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Pressenza ha intervistato Javier Arcentales Illescas sul caso di Julián Assange

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

E’ il Consigliere per la Mobilità umana presso l’Ufficio del Difensore civico dell’Ecuador, un’istituzione che oggi si è pronunciata sulla detenzione di Julian Assange presso il consolato dell’Ecuador a Londra. Ecco l’intervista..
P: Il Cancelliere ecuadoriano, la Ministra dell’Interno e i rappresentanti del governo hanno detto in una conferenza stampa che la decisione di allontanare Julián Assange dall’ambasciata di Londra è conforme alla legge e hanno citato alcuni strumenti giuridici, indicando che Assange non ha rispettato gli accordi della Convenzione di Caracas. Qual è la sua posizione riguardo a questa affermazione?
J.A: Uno dei principali elementi di preoccupazione riguardo la decisione del governo è proprio la mancata osservanza del giusto processo, in particolare dell’articolo 81 della Legge Organica sulla Mobilità umana in vigore in Ecuador, che indica il procedimento per la revoca della nazionalità di una persona di un altro paese che si trovi qui o che sia stata nazionalizzata come ecuadoriana. Secondo la LOMH [Ley Orgánica de Movilidad Humana], la persona deve avere precedentemente ricevuto la notifica, avere avuto la possibilità di argomentare a fronte di tale notifica, deve esserci una decisione motivata e la persona deve avere la possibilità di rispondere a tale motivazione. A quanto pare, nulla di tutto questo si è verificato nel caso di Julian Assange. Anche nella sua presentazione all’Assemblea, di fatto, il cancelliere non l’ha giustificato. Pertanto, ci sarebbe una violazione del giusto processo così come indicato nell’art. 81 della nostra Legge, anche al di là di altre norme internazionali in materia di diritti umani. Proprio la Commissione interamericana e la Corte interamericana dei Diritti dell’uomo hanno affermato che le garanzie del giusto processo devono essere rispettate durante tutto il processo che comporti la perdita della nazionalità o del riconoscimento della personalità giuridica di una persona, e in questo caso sembra che ciò non si sia ancora verificato.
Ci preoccupa anche la questione dell’asilo, perché sebbene Julian Assange si trovasse sotto la figura dell’asilo diplomatico, disciplinato dalla Convenzione di Caracas, non è meno vero che si tratta di una persona bisognosa di protezione internazionale e, pertanto, ci sono diversi principi da rispettare: il non respingimento, per esempio. La condizione di una persona che necessita di protezione internazionale implica la garanzia del suo diritto alla vita, alla libertà o all’integrità, perché si tratta di diritti a rischio. Pertanto, al fine di ritirare la condizione di asilo, il governo ecuadoriano avrebbe dovuto effettuare un esame rigoroso che consentisse di determinare che nessuno di questi diritti sarebbe stato a rischio. Questo esame non è stato ottemperato dal governo.
P: Il presidente Moreno, nella sua dichiarazione ufficiale, ha detto che il governo aveva richiesto al governo britannico che Assange non venisse inviato in nessun paese dove avrebbe potuto subire torture o la pena di morte. Il governo ecuadoriano può chiedere una cosa del genere al Regno Unito?
J.A: Dal momento in cui Assange viene allontanato dal consolato ecuadoriano, lo stato ecuadoriano non ha nessuno strumento per garantire la libertà, la vita e l’integrità di Julian Assange. Quindi, questa è fondamentalmente una dichiarazione di buone intenzioni. Lo Stato ecuadoriano non può dire al Regno Unito “non hai fatto quello che mi hai promesso”, non avrebbe alcun senso. Non esiste un meccanismo che consenta di esigere un tale impegno.
P: La decisione dell’Ecuador può avere conseguenze per il paese, al di là dell’opinione pubblica, di fronte alle organizzazioni internazionali?
J.A: Io direi di sì. Potrebbe esserci una responsabilità dello stato, in particolare proprio per tutte le violazioni al giusto processo e ad altri standard internazionali. Ciò potrebbe comportare osservazioni sia da parte degli organismi delle Nazioni Unite che del Sistema Interamericano. Questo dipenderà anche dai percorsi che la difesa di Assange deciderà di intraprendere, ma per come stanno ora le cose, le carenze dello Stato ecuadoriano potrebbero implicare una responsabilità internazionale.
P: C’è qualche possibilità di invertire ciò che è accaduto, da un punto di vista giuridico? Quali sono le alternative che Assange potrebbe avere?
J.A: Le alternative che Julián Assange ha ora sono molto poche, ed è anche giunta la notizia che sia già stato processato da un tribunale del Regno Unito. Il suo spazio di manovra si sta riducendo. Forse gli organismi per i diritti umani in Europa possono essere un’alternativa.
P: Qual è la posizione di fondo dell’Ufficio del Difensore Civico in merito a tale situazione?
J.A: I punti centrali sono una preoccupazione per l’assenza di garanzie del giusto processo e preoccupazione per l’uso della questione della sovranità come forma di violazione dei diritti. Stiamo mettendo enfasi sul fatto che l’adozione di decisioni sovrane da parte di uno Stato non può mai implicare la violazione dei diritti umani di nessuna persona, tanto meno di una persona che lo stato ha dichiarato soggetto di protezione internazionale.
Stiamo dicendo che avrebbe dovuto esserci una rigorosa valutazione dei rischi che comportava il porre fine all’asilo o alla fine valutare la possibilità di contattare un altro stato che potesse accoglierlo, per quanto complesso potesse essere. (Traduzione dallo spagnolo di Matilde Mirabella)

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Incontro di Pressenza a Verona: si lancia la rete. Adesione della Fidest

Posted by fidest press agency su martedì, 9 aprile 2019

Si è svolto da venerdì a domenica scorsi al Monastero del Bene Comune a Sezano vicino Verona l’incontro nazionale di Pressenza che concludeva la serie di eventi per i 10 anni dell’Agenzia Internazionale per la Pace e la Nonviolenza e riuniva giornalisti ed attivisti con lo scopo di lanciare la rete tra giornalisti indipendenti ed attivisti sociali.
Sono stati tre giorni molto intensi, affettuosi, produttivi e che tutti i partecipanti hanno registrato come momenti di grande sintonia.L’incontro, che ha avuto diversi momenti di lavoro plenario e a gruppi, ha ospitato una videoconferenza da Barcellona con Riccardo Gatti di Open Arms che ha risposto alle domande di molti dei partecipanti (una sintesi di quest’intervista collettiva sarà disponibile nei prossimi giorni su Pressenza); altri momenti importanti sono stati il mini corso di storytelling video di Sarah Marder e la sezione dedicata al Reddito di Base con la presenza di Juana Perez e del suo documentario e di Natale Salvo con il suo libro.Ma il filo conduttore che ha percorso l’intero incontro è stato quello della costituzione della rete tra giornalisti indipendenti e attivisti che aveva già animato i precedenti incontri di città; forti di quelle esperienze già alcune concrete iniziative erano in moto come quella di creare pacchetti di RSS con informazione tematica certificata, un calendario condiviso di eventi sociali e culturali come quello già in moto sul sito di PeaceLink, materiali formativi tecnici su come migliorare la visibilità delle informazioni che veicoliamo, un ebook e un seminario gratuito per le associazioni che vogliono imparare a comunicare i propri contenuti in modo efficace, l’ipotesi di realizzare un periodico gratuito che venga distribuito nei bar come risposta alla disinformazione e come modo di uscire dalla “nicchia” degli addetti ai lavori.
Infine si è elaborato e dibattuto un testo fondativo della rete, se ne è cercato un nome e un logo in modo che, dopo le opportune e veloci consultazioni ai membri della rete che non sono potuti essere fisicamente presenti si possa iniziare una campagna di adesioni a questa rete aperta a persone, collettivi, associazioni e media grandi o piccoli che siano.

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“Pressenza” per una rete operativa di relazioni tra giornalisti indipendenti ed attivisti sociali

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 aprile 2019

Verona 6-7 Aprile. E’ in programma un incontro nazionale promosso dalla redazione italiana dell’agenzia giornalistica Pressenza in occasione della celebrazione del decennale della sua attività. Nell’auspicio degli organizzatori si intende concretizzare l’idea di una rete operativa di relazioni tra giornalisti indipendenti ed attivisti sociali.
“Abbiamo parlato a lungo – scrive Olivier Turquet – di tutto questo negli incontri di città e arriviamo al Monastero del Bene Comune di Verona in Via Mezzomonte, 28 con idee e proposte concrete e già numerose associazioni, testate, singole persone hanno aderito a questa rete. Il vecchio mondo, con le sue violenze, sta dando gli ultimi colpi di coda attraverso una deriva razzista e fascista, ma anche militarista e neoliberista, disprezzando gli esseri umani e la partecipazione democratica, sconvolgendo l’ambiente, concentrando ricchezza e potere nelle mani di pochi. Il nuovo mondo si esprime e cresce, con la forza della diversità, della nonviolenza e della solidarietà, ma ha bisogno di spazio e di strumenti per coordinarsi e per rafforzarsi nella condivisione di questi valori. Ha bisogno di voce. Per questo, dopo gli incontri di Milano, Roma e Firenze abbiamo pensato ad un incontro nazionale il 6 e 7 aprile al Monastero del Bene Comune di Sezano (Verona). Un incontro circolare e paritario per conoscersi, condividere esperienze e proposte, con gruppi di lavoro su progetti concreti da realizzare per avanzare nella costruzione di una rete sempre più necessaria”. Ai partecipanti è stato confermata la possibilità di pranzare e dormire al Monastero con un’offerta libera. Il programma di massima previsto nella due giorni d’incontri è il seguente:
Sabato 6: 10:00 – SALUTO ai partecipanti dell’Associazione Monastero del Bene Comune
10:15 – PLENARIA: breve Intervento di Apertura e Introduzione di Olivier Turquet
10:30 – PLENARIA: interventi di testimonianza e proposta (si chiede max 10m.) Alle 11 è previsto un collegamento con Riccardo Gatti di Open Arms
14:00 – 17:00 – GRUPPI LAVORO: il programma dettagliato dei gruppi di lavoro sarà stabilito alla fine della plenaria mattutina
17.30 – 19:30 – PROIEZIONE: documentario “Il reddito di base, una proposta umanista” e dibattito con Juana Perez, Natale Salvo; presentazione del libro di Natale Salvo “La rivoluzione copernicana chiamata reddito di base”
SERA del sabato libera per interscambi, lavori di gruppo, riunioni
Domenica 7: 9:30 – PLENARIA: Relazioni di sintesi dei gruppi di lavoro con proposte operative; discussione di eventuale documento della rete tra giornalisti e attivisti
12:00 – Conclusioni e Chiusura dei lavori. (n.r. La Fidest press agency con sede a Roma, tramite il suo direttore Riccardo Alfonso, ha aderito con entusiasmo e convinzione all’iniziativa dei giornalisti italiani di Pressenza. Augura ai partecipanti un buon lavoro e auspica che si possa riaffermare con forza l’dea di un’Europa di valori tra i quali in primis quello culturale che non può non decollare se si priva di una corretta informazione giornalistica e la sua capacità di raccordare le diverse anime del pensiero europeo che parte dall’insegnamento scolastico al mondo degli intellettuali, da un’economia solidale in difesa dei più deboli ad una politica più aperta all’ascolto.

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Pressenza. Attivisti e giornalisti: costruire una rete

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 gennaio 2019

“Vogliamo celebrare, come tutte le redazioni di Pressenza sparse nel mondo, i 10 anni di esistenza della nostra agenzia stampa per la Pace e la Nonviolenza con una serie di iniziative che siano utili all’obiettivo di fondo per cui facciamo le cose: cambiare il mondo in una direzione pacifista, nonviolenta, umanista, nondiscriminatoria.E’ buono ricordare sempre perché facciamo le cose: non per il prestigio, non per il potere ma per un mondo migliore; non per il proprio personale tornaconto ma per il bene di tutti. E questo non è retorico perché corrisponde a una pratica che si può vedere, valutare tutti i giorni.In questo contesto stiamo organizzando incontri in varie città italiane e un convegno al Monastero del Bene Comune ad Aprile che cercherà di sintetizzare quanto uscito dagli incontri locali (alla fine di questo articolo trovate anche i dettagli pratici degli incontri già definiti) ed anche di cominciare a costruire questa rete. Il convegno è ancora in fase di organizzazione pratica ed ogni suggerimento o proposta è assolutamente bene accetto, scrivere al sottoscritto che coordina l’organizzazione.
Inoltre stiamo cercando di aumentare la nostra diffusione sui social con interventi mirati su Facebook e Twitter.
In questo momento di crisi il vecchio mondo delle violenza (economica, sociale, mediatica, interpersonale) sta, speriamo, dando i suoi ultimi colpi di coda attraverso una preoccupante deriva razzista e fascista che investe molti paesi; il nuovo mondo si esprime e cresce, ma non trova ancora il suo spazio. I media tradizionali credono ancora di essere il famoso quarto potere, ma sono sempre più al servizio della speculazione finanziaria e di quel modello socio-culturale costruito da una minoranza accentratrice ed affarista.Ma esiste anche una diversa tendenza informativa e mediatica: un’altra voce, un nuovo modello che è iniziato dalle prime radio libere, dai fogli di quartiere e da altre forme di divulgazione di prossimità e oggi è cresciuto consolidando un nuovo concetto di informare e fare informazione, grazie all’avvento di Internet e delle reti sociali. Questa tendenza si manifesta anche nei tanti giornalisti che non accettano le regole del mercato, ma rivendicano la loro professionalità e indipendenza, denunciano la violenza in tutte le sue forme e promuovono forme di aggregazione e lavoro basate sul consenso, la reciprocità e la collaborazione.Se per un verso queste nuove tendenze sono capaci di rilevare e raccogliere le espressioni, le aspirazioni e le esigenze di umanità, solidarietà e rispetto dei diritti umani di tanta gente, per un altro talvolta mostrano difficoltà nel fare rete, nel parlare e comunicare tra loro, nuocendo così fortemente al rafforzamento e alla crescita di un’informazione indipendente. Occorre dotare questa informazione indipendente di strumenti sinergici adeguati per dargli potere e presenza e per renderla la voce di chi non ha voce, in una stretta relazione con gli attivisti, che a loro volta hanno spesso problemi a coordinarsi tra loro e rischiano di scoraggiarsi davanti all’avanzare della violenza, alla criminalizzazione della solidarietà e alla difficoltà a far conoscere iniziative e posizioni.” (fonte: Pressenza international press agency)

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