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Posts Tagged ‘previsioni’

“Previsioni inflazionate”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 ottobre 2021

A cura di Jeffrey Cleveland, Chief economist di Payden & Rygel. Come economisti, siamo costantemente spinti a fare previsioni. Tuttavia, siamo d’accordo con l’assunto: “È difficile fare previsioni, specialmente sul futuro”. Questa affermazione si rivela particolarmente vera se pensiamo all’insolita incertezza economica e alla volatilità generata dal Covid-19. Allora cosa deve fare un investitore, dubbioso sul futuro incerto? L’approccio migliore è quello di concentrarsi meno sulle previsioni e più sull’eliminazione dei preconcetti. Una migliore comprensione di ciò che fa girare il mondo potrebbe aiutare gli investitori ad evitare errori di gestione di un portafoglio finanziario.In primo luogo, gli investitori spesso interpretano gli aumenti dei prezzi come segnali sicuri di inflazione. Tuttavia, mentre gli aumenti dei prezzi possono essere sintomi di inflazione, non tutti gli aumenti dei prezzi lo sono. Può sembrare banale, ma è un concetto essenziale.Per esempio, l’improvvisa variazione della domanda di prenotazioni delle vacanze ha fatto aumentare le tariffe aeree e i prezzi degli alloggi in hotel. Ma l’aumento dei prezzi rappresenta un cambiamento improvviso nel comportamento dei consumatori di fronte a un’offerta limitata (c’è solo un numero limitato di camere d’albergo). D’altro canto, invece, l’inflazione è un fenomeno in cui tutti i prezzi aumentano mentre il potere d’acquisto del denaro diminuisce.Come capire la differenza? Un modo è guardare ai driver degli indici dei prezzi al consumo. Negli Stati Uniti, per esempio, solo una manciata di categorie ha contribuito alla maggior parte dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo (CPI) nel 2021. Un esempio simile si è verificato in Europa nel 2021, quando i prezzi del settore dei beni di consumo hanno guidato l’inflazione, a causa di colli di bottiglia della produzione di fronte alla domanda dei consumatori e al recupero delle spedizioni. D’altra parte, invece, la crescita dei prezzi dei servizi è rimasta stabile. In secondo luogo, gli investitori si preoccupano della recente e rapida crescita degli aggregati monetari. E giustamente. I bilanci delle banche centrali sono cresciuti enormemente negli ultimi due anni. Non vogliamo giustificare a tutti i costi le banche centrali, ma invitiamo a non saltare a conclusioni affrettate basate sui loro bilanci, poiché la storia mostra come assumano uno scarso valore predittivo rispetto all’inflazione dei prezzi al consumo, dal momento che quella delle banche centrali rappresenta solo una fetta dell’offerta complessiva di denaro e di credito. A questo si ricollega un timore: come possono gli Stati Uniti sostenere un altro programma di spesa multimiliardario sulla scia del pacchetto da 4.000 miliardi di dollari varato alla fine del 2020? Il diavolo, come sempre, è nei dettagli. La cifra di 3,5 trilioni di dollari di cui si parla a Washington D.C. sarà estesa su dieci anni e finanziata, almeno in parte, dalle tasse, oltre che da nuovi prestiti. Terzo punto sono i timori sull'”inflazione salariale”. Elemento su cui siamo scettici. In primo luogo, in qualità di lavoratori dipendenti come lo sono io, ci opponiamo all’espressione “inflazione salariale”. L’aumento dei compensi commisurato alla crescita della produttività non dovrebbe essere temuto, bensì accolto con favore. I manuali di economia che propagandano una stretta correlazione tra aumento dei salari e dei prezzi al consumo sembrano ormai superati. Negli ultimi tre decenni, il legame tra i due fattori si è indebolito. Una più rapida crescita dei salari, che mettiamo in conto con la ripresa dell’economia, è perfettamente coerente con una bassa e stabile inflazione dei prezzi al consumo.In conclusione, sappiamo che gli investitori nutrono il desiderio irrefrenabile di interrogare gli economisti su “dove sarà l’inflazione” tra uno, tre, cinque e persino dieci anni. Ma la verità è che nessuno può saperlo e che spesso la cosa migliore che possiamo fare è, molto più umilmente, impegnarci a dissipare i preconcetti. Non è molto, ma può aiutare gli investitori a evitare mosse di portafoglio che li portino fuori strada.

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Dynabook: le previsioni per l’ed-tech del futuro

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 ottobre 2021

La pandemia ha influenzato ogni aspetto dell’educazione, dalla scuola primaria fino all’università. Nonostante molti Paesi abbiano visto gli studenti tornare in classe dopo periodi di chiusura, l’ultimo anno di lezioni online ha messo in luce la necessità di sviluppare un’adeguata ed-tech che possa essere utilizzata efficacemente sia a scuola sia a casa. Secondo la ricerca realizzata da Dynabook, quest’anno quasi due terzi dei responsabili IT nell’istruzione aumenteranno i propri budget IT.Nonostante molti istituti scolastici, a causa delle chiusure nazionali, siano passati alla didattica a distanza, studenti e insegnanti sono stati in grado di continuare a studiare e insegnare con l’aiuto di soluzioni digitali. Questo ha naturalmente avuto un impatto sull’IT e sulle relative priorità. La ricerca Dynabook ha rivelato infatti che le soluzioni basate su cloud (53%), supporto e assistenza IT da remoto così come le infrastrutture di cybersecurity (49%) sono le principali priorità per gli amministratori IT in ambito education. Inoltre, la sicurezza ha registrato il maggior incremento, con l’84% dei decisori IT che la considerano più importante rispetto a prima della pandemia da COVID-19, mentre il 75% delle organizzazioni ha indicato le piattaforme cloud come priorità principale.Se un quinto delle aziende considera la sicurezza come il requisito irrinunciabile per l’acquisto di nuovi computer portatili, gli istituti scolastici sono invece alla ricerca di dispositivi che possano rispondere pienamente a un’esperienza di apprendimento o insegnamento ottimizzata, che si tratti di potenza, archiviazione e memoria elevate o di un design robusto per resistere agli urti e ai danni che potrebbero accadere durante la routine scolastica.

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5 previsioni per il futuro dei media statunitensi

Posted by fidest press agency su sabato, 25 settembre 2021

A cura di Nathan Meyer, Analista degli investimenti azionari di Capital Group. I cambiamenti strutturali nel consumo di contenuti mediatici stanno rivoluzionando i modelli di business dei colossi dei media tradizionali, con i consumatori sempre meno propensi a utilizzare le connessioni via cavo e più orientati invece ai servizi di video streaming e a forme interattive di intrattenimento. Il conseguente cambiamento delle abitudini di visualizzazione, soprattutto tra i giovani, potrebbe alterare profondamente le prospettive d’investimento per le società mediatiche negli anni a venire. È possibile distinguere cinque importanti temi che, molto probabilmente, svolgeranno un ruolo determinante nell’evoluzione dei media e dell’intrattenimento nel prossimo decennio: 1. I videogiochi supereranno la pay TV come il principale mercato dell’intrattenimento domestico.A seguito dei lockdown dovuti alla pandemia dello scorso anno, il settore dei videogame ha riscosso un successo mai visto prima d’ora. I creatori di console Microsoft (Xbox), Sony (PlayStation) e Nintendo (Switch), nonché gli sviluppatori di giochi come Activision, Electronic Arts e Take-Two Interactive, hanno registrato un enorme incremento di coinvolgimento e fatturato, mentre i consumatori costretti a restare a casa hanno fatto ricorso ai videogame come forma di divertimento interattivo e in un certo senso anche di evasione. 2. Il numero di abbonati ai pacchetti pay TV negli Stati Uniti scenderà drasticamente. L’aspettativa è che quasi tutte le visualizzazioni a scopo di intrattenimento si sposteranno dalla tradizionale TV a pagamento verso lo streaming on-demand. La NBCU, ad esempio, sta già trasmettendo la Premier League e le Olimpiadi sul servizio di streaming Peacock. Nel frattempo, il rinnovo del pacchetto sportivo fuori mercato per il football americano “NFL Sunday Ticket” nel 2022 potrebbe mettere fine alle forme di trasmissione così come le conosciamo. Con le partite disponibili su ESPN+, Amazon Prime Video o YouTube TV, sempre più spettatori finiranno per abbandonare i canali tradizionali. 3. Il video streaming diventerà la forma privilegiata di consumo di film e TV. È sempre più evidente, infatti, che questi servizi rappresentano il sostituto per eccellenza dei tradizionali pacchetti di pay TV. Man mano che i consumatori acquisteranno dimestichezza con queste forme di visualizzazione, a beneficiarne saranno soprattutto i giganti dello streaming come Netflix, Disney+ e Amazon Video. Netflix, ad esempio, ha stanziato entro il 2030 un budget per i contenuti compreso tra 25 e 30 miliardi di dollari, che consentirà potenzialmente alla società di lanciare ogni settimana quattro serie o film da 100 milioni di dollari. Con queste ingenti disponibilità finanziarie, è altamente probabile che Netflix pubblicherà contenuti apprezzati dalle famiglie americane, facendo salire il numero degli abbonati a circa 90 milioni. 4. L’audience del football americano professionale potrebbe attraversare un declino strutturale.. Il calo dell’interesse è invece proseguito fra i giovani, che seguono una più ampia gamma di sport e sono più restii a praticare il football al liceo. 5. Con la diffusione dei veicoli autonomi, il consumo di contenuti mediatici potrebbe aumentare di un’ora al giorno.L’adozione degli smartphone è ormai matura nel mondo sviluppato, dove il consumo quotidiano di contenuti multimediali è prossimo alle 10-11 ore a persona. Le auto senza conducente potrebbero assicurare un forte impulso alla crescita negli anni a venire. Inoltre, i circa 30 minuti per tratta del tragitto medio casa-lavoro negli Stati Uniti potrebbe aggiungere un’altra ora al consumo di media.Con circa 2 milioni di unità vendute nel 2020, oggi le vetture senza conducente non rappresentano una quota sostanziale del mercato, ma si prevede una crescita esponenziale. Secondo varie stime del settore, il calo dei prezzi e l’impegno dei governi a promuovere i veicoli elettrici potrebbe far lievitare a 58 milioni il numero di guidatori che entro il 2030 avranno scelto soluzioni driverless. Il risultato: molti più occhi liberi per guardare film in streaming, podcast e servizi musicali nel prossimo decennio.

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Previsioni vendemmiali 2021 dell’Unione Italiana Vini

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

“Il leggero calo produttivo del 9%, pari a 44,5 milioni di ettolitri, si tramuterà in una migliore qualità di vino che fa ben sperare per la ripresa economica post pandemia. Esprimo la mia vicinanza al settore vitivinicolo che ha saputo fronteggiare la chiusura del canale Ho.re.ca e proiettarsi già oltre, portando quasi a conclusione un percorso per la valorizzazione delle produzioni sostenibili avviato con il mio emendamento al decreto Rilancio”. Lo ha dichiarato il deputato Filippo Gallinella (M5S), presidente della commissione Agricoltura, intervenuto oggi alla conferenza stampa di presentazione delle previsioni vendemmiali 2021 dell’Unione Italiana Vini.“Il calo della produzione – prosegue -, che in alcune regioni si registra in maniera rilevante come nel caso di Toscana (-25%), Umbria (-18%) e Marche (-13%), è dovuto alle sempre più mutevoli condizioni climatiche. Ciò impone un attento monitoraggio da parte dei vignaioli e degli enologi, con particolare attenzione alla custodia e alla sostenibilità ambientale, elementi ormai necessari anche per un adeguato riconoscimento da parte dei consumatori. Accanto alla promozione della sostenibilità del vino, ritengo che sia opportuno cogliere l’occasione che ci fornisce la nuova Politica Agricola Comune (PAC) per la realizzazione di un fondo di mutualizzazione nazionale”. “Dinanzi al ripetersi di eccezionali eventi calamitosi, infatti – conclude Gallinella – dobbiamo mettere in campo strumenti di tutela delle produzioni e del reddito degli imprenditori agricoli, coprendo ciò che le assicurazioni oggi non riescono a garantire e raggiungendo quei territori, specie al Sud Italia, tuttora scettici verso queste soluzioni”.

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Previsioni economiche di estate 2021: Le riaperture stimolano la ripresa

Posted by fidest press agency su sabato, 10 luglio 2021

Si prevede una ripresa dell’economia europea più rapida di quanto atteso in precedenza, poiché l’attività nel primo trimestre dell’anno ha superato le aspettative e il miglioramento della situazione sanitaria ha determinato un allentamento più rapido delle restrizioni per il controllo della pandemia nel secondo trimestre. Secondo le previsioni economiche intermedie di estate 2021, l’economia dell’UE e della zona euro dovrebbe crescere del 4,8 % quest’anno e del 4,5 % nel 2022. Rispetto alle previsioni di primavera precedenti, il tasso di crescita per il 2021 è significativamente più elevato nell’UE (+ 0,6 punti percentuali) e nella zona euro (+ 0,5 % punti percentuali), mentre per il 2022 è leggermente più elevato in entrambe le aree (+ 0,1 punti percentuali). Si prevede che il PIL reale tornerà al livello precedente alla crisi nell’ultimo trimestre del 2021 sia nell’UE che nella zona euro. Per la zona euro, si tratta di un trimestre prima di quanto indicato nelle previsioni di primavera.La crescita dovrebbe rafforzarsi a causa di diversi fattori. In primo luogo, l’attività nel primo trimestre dell’anno ha superato le aspettative. In secondo luogo, un’efficace strategia di contenimento del virus e il progresso delle vaccinazioni hanno portato a un calo del numero di nuove infezioni e ricoveri ospedalieri, che a sua volta ha consentito agli Stati membri dell’UE di riaprire le loro economie nel trimestre successivo. Questa riapertura ha avvantaggiato in particolare le imprese del settore dei servizi. I risultati dell’indagine Upbeat presso i consumatori e le imprese, nonché la mobilità in base al tracciamento dei dati, suggeriscono che è già in atto una forte ripresa dei consumi privati. Inoltre vi sono prove di un rilancio dell’attività turistica all’interno dell’UE, che dovrebbe beneficiare ulteriormente dell’entrata in vigore del nuovo certificato COVID digitale dell’UE a partire dal 1º luglio. Nel loro insieme, questi fattori dovrebbero superare l’impatto negativo della carenza temporanea di fattori di produzione e dell’aumento dei costi che colpiscono alcune parti del settore manifatturiero.Anche le previsioni per l’inflazione di quest’anno e del prossimo sono state riviste al rialzo. L’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime, le strozzature della produzione dovute a limiti di capacità e alla carenza di alcune componenti di input e materie prime, nonché la forte domanda sia all’interno che all’esterno, dovrebbero esercitare pressioni al rialzo sui prezzi al consumo quest’anno. Nel 2022 tali pressioni dovrebbero gradualmente attenuarsi man mano che verranno superati i limiti di produzione e vi sarà convergenza tra offerta e domanda. Ne consegue che l’inflazione nell’UE viene ora data in media al 2,2 % per quest’anno (+ 0,3 punti percentuali rispetto alle previsioni di primavera) e all’1,6 % per il 2022 (+ 0,1 punti percentuali). Per la zona euro i valori corrispondenti sono dell’1,9 % nel 2021 (+ 0,2 punti percentuali) e dell’1,4 % nel 2022 (+ 0,1 punti percentuali). L’incertezza e i rischi che circondano le prospettive di crescita sono elevati, ma rimangono nel complesso equilibrati.I rischi posti dall’emergenza e dalla diffusione di varianti del virus COVID-19 sottolineano l’importanza di accelerare ulteriormente le campagne di vaccinazione. I rischi economici sono connessi in particolare alla reazione delle famiglie e delle imprese ai cambiamenti delle restrizioni.L’inflazione potrebbe risultare più elevata del previsto, se i limiti nell’offerta sono più persistenti e le pressioni sui prezzi si ripercuotono maggiormente sui prezzi al consumo.

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Previsioni economiche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 giugno 2021

A cura di William Davies, CIO, EMEA e Responsabile azionario globale di Columbia Threadneedle Investments. Il primo trimestre ha visto una divergenza delle traiettorie economiche, in un contesto in cui il nuovo aumento dei casi di Covid-19 in molte aree del mondo ha richiesto l’adozione di ulteriori restrizioni.Gli Stati Uniti hanno beneficiato del pacchetto di misure fiscali da 1.900 miliardi di dollari varato prontamente dal presidente Biden per cercare di sostenere la crescita e l’occupazione dopo una perdita di slancio alla fine del 2020. Sebbene gli altri paesi sviluppati non abbiano implementato misure di supporto fiscale di entità paragonabile ai pacchetti statunitensi, le loro economie si sono adattate all’andamento a singhiozzo imposto dalla pandemia, facendo meglio del previsto durante i recenti periodi di limitazione della mobilità. Il percorso di riapertura è strettamente legato al ritmo delle campagne vaccinali.È trascorso più di un anno da quando il Covid-19 ha colpito gli Stati Uniti, causando il blocco dell’economia. La rapida adozione di misure di supporto monetario e fiscale ha arrestato il crollo, sostenendo i mercati finanziari e consentendo alle famiglie americane di disporre di liquidità aggiuntiva nonostante l’aumento della disoccupazione. Dopo una temporanea perdita di slancio nell’ultimo trimestre del 2020, gli straordinari stimoli fiscali stanno definendo la rotta che permetterà all’economia di ritornare a livelli pre-pandemia prima dell’estate. Dopo un inizio difficoltoso, il ritmo delle campagne vaccinali nell’Europa continentale è ora in accelerazione. Sebbene i livelli di attività siano apparsi generalmente più resilienti alle nuove limitazioni alla mobilità rispetto ai lockdown dello scorso anno, la pandemia di Covid-19 continua a gettare un’ombra sulla performance economica dell’area euro. Restano comunque da vedere gli effetti delle ulteriori misure restrittive (adottate a metà aprile, in particolare in Francia e Germania) sul PIL del secondo trimestre.Detto ciò, gli indicatori del sentiment economico mantengono un andamento positivo, specialmente nel settore manifatturiero, dove i nuovi ordini sembrano alimentare un boom post-pandemia. Per il momento, i dati oggettivi non riflettono il maggiore ottimismo; tuttavia, è possibile che ci siano sfasamenti, oppure che dai sondaggi emerga un ottimismo eccessivo, come durante la fase di espansione del 2017. Lo stato di salute del mercato del lavoro è forse il parametro più indicativo della probabile forza della domanda interna, anche se i dati su questo fronte continuano a essere distorti dal vasto numero di persone impegnate in programmi di lavoro a breve termine. Il livello di risorse inutilizzate nei mercati del lavoro dell’area euro potrebbe quindi non essere chiaro per qualche tempo. Nel frattempo, l’ottimismo riguardo a una ripresa vigorosa (e inflazionistica) dei consumi si basa su una decisa inversione della tendenza delle famiglie ad accumulare risparmio osservata nell’ultimo anno. Tuttavia, un’analisi di Banque de France e altri suggerisce che la quota di gran lunga più elevata di consumi mancati durante la pandemia ha riguardato il settore dei servizi, dove esistono evidenti limiti per un loro recupero. Inoltre, (come altrove) la tendenza ad accumulare risparmio è stata più marcata nell’estremità superiore della scala dei redditi e delle fasce d’età, dove la propensione al consumo è inferiore, a parità di tutte le altre condizioni. Un’altra area della domanda interna che appare destinata a brillare quest’anno è la spesa per investimenti; i dati realizzati tendono a superare le previsioni di inizio anno, e la base di partenza per il 2021 è la più elevata degli ultimi cinque anni. Sul fronte del commercio con l’estero, i dati restano incoraggianti, prospettando un ulteriore solido contributo delle esportazioni nette al PIL del primo trimestre. Guardando al futuro, le prospettive sembrano poco incoraggianti. L’incertezza creata dalla pandemia resta elevata e continua a porre un rischio di ribasso per la crescita. Allo stesso tempo, le politiche di supporto saranno verosimilmente più limitate dopo lo straordinario stimolo fiscale e monetario messo in campo lo scorso anno, che ha fatto crollare i tassi di riferimento ai minimi storici e condotto a un aumento significativo dell’indebitamento sovrano. In un contesto di aumento dell’inflazione non core (che tuttavia dovrebbe essere transitorio), i governi con una minore credibilità potrebbero essere costretti a inasprire le politiche al fine di mantenere un margine di sicurezza accettabile a livello di tassi reali, ancorare le aspettative di inflazione ed evitare il deprezzamento della valuta e forti deflussi di capitali. La situazione impone un delicato esercizio di bilanciamento nel corso dei prossimi mesi. Ciò comporterà anche una maggiore divergenza delle traiettorie delle economie emergenti, ed è probabile che i paesi entrati nella fase pandemica con fondamentali più deboli subiscano ulteriori pressioni in caso di prolungamento della crisi sanitaria. (abstract)

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UE: Previsioni economiche di primavera 2021

Posted by fidest press agency su sabato, 15 Maggio 2021

Secondo le previsioni economiche di primavera 2021 l’economia dell’UE crescerà del 4,2 % nel 2021 e del 4,4 % nel 2022, mentre per l’economia della zona euro è previsto un incremento del 4,3 % quest’anno e del 4,4 % l’anno prossimo. Questo rappresenta un miglioramento significativo delle prospettive di crescita rispetto alle previsioni economiche d’inverno 2021 che la Commissione ha presentato in febbraio. I tassi di crescita continueranno a variare all’interno dell’UE, ma le economie di tutti gli Stati membri dovrebbero tornare ai livelli pre-crisi entro la fine del 2022.La pandemia di coronavirus rappresenta uno shock di proporzioni storiche per le economie europee. Nel 2020 l’economia dell’UE ha subito una contrazione del 6,1 % e quella della zona euro del 6,6 %. Sebbene, in generale, le imprese e i consumatori si siano adattati per affrontare al meglio le misure di contenimento, alcuni settori, come il turismo e i servizi in presenza, continuano a patire.Il rilancio dell’economia europea iniziato l’estate scorsa ha subito una battuta d’arresto nel quarto trimestre del 2020 e nel primo trimestre del 2021, con l’introduzione di nuove misure di sanità pubblica per contenere l’incremento del numero di casi di COVID-19. Con l’aumento dei tassi di vaccinazione e l’allentamento delle restrizioni si dovrebbe tuttavia verificare un forte rilancio delle economie dell’UE e della zona euro. Questa crescita sarà trainata dai consumi privati, dagli investimenti e dalla crescente domanda di esportazioni dell’UE da parte di un’economia mondiale in fase di rafforzamento.Nel 2022 la quota degli investimenti pubblici rispetto al PIL dovrebbe raggiungere il livello massimo registrato da oltre un decennio grazie all’effetto trainante del dispositivo per la ripresa e la resilienza, lo strumento chiave al centro di Next Generation EU.Le condizioni del mercato del lavoro stanno lentamente migliorando dopo l’impatto iniziale della pandemia. L’occupazione è aumentata nella seconda metà del 2020 e i tassi di disoccupazione sono scesi rispetto ai picchi registrati nella maggior parte degli Stati membri.I regimi di sostegno pubblico, compresi quelli sovvenzionati dall’UE tramite lo strumento SURE, hanno impedito un drammatico aumento dei tassi di disoccupazione. Tuttavia i mercati del lavoro avranno bisogno di tempo per riprendersi completamente: prima di aver bisogno di assumere più lavoratori, infatti, le imprese disporranno di un certo margine di aumento dell’orario di lavoro.Per l’UE le previsioni indicano un tasso di disoccupazione al 7,6 % nel 2021 e al 7 % nel 2022. Per la zona euro i valori corrispondenti sono dell’8,4 % nel 2021 e del 7,8 % nel 2022, tassi che rimangono superiori ai livelli pre-crisi. L’inflazione ha registrato un’impennata all’inizio di quest’anno a causa del rincaro dei prezzi dell’energia e di una serie di fattori tecnici temporanei, quali l’adeguamento annuale della ponderazione attribuita ai beni e ai servizi che compongono il paniere dei consumi utilizzato per calcolare l’inflazione. Anche la fine del taglio dell’IVA e l’introduzione di una tassa sul carbonio in Germania hanno avuto un effetto considerevole.L’inflazione varierà notevolmente nel corso di quest’anno, in quanto le ipotesi sui prezzi dell’energia e sulle variazioni delle aliquote IVA determinano notevoli fluttuazioni del livello dei prezzi rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Per l’UE le previsioni attuali indicano un’inflazione all’1,9 % nel 2021 e all’1,5 % nel 2022. Per la zona euro i valori corrispondenti sono dell’1,7 % nel 2021 e dell’1,3 % nel 2022*. Il sostegno pubblico alle famiglie e alle imprese ha avuto un ruolo fondamentale nell’attenuare l’impatto della pandemia sull’economia, ma ha portato gli Stati membri ad aumentare i loro livelli di indebitamento.Quest’anno il disavanzo aggregato delle amministrazioni pubbliche dovrebbe aumentare di circa mezzo punto percentuale nell’UE, attestandosi al 7,5 % del PIL, e di circa tre quarti di punto percentuale nella zona euro, raggiungendo l’8 % del PIL. Secondo le previsioni tutti gli Stati membri, ad eccezione di Danimarca e Lussemburgo, registreranno nel 2021 un disavanzo superiore al 3 % del PIL.Entro il 2022 il disavanzo di bilancio aggregato dovrebbe tuttavia dimezzarsi, attestandosi appena al di sotto del 4 % sia nell’UE che nella zona euro. Si prevede che il numero di Stati membri con un disavanzo superiore al 3 % del PIL diminuirà in misura significativa.Nell’UE il rapporto debito pubblico/PIL dovrebbe raggiungere quest’anno il picco del 94 %, per poi scendere leggermente al 93 % nel 2022. Il rapporto debito/PIL della zona euro dovrebbe seguire lo stesso andamento, salendo al 102 % quest’anno per poi scendere leggermente al 101 % nel 2022.I rischi che pesano sulle prospettive sono elevati e rimarranno tali finché l’ombra della pandemia di COVID-19 continuerà a incombere sull’economia.L’evoluzione della situazione epidemiologica nonché l’efficienza e l’efficacia dei programmi di vaccinazione potrebbero risultare migliori o peggiori di quanto ipotizzato nello scenario centrale di queste previsioni.Le previsioni potrebbero sottostimare la propensione delle famiglie a spendere, oppure il desiderio dei consumatori di mantenere livelli elevati di risparmio precauzionale.Un altro fattore è rappresentato dalla tempistica della revoca del sostegno strategico che, se prematura, potrebbe mettere a repentaglio la ripresa. D’altro canto, una revoca posticipata potrebbe portare alla creazione di distorsioni del mercato e di ostacoli all’uscita delle imprese improduttive.Le ripercussioni delle difficoltà delle imprese sul mercato del lavoro e sul settore finanziario potrebbero rivelarsi peggiori del previsto.Una crescita mondiale più forte, in particolare negli Stati Uniti, potrebbe produrre sull’economia europea effetti più positivi di quanto previsto. Tuttavia una crescita più robusta negli Stati Uniti potrebbe spingere verso l’alto i rendimenti dei titoli di Stato USA, il che potrebbe causare aggiustamenti disordinati nei mercati finanziari, a scapito soprattutto delle economie di mercato emergenti fortemente indebitate in valuta estera.

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Europa: Previsioni economiche d’inverno 2021

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 febbraio 2021

Secondo le previsioni economiche d’inverno 2021, l’economia della zona euro crescerà del 3,8 % sia nel 2021 che nel 2022, mentre l’economia dell’UE crescerà del 3,7 % nel 2021 e del 3,9 % nel 2022. L’Europa è ancora stretta nella morsa della pandemia di coronavirus. Il nuovo incremento del numero di casi e la comparsa di nuovi ceppi del coronavirus più contagiosi hanno costretto molti Stati membri a reintrodurre o a inasprire le misure di contenimento. Al tempo stesso l’avvio dei programmi di vaccinazione in tutta l’UE dà adito a un cauto ottimismo. L’economia della zona euro crescerà del 3,8 % sia nel 2021 che nel 2022, mentre l’economia dell’UE crescerà del 3,7 % nel 2021 e del 3,9 % nel 2022. Si prevede che le economie della zona euro e dell’UE raggiungeranno i livelli di produzione pre-crisi prima di quanto anticipato nelle previsioni economiche d’autunno 2020, in gran parte a seguito dello slancio di crescita più forte del previsto che si prospetta per la seconda metà del 2021 e per il 2022. Dopo la forte crescita registrata nel terzo trimestre del 2020, l’attività economica si è nuovamente contratta nel quarto trimestre a causa delle nuove misure di contenimento adottate a seguito della seconda ondata della pandemia. Con queste misure in vigore, si prevede che le economie dell’UE e della zona euro registreranno un calo nel primo trimestre del 2021. La crescita economica dovrebbe riprendere in primavera e acquistare slancio durante l’estate, con l’avanzare dei programmi di vaccinazione e il graduale allentamento delle misure di contenimento. Prospettive più incoraggianti per l’economia mondiale dovrebbero anch’esse sostenere la ripresa.L’impatto economico della pandemia rimane disomogeneo tra gli Stati membri e, secondo le previsioni, anche la ripresa sarà caratterizzata da andamenti molto diversi.In base alle previsioni l’inflazione nella zona euro dovrebbe aumentare, passando dallo 0,3 % del 2020 all’1,4 % nel 2021, per poi scendere leggermente all’1,3 % nel 2022. Le previsioni relative all’inflazione per il 2021 nella zona euro e nell’UE sono in lieve aumento rispetto all’autunno, ma nel complesso il dato dovrebbe rimanere contenuto. Il ritardo subito dalla ripresa continuerà presumibilmente a frenare le pressioni della domanda aggregata sui prezzi. Nel 2021 l’inflazione sarà temporaneamente spinta al rialzo da effetti base positivi sull’inflazione dei beni energetici, da adeguamenti fiscali – soprattutto in Germania – e dagli effetti di una domanda repressa su un’offerta ancora limitata in certi settori. Nel 2022, con l’adeguamento dell’offerta e la graduale riduzione degli effetti base, l’inflazione dovrebbe subire nuovamente un leggero calo. Rispetto all’autunno, i rischi che circondano le previsioni sono più equilibrati, pur rimanendo elevati, e sono principalmente connessi all’evoluzione della pandemia e al successo delle campagne di vaccinazione.I rischi positivi sono legati alla possibilità che il processo di vaccinazione conduca a un allentamento più rapido del previsto delle misure di contenimento e quindi a una ripresa più tempestiva e più forte. Inoltre Next Generation EU, lo strumento dell’UE per la ripresa il cui fulcro è costituito dal dispositivo per la ripresa e la resilienza, potrebbe alimentare una crescita più forte di quanto prospettato, dal momento che i finanziamenti previsti, per la maggior parte, non sono ancora stati integrati nelle previsioni. In termini di rischi negativi, nel breve periodo la pandemia potrebbe rivelarsi più persistente o grave di quanto ipotizzato nelle previsioni, o potrebbero verificarsi ritardi nell’attuazione dei programmi di vaccinazione. Ciò potrebbe ritardare l’allentamento delle misure di contenimento e, di conseguenza, incidere sui tempi e sull’intensità della prevista ripresa. Vi è inoltre il rischio che la crisi possa lasciare segni più profondi nel tessuto socioeconomico dell’UE, in particolare sotto forma di fallimenti generalizzati e capillari perdite di posti di lavoro. Ciò danneggerebbe altresì il settore finanziario, aumenterebbe la disoccupazione di lunga durata e aggraverebbe le disuguaglianze.

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Dal British Council le previsioni 2021 sull’apprendimento online della lingua inglese

Posted by fidest press agency su domenica, 14 febbraio 2021

Il British Council è l’ente ufficiale britannico di riferimento in Italia e nel mondo per la formazione linguistica e culturale grazie ai suoi oltre 80 anni di esperienza nell’offerta di corsi di lingua inglese e a più di 100 milioni di studenti iscritti in tutto il mondo, anno su anno. Se il 2020 ha rappresentato una sfida per istituti formativi e loro iscritti, richiedendo una flessibilità estrema nel dare prosecuzione ai piani formativi e di apprendimento, secondo gli esperti del British Council il 2021 rappresenterà l’anno del consolidamento delle buone pratiche apprese lo scorso anno, con il digitale a porsi da abilitatore nell’accesso agevolato e più immediato alle risorse formative, anche linguistiche, di interesse.“Per il 2021 prevediamo di assistere a un crescente ricorso a canali e modalità di formazione e auto-formazione per vie digitali. È una realtà che si è dimostrata nuova per molti, seppur necessaria alla luce dell’emergenza verificatasi. Nel nostro caso si è trattato di ampliare l’offerta già esistente del modello English Online del British Council che si rivolge in particolare a un target adulto e per questo orientato a offrire la maggiore flessibilità possibile per andare incontro a ogni specifica esigenza di apprendimento – in tempi e modi compatibili con le loro disponibilità di fruizione e di accesso alle nostre risorse secondo lo stile di vita unico di ognuno” ha dichiarato Ian Frankish, Teaching Centre Manager dell’ente britannico.Nei progetti del British Council, dunque, se il programma di corsi English Online si è mostrato in grado di adattarsi celermente ad accogliere l’incremento della domanda digitale da parte degli adulti già iscritti e dei molti nuovi, c’è ancora di più da poter fare per supportare gli iscritti ad affrontare un anno dai connotati in gran parte nuovi rispetto al passato.“La lingua inglese è ancora oggi una lingua franca in ambito lavorativo e resta un must-have a cui anche nel prossimo futuro sarà difficile rinunciare. La continuità e la facilità di accesso al suo apprendimento attraverso formule flessibili ed efficaci – gli insegnanti del British Council tengono lezioni online in e da tutto il mondo, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, con pacchetti adatti alle esigenze di tutti anche in termini di budget – sono elementi imprescindibili per mantenere costante fede non solo a un percorso di formazione linguistica, ma anche per farsi trovare preparati ad affrontare un mondo del lavoro ricco di nuove e differenti sfide” ha commentato il manager.È indubbio che il connubio tra erogazione di un’offerta formativa e adozione di tecnologie e ambienti digitali abilitanti resterà saldo anche nel prossimo futuro. L’auspicio è che possa in parte mutare la sua percezione, da difficoltà a opportunità per accrescere le proprie competenze non solo linguistiche. Per saperne di più sul modello formativo digitale English Online del British Council o per cogliere l’offerta speciale riservata fino al 16 febbraio 2021.

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Previsioni occupazionali per il primo trimestre 2021

Posted by fidest press agency su sabato, 12 dicembre 2020

Le previsioni occupazionali sono prudenti: l’11% dei datori di lavoro prevede un aumento delle previsioni occupazionali, l’11% prevede una diminuzione e il 73% non prevede cambiamenti. Le prospettive di occupazione netta, adeguate alle variazioni stagionali, sono pari a +3%. Le prospettive di assunzione migliorano di 3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, ma sono più deboli di 3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.Al seguente link è possibile accedere al documento completo e all’infografica dedicata all’Italia: http://www.manpowergroup.it/Previsioni-ManpowerGroup-Occupazione—Primo-Trimestre-2021 “Non c’è dubbio che si stia delineando sempre più una duplice tendenza, con alcuni settori in piena ripresa o che torneranno a pieno regime nei prossimi mesi ed altri che dovranno invece affrontare ancora nuove e importanti sfide nel 2021. I dati MEOS del prossimo trimestre confermano ancora una volta la complessità affrontata in alcuni mercati del lavoro, come ad esempio quello dell’ospitalità alberghiera e della ristorazione. Tuttavia, emergono tendenze positive in diversi settori chiave, e questo fa nascere un cauto ottimismo per il 2021” – dichiara Riccardo Barberis, Amministratore Delegato di ManpowerGroup in Italia.

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WatchGuard: 10 previsioni sulla sicurezza informatica per il 2021

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 novembre 2020

Gli esperti del Threat Lab di WatchGuard prevedono che nel 2021 i criminali informatici troveranno nuovi modi per attaccare le persone, le loro case e i loro dispositivi, al fine di trovare un varco per accedere alle reti aziendali a cui si collegano i “remote workers”. La pandemia globale ha rapidamente accelerato il passaggio al lavoro da remoto, portando i dipendenti a operare al di là della protezione firewall aziendale e creando nuovi spazi di vulnerabilità importanti che attireranno i malintenzionati. I cyber criminali sfrutteranno in particolare le emozioni e i sentimenti di paura legati all’emergenza sanitaria e alla situazione economico-politica per sferrare i loro attacchi.Ecco le 10 previsioni stilate dal Threat Lab di WatchGuard per il prossimo anno: L’automazione porterà a una crescita delle campagne di spear phishing I provider di hosting cloud prenderanno provvedimenti contro gli abusi informatici Gli hacker infesteranno le reti domestiche con i worm Smart charger e “homebrew” apriranno la strada a violazioni di smart car Gli utenti si ribelleranno chiedendo di regolamentare la privacy degli smart device Con l’aumento dello smart working gli attaccanti colpiranno VPN e RDP Gli attaccanti individueranno le lacune di sicurezza negli endpoint legacy Ogni servizio senza MFA subirà una violazione I truffatori sfrutteranno la paura della pandemia durante il 2021 Gli attacchi prenderanno di mira i bambini per arrivare ai genitori Scopri tutti gli approfondimenti sulle previsioni 2021 di WatchGuard su questa landing page dedicata: https://www.watchguard.com/wgrd-resource-center/cyber-security-predictions-2021

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Previsioni ManpowerGroup sull’occupazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2020

Il 10% dei datori di lavoro italiani prevede un aumento del proprio organico, il 14% un calo nelle assunzioni e il 69% non si aspetta alcuna variazione; sulla base di questi dati la previsione netta sull’occupazione – a seguito degli aggiustamenti stagionali – si attesta a quota -1%. I piani di assunzione, per quanto sempre negativi, si rafforzano di 3 punti percentuali rispetto allo scorso trimestre, ma calano di 8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.“Le previsioni ManpowerGroup sull’Occupazione relative al prossimo trimestre riflettono le tendenze attuali. Non c’è dubbio che l’emergenza sanitaria Covid-19 si sia trasformata in una crisi del mercato del lavoro: da febbraio 2020 il livello dell’occupazione è sceso, secondo Istat, di circa 600mila unità e si è registrato un aumento degli inattivi di oltre 700 mila unità. Se da un lato non si può prescindere dalle sfide che ci attenderanno nei prossimi mesi, dall’altro i risultati della nostra indagine evidenziano la capacità di ripresa dei datori di lavoro italiani, che in questi tempi così difficili hanno dimostrato flessibilità e un grande spirito di adattamento – ha dichiarato Riccardo Barberis, Amministratore Delegato di ManpowerGroup in Italia, che continua: “In tale scenario l’emergenza Covid-19 ha anche avvicinato e creato alleanze fra i player del settore dei servizi per l’impiego a livello globale: da diversi mesi stiamo collaborando con altri operatori leader nelle risorse umane, nonché con enti governativi e realtà aziendali, per aiutare i datori di lavoro di tutto il mondo a tornare al lavoro in piena sicurezza in quella che sta diventando la nuova normalità”.
Per il prossimo trimestre i datori di lavoro di due delle quattro macroregioni italiane si attendono un aumento, seppur contenuto, del proprio organico, con una previsione netta sull’occupazione pari a +2% nel Nord-Ovest e a +1% in Centro Italia. Per quanto riguarda le altre due regioni, i dati sono, invece, più pessimistici: i datori di lavoro del Nord-Est segnalano una previsione pari a -6%, mentre quelli di Sud/Isole prevedono una riduzione del numero dei dipendenti pari al -4%.
Confronto fra i settoriI datori di lavoro di quattro dei sette settori industriali italiani prevedono una riduzione del numero dei propri dipendenti nel corso dell’ultimo trimestre del 2020. I mercati del lavoro più deboli sono previsti nel Settore Finanza e Servizi alle Imprese e nel Settore Manifatturiero, entrambi con una previsione pari a -8%. Intenzioni di assunzione negative sono riportate anche per il Settore delle Costruzioni e Ristoranti e Alberghi, con una previsione pari a -2% e -1%, rispettivamente. Al contrario, invece, prospettive di assunzione moderatamente positive sono riportate nel Settore del Commercio all’ingrosso e al dettaglio, con una previsione del +7%, e nel settore Altri Servizi, dove la previsione è del +6%. Fermo è, invece, il settore Altra Produzione, dove i datori di lavoro riportano una previsione pari a 0%.
Per il prossimo trimestre sono attesi incrementi del numero di dipendenti in due delle quattro categorie aziendali, con una previsione netta sull’occupazione del +6% e del +3%, rispettivamente, per le grandi e medie aziende. I datori di lavoro delle altre due categorie prevedono, invece, un calo del numero dei dipendenti, con previsioni pari a -8% per le microaziende e a -7% per le piccole aziende.

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Previsioni di assunzione del terzo trimestre 2020

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 giugno 2020

I datori di lavoro italiani prevedono un cambio di rotta nelle previsioni di assunzione per il trimestre Luglio-Settembre 2020. I risultati dell’Indagine relativa al terzo trimestre 2020 riflettono l’impatto dell’emergenza sanitaria che stiamo affrontando e si discostano molto dai risultati rilevati nei precedenti trimestri. Secondo l’Indagine relativa alle previsioni occupazionali di ManpowerGroup, pubblicata in data odierna, la previsione per il terzo trimestre, pari al -5%, è la più debole degli ultimi sei anni. La previsione è diminuita di 13 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 10 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.“I risultati dell’Indagine hanno registrato una vera e propria inversione di rotta nelle intenzioni di assunzione dei datori di lavoro in Italia e per questo sarà ancora più importante per le imprese reagire velocemente alla crisi economica in corso, anticipando i bisogni dei consumatori e rivedendo in alcuni casi anche i propri modelli di business” – ha dichiarato Riccardo Barberis, Amministratore delegato ManpowerGroup Italia: “Nel post Covid la possibilità di ricorrere maggiormente alla flessibilità sarà certamente fondamentale per far fronte alla necessità di inserire profili di cui le aziende avranno bisogno e che non riescono a trovare sul mercato e il contributo delle agenzie può giocare un ruolo decisivo, garantendo forme contrattuali tutelanti per il lavoratore, più welfare aggiuntivo e formazione finalizzata. Le agenzie possono infatti accelerare l’adozione di politiche attive per l’ingresso e il reinserimento nel mondo del lavoro dei lavoratori in piena sicurezza, grazie alla vicinanza alle imprese, alla capillarità della loro presenza sul territorio, alla capacità nella presa in carico e gestione, e ad obblighi di placement che facilitano l’incontro fra la domanda e l’offerta di lavoro.”
In due aree, Nord Ovest e Sud/Isole, i datori di lavoro registrano le previsioni più deboli degli ultimi sei anni, mentre sia nel Centro Italia, sia nel Nord Est, il dato rilevato è il più basso degli ultimi quattro anni. Il mercato del lavoro più debole si prevede nel Sud/Isole, dove le prospettive di occupazione netta sono pari al -10%. Altrove, modeste intenzioni di assunzione si riflettono in una previsione pari al -3% e -2%, rispettivamente per il Nord Ovest e il Centro Italia.Tuttavia i datori di lavoro del Nord Est si attendono lievi incrementi di personale con una previsione del +1%.
I datori di lavoro di sei settori industriali su sette prevedono un calo delle assunzioni nel prossimo trimestre. Il settore in cui si registra il mercato del lavoro più debole è quello dei Ristoranti & Alberghi, dove le prospettive occupazionali nette si attestano al -25%. Prospettive di assunzione in calo anche nel settore Finanziario e Servizi alle Imprese, con una previsione del -12%. Altrove, i datori di lavoro si attendono un rallentamento nelle assunzioni nel settore del Commercio all’ingrosso e al dettaglio, dove le previsioni sono del -4%, e nel settore delle Costruzioni con un dato pari al -3%. Lievi previsioni di assunzione si prospettano in altre tipologie di Servizi e nel settore Manifatturiero, con dati rispettivamente pari al -2% e -1%. Tuttavia, si prevede un modesto incremento di personale in alcune tipologie di produzione, con una previsione pari al +6%.
I datori di lavoro che hanno partecipato all’Indagine si suddividono in quattro categorie a seconda della dimensione dell’azienda: le microimprese contano meno di 10 dipendenti; le piccole imprese hanno fra i 10 e i 49 dipendenti; le medie imprese hanno fra i 50 e i 249 dipendenti; le grandi imprese hanno 250 o più dipendenti.
I datori di lavoro in tutte e quattro le categorie analizzate prevedono un calo delle assunzioni nel corso del prossimo trimestre. I piani di assunzione più deboli si registrano nelle Microimprese e Grandi imprese, dove le prospettive di occupazione netta si attestano a -5%. Altrove, previsioni pari a -4% vengono registrate da Piccole e Medie imprese.

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Previsioni di assunzione in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 giugno 2020

I datori di lavoro italiani prevedono un cambio di rotta nelle previsioni di assunzione per il trimestre Luglio-Settembre 2020. I risultati dell’Indagine relativa al terzo trimestre 2020 riflettono l’impatto dell’emergenza sanitaria che stiamo affrontando e si discostano molto dai risultati rilevati nei precedenti trimestri. Secondo l’Indagine relativa alle previsioni occupazionali di ManpowerGroup, pubblicata in data odierna, la previsione per il terzo trimestre, pari al -5%, è la più debole degli ultimi sei anni. La previsione è diminuita di 13 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 10 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.“Non c’è dubbio che l’emergenza sanitaria che stiamo attraversando sia una sfida per tutto il mondo del lavoro. E in uno scenario caratterizzato da un rallentamento deciso delle assunzioni, è importante dare anche un segnale positivo: i tre quarti dei datori di lavoro che abbiamo intervistato prevedono di mantenere gli attuali livelli di personale nel prossimo trimestre e il 63% prevede di tornare ai livelli di assunzione pre Covid entro i prossimi 12 mesi. I risultati dell’Indagine hanno registrato una vera e propria inversione di rotta nelle intenzioni di assunzione dei datori di lavoro in Italia e per questo sarà ancora più importante per le imprese reagire velocemente alla crisi economica in corso, anticipando i bisogni dei consumatori e rivedendo in alcuni casi anche i propri modelli di business” – ha dichiarato Riccardo Barberis, Amministratore delegato ManpowerGroup Italia: “Nel post Covid la possibilità di ricorrere maggiormente alla flessibilità sarà certamente fondamentale per far fronte alla necessità di inserire profili di cui le aziende avranno bisogno e che non riescono a trovare sul mercato e il contributo delle agenzie può giocare un ruolo decisivo, garantendo forme contrattuali tutelanti per il lavoratore, più welfare aggiuntivo e formazione finalizzata. Le agenzie possono infatti accelerare l’adozione di politiche attive per l’ingresso e il reinserimento nel mondo del lavoro dei lavoratori in piena sicurezza, grazie alla vicinanza alle imprese, alla capillarità della loro presenza sul territorio, alla capacità nella presa in carico e gestione, e ad obblighi di placement che facilitano l’incontro fra la domanda e l’offerta di lavoro.”In due aree, Nord Ovest e Sud/Isole, i datori di lavoro registrano le previsioni più deboli degli ultimi sei anni, mentre sia nel Centro Italia, sia nel Nord Est, il dato rilevato è il più basso degli ultimi quattro anni. Il mercato del lavoro più debole si prevede nel Sud/Isole, dove le prospettive di occupazione netta sono pari al -10%. Altrove, modeste intenzioni di assunzione si riflettono in una previsione pari al -3% e -2%, rispettivamente per il Nord Ovest e il Centro Italia.Tuttavia i datori di lavoro del Nord Est si attendono lievi incrementi di personale con una previsione del +1%.
I datori di lavoro di sei settori industriali su sette prevedono un calo delle assunzioni nel prossimo trimestre. Il settore in cui si registra il mercato del lavoro più debole è quello dei Ristoranti & Alberghi, dove le prospettive occupazionali nette si attestano al -25%. Prospettive di assunzione in calo anche nel settore Finanziario e Servizi alle Imprese, con una previsione del -12%. Altrove, i datori di lavoro si attendono un rallentamento nelle assunzioni nel settore del Commercio all’ingrosso e al dettaglio, dove le previsioni sono del -4%, e nel settore delle Costruzioni con un dato pari al -3%. Lievi previsioni di assunzione si prospettano in altre tipologie di Servizi e nel settore Manifatturiero, con dati rispettivamente pari al -2% e -1%. Tuttavia, si prevede un modesto incremento di personale in alcune tipologie di produzione, con una previsione pari al +6%.
I datori di lavoro che hanno partecipato all’Indagine si suddividono in quattro categorie a seconda della dimensione dell’azienda: le microimprese contano meno di 10 dipendenti; le piccole imprese hanno fra i 10 e i 49 dipendenti; le medie imprese hanno fra i 50 e i 249 dipendenti; le grandi imprese hanno 250 o più dipendenti.I datori di lavoro in tutte e quattro le categorie analizzate prevedono un calo delle assunzioni nel corso del prossimo trimestre. I piani di assunzione più deboli si registrano nelle Microimprese e Grandi imprese, dove le prospettive di occupazione netta si attestano a -5%. Altrove, previsioni pari a -4% vengono registrate da Piccole e Medie imprese.

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Nuovo Gruppo AQR conferma le previsioni di budget e guarda al rafforzamento finanziario e organizzativo

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 giugno 2020

Il consiglio di amministrazione del Nuovo Gruppo AQR comunica i risultati aggregati del primo trimestre 2020. I risultati delle società confluite nel nuovo Gruppo lo scorso 7 maggio sono in linea con le previsioni di budget pur nel contesto di mercato condizionato dalla crisi sanitaria mondiale. Il fatturato aggregato si attesta a 14,5 mln di euro con Ebitda di 1,12 mln di euro pari al 7,7%. L’emergenza Covid-19 ha accelerato il passaggio al telelavoro, con il coinvolgimento del 70% degli addetti. Questa scelta ha determinato un cambiamento positivo ai fini del benessere dei lavoratori e delle performance. Il miglioramento ha consentito di mantenere i ricavi pur essendo inferiore il numero complessivo di ore lavorate. Questo importante e veloce passaggio massivo al telelavoro è stato accompagnato da attività formative e di supporto organizzativo da remoto, sostenute da soluzioni digitali. Questa nuova organizzazione del lavoro avrà continuità anche in futuro.A seguito dell’integrazione societaria tra Planet Group e AQR, il Nuovo Gruppo AQR, con sede direzionale a Milano, è cresciuto rafforzando il tratto caratterizzante della multicanalità.
Il Nuovo Gruppo AQR è impegnato nell’integrazione dei propri asset e nel contempo si sta focalizzando anche nello sviluppo del comparto retail, della vendita e della consulenza per i servizi finanziari e assicurativi con importanti progetti di investimento sia in Italia sia all’estero. Questi progetti si caratterizzeranno, in particolare, con l’apertura di nuovi punti vendita.

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Previsioni economiche di primavera 2020: una recessione profonda e disomogenea

Posted by fidest press agency su domenica, 10 Maggio 2020

La pandemia di coronavirus rappresenta uno shock violento per l’economia mondiale e per quella dell’UE, con conseguenze socioeconomiche molto gravi. Nonostante la risposta politica rapida e integrata tanto a livello dell’UE quanto a livello nazionale, quest’anno l’economia dell’Unione subirà una recessione di proporzioni storiche.Secondo le previsioni economiche di primavera 2020 l’economia della zona euro subirà una contrazione record del 7¾ % nel 2020, per poi crescere del 6¼ % nel 2021; allo stesso modo l’economia dell’UE dovrebbe contrarsi del 7½ % nel 2020 e crescere del 6 % circa nel 2021. Le proiezioni di crescita per l’UE e la zona euro sono state riviste al ribasso di circa nove punti percentuali rispetto alle previsioni economiche d’autunno 2019.Lo shock per l’economia dell’UE è simmetrico, poiché la pandemia ha colpito tutti gli Stati membri, ma secondo le previsioni sia il calo della produzione nel 2020 (dal -4¼ % in Polonia al -9¾ % in Grecia) che l’ampiezza del rimbalzo nel 2021 saranno marcatamente diversi. La ripresa economica di ciascuno Stato membro dipenderà non solo dall’evoluzione della pandemia in quel determinato paese, ma anche dalla struttura di ciascuna economia e dalla capacità di ognuna di rispondere con politiche di stabilizzazione. Data l’interdipendenza delle economie dell’UE, la dinamica della ripresa in ciascuno Stato membro inciderà anche sul vigore della ripresa degli altri Stati membri.Paolo Gentiloni, Commissario europeo responsabile per l’Economia, ha dichiarato: “L’Europa sta subendo il più forte shock economico dalla Grande depressione. Sia la gravità della recessione che il vigore della ripresa saranno disomogenei, condizionati dalla velocità alla quale sarà possibile revocare le misure di sospensione delle attività, dall’importanza di servizi come il turismo in ciascuna economia e dalle risorse finanziarie di ciascun paese. Tali disparità rappresentano una minaccia per il mercato unico e per la zona euro, ma possono essere attenuate attraverso un’azione europea decisa e congiunta. Dobbiamo essere all’altezza di questa sfida.”La pandemia di coronavirus ha colpito duramente i consumi, la produzione industriale, gli investimenti, gli scambi, i flussi di capitali e le catene di approvvigionamento. Il previsto allentamento progressivo delle misure di contenimento dovrebbe porre le basi per una ripresa. Tuttavia non si prevede che l’economia dell’UE recuperi interamente le perdite di quest’anno prima della fine del 2021. Gli investimenti resteranno contenuti e il mercato del lavoro non si riprenderà completamente.Sarà quindi fondamentale mantenere l’efficacia delle misure politiche di risposta alla crisi a livello nazionale e dell’UE per limitare i danni economici e facilitare una ripresa rapida e solida, al fine di mettere le economie su un percorso di crescita sostenibile e inclusiva.La disoccupazione è destinata a crescere, anche se le misure politiche dovrebbero limitarne l’aumento. Secondo le previsioni il tasso di disoccupazione nella zona euro aumenterà, passando dal 7,5 % del 2019 al 9½ % nel 2020, per poi scendere nuovamente all’8½ % nel 2021, mentre nell’UE aumenterà dal 6,7 % del 2019 al 9 % nel 2020, per poi calare all’8 % circa nel 2021.Si prevede che quest’anno i prezzi al consumo diminuiranno in modo significativo a causa del calo della domanda e del forte ribasso dei prezzi del petrolio; questi due fattori dovrebbero più che compensare gli isolati aumenti dei prezzi dovuti a interruzioni delle forniture connesse alla pandemia.Dopo la tendenza alla diminuzione registrata dal 2014, il rapporto debito pubblico/PIL è anch’esso destinato a crescere: nella zona euro si prevede che aumenterà dall’86 % del 2019 al 102¾ % nel 2020, per poi calare al 98¾ % nel 2021, mentre nell’UE aumenterà dal 79,4 % del 2019 al 95 % circa quest’anno, per poi scendere al 92 % l’anno prossimo.Anche la minaccia di dazi tra l’UE e il Regno Unito a seguito della fine del periodo di transizione potrebbe frenare la crescita, anche se in misura minore nell’UE rispetto al Regno Unito. Dato che le future relazioni tra l’UE e il Regno Unito non sono ancora chiare, le proiezioni per il 2021 si fondano sull’ipotesi puramente tecnica dello status quo in termini di relazioni commerciali. Si tratta di un’ipotesi formulata unicamente a fini di previsione, che non anticipa né prospetta l’esito dei negoziati tra l’UE e il Regno Unito sulle loro future relazioni.

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Modeste le previsioni di occupazione in Italia nel primo trimestre 2020

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 dicembre 2019

I risultati del MEOS (Manpower Employment Outlook Survey), resi noti oggi da ManpowerGroup, relativi alle previsioni occupazionali per il primo trimestre 2020 prefigurano ancora un trimestre sostanzialmente fermo in termini di occupazione. Infatti, sebbene il 6% dei datori di lavoro preveda un incremento delle assunzioni a fronte di un analogo 6% che prevede una diminuzione, il dato che prevale è l’86% delle imprese che non intravede alcun cambiamento; ciò si traduce, quindi, in un saldo nella Previsione Netta sull’Occupazione pari allo 0%, che diventa +1% al netto delle variazioni stagionali. In ottica storica, poi, il trend continua a essere negativo: le previsioni di assunzione diminuiscono di 3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 2 punti percentuali rispetto all’anno scorso.
Confronti regionali: Per il prossimo trimestre i datori di lavoro di tre delle quattro regioni prevedono un aumento del numero di lavoratori. I dati più positivi provengono dal Nord Ovest, con una prospettiva di crescita dell’occupazione netta al +6%, seguito dal Nord Est, con un + 5%. Si prevedono modesti aumenti occupazionali anche nell’Italia centrale (+1%), mentre nel Sud e Isole è prevista una consistente flessione del mercato delle assunzioni pari al -11%.
Confronti settoriali: I datori di lavoro prevedono, per il prossimo trimestre, un incremento delle assunzioni in 4 settori industriali su 10: significativi il settore pubblico e nel sociale, con una crescita dell’occupazione netta del 6%, e il settore dell’hotellerie e della ristorazione (+ 2%). Dall’altra parte, i datori di lavoro nei restanti sei settori prevedono un taglio occupazionale: dal settore agricolo, caccia, pesca e silvicoltura, al settore dei trasporti e alle comunicazioni, la Previsione Netta sull’Occupazione attesta un decremento del 3%. In calo del 2% anche il settore finanziario, assicurativo, immobiliare & dei servizi e il settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio.
Confronto tra dimensioni aziendali: Per quanto riguarda le dimensioni aziendali, i datori di lavoro delle quattro categorie analizzate si aspettano un incremento nel prossimo trimestre. I datori di lavoro delle grandi aziende (oltre 250 dipendenti) dichiarano solide intenzioni di assunzione con una previsione di crescita netta del 18%; si prevede una crescita occupazionale rilevante (+12%) anche per le medie imprese (50-249 dipendenti), mentre le piccole imprese (10-49 dipendenti) e le micro imprese (meno di 10 dipendenti) prefigurano un modesto incremento dell’1%.

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Un anno di AI: evidenze e previsioni secondo la ricerca IBM

Posted by fidest press agency su domenica, 23 dicembre 2018

Da oltre settant’anni, IBM Research inventa, esplora e immagina il futuro. Siamo stati pionieri nel campo dell’intelligenza artificiale (AI) sin dagli albori. Eravamo lì quando fu lanciata nella famosa conferenza di Dartmouth nel 1956. Solo tre anni dopo, un ricercatore IBM pioniere informatico, Arthur Samuel, coniò il termine “machine learning” ovvero apprendimento delle macchine. E da allora, il nostro sguardo si è sempre spinto verso il futuro del settore e su come metterlo in pratica. In questi giorni è stata pubblicata una retrospettiva del 2018 che offre un’anteprima sul futuro dell’AI. Ecco alcuni dei progressi di quest’anno in tre aree chiave – nuovi metodi, scalabilità e affidabilità dell’AI – e, visto che ci concentriamo sul futuro, anche alcune previsioni su ciò che verrà.
Un’AI che comprende realmente ciò che dici: IBM Research ha presentato nuovi metodi di Machine Listening Comprehension per argomentare e dibattere su determinati contenuti.
Se ne hai visto uno, li hai visti tutti: gli attuali metodi di AI richiedono spesso migliaia o milioni di immagini classificate per addestrare con precisione un modello di riconoscimento visivo.
La precisione a 8 bit accelera l’addestramento: i modelli di “deep learning” sono estremamente potenti, ma il loro addestramento richiede tipicamente considerevoli risorse computazionali.
Il nuovo approccio alla rete neurale BlockDrop, è un nuovo modo per accelerare le capacità di inferenza in reti neurali a molti livelli. Usando BlockDrop, si ottiene un miglioramento delle capacità inferenziali del 20%, che raggiunge il 36% per alcuni tipi di input, mantenendo la stessa accuratezza su benchmark di riferimento come la scelta della categoria top-1 nel dataset ImageNet. I ricercatori IBM hanno sviluppato un nuovo metodo per ridurre i tempi di disegno di un’architettura di una rete neurale. Il metodo definisce un modello architetturale basato su un pattern di base chiamato “neuro-cells” che viene evoluto e migliorato per passaggi successivi.
Vi è poi la battaglia per bandire i pregiudizi: poiché i sistemi di intelligenza artificiale sono sempre più utilizzati come supporto alle decisioni, è imperativo che essi siano equi e imparziali. Tuttavia, eliminare i pregiudizi è difficile, dal momento che i dati utilizzati per addestrare i sistemi di AI spesso contengono bias e correlazioni intrinseche a livello sociale e istituzionale, elementi che i metodi di apprendimento statistico catturano e riassumono. IBM Research ha delineato un nuovo approccio per ridurre la quantità di bias; secondo questo questo approccio i dati dell’addestramento vengono trasformati in modo da ridurre al minimo la presenza di pregiudizi, in modo tale che qualsiasi algoritmo di intelligenza artificiale che successivamente imparerà da esso perpetui la minore iniquità possibile. Le reti neurali organizzate su molti livelli sono per molti aspetti “scatole nere”; anche quando una rete arriva a una decisione corretta, è spesso difficile capire perché sia stata presa quella decisione. I moderni modelli di machine learning possono raggiungere un’accuratezza di previsione senza precedenti, ma sono anche sorprendentemente vulnerabili a essere ingannati da input dannosi progettati con cura e chiamati “esempi malevoli”. I modelli causali emergono sempre più rispetto a quelli basati su correlazioni: mentre l’intuizione umana è parte integrante delle nostre azioni e dei nostri giudizi quotidiani, lo stesso non si può dire per una macchina. La maggior parte dei nostri metodi di AI oggi sono basati fondamentalmente sulla scoperta di correlazioni e mancano di causalità tra fenomeni. I progressi dell’intelligenza artificiale sono stati rallentati in gran parte perché le persone non si fidano di ciò che percepiscono come un’indecifrabile scatola nera. Quest’anno, un certo numero di organizzazioni ha risposto a questi timori istituendo comitati consultivi sull’etica, applicando l’intelligenza artificiale per il bene sociale e introducendo strumenti e funzionalità che danno alle organizzazioni fiducia nella loro capacità di comprendere e gestire i sistemi di intelligenza artificiale. Nel 2019, inizieremo a vedere il frutto di queste prime iniziative, mentre esse diventeranno centrali nel modo in cui le aziende costruiscono, addestrano e implementano le tecnologie AI. Si prevede che venga prestata particolare attenzione al trasferimento dei progressi della ricerca in questo spazio in prodotti e piattaforme reali, con un accento sulla promozione della diversità e dell’inclusione nei team tecnici, per fare in modo che molte voci e prospettive orientino il progresso tecnologico.
Il quantum computing potrebbe accelerare la scalabilità dell’AI: nel 2019 assisteremo a un’accelerazione dell’interesse sia nella ricerca sia nella sperimentazione di sistemi di quantum computing e di come questi potranno giocare, almeno in parte, un ruolo durante la fase di training e esecuzione di modelli di intelligenza artificiale. Un elemento fondamentale degli algoritmi quantistici è nella loro capacità di sfruttare uno spazio rappresentativo e di ricerca esponenzialmente ampio, grazie alle proprietà quantistiche di entanglement e interferenze. Con l’aumentare della complessità dei problemi di intelligenza artificiale, il quantum computing, al quale migliaia di organizzazioni hanno già accesso tramite i servizi di quantum computing nel cloud di IBM, potrebbe cambiare il modo in cui modelliamo i problemi risolti con metodi di AI. (Giacomo Lev Mannheimer Senior Account Executive – in abstrac)

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Le previsioni tecnologiche di Dimension Data per il 2019

Posted by fidest press agency su sabato, 10 novembre 2018

Dimension Data, integratore tecnologico e fornitore di servizi gestiti a livello globale, da 8 miliardi di dollari, presenta il proprio report relativo ai Tech Trends 2019 realizzato insieme al proprio team di esperti tecnologici. Il report identifica le principali tendenze di mercato che definiranno il futuro del panorama tecnologico aziendale nel 2019 negli ambiti della customer experience, della cybersecurity, del digital business, delle infrastrutture e degli ambienti lavorativi digitali. Nel report, il Group CTO, Ettienne Reinecke sostiene che, finalmente, il 2019 vedrà la digital transformation diventare realtà e prevede un’ondata di cambiamenti nel settore a fronte dei risultati dei progetti a lungo termine intrapresi dalle aziende più innovative. I progetti di trasformazione spesso citati ma raramente realizzati inizieranno a prendere vita grazie alla maturità raggiunta dalle tecnologie rivoluzionarie come l’AI, machine il learning e l’automazione dei processi robotizzati. Commentando il report, Ettienne Reinecke afferma che, “Sino a oggi, il nostro mercato ha parlato solo teoricamente di tecnologie innovative, senza però offrire un quadro chiaro di come queste potenti innovazioni verranno utilizzate. Basti pensare agli analytics, al machine learning, all’intelligenza artificiale, la blockchain, e i containers, per citarne alcune.
Il report, Tech Trends 2019, è stato realizzato dagli esperti tecnologici di Dimension Data e identifica quattro tendenze che ridefiniranno il panorama tecnologico aziendale nel 2019:
• L’automazione dei processi robotizzati rimodelleranno la customer experience: la crescita esponenziale dell’automazione nei processi robotizzati – come il machine learning, l’AI e le reti neurali euristiche – offriranno alle aziende la capacità di combinare differenti scenari, aumentare la comprensione e prendere decisioni predittive in tempo reale sulla base delle necessità e del comportamento dei propri clienti.
• Le organizzazioni si focalizzeranno su piattaforme cloud di cybersecurity: le consuete violazioni della sicurezza informatica di alto profilo nel 2018 porteranno i fornitori di servizi di sicurezza basati su cloud a guadagnare in popolarità nel 2019. I sistemi di sicurezza basati su cloud vengono realizzati con API aperte, che consentono l’integrazione più facile e rapida di nuove tecnologie all’interno della piattaforma. Ciò consentirà ai clienti di tenere il passo con il panorama delle minacce in rapida evoluzione.
• Le infrastrutture end-to-end diventeranno programmabili: le aziende inizieranno a sottoscrivere abbonamenti a molteplici piattaforme cloud e ad aumentare l’utilizzo di Software-as-a-Service (SaaS). La programmabilità end-to-end consentirà alle organizzazioni di adattarsi velocemente ai mutevoli scenari di business e a chiedere di più dalle proprie applicazioni e dati.
• Le applicazioni diventeranno più intelligenti e personalizzate: nel prossimo anno, vedremo applicazioni che raccolgono input dagli utenti e apporteranno modifiche alle proprie funzionalità per migliorare l’esperienza dell’utente. L’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico svolgeranno un ruolo significativo nell’aiutare i dipendenti a lavorare in modo più produttivo.
• Il valore dei dati diventerà il fulcro del valore: nei prossimi mesi, l’attenzione si sposterà sempre più sul valore reale dei dati, guidando una ricerca rinnovata per incorporare la telemetria, raccogliere e arricchire i dati. Saranno proprio i dati a costituire il cuore della vera trasformazione digitale e diventeranno la fonte di nuovi flussi di reddito che supereranno i flussi di fatturato tradizionali. Ciò porterà a una modifica delle architetture informative, per le quali i dati arricchiti guideranno gli investimenti IT.

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Previsioni per il 2018 relative all’America latina

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 febbraio 2018

by Ilan Furman, Gestore di portafoglio, Azioni dei mercati emergenti globali. Il 2018 sarà un anno ricco di eventi per l’America latina. La regione dovrà affrontare un fitto calendario di appuntamenti politici, tra cui le elezioni legislative in Messico, previste per luglio, e quelle presidenziali in Brasile, in programma per ottobre.
Nel 2017 il Brasile, la maggiore economia della regione, ha registrato una crescita del PIL dopo due anni consecutivi di recessione. Inoltre, le dinamiche economiche positive, compresi i bassi tassi d’interesse e l’inflazione contenuta, dovrebbero proseguire nei prossimi 12 mesi.L’Argentina, che nel 2017 ha evidenziato un’espansione dopo la contrazione del PIL nel 2016, dovrebbe continuare a beneficiare dell’impatto positivo del cambiamento politico. Il paese gode inoltre di un forte interesse da parte degli investitori, che favorisce l’afflusso di capitali a sostegno della crescita e degli investimenti.In Messico, frattanto, l’economia continua a espandersi a un tasso medio, supportata da una crescita del settore dei consumi persistentemente superiore a quella del PIL complessivo.La regione andina cresce ancora a tassi inferiori a quelli ottimali, in un contesto in cui prosegue l’adeguamento al ribasso dei prezzi delle principali materie prime prodotte in quest’area. Quanto al Cile, è probabile che la recente vittoria elettorale di Sebastián Pinera imprima slancio alla fiducia degli investitori e alle aspettative di espansione.Nel 2018 il Brasile dovrebbe continuare a beneficiare della ripresa economica osservata nel 2017, dopo due anni di recessione. L’agenda politica rimane particolarmente fitta. Il governo del Presidente Michel Temer è riuscito ad attuare una serie di coraggiose riforme, come la proposta di legge relativa al tetto alla spesa pubblica e la riforma del mercato del lavoro, volte a stabilizzare la situazione fiscale del paese. Inoltre, dall’impeachment dell’ex presidente Dilma Rousseff, le aziende a controllo statale stanno apportando miglioramenti alle pratiche di corporate governance e di allocazione del capitale.È probabile che le elezioni in programma per ottobre generino volatilità nel breve periodo. La rosa finale dei candidati non è ancora chiara e sulla classe politica brasiliana pesa una serie di indagini per corruzione che per il momento rende difficile individuare un candidato favorito.
Considerando la forte incertezza politica da un lato e lo scenario economico positivo dall’altro, gli investitori dovrebbero concentrarsi sui driver operativi e sui fondamentali societari. Le prospettive appaiono favorevoli, alla luce di un contesto che combina la crescita del PIL con bassi tassi d’interesse e un’inflazione contenuta; le società brasiliane potranno quindi beneficiare di questo e di altri fattori, quali i minori costi di finanziamento e la ripresa della crescita dei volumi. Questo scenario economico è dunque favorevole per le aziende di diversi settori, compresi i beni di consumo, l’industria, le autostrade a pedaggio e i servizi di pubblica utilità.
L’Argentina continua a beneficiare del clima positivo generato dalla vittoria elettorale di Mauricio Macri e del suo partito Cambiemos nel dicembre 2015. Nel 2001, il paese ha vissuto una delle più gravi crisi economiche della sua storia: la produzione è crollata, l’inflazione è salita e il governo è risultato inadempiente sul debito, provocando la sua estromissione dai mercati obbligazionari mondiali. Nel 2009, la nazione è stata retrocessa da mercato emergente a mercato di frontiera in virtù dei rigidi controlli sui capitali imposti dal governo. Di conseguenza, per molti anni l’accesso ai mercati internazionali, sia obbligazionari che azionari, è stato precluso all’Argentina e al suo settore imprenditoriale.L’elezione di Macri ha segnato un punto di svolta. L’attuale presidente argentino e il suo partito hanno intrapreso un nuovo cammino, puntando a normalizzare l’economia, ridurre gli elevati livelli di inflazione e il deficit fiscale e aprire il paese agli investitori internazionali. L’azione del governo si è concentrata sulla rimozione dei controlli sui capitali e sulla scelta di far fluttuare liberamente il tasso di cambio del peso, sull’aumento delle tariffe dei servizi pubblici per consentire di ridurre i sussidi al settore elettrico e sul raggiungimento di un accordo con gli ex creditori per permettere al paese di accedere nuovamente ai mercati dei capitali internazionali.
Questi cambiamenti significativi hanno determinato una contrazione del PIL nel 2016. L’anno seguente l’economia è tornata a crescere, mentre sul fronte politico il risultato positivo delle elezioni di metà mandato ha rafforzato la posizione di Macri e del suo partito in seno al Congresso. Inoltre, i mercati dei capitali argentini hanno riaperto i battenti. Gli investitori sia azionari che obbligazionari stanno mostrando un forte interesse per le emissioni governative e del settore privato.Nonostante le sfide poste dalla necessità di tenere sotto controllo l’inflazione e il deficit fiscale rimangano significative, le prospettive per il 2018 dovrebbero restare positive. Nel 2016 e nel 2017 l’Argentina è riuscita ad attrarre capitali, consentendo ora al governo e alle società private di investire nell’economia locale. Lo slancio del mercato azionario dovrebbe proseguire nel 2018, alla luce dell’elevata probabilità che il paese possa rientrare nell’Indice MSCI Emerging Markets entro il 2019, dopo esserne stata esclusa nel 2009. Inoltre, nell’ultimo periodo vi sono state numerose introduzioni in borsa e operazioni già avviate (follow-on) di successo, fra cui quelle dei settori finanziario e cementizio, che stanno ampliando l’universo investibile argentino. Poiché il successo dipende dal programma di riforme di Macri, è importante monitorare sia la popolarità del presidente argentino sia gli obiettivi di medio periodo del suo governo.
Il principale fattore negativo che grava sulla performance della valuta e delle azioni messicane fin dalla vittoria di Donald Trump alle presidenziali del novembre 2016 è costituito dai negoziati sul NAFTA in corso con gli Stati Uniti e il Canada. Inoltre, a luglio si terranno nuove elezioni presidenziali in Messico: sebbene sia troppo presto per indicare un vincitore, esiste un rischio sostanziale che possa essere il candidato della sinistra, Lopez Obrador, ad aggiudicarsi il mandato. Una sua vittoria susciterebbe probabilmente una reazione sfavorevole nei mercati. Tuttavia, è importante sottolineare che il Messico mostra da diversi anni un’indipendenza della banca centrale e una politica fiscale prudente.
La valuta messicana ha registrato oscillazioni significative sia nel periodo precedente all’elezione di Trump che in quello successivo al voto. Considerando che il settore societario del paese è caratterizzato dalla presenza di società con posizioni di mercato dominanti e bilanci robusti, tale volatilità offre agli investitori con un orizzonte di lungo periodo l’opportunità di investire in aziende solide a livelli di valutazione ragionevoli.Inoltre, nonostante alcune dichiarazioni allarmiste, è improbabile che gli stretti legami commerciali fra Stati Uniti e Messico si indeboliscano in misura significativa. Dall’introduzione del NAFTA nel 1994, il livello di integrazione transfrontaliera è aumentato notevolmente. Consideriamo per esempio il settore dell’auto: negli ultimi 20 anni la quota delle importazioni statunitensi provenienti dal Messico è raddoppiata. In generale, molte di queste importazioni sono costituite da componenti intermedi usati per la fabbricazione di prodotti “Made in USA”. Numerose società statunitensi hanno rapporti di lunga data con i produttori messicani, e negli ultimi anni settori come l’aviazione e le automobili hanno effettuato investimenti significativi per rafforzare la propria capacità produttiva in Messico.L’economia nazionale cresce a un tasso ragionevole e i conti pubblici messicani sono solidi. Tuttavia, considerando che il 33% del PIL deriva dalle esportazioni e che, di queste, l’81% è destinato agli Stati Uniti, occorre una maggiore chiarezza sul fronte del NAFTA per ridurre la forte volatilità del peso e valutare correttamente gli investimenti in società direttamente esposte agli scambi con gli Stati Uniti. Di conseguenza, in termini di opportunità d’investimento, continuiamo a concentrarci su società esposte all’economia nazionale, come i supermercati, i minimarket e i ristoranti, che beneficiano della buona tenuta dei consumi messicani. Abbiamo inoltre una prospettiva positiva sul comparto bancario, date le solide tendenze in termini di qualità degli attivi e la modesta penetrazione finanziaria.I principali mercati della regione latino-americana ispirano un tema duplice: da un lato, gli eventi politici possono generare volatilità nel breve periodo, dall’altro i volani economici appaiono solidi e i trend di crescita dovrebbero perdurare. In tale contesto, sarà importante guardare non soltanto alle tendenze settoriali ma anche alle società ben gestite ed esposte ai solidi trend nazionali. Queste aziende appaiono ottimamente posizionate per superare l’incertezza politica di breve periodo che porterà il 2018. La gestione attiva, in particolare la selezione dei titoli, svolgerà un ruolo cruciale per poter beneficiare con successo di questo duplice tema.

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