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Prezzo del grano tenero in decisa crescita

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 giugno 2019

Sia rispetto all’annata 2017/18 (+13,4%) che rispetto alla media delle cinque annate precedenti (+12,1%). E’ il bilancio che emerge dall’analisi sulla campagna 2018/2019, di fatto conclusa, realizzata da BMTI sui prezzi dei cereali nazionali rilevati dalle Camere di Commercio.In particolare, il prezzo medio dell’annata 2018/2019 si è attestato per il grano tenero (panificabile) sui 210 €/t. Un valore solo di poco inferiore ai 228 €/t che si sono invece registrati per il grano duro (fino). Prezzo del grano duro che è apparso in leggera ripresa rispetto all’annata 2017/18 (+1,8%) ma ancora più basso rispetto alla media delle cinque annate precedenti (-12,6%).In attesa di chiudersi dopo l’estate, l’attuale campagna del mais continua invece a mostrare una fase di stallo dei prezzi in Italia. In particolare, le quotazioni a maggio si sono attestate sui 170 €/t, praticamente invariate rispetto ad aprile ed in ribasso rispetto allo scorso anno (-5,1%). Nessun rialzo, dunque, a differenza del balzo osservato nella seconda parte di maggio per le quotazioni alla borsa di Chicago, sostenute dall’ondata di forte maltempo che ha colpito nelle scorse settimane gli Stati Uniti. Sul fronte del commercio con l’estero, intanto, vanno registrati segnali di ripresa per le importazioni italiane di grano duro provenienti da paesi extra UE-28. Se, nel complesso, l’attuale annata ha registrato tra luglio 2018 e aprile 2019 un calo del 22% rispetto all’annata precedente, i primi mesi dell’anno hanno infatti evidenziato una crescita dei quantitativi in arrivo dai paesi extracomunitari. Nello specifico, l’analisi compiuta da BMTI sui dati della Commissione Europea mostra che nei primi quattro mesi del 2019 si è registrato un incremento di quasi il 60% rispetto allo stesso periodo del 2018.

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Prezzi: lieve frenata del tasso di inflazione

Posted by fidest press agency su martedì, 4 giugno 2019

L’Istat ha diffuso i dati relativi all’andamento del tasso di inflazione a maggio, che si attesta al +0,9%, in lieve diminuzione rispetto ad aprile quando segnava quota 1,1%.
“Alla base della lieve decelerazione” – spiega l’Istat – “c’è un effetto di rientro rispetto ai balzi dovuti ai ‘ponti’ di aprile.” Sul dato incide notevolmente la frenata dei costi dei beni energetici non regolamentati, in primis i carburanti.Il tasso relativo al carrello della spesa cresce invece al +0,5% (dallo 0,3% di aprile).Con il tasso di inflazione a questo livello l’aggravio annuo per una famiglia tipo ammonta a circa 266,40 Euro: un aumento insostenibile per le famiglie, i cui redditi non aumentano in misura proporzionale rispetto al costo della vita.“La crescita dei costi dei beni di largo consumo rappresenta un elemento di forte preoccupazione, dal momento che inciderà notevolmente sulle famiglie, specialmente quelle meno abbienti.” – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori.Tale dinamica non fa altro che sottolineare la necessità di un piano straordinario capace di determinare una ripresa stabile dell’occupazione, incidendo così in maniera positiva sul rilancio della domanda interna e dell’intero sistema economico.

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Libro: Muammar Gheddafi – Il prezzo del progresso

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 agosto 2017

GheddafiRiccardo Alfonso, Muammar Gheddafi – 40 anni di storia libica – Edizioni Fidest – pag. 232. La storia incomincia il primo settembre del 1969 con l’operazione Gerusalemme. E’ un altro importante capitolo della storia politica dell’Islam. E’ anche una svolta significativa alla politica occidentale che aveva cercato di sostituire il colonialismo con governi locali autoctoni ma asserviti alla causa capitalistica e ancora peggio ai vari comitati d’affari, sovente di malaffare, e alle multinazionali. E’ una premessa che ci pone un interrogativo: è possibile cambiare la storia dei paesi africani ed asiatici con governi indipendenti e sovrani della volontà popolare o anche rivoluzionari ma guidati da uomini come Gheddafi che hanno saputo garantire l’autonomia del paese dalle tante seduzioni occidentali? Il tema si carica di attualità con le recenti accadimenti che vedono una immigrazione senza controllo dalle coste libiche. E dire che da almeno dieci anni a questa parte eravamo consapevoli che questo sarebbe potuto accadere ma abbiamo fatto come le tre classiche scimmiette: non vedere non sentire e non parlare fino ad arrivare ai fatti di oggi e ai loro drammatici risvolti. (pubblicato su Amazon)

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Libro: Il prezzo del progresso

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 agosto 2017

Il prezzo del progressoRiccardo Alfonso “Il prezzo del progresso”, Edizioni Fidest pag. 194. La storia dell’uomo incomincia forse 500 mila anni fa o forse meno. Due furono i momenti significativi che cambiarono il corso degli eventi in misura radicale: il balzo netto della curva demografica tra il 1750 ed il 1800 e la nuova economia borghese capitalista o altrimenti detta rivoluzione industriale. Tutto ciò può spiegare quanto è accaduto nel XX secolo? Un progresso con la prorompente produzione industriale e l’offerta lavorativa ma che oggi ci mette alle corde proprio con le armi che ci avevano fatto esultare con lo sfruttamento della manodopera e il “saccheggio” delle materie prime in Africa e altrove. Oggi, poi, ci ritroviamo con il seguito di questa “rivoluzione” che è diventata tecnologica con la presenza sempre più significativa della robottistica che pone degli inevitabili limiti alla nostra crescita demografica rendendola eccessiva e controproducente. Come ne usciremo? (pubblicato su Amazon)

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Il prezzo del progresso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

Il prezzo del progresso(Saggistica) (Italian Edition). Il desiderio d’immortalità è, da sempre, un tratto caratteristico della famiglia Anthropos, come disse suggestivamente il Tasso nei versi:
Muoiono le città, muoiono i regni
Copre i fasti e le pompe arena e erba
E l’uomo d’esser mortal par che si sdegni.
Il diniego della morte, tuttavia, non è uguale in tutte le epoche e in tutte le latitudini. Sembra aver raggiunto un’espressione estrema in Occidente dall’Ottocento, con l’insorgere di due fenomeni tra i più indicativi della storia moderna: la rivoluzione industriale che dà all’uomo, nuovo Prometeo, l’impressione di poter prendere in mano il proprio destino; e la crisi dei valori, o dei fondamenti, valsi a dare un senso non effimero alla sua fragile esistenza.“L’incertezza metafisica – osserva Todisco – per un verso, la grande speranza scientifica progressiva dall’al-tro, hanno portato gradualmente l’Occidente moderno e postmoderno ad assumere un atteggiamento apparente-mente contraddittorio: da un lato il progetto di “sconfiggere” la morte e di raggiungere l’immortalità non nell’al di là ma nell’al di qua; dall’altro il nascondimento meticoloso del fenomeno della morte, la sua cancellazione, dalla scena pubblica e visibile, come testimonia, per esempio, la progressiva riduzione dei riti funebri, una volta solenni e partecipativi, ad atti sbrigativi e semiclandestini per sbarazzarsi al più presto dei “cari cadaveri”. “Non è un caso, a mio parere, che proprio il Paese all’avanguardia del rifiuto della morte è anche il più avanzato nella scienza e nella tecnica, quindi più impegnato nella guerra a morte”. L’American way of life, che per tutti i Paesi del mondo, compresi gli acerrimi nemici, costituisce il modello privilegiato di riferimento, è segnato dal rigetto radicale della morte, che si esprime in positivo nei ritrovati e nelle prati-che tese a prolungare la vita sempre più; e, in negativo, nella continua rimozione psichica del lutto. “En attendant” che la morte sia sconfitta in laboratorio, si fa finta che non ci sia.Fra gli infiniti esempi di rapida negazione della morte è indicativo il finale di “Nashville”, il bel film di Altman, in cui una cantante di un complesso girovago, mentre si esibisce sopra un palco elettorale all’aperto, davanti ad una gran folla, è stesa dal colpo di pistola di un giovane attentatore confuso nella calca.
Qualche attimo di panico. Poi la “voce” della sventurata, che è trasportata esanime fuori della scena, occupa il suo posto e attacca imperterrita una trascinante canzone del repertorio sul leit-motiv “It don’t worry me” ed invita briosamente il pubblico a cantare con lei. Il pubblico risponde e la tragedia finisce in una specie di tripudio corale ritmico esorcistico in cui ritorna il verso liberatore: “It don’t worry me” – ciò non mi riguarda – che tutti scandiscono in crescendo. E’ un modo per mettere a fuoco due aspetti evidenti dell’evento della morte contemporanea: la sua “privatizzazione”, da una parte, e la sua “medicalizzazione” dall’altra. Con ciò noi riduciamo la morte dal suo ambito pubblico e collettivo a un accadimento privato, condannato a consumarsi nell’emarginazione e nella solitudine. La morte, inoltre, è ridotta a malattia, per cui il morente è assegnato, nella divisione del lavoro, all’esperto, al “tanatologo”, che tratta il trapasso scientificamente, al di fuori delle emozioni, degli affetti del parentado, e senza le mediazioni rituali e sociali che servivano a “elaborare” il lutto, e a “por-tare i vivi a ricostruire simbolicamente la perdita nel loro animo.” Diventa, in tal guisa, una difesa collettiva nei confronti della morte. In un certo senso sono proprio i progressi della medicina ad accentuare il fenomeno della relegazione della morte fuori della vita familiare.

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Appello congiunto al Ministro Lorenzin sul prezzo della Cannabis terapeutica

Posted by fidest press agency su martedì, 13 giugno 2017

cannabis

Il prezzo di vendita al pubblico attualmente fissato per la cosiddetta Cannabis terapeutica rischia di compromettere la possibilità per le farmacie di realizzare le preparazioni magistrali a base di questa sostanza, a danno dei pazienti. L’importo di 9 euro al grammo, stabilito dal Ministero della Salute con il Decreto pubblicato lo scorso 3 giugno, è infatti inferiore a quello richiesto dai distributori per questa sostanza. Questa circostanza, che la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani aveva già segnalato in fase di istruttoria del provvedimento di fissazione del prezzo nazionale, fa sì che i farmacisti si trovino a pagare la materia prima – la Cannabis – una cifra superiore al prezzo della preparazione magistrale stessa, quindi costringendo il farmacista a operare in perdita. Di qui la richiesta di avviare un confronto urgente che le organizzazioni FOFI, FEDERFARMA, ASFI, ASSOFARM, FARMACIE UNITE , SIFAP e UTIFAR hanno rivolto al Ministro della Salute, Onorevole Beatrice Lorenzin. Al di là del caso particolare della Cannabis, si legge nella richiesta, è la stessa Tariffa nazionale dei medicinali che andrebbe rivista nel suo complesso. Infatti, benché la normativa preveda che la tariffa venga aggiornata ogni due anni per allineare gli importi all’andamento del mercato, gli importi oggi in vigore sono immutati da oltre vent’anni. In questo modo diviene sempre meno sostenibile economicamente la realizzazione delle preparazioni magistrali da parte delle farmacie, con un crescente disagio per i pazienti. E’ il caso di ricordare che i destinatari delle preparazioni sono in maggioranza pazienti fragili – neonati, bambini, persone affette da malattie rare – i cui bisogni clinici non trovano risposta nel farmaco di produzione industriale. In tempi di personalizzazione della medicina, è grave che uno dei principali strumenti per adattare le terapie ai bisogni individuali del paziente sia reso impossibile per motivi economici. Quello della Cannabis, in definitiva, è solo il caso più recente di prezzo inadeguato: la revisione della Tariffa nazionale, come previsto peraltro dalle leggi vigenti, non è più rinviabile.

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Abolizione monete 1-2 cent. A quale prezzo? Non ne vale la pena!

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 maggio 2017

moneteIl via libera della Commissione Bilancio della Camera all’emendamento Boccadutri che sospende dal 1 gennaio 2018 le monetine da 1 e 2 centesimi, e’ una cosa buona? Chi non sbuffa quando ha un resto o un pagamento con monetine da 1 e 2 centesimi, consumatore o commerciante che sia? Quasi tutti. E gia’ alcuni commercianti arrotondano per difetto o per eccesso. Una quotidianita’ che ha pochi effetti sulla vita di ognuno? Certamente nell’immediato, ma non nel lungo periodo: i salvadanai o le ciotole in cui buttiamo queste monetine (incluse quelle da 5 centesimi), quando poi ogni tanto le andiamo a contare, sono comunque un gruzzoletto, quasi una sorta di regalo che ci sentiamo spinti a spendere come fosse un premio. Ma non lo e’. Se pensiamo, per esempio, ai costi telefonici od energetici, l’unita’ dei misura del centesimo e’ fondamentale; certo, non li maneggiamo ed e’ tutto virtuale, ma il centesimo ha una sua determinante valenza. Cosi’
come ha valenza per i prezzi all’ingrosso e le trattative commerciali di ogni tipo.
Valutiamo quindi negativamente la proposta di smetter di coniarli, e di lasciare mano libera alla fantasia dei dettaglianti per arrotondamenti che non potranno che essere a svantaggio del consumatore (credere il contrario e’ essere in malafede).
Del resto, Paesi come Usa e Canada hanno da sempre monetine di questo conio e non ci pensano neanche lontanamente di farne a meno. Dobbiamo abituarci e organizzarci per non farci sommergere dalla loro innegabile scomodita’. L’alternativa? Non c’e’, al momento. A meno che, ovviamente, non si voglia dare mano libera ai profittatori di varia tacca.
(Vincenzo Donvito, presidente Aduc)
a sua volta l’on.le Alberto Giorgetti scrive: “Non comprendiamo pienamente le ragioni che hanno portato ad approvare la sospensione del conio delle monete da 1 e 2 centesimi. Quelle legate al risparmio per le casse dello Stato non sono infatti del tutto chiare, né tantomeno è comprensibile l’urgenza e la necessità di procedere con un emendamento alla manovrina”. “Si tratta, infatti – prosegue –, di una norma che avrebbe avuto bisogno un approfondimento più ampio proprio perché non può sottovalutarsi il rischio di ricadute sui consumatori finali, vittime di facili ‘arrotondamenti’ al rialzo. Non può quindi non sorgere il dubbio che si tratti di una disposizione che mira a favorire determinati soggetti, o, ancora più tristemente – conclude l’esponente azzurro –, l’ennesima beffa a danno dei consumatori”.

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Le ragioni del crollo del prezzo delle materie prime

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2015

prezzo del petrolio1Tutto è iniziato lo scorso novembre con la riunione dell’OPEC (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio), durante la quale è stato deciso di lasciare invariato il livello di produzione del greggio a 30 milioni di barili al giorno.Prima del meeting, il prezzo era già sceso di circa il 36% rispetto a giugno dello stesso anno e il mantenere inalterato il livello di produzione ha creato notevoli pressioni ribassiste sul prezzo del petrolio: una domanda in calo da Cina ed Europa, combinata con una solida crescita della produzione negli Stati Uniti e con la protezione in Asia delle quote di mercato dell’Arabia Saudita, hanno creato (e stanno tuttora stanno creando) un forte eccesso di offerta, con conseguenze inevitabili per il prezzo del petrolio.Durante gli ultimi tre mesi, i principali indici legati al petrolio hanno in gran parte scambiato al di sotto dei 50 dollari al barile (lo stesso livello visto durante la crisi) e non è da escludersi che nei prossimi giorni possa raggiungere il livello più basso dal 2003 (quando la crescita cinese iniziò ad accelerare).
Il problema non riguarda solo il petrolio. Il Bloomberg Commodity Index, che riassume le performance di 22 risorse naturali è sceso di due terzi rispetto al picco del 2008, al livello più basso dal 1999.L’andamento mostra come il prezzo delle materie prime sia tornato ai valori iniziali, come se il superciclo degli ultimi 15 anni, quando la fame di carbone, petrolio e metalli dai produttori cinesi creò un mercato prezzo del petrolio2rialzista fino al 2011, non sia mai esistito. Sono molti i fattori a cui può essere attribuito il crollo dei prezzi delle materie prime. Prima di tutto, come già detto, il rallentamento dell’economia cinese è una questione fondamentale; la Cina è stato il motore più importante per la domanda di materie prime da quando iniziò a registrare tassi di crescita del PIL a doppia cifra.Nel 2000, la Cina consumava infatti il 12% della domanda mondiale di metallo, mentre ora la percentuale è salita al 50%. Riguardo all’acciaio in particolare, la domanda cinese è più grande di quella di Russia, India, Giappone e Korea messe insieme e tra il 1998 e il 2008, la domanda di ferro è cresciuta di più di cinque volte.Ma alla fine del 2014, la percentuale cinese di consumo globale di petrolio era pari al 10%; per rame e zinco era al 45% e per l’alluminio e il nickel superiore al 50%. Ecco perché la crescita cinese è così importante per bilanciare domanda e offerta di materie prime e per quali ragioni il recente crollo nell’import e nell’export cinesi abbiano influito sui relativi prezzi.
La ragione principale è che tutte le materie prime sono prezzate in dollari. Quando il dollaro si rafforza, ceteris paribus, ci vorranno meno dollari per comprare una determinata materia prima e da questo il ribasso dei prezzi.Oltre a questo però, ci sono effetti più indiretti, ma ugualmente importanti. Una valuta che si indebolisce (in risposta a un dollaro molto forte) tipicamente genererà un rialzo dei prezzi espressi in valuta domestica. In risposta a queste pressioni inflazionistiche, la banca centrale di un paese importatore può ricorrere a misure restrittive, diminuendo quindi la domanda aggregata, incluso quella per materie prime. Inoltre, oltre che ad agire sulla domanda delle economie più esposte al dollaro, l’apprezzamento della valuta impatta anche sull’offerta di materie prime; si pensi infatti alle società che esportano materie prime, che si trovano in breve periodo a produrre in valuta debole (moneta locale) e a vendere in valuta forte (il dollaro USA). I loro margini di profitto aumentano in pochissimo tempo e gli incentivi a tagliare la produzione sono ben pochi.
prezzo petrolioQuest’ultima considerazione sul fatto di come un dollaro forte possa non solo indebolire la domanda ma incentivare la produzione di petrolio, è oggi cruciale, dato che il recente apprezzamento è stato possibile grazie al deflusso di captali dai mercati emergenti. Se si guarda ai movimenti delle valute dei maggiori esportatori di petrolio e materie prime contro il dollaro, notiamo come il rublo russo abbia perso il 30.3% nell’ultimo anno, il real brasiliano il 31.1%, la corona norvegese il 21.6%, il dollaro canadese il 16.0% e il peso colombiano il 30.6%. Solo il Riyal saudita è rimasto pressoché inalterato, ma come molti sostengono, probabilmente ancora per poco. Una valuta debole crea, come già detto, grandi pressioni inflazioniste all’interno del paese, danneggiando l’industria locale e il sistema finanziario delle economie colpite, in particolari quelle emergenti. Ma le società orientate all’export, come le compagnie minerarie o di estrazione, hanno ben pochi incentivi a tagliare la produzione. D’altro lato, il World Trade Index (petrolio scambiato alla borsa americana) è solo pochi punti percentuali dai minimi di agosto. Anche tutte le altre materie prime più cicliche (rame, acciaio) hanno già superato al ribasso i precedenti limiti e l’oro, in vista dell’imminente rialzo dei tassi da parte della Fed, continua a registrare nuovi minimi. Dato anche il forte rialzo del dollaro, potrebbe essere che i mercati abbiano già scontato gli effetti del molto anticipato rialzo dei tassi d’interesse USA, e pertanto la valuta statunitense potrebbe non rafforzarsi ancora ulteriormente. In questo secondo scenario, le attuali valutazioni delle materie prime potrebbero rappresentare una buona opportunità di acquisto. Ultimo ma non meno importante, va considerato il rischio geopolitico legato all’area mediorientale. Un eventuale aggravamento delle varie situazioni di crisi in quell’area, così come l’inasprirsi dei rapporti tra Russia e Turchia, potrebbero far aumentare il prezzo del petrolio. E dato che il petrolio ha un chiaro effetto magnetico su tutto il settore, potrebbe spingere al rialzo tutti i prezzi delle materie prime, generare pressioni inflazionistiche e spingere gli investitori a investimenti più sicuri, come può essere l’oro.   (Fonte: MoneyFarm)   (foto: prezzo petrolio)

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In prima nazionale Il Prezzo di Arthur Miller

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 ottobre 2015

filippo milanifilippo milani1Roma Dal 20 ottobre all’8 novembre al Teatro Argentina di Roma debutta in prima nazionale Il Prezzo di Arthur Miller diretto da Massimo Popolizio, in scena da attore e regista di un testo spietato e crudele, con accanto uno dei più prestigiosi nomi del teatro italiano, Umberto Orsini.Due grandi interpreti a confronto per un dramma poco frequentato in Italia, ma che riflette sulla questione sociale di un’economia basata sul profitto e sul “prezzo” da pagare per raggiungere i propri obiettivi. Rappresentato nel 1968 a Broadway, per 429 repliche consecutive, il lavoro scandaglia i temi più cari allo scrittore americano: la critica al sistema economico, crudele e spersonalizzante, i difficili rapporti familiari, la responsabilità etica individuale.
In occasione del debutto nazionale dello spettacolo, venerdì 23 ottobre (ore 18 ad ingresso libero) nella Sala Squarzina del Teatro di Roma si terrà la presentazione del volume Il prezzo, mai pubblicato in Italia e in libreria dal 6 ottobre per Einaudi nella traduzione di Masolino D’Amico (Collezione di teatro, pp. 104, € 12.00). Orari spettacolo: prima ore 21 I martedì e venerdì ore 21 I mercoledì e sabato ore 19 I giovedì e domenica ore 17 I lunedì riposo – Durata: 1 ora e 40 minuti senza intervallo (foto di Filippo Milani)

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Immobiliare USA: A luglio le vendite degli immobili prendono fiato, rimanendo più alte rispetto allo scorso anno

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2015

remaxIl numero delle vendite immobiliari a luglio è stato il più alto di qualsiasi altro luglio dall’inizio della pubblicazione del National Housing Report nel 2008 ed il secondo più alto di qualsiasi altro mese, dopo giugno.Le transazioni concluse sono state del 3,2% inferiori a giugno, ma maggiori dell’ 11,3% rispetto a luglio 2014. Il prezzo degli immobili è ora salito per 42 mesi consecutivi su base annua.
Il prezzo mediano di 215.000 $ del mese di luglio è più alto rispetto allo scorso anno del 6,4%. L’offerta di case in vendita continua a sfidare il mercato con l’ 1% di perdita dal mese di giugno. Con l’attuale tasso di vendita, i mesi corrispondenti per la vendita a luglio favoriscono ancora i venditori con un 3,9 su una scala in cui 6,0 indica un mercato equamente diviso tra gli acquirenti e venditori.
“Nonostante il numero di vendite in luglio sia stato leggermente più basso rispetto a giugno, i numeri rimangono comunque buoni e allo stesso livello della scorsa estate. L’accesso al credito pare si stia allentando, riportando i proprietari di immobili alla ricchezza di molti altri americani. Se l’economia procede e la crescita dei salari migliora, i potenziali acquirenti e venditori dovrebbero sentirsi più sicuri ad entrare nel mercato.” — Dave Liniger, AD e fondatore RE/MAX (foto: remax)

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Il valore di una vita

Posted by fidest press agency su domenica, 8 marzo 2015

Franco-Maccari-Coisp-300x213“Tremila euro. Ecco quanto vale, nella mente di tre criminali, la vita di un Appartenente alle Forze dell’Ordine. E purtroppo sappiamo che anche per altri il nostro sacrificio non vale molto di più. Certamente per tutti quelli che non comprendono l’assoluta necessità di profondere il massimo dell’impegno e dell’investimento per garantire all’intero Comparto la maggiore funzionalità con il minimo rischio per gli Operatori. La cosa è provata, dal momento che ancora troppe falle e troppe carenze che invece sarebbero facilmente risolvibili non sono al primo posto nell’agenda di Politica e Istituzioni. E, intanto, giornalmente i Tutori della sicurezza continuano a pagare un prezzo altissimo per svolgere il loro dovere, un prezzo rispetto al quale la squallida offerta di 3.000 euro, fatta solo per guadagnarsi uno sconticino di pena, è un’offesa intollerabile. Un prezzo che può trovare un vago senso di compensazione solo e unicamente se la legge sarà applicata in maniera seria, reale e concreta, e se chi ha commesso un reato sapendo bene di stare attentando alla vita di un collega pagherà fino in fondo il suo debito in galera”. È questo il commento di Franco Maccari, Segretario Generale del Sindacato Indipendente di Polizia, a proposito delle indiscrezioni giunte da Castelfranco, in provincia di Treviso, dove, secondo notizie non confermate né smentite dal diretto interessato, tre banditi albanesi avrebbero offerto 3.000 euro di risarcimento al Brigadiere Maurizio Biasini, investito durante la trappola tesa loro dai carabinieri dieci giorni fa sotto un condominio di Treviso. “Ma in un’occasione come questa – aggiunge Maccari – non possiamo che rilevare, invece, quanto lontana dalle reali esigenze degli Appartenenti alle Forze dell’Ordine sia la mentalità sempre più diffusa che non solo non ci riconosce la dovuta tutela, ma anzi va nella direzione di affievolire e neutralizzare quella minima che ancora ci spetta. Come altro dovrebbe intendersi, ad esempio, il progetto di depenalizzare i reati contro i pubblici ufficiali? O gli interminabili tempi per dotarci di strumenti e protocolli operativi che ci garantiscano un maggiore spettro di difesa? O, ancora, il silenzio assoluto rispetto alla necessità impellente di sbloccare assunzioni e turn-over perché le gigantesche carenze di organico vengano colmate ed il roboante proposito, invece, di tagliare e spazzare via innumerevoli presidi di Polizia dislocati sul territorio?”. “E la lista delle storture che riguardano la gestione del Comparto è ancora lunga – conclude il Segretario Generale del Coisp -, e si aggiunge e accresce la sofferenza e allo svilimento di tutti gli Operatori che quotidianamente finiscono all’ospedale e dei colleghi che assistono impotenti”.

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Olio: prezzo extravergine

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 febbraio 2015

olio-imbottigliatoIl mercato dell’olio di oliva nazionale ha assistito nell’ultimo trimestre del 2014 a un’impennata dei prezzi all’ingrosso dell’olio extravergine nazionale, giunti su valori mai toccati in precedenza in virtù di una campagna contrassegnata da un vero e proprio crollo produttivo. E’ quanto emerge dall’analisi trimestrale condotta dalla Borsa Merci Telematica sui dati delle Camere di Commercio e Borse Merci, che mostra come le quotazioni dell’extravergine (acidità 0,8%) si siano attestate a fine dicembre sopra la soglia dei 6 €/kg, dopo aver toccato a novembre anche i 6,25 €/kg. Una dinamica sostenuta in particolare dall’aumento record osservato a novembre, con i valori cresciuti di ben 35 punti percentuali rispetto ad ottobre. Una fiammata che ha avuto ripercussioni anche sul confronto anno su anno, con i prezzi raddoppiati rispetto al 2013 (+109,3% a dicembre). Peraltro, dopo il leggero rientro dei prezzi a dicembre, le prime rilevazioni del 2015 hanno evidenziato una nuova fiammata dei prezzi, sulla scia della scarsa disponibilità di prodotto italiano sul mercato. I rialzi osservati per l’extravergine hanno comportato una salita dei prezzi all’ingrosso anche degli altri oli di oliva, sebbene i rincari congiunturali siano stati più contenuti. L’olio di sansa di oliva raffinato ha chiuso il trimestre su 1,58 €/kg, mettendo a segno un +6% rispetto a fine settembre e tornando ad evidenziare una variazione anno su anno positiva (+11,5% a dicembre. Sul fronte degli scambi con l’estero va segnalata ancora la marcata crescita delle importazioni, che, tra gennaio ed ottobre 2014 sono aumentate in volume di oltre un terzo rispetto allo stesso periodo del 2013 (da 393mila a 528mila tonnellate). Un incremento imputabile al balzo degli arrivi di olio spagnolo, più che raddoppiati nell’arco di dodici mesi (da 188mila a 467mila tonnellate). L’analisi trimestrale sul mercato dell’olio di oliva è consultabile su: http://web.bmti.it/flex/olio

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Gli ingredienti per uscire dalla crisi

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 maggio 2012

Le imprese sono come il pallone in una partita di calcio: non smettono mai di muoversi. La regola vale anche per l’azienda farmacia e quindi sbaglia il titolare che non tiene sempre acceso il proprio cervello. Parole di Franco Falorni, commercialista e docente di economia d’impresa alla facoltà di Farmacia di Pisa, mattatore a Cosmofarma dell’evento che ieri mattina ha cercato di irradiare un po’ di ottimismo in una platea intristita dalle insistite analisi del giorno prima sugli effetti delle liberalizzazioni (almeno quattro gli incontri di sabato sul tema). Organizzato dal Laboratorio Farmacia, il centro studi diret to dallo stesso Falorni, il convegno ha messo sul tavolo non la ricetta ma gli ingredienti che serviranno alla professione per uscire dal tunnel. E per cambiare, perché come s’è detto un’azienda è come un pallone e il movimento è insito nella sua stessa forma.
E allora la parola d’ordine è quella di non vedere nel mutamento solo un male né nella crisi solo un rischio. «Come diceva Einstein» ha ricordato Falorni «solo chi non ha fiducia nelle sue capacità ha paura». Certo le incognite non vanno nascoste: come ha ricordato Riccardo Varaldo, presidente della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, lo spostamento di prodotti extra-canale è certamente destinato a proseguire nei prossimi anni e questo – unito all’allargamento delle farmacie – comporterà nel tempo una diversificazione della rete, con presidi caratterizzati da modernizzazione e innovazione da una parte e dall’altro presidi di connotazione tradizionale. Ma ci sono anche le opportunità: come ha ricordato con una robusta serie di dati Carla Colicelli, direttore del Censis-Forum per la ricerca biomedica, le famiglie e i cittadini sono chiamati nel tempo a coprire di tasca propria una fetta sempre più consistente di prestazioni ed è forte il bisogno di soggetti che sappiano offrire a questa domanda risposte qualificate e dal corretto rapporto prezzo-beneficio, anche per contrastare le sirene talvolta pericolose della sanità low cost.
La conclusione è un invito ai titolari perché non si perdano d’animo. L’hanno persino messo in musica alcuni giovani titolari di Pisa, in un applaudito videoclip proiettato al termine del convegno: i farmacisti sono ancora qua.(fonte farmacista33)

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Piemonte: il prezzo della crisi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2012

Il Piemonte è tra le regioni che in questi anni più hanno subito il peso delle difficoltà economiche. Oggi a Roma i vertici dell’Indesit avrebbero annunciato ai sindacati la decisione di spostare la produzione di lavastoviglie in Polonia. Una presa di posizione che andrebbe a colpire in primo luogo la nostra Regione e Provincia. Sono 400 i lavoratori dipendenti dello stabilimento di None, senza contare tutti coloro che vengono impiegati nell’indotto. Nel 2009 ci trovammo di fronte ad una situazione simile. Anche in quel caso il futuro dello stabilimento torinese veniva messo in discussione, ma dopo una lunga trattativa tra azienda e sindacati si trovò una soluzione. Oggi chiediamo alla proprietà di dimostrare lo stesso impegno che mise in campo all’epoca. Il gruppo di Sinistra Ecologia Libertà con Vendola in Regione Piemonte presenterà un’interrogazione urgente per chiedere all’Assessore di riferimento quali iniziative intenda mettere in atto per garantire i livelli occupazionali dell’azienda e la tutela dei lavoratori dell’indotto. I piemontesi hanno già fatto grossi sacrifici, le imprese dimostrino responsabilità. (Monica Cerutti, Sinistra Ecologia Libertà)

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Economia: La ricetta è la stessa

Posted by fidest press agency su domenica, 12 febbraio 2012

Mario Monti va negli Stati Uniti. Incontra Obama e i vertici della finanza e dell’economia americana. Li rassicura per ciò che il capitalismo si attende. Indica la misura degli interventi che lo tutelino nei suoi interressi primari, nei suoi profitti, e se ne fa garante. Ma ci siamo chiesti qual è il prezzo di tutto ciò? Un prezzo per essere chiari e franchi che nella sua tradizione il capitalismo ha fatto e continua a far pagare solo ai ceti più deboli. Ma sia chiaro. Non è una preconcetta opposizione, fine a se stessa, verso l’accrescimento della competitività dei sistemi paese, verso la sua piena apertura e una maggiore concorrenza. E’ che tutto questo lo si debba fare a spese delle aree economicamente e socialmente più esposte al rischio povertà. Significa che se emergenza è, se si riconosce una necessità che è quella di riformare per rendere i mercati più flessibili e in pari tempo più competitivi, occorre fare della crescita un’occasione per creare nuove risorse o opportunità lavorative e partire dal presupposto che è necessario in pari tempo un’equa ridistribuzione delle ricchezze che sviluppiamo. In altri termini se un paese cresce, se le macchine della produzione industriale vanno a pieno regime il fattore lavoro non va umiliato, rendendolo ai margini del profitto, ma esaltandolo. E occorre anche avere la capacità di saper crescere nel rispetto di regole condivise che attraversano il mondo del lavoro e del capitale e si fissano nella società civile poiché la perdita di potere non sta tanto nella debolezza di una economia quanto negli sprechi che essa produce nel corso d’opera. Ma la forza di un sistema dipende anche dal riconoscimento o meno dei valori che intendiamo fondanti quali il lavoro, la salute e, nel suo insieme il diritto alla vita e a vivere. Progresso significa sconfiggere la povertà, le malattie, le carestie,l’incapacità di disporre un’equa ridistribuzione delle risorse. L’essere umano va riabilitato per ciò che è e non per ciò che ha, e la natura che lo ospita con esso. Se questi principi acquistano valore noi possiamo dire di aver raggiunto un livello di maturità culturale, civile e sociale adeguato ai nuovi tempi. In caso contrario ritorneremo al lato oscuro delle nostre coscienza, al risveglio della barbarie. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Prezzo dell’oro: possibili ribassi

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2011

English: A 250kg gold bar in the Toi gold mine...

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Roma – La crisi delle borse condiziona anche al mercato dell’oro: gli investitori guardano con preoccupazione i bilanci dei paesi europei e degli Stati Uniti, mentre il prezzo del metallo più prezioso – che fino a poche settimane fa tendeva al rialzo – continua a scendere. La scorsa primavera, il prezzo era a livelli di 1.500 dollari all’oncia, ma a luglio aveva toccato i 1900 dollari, prima di scendere ai 1675 dei giorni scorsi. Una valutazione che non superi i 2.000 dollari entro la fine dell’anno, informa Agipronews, è ora offerta a 1,10 sulla lavagna di Ladbrokes. Un’impennata del prezzo dell’oro oltre 2.000 dollari all’oncia entro il 2011 pagherebbe invece 6 volte la posta.

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Prezzo latte ovino

Posted by fidest press agency su sabato, 5 novembre 2011

anche io ascolto i Clash

Image by fabiofotografie via Flickr

Sembra essere entrata nelle ore decisive la vertenza sul prezzo del latte ovino del Lazio. Una vertenza che il mondo agricolo reatino osserva con grandissima attenzione visto il ruolo di primo piano che la produzione della provincia occupa nel panorama regionale e non solo. Una vertenza che vede Coldiretti impegnata da diverso tempo a trovare la giusta soluzione per il bene dei produttori, ma l’associazione non disdegnerà di tornare in piazza qualora non si trovasse un accordo ragionevole. Nell’incontro tra istituzioni, associazioni di categoria e industriali avvenuta nei giorni scorsi si è deciso di portare avanti la trattativa, pur non senza difficoltà. Grazie anche all’intercessione dell’assessore regionale all’agricoltura Angela Birindelli, la riunione si è conclusa con alcune proposte presentate dagli industriali: conferma delle azioni immediate per la promozione del prodotto trasformato da parte della Regione; costruzione di una griglia di qualità e stagionalità; per quanto riguarda il mercato sardo, si prenderà come riferimento il miglior prezzo di piazza pagato da due industriali e due cooperative; una maggiorazione del 10% più un ulteriore maggiorazione sulla qualità di cui alla griglia di cui sopra. Su quest’ultimo punto, però, le associazioni di categoria unite hanno proposto una percentuale del 25%. Il tutto considerando che il mondo della produzione aveva chiesto un prezzo minimo del latte ovi-caprino di 95 centesimi. Le parti, ora, dovrebbero incontrarsi lunedì 7 novembre e solo allora si capirà se la vertenza potrà trovare una soluzione positiva. Altrimenti Coldiretti è pronta a tornare in piazza per far valere le sue ragioni.

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L’altalena dei prezzi che affama i più poveri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 ottobre 2011

FAO's headquarters in Rome, in Via Terme di Ca...

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Roma 19 Ottobre, ore 9.00, Piazza di Porta Capena (Circo Massimo)Gli attivisti di Oxfam Italia saranno davanti alla FAO per chiedere ai delegati del Comitato sulla Sicurezza Alimentare Mondiale (Csa) di mettere fine alla volatilità dei prezzi alimentari che solo nel 2010 ha spinto al di sotto della soglia di povertà 44 milioni di persone. Sullo sfondo di un grafico che mostra l’andamento irregolare dei prezzi, gli attivisti mostreranno, in modo simbolico, quanto riso, grano e mais era possibile comprare ieri, e la quantità – ben più scarsa – che è possibile
acquistare oggi con la stessa somma di denaro. Cosa accadrà domani? E’ un punto interrogativo sospeso sopra il destino dei più poveri e vulnerabili. Per evitare che i più poveri siano vittime della volatilità dei prezzi alimentari, Oxfam chiede al Csa tre misure urgenti:
1.     Abbandonare le politiche di sostegno ai biocarburanti, che tolgono il cibo dalla bocca delle persone per metterlo nei serbatoi delle auto;
2.     Dare regole ai mercati delle materie prime alimentari per frenare le speculazioni;
3.     Costituire riserve alimentari nei paesi poveri per permettere ai più vulnerabili di far fronte all’altalena dei prezzi del cibo.Per la maggioranza delle persone il termine volatilità dei prezzi è oscuro. Se nei supermercati il cibo costa qualche euro in più, molti non ci fanno caso. Ma per quanti spendono tra il 50 e l’80% dello stipendio per sfamare le proprie famiglie, la volatilità dei prezzi è una grave minaccia oggi e in futuro.

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Prezzo oro: nuovo record

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2011

Nuovo record per il prezzo dell’oro, che stamattina ha superato la soglia di 1.920 dollari l’oncia. I timori che la crisi del debito europea possa aggravarsi spinge in alto il costo del metallo più prezioso, anche sulle lavagne dei bookmaker d’oltremanica. L’agenzia Paddy Power, riporta Agipronews, offre a 3,75 la possibilità che il prezzo del metallo più prezioso superi entro la fine dell’anno i 2.000 dollari. La quota per una valutazione record è crollata negli ultimi giorni, portandosi quasi alla pari con quella di un valore compreso tra i 1.800 e i 1.900 dollari (3,50).

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Prezzo della Benzina ad Agosto

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 settembre 2011

Agip

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Verificando l’andamento giornaliero del Brent Dated– Dollaro/Barile nel mese di Agosto, notiamo come nonostante il ribasso delle quotazioni del barile di greggio nei primissimi giorni di Agosto (risalito invece negli ultimi giorni del mese stesso), i prezzi del carburante presso i principali distributori Italiani abbiano seguito un andamento inverso. Lo dice in un comunicato il Segretario Nazionale dell’Associazione a tutela del Cittadino Assotutela.net Pietro Bardoscia.
Entrando nel dettaglio, ad esempio dal 4 al 9 Agosto 2011 il Brent Dated ha registrato un calo del costo del greggio per Barile da 107 a 104 dollari circa, mentre nei distributori Italiani il costo della Benzina è aumentato. Cosi come riportato dal Quotidiano Energia, risulta che in data 4 Agosto 2011, presso l’Eni la Benzina era di 1,631; alla Esso 1,634; all’IP 1,639; alla Q8 1,638; alla Shell 1,639 ; alla Tamoil 1,640; alla Total Erg 1,637; mentre la Diesel all’Eni era di 1,512; alla Esso 1,514; all’IP 1,519; alla Q8 1,518, alla Shell 1,515, alla Tamoil 1,518, alla Total Erg 1,516 Invece analizzando il Brent Dated a fine mese, il costo del greggio al barile è risalito a 117 euro circa, mentre presso i vari distributori Italiani inspiegabilmente i prezzi sono scesi, come dimostrano i dati riportati dal Quotidiano Energia, con la Benzina all’ 1,606 presso l’Agip; all’1,610 per la Total Erg; all’1,612 per la Esso; 1,608 per l’IP; 1,609 per la Q8; 1,614 per la Shell; 1,615 per la Tamoil. Mentre per la Diesel risulta: 1,484 per l’Eni, 1,489 per la Total Erg, 1,487 per la Esso, 1,486 per l’IP, l’1,483 per la Q8, 1,491 per la Shell e la 1,492 per la Tamoil. Alla luce di questa analisi che, se dovesse corrispondere al vero non lascia spazio a dubbi e ad interpretazioni, ci domandiamo come possa essersi generata una cosa del genere, a nostro avviso del tutto anomala? E’ possibile che questo fenomeno sia legato alle vacanze estive? Per questo Assotutela.net – conclude Bardoscia – alla luce di questi dati, nei prossimi giorni valuterà attentamente l’ipotesi di procedere tramite i propri legali ad una denuncia contro ignoti con la speranza di verificare se nel Mese di Agosto si sia verificato un caso di Aggiotaggio. Nel frattempo chiediamo un incontro urgente con il Governo per discutere di tutto questo al fine di trovare le misure idonee a tutelare, una volta per tutte, i cittadini italiani.

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