Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 231

Posts Tagged ‘prezzo’

Tetto al prezzo della benzina per l’estate

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 giugno 2022

“Bene il tetto al prezzo dei carburanti, ma non basta!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la proposta del Pd presentata con un emendamento al Dl Aiuti.”Intanto non vorremmo che fosse un alibi per il Governo per non alzare dall’8 luglio il taglio delle accise di almeno altri 10 cent o fosse l’alternativa alla riduzione dell’Iva dal 22 al 10%. Inoltre, non ha senso fissare già un termine di scadenza al provvedimento a due mesi” prosegue Dona. “Il rischio, infine, è che diventi un prezzo di riferimento per accordi collusivi tra le imprese. Allora sarebbe meglio che si tornasse direttamente ai prezzi amministrati fino a che non finiranno queste speculazione intollerabili, con prezzi fissati settimanalmente dal Mise. Serve, infine, una definizione di prezzo anomalo che possa consentire all’Antitrust di intervenire anche in assenza di abusi di posizioni dominanti o di intese restrittive della concorrenza” conclude Dona.

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Vendite. Obbligo di esporre il prezzo al pubblico… e rispettarlo

Posted by fidest press agency su martedì, 24 Maggio 2022

Nei giorni scorsi è balzata agli onori della cronaca la polemica sul ristoratore multato per non aver esposto al pubblico il prezzo del caffè. Sebbene possa sembrare un caso isolato, nella realtà accade spesso che un consumatore non conosca il prezzo di un prodotto. Accade, soprattutto nei supermercati, che il prezzo applicato non corrisponda a quello esposto. Chi ha ragione? Quali sono i diritti dei consumatori? Esiste un obbligo per TUTTI gli esercenti di esporre i prezzi? E’ il cliente ad avere ragione quando i prezzi non sono esposti perché esiste, a carico dell’esercente, uno specifico obbligo. Inoltre, in caso di differenza tra il prezzo esposto e quello applicato, il consumatore ha il diritto di vedersi applicato il prezzo esposto anche se più basso. Col D. Lgs 114/98 è stato disposto l’obbligo per i commercianti di esporre i prezzi dei prodotti in vendita. E’ stato, altresì, indicato che i prezzi devono essere indicati in modo chiaro, univoco e ben leggibile. I prezzi, inoltre, vanno esposti all’ingresso dei locali, nelle vetrine esterne e nelle vicinanze del prodotto. Il prezzo indicato deve essere quello finale. Successivamente il Codice del consumo ha previsto che i prodotti offerti devono indicare il prezzo di vendita e quello per unità di misura. Cosa succede se esiste una differenza tra prezzo esposto e prezzo applicato? L’articolo 14 del D. Lgs. n. 114/1998 e dell’articolo 1336 c.c. non lasciano dubbi. Il consumatore deve pagare il prezzo esposto sullo scaffale o indicato sul cartellino. Esistono delle eccezioni a questa regola? Si, ne esistono due, disciplinate dall’art. 1431 cc. La prima quando il prezzo di un prodotto è esageratamente basso rispetto al valore del bene. La seconda si riferisce all’e-commerce. In questo caso la compravendita assume una caratteristica diversa. On Line è il venditore ad accettare la richiesta di acquisto e solo così si verifica la vendita. Cosa succede se il consumatore paga di più del dovuto? Ha diritto al rimborso della differenza di prezzo in contanti. Attenzione! Il rimborso non può avvenire con “buoni spesa” da utilizzare per l’acquisto di altri prodotti. Se il commerciante si rifiuta di far pagare il prezzo esposto bisogna: 1. Rivolgersi all’Autorità Giudiziaria 2. Segnalare il tutto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM): https://www.agcm.it/servizi/segnala-on-line Sara Astorino, legale, consulente Aduc http://www.aduc.it

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Alan Friedman: Il prezzo del futuro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 Maggio 2022

Perché l’Italia rischia di sprecare l’occasione del secolo collana i Fari, pp. 400, 20 euro. Qual è il futuro dell’economia italiana? Quanto sarà profondo il danno che la guerra in Ucraina apporterà alla ripresa, e quale sarà l’impatto dell’emergenza energetica sulla transizione ecologica? Le riforme di Draghi basteranno per modernizzare il paese in cinque anni? E quali sono i rischi per l’economia dopo le elezioni del 2023? Ecco alcuni dei quesiti a cui risponde Alan Friedman nel ritratto vivido e profondo di un paese al bivio, una nazione travolta prima dalla pandemia e poi da una situazione geopolitica radicalmente mutata. L’Italia ha le abilità e i mezzi per riemergere più forte dopo anni di crisi, ora deve dimostrare di volerlo davvero. Questi sono alcuni dei quesiti che pone Alan Friedman in Il prezzo del futuro, il primo di tre libri che il giornalista e saggista statunitense pubblicherà con La nave di Teseo. Il prezzo del futuro è una guida per evitare i pericoli e le trappole di un percorso accidentato e imboccare la strada giusta, ma anche per riflettere sul passato e cercare di non ripetere gli stessi errori. Alan Friedman affronta i temi cruciali dell’attualità, tastando il polso dell’economia italiana e interrogando la politica, con un occhio sempre attento ai mutamenti della società. Porta il lettore faccia a faccia con quattro ex premier, otto ministri del governo Draghi e svariate figure chiave del mondo della finanza italiana e internazionale, senza aver paura di allargare il raggio della sua indagine a Bruxelles e a Washington, con interviste ai funzionari di massimo grado della Commissione europea e dell’amministrazione Biden. Ne scaturisce un racconto vibrante e reale, che rivela sotto una luce inaspettata non solo i processi decisionali che modellano la vita quotidiana della popolazione, ma anche le persone, gli uomini e le donne, che queste scelte le fanno ogni giorno.

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Prezzo carburante e autorità del mercato e della concorrenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 marzo 2022

“Se il Garante dei dati personali ha immediatamente aperto un’indagine sull’antivirus russo in dotazione a oltre 2700 uffici della pubblica amministrazione, è evidente che esiste una vulnerabilità in un sistema da tutti giudicato inaccessibile e blindato. Si conferma nella sua gravità l’estrema urgenza di un’infrastruttura tecnologica tutta italiana. Il governo c’è? Ci auguriamo simmetricamente che quanto prima l’Autorità del Mercato e della Concorrenza intervenga con altrettanta sollecitudine su quanto sta accadendo sul fronte dei pazzeschi rincari del greggio, il cui prezzo di vendita oggi non è giustificato, essendo stato acquistato e stoccato molto prima dell’invasione russa dell’Ucraina. Abbiamo fiducia nell’operato dell’Autorità visto come ha operato nei confronti di giganti dell’economia mondiale, tra i quali Amazon obbligata a pagare multe ultramiliardarie per pratiche commerciali scorrette. In particolare è stato chiesto all’Autorità di verificare l’esistenza di intenti speculativi ai danni di consumatori e imprese conseguenti a pratiche commerciali scorrette che hanno condizionato indebitamente il comportamento economico dei consumatori attraverso il rialzo ingiustificato dei prezzi alla pompa di benzina. E’ ovvio che in caso di violazione della legge, ci aspettiamo l’irrogazione di diffide e sanzioni alle compagnie petrolifere per la tacita sottoscrizione di eventuale cartelli ai danni degli automobilisti”. E’ quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia, firmatario dell’esposto all’Autorità del Mercato e della Concorrenza.

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Il prezzo del carburante e la risposta dei petrolieri

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 marzo 2022

“Le parole pronunciate dal Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani ‘Colossale truffa…’ nell’intervista degli scorsi giorni a SkyTG24 sono riferite, da come abbiamo ben interpretato, ad una situazione energetica che il sistema dell’Oil & Gas sta vivendo a livello internazionale e non solo all’Italia. Si stanno strumentalizzando anche le parole di un Ministro pur di fare confusione e criminalizzare ‘i cattivi petrolieri’”. Così FederPetroli Italia in una nota. “Siamo certi e convinti che il Ministro non intendeva assolutamente criminalizzare l’indotto energetico italiano né tantomeno la raffinazione – dichiara il presidente di FederPetroli Italia Michele Marsiglia – La situazione di queste ultime settimane è rara, dopo oltre 30 anni si sta assistendo ad uno stravolgimento delle rotte petrolifere internazionali con paesi che in pochi giorni ritornano sulla scena petrolifera a pieno titolo come Iran e Venezuela. I prezzi dei carburanti per quel che riguarda l’Italia, nella media europea sono tra i più bassi, solo che la nostra componente fiscale porta il prezzo all’utente finale e sulla Rete Carburanti con un delta maggiore che penalizza il privato e le aziende”. ECO NG01 taw 141016 MAR

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Aumento del prezzo del gas, e della energia elettrica

Posted by fidest press agency su sabato, 12 marzo 2022

La situazione – se non si adottano misure straordinarie – rischia di far letteralmente “collassare” il sistema produttivo nazionale. L’allarme arriva dalle imprese del settore elettrotecnico ed elettronico – seconda industria manifatturiera d’Europa (con 79 Miliardi di fatturato aggregato e oltre 500.00 addetti) – espressione dei comparti più tecnologicamente avanzati del nostro Paese, comparti già in sofferenza da mesi per l’aumento del prezzo di molte delle materie prime utilizzate nelle forniture tecnologiche e nelle infrastrutture (rame, acciaio, ferro, silicio).“Arrivati a questo punto l’unica soluzione – ha dichiarato il Presidente di Federazione ANIE Filippo Girardi – è quella di fissare un tetto europeo al prezzo del gas – e bene, quindi, la proposta del Presidente Draghi e del Ministro Cingolani che hanno portato il tema alla attenzione della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen nell’incontro di ieri a Bruxelles” “Ci attendiamo – conclude Girardi – che l’Europa consenta ora agli Stati membri di intervenire con l’attuazione “eccezionale e limitata nel tempo” di prezzi regolamentati nell’ambito del quadro giuridico del mercato elettrico/gas. Alle misure straordinarie, di breve periodo, sarà necessario poi affiancare misure di lungo termine e lavorare per definire una vera strategia europea sulla energia che porti a promuovere azioni, nei diversi Paesi, per ridurre il rischio di dipendenza e assicurare la sicurezza energetica. Federazione ANIE è pronta a portare un contributo di idee e proposte”. E’ evidente che terminata questa emergenza occorrerà rivolgere particolare attenzione al tema dell’aumento del costo delle materie prime e della loro reperibilità: gli impatti sono importanti sui contratti di appalto in corso di esecuzione e sulle commesse che verranno affidate anche per traguardare gli investimenti previsti nel PNRR.

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Rc auto: Ivass, prezzo cala a 360 euro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2022

Secondo il bollettino Ivass, nel quarto trimestre 2021 il prezzo medio effettivo pagato per l’rc auto è diminuito del 5% su base annua, arrivando a 360,1 euro.”Riduzione insufficiente. Il calo è solo un effetto ottico. Infatti, anche se il prezzo migliora sia su base annua, era 379 euro nel 4° trimestre 2020, che sul trimestre precedente, quando era 367,3, in realtà non fa altro che ritornare ai livelli già raggiunti nel 2° trimestre 2021, quando era 360,4 euro. Insomma, dopo il peggioramento del terzo trimestre 2021 si torna al passato. Un andamento, quindi, che continua a essere troppo ballerino e altalenante per poter essere soddisfatti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “La diminuzione è decisamente troppo lenta e incompatibile con il crollo dei sinistri. Quanto al divario tra Aosta e Napoli è ancora un abisso” conclude Dona.

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Rialzo prezzo grano sul mercato italiano

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2022

L’attacco russo all’Ucraina ha comportato pesanti ripercussioni anche sui prezzi delle materie prime agricole scambiate sui mercati internazionali. Da quanto emerge dalle elaborazioni di BMTI, al Matif di Parigi, borsa di riferimento in Europa per gli scambi di cereali, le quotazioni del grano tenero si sono impennate fino a raggiungere, questo pomeriggio, i 318 €/t (dato delle ore 18:15), in rialzo di oltre 40 €/t rispetto a ieri (pari a +11%) e su valori mai toccati in precedenza.Forte rialzo anche per il mais che ha raggiunto i 285 €/t, in aumento di 17 €/t nel giro di 24 ore (+6%). Aumentano anche i semi oleosi, per la produzione degli oli vegetali e delle farine utilizzate per l’alimentazione animale. A Parigi, infatti, i semi di colza hanno toccato i 765 €/t, aumentando di oltre 20 €/t rispetto a ieri (+4%). In realtà è tutto il comparto degli oli vegetali ad essere in tensione: Russia e Ucraina sono, infatti, i due principali paesi produttori di girasole a livello mondiale, con l’Ucraina che da sola rappresenta quasi il 50% delle esportazioni mondiali di olio di girasole.Anche nel mercato italiano si registrano i primi effetti dell’impennata dei prezzi, in particolar modo per grano tenero, orzo e mais. Alla Borsa Merci di Bologna i prezzi del grano tenero, infatti, hanno registrato nella seduta di oggi pomeriggio un incremento di 8 €/t, arrivando sui 308-312 €/t, (+31% rispetto ad un anno fa). Aumenti anche per l’orzo (+7 €/t), che torna vicino alla soglia dei 300 €/t (+41% su base annua). Sale di 10 €/t il mais di origine nazionale, attestato sui 295-297 €/t, (+28% rispetto a dodici mesi fa). Per quanto riguarda il mais, va inoltre ricordato che l’Ucraina rappresenta il secondo Paese fornitore di mais dell’Italia, con un quantitativo di prodotto che nei primi undici mesi del 2021 si è attestato sulle 600mila tonnellate (pari al 13% del mais complessivamente importato dal nostro paese).

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A gennaio 2022 forte aumento del prezzo dell’energia e delle materie prime

Posted by fidest press agency su domenica, 13 febbraio 2022

Aumenta bruscamente il prezzo di materie prime ed energia a gennaio 2022, che si riflette con sempre più intensità sulle imprese lombarde e sulle prospettive economiche generali.È quanto emerge da un’analisi del Centro Studi di Assolombarda, secondo cui, a gennaio, l’indice delle quotazioni delle materie prime non energetiche continua a crescere e raggiunge il +45% rispetto al pre Covid, con forti differenze al suo interno tra le diverse commodity (fonte: Banca Mondiale).Il quadro si è ulteriormente aggravato con la recente impennata dell’energia. Il gas naturale in Europa (TTF Olanda), soprattutto, ha registrato un’impressionante fiammata dei prezzi pari al +660% rispetto al pre Covid. Più contenuti, ma sempre rilevanti, gli aumenti delle quotazioni del petrolio (Brent) pari al +31%. Il forte rialzo dei beni energetici, soprattutto del gas, si è trasferito sul prezzo dell’energia elettrica italiana. A dicembre 2021 il PUN (Prezzo Unico Nazionale energia elettrica) in Italia ha raggiunto il picco storico di 281 €/MWh (+492% rispetto al valore di gennaio 2020) e a gennaio si attesta sui 224 €/MWh (+372%). “La situazione legata all’aumento del prezzo di materie prime ed energia è allarmante e rischia di compromettere seriamente la ripresa economica – ha dichiarato Alessandro Spada, Presidente di Assolombarda -. Per l’industria lombarda non solo stimiamo un costo energetico quadruplicato nel 2022, che passa dai 2 miliardi del 2019 agli 8,3 di quest’anno. Ma la salita dei prezzi si accompagna a problemi di disponibilità e a strozzature nelle catene di approvvigionamento, con quasi il 20% delle manifatturiere del Nord Ovest che segnala ostacoli alla produzione per mancanza di materiali e impianti a fine 2021 (dall’1% un anno prima) e lamenta un allungamento nei tempi di consegna (dal 5%). Ne deriva che le crescenti tensioni sui prezzi si traducono, nel migliore dei casi, in una sensibile compressione dei margini operativi, e, in altri casi, con sofferenze che alcune volte vengono scaricate nei settori più a valle, e spingono al rialzo le aspettative sull’andamento dei prezzi. Le imprese da tempo lanciano l’allarme: è fondamentale agire subito con decisione per contrastare un’emergenza che arriva nel momento in cui il Paese deve assolutamente rilanciarsi a livello internazionale grazie ai fondi del PNRR”.

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Rialzo prezzo grano sul mercato italiano

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 febbraio 2022

L’attacco russo all’Ucraina ha comportato pesanti ripercussioni anche sui prezzi delle materie prime agricole scambiate sui mercati internazionali. Da quanto emerge dalle elaborazioni di BMTI, al Matif di Parigi, borsa di riferimento in Europa per gli scambi di cereali, le quotazioni del grano tenero si sono impennate fino a raggiungere, questo pomeriggio, i 318 €/t (dato delle ore 18:15), in rialzo di oltre 40 €/t rispetto a ieri (pari a +11%) e su valori mai toccati in precedenza.Forte rialzo anche per il mais che ha raggiunto i 285 €/t, in aumento di 17 €/t nel giro di 24 ore (+6%). Aumentano anche i semi oleosi, per la produzione degli oli vegetali e delle farine utilizzate per l’alimentazione animale. A Parigi, infatti, i semi di colza hanno toccato i 765 €/t, aumentando di oltre 20 €/t rispetto a ieri (+4%). In realtà è tutto il comparto degli oli vegetali ad essere in tensione: Russia e Ucraina sono, infatti, i due principali paesi produttori di girasole a livello mondiale, con l’Ucraina che da sola rappresenta quasi il 50% delle esportazioni mondiali di olio di girasole.Anche nel mercato italiano si registrano i primi effetti dell’impennata dei prezzi, in particolar modo per grano tenero, orzo e mais. Alla Borsa Merci di Bologna i prezzi del grano tenero, infatti, hanno registrato nella seduta di oggi pomeriggio un incremento di 8 €/t, arrivando sui 308-312 €/t, (+31% rispetto ad un anno fa). Aumenti anche per l’orzo (+7 €/t), che torna vicino alla soglia dei 300 €/t (+41% su base annua). Sale di 10 €/t il mais di origine nazionale, attestato sui 295-297 €/t, (+28% rispetto a dodici mesi fa). Per quanto riguarda il mais, va inoltre ricordato che l’Ucraina rappresenta il secondo Paese fornitore di mais dell’Italia, con un quantitativo di prodotto che nei primi undici mesi del 2021 si è attestato sulle 600mila tonnellate (pari al 13% del mais complessivamente importato dal nostro paese).

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Costi PMI, Selectra: prezzo energia fino al +210% rispetto al periodo pre-Covid

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 dicembre 2021

Nel 2021, con le nuove misure prese a livello nazionale per contrastare la pandemia, si è ridotto progressivamente il numero dei dipendenti in smart working: sono infatti passati dai 5,37 milioni di marzo ai 4,71 milioni a giugno, con il calo più consistente nel settore pubblico (1,08 milioni), seguito da microimprese (1,02 milioni), PMI (730 mila) e grandi aziende (1,88 milioni). I lavoratori “agili” sono ulteriormente scesi a 4,07 milioni nel terzo trimestre, segnando quindi un graduale ritorno in ufficio. Sempre più PMI italiane hanno riaperto le proprie sedi, ritrovandosi a fare i conti anche con i costi di gestione: in particolare, per alcune aziende, il rientro è stato particolarmente spiacevole, soprattutto per quanto riguarda le bollette dell’energia. Per le PMI con un ufficio con un organico di 20-25 dipendenti e con un consumo di 10.000 kWh/anno, Selectra ha calcolato come il costo della spesa materia prima energia nel primo trimestre 2020 (quindi pre-Covid) fosse pari a 228 euro/trimestre sul Mercato Tutelato. Al rientro in ufficio, che per molti è avvenuto a settembre 2021, le PMI si sono ritrovate di fronte ad una spesa per la materia prima energia che ammonta a 330 euro/trimestre (+45% rispetto al Q1 del 2020) per chi è già passato al Mercato Libero e di 358 euro/trimestre (+57%) per chi non ha fatto questo cambio e si è ritrovato con il Servizio a Tutele Graduali. Adesso, nel quarto trimestre 2021, questa voce in bolletta ha subito un altro aumento, si parla già di 452 euro/trimestre per chi è nel Libero (+98% rispetto a Q1 del 2020) e di 651 euro/trimestre per il Servizio a Tutele Graduali (+185%). Parlando dell’importo totale nella bolletta elettrica, quindi, una PMI di queste dimensioni pagherà a novembre 2021 circa 513 euro/mese con Mercato Libero, mentre con il Servizio a Tutele Graduali il costo mensile è di circa 727 euro, IVA esclusa.

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Latte: Patuanelli, firmato accordo prezzo per la filiera

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 novembre 2021

Il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Stefano Patuanelli ha annunciato la sottoscrizione di un protocollo di intesa tra agricoltori, trasformatori e distributori che prevede un aumento del prezzo del latte alla stalla di circa 4 centesimi.”Bene, siamo solidali con gli allevatori, che sono l’ultima ruota del carro. L’importante, però, è che le industrie lattiero casearie assorbano questo aumento di costo e non lo riversino, magari pure con gli interessi, sui consumatori finali” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il latte, infatti, ha già subito rialzi più che a sufficienza. Secondo il nostro studio, basato su dati Istat, a ottobre il latte conservato è rincarato del 2,5% su base annua, il latte fresco intero dell’1,1%, i formaggi e i latticini dell’1,1%, lo yogurt dell’1,2%, il burro dello 0,8%. Insomma, non è proprio il caso di ritoccare ulteriormente i prezzi” conclude Dona.

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Futures e speculazione incidono sull’aumento del prezzo del gas

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 settembre 2021

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. In Italia, non solo tra le forze politiche, si discute dell’aumento delle bollette del gas e dell’elettricità, rispettivamente del 31% e del 40%. E’ un trend inflattivo in atto in tutta Europa e nel resto del mondo. Manca, però, la chiarezza sulle cause dell’aumento. Non basta riferirsi alla ripresa economica globale e dei consumi dopo i lockdown pandemici, alla domanda di energia pulita e al cambiamento climatico. Tutti aspetti veri, ma il classico rapporto tra domanda e offerta, a nostro avviso, non spiega il fenomeno dei prezzi così “inflazionati”. Però, diventano delle giustificazioni per operazioni di carattere finanziario, come i futures sul gas.Com’è noto, il prezzo del gas naturale e quello dei futures sul gas sono definiti nello stato della Lousiana dal cosiddetto Henry Hub. Dall’inizio dell’anno il prezzo dei futures sul gas contrattati negli Usa è cresciuto di oltre 94%. Cinque volte quelli di due anni fa. Si aggiunga che sul mercato ci sono anche i cosiddetti CFD (contract for difference), strumenti finanziari derivati il cui utilizzo non comporta lo scambio fisico, in questo caso il gas. Bensì si prevede il pagamento in contanti della variazione di valore della materia prima alla scadenza del contratto. I mercati principali dei futures sui prodotti energetici sono il Chicago Mercantile Exchange e il NYMEX di New York. Come per gli altri futures e, in genere, per i derivati finanziari, i trader possono usare il cosiddetto leverage, la leva, per cui un deposito limitato messo in garanzia permette di sottoscrivere contratti per un valore multiplo. Pertanto, la sola spiegazione oggettiva dell’aumento del prezzo del gas, causato dalla crescita della domanda e dei consumi, non regge. Lo conferma anche lo studio, “The future of liquified natural gas: Opportunities for growth“, pubblicato nel settembre 2020 da McKinsey & Company, la maggiore società internazionale di consulenza strategica. McKinsey ha una sua credibilità. Per esempio, in passato ha elaborato lo studio più accurato sulle infrastrutture a livello globale. McKinsey sosteneva che l’industria del gas naturale liquefatto (GNL) stava praticando prezzi bassi e un’offerta eccessiva e che, per la pandemia, la domanda di gas nel 2020 sarebbe potuta diminuire dal 4 al 7%. Tanto che gli esportatori di GNL avevano cancellato alcune spedizioni di gas (più di 100 cargo statunitensi sono stati cancellati nel mese di giugno e di luglio 2020), poiché il prezzo spot nei mercati asiatici ed europei non copriva più il costo della fornitura. In ogni caso, McKinsey spiegava che in futuro lo GNL avrebbe avuto una grande potenzialità in rapporto a cinque aree di intervento: efficienza del capitale, ottimizzazione della catena di approvvigionamento, sviluppo del mercato, de carbonizzazione e digitalizzazione avanzata dei processi. In seguito, McKinsey ha valutato una crescita della domanda globale di gas intorno al 3,4% annuo fino al 2035. Perciò, l’aumento della domanda c’è, ma in dimensioni che non giustificano la sproporzionata crescita del prezzo del gas. Invece, l’aumento dei prezzi dei futures può deformare l’andamento del mercato. Ovviamente i liberisti facinorosi sostengono che i futures non influenzano l’andamento dei prezzi, poiché si tratta di contratti tra privati, dove se uno perde, l’altro vince. Somma zero. In realtà, i futures e in generale le operazioni speculative in derivati, grazie al leverage, raggiungono numeri altissimi e riescono a influenzare i mercati e determinare i prezzi di una materia prima. Si ricordi il balzo del petrolio fino a oltre 150 dollari al barile nel 2008, alla vigilia della Grande Crisi, per poi crollare. Allora si parlò dei famosi “barili di carta”, perché per ogni barile reale di petrolio, almeno cento barili erano trattati con strumenti speculativi. Resta ineludibile, quindi, l’approvazione di nuove regole sulle attività finanziarie e speculative. Il G20 non può sottrarsi a questa specifica responsabilità. Se ne faccia carico anche il governo italiano. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e paolo raimondi economista

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Benzina: sale prezzo medio, sfiora 1,5 euro al self service

Posted by fidest press agency su martedì, 9 febbraio 2021

In base all’elaborazione di Quotidiano Energia, salgono al distributore i prezzi praticati di benzina e diesel, sfiorando per la benzina 1,5 euro al litro.”Una vergogna! Gli aumenti dei carburanti, secondo i dati settimanali del ministero dello Sviluppo Economico, durano ininterrottamente dal 16 novembre 2020, con un rialzo di 9,5 cent al litro sia per la benzina (9,453) che per il gasolio (9,426) rispetto agli ultimi dati settimanali disponibili, relativi al 1° febbraio. Insomma, su un pieno di 50 litri di carburanti c’è stato un aggravio di 4,73 euro per la benzina e 4,76 euro per il gasolio. Su base annua è pari ad un incremento di spesa per autovettura, considerando i consumi pre-lockdown di due pieni di carburanti al mese, pari a 113 euro all’anno per la benzina e 114 euro per il gasolio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

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Il prezzo effettivo della polizza r.c.

Posted by fidest press agency su domenica, 24 gennaio 2021

Nel terzo trimestre del 2020, il prezzo effettivo della polizza r.c. auto è stato in media di 389 euro, in riduzione di poco più del 5% (20 euro) su base annua.”  Un calo vergognoso!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Il lockdown avrebbe dovuto far precipitare il prezzo dell’rc auto. Gli italiani, infatti, sono rimasti fermi dal 10 marzo al 17 maggio per ben 69 giorni, cosa che avrebbe già dovuto far calare il premio del 18,9%, 77 euro a polizza considerando il prezzo della polizza reso noto oggi” prosegue Dona. “Nel quarto trimestre ci dovrebbe essere poi una riduzione ulteriore, visto che dal 6 novembre sono ricominciati i divieti, anche se differenziati a seconda del colore della regione. Meno male che l’Ivass ha aperto in ottobre un’indagine conoscitiva sul mancato calo dei premi rc auto” conclude Dona. (Mauro Antonelli)

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Prezzo del latte

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2020

L’ultimo negoziato sui prezzi del latte apre uno scenario di incertezza per gli allevatori italiani e dimostra ancora una volta come i produttori siano in posizione di netto svantaggio al momento di trattare con la grande industria – dichiara Andrea Michele Tiso. L’accordo siglato con Italatte scarica sui produttori l’onere di stabilizzare il mercato, con un ritorno di fatto al regime delle quote. In base al nuovo contratto di somministrazione, per poter avere nel 2021 lo stesso prezzo del latte gli allevatori dovranno infatti conferire mensilmente gli stessi quantitativi del 2020. Nel caso di eccedenze nei periodi gennaio-aprile e novembre-dicembre 2021, il prezzo del latte sarà invece decurtato di 60 euro ogni 1000 litri.La vicenda evidenzia la mancanza di potere contrattuale di allevatori e agricoltori e i limiti attuali della rappresentanza politica – continua Tiso. Per questa ragione è urgente favorire il sistema aggregativo in Organizzazioni di produttori, in modo da rafforzare il loro peso al momento di determinare il prezzo dei prodotti. L’organizzazione e la concentrazione dell’offerta agricola, non a caso, rappresenta una delle azioni strategiche della Commissione europea ed è stata nell’ultimo decennio uno dei temi chiave delle proposte di riforma della Pac.In questo scenario, il Governo è chiamato a fare la sua parte affinché agricoltori e allevatori possano contare su una struttura organizzativa che li metta in grado di negoziare da una posizione di forza, senza subire le imposizioni dell’industria della trasformazione e del grande commercio al dettaglio. Sarà bene tenerlo presente quando si dovrà decidere come allocare la quota del Recovery Fund destinata al settore primario.

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Il prezzo del futuro

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2020

A cura di Christophe Donay, Head of Asset Allocation & Macro Research di Pictet Wealth Management Il cambiamento climatico non è una novità. L’impatto di tali cambiamenti è già in parte percepibile. La temperatura media globale è già aumentata di circa 1°C rispetto ai livelli pre Rivoluzione industriale, i modelli delle precipitazioni si modificano e si assiste all’acidificazione degli oceani. Inoltre, gli eventi climatici estremi sono sempre più frequenti e distruttivi. In ogni caso, quanto accaduto sinora potrebbe rivelarsi ben poca cosa rispetto a quel che ci attende se le emissioni di gas serra manterranno la traiettoria attuale. Per far fronte a questo gravissimo problema sono state varate diverse iniziative. Con la firma dell’Accordo di Parigi nel 2015 i Paesi si sono impegnati a contenere il rialzo della temperatura media globale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali e a fare il possibile per limitare l’incremento a 1,5°C. In base al Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico [Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC], in presenza di una probabilità di raggiungere tale obiettivo pari al 66%, il bilancio di carbonio residuo [carbon budget] ammonterebbe a 420 GtCO2, corrispondenti a circa 10 anni di emissioni ai ritmi attuali.In ogni caso gli economisti concordano sul fatto che le emissioni di gas serra rappresentino un’esternalità (comportano un costo per la collettività che gli emittenti non sostengono) che i mercati non sono sinora riusciti a internalizzare. Pertanto, l’attribuzione di un prezzo al carbonio non è solo vista come una necessità, ma in generale è anche considerata la via ottimale per passare a un’economia a basse emissioni di carbonio. Tuttavia, il prezzo a cui dovrebbero essere tassate le emissioni di carbonio è ancora oggetto di un acceso dibattito (le stime vanno da USD40 a diverse centinaia di USD per tonnellata). Ovviamente i governi rivestono un ruolo fondamentale nella destinazione degli investimenti e nella promozione di determinate condotte tramite l’erogazione di incentivi adeguati (sussidi, tassonomia, ecc.). Gli effetti del cambiamento climatico sulle asset class sono notoriamente difficili da valutare alla luce dei numerosi fattori in gioco. Ad esempio, la scelta di combattere il cambiamento climatico tramite l’innovazione oppure tramite una “decrescita” avrebbe ripercussioni estremamente diverse sul futuro dell’economia. Pertanto, optiamo per un approccio basato su scenari che considera molteplici variabili al fine di individuare tutti i potenziali rischi e opportunità.Non dobbiamo guardare al cambiamento climatico solo in termini di rischio. Come dimostrato dalla crisi da Covid-19, anche da gravi pandemie possono nascere delle opportunità. Le banche centrali, preoccupate dalle possibili conseguenze del cambiamento climatico per la stabilità finanziaria, sono sempre più propense a integrare valutazioni di carattere ecologico nel loro processo decisionale. Potremmo quindi assistere all’adozione di politiche di tassi estremamente bassi volte a creare le condizioni adatte a consistenti investimenti a lungo termine da parte di enti pubblici e privati. Di conseguenza, è plausibile un’erosione dei rendimenti degli strumenti a reddito fisso.

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Mascherine calmierate, effetto prezzo su altri Dpi

Posted by fidest press agency su sabato, 16 Maggio 2020

Mentre è in corso il confronto sul cosiddetto Decreto Rilancio – la riunione del pre-consiglio, preparatoria del Consiglio dei ministri è slittata al tardo pomeriggio di oggi – che dovrebbe contenere alcune misure su dispositivi di protezione individuale, è ancora aperto il dibattito sulle mascherine a prezzo calmierato. Secondo la terza indagine di Altroconsumo, dedicata a rilevare prezzi ed eventuali carenze di mascherine nei vari canali, dopo l’Ordinanza del commissario straordinario Domenico Arcuri ci sarebbe stato un abbassamento dei prezzi anche sugli altri prodotti non compresi, anche se permangono criticità sulla disponibilità sul territorio e online (i dati si fermano a giovedì). Intanto, ci sono novità per quanto riguarda la possibilità di vendere mascherine sfuse in parafarmacia e Gdo e sulla procedura di sblocco alla dogana di lotti.Secondo l’indagine di Altroconsumo, che è stata condotta «in 200 tra farmacie e parafarmacie e in 60 supermercati di 10 città italiane (Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma e Torino) tra il 4 e il 6 maggio, nonché su siti e piattaforme online tra il 5 e il 7 maggio, «le mascherine a prezzo calmierato si trovano in una farmacia su quattro (il 26% del campione), con una distribuzione disomogenea e profonde differenze da città a città, mentre due settimane fa il dato era migliore, con una presenza in due farmacie su 3 (66%)». In generale, «nella maggior parte delle farmacie sono effettivamente proposte al prezzo concordato», mentre «a metà aprile», ricorda l’indagine, prima dell’Ordinanza, il costo «si attestava sui 1,85 euro». A essere rilevata, nel canale, è poi una generale discesa dei prezzi: «Per i respiratori FFP2 i costi calano del 16% rispetto a due settimane fa, con una media 7,41 euro, contro i 8,86 euro di prima. Aumenta poi la disponibilità di mascherine lavabili e, anche per questi dispositivi, si registra un calo dei prezzi medi: 5,58 euro contro i 6,67 euro di due settimane fa». Ma a seconda dei punti vendita e della qualità del prodotto «i prezzi possono variare da 1,45 a 18 euro».
Per quanto riguarda la disponibilità nei supermercati di mascherine chirurgiche, «nonostante non siano un prodotto tenuto in assortimento, sulla scia dell’aumento delle richieste, anche questo canale si sta organizzando. Dei 60 supermercati contattati, in 27 le hanno a disposizione, pari al 45% dei casi. La tipologia più diffusa è quella chirurgica (27%) venduta in media a 1,03 euro, seguita dalla lavabile (17%) in vendita a un prezzo medio di 3,43 euro e dalla tipologia FFP1 o FFP2 presenti in soli 4 punti vendita a circa 6 euro». Mentre per quanto riguarda l’online, sui principali market il prezzo è generalmente sotto i 50 centesimi, pur con variazioni, ma i tempi di consegna sono piuttosto elevati e vanno dai 20 giorni ai 45, mentre per i siti specializzati di farmacie e parafarmacie da Altroconsumo viene rilevata poca chiarezza sulla tipologia delle mascherine, in particolare per quelle chirurgiche non risulta sempre chiara la presenza del marchio Ce.Intanto, sempre in tema di mascherine ci sono due novità, contenute in due diverse Ordinanze del Commissario Straordinario di sabato. La prima (13/2020) estende di fatto gli effetti dell’Ordinanza 6/2020 anche agli aderenti alle rappresentanze di farmacie e parafarmacie e in generale a tutti i firmatari degli accordi sul prezzo calmierato (Federfarma, Assofarm, Farmacie Unite, Unaftisp, FTPI, FNP, PI, Federfardis, MNLS, ULPI, Federfarma Servizi ed ADF, Confcommercio, Federdistribuzione ed ANCD Conad). Con questo provvedimento viene data la possibilità di ricorrere alla «celere sdoganalizzazione di tutti i Dispositivi di Protezione Individuale (di seguito “DPI”) ed in particolare i DPI di protezione via aerea FFP2, FFP3, N95, KN95, indicati nella circolare del Ministero della Salute prot. 4373 del 12 febbraio 2020». In sostanza, «i soggetti hanno diritto a utilizzare le procedure doganali di svincolo diretto e/o di svincolo celere per l’importazione cumulativa, assoggettata a IVA e imposte doganali, dei materiali destinati alla vendita al consumo». Un provvedimento che potrebbe proteggere le forniture da eventuali requisizioni.Ora, si legge nel nuovo testo, «nel procedere alla vendita al consumo, laddove il soggetto ritenga di apporre il proprio marchio, compatibilmente con le normative per la tutela dei marchi e dei brevetti, eÌ, comunque, tenuto a garantire l’informazione al consumatore delle seguenti specifiche:
– luogo e anno di produzione;
– indicazione, ove presente, del marchio CE, ovvero di altra validazione di efficienza, o eventuale esenzione ai sensi del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, cosi come modificato dalla Legge 30 aprile 2020, n. 27;
– che non si tratta di un presidio medico chirurgico;
– che è monouso». ( by Francesca Giani fonte: Farmacista33)

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“Petrolio: cosa sta succedendo?”

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 Maggio 2020

A cura di Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management.Cerchiamo di fare chiarezza su quanto sta effettivamente succedendo. La crisi scatenata dalla pandemia di Coronavirus e, soprattutto, le misure di distanziamento sociale che ne sono conseguite hanno comportato un brusco calo della domanda di petrolio. In alcuni settori il consumo di prodotti derivati dall’oro nero ha subito una discesa vertiginosa, basti pensare che la domanda di benzina negli Stati Uniti è diminuita del 50% dopo l’inizio della fase di lockdown. In altri settori, aviazione su tutti, è di fatto quasi completamente sparito. Il risultato è un contesto molto problematico. Nei mesi di aprile e maggio, la domanda dovrebbe ridursi di 20 milioni di barili al giorno (mmbpd) rispetto a un anno fa, ossia del 20% circa (la domanda globale normalmente è di 100 mmbpd). Complessivamente, nel 2020 la contrazione media dovrebbe aggirarsi intorno ai 9 mmbpd. Un valore assolutamente senza precedenti, visto che la domanda di petrolio storicamente è sempre salita nel tempo, salvo qualche breve interruzione durata pochi mesi.E lo scenario potrebbe peggiorare ulteriormente, qualora le stime del Fondo Monetario Internazionale venissero confermate (-3% del PIL mondiale nel 2020). Tale dinamica della domanda mette chiaramente sotto forte pressione l’offerta, chiamata teoricamente a calare in misura analoga. Tuttavia, per quanto sottoposta in gran parte al controllo di un cartello internazionale, l’offerta non possiede questa elasticità. Se si esclude l’Arabia Saudita, infatti, che ha la facoltà di ridurre ed aumentare la produzione a costi inferiori, per gli altri Paesi l’opzione di tagliare la produzione oltre certi limiti risulta particolarmente onerosa.Da questo punto di vista, l’accordo raggiunto dai Paesi membri dell’OPEC+, oltre ad essere stato già messo in discussione (il Messico ha annunciato che effettuerà tagli per 100 mila barili al giorno, inferiori ai 400 mila inizialmente previsti), rischia di non essere sufficiente. A partire da maggio, l’OPEC+ si è impegnato a ridurre la produzione di 10 milioni di barili al giorno (9,7 per la precisione, vista la mossa del Messico). Di fatto, però, è ragionevole aspettarsi che, fatta salva, come detto, l’Arabia Saudita, che potrebbe addirittura andare oltre quanto pattuito, tutti gli altri Paesi membri finiscano per apportare tagli inferiori a quelli annunciati. Secondo lo scenario base delineato da S&P Global Platts, la produzione di petrolio dei Paesi dell’OPEC+ dovrebbe subire una riduzione di circa 7 mmbpd nei mesi di maggio e giugno. Vuol dire che, sommando anche quanto verrà fatto dagli altri Stati produttori, l’offerta globale si contrarrà al massimo di circa 12 mmbpd, lontani dai 20 mmbpd in meno richiesti (equivalenti al calo della domanda). Sul fronte dell’offerta, gravano due ulteriori variabili da considerare, potenzialmente di impatto opposto. Da un lato, infatti, il crollo del prezzo del petrolio comporterà blocchi della produzione, soprattutto in alcuni impianti di Stati Uniti e Canada. Al livello attuale, numerose aziende, non essendo in grado di coprire nemmeno la componente variabile di costi, hanno già annunciato interruzioni nella produzione, pari a oltre 2 mmbpd. Occorre precisare, però, che tale fattore può sicuramente contribuire a far fronte alla contrazione della domanda nel breve termine, ma produce degli enormi danni strutturali nel medio/lungo termine. Riattivare un impianto dopo mesi o anni di inattività, infatti, è possibile ma complicato ed estremamente costoso. Questo vuol dire che si stanno creando le condizioni per cui, quando la domanda mondiale tornerà ai suoi livelli normali, ci potremo trovare a dover affrontare a quel punto una crisi lato offerta. La seconda variabile da analizzare è la riserva di petrolio tenuta al momento artificialmente fuori dal mercato, ma che potrebbe rientrarvi nei prossimi mesi. Si tratta della produzione di Paesi come Iran e Venezuela, colpiti da sanzioni, o della Libia, preda di una guerra civile, che ammonta complessivamente a circa 5 mmbpd. L’eventuale risoluzione delle questioni geopolitiche che stanno affrontando questi Stati metterebbe, quindi, ulteriore pressione all’offerta globale.Guardando avanti, il collasso definitivo potrà essere evitato fino a quando i depositi per lo stoccaggio del petrolio non verranno completamente riempiti. Vista la velocità con cui ciò sta avvenendo, è difficile pensare che si potrà continuare ad immagazzinare oro nero più a lungo di un paio di mesi. Una volta esaurita la capacità di stoccaggio nei depositi terrestri, si potrebbe ricorrere alle navi, ma queste hanno costi tali da non rappresentare una reale alternativa, almeno non duratura (affittare una petroliera costa tra gli 80mila e i 120mila dollari al giorno). Per questo motivo, una saturazione dei depositi avrebbe conseguenze drammatiche per il prezzo del petrolio.La speranza, e l’aspettativa, è che prima che ciò avvenga, nel giro di un paio di mesi, la domanda globale possa in parte riprendersi. Da questo punto di vista, come già osservato in altri settori, la prima fonte di domanda a ripartire potrebbe essere proprio la Cina. Il Paese da cui la crisi è scaturita, infatti, è stato anche il primo ad uscire dall’emergenza sanitaria e a provare a tornare ad una parvenza di normalità. Ci si aspetta che la domanda cinese possa tornare a crescere in territorio positivo su base annua da agosto in poi, ma già adesso la domanda di greggio dello Stato asiatico è in netta risalita, contribuendo a stabilizzarne il prezzo. Il fatto che contemporaneamente la richiesta di prodotti derivati dal petrolio rimanga contenuta induce a pensare che la seconda potenza economica al mondo stia approfittando degli attuali prezzi di sconto per costruire massicce riserve di petrolio. Anche perché la Cina, insieme all’Arabia Saudita, è uno dei pochi Paesi al mondo di cui non si conosce la reale capacità di stoccaggio, visto che utilizza per gran parte depositi sotterranei, non tracciabili tramite satelliti.In conclusione, per il mercato dell’oro nero si prospettano mesi di difficile lettura, nella duplice speranza che, da un lato, l’emergenza sanitaria migliori permettendo una graduale ripresa dell’attività economica prima che i depositi di petrolio vengano totalmente riempiti e, dall’altro, che la Cina continui a fornire un importante supporto. Nel frattempo, l’Arabia Saudita è pronta a fare il suo “whatever it takes” per evitare il crollo definitivo.Le misure annunciate, per quanto superiori ai 500 miliardi di euro complessivamente, non bastano. A titolo di esempio, per il nostro Paese, l’attivazione del MES, come detto di gran lunga l’opzione più potente in termini di portata finanziaria, libererebbe risorse pari a “solamente” 36 miliardi di euro. Il Consiglio Europeo del 23, conclusosi con un rinvio, come preventivabile non ha portato all’approvazione dei cosiddetti Eurobond, tanto agognati dai Paesi del Sud Europa, ma per i quali mancano ancora le basi politiche e tecniche se prima non si arriva ad un’unione bancaria e dei mercati finanziari. Si potrebbe, però, ricorrere al budget comunitario. Questo, sfruttando eventualmente anche la leva finanziaria, equivarrebbe a stanziamenti di circa 2.000 miliardi di euro, spalmati tuttavia su un orizzonte di tempo prolungato (7 anni, dal 2021 al 2028).In ogni caso, mentre l’UE continua a mostrare i suoi limiti nazionalistici, a vegliare sulle sorti dell’economia del Vecchio Continente rimane la BCE. Alla vigilia del delicato Consiglio Europeo, l’istituto monetario centrale ha annunciato di eliminare i requisiti in termini di merito creditizio per l’eleggibilità come collaterale delle operazioni di finanziamento: fa fede il merito di credito registrato in data 7 aprile. Una mossa che, unita alla rimozione del meccanismo delle capital key, ossia dei limiti per emittente ed emissione nell’ambito del suo programma di acquisti, fornisce un cruciale supporto al sistema bancario della regione e agli spread dei titoli di Stato dei Paesi periferici.

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Per distribuzione e prezzo delle mascherine serve un intervento risolutivo

Posted by fidest press agency su sabato, 25 aprile 2020

Fin dall’inizio della pandemia, la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani ha denunciato la grave criticità dell’approvvigionamento e della distribuzione delle mascherine. Una situazione determinata dalla forte tensione sul mercato, causata dall’aumento improvviso della richiesta, con il conseguente aumento dei prezzi praticati da produttori e distributori, dai blocchi nelle dogane di questi materiali, stabiliti da diversi paesi, e da altri fattori ancora. Ciò ha comportato l’impossibilità per la rete delle farmacie di garantire la disponibilità delle mascherine nella quantità necessaria e a prezzi almeno paragonabili a quelli praticati prima dell’emergenza. La situazione non è migliorata significativamente e, anzi, è destinata ad aggravarsi con l’estensione dell’obbligo di indossare la mascherina all’aperto e nei luoghi pubblici e con la possibile ripresa, a breve, di molte attività economiche e della mobilità dei cittadini.Per ovviare a queste criticità, la FOFI chiede a Presidente del Consiglio, Ministro della Salute, Capo del Dipartimento della Protezione civile e Commissario Straordinario per l’emergenza che si metta mano a una soluzione radicale. Si propone infatti che sia la Protezione Civile ad acquisire sul mercato i dispositivi e a cederli a un prezzo prestabilito alle cooperative dei farmacisti per la distribuzione, stabilendo altresì quale ricarico debba essere applicato dalla farmacia.Solo la Protezione Civile, in questo momento, ha una forza contrattuale adeguata a contrattare caratteristiche, prezzi e condizioni di fornitura in un mercato letteralmente impazzito. Nelle farmacie di comunità i professionisti operano da settimane in condizioni critiche, facendosi carico delle innovazioni introdotte nelle procedure di prescrizione e dispensazione, assolvendo le necessità imposte dall’emergenza e quelle della normale assistenza farmaceutica – che non è certo venuta meno – con impegno e abnegazione, e stanno pagando un pesante tributo: sono 11 i farmacisti morti per la COVID-19 contratta in servizio e sono circa 1000 i contagiati.Non è più sopportabile, quindi, il carico di discussioni con i cittadini, e di controlli delle autorità preposte, per un aspetto, quello delle caratteristiche, del prezzo e della disponibilità delle mascherine, che i farmacisti e le farmacie non possono risolvere con i propri mezzi. La FOFI torna quindi a chiedere che vi sia un intervento risolutivo su questa materia, in assenza della quale sarà sempre più difficile, se non impossibile, garantire la disponibilità nelle farmacie di questi presidi. (fonte: Ufficio Stampa FOFI)

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