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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘pressione’

Presentazione progetto: monitoro la mia pressione

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

Roma, 18 luglio 2019, ore 10:00 Ministero della Salute, Auditorium Cosimo Piccinno – Lungotevere Ripa. L’ipertensione è uno dei principali problemi di salute della popolazione senior, con una prevalenza che aumenta con il crescere dell’età. La presenza dell’ipertensione si associa a un aumentato rischio di ictus, insufficienza cardiaca, malattia coronarica, malattia renale. Senior Italia FederAnziani in collaborazione con SIIA – Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa, ha condotto un’indagine presso la popolazione anziana monitorando la pressione di 15.000 over 65 in tutta Italia. I risultati dei dati saranno presentati in una conferenza stampa presso il Ministero della Salute. Partecipano all’evento: Pierpaolo Sileri (Presidente Commissione Igiene e Sanità del Senato), Roberto Messina (Presidente Senior Italia FederAnziani), Claudio Ferri (Presidente SIIA), Enrico Agabiti Rosei (Comitato Scientifico ESH – European Society of Hypertension).Sono stati invitati: Giulia Grillo (Ministro della Salute) Armando Bartolazzi (Sottosegretario di Stato alla Salute) Luca Coletto (Sottosegretario di Stato alla Salute)

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Titoli italiani sotto pressione

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 novembre 2018

(By Antonio Ruggeri, gestore del fondo OYSTER European Corporate Bonds di SYZ Asset Management) Da quando il governo italiano ha annunciato un deficit al 2,4% per il 2019, i titoli governativi italiani si sono trovati nuovamente sotto pressione. Lo spread nei confronti dei Bund tedeschi a 10 anni si è attestato sopra la soglia dei 300 pb per la prima volta dal 2013, trascinando verso il basso i titoli bancari e le obbligazioni subordinate. La reazione è stata provocata dalla significativa deviazione non solo rispetto all’orientamento definito dal precedente governo, in parte attesa, ma anche dall’obiettivo dell’1,6% annunciato dallo stesso ministro delle finanze a inizio settembre.Le vendite in massa sui mercati si sono materializzate ancor prima che giungessero i giudizi delle agenzie di rating, previsti per fine ottobre, anticipando un rischio di declassamento ben superiore alla tripla B meno. Gli spread attuali dei CDS e delle obbligazioni italiane non solo sono più ampi di 150 pb rispetto al Portogallo, il cui rating è BBB-, ma anche rispetto ad alcuni paesi emergenti con rating “spazzatura” e fondamentali strutturalmente peggiori.In effetti le reazioni del mercato al declassamento da parte di Moody’s sono state blande se non marginalmente positive, dato l’outlook stabile assegnato dall’agenzia. Reazioni leggermente migliori sono state suscitate dalla decisione di S&P di confermare il rating BBB, riconoscendo che l’Italia può ancora contare su “un’economia prospera e diversificata e una solida posizione netta con l’estero”. In ogni caso, dato che le attuali valutazioni sono molto più elevate di quelle dei paesi con rating simili e i timori di vedere l’Italia sprofondare presto a livello “spazzatura” si sono dissipati, il rimbalzo avrebbe potuto essere più pronunciato.Tra di essi non vi è ancora il rischio di insolvenza: vista l’inclinazione positiva della curva dei rendimenti e nessun tasso sopra il 4%, è difficile sostenere che il mercato stia scontando un rischio di default a breve termine.Per quanto possa sembrare banale, riteniamo che si tratti di incertezza dovuta a un mix di fattori politici ed economici. Dal punto di vista economico, per quanto il deficit non sia in sé così preoccupante, gli investitori hanno poca fiducia nelle proiezioni del PIL italiano e, pertanto, hanno iniziato a scontare un ulteriore deterioramento dei fondamentali, in particolare del rapporto debito/PIL.Tuttavia, visto che lo spread attuale non è significativamente maggiore rispetto al livello di fine giugno, ossia molti mesi prima della pubblicazione del bilancio, è probabile che sia principalmente la sfida alla UE e agli Stati membri a creare incertezze e preoccupazioni negli investitori e ad essere alla base del maggior premio pagato dalle obbligazioni italiane. Con la modifica dell’outlook da stabile a negativo, la stessa S&P conferma queste preoccupazioni in quanto prevede aspettative di crescita eccessivamente ottimistiche, elevate probabilità di deterioramento dei fondamentali e, in particolare, maggiore incertezza a livello politico. L’agenzia dichiara che tutti questi fattori hanno minato la fiducia degli investitori che, pertanto, resta la principale ragione dell’attuale premio al rischio richiesto all’Italia. Per questi motivi non prevediamo un netto e prolungato miglioramento per gli asset italiani fino a quando non verrà ristabilita la fiducia.Se questo è il caso, stentiamo a credere che tali incertezze si dissolveranno presto, a meno che il governo italiano faccia un deciso passo indietro. Ma ciò non avverrà per effetto delle azioni dirette o della pressione morale esercitata dalla Commissione europea o dalle agenzie di rating. L’unica ragione che potrebbe provocarlo sarebbe la pressione dei mercati sugli spread: nonostante la retorica utilizzata in campagna elettorale, sia i 5 Stelle che la Lega non possono ignorare l’impatto di costi di finanziamento più alti non solo sul bilancio preventivo ma, aspetto più importante, sulla situazione patrimoniale delle banche e, in ultima istanza, sull’elettorato. E infatti, anche se il governo continua ad adottare una linea dura nei confronti della UE, i toni nei confronti dei mercati si sono abbassati, lasciando intendere agli investitori che il livello dello spread ritenuto critico è intorno ai 400 punti base. Se le nostre analisi sono giuste, quindi, la situazione potrebbe ancora peggiorare prima che possa migliorare nuovamente.

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Roma Tre: Congress on Water under Extreme conditions

Posted by fidest press agency su martedì, 13 giugno 2017

Roma Mercoledì 14 Giugno 2017, ore 9:00 / 16 Giugno 2017 Aula Magna del Rettorato Via Ostiense 129. Questo congresso ha lo scopo di discutere lo stato dell’arte nel campo della ricerca sull’acqua in condizioni estreme di temperatura e pressione e di individuare nuove strategie per la maggiore comprensione dei fenomeni. Gli argomenti trattati includono l’acqua sotto raffreddata, vale a dire tenuta in fase liquida sotto il punto di congelamento, l’acqua supercritica nella zona di pressione e temperatura sopra il punto critico, le soluzioni acquose, l’acqua confinata e l’acqua alle interfacce. Sono tutte situazioni, il cui studio rappresenta una forte sfida per le tecniche sperimentali, gli approcci teorici e la simulazione numerica. D’altra parte questi studi sono di grande rilevanza in quanto l’acqua è il composto più importante in natura ed è caratterizzato da un diagramma di fase molto complesso con un gran numero di diverse strutture solide. Esso mostra molte anomalie in tutto lo spazio termodinamico. La comprensione del comportamento dell’acqua, nella sua fase pura e/o in contatto con substrati e/o in soluzioni con materiali inorganici o biologici, è di fondamentale importanza per una vasta gamma di applicazioni in fisica, chimica e biochimica. A questo congresso prenderanno parte alcuni fra i più importanti studiosi della fenomenologia dell’acqua provenienti da vari paesi del mondo. Oltre a una trentina di invited talk, avremo anche short talk e poster con un totale di circa settanta partecipanti. Scopo del congresso è di indentificare nuove strategie per il progresso in questo campo, con attenzione in particolare alle sfide legate allo sviluppo di tecniche computazionali avanzate. Questo congresso appartiene a una serie di incontri che Paola Gallo e Mauro Rovere hanno organizzato ogni due anni a partire dal 2009. L’ultima edizione nel 2015 si è svolta già a Roma Tre.

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Con Renzi la pressione fiscale è aumentata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 febbraio 2017

fisco2005aDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Al giovane professor Marattin, perché impari a fare i suoi grafici e ad essere un po’ meno assertivo e arrogante nelle sue comparsate televisive: innanzitutto esiste la funzione “mostra etichette dati” che li rende più leggibili. La usi quando vuol comunicare onestamente! In secondo luogo: se la fonte citata è il Def, quello di quale anno? Per andare indietro fino al 2012 deve prendere la Nota di aggiornamento del Def 2013, dove la pressione fiscale riferita al 2012 è, però, al 44% e non poco meno del 43,5% come emerge dal suo impreciso istogramma. Né può appellarsi ai dati Istat, che per il 2012 danno la pressione fiscale al 43,6%. Quanto al 2015 e al 2016, poi, probabilmente Lei fa riferimento alla Nota di aggiornamento del Def 2016 e non al Def, come indicato in maniera frettolosa e superficiale, utilizzando tra l’altro l’imbroglio della dicitura “al netto del bonus 80 euro”, quando sa benissimo che Istat, Eurostat e Ufficio Parlamentare di Bilancio sono stati chiari nel ribadire come per le regole contabili il bonus degli 80 euro è da considerarsi “maggiore spesa” e non “minore entrata”, come vorrebbe Lei e il suo capo, “professor” Renzi. Pertanto, la pressione fiscale nel 2015 si è attestata al 43,4%, e questo non solo è scritto nella Nota di aggiornamento del Def 2016 ma anche certificato dall’Istat, che Lei in tv cita per farsi il bello, ma che poi nel suo lavoro evidentemente non consulta. Altro che il 42,8% (circa) che vorreste farci credere.In termini assoluti, per concludere, le entrate correnti nel 2013, prima dell’avvento di Renzi al governo, ammontavano a 742,4 miliardi di euro (fonte: Def 2014), mentre nel 2016 (fonte: Nota di aggiornamento del Def 2016) sono salite a 778,6 miliardi. Il che vuol dire che nei mille giorni di Renzi la pressione fiscale è aumentata di 36,2 miliardi di euro. Prelevati dalla tasche degli italiani per finanziare, caro professor Marattin, le mance e mancette del Suo presidente del Consiglio, per fortuna ormai ex. E a suo promemoria, onde evitarLe difficili ricerche, con Berlusconi nel 2011 la pressione fiscale era ben più bassa: al 41,6%”.

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Quali sono i corretti livelli di pressione arteriosa?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 novembre 2016

pressione arteriosaBerlino. Avere livelli di pressione nella norma, i famosi 80-120 mmHg che quasi tutti conoscono, aiuta a prevenire problemi cardiovascolari, infarti e ictus. Ma cosa fare se i livelli sono più alti, anche di poco? Il dibattito è aperto tra i medici, ed è stato recentemente rilanciato da uno nuovo studio, lo SPRINT (Systolic Blood Pressure Intervention Trial) realizzato dal National Heart, Lung and Blood Institute statunitense. Gli americani sono convinti che la pressione elevata vada trattata con aggressività, i medici europei sono più cauti, e il confronto tra le due visioni si è sviluppato anche in occasione del simposio “Bringing Cardiovscular Medicine Center Stage: New Trends Today and Tomorrow”, organizzato dalla Charité University Medicine di Berlino e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. «Lo studio SPRINT suggerisce che un approccio aggressivo per abbassare la pressione è benefico per ridurre gli eventi cardiovascolari. Vi sono numerose evidenze di come il trattamento antipertensivo si accompagni a una riduzione del rischio cardiovascolare e renale. Lo stesso discorso vale per la riduzione della della pressione per sé, a prescindere da come si ottiene» commenta Giuseppe Mancia, Direttore del Centro di Epidemiologia e Trial Clinici dell’Istituto Auxologico Italiano di Milano. «Nonostante decenni di ricerca, però, le informazioni non sono ancora conclusive su quale dovrebbe essere il valore di pressione da raggiungere con la terapia per massimizzare la protezione renale e cardiovascolare». Secondo lo studio SPRINT, più si abbassa il livello di pressione più si incrementano i benefici per tutte le età, sia grazie a un trattamento farmacologico sia con modifiche allo stile di vita, per esempio con dieta, attività fisica, eliminazione del fumo di sigaretta. «Però alcuni dati dello studio non sono così chiari: per esempio la sola riduzione elevata della pressione non ha effetti benefici sull’ictus mentre sembra ridurre il rischio di ictus se è accompagnata da una terapia antipertensiva, per cui quest’ultima potrebbe amplificare alcuni effetti benefici» aggiunge Mancia. «Si è poi osservato un marcato incremento di effetti collaterali nei pazienti trattati intensivamente, aspetto che al di fuori di uno studio, cioè nella vita reale, potrebbe provocare la discontinuità e la scarsa aderenza al trattamento da parte dei pazienti, con un conseguente incremento di rischio cardiovascolare che può attenuare, se non annullare, ogni teorico beneficio».
I dati dello studio poi non sono danno indicazioni definitive su come comportarsi con i pazienti che presentano una pressione appena più alta del normale, cioè tra i 121 e i 134 mmHg, quindi in definitiva resta aperto il dibattito per definire quale deve essere il livello di pressione da raggiungere. «Saranno necessari nuovi studi che esplorino in particolare le possibili differenze nel livello ottimale di pressione secondo le caratteristiche demografiche, incluse quelle etniche, e i fenotipi clinici, come la presenza o assenza di danno d’organo, la durata di malattia, le caratteristiche di eventuali eventi cardiocircolatori». Quindi i target di pressione arteriosa raccomandati dovranno essere abbassati per seguire le indicazioni dello studio SPRINT? Alla domanda risponderanno le future linee guida europee e statunitensi, che sono in preparazione. «Le linee guida europee con le indicazioni per il controllo della pressione sono in revisione e saranno pronte nel 2018 e anche gli americani stanno aggiornando le loro linee guida. La mia opinione è che gli americani siano più propensi a seguire le indicazioni dello studio SPRINT, anche perché lo studio è stato realizzato dal National Heart, Lung and Blood Institute, che è un loro ente statale. Gli europei invece guardano ai differenti aspetti dello studio, per cui le due linee guida potrebbero differire». La questione quindi non è così semplice, e il cardiologo oggi deve valutare se dire al paziente che deve abbassare la pressione a 120 mmHg assumendo farmaci ogni giorno e per diversi anni per ridurre il rischio di eventi cardiovascolari, però aumentando il rischio di effetti collaterali. Una indicazione che spesso il paziente inizia ma poi non segue. «Abbiamo farmaci efficaci, ma i pazienti non li usano. La pressione è sotto controllo solo in un paziente su tre. A volte un trattamento non funziona perché il paziente non lo assume. Il primo intervento da fare riguarda quindi la corretta informazione ai pazienti, per ridurre il rischio di infarti, ictus e altri eventi cardiovascolari» conclude Mancia.

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Cervello a rischio se la pressione è alta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 agosto 2016

cardiology congress-2016Roma. Il declino cognitivo è, per alcuni, il prezzo che pagano alla longevità, ma un mix di fattori genetici, ambientali e personali a mantenere una mente lucida anche in tarda età è una vera conquista. Ecco perché è così importante conoscere e analizzare ogni elemento che possa interferire con il buon funzionamento del cervello.
“Studi sull’ipertensione hanno messo questo disturbo sul banco degli imputati” – spiega Franco Romeo – Local Press Coordinator dell’ESC e Direttore Cardiologia Policlinico Tor Vergata di Roma – “nonostante diversi studi abbiano cercato di analizzare l’impatto della pressione alta sulle funzioni cognitive, la maggior parte ha confrontato i pazienti non trattati con quelli in terapia mentre sono più scarse le ricerche che hanno messo in relazione soggetti in terapia con i normotesi”.
La nuova ricerca presentata all’ESC 2016 ha preso in esame 48 adulti di età compresa tra 65 e 85 anni, divisi poi in due gruppi: 26 normotesi e 22 con ipertensione controllata da farmaci. Ogni partecipante ha accettato a sottoporsi ad una valutazione neuropsicologica orientata a determinare i livelli di memoria, attenzione, linguaggio e funzioni esecutive, insieme ad un monitoraggio pressorio delle 24 ore e ad analisi del sangue (sodio, potassio, calcio, creatinina, glucosio, trigliceridi, funzionalità tiroidea). Per ogni valore è stata condotta l’analisi di varianza (una tecnica che permette di confrontare gruppi di dati con la variabilità interna ai gruppi e tra i gruppi, nota con l’acronimo ANOVAs).
cervelloI risultati hanno rilevato una differenza significativa tra i due gruppi nei tempi di risposta al Color Word Interference Test (CWIT) in cui bisogna leggere il nome del colore con cui è dipinto il nome di un colore (es. YELLOW scritto con inchiostro ROSSO, quindi la risposta giusta è ROSSO, in psicologia viene chiamato ‘effetto stroop’).
“E’ interessante notare come in questo test i pazienti in trattamento mostravano performance peggiori rispetto a quelli del gruppo con pressione nella norma. La ricerca ha anche evidenziato una correlazione positiva tra valori pressori di 135mmHg e i risultati del Trail Making Test parte B che valuta la capacità di pianificazione spaziale in un compito di tipo visuo-motorio: consiste ad esempio nell’unire con una linea lettere e numeri sparsi su un foglio in una sequenza definita A1,B2,C3 ecc e il punteggio è basato sul numero di secondi impiegati a completare il test” aggiunge il dottor Michele Gulizia, Local Press Coordinator dell’ESC e Direttore Cardiologia Ospedale Garibaldi di Catania – che aggiunge “Il gruppo di ricercatori canadesi ha quindi preso atto che una pressione sistolica maggiore di 135 mmHg è un fattore di rischio per prestazioni cognitive, rinforzando l’ipotesi che l’ipertensione debba essere attentamente monitorata e controllata per proteggere anche il cervello”.
“Problema non di poco conto se pensiamo che l’ipertensione interessa milioni di connazionali ed è causa di numerose complicazioni cardiovascolari e non” avverte Leonardo Bolognese – Direttore Cardiologia ospedale di Arezzo e Local Press Coordinator di ESC “l’hanno definita il killer silenzioso che ha lasciato una scia di 240mila morti solo nel nostro Paese, pari al 40% di tutte le cause. La correlazione con la funzione cerebrale risiede nel fatto che nonostante esistano terapie efficaci, solo 1 paziente su 4 riceve un trattamento adeguato e controlla i valori efficacemente. La compliance infatti è un ‘nodo gordiano’ molti soggetti non assumono la terapia in modo corretto, altri non la assumono affatto, che spiega come alcuni casi definiti ‘resistenti’ dipendono invece da problemi di aderenza”.
Controllare l’instabilità pressoria (e non solo il valore medio) è una strategia per proteggere le funzioni cognitive, così come sottolineato anche da una ricerca pubblicata quest’anno su Hypertension. Da ricordare inoltre è che la pressione alta è il fattore di rischio numero uno per l’ictus e nei soggetti tra 40 e 61 anni il rischio di mortalità cardiovascolare raddoppia ogni 10/20 mmHg in più.

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Sovrappeso, ipertensione e colesterolo sono ancora i nemici più diffusi di una vita lunga e in buona salute

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2015

anzianiSovrappeso (48%), pressione alta (46%) e colesterolo (38%) sono le tre minacce alla longevità più diffuse e ancora poco contrastate, persino da un campione rappresentativo di persone che pure sembrano avere particolarmente a cuore un invecchiamento in buona salute. Questi risultati, infatti, sono emersi dal Longevity Check-up, un vero e proprio test sui sette parametri di salute cardiovascolare il cui rispetto è ritenuto dalla scienza il vero segreto della longevità. Il Chech-up è stato offerto dalle Marche, regione con l’aspettativa di vita più alta d’Italia, all’interno del proprio spazio EXPO, per promuovere le abitudini alimentari e gli stili di vita che rappresentano le strategie ottimali per candidarsi a divenire centenari.Grazie alla collaborazione di Italia Longeva – network internazionale fondato dalla Regione insieme al Ministero della Salute, proprio per indagare e diffondere le evidenze scientifiche su un invecchiamento in buona salute fisica e mentale – i visitatori dello spazio Marche all’interno dell’EXPO hanno avuto l’opportunità di eseguire il Longevity Check-up. Hanno effettuato il test, rivolgendosi ai medici di Italia Longeva, circa mille persone: il 94% italiani e il 6% stranieri, con un’età media di 54 anni e con una prevalenza del campione femminile (il 56%, contro il 44% di maschi).“Il dato genetico – dichiara il professor Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva – incide fra il 20 e il 25% sulla speranza di vita di ciascuno di noi. Ciò significa che quel che fa la differenza sono le abitudini di vita, dall’alimentazione all’attività fisica: la longevità è quindi una conquista personale. Per questo abbiamo posto al centro del nostro Longevity Check-up i sette parametri di salute cardiovascolare che sono alla base di una vita lunga e in salute: astensione dal fumo, regolare esercizio fisico, dieta equilibrata con adeguato apporto di frutta e verdura, lotta al sovrappeso, valori di colesterolemia sotto controllo e attenzione anche alla pressione arteriosa e alla glicemia. Purtroppo, dal nostro test sui visitatori dello spazio Marche in EXPO è risultato che solo il 9% delle persone esaminate rispetta tutti e sette questi parametri”.E infatti quasi la metà del campione che si è sottoposto al Longevity Check-up (48%) presenta un peso corporeo eccessivo (di questo 48%, il 35% è risultato in sovrappeso e il 13% addirittura obeso); il 46% ha la pressione troppo alta e il 38% valori di colesterolo fuori controllo. Ancora molto diffuso anche il vizio del fumo, con il 17% di fumatori impenitenti e il 25% di ex fumatori. Meglio, invece, la sensibilità per una dieta corretta e un adeguato esercizio fisico, con l’80% del campione analizzato che segue una dieta equilibrata e il 70% che pratica regolarmente un’attività sportiva.“Significativamente – aggiunge Bernabei – dal nostro test è risultato che i marchigiani seguono una dieta corretta addirittura nell’85% dei casi, e conseguentemente manifestano un controllo ottimale del colesterolo nel 66% del campione che si è sottoposto al Check-up. È chiaro, quindi, che l’alimentazione gioca un ruolo cruciale per la conquista della longevità, eppure mangiare bene non basta: l’esercizio fisico, che nelle Marche è spesso imposto dall’acclività del terreno, fatto di sali-scendi collinari, una rete familiare e sociale solida, il mantenimento di forti rapporti inter-generazionali, fra genitori e figli e fra nonni e nipoti, e persino saldi riferimenti spirituali sono all’origine di una vecchiaia lunga e serena, che si fonda sulla salute fisica, ma anche sulla lucidità intellettiva e sull’equilibrio psicologico”. Nel Forum internazionale sulla longevità, con il quale proprio oggi termina la presenza della Regione Marche all’Expo, è stata proposta un’analisi scientifica – grazie alla presenza dei massimi esperti a livello internazionale – delle abitudini delle popolazioni più longeve del mondo, gli abitanti delle famose ‘Blue Zone’. “Gli studi mostrano chiaramente che il fumo, l’obesità, la felicità e persino la solitudine sono contagiosi – ha detto nel corso del Forum Dan Buettner, l’esploratore del National Geographic che ha studiato le Blue Zone sparse per il pianeta –. Il segreto, in fondo, è circondarsi di amici che seguano e ci incoraggino a seguire uno stile di vita salutare. Anche dal punto di vista dell’esercizio fisico, infatti, i popoli più longevi del mondo non passano la giornata a sollevare pesi in palestra, non sono maratoneti né assidui frequentatori di circoli sportivi: piuttosto, vivono in un ecosistema familiare, lavorativo, sociale e ambientale che li induce a muoversi in continuazione, senza neanche pensarci. La strategia ottimale per la longevità sembra quindi soprattutto combattere la pigrizia e la tristezza, andare a piedi a lavoro, fare le scale invece di prendere l’ascensore”.“Negli ultimi decenni – ha spiegato Gianni Pes, del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Sassari, scopritore della prima Blue Zone – le ricerche sulla longevità si sono concentrate su una strategia multidisciplinare, che ha visto l’integrazione di genetica, demografia, antropologia e scienza dell’alimentazione, tutte alleate nello sforzo comune di comprendere non solo come si viva più a lungo, ma soprattutto come si possa invecchiare in buona salute, fisica e mentale. Non tutti sanno che è italiana la prima zona del pianeta ormai ampiamente accreditata dalla scienza come vero osservatorio internazionale sulla longevità: la prima Blue Zone. Si tratta dell’Ogliastra, la zona montuosa centro-orientale della Sardegna nella quale si registrano gli indici di sopravvivenza media più elevati al mondo, soprattutto nella popolazione di sesso maschile, e ciò in controtendenza rispetto a quanto avviene nel resto del pianeta. A mio parere, la principale lezione che possiamo apprendere dallo studio delle Zone Blu è che i fattori modificabili hanno un peso maggiore di quelli ereditari, e pertanto uno stile di vita equilibrato è la migliore strategia per una vita lunga e in buona salute. Cibi elaborati, sedentarietà, isolamento sociale, vizi persino ricercati e ogni altra abitudine che più si discosti dallo stile di vita di popoli pastorali, con un’alimentazione essenziale e la necessità di spostarsi al seguito delle greggi, sono senza dubbio le strategie meno efficaci per candidarsi alla longevità”.“Complessivamente abbiamo rilevato – conclude Roberto Bernabei – che per vivere a lungo l’alimentazione corretta è necessaria ma non sufficiente. È imprescindibile anche l’esercizio fisico, una rete familiare e sociale solida e persino saldi riferimenti spirituali. In sostanza, quasi con uno slogan, può dirsi che la salute fisica non è sufficiente per invecchiare in salute, e gli elementi psico-sociali sono altrettanto indispensabili; se non altro, perché la longevità non è ‘sopravvivere molto’, ma piuttosto imparare a costruire e a difendere, giorno dopo giorno, una vita degna di essere vissuta a lungo”.

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Giornata Mondiale contro l’ipertensione

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 Mag 2015

ipertensione2In programma il 17 maggio e promossa in tutto il mondo dalla World Hypertension League torna l’appuntamento annuale della SIIA – Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa – con la Giornata Mondiale contro l’ipertensione, “Impara a conoscere la tua pressione arteriosa” è il messaggio della Campagna e la mission che da sempre la SIIA porta avanti per creare tra i cittadini una coscienza del problema, dei rischi correlati e informarli dei vantaggi della corretta gestione di una patologia che affligge ormai una persona su tre e che rappresenta ancora oggi la prima causa di morte al mondo.Obiettivo della Giornata è quindi quello di diffondere un messaggio sociale sull’importanza di conoscere e tenere sotto controllo i propri valori, aumentando la coscienza individuale circa gli accorgimenti per prevenire l’ipertensione e sugli strumenti per arginarla.
«Il problema è enorme e l’attenzione inspiegabilmente bassa – commenta il Prof. Claudio Borghi, Presidente SIIA – In Italia abbiamo oltre 16 milioni di ipertesi e solo una persona su tre ha la pressione ben curata. A livello mondiale la cifra sale a circa 1 miliardo e mezzo. Sono numeri che non possiamo trascurare: ogni anno muoiono per malattie cardiovascolari dovute alla pressione alta 280.000 persone in Italia e 8,5 milioni di persone nel mondo. Si fatica a comprendere come mai il problema possa essere vissuto con indifferenza da larga parte della popolazione, quando ormai gli strumenti di diagnosi sono più che accessibili e le strategie di prevenzione efficaci».Nel promuovere una prevenzione che passi attraverso l’adozione metodica di determinati accorgimenti, la SIIA ha lanciato di recente una App per aiutare i pazienti a “gestire” la propria ipertensione: dalla possibilità di monitorare nel tempo i valori creando un grafico del proprio trend, a quella di prenotare una visita nel centro più vicino. In occasione dell’XI Giornata mondiale e con il prezioso contributo della Croce Rossa Italiana saranno allestite su tutto il territorio nazionale numerose postazioni mediche per dare l’opportunità a tutti i cittadini di effettuare il controllo gratuito della pressione.
Sarà possibile eseguire la misurazione dei valori pressori, senza necessità di impegnativa, anche presso gli ambulatori, i centri accreditati dalla SIIA e nelle farmacie aderenti all’iniziativa. In ognuna di queste sedi sarà possibile ritirare del materiale informativo e divulgativo inerente i rischi causati dalle cattive abitudini, i vantaggi di adottare uno stile di vita salutare e le indicazioni su come effettuare in modo corretto la rilevazione della pressione arteriosa.Per conosce le postazioni attive in occasione della Giornata mondiale consultare il sito http://www.siia.it.Alla Giornata Mondiale contro l’Ipertensione Arteriosa hanno aderito: la Croce Rossa Italiana, la Rai, la Federazione Ordini Farmacisti Italiani (FOFI), Federfarma e Assofarm.

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La storia naturale della pressione arteriosa

Posted by fidest press agency su domenica, 23 febbraio 2014

pressione arteriosaSe nei 25 anni che separano un giovane adulto dalla mezza età la pressione aumenta, cresce anche il rischio di aterosclerosi coronarica, misurabile dal grado di calcificazioni delle arterie cardiache. Questo è quanto emerge da uno studio pubblicato su Jama e coordinato da Norrina Allen, ricercatrice alla Feinberg school of medicine della Northwestern university di Chicago. «La pressione sanguigna è un importante fattore di rischio per la malattia cardiovascolare, ma gli attuali modelli predittivi considerano solo i valori misurati al momento di stimare la morbilità coronarica, cosa che di solito si fa nella mezza età o più avanti, senza considerare l’effetto potenziale dei valori pressori nel corso del tempo» spiega la ricercatrice, che assieme ai colleghi ha provato a correlare le tendenze pressorie all’estensione delle calcificazione coronariche (Cac) nei 4681 partecipanti allo studio Cardia, Coronary artery risk development in young adults, ambosessi bianchi e neri fra 18 e 30 anni all’inizio dello studio, nel 1985-1986. Durante i 25 anni di follow-up i ricercatori hanno misurato pressione sistolica, diastolica e mediana identificando cinque distinte sottopopolazioni in base alle variazioni di pressione registrate fino alla mezza età: il 22% dei partecipanti ha mantenuto bassi valori in tutto il follow-up; il 42% aveva livelli moderati persistenti; il 12% aveva livelli che aumentavano gradualmente; il 19% aveva la pressione alta in modo stabile e il 5% iniziava con valori elevati che aumentavano ancora durante il follow-up. «A conti fatti, la prevalenza di un punteggio di calcificazione coronarica elevato variava dal 4% nel primo gruppo al 25% nell’ultimo» riprende Allen. E conclude: «Anche se la pressione sanguigna è un fattore di rischio noto da decenni, questi risultati suggeriscono che il suo andamento a lungo termine può essere una preziosa fonte di informazioni sul rischio coronarico». E in un editoriale di accompagnamento Pantelis Sarafidis, dell’università di Salonicco, in Grecia, commenta: «I dati di Allen e colleghi approcciano in modo nuovo la valutazione del rischio di malattia cardiovascolare e aprono importanti prospettive nella prevenzione della malattia coronarica dimostrando l’esistenza di diverse possibili evoluzioni della pressione sanguigna nel quarto di secolo che separa un giovane adulto dalla mezza età».

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Pressione fiscale per le imprese

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

L’Italia è il primo Paese in Europa e il 13° al mondo per la più alta pressione fiscale sulle imprese. Imposte e tasse pagate dalle aziende sui profitti lordi, vale a dire il cosiddetto total tax rate, raggiungono la percentuale del 68,5%, un vero e proprio record che non ha eguali in Europa, nella classifica dei Paesi europei con il maggiore prelievo fiscale sull’attività d’impresa dietro l’Italia c’è la Francia con il 65,7%, poi la Germania con il 46,7%, la Spagna con il 38,7% ed il Regno Unito con il 37,3%. Per i nostri imprenditori le cose peggiorano se si considerano i tributi aggiuntivi come l’Iva sui consumi, le accise sui carburanti e sull’energia elettrica, l’IMU, l’Irpef e i contributi sociali del dipendente pagata dal datore di lavoro, l’Irap. Si calcola che tutte queste voci fanno lievitare all’86,4% il prelievo di risorse per le imprese. E mentre le imprese italiane sopportano questo salasso, una larga parte dell’economia sfugge a qualsiasi tassazione e prospera indisturbata. Alcuni autorevoli studi indicano che le attività sommerse infatti generano un valore aggiunto che oscilla tra un minimo di 255 miliardi di euro e un massimo di 275 miliardi di euro, pari rispettivamente al 16,3% e al 17,5% del PIL.(Confartigianato imprese Crotone)

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Per parafarmacie necessari 7mila nuovi presidi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 gennaio 2012

Per garantire un servizio farmaceutico più capillare sarebbe necessario aprire almeno settemila nuovi presidi. A lanciare l’appello i rappresentanti delle parafarmacie e i farmacisti non titolari, che ieri sono stati ricevuti dal ministro della Salute, Renato Balduzzi, per avviare il dibattito sugli interventi che il Governo intende portare avanti entro fine gennaio per una maggiore apertura alla concorrenza. All’incontro, nella sede del Dicastero, hanno partecipato rappresentanti del Movimento nazionale dei liberi farmacisti, dell’Associazione nazionale delle parafarmacie, della Federazione degli esercizi farmaceutici e del Forum farmacia non convenzionata, che hanno presentato al Ministro un pacchetto di proposte in tema di liberalizzazione. «Con un limite di una farmacia ogni 3.500 abitanti proposto da Federfarma» hanno spiegato le sigle «si aprirebbero poche centinaia di nuove sedi, di cui nessuna nelle città oltre 70 mila abitanti. Noi abbiamo proposto un limite di 2.500 abitanti, che permetterebbe l’apertura di oltre sette mila nuove sedi, anche nelle grandi città». Tra le altre proposte anche la riformulazione dei criteri di assegnazione delle farmacie e l’abolizione dell’ereditarietà della licenza: «Il principio è dare soluzione alle esigenze dei cittadini aumentando i punti vendita dei farmaci, soprattutto nelle località più in sofferenza, e diminuendo i costi per la popolazione». D’altra parte, ricordano, «con una completa liberalizzazione dei farmaci di fascia C, come quella prevista dalla prima versione del decreto Monti, i cittadini otterrebbero circa 120 milioni di risparmi l’anno». Complessivamente c’è soddisfazione per l’incontro: «Il ministro ha espresso una grande sensibilità».(fonte farmacista33)

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Lavanda e profumo abbassa pressione

Posted by fidest press agency su martedì, 8 novembre 2011

Secondo una ricerca cinese, il cui abstract è segnalato nell’ultimo numero dell’American journal of hypertension, inalare oli essenziali di lavanda, ma non quelli di ylang, ha un effetto di riduzione della pressione arteriosa. Le fragranze sono state testate su 62 soggetti normotesi che, nel corso di una visita routinaria di controllo, erano stati divisi in 2 gruppi: normali (n=32) e anosmici (n=30), secondo i criteri metodologici del Cccrc (Connecticut clinical research center of chemical sense). L’esperimento prevedeva che i volontari odorassero acqua distillata il primo giorno e ciascuna delle due fragranze, rispettivamente, nei due giorni successivi, sempre per 30 minuti ognuna. Parallelamente i ricercatori hanno misurato la pressione arteriosa media, l’attività della renina plasmatica e le concentrazioni di angiotensina I, angiotensina II e aldosterone. Nel gruppo di soggetti con funzione olfattiva integra la pressione è calata 10 minuti dopo l’inalazione di essenza di lavanda, raggiungendo il valore più basso entro un’ora, per tornare gradualmente ai valori basali nelle 4 ore successive. Mezz’ora dopo l’esposizione olfattiva anche tutti i parametri ematici misurati risultavano diminuiti. Nessun effetto si è osservato, invece, quando il test è stato eseguito con acqua distillata, nè con l’olio essenziale di ylang. Nel gruppo di soggetti anosmici i ricercatori non hanno registrato alcuna variazione di rilievo, con nessuno profumi testati. In conclusione è probabile che l’essenza di lavanda possieda un effetto ipotensivo, mediato, secondo gli autori, dall’inibizione del sistema renina-angotensina-aldosterone.(fonte farmacista33) American Journal of Hypertension 2011; 24 (11): 1257

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Verona: farmacie contro l’ipertensione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2011

Sono 1.420 i soggetti (531 maschi e 889 femmine) che hanno misurato la propria pressione arteriosa nelle farmacie veronesi aderenti a Federfarma, nell’ambito della campagna di sensibilizzazione svoltasi durante la Giornata Mondiale della lotta all’ipertensione (17 maggio 2011). A renderlo noto la Federfarma veronese nel corso di una conferenza stampa «abbiamo voluto che la giornata di lotta all’ipertensione non fosse fine a se stessa con la semplice misurazione della pressione, ma avesse uno sviluppo ulteriore grazie allo studio dei dati veronesi raccolti, affinché i sanitari competenti li possano analizzare e utilizzare a vantaggio della popolazione» dice Marco Bacchini, presidente di Federfarma Verona. «La farmacia si offre, dunque, come presidio sanitario diffuso e importante punto di monitoraggio sul territorio». «Dall’analisi effettuata in farmacia» aggiunge Alessandro Lechi, del Dipartimento di scienze biomediche e chirurgiche dell’Università degli studi di Verona, «emerge chiaro il dato che gli over 40 sono consapevoli del rischio ipertensione, mentre i soggetti più giovani vivono una “spensieratezza” che può rivelarsi pericolosa, poiché non fa emergere un rischio ipertensione magari già latente»(fonte farmacista33)

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Nuova fiscalità

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2011

Roma, 22 giugno, ore 14:30, INEA, Via Nomentana, 41 Federalismo fiscale e imprese agricole. Ma non solo. Le differenze di pressione tributaria dovute al tipo di impresa, se agricola o operante in altri settori, alle diverse tipologie giuridiche o alla distribuzione territoriale che sembra penalizzare le imprese più efficienti del centro-nord. Questo e molto altro ancora sarà il focus del seminario Una nuova fiscalità per le imprese agricole: sfide e problemi aperti, organizzato dall’INEA e dall’Associazione Rossi-Doria.
L’incontro fornirà l’occasione per riflettere sulla struttura del prelievo tributario nel settore agricolo, dopo l’introduzione dell’IMU al posto dell’ICI, con i conseguenti mutamenti nella distribuzione del carico fiscale. L’IMU, infatti, reintroduce il principio dell’eguaglianza di determinazione della base imponibile per tutte le tipologie d’impresa; inoltre, dovrebbe aumentare il carico fiscale per tutte le imprese che sotto l’ICI godevano di consistenti agevolazioni, ossia le imprese individuali ed alcune tipologie di società di persone. Il problema si pone anche a livello territoriale, in tutte quelle regioni in cui il livello medio del reddito dominicale è particolarmente modesto e la sua distribuzione concentrata sui valori più bassi, come avviene per lo più nelle regioni del Mezzogiorno. La diretta conseguenza consisterebbe nella riduzione dei divari di pressione tributaria tra le tipologie di impresa e tra le regioni, in controtendenza rispetto a quanto ipotizzato con i provvedimenti di determinazione opzionale del reddito d’impresa per le società a responsabilità limitata, in nome collettivo ed in accomandita semplice. Dopo i saluti iniziali del Presidente dell’INEA, Tiziano Zigiotto, e del Direttore dell’Associazione Rossi-Doria, Anna Carbone, si avvicenderanno gli interventi di Antonio Cristofaro, Università di Napoli “Federico II”, Antonio Di Maio, Università Roma Tre e Roberto Finuola, Ricercatore e Consulente INEA. A seguire la Tavola rotonda, moderata da Fabrizio De Filippis, Università Roma Tre e Associazione Rossi-Doria, e composta da Massimo Bagnoli, Confederazione italiana agricoltori, Nicola Caputo, Confagricoltura, Domenico Buono, Coldiretti, Alberto Manelli, Direttore generale Inea, e Franco Sotte, Università Politecnica delle Marche

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Riforma fiscale e volontà del governo

Posted by fidest press agency su martedì, 14 giugno 2011

“La riforma fiscale si può e si deve fare, ma nel governo manca la volontà politica per farlo” Lo dice in una nota il vice capogruppo dell’Italia dei valori alla Camera, Antonio Borghesi che aggiunge “Tremonti ha difficoltà nel trovare le risorse perché non vuole toccare le corporazioni che sostengono questo governo”. “Italia dei Valori – prosegue Borghesi – sta lavorando ad una manovra economica che sarà ultimata entro la prossima settimana. Una manovra che mira a trarre risorse dalla riduzione ai costi della politica e agli sprechi e dalla trasformazione della pressione fiscale da lavoratori e imprese alle rendite parassitarie e a chi non ha mai pagato le tasse”.

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Water day

Posted by fidest press agency su martedì, 22 marzo 2011

Si celebra oggi, 22 marzo, il Water Day, la giornata mondiale dell’acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel corso della Conferenza di Rio del 1992, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della scarsità e della gestione sostenibile delle risorse idriche. «Nella giornata dedicata all’acqua, il Campidoglio invita tutti i cittadini romani a riflettere sul tema dell’importanza del risparmio dell’acqua come pratica di rispetto del proprio ambiente e, soprattutto, come metodo per diminuire la pressione sulle risorse idriche che si accompagna ad un crescente fabbisogno di acqua ad uso dei grandi agglomerati urbani, delle industrie, dell’agricoltura. Auspichiamo che l’appello a non sprecare l’acqua, prima fonte di vita, sia raccolto da tutti i cittadini romani, affinché adottando stili di vita consapevoli possano offrire il proprio contributo alle nuove sfide della modernità». Lo dichiara l’assessore all’Ambiente di Roma Capitale, Marco Visconti.

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U.S.A.: pronto soccorso per anziani

Posted by fidest press agency su domenica, 20 marzo 2011

Sono sempre di più gli ospedali americani che includono un reparto di Pronto Soccorso specificatamente dedicato agli anziani dove ad attese interminabili, ressa, luci violente, pareti e pavimenti bianchi e lucidi si sostituisce un ambiente più consono alle persone della terza età. Ogni parete è dotata di corrimano e il pavimento antiscivolo in simil-legno riduce il rischio di cadute. Ogni letto ha un materasso più spesso del normale per ridurre la pressione, e dà la possibilità di impostare un allarme che segnala al personale se un paziente si alza. La luce della camera è più smorzata e gli orologi sono più grandi. Ogni camera è dotata di un deambulatore e i pazienti possono richiedere occhiali per leggere o apparecchi acustici. Ma non sono solo gli arredi e le dotazioni a distinguersi da quelli dei normali reparti di pronto soccorso. Medici e infermieri seguono seminari sulla discriminazione nei confronti degli anziani per imparare come comunicare meglio con loro e con i loro caregiver. Agli infermieri viene detto di trascorrere con i pazienti tempo sufficiente per valutare in pieno le loro condizioni. All’arrivo in pronto soccorso ai pazienti viene inoltre richiesto di sottoporsi ad un test cognitivo, come parte integrante della procedura standard di ammissione, per identificare determinate condizioni che potrebbero essere tralasciate in un pronto soccorso tradizionale. “Si sta verificando un aumento della popolazione ultrasessantacinquenne,” ha affermato il Dott. Georges Benjamin, direttore esecutivo della American Public Health Association, “che sta sempre di più affollando i reparti di emergenza degli ospedali con i propri problemi specifici. Il fatto che si stia concretamente facendo qualcosa per affrontare questa realtà è molto importante”. (New York Times, 14 marzo 2011)

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Alleggerimento pressione fiscale sul lavoro

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 febbraio 2011

Elevazione della tassazione dei redditi da capitale; sostegno al reddito da lavoro dipendente attraverso specifici fondi; sostegno agli incapienti; attivazione di meccanismi di partecipazione diretta dei cittadini nella lotta all’evasione fiscale; potenziamento delle misure antiriciclaggio. Queste, in estrema sintesi, le linee guida della proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo “Disegno di legge a sostegno dei redditi da lavoro dipendente e dei consumi”, elaborata e depositata questa mattina in Cassazione dall’Unione Sindacale di Base alla vigilia della proclamazione dello sciopero generale incentrato sui temi della crisi, del reddito e dei diritti.
L’iniziativa intendere fornire uno strumento legislativo efficace in risposta alla allarmante sperequazione economica e fiscale ormai consolidata nel nostro Paese. Dalle dichiarazioni dei redditi 2008, emerge infatti che oltre 15 milioni di lavoratori dipendenti, privati e pubblici, guadagnano meno di 1.300 Euro netti mensili, e circa 7 milioni ne guadagnano meno di 1.000. Bankitalia attesta che fra il 2002 e il 2010 le famiglie di lavoratori dipendenti hanno perso mediamente oltre 3.000 Euro, mentre quelle con a capo un imprenditore o un libero professionista hanno guadagnato poco meno di 6.000 Euro. Al contempo, è proprio dai lavoratori dipendenti che proviene il grosso del gettito fiscale, mentre l’evasione produce un buco sul saldo di bilancio stimato in circa 120 miliardi di Euro annui. Secondo USB, in un quadro di crisi economica, dove l’intervento dei governi è stato esclusivamente finalizzato al sostegno delle banche e del sistema finanziario, un reale sostegno al reddito dei lavoratori dipendenti, dei precari, dei disoccupati, risulterebbe non solo una prima doverosa misura per una maggiore giustizia sociale, ma potrebbe attivare un “circolo virtuoso” per la ripresa dei consumi e dunque per rilanciare l’economia e contrastare la crisi.  La proposta di legge è strutturata in sei articoli, in cui alle misure più strettamente fiscali si aggiungono quelle retributive: dunque una franchigia di 10.000 Euro per i redditi fino a 35.000; detraibilità delle spese sostenute per l’acquisto di automezzi, trasporti pubblici, servizi di telefonia e internet, per la cultura (libri, cinema, mostre) l’educazione dei figli, la cura della salute; ma anche stabilizzazione della struttura salariale, con introduzione della 14° mensilità per quei contratti che ne sono privi, l’abrogazione della “tassa sulla malattia” e l’istituzione di un Fondo nazionale a sostegno del reddito e dei consumi e di Fondi regionali per i servizi sociali. Le risorse finanziare per l’attuazione della legge dovranno essere reperite non dalla fiscalità generale, ma dalla tassazione dei capitali, con aliquota al 30%, e dall’inasprimento della lotta all’evasione fiscale, incrementata anche dalla detraibilità delle spese. Dal 1 marzo USB avvierà la raccolta delle firme in tutto il territorio nazionale.

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Pressione sensibile al sale

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 gennaio 2011

Una dieta ricca sodio, e povera di potassio viene notoriamente associata a livelli di pressione sanguigna: un effetto riscontrato in studi su modelli animali, su popolazione e su pazienti. Tuttavia è stato anche osservato che la risposta pressoria all’assunzione di sodio e potassio varia di molto tra un individuo e l’altro, il che significa che pur modificando le quantità consumate con l’alimentazione non è detto che si ottenga lo stesso risultato in tutta la popolazione. Nell’ottica di esaminare le diverse risposte della pressione in regimi alimentari differenti, una ricerca, inserita nello studio GenSalt (Genetic Epidemiological Network of Salt Sensitivity), ha adottato un metodo di valutazione della pressione basato sulla reazione del sistema nervoso al freddo, il cold pressor test.

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Con il reflusso la pressione è più bassa

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 agosto 2010

I pazienti che accusano giornalmente reflusso gastroesofageo acido presentano una pressione inferiore rispetto a quelli che vi vanno incontro meno di frequente o affatto. Nel 2003 è stata riportata una riduzione della mortalità da ictus nei pazienti con esofago di Barrett, con una mortalità cerebrovascolare dimezzata nei soggetti con metaplasia intestinale specializzata rispetto al resto della popolazione. Probabilmente i fattori che influenzano la produzione endogena di ossido nitrico sono alla base dell’associazione osservata fra sintomi di reflusso e pressione. Sono necessarie conferme di questi dati ed ulteriori indagini sul ruolo fisiopatologico che l’ossido nitrico potrebbe svolgere nel reflusso gastroesofageo. (BMC Gastroenterology online 2008, pubblicato il 7/5)

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