilibri macroeconomici esterni gestibili e all’ampio stock di riserve valutarie.

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Elezioni presidenziali in Francia, Macron “vince” il duello tv

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2022

L’ultimo duello tv tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen in vista del ballottaggio di domenica in Francia va all’attuale presidente: gli ultimi sondaggi lo danno in testa contro la candidata del Rassemblement National e, dopo il dibattito tv di ieri sera, anche i bookmaker ritoccano le quote per la vittoria delle presidenziali. Gli analisti Snai confermano Macron all’Eliseo a 1,05 (dopo il primo turno era a 1,15), con la leader del partito di estrema destra che raddoppia da 4,50 a 8 volte la scommessa.

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Elezioni presidenziali ed effetto Mattarella

Posted by fidest press agency su domenica, 30 gennaio 2022

“La rielezione di Mattarella dimostra che, come indicato anche da Ceccanti, il centrosinistra ha portato avanti un’operazione per salvare il governo con un Capo dello Stato gradito. Ricordiamo che il presidente Mattarella, sicuramente autorevole, è un ex deputato del Partito Democratico. Il centrodestra ha seguito abboccando alla tenuta del governo, praticamente con la sindrome di Zelig. Il centrodestra si curi e venga rifondato su nuove basi. Il governo dei sedicenti “migliori” abusa della decretazione d’urgenza con assurde limitazioni delle libertà personali con 37 fiducie poste in un anno di governo – così il deputato responsabile Cultura di Fratelli d’Italia, Federico Mollicone nel corso di Omnibus – Il presidenzialismo, con una legge elettorale maggioritaria, consentirebbe agli italiani di sapere un minuto dopo le elezioni chi governa l’Italia e come la governerà. In parlamento esiste una specifica proposta di legge a prima firma Meloni che va in questo senso. Il presidenzialismo, collante dell’Unità nazionale, consentirebbe all’Italia anche di discutere serenamente anche dell’articolazione dei poteri decentrati, di autonomie regionali, di competenze e di trasferimenti di risorse, senza che si possano temere spinte centrifughe. In altri termini il presidenzialismo, con la sua garanzia dell’indissolubilità dell’unità nazionale, consentirebbe anche di aprire ad avanzati esperimenti di autonomia.”

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Auguri da “Senior italiani” al presidente Mattarella

Posted by fidest press agency su domenica, 30 gennaio 2022

“Salutiamo con gioia e fiducia, a nome dei 4 milioni di senior aderenti a Senior Italia FederAnziani, la riconferma del Presidente Mattarella nel ruolo da lui ricoperto fino a oggi con straordinaria forza, rappresentando un punto di riferimento imprescindibile in un momento di grave difficoltà per il nostro Paese”, dichiara il Presidente Senior Italia FederAnziani Roberto Messina, “Sono stati anni travagliati in cui le sue qualità umane e istituzionali gli hanno consentito di rappresentare una garanzia di unità e coerenza e di essere un punto di riferimento fortissimo per tutti gli italiani. Vogliamo salutare il Suo rinnovato impegno istituzionale ricordando le sue stesse parole, che ci indicano un modello di comunità solidale, inclusivo, vivificato da forti valori, quel modello per cui ci spendiamo ogni giorno: ‘La qualità del nostro stesso modello di comunità e di sviluppo dipende anche da come sapremo garantire i diritti e i servizi ai cittadini di età più avanzata e da come sapremo integrarli nei processi sociali, incalzati da mutamenti molto veloci ma sempre bisognosi di dialogo e di solidarietà. Tante volte sono gli anziani a insegnarci il rispetto dei valori, a ricordarci le radici, a indicarci la strada della dignità, della dedizione, della generosità. Il loro esempio in questo tempo difficile è un patrimonio straordinario che non dobbiamo e non vogliamo disperdere’ Nel ringraziarlo per il suo impegno da sempre coerente con queste parole auguriamo al Presidente Mattarella buon lavoro, convinti che il Suo mandato Presidenziale avrà al centro il rispetto della Costituzione e il ruolo che la società civile e il terzo settore occupano in essa. Come organizzazione siamo a Sua disposizione, attraverso il nostro lavoro aggregativo, in favore della coesione sociale, attraverso l’impegno civile dei nostri volontari, per testimoniare concretamente al fianco delle Istituzioni, i valori repubblicani”

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Elezioni presidenziali: A Italia serve stabilità e coesione contro crisi

Posted by fidest press agency su domenica, 30 gennaio 2022

Gli auguri al Capo dello Stato per il secondo mandato. Certi che ascolterà sempre le istanze degli agricoltori, indispensabili per la ripresa post pandemia. Un grande ringraziamento al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il Paese, ora più che mai, ha bisogno dell’equilibrio, della stabilità e dell’impegno delle istituzioni, egregiamente rappresentate dal Capo dello Stato, per affrontare sfide e difficoltà in campo, dalla pandemia al caro energia, dalla crisi ucraina alla messa a terra del PNRR. Così Cia-Agricoltori Italiani, che esprime riconoscenza a Mattarella per aver accettato la rielezione. La sensibilità, la compostezza, l’appassionata salvaguardia delle garanzie costituzionali sempre dimostrate dal presidente della Repubblica trovano di nuovo oggi il riconoscimento più alto e prestigioso. Mattarella gode della fiducia di tutti i cittadini e si fa garante, ancora una volta, della solidità e della coesione del governo, per permettere all’Italia di guardare al futuro con maggiore ottimismo. In questo contesto, spiega il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino, “auspichiamo che il Capo dello Stato continui a mostrare attenzione verso la vicenda agricola del Paese. Speriamo che fornisca il suo forte contributo all’ulteriore sviluppo del settore primario, riconoscendo quel ruolo centrale che l’emergenza Covid ha mostrato in maniera ancora più chiara. L’agricoltura, se adeguatamente supportata, può non solo continuare a garantire cibo sano e sicuro per tutti, ma anche assicurare la tenuta e lo sviluppo dei territori; salvaguardare l’ambiente contro il dissesto idrogeologico e i cambiamenti climatici, produrre energia da fonti rinnovabili, difendere il suolo e il paesaggio”. “Da parte nostra -aggiunge Scanavino- rinnoviamo la massima disponibilità a collaborare, avanzando proposte e nuove soluzioni. Faremo responsabilmente ciò che ci compete, nell’interesse degli agricoltori e di tutti i cittadini, consapevoli della funzione primaria del settore per la ripresa post pandemia”.

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Elezioni del Presidente della Repubblica. Domande del comune cittadino

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 gennaio 2022

Difficile capire cosa stiano facendo i vari partiti e relativi gruppi parlamentari in merito alla elezione del Presidente della Repubblica.La scadenza è fissata da ben 7 anni, ma si arriva a ridosso del termine senza che ci siano indicazioni precise. Da una parte c’è Silvio Berlusconi, capo di FI, che vorrebbe candidarsi e ha l’appoggio dei due partiti alleati, Lega e FdI, ma, sorpresa, Berlusconi non ha sciolto la riserva. Il comune cittadino si domanda: se i tre partiti sono d’accordo sulla candidatura di Berlusconi perché Berlusconi non si decide e va in Parlamento a farsi votare? Gli altri partiti, M5S, PD, IV, ecc., non hanno un loro candidato ufficiale. Che aspettano, si chiede sempre il comune cittadino? Sono in corso trattative, manovre, accordi, ecc., risponde qualcuno che ci capisce. Già, ma potevano farlo prima, considerato i problemi che abbiamo e i tempi a disposizione che hanno avuto, replica il comune cittadino. Domande semplici e senza rispostaPrimo Mastrantoni, Aduc

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Marco Damilano: Le trame, gli intrighi e le congiure nel voto per il Quirinale

Posted by fidest press agency su domenica, 16 gennaio 2022

Marco Damilano con un suo libro aggiunto all’Espresso e a La Repubblica ci offre uno spaccato della vita repubblicana italiana alle soglie del Quirinale. I fatti narrati, prima e dopo l’evento, sono senza dubbio degni di una curiosità legittima da parte degli italiani che non sempre, per questa salita sul colle dei cosiddetti “migliori”, mostrano un interesse particolare se non stimolati da curiosità e intrighi degni proprio di una trama da giallo e che avrebbero potuto scriverlo autori della classe di Arthur Conan Doyle, Edgar Wallace, Agatha Christi, tanto per citare alcuni più noti. Oggi la novità ce la offre in prima persona un personaggio per altri versi molto chiacchierato che oltre alle sue frequentazioni a palazzo Chigi ha anche quelle dei tribunali italiani e sino alla Cassazione dove ha avuto condanne, assoluzioni e prescrizioni di comodo con leggi ad personam. Ora si presenta in solitaria senza rivali all’appuntamento dei grandi elettori per il Quirinale. E’ il suo canto del cigno? Gli amici si affrettano a dire che fa sul serio e che ci tiene moltissimo a vedere la sua foto alle spalle degli inquirenti che lo hanno giudicato e rinviato a giudizio. Ma è questa la verità? Per altro non sarebbe un giallo se non si attendesse l’ultima pagina dove l’autore della trama è solito svelare il finale. Ma i lettori non rimangono a bocca asciutta in quanto non mancano coloro che sono pronti a darci le versioni più svariate tanto per tenere in caldo il grande evento dell’anno a dispetto del virus che impazza e provoca centinaia di migliaia di contagi e preoccupazioni a non finire per le famiglie e le imprese con l’aumento stellare delle tariffe energetiche e le ricadute sul costo della vita. Si vede che gli italiani non rinunciano a qualche svago tanto per alleggerire le ansie e i timori del futuro in specie per i loro figli. L’ultima che abbiamo sentito è che la candidatura del prediletto degli dei è “strumentale”. Vuole dimostrare di avere un grosso seguito e che ha i numeri per diventare il Presidente della Repubblica ma per poi cedere il “suo pachetto” all’amico Draghi. Ma potrebbe accadere anche l’imprevisto con un’elezione quasi plebiscitaria dove i “franchi tiratori” gli diventono alleati per far esplodere tutte le contraddizioni del sistema paese. Come si vede la partita è aperta ad ogni opzione e il giallista che sta dietro le quinte mostra d’avere tutti gli ingredienti per darci la consolazione di dimenticare per qualche ora i nostri affanni quotidiani. Ma ne vale la pena? Siamo tanto vanesi da trasformare l’elezione più importante in Italia in un “grotesque” all’italiana? (Riccardo Alfonso)

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Elezioni presidenziali in Iran

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 giugno 2021

Domenica prossima, 18 giugno, si svolgeranno le elezioni presidenziali della Repubblica Islamica dell’Iran. L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) teme che nessuno dei candidati permetterà una vera libertà di religione. L’APM chiede però che almeno le campagne diffamatorie dello stato contro i Bahá’í e altre minoranze religiose debbano finire. La sistematica persecuzione statale dei circa 300.000 bahá’í dell’Iran minaccia di aggravarsi, in particolare nel diritto penale e nei regolamenti amministrativi. La mera affiliazione a una minoranza religiosa non riconosciuta, come la fede Bahá’í, è stata recentemente criminalizzata per legge. I bambini bahá’í sono presi di mira nelle scuole. Sono minacciati di islamizzazione forzata. Anche la situazione dei diritti delle minoranze etniche non può dirsi positiva. I gruppi etnici curdi, ahwazi, baluci, azerbaigiani e turkmeni hanno bisogno di maggiore autonomia, di diritti linguistici e culturali e di un’autoamministrazione regionale. Invece, le autorità di alcune province hanno rafforzato i controlli per limitare il movimento dei membri delle minoranze. Allo stesso tempo, c’è una campagna mediatica senza precedenti contro i bahá’í, così come contro la minoranza di cristiani convertiti, su tutti i canali mediatici. Alla televisione e alla radio, nei giornali, nei siti web e nelle piattaforme dei social media, nei libri, nei seminari educativi, nelle mostre e persino nei graffiti di strada, c’è incitamento contro questa minoranza. Questo serve a legittimare violenza e soprusi. Quando Hassan Rohani è stato eletto come nuovo presidente all’inizio del 2013, molti avrebbero ancora sperato in un miglioramento della situazione dei diritti umani, delle donne e delle minoranze. Rohani a suo tempo era visto come riformista e moderato. Ma durante il suo mandato, il numero di esecuzioni è aumentato e la situazione dei diritti umani è peggiorata drammaticamente. Solo nel 2020, la pena di morte è stata eseguita 246 volte. Insieme alle lunghe pene detentive per i membri dell’opposizione, questo alimenta un clima di paura. L’obiettivo è quello di garantire che nessuno in Iran osi mettere in discussione il potere del regime dei mullah. Il presidente Hassan Rohani non può ricandidarsi dopo due mandati. I 592 candidati originari comprendevano 40 donne. Poi, alla fine di maggio, il Consiglio dei Guardiani, guidato dal leader supremo Ali Khamene’i, ha deciso di permettere solo sette candidati. Questi sette uomini fanno tutti parte dell’instaurazione del regime islamista sciita. Ecco perché, secondo le nostre ricerche, l’affluenza sarà solo del 35-40%, anche se la Guida Suprema ha dichiarato le schede bianche di protesta haram, cioé vietate. Tra i 10 milioni di membri della minoranza curda, l’affluenza sarà probabilmente ancora più bassa. Il regime è particolarmente impopolare nel Kurdistan iraniano.

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Elezioni presidenziali Usa: Dichiarazione di Rampelli

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2020

“Tutti i leader dei paesi occidentali portano la responsabilità di presidiare le fondamenta su cui si fonda la nostra civiltà. Abbiamo parteggiato per Trump, ma auspichiamo che Biden sappia proseguire il lavoro svolto dall’ex presidente americano di contenimento all’egemonia cinese, di contrasto al terrorismo di matrice islamica. L’Italia è amica degli Usa e qualunque suo Capo di stato sarà nostro interlocutore a garanzia di un’antica alleanza”. È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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Presidenziali Usa: Laura Castelli, in un Tweet

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2020

“Congratulazioni a @JoeBiden e @KamalaHarris, che sarà la prima donna Vice Presidente degli USA. Continueremo a lavorare, insieme, per rafforzare la storica amicizia tra i nostri due Paesi”.

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Habemus Biden. Si riaprono tutte le politiche per il bene di tutti?

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2020

Bene. Il presidente Usa è certo (ricorsi a parte) che sarà Joe Biden e vice Kamala Harrris. Ci vorrà un po’ di tempo per capire se e come saranno più bravi dei loro predecessori, ma per alcune cose importati e altre relative, è molto probabile che saranno meglio. Ci sono e ci saranno fiumi di commenti autorevolissimi da leggere ovunque: ognuno scelga secondo i propri gusti.Quel che sembra più importante è la ripresa di un percorso comune per affrontare i più importanti e gravi problemi del mondo. “America first” dice e continua a dire l’attuale inquilino della Casa Bianca, il prossimo non ce lo ripeterà in ogni occasione, ma – sia chiaro – lo farà sempre come hanno sempre fatto tutti i presidenti Usa. Ma una supremazia degli Usa (innegabile per tanti livelli) ci fa comodo e serve a tutti: il mondo per ora è fatto così e cerchiamo di trarne i vantaggi maggiori possibili.Per noi europei dell’Unione è probabile che si riprenderà a discutere e confrontarci per fare diverse cose insieme. Per noi planetari, speriamo si parta subito da un rientro degli Usa nel novero dei Paesi firmatari e impegnati per i piani dell’accordo di Parigi sul clima, da cui proprio in questi giorni l’America di Trump era uscita. Sul piano interno Usa, per quanto possa essere interessante e importante un nostro accenno, vedremo cosa succederà. Sulla legalizzazione delle droghe non crediamo che l’Amministrazione Biden farà cose molto diverse da quella di Trump: le affermazioni antiproibizioniste sono tutte trasversali agli schieramenti (anche se i pro-dem sono sempre maggiori che non i pro-rep) e anche con questa Amministrazione chi ha potuto e voluto si è affermata. A livello federale loro… crediamo ci sia molto da fare, anche perché è più che altro questioni di maggioranze in Parlamento che non desiderata della Casa Bianca, e queste maggioranze non ci sono. E sulle politiche in materia di droghe oggi illegali, è innegabile che gli Usa sono e saranno un faro di riferimento.Sul problema delle armi che si trovano e vengono usate in ogni angolo, crediamo ci vorrà molto tempo, ché più che una questione di norme (che non crediamo la nuova Amministrazione farà chissà quali cambiamenti) è una questione di cultura. Altrettanto per come le varie forze dell’ordine si pongono nei confronti delle cosiddette minoranze etniche. Certo con Biden sarà diverso, ma ci vuole molto, ma proprio ancora molto tempo. Argomenti da trattare ce ne sarebbero a iosa (aborto e muro col Messico, per esempio, o lo strapotere dei GAFA – Amazon, Apple, Google, Facebook e Microsoft), ma sono tanti e con così tante varianti visto che, Biden o Trump, spesso è una sorta di moral-suasion che ha bisogno di tempo per trasformarsi in istituzione.Una sola “piccola” cosa: non vedremo più autorevoli canali tv che levano la parola al presidente della Repubblica perché sta dicendo delle presunte fesserie? Non lo sappiamo. Per questa pessima pagina del giornalismo e della libertà di espressione ed informazione, crediamo ci vorranno dosi di sostanze diverse che non il “bidenismo” rispetto al “trumpismo”, visto che tv ufficiosamente pro-Biden hanno dato questo pessimo messaggio di libertà di stampa.L’aspetto più importante – lo ripetiamo – è che sembra che si riapra tutto: un dialogo dove fino ad oggi la maggiore potenza occidentale si poneva come autoritaria e, forse, si comincerà a porre come servizio per dialogo, innovazione e riforme. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Usa, Rotta: “Con Biden vince l’ambiente”

Posted by fidest press agency su sabato, 7 novembre 2020

“Che alla casa Bianca ci sia un presidente come il democratico Biden è un’ottima notizia non solo per gli Stati Uniti ma per tutto il mondo. Non è un caso, infatti, che, come primo impegno, il nuovo presidente degli Stati Uniti abbia annunciato il ritorno degli USA all’interno dell’accordo di Parigi su il clima e la lotta all’inquinamento atmosferico.” Così la Presidente della Commissione Ambiente della Camera, Alessia Rotta, saluta la vittoria di Biden alle elezioni presidenziali degli Usa. “È un segnale importante, perché da oggi come europei avremo un alleato importantissimo nella lotta contro il cambiamento climatico e per la tutela dell’ambiente. La forza dell’Europa, e dentro l’Europa dell’Italia, unita alla forza degli Stati Uniti sarà in grado di spingere anche altri importanti Paesi a incamminarsi lungo la strada, non più rinviabile, del drastico contenimento delle emissioni nocive in atmosfera. Ora è davvero possibile costruire un Green New Deal in tutto il mondo per un processo di profondo cambiamento nei modelli di produzione che, come ci sta insegnando anche la pandemia, non può più essere rinviato. Il nuovo modello di sviluppo economico e sociale infatti dovrà avere al centro l’essere umano, la sua vita, la sua salute, e quindi l’ambiente in cui studia, lavora e vive.”

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Presidenziali Usa: Gli scommettitori scelgono Trump

Posted by fidest press agency su martedì, 3 novembre 2020

A pochi giorni dalle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, i sondaggi confermano il vantaggio del democratico Joe Biden sul repubblicano Donald Trump: un dato che, per ora, si riflette anche nelle quote dei bookmaker, con gli analisti Snai che offrono la vittoria di Biden a 1,50, contro il bis del tycoon a 2,30. Le previsioni non convincono però gli scommettitori, che credono in un altro ribaltone dell’ultimo minuto dopo quello nelle passate elezioni, quando il repubblicano riuscì a battere la favorita Hillary Clinton. Il 65% dei giocatori, riferisce Agipronews, ha puntato sulla vittoria di Trump, solo il 35% invece ha scelto Biden.

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Presidenziali Usa: ecco perché Trump può ancora vincere

Posted by fidest press agency su martedì, 27 ottobre 2020

“Se è vero che i dibattiti in tv sono determinanti per i risultati alle elezioni alla Presidenza degli Stati Uniti, la strategia comunicativa adottata da Donald Trump è decisamente quella vincente”. E’ l’analisi di Massimiliano Cavallo, uno dei maggiori esperti italiani di Public Speaking e autore del libro “Parlare in pubblico senza Paura” edizioni Anteprima, dopo l’ultimo dibattito in tv dei due candidati alla Presidenza degli Stati Uniti. In controtendenza rispetto ai sondaggi, Cavallo è convinto che Trump era riuscito nel primo dibattito a far passare i suoi messaggi chiave più di quanto abbia fatto il suo avversario Biden. “Biden ‘l’addormentato’ è sembrato un pugile in balia dell’avversario e la sua anzianità non è affatto d’aiuto”, dice. “Più incisivo il messaggio alla ‘law and order’ di Trump, sempre molto caro all’elettorato repubblicano, dai tempi di Nixon, che ha ridestato l’attenzione di conservatori, moderati e indecisi, stanchi di vedere le proprie città sotto assedio”, aggiunge Cavallo.In mezzo tra il primo dibattito e quest’ultimo c’è stato il contagio di Trump, che ha impedito di tenere il secondo dibattito, e la sua “rapida” guarigione. “Ciò ha permesso a Trump -dice Cavallo – di ribaltare un momento per lui non favorevole: il racconto non è più quello dei Democratici su come lui ha gestito (male) la pandemia ma su come lui ha sconfitto il virus. ‘E’ stata una benedizione di Dio’, si è spinto a dire, perché gli ha consentito di scoprire un farmaco miracoloso che metterà a disposizione gratuitamente per tutti gli americani. E il protagonista assoluto della campagna elettorale diventa quindi lui e sembra di assistere a un programma tv a cui manca solo il televoto se tenerlo o no dentro la ‘Casa’”. E aggiunge: “Se il primo dibattito ad alcune fette dell’elettorato repubblicano non è piaciuto perché ha trasmesso si forza ma anche arroganza, questo secondo dibattito poteva essergli fatale e Trump ha deciso di cambiare strategia”.Secondo l’esperto, le strategie che i candidati possono utilizzare nei dibattiti tv sono di due tipi: decidere di parlare agli indecisi o puntare al proprio target per mobilitarli e motivarli alla campagna elettorale delle ultime decisive settimane. Ma a prescindere dalla scelta di strategia, nei dibattiti tv la cosa più importante è non sbagliare. “Se è vero che una buona prestazione in tv non sempre permette di aumentare i consensi – dice Cavallo – è altrettanto vero che una gaffe può portare a un crollo verticale da cui è difficile risalire. E nel secondo dibattito Trump si è mantenuto più calmo, anche per la regola del microfono staccato nei primi due minuti in cui parlava l’avversario”. Biden ha evitato scivoloni ma uno può pesare tanto, anche se molti analisti lo hanno messo in secondo piano. “Alle 21.21 Biden – riferisce Cavallo – ha guardato l’orologio per vedere quanto mancasse alla fine. Un gesto, che costò moltissimo a Bush padre nel suo dibattito contro Bill Clinton e Ross Perot. Un gesto che trasmette impazienza e difficoltà a tenere il dibattito”. Secondo l’esperto, a poco potrebbero valere i sondaggi del giorno dopo il dibattito che vedono Trump indietro. “Gaffe e i video di un Biden ‘addormentato’, saranno utilizzati sui social dallo staff di Trump e faranno il giro del web”, dice Cavallo. “Quando Kristen Welker ha concesso l’ultimo minuto per un estratto dei rispettivi possibili discorsi di insediamento alla Casa Bianca, Biden si è mostrato molto presidenziale e ‘il presidente di tutti’. Ma non funziona così – prosegue – nella mente dell’elettore. Trump sa che non deve essere presidenziale, che è il candidato di una parte e che deve vincere. Lui sa come parlare al suo elettorato: ‘Io voglio ridurre le tasse, lui vuole aumentarle, vuole aumentare la regolamentazione. Ci ucciderà, se vincerà ci sarà una depressione senza precedenti, sarà un giorno molto triste per questo paese’”.Cosa accadrà alle urne non è ancora deciso e questi ultimi giorni possono cambiare ancora qualcosa. “I sondaggi nazionali danno Biden notevolmente avanti ma ciò che conta sarà il risultato di quei 5-6 Stati chiave dove il risultato è più in bilico”, conclude Cavallo.

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“Presidenziali americane: quali (reali) conseguenze per i mercati”

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2020

A cura di Colin Moore, Global Chief Investment Officer di Columbia Threadneedle Investments. Le elezioni presidenziali statunitensi sono sempre accompagnate da tensioni, ma l’edizione di quest’anno si annuncia particolarmente controversa. La spaccatura politica ha raggiunto livelli estremi e le differenze tra Donald Trump e Joe Biden a livello di approccio, personalità e comportamento non potrebbero essere più marcate. Con l’avvicinarsi delle urne, la retorica accesa rischia di esacerbare l’incertezza e l’apprensione degli investitori. La reazione dei mercati alla notizia della positività del presidente Trump al test sul Covid-19 ha del resto dato prova di questo clima di nervosismo.Ma quali sono le reali implicazioni delle elezioni per l’economia, i mercati e gli investitori? A mio parere, le elezioni provocano molta volatilità e apprensione prima del loro svolgimento, ma una volta passate il loro impatto sull’economia e sui mercati finanziari è esiguo. Gran parte di questa volatilità temporanea è causata dalle politiche e dai programmi promossi dai candidati in campagna elettorale ma che poi raramente vengono implementati. L’andamento dell’economia e dei mercati sul lungo periodo dipende da ciò che accade veramente; pertanto, una singola elezione è quasi irrilevante per le nostre prospettive di lungo termine.Questo perché il cambio di amministrazione si traduce di rado in grossi cambiamenti nel funzionamento dell’economia statunitense, anche quando da un’amministrazione conservatrice si passa a una liberale o viceversa. Gli investitori temevano più un cambiamento radicale quando candidati come Elizabeth Warren o Bernie Sanders sembravano guidare le primarie dei Democratici (facciamo notare che non sappiamo ancora quale ruolo politico potranno avere in futuro). In alcuni ambiti importanti, le differenze tra i due principali partiti sono minime.Per esempio, l’idea secondo cui in materia fiscale i repubblicani sarebbero conservatori e i democratici molto generosi è infondata: entrambi spendono senza misura. C’è ovviamente una differenza nelle fonti di tassazione e nell’allocazione delle spese, ma a mio avviso la somma totale di denaro iniettata nell’economia è sostanzialmente la stessa.In termini di performance complessiva dei mercati, questi hanno evidenziato un buon andamento sia sotto presidenti repubblicani che democratici. In realtà, dall’amministrazione Truman all’indomani della seconda guerra mondiale, i mercati hanno registrato rendimenti negativi soltanto durante i mandati di Richard Nixon e George W. Bush. Tuttavia, durante queste amministrazioni l’andamento dei mercati non è dipeso tanto dalla politica economica quanto piuttosto, nel primo caso, dallo scandalo Watergate dei primi anni ’70 e, nel secondo, dai terribili eventi dell’11 settembre 2001.Quest’anno, però, c’è da mettere in conto anche l’eventualità di un ritardo nella proclamazione del vincitore o di una contestazione del risultato. Se uno dei contendenti dovesse vincere con un ampio margine, riteniamo però poco probabile un’impugnazione dell’esito elettorale. È importante distinguere le difficoltà legate al conteggio dei voti o all’inclusione di alcuni voti per corrispondenza dal netto rifiuto di cedere il potere o riconoscere la sconfitta. La prima opzione ci sembra alquanto plausibile, in quanto la certificazione del risultato potrebbe in effetti essere ritardata da una serie di questioni giuridiche, creando un periodo di incertezza. I prezzi delle opzioni su indici che giungono a scadenza dopo le elezioni mostrano che gli investitori azionari si aspettano un aumento della volatilità a causa di queste incognite. Si tratta di uno scenario tutt’altro che ideale, certo, ma non senza precedenti, ed esistono dispositivi costituzionali in caso di risultati inconcludenti.Tutto questo per dire che esistono delle soluzioni per i problemi anticipati da alcuni, e quando in passato i risultati sono stati ritardati o contestati, siamo sempre riusciti a superare l’impasse senza grossi sconvolgimenti politici (o economici).Se da una parte riteniamo che le elezioni non incideranno sull’andamento generale dei mercati, dall’altro riteniamo quasi inevitabile qualche incertezza sul breve termine, e taluni settori e talune società potrebbero risentirne. Inoltre, ci sono degli aspetti a cui gli investitori dovrebbero secondo noi prestare attenzione, nonché alcune azioni da intraprendere. Se sarà Biden a vincere, è importante analizzare attentamente il suo programma fiscale, al centro della sua agenda politica. Biden intende rivedere le agevolazioni fiscali accordate dall’amministrazione Trump, modificare l’imposta sul reddito al di là di un certo livello e tassare le plusvalenze alla stessa aliquota dell’importo sul reddito; ciò provocherà probabilmente un’intensa attività di trading a fini fiscali a ridosso del voto. Più si è convinti della vittoria di Biden, più ci si dovrebbe preparare a realizzare plusvalenze nel 2020 piuttosto che nel 2021, quando la fiscalità potrebbe essere più elevata. A seconda delle regole, potrebbe essere più ragionevole riportare le perdite al 2021 piuttosto che compensarle automaticamente con i guadagni nel 2020.

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Elezioni presidenziali in Bolivia

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 ottobre 2020

Domenica prossima, 18 ottobre, si svolgeranno le elezioni presidenziali in Bolivia. Per l’Associazione per i popoli minacciati (APM) bisogna riconoscere che Evo Morales, il primo presidente indigeno del Sud America, ha fatto notevoli progressi in termini di rappresentanza dei popoli indigeni nella politica e nella società, di riconoscimento dei diritti indigeni e della loro partecipazione politica. Ma il suo comportamento verso la fine del suo mandato ha danneggiato la reputazione della democrazia boliviana. È anche nell’interesse della popolazione indigena del Paese che le elezioni si svolgano questa volta in modo limpido e che il trasferimento di potere avvenga senza intoppi. Le precedenti elezioni si sono svolte quasi un anno fa. Dopo irregolarità e proteste, Morales è stato costretto a lasciare il paese e da allora non è più tornata una vera stabilità politica.Sebbene ampie fasce della popolazione abbiano radici indigene e più del 60% della popolazione boliviana si definisca indigena, quest’anno non ci sono indigeni che si candidano alle elezioni per uno dei partiti maggiormente in vista. Luis Arce e Carlos Mesa sembrano avere attualmente le maggiori possibilità di successo. Arce è stato ministro delle Finanze sotto la guida di Evo Morales ed è in corsa per il suo partito socialista MAS. Mesa è in corsa per la lista civica Comunidad Ciudadana. Il candidato cristiano fondamentalista Fernando Camacho del partito Creemos (“Noi crediamo”) ha attirato l’attenzione durante la campagna elettorale per la sua retorica anti-indigena. Siamo preoccupati che le tendenze anti-indigene nella popolazione, che sono diventate maggiormente visibili dopo le elezioni del 2019, acquisiranno anche un’influenza politica e che gli sviluppi positivi raggiunti in questi anni subiranno un arretramento.Anche la Bolivia è stata gravemente colpita dalla pandemia di coronavirus negli ultimi mesi. Tra gli undici milioni di abitanti del Paese sono state finora rilevate quasi 140.000 infezioni e circa 8.400 persone sono morte di Covid-19 in Bolivia. È difficile prevedere come l’incidenza della pandemia e le necessarie precauzioni influenzeranno la partecipazione degli elettori indigeni.

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Biden presidenziale, Trump candidato underdog

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

“Non c’è nessun dubbio. Questa rivoluzione di estrema sinistra mira a rovesciare la Rivoluzione Americana”. Così Donald Trump mentre attaccava i suoi avversari politici nella ricorrenza della festa nazionale del 4 luglio in un discorso al Monte Rushmore nel South Dakota. L’attuale inquilino della Casa Bianca cercava di segnare gol politici approfittando della ricorrenza storica per attaccare i suoi “nemici”. Joe Biden, il candidato del Partito Democratico, invece, ha sottolineato nel suo discorso l’unità del Paese, notando giustamente le idee esemplari dei Padri Fondatori ma riconoscendo anche l’incompleta messa in atto di questi stessi ideali. L’ex vice presidente ha chiarito che le celebrazioni servono anche a ricordare “la persistente marcia verso una più grande giustizia”. Mentre Trump parlava da candidato politico con i suoi attacchi, Biden, invece ha dato segnali di agire da presidente con toni pacati che si riallacciano agli eventi degli ultimi mesi.Trump nel suo discorso ha completamente dimenticato la pandemia in corso con 3 milioni di contagi, 134mila morti, e gli aumenti di casi positivi che negli ultimi giorni hanno raggiunto la cifra di 60mila in un solo giorno. Il 45esimo presidente ha anche evitato il tema della giustizia razziale, preferendo di concentrarsi sulla sua continua guerra contro i suoi avversari politici, dipingendoli come nemici della gloriosa storia americana. Incapace di offrire risposte ai problemi dell’America, l’attuale inquilino della Casa Bianca ha cercato di inventarsi una battaglia in cui si aggrappa alla bandiera senza fare nessuno sforzo di vedere l’unione del Paese. La guerra culturale creata da Trump si riallaccia in parte alle manifestazioni che mettono in rilievo le palesi ingiustizie ancora presenti negli Usa. L’abbattimento di statue, soprattutto quelle che celebrano i confederati, con i loro richiami alla schiavitù, trova in Trump il grande paladino della vecchia e macchiata America. Trump continua asserendo nel suo discorso che i nemici dell’America vogliono “condurre una guerra spietata per diffamare i nostri eroi, cancellare i nostri valori e indottrinare i nostri bambini”. L’attuale presidente sorvola sul fatto che gli ideali di uguaglianza espressi e celebrati dalla Rivoluzione Americana non si applicavano né agli afro-americani né alle donne.Trump nel suo discorso ignora anche le direttive dei virologi che sconsigliano gli assembramenti. Nel suo discorso al Monte Rushmore non è stato richiesto l’uso delle mascherine né il rispetto del distanziamento sociale per limitare i contagi. Il 45esimo presidente è divenuto un pessimo modello per gli americani, ignorando un vero nemico che colpisce in silenzio come ci ricordano le tragiche notizie quotidiane. Parecchi Stati, anche quelli conservatori del Sud, sono stati infatti costretti a fare marcia indietro con la riapertura e ritornare al lockdown per salvare vite umane.Biden invece, parlando in video, ha dimostrato l’importanza di dare l’esempio che nonostante l’attiva campagna politica, bisogna fare di tutto per proteggere gli americani dal virus. L’ex vice presidente ha anche ricordato che i padri fondatori non mettevano in pratica gli ideali tramandati a noi nei loro scritti. Molti di loro possedevano schiavi e ovviamente il diritto al voto delle donne non è avvenuto fino al 1924. Biden, in un editoriale, sostiene inoltre che esiste la possibilità di mettere in pratica gli ideali del Sogno Americano e darli a quelli che non ne sono ancora in pieno possesso. In effetti, Biden riconosce il valore della creazione del nuovo Paese ma allo stesso tempo non sorvola sul fatto che non pochi americani continuano tuttora ad avere le porte chiuse all’opportunità di partecipare nella vita politica, sociale e economica con pieni diritti.Trump e Biden articolano due visioni dell’America. Il primo che si preoccupa di difendere gli americani da un “movimento pericoloso e proteggere i bambini della nazione… e preservare le nostre amate tradizioni”. Trump si riferisce a tradizioni che non includono tutti ma quella parte del Paese che lo sostiene. Biden, invece intende essere più inclusivo, estendendo il diritto al voto mediante la posta, riformare l’immigrazione e assicurare che il sistema giudiziario sia indipendente.I recentissimi sondaggi danno ragione a Biden. Trump da parte sua non accetta i consigli che cercano di spingerlo ad aprire ai gruppi minoritari, temendo di erodere il supporto della sua base che lo ha portato al successo nel 2016. Difatti, il tycoon non dà nessuna impressione di volere fare altro che ripetere la sua campagna di quattro anni fa. Gli americani però si sono accorti che le intuizioni di successo di Trump alla fine si scontrano con la realtà. I suoi suggerimenti di usare il disinfettante per curare il coronavirus hanno aperto gli occhi a quasi tutti che le sue soluzioni sono fuori posto. La sua riluttanza di insistere sulle mascherine e il distanziamento sociale per limitare il Covid-19 si stanno anche scontrando con la realtà di non pochi senatori repubblicani. Alcuni notissimi fra di loro come Chuck Grassley (Iowa), Lamar Alexander (Tennessee), Mitt Romney (Utah), Lisa Murkowski (Alaska) e Susan Collins (Maine) hanno già deciso che non parteciperanno alla convention del loro partito a causa del Covid-19.Trump sta passando buona parte del suo tempo a fare campagna elettorale dando l’impressione di essere l’outsider e non il presidente in carica. È sfavorito nei sondaggi. Biden, invece, sentendosi sicuro, agisce in modo presidenziale, dando l’impressione che il suo mandato sia già iniziato.Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Presidenziali USA: Sanders frena, Biden nuovo capolista

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

“È triste che il sindaco Pete e Amy non abbiano aspettato 24 ore” per lasciare la corsa presidenziale. Così Michael Moore, il noto regista e produttore con forti tendenze a sinistra e grande sostenitore di Bernie Sanders, ha caratterizzato l’abbandono della campagna presidenziale di Pete Buttigieg, ex sindaco di South Bend, Indiana, e Amy Klobuchar, senatrice del Minnesota. Secondo Moore, i due hanno danneggiato Sanders gettando la spugna due giorni dopo la conclusione delle primarie in South Carolina, alla vigilia del Super Tuesday, nel quale 14 Stati americani hanno condotto le loro primarie democratiche. L’uscita di scena di questi due avversari di Biden, anche loro centristi, ha favorito l’ex vice presidente a ribaltare la situazione, riconquistandosi il ruolo di front-runner (capolista) che apparteneva a Sanders. Moore crede, con una certa misura di certezza, che se Buttigieg e Klobuchar si fossero ritirati dopo il Super Tuesday, Sanders avrebbe potuto fare molto meglio.I risultati però ci chiariscono che con la sua vittoria schiacciante in South Carolina e quelle in 10 dei 14 Stati del Super Tuesday, Biden ha fatto rinascere la sua corsa alla Casa Bianca. Ad aiutare le prospettive future di Biden va aggiunta anche l’uscita di scena del miliardario Michael Bloomberg, ance lui centrista e diretto concorrente dell’ex vicepresidente. Buttigieg, Klobuchar e Bloomberg hanno offerto a Biden il loro endorsement. Due giorni dopo il Super Tuesday anche la senatrice Elizabeth Warren, concorrente diretta di Sanders per l’ala progressista del partito, ha sospeso la sua campagna ma non si ancora chi fra Biden e Sanders riceverà il suo endorsement.La “rinascita” di Biden è dovuta in grande misura al notevole supporto degli elettori afro-americani in South Carolina i quali hanno riconosciuto il suo ruolo “fraterno” verso Barack Obama, vedendolo come l’erede naturale del primo presidente afro-americano. Sanders aveva ottenuto molto successo nelle iniziali 2 primarie tenutesi in Iowa e New Hampshire, dove l’elettorato includeva pochissimi afro-americani. Nella terza primaria in Nevada, il senatore democratico socialista del Vermont, aveva anche ottenuto una vittoria schiacciante, ricevendo il supporto del notevole gruppo di latinos. Si credeva che lo slancio di queste vittorie lo avessero lanciato a un simile successo in South Carolina come suggerivano alcuni sondaggi. Alla fine però il Palmetto State ha sorriso a Biden specialmente per la fedeltà degli afro-americani che hanno rappresentato il 57 percento dell’elettorato. Questa fedeltà era già stata suggerita in parte dell’endorsement ricevuto da Jim Clyburn, parlamentare del South Carolina, e leader democratico alla Camera. Gli analisti hanno rilevato che nonostante alcune macchie del record di Biden per quanto riguarda alcune leggi da lui supportate come senatore che hanno danneggiato gli afro-americani, gli elettori hanno fatto una scelta pratica. Sanders rappresenta un rischio mentre Biden è visto coma la scelta moderata con le migliori chance di sconfiggere Donald Trump a novembre.Ce lo conferma anche l’attuale inquilino della Casa Bianca che come si sa aveva cercato di ottenere informazioni negative su Biden dall’Ucraina, scatenando le indagini della Camera, a conclusione delle quali si è arrivati all’impeachment. Che Trump sembra essere preoccupato da Biden ce lo rivela anche il suo atteggiamento verso Sanders. Il 45esimo presidente ha inviato parecchi tweet in cui ci dice che l’establishment del Partito Democratico ha mostrato ovvie preferenze per Hillary Clinton nel 2016 e adesso anche per Biden. A Trump poco interessano le sorti di Sanders ma tutto ci fa capire che lo vede come un avversario più facile da sconfiggere.
La partita non è ancora finita ovviamente. Se Biden ha vinto in 10 degli Stati del Super Tuesday, Sanders è riuscito a spuntarla nel Colorado, Utah, Vermont, e anche in California, lo Stato più popoloso e anche più liberal. A conclusione di questi risultati Sanders avrebbe accumulato un totale di 550 delegati, 76 meno di Biden. Quindi il senatore del Vermont continua ad avere la strada aperta per raggiugnere il fatidico 2376. In caso che nessuno dei due dovesse raggiungere questa cifra dopo la prima votazione alla Convention, i 764 superdelegati, leader del Partito Democratico, potrebbero essere decisivi. Questi potrebbero favorire Biden, il candidato centrista, anche per il fatto che Sanders, democratico adesso, ma tipicamente indipendente, ha criticato aspramente le regole, presentandosi come nemico dell’establishment.Ciò che dovrebbe preoccupare di più Sanders però è il suo debolissimo supporto degli elettori afro-americani, specialmente negli Stati del Sud. Ma la vittoria di Biden nel Super Tuesday gli dovrebbe anche causare ulteriori grattacapi. Se Sanders ha vinto in California, Stato liberal, ha però perso nel Massachusetts, altro Stato liberal, che ha assegnato solo il terzo posto alla senatrice Elizabeth Warren, sconfitta che per lei avrà bruciato notevolmente. Biden ha anche vinto in Stati del Midwest dove il numero di afro-americani è basso, ottenendo dunque un successo trasversale.Il successo di Biden ci suggerirebbe che gli elettori abbiano optato per un candidato con le migliori chance di sconfiggere Trump, rimanendo lontani dai cambi drastici proposti da Sanders e la sua rivoluzione “socialista”. Sceglieranno alla fine gli elettori democratici un altro centrista come hanno fatto nel 2016? La strada è ancora lunga ma al momento tutto sembra suggerire che Biden offra più certezze per una riconquista democratica della Casa Bianca. Una prospettiva che ritornerebbe a un governo poco differente da quello di Obama anche se non bisogna sottovalutare l’influenza della svolta a sinistra del Partito Democratico e anche del Paese dovuta in grande misura a Sanders. Alla fine, però, la sfida per i democratici sarà di unificarsi per la vittoria finale. Un finale di campagna di dure primarie promesso da Sanders potrebbe ferire Biden e alla fine fare sorridere Trump.(Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California)

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“La politica in Medio Oriente non influenzerà le presidenziali Usa”

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 novembre 2019

Il Medio Oriente, gli scenari di crisi e le relative scelte politiche non avranno influenza sulle elezioni presidenziali Usa che si terranno nel 2020. I cittadini americani sono concentrati sulle questioni interne e tra un po’ nessuno si ricorderà dei Curdi e del ritiro delle truppe deciso da Trump. Le uniche preoccupazioni estere, per gli Stati Uniti, possono riguardare il confine con il Messico e la Cina.
È il messaggio giunto dal dibattito “The US and the Middle East, an evolving situation”, che si è tenuto alla John Cabot University (JCU) di Roma, a cura dell’Istituto Guarini per gli Affari Pubblici, a cui hanno partecipato esperti internazionali.Nel prossimo anno, in Usa, si parlerà di elezioni: questo è certo. Ma chi vincerà non possiamo dirlo. Carter e Bush senior non furono rieletti perché avevano perso l’appoggio del partito. Non è il caso di Trump che parte favorito, ed ha una base stabile. E nei sondaggi effettuati nei sempre decisivi “Swing States” è davanti a Elizabeth Warren», ha dichiarato Lucio Martino, esperto di relazioni transatlantiche e problemi strategici. Proseguendo: «Il Medio Oriente non sarà un fattore importante. Nell’ultimo dibattito solo 20 minuti su 3 ore sono stati dedicati alla politica estera. Oggi, negli Stati Uniti, quando si parla di politica estera per lo più si parla di Cina e Messico».Dello stesso avviso Viviana Mazza, giornalista specializzata nel settore Esteri. «Per ora il Medio Oriente – ha spiegato – non ha grande impatto sulle elezioni statunitensi. Non è così rilevante per i cittadini, anche se si tratta di una regione volatile, con molti hot spots». E su Putin: «È amico di tutti – il che è problematico perché tutti, in quella regione, vogliono qualcosa – e fa quello che gli Usa non possono fare, ma non può riempire il vuoto lasciato dall’America».«L’iran non è stato sconfitto dalle sanzioni Usa, che, al contrario hanno consolidando il consenso attorno al governo. L’economia è subito un rallentamento, è vero, ma ha retto, perché è stata diversificata. Il Paese è schizofrenico, guarda ad Ovest e non a Est, ha gli stessi confini da secoli ed è piuttosto isolato nella regione. Di sicuro non vuole un’altra guerra. L’Europa dovrebbe tornare a dialogare con l’Iran, perché quest’ultimo ha bisogno di investimenti e materiali», ha proseguito Farian Sabahi, docente di politica e religione, studiosa di questioni iraniane.Sul Kashmir, al centro di una delicata disputa territoriale fra India e Pakistan, che ha disorientato gli abitanti, tenendoli nell’incertezza, si è soffermata Pratishtha Singh, autrice e attivista per i diritti delle donne. «Sono state sospese le comunicazioni, Internet – ha detto – non si possono tenere assemblee fra cittadini. L’Europa si è espressa poco su questa situazione. Mentre l’India sta vivendo la peggiore fase economica della sua esistenza».

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Venezuela: I deputati europei chiedono libere elezioni presidenziali e la fine della repressione

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 marzo 2019

Strasburgo. Il Parlamento europeo ha sostenuto giovedì una soluzione pacifica per la crisi in Venezuela attraverso elezioni presidenziali libere, trasparenti e credibili.Con 310 voti favorevoli, 120 voti contrari e 152 astensioni, la Plenaria ha approvato la seconda risoluzione di quest’anno sul Venezuela (la decima dall’inizio dell’attuale legislatura). I deputati condannano “i feroci atti di repressione e violenza” e ribadiscono la loro profonda preoccupazione per la crisi umanitaria e politica nel paese.I deputati ribadiscono il riconoscimento di Juan Guaidó come legittimo Presidente ad interim del Venezuela ed esprimono pieno sostegno alla sua tabella di marcia, che consiste nel porre fine all’usurpazione, istituire un governo nazionale di transizione e indire elezioni presidenziali anticipate.I deputati si dicono soddisfatti del riconoscimento della legittimità di Guaidò da parte della stragrande maggioranza degli Stati membri UE, invitando quei Paesi UE, che ancora non l’hanno riconosciuto, a farlo con urgenza.Il Parlamento chiede al “regime illegale di Maduro” di porre fine a tutte le forme di repressione contro giornalisti, leader politici e membri della squadra di Juan Guaidó, compreso il suo capo di gabinetto, Roberto Marrero.I deputati denunciano che il mese scorso, nonostante le già limitate forniture alimentari in Venezuela siano a rischio di deterioramento, gli aiuti umanitari offerti dalla Colombia e dal Brasile sono stati respinti e in alcuni casi distrutti dal regime.Inoltre, nella risoluzione si sottolinea l’aggravarsi della crisi migratoria in tutta la regione, riconoscendo gli sforzi e la solidarietà dei paesi vicini. I deputati chiedono alla Commissione europea di continuare a cooperare con questi paesi, non solo fornendo assistenza umanitaria, ma anche offrendo loro maggiori risorse.
Il Parlamento chiede infine l’introduzione di ulteriori sanzioni UE contro i beni illegittimi detenuti dalle autorità statali all’estero e nei confronti delle persone responsabili di violazioni dei diritti umani e di atti repressivi, oltre a suggerire il divieto di visto per queste persone e per i loro parenti più prossimi.

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