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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Posts Tagged ‘prevenzione’

Lotta alle infezioni batteriche in ospedale

Posted by fidest press agency su martedì, 9 ottobre 2018

Le infezioni ospedaliere spaventano più di molte malattie. Su 9 milioni di ricoverati negli ospedali italiani, ogni anno si registrano da 450mila a 700mila casi di infezioni ospedaliere. Le infezioni colpiscono dal 5% all’8% dei pazienti ricoverati, in special modo quelli assistiti nelle terapie intensive. Nell’ 1% dei casi tali infezioni sono mortali con circa 7mila decessi all’anno. L’impatto economico del fenomeno è stimabile in circa 1 miliardo di euro all’anno, cifra che grava sul bilancio sanitario e che viene quindi sottratta ad azioni di prevenzione e a risorse per il corretto utilizzo dei nuovi antibiotici. La resistenza agli antibiotici da parte di alcuni microrganismi rappresenta un ulteriore problema che nasce da un uso inappropriato degli antibiotici stessi (inutili in quasi il 50% dei casi in cui sono prescritti).
Per questo il Gruppo italiano per la stewardship antimicrobica (Gisa) avanza alcune proposte per migliorare l’utilizzo degli antibiotici, per favorire l’accesso a quelli di nuova formulazione diminuendo l’uso inappropriato, perciò inutile, degli stessi, e per ridurre il rischio infettivo dei pazienti in ospedale. Questo può avvenire a partire da una maggiore attenzione alle buone pratiche assistenziali, dalla necessità di promuovere le vaccinazioni tra gli adulti, i soggetti a rischio e tra gli operatori ospedalieri, dal potenziamento dei servizi di microbiologia e da un forte coinvolgimento dei farmacisti ospedalieri.
Una fotografia sulla situazione europea, secondo il recente report 2016 dell’ECDC (European Center of Disease Control and Prevention), mostra che i Paesi del Centro e del Sud dell’Europa sono quelli a più alta incidenza di germi MDR. Batteri Gram-positivi, come Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA), e Gram negativi, come Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa ed Acinetobacter baumannii resistenti ai carbapenemi, sono le specie di microrganismi MDR che più spesso sono alla base di infezioni ospedaliere gravi e potenzialmente fatali.
Nel nostro Paese la percentuale di MRSA e di Escherichia coli resistenti alle cefalosporine risulta tra il 25% e il 50% (ECDC, report 2017). Ancora più preoccupante è la situazione relativa a Klebsiella pneumoniae, per cui la percentuale di ceppi resistenti alle cefalosporine risulta superiore al 50% e quella di ceppi resistenti ai carbapenemi tra il 25 e il 50%. Allarmante soprattutto il quadro per Acinetobacter baumanii, la cui percentuale di resistenza combinata ad aminoglicosidi, fluorochinoloni e carbapenemi resta superiore al 50%.
Secondo un’indagine presentata la scorsa settimana da Assosalute, l’antibiotico è la prima soluzione per il 15% degli italiani per bloccare l’influenza. Teoria errata, visto che gli antibiotici contrastano i batteri e non i virus, e la loro azione può essere pericolosa per la possibilità di alterare la flora batterica delle prime vie respiratorie, con l’eventualità di favorire una superinfezione da parte di un microrganismo resistente.
Nel nostro Paese alcune regioni hanno già messo in campo autonomamente strategie mirate per ridurre il livello di infezioni e contrastare l’antibiotico-resistenza. Il report SMART della regione Toscana ha documentato ad esempio che nel 2017 si è verificata una sostanziale stabilità dell’epidemiologia delle antibiotico-resistenze nel 2017 rispetto al 2016. In Campania sono state messe a punto di recente alcune azioni a partire dalla redazione di “Linee di indirizzo per l’attuazione di programmi di Antimicrobial Stewardship e per l’implementazione locale di protocolli di terapia antibiotica, rivolte alle ASL, alle AO, alle AOU e agli IRCCS del Sistema Sanitario Regionale della Campania”, con indicazioni precise riguardanti l’ambito ospedaliero e territoriale, la formazione di team multidisciplinari, lo sviluppo di campagne di comunicazione sul modello Oms e corsi FAD mirati.
Lo sviluppo di nuovi antibiotici ha aperto nuove possibilità terapeutiche. La capacità di questi microrganismi di sviluppare meccanismi di resistenza anche nei confronti delle ‘neonate molecole’ rende comunque necessario un approccio multidisciplinare, multiforme e multi-istituzionale.

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Finanziare prevenzione idrogeologica

Posted by fidest press agency su sabato, 6 ottobre 2018

“Il ripetersi di eventi meteorologici estremi, più o meno gravi ma ricorrenti, pone il tema della salvaguardia idrogeologica al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica. Ora, però, è il tempo delle scelte di bilancio per lo Stato e bisogna che alle parole seguano adeguate opzioni politiche. I Consorzi di bonifica operano quotidianamente su circa 200.000 chilometri di corsi d’acqua, reinvestendo in manutenzione ordinaria quanto ricevuto attraverso la riscossione dei contributi, ma non basta: servono quegli investimenti in prevenzione, mancati per 40 anni! L’annuale Piano ANBI per la Riduzione del Rischio Idrogeologico è un patrimonio di conoscenze, che mettiamo servizio del Paese; prevede circa 3.700 interventi per quasi 8 miliardi di spesa, finanziabili con mutui quindicennali.”A ricordarlo è Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), intervenuto ad un convegno sul fiume Po, a Ferrara.“E’ necessario decidere quale modello di sviluppo vogliamo per il nostro Paese al tempo dei cambiamenti climatici – prosegue il Presidente di ANBI – Se la promozione del territorio e delle sue eccellenze è un asset fondamentale per il futuro dell’Italia, dobbiamo preservarlo, abbandonando la logica dell’intervento in emergenza, ma valorizzando la prevenzione, perché la sicurezza dai fenomeni meteorologici è indispensabile per essere attrattivi dal punto di vista turistico e produttivo. In questo quadro, un ruolo fondamentale assumono l’agricoltura di qualità ed il “made in Italy” agroalimentare, per i quali è indispensabile la disponibilità d’acqua. Sabato prossimo – ricorda Vincenzi – ne rilanceremo le prospettive economiche ed occupazionali nel corso della tappa romana dell’Acqua Tour 2018, perchè le risorse idriche devono tornare ad essere alleate del nostro sviluppo sui mercati globali e non essere un pericolo. Per questo, confrontarsi sulla valorizzazione del fiume Po è una scelta giusta e che guarda al futuro.”

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Prevenzione primaria, ecco quando sono efficaci le statine nel target anziano

Posted by fidest press agency su martedì, 18 settembre 2018

Uno studio pubblicato sul Bmj e condotto da Rafel Ramos e colleghi dall’Istituto universitario per la ricerca di cure primarie Jordi Gol (IDIAPJGol) e dall’Istituto di ricerca biomedica di Girona (IDIBGI), non supporta l’uso diffuso di statine in persone anziane e molto anziane, ma solo in persone selezionate di età compresa tra 75-84 anni con diabete di tipo 2. «Le prescrizioni di statine ai pazienti anziani sono aumentate negli ultimi decenni e le prove sperimentali supportano una prevenzione secondaria con statine nelle persone di età pari o superiore a 75 anni con cardiopatia nota» scrivono gli autori, precisando tuttavia che mancano prove sull’efficacia della prevenzione primaria negli anziani non cardiopatici, in particolare tra gli over 85 e nei diabetici. Utilizzando i dati del sistema di assistenza primaria catalano (SIDIAP), i ricercatori hanno identificato 46.864 persone di età pari o superiore a 75 anni senza storia di malattie cardiovascolari (CVD) tra il 2006 e il 2015, suddividendoli in soggetti con e senza diabete di tipo 2 e in utilizzatori o meno di statine. Il passo successivo è stato quello di registrare i casi di CVD e i decessi per qualsiasi causa nell’arco di un follow up medio di 5,6 anni. «Nei partecipanti senza diabete, le statine non si associano a una riduzione della frequenza di CVD né della mortalità per tutte le cause nei soggetti di età avanzata e anziana, mentre nei diabetici il trattamento ipolipemizzante correla in modo significativo con una riduzione delle CVD (24%) e della mortalità per tutte le cause (16%), ma solo nella fascia di età tra 75-84 anni» spiega il ricercatore, aggiungendo che l’effetto protettivo cala dopo gli 85 anni e scompare a 90 anni. E in un editoriale collegato Aidan Ryan dell’Ospedale universitario di Southampton afferma: «Dato che la sfida più grande per i medici è la stratificazione del rischio cardiovascolare e di morte tra gli over 75, questi risultati osservazionali aprono la strada a ulteriori studi randomizzati. E mentre ne attendiamo i risultati, le preferenze del paziente dovrebbero restare il principio guida». (fonte doctor33)

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Un nuovo modello di medicina

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

Se ci limitiamo a osservare quanto accade nei nosocomi italiani e le metodiche adottate sia dal punto di vista della prestazione sanitaria sia alberghiera, ci chiediamo se sia possibile adottare un modulo diverso per favorire un percorso virtuoso dell’assistenza che tenga in maggior conto il valore della persona e il suo rapporto con i suoi nuovi soggetti: medici, infermieri, personale ausiliario e amministrativo. L’Italia, nello specifico, ha già fatto una scelta di campo con l’assistenza universale affermando la necessità che tutti possano accedervi, a prescindere dalle loro condizioni economiche. Ciò comporta, ovviamente, un costo sociale non indifferente. Lungo questo tragitto “virtuoso” si frappongono, in aggiunta, vari ostacoli. Essi sono ascrivibili non tanto e non solo alla qualità delle prestazioni ma al modo come sono effettuate e ai tempi richiesti, oltre all’utilizzo di personale, in particolare infermieristico specializzato.
A questo punto ci chiediamo se fermo restando la prestazione universalistica non si possa fare di meglio e di diverso. Questo tracciato non solo è auspicabile ma, a mio avviso, è possibile praticarlo se partiamo dall’idea che la prevenzione è la risposta più adeguata per una migliore razionalizzazione delle risorse, per evitare gli sprechi, per favorire l’interdisciplinarietà delle pratiche mediche, il lavoro clinico di ricerca.
In questo caso tutta la filiera assistenziale dovrebbe essere rivista e adeguata a un assunto che vada oltre i tempi di attesa per interventi o controlli di qualsivoglia natura e ponga al centro dell’interesse condiviso sia il malato, cronico o acuto, sia gli altri soggetti che vi ruotano attorno. Un check-up generalizzato dovrebbe permetterci l’esistenza di centri di eccellenza e interdisciplinari che offrano una visione d’insieme delle prestazioni sanitarie e prevedere, invece, altri moduli capaci di adottare terapie ad hoc in casi accertati per i trattamenti mirati. D’altra parte avere circa cento specialità e lasciarle a se stesse senza prevedere una sintesi nel processo terapeutico è un aspetto deformante della medicina che non si può accettare. Ora se questo discorso è possibile affrontarlo senza pregiudizi, prevenzioni o chiusure corporative o interessi di bottega dalla farmaceutica alle imprese produttrici di strumentazioni e apparecchiature sanitarie, di certo potremmo ottenere una risposta capace d’inquadrare meglio le opportunità e anche correggere gli aspetti negativi che ne potrebbero derivare e apporvi possibili correttivi. Sicuramente è suggestiva l’idea che vi sia, nella costanza della vita di ogni individuo, la possibilità di un controllo continuo, quasi automatico, delle sue condizioni di salute. Sarebbe finalizzato a prevenire qualsiasi alterazione del suo status fisico e mentale con una metodica attenta e scrupolosa che permetta, di conseguenza, di avvertire in tempi utili taluni processi degenerativi asintomatici e dai quali possono derivarne effetti perversi e debilitanti e conseguenti percorsi lungodegenziali con l’adozione di farmaci costosi e frequentazioni in centri di riabilitazione motoria e neuronale.
Se i critici o anche i burocrati obiettassero che l’Italia non sarebbe in grado di sobbarcarsi un costo per la prevenzione medica che riguardi tutta la popolazione, dovremmo loro chiedere cosa risparmierebbero evitando di curare a posteriori.
Apriamo un dibattito che sappia coinvolgere uomini e donne di scienza medica e i politici, ma anche sociologi e antropologi. Apriamo il discorso ai media e, tramite loro, all’opinione pubblica affinché si prenda coscienza che è possibile andare oltre l’assistenza universale prevedendo una “prevenzione universale”. Essa oggi è più necessaria che in passato poiché numerose e subdole sono le minacce, per la nostra salute, che ci attraversano e che non vi sono più confini che possono frenare le pandemie o qualsiasi altro pericolo: pensiamo al nucleare ma anche agli agenti chimici irrorati sul terreno a uso agricolo ecc. e che espongono il nostro corpo a infiltrazioni infettive sempre più massive e devastanti. (Riccardo Alfonso)

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Prevenzione andrologica

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

Dopo l’abolizione del servizio di leva si sono, in pratica, azzerati gli screening di massa dei giovani maschi. L’aspetto è stato sottovalutato perché si ritiene che non siano importanti e diffusi i problemi di carattere sanitario come sterilità e disturbi sessuali. Un aspetto disatteso, per contro, può determinare conseguenze sul piano sociale e psicologico anche gravi per la semplice ragione che molti adolescenti crescono convinti di avere un problema sessuale non risolvibile finendo con l’interagire nei confronti dell’altro sesso spesso in maniera aggressiva, con disagio e con un senso di inadeguatezza. Oppure, in altri casi, sono messi in moto comportamenti pericolosi come la ricerca e l’assunzione di droghe nel vano tentativo di mitigare il disagio che tale condizione comporta, illudendosi di poter migliorare le prestazioni sessuali. In altri casi poi i ragazzi mettono in atto comportamenti di “evitamento” cercando l’incontro con ragazze dal profilo più basso riguardo a quanto potrebbero aspirare. Ciò si potrebbe evitare se vi fossero strutture adeguate dedicate agli adolescenti maschi per la prevenzione delle malattie andrologiche. La situazione oggi è sottovalutata poiché si dimentica, con eccessiva leggerezza, che proprio dai dati raccolti alla visita di leva si ebbe la consapevolezza dell’ampiezza del problema se consideriamo che i giovani al 70%, a diciotto anni, presentassero una patologia che li esponeva al rischio di sterilità e a disturbi sessuali. Ora che questi dati non sono più rilevabili i pericoli derivanti da tali situazioni non sono di certo svaniti. Come porvi riparo? Per gli andrologi è necessario emanare una specifica legge che abbia in sé due contenuti necessari per fare una vera prevenzione e sono: dotarsi di strutture andrologiche autonome in ogni ospedale o ASL e creare una rete d’assistenza in grado di visitare tutti gli adolescenti maschi. Tale rete dovrebbe prevedere una stretta collaborazione tra medico di medicina generale e specialista Andrologo. Ai medici di medicina generale sarebbe affidato il compito dello screening di primo livello con la risoluzione dei casi più semplici. Mentre allo specialista andrologo sarebbero inviati i casi patologici o quelli più complessi. In alternativa qualcuno, ha avanzato l’idea di un modello d’assistenza diverso basato su uno screening da fare nelle scuole. Immaginare, tuttavia, di fare un intervento nelle Scuole, avrebbe significato affrontare tre problemi che farebbero molto probabilmente naufragare l’iniziativa di prevenzione.
Il primo risiede nel fatto che nelle scuole secondarie non ci sono tutti i ragazzi e sono proprio quelli più emarginati, quelli che non vanno a scuola, che hanno più bisogno di assistenza.
Il secondo è che se si attua un programma di prevenzione nelle scuole bisognerebbe fare un programma analogo per le ragazze, che invece hanno problematiche differenti.
Inoltre proprio i più timidi, potrebbero avere disagio a far sapere ai coetanei e alle ragazze di essere visitati o di non aver voluto fare la visita. Del resto la visita delle ragazze non avviene nelle scuole ma riservatamente negli ambulatori medici.
Infine entrare nelle scuole sistematicamente, su tutti i ragazzi pone un problema pratico di strategia per avere una serie di autorizzazioni e attivare una sequela di competenze nazionali che spesso sono in conflitto e di ostacolo alla realizzazione di un programma di screening.
A questo punto per poter quindi modificare questa situazione e riuscire a “farsi vedere” dalla classe politica e dare un futuro sereno ai ragazzi, non abbiamo bisogno ricerche scientifiche ma di creare un movimento di opinione per ottenere una Legge Regionale. (Redazione Fidest)

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EuroStat e mortalità evitabile: la stampa italiana dimentica la prevenzione primaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 luglio 2018

In questi giorni EuroStat ha rilasciato le statistiche relative ai decessi 2015 analizzate secondo i criteri della mortalità evitabile. La stampa nazionale si è soffermata quasi esclusivamente sulla quota di decessi evitabili grazie alle risorse mediche e tecnologiche attualmente disponibili (per l’Italia è quantificata in circa 52.000 decessi l’anno), omettendo che EuroStat nel medesimo studio stima in quasi 90.000 le morti dovute a mancata prevenzione primaria.I due numeri non vanno sommati, come spiega chiaramente EuroStat nella sua pubblicazione, perché parte delle cause di morte sono considerate evitabili in entrambe le statistiche; tuttavia, per l’anno 2015 hanno complessivamente dato luogo – come diffuso a gennaio dal Rapporto MEV(i) – a circa 105.000 morti evitabili prima dei 75 anni di età.
Natalia Buzzi, responsabile del centro studi Nebo, curatore del Rapporto MEV(i), sostiene che «è importante dare notizia anche della statistica EuroStat sui morti dovuti a carenza di prevenzione primaria, vale a dire quelli causati da scorretta alimentazione, tabagismo, abuso di alcol: se insistere sui decessi trattabili è di fondamentale importanza per sollecitare il miglior utilizzo delle attuali conoscenze e risorse, è altrettanto vero che dare la massima evidenza anche alla parte di mortalità prevenibile con più attenti stili di vita è determinante per informare e educare i cittadini e renderli più consapevoli di come gestire al meglio la propria salute laddove questa dipende anche e soprattutto da scelte private».L’analisi per l’Italia condotta da MEV(i) è stata armonizzata con quella EuroStat già dal 2016 e misura il fenomeno della mortalità evitabile sul territorio nazionale, per genere, quantificando di quanto si sarebbe potuto abbassare il numero di decessi tramite interventi di prevenzione primaria, di diagnosi precoce e terapia e di altra assistenza sanitaria. I risultati dei Rapporti e degli Speciali MEV(i) sono disponibili su http://www.mortalitaevitabile.it: così come EuroStat dà conto delle differenze fra i diversi Paesi dell’Unione, MEV(i) evidenzia la difformità di questo importante indicatore fra le province italiane.

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Estate, pericolo incendi: prevenire è meglio che curare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 giugno 2018

Con l’arrivo della stagione estiva ritorna il rischio incendi per il patrimonio boschivo italiano. Il 2017 è stato un anno orribile per le foreste italiane, con oltre 140.000 di ettari in fumo, quasi tre volte quelli del 2016, mentre la Protezione Civile stima che negli ultimi 30 anni sia andato perso, in termini di biomassa, il 12% del patrimonio forestale del nostro Paese.
Per evitare di attivarsi solo in stato emergenziale, le amministrazioni e i gestori privati dovrebbero mettere in atto delle semplici azioni preventive capaci di ridurre drasticamente il rischio di incendio nei boschi, nelle foreste e nelle aree verdi urbane. Anche in termini economici infatti, oltre che ambientali e di sicurezza, prevenire un incendio costa in media 8 volte in meno che spegnerlo.Tra le azioni possibili il PEFC Italia ne indica 5:
1. I boschi e le foreste devono essere gestiti e non lasciati a loro stessi: l’abbandono colturale è il problema del settore forestale italiano. Il taglio degli alberi dei boschi non è un evento negativo: se fatto in modo corretto infatti contribuisce ad alimentare la crescita degli alberi più giovani a scapito di quelli malati e secchi (e quindi più a rischio incendio). In questo senso, la certificazione forestale obbliga ad un monitoraggio costante delle risorse forestali ed è quindi il migliore strumento di prevenzione.
2. La pulizia del sottobosco – e la sua rimozione – aiuta a controllare il problema degli incendi. Un territorio curato costituisce infatti un ostacolo al propagarsi delle fiamme: la mancata manutenzione del sottosuolo non permette ad esempio all’acqua piovana o a torrenti ostruiti di essere assorbiti dal terreno. Allo stesso modo devono essere curati i prati e tutte le aree verdi all’interno delle aree urbanizzate, la cui erba alta deve essere rimossa con regolarità.
3. I rifiuti abbandonati al limitare delle aree boschive o all’interno delle stesse possono essere veicolo di incendio: per questo andrebbero smaltiti in maniera corretta. Rifiuti abbandonati costituiscono per altro un rischio molto elevato per la salute qualora dovessero prendere fuoco.
4. La creazione di punti d’acqua e la presenza di una viabilità forestale sono necessari per intervenire prontamente in caso di incendio. A questo si aggiunge la costruzione di infrastrutture come punti di atterraggio per elicotteri. Il sostegno, la formazione e il mantenimento dei vigili del fuoco volontari sono una buona pratica da estendere a tutto il paese.
5. L’avvio di campagne di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini è importante per renderli coinvolti e partecipi del fatto che il bosco non soltanto produce ossigeno ed assorbe anidride carbonica, ma ha anche il compito di tutelare l’assetto idrogeologico del territorio. Ricordare ai cittadini quali sono le norme di sicurezza da rispettare quando ci si trova in bosco è importante per prevenire incendi di natura colposa.

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Campagna Nazionale di Prevenzione della Maculopatia

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 giugno 2018

Su 2.856 visite di screening, effettuate in occasione della prima Campagna Nazionale di Prevenzione della Maculopatia dal 29 gennaio al 23 febbraio scorsi, 424 pazienti, pari al 17%, erano affetti dalla patologia in stadio iniziale e mai diagnosticata. È questo uno dei principali risultati dell’iniziativa, mai condotta prima in Italia, presentati il 30 maggio a Milano. La Campagna dedicata alla maculopatia, patologia che colpisce in Italia oltre 800.000 persone, è stata promossa dal Dipartimento di Oftalmologia dell’Ospedale San Raffaele, diretto dal professor Francesco Bandello e dal Centro Ambrosiano Oftalmico (CAMO), diretto dal dottor Lucio Buratto, con il patrocinio del Ministero della Salute e della Società Italiana di Oftalmologia (SOI). Hanno aderito più di 20 Centri di oculistica, universitari e ospedalieri, con una copertura omogenea su tutto il territorio nazionale. Le equipe mediche messe a disposizione dei cittadini sono state formate da un medico oculista e tre collaboratori (assistenti e tecnici) e dotate delle più sofisticate apparecchiature d’indagine diagnostica disponibili. Tra queste, l’Optical Coherence Tomography (OCT), che ha permesso di effettuare scansioni ad alta risoluzione della macula, scoprendo le alterazioni strutturali retiniche delle fasi precoci della degenerazione maculare.L’iniziativa era stata preceduta da un’ampia indagine demoscopica nazionale sulla conoscenza da parte della popolazione italiana sopra i 50 anni della Degenerazione Maculare Legata all’Età (DMLE), da cui era emerso che solo l’11% della popolazione aveva una corretta conoscenza della patologia.

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Protezione civile UE: PE vota per migliorare capacità di risposta a catastrofi

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 giugno 2018

Bruxelles Il Parlamento ha approvato le proposte per migliorare il meccanismo di protezione civile UE che, nel 2017, è stato messo a dura prova da incendi boschivi, tempeste e inondazioni.
L’obiettivo è aiutare gli Stati membri a reagire più rapidamente e più efficacemente alle catastrofi naturali e a quelle dolose, condividendo in modo più efficiente i mezzi della protezione civile. Il disegno di legge prevede la costituzione di una riserva “RescEU” di mezzi, quali aerei antincendio forestali, pompe ad alta capacità, ospedali da campo e squadre mediche di emergenza, da utilizzare in tutti i tipi di emergenza.”Dobbiamo dire davvero basta a tragedie come quelle che abbiamo visto nello scorso anno in Portogallo, dove 100 persone hanno perso la vita” ha dichiarato la relatrice Elisabetta Gardini (PPE, IT),” perché abbiamo dovuto riconoscere che, quando diversi Stati membri si trovano ad affrontare nello stesso momento un’emergenza, la solidarietà tra Paesi che esiste adesso non basta. La capacità collettiva dell’Unione europea si è trovata a dover rispondere a 17 richieste contemporanee di aiuto, potendo rispondere soltanto a dieci e in alcuni casi anche con ritardi. Adesso, grazie a RescUE, al lavoro fatto tutti insieme, potremo evitare che situazioni come queste si ripetano”.I deputati propongono inoltre di istituire l’equivalente di un programma Erasmus per promuovere la cooperazione tra il personale della protezione civile.
Nel 2017 oltre 200 persone hanno perso la vita in Europa a causa di catastrofi naturali. I recenti cicloni tropicali hanno colpito gravemente le regioni più periferiche dell’UE e i territori d’oltremare dei Caraibi. In particolare, il 2017 è stato caratterizzato da una serie disastrosa di incendi boschivi. Oltre un milione di ettari di foresta sono stati distrutti (quasi tre volte la media quinquennale dell’UE), metà dei quali solo in Portogallo.

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Prevenzione delle malattie cardiovascolari e respiratorie

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 maggio 2018

Roma 25 maggio 2018, ore 14.00 Area di Cardiologia e Cardiochirurgia – Policlinico Umberto I – Viale del Policlinico 155 sarà inaugurata, presso la Sala Convegni “Pietro Valdoni” del Policlinico Umberto I, la XV Giornata nazionale della Prevenzione delle malattie cardiovascolari e respiratorie”; la manifestazione è promossa da Carlo Gaudio – Direttore del Dipartimento di Scienze cardiovascolari, respiratorie, nefrologiche, anestesiologiche e geriatriche della Sapienza di Roma – con il patrocinio del Comune di Roma e dalla Presidenza del Consiglio Regionale del Lazio.
Sono previsti gli interventi di Mons. Andrea Manto, Direttore del Centro per la Pastorale familiare del Vicariato di Roma, del Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e dell’Assessore alla Sanità Alessio D’Amato, del Sindaco di Roma Virginia Raggi, del Presidente Emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli. Faranno gli onori di casa il Rettore della Sapienza Eugenio Gaudio e il Direttore Generale del Policlinico Umberto I, Vincenzo Panella.
Per l’occasione sarà inaugurato il nuovo sistema di trasmissione ad alta definizione degli interventi in diretta e in streaming dalle sale di Cardiologia interventistica e di Cardiochirurgia del Dipartimento Cuore e grossi vasi. Sarà eseguito e proiettato in Sala Valdoni un intervento di angioplastica coronarica, cui assisteranno – oltre ai medici e agli specializzandi – anche gli studenti di una scuola superiore, nell’ambito del progetto di Alternanza Scuola-Lavoro.La XV Giornata Nazionale della Prevenzione delle malattie cardiovascolari e respiratorie ospiterà anche il tradizionale convegno promosso da Carlo Gaudio, di formazione medica continua accreditato presso il Ministero della Salute con 14 ecm, rivolto a 200 medici del territorio, studenti, specializzandi e dottorandi di tutta Italia.Uno spazio centrale del corso sarà dedicato alla prevenzione cardiovascolare a costo zero, attuabile tramite i cambiamenti nell’alimentazione e nello stile di vita, che saranno illustrati nella prima sessione del Congresso da Carlo Gaudio e dall’alimentarista, Giorgio Calabrese.
Nel secondo giorno saranno trattate le tematiche relative alle terapie farmacologiche più attuali e alle ultime, sofisticate metodiche diagnostiche per immagini e tecniche chirurgiche, con la presenza dei nomi più prestigiosi della Cardiochirurgia e della Cardiologia interventistica nazionale e internazionale, come il professor Carlo Di Mario. Verranno trattati, infine, i nuovi percorsi terapeutici nelle patologie bronco-polmonari e nelle infezioni respiratorie.

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Prevenire il crimine con le neuroscienze

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 maggio 2018

Brescia Irccs Fatebenefratelli di Brescia 15 maggio alle 15 presso l’auditorium dell’istituto Salesiani di via Gioia 60 (MM Sondrio). Il tema sarà “L’impatto delle neuroscienze su ciò che siamo e su ciò che faremo”. La conferenza è aperta al pubblico.
Minority Report potrebbe essere presto il nostro mondo. Lo scenario di una società in cui è possibile prevedere e prevenire i crimini attraverso i poteri della mente non è solo quello di un film cult, ma anche un possibile sviluppo delle neuroscienze: se ne parlerà a Milano nel corso di una conferenza divulgativa che vuole presentare ai cittadini i poteri e i rischi delle neuroscienze. La neuroetica è una nuova disciplina che aiuta a capire i meccanismi della coscienza, aprendo prospettive di cura ma che può avere anche importanti ripercussioni sull’idea di responsabilità penale. Le neuroscienze hanno già fatto il loro ingresso nelle aule di giustizia, mentre nei laboratori si studia come migliorare le prestazioni cognitive degli individui. Il potenziamento umano dunque non è più fantascienza: alcune grandi imprese stanno già testando apparecchi che promettono di rendere gli utilizzatori più attenti e concentrati. Sono processi che sfidano anche concetti cardine della nostra visione del mondo, dal rapporto tra mente e cervello alla nozione stessa di persona. Temi ineludibili che non riguardano più solo gli studiosi, ma coinvolgono l’intera società. Alcuni tra i maggiori specialisti italiani presentano questi scenari della neuroetica, superando i tecnicismi, per dare un quadro aggiornato di un dibattito che risulterà sempre più attuale e fonte anche di possibili controversie: avviene a Milano dal 16 al 18 maggio al Congresso internazionale organizzato all’Università Vita&Salute San Raffaele dalla Società italiana di neuroetica (SiNE), una sorta di Salone della Mente (con il sostegno di Fondazione Cariplo), che toccherà tutti i temi più attuali legati alla ricerca neuroscientifica, dalle decisioni morali al potenziamento cognitivo, dal neurodiritto alle nuove applicazioni cliniche. L’evento sarà anticipato da un convegno divulgativo.

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Prevenzione over 60

Posted by fidest press agency su sabato, 12 maggio 2018

Una grande alleanza per mettere in campo percorsi ottimali di prevenzione delle patologie più comuni nella terza età: è quella che è nata oggi tra Senior Italia FederAnziani e 20 società scientifiche, riunite nell’evento Punto Insieme Sanità. Un lavoro comune, questo, che coinvolgerà i medici di medicina generale, gli infermieri, i farmacisti e, come promotori e insieme fruitori, gli stessi pazienti. I protagonisti del comparto sanitario, riuniti in due giorni di lavoro a Roma, presso il Rome Marriott Park Hotel, in Commissioni Tecniche dedicate alle diverse aree patologiche, hanno lavorato per individuare linee idonee per la prevenzione e la diagnosi precoce che ciascun paziente o soggetto in età avanzata dovrà adottare alfine di tutelare al meglio la propria salute. I risultati dei lavori nelle 13 aree, che saranno raccolti in un documento guida che costituirà un vero e proprio Manifesto per la Prevenzione degli over 60, sono stati presentati alla presenza delle istituzioni, rappresentate dai Direttori Generali del Ministero della Salute Marcella Marletta (Dispositivi Medici e Servizio Farmaceutico) e Claudio d’Amario (Prevenzione), dal Presidente dell’AIFA Stefano Vella, in rappresentanza anche del National Center for Global Health dell’Istituto Superiore di Sanità, dal Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Riccardi, intervenuto con un video messaggio, e da Ranieri Guerra, Assistant Director General OMS, in video collegamento. I rappresentanti istituzionali hanno espresso il loro plauso e il loro forte sostegno verso il Manifesto della Prevenzione e la nuova alleanza nata oggi.Il Manifesto avrà l’obiettivo di contribuire alla costruzione di una concreta cultura della prevenzione, attraverso l’indicazione agli anziani dei passi da compiere per identificare precocemente le malattie o le condizioni di particolare rischio che devono essere seguite da un immediato intervento terapeutico efficace, in modo da potersi curare al meglio, vivendo più a lungo e in salute e facendo risparmiare il Servizio Sanitario Nazionale. Dai lavori svoltisi in questa due giorni nasce quindi un percorso comune e concreto che vedrà la scienza e i pazienti uniti e che giungerà fino al banco di prova del VII Congresso della Corte di Giustizia Popolare per il Diritto alla Salute (Rimini, 30 novembre – 2 dicembre 2018), dove i medesimi attori si ritroveranno per fare il punto sulle strategie messe in campo nei prossimi mesi.

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Prevenzione del tumore alla bocca

Posted by fidest press agency su martedì, 1 maggio 2018

Sanremo sabato 5 maggio con l’Oral Cancer Day odontoiatri volontari, dalle ore 10.00 alle ore 12.00 saranno disponibili per i controlli presso la sede della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT) di Corso Mombello 49. Per accedere a tali visite basterà presentarsi negli orari indicati, senza prenotazione preventiva.Grazie al nuovo accordo tra ANDI e LILT dopo la speciale giornata gratuita dell’Oral Cancer Day la prevenzione proseguirà con queste modalità:
– visite gratuite per un mese presso gli studi dei dentisti aderenti all’iniziativa
– dal mese di giugno presso la sede LILT di Sanremo previa prenotazione per tutti gli associati (si ricorda che la tessera annuale LILT prevede un contributo di 10€).
Riparte così, in collaborazione con i volontari ANDI, il servizio LILT di visite gratuite di prevenzione del cavo orale. Per prenotare le visite alla LILT sarà sufficiente telefonare nelle ore di ufficio al numero della sede LILT 0184 57.00.30, lasciare il proprio nome e cognome e numero di telefono alle volontarie, che provvederanno a richiamare fissando l’appuntamento.
Il tumore del cavo orale è tra i 4 tipi di tumore che porta più frequentemente alla morte e solo una diagnosi tempestiva può permettere un rapido intervento terapeutico. La prevenzione quindi è fondamentale risorsa per debellare tale patologia.

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Prevenzione fratture, Uspstf aggiorna raccomandazioni su vitamina D e calcio

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

In un aggiornamento delle indicazioni esistenti sulla prevenzione delle fratture tramite integrazione con vitamina D e calcio pubblicato su JAMA, la U.S. Preventive Services Task Force (Uspstf) ha concluso che i dati oggi disponibili sono insufficienti per valutare l’utilità dell’uso di tali integratori, da soli o in combinazione, nella cornice preventiva negli uomini e nelle donne in pre-menopausa. La task force ha altresì espresso una raccomandazione contro l’integrazione giornaliera con 400 UI o meno di vitamina D e 1.000 mg o meno di calcio per prevenire le fratture nelle donne in post-menopausa, e ha dichiarato di non avere trovato prove sufficienti per esprimersi riguardo all’uso di vitamina D in dosi superiori a 400 UI e di calcio in dosi superiori a 1.000 mg nelle donne in post-menopausa. L’USPSTF ha esaminato studi sull’integrazione in adulti che vivono nella comunità, quindi non in una casa di riposo o in un altro contesto di assistenza istituzionale, e ha escluso lavori condotti in popolazioni con precedenti fratture o con noti disturbi del metabolismo osseo, che assumessero farmaci associati con l’osteoporosi. Il gruppo di lavoro ha sottolineato che queste raccomandazioni non si applicano alle persone con una storia di fratture osteoporotiche, aumento del rischio di cadute o diagnosi di osteoporosi o carenza di vitamina D. «In contrasto con altre raccomandazioni dell’USPSTF per lo screening che si basano su una singola azione da parte dei medici, questi servizi di prevenzione richiedono anche un’azione continua da parte dei pazienti» spiega David Reuben, della University of California Los Angeles, in un editoriale pubblicato su JAMA Internal Medicine. L’editorialista sostiene che le raccomandazioni della task force dovrebbero specificare che i risultati degli studi dipendono dall’aderenza del paziente, e se esprimono un risultato in condizioni ideali oppure normali di aderenza. «L’USPSTF ha concluso che sono necessarie ulteriori prove per valutare se dosi maggiori di vitamina D possano essere benefiche per la prevenzione. A tal proposito, ci sarà un aumento sostanziale dei dati disponibili sull’integrazione con vitamina D negli adulti residenti nella comunità da nuovi studi clinici nel prossimo anno» scrive in un altro editoriale su JAMA Heike Bischoff-Ferrari, della University of Zurich, di Zurigo in Svizzera. (fonte Doctor33)

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Prevenzione dell’ipertensione arteriosa nell’infanzia

Posted by fidest press agency su domenica, 25 marzo 2018

Pressione alta, un problema già presente in età pediatrica e troppo spesso sottovalutato per la scarsa abitudine di misurare la pressione ai bambini. “L’ipertensione arteriosa vera e propria riguarda circa il 3,5% dei bambini e degli adolescenti, ma se consideriamo anche i bambini con valori pressori persistentemente alti (cosiddetta pre-ipertensione) le percentuali aumentano attestandosi tra il 5,7% e il 7%” spiega Ugo Giordano, componente del Gruppo di Studio Ipertensione Arteriosa della Società Italiana di Pediatria. “Ancora più elevata è la prevalenza nei bambini in sovrappeso o obesi tra i quali le percentuali arrivano al 24%”, aggiunge.
L’ipertensione arteriosa è uno dei principali fattori di rischio per le patologie cardiovascolari, che rappresentano la principale causa di mortalità dell’adulto. “Individuare un bambino con valori elevati della pressione arteriosa e modificare alcuni stili di vita può evitare che diventi un adulto iperteso. Tendenzialmente infatti valori pressori elevati nell’infanzia si mantengono tali anche in gioventù fino all’età adulta”, spiega Silvio Maringhini, Segretario nel Gruppo di Studio Ipertensione Arteriosa della Società Italiana di Pediatria. E’ importante che la prevenzione cominci nell’infanzia seguendo poche ma importanti regole.

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Prevenzione cardiovascolare

Posted by fidest press agency su martedì, 20 marzo 2018

Durante il congresso Siprec a Napoli, 10 società scientifiche ed enti di ricerca italiani hanno presentato un ‘Documento di consenso e raccomandazioni pratiche di prevenzione cardiovascolare’, coordinato da Massimo Volpe, presidente della Siprec (Società italiana per la prevenzione cardiovascolare), e pensato per sottolineare l’importanza della prevenzione nella lotta a infarti e ictus. Siprec, Simi (Società Italiana di Medicina Interna), Sid (Società Italiana di Diabetologia), Siia (Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa), Sisa (Società Italiana per lo studio dell’aterosclerosi), Sif (Società Italiana di Farmacologia), Cnr (Consiglio Nazionale della Ricerca), Fmsi (Federazione Medico Sportiva Italiana), Gicr-Iacpr (Gruppo Italiano di Cardiologia Riabilitativa – Italian Association for Cardiovascular Prevention, Rehabilitation and epidemiology), Siti (Società di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica) si appellano insieme alla classe politica perché aumentino i fondi destinati alla prevenzione, con uno sforzo collettivo che coinvolga la scuola, il mondo del lavoro, l’industria alimentare, il mondo dello sport. «Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di mortalità e morbilità nel mondo; e in particolare nei paesi occidentali e nelle economie come quella italiana e determinano un carico enorme, dal punto di vista sociale e individuale, ma anche dal punto di vista della sostenibilità economica e strutturale» afferma Volpe in un comunicato stampa. «Ritengo che l’unica strategia possibile per fronteggiare il problema nei prossimi anni e per garantire la tenuta del nostro sistema sanitario sia di investire fortemente nelle politiche di prevenzione delle malattie cardiovascolari» prosegue. Durante il congresso è emerso che i fattori di rischio da combattere non sono più solo quelli tradizionali, con l’aggiunta della sedentarietà, ma anche altri che per ora rimangono ancora relegati al mondo della ricerca, come le variazioni del microbioma intestinale. Appare evidente che sia da sottolineare l’importanza di una dieta sana ed equilibrata come quella mediterranea e l’assoluta necessità di attività fisica regolare, ma appare altrettanto chiaro che nei soggetti ad alto rischio bisogna ricorrere anche a farmaci contro il colesterolo, la pressione alta, il diabete, gestendo sempre più in maniera personalizzata i pazienti, all’interno delle tendenze attuali di una medicina sempre più di precisione. (fonte: Congresso Nazionale Siprec 2018 http://www.siprec.it/vi-aspettiamo-al-congresso-nazionale-siprec/ – doctor33)

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Come prevenire le malattie reumatiche

Posted by fidest press agency su sabato, 20 gennaio 2018

malattie-reumatiche2Il 54% degli italiani non sa che è possibile prevenire le malattie reumatiche. Per sette cittadini su dieci, infatti, le principali cause di questi disturbi sono il clima freddo o umido. Solo la metà indica tra i fattori di rischio gli stili di vita scorretti come l’eccesso di peso, il fumo di sigaretta o la sedentarietà. E il 90% vorrebbe ricevere maggiori informazioni e notizie da parte degli specialisti reumatologi. E’ quanto emerge da un sondaggio condotto dalla Società Italiana di Reumatologia (SIR), nella prima tappa della campagna itinerante #ReumaDays la SIR incontra i cittadini, che si è svolta a Rimini proprio in occasione del congresso nazionale di fine novembre, intervistando 2mila persone. Una ulteriore conferma della necessità di promuovere informazione ed educazione ha spinto la SIR ad avviare un vero e proprio tour in tutta Italia che viene presentato oggi all’Auditorium del Ministero della Salute a Roma. Nelle prossime settimane gli specialisti della SIR “scenderanno in piazza” in altre 10 città della Penisola per spiegare ai cittadini come giocare d’anticipo contro patologie molto serie e potenzialmente invalidanti come artrite reumatoide, spondilite, artrite psoriasica o reumatismi extra-articolari. Nelle varie tappe saranno allestiti info point dove i cittadini potranno dialogare con gli esperti reumatologi e ricevere materiale informativo tra cui l’opuscolo, realizzato dalla SIR, Come prevenire e affrontare le malattie reumatiche. Inoltre saranno organizzate in ogni città specifiche lezioni di salute nelle scuole e nei centri anziani e tavole rotonde che vedranno la partecipazione di medici, cittadini e rappresentanti dei pazienti reumatici. L’obiettivo finale è aumentare il livello di conoscenza e consapevolezza sulle oltre 150 malattie reumatiche che colpiscono più di 5 milioni di italiani d’ogni fascia d’età. “Sono patologie destinate ad aumentare di pari passo con il crescere dell’età media della popolazione del nostro Paese – afferma il prof. Mauro Galeazzi, Presidente Nazionale SIR -. Solo l’artrite e l’artrosi interessano il 16% degli italiani mentre l’osteoporosi il 7,6%. Se non vengono curate in modo adeguato e tempestivo possono compromettere seriamente la qualità della vita ed essere anche mortali. Diventa perciò fondamentale la prevenzione, anche primaria: vanno seguite scrupolosamente alcune regole del benessere a partire dal controllo del peso corporeo. Anche le sigarette devono essere eliminate perché, oltre il cancro e i disturbi cardiovascolari, favoriscono anche l’insorgenza di patologie autoimmuni sistemiche. Si calcola che, in una persona geneticamente predisposta, il fumo aumenta di ben 15 volte il rischio di artrite reumatoide. Con questo tour vogliamo anche coinvolgere direttamente le Istituzioni; per questo è importante presentare questa campagna direttamente al Ministero della Salute”. “Insegneremo agli italiani come riconoscere i più evidenti segnali specifici delle malattie – prosegue il prof. Luigi di Matteo, Vice Presidente SIR -. Dolori articolari e muscolari persistenti, stancabilità, rigidità osteoarticolare e lombalgia, mani fredde, secchezza oculare, sono sintomi che contraddistinguono i disturbi reumatici. Chi ne soffre deve quindi rivolgersi tempestivamente ad uno specialista reumatologo. Oggi abbiamo a disposizione terapie con le quali possiamo garantire la remissione della patologia e quindi un ritorno ad una vita normale. Tuttavia, in ancora troppi casi siamo costretti a intervenire quando è già tardi e le cure risultano così meno efficaci. Le malattie alle ossa e agli organi di locomozione, infatti, rappresentano la terza causa di invalidità in Italia. L’assistenza socio-sanitaria per l’artrite reumatoide, l’artrite psoriasica e la spondilite anchilosante costa invece alla collettività più di 4 miliardi di euro l’anno, quasi la metà dei quali dovuti alla perdita di produttività dei lavoratori colpiti”. “Con questa iniziativa vogliamo anche promuovere, su tutto il territorio nazionale, la nostra specialità medica – sostiene la dott.ssa Manuela Di Franco delegato regionale SIR per il Lazio -. Il reumatologo è, infatti, una figura professionale che deve essere maggiormente incentivata e valorizzata all’interno del sistema sanitario per far fronte alle nuove sfide che dovremo affrontare nei prossimi anni”.
Dopo Rimini, le città coinvolte dal #ReumaDays saranno: Ancona (28 febbraio – 1 marzo), Pescara (3-4 marzo), Potenza (9-10 marzo), Ragusa (12-13 marzo), Cagliari (17-18 marzo), Siena (21-22 marzo), Perugia (24-25 marzo), Brescia (4-5 aprile), Udine (7-8 aprile) e Padova (10-11 aprile). La campagna nazionale è realizzata anche grazie al ruolo attivo svolto dalle associazioni di pazienti ANMAR Onlus (Associazione Nazionale Malati Reumatici) e APMAR (Associazione Nazionale per Persone con Malattie Reumatologiche e Rare) che aiutano la SIR nelle varie iniziative. “E’ un piacere e un dovere scendere in piazza a fianco dei reumatologi per una campagna che vuole raggiungere in modo capillare più cittadini possibili – commenta la dott.ssa Silvia Tonolo, Presidente Nazionale ANMAR Onlus -. Come rappresentanti dei pazienti sappiamo perfettamente come alcune malattie possano rendere difficili o impossibili semplici gesti quotidiani come aprire un barattolo, mettere una firma su un documento o guidare un’automobile. Ben vengano quindi tutte le iniziative volte a contrastare questi disturbi sempre più diffusi. ANMAR sarà presente con le proprie associazioni regionali a supportare gli eventi in tutte le date”. “E’ importante riuscire a informare a 360 gradi tutta la popolazione – conclude la dott.ssa Antonella Celano Presidente Nazionale APMAR -. Dobbiamo riuscire a mettere in guardia anche i giovani e i giovanissimi sui rischi che possono correre. Le malattie reumatiche, infatti, non interessano solo ed esclusivamente gli anziani. L’artrite reumatoide è, per esempio, una delle più gravi e colpisce soprattutto le donne in età fertile tra i 35 e i 40 anni”.

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Campagna “Prevenzione oncologica al femminile”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 novembre 2017

tumore-al-seno-2Roma 4 novembre 2017, ore 11.15 Sala Giunta CONI (Piazza Lauro De Bosis 15) presentazione Campagna “Prevenzione oncologica al femminile” con la partecipazione del prof. Francesco Cognetti (Presidente della Fondazione Insieme contro il Cancro), di Federica Pellegrini, Giovanni Malagò (Presidente CONI) e Nicoletta Luppi (Presidente e Amministratore Delegato MSD Italia).
Il 40% dei tumori può essere evitato seguendo uno stile di vita sano. Ma le italiane ignorano le regole della prevenzione oncologica: il 20,8% fuma, il 23,8% è in sovrappeso e il 34,3% è sedentario. Insufficiente anche l’adesione ai programmi di screening oncologico. Nel 2015 solo il 55% delle donne (50-69enni) ha aderito all’invito a sottoporsi alla mammografia, fondamentale per individuare il tumore del seno in fase precoce. E solo il 39,8% (25-64enni) si è sottoposto al Pap-test per l’individuazione del tumore della cervice uterina, uno dei più frequenti nelle giovani donne (under 50). Per sensibilizzare tutte le italiane sull’importanza degli stili di vita sani, la Fondazione “Insieme contro il Cancro” lancia la campagna “Prevenzione oncologica al femminile”, con una testimonial d’eccezione, la campionessa olimpionica di nuoto Federica Pellegrini.

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1° Edizione Premio Giornalistico “Rischio Cardiovascolare e Prevenzione”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 novembre 2017

cuoreIl premio sarà assegnato ad articoli sugli argomenti indicati che si saranno distinti per l’elevato interesse scientifico e per il valore civile. Saranno assegnati 4 riconoscimenti, uno per ciascuna delle seguenti tipologie di stampa: 1) agenzie, quotidiani, tv e radio; 2) periodici; 3) media specializzati e 4) siti e testate online. Prevenire le patologie cardiovascolari attraverso il movimento e uno stile di vita sano nel nostro Paese si può e almeno in 86 modi diversi, tra cui 41 ritenuti in linea con i rigorosi criteri dell’iniziativa “La Prevenzione Cardiovascolare sCorre in Italia”, promossa da Boehringer Ingelheim. Enti ospedalieri pubblici, Fondazioni, IRCCS e ASL hanno colto con entusiasmo l’invito a candidarsi con le proprie proposte e hanno partecipato numerosi all’iniziativa, a testimonianza di quanto hanno a cuore il tema della prevenzione cardiovascolare. E non potrebbe essere altrimenti se si pensa che in Italia ben 127.000 donne e 98.000 uomini muoiono ogni anno per ictus e malattie del cuore, tra cui infarto e scompenso. Un dato grave, che lo è ancora di più se si pensa che molti di questi decessi avvengono prima dei 60 anni di età. Una strage annunciata, eppure evitabile o quanto meno fortemente contenibile, intervenendo sugli stili di vita (fonte ISS, 2014). L’esercizio di moderata intensità eseguito in maniera continuativa e a lungo termine ha una serie di effetti positivi, sia in persone adulte sia anziane, riducendo l’incidenza di eventi cardiovascolari nei soggetti sani e in quelli cardiopatici. “Il beneficio è spiegabile per un 40% dal miglior controllo dei fattori di rischio e per un 60% come conseguenza di benefici peculiari prodotti dall’esercizio stesso sull’apparato cardiovascolare, riconducibili alla riduzione dello stress ossidativo e a un’azione anti-infiammatoria, con un effetto protettivo nei confronti della disfunzione endoteliale, che spesso costituisce il fattore scatenante di un evento cardiovascolare acuto” – illustra Stefano Urbinati, Direttore dell’UOC di Cardiologia, Ospedale Bellaria Azienda USL di Bologna – “Inoltre, nuovi studi ipotizzano che possa avere effetti positivi sul metabolismo del calcio e del fosforo, sulla produzione di emoglobina, sulle fibre muscolari, sul metabolismo ossidativo del fegato, sulla circolazione periferica e sul sistema immunitario”. In caso di malattie dell’apparato cardiovascolare l’attività fisica va intesa come un trattamento aggiuntivo e come per ogni farmaco devono essere definiti posologia, cadenza delle somministrazioni e durata del trattamento. “Ci sono esperienze positive per la riabilitazione cardiologica anche dopo un infarto miocardico non complicato e nei soggetti con disfunzione ventricolare sinistra” – continua Urbinati – “La maggiore performance fisica pare espressione di un miglioramento della capacità dei muscoli di utilizzare l’ossigeno”. È inoltre fondamentale una dieta sana, povera di alcool, grassi e sale, ma ricca di nutrienti come vitamine, sali minerali e fibre. L’attenzione a quello che si mette in tavola è particolarmente importante per chi soffre di diabete, perché ha un rischio 2-3 volte maggiore rispetto agli altri di incorrere in una patologia cardiovascolare. “L’insulino-resistenza, fattore caratteristico della malattia, impedisce infatti un corretto uso del glucosio da parte di tutti i muscoli del corpo, cuore compreso. L’organismo comincia così a cercare un’energia alternativa da cui attingere e la trova negli acidi grassi, sostanze presenti in abbondanza soprattutto in chi è in sovrappeso o obeso. Questi, però, nel tempo affaticano il cuore” – spiega Francesco Giorgino, Professore Ordinario di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” – Check-up regolari dell’emoglobina glicata, dei valori della pressione arteriosa e del colesterolo permettono interventi terapeutici tempestivi ed efficaci.” “Soprattutto in ambito di prevenzione cardiovascolare è dunque importante il ruolo attivo anche del cittadino, che deve affiancare l’azione di Ospedali, medici e operatori sanitari” – sottolinea Antonio Gaudioso, Segretario Generale Cittadinanzattiva. Tutti questi fattori hanno portato alla nascita del progetto “La Prevenzione sCorre in Italia”, che ha come attori protagonisti sia gli operatori della salute sia gli stessi cittadini e le Associazioni di cittadini. Le 86 proposte sviluppate e candidate da Enti ospedalieri pubblici, Fondazioni, IRCCS e ASL, dopo una prima valutazione in termini di rispondenza ai criteri dell’iniziativa che ha portato a selezionarne 41, verranno sottoposte infatti a una “giuria popolare”. Da ottobre a fine novembre tutti i progetti pervenuti e valutati idonei potranno essere consultati su http://www.laprevenzionescorre.it e votati tramite i canali social. L’abitudine a una vita sana e attiva sarà il criterio per poter accedere al voto: l’utente dovrà scattare, infatti, una foto ove sia visibile il numero di km percorsi camminando, correndo o andando in bici, rilevati attraverso una qualsiasi App o strumento di rilevazione digitale in dotazione. La foto dovrà essere postata con profilo pubblico su Facebook, Instagram o Twitter con l’aggiunta dell’hashtag #laprevenzionescorre (identificativo dell’iniziativa), dell’hashtag identificativo del numero del progetto che si intende sostenere (così come precisato sul sito http://www.laprevenzionescorre.it) e dell’hashtag #bici o #piedi. La terza e ultima fase, entro i primi di dicembre, vedrà quindi la proclamazione dei progetti vincitori da parte del Board di esperti, che terrà conto anche del voto popolare.

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Roma e la prevenzione vaccinale

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 settembre 2017

vaccinazione-antinfluenzale-2012-2013La nuova normativa sulla prevenzione vaccinale è confusa, risulta poco chiara e viene infatti applicata in modo difforme da Regioni e Comuni in tutta Italia. È la criticità segnalata dalla sindaca di Roma Virginia Raggi in una lettera inviata alle ministre della Salute Beatrice Lorenzin e dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli.“Il Ministero della Salute ha censurato solo il nostro modello di autocertificazione per l’ammissione ad asili nidi e scuole d’infanzia, che riportava pedissequamente una parte del testo di legge, ammonendoci in modo perentorio sulle responsabilità derivanti dalla mancata attuazione del dettato normativo al quale invece Roma Capitale intende dare seguito. A parte questa singolare circostanza, lo stesso Ministero non si è accorto che nel resto d’Italia c’è il caos e che per la scarsa chiarezza delle norme ogni amministrazione si regola come ritiene più opportuno per i propri cittadini residenti”, spiega Raggi. Tale difformità evidenzia la confusione che caratterizza il quadro normativo di riferimento. Nella lettera la Sindaca illustra una serie di esempi di applicazione divergente del decreto legge in Comuni e Regioni sull’intero territorio nazionale, segnalando che in una regione addirittura non è previsto l’allontanamento dalle scuole dei bambini che non abbiano soddisfatto gli obblighi di legge.“Questa situazione rischia di generare una discriminazione tra cittadini di serie A e di serie B rispetto alla loro collocazione geografica – aggiunge Raggi – e pertanto l’Amministrazione capitolina chiede che i Ministeri coinvolti rendano immediatamente uniforme l’applicazione normativa. Vanno inoltre fornite indicazioni dettagliate sugli aspetti organizzativi e sulle procedure di non ammissione o di allontanamento dei bambini non provvisti di adeguata documentazione, così da poter rispondere alle legittime preoccupazioni delle famiglie e degli operatori scolastici, ed evitare problemi di ordine pubblico. Nel rispetto del leale principio di collaborazione tra le istituzioni, invito il Governo a definire con l’Anci modalità operative condivise e ad ascoltare gli Enti locali che sono i più vicini alle istanze e alle esigenze dei cittadini”, conclude la Sindaca.

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