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Un anno di AI: evidenze e previsioni secondo la ricerca IBM

Posted by fidest press agency su domenica, 23 dicembre 2018

Da oltre settant’anni, IBM Research inventa, esplora e immagina il futuro. Siamo stati pionieri nel campo dell’intelligenza artificiale (AI) sin dagli albori. Eravamo lì quando fu lanciata nella famosa conferenza di Dartmouth nel 1956. Solo tre anni dopo, un ricercatore IBM pioniere informatico, Arthur Samuel, coniò il termine “machine learning” ovvero apprendimento delle macchine. E da allora, il nostro sguardo si è sempre spinto verso il futuro del settore e su come metterlo in pratica. In questi giorni è stata pubblicata una retrospettiva del 2018 che offre un’anteprima sul futuro dell’AI. Ecco alcuni dei progressi di quest’anno in tre aree chiave – nuovi metodi, scalabilità e affidabilità dell’AI – e, visto che ci concentriamo sul futuro, anche alcune previsioni su ciò che verrà.
Un’AI che comprende realmente ciò che dici: IBM Research ha presentato nuovi metodi di Machine Listening Comprehension per argomentare e dibattere su determinati contenuti.
Se ne hai visto uno, li hai visti tutti: gli attuali metodi di AI richiedono spesso migliaia o milioni di immagini classificate per addestrare con precisione un modello di riconoscimento visivo.
La precisione a 8 bit accelera l’addestramento: i modelli di “deep learning” sono estremamente potenti, ma il loro addestramento richiede tipicamente considerevoli risorse computazionali.
Il nuovo approccio alla rete neurale BlockDrop, è un nuovo modo per accelerare le capacità di inferenza in reti neurali a molti livelli. Usando BlockDrop, si ottiene un miglioramento delle capacità inferenziali del 20%, che raggiunge il 36% per alcuni tipi di input, mantenendo la stessa accuratezza su benchmark di riferimento come la scelta della categoria top-1 nel dataset ImageNet. I ricercatori IBM hanno sviluppato un nuovo metodo per ridurre i tempi di disegno di un’architettura di una rete neurale. Il metodo definisce un modello architetturale basato su un pattern di base chiamato “neuro-cells” che viene evoluto e migliorato per passaggi successivi.
Vi è poi la battaglia per bandire i pregiudizi: poiché i sistemi di intelligenza artificiale sono sempre più utilizzati come supporto alle decisioni, è imperativo che essi siano equi e imparziali. Tuttavia, eliminare i pregiudizi è difficile, dal momento che i dati utilizzati per addestrare i sistemi di AI spesso contengono bias e correlazioni intrinseche a livello sociale e istituzionale, elementi che i metodi di apprendimento statistico catturano e riassumono. IBM Research ha delineato un nuovo approccio per ridurre la quantità di bias; secondo questo questo approccio i dati dell’addestramento vengono trasformati in modo da ridurre al minimo la presenza di pregiudizi, in modo tale che qualsiasi algoritmo di intelligenza artificiale che successivamente imparerà da esso perpetui la minore iniquità possibile. Le reti neurali organizzate su molti livelli sono per molti aspetti “scatole nere”; anche quando una rete arriva a una decisione corretta, è spesso difficile capire perché sia stata presa quella decisione. I moderni modelli di machine learning possono raggiungere un’accuratezza di previsione senza precedenti, ma sono anche sorprendentemente vulnerabili a essere ingannati da input dannosi progettati con cura e chiamati “esempi malevoli”. I modelli causali emergono sempre più rispetto a quelli basati su correlazioni: mentre l’intuizione umana è parte integrante delle nostre azioni e dei nostri giudizi quotidiani, lo stesso non si può dire per una macchina. La maggior parte dei nostri metodi di AI oggi sono basati fondamentalmente sulla scoperta di correlazioni e mancano di causalità tra fenomeni. I progressi dell’intelligenza artificiale sono stati rallentati in gran parte perché le persone non si fidano di ciò che percepiscono come un’indecifrabile scatola nera. Quest’anno, un certo numero di organizzazioni ha risposto a questi timori istituendo comitati consultivi sull’etica, applicando l’intelligenza artificiale per il bene sociale e introducendo strumenti e funzionalità che danno alle organizzazioni fiducia nella loro capacità di comprendere e gestire i sistemi di intelligenza artificiale. Nel 2019, inizieremo a vedere il frutto di queste prime iniziative, mentre esse diventeranno centrali nel modo in cui le aziende costruiscono, addestrano e implementano le tecnologie AI. Si prevede che venga prestata particolare attenzione al trasferimento dei progressi della ricerca in questo spazio in prodotti e piattaforme reali, con un accento sulla promozione della diversità e dell’inclusione nei team tecnici, per fare in modo che molte voci e prospettive orientino il progresso tecnologico.
Il quantum computing potrebbe accelerare la scalabilità dell’AI: nel 2019 assisteremo a un’accelerazione dell’interesse sia nella ricerca sia nella sperimentazione di sistemi di quantum computing e di come questi potranno giocare, almeno in parte, un ruolo durante la fase di training e esecuzione di modelli di intelligenza artificiale. Un elemento fondamentale degli algoritmi quantistici è nella loro capacità di sfruttare uno spazio rappresentativo e di ricerca esponenzialmente ampio, grazie alle proprietà quantistiche di entanglement e interferenze. Con l’aumentare della complessità dei problemi di intelligenza artificiale, il quantum computing, al quale migliaia di organizzazioni hanno già accesso tramite i servizi di quantum computing nel cloud di IBM, potrebbe cambiare il modo in cui modelliamo i problemi risolti con metodi di AI. (Giacomo Lev Mannheimer Senior Account Executive – in abstrac)

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Le previsioni tecnologiche di Dimension Data per il 2019

Posted by fidest press agency su sabato, 10 novembre 2018

Dimension Data, integratore tecnologico e fornitore di servizi gestiti a livello globale, da 8 miliardi di dollari, presenta il proprio report relativo ai Tech Trends 2019 realizzato insieme al proprio team di esperti tecnologici. Il report identifica le principali tendenze di mercato che definiranno il futuro del panorama tecnologico aziendale nel 2019 negli ambiti della customer experience, della cybersecurity, del digital business, delle infrastrutture e degli ambienti lavorativi digitali. Nel report, il Group CTO, Ettienne Reinecke sostiene che, finalmente, il 2019 vedrà la digital transformation diventare realtà e prevede un’ondata di cambiamenti nel settore a fronte dei risultati dei progetti a lungo termine intrapresi dalle aziende più innovative. I progetti di trasformazione spesso citati ma raramente realizzati inizieranno a prendere vita grazie alla maturità raggiunta dalle tecnologie rivoluzionarie come l’AI, machine il learning e l’automazione dei processi robotizzati. Commentando il report, Ettienne Reinecke afferma che, “Sino a oggi, il nostro mercato ha parlato solo teoricamente di tecnologie innovative, senza però offrire un quadro chiaro di come queste potenti innovazioni verranno utilizzate. Basti pensare agli analytics, al machine learning, all’intelligenza artificiale, la blockchain, e i containers, per citarne alcune.
Il report, Tech Trends 2019, è stato realizzato dagli esperti tecnologici di Dimension Data e identifica quattro tendenze che ridefiniranno il panorama tecnologico aziendale nel 2019:
• L’automazione dei processi robotizzati rimodelleranno la customer experience: la crescita esponenziale dell’automazione nei processi robotizzati – come il machine learning, l’AI e le reti neurali euristiche – offriranno alle aziende la capacità di combinare differenti scenari, aumentare la comprensione e prendere decisioni predittive in tempo reale sulla base delle necessità e del comportamento dei propri clienti.
• Le organizzazioni si focalizzeranno su piattaforme cloud di cybersecurity: le consuete violazioni della sicurezza informatica di alto profilo nel 2018 porteranno i fornitori di servizi di sicurezza basati su cloud a guadagnare in popolarità nel 2019. I sistemi di sicurezza basati su cloud vengono realizzati con API aperte, che consentono l’integrazione più facile e rapida di nuove tecnologie all’interno della piattaforma. Ciò consentirà ai clienti di tenere il passo con il panorama delle minacce in rapida evoluzione.
• Le infrastrutture end-to-end diventeranno programmabili: le aziende inizieranno a sottoscrivere abbonamenti a molteplici piattaforme cloud e ad aumentare l’utilizzo di Software-as-a-Service (SaaS). La programmabilità end-to-end consentirà alle organizzazioni di adattarsi velocemente ai mutevoli scenari di business e a chiedere di più dalle proprie applicazioni e dati.
• Le applicazioni diventeranno più intelligenti e personalizzate: nel prossimo anno, vedremo applicazioni che raccolgono input dagli utenti e apporteranno modifiche alle proprie funzionalità per migliorare l’esperienza dell’utente. L’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico svolgeranno un ruolo significativo nell’aiutare i dipendenti a lavorare in modo più produttivo.
• Il valore dei dati diventerà il fulcro del valore: nei prossimi mesi, l’attenzione si sposterà sempre più sul valore reale dei dati, guidando una ricerca rinnovata per incorporare la telemetria, raccogliere e arricchire i dati. Saranno proprio i dati a costituire il cuore della vera trasformazione digitale e diventeranno la fonte di nuovi flussi di reddito che supereranno i flussi di fatturato tradizionali. Ciò porterà a una modifica delle architetture informative, per le quali i dati arricchiti guideranno gli investimenti IT.

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Previsioni per il 2018 relative all’America latina

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 febbraio 2018

by Ilan Furman, Gestore di portafoglio, Azioni dei mercati emergenti globali. Il 2018 sarà un anno ricco di eventi per l’America latina. La regione dovrà affrontare un fitto calendario di appuntamenti politici, tra cui le elezioni legislative in Messico, previste per luglio, e quelle presidenziali in Brasile, in programma per ottobre.
Nel 2017 il Brasile, la maggiore economia della regione, ha registrato una crescita del PIL dopo due anni consecutivi di recessione. Inoltre, le dinamiche economiche positive, compresi i bassi tassi d’interesse e l’inflazione contenuta, dovrebbero proseguire nei prossimi 12 mesi.L’Argentina, che nel 2017 ha evidenziato un’espansione dopo la contrazione del PIL nel 2016, dovrebbe continuare a beneficiare dell’impatto positivo del cambiamento politico. Il paese gode inoltre di un forte interesse da parte degli investitori, che favorisce l’afflusso di capitali a sostegno della crescita e degli investimenti.In Messico, frattanto, l’economia continua a espandersi a un tasso medio, supportata da una crescita del settore dei consumi persistentemente superiore a quella del PIL complessivo.La regione andina cresce ancora a tassi inferiori a quelli ottimali, in un contesto in cui prosegue l’adeguamento al ribasso dei prezzi delle principali materie prime prodotte in quest’area. Quanto al Cile, è probabile che la recente vittoria elettorale di Sebastián Pinera imprima slancio alla fiducia degli investitori e alle aspettative di espansione.Nel 2018 il Brasile dovrebbe continuare a beneficiare della ripresa economica osservata nel 2017, dopo due anni di recessione. L’agenda politica rimane particolarmente fitta. Il governo del Presidente Michel Temer è riuscito ad attuare una serie di coraggiose riforme, come la proposta di legge relativa al tetto alla spesa pubblica e la riforma del mercato del lavoro, volte a stabilizzare la situazione fiscale del paese. Inoltre, dall’impeachment dell’ex presidente Dilma Rousseff, le aziende a controllo statale stanno apportando miglioramenti alle pratiche di corporate governance e di allocazione del capitale.È probabile che le elezioni in programma per ottobre generino volatilità nel breve periodo. La rosa finale dei candidati non è ancora chiara e sulla classe politica brasiliana pesa una serie di indagini per corruzione che per il momento rende difficile individuare un candidato favorito.
Considerando la forte incertezza politica da un lato e lo scenario economico positivo dall’altro, gli investitori dovrebbero concentrarsi sui driver operativi e sui fondamentali societari. Le prospettive appaiono favorevoli, alla luce di un contesto che combina la crescita del PIL con bassi tassi d’interesse e un’inflazione contenuta; le società brasiliane potranno quindi beneficiare di questo e di altri fattori, quali i minori costi di finanziamento e la ripresa della crescita dei volumi. Questo scenario economico è dunque favorevole per le aziende di diversi settori, compresi i beni di consumo, l’industria, le autostrade a pedaggio e i servizi di pubblica utilità.
L’Argentina continua a beneficiare del clima positivo generato dalla vittoria elettorale di Mauricio Macri e del suo partito Cambiemos nel dicembre 2015. Nel 2001, il paese ha vissuto una delle più gravi crisi economiche della sua storia: la produzione è crollata, l’inflazione è salita e il governo è risultato inadempiente sul debito, provocando la sua estromissione dai mercati obbligazionari mondiali. Nel 2009, la nazione è stata retrocessa da mercato emergente a mercato di frontiera in virtù dei rigidi controlli sui capitali imposti dal governo. Di conseguenza, per molti anni l’accesso ai mercati internazionali, sia obbligazionari che azionari, è stato precluso all’Argentina e al suo settore imprenditoriale.L’elezione di Macri ha segnato un punto di svolta. L’attuale presidente argentino e il suo partito hanno intrapreso un nuovo cammino, puntando a normalizzare l’economia, ridurre gli elevati livelli di inflazione e il deficit fiscale e aprire il paese agli investitori internazionali. L’azione del governo si è concentrata sulla rimozione dei controlli sui capitali e sulla scelta di far fluttuare liberamente il tasso di cambio del peso, sull’aumento delle tariffe dei servizi pubblici per consentire di ridurre i sussidi al settore elettrico e sul raggiungimento di un accordo con gli ex creditori per permettere al paese di accedere nuovamente ai mercati dei capitali internazionali.
Questi cambiamenti significativi hanno determinato una contrazione del PIL nel 2016. L’anno seguente l’economia è tornata a crescere, mentre sul fronte politico il risultato positivo delle elezioni di metà mandato ha rafforzato la posizione di Macri e del suo partito in seno al Congresso. Inoltre, i mercati dei capitali argentini hanno riaperto i battenti. Gli investitori sia azionari che obbligazionari stanno mostrando un forte interesse per le emissioni governative e del settore privato.Nonostante le sfide poste dalla necessità di tenere sotto controllo l’inflazione e il deficit fiscale rimangano significative, le prospettive per il 2018 dovrebbero restare positive. Nel 2016 e nel 2017 l’Argentina è riuscita ad attrarre capitali, consentendo ora al governo e alle società private di investire nell’economia locale. Lo slancio del mercato azionario dovrebbe proseguire nel 2018, alla luce dell’elevata probabilità che il paese possa rientrare nell’Indice MSCI Emerging Markets entro il 2019, dopo esserne stata esclusa nel 2009. Inoltre, nell’ultimo periodo vi sono state numerose introduzioni in borsa e operazioni già avviate (follow-on) di successo, fra cui quelle dei settori finanziario e cementizio, che stanno ampliando l’universo investibile argentino. Poiché il successo dipende dal programma di riforme di Macri, è importante monitorare sia la popolarità del presidente argentino sia gli obiettivi di medio periodo del suo governo.
Il principale fattore negativo che grava sulla performance della valuta e delle azioni messicane fin dalla vittoria di Donald Trump alle presidenziali del novembre 2016 è costituito dai negoziati sul NAFTA in corso con gli Stati Uniti e il Canada. Inoltre, a luglio si terranno nuove elezioni presidenziali in Messico: sebbene sia troppo presto per indicare un vincitore, esiste un rischio sostanziale che possa essere il candidato della sinistra, Lopez Obrador, ad aggiudicarsi il mandato. Una sua vittoria susciterebbe probabilmente una reazione sfavorevole nei mercati. Tuttavia, è importante sottolineare che il Messico mostra da diversi anni un’indipendenza della banca centrale e una politica fiscale prudente.
La valuta messicana ha registrato oscillazioni significative sia nel periodo precedente all’elezione di Trump che in quello successivo al voto. Considerando che il settore societario del paese è caratterizzato dalla presenza di società con posizioni di mercato dominanti e bilanci robusti, tale volatilità offre agli investitori con un orizzonte di lungo periodo l’opportunità di investire in aziende solide a livelli di valutazione ragionevoli.Inoltre, nonostante alcune dichiarazioni allarmiste, è improbabile che gli stretti legami commerciali fra Stati Uniti e Messico si indeboliscano in misura significativa. Dall’introduzione del NAFTA nel 1994, il livello di integrazione transfrontaliera è aumentato notevolmente. Consideriamo per esempio il settore dell’auto: negli ultimi 20 anni la quota delle importazioni statunitensi provenienti dal Messico è raddoppiata. In generale, molte di queste importazioni sono costituite da componenti intermedi usati per la fabbricazione di prodotti “Made in USA”. Numerose società statunitensi hanno rapporti di lunga data con i produttori messicani, e negli ultimi anni settori come l’aviazione e le automobili hanno effettuato investimenti significativi per rafforzare la propria capacità produttiva in Messico.L’economia nazionale cresce a un tasso ragionevole e i conti pubblici messicani sono solidi. Tuttavia, considerando che il 33% del PIL deriva dalle esportazioni e che, di queste, l’81% è destinato agli Stati Uniti, occorre una maggiore chiarezza sul fronte del NAFTA per ridurre la forte volatilità del peso e valutare correttamente gli investimenti in società direttamente esposte agli scambi con gli Stati Uniti. Di conseguenza, in termini di opportunità d’investimento, continuiamo a concentrarci su società esposte all’economia nazionale, come i supermercati, i minimarket e i ristoranti, che beneficiano della buona tenuta dei consumi messicani. Abbiamo inoltre una prospettiva positiva sul comparto bancario, date le solide tendenze in termini di qualità degli attivi e la modesta penetrazione finanziaria.I principali mercati della regione latino-americana ispirano un tema duplice: da un lato, gli eventi politici possono generare volatilità nel breve periodo, dall’altro i volani economici appaiono solidi e i trend di crescita dovrebbero perdurare. In tale contesto, sarà importante guardare non soltanto alle tendenze settoriali ma anche alle società ben gestite ed esposte ai solidi trend nazionali. Queste aziende appaiono ottimamente posizionate per superare l’incertezza politica di breve periodo che porterà il 2018. La gestione attiva, in particolare la selezione dei titoli, svolgerà un ruolo cruciale per poter beneficiare con successo di questo duplice tema.

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Consumatori su saldi: previsioni Confcommercio trascurano l’effetto sconto

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 gennaio 2018

saldiSecondo la Confcommercio, è in aumento la percentuale di italiani che acquisteranno durante i saldi invernali 2018: 61,4% contro i 58,5% dell’anno scorso.”Vedremo se le intenzioni di acquisto si tradurranno in acquisti veri. Lo speriamo, ma il rischio è che la decisione dei commercianti di abbassare la percentuale di sconto, iniziata dopo la leggera ripresa dei consumi, potrebbe deludere i consumatori, rivelandosi controproducente. Insomma, in questa previsione si trascura l’effetto promozionale dello sconto, quello effettivo, non quello pubblicizzato nelle vetrine, spesso gonfiato” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Come attestato in modo incontrovertibile dai dati Istat, dopo il record degli sconti registrati nel gennaio 2015, pari al 23,4% per la voce Abbigliamento e calzature, è iniziata una riduzione dei ribassi, arrivando lo scorso inverno a -21,7%. Se verrà mantenuto questo trend, quest’anno ci sarà un abbassamento dei prezzi del 21,3 per cento” prosegue Dona.”I commercianti fanno ancora in tempo a cambiare idea, smentendo le nostre previsioni e aumentando gli sconti, visto che nella gran parte delle regioni i saldi iniziano domani” prosegue Dona.Secondo la studio dell’Unione Nazionale Consumatori, infatti, che ha analizzato le rilevazioni dell’Istat, stimando il trend di quest’anno, Abbigliamento e Calzature registreranno uno sconto del 21,3%, gli Indumenti del 23,7%, il solo Abbigliamento del 21,3%. Ribassi ancora inferiori per le Calzature, i cui prezzi scendono del 21%, e per gli Accessori (guanti, cravatte, cinture…), -12,7%, in attenuazione rispetto al precedente -13,1%.”I dati Istat ci confermano che gli sconti solitamente pubblicizzati in vetrina, 70% e 50%, sono gonfiati e ben lontani da quelli effettivi. Ma il consumatore ora è molto più attento rispetto a qualche anno fa: guarda al prezzo effettivo da pagare e alla reale convenienza, va qualche giorno prima a controllare a quanto ammonta il prezzo pieno. Insomma, non si fa più incantare da ribassi improbabili ” conclude Dona.

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9 aziende italiane su 10 pensano che nel 2018 cresceranno

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 dicembre 2017

porta nuova milanoMilano. Interoute, l’operatore proprietario di una piattaforma di servizi cloud globale, rivela buone prospettive per i prossimi 12 mesi, dato che il 94 percento delle aziende italiane si aspetta di crescere nel 2018 – in particolare, tra queste, il 62 percento rivela obiettivi di crescita importanti e ambiziosi per l’anno alle porte. Nella survey, condotta su più di 800 decisori IT europei di nove diversi paesi, il 58 percento degli intervistati italiani ha inoltre dichiarato che sta investendo in iniziative legate alla digital transformation per far fronte ai cambiamenti di uno scenario altamente competitivo. Al contrario, invece, il 16 percento delle aziende ha dichiarato che la Brexit ha aumentato l’ansia verso progetti IT che richiedano un impegno a lungo termine.
La ricerca ha inoltre fatto luce sul modo in cui le aziende stanno investendo in progetti di infrastrutture tecnologiche che le supportino lungo il percorso di questo cambiamento costante. Alla domanda riguardo il motivo dei propri investimenti in digital transformation, rispettivamente:
Il 51 percento ha risposto di voler innovare per aumentare e orientare nuove fonti di reddito per massimizzare la propria competitività.
Il 41 percento ha dichiarato come obiettivo la modernizzazione delle attività IT aziendali e l’abbattimento dei costi
Il 34 percento ha dichiarato di voler migliorare l’experience dei dipendenti, consentendo una migliore collaborazione come nel caso di mobile e social working
Il 38 percento punta a valorizzare la customer experience
Il 23 percento investirà in un’infrastruttura più globalizzata, che faciliti la fruizione di skill anche dall’esteroLe aziende italiane sono perfettamente consapevoli delle sfide che affrontano per realizzare le proprie ambizioni riguardo il digitale. Il 71% degli intervistati ha sottolineato la difficoltà nell’integrare le tecnologie legacy con le applicazioni compatibili con il cloud, oltre all’incertezza che aleggia intorno al clima politico mondiale (a detta del 35 percento degli intervistati). Al contempo, però, il 51 percento ha dichiarato che uno degli ostacoli principali alle iniziative in ambito digital transformation è rappresentato dalla mancanza di talenti e skill in quest’ambito.Cristina Crucini ha dichiarato “Nessuno conosce con certezza quali saranno i risvolti della Brexit, o come si evolveranno i rapporti tra UK e il resto d’Europa in futuro. La nostra ricerca svela però che le aziende italiane stanno adottando la strategia più adatta per far fronte a questa incertezza, cogliendo l’opportunità per modernizzare la propria infrastruttura tecnologica.“Lo scenario competitivo è in continua evoluzione, e non soltanto a causa della Brexit. Le aziende italiane dimostrano un’ambizione encomiabile con l’impegno a sviluppare progetti che le rendano più agili e pronte ad affrontare ciò che il futuro avrà in serbo per loro. La nostra ricerca dimostra che le aziende italiane sono pronte a prendere il controllo del proprio futuro, affrontando sfide come, ad esempio, la produttività dei dipendenti e l’accesso alle skill. E’ chiara dunque la ragione per la quale molti guardano in modo fiducioso, e non con ansia, al 2018.”

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Previsioni sugli utili nel Regno Unito invariate malgrado il periodo difficile

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 luglio 2017

londraLondra. Gli sviluppi nel Regno Unito, tra l’avvio dei negoziati per la Brexit e le elezioni generali, ci hanno spinto a interessarci nuovamente alla regione nelle ultime settimane. Non abbiamo apportato modifiche alla posizione neutrale sulle azioni e sui tassi britannici, né abbiamo cambiato l’opinione negativa sulla sterlina.Sospettavamo che l’assenza di una maggioranza definita in parlamento avrebbe probabilmente determinato l’allontanamento degli investitori dagli asset rischiosi orientati al mercato interno, in un contesto di accresciuta incertezza alimentata dal ritorno alla politica delle coalizioni. In vista delle elezioni, i nostri fondi gestiti e i desk reddito fisso e azioni globali sono rimasti complessivamente neutrali nei confronti del Regno Unito; all’interno della regione, invece, abbiamo effettuato allocazioni in large cap e società growth maggiormente orientate al mercato internazionale.Ma tentare di prevedere la direzione che avrebbero preso i mercati è sembrato ancora più arduo rispetto a prima delle precedenti elezioni nel Regno Unito; infatti, come nel caso del referendum dell’anno scorso sulla permanenza nell’Unione europea, diversi sondaggi sono rientrati all’interno del margine di errore. Nella fattispecie, la risposta del mercato ha seguito linee prevedibili: deprezzamento della sterlina, solide performance delle azioni, trainate dalle società che generano utili all’estero, e una debolezza sostenuta per le azioni esposte all’economia interna.Per quanto riguarda la Brexit, il nostro scenario di riferimento prevede che un’uscita piuttosto drastica dall’Unione (con la conseguente perdita dell’accesso al mercato unico), determinerebbe una flessione della sterlina e debiliterebbe il mercato dei Gilt. L’incapacità dei Tory di portare a casa una maggioranza alle elezioni ha chiarito ulteriormente alcuni aspetti dei negoziati intorno all’articolo 50, alimentando un intenso dibattito sulla possibilità che un governo di coalizione (con un partito conservatore umiliato) conduca a una Brexit più soft. I meccanismi stessi dell’uscita dall’UE appaiono quindi fondamentali per la previsione delle ripercussioni economiche. Se da un lato non è da escludere che il Regno Unito possa cambiare idea sull’applicazione dell’articolo 50 entro due anni, è altrettanto ipotizzabile che questo periodo non sia sufficiente per giungere a un accordo su tutti gli aspetti pratici della Brexit, con un conseguente scenario caotico con l’acqua alla gola.Nell’eventualità di una “soft Brexit” o di un dietrofront, le possibili ripercussioni sulla crescita sono giudicate positive, tenuto conto dell’atteggiamento meno tollerante verso l’inflazione della Bank of England. Una Brexit con l’acqua alla gola presenta importanti rischi macro, tra cui una minaccia per i consumatori già messi alla prova, con un probabile aumento dei rendimenti dei Gilt, per effetto dei deflussi da parte degli investitori esteri. Il nostro scenario di riferimento contempla una Brexit piuttosto drastica, in cui l’immigrazione resta una tematica chiave e l’accesso al mercato unico non è più possibile o è gravemente limitato.
Tirando le somme, qual è l’impatto di quanto descritto sopra sulle nostre previsioni per il Regno Unito?
Stiamo diventando più prudenti sulle azioni britanniche esposte al mercato nazionale, poiché le attuali difficoltà sono diventate più evidenti in seguito all’esito delle elezioni. Queste società devono fare i conti con l’ulteriore indebolimento della spesa per consumi, sulla scia dell’acuirsi delle incertezze e dell’effetto erosivo dell’inflazione sui redditi reali; senza contare il crollo dei saggi di risparmio, che ha spinto l’equilibrio finanziario delle famiglie in deficit per la prima volta dal 2008. Le grandi società globali potrebbero inoltre risultare vulnerabili alla debolezza dell’economia statunitense, soprattutto quelle con valutazioni elevate. Nel frattempo, è possibile che l’impulso una tantum per le società che generano utili su scala internazionale derivante dall’indebolimento della valuta si sia esaurito.Malgrado queste difficoltà, ci attendiamo una crescita degli utili societari per azione pari al 20% quest’anno, con un successivo ridimensionamento al 7% nel 2018. Queste previsioni sono supportate dal fatto che il sottopeso degli investitori sulle azioni britanniche è in prossimità dei minimi pre-Brexit, le operazioni di fusione e acquisizione in chiave opportunistica evidenziano una ripresa e le valutazioni (a 15 volte gli utili del 2017) appaiono interessanti, specialmente rispetto agli USA. Infine, le azioni britanniche continuano a offrire un soddisfacente rendimento da dividendo del 4,1% (che scende al 3,7% se si escludono le materie prime). In sintesi, al momento gli utili societari sono alquanto sottovalutati.Altrove, gli sviluppi sul panorama dei fondamentali societari high yield in Europa appaiono positivi e dovrebbero restare tali per svariati motivi. Ad esempio, all’orizzonte si prospettano unicamente casi di insolvenza frizionali o idiosincratici, mentre gli importanti deflussi dai fondi pubblici (associati a un eccesso di offerta a marzo e aprile) non sono riusciti a destabilizzare la solidità del mercato nella prima parte dell’anno. Dal punto di vista delle valutazioni, il mercato risulta costoso rispetto al passato, ma d’altronde lo era anche negli anni che hanno preceduto la stretta creditizia (2005-2007); ciò dimostra che l’assenza di catalizzatori negativi può continuare ad attrarre gli investitori, a condizione che gli spread compensino abbondantemente il rischio di credito implicito, il che sembra corrispondere alla situazione attuale. (fonte: Columbia Threadneedle Investments a cura di Maya Bhandari, Gestore di portafoglio Multi-Asset)

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Si possono prevedere gli attacchi terroristici?

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 giugno 2017

terrorismoGiorni fa un team del laboratorio di data science [RIDS Res Institute for Data Science] dell’Università di Pavia coordinato dalla professoressa Silvia Figini ha presentato a Roma presso il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza della Presidenza del Consiglio dei Ministri una ricerca finalizzata all’elaborazione di modelli di rischio basata sull’analisi dei dati in grado di prevedere eventi terroristici.Il lavoro svolto all’interno del laboratorio di data science dell’Università di Pavia, presenta modelli descrittivi e inferenziali per la previsione di attacchi terroristici attraverso un’analisi della serie storica di dati a disposizione opportunamente integrati con dati esterni quantitativi e qualitativi. L’idea è che, partendo da una mappatura storico-geografica degli attentati a livello globale e incrociando queste informazioni con indici specifici e altri attinti dal traffico web e dai social network, si possa arrivare a sviluppare un algoritmo in grado di prevedere dove sarà il prossimo attacco.La metodologia deriva inoltre early warning e key risk indicators capaci di identificare aree di rischio e fornisce previsioni running time con una accuratezza del 90% rispetto all’accadimento di un possibile attacco. L’implementazione dei modelli predittivi e descrittivi potrebbe consentire ai responsabili della sicurezza di pianificare azioni in modo opportuno e ottimale per contenere i danni di un possibile attacco. Lo studio ha portato allo sviluppo di modelli di previsione dinamici innovativi in un contesto di big data analytics per migliorare, sfruttando tutte le tipologie di dati disponibili, l’accuratezza della previsione. I ricercatori hanno fissato come punto di partenza gli attentati dell’11 settembre 2001. Da allora ci sono state più di 83mila azioni in 158 Paesi riconducibili a 1.098 gruppi terroristici differenti che hanno fatto circa 192 mila morti. L’algoritmo consente di tener conto di dati quantitativi, qualitativi, strutturati e non strutturati per ottimizzare la capacità predittiva e può ipotizzare dove sarà il prossimo attacco.
I modelli messi a punto potranno essere ulteriormente migliorati con l’integrazione di dati riservati e possono essere di interesse per i dipartimenti nazionali ed internazionali di intelligence e in generale per la sicurezza e sono pronti per essere integrati nei processi.

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Previsioni economiche di primavera 2017: crescita costante all’orizzonte

Posted by fidest press agency su sabato, 13 Mag 2017

europa-261011-cBruxelles. Previsioni economiche di primavera 2017: crescita costante all’orizzonte. L’economia europea è entrata ormai nel quinto anno di una ripresa che sta ora interessando tutti gli Stati membri dell’UE e che dovrebbe proseguire a un ritmo per lo più regolare quest’anno e l’anno prossimo. Nelle previsioni economiche di primavera pubblicate oggi, la Commissione indica per la zona euro una crescita del PIL dell’1,7% nel 2017 e dell’1,8% nel 2018 (nelle previsioni d’inverno la stima era pari, rispettivamente, all’1,6% e all’1,8%). Per l’UE nel suo complesso, la crescita del PIL dovrebbe rimanere stabile all’1,9% per entrambi gli anni (nelle previsioni d’inverno era pari all’1,8% sia per il 2017 che per il 2018). Valdis Dombrovskis, Vicepresidente responsabile per l’Euro e il dialogo sociale, la stabilità finanziaria, i servizi finanziari e l’Unione dei mercati dei capitali, ha dichiarato: “Le previsioni economiche di oggi indicano che la crescita nell’UE si sta rafforzando e che la disoccupazione continua a diminuire. La situazione è però molto diversa da uno Stato membro all’altro, con risultati migliori nelle economie che hanno attuato riforme strutturali più ambiziose. Per ristabilire l’equilibrio sono necessarie riforme audaci in tutta Europa, che vanno dall’apertura dei mercati dei prodotti e dei servizi alla modernizzazione del mercato del lavoro e dei sistemi di protezione sociale. In un’epoca di cambiamenti demografici e tecnologici, anche le nostre economie devono evolversi, offrendo maggiori opportunità e una migliore qualità di vita per i nostri cittadini.” Pierre Moscovici, Commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, ha dichiarato: “L’Europa sta entrando nel quinto anno consecutivo di crescita, sostenuta da politiche monetarie accomodanti, da una solida fiducia delle imprese e dei consumatori e da un miglioramento del commercio mondiale. Tra le buone notizie, anche il fatto che l’incertezza che ha caratterizzato gli ultimi dodici mesi potrebbe iniziare a cedere, anche se la ripresa della zona euro in termini di posti di lavoro e di investimenti rimane disomogenea. La sfida principale da raccogliere nei mesi e negli anni a venire sarà porre rimedio alle cause di queste disparità.”
L’economia mondiale ha registrato un’accelerazione alla fine dello scorso anno e all’inizio di quest’anno, forte della ripresa simultanea della crescita in molte economie avanzate ed emergenti. La crescita mondiale (UE esclusa) dovrebbe rinvigorirsi attestandosi al 3,7% quest’anno e al 3,9% nel 2018, rispetto al 3,2% nel 2016 (previsioni immutate rispetto alla previsioni d’inverno), grazie all’economia cinese che continua a essere resiliente nel breve periodo e alla ripresa dei prezzi delle materie prime che sostiene altre economie emergenti. Le prospettive per l’economia statunitense sono generalmente invariate rispetto all’inverno. Nel complesso, nel 2017 e nel 2018 le esportazioni nette non dovrebbero incidere sulla crescita del PIL nella zona euro.
L’inflazione ha registrato una crescita significativa negli ultimi mesi, principalmente a causa dell’aumento dei prezzi del petrolio. Tuttavia l’inflazione di fondo, che non tiene conto dei prezzi volatili dei prodotti energetici e dei prodotti alimentari non lavorati, è rimasta relativamente stabile e ben al di sotto della media a lungo termine. Secondo le previsioni, nella zona euro l’inflazione dovrebbe salire dallo 0,2% nel 2016 all’1,6% nel 2017, prima di ritornare all’1,3% nel 2018 con l’attenuarsi dell’effetto dell’aumento dei prezzi del petrolio.I consumi privati, principale motore della crescita negli ultimi anni, nel 2016 hanno toccato il livello più elevato mai raggiunto in 10 anni, ma quest’anno dovrebbero diminuire a causa dell’inflazione che erode parzialmente il potere d’acquisto delle famiglie. Con il previsto rallentamento dell’inflazione nel prossimo anno, i consumi privati dovrebbero nuovamente registrare una lieve ripresa. Si prevede un’espansione abbastanza regolare degli investimenti, che però continuano a risentire delle modeste prospettive di crescita e della necessità di ridurre l’indebitamento in alcuni settori. Una serie di fattori depone a favore di una graduale ripresa: l’aumento dei tassi di utilizzo della capacità, la redditività delle imprese e condizioni di finanziamento allettanti, anche grazie al piano di investimenti per l’Europa.
Disoccupazione sempre in diminuzione. Continua la tendenza al ribasso della disoccupazione che però resta elevata in molti paesi. Nella zona euro dovrebbe scendere al 9,4% nel 2017 e all’8,9% nel 2018, toccando il livello più basso dall’inizio del 2009, grazie all’aumento della domanda interna, alle riforme strutturali e ad altre politiche governative in alcuni paesi che incoraggiano la creazione di numerosi posti di lavoro. La tendenza dell’UE nel suo complesso dovrebbe essere simile: si prevede che la disoccupazione scenda all’8,0% nel 2017 e al 7,7% nel 2018, attestandosi al livello minimo dal 2008. Il rapporto disavanzo pubblico/PIL e il rapporto debito lordo/PIL dovrebbero entrambi ridursi nel 2017 e nel 2018, sia nella zona euro che nell’UE. Il pagamento di interessi più bassi e la moderazione salariale nel settore pubblico dovrebbero garantire che i disavanzi continuino a contrarsi, anche se a un ritmo più lento rispetto agli ultimi anni. Nella zona euro si prevede che il rapporto disavanzo pubblico/PIL passi dall’1,5% del PIL nel 2016 all’1,4% nel 2017 e all’1,3% nel 2018, mentre nell’UE il medesimo rapporto dovrebbe scendere dall’1,7% nel 2016 all’1,6% nel 2017 e all’1,5% nel 2018. Il rapporto debito/PIL della zona euro dovrebbe passare dal 91,3% del PIL nel 2016 al 90,3% nel 2017 e all’89,0% nel 2018, mentre nell’UE nel suo insieme si prevede che il medesimo rapporto scenda dall’85,1% nel 2016 all’84,8% nel 2017 e all’83,6% nel 2018.
Sulle previsioni pesano rischi più equilibrati, ma ancora orientati verso un peggioramento
L’incertezza sulle prospettive economiche rimane elevata. Nel complesso, i rischi sono più equilibrati rispetto alle previsioni d’inverno, ma la probabilità di un peggioramento è sempre presente. I rischi esterni sono legati, ad esempio, alla futura politica economica e commerciale degli Stati Uniti e, più in generale, alle tensioni geopolitiche. L’aggiustamento economico della Cina, lo stato di salute del settore bancario in Europa e i prossimi negoziati con il Regno Unito sull’uscita dall’UE sono anch’essi considerati come possibili rischi di revisione al ribasso delle previsioni.
Le previsioni si basano su una serie di ipotesi tecniche relative ai tassi di cambio, ai tassi di interesse e ai prezzi delle materie prime, aggiornate al 25 aprile 2017. Le ipotesi relative ai tassi di interesse e ai prezzi delle materie prime rispecchiano le aspettative del mercato desunte dai mercati dei derivati al momento di elaborare le previsioni. Per tutti gli altri dati, comprese le ipotesi relative alle politiche governative, le previsioni tengono conto delle informazioni disponibili fino al 25 aprile 2017. A meno che le politiche non siano sufficientemente dettagliate e annunciate in modo credibile, le proiezioni presuppongono che esse restino invariate.

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Previsioni di voto: cinque stelle in calo?

Posted by fidest press agency su domenica, 7 Mag 2017

elezioni“In Italia da qualche mese tutti i sondaggi segnalano che il Movimento 5 stelle è in forte calo, stanno tornando a quel 25% preso nel 2013. Nel centrodestra, invece, dopo la vittoria del referendum costituzionale dello scorso dicembre, si segnala la crescita di Forza Italia che ha superato la Lega ed è la terza forza a livello nazionale”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo ad un incontro pubblico organizzato dal partito azzurro, con amministratori e attivisti, a Mestre (Venezia).“Dobbiamo ripartire da qui, dai numeri positivi che ci indicano la strada da seguire. E a queste amministrative abbiamo una grande occasione: vincere in tutte le realtà chiamate al voto.In futuro, ne sono certo, ci sarà una grande ricomposizione del centrodestra, dobbiamo essere pronti. Certo la strategia dipenderà anche dalla legge elettorale con la quale saremo chiamati a confrontarci. Ma servono i voti, con qualsiasi sistema di voto.Il centrodestra deve essere unito, il vero scontro finale sarà con il Pd che si ricompatterà a sinistra, io penso che i 5 stelle saranno la terza area politica. Noi dobbiamo essere pronti, dobbiamo continuare il dialogo con la Lega, nonostante le difficoltà, e con le tutte le forze politiche all’interno del centrodestra. Dobbiamo essere pronti e ce la possiamo giocare per vincere”.

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Da Moneyfarm: previsioni per il 2017

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 dicembre 2016

borsa-merci-telematica-italianaA cura di Richard Flax, Chief investment Office e Marco Aboav, Head of Asset Allocation di Moneyfarm. Il 2017 si prospetta come un anno molto interessante dal punto di vista non solo economico, ma soprattutto politico con le elezioni in tre importanti Stati europei (Germania, Francia, Olanda), l’insediamento di Trump negli Stati Uniti e il possibile inizio delle negoziazioni sulla Brexit. Da non dimenticare poi la situazione italiana che al momento deve fare i conti con un governo transitorio e una delicata crisi bancaria da risolvere. Ma in che modo questi e altri eventi potranno influenzare i mercati e gli investimenti finanziari? Facciamo il punto sui fattori di maggiore rilievo.
La politica di Trump, principalmente focalizzata sugli investimenti infrastrutturali, sulla ripresa dell’economia interna e sugli sgravi fiscali per le imprese, potrebbe avere effetti positivi sull’economia americana. Gli economisti si aspettano un PIL del 2,2% nel 2017, ma con un debito pubblico pari al 104.7% del PIL non sarà impresa facile. Gli Stati Uniti possono diventare la vera grande locomotiva dell’economia mondiale nel 2017, ma solo attraverso una politica monetaria accomodante (ciò su cui il mercato scommette meno in questo momento) e un’economia basata sul libero scambio, lontana quindi dalle barriere in entrata di cui Trump ha spesso parlato in campagna elettorale.Ci aspettiamo quindi un iniziale rialzo dei tassi e una successiva stabilizzazione a fronte di una crescita prevedibile ma moderata.
L’incertezza politica nei Paesi sviluppati è caratterizzata in particolare dal crescente consenso per i partiti populisti. Un aspetto che nel breve termine può incidere sui mercati portando volatilità e che si lega fondamentalmente a 2 fattori economici: la disoccupazione e le disuguaglianze, aspetti che nessun governo potrà permettersi di ignorare. Se l’Europa riuscirà a uscire dall’impasse politico, nel 2017 potrà offrire ottime opportunità nel 2017 nel comparto azionario.Le banche centrali hanno saputo risolvere i cali di mercato ma hanno esasperato le scelte di investimento favorendo la ricerca di rendimenti elevati, in un contesto di tassi di interesse ancora ai minimi storici. Nel 2017 le banche centrali dovrebbero iniziare a ridurre la loro presenza sul mercato, tuttavia l’assetto geopolitico pone alcuni rischi al ribasso per l’economia globale, lasciando le porte aperte a una politica monetaria ancora espansiva.In questo contesto, le asset class che generano extra yield, come high yield e bond dei Paesi emergenti, possono offrire ancora interessanti ritorni. La Cina non cresce più come prima ma le sue stime di crescita per il 2017 sono comunque del +6,5%.Non ci aspettiamo una svalutazione rilevante dello yuan, driver di Pechino per permettere ad un’economia abituata a steroidi monetari e legata all’accesso al credito facile, di trasformarsi in un’economia maggiormente basata sui consumi, come nelle altre economie avanzate.Questo dovrebbe favorire l’ottimismo sull’azionario dei Paesi emergenti, ancora a buon mercato rispetto ai Paesi sviluppati: il prezzo sugli utili (metrica tipica dell’investitore di lungo termine) si attesta a 11,6 per i Paesi emergenti contro 16,1 dei Paesi sviluppati.La decisione dei Paesi OPEC sul taglio della produzione di petrolio (1,2 milioni di barili al giorno) avrà il suo effetto nella prima parte dell’anno. Difficilmente il petrolio tornerà ai 70/80 dollari al barile in tempi brevi. Nonostante la ripresa della crescita globale e di conseguenza della domanda, i produttori americani sono pronti ad aumentare la produzione ai primi rialzi strutturali. Con il petrolio sui 50/60 dollari al barile ci aspettiamo effetti positivi sulle azioni e le obbligazioni ad alto rendimento, nonché minori sorprese dall’inflazione.Visti i trascorsi del 2016, non escludiamo il presentarsi di diverse sorprese nel 2017. Sono due, a nostro avviso, le più importanti per i mercati.
Una crescita globale oltre le attese potrebbe portare ottimismo nell’azionario e mettere ulteriormente sotto pressione le obbligazioni governative dei Paesi sviluppati. Questo scenario sconta una situazione gestibile dal punto di vista economico con l’inizio della negoziazione sulla Brexit e un’inflazione che potrebbe farsi sentire maggiormente nei Paesi sviluppati.Il presidente cinese è riuscito a concentrare maggiormente i poteri nei primi anni del suo mandato, la principale sfida che dovrà affrontare sarà la gestione dell’elevato debito nell’economia cinese, sempre più basata sui consumi. La possibilità di usare la leva del cambio per rendere questa transizione più gestibile è elevata. Una svalutazione dello yuan del 15/20% rispetto al dollaro è improbabile, dato l’impegno dell’occidente contro la deflazione. Ma se ciò dovesse succedere potrebbe essere difficile immaginare un 2017 roseo per l’azionario, soprattutto per quello emergente.

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Referendum: Brunetta scrive

Posted by fidest press agency su martedì, 6 dicembre 2016

matteo renzi“Io forse ero l’unico ad aver previsto 60 a 40 per il No, l’avevo detto con chiarezza perché avevo girato l’Italia e avevo capito il sentimento degli italiani. Quindi grazie agli italiani che non l’hanno bevuta, che non hanno bevuto le fandonie, gli imbrogli e le menzogne di Renzi, che non si sono fatti comprare, che non si sono fatti condizionare da tutti i giornali, da tutte le televisioni, dall’invasione mediatica di Renzi. Grazie agli italiani, che sono un popolo intelligente”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “Radio Anch’io”, su Radio Uno.“Le borse girano in positivo? Bene. Hanno girato in positivo con la Brexit, hanno girato in positivo con Trump, hanno girato in positivo in tutte le altre occasioni nelle quali si è espressa la democrazia. Solo i commentatori interessati di giornali e televisioni prefiguravano disastri. Disastri non ce ne saranno, non ci sono disastri quando vince la democrazia. Quindi nessun caos. Semmai c’era un pericolo di deriva autoritaria con Renzi, questo io l’ho denunciato sempre. Mille giorni di deriva autoritaria, mille giorni di un signore che è arrivato al potere senza mai vincere le elezioni, con una congiura di palazzo, che ha imbrogliato gli italiani, che ha tentato di comprarsi gli italiani con i bonus, con le marchette, con i 500 euro ai giovani, con gli 80 euro. Insopportabile”.

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Previsioni SACE: export italiano a € 480 miliardi nel 2019

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2016

linea versace1Il Rapporto prevede per l’export italiano una crescita moderata nei prossimi quattro anni, a un tasso medio annuo del 3,7%, fino al raggiungimento nel 2019 del valore di 480 miliardi di euro, e dedica un approfondimento alla meccanica strumentale, il settore di punta e traino del Made in Italy nel mondo per capacità innovativa ed esportativa (pari a circa il 21% dell’export italiano complessivo), che potrà raggiungere entro il 2019 il valore di 100 miliardi di euro (dagli 80 attuali).
Con quest’edizione del Rapporto Export, SACE introduce inoltre la Risk&Export Map, un tool integrato per aiutare le imprese italiane a individuare i Paesi a maggior potenziale non solo per l’export ma anche – novità di quest’anno – per gli investimenti, grazie alle rilevazioni di due indici: l’Export Opportunity Index (EOI) e l’Investment Opportunity Index (IOI).

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Rischio Brexit ed Europa, come prepararsi e come reagire

Posted by fidest press agency su martedì, 24 Mag 2016

londonA poche settimane dal referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione Europea, ancora è difficile fare previsioni sull’esito della consultazione. Quel che appare chiaro è che la campagna elettorale è tutta giocata sull’emotività: gli inglesi voteranno “di pancia” più che “di testa” ed è proprio qui che si annida l’aleatorietà del risultato. Sono personalmente ottimista e confido nel fatto che alla fine prevarrà il desiderio di restare nell’Ue. Ma non escludo l’ipotesi opposta, anche perché non mancano gli osservatori convinti che la Brexit ci sarà: come Lorenzo Codogno, visiting professor della Lse. Ospite qualche settimana fa di un evento organizzato da Pictet, Codogno ha detto di vedere Brexit con una probabilità elevata, e che questo avrebbe impatti negativi sull’economia – tutto sommato gestibili nel medio-lungo periodo – e sui mercati finanziari – tanto più significativi quanto più Brexit può divenire l’evento catalizzatore per problemi fondamentali latenti. Ma il rischio più grande sarebbe quello politico.
In effetti anche per noi il rischio maggiore è un effetto domino che, a partire dal caso inglese, potrebbe scatenare le forze antieuropeiste già diffuse nel Vecchio Continente. Ma crediamo che anche l’impatto sui mercati non sarebbe trascurabile: se l’azionario è meno difeso ma anche meno vulnerabile – perché prezza già una situazione abbastanza realistica – l’obbligazionario è difeso dai meccanismi della BCE, ma questi iniziano a vacillare.
Prendiamo il differenziale tra il nostro BTP decennale e il BUND tedesco. Lo spread ha avuto una mutazione da quando ha abbandonato area 180-200 pb: se prima era un rischio di credito remunerato da quella percentuale, poi è diventato qualcos’altro. Per usare la definizione del presidente della Bce, Mario Draghi, si è trasformato nel cosiddetto “ridenomination risk”, ovvero la probabilità che l’Italia divorzi valutariamente dalla Germania – ipotesi di cui chiaramente lo stesso spread risentirebbe. Ebbene: ipotizziamo ora che a un certo punto le forze centrifughe in Europa si rimettano in moto facendo riemergere i populismi, e che il mercato ci creda almeno un po’ – diciamo che prezzi il 5% la probabilità che l’Italia esca dall’euro. Faccio un conto rozzo: il rischio di svalutazione è più o meno al 30% – almeno finché l’Italia non diventa più competitiva – e noi prezziamo al 5% la probabilità di prendersi questa perdita del 30%: in questo caso lo spread si potrebbe dilatare di 150 pb dai livelli attuali. Una bella botta.
Certo, non è detto che la situazione si sviluppi per forza così, ma se dovessimo dire qual è il worst case scenario dopo Brexit, potremmo supporre uno spread a 250 punti base.
In uno scenario simile, i rimedi della BCE – OMT e QE – dovrebbero funzionare alla perfezione per contenere i danni. Invece ormai la politica monetaria ha effetti decrescenti, se non addirittura perversi. Tanto per cominciare, il QE ha un effetto distorsivo sulle correlazioni tra azionario e obbligazionario, nel senso che spinge il BTP a comportarsi come le asset class più rischiose: così quando le cose vanno bene salgono sia azioni sia bond, ma quando vanno male scende tutto. Questo va ricordato quando si pensa a Brexit: il mio consiglio è di trovare proxy diverse su cui investire e strategie con le quali difendersi.
Ampliando l’orizzonte, l’efficacia delle politiche monetarie volge al capolinea. Le Banche Centrali possono essere reagire ad eventi potenzialmente pericolosi, tipo Brexit, ma non possono di certo avre un ruolo centrale di stimolo alla crescita. Alcune delle ultime manovre, i tassi negativi, hanno effetti collaterali dannosi, come si vede dalla inversione tra la relazione tra tassi di interesse e propensione al consumo. insomma, è ora di superare la stagione delle politiche monetarie e di concentrarsi sulla politica fiscale, che riveste un ruolo crescente: anche solo una politica redistributiva a budget neutral sarebbe espansiva se andasse a colpire un tasso del risparmio che è stato portato verso l’alto in modo anomalo dal complesso di interventi che stiamo vivendo. Sarebbe ora che il dibattito iniziasse.
Fondato a Ginevra nel 1805, il Gruppo Pictet è uno dei principali gestori patrimoniali e del risparmio indipendenti in Europa Il patrimonio gestito ed amministrato ammonta a 480 miliardi di Euro a fine ottobre 2015. Il Gruppo Pictet è controllato e gestito da sette soci e mantiene gli stessi principi di titolarità e successione in essere dalla fondazione.

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Economia vs Mercati, a chi la prima mossa?

Posted by fidest press agency su martedì, 2 febbraio 2016

borsaA cura di Marco Jean Aboav, Macro Portfolio Manager di MoneyFarm. L’inizio del 2016 ci ha dato modo di trattare un argomento riguardo i mercati finanziari che spesso non è del tutto chiaro: chi fa la prima mossa tra l’economia e il mercato? Il dibattito in merito a chi fa la prima mossa si è rivelato un terreno produttivo all’interno del panorama accademico e le conclusioni sono che i dati macroeconomici aiutano a fare previsioni di lungo periodo (ma sono irrilevanti nel breve), i mercati possono continuare ad essere irrazionali per molto più tempo di quanto si creda, la relazione tra finanza ed economia si sta evolvendo poiché gli attori del mercato cercano di evitare il crearsi di opportunità di arbitraggi e le aspettative e l’umore degli investitori nel breve impattano di più rispetto ai dati macro.Cerchiamo di approfondire portando un esempio che ha fatto infuriare gli investitori per un lungo periodo di tempo: durante la crisi del 2008, l’S&P 500 ha perso metà del proprio valore tra la fine del 2007 e l’inizio del 2009, l’economia degli stati Uniti d’America è cresciuta del -3% nel 2008 e del -2.7% nel 2009; i rendimenti, escluse le aziende in perdita, collassarono del 60% nello stesso periodo.
I mercati rimbalzarono nel marzo 2009 grazie al bazooka monetario della FED, muovendosi in anticipo rispetto alla ripresa economica. A primo impatto sembrò che il mercato anticipò l’economia, coi rendimenti che aumentarono tra il 2009 e il 2010. Tuttavia, guardando le vicende dalla prospettiva del mercato del credito, gli indicatori economici già avevano iniziato a mostrare segni di debolezza prima della crisi con il TED spread (la differenza tra il tasso Interbancario a 3 mesi su deposti in Dollari americani ed il rendimento dei titoli di stato a 3 mesi), già elevato nel 2007; un chiaro segno che qualcosa sarebbe successo nell’economia. Solo qualche trimestre più tardi abbiamo scoperto che il driver della crisi è stato il mercato del credito e che dunque, i dati economici avevano anticipato la negatività che si sarebbe presentata sul mercato, sebbene solo una minima parte degli economisti anticiparono la fragile condizione economica che gli Stati Uniti stavano vivendo. Sembra dunque che durante l’intera crisi economica, l’economia e il mercato non avessero un ruolo definito.Questa relazione dinamica è sempre stata caratterizzata sia in fasi rialziste che ribassiste. Quello che conta davvero nel muovere i mercati durante i differenti cicli economici sono le aspettative degli operatori circa le condizioni economiche e gli utili delle società, e come poi queste aspettative si rivelino lontane dai dati reali (con conseguente aumento o diminuzione della propensione al rischio degli investitori).Molte banche d’investimento producono indicatori di “sorpresa” economica e di utili per mostrare quanto queste aspettative si siano rivelate lontane dai dati effettivi, come ad esempio l’indice Economic Surprise di Citigroup, che fornisce un numero negativo quando le aspettative degli economisti sono più alte dei dati macro (ad esempio la crescita del PIL è risultata pari al 2.5% contro delle aspettative del 3.0%), indicando che gli operatori del mercato hanno aspettative eccessive sui fondamentali economici. Nell’agosto 2008 l’indicatore era superiore a 70 punti, indicando come gli economisti iniziassero ad essere più pessimisti sull’economia americana, e, nonostante dati economici già deboli, gli economisti iniziavano ad aspettarsi dati ancora peggiori. Guardando anche alle aspettative sugli utili societari, la comunità degli analisti finanziari nel 20008 era molto ottimista sull’andamento dei profitti delle compagnie dell’indice S&P. I dati mostrano che nella prima metà del 2008, nel 25% dei casi gli utili sottoperformarono le attese con un picco del 38% all’inizio del 2009, il valore più alto da molti anni. Questa combinazione di aspettative più basse rispetto a dati macro e utili suggerisce che gli investitori erano posizionati eccessivamente su asset rischiosi, generando le forti correzioni del 2008 all’impennarsi dell’aversione al rischio.La crisi finanziaria del 2008 e altri momenti di mercati turbolenti ci hanno insegnato l’importanza di misurare le aspettative nelle analisi di mercati e dati macro. I mercati possono essere irrazionali e lontano dai fondamentali per un lungo periodo. Gli operatori di mercato sono fortemente influenzati da economisti e analisti finanziari. Capire le interazioni tra macroeconomia, mercati e aspettative è fondamentale per muoversi nei vari cicli economici. Sfortunatamente, le relazioni sono mutevoli e l’abilità degli investitori sta proprio nel sapersi adattare ai vari contesti.Focalizzarsi sulle ultime dinamiche di mercato ci permette di capire come i mercati abbiano anticipato/ritardato l’economia nell’ultimo anno. L’indice MSCI World per le economie sviluppate a metà del 2015 aveva raggiunto il punto più alto da diversi anni, prima di una forte correzione di più del 15% durata fino all’inizio di quest’anno. La crescita economia globale è più lenta che in passato, ma non ancora negativa. La Cina sta rallentando, ma cresce ancora più di tutte le altre economie sviluppate. Per quanto riguarda le aspettative l’indice di Citigroup di “sorpresa” economica per le economie avanzate è al momento in negativo, segnalando quindi che i dati macro siano peggiori delle aspettative. Sul fronte opposto, le aspettative degli analisti sugli utili mostrano un sentiment sempre più pessimista sui profitti delle società dei paesi sviluppati, il che coincide col fatto che gli utili a livello globale sono circa il 30% più bassi rispetto al picco del 2014.
Sembra che questa volta dinamiche di mercato e dinamiche macro siano in qualche modo poco legate, ma senza una chiara relazione. Da un punto di vista macro, i dati in generale sono stati abbastanza positivi, mentre il sentiment di mercato è fragile. In questo contesto, è importante per gli investitori capire l’effetto di politiche monetarie più accomodanti portate avanti dalla European Central Bank e dalla Bank of Japan, che possono permettere ai mercati di raggiungere un relativo grado di stabilità nel breve e medio termine.

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Imprese: crediti vantati

Posted by fidest press agency su domenica, 22 aprile 2012

Piazza Castello, Mantova, Lombardia, Italia

Piazza Castello, Mantova, Lombardia, Italia (Photo credit: Wikipedia)

Obiettivo dell’intesa è favorire lo smobilizzo dei crediti vantati dalle imprese mantovane nei confronti della PA promuovendo il ricorso agli strumenti di factoring. Grazie all’accordo le aziende fornitrici avranno tempo fino al 31 maggio 2013 per richiedere la certificazione dei loro crediti agli enti locali firmatari del protocollo e potranno accedere al contributo di € 300.000 stanziato dalla Camera di Commercio di Mantova per la copertura parziale degli oneri finanziari applicati da banche e factor. SACE Fct si impegna, inoltre, a garantire alle aziende dell’area di Mantova le migliori condizioni di mercato per un accesso facilitato all’offerta dei suoi servizi. “L’allungamento dei tempi di pagamento della PA è tra i fattori che più incidono sul fabbisogno di liquidità delle imprese, su cui gravano 70 miliardi di euro di crediti non riscossi e tempi di pagamento anche superiori ai 180 giorni – ha spiegato Antonio Romeo, Direttore Commerciale di SACE Fct –. L’accordo firmato oggi rappresenta per noi un altro importante passo a sostegno del sistema economico italiano rafforzando la nostra presenza in Lombardia, regione in cui abbiamo all’attivo altre importanti partnership per lo smobilizzo dei crediti verso la PA”.

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Governo clinico, Regioni: promozione con riserva

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2012

«Permangono ancora elementi che suscitano forti perplessità per l’invasività di parte dell’articolato sull’autonomia e sulle competenze regionali». È il giudizio della commissione Salute sul ddl per il Governo clinico esaminata ieri dai presidenti delle Regioni e anticipata da Il Sole-24 Ore Sanità. In sintesi, un parere che conferma i dubbi dei governi locali sull’impianto del disegno di legge (ormai in procinto di approdare all’aula per l’esame finale) senza però decretare quella bocciatura che lo stesso settimanale aveva annunciato due settimane fa. In ogni caso, il giudizio della commissione Salute è severo: «Le aspettative delle Regioni» si legge nel documento «sarebbero state meglio comprese se il legislatore si fosse indirizzato a riformulare indirizzi e principi per affermare la “qualità tecnica” che, almeno secondo la letteratura, è oggetto specifico e sostanza del cosiddetto governo clinico». In altri termini, nel rispetto della legislazione concorrente Roma avrebbe dovuto limitarsi a dare le coordinate per lasciare ai governatori il compito di dettagliarle. Invece, con questo ddl lo Stato interviene sulla «struttura organizzativa delle aziende sanitarie», da cui una limitazione delle autonomie regionali. A conferma, il parere punta il dito contro alcuni passaggi del provvedimento: l’inserimento obbligatorio del collegio di direzione tra gli organi aziendali, le modalità di nomina dei direttori di struttura complessa (da scegliere in una terna), la sparizione dell’esclusività di rapporto per questi stessi direttori e l’aumento automatico a 67 anni per il pensionamento dei medici. E sempre a proposito di medici, per la Commissione libertà e autonomia professionale dei medici rimangono principi condivisi ma andrebbero comunque ricondotti «alle scelte di programmazione aziendale stabiliti dalla direzione generale e definiti consensualmente negli accordi di budget». Come dire, va bene il governo clinico del Ssn ma per noi conta di più il governo contabile.(fonte doctornews33)

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Previsioni su assunzioni neo-laureati

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2012

La previsione netta sull’occupazione di giovani laureati per il secondo trimestre 2012 ha segno positivo: il 34% delle aziende del comparto privato prevede, infatti, di incrementare il numero di giovani laureati all’interno del proprio organico, al netto dei licenziamenti o dei contratti non più rinnovati nei loro confronti. Rispetto al mese precedente, le intenzioni di assunzione sono aumentate di 10 punti percentuali.
Due sono i fenomeni che intervengono su queste dinamiche.Il primo è di tipo stagionale: come affermano i Rapporti sull’Occupazione Bachelor relativi a questo periodo dell’anno, nel trimestre aprile-giugno si verifica regolarmente il picco massimo della domanda di lavoro per laureati.Il secondo fenomeno è di natura politico-sociale: mentre nel primo trimestre l’annuncio dell’imminente riforma del lavoro aveva fatto procrastinare le assunzioni di giovani laureati (dimostrato dall’indagine dell’Ufficio Studi Bachelor condotta su questo tema lo scorso febbraio) disattendendo quindi le previsioni positive fatte a fine 2011, ora che la riforma del lavoro ha assunto contorni più definiti le aziende effettuano le proprie previsioni con maggiore fiducia. Probabilmente, oltre agli inserimenti stagionali, nel secondo trimestre verranno realizzati anche gli inserimenti che sono stati congelati nel primo.Dalla rilevazione condotta, tuttavia, continuano ad emergere alcune zone d’ombra. È il 35% delle aziende a prevedere riduzioni all’interno del proprio organico: percentuale inferiore rispetto a quella del trimestre precedente, ma comunque ancora elevata. Inoltre, circa il 15% delle aziende intervistate si dichiara ancora indeciso riguardo la possibilità di aumentare il numero di giovani laureati all’interno della propria azienda. Segni di una crisi economica che non è ancora terminata.

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Parafarmacie, previsioni su fascia C sottoposte alla corte Ue

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2012

Ora la procedura pregiudiziale sui farmaci di fascia C è ufficialmente partita. Così il Coordinamento nazionale parafarmacie commenta la notificazione della domanda di rinvio alla Corte d i giustizia europea da parte del Tar della Lombardia per richiedere un parere sulla normativa italiana. Al tribunale lombardo, infatti, avevano fatto ricorso, a novembre, alcuni titolari di parafarmacia denunciando come «l’impossibilità, a tutt’oggi, di vendere i medicinali di fascia C costituisca una discriminazione grave a nostro danno». Ora, continuano le parafarmacie, «la massima autorità giudiziaria dell’Unione europea dovrà pronunciarsi, nei dovuti termini processuali, sulla norma italiana» e «a decorrere da oggi le parti in causa possono presentare entro il termine perentorio di 60 giorni una memoria contenente le proprie osservazioni scritte a sostegno delle questioni sollevate». L’auspicio è «che la normativa italiana in materia venga adeguatamente rivista prima che la Corte intervenga a censurare l’evidente quanto ingiusta discriminazione a nostro danno».(fonte farmacista33)

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Crisi Grecia: previsioni bookie

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 febbraio 2012

Grecia

Grecia (Photo credit: joluka)

Il default della Grecia è sempre più vicino: nessun accordo è stato raggiunto dai partiti sulle nuove misure di austerità chieste dalla Troika – Commissione europea, Bce, e Fondo monetario – per sbloccare i nuovi aiuti. Anche se i colloqui tra governo e partiti riprenderanno oggi, anche i bookie sono pronti a scomemttere sul prossimo addio all’euro: sulla lavagna di Stan James, riferisce Agipronews, la Grecia è il primo Paese candidato ad abbandonare l’Euro (a 1,29), seguito dall’Italia (a 6,00), dalla Germania e dal Portogallo (entrambi offerti a 11,00). Vale 15 volte la scommessa l’uscita della Spagna, il Paese che vanta il maggior numero di disoccupati in tutt’Europa, e quella dell’Irlanda.

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In libreria: Walter Ferreri

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 gennaio 2012

“La verità sul 2012”, La Zisa, Pagine: 112, euro 8,90 (ISBN: 978-88-95709-55-0) Dalla lettura di questo libro ognuno di noi potrà rendersi perfettamente conto “come il 2012 sia un anno come gli altri e che la sua elezione a “anno del giudizio” non sia nient’altro che un’invenzione di alcuni autori, scaturita da una loro interpretazione acritica del calendario Maya, al quale si è voluto attribuire un significato che non trova riscontro tra gli studiosi di questo popolo. Il motivo che li ha indotti a fare queste previsioni è essenzialmente di tipo economico […]: un libro che tratta di future catastrofe di eventi spettacolari o eccezionali ha molto facilmente più successo di uno […] che si limiti a raccontare la realtà dei fatti”. “La storia è permeata da “profeti” e “veggenti” che hanno previsto innumerevoli volte la fine del mondo. Spesso questi comportamenti sono stati dettati da una interpretazione letterale di scritti antichi, ai quali si attribuiscono grande autorità o addirittura infallibilità. Anche nel caso dei Maya, […] la tendenza è stata quella di sopravvalutare molto le loro possibilità di previsione, […] I Maya avevano una notevole conoscenza del cielo, ma […] La loro scienza non gli permetteva di fare previsioni precise su molti avvenimenti astronomici futuri”. (dalle Conclusioni dell’Autore) Walter Ferreri, astronomo, svolge la sua attività professionale presso l’Osservatorio Astronomico di Torino. È autore di una ventina di libri e fondatore, nel 1977, della rivista di astronomia “Orione”, della cui versione attuale – “Nuovo Orione” – ricopre la carica di direttore scientifico. Per le sue scoperte e ricerche nel campo degli asteroidi l’Unione Astronomica Internazionale ha conferito il nome “Ferreri” all’asteroide 3308 EP. http://www.lazisa.it/ferreri.html

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