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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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Lavoro tra previdenza e assistenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 luglio 2018

Se mi limito a considerare l’emergere dei nuovi modelli d’organizzazione del lavoro, mi sembra per lo meno strano che anche sul fronte “previdenziale” non si possa essere conseguenti.
Considero, ad esempio, la tendenza oggi in atto dell’accresciuto numero, rispetto al passato, degli impieghi temporanei, come una vera e propria anomalia del sistema, sebbene la sua impostazione possa avere una sua validità, sia pure a determinate condizioni.
Mi riferisco alla cosiddetta “forza lavoro contingente” costituita da chi è occupato in impieghi a tempo parziale, temporanei o sono lavoratori autonomi. Questo fenomeno è tipico di una società che si evolve nel settore dell’informatica e della comunicazione. Significa, anche, che in futuro il lavoro si baserà sempre più sulla conoscenza e diventerà sempre più dematerializzato. Se la tendenza è questa sarà necessario, quanto prima, inventare nuovi strumenti per garantire la flessibilità degli impieghi, ma senza generare disoccupazione. D’altra parte la stessa educazione e formazione non potranno non essere radicalmente mutate.
Ho persino prefigurato scenari diversi con i miei progetti di fattibilità, dove ho paventato la possibilità di risolvere i processi evolutivi del lavoro attraverso forme previdenziali con cadenza decennale. Ho considerato la previdenza nient’altro che una forma di assicurazione dove il beneficiario paga un certo premio mensile e dopo due lustri si trova nella possibilità di trasformare i suoi versamenti in una piccola rendita o nel rilanciare la stessa per raddoppiarne l’importo nel decennio successivo e così via. Nel frattempo si possono aprire vari scenari dove, ad esempio, il fattore disoccupazione, per un cinquantenne, non diventi tanto drammatico quanto accade ora se ha alle spalle una rendita realizzata con venti o trent’anni di lavoro. Può sempre avere una disponibilità economica sia pure modesta. Non solo. Può andare alla ricerca di un lavoro meno retribuito ben sapendo che può avere la compensazione con la rendita che nel frattempo percepisce contestualmente. Nel frattempo si possono intersecare altre forme lavorative volte a ridurre i tempi morti come quelli delle ore spese per recarsi dalla propria abitazione al posto di lavoro, in specie se la distanza è ragguardevole e il traffico è snervante. E in questo le tecnologie ci possono offrire un supporto rilevante.
Ho già parlato, in uno dei miei precedenti libri, del telelavoro e dell’homework e vi ritorno ora solo per dire che al riguardo non esiste una normativa precisa che li regoli. Eppure i vantaggi sono indubbi sia nel settore pubblico sia in quello privato.
Il primo è il fattore tempo e, secondo, la sua capacità di essere in grado di determinare consistenti aumenti di produttività. Considero poi una circostanza, non marginale, poiché le attrezzature elettroniche potranno aumentare la produttività del lavoro o, alternativamente, ridurre il numero degli addetti, ma stimolando, nello stesso tempo, la creazione di nuove professioni.
Non dimentico che gli scenari futuri, in specie se li consideriamo come una sorta di proiezione esasperata di quanto accade oggigiorno, ci presenteranno un ambiente socio-economico più competitivo, le differenze di reddito si accentueranno e il lavoro verrà sempre più regolato a livello aziendale, dove i sindacati sono deboli. Ciò potrà diminuire la disoccupazione ma farà aumentare la povertà. La soluzione ideale mi sembra un’altra ed è offerta dalla cooperazione. Essa comporta sistemi di produzione orientati in senso globale, una maggiore libertà di scelta nell’allocazione del tempo e genera cambiamenti radicali nelle norme di lavoro.
Tutte queste riflessioni, in parte raccolte da studi e ricerche recenti, mi danno la misura dell’arretratezza dell’Italia sia per quanto riguarda la strumentazione hardware sia per gli aspetti normativi e giuridici. Posso annotare sino a oggi che solo la Telecom, in Italia, ha introdotto, con un accordo stipulato con i sindacati nel 1995, le nuove modalità di prestazione lavorativa, mentre all’estero i casi non si contano più. Da allora a oggi sono trascorsi numerosi anni, ma i progressi ottenuti son misera cosa rispetto alle attese del mondo del lavoro.
E’ evidente che sta emergendo un nuovo paradigma sociale, ma la nostra incapacità è stanziale, fermi come siamo al calcolo, con il bilancino del farmacista, degli anni di “anzianità” e delle pensioni “d’annata”. Tutto questo ciacolare al vento ci mette nelle condizioni di arretrare pericolosamente.
Al solo pensiero, ad esempio, di dover sconvolgere la gerarchia delle funzioni e dei ruoli, la cosa ci traumatizza e ci lascia notti insonni. Sta di fatto che molti, in futuro, sceglieranno di lavorare a casa e quando lo capiremo, ci renderemo anche conto che queste cose potevamo già farle senza essere considerati antesignani al tempo che li proponemmo.
Non vi è dubbio, a questo punto, considerare la forza lavoro come una delle parti essenziali dell’attività imprenditoriale e le rispettive forme di riorganizzazione vanno stimolate in termini di efficienza, produttività e allocazione. Nel loro insieme sono destinate a gestire i rispettivi progressi e a vincere o a perdere le sfide per il futuro.
R.J. Forbes nel suo libro “L’uomo fa il mondo” (Piccola biblioteca Einaudi) asseriva che “Nel nostro mondo moderno tanto la tecnologia quanto l’ingegneria sono branche di scienza applicata.” E rilevava: “Durante tutta la sua lunga esistenza sulla terra, l’uomo ha dovuto usare la propria intelligenza, osservare la natura intorno a lui, ricordare i fatti percepiti, e cercare di utilizzarli in modo d’accrescere sicurezza e benessere.” Su questo punto, ovviamente, s’incentra la mia attenzione nel prefigurare il lavoro come una parte essenziale e imprescindibile per la stessa esistenza umana e che noi dobbiamo garantire, in assoluto, a tutti unitamente a una valida istruzione, l’assistenza sanitaria e il diritto all’accesso alle fonti energetiche e alimentari. In proposito ho sostenuto che dobbiamo assicurare due diritti: alla vita e a vivere e che mentre per il primo abbiamo riservato un interesse prioritario nel secondo, non è stata la stessa cosa. Abbiamo, in altri termini, lasciato, dopo il primo vagito, che una moltitudine di esseri umani fosse lasciata a se stessa con le miserie dei loro genitori, con la penuria di acqua e di cibo, con l’esposizione a gravi malattie e un’istruzione carente. Ai sopravvissuti di questa difficile fase che parte dai primi anni della propria vita all’età adulta e sino alla vecchiaia, non abbiamo offerto che poche garanzie per vivere un’esistenza decente. Il tutto si è voluto tradurre in termini di rassegnazione e con la speranza tanto vaga quanto lontana di un futuro migliore oltre la vita. Come se soffrire, subire maltrattamenti e angherie d’ogni genere fosse il prezzo da pagare per il nostro diritto a vivere, in altre parole una colpa d’attribuire a chi peccati non ne ha. E’ tempo d’invertire tale perversa tendenza e di farlo all’inizio, sul piano culturale e religioso, perché tagliare la tunica per darne la metà a chi ha freddo e spezzare un tozzo di pane per dividerlo per chi ha fame non è solo un gesto di fede ma di giustizia, di civiltà e di libertà. (Riccardo Alfonso)

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Riforma della previdenza

Posted by fidest press agency su domenica, 25 febbraio 2018

Riteniamo non più rinviabile una riforma della previdenza che sia in grado di conciliare la sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico con le esigenze professionali e personali dei lavoratori. Per un superamento reale della Legge Fornero occorre intervenire su due direttrici.
La prima riguarda il contrasto alla crescente evasione contributiva, che mette a rischio l’equilibrio dei conti previdenziali. A questo scopo, accanto ad una riforma che riduca il peso degli obblighi contributivi, introduca l’accertamento con adesione come nel campo tributario, semplifichi gli adempimenti per le imprese ed elimini il sistema delle micro-norme associate a super sanzioni che mette in ginocchio le piccole aziende, è necessario ipotizzare una sorta di pacificazione contributiva, che chiuda il contenzioso pregresso. In secondo luogo, occorre intervenire sulla struttura contabile dell’Inps, che continua a produrre bilanci in profondo rosso e ad erodere patrimonio che, di volta in volta, lo Stato è costretto a ricostituire con i soldi dei contribuenti. Considerato che il sistema previdenziale registra un sostanziale equilibrio tra entrate ed uscite (e il saldo sarà ancora più positivo se si interviene sul terreno occupazionale), mentre la spesa per le prestazioni assistenziali e praticamente fuori controllo, serve una scelta seria e coraggiosa: separare l’assistenza dalla previdenza.

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Welfare in Italia: Analisi e proposte

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 Mag 2017

inpsPrevidenza, assistenza e sanità sono le voci di spesa per il cosiddetto welfare. Vediamone alcuni aspetti.
1) Previdenza: le pensioni, prevalentemente retributive, rappresentano la parte più consistente della spesa, con ben 218 miliardi di euro.
2) Assistenza: interventi assistenziali (pensioni sociali, invalidità, accompagnamento, ecc.) per una spesa di 69 miliardi, più le prestazioni temporanee (assegni familiari e trattamenti di famiglia, integrazioni salariali, disoccupazione) per 28 miliardi, le prestazioni Inail per 10 miliardi e il welfare degli enti locali per altrettanti 10 miliardi.
3) Salute: la spesa sanitaria è di 112 miliardi di euro.
Il totale della spesa per il welfare è, quindi, di 447 miliardi di euro, che rappresenta il 54% dell’intera spesa pubblica. Ovviamente, tutto può essere razionalizzato, ma non si può dire che si spenda poco per il welfare.
Rimangono alcune aree di disagio sociale ed economico (povertà), per risolvere il quale la maggioranza dei Paesi europei ha istituito il cosiddetto reddito minimo, che non e’ il reddito di cittadinanza, come già specificato.
Vediamo le iniziative in corso.
Il Governo ha varato, per il 2017, il reddito d’inclusione, inserito nel Piano nazionale per la lotta alla povertà. Lo stanziamento è di 1,6 miliardi di euro e dovrebbe sostenere 400 mila famiglie. L’Istat stima che le famiglie in povertà assoluta siano 1,6 milioni, delle quali un terzo sono straniere. Lo stanziamento governativo risulta, pertanto, insufficiente.
Il M5S ha proposto l’istituzione del reddito minimo con una spesa annuale di 20 miliardi. Vediamone un aspetto. La spesa maggiore, per 5 miliardi di euro, riguarda la voce: Divieto cumulo pensionistico. Non cumulabilità redditi autonomi e dipendenti. Tagli Organi Costituzionali. Taglio dividendi Banca d’Italia. Dividendi Inps – Partecipazioni Banca d’Italia. Le prime tre voci devono essere verificate a consuntivo, quindi non vi è certezza dei risultati. Il divieto di cumulo pensionistico riguarda i redditi autonomi e dipendenti. L’osservazione che viene spontanea è semplice: se un cittadino ha versato contributi per due pensioni, perché se ne vuole togliere una? Di fatto si sottrae una pensione che è pagata con i versamenti effettuati. I dividenti di Banca d’Italia e dell’Inps confluiscono nelle casse pubbliche, tagliandoli si crea un ammanco, con aumento del debito pubblico, cioè nostro, che, al 2016, ammontava a 2.217 miliardi di euro. Per i tagli agli Organi Costituzionali si può far riferimento, per esempio, alle indennità dei parlamentari, la cui diminuzione comporterebbe, però, una minore entrata fiscale, il che significa che la somma risparmiata sarebbe irrilevante rispetto agli obiettivi prefissati.
Insomma, non manca la fantasia, manca la concretezza.
equitalia1Equitalia ha certificato che ci sono complessivamente 812 miliardi di euro da riscuotere (!!!), cioè già messi a ruolo, ma che si potranno recuperare solo 52 miliardi (!!!). Comunque, con 52 miliardi si potrebbe intervenire sulla povertà e, anche, investire in opere pubbliche.
Inoltre, nel 2014, l’ammontare dell’evasione fiscale e contributiva è stato di 112 miliardi di euro. Ce ne sarebbe a iosa per nuovi interventi pubblici.I problemi si potrebbero affrontare facendo pagare le tasse a chi le deve pagare. Si chiama equità, quella responsabile. Troppo difficile? (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Prepensionamenti: Non convincono

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 settembre 2016

pensionati“L’APE inventata da Renzi e dal suo Governo è una vera e propria presa in giro nei confronti di milioni di pensionati e pensionandi”, afferma Fabrizio Tomaselli, dell’Esecutivo nazionale USB.“Dopo aver allungato a dismisura i limiti pensionistici, questo Governo, come quelli che lo hanno preceduto, tenta di destrutturare definitivamente la previdenza spostando parte del peso degli ammortizzatori sociali sulle spalle dei lavoratori. Un meccanismo – continua il sindacalista – che viene presentato come una novità utile ai lavoratori, quando invece si rivolge soprattutto alle imprese introducendo l’APE per processi di ristrutturazione con una forte riduzione dei costi aziendali. In pratica si tratta di una modalità di espulsione dalla produzione che trasferisce i costi sul lavoratore”.“Si introduce poi il prestito bancario quale strumento finanziario e l’intervento delle assicurazioni a carico del lavoratore. Tutto ciò – evidenzia il rappresentante USB – non ha nulla a che vedere con la previdenza e si trasformerà in un altro regalo a banche e assicurazioni”.“Anche contro questi provvedimenti, come su tutto il tema della previdenza, si dispiegherà lo sciopero generale del 21 ottobre indetto dall’USB e da altre organizzazioni sindacali. Il 21 settembre si riuniranno nuovamente Cgil, Cisl e Uil con il Governo per la definizione conclusiva del tema della previdenza – conclude Tomaselli – in qualche modo ci faremo sentire anche noi”.

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Futuro della previdenza notarile

Posted by fidest press agency su sabato, 25 giugno 2016

Roberto Dante CogliandroRoma Lunedì 27 giugno presso la sede dell’università Mercatorum (Piazza Mattei 10) si svolgerà la prima conferenza nazionale della previdenza notarile organizzata dall’Ainc associazione italiana dei notai cattolici in collaborazione con la Cassa nazionale del notariato e dell’Università Mercatorum.“La questione assume oggi grande rilievo per la trasformazione che sta vivendo da tempo la nostra professione che ci vede sempre più nella veste di professionisti al servizio dei cittadini e della crescita della società. I mutamenti e le aperture in atto ci coinvolgono direttamente e dobbiamo essere capaci di affrontare le nuove sfide in campo civile, patrimoniale e fiscale che si pongono di fronte a noi e per questo motivo un confronto aperto nella categoria e con i rappresentanti delle istituzioni era urgente e necessario”, spiega Roberto Dante Cogliandro, presidente dell’Ainc associazione dei notai cattolici che aprirà la giornata con il saluto del rettore dell’Università Mercatorum Giovanni Cannata partner dell’iniziativa che sarà caratterizzata da numerosi interventi di rappresentanti istituzionali ed esperti della materia. Tra questi il presidente della Cassa nazionale del notariato Mario Mistretta il presidente della commissione Lavoro e Previdenza al Senato Maurizio Sacconi e del suo omologo alla Camera Cesare Damiano. Interverranno poi i vertici di tutte le associazioni di categorie, dal vicepresidente Ainc Andrea Dello Russo ai rappresentanti Asign, Federnotai, Notaract, Sisn. Sarà l’occasione anche per l’associazione dei notai cattolici di fare il punto a due anni dall’avvio dell’associazione che raccoglie circa quattrocento professionisti in tutta Italia.
Tre le sessioni previste: “Le prospettive del sistema previdenziale privato” che vedrà tra gli altri l’intervento di Francesco Fimmanò direttore scientifico Università Mercatorum; “Come cambia la gestione di un ente previdenziale alla luce del nuovo quadro formativo dell’andamento dei mercati” con Danilo Lombardi direttore generale della Cassa nazionale del notariato e “La previdenza notarile che vorrei con tutte le associazioni di categoria”. (foto: Roberto Dante Cogliandro)

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Indagine sui giovani e previdenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 Mag 2016

basilica san giovanni romaSi è tenuta a Roma la conferenza stampa di presentazione dei risultati del progetto “Sei sicuro?”, un’indagine sul rapporto tra i giovani e i temi previdenziali realizzata dall’istituto di ricerca Eures per l’associazione dei consumatori Adoc, sviluppata all’interno del programma di ricerca “Gli scenari del welfare” promosso dal Forum ANIA-Consumatori.
Il progetto “Sei sicuro?” nasce con l’obiettivo di sensibilizzare i giovani su tematiche indispensabili per scelte complesse che li attendono nei diversi ambiti di vita: prevenzione, gestione dei rischi, previdenza, pianificazione e assicurazione e promuovere, nei giovani che cominciano ad affacciarsi alla vita lavorativa, una maggiore consapevolezza del rischio e una cultura della sua prevenzione e gestione nel percorso di vita, al fine di incentivare comportamenti corretti e consapevoli in grado di tutelare il proprio benessere futuro.Per questo l’Adoc ha promosso una indagine campionaria realizzata da Eures– Ricerche Economiche e Sociali, che ha somministrato un questionario a un campione di circa 500 giovani di età compresa tra i 18 e 35 anni, su tutto il territorio nazionale. Il rapporto di ricerca costituirà un importante strumento di riferimento per la lettura della consapevolezza dei giovani sul tema e le forme previdenziali offerte sul mercato.Da quanto emerge dal rapporto di ricerca l’approccio dei giovani rispetto al futuro è denso di preoccupazioni e incertezze, siano esse economiche che sociali e sanitari. Le principali preoccupazioni sono di tipo salutistico, pensionistico e reddituale: circa 8 su 10 (il 77,1%) si dichiarano infatti “molto o piuttosto preoccupati” per la diminuzione del benessere e per la propria situazione previdenziale e pensionistica (77,3%), e oltre l’84% degli intervistati esprime un elevato livello di preoccupazione per la presenza e/o la qualità del lavoro. L’aspetto reddituale gioca un ruolo chiave: il valore delle entrate mensili degli intervistati è pari a 787 euro, poco meno di 10mila euro l’anno, mentre oltre un terzo dispone di meno di 500 euro al mese. Il basso tenore di reddito pesa molto anche sul fattore risparmio: il campione intervistato riesca a risparmiare solo il 17,3% delle proprie entrate, pari a 136 euro mensili (ovvero oltre 1.600 euro in un anno), anche se solo il 30,8% degli intervistati dichiara di non risparmiare. Chi riesce a mettere da parte qualcosa, seppure in misura minima, lo fa principalmente per garantirsi un futuro migliore (49%) o per far fronte a situazioni di difficoltà (41,2%).Dal punto di vista sanitario il 67,2% del campione ha dichiarato di aver usufruito negli ultimi 3 anni del Sistema Sanitario Nazionale ma l’ampia maggioranza dei giovani ritiene che il sistema previdenziale pubblico andrebbe coadiuvato con altre forme assistenziali (mutue) o assicurative (polizze infortuni o fondi sanitari), al fine di garantire al cittadino ogni prestazione sanitaria richiesta.
Riguardo il lato pensionistico, nonostante la riforma “Fornero” abbia spostato significativamente in avanti la soglia pensionabile (pari attualmente a 66 anni e 7 mesi), e nonostante tale limite sia destinato ad aumentare negli anni per effetto dell’adeguamento alle aspettative di vita, circa un quarto degli intervistati (il 24,3%) ritiene che potrà andare in pensione prima dei 65 anni. La quota prevalente del campione (il 37,8%) ipotizza tuttavia una termine della vita lavorativa in linea con le attuali aspettative pensionistiche, indicando un’età pensionabile compresa tra i 65 e i 70 anni, mentre un significativo 38% proietta ancora oltre la propria età pensionabile, immaginando che lavorerà anche oltre i 70 anni. Passando ad analizzare il cosiddetto “tasso di sostituzione” (ovvero il valore della pensione netta in termini percentuali rispetto all’ultimo stipendio netto) circa la metà del campione “informato” (ossia che conosce le modalità dell’attuale sistema di calcolo pensionistico, pari al 62% degli intervistati) prevede un tasso di sostituzione compreso tra il 50 e il 74%; elevata risulta tuttavia la quota dei “pessimisti” (pari al 37,3%), convinti che la propria pensione coprirà meno del 50% dell’ultimo stipendio percepito. Entrando nel merito del valore della pensione la quota prevalente degli intervistati (37%) ipotizza un importo mensile compreso tra 500 e 800 euro; soltanto per il 19,6% la pensione percepita potrà consentire un adeguato livello di benessere, a fronte dell’80,4% di giovani convinto che il sistema previdenziale sarà in grado di garantire “poco” (42,7%) o “per niente” (37,7%) un adeguato livello di benessere ai futuri pensionati.E’ significativo che oltre 7 giovani su 10 (il 72,6%) ritengono utile avviare un piano di pensione integrativa/complementare (di questi il 25,7% ritiene tale operazione “molto utile” e il 46,9% “abbastanza utile”), anche se ben il 60% dichiara di non sentirsi completamente informato su tale forma di previdenza. Con la conseguenza che solo il 28,3% ha avviato una forma previdenziale integrativa.

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Conferenza stampa di presentazione dei risultati del progetto “Sei sicuro?”

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 Mag 2016

RomaRoma 3 maggio 2016 – ore 11 FNSI – Sala Azzurra Corso Vittorio Emanuele II, 270 conferenza stampa di presentazione dei risultati del progetto “Sei sicuro?”, un’indagine sul rapporto tra i giovani e i temi previdenziali sviluppata all’interno del programma di ricerca “Gli scenari del welfare” promosso dal Forum ANIA-Consumatori. Nel corso della conferenza verrà presentato alla stampa il rapporto di ricerca “Sei sicuro?” sulla consapevolezza e sensibilità dei giovani in materia di risparmio, investimenti e previdenza, elaborato da Eures – Ricerche Economiche e Sociali. Il rapporto costituirà un importante strumento di riferimento per la lettura della consapevolezza dei giovani sul tema e le forme previdenziali offerte sul mercato.
Il progetto nasce con l’obiettivo di sensibilizzare i giovani su tematiche indispensabili per scelte complesse che li attendono nei diversi ambiti di vita: prevenzione, gestione dei rischi, previdenza, pianificazione e assicurazione e promuovere, nei giovani che cominciano ad affacciarsi alla vita lavorativa, una maggiore consapevolezza del rischio e una cultura della sua prevenzione e gestione nel percorso di vita, al fine di incentivare comportamenti corretti e consapevoli in grado di tutelare il proprio benessere futuro.
Per questo l’Adoc ha promosso una indagine campionaria, realizzata da Eures – Ricerche Economiche e Sociali somministrando un questionario ad un campione di 1200 giovani di età compresa tra i 18 e 35 anni, su tutto il territorio nazionale.Programma
Ore 11 – Introduzione progetto “Sei sicuro?” a cura di Adoc
Ore 11.15 – Intervento dei relatori:
· Fabio Piacenti, Presidente Eures – Ricerche Economiche e Sociali
· Giacomo Carbonari, Segretario Generale del Forum Ania-Consumatori
· Roberto Tascini, Presidente Adoc
Ore 12.50 – Chiusura dei lavori

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Contrasti in farmacologia: un Meeting a Torino

Posted by fidest press agency su martedì, 12 Mag 2015

psicofarmaciTorino giovedì 14 maggio a sabato 16 maggio al centro congressi Torino Incontra, in via Nino Costa 8. La partecipazione è aperta a tutti i medici ed è gratuita. Quali saranno la farmacologia e i farmaci del futuro? Una domanda cui cercheranno di dare risposte gli esperti internazionali riuniti a Torino per il meeting dal titolo “Contrasts in Pharmacology 2.0” organizzato dal Dipartimento di Scienze del Farmaco Università del Piemonte Orientale e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. I temi non sono soltanto tecnici, ma anche etici. Per esempio molti degli studi che portano alla registrazione dei farmaci vengono realizzati nel Paesi dell’Est europeo, ma poi pochi i cittadini di quei Paesi hanno accesso ai nuovi farmaci, quando sono approvati e disponibili. Un altro tema di attualità riguarda come i governi, gli enti di previdenza, le assicurazioni o elitre organizzazioni pubbliche o private potranno avere accesso ai “big data”, alle informazioni personali che riguardano ognuno di noi e che sono disponibili su internet, sui social network, tramite gli smartphone. Informazioni che possono rivelare la presenza di malattie, quali farmaci vengono assunti, chi può essere maggiormente a rischio di malattia.
E poi i timori conseguenti alla crisi economica: il nostro sistema sanitario potrà garantirci l’accesso all’innovazione e ai nuovi farmaci? E i nuovi farmaci saranno per tutti? Ci saranno differenze tra i cittadini europei, per esempio tra italiani e tedeschi, oppure tra cittadini dell’europa occidentale e quelli dell’Est europeo? Per non parlare delle difficoltà di accesso ai farmaci per i cittadini dei Paesi più poveri.

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Il governo disconosce la specificità previdenziale del comparto sicurezza-difesa

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 aprile 2012

Nella riunione che si e’ tenuta tra i rappresentanti del ministero dell’economia, in rappresentanza del governo, e le amministrazioni del comparto, il governo Monti ha mostrato grande contrarietà: al principio della specifità del comparto sancito per legge ed alle tutele previdenziali che l’ordinamento ci riconosce. Ricordiamo al governo Monti che un governo tecnico deve anche attenersi alle leggi dello stato preesistenti ad esso o a limite cassarle (avendone il peso politico) ma senza eluderle, ed esortiamo le maggioranze che sostengono il governo a prendere una posizione netta in merito. Al governo Monti ed al ministro Fornero – che non ha ancora mantenuto l’impegno di incontrare le oo.ss. e le rappresentanze del comparto, ribadiamo inoltre, che gli operatori del comparto sicurezza e difesa, rappresentati da un fronte sindacale unito e compatto, alzeranno la voce, intensificando la protesta, finchè non saranno tenute in considerazione le legittime aspettative del personale tutto. (il Cocer della guardia di finanza)

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Inpdap: l’Inps cancella l’assistenza fiscale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 marzo 2012

“L’INPS si ripete – esordisce Luigi Romagnoli, dell’Esecutivo nazionale USB Pubblico Impiego -dopo aver cancellato lo scorso anno il servizio di consulenza fiscale e ritiro del Modello 730 per dipendenti e pensionati delle gestioni previdenziali INPS, ora l’ente guidato da Antonio Mastrapasqua cancella lo stesso servizio nel soppresso INPDAP. Anche i dipendenti e i pensionati dell’INPDAP – prosegue Romagnoli – dovranno dunque rivolgersi a CAF e consulenti del lavoro per la presentazione del modello reddituale, finendo per pagare un servizio in precedenza gratuito. E’ questo il Super Inps che ha in mente Mastrapasqua?”.“A questo punto è chiaro che la scelta è strategica – sottolinea l’esponente dell’USB – e non dovuta alla mancanza di personale da adibire a tale servizio. L’INPS di Mastrapasqua ha una vocazione ad esternalizzare i servizi con ricadute negative sui cittadini utenti”. Conclude Romagnoli: “Abbiamo chiesto il ripristino del servizio di assistenza fiscale all’INPS e il mantenimento di tale servizio negli uffici dell’INPDAP. Siamo pronti a coinvolgere i cittadini utenti in una diffusa mobilitazione a difesa dei servizi erogati dagli enti di previdenza”.

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I pediatri e la manovra Monti

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 gennaio 2012

La FIMP, il Sindacato italiano dei pediatri di libera scelta, prende posizione nei confronti delle manovre che autorizzano – nel Decreto Legge 6 dicembre 2011 n. 201 “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità ed il consolidamento dei conti pubblici” – il sospetto di un attacco mirato all’Enpam. Attraverso una circolare interna, firmata dal suo presidente Giuseppe Mele, la FIMP si è associata ad altre categorie sindacali per condividere obiettivi, strategie e azioni comuni di difesa dell’autonomia delle casse previdenziali dei liberi professionisti.“Ciò significa”, ha puntualizzato nella circolare il presidente Mele, “che il sindacato dei pediatri concorderà internamente nei prossimi giorni una serie di azioni basate sui seguenti punti: diniego di una gestione pubblica dei risparmi previdenziali dei medici; difesa dell’autonomia delle casse che offrono migliori rendimenti dei contributi e la corretta tutela del patto fra le generazioni; rifiuta a rappresentare un ulteriore aggravio per l’erario attraverso l’Inps.” La Fimp riunirà la propria Segreteria Nazionale (19 Gennaio) e il Consiglio nazionale in convocazione straordinaria (21 Gennaio) per concordare una linea sindacale in un quadro comune ed unitario con altre sigle sindacali. Il presidente FIMP ha comunque auspicato “che alcune prime risposte al nostro disagio possano arrivare dal prossimo incontro del 18 gennaio con il Ministro della Salute, Renato Balduzzi, appuntamento scaturito proprio da una lettera inviata da una Intersindacale che ha visto allo stesso tavolo medici dipendenti e convenzionati, uniti a salvaguardia del SSN e della dignità e dei diritti degli operatori medici del SSN stesso”.

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Pensioni? No, rendite

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

Il Quarto Stato

Image by gashale via Flickr

Lettera aperta al Ministro del lavoro e delle Politiche sociali Elsa Fornero.Il dibattito in questi giorni sul tema controverso delle pensioni e il suo allacciamento all’età lavorativa rappresenta un tourbillon degno di ben altre fatiche, ma pur necessita una riflessione di merito che non va disattesa. La pensione, come si sa, è una forma di remunerazione post lavorativa che in Italia è di natura pubblica e che è erogata da Enti statali, casse di ordini professionali e private, se parliamo, in quest’ultimo caso, della previdenza complementare. Ma se vogliamo dare un altro nome e un diverso modo di considerare i contributi versati dai lavoratori per una vecchiaia senza eccessivi problemi esistenziali, allora ho trovato conveniente riesumare la parola “rendita” e assegnarle un ruolo specifico. Sono partito dall’idea che chi imbocca la strada del lavoro ha due necessità: una diretta e l’altra riflessa. La prima gli consente di vivere in rapporto alla retribuzione percepita e, la seconda, di assicurarsi un futuro nel momento in cui lascia il lavoro. In quest’ultimo caso si cerca di estrapolare da ciò che si guadagna un margine di risparmio da utilizzare per gli imprevisti (una grave malattia, un periodo di disoccupazione, ecc.) La soluzione che propongo, a questo punto, tende a contemperare le aspettative di chi lavora e ha una famiglia da sostenere, consentendogli una salvaguardia minima all’inizio ma in progressione, in corso d’opera. Sul piano pratico potrebbe configurarsi questo scenario: una trattenuta mensile che permetterebbe al lavoratore dopo i primi 10 anni di percepire una rendita pari al 20% della media retributiva riscossa in detto periodo. Le successive cadenze decennali consentirebbbero di cumulare la rendita sino a portarla, in 40 anni di lavoro, all’80% della media contributiva. A questo punto non vi sarebbero limiti d’età da rispettare e si lavora a discrezione dell’interessato. Nello stesso tempo si permette la possibilità di aggiornamenti professionali (sia con corsi serali sia sulla falsariga dell’anno sabbatico dei docenti) per migliorare il proprio profilo professionale in azienda o per scegliere un lavoro meno usurante. I vantaggi di questa scelta sono indubbi. Se ad esempio si resta disoccupati dopo 20 anni di lavoro si può sempre contare su una rendita minima pari al 40% dell’ultima retribuzione e lo Stato potrebbe sopperirvi in misura minore rispetto all’attuale sistema della cassa integrazione. L’argomento, come si può evidenziare è esposto per sommi capi ma esiste a monte uno studio particolareggiato in proposito che tende a rispondere alle varie eventuali perplessità e dubbi sull’efficacia del sistema proposto ed è anche aperto a possibili varianti e correttivi in corso d’opera. In questo modo, gentile ministro, non le toccherà più disquisire sull’età pensionabile e sulle percentuali da assegnare secondo il metodo contributi e non e all’eventuale rilancio della previdenza complementare, che non sembra trovare il gradimento dei lavoratori, concretizzando il tutto in una forma di premio assicurativo ottenibile attraverso una rendita decennale di certo più gradita se non altro per la minore durata della sua scadenza e per la certezza di coprire in questo modo eventuali imprevisti e se riscossa subito trasformarsi in un automatico incremento retributivo. E non finisce qui. In seguito illustrerò il progetto che riguarda quelle che ho chiamato le “Cittadelle del sapere”. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

 

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Previdenza alias “uovo di Colombo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2011

Pausa pranzo

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Scrive Wikipedia: “L’uovo di Colombo è un aneddoto popolare diffuso come modo di dire in diverse lingue per designare una soluzione insospettatamente semplice a un problema apparentemente impossibile”. E’ questa l’impressione che si trae pensando al progetto messo a punto, già da tempo, dai centri studi della Fidest e che per la sua “semplicità” applicativa, ha fatto storcere il naso ai cosiddetti “esperti” e ha persino spinto gli addetti ai lavori, sindacati compresi, a guardare con sospetto la soluzione prospettata come per dire: “dov’è il trucco?”. La verità è che il tutto si impernia sul classico detto: “chi lascia la via vecchia per la nuova sa quel che lascia ma non sa quel che trova” e che gli antichi si risolvevano con un “hic sunt leones” indicando il timore d’affrontare terreni inesplorati. Ma la realtà, a mio avviso, più prosaica. Il sistema proposto lascia pochi margini a coloro che sono soliti mestare nel torbido per ricavarvi illeciti guadagni. Pensiamo, innanzitutto, a questo mostro creato in Italia dall’acronimo Inps. Al suo posto si suggerisce un sistema più snello in chiave “assicurativa” che permetterebbe, a chi imbocca la strada del lavoro, di dotarsi di una polizza previdenziale che gli permetterebbe di godere di una “rendita” frutto di contributi decennali calcolati sulla media retributiva percepita in tale periodo, diciamo al 20%. Ciò significa che in 30 anni lavorativi si può avere una rendita pari al 60% della propria retribuzione. In questo modo si evitano i limiti di età sia all’inizio sia alla fine del ciclo lavorativo e nello stesso tempo non si mette in ginocchio il lavoratore anziano licenziato e non più in grado di trovare un altro impiego in quanto, nella peggiore delle ipotesi, può sempre contare su una rendita ragionevole. Ma vi è anche una spiegazione più profonda. Questo sistema, tra le altre cose, permette di risolvere due importanti aspetti. Il primo è che consente anche a chi svolge un lavoro in nero di aderire alla formula assicurativa e, secondariamente, favorisce un turnover non solo generazionale ma anche “interno” per adattare il lavoratore allo svolgimento di impieghi diversi in ambito professionale: per esempio un poliziotto addetto alle volanti può desiderare al raggiungimento di una certa età di passare ad altre prestazioni meno usuranti nell’ambito della stessa amministrazione. Vi è poi l’indubbio vantaggio che già dopo i primi dieci anni si gode di una rendita che, in pratica, si somma alla retribuzione percepita nel continuare il proprio lavoro. E non finisce tutto qui, ovviamente. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Donne e riforma della previdenza. Lo studio di genere

Posted by fidest press agency su martedì, 13 dicembre 2011

Occhio al governo Monti...

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Roma 14 Dicembre 2011 alle ore 12 nell’ambito di un seminario di studio sul mercato del lavoro femminile organizzato dall’Ufficio Nazionale della Consigliera di parità, all’Hotel RADISSON BLU Via Filippo Turati 42 si terra’ la presentazione del primo studio ”Donne e riforma della previdenza”.La situazione italiana : numeri, statistiche, prospettive. A cura di Servidori-Coccia-Mundo-Orrù Fotografando, nel saggio, l’universo delle pensioni “al femminile” il lavoro fornisce una rappresentazione nitida dei problemi da affrontare nel nostro Paese. Per la prima volta il metodo auspicato e indicato dalla Commissione europea, di monitoraggio e studio dei dati disaggregati per genere maschio-femmina per grandi voci di politiche del welfare, è stato realizzato grazie all’impegno dell’Ufficio della Consigliera Nazionale di Parità, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, del servizio attuariale di Inps. Impegno che ha ratificato una forte alleanza delle persone che in questi ambiti e funzioni hanno il compito di studiare i processi e fornire importanti contributi statistici alle istituzioni. Nel lavoro si approfondisce l’analisi per genere dei dati provenienti dal Casellario centrale dei pensionati, archivio amministrativo gestito dall’Inps, in cui sono raccolte le informazioni sulle prestazioni pensionistiche erogate da tutti gli enti previdenziali italiani, pubblici e privati; si analizzano dettagliatamente le norme che sono applicate in materia di prestazioni, compreso uno spaccato approfondito dei dati riferiti al gap pensionistico uomo/donna ed alcune riflessioni sul sistema di protezione sociale per le lavoratrici. Per ultimo si rappresentano le novità introdotte dal Governo Monti in materia. L’obiettivo è quello di illustrare le diversità di genere tra le varie forme previdenziali, evidenziando le peculiarità che contraddistinguono tutt’ora i due sessi sia in termini di prestazioni ricevute che di importi riscossi. Naturalmente il lavoro getta lo sguardo oltre la situazione attuale prefigurando gli scenari di impatto del sistema,con relativa simulata condizione che si viene a determinare. Nel corso della presentazione sara’ distribuito il testo integrale. (Alessandra Servidori)

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Pensioni: E’ possibile cambiare sistema?

Posted by fidest press agency su sabato, 22 ottobre 2011

baby pensionato al lavoro

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Per il Centro studi della Fidest, area previdenziale, la risposta è affermativa. La previdenza può coabitare con un contributo mensile che non sia più indicato sotto la voce “pensioni” bensì in quella di “rendite”. Il vantaggio è indubbio in quanto il tutto andrebbe ancorato ad un progetto “assicurativo” che permetterebbe ogni 10 anni di incassare una somma corrispondente al 20% della media delle retribuzioni percepite nello stesso periodo. In questo modo eviteremmo, tra l’altro, i limiti di età e i disagi derivanti da periodi di disoccupazione, sotto occupazione, ecc. E con l’aggiunta della possibilità che nel corso dell’attività lavorativa si possano individuare, in base all’età, le prestazioni più idonee. L’esempio tipico è dato dal giocatore di calcio. Di solito a 35 anni appende gli scarpini al chiodo ma non per questo diventa automaticamente un pensionato. Si cercherà un altro lavoro. Se, invece, si inserisce un elenco delle professioni e dei mestieri tendenzialmente più adatti alla propria condizione fisica si può intervenire in tempo utile per una rimodulazione del proprio impegno lavorativo. Ed è proprio di questi giorni la protesta dei sindacati di polizia riguardo gli agenti cinquantenni che sono stati chiamati ad interventi in servizi d’ordine pubblico e posti a confronto di giovanissimi manifestanti. Per loro potrebbe essere disponibile, con carattere di opzione volontaria, una serie di lavori “sedentari” (in attività amministrative o di supporto in altri compiti d’istituto). Sul fronte assistenziale il rapporto andrebbe modificato passando dall’assistenza universale alla “prevenzione universale” modificando la filiera che porta i pazienti dal medico di base ad altre forme terapeutiche. Il tutto non solo non comporterebbe costi aggiuntivi per l’erario ma faciliterebbe il risparmio, razionalizzandolo, della spesa pubbica. A questo punto è appena il caso di soggiungere che questa proposta (ovviamente molto dettagliata nella sua versione originale) ha trovato consensi tra i tecnici ma diffidenze tra i politici poiché si ridurrebbero le loro interferenze essendo il metodo proposto in grado di facilitare i controlli incrociati e permettere di seguire il decorso assistenziale in automatico attraverso un chip del paziente che viene aggiornato in tempo reale dal medico di base e tanto da consentire, ad esempio, che non si ripetano i controlli medici, l’uso inappropriato di farmaci e le analisi durante i ricoveri, e consentire l’utilizzo del proprio sangue nel caso di un intervento chirurgico progranmnato anzitempo. Ora ci chiediamo perché gli addetti ai lavori non ne parlano? Perché insistono sull’esistente? (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Assicurazioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 luglio 2011

L’Assemblea annuale dell’Ania ha messo in evidenza tutte le lacune e le necessità del Paese, nonché il clima di incertezza generale. Cosa che Adiconsum, unitamente alla Cisl, sta denunciando da anni, visto il forte impatto negativo che tutto ciò ha sulle famiglie.
• Welfare e Previdenza Per Adiconsum – prosegue Giordano – il problema della copertura della previdenza pubblica e della non autosufficienza deve essere superato attraverso lo sviluppo di quella privata e complementare a condizione di comportamenti corretti, informazione completa, coinvolgimento dei cittadini e costi sostenibili. Il nuovo sistema di welfare non può essere un aggiustamento del passato, ma deve tenere conto della mutualità, della sussidiarietà e del necessario rapporto di sostenibilità. Rapporto che si può sviluppare attraverso un profondo e corretto rapporto con le parti sociali di cui Adiconsum è parte fondamentale.
• Assicurazione sanitaria Secondo Adiconsum, è necessario il suo sviluppo, anche riprendendo le specifiche esperienze positive degli accordi bilaterali imprese-sindacati che hanno sviluppato in molti comparti una tutela maggiore e migliore di quella pubblica.
• RC auto Adiconsum chiede di essere convocata al Tavolo per la revisione del bonus-malus proposta dal presidente Giannini dell’Isvap.
• Danni catastrofali I recenti fenomeni alluvionali e l’incompiuta ricostruzione de L’Aquila spostano con urgenza l’attenzione al problema dei danni catastrofali. L’attuale sistema di intervento a pioggia – dichiara Giordano – si è dimostrato inefficace ed ingiusto. È necessaria una nuova coscienza civica che consenta la sussidiarietà e complementarietà delle coperture assicurative private con quelle pubbliche. Interventi da tempo sollecitati da Adiconsum ed attualmente oggetto di un approfondito studio da parte di EBIC, l’Ente bilaterale costituito tra Adiconsum-Intermediari assicurativi.

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Enpaf: consuntivo 2010

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 giugno 2011

Il 2010 si è chiuso per l’Enpaf con un avanzo in crescita del 3,2% rispetto al 2009. E’ uno dei dati provenienti dal bilancio consuntivo che il consiglio nazionale dell’ente di previdenza dovrebbe approvare nella riunione in programma oggi a Roma. Il risultato di esercizio, che in cifre fa 130,9 milioni di euro, contribuisce tra le altre cose a rafforzare la riserva legale dell’Enpaf, che al 1° gennaio 2011 diventa 9,06 volte la spesa pensionistica 2010 (la soglia minima richiesta dal ministero del Lavoro dopo la Finanziaria 2007 è di cinque volte). «Il dato» sottolinea una nota dell’ente «conferma le valutazioni del bilancio tecnico triennale che prevede un costante consolidamento della gestione nel medio-lungo periodo senza mai presentare disavanzi». Dal consuntivo 2010, inoltre, arriva anche una fotografia aggiornata del patrimonio mobiliare dell’Ente: non si registrano titoli strutturati (cioè titoli che incorporano all’interno strumenti di debito) e per la parte obbligazionaria il portafoglio è prevalentemente investito in titoli di stato italiani, tedeschi,francesi e di altri enti sovranazionali. Per quanto concerne infine il patrimonio immobiliare, gestito in via diretta, rispetto al 2009 si registra un ulteriore miglioramento della redditività con un rendimento netto pari al 3,48%. Anche il bilancio 2010, una volta approvato, sarà pubblicato sul sito dell’Enpaf assieme alle relazioni degli organi di controllo.

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“Previdenza non Provvidenza”

Posted by fidest press agency su domenica, 22 Mag 2011

Italy - Abano Terme

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Abano Terme 22 – 24 maggio 2011 Centro Congressi dell’Hotel Alexande. “Previdenza non Provvidenza”: è lo slogan del 48° Congresso della FEDER.S.P.EV. (Federazione Sanitari Pensionati e Vedove) che si terrà  ad Abano Terme. La relazione del presidente Eumenio Miscetti è incentrata sulla storia della Federspev che quest’anno compie 50 anni, preceduta dal Saluto delle Autorità. Per l’occasione saranno presenti autorevoli rappresentanti del mondo sanitario, politico e istituzionale. E’ quanto i medici, farmacisti e veterinari pensionati, che affluiranno nel centro termale da tutte le province italiane in rappresentanza degli oltre 20.000 iscritti alla Federazione, ribadiscono con forza sottolineando l’inadeguatezza dell’assegno previdenziale rispetto ai (lauti) contributi a valore reale versati nel corso della vita lavorativa. Sul tappeto congressuale i problemi (insoluti) di sempre: recupero del potere d’acquisto delle pensioni, ormai dimezzato, l’assurda decurtazione delle pensioni di reversibilità, l’adeguamento Istat al 100% della rendita previdenziale per ogni fascia d’importo.

Lunedì 23 alle ore 17, Alberto Lalli, direttore del Centro Studi termali Pietro D’Abano e Michele Poerio, primario otorinolaringoiatra, membro del Consiglio Superiore di Sanità, nonché segretario nazionale della Federspev terranno la Conferenza scientifica sui molteplici aspetti de “Il Termalismo oggi”, quale veicolo di salute e benessere.
Lunedì 23 alle 11.00 Eumenio Miscetti, Marco Perelli Ercolini e Michele Poerio, rispettivamente presidente, vice presidente e segretario nazionale della Federspev incontreranno la Stampa.
Le spinose problematiche dei pensionati saranno altresì oggetto di riflessione e confronto nella Tavola Rotonda “Previdenza non assistenza”in programma martedì 24 maggio dalle ore 9 alle 11.30. Introduce il dibattito Eumenio Miscetti, presidente nazionale della Federspev. Relatori: Marco Perelli Ercolini, vice presidente vicario nazionale della Federspev, Stefano Biasioli, segretario generale della ConfedirMit-P.A. (Confederazione dei Sindacati dei Dirigenti, Funzionari, Quadri e Professionisti della Pubblica Amministrazione), Carlo Sizia past president della Cimo-A.S.M.D. (Associazione sindacale medici dirigenti) e direttore della rivista “Medico ospedaliero e del Territorio”, Oriana Venturi, responsabile nazionale CIL (Confederazione Intercategoriale Lavoratori) Pensionati. Modera Franco Abruzzo, giornalista, esperto in materia previdenziale. http://www.federspev.it

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Forum 2011 in previdenza

Posted by fidest press agency su martedì, 5 aprile 2011

Roma 7 aprile 2011 – ore 9.45 Teatro Capranica di Roma, piazza Capranica Welfare in Previdenza & Economia L’adeguatezza delle prestazioni, tra economia e previdenza. Partecipano al dibattito l’On.le Giancarlo Giorgetti, il Sen. Pasquale Giuliano, l’On.le Antonino Lo Presti, il dott. Antonio Mastrapasqua, il Cons. Francesco Verbaro e il Sen. Prof. Carlo Vizzini.
L’autonomia delle Casse e la capacità giuridica di riformarsi: diritti acquisiti e diritti quesiti. Partecipano al dibattito il dott. Andrea Camporese, il dott. Michele De Luca, il dott. Edoardo Gambacciani, il Prof. Avv. Massimo Luciani, il Prof. Avv. Angelo Pandolfo.
Interviene il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sen. Maurizio Sacconi, in apertura ai lavori.

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Sciopero del pubblico impiego

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 giugno 2010

E’ stato proclamato il 14 giugno da RdB-USB P.I. e Confederazione Cobas. “Contro una manovra che penalizza fortemente il lavoro dipendente ed in particolar modo il lavoro pubblico, impedendo di fatto la produzione dei servizi pubblici rivolti alla cittadinanza”, ha spiegato Giuliano Greggi, dell’Esecutivo Nazionale RdB-USB Pubblico Impiego.  “Il blocco del turn-over nel settore – ha aggiunto Greggi – considerando che l’età media dei lavoratori è di 50 anni con punte anche maggiori nei Ministeri, dopo un ventennio di blocco delle assunzioni ed unito ai licenziamenti del 50% dei precari della P.A. ed ai tagli agli Enti locali, di fatto mette in forse il funzionamento della previdenza, dell’istruzione, della sanità, della giustizia”. Greggi ha ripercorso la lunga lista dei sacrifici imposti al lavoro dipendente sin dagli anni Novanta (in allegato), e fatti digerire ai lavoratori dai sindacati concertativi, ricordando come i benefici promessi in cambio non si siano mai realizzati e come il debito pubblico, che nel 1992 (anno della manovra da 80.000 miliardi del Governo Amato) ammontava al 107,7 % del Pil, ha oggi raggiunto il 118,2%. In riferimento ai dati forniti dall’ARAN sulle retribuzioni dei lavoratori pubblici, in cui l’agenzia rende noto un aumento del 39,7% fra il 2000 e il 2010, Paola Palmieri, dell’Esecutivo Nazionale RdB-USB P.I. ha evidenziato come nel calcolo dell’ARAN siano incluse le fasce dirigenziali della P.A., le cui dinamiche retributive non sono certo quelle del personale dei livelli, nonché il personale non contrattualizzato (Forze armate, Polizia, Carabinieri, Magistrati, Diplomatici, Docenti Universitari, i cui aumenti sono determinati per legge a prescindere dai Dpef), generando così un risultato da “pollo di Trilussa”. In merito poi al calcolo degli aumenti nel settore privato, non è chiaro quali siano le retribuzioni prese a riferimento dall’ARAN (calcolate in base alle cosiddette “retribuzioni convenzionali”?), visto che le dinamiche contrattuali nel settore vengono decise dalle associazioni datoriali.  La dirigente RdB-USB ha inoltre sottolineato che nel periodo preso in esame la differenza fra inflazione programmata (14,3%) e inflazione effettiva (20,9%) dia un saldo negativo del 6,3%, col risultato di una consistente perdita del potere d’acquisto dei lavoratori, ricordando poi i gravissimi ritardi con cui i contratti sono stati rinnovati (esempio: la Ricerca, atteso per 54 mesi). Palmieri ha inoltre sottolineato che dei circa 25 miliardi della manovra ben circa 16,8 provengano dai sacrifici che si vogliono imporre ai lavoratori pubblici: 7 miliardi dal blocco dei contratti e della contrattazione integrativa; 1,3 mld dal blocco degli scatti di anzianità nella Scuola; 8,5 mld, calcolati per difetto, dall’aumento dell’età pensionabile delle donne. “Ma le lavoratrici non staranno a guardare: daremo battaglia in tutte le sedi nazionali e internazionali”, ha concluso Palmieri. “La RdB-USB, negli anni unica voce fuori dal coro, non chiede dunque di mitigare i sacrifici. Dice: basta, i lavoratori sono stati fin troppo sacrificati; ora paghi chi non ha mai pagato. Continueremo a lottare in difesa dello Stato Sociale e della civiltà del lavoro”, ha concluso per l’Esecutivo Nazionale RdB-USB P.I. Nazareno Festuccia.

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