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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘primarie’

Scuola: Concorso infanzia e primaria: Si confermino nei ruoli le 7 mila maestre assunte con riserva dalle GaE

Posted by fidest press agency su domenica, 26 maggio 2019

Il Decreto inviato dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è autorizzato ad avviare, per il biennio scolastico 2020/2022, procedure concorsuali per il reclutamento del personale docente della scuola dell’infanzia e primaria”. Il provvedimento, scrive oggi Orizzonte Scuola, è stato inviato dalla Buongiorno al Ministero dell’Economia e delle Finanze per l’autorizzazione economica delle prossime assunzioni.Anief ricorda che sono otto le censure di merito che l’ufficio legale del giovane sindacato denuncia rispetto al D.M. n. 327/19, dal numero dei posti banditi che non contempla i posti su sostegno in deroga e quelli in organico nelle sezioni primavera,all’esclusione di alcuni insegnanti (educatori, laureandi SFP, abilitati all’estero con titolo non riconosciuti dal Miur), dagli elenchi degli esclusi dopo le prove selettive (nonostante abbiano raggiunto la soglia della sufficienza e comunque rientrano nel numero compreso tra tre a quattro volte i posti banditi) a quelli degli idonei che non potranno essere inclusi nelle graduatorie di merito perché collocati oltre la soglia del 10%, per arrivare alla contestazione della mancata valutazione del servizio di insegnamento prestato a dispetto del concorso 2016. Per ulteriori informazioni e pre-aderire ai ricorsi, clicca qui.Prendono il via le attese procedure concorsuali per l’assunzione di quasi 1.700 nuove maestre e maestri: l’annuncio ufficiale è arrivato oggi dal ministro della Pubblica amministrazione, Giulia Buongiorno, che ha anche firmato il decreto apposito. Il Decreto è stato già pubblicato in Gazzetta Ufficiale senza ancora l’indicazione dei posti. A poter accedere, per i posti comuni: laurea in Scienze della formazione primaria; diploma magistrale con valore di abilitazione e diploma sperimentale a indirizzo linguistico, conseguiti presso gli istituti magistrali, o analogo titolo di abilitazione conseguito all’estero e riconosciuto in Italia ai sensi della normativa vigente, conseguiti, comunque, entro l’anno scolastico 2001/2002; analogo titolo conseguito all’estero e riconosciuto dal Miur. Per i docenti di sostegno, bisogna essere in possesso dell’abilitazione specifica in Italia o all’estero con riconoscimento secondo la normativa vigente. Il concorso prevede una prova preselettiva, una prova orale e uno scritto.Secondo Anief, concorso del 2016, il decreto Miur del 23 febbraio 2016 continua a minare fortemente la stabilizzazione di diverse migliaia i candidati docenti, vincitori dell’ultimo concorso a cattedra, quello del 2016, i quali pur avendo regolarmente partecipato e superato le prove, preselettive e selettive, scritte e orali, continuano a rimanere precari, con la prospettiva di uno o al massimo di anni di possibilità ulteriori di essere assunti. Considerando che moltissimi degli idonei del concorso 2016 sono anche precari storici, l’Italia seleziona docenti senza assumerli e nel contempo continua a calpestare la clausola 5 della 70/99 UE che prevede l’immissione in ruolo automatica per tutti coloro che hanno svolto oltre 36 mesi di servizio anche non continuativo.
A complicare le cose è stata anche la decisione di introdurre il concorso straordinario del primo ciclo, riservato allo stesso ciclo scolastico, con il DDG n. 1456 del 9 novembre 2018, che servirà solo a creare l’ennesima graduatoria. La svolta nel reclutamento si avrebbe invece con la riapertura della GaE, la stabilizzazione automatica di chi ha effettato già 36 mesi di supplenze e l’assegnazione di risarcimenti adeguati, in presenza dei tanti abusi nei confronti del personale precario o anche già di ruolo. Anief, infine, tutela anche chi è stato licenziato, anche se oggi di ruolo, avviando la più grande battaglia giudiziaria conosciuta dallo Stato per violazione della normativa comunitaria presso il tribunale di Roma con richieste di risarcimenti milionari”.

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Scuola: Educazione fisica alla primaria con 12 mila maestri specializzati

Posted by fidest press agency su martedì, 11 dicembre 2018

Il via libera è arrivato riscuotendo il consenso di tutte le componenti politiche, visto che si è giunti all’esame di un testo unificato nel quale sono confluite le proposte C. 523 Marin, C. 784 Vanessa Cattoi, C. 914 Villani, C. 1221 Rossi e C. 1222 Rampelli – Rel. Mariani. È esemplare il commento dell’on. Flavia Piccoli Nardelli (PD) che ha preannunciato “il voto favorevole del suo gruppo e auspica che le risorse necessarie per la copertura finanziaria del provvedimento possano essere effettivamente individuate, in modo da dare concreta attuazione alle misure previste dal provvedimento”. Proprio in virtù di questa comunione di intenti, se c’è la volontà del Governo di far partire tutto dal prossimo anno scolastico, Anief chiede di stralciare il testo e inserirlo nella Legge di Stabilità con un emendamento al Senato. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Bisogna anche ripristinare l’insegnamento per moduli e il docente specialista in lingue inglese. Per fare ciò, occorre trovare nuove copertura finanziarie per aumentare di altri 42 mila i posti in organico tagliati per effetto della legge 133 e 169 del 2008 e dei decreti applicativi. Soltanto così possiamo invertire i rapporti Pirls sul grado di apprendimento dei nostri bambini.

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Scuola: Tempo pieno primaria

Posted by fidest press agency su martedì, 4 dicembre 2018

C’è anche la richiesta del tempo scuola maggiorato nelle classi primarie tra i punti che la commissione Bilancio di Montecitorio è chiamata in queste ore a valutare per l’inserimento nel testo della manovra economica. Solo che il numero di docenti da assumere si è nel frattempo dimezzato: la quota di maestri aggiuntivi, per allungare l’orario scolastico, doveva essere di 2 mila unità. In verità, ne occorrerebbero 43 mila. Così per arrivare al traguardo prefissato serviranno 42 anni. Altro che “subito”. Il caso è diventato oggetto dell’ultimo monologo del comico Maurizio Crozza, che ha detto: “il tempo pieno è una ‘figata’, una conquista sacrosanta, ma lo avranno tutti quando i bambini di adesso saranno già laureati e lavoreranno da Foodora per 2 euro l’ora. Non fa una grinza. Senza contare che poi servirebbero pure mense, laboratori, spazi didattici, locali, attrezzature: tutte cose che Di Maio non cita perché le ignora totalmente”. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): siamo alla propaganda pura.

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Legge bilancio: La VII Commissione della Camera dice sì all’emendamento M5S che incrementa forse di soli mille posti il tempo prolungato alla primaria

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 novembre 2018

Per il giovane sindacato ne servirebbero altri 80 mila: la metà per il tempo pieno e gli altri per ritornare alla riforma ante Gelmini su insegnamento per moduli, con il docente specialista in lingua inglese, a cui aggiungere i maestri specializzati in educazione motoria. Non serve annunciare bei disegni di legge sui social se poi ci si infrange contro i paletti della legge di stabilità. Si creano aspettative inutili per famiglie, docenti e Ata, salvo poi scontrarsi con delusioni più cocenti. Basterebbe approvare gli emendamenti suggeriti da Anief e correlati dalle dovute copertura finanziarie, peraltro, in alcuni casi riprese proprio dalle proposte di legge già presentate. Mille posti in più per il tempo pieno sono pioggia nel deserto. Ora, con l’aumento proposto nella manovra dal primo partito di Governo, non basterebbero 20 anni per allargare il tempo pieno in tutti gli istituti primari d’Italia. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): dopo tanti annunci sul tempo pieno al Sud, rispetto ai 40 mila posti da attivare, pensarne soltanto, forse, mille significa non risolvere il problema degli organici, né dei gap dei numeri che penalizzano il Meridione su livelli di apprendimento, tasso di disoccupazione e abbandono scolastico, che in certe zone raggiunge quasi il 50%, vero preludio al triste e inarrestabile fenomeno dei Neet.

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Scuola: Due ore di educazione motoria alla primaria dal prossimo settembre

Posted by fidest press agency su domenica, 30 settembre 2018

Il disegno di legge sull’introduzione del docente di educazione motoria nella scuola primaria approda in Parlamento: a presentarlo, alla VII Commissione della Camera, sono stati diversi deputati di Forza Italia ma il progetto è già caldeggiato dal Movimento 5 Stelle e rifacendosi al comma 20 della riforma Renzi-Giannini, la Legge 107 del 2015, ha buone possibilità di ottenere anche il consenso del Partito Democratico. Il disegno di legge, il cui esame in Commissione è iniziato in questi giorni, prevede l’introduzione del ruolo del docente di educazione motoria alla primaria già a partire dall’anno scolastico 2019/20, quindi dal prossimo mese di settembre. Nel progetto, si legge in una sintesi realizzata da Orizzonte Scuola, si prevede che l’insegnante di educazione motoria assuma lo stesso stato giuridico ed economico di quello degli altri docenti della primaria, per cui il medesimo stipendio ed orario settimanale (22 ore), a cui aggiungere due ore di programmazione.Per accedere all’immissione in ruolo sarà necessario superare un concorso, i cui requisiti d’accesso sono: laurea in scienze delle attività motorie e sportive o diploma conseguito presso gli ex Istituti superiori di educazione fisica. Il disegno di legge prevede che all’insegnamento dell’educazione motoria siano destinate 2 ore settimanali e che in presenza di alunni disabili l’insegnante di educazione motoria sia supportato dal docente di sostegno.
Nel corso dell’esame, il relatore del disegno di legge, l’on. Felice Mariani (M5S) olimpionico di Judo, ha evidenziato ai colleghi parlamentari presenti che vi sono delle questioni tecnico-giuridiche e di coordinamento normativo che vanno affrontate e risolte nel corso della discussione. Bisogna, ad esempio, chiarire i requisiti d’accesso al concorso: è necessaria, oltre ai succitati titoli, l’abilitazione all’insegnamento nella scuola primaria?Un’altra questione riguarda il fatto se l’insegnamento dell’educazione motoria possa essere impartito soltanto dai docenti appartenenti al ruolo che verrà istituito oppure anche da altri insegnanti, secondo quanto previsto dalla legge 107/2015. Quest’ultima, infatti, prevede che possano essere utilizzati, oltre ai docenti abilitati all’insegnamento per la scuola primaria in possesso di competenze certificate, anche docenti abilitati all’insegnamento per altri gradi di istruzione in qualità di specialisti (dunque, non necessariamente in possesso del titolo di abilitazione all’insegnamento nella primaria), fermo restando che a tali docenti debba essere assicurata una specifica formazione. Altra questione da chiarire – conclude la rivista specializzata – riguarda l’orario settimanale, in quanto il disegno di legge ne prevede 22, mentre l’orario degli altri docenti della primaria è di 22 ore più 2 di programmazione. “L’attività motoria garantisce una maggiore interazione sociale che risulta importante per i bambini tra i 6 e gli 11 anni, così come nella scuola media. Invitiamo, pertanto, il presidente della VII Commissione Luigi Gallo e i deputati ad accelerare l’iter di approvazione di questo provvedimento, per il quale abbiamo richiesto specifica audizione”, sottolinea Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief-Cisal.

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Scuola: Graduatorie infinite per infanzia e primaria?

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 agosto 2017

ministero-pubblica-istruzioneAnziché puntare il dito contro chi non è stato in grado di cancellare il precariato, in primis il Ministero dell’Istruzione, a livello di opinione pubblica si tenta di far passare il concetto che la colpa è dei giudici se nel 2017 ci sono ancora decine di migliaia di precari nelle GaE e serviranno diversi anni per stabilizzarli. E anche di chi patrocina le cause in tribunale per difendere i supplenti. La verità è
che la riduzione del tempo scuola nel 2009 ha tagliato 40mila cattedre. E che dal 2012 le Facoltà universitarie continuano a sfornare corsi a numero chiuso, per abilitare i giovani in Scienze della formazione primaria ma nessuno li può immettere in ruolo. Inoltre, nel percorso formativo 0-6 anni, lo Stato continua a gestire solo il 30% dell’offerta formativa e dal 2000, improvvisamente e in
maniera illegittima ha escluso migliaia di diplomati magistrali. Cosa dovevano fare quei futuri maestri, che aveva studiato per insegnare? Rassegnarsi e diventare tutti impiegati? Come non è vero che si vuole assumere del personale che non ha mai in insegnato. Perché nel 99% dei casi, stiamo parlano di precari che
supplenze alle spalle. Anche tra i diplomati magistrali. È emblematico il caso delle GaE dalla scuola dell’infanzia e primaria di Roma, dove ci sono 5.356 maestri in lista d’attesa, ma chi scrive che la maggior parte “verosimilmente è da ritenere che non abbiano mai insegnato” probabilmente non sa che l’Ambito territoriale (per velocizzare il lavoro di inserimento dati relativi ai ricorrenti) non ha pubblicato in graduatoria la specifica dei punteggi dei tanti diplomati magistrale inseriti nel 2014 per volere del giudice.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Come si fa a demonizzare un titolo di studio rilasciato dallo Stato e da sempre ritenuto valido per insegnare nelle scuole primarie e dell’infanzia, magari addossando ai giudici amministrativi responsabilità non loro, piuttosto che andare a colpire i veri registi della supplentite? Qui non c’entra la plenaria sui diplomati magistrali, come qualcuno dal Miur vorrebbe fare intendere, perché è assodato per giurisprudenza che il titolo di diploma magistrale rilasciato entro il 2001 è valido per l’inserimento nelle Graduatorie. Chi si indigna del fatto che ancora oggi ci sono insegnanti non laureati, forse non sa che la metà dei docenti di ruolo ne sono sprovvisti. Anche i maestri di chi oggi pontifica quasi sicuramente non l’avevano. Sarebbe stato meglio dire: la riforma non ha dimenticato di assumere gli insegnanti della scuola dell’infanzia, come non ne ha stabilizzato nemmeno uno con il potenziamento, perché avevamo altri programmi che non sono andati a termine. Far pensare che la colpa è di chi li ha difesi e dei giudici che stanno esaminando il caso, è l’ennesimo passo falso di chi non ha più attenuanti.A ridosso del nuovo anno scolastico, si torna a parlare dell’alto numero di precari della scuola. Solo che, anziché puntare il dito contro chi non è stato in grado di cancellare la supplentite, in primis il Ministero dell’Istruzione, si tenta di far passare il concetto che la colpa è dei giudici se nel 2017 ci sono ancora decine di migliaia di precari nelle GaE e serviranno diversi anni per stabilizzarli. E anche di chi patrocina le cause in tribunale per difendere i supplenti. I quali, però, in qualsiasi Stato moderno sarebbero da diverso tempo già immessi in ruolo non certo per via giudiziaria. Però, siamo in Italia, dove prendersela con gli altri è un’arte nazionale.La verità, replica il sindacato che più di tutti gli altri si è messo dalla parte dei docenti penalizzati, è che la riduzione del tempo scuola nel 2009 ha tagliato 40mila cattedre. E che dal 2012 le Facoltà universitarie continuano a sfornare corsi a numero chiuso, per abilitare i giovani in Scienze della formazione primaria ma nessuno li può immettere in ruolo. Inoltre, nel percorso formativo 0-6 anni, lo Stato continua a gestire solo il 30% dell’offerta formativa e dal 2000, improvvisamente e in maniera illegittima ha escluso migliaia di diplomati magistrali. Cosa dovevano fare quei futuri maestri, che aveva studiato per insegnare? Rassegnarsi e diventare tutti impiegati?Invece di dire che più di qualcuno, con cariche istituzionali e politiche, dovrebbe pagare tra i dirigenti di viale Trastevere, ministri e parlamentari, si preferisce divulgare la tesi che le responsabilità sono in capo ai tribunali. I quali, sino a prova contraria, operano per tutelare i diritti lesi. Come non è vero che si vuole assumere del personale che non ha mai in insegnato. Perché nel 99% dei casi, stiamo parlano di precari che supplenze alle spalle. Anche tra i diplomati magistrali.È emblematico il caso delle GaE dalla scuola dell’infanzia e primaria di Roma, dove è vero che ci sono 5.356 maestri precari in lista d’attesa, ma chi scrive che la maggior parte “verosimilmente è da ritenere che non abbiano mai insegnato” probabilmente non sa che l’Ambito territoriale romano (per velocizzare il lavoro di inserimento dati relativi ai ricorrenti) non ha pubblicato in graduatoria la specifica dei punteggi dei tantissimi aspiranti docenti con diploma magistrale inseriti nel 2014 per volere del giudice. È per questo motivo che alla ‘voce’ servizio risultano zero punti, ma non di certo perché il precario non ha mai insegnato: come potrebbero avere, altrimenti, molti di quegli stessi precari più di 100 punti totali?Sempre a Roma, l’Anief ha calcolato che sono circa 2mila i precari che non solo hanno già insegnato come supplenti, ma lo hanno fatto per almeno 36 mesi prima del 2014. La conferma di questo dato inconfutabile è che, sempre nella capitale, le GaE di infanzia e primaria ogni anno si esauriscono, con larghissima accettazione dei diretti interessati convocati dall’Ambito territoriale per il conferimento della supplenza annuale. I quali, però, continuano ad avere zero punti alla ‘voce’ servizio.

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Primarie: Renzi ha vinto e il PD ha perso

Posted by fidest press agency su martedì, 9 maggio 2017

matteo renziMatteo Renzi ha vinto con largo margine sia la consultazione interna al Pd (66%) sia le primarie aperte del partito (70%, al lordo di contestazioni varie e riconteggi in atto), con ciò non solo riconquistandone la segreteria e consolidando la sua leadership interna, ma anche e soprattutto consumando la sua vendetta nei confronti della sconfitta referendaria di dicembre. Fin qui non ci piove, ed è del tutto inutile, oltre che improprio, proporre altre letture della consultazione dei Democratici. Ma nel momento in cui la vicenda smette di essere un fatto di partito per diventare una questione politica generale, allora corre l’obbligo di analizzare le primarie quale premessa dei prossimi appuntamenti elettorali – dalle ormai imminenti amministrative al voto nazionale, prossimo o meno prossimo che sia – per capire quali siano le tendenze a prescindere dal ricorso ai sondaggi, il cui grado di attendibilità è sempre incerto. E allora non si può prescindere dai numeri.Partiamo dal voto che ad inizio aprile ha coinvolto gli iscritti ai 6.648 circoli del Pd: sono andati a votare in 266 mila, in media 40 per sezione, pari al 59% degli aventi diritto. È vero che non era un’elezione diretta – come sarebbe logico in un partito che deve dare ai propri iscritti e non ad altri il diritto di scegliersi il gruppo dirigente – ma si trattava pur sempre del voto riguardante il segretario, dunque è grave che oltre il 40% dei tesserati sia rimasto a casa. Tanto più in un partito che solo nel 2009 aveva il doppio degli aderenti rispetto a quelli di oggi. Con queste premesse, la partecipazione alle primarie di domenica scorsa non poteva che essere deludente. E infatti, si sono recate ai gazebo 1 milione e 848 mila persone, cioè 966 mila in meno rispetto alle primarie del dicembre 2013, che salgono a 1 milione e 254 mila in meno se il confronto si fa con quelle dell’ottobre 2009 (vittoria di Bersani) e addirittura a 1,7 milioni in meno rispetto alle primarie dell’ottobre 2007 (Veltroni), quando i partecipanti furono pressoché il doppio (3,55 milioni). Certo, Renzi aveva indicato nel milione la soglia oltre la quale la consultazione sarebbe stata un successo, ma era un’evidente furbata. La verità è che in un decennio si sono dimezzati iscritti ed elettori primari (veri o presunti che siano, visto che nessuno li controlla), cosa che ha fatto calare il consenso alla leadership dai 2,69 milioni di voti che prese Veltroni all’1,28 milioni racimolati da Renzi ora (che peraltro sono 601 mila preferenze in meno prese sempre da lui la volta precedente).Naturalmente chi si accontenta gode, ma è evidente che questi numeri non potranno non riflettersi sul grado di consenso che gli italiani assegneranno al Pd nelle prossime occasioni elettorali. Tanto più che nel frattempo un pezzo del partito – per quanto minoritario – è uscito e porterà altrove un po’ di voti. Si dirà: fatti del Pd. Vero. Ma disgraziatamente sono fatti di tutti, visto che l’alternativa non è rappresentata dal centro-destra moderato, che nella vecchia versione a guida berlusconiana non esiste più e, ove esistesse, sarebbe a trazione salviniano-meloniana, ma dai grillini, cioè da una accozzaglia di populisti, giustizialisti, nazionalisti, sovranisti, protezionisti e cyberfascisti, con in più l’aggravante di essere dilettanti privi di ogni cultura politica. Così come sono fatti che riguardano tutti che il centro e la destra moderata abbiano adeguata rappresentanza politica e parlamentare.Naturalmente, non può essere caricata sulle spalle dei cittadini elettori la responsabilità di evitare la scelta peggiore: il loro voto merita rispetto qualunque esso sia, anche quando è palese che si tratta di una protesta contro qualcuno e qualcosa e non una scelta per qualcuno e qualcosa. Mentre è colpa delle élite politiche esistenti e delle classi dirigenti fin qui deleganti se l’offerta elettorale non suscita speranze, che sono l’unico antidoto capace di sopire rabbie e delusioni.Ed è proprio questo il punto che andrebbe indagato da Renzi e dagli altri dirigenti del Pd, così come dai moderati variamente accasati: siamo sicuri che stiamo offrendo agli italiani un’opzione politica praticabile, decentemente attraente e rassicurante, e nello stesso tempo una classe politica credibile, che non sia formata né da casta impresentabile né da nuovisti improvvisati? Perché così non pare, e i numeri del Pd lo dicono senza tema di smentita. E perché, se si così sarà, il risultato non potrà che essere drammatico. Continuare a recitare un copione consunto in cui si immagina (o si fa finta di immaginare) che sia ancora in funzione il vecchio bipolarismo e che la partita sia ancora quella tra centro-destra e centro-sinistra, rischia di rendere l’Italia l’unico paese in cui oltre che a crescere, come in tutta Europa, i populisti possono anche vincere. In Austria e Olanda e – speriamo – domani in Francia nel ballottaggio tra Macron e Le Pen, finora gli anti-sistema hanno rafforzato le loro posizioni ma sono rimasti all’opposizione. La Germania neppure corre quel pericolo. In Italia, invece, ci sono tutte le premesse perché chi disprezza la democrazia rappresentativa e si fa guidare da un comico capopopolo e da una società di consulenza con privatissimi interessi di business, arrivi, direttamente o usando figure terze scelte con metodi opachi, al governo del Paese.Purtroppo oggi, dopo la recita inutile delle primarie democratiche, vediamo riaccendersi il tormentone sul voto anticipato, ci si azzuffa sulla legge elettorale, si blocca l’operatività del governo su ogni questione (e viceversa il governo si “autosospende” per eccesso di timidezza) e, come se non bastasse, ci si divide sul fatto se l’impasse che viviamo sia figlia del punitivo “no” dei nemici di Renzi alle riforme costituzionali o piuttosto del fatto di avere, Renzi, imprigionato il Paese in un referendum su riforme sbagliate e di avere varato normative elettorali anti-costituzionali (noi siamo notoriamente del secondo parere, ma non partecipiamo a questo onanistico rimpallo di responsabilità). Sono tutti graziosi regali a Grillo. È venuto il momento di voltare pagina. Il tempo stringe maledettamente. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Il racconto dell’era nuova» all’indomani delle primarie del PD

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 maggio 2017

rejzi & c.Abbiamo chiesto a Sofia Ventura, politologa e autrice per Rubbettino del libro «Renzi & Co. Il racconto dell’era nuova», un parere sulla vittoria dell’ex premier alle primarie del PD.
SOFIA VENTURA: Chiusa il 4 dicembre 2016, si apre ora per Matteo Renzi una nuova era? Per tre anni Renzi ha narrato, con accenti diversi a seconda delle contingenze, l’avvento di una Era Nuova, che si sarebbe dischiusa di fronte agli italiani, prigionieri della “palude” da decenni, grazie all’impresa condotta dal leader-eroe e dai suoi prodi compagni. Quella narrazione è proseguita sostanzialmente identica nella lunghissima campagna per il referendum costituzionale, ovvero la consacrazione suprema che Renzi aveva cercato e che invece si è tradotta nella sua più clamorosa sconfitta. Dopo essersi dimesso da Palazzo Chigi e poi dalla segreteria del Pd, il 30 aprile ha messo a segno il primo successo della sua “riconquista”: il partito è di nuovo suo e con una schiacciante maggioranza. Che narrazione ci proporrà ora, in questa sua seconda vita politica? Certo una narrazione proiettata nel futuro. Appena riconfermato ha parlato di “un nuovo inizio”. E più che da leader di partito si è espresso da pretendente al governo, anche se al momento, visti gli equilibri politici e i rapporti di forza tra i partiti, nonché le leggi elettorali al momento vigenti (ovvero Porcellum e Italicum così come ritagliati dalla Consulta), non è chiaro come ci arriverà, al governo. Ma quella è la sua cifra, Renzi conosce l’ambizione e la narrazione di governo. Così come conosce soprattutto l’ “Io” del leader-eroe. Anche se nel suo “discorso della vittoria” ha insistito sul “Noi”. Ma già lo aveva fatto all’inizio della sua avventura governativa tre anni fa, senza risultare troppo convincente. Ora non ci resta che attendere – poco in realtà, perché il personaggio Renzi tende a scoprirsi molto in fretta – per sapere se questo leader un po’ ammaccato e ridimensionato vorrà immaginare ancora per noi un mondo nuovo o percorrerà nuove vie narrative.

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Pd: Serracchiani, vittoria Renzi segna nuovo inizio per partito‎

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 maggio 2017

debora  serracchiani“La vittoria di Renzi segna un nuovo inizio per il partito, non certo ‎un rammendo con il passato. Attraverso questo congresso passa la discontinuità che tanti cittadini ci hanno chiesto”. Lo ha affermato la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, commentando l’affermazione di Matteo Renzi alle primarie del Partito democratico. “Pur nella flessione dell’affluenza, su cui assieme ad altri fattori ha probabilmente inciso anche il giorno‎ a cavallo di un ponte festivo, questi due milioni di elettori danno al Pd una legittimazione politica‎ che nessun’altra forza politica può vantare. Ma da cui altri potrebbero trarre ispirazione”.Per Serracchiani ” questa competizione e’ stata contraddistinta da una concretezza, da una lealtà e correttezza di fondo‎ che, dopo i giorni bui della scissione, ha dato nuovo orgoglio al partito. Da qui in avanti nessuno potrà parlare del partito di un uomo solo, ma di una grande comunità unita, con una leadership che sa dialogare‎ a largo raggio per il bene del Paese”.‎

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“Trump e le Primarie 2016: un incontro con George G. Lombardi”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 giugno 2016

Donald TrumpRoma 15 giugno alle ore 17.30, presso la Sala stampa della Camera, in via della Missione 4, si terrà la Conferenza : “Trump e le Primarie 2016: un incontro con George G. Lombardi”. Le primarie americane destano molto interesse anche in Italia, ma spesso non si comprende bene le dinamiche e le strategie dei candidati dei vari schieramenti che si preparano alla battaglia finale per eleggere il 45° Presidente degli Stati Uniti d’America. Per questa ragione l’on. Fucsia FitzGerald Nissoli, eletta nella Circoscrizione estera – Ripartizione Nord e Centro America, ha ritenuto utile organizzare due seminari per conoscere da vicino il candidato repubblicano e quello democratico alla Casa Bianca. Lombardi, che ha fondato e presiede l’associazione “Citizens for Trump”, introdotto dall’on. Nissoli, illustrerà le idee politiche e di governo del candidato Donald Trump, stimolato anche dalle riflessioni di Lucio Martino, membro dell’Advisory Council del Guarini Institute for Public Affairs , John Cabot University, e dell’On. Gian Luigi Gigli, membro della Commissione Affari costituzionali della Camera dei Deputati.
Il giorno successivo, sempre nella Sala stampa di Montecitorio, alla stessa ora, sarà la volta dei democratici con l’incontro dal titolo: “Clinton e le Primarie 2016: un incontro con Matthew Montavon”.
Montavon, che è il rappresentante del Partito Democratico americano a Roma, introdotto dall’On. Nissoli, illustrerà la situazione all’interno del Partito e le idee e i valori che hanno animato la campagna per vincere le Primarie da parte di Hillary Clinton e le prospettive della corsa alla Casa Bianca. Come per il precedente incontro, gli ospiti saranno stimolati anche dalle riflessioni dell’On. Gian Luigi Gigli e del dott. Lucio Martino. Ovviamente, se ci saranno novità con conseguente cambiamento dei candidati alla nomination, il tema sarà prontamente aggiornato.

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Primarie U.S.A.: elezioni di metà mandato, governo diviso, povero Obama

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2016

obamanobel1_intRoma mercoledì 23 marzo 2016, ore 11.00 aula Mauro Wolf – dipartimento di Comunicazione e ricerca sociale via Salaria 113/117, si tiene il quarto appuntamento del ciclo di seminari Sistemi Politici Comparati, promosso dal dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale e dalla Fondazione Nova Spes, dal titolo “Primarie, elezioni di metà mandato, governo diviso: povero Obama”. Il dibattito si concentra sul “modello americano”, le sue peculiarità, le affinità con i maggiori sistemi politici occidentali. Intervengono Rita di Leo della Sapienza, Giampiero Gramaglia dell’ Istituto Affari Internazionali, Francesco Marchianò del Centro di Riforma dello Stato. L’incontro, aperto fino ad esaurimento posti.

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Primarie, programma e squadra governo

Posted by fidest press agency su sabato, 2 marzo 2013

Com’è noto la campagna elettorale è stata caratterizzata da molta demagogia e poca concretezza e chiarezza programmatica. Gli elettori non hanno avuto modo di conoscere i programmi di governo per, realisticamente, uscire dalla crisi. Perfino il prof. Monti si è perso quando si è trattato di spiegare agli italiani cosa fare posto che l’Europa è incapace di darci una mano. Avremmo anche gradito, ma forse sarebbe stata troppa grazia, conoscere la squadra di governo chiamata a rispettare i programmi. Quest’ultimo punto è molto importante in quanto, noi elettori, avremmo potuto giudicare in anticipo, la serietà politica e la competenza dei futuri ministri e sottosegretari in comparti strategici come le finanze, lo sviluppo economico, la sanità, le politiche sociali, le comunicazioni. Ad esempio, quando Bersani parla di mettere subito in cantiere una legge “ad hoc” sul conflitto d’interessi non sappiamo esattamente cosa intende dire e fare. Non sappiamo se intende restituire ai cittadini quel “bene comune” chiamato “Frequenze” che il signor Berlusconi, in pieno conflitto d’interessi, ha fatto suo per rafforzare quel potere mediatico attraverso il quale domina, indisturbato, radio, tv, satelliti, torri telefoniche, siti trasmissivi, aziende di produzione di apparati, aziende di manutenzione impianti, aziende di produzione televisiva e cinematografica, giornali, riviste, aziende di pubblicità, aziende di indagini di ascolto. Bersani non dice se quei sei canali televisivi disponibili saranno utilizzati per risanare quella pietosa pianificazione televisiva digitale AGCOM di cui tutta l’Europa ci deride e per salvare il pluralismo radiotelevisivo, intenso come “pluralismo nel possesso dei mezzi trasmissivi”, o se vorrà metterli all’asta per farne merce di scambio con le Telecoms. Transeat, su questi argomenti che si sarebbero dovuti discutere durante la campagna elettorale, ma ora chiediamo a Bersani una svolta democratica per la riconquista del Primato della politica nella quale il cittadino abbia la possibilità di sentirsi, non governato, manipolato, ma protagonista di un processo di rinnovamento per il quale la parola d’ordine dovrà essere “si può e si deve cambiare”.La REA, pertanto, chiede che prenda l’iniziativa di indire le Primarie per approvare il suo piano di governo con la relativa squadra di ministri e sottosegretari impegnati ad attuarlo in modo da presentarsi di fronte alle Camere forte del consenso popolare lasciando, così, alle altre forze politiche la possibilità di migliorarlo o la responsabilità dell’eventuale sfiducia per le sorti del Paese.(Antonio Diomede, Presidente REA – Radiotelevisioni Europee Associate)

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Le primarie le fa Grillo

Posted by fidest press agency su martedì, 8 maggio 2012

Beppe Grillo in Viareggio Italiano: Beppe Gril...

Beppe Grillo in Viareggio Italiano: Beppe Grillo a Viareggio (Photo credit: Wikipedia)

Il successo della lista Grillo, il movimento a 5 stelle, è indiscusso. Se si cerca la ricetta, con molta probabilità, possiamo dire che è individuabile nella scelta dei candidati e la loro assonanza con quanto Grillo afferma, oramai da anni in tutte le piazze d’Italia. Qualcuno ha associato Grillo e il suo movimento a quanto è accaduto in Italia con la nascita nel febbraio del 1946 del Fronte dell’Uomo qualunque di Guglielmo Giannini. Il suo scopo era quello di dare voce al pensiero popolare e alla avversione al regime dei partiti. Per quanto non si possono fare delle analogie per il semplice motivo che diverse sono le situazioni e il back ground culturale che anima i due movimenti c’è, comunque, qualcosa che li accomuna. Giannini anima il suo movimento con una forma di umorismo, o meglio di satira, piuttosto pesante e Grillo, sotto questo aspetto, non è da meno. Allora non vi era la corruzione, come oggi appare, ma è comune la diffidenza per un modo di fare politica che è contro quella frangia di cittadini che vedono la politica con l’occhio dell’onestà e del servizio nell’interesse generale del paese. Grillo ha un sole nemico comune a Giannini: il rischio di farsi inglobare dalle logiche partitiche. Il suo 5% o il 20% del suo candidato a Parma mostrano una spinta propulsiva senza freni inibitori. E’ persino facile, a questo punto, per i suoi detrattori considerarlo un fuoco fatuo, una scintilla improvvisa che, non essendo generata da una catasta di legna che brucia, può perdere la sua continuità nel tempo.

Noi avevamo auspicato un crollo dei partiti maggiori (Pd, Pdl, Fli e Lega) per il semplice motivo che la gente è stanca di vedere i soliti volti, i soliti intrighi, i soliti inciuci e non se la sente di identificarsi con una classe politica che è sorretta dal voto popolare e che nonostante ciò tradisce sistematicamente il suo mandato.
Se, si dice, vogliamo interfacciare la politica con la volontà popolare, ci tocca essere conseguenti eleggendo uomini e donne che siano in grado d’essere buoni interpreti di questo mandato. Ed è ciò che sta facendo Grillo e come ha detto lui a Palermo “con gran fatica” e non perché non vi sia in Italia una maggioranza di galantuomini o di semplici lavoratori modesti e senza pretese, ma per semplice motivo che sono per lo più persone schive dalle luci della ribalta.
E noi oggi, nell’interesse del Paese, facciamo gli scongiuri a profeti di sciagure che in politica si identificano in coloro che propendono per la conservazione dell’attuale andazzo e diciamo in coro con Grillo: “Questo e’ solo l’inizio. Ci vediamo in Parlamento!”. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

 

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Palermo: verso le primarie

Posted by fidest press agency su domenica, 26 febbraio 2012

Italiano: Ingresso di via Roma a Palermo

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Gazebo dislocati in lungo e largo per la città e passeggiata su due ruote nel corso del week end di Davide Faraone, candidato a sindaco alle Primarie di Palermo. Si parte domani pomeriggio, sabato 25 febbraio: i cittadini avranno la possibilità di informarsi sul programma del candidato e le sue cento idee, raggiungendo i gazebo che saranno collocati in corso Calatafimi (nei pressi dell’Oviesse), in via Magliocco, in via Roma (vicino alla Rinascente) e in via Cavour. Gli ultimi tre saranno a disposizione dei cittadini anche domenica mattina, quando sarà dato il via ad una passeggiata sulle due ruote insieme al candidato. Palermo viene restituita alla sua gente con “Vuoi la bicicletta? Pedala!”.Una biciclettata che attraverserà le principali vie del centro. Si parte da piazza Castelnuovo alle 10 e si prosegue verso la stazione centrale per poi proseguire in via Roma e concludere il giro in piazza Croci. Obiettivo? Dare priorità alla città: “Prima Palermo”.

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P.D.: primarie Genova

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 febbraio 2012

“Dobbiamo metterci in testa che gli elettori vogliono un Pd unito e credibile”. Così l’europarlamentare del Pd Debora Serracchiani, commentando l’esito delle primarie del centrosinistra a Genova, dove il candidato di Sel, Marco Doria, ha prevalso sulle due candidate del Pd, il sindaco uscente Marta Vincenzi e la senatrice Roberta Pinotti. Secondo Serracchiani “la questione che seriamente dobbiamo porci è di carattere regolamentare ma soprattutto politico. Perché in un momento in cui la fiducia nei partiti è già ai minimi termini, stiamo facendo passare un messaggio di frammentazione interna al Pd che lo indebolisce pesantemente e, alla fine, non giova neanche al centrosinistra. Perciò – osserva l’europarlamentare – occorre porre all’ordine del giorno la stesura di un regolamento che aiuti a selezionare all’interno del Pd un solo candidato da offrire poi alla coalizione”. Per Serracchiani “questo passo sarà possibile farlo solo se ci sarà alla base la determinazione politica di chiudere con una gestione delle primarie di coalizione che rischiano di trasformarsi in conta fra correnti o peggio – conclude – fra singole personalità del Pd”.(Giancarlo Lancellotti)

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Mitt Romney stravince le primarie repubblicane della Florida

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 febbraio 2012

Romney Signs Wind Turbine In Iowa

Romney Signs Wind Turbine In Iowa (Photo credit: Talk Radio News Service)

Con il 46,4% dei voti e oltre 14 punti di distacco da Newt Gingrich e si candida a diventare lo sfidante di Barack Obama alle prossime elezioni presidenziali negli Stati Uniti. La sigla britannica William Hill, riferisce Agipronews, offre a 1,04 la possibilità che l’ex governatore del Massachussets sia designato dai repubblicani per sfidare l’attuale inquilino della Casa Bianca. “Il risultato di ieri sembra spegnere sul nascere la sfida con Gingrich. Se Romney non dovesse conquistare la nomination saremmo molto stupiti”, ha spiegato il portavoce di William Hill, Graham Sharpe. Il bookmaker ha anche tagliato da 2,50 a 2,25 le quote relative alla conquista della presidenza. “E’ una corsa a due ma, anche se Romney sta acquistando forza, Obama rimane il favorito a 1,57”, ha aggiunto Sharpe.

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Primarie Usa: Dialogo Transatlantico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 gennaio 2012

Ron Paul at the 2007 National Right to Life Co...

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Con le primarie del New Hampshire la corsa alla presidenza americana entra nel vivo. Già da domani si potrebbe avere una fotografia più chiara di chi potrebbe essere il candidato del partito repubblicano a sfidare il Presidente Obama. Dialogo Transatlantico ha confermato la sua prima tavola rotonda per il 2 febbraio, aprendo i lavori di quello che sarà un anno intensissimo che vedrà numerosi esperti statunitensi visitare Roma per discutere degli scenari che si stanno delineando.Per Pietro Paganini, docente alla John Cabot University e ideatore insieme al giornalista Roberto Race, di Dialogo Transatlantico “le primarie di questa sera in New Hampshire e la settimana prossima in South Carolina, potrebbero consegnarci un candidato repubblicano monco, e un partito sempre più diviso. Il Presidente Obama che i sondaggi danno in ripresa non può che trarne giovamento. In più, la figura del libertario Ron Paul, che molti media continuano ad ignorare, potrebbe diventare il vero ago della bilancia. Il texano che si propone come il vero successore di Ronald Regan, potrebbe infatti minacciare i repubblicani con un’eventuale candidatura indipendente”. Conclude Paganini “molti osservatori non si accorgono che con la situazione attuale, l’ago della bilancia si sposta verso Destra, come fu per Clinton. Le ripercussioni sull’Europa e le relazioni internazionali potrebbero essere pesanti”. Ha detto Romney, “noi siamo per il modello americano, non quello europeo”. (Roberto Race)

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P.D. e legge sulle primarie

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2011

“Il rinnovamento della politica non si fa proponendo discriminazioni anagrafiche che sarebbero subito impugnate in Europa per lesione dei diritti civili”. Lo ha affermato l’europarlamentare del Pd Debora Serracchiani, commentando la proposta di legge sulle primarie anticipata oggi al Corriere della Sera da Beppe Fioroni. Riferendosi all’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, Serracchiani si è detta “meravigliata di dover ricordare questo particolare a un politico di lungo corso come Fioroni. Ho sempre sostenuto la necessità di un ricambio della classe dirigente dei partiti, in primo luogo nel Pd, ma mai quella di una decapitazione dei vertici condotta sulla base della carta d’identità: si è visto alle ultime amministrative – ha sottolineato – che basta rispettare il limite dei mandati previsto nello statuto e il ricambio avviene senza traumi”. Secondo l’europarlamentare democratica “elettori e militanti chiedono meno cene segrete e meno cenacoli per pochi big, e pretendono più rispetto delle regole e degli organi di partito, più trasparenza, partecipazione e ascolto. La politica sia chiara e comprensibile, fatta di coerenza, sobrietà e battaglie alla luce del sole: così – ha concluso – sarà anche politica nuova”.

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Primarie nel Pdl?

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2011

Alla luce delle dichiarazioni del min. Meloni e dei consiglieri regionali Bignami e Donzelli sull’apertura alle primarie all’interno del PdL, la Giovane Italia sia avanguardia e avvii le primarie per far decidere ai giovani i migliori candidati per i congressi – è quanto dichiara Luciano Cavaliere dirigente nazionale del movimento giovanile del PdL. Proprio in questi giorni la Giovane Italia sta delineando i nuovi dirigenti cittadini – continua Cavaliere – impantanandosi in diverse città e paesi dove fra le diverse anime che caratterizzano il movimento, difficilmente si arriva ad un accordo su un’unica figura. Sarebbe opportuno un colpo d’orgoglio e di coraggio e avviare quanto prima una nuova fase congressuale partendo magari proprio dalle nomine locali superando di fatto una diarchia che tende ad ingessare la struttura.

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PDL, Santori: avanti con primarie

Posted by fidest press agency su domenica, 5 giugno 2011

“Avanti con le primarie per non far implodere il partito al soffio delle correnti, come accadde alla Dc. Le ultime elezioni amministrative e le dinamiche di questi ultimi tempi evidenziano la flessione dei partiti tradizionali e un clima di sfiducia verso la politica che sembra sempre più inarrestabile. Il sistema delle primarie rappresenta senz’altro una prima proposta per arginare questo allontanamento dei cittadini dalla politica, una strada da percorrere anche a costo di ottenere una procedura non perfetta nella definizione della rappresentanza interna al PDL” – lo dichiara in una nota Fabrizio Santori, consigliere del Pdl di Roma Capitale. “E’ necessario che il PDL torni a fare i conti con il territorio e con i suoi rappresentanti, attraverso un puntuale screening delle professioni che abbiamo all’interno delle nostre strutture, valorizzandole e formandole con progetti specifici. Le primarie serviranno certamente a far valere le ragioni del territorio, a far emergere il patrimonio di idee, progetti e uomini che lo caratterizza e di cui mai nessuno sembra essersene accorto, perché arroccato nelle proprie stanze del potere. Le primarie sono l’unica soluzione per ridare dignità al partito, basta candidati calati dall’alto, altrimenti i “signor si” della politica non avranno remore a tradire il proprio elettorato per seguire il “capataz” di turno. Fli docet”. conclude Santori.

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