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Posts Tagged ‘previsioni’

Aumento dei mutui, le previsioni di idealista

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 novembre 2022

Analisi di Fabio Femiani, Coo di idealista/mutui sui nuovi aumenti annunciati dalla Bce. “Visto il quadro generale, le banche stanno attuando delle virate anche nella strategia commerciale: essendo aumentato il costo del funding, diventa più oneroso offrire mutui a tasso fisso. Gli istituti stanno quindi focalizzando il panel dei prodotti su soluzioni a tasso variabile. Mentre per i mutui già in essere nulla cambia per chi ha sottoscritto un contratto a tasso fisso, le conseguenze su chi ha un finanziamento a tasso variabile sono da valutare diversamente in base a vari fattori”. Secondo Femiani è presto per parlare di “allarme mutui”, in quanto il problema dell’esplosione delle rate riguarda a conti fatti, meno del dieci per cento dei mutui esistenti. I nuovi mutui possono invece essere stipulati con determinate offerte, in particolare i tassi variabili con cap, che ormai sempre più banche offrono e che sono praticamente dei mutui “quasi fissi”, al netto degli spread iniziali che sono più alti di quelli di un mutuo fisso vero e proprio. L’intervista completa al seguente link: https://www.idealista.it/news/finanza/mutui/2022/11/07/169576-aumento-dei-mutui-sara-crisi-cosa-succedera-nel-2022.

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Robeco: previsioni per il settore obbligazionario

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2022

A cura di James Stuttard, Head of Global Macro team e Portfolio Manager di Robeco. Con l’avvicinarsi del 2023, i temi non solo non sono cambiati, ma si sono intensificati. Le speranze del mercato, secondo cui la Fed avrebbe terminato la politica di inasprimento in autunno, sono state stroncate dal presidente della Fed Powell a Jackson Hole.Per la costruzione del portafoglio, continuiamo a distinguere tra i vantaggi della curva dei rendimenti e quelli delle strategie di duration.Per essere redditizi con le operazioni di duration elevata, è necessario individuare due fattori chiave: le prospettive cicliche per la crescita e le prospettive secolari per l’inflazione. Tuttavia, per le curve dei rendimenti, le prospettive cicliche svolgono la maggior parte del lavoro. Riteniamo che i dati abbiano una maggiore visibilità sulle prospettive di crescita ciclica rispetto alle prospettive secolari di inflazione.Su quest’ultimo punto, le domande rimangono senza risposta: gli aumenti salariali porteranno a effetti secondari (si veda il recente accordo con i ferrovieri olandesi per un aumento salariale del 9,25%) o la distruzione della domanda vedrà un forte calo dei prezzi (si veda il calo del 30% dei prezzi del petrolio da marzo)? Quale delle due situazioni sarà dominante? D’altro canto, l’utilizzo del contesto storico per identificare i casi in cui le curve dei rendimenti si sono invertite in modo eccessivo, fino al punto in cui le prospettive della curva sono risultate asimmetriche, rimane, a nostro avviso, un approccio molto più vantaggioso in termini di rischio/rendimento.Le curve dei rendimenti hanno un’inversione media ciclica nel corso del tempo, sia che si tratti di regimi di inflazione elevata (ad esempio 1965-82), di periodi di moderazione dell’inflazione (dal 1982 alla metà degli anni Novanta) o di bassa inflazione (dalla metà degli anni Novanta al 2020). Ciò significa che le curve dei rendimenti eccessivamente invertite finiscono per dis-invertirsi e tornare a inclinarsi.Come abbiamo detto lo scorso trimestre, non riteniamo che la recessione sia ancora prezzata negli spread high yield. Da allora, i mercati del credito hanno tentato un rally estivo a luglio e inizio agosto, con la speranza di una Fed accomodante in autunno. Ciò ci è sembrato fuori luogo e abbiamo approfittato del rally per alleggerirci. Da metà agosto gli spread hanno iniziato ad allargarsi.In prospettiva, le speranze di un’inversione di tendenza ci sembrano eccessivamente ottimistiche, date le prospettive di politica monetaria e il margine relativamente limitato che vediamo per una politica fiscale che cambi le carte in tavola. Solo gli spread swap sull’euro si trovano a livelli di recessione o di crisi.Negli ultimi 50 anni, ogni singolo picco recessivo degli spread creditizi è stato preceduto da un picco dei rendimenti dei titoli di Stato, di solito di molti mesi o addirittura anni. Non crediamo che questa volta sarà diverso. Ci aspettiamo di assistere a due picchi: prima i rendimenti dei titoli di Stato e poi gli spread creditizi. Il problema è che il divario potrebbe essere di diversi mesi, e forse di molti punti base, più in là nel tempo. (abstract Fonte: http://www.verinieassociati.com)

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I bambini ascoltano e prevedono quando succederà nel futuro

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 agosto 2022

Padova. Quando percepiamo suoni o individuiamo immagini l’attività del cervello non è tutta utilizzata per elaborare le caratteristiche fisiche e i significati che ne scaturiscono. Al contrario solo una piccola parte della nostra attività cerebrale (dall’1 al 5 % circa) si “mobilita” in risposta ad eventi esterni, nel restante 95% il cervello è continuamente coinvolto nel formulare predizioni probabilistiche sugli eventi che si potrebbero verificare nell’ambiente.Queste ipotesi vengono poi sistematicamente, e spesso inconsapevolmente, confrontate con la realtà in maniera da arrivare a una corretta interpretazione di ciò che si è sentito o veduto. Ma da che età siamo in grado di predire ciò che accadrà nell’ambiente a seconda di ciò che percepiamo? Il team di ricercatori dell’Università di Padova nello studio dal titolo “Face specific neural anticipatory activity in infants 4 and 9 months old” pubblicato sulla rivista «Scientific Reports» ha per la prima volta risposto a questa domanda. Supponiamo che qualcuno bussi alla nostra porta. Prima ancora di conoscere chi entrerà sappiamo che si tratta di una persona e non, ad esempio, di un cane. Successivamente, una volta che il soggetto ha varcato la soglia, il nostro cervello si organizzerà in modo da focalizzarsi su alcuni elementi cruciali per l’interazione sociale come l’espressione del viso, la postura del corpo e l’intonazione della voce per capire, in un batter d’occhio, se l’interlocutore è una persona amichevole o no. Il cervello funziona quindi in maniera predittiva, ma, cosa più importante, è in grado di pre-attivarsi innescando network neurali specifici sulla base della natura dello stimolo atteso. Ipotizzare cosa riserva il futuro ci permette di ottimizzare le nostre risorse mentali e fisiche per reagire meglio e più velocemente agli eventi, aumentando le nostre probabilità di sopravvivenza. Ovviamente non si tratta di premonizione, ma di processi che si basano su eventi fisici naturali come, ad esempio, la regolarità sensoriale di alcuni stimoli ambientali (un ritmo musicale o un movimento ripetitivo) o l’apprendimento associativo tra situazioni che tendono a presentarsi insieme (il “toc toc” alla porta e la successiva comparsa di un viso).«Questo ciclo continuo di predizione-verifica-aggiornamento è noto in letteratura come predictive brain e definisce il sottile equilibrio che regola l’interfaccia tra il nostro mondo interiore e tutto ciò che è esterno a noi. Nonostante la significativa importanza del nostro cervello predittivo – dice il Professore Giovanni Mento del Dipartimento di Psicologia dell’Università degli studi di Padova e primo autore dello studio – nessuno studio finora aveva investigato il suo sviluppo nei primissimi mesi di vita. In questa ricerca è stata ricostruita l’attività cerebrale in tre classi di soggetti – adulti, bambini di 9 mesi e piccoli di 4 mesi – a partire dalla loro attività elettrica corticale (EEG) durante la presentazione di volti o di oggetti rispettivamente preceduti da una voce umana o da suoni non umani. I risultati suggeriscono che anche nel gruppo dei bambini di 4 mesi si rileva un’attivazione neurale che rispecchia la capacità di anticipare l’evento a seconda del suono sentito. In altre parole, il semplice suono di una voce umana è in grado di pre-attivare i circuiti neurali coinvolti nella percezione visiva dei volti circa un secondo prima di vederli comparire su uno schermo».«È la prima dimostrazione scientifica che i bambini molto piccoli possono prepararsi all’incontro di stimoli socialmente rilevanti come nel caso dei volti attivando i meccanismi neurali sottostanti che serviranno ad elaborare i volti ancora prima della loro effettiva presentazione – sottolinea la Professoressa Teresa Farroni, Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socialiazzazione dell’Università di Padova che ha supervisionato il progetto di ricerca –. Questa competenza precoce costituisce un prerequisito fondamentale nello sviluppo dell’essere umano al fine di garantire fin da subito la possibilità di comunicare con altri consimili».

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PGIM Fixed Income: previsioni per il secondo trimestre, un cambiamento tettonico nell’economia globale

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 Maggio 2022

A cura di Robert Tipp, Chief Investment Strategist, Head of Global Bonds at PGIM Fixed Income. L’evoluzione incerta del conflitto e i relativi costi umani destano la massima preoccupazione. Il suo impatto economico su elementi chiave, tra cui l’energia, le altre materie prime, il commercio e i vincoli di natura finanziaria, non è chiaro. La disruption in questi ambiti sarà probabilmente esacerbata dal deterioramento del sentiment e dalle interruzioni della catena di approvvigionamento. La Russia è un attore di rilevanza globale sul fronte della produzione di energia e fornisce all’Europa circa il 25% del fabbisogno energetico. La Russia e l’Ucraina sono anche importanti fonti per altre materie prime fondamentali, come fertilizzanti, cereali e metalli preziosi. Di conseguenza, l’isolamento di Mosca da regioni focali per l’economia globale e l’interruzione della produzione in Ucraina si riverbereranno in tutto il mondo in una varietà di impreviste modalità.All’inizio del 2022 ci si attendeva una crescita globale moderata, ma al di sopra del trend. Il conflitto rappresenta un chiaro shock negativo al ribasso per la crescita economica, mentre spinge verso l’alto l’inflazione: dunque i rischi di stagflazione globale sono aumentati notevolmente, a nostro avviso, con un rischio di recessione in Europa al 50%. La situazione energetica russa costituirà un freno significativo alla crescita per diversi anni; abbiamo recentemente abbassato la previsione di crescita del PIL 2022 da un tasso prebellico del 4,2% al 2,7%. L’impatto sarà asimmetrico, con Germania e Paesi Bassi particolarmente esposti per via di legami commerciali e dipendenza energetica con la Russia. Essendo un grande importatore di gas russo per mezzo di un gasdotto ucraino, l’Italia costituisce ancora una volta un elemento di vulnerabilità cruciale per la coesione e la crescita della zona euro. Ma se le forniture energetiche russe venissero interrotte del tutto, ci aspetteremmo di vedere tagli alla produzione e distruzione della domanda che porterebbero la crescita annuale della regione in territorio negativo.Escludendo la Cina, nei mercati emergenti gli esportatori di materie prime e i Paesi che beneficiano del divario commerciale e della regionalizzazione – come Colombia e Nigeria – potrebbero beneficiare di ricadute positive. Ma molti altri, tra cui Tunisia e Cile, hanno accusato un colpo significativo alle ragioni di scambio, dato che i beni di prima necessità, come alimentari ed energia, sono diventati molto più costosi. Questo, a sua volta, sta creando tensioni sociali: alcune economie dei mercati emergenti (ad esempio, Sri Lanka ed Egitto) si sono rivolte alla comunità internazionale per pacchetti di sostegno. Anche gli esportatori di petrolio e gas – che probabilmente beneficeranno di prezzi e domanda più elevati – dovranno pagare di più per le importazioni di beni alimentari, limitando così il guadagno. Inoltre il deterioramento della propensione al rischio, insieme alla stretta monetaria in corso negli Stati Uniti e nell’area dell’euro, rappresenta uno shock negativo, soprattutto per i Paesi che devono già finanziare grandi deficit delle partite correnti. La Turchia è particolarmente esposta a questi shock multipli. Al contrario, l’economia statunitense è molto più isolata dal conflitto. Essendo un esportatore netto di energia con legami commerciali minimi con la Russia, l’impatto immediato sull’economia reale sarà probabilmente relativamente attenuato. Detto questo, le ricadute degli elevati prezzi dell’energia e dei beni alimentari a livello globale sta spingendo l’inflazione ancora più in alto, comprimendo ulteriormente i salari reali delle famiglie. Con la fine dello stimolo fiscale e condizioni finanziarie più rigide, ci aspettiamo un probabile rallentamento della domanda nel corso del prossimo anno, e una riduzione delle pressioni inflazionistiche.La Cina si trova in una posizione un po’ diversa. Lo sforzo dell’anno scorso per raffreddare il mercato immobiliare ha smorzato la crescita più del previsto, implicando forti venti contrari al raggiungimento dell’ambizioso obiettivo di crescita del 5,5%. Data la nostra aspettativa di un allentamento della crescita globale, questo indica la necessità di un ulteriore sostegno politico per il raggiungimento dell’obiettivo di crescita di Pechino. Più a lungo tale stimolo viene ritardato, più sostanziale sarà la spinta politica necessaria. Considerando l’importanza cruciale del 2022 nella definizione della leadership politica per i prossimi 5 anni, ci aspettiamo che le autorità facciano di tutto per raggiungere l’obiettivo di crescita; ciò rappresenterà uno dei pochi rischi alle aspettative di crescita quest’anno.Benché l’Ucraina rappresenti solo una parte molto esigua dell’economia globale, l’impatto del conflitto sui prezzi dell’energia continuerà a riversarsi in tutto il mondo, influenzando l’inflazione sia nelle economie avanzate, sia in quelle emergenti. Un’ulteriore interruzione della catena di approvvigionamento dovuta alle continue misure di lockdown in Cina ha indotto le banche centrali a mantenere la rotta verso una stretta delle condizioni finanziarie. Con le economie emergenti – tra cui Ungheria, Repubblica Ceca e Brasile – così come le più piccole economie sviluppate aperte – come la Norvegia – a guidare la carica, il mercato ora si aspetta rialzi dei tassi più aggressivi da parte della Federal Reserve. La posizione della BCE dovrebbe rimanere espansiva, con pochi o nessun segno di surriscaldamento dell’inflazione generata internamente. Detto questo, la BCE sembra pronta a porre fine agli acquisti di asset prima di fine anno e a iniziare ad alzare i tassi verso la fine dell’anno. Né il suo programma di acquisto di asset né i tassi negativi sono stati leve politiche decisive durante la pandemia, quindi se un grave rischio al ribasso dovesse cristallizzarsi nella regione potremmo assistere a una nuova serie di misure ad hoc.Dove la politica monetaria sta facendo un passo indietro, un sostegno fiscale aggiuntivo potrebbe colmare il vuoto. È ancora presto, ma i politici europei hanno già indicato un sostegno immediato per compensare le famiglie e le imprese dei costi più elevati dell’energia. Detto questo, l’ipotesi di un pacchetto fiscale espansivo finanziato da debito comunitario richiederebbe probabilmente diversi anni per l’unanimità politica a livello UE. Altrove, come nel Regno Unito, l’austerità fiscale resta molto probabile.

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Previsioni di ripresa economica

Posted by fidest press agency su martedì, 22 marzo 2022

Una nuova ricerca1 commissionata dal provider di ETP GraniteShares, la prima società a lanciare ETP a leva singola su singole azioni su Borsa Italiana, mostra come i maggiori trader in Italia si aspettino un boom dei volumi scambiati, contando su anno molto positivo per l’economia, che sostenga anche un aumento degli investimenti.Due trader intervistati su tre (il 65%) prevedono di effettuare un numero di operazioni nel 2022 superiore all’anno precedente, con un 21% che afferma che saranno molto superiori. Lo studio condotto ha evidenziato che oltre la metà dei trader (il 51%) ha dichiarato che i volumi di scambio cresceranno a fronte di aspettative positive sulla performance dell’economia italiana; il 39% prevede un aumento dei profitti e il 34% ritiene che le imprese italiane, rispetto allo scorso anno, siano sottostimate dal mercato, rappresentando dunque una buona opportunità di investimento. Il 29% infine ritiene che le azioni italiane vedranno crescere il loro valore quest’anno.Ai fattori che potrebbero trainare un aumento dei volumi di trading deve essere aggiunto l’attuale conflitto in Ucraina. Il 58% degli intervistati ha infatti dichiarato che le proprie operazioni sono aumentate dall’inizio di questa nuova crisi. Per il 29% la guerra in Ucraina porterà a una maggiore volatilità dei prezzi, creando così più opportunità di investimento. La ricerca di GraniteShares ha evidenziato anche che il trading in Italia è decollato con la crisi del Covid-19. L’82% di chi ha partecipato al sondaggio ha dichiarato di aver aumentato le sue attività o addirittura di avere iniziato a fare trading proprio a seguito del suo inizio.Will Rhind, fondatore e CEO di GraniteShate, ha dichiarato: “I trader italiani che investono almeno 1000 dollari al mese in azioni sono fiduciosi guardando al 2022 e, rispetto allo scorso anno, intendono aumentare i volumi di scambio. Parte di questa fiducia è da ricondurre all’ottimismo circa le performance dell’economia italiana, ma anche al fatto che i trader aumentano i loro introiti con l’aumento delle operazioni e che molte imprese italiane sono sottostimate, rappresentando una buona opportunità di investimento. Inoltre, c’è stato un aumento generale dell’interesse per il trading durante la pandemia e un cambiamento che ha portato i maggiori investitori ad adottare strategie che una volta erano prerogative degli istituzionali.” In generale, il trading azionario nel nostro Paese è cresciuto da quando è iniziata la pandemia di Covid-19 e lo studio di GraniteShares ha messo in mostra come il 43% dei trader si sia trovata a gestire maggiori investimenti da allora. Inoltre, si è registrata anche una forte domanda di report di analisti e di dati nelle imprese, con il 94% degli intervistati che ritiene siano importanti per approntare le proprie strategie di investimento. By Luca Maranesi

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Previsioni per l’azionario Europeo

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 dicembre 2021

By Niall Gallagher, Investment Director European Equities di GAM Investments. Ci stiamo approcciando a un contesto molto diverso da quello degli ultimi 15 anni. Il periodo successivo alla crisi finanziaria globale ha visto una fase di crescita economica piuttosto bassa, inflazione molto bassa e rendimenti obbligazionari in calo. Durante tale periodo, anche caratterizzato dal fenomeno del deleveraging e da bassi livelli di investimenti materiali, alcune tipologie di azioni hanno performato molto bene. Si è trattato essenzialmente di titoli di qualità; bassa volatilità, società a flusso di cassa costante e anche società in crescita, perché in un contesto di scarsa crescita questo genere di aziende ha performato bene e in una fase di calo dei rendimenti obbligazionari molti titoli di qualità o in crescita sono stati rivalutati. Pensiamo che, mentre stiamo attraversando la pandemia, ci stiamo anche dirigendo verso un contesto in cui ci sarà un po’ più di inflazione. Ci saranno probabilmente alti livelli di crescita. Allo stesso tempo stiamo entrando in un super ciclo per gli investimenti di capitale, che, in parte, sarà guidato dai governi che vogliono investire di più solo per sostenere le proprie economie. Inoltre, la transizione verso il Net Zero richiederà quantità molto significative di investimenti in tutta la gamma di settori, reti energetiche e anche in ambiti come quello degli immobili residenziali. Dunque, negli ultimi 18 mesi o due anni abbiamo aumentato gradualmente l’esposizione verso alcune di queste forti tendenze di crescita strutturale.La preoccupazione ovvia è che le mutazioni del coronavirus ci facciano finire in una situazione di chiusure continue. Alcune reazioni di panico da parte dei governi sono state dannose, ma pensiamo che la maggior parte delle aziende saranno abbastanza preparate, anche se siamo in una situazione di stop/start, con l’eccezione forse di quelle nel settore dei viaggi che potrebbero essere più colpite. Pensiamo che questo sia il rischio maggiore. L’altro rischio, che non riteniamo sia grave, è che potremmo avere un aumento dell’inflazione più serio di quanto i politici si aspettino. Pensiamo che le banche centrali siano in ritardo rispetto alla curva. Anche se pensiamo di essere ben posizionati per un contesto di inflazione più elevata, un contesto simile potrebbe anche essere piuttosto devastante per alcune asset class.Swetha Ramachandran, Investment Manager e Responsabile del fondo GAM Luxury Brands Equity di GAM Investments. La forte performance delle azioni del settore del lusso è sostenuta dai continui upgrade degli utili. I fattori di crescita sono strutturali: la continua ascesa della classe media emergente asiatica, l’influenza dei consumatori più giovani e la digitalizzazione – sia per ridurre l’intensità del capitale per il settore fornendo un servizio ai consumatori a costi inferiori sia per costruire nuovi flussi di entrate nel metaverso. Il filo conduttore di questi fattori è anche il ruolo crescente delle preoccupazioni relative alla sostenibilità nel comportamento di consumo: “comprare meno, comprare meglio” è il motto de facto del settore del lusso. Crediamo che il mercato stia sottovalutando il potere di determinazione dei prezzi del settore, che dovrebbe alimentare l’espansione dei margini fino al 2022, a fronte di un contesto di domanda sana e sostenuta nel 2021. Prevediamo che lo slancio in corso a fine anno si rivelerà un catalizzatore per una continua sovraperformance del settore, in un contesto macroeconomico favorevole.

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Unione Europea: Previsioni economiche d’autunno 2021

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 novembre 2021

L’economia dell’UE si sta riprendendo più rapidamente del previsto dalla recessione dovuta alla pandemia. Con l’avanzare delle campagne di vaccinazione e la progressiva revoca delle restrizioni, in primavera è ripresa la crescita e si è protratta senza interruzioni in estate, sostenuta dalla riapertura dell’economia. Nonostante le crescenti turbolenze, secondo le proiezioni l’economia dell’UE continuerà a espandersi nel periodo oggetto delle previsioni, raggiungendo un tasso di crescita del 5 %, del 4,3 % e del 2,5 % rispettivamente nel 2021, 2022 e 2023. Le previsioni indicano che nel 2021 e nel 2022 i tassi di crescita per la zona euro saranno identici a quelli previsti per l’UE, mentre nel 2023 il tasso di crescita per la zona euro sarà pari al 2,4 %. Queste prospettive dipendono in larga misura da due fattori: l’evoluzione della pandemia di COVID-19 e il ritmo con cui l’offerta si adegua alla rapida inversione della domanda a seguito della riapertura dell’economia. I mercati del lavoro dell’UE sono notevolmente migliorati grazie all’allentamento delle restrizioni sulle attività destinate ai consumatori. Nel secondo trimestre di quest’anno l’economia dell’UE ha creato circa 1,5 milioni di nuovi posti di lavoro, molti lavoratori sono usciti dai regimi di mantenimento dell’occupazione e il tasso di disoccupazione è diminuito, ma il numero totale di occupati nell’UE era ancora inferiore dell’1 % rispetto al livello precedente la pandemia. Da allora la disoccupazione è ulteriormente diminuita. Pari al 6,8 %, il tasso di disoccupazione nell’UE in agosto era appena superiore a quello registrato alla fine del 2019. I dati pubblicati dopo la data limite delle previsioni indicano un ulteriore lieve calo in settembre. Il miglioramento delle prospettive di crescita indica per il 2021 disavanzi inferiori a quanto previsto in primavera. Dopo aver raggiunto il 6,9 % del PIL nel 2020, il disavanzo aggregato nell’UE dovrebbe ridursi marginalmente al 6,6 % nel 2021 sulla scia del sostegno di bilancio ancora elevato dell’inizio dell’anno.Dopo diversi anni di bassa inflazione, la forte ripresa dell’attività economica nell’UE e in molte economie avanzate è stata accompagnata da una ripresa dell’inflazione superiore alle previsioni. L’inflazione annua nella zona euro è salita dal negativo -0,3 % nell’ultimo trimestre del 2020 al 2,8 % nel terzo trimestre del 2021. Il dato di ottobre è pari al 4,1 %, un tasso raggiunto una sola volta da quando è iniziata la pubblicazione dei dati sull’inflazione nella zona euro, nel 1997. Sebbene l’impatto della pandemia sull’attività economica si sia notevolmente indebolito, la COVID-19 non è stata ancora sconfitta e la ripresa dipende fortemente dalla sua evoluzione, sia all’interno che all’esterno dell’UE. Alla luce della recente impennata dei casi in molti paesi, non si può escludere la reintroduzione di restrizioni che incidono sull’attività economica. Nell’UE questo rischio è particolarmente importante negli Stati membri con tassi di vaccinazione relativamente bassi.I rischi economici sono connessi anche all’impatto, che potrebbe protrarsi, delle strozzature e dei limiti nell’offerta che caratterizzano l’attuale scenario. Le previsioni si basano su una serie di ipotesi tecniche relative ai tassi di cambio, ai tassi di interesse e ai prezzi delle materie prime, aggiornate al 19 ottobre. Per tutti gli altri dati, comprese le ipotesi relative alle politiche governative, le previsioni tengono conto delle informazioni disponibili fino al 25 ottobre incluso. A meno che nuove politiche non siano sufficientemente dettagliate e annunciate in modo credibile, le proiezioni presuppongono che le politiche restino invariate.La Commissione europea pubblica ogni anno due previsioni complessive (primavera e autunno) e due previsioni intermedie (inverno ed estate). Le previsioni intermedie riguardano i livelli annuali e trimestrali del PIL e dell’inflazione per l’anno in corso e l’anno successivo per tutti gli Stati membri, nonché i dati aggregati a livello della zona euro e dell’UE.Le previsioni economiche d’inverno 2022 della Commissione europea aggiorneranno le proiezioni relative al PIL e all’inflazione e dovrebbero essere presentate nel febbraio 2022. (abstract)

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“Previsioni inflazionate”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 ottobre 2021

A cura di Jeffrey Cleveland, Chief economist di Payden & Rygel. Come economisti, siamo costantemente spinti a fare previsioni. Tuttavia, siamo d’accordo con l’assunto: “È difficile fare previsioni, specialmente sul futuro”. Questa affermazione si rivela particolarmente vera se pensiamo all’insolita incertezza economica e alla volatilità generata dal Covid-19. Allora cosa deve fare un investitore, dubbioso sul futuro incerto? L’approccio migliore è quello di concentrarsi meno sulle previsioni e più sull’eliminazione dei preconcetti. Una migliore comprensione di ciò che fa girare il mondo potrebbe aiutare gli investitori ad evitare errori di gestione di un portafoglio finanziario.In primo luogo, gli investitori spesso interpretano gli aumenti dei prezzi come segnali sicuri di inflazione. Tuttavia, mentre gli aumenti dei prezzi possono essere sintomi di inflazione, non tutti gli aumenti dei prezzi lo sono. Può sembrare banale, ma è un concetto essenziale.Per esempio, l’improvvisa variazione della domanda di prenotazioni delle vacanze ha fatto aumentare le tariffe aeree e i prezzi degli alloggi in hotel. Ma l’aumento dei prezzi rappresenta un cambiamento improvviso nel comportamento dei consumatori di fronte a un’offerta limitata (c’è solo un numero limitato di camere d’albergo). D’altro canto, invece, l’inflazione è un fenomeno in cui tutti i prezzi aumentano mentre il potere d’acquisto del denaro diminuisce.Come capire la differenza? Un modo è guardare ai driver degli indici dei prezzi al consumo. Negli Stati Uniti, per esempio, solo una manciata di categorie ha contribuito alla maggior parte dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo (CPI) nel 2021. Un esempio simile si è verificato in Europa nel 2021, quando i prezzi del settore dei beni di consumo hanno guidato l’inflazione, a causa di colli di bottiglia della produzione di fronte alla domanda dei consumatori e al recupero delle spedizioni. D’altra parte, invece, la crescita dei prezzi dei servizi è rimasta stabile. In secondo luogo, gli investitori si preoccupano della recente e rapida crescita degli aggregati monetari. E giustamente. I bilanci delle banche centrali sono cresciuti enormemente negli ultimi due anni. Non vogliamo giustificare a tutti i costi le banche centrali, ma invitiamo a non saltare a conclusioni affrettate basate sui loro bilanci, poiché la storia mostra come assumano uno scarso valore predittivo rispetto all’inflazione dei prezzi al consumo, dal momento che quella delle banche centrali rappresenta solo una fetta dell’offerta complessiva di denaro e di credito. A questo si ricollega un timore: come possono gli Stati Uniti sostenere un altro programma di spesa multimiliardario sulla scia del pacchetto da 4.000 miliardi di dollari varato alla fine del 2020? Il diavolo, come sempre, è nei dettagli. La cifra di 3,5 trilioni di dollari di cui si parla a Washington D.C. sarà estesa su dieci anni e finanziata, almeno in parte, dalle tasse, oltre che da nuovi prestiti. Terzo punto sono i timori sull'”inflazione salariale”. Elemento su cui siamo scettici. In primo luogo, in qualità di lavoratori dipendenti come lo sono io, ci opponiamo all’espressione “inflazione salariale”. L’aumento dei compensi commisurato alla crescita della produttività non dovrebbe essere temuto, bensì accolto con favore. I manuali di economia che propagandano una stretta correlazione tra aumento dei salari e dei prezzi al consumo sembrano ormai superati. Negli ultimi tre decenni, il legame tra i due fattori si è indebolito. Una più rapida crescita dei salari, che mettiamo in conto con la ripresa dell’economia, è perfettamente coerente con una bassa e stabile inflazione dei prezzi al consumo.In conclusione, sappiamo che gli investitori nutrono il desiderio irrefrenabile di interrogare gli economisti su “dove sarà l’inflazione” tra uno, tre, cinque e persino dieci anni. Ma la verità è che nessuno può saperlo e che spesso la cosa migliore che possiamo fare è, molto più umilmente, impegnarci a dissipare i preconcetti. Non è molto, ma può aiutare gli investitori a evitare mosse di portafoglio che li portino fuori strada.

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Dynabook: le previsioni per l’ed-tech del futuro

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 ottobre 2021

La pandemia ha influenzato ogni aspetto dell’educazione, dalla scuola primaria fino all’università. Nonostante molti Paesi abbiano visto gli studenti tornare in classe dopo periodi di chiusura, l’ultimo anno di lezioni online ha messo in luce la necessità di sviluppare un’adeguata ed-tech che possa essere utilizzata efficacemente sia a scuola sia a casa. Secondo la ricerca realizzata da Dynabook, quest’anno quasi due terzi dei responsabili IT nell’istruzione aumenteranno i propri budget IT.Nonostante molti istituti scolastici, a causa delle chiusure nazionali, siano passati alla didattica a distanza, studenti e insegnanti sono stati in grado di continuare a studiare e insegnare con l’aiuto di soluzioni digitali. Questo ha naturalmente avuto un impatto sull’IT e sulle relative priorità. La ricerca Dynabook ha rivelato infatti che le soluzioni basate su cloud (53%), supporto e assistenza IT da remoto così come le infrastrutture di cybersecurity (49%) sono le principali priorità per gli amministratori IT in ambito education. Inoltre, la sicurezza ha registrato il maggior incremento, con l’84% dei decisori IT che la considerano più importante rispetto a prima della pandemia da COVID-19, mentre il 75% delle organizzazioni ha indicato le piattaforme cloud come priorità principale.Se un quinto delle aziende considera la sicurezza come il requisito irrinunciabile per l’acquisto di nuovi computer portatili, gli istituti scolastici sono invece alla ricerca di dispositivi che possano rispondere pienamente a un’esperienza di apprendimento o insegnamento ottimizzata, che si tratti di potenza, archiviazione e memoria elevate o di un design robusto per resistere agli urti e ai danni che potrebbero accadere durante la routine scolastica.

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5 previsioni per il futuro dei media statunitensi

Posted by fidest press agency su sabato, 25 settembre 2021

A cura di Nathan Meyer, Analista degli investimenti azionari di Capital Group. I cambiamenti strutturali nel consumo di contenuti mediatici stanno rivoluzionando i modelli di business dei colossi dei media tradizionali, con i consumatori sempre meno propensi a utilizzare le connessioni via cavo e più orientati invece ai servizi di video streaming e a forme interattive di intrattenimento. Il conseguente cambiamento delle abitudini di visualizzazione, soprattutto tra i giovani, potrebbe alterare profondamente le prospettive d’investimento per le società mediatiche negli anni a venire. È possibile distinguere cinque importanti temi che, molto probabilmente, svolgeranno un ruolo determinante nell’evoluzione dei media e dell’intrattenimento nel prossimo decennio: 1. I videogiochi supereranno la pay TV come il principale mercato dell’intrattenimento domestico.A seguito dei lockdown dovuti alla pandemia dello scorso anno, il settore dei videogame ha riscosso un successo mai visto prima d’ora. I creatori di console Microsoft (Xbox), Sony (PlayStation) e Nintendo (Switch), nonché gli sviluppatori di giochi come Activision, Electronic Arts e Take-Two Interactive, hanno registrato un enorme incremento di coinvolgimento e fatturato, mentre i consumatori costretti a restare a casa hanno fatto ricorso ai videogame come forma di divertimento interattivo e in un certo senso anche di evasione. 2. Il numero di abbonati ai pacchetti pay TV negli Stati Uniti scenderà drasticamente. L’aspettativa è che quasi tutte le visualizzazioni a scopo di intrattenimento si sposteranno dalla tradizionale TV a pagamento verso lo streaming on-demand. La NBCU, ad esempio, sta già trasmettendo la Premier League e le Olimpiadi sul servizio di streaming Peacock. Nel frattempo, il rinnovo del pacchetto sportivo fuori mercato per il football americano “NFL Sunday Ticket” nel 2022 potrebbe mettere fine alle forme di trasmissione così come le conosciamo. Con le partite disponibili su ESPN+, Amazon Prime Video o YouTube TV, sempre più spettatori finiranno per abbandonare i canali tradizionali. 3. Il video streaming diventerà la forma privilegiata di consumo di film e TV. È sempre più evidente, infatti, che questi servizi rappresentano il sostituto per eccellenza dei tradizionali pacchetti di pay TV. Man mano che i consumatori acquisteranno dimestichezza con queste forme di visualizzazione, a beneficiarne saranno soprattutto i giganti dello streaming come Netflix, Disney+ e Amazon Video. Netflix, ad esempio, ha stanziato entro il 2030 un budget per i contenuti compreso tra 25 e 30 miliardi di dollari, che consentirà potenzialmente alla società di lanciare ogni settimana quattro serie o film da 100 milioni di dollari. Con queste ingenti disponibilità finanziarie, è altamente probabile che Netflix pubblicherà contenuti apprezzati dalle famiglie americane, facendo salire il numero degli abbonati a circa 90 milioni. 4. L’audience del football americano professionale potrebbe attraversare un declino strutturale.. Il calo dell’interesse è invece proseguito fra i giovani, che seguono una più ampia gamma di sport e sono più restii a praticare il football al liceo. 5. Con la diffusione dei veicoli autonomi, il consumo di contenuti mediatici potrebbe aumentare di un’ora al giorno.L’adozione degli smartphone è ormai matura nel mondo sviluppato, dove il consumo quotidiano di contenuti multimediali è prossimo alle 10-11 ore a persona. Le auto senza conducente potrebbero assicurare un forte impulso alla crescita negli anni a venire. Inoltre, i circa 30 minuti per tratta del tragitto medio casa-lavoro negli Stati Uniti potrebbe aggiungere un’altra ora al consumo di media.Con circa 2 milioni di unità vendute nel 2020, oggi le vetture senza conducente non rappresentano una quota sostanziale del mercato, ma si prevede una crescita esponenziale. Secondo varie stime del settore, il calo dei prezzi e l’impegno dei governi a promuovere i veicoli elettrici potrebbe far lievitare a 58 milioni il numero di guidatori che entro il 2030 avranno scelto soluzioni driverless. Il risultato: molti più occhi liberi per guardare film in streaming, podcast e servizi musicali nel prossimo decennio.

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Previsioni vendemmiali 2021 dell’Unione Italiana Vini

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

“Il leggero calo produttivo del 9%, pari a 44,5 milioni di ettolitri, si tramuterà in una migliore qualità di vino che fa ben sperare per la ripresa economica post pandemia. Esprimo la mia vicinanza al settore vitivinicolo che ha saputo fronteggiare la chiusura del canale Ho.re.ca e proiettarsi già oltre, portando quasi a conclusione un percorso per la valorizzazione delle produzioni sostenibili avviato con il mio emendamento al decreto Rilancio”. Lo ha dichiarato il deputato Filippo Gallinella (M5S), presidente della commissione Agricoltura, intervenuto oggi alla conferenza stampa di presentazione delle previsioni vendemmiali 2021 dell’Unione Italiana Vini.“Il calo della produzione – prosegue -, che in alcune regioni si registra in maniera rilevante come nel caso di Toscana (-25%), Umbria (-18%) e Marche (-13%), è dovuto alle sempre più mutevoli condizioni climatiche. Ciò impone un attento monitoraggio da parte dei vignaioli e degli enologi, con particolare attenzione alla custodia e alla sostenibilità ambientale, elementi ormai necessari anche per un adeguato riconoscimento da parte dei consumatori. Accanto alla promozione della sostenibilità del vino, ritengo che sia opportuno cogliere l’occasione che ci fornisce la nuova Politica Agricola Comune (PAC) per la realizzazione di un fondo di mutualizzazione nazionale”. “Dinanzi al ripetersi di eccezionali eventi calamitosi, infatti – conclude Gallinella – dobbiamo mettere in campo strumenti di tutela delle produzioni e del reddito degli imprenditori agricoli, coprendo ciò che le assicurazioni oggi non riescono a garantire e raggiungendo quei territori, specie al Sud Italia, tuttora scettici verso queste soluzioni”.

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Previsioni economiche di estate 2021: Le riaperture stimolano la ripresa

Posted by fidest press agency su sabato, 10 luglio 2021

Si prevede una ripresa dell’economia europea più rapida di quanto atteso in precedenza, poiché l’attività nel primo trimestre dell’anno ha superato le aspettative e il miglioramento della situazione sanitaria ha determinato un allentamento più rapido delle restrizioni per il controllo della pandemia nel secondo trimestre. Secondo le previsioni economiche intermedie di estate 2021, l’economia dell’UE e della zona euro dovrebbe crescere del 4,8 % quest’anno e del 4,5 % nel 2022. Rispetto alle previsioni di primavera precedenti, il tasso di crescita per il 2021 è significativamente più elevato nell’UE (+ 0,6 punti percentuali) e nella zona euro (+ 0,5 % punti percentuali), mentre per il 2022 è leggermente più elevato in entrambe le aree (+ 0,1 punti percentuali). Si prevede che il PIL reale tornerà al livello precedente alla crisi nell’ultimo trimestre del 2021 sia nell’UE che nella zona euro. Per la zona euro, si tratta di un trimestre prima di quanto indicato nelle previsioni di primavera.La crescita dovrebbe rafforzarsi a causa di diversi fattori. In primo luogo, l’attività nel primo trimestre dell’anno ha superato le aspettative. In secondo luogo, un’efficace strategia di contenimento del virus e il progresso delle vaccinazioni hanno portato a un calo del numero di nuove infezioni e ricoveri ospedalieri, che a sua volta ha consentito agli Stati membri dell’UE di riaprire le loro economie nel trimestre successivo. Questa riapertura ha avvantaggiato in particolare le imprese del settore dei servizi. I risultati dell’indagine Upbeat presso i consumatori e le imprese, nonché la mobilità in base al tracciamento dei dati, suggeriscono che è già in atto una forte ripresa dei consumi privati. Inoltre vi sono prove di un rilancio dell’attività turistica all’interno dell’UE, che dovrebbe beneficiare ulteriormente dell’entrata in vigore del nuovo certificato COVID digitale dell’UE a partire dal 1º luglio. Nel loro insieme, questi fattori dovrebbero superare l’impatto negativo della carenza temporanea di fattori di produzione e dell’aumento dei costi che colpiscono alcune parti del settore manifatturiero.Anche le previsioni per l’inflazione di quest’anno e del prossimo sono state riviste al rialzo. L’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime, le strozzature della produzione dovute a limiti di capacità e alla carenza di alcune componenti di input e materie prime, nonché la forte domanda sia all’interno che all’esterno, dovrebbero esercitare pressioni al rialzo sui prezzi al consumo quest’anno. Nel 2022 tali pressioni dovrebbero gradualmente attenuarsi man mano che verranno superati i limiti di produzione e vi sarà convergenza tra offerta e domanda. Ne consegue che l’inflazione nell’UE viene ora data in media al 2,2 % per quest’anno (+ 0,3 punti percentuali rispetto alle previsioni di primavera) e all’1,6 % per il 2022 (+ 0,1 punti percentuali). Per la zona euro i valori corrispondenti sono dell’1,9 % nel 2021 (+ 0,2 punti percentuali) e dell’1,4 % nel 2022 (+ 0,1 punti percentuali). L’incertezza e i rischi che circondano le prospettive di crescita sono elevati, ma rimangono nel complesso equilibrati.I rischi posti dall’emergenza e dalla diffusione di varianti del virus COVID-19 sottolineano l’importanza di accelerare ulteriormente le campagne di vaccinazione. I rischi economici sono connessi in particolare alla reazione delle famiglie e delle imprese ai cambiamenti delle restrizioni.L’inflazione potrebbe risultare più elevata del previsto, se i limiti nell’offerta sono più persistenti e le pressioni sui prezzi si ripercuotono maggiormente sui prezzi al consumo.

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Previsioni economiche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 giugno 2021

A cura di William Davies, CIO, EMEA e Responsabile azionario globale di Columbia Threadneedle Investments. Il primo trimestre ha visto una divergenza delle traiettorie economiche, in un contesto in cui il nuovo aumento dei casi di Covid-19 in molte aree del mondo ha richiesto l’adozione di ulteriori restrizioni.Gli Stati Uniti hanno beneficiato del pacchetto di misure fiscali da 1.900 miliardi di dollari varato prontamente dal presidente Biden per cercare di sostenere la crescita e l’occupazione dopo una perdita di slancio alla fine del 2020. Sebbene gli altri paesi sviluppati non abbiano implementato misure di supporto fiscale di entità paragonabile ai pacchetti statunitensi, le loro economie si sono adattate all’andamento a singhiozzo imposto dalla pandemia, facendo meglio del previsto durante i recenti periodi di limitazione della mobilità. Il percorso di riapertura è strettamente legato al ritmo delle campagne vaccinali.È trascorso più di un anno da quando il Covid-19 ha colpito gli Stati Uniti, causando il blocco dell’economia. La rapida adozione di misure di supporto monetario e fiscale ha arrestato il crollo, sostenendo i mercati finanziari e consentendo alle famiglie americane di disporre di liquidità aggiuntiva nonostante l’aumento della disoccupazione. Dopo una temporanea perdita di slancio nell’ultimo trimestre del 2020, gli straordinari stimoli fiscali stanno definendo la rotta che permetterà all’economia di ritornare a livelli pre-pandemia prima dell’estate. Dopo un inizio difficoltoso, il ritmo delle campagne vaccinali nell’Europa continentale è ora in accelerazione. Sebbene i livelli di attività siano apparsi generalmente più resilienti alle nuove limitazioni alla mobilità rispetto ai lockdown dello scorso anno, la pandemia di Covid-19 continua a gettare un’ombra sulla performance economica dell’area euro. Restano comunque da vedere gli effetti delle ulteriori misure restrittive (adottate a metà aprile, in particolare in Francia e Germania) sul PIL del secondo trimestre.Detto ciò, gli indicatori del sentiment economico mantengono un andamento positivo, specialmente nel settore manifatturiero, dove i nuovi ordini sembrano alimentare un boom post-pandemia. Per il momento, i dati oggettivi non riflettono il maggiore ottimismo; tuttavia, è possibile che ci siano sfasamenti, oppure che dai sondaggi emerga un ottimismo eccessivo, come durante la fase di espansione del 2017. Lo stato di salute del mercato del lavoro è forse il parametro più indicativo della probabile forza della domanda interna, anche se i dati su questo fronte continuano a essere distorti dal vasto numero di persone impegnate in programmi di lavoro a breve termine. Il livello di risorse inutilizzate nei mercati del lavoro dell’area euro potrebbe quindi non essere chiaro per qualche tempo. Nel frattempo, l’ottimismo riguardo a una ripresa vigorosa (e inflazionistica) dei consumi si basa su una decisa inversione della tendenza delle famiglie ad accumulare risparmio osservata nell’ultimo anno. Tuttavia, un’analisi di Banque de France e altri suggerisce che la quota di gran lunga più elevata di consumi mancati durante la pandemia ha riguardato il settore dei servizi, dove esistono evidenti limiti per un loro recupero. Inoltre, (come altrove) la tendenza ad accumulare risparmio è stata più marcata nell’estremità superiore della scala dei redditi e delle fasce d’età, dove la propensione al consumo è inferiore, a parità di tutte le altre condizioni. Un’altra area della domanda interna che appare destinata a brillare quest’anno è la spesa per investimenti; i dati realizzati tendono a superare le previsioni di inizio anno, e la base di partenza per il 2021 è la più elevata degli ultimi cinque anni. Sul fronte del commercio con l’estero, i dati restano incoraggianti, prospettando un ulteriore solido contributo delle esportazioni nette al PIL del primo trimestre. Guardando al futuro, le prospettive sembrano poco incoraggianti. L’incertezza creata dalla pandemia resta elevata e continua a porre un rischio di ribasso per la crescita. Allo stesso tempo, le politiche di supporto saranno verosimilmente più limitate dopo lo straordinario stimolo fiscale e monetario messo in campo lo scorso anno, che ha fatto crollare i tassi di riferimento ai minimi storici e condotto a un aumento significativo dell’indebitamento sovrano. In un contesto di aumento dell’inflazione non core (che tuttavia dovrebbe essere transitorio), i governi con una minore credibilità potrebbero essere costretti a inasprire le politiche al fine di mantenere un margine di sicurezza accettabile a livello di tassi reali, ancorare le aspettative di inflazione ed evitare il deprezzamento della valuta e forti deflussi di capitali. La situazione impone un delicato esercizio di bilanciamento nel corso dei prossimi mesi. Ciò comporterà anche una maggiore divergenza delle traiettorie delle economie emergenti, ed è probabile che i paesi entrati nella fase pandemica con fondamentali più deboli subiscano ulteriori pressioni in caso di prolungamento della crisi sanitaria. (abstract)

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UE: Previsioni economiche di primavera 2021

Posted by fidest press agency su sabato, 15 Maggio 2021

Secondo le previsioni economiche di primavera 2021 l’economia dell’UE crescerà del 4,2 % nel 2021 e del 4,4 % nel 2022, mentre per l’economia della zona euro è previsto un incremento del 4,3 % quest’anno e del 4,4 % l’anno prossimo. Questo rappresenta un miglioramento significativo delle prospettive di crescita rispetto alle previsioni economiche d’inverno 2021 che la Commissione ha presentato in febbraio. I tassi di crescita continueranno a variare all’interno dell’UE, ma le economie di tutti gli Stati membri dovrebbero tornare ai livelli pre-crisi entro la fine del 2022.La pandemia di coronavirus rappresenta uno shock di proporzioni storiche per le economie europee. Nel 2020 l’economia dell’UE ha subito una contrazione del 6,1 % e quella della zona euro del 6,6 %. Sebbene, in generale, le imprese e i consumatori si siano adattati per affrontare al meglio le misure di contenimento, alcuni settori, come il turismo e i servizi in presenza, continuano a patire.Il rilancio dell’economia europea iniziato l’estate scorsa ha subito una battuta d’arresto nel quarto trimestre del 2020 e nel primo trimestre del 2021, con l’introduzione di nuove misure di sanità pubblica per contenere l’incremento del numero di casi di COVID-19. Con l’aumento dei tassi di vaccinazione e l’allentamento delle restrizioni si dovrebbe tuttavia verificare un forte rilancio delle economie dell’UE e della zona euro. Questa crescita sarà trainata dai consumi privati, dagli investimenti e dalla crescente domanda di esportazioni dell’UE da parte di un’economia mondiale in fase di rafforzamento.Nel 2022 la quota degli investimenti pubblici rispetto al PIL dovrebbe raggiungere il livello massimo registrato da oltre un decennio grazie all’effetto trainante del dispositivo per la ripresa e la resilienza, lo strumento chiave al centro di Next Generation EU.Le condizioni del mercato del lavoro stanno lentamente migliorando dopo l’impatto iniziale della pandemia. L’occupazione è aumentata nella seconda metà del 2020 e i tassi di disoccupazione sono scesi rispetto ai picchi registrati nella maggior parte degli Stati membri.I regimi di sostegno pubblico, compresi quelli sovvenzionati dall’UE tramite lo strumento SURE, hanno impedito un drammatico aumento dei tassi di disoccupazione. Tuttavia i mercati del lavoro avranno bisogno di tempo per riprendersi completamente: prima di aver bisogno di assumere più lavoratori, infatti, le imprese disporranno di un certo margine di aumento dell’orario di lavoro.Per l’UE le previsioni indicano un tasso di disoccupazione al 7,6 % nel 2021 e al 7 % nel 2022. Per la zona euro i valori corrispondenti sono dell’8,4 % nel 2021 e del 7,8 % nel 2022, tassi che rimangono superiori ai livelli pre-crisi. L’inflazione ha registrato un’impennata all’inizio di quest’anno a causa del rincaro dei prezzi dell’energia e di una serie di fattori tecnici temporanei, quali l’adeguamento annuale della ponderazione attribuita ai beni e ai servizi che compongono il paniere dei consumi utilizzato per calcolare l’inflazione. Anche la fine del taglio dell’IVA e l’introduzione di una tassa sul carbonio in Germania hanno avuto un effetto considerevole.L’inflazione varierà notevolmente nel corso di quest’anno, in quanto le ipotesi sui prezzi dell’energia e sulle variazioni delle aliquote IVA determinano notevoli fluttuazioni del livello dei prezzi rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Per l’UE le previsioni attuali indicano un’inflazione all’1,9 % nel 2021 e all’1,5 % nel 2022. Per la zona euro i valori corrispondenti sono dell’1,7 % nel 2021 e dell’1,3 % nel 2022*. Il sostegno pubblico alle famiglie e alle imprese ha avuto un ruolo fondamentale nell’attenuare l’impatto della pandemia sull’economia, ma ha portato gli Stati membri ad aumentare i loro livelli di indebitamento.Quest’anno il disavanzo aggregato delle amministrazioni pubbliche dovrebbe aumentare di circa mezzo punto percentuale nell’UE, attestandosi al 7,5 % del PIL, e di circa tre quarti di punto percentuale nella zona euro, raggiungendo l’8 % del PIL. Secondo le previsioni tutti gli Stati membri, ad eccezione di Danimarca e Lussemburgo, registreranno nel 2021 un disavanzo superiore al 3 % del PIL.Entro il 2022 il disavanzo di bilancio aggregato dovrebbe tuttavia dimezzarsi, attestandosi appena al di sotto del 4 % sia nell’UE che nella zona euro. Si prevede che il numero di Stati membri con un disavanzo superiore al 3 % del PIL diminuirà in misura significativa.Nell’UE il rapporto debito pubblico/PIL dovrebbe raggiungere quest’anno il picco del 94 %, per poi scendere leggermente al 93 % nel 2022. Il rapporto debito/PIL della zona euro dovrebbe seguire lo stesso andamento, salendo al 102 % quest’anno per poi scendere leggermente al 101 % nel 2022.I rischi che pesano sulle prospettive sono elevati e rimarranno tali finché l’ombra della pandemia di COVID-19 continuerà a incombere sull’economia.L’evoluzione della situazione epidemiologica nonché l’efficienza e l’efficacia dei programmi di vaccinazione potrebbero risultare migliori o peggiori di quanto ipotizzato nello scenario centrale di queste previsioni.Le previsioni potrebbero sottostimare la propensione delle famiglie a spendere, oppure il desiderio dei consumatori di mantenere livelli elevati di risparmio precauzionale.Un altro fattore è rappresentato dalla tempistica della revoca del sostegno strategico che, se prematura, potrebbe mettere a repentaglio la ripresa. D’altro canto, una revoca posticipata potrebbe portare alla creazione di distorsioni del mercato e di ostacoli all’uscita delle imprese improduttive.Le ripercussioni delle difficoltà delle imprese sul mercato del lavoro e sul settore finanziario potrebbero rivelarsi peggiori del previsto.Una crescita mondiale più forte, in particolare negli Stati Uniti, potrebbe produrre sull’economia europea effetti più positivi di quanto previsto. Tuttavia una crescita più robusta negli Stati Uniti potrebbe spingere verso l’alto i rendimenti dei titoli di Stato USA, il che potrebbe causare aggiustamenti disordinati nei mercati finanziari, a scapito soprattutto delle economie di mercato emergenti fortemente indebitate in valuta estera.

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Europa: Previsioni economiche d’inverno 2021

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 febbraio 2021

Secondo le previsioni economiche d’inverno 2021, l’economia della zona euro crescerà del 3,8 % sia nel 2021 che nel 2022, mentre l’economia dell’UE crescerà del 3,7 % nel 2021 e del 3,9 % nel 2022. L’Europa è ancora stretta nella morsa della pandemia di coronavirus. Il nuovo incremento del numero di casi e la comparsa di nuovi ceppi del coronavirus più contagiosi hanno costretto molti Stati membri a reintrodurre o a inasprire le misure di contenimento. Al tempo stesso l’avvio dei programmi di vaccinazione in tutta l’UE dà adito a un cauto ottimismo. L’economia della zona euro crescerà del 3,8 % sia nel 2021 che nel 2022, mentre l’economia dell’UE crescerà del 3,7 % nel 2021 e del 3,9 % nel 2022. Si prevede che le economie della zona euro e dell’UE raggiungeranno i livelli di produzione pre-crisi prima di quanto anticipato nelle previsioni economiche d’autunno 2020, in gran parte a seguito dello slancio di crescita più forte del previsto che si prospetta per la seconda metà del 2021 e per il 2022. Dopo la forte crescita registrata nel terzo trimestre del 2020, l’attività economica si è nuovamente contratta nel quarto trimestre a causa delle nuove misure di contenimento adottate a seguito della seconda ondata della pandemia. Con queste misure in vigore, si prevede che le economie dell’UE e della zona euro registreranno un calo nel primo trimestre del 2021. La crescita economica dovrebbe riprendere in primavera e acquistare slancio durante l’estate, con l’avanzare dei programmi di vaccinazione e il graduale allentamento delle misure di contenimento. Prospettive più incoraggianti per l’economia mondiale dovrebbero anch’esse sostenere la ripresa.L’impatto economico della pandemia rimane disomogeneo tra gli Stati membri e, secondo le previsioni, anche la ripresa sarà caratterizzata da andamenti molto diversi.In base alle previsioni l’inflazione nella zona euro dovrebbe aumentare, passando dallo 0,3 % del 2020 all’1,4 % nel 2021, per poi scendere leggermente all’1,3 % nel 2022. Le previsioni relative all’inflazione per il 2021 nella zona euro e nell’UE sono in lieve aumento rispetto all’autunno, ma nel complesso il dato dovrebbe rimanere contenuto. Il ritardo subito dalla ripresa continuerà presumibilmente a frenare le pressioni della domanda aggregata sui prezzi. Nel 2021 l’inflazione sarà temporaneamente spinta al rialzo da effetti base positivi sull’inflazione dei beni energetici, da adeguamenti fiscali – soprattutto in Germania – e dagli effetti di una domanda repressa su un’offerta ancora limitata in certi settori. Nel 2022, con l’adeguamento dell’offerta e la graduale riduzione degli effetti base, l’inflazione dovrebbe subire nuovamente un leggero calo. Rispetto all’autunno, i rischi che circondano le previsioni sono più equilibrati, pur rimanendo elevati, e sono principalmente connessi all’evoluzione della pandemia e al successo delle campagne di vaccinazione.I rischi positivi sono legati alla possibilità che il processo di vaccinazione conduca a un allentamento più rapido del previsto delle misure di contenimento e quindi a una ripresa più tempestiva e più forte. Inoltre Next Generation EU, lo strumento dell’UE per la ripresa il cui fulcro è costituito dal dispositivo per la ripresa e la resilienza, potrebbe alimentare una crescita più forte di quanto prospettato, dal momento che i finanziamenti previsti, per la maggior parte, non sono ancora stati integrati nelle previsioni. In termini di rischi negativi, nel breve periodo la pandemia potrebbe rivelarsi più persistente o grave di quanto ipotizzato nelle previsioni, o potrebbero verificarsi ritardi nell’attuazione dei programmi di vaccinazione. Ciò potrebbe ritardare l’allentamento delle misure di contenimento e, di conseguenza, incidere sui tempi e sull’intensità della prevista ripresa. Vi è inoltre il rischio che la crisi possa lasciare segni più profondi nel tessuto socioeconomico dell’UE, in particolare sotto forma di fallimenti generalizzati e capillari perdite di posti di lavoro. Ciò danneggerebbe altresì il settore finanziario, aumenterebbe la disoccupazione di lunga durata e aggraverebbe le disuguaglianze.

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Dal British Council le previsioni 2021 sull’apprendimento online della lingua inglese

Posted by fidest press agency su domenica, 14 febbraio 2021

Il British Council è l’ente ufficiale britannico di riferimento in Italia e nel mondo per la formazione linguistica e culturale grazie ai suoi oltre 80 anni di esperienza nell’offerta di corsi di lingua inglese e a più di 100 milioni di studenti iscritti in tutto il mondo, anno su anno. Se il 2020 ha rappresentato una sfida per istituti formativi e loro iscritti, richiedendo una flessibilità estrema nel dare prosecuzione ai piani formativi e di apprendimento, secondo gli esperti del British Council il 2021 rappresenterà l’anno del consolidamento delle buone pratiche apprese lo scorso anno, con il digitale a porsi da abilitatore nell’accesso agevolato e più immediato alle risorse formative, anche linguistiche, di interesse.“Per il 2021 prevediamo di assistere a un crescente ricorso a canali e modalità di formazione e auto-formazione per vie digitali. È una realtà che si è dimostrata nuova per molti, seppur necessaria alla luce dell’emergenza verificatasi. Nel nostro caso si è trattato di ampliare l’offerta già esistente del modello English Online del British Council che si rivolge in particolare a un target adulto e per questo orientato a offrire la maggiore flessibilità possibile per andare incontro a ogni specifica esigenza di apprendimento – in tempi e modi compatibili con le loro disponibilità di fruizione e di accesso alle nostre risorse secondo lo stile di vita unico di ognuno” ha dichiarato Ian Frankish, Teaching Centre Manager dell’ente britannico.Nei progetti del British Council, dunque, se il programma di corsi English Online si è mostrato in grado di adattarsi celermente ad accogliere l’incremento della domanda digitale da parte degli adulti già iscritti e dei molti nuovi, c’è ancora di più da poter fare per supportare gli iscritti ad affrontare un anno dai connotati in gran parte nuovi rispetto al passato.“La lingua inglese è ancora oggi una lingua franca in ambito lavorativo e resta un must-have a cui anche nel prossimo futuro sarà difficile rinunciare. La continuità e la facilità di accesso al suo apprendimento attraverso formule flessibili ed efficaci – gli insegnanti del British Council tengono lezioni online in e da tutto il mondo, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, con pacchetti adatti alle esigenze di tutti anche in termini di budget – sono elementi imprescindibili per mantenere costante fede non solo a un percorso di formazione linguistica, ma anche per farsi trovare preparati ad affrontare un mondo del lavoro ricco di nuove e differenti sfide” ha commentato il manager.È indubbio che il connubio tra erogazione di un’offerta formativa e adozione di tecnologie e ambienti digitali abilitanti resterà saldo anche nel prossimo futuro. L’auspicio è che possa in parte mutare la sua percezione, da difficoltà a opportunità per accrescere le proprie competenze non solo linguistiche. Per saperne di più sul modello formativo digitale English Online del British Council o per cogliere l’offerta speciale riservata fino al 16 febbraio 2021.

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Previsioni occupazionali per il primo trimestre 2021

Posted by fidest press agency su sabato, 12 dicembre 2020

Le previsioni occupazionali sono prudenti: l’11% dei datori di lavoro prevede un aumento delle previsioni occupazionali, l’11% prevede una diminuzione e il 73% non prevede cambiamenti. Le prospettive di occupazione netta, adeguate alle variazioni stagionali, sono pari a +3%. Le prospettive di assunzione migliorano di 3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, ma sono più deboli di 3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.Al seguente link è possibile accedere al documento completo e all’infografica dedicata all’Italia: http://www.manpowergroup.it/Previsioni-ManpowerGroup-Occupazione—Primo-Trimestre-2021 “Non c’è dubbio che si stia delineando sempre più una duplice tendenza, con alcuni settori in piena ripresa o che torneranno a pieno regime nei prossimi mesi ed altri che dovranno invece affrontare ancora nuove e importanti sfide nel 2021. I dati MEOS del prossimo trimestre confermano ancora una volta la complessità affrontata in alcuni mercati del lavoro, come ad esempio quello dell’ospitalità alberghiera e della ristorazione. Tuttavia, emergono tendenze positive in diversi settori chiave, e questo fa nascere un cauto ottimismo per il 2021” – dichiara Riccardo Barberis, Amministratore Delegato di ManpowerGroup in Italia.

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WatchGuard: 10 previsioni sulla sicurezza informatica per il 2021

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 novembre 2020

Gli esperti del Threat Lab di WatchGuard prevedono che nel 2021 i criminali informatici troveranno nuovi modi per attaccare le persone, le loro case e i loro dispositivi, al fine di trovare un varco per accedere alle reti aziendali a cui si collegano i “remote workers”. La pandemia globale ha rapidamente accelerato il passaggio al lavoro da remoto, portando i dipendenti a operare al di là della protezione firewall aziendale e creando nuovi spazi di vulnerabilità importanti che attireranno i malintenzionati. I cyber criminali sfrutteranno in particolare le emozioni e i sentimenti di paura legati all’emergenza sanitaria e alla situazione economico-politica per sferrare i loro attacchi.Ecco le 10 previsioni stilate dal Threat Lab di WatchGuard per il prossimo anno: L’automazione porterà a una crescita delle campagne di spear phishing I provider di hosting cloud prenderanno provvedimenti contro gli abusi informatici Gli hacker infesteranno le reti domestiche con i worm Smart charger e “homebrew” apriranno la strada a violazioni di smart car Gli utenti si ribelleranno chiedendo di regolamentare la privacy degli smart device Con l’aumento dello smart working gli attaccanti colpiranno VPN e RDP Gli attaccanti individueranno le lacune di sicurezza negli endpoint legacy Ogni servizio senza MFA subirà una violazione I truffatori sfrutteranno la paura della pandemia durante il 2021 Gli attacchi prenderanno di mira i bambini per arrivare ai genitori Scopri tutti gli approfondimenti sulle previsioni 2021 di WatchGuard su questa landing page dedicata: https://www.watchguard.com/wgrd-resource-center/cyber-security-predictions-2021

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Previsioni ManpowerGroup sull’occupazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2020

Il 10% dei datori di lavoro italiani prevede un aumento del proprio organico, il 14% un calo nelle assunzioni e il 69% non si aspetta alcuna variazione; sulla base di questi dati la previsione netta sull’occupazione – a seguito degli aggiustamenti stagionali – si attesta a quota -1%. I piani di assunzione, per quanto sempre negativi, si rafforzano di 3 punti percentuali rispetto allo scorso trimestre, ma calano di 8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.“Le previsioni ManpowerGroup sull’Occupazione relative al prossimo trimestre riflettono le tendenze attuali. Non c’è dubbio che l’emergenza sanitaria Covid-19 si sia trasformata in una crisi del mercato del lavoro: da febbraio 2020 il livello dell’occupazione è sceso, secondo Istat, di circa 600mila unità e si è registrato un aumento degli inattivi di oltre 700 mila unità. Se da un lato non si può prescindere dalle sfide che ci attenderanno nei prossimi mesi, dall’altro i risultati della nostra indagine evidenziano la capacità di ripresa dei datori di lavoro italiani, che in questi tempi così difficili hanno dimostrato flessibilità e un grande spirito di adattamento – ha dichiarato Riccardo Barberis, Amministratore Delegato di ManpowerGroup in Italia, che continua: “In tale scenario l’emergenza Covid-19 ha anche avvicinato e creato alleanze fra i player del settore dei servizi per l’impiego a livello globale: da diversi mesi stiamo collaborando con altri operatori leader nelle risorse umane, nonché con enti governativi e realtà aziendali, per aiutare i datori di lavoro di tutto il mondo a tornare al lavoro in piena sicurezza in quella che sta diventando la nuova normalità”.
Per il prossimo trimestre i datori di lavoro di due delle quattro macroregioni italiane si attendono un aumento, seppur contenuto, del proprio organico, con una previsione netta sull’occupazione pari a +2% nel Nord-Ovest e a +1% in Centro Italia. Per quanto riguarda le altre due regioni, i dati sono, invece, più pessimistici: i datori di lavoro del Nord-Est segnalano una previsione pari a -6%, mentre quelli di Sud/Isole prevedono una riduzione del numero dei dipendenti pari al -4%.
Confronto fra i settoriI datori di lavoro di quattro dei sette settori industriali italiani prevedono una riduzione del numero dei propri dipendenti nel corso dell’ultimo trimestre del 2020. I mercati del lavoro più deboli sono previsti nel Settore Finanza e Servizi alle Imprese e nel Settore Manifatturiero, entrambi con una previsione pari a -8%. Intenzioni di assunzione negative sono riportate anche per il Settore delle Costruzioni e Ristoranti e Alberghi, con una previsione pari a -2% e -1%, rispettivamente. Al contrario, invece, prospettive di assunzione moderatamente positive sono riportate nel Settore del Commercio all’ingrosso e al dettaglio, con una previsione del +7%, e nel settore Altri Servizi, dove la previsione è del +6%. Fermo è, invece, il settore Altra Produzione, dove i datori di lavoro riportano una previsione pari a 0%.
Per il prossimo trimestre sono attesi incrementi del numero di dipendenti in due delle quattro categorie aziendali, con una previsione netta sull’occupazione del +6% e del +3%, rispettivamente, per le grandi e medie aziende. I datori di lavoro delle altre due categorie prevedono, invece, un calo del numero dei dipendenti, con previsioni pari a -8% per le microaziende e a -7% per le piccole aziende.

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Previsioni di assunzione del terzo trimestre 2020

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 giugno 2020

I datori di lavoro italiani prevedono un cambio di rotta nelle previsioni di assunzione per il trimestre Luglio-Settembre 2020. I risultati dell’Indagine relativa al terzo trimestre 2020 riflettono l’impatto dell’emergenza sanitaria che stiamo affrontando e si discostano molto dai risultati rilevati nei precedenti trimestri. Secondo l’Indagine relativa alle previsioni occupazionali di ManpowerGroup, pubblicata in data odierna, la previsione per il terzo trimestre, pari al -5%, è la più debole degli ultimi sei anni. La previsione è diminuita di 13 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 10 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.“I risultati dell’Indagine hanno registrato una vera e propria inversione di rotta nelle intenzioni di assunzione dei datori di lavoro in Italia e per questo sarà ancora più importante per le imprese reagire velocemente alla crisi economica in corso, anticipando i bisogni dei consumatori e rivedendo in alcuni casi anche i propri modelli di business” – ha dichiarato Riccardo Barberis, Amministratore delegato ManpowerGroup Italia: “Nel post Covid la possibilità di ricorrere maggiormente alla flessibilità sarà certamente fondamentale per far fronte alla necessità di inserire profili di cui le aziende avranno bisogno e che non riescono a trovare sul mercato e il contributo delle agenzie può giocare un ruolo decisivo, garantendo forme contrattuali tutelanti per il lavoratore, più welfare aggiuntivo e formazione finalizzata. Le agenzie possono infatti accelerare l’adozione di politiche attive per l’ingresso e il reinserimento nel mondo del lavoro dei lavoratori in piena sicurezza, grazie alla vicinanza alle imprese, alla capillarità della loro presenza sul territorio, alla capacità nella presa in carico e gestione, e ad obblighi di placement che facilitano l’incontro fra la domanda e l’offerta di lavoro.”
In due aree, Nord Ovest e Sud/Isole, i datori di lavoro registrano le previsioni più deboli degli ultimi sei anni, mentre sia nel Centro Italia, sia nel Nord Est, il dato rilevato è il più basso degli ultimi quattro anni. Il mercato del lavoro più debole si prevede nel Sud/Isole, dove le prospettive di occupazione netta sono pari al -10%. Altrove, modeste intenzioni di assunzione si riflettono in una previsione pari al -3% e -2%, rispettivamente per il Nord Ovest e il Centro Italia.Tuttavia i datori di lavoro del Nord Est si attendono lievi incrementi di personale con una previsione del +1%.
I datori di lavoro di sei settori industriali su sette prevedono un calo delle assunzioni nel prossimo trimestre. Il settore in cui si registra il mercato del lavoro più debole è quello dei Ristoranti & Alberghi, dove le prospettive occupazionali nette si attestano al -25%. Prospettive di assunzione in calo anche nel settore Finanziario e Servizi alle Imprese, con una previsione del -12%. Altrove, i datori di lavoro si attendono un rallentamento nelle assunzioni nel settore del Commercio all’ingrosso e al dettaglio, dove le previsioni sono del -4%, e nel settore delle Costruzioni con un dato pari al -3%. Lievi previsioni di assunzione si prospettano in altre tipologie di Servizi e nel settore Manifatturiero, con dati rispettivamente pari al -2% e -1%. Tuttavia, si prevede un modesto incremento di personale in alcune tipologie di produzione, con una previsione pari al +6%.
I datori di lavoro che hanno partecipato all’Indagine si suddividono in quattro categorie a seconda della dimensione dell’azienda: le microimprese contano meno di 10 dipendenti; le piccole imprese hanno fra i 10 e i 49 dipendenti; le medie imprese hanno fra i 50 e i 249 dipendenti; le grandi imprese hanno 250 o più dipendenti.
I datori di lavoro in tutte e quattro le categorie analizzate prevedono un calo delle assunzioni nel corso del prossimo trimestre. I piani di assunzione più deboli si registrano nelle Microimprese e Grandi imprese, dove le prospettive di occupazione netta si attestano a -5%. Altrove, previsioni pari a -4% vengono registrate da Piccole e Medie imprese.

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