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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘principi’

I principi del diritto penale nella postmodernità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 novembre 2017

cassazioneRoma Venerdì 10 Novembre 2017, ore 9:00 / 11 Novembre 2017 Università Roma Tre Dipartimento di Giurisprudenza – Aula Magna del Rettorato Via Ostiense, 159. Il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Roma Tre ospita il VI Convegno annuale dell’Associazione italiana dei Professori di Diritto penale, dal titolo “I principi del diritto penale nella postomodernità”. Il Prof. Sergio Moccia, Presidente dell’Associazione, ha presentato l’iniziativa con queste parole: “La temperie culturale postmoderna si connota per l’abbandono dei grandi progetti per l’uomo, elaborati a partire dalla stagione illuministica. Tuttavia, se il progetto della tutela dei diritti dell’uomo si è imposto come processo storico, i limiti a questi apponibili, in uno stato di diritto, vanno ancora delineati con estremo rigore. Ciò implica la pretesa di un sistema penale che, in rapporto alla definizione dei presupposti per la sua applicazione, dedichi una particolare attenzione al rispetto dei principi fondamentali normativamente fondati: ogni deviazione da questi rappresenta, in termini politici, un ritrarsi della stessa democrazia, a prescindere dalla presenza di vere o presunte emergenze. Come lo stato democratico deve limitarsi ad assicurare le condizioni ottimali per lo sviluppo della personalità dei singoli e per la pacifica convivenza in libertà, alla stessa stregua la finalità del diritto penale è quella di assicurare il singolo e la convivenza sociale, ma non di adottare qualsiasi mezzo ritenuto idoneo al suo perseguimento. Ora, invece, assistiamo ad un inquietante rimescolamento di idee-guida e di valori, con una rapida crescita di superficiali fondamentalismi, che non portano lontano. Se, infatti, un’impostazione ‘postmoderna’ chiede forme di controllo penale più ‘flessibili’, più ‘dinamiche’, anche ai fini di una ‘semplificazione’ processuale, i principi penalistici dello stato di diritto vengono ad essere sacrificati. In sostanza, le esigenze della postmodernità con la fine dello storicismo, hanno determinato la perdita dell’idea di fondamento, che ha spinto all’adozione di canoni ‘deboli’ di comprensione ed interpretazione della realtà con il ricorso, nell’esperienza giuspenalistica, a logiche, miopi, d’immediatezza. Ma queste mal si adattano alla ‘forza’, alla sostanza dei diritti fondamentali, quali vengono normalmente in discussione con il controllo penale. In questa materia vi è dunque necessità di regole ‘forti’, di fondamenti e quindi di sistema e di principi”.

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“Principi fondamentali e garanzie a favore del contribuente”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 settembre 2015

Duomo_e_Battistero_di_ParmaParma. Dalle ore 16.30 alle ore 18.30 in Aula dei Filosofi. Relatore d’eccezione l’autorevole studioso spagnolo Juan Ignacio Gorospe Oviedo. Sarà discusso un tema cruciale in ambito tributario, relativo a “Principi fondamentali e garanzie a favore del contribuente”, in un convegno in programma mercoledì 23 settembre, dalle ore 16.30 alle ore 18.30, nell’Aula dei Filosofi del Palazzo Centrale (via Università, 12) e promosso dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Parma. All’appuntamento, organizzato da Alberto Comelli, professore associato di Diritto tributario presso il Dipartimento di Giurisprudenza, parteciperà come relatore Juan Ignacio Gorospe Oviedo, autorevole studioso spagnolo, professore ordinario di Derecho Financiero y Tributario all’Università CEU San Pablo di Madrid, il quale sarà all’Università di Parma per quattro giorni per una serie di seminari e incontri di studio organizzati nell’ambito di un programma di scambi internazionali. Il convegno, moderato da Alberto Comelli, si aprirà alle ore 16.30 con i saluti di Giovanni Bonilini, Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza. Alle ore 16.45 è previsto l’intervento di Juan Ignacio Gorospe Oviedo, che relazionerà sul tema “Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo: quali principi sono applicabili in materia tributaria?”. A seguire sarà la volta di Andrea Carinci, professore ordinario di Diritto tributario all’Università di Bologna, che parlerà di “Il contraddittorio nel procedimento tributario, tra attuazione della legge delega e incertezze giurisprudenziali”. Al termine degli interventi si aprirà la discussione.

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Un po’ di storia per ricordare

Posted by fidest press agency su martedì, 1 novembre 2011

we never learn - non impariamo mai

Image by khyes via Flickr

A volte una rilettura della storia può permetterci di capire meglio il nostro presente. Mi riferisco ad un passato non certo remoto ma alle soglie del nostro tempo. Se, infatti, vado a rileggere quanto Pierre Remouvin su “Le crisi del secolo XX” scriveva riguardo la crisi che investì l’Europa gli anni che seguirono la prima grande guerra mondiale (1914-1918), molti di quegli argomenti potrebbero essere riproposti oggi. Allora gli europei, più delle clausole dei trattati che i gioverni erano chiamati a ratificarli, erano preoccupati delle difficoltà materiali immediate. Si trattò di una crisi morale che pose in dubbio i principi che avevano dominato, prima del 1914, le forme della vita politica e sociale. Come non associare quello stato d’animo a quanto accade oggi in Europa e al disagio esistenziale che ci pervade. E sono le nazioni prima ancora dei popoli a segnare i fondamenti di una democrazia liberale e a determinare le condizioni di una incertezza aggravata dall’influsso di idee nuove che “provenienti da orizzonti opposti, scalzano i fondamenti della democrazia liberale”. Sappiamo anche che la risposta che fu data si trasformò, negli anni a seguire, in un altro tragico olocausto di popoli. Avvenne, da una parte, con la risposta autoritaria della destra con il fascismo, il nazismo e il franchismo e dalla sinistra con il leninismo dove al dominio della borghesia si sostituisce l’egemonia del proletariato. Sul versante opposto l’ideologia del fascismo è stata espressa con chiarezza da Osvaldo Spengler nel suo “Tramonto dell’occidente” del 1918, dove la democrazia veniva considerata un’illusione poiché il suffragio universale non implica “nessun diritto reale” e precisa: “la massa elettorale è abbandonata ai comitati direttivi dei partiti che, attraverso la propaganda, dettano la loro volontà e impongono una costrizione spirituale.” E ancora: “Il parlamentarismo che è stato una continuazione della rivoluzione borghese del 1789, ha perso la sua forza d’attrazione, sia perchè è divenuto uno strumento per la potenza del denaro, sia perchè è sopraffatto dal gioco delle forze economiche e sociali che esercitano un’azione al di fuori di esso.” “Questo sfaldamento della democrazia afferma lo Spengler, apre la strada al cesarismo e le masse sono pronte ad aver fede in quei capi che sono capaci d’imporre la loro volontà sopra gli interessi particolari e di far ammettere la necessità del sacrificio e che sapranno formare una classe dirigente per assicurare durata alla loro opera.” Ora non è difficile riportare questa stessa visione della realtà ai giorni nostri sia pure con qualche necessaria rivisitazione. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Milleproroghe: danneggia i correntisti

Posted by fidest press agency su martedì, 22 febbraio 2011

Il governo ha riproposto nel maxiemendamento al decreto milleproroghe, inserendo in maniera subdola un comma che stravolge l’ultima sentenza della Cassazione. La Cassazione con una propria sentenza (n. 24418 del 2/12/10) a Sezioni Unite, soltanto due mesi fa, aveva sancito definitivamente il diritto dei correntisti a farsi restituire tutte le somme illegittimamente addebitate dalle banche su conti correnti con la capitalizzazione trimestrale degli interessi. Consolidando così definitivamente (almeno così si riteneva) i principi favorevoli agli utenti dei servizi bancari vittime dell’anatocismo. La Suprema Corte di Cassazione infatti, aveva stabilito che la prescrizione del diritto del correntista a ottenere la restituzione delle somme, illegittimamente addebitate dalla banca sul conto corrente, scatta dalla chiusura del rapporto e non dalla data della singola annotazione a debito sul conto, riaffermando il divieto assoluto dell’anatocismo trimestrale e annuale garantendo i in questo modo la certezza matematica della restituzione dell’indebito quantificato da una apposita perizia, in merito ad una prassi illegale, vietata dall’art.1283 del Codice Civile, che inibiva la capitalizzazione trimestrale degli interessi praticati dalle banche. Nelle disposizioni concernenti il sistema bancario, all’art 2 quinquies, dopo aver espunto il punto 10 che voleva modificare l’art.644 del codice penale,aumentando i tassi soglia previsti dalle legge antiusura, il Governo ha inserito nel maxiemendamento, un punto 9, in ordine alle operazioni bancarie regolate in conto corrente con l’art.2935 del codice civile, si interpreta nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall’annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell’annotazione stessa. Questa interpretazione autentica della legge che sconfessa completamente la decisione, ben più qualificata della Suprema Corte di Cassazione, farà perdere ai correntisti migliaia di cause già avviate e dove si aveva la certezza della vittoria. Alla faccia della certezza del diritto. Questo articoletto nascosto è stato evidentemente “suggerito” al governo dai banchieri con la connivenza della Banca d’Italia e produrrà conseguenze disastrose per tantissime piccole aziende che avevano avviato cause nei confronti delle banche per vedersi riconosciuti i propri diritti. Adesso tutte quelle cause saranno perse, le aziende saranno costrette a pagare tutte le spese di giudizio ed a pagare debiti illegittimi alle banche con la conseguenza che, con la crisi in atto, falliranno per mancanza di liquidità. Di questo nessuno ne parla. I media si soffermano sul bunga bunga che fa notizia mentre a nessuno evidentemente interessa del destino di migliaia di piccole e medie aziende. L’opposizione preferisce contrastare il governo sul piano dei gossip e non sulla sostanza dei fatti. Anche la Confindustria tace e soltanto alcune associazioni di consumatori tentano di contrastare la potenza delle banche.

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A Roma Tiburtina con “La Via della felicità”

Posted by fidest press agency su domenica, 28 novembre 2010

Stamani  i volontari dell’associazione “La Via della Felicità di Roma e Mediterraneo” si sono dedicati alla distribuzione gratuita di libretto “La Via della Felicità” nell’area di mercato di Via Palmiro Togliatti, al quartiere Tiburtino, diffondendo la conoscenza dei 21 precetti morali di buon senso, non religiosi, un primo passo importante per raggiungere concretamente decoro, stima e fiducia reciproci. La decadenza dei valori morali nell’odierna struttura della società, l’individualismo sempre più marcato portano una buona parte delle persone a perdere di vista quei principi, un tempo vivi, che oggi si ritrovano appunto codificati in questo vero e proprio manuale di buon senso. La Via della Felicità è infatti un codice morale interamente basato sul buon senso. Pubblicato per la prima volta nel 1981, il suo scopo è di fermare il declino morale della società e ripristinare l’integrità e la fiducia al mondo.
Scritto dal filosofo ed umanitario L. Ron Hubbard, La Via della Felicità colma il vuoto morale in una società sempre più materialistica. Contiene 21 principi (i precetti di questo libro) che guidano una persona verso una migliore qualità di vita. I suoi precetti possono essere seguiti da persone di qualsiasi razza, colore o credo, animate dal desiderio di migliorare le vite di coloro che li circondano, grazie anche ad un pratica personale dei pratici principi morali de “La Via della Felicità”. http://www.thewaytohappiness.org

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Nuova iniziativa di “Idea Legalità”

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 novembre 2010

L’associazione Idea Legalità annuncia a tutti i suoi simpatizzanti di aver attivato il sito http://www.idealegalita.it  per avvicinare sempre di più i propri associati, sopratutto ora che la democrazia sembra segnare qualche crepa. E’ il caso dei militari, se leggiamo l’articolo 1360 comma 2 dell’ultimo testo unico approvato in parlamento, che prevede norme restrittive nei rapporti dei militari dentro e fuori le caserme. Su tale aspetto non mancheremo di vigilare e informare i cittadini con le stellette, perchè le regole o le circolari che minacciano la democrazia del paese non ci spaventano. Noi siamo e restiamo fedeli alla lettera e ai principi espressi all’interno della costituzione italiana, a partire dall’articolo 18 , 21 e 49. Chi si assumerà l’onere di prendere provvedimenti, non conformi al dettato costituzionale, nei confronti di uno solo dei nostri sostenitori e appartenenti alla nostra associazione, sappi che noi attiveremo le dovute procedure per denunciare eventuali abusi di potere. In pari tempo invitiamo i responsabili politici e gli organi istituzionali rappresentativi a vigilare sul nuovo ordinamento militare. Per questo motivo abbiamo alzato la guardia costituendo un sito con tante pagine dove si parlerà non solo di questioni inerenti la giustizia, la difesa e la sicurezza, ma ci saranno spazi dedicati all’informazione e l’attualità. Nella pagina articoli, nello specifico, ci sarà il supplemento quindicinale della Fidest “E’Italia” che può essere scaricato gratuitamente e si potrà collaborare inviando articoli. Inoltre daremo notizia di tutte le nostre iniziative politiche e culturali, interrogazioni parlamentari, istanze e di quanto scriveremo ai politici che sono attenti alle nostre istanze. All’interno della pagina guestbook si possono scrivere liberamente messaggi, denunciare abusi ed esporre le proprie critiche.  Si parlerà anche di cultura, di poesie, di scienze. La direzione del sito è stata affidata al giornalista Riccardo Alfonso e quella di web master a Girolamo Foti. Spetta ora ai nostri associati, ai lettori e a coloro che visitano con regolarità il sito http://www.idealegalita.it , di diffonderlo e animarlo con il proprio contributo d’idee e di iniziative sia sotto il profilo dell’attività professionale sia hobbistica (poesie o recensioni di libri, ecc.) Tutto pronto, quindi, per dare una risposta ferma e corretta a chi intende tappare la bocca ai cittadini con le stellette. Noi armati di buona volontà e costituzione italiana in mano intendiamo denunciare queste forme antidemocratiche e rappresentarle, all’occorrenza, al Presidente della repubblica, al parlamento europeo affinché se ne facciano carico a difesa della democrazia e della dignità della persona e per il rispetto dei diritti di tutti ovunque si trovino e qualsiasi lavoro svolgano.  (Il direttivo nazionale dell’associazione Idea Legalità)

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Nel mare dell’insondabile

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2009

(edizioni fidest: racconti brevi di Riccardo Alfonso) Esistono delle certezze matematiche dalle quali non si può prescindere. E’ il caso degli iperspazi. Essi costituiscono una delle teorie più elevate ed astratte della matematica tanto che al loro apparire furono considerati come semplice fantascienza. Tuttavia, per evitare equivoci, va anche ricordato che la scienza non è in grado di affrontare la totalità del pensiero ma solo delle astrazioni di essa.  Ma in ogni caso tutte le volte che modifica le sue frontiere deve, nello stesso tempo, revisionare i suoi principi e, così facendo, tutto il pensiero dell’uomo nel suo insieme è sottoposto a profonde rettifiche. Ma solo in tale misura le conoscenze si scambiano utili informazioni e si evolvono pur nel rispetto delle singole autonomie. In questa fattispecie il mondo scientifico deve essere considerato come un sistema in perenne evoluzione da cui emergono – per Charles Singer – “degli esemplari di valore e precisamente quegli esemplari che furono così risolutamente respinti dai filosofi materialisti della prece-dente generazione. Per nostra fortuna quel tipo di filosofo che si permetteva di ignorare le grandi conclusioni a cui è arrivata la scienza, sta ora per scomparire.”  Ma ora anche la scienza deve farsi più dialettica per rendere i metodi della filosofia più influenti nel determinare la natura del mutamento. In questa misura occorre riconsiderare il concetto di una radicale separazione tra i singoli mondi mentali degli individui e l’intelletto e la materia.  Ma vi è anche un altro messaggio che non va sottaciuto. Spesso noi riserviamo poco spazio agli uomini d’ingegno che ci sono contemporanei e così facendo disperdiamo un gran patrimonio d’idee e di studi che solo fortunosamente i posteri riescono a raccogliere e a fondare, su di essi, più ardite teorie e attente riflessioni. Sull’argomento penso ci possa bastare un esempio tra i più noti. Mi riferisco a Giambattista Vico. La sua esistenza fu stentata ed avara di soddisfazioni. Il suo impegno culturale sembrava destinato ad un ingiusto anonimato anche dopo la sua morte.  Dobbiamo al Filangieri e al Goethe che, leggendo la sua “Scienza nuova”, intravidero in essa “presentimenti sublimi del buono e del giusto che un giorno regneranno su questa terra.”  Da allora fu un crescendo continuo d’estimatori di “rango”: da Foscolo al Manzoni e sino a Benedetto Croce e dalla Parigi di Michelet alla Germania di Wegel e di Marx. Solo in tal modo l’ignoto ed ignorato Vico si collocò degnamente nel mondo della cultura del suo e di tutti i tempi cominciando ad assumere i connotati di un “genius loci”. Eppure egli era quasi schiacciato da una costellazione di detrattori che lo accusavano di avere una scarsa conoscenza della cultura europea, di polemizzare con Cartesio in modi e tempi sbagliati, di essere, secondo Giuseppe Ferrari, servile con i potenti ed eccessivamente “entusiasta per il cattolicesimo.” Nello stesso tempo non si tollerava il suo italiano involuto e latineggiante, pieno di riguardo per le accademie e la sua povertà di riferimenti. Tale severità di giudizio non era espresso dall’anonimo cronista ma da Pietro Giannone che con il Genovesi erano considerati i maggiori intelletti napoletani del tem-po. Le idee esposte nei “librettini di Vico” erano considerate incomprensibili da questi dioscuri e non degne di “torcersi il cervello” per intenderle. Erano in definitiva la cosa più “scipita e transonica che si potesse leggere.” Sparivano in questo modo, per i suoi critici, la potenza e l’acutezza delle sue intuizioni e concezioni, l’originalità del pensiero, l’ampiezza degli interessi e le folgoranti associazioni di parole e d’idee sia pure in un contesto baroccamente composito e ridondante. Di certo il Vico poteva vestire l’abito del suo tempo esprimendosi con un linguaggio accademico un po’ greve e goffo senza fantasia e senza humour, ma ciò non gli impediva di mettere in mostra il suo talento e le sue felici intuizioni. Oggi, a distanza di circa tre secoli, la fama del Vico invece di appannarsi risplende di rinnovata luce. Per Marx l’affermazione principale del Vico è che solo un mondo può essere davvero conosciuto dall’uomo ed è il mondo della storia, perché è l’uomo a farla, e si conoscono veramente solo le cose che si fanno. Lo stesso dicasi per il mondo delle scienze e della tecnica essendo una sua pura invenzione. La natura, invece, l’uomo la trova, può subirla o modificarla, ma non può conoscerla sino in fondo. “La tecnologia – osserva Marx riandando al pensiero vichiano – svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura, l’immediato processo di produzione dei suoi rapporti sociali vitali e delle idee dell’intelletto che ne scaturiscono.” “Resta oggi – scrive Giuseppe Galasso – lo scandalo di un pensiero che si rivela suscettibile di tante letture, perfino in chiave esistenzialistica, per un’evidente ricchezza di motivi e capacità di sollecitazione, rafforzate da aspetti d’ambiguità e d’oscurità, non per una consuetudine accademica. Rimane la difficoltà di aggregarlo ad una scuola particolare e di farne un idealista o un positivista, un cattolico o uno storicista e via dicendo, perché continuamente riemergono dai suoi scritti implicazioni e inflessioni che vanificano i tentativi d’appropriazione.” E’ questo un altro aspetto che ci richiama alla cultura del domani formata da un pensiero che non ha la pretesa d’essere originale ed esclusivo, ma sa di dover sempre e in ogni caso fare i conti con il suo passato. Esso non si cancella perché ognuno di noi è depositario di quella parte di verità che da sola non riesce a dirci tutto, ma i cui pezzi, sia pure minuti, sono fondamentali per ricostruire l’intero disegno del Creatore.  Sta a noi raccogliere queste microscopiche schegge, con pazienza e costanza, e fare in modo che si ricompongano nella loro primigenia interezza. E Vico ha fatto la sua parte. Resta a noi oggi, detergendo ciò che è appartenuto solo al suo tempo, come un guscio che nasconde un seme, ridarlo alla nuda terra affinché da esso  germogli la pianta del pane della vita e ci permetta di guardare di là dalla vita. (parte undicesima)

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La strana storia della prima” e della “seconda” repubblica

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2009

Fino a qualche anno fa i nostri politici insistevano nel porre un netto distinguo tra prima e seconda repubblica e persino nell’indicare con una certa pignoleria i motivi della crisi della “seconda” spiegandone le ragioni  nelle difficoltà imposte dalla transizione e nel voler dare continuità al meglio che prima aveva prodotto. Volendo di ciò fare un bilancio possiamo dire che la grossa differenza esistente tra la prima e la seconda sta nel fatto che nella prima era forte la presenza di valori e di interessi generali e comuni. Non la stessa cosa si può dire con la seconda. La verità è che la seconda repubblica non è in effetti decollata almeno secondo i principi ispiratori dei promotori. Ne discende che mentre le attuali forze politiche si legittimano in termini di una conflittuale permanente concorrenza su problemi marginali o di parte, i cittadini, le componenti sociali ed economiche, richiedono sempre più concordia ed unità di intenti sui grandi temi che condizionano il futuro del Paese. A questo punto nono vi è più sintonia di rapporti tra la politica praticata dagli attuali partiti ed il popolo degli elettori se non attraverso fan o interessati o residui fanatici o creature speranzose di un qualche ravvedimento che trasformi la cultura dell’interesse particolare in quella dell’interesse generale e più ampiamente condiviso. Ed allora, ci chiediamo, se non apparteniamo più alla prima e nemmeno alla seconda in che repubblica ci troviamo? Non è che è diventata tutto d’un tratto e sotto il nostro naso di ingenui spettatori una monarchia?

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Il Messico e Pio XI Papa “Liberale”?

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2009

messico1messico2La leggenda di Pio XI “Papa liberale” è sfatata dai fatti storici e dai princìpi dei documenti magisteriali promulgati da papa Ratti[1]. Infatti,  a) se una parte dell’episcopato messicano preferiva, per evitare un male maggiore, trattare giuridicamente col governo al fine di ottenere la libertà per la Chiesa; vi era un’altra parte dell’episcopato che preferiva la resistenza, prima passiva, poi attiva e in ultimo armata, per ottenere lo stesso risultato. b) La dottrina cattolica insegna che è lecito pattuire giuridicamente, a condizione di non ledere i principi delle fede e del diritto naturale e divino. Dunque non vi è stato peccato di liberalismo nella pratica “concordataria” di una parte dell’episcopato, anche se essa si è poi rivelata una chimera. Al massimo si può dire che vi fu un errore pratico di valutazione sui mezzi migliori da prendere, ma non che vi sia stato cedimento sui princìpi o scelta di mezzi cattivi in sé. Così pure – per la dottrina cattolica – è lecito, come extrema ratio, resistere attivamente ed anche con le armi a certe determinate condizioni (essere sicuri moralmente della riuscita della rivolta e che la situazione posteriore non sarà peggiore di quella anteriore). Ora i “cristeros” avrebbero potuto vincere (ma tuttavia non ve ne era la certezza) e ridare la libertà alla Chiesa. Quindi anche la loro condotta non fu biasimevole, anzi, essa si sarebbe rivelata poi – praticamente – la migliore. I “cristeros” obbedirono all’episcopato (a differenza di Maurras) e questo si lasciò dirigere da Roma (a differenza dei gallicani). c) La tattica della Segreteria di Stato fu più “conciliazionista” di quella del Papa.  d) Pio XI, che già il 2 febbraio 1926 (Paterna Sane Sollicitudo) “aveva alzato il tono della critica” (m. de giuseppe) e l’11 luglio 1926, aveva appoggiato l’episcopato messicano nella decisione di sospendere il culto (a differenza di Gasparri, che manteneva le sue perplessità su tale divieto), nel 1929 appoggiò (pur con qualche dubbio pratico) la tattica del dialogo giuridico, onde evitare una guerra civile; nel 1932, però, cambiò strategia, (distanziandosi dal card. Gasparri che opinava ancora per gli accordi giuridici) davanti al fatto che il governo messicano non aveva rispettato i patti. Infine, nel 1937 dette il nulla osta alla rivolta armata dei fedeli laici, escludendo dalla lotta armata – ma non dalla direzione e protezione degli insorti – soltanto il clero e l’Azione Cattolica in quanto associazione direttamente mandataria del clero. (Don Curzio Nitoglia)
[1] Dal punto di vista filosofico-teologico, Pio XI volle riportare in auge, seguendo la linea di Leone XIII e s. Pio X, il tomismo contro ogni forma di immanentismo liberale e modernistico, con la enciclica “Studiorum duce” del 1923.  In campo sociale-politico istituì la festa liturgica di “Cristo Re” e scrisse la “Quas primas” sulla regalità sociale di Gesù Cristo nel 1926; ad essa seguirono la Divini illius magistri del 1929, sulla esatta nozione di educazione della gioventù, la Quadragesimo anno sulla questione dei rapporti tra capitale e lavoro nel 1931, la condanna del comunismo come “intrinsecamente perverso”, con la Divini Redemptoris del 1937.  In materia dogmatica nel 1928 condannò il falso ecumenismo, con la Mortalium animos.  In campo ascetico, condannò ogni forma di americanismo e falso misticismo con la Mens nostra, sugli “Esercizi Spirituali” di s. Ignazio da Loyola, nel 1929 e la Ad catholici sacerdotii nel 1935, sulla retta definizione del sacerdozio cattolico.  Infine, “in re morali” scrisse la magistrale Casti connubii  nel 1930. Come si vede, le idee di Pio XI sono l’esatto contrario per diametrum di ogni forma di liberalismo, naturalismo, immanentismo, laicismo e modernismo, condannati già nella sua prima enciclica Ubi arcano Dei del 1922, che è il programma del suo pontificato: la pace tra uomini e nazioni (appena uscite dalla prima guerra mondiale) potrà sussistere solo se si tornerà sinceramente a Cristo, non solo individualmente ma anche socialmente. Onde accusarlo di essere un Papa “liberale”, significa o non aver letto il suo magistero o essere in mala fede. (messico1,2)

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Pacchetto sicurezza: Bruno Segre scrive a Napolitano

Posted by fidest press agency su martedì, 7 luglio 2009

Caro Presidente Napolitano, sono un vecchio italiano ebreo, figlio di antifascisti, nato 79 anni fa nell’Italia fascista, bandito nel 1938 in quanto ebreo da tutte le scuole del Regno d’Italia. Sull’atto integrale di nascita a me intestato, che si conserva negli archivi dell’anagrafe di Milano, sta ancora oggi scritto a chiare lettere “di razza ebraica”: una dicitura che mi portero’ appresso sino alla morte. Memore del fascismo e delle sue aberrazioni razziste, mi permetto di rivolgermi a Lei per chiederLe di non ratificare il cosiddetto “pacchetto sicurezza” approvato in via definitiva dal Senato il 2 luglio scorso, dopo ben tre voti di fiducia imposti dal governo. Si tratta di un provvedimento che, in palese violazione dei principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana, introduce nei confronti dei gruppi sociali piu’ deboli misure persecutorie e discriminatorie che, per la loro gravita’, superano persino le mostruosita’ previste dalle leggi razziali del 1938. Si pensi, per citare un unico esempio, al divieto imposto alle madri immigrate irregolari di fare dichiarazioni di stato civile: un divieto che, inibendo alle genitrici il riconoscimento della prole, fara’ si’ che i figli, sottratti alle madri che li hanno generati, vengano confiscati dallo Stato che li dara’ successivamente in adozione. Per buona sorte, le garanzie previste dai Costituenti Le consentono, caro Presidente, di correggere questo e altri simili abusi. Anche in omaggio alla memoria delle migliaia di vittime italiane del razzismo nazifascista Le chiedo di non promulgare un provvedimento che, ispirato nel suo insieme a una percezione dello straniero, del “diverso”, come nemico, mina alla radice la convivenza civile, pacifica e reciprocamente proficua tra italiani e stranieri, rischiando di alterare in modo irreversibile la natura stessa della nostra Repubblica. (Bruno Segre)

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