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“Presidenziali americane: quali (reali) conseguenze per i mercati”

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2020

A cura di Colin Moore, Global Chief Investment Officer di Columbia Threadneedle Investments. Le elezioni presidenziali statunitensi sono sempre accompagnate da tensioni, ma l’edizione di quest’anno si annuncia particolarmente controversa. La spaccatura politica ha raggiunto livelli estremi e le differenze tra Donald Trump e Joe Biden a livello di approccio, personalità e comportamento non potrebbero essere più marcate. Con l’avvicinarsi delle urne, la retorica accesa rischia di esacerbare l’incertezza e l’apprensione degli investitori. La reazione dei mercati alla notizia della positività del presidente Trump al test sul Covid-19 ha del resto dato prova di questo clima di nervosismo.Ma quali sono le reali implicazioni delle elezioni per l’economia, i mercati e gli investitori? A mio parere, le elezioni provocano molta volatilità e apprensione prima del loro svolgimento, ma una volta passate il loro impatto sull’economia e sui mercati finanziari è esiguo. Gran parte di questa volatilità temporanea è causata dalle politiche e dai programmi promossi dai candidati in campagna elettorale ma che poi raramente vengono implementati. L’andamento dell’economia e dei mercati sul lungo periodo dipende da ciò che accade veramente; pertanto, una singola elezione è quasi irrilevante per le nostre prospettive di lungo termine.Questo perché il cambio di amministrazione si traduce di rado in grossi cambiamenti nel funzionamento dell’economia statunitense, anche quando da un’amministrazione conservatrice si passa a una liberale o viceversa. Gli investitori temevano più un cambiamento radicale quando candidati come Elizabeth Warren o Bernie Sanders sembravano guidare le primarie dei Democratici (facciamo notare che non sappiamo ancora quale ruolo politico potranno avere in futuro). In alcuni ambiti importanti, le differenze tra i due principali partiti sono minime.Per esempio, l’idea secondo cui in materia fiscale i repubblicani sarebbero conservatori e i democratici molto generosi è infondata: entrambi spendono senza misura. C’è ovviamente una differenza nelle fonti di tassazione e nell’allocazione delle spese, ma a mio avviso la somma totale di denaro iniettata nell’economia è sostanzialmente la stessa.In termini di performance complessiva dei mercati, questi hanno evidenziato un buon andamento sia sotto presidenti repubblicani che democratici. In realtà, dall’amministrazione Truman all’indomani della seconda guerra mondiale, i mercati hanno registrato rendimenti negativi soltanto durante i mandati di Richard Nixon e George W. Bush. Tuttavia, durante queste amministrazioni l’andamento dei mercati non è dipeso tanto dalla politica economica quanto piuttosto, nel primo caso, dallo scandalo Watergate dei primi anni ’70 e, nel secondo, dai terribili eventi dell’11 settembre 2001.Quest’anno, però, c’è da mettere in conto anche l’eventualità di un ritardo nella proclamazione del vincitore o di una contestazione del risultato. Se uno dei contendenti dovesse vincere con un ampio margine, riteniamo però poco probabile un’impugnazione dell’esito elettorale. È importante distinguere le difficoltà legate al conteggio dei voti o all’inclusione di alcuni voti per corrispondenza dal netto rifiuto di cedere il potere o riconoscere la sconfitta. La prima opzione ci sembra alquanto plausibile, in quanto la certificazione del risultato potrebbe in effetti essere ritardata da una serie di questioni giuridiche, creando un periodo di incertezza. I prezzi delle opzioni su indici che giungono a scadenza dopo le elezioni mostrano che gli investitori azionari si aspettano un aumento della volatilità a causa di queste incognite. Si tratta di uno scenario tutt’altro che ideale, certo, ma non senza precedenti, ed esistono dispositivi costituzionali in caso di risultati inconcludenti.Tutto questo per dire che esistono delle soluzioni per i problemi anticipati da alcuni, e quando in passato i risultati sono stati ritardati o contestati, siamo sempre riusciti a superare l’impasse senza grossi sconvolgimenti politici (o economici).Se da una parte riteniamo che le elezioni non incideranno sull’andamento generale dei mercati, dall’altro riteniamo quasi inevitabile qualche incertezza sul breve termine, e taluni settori e talune società potrebbero risentirne. Inoltre, ci sono degli aspetti a cui gli investitori dovrebbero secondo noi prestare attenzione, nonché alcune azioni da intraprendere. Se sarà Biden a vincere, è importante analizzare attentamente il suo programma fiscale, al centro della sua agenda politica. Biden intende rivedere le agevolazioni fiscali accordate dall’amministrazione Trump, modificare l’imposta sul reddito al di là di un certo livello e tassare le plusvalenze alla stessa aliquota dell’importo sul reddito; ciò provocherà probabilmente un’intensa attività di trading a fini fiscali a ridosso del voto. Più si è convinti della vittoria di Biden, più ci si dovrebbe preparare a realizzare plusvalenze nel 2020 piuttosto che nel 2021, quando la fiscalità potrebbe essere più elevata. A seconda delle regole, potrebbe essere più ragionevole riportare le perdite al 2021 piuttosto che compensarle automaticamente con i guadagni nel 2020.

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Elezioni presidenziali in Bolivia

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 ottobre 2020

Domenica prossima, 18 ottobre, si svolgeranno le elezioni presidenziali in Bolivia. Per l’Associazione per i popoli minacciati (APM) bisogna riconoscere che Evo Morales, il primo presidente indigeno del Sud America, ha fatto notevoli progressi in termini di rappresentanza dei popoli indigeni nella politica e nella società, di riconoscimento dei diritti indigeni e della loro partecipazione politica. Ma il suo comportamento verso la fine del suo mandato ha danneggiato la reputazione della democrazia boliviana. È anche nell’interesse della popolazione indigena del Paese che le elezioni si svolgano questa volta in modo limpido e che il trasferimento di potere avvenga senza intoppi. Le precedenti elezioni si sono svolte quasi un anno fa. Dopo irregolarità e proteste, Morales è stato costretto a lasciare il paese e da allora non è più tornata una vera stabilità politica.Sebbene ampie fasce della popolazione abbiano radici indigene e più del 60% della popolazione boliviana si definisca indigena, quest’anno non ci sono indigeni che si candidano alle elezioni per uno dei partiti maggiormente in vista. Luis Arce e Carlos Mesa sembrano avere attualmente le maggiori possibilità di successo. Arce è stato ministro delle Finanze sotto la guida di Evo Morales ed è in corsa per il suo partito socialista MAS. Mesa è in corsa per la lista civica Comunidad Ciudadana. Il candidato cristiano fondamentalista Fernando Camacho del partito Creemos (“Noi crediamo”) ha attirato l’attenzione durante la campagna elettorale per la sua retorica anti-indigena. Siamo preoccupati che le tendenze anti-indigene nella popolazione, che sono diventate maggiormente visibili dopo le elezioni del 2019, acquisiranno anche un’influenza politica e che gli sviluppi positivi raggiunti in questi anni subiranno un arretramento.Anche la Bolivia è stata gravemente colpita dalla pandemia di coronavirus negli ultimi mesi. Tra gli undici milioni di abitanti del Paese sono state finora rilevate quasi 140.000 infezioni e circa 8.400 persone sono morte di Covid-19 in Bolivia. È difficile prevedere come l’incidenza della pandemia e le necessarie precauzioni influenzeranno la partecipazione degli elettori indigeni.

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Biden presidenziale, Trump candidato underdog

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

“Non c’è nessun dubbio. Questa rivoluzione di estrema sinistra mira a rovesciare la Rivoluzione Americana”. Così Donald Trump mentre attaccava i suoi avversari politici nella ricorrenza della festa nazionale del 4 luglio in un discorso al Monte Rushmore nel South Dakota. L’attuale inquilino della Casa Bianca cercava di segnare gol politici approfittando della ricorrenza storica per attaccare i suoi “nemici”. Joe Biden, il candidato del Partito Democratico, invece, ha sottolineato nel suo discorso l’unità del Paese, notando giustamente le idee esemplari dei Padri Fondatori ma riconoscendo anche l’incompleta messa in atto di questi stessi ideali. L’ex vice presidente ha chiarito che le celebrazioni servono anche a ricordare “la persistente marcia verso una più grande giustizia”. Mentre Trump parlava da candidato politico con i suoi attacchi, Biden, invece ha dato segnali di agire da presidente con toni pacati che si riallacciano agli eventi degli ultimi mesi.Trump nel suo discorso ha completamente dimenticato la pandemia in corso con 3 milioni di contagi, 134mila morti, e gli aumenti di casi positivi che negli ultimi giorni hanno raggiunto la cifra di 60mila in un solo giorno. Il 45esimo presidente ha anche evitato il tema della giustizia razziale, preferendo di concentrarsi sulla sua continua guerra contro i suoi avversari politici, dipingendoli come nemici della gloriosa storia americana. Incapace di offrire risposte ai problemi dell’America, l’attuale inquilino della Casa Bianca ha cercato di inventarsi una battaglia in cui si aggrappa alla bandiera senza fare nessuno sforzo di vedere l’unione del Paese. La guerra culturale creata da Trump si riallaccia in parte alle manifestazioni che mettono in rilievo le palesi ingiustizie ancora presenti negli Usa. L’abbattimento di statue, soprattutto quelle che celebrano i confederati, con i loro richiami alla schiavitù, trova in Trump il grande paladino della vecchia e macchiata America. Trump continua asserendo nel suo discorso che i nemici dell’America vogliono “condurre una guerra spietata per diffamare i nostri eroi, cancellare i nostri valori e indottrinare i nostri bambini”. L’attuale presidente sorvola sul fatto che gli ideali di uguaglianza espressi e celebrati dalla Rivoluzione Americana non si applicavano né agli afro-americani né alle donne.Trump nel suo discorso ignora anche le direttive dei virologi che sconsigliano gli assembramenti. Nel suo discorso al Monte Rushmore non è stato richiesto l’uso delle mascherine né il rispetto del distanziamento sociale per limitare i contagi. Il 45esimo presidente è divenuto un pessimo modello per gli americani, ignorando un vero nemico che colpisce in silenzio come ci ricordano le tragiche notizie quotidiane. Parecchi Stati, anche quelli conservatori del Sud, sono stati infatti costretti a fare marcia indietro con la riapertura e ritornare al lockdown per salvare vite umane.Biden invece, parlando in video, ha dimostrato l’importanza di dare l’esempio che nonostante l’attiva campagna politica, bisogna fare di tutto per proteggere gli americani dal virus. L’ex vice presidente ha anche ricordato che i padri fondatori non mettevano in pratica gli ideali tramandati a noi nei loro scritti. Molti di loro possedevano schiavi e ovviamente il diritto al voto delle donne non è avvenuto fino al 1924. Biden, in un editoriale, sostiene inoltre che esiste la possibilità di mettere in pratica gli ideali del Sogno Americano e darli a quelli che non ne sono ancora in pieno possesso. In effetti, Biden riconosce il valore della creazione del nuovo Paese ma allo stesso tempo non sorvola sul fatto che non pochi americani continuano tuttora ad avere le porte chiuse all’opportunità di partecipare nella vita politica, sociale e economica con pieni diritti.Trump e Biden articolano due visioni dell’America. Il primo che si preoccupa di difendere gli americani da un “movimento pericoloso e proteggere i bambini della nazione… e preservare le nostre amate tradizioni”. Trump si riferisce a tradizioni che non includono tutti ma quella parte del Paese che lo sostiene. Biden, invece intende essere più inclusivo, estendendo il diritto al voto mediante la posta, riformare l’immigrazione e assicurare che il sistema giudiziario sia indipendente.I recentissimi sondaggi danno ragione a Biden. Trump da parte sua non accetta i consigli che cercano di spingerlo ad aprire ai gruppi minoritari, temendo di erodere il supporto della sua base che lo ha portato al successo nel 2016. Difatti, il tycoon non dà nessuna impressione di volere fare altro che ripetere la sua campagna di quattro anni fa. Gli americani però si sono accorti che le intuizioni di successo di Trump alla fine si scontrano con la realtà. I suoi suggerimenti di usare il disinfettante per curare il coronavirus hanno aperto gli occhi a quasi tutti che le sue soluzioni sono fuori posto. La sua riluttanza di insistere sulle mascherine e il distanziamento sociale per limitare il Covid-19 si stanno anche scontrando con la realtà di non pochi senatori repubblicani. Alcuni notissimi fra di loro come Chuck Grassley (Iowa), Lamar Alexander (Tennessee), Mitt Romney (Utah), Lisa Murkowski (Alaska) e Susan Collins (Maine) hanno già deciso che non parteciperanno alla convention del loro partito a causa del Covid-19.Trump sta passando buona parte del suo tempo a fare campagna elettorale dando l’impressione di essere l’outsider e non il presidente in carica. È sfavorito nei sondaggi. Biden, invece, sentendosi sicuro, agisce in modo presidenziale, dando l’impressione che il suo mandato sia già iniziato.Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Presidenziali USA: Sanders frena, Biden nuovo capolista

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

“È triste che il sindaco Pete e Amy non abbiano aspettato 24 ore” per lasciare la corsa presidenziale. Così Michael Moore, il noto regista e produttore con forti tendenze a sinistra e grande sostenitore di Bernie Sanders, ha caratterizzato l’abbandono della campagna presidenziale di Pete Buttigieg, ex sindaco di South Bend, Indiana, e Amy Klobuchar, senatrice del Minnesota. Secondo Moore, i due hanno danneggiato Sanders gettando la spugna due giorni dopo la conclusione delle primarie in South Carolina, alla vigilia del Super Tuesday, nel quale 14 Stati americani hanno condotto le loro primarie democratiche. L’uscita di scena di questi due avversari di Biden, anche loro centristi, ha favorito l’ex vice presidente a ribaltare la situazione, riconquistandosi il ruolo di front-runner (capolista) che apparteneva a Sanders. Moore crede, con una certa misura di certezza, che se Buttigieg e Klobuchar si fossero ritirati dopo il Super Tuesday, Sanders avrebbe potuto fare molto meglio.I risultati però ci chiariscono che con la sua vittoria schiacciante in South Carolina e quelle in 10 dei 14 Stati del Super Tuesday, Biden ha fatto rinascere la sua corsa alla Casa Bianca. Ad aiutare le prospettive future di Biden va aggiunta anche l’uscita di scena del miliardario Michael Bloomberg, ance lui centrista e diretto concorrente dell’ex vicepresidente. Buttigieg, Klobuchar e Bloomberg hanno offerto a Biden il loro endorsement. Due giorni dopo il Super Tuesday anche la senatrice Elizabeth Warren, concorrente diretta di Sanders per l’ala progressista del partito, ha sospeso la sua campagna ma non si ancora chi fra Biden e Sanders riceverà il suo endorsement.La “rinascita” di Biden è dovuta in grande misura al notevole supporto degli elettori afro-americani in South Carolina i quali hanno riconosciuto il suo ruolo “fraterno” verso Barack Obama, vedendolo come l’erede naturale del primo presidente afro-americano. Sanders aveva ottenuto molto successo nelle iniziali 2 primarie tenutesi in Iowa e New Hampshire, dove l’elettorato includeva pochissimi afro-americani. Nella terza primaria in Nevada, il senatore democratico socialista del Vermont, aveva anche ottenuto una vittoria schiacciante, ricevendo il supporto del notevole gruppo di latinos. Si credeva che lo slancio di queste vittorie lo avessero lanciato a un simile successo in South Carolina come suggerivano alcuni sondaggi. Alla fine però il Palmetto State ha sorriso a Biden specialmente per la fedeltà degli afro-americani che hanno rappresentato il 57 percento dell’elettorato. Questa fedeltà era già stata suggerita in parte dell’endorsement ricevuto da Jim Clyburn, parlamentare del South Carolina, e leader democratico alla Camera. Gli analisti hanno rilevato che nonostante alcune macchie del record di Biden per quanto riguarda alcune leggi da lui supportate come senatore che hanno danneggiato gli afro-americani, gli elettori hanno fatto una scelta pratica. Sanders rappresenta un rischio mentre Biden è visto coma la scelta moderata con le migliori chance di sconfiggere Donald Trump a novembre.Ce lo conferma anche l’attuale inquilino della Casa Bianca che come si sa aveva cercato di ottenere informazioni negative su Biden dall’Ucraina, scatenando le indagini della Camera, a conclusione delle quali si è arrivati all’impeachment. Che Trump sembra essere preoccupato da Biden ce lo rivela anche il suo atteggiamento verso Sanders. Il 45esimo presidente ha inviato parecchi tweet in cui ci dice che l’establishment del Partito Democratico ha mostrato ovvie preferenze per Hillary Clinton nel 2016 e adesso anche per Biden. A Trump poco interessano le sorti di Sanders ma tutto ci fa capire che lo vede come un avversario più facile da sconfiggere.
La partita non è ancora finita ovviamente. Se Biden ha vinto in 10 degli Stati del Super Tuesday, Sanders è riuscito a spuntarla nel Colorado, Utah, Vermont, e anche in California, lo Stato più popoloso e anche più liberal. A conclusione di questi risultati Sanders avrebbe accumulato un totale di 550 delegati, 76 meno di Biden. Quindi il senatore del Vermont continua ad avere la strada aperta per raggiugnere il fatidico 2376. In caso che nessuno dei due dovesse raggiungere questa cifra dopo la prima votazione alla Convention, i 764 superdelegati, leader del Partito Democratico, potrebbero essere decisivi. Questi potrebbero favorire Biden, il candidato centrista, anche per il fatto che Sanders, democratico adesso, ma tipicamente indipendente, ha criticato aspramente le regole, presentandosi come nemico dell’establishment.Ciò che dovrebbe preoccupare di più Sanders però è il suo debolissimo supporto degli elettori afro-americani, specialmente negli Stati del Sud. Ma la vittoria di Biden nel Super Tuesday gli dovrebbe anche causare ulteriori grattacapi. Se Sanders ha vinto in California, Stato liberal, ha però perso nel Massachusetts, altro Stato liberal, che ha assegnato solo il terzo posto alla senatrice Elizabeth Warren, sconfitta che per lei avrà bruciato notevolmente. Biden ha anche vinto in Stati del Midwest dove il numero di afro-americani è basso, ottenendo dunque un successo trasversale.Il successo di Biden ci suggerirebbe che gli elettori abbiano optato per un candidato con le migliori chance di sconfiggere Trump, rimanendo lontani dai cambi drastici proposti da Sanders e la sua rivoluzione “socialista”. Sceglieranno alla fine gli elettori democratici un altro centrista come hanno fatto nel 2016? La strada è ancora lunga ma al momento tutto sembra suggerire che Biden offra più certezze per una riconquista democratica della Casa Bianca. Una prospettiva che ritornerebbe a un governo poco differente da quello di Obama anche se non bisogna sottovalutare l’influenza della svolta a sinistra del Partito Democratico e anche del Paese dovuta in grande misura a Sanders. Alla fine, però, la sfida per i democratici sarà di unificarsi per la vittoria finale. Un finale di campagna di dure primarie promesso da Sanders potrebbe ferire Biden e alla fine fare sorridere Trump.(Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California)

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“La politica in Medio Oriente non influenzerà le presidenziali Usa”

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 novembre 2019

Il Medio Oriente, gli scenari di crisi e le relative scelte politiche non avranno influenza sulle elezioni presidenziali Usa che si terranno nel 2020. I cittadini americani sono concentrati sulle questioni interne e tra un po’ nessuno si ricorderà dei Curdi e del ritiro delle truppe deciso da Trump. Le uniche preoccupazioni estere, per gli Stati Uniti, possono riguardare il confine con il Messico e la Cina.
È il messaggio giunto dal dibattito “The US and the Middle East, an evolving situation”, che si è tenuto alla John Cabot University (JCU) di Roma, a cura dell’Istituto Guarini per gli Affari Pubblici, a cui hanno partecipato esperti internazionali.Nel prossimo anno, in Usa, si parlerà di elezioni: questo è certo. Ma chi vincerà non possiamo dirlo. Carter e Bush senior non furono rieletti perché avevano perso l’appoggio del partito. Non è il caso di Trump che parte favorito, ed ha una base stabile. E nei sondaggi effettuati nei sempre decisivi “Swing States” è davanti a Elizabeth Warren», ha dichiarato Lucio Martino, esperto di relazioni transatlantiche e problemi strategici. Proseguendo: «Il Medio Oriente non sarà un fattore importante. Nell’ultimo dibattito solo 20 minuti su 3 ore sono stati dedicati alla politica estera. Oggi, negli Stati Uniti, quando si parla di politica estera per lo più si parla di Cina e Messico».Dello stesso avviso Viviana Mazza, giornalista specializzata nel settore Esteri. «Per ora il Medio Oriente – ha spiegato – non ha grande impatto sulle elezioni statunitensi. Non è così rilevante per i cittadini, anche se si tratta di una regione volatile, con molti hot spots». E su Putin: «È amico di tutti – il che è problematico perché tutti, in quella regione, vogliono qualcosa – e fa quello che gli Usa non possono fare, ma non può riempire il vuoto lasciato dall’America».«L’iran non è stato sconfitto dalle sanzioni Usa, che, al contrario hanno consolidando il consenso attorno al governo. L’economia è subito un rallentamento, è vero, ma ha retto, perché è stata diversificata. Il Paese è schizofrenico, guarda ad Ovest e non a Est, ha gli stessi confini da secoli ed è piuttosto isolato nella regione. Di sicuro non vuole un’altra guerra. L’Europa dovrebbe tornare a dialogare con l’Iran, perché quest’ultimo ha bisogno di investimenti e materiali», ha proseguito Farian Sabahi, docente di politica e religione, studiosa di questioni iraniane.Sul Kashmir, al centro di una delicata disputa territoriale fra India e Pakistan, che ha disorientato gli abitanti, tenendoli nell’incertezza, si è soffermata Pratishtha Singh, autrice e attivista per i diritti delle donne. «Sono state sospese le comunicazioni, Internet – ha detto – non si possono tenere assemblee fra cittadini. L’Europa si è espressa poco su questa situazione. Mentre l’India sta vivendo la peggiore fase economica della sua esistenza».

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Venezuela: I deputati europei chiedono libere elezioni presidenziali e la fine della repressione

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 marzo 2019

Strasburgo. Il Parlamento europeo ha sostenuto giovedì una soluzione pacifica per la crisi in Venezuela attraverso elezioni presidenziali libere, trasparenti e credibili.Con 310 voti favorevoli, 120 voti contrari e 152 astensioni, la Plenaria ha approvato la seconda risoluzione di quest’anno sul Venezuela (la decima dall’inizio dell’attuale legislatura). I deputati condannano “i feroci atti di repressione e violenza” e ribadiscono la loro profonda preoccupazione per la crisi umanitaria e politica nel paese.I deputati ribadiscono il riconoscimento di Juan Guaidó come legittimo Presidente ad interim del Venezuela ed esprimono pieno sostegno alla sua tabella di marcia, che consiste nel porre fine all’usurpazione, istituire un governo nazionale di transizione e indire elezioni presidenziali anticipate.I deputati si dicono soddisfatti del riconoscimento della legittimità di Guaidò da parte della stragrande maggioranza degli Stati membri UE, invitando quei Paesi UE, che ancora non l’hanno riconosciuto, a farlo con urgenza.Il Parlamento chiede al “regime illegale di Maduro” di porre fine a tutte le forme di repressione contro giornalisti, leader politici e membri della squadra di Juan Guaidó, compreso il suo capo di gabinetto, Roberto Marrero.I deputati denunciano che il mese scorso, nonostante le già limitate forniture alimentari in Venezuela siano a rischio di deterioramento, gli aiuti umanitari offerti dalla Colombia e dal Brasile sono stati respinti e in alcuni casi distrutti dal regime.Inoltre, nella risoluzione si sottolinea l’aggravarsi della crisi migratoria in tutta la regione, riconoscendo gli sforzi e la solidarietà dei paesi vicini. I deputati chiedono alla Commissione europea di continuare a cooperare con questi paesi, non solo fornendo assistenza umanitaria, ma anche offrendo loro maggiori risorse.
Il Parlamento chiede infine l’introduzione di ulteriori sanzioni UE contro i beni illegittimi detenuti dalle autorità statali all’estero e nei confronti delle persone responsabili di violazioni dei diritti umani e di atti repressivi, oltre a suggerire il divieto di visto per queste persone e per i loro parenti più prossimi.

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La popolarità di Mélenchon continua a crescere a vista d’occhio nella corsa presidenziale francese

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 aprile 2017

Luc MélenchonLa trasmissione interattiva in 3D e in tempo reale in diverse località del 18 aprile è stata preceduta dall’acclamatissimo “Doppio comizio” di Lione e Parigi del 5 febbraio, quando Mélenchon era apparso in versione ologramma. Benché agli inizi fosse ritenuto l’outsider di queste presidenziali, questa campagna strabiliante ha dato a Mélenchon quell’impulso che nelle scorse settimane gli ha consentito di guadagnare rapidamente 19 punti in un mese, e lo ha portato per la prima volta molto vicino ai due principali candidati, Emmanuel Macron e Marine Le Pen.L’ultimo utilizzo da parte di Mélenchon della tecnologia Musion Eyeliner™ gli ha consentito di raggiungere un vasto pubblico anche dal punto di vista geografico, infatti ha presenziato fisicamente a un raduno pubblico a Digione e, in versione ologramma, è apparso in live streaming in altre cinque città francesi: Clermont-Ferrand, Grenoble, Montpellier, Nancy, Nantes, e sull’isola di La Reunion nell’Oceano Indiano.La singolare trasmissione politica di Mélenchon in versione ologramma in tempo reale è stata un evento senza precedenti al mondo.LaForceDuPeople ha iniziato a fare tendenza subito dopo che, dal suo account ufficiale di Twitter, Mélenchon aveva annunciato che 65.000 persone stavano seguendo l’evento live su Facebook e Twitter.Ian O’Connell, Direttore di Musion Events Limited, ha dichiarato: “Il successo del primo Doppio comizio e l’ascesa della popolarità di Jean-Luc Mélenchon ha portato a questa entusiasmante prima mondiale. Le nostre tecniche brevettate, implementate correttamente dai nostri partner francesi Videlio e Adrenaline, danno la chiarezza, la stabilità e la dimensione necessarie per un evento così ambizioso. Siamo orgogliosi del nostro ruolo in questa entusiasmante campagna elettorale”.Il know-how della tecnologia brevettata di proiezione olografica utilizzato per l’acquisizione dell’ologramma e la Lamina brevettata Eyeliner™, ignifuga e invisibile a occhio nudo, impiegate per questo evento, sono stati forniti da Musion Events Limited in collaborazione con il partner licenziatario Adrenaline Studio. Della fornitura tecnica per l’evento si sono occupati i project manager di Videlio, azienda francese leader nel settore della produzione di eventi e audiovisivi. Insieme, i tre team hanno creato per la campagna di Mélenchon un trampolino di lancio politico che gli permetterà di guadagnare ulteriori posizioni su diversi social media.Musion Events è leader nello sviluppo, nella commercializzazione, produzione e trasmissione di spettacoli video olografici in 3D interattivi, a grandezza naturale e incredibilmente realistici.Le tecnologie 3D brevettate da Musion consentono ai suoi clienti di creare presentazioni multimediali coinvolgenti e spettacolari per mezzo di ologrammi tridimensionali talmente reali da essere virtualmente indistinguibili dai presentatori o dagli artisti in carne e ossa. La telepresenza immersiva di Musion rende possibile la trasmissione simultanea in diversi luoghi del mondo di eventi olografici, a cui presenziano VIP in carne e ossa o in versione digitale. Questa innovazione spalanca le porte di un nuovo settore del digitale ricco di opportunità, per la creazione di qualcosa di nuovo a livello digitale di cui il pubblico avverte il bisogno. Tra le celebrità che sono apparse fisicamente o mediante telepresenza olografica in 3D pre-registrata da Musion ricordiamo: Sua Altezza Reale il Principe Carlo, Tupac, Sir Richard Branson, David Beckham e Madonna. (foto: luc Mélenchon)

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In Francia si avvicina il primo turno delle presidenziali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 aprile 2017

le pen marineE i mercati stanno tornando nervosi, dal momento che i sondaggi mostrano una corsa a quattro con Le Pen data come vincitrice del primo round.Riteniamo che il mercato faccia bene a incorporare un premio di rischio, ma pensiamo che una presidenza francese fortemente euroscettica sia un rischio poco probabile. Le Pen non dovrebbe vincere il secondo turno, anche se forse con un margine più stretto rispetto a quanto dicono i sondaggi, considerato il largo numero di indecisi. Se anche dovesse vincere, è davvero poco probabile che l’Assemblea Nazionale le permetta di minacciare la permanenza della Francia nell’euro.Detto questo, i mercati potrebbero rimanere nervosi per i prossimi due mesi se Le Pen facesse bene al primo turno, soprattutto se il secondo vedrà un testa a testa tra estrema destra ed estrema sinistra.Per adesso, all’interno del nostro fondo Global Multi-Asset Income, abbiamo delle coperture dai rischi legati all’euroscetticismo, inclusa una posizione short sui bond governativi francesi rispetto ai loro corrispettivi tedeschi, e siamo short sull’euro rispetto alle valute di altri Paesi europei.La nostra maggiore preoccupazione è il rischio, seppur per noi poco probabile, che il partito euroscettico conquisti la maggioranza in Italia alle prossime elezioni, che si terranno probabilmente più in là quest’anno. (Commento a cura di John Stopford, Portfolio Manager del Global Multi Asset Income Fund di Investec Asset Management)

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Austria: vittoria di Van Der Bellen

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2016

Austria: “L’esito del voto in Austria è un risultato importante per la stabilità europea. La vittoria di Van Der Bellen conferma che la linea moderata e del buon senso, alla fine, riesce a prevalere sulla demagogia e sulla politica urlata che soffia sui disagi dei cittadini ai quali bisogna offrire soluzioni concrete e non slogan irrealizzabili”. A dirlo è Paolo Alli, Capogruppo di Area popolare in Commissione Esteri alla Camera e Presidente dell’Assemblea Parlamentate della Nato.”Le sue posizioni europeiste e la sua critica della linea dura sui migranti del governo socialdemocratico rappresentano un momento di svolta rispetto a una tendenza populista e xenofoba che sembrava fatalmente destinata a prevalere ovunque. La vittoria di Van Der Bellen è, in definitiva, un ottimo segnale per la Ue, per l’Italia in particolare per le politiche migratorie e, in generale, per l’Occidente”, conclude Alli. vittoria di Van Der Bellen.

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Gli italiani e le presidenziali americane

Posted by fidest press agency su martedì, 11 ottobre 2016

trumphillary clintonNell’ultima settimana Lorien Consulting ha chiesto agli italiani di esprimersi anche sulle prossime elezioni americane. Emerge senza ombra di dubbio un certo grado di interesse e attenzione: il 63% ritiene che il risultato influenzerà anche la situazione dell’Italia, addirittura per circa un quarto degli italiani la influenzerà “molto”. La preferenza per la candidata Hillary Clinton è assolutamente netta e si conferma la distanza fondamentale tra l’opinione pubblica italiana (ma allo stesso modo quella europea) e la cosiddetta America profonda. D’altronde i cittadini europei e italiani sono sempre stati “pro-democratici”. Inoltre oggi prevale un’immagine di Trump molto differente da quella che si riscontra negli USA, veicolata anche da media differenti, gettando in conseguenza un forte discredito su un probabile Presidente e rendendo ulteriormente temibili (per l’Europa) le scelte isolazioniste di Trump.
Anche sulle previsioni di vittoria sono pochissimi gli italiani che credono realmente ad una possibile vittoria di Donald Trump.
Analizzando le preferenze per auto-collocazione politica degli intervistati le differenze appaiono tutto sommato lievi: la percentuale di coloro che preferiscono Trump raggiunge il 10% tra chi si colloca a destra e centrodestra, tuttavia la differenza (69 a 10) per Hillary rimane assolutamente schiacciante. Abbiamo inoltre distinto le preferenze anche per utilizzo dei mezzi d’informazione: emerge appena che chi si informa SOLO attraverso la televisione è molto meno propenso ad esprimere una preferenza per uno dei due candidati.

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Austria: Nuovo Presidente

Posted by fidest press agency su martedì, 24 maggio 2016

Van der Bellen“L’esito delle elezioni presidenziali ha fatto emergere un Paese che non può rimanere diviso, anche in coerenza con la sua grandissima civiltà e le alte tradizioni culturali‎”.‎ Lo ha affermato oggi a Trieste il presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, a margine dell’incontro con i presidenti della Regione Veneto e del Land Carinzia Luca Zaia e Peter Kaiser, commentando l’elezione di Van der Bellen alla carica di presidente della Repubblica d’Austria.
Per Serracchiani “certamente si può esprimere sollievo per il compattamento che ha fermato il candidato della destra estrema. Tuttavia lo stretto margine che att‎ribuisce la vittoria a Van der Bellen obbliga anche a riflettere su dinamiche sociali ed elettorali che devono essere prese molto sul serio. Al nuovo presidente auguro di saper esser punto di sintesi e unione per l’intero suo popolo, e ponte verso tutti gli Stati vicini e d’area”.
“La vicinanza e la storica amicizia che legano Austria e Italia – ha continuato Serracchiani – e in particolar modo le regioni confinanti già strette da vincoli di collaborazione istituzionali, non saranno sicuramente indebolite. Anzi credo che si dovrà andare in ogni caso verso un rafforzamento dei rapporti bilaterali, non solo alla luce di emergenze più o meno impellenti, ma anche nell’ottica di un processo di integrazione che – ha concluso – non si deve fermare”. (foto: Van der Bellen)

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Presidenziali Francia e bookmakers

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 maggio 2011

L’uscita dalla scena politica di Dominique Strauss-Kahn lancia François Hollande: è lui, secondo gli ultimi sondaggi, il nome preferito in vista delle primarie socialiste che designeranno il candidato per le presidenziali in Francia. Hollande incontra anche il favore dei bookmaker esteri: Paddy Power, come si legge su Agipronews, lo dà come vincente alle primarie a 1,57 e secondo le quote darà vita a un testa a testa serrato per l’Eliseo, visto che la sua elezione e quella di Sarkozy sono entrambe offerte a 2,50.

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