Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘principio’

Commissione Europea. Tariffe di roming abolite e telefonate all’estero entro il 2015 senza costi aggiuntivi?

Posted by fidest press agency su sabato, 22 marzo 2014

smartphoneìDal 15 dicembre 2015 non saranno riconosciuti oneri per il roaming nell’Unione europea, e nessun costo supplementare per chiamate, inviare sms e navigare sul suo cellulare dall’estero, secondo un progetto approvato martedì dall’industria della Commissione europea.
La Commissione ha votato pacchetto il proposto dal Commissario per le telecomunicazioni Neelie Kroes, anche per rendere effettive le garanzie per la neutralità di internet.
I verdi e i socialdemocratici tedeschi hanno messo in guardia contro il fatto che è ancora possibile la discriminazione nell’uso di internet. Le tariffe per l’uso di un telefono cellulare o do uno smartphone all’estero erano già state oggetto di attenzione.
La Commissione competente del Parlamento europeo ha deliberato, quindi, che le tariffe di roaming dovrebbero essere eliminate. Ciò significa che le tariffe dovranno essere le stesse sia che ci si trovi nel proprio paese che all’estero entro il 2015. Contestualmente la Commissione ha anche votato il principio della neutralità della rete. Ciò significa che i fornitori di internet non potranno dare la preferenza al contenuto di alcuni inserzionisti. Attuando tale principio, quindi, si eviterà che le società di telecomunicazione non potranno più condizionare la rete rallentando o bloccando i servizi e le applicazioni dei loro concorrenti.Si tratta di notizie certamente positive che riguarda il campo delle telecomunicazioni per i consumatori europei per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che si augura che le proposte della commissione siano rapidamente rese effettive affinché per la data prevista, appunto il 2015, ciascuno stato membro si adegui unitamente alle compagnie telefoniche e ai fornitori di servizi internet.

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Illegittimità cartelle esattoriali

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 novembre 2010

Con la recente sentenza n. 22997 emessa dalla sezione tributaria civile e depositata il 12 novembre 2010 la Suprema Corte, ha stabilito che è illegittima la cartella esattoriale senza l’indicazione precisa della data in cui diventerà esecutiva.  Gli Ermellini hanno accolto il ricorso di una società in liquidazione contro la sentenza con cui la ctr della Lombardia aveva dichiarato la validità di una cartella esattoriale priva della data in cui il ruolo diventava esecutivo. La Cassazione con la decisione che Giovanni D’Agata, Componente del Dipartimento Tematico Nazionale Tutela del Consumatore di “Italia dei Valori” e fondatore dello “Sportello dei Diritti” commenta, ha sentenziato il principio che è da individuarsi nell’art. 12 del d.p.r. n. 603/1973 (come modificato dal d. lgs. 46/1999) in cui viene stabilito che la cartella di pagamento deve contenere, tra le atre cose, la data in cui il ruolo diventa esecutivo.

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Giustizia: Confronto cruento tra padre e figlio

Posted by fidest press agency su sabato, 2 ottobre 2010

Una decisione della quinta sezione della Corte di Cassazione penale che farà discutere, secondo Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di IDV e fondatore dello “Sportello Dei Diritti”, la numero 35075 depositata il 29 settembre 2010. Risponde infatti di lesioni volontarie, secondo il principio espresso nella sentenza, il padre che strattona violentemente il figlio dopo aver tentato inutilmente di abbracciarlo e gli provoca il cosiddetto “colpo di frusta” anche se non aveva intenzione di fargli del male. Gli ermellini hanno così rigettato il ricorso di un uomo condannato dal Tribunale di Milano per lesioni volontarie ai danni della figlia.  Più  precisamente secondo quanto sarebbe emerso dal processo, il padre della piccola, dopo essersi recato a casa dell’ex moglie per incontrare i figli, aveva tentato di abbracciarla ed essendo stato respinto l’aveva strattonata violentemente procurandole un colpo di frusta e uno shock emotivo.  Secondo quanto sostenuto dalla difesa, l’imputato non poteva essere accusato del reato di lesioni volontarie, dal momento che lui non aveva mai voluto far del male alla figlia. I giudici di piazza Cavour hanno però respinto il ricorso e confermato la condanna dell’uomo motivando che “è irrilevante l’assenza di specifica intenzione di produrre lesioni, qualora sia indubitabile la sua coscienza e volontà di strattonarla, tenendola per le spalle, e quindi di porre in essere nei suoi confronti un atto di violenza idoneo a provocare quel “colpo di frusta”, che è notoriamente la frequente conseguenza di una sollecitazione delle vertebre cervicali dovuta alla forzata oscillazione del capo.”

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Gioventù Camorrista

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 luglio 2010

Roma Giovedì 8 Luglio – ore 21,30 Stand altezza Ponte Cestio Lungoiltevere Giuseppe Carrisi Presenta il suo ultimo libro Gioventù Camorrista Con L’Autore interviene Alessandra Baldoni Crescere a Napoli tra scippi, rapine e prevaricazioni: la sconvolgente educazione criminale dei “guaglioni” di periferia, raccontata dalla voce dei protagonisti. Francuccio ha quindici anni e vive in uno dei quartieri di Napoli dove la camorra, “’o Sistema”, la fa da padrona. E dove, negli anni, attraverso le sue leggi non scritte, i suoi codici d’onore, identità e linguaggi, è riuscita a imporre una sottocultura criminale che ha scavato un solco profondo nelle vite dei giovani, ragazzi e ragazze, lasciando intatta una tragica e violenta esaltazione della propria individualità. Un’individualità principio e fine di tutto, che sembra potersi affermare solo esercitando il potere sugli altri. Nel dedalo di vicoli nascosti, nello squallore dei “bipiani”, lungo il muro di ferro e cemento della tangenziale, in questa periferia dimenticata da Dio e dagli uomini, Francuccio e i suoi amici (lo Scuro, Sasà, Vincenzo, Romina, ’O Barone e tanti altri ancora) si misurano con una feroce realtà fatta di scippi, rapine, spedizioni punitive, prevaricazione, odio, solitudine, abbandono. Questi giovani, giorno dopo giorno, cercano di sopravvivere a loro stessi sfidando la morte, e non sempre riescono a vincere. Perché, prima o poi, ti trovi nel posto sbagliato al momento sbagliato e, a sedici anni, come è successo a Mariano, hai solo il tempo di chiamare tua madre per salutarla: «Ciao mamma, mi hanno sparato. Ti amo, perdonami». (gioventù camorrista)

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Roma e il Circolo San Pietro

Posted by fidest press agency su domenica, 27 giugno 2010

«Con il suo impegno quotidiano, che coinvolge soprattutto le realtà periferiche della Capitale, il Circolo San Pietro rappresenta un importante punto di riferimento per la comunità cittadina e per tutti i bisognosi, che nei centri trovano assistenza, solidarietà e conforto.  Da due anni il Campidoglio ha iniziato un dialogo costruttivo e collaborativo con il Vicariato, con le parrocchie e con tutte quelle associazioni di volontariato che operano sul territorio e che rappresentano una risorsa fondamentale per Roma. Nell’ultimo bilancio, nonostante le difficoltà storiche in cui versano le casse del Comune, abbiamo tutelato e incrementato i fondi destinati al sociale ma soprattutto puntiamo ad applicare il principio di sussidarietà per fare in modo che queste risorse diano il miglior risultato possibile in termini di effettiva solidarietà nei confronti di chi ha più bisogno, evitando sprechi, assistenzialismo e appesantimenti burocratici. Le parole del Papa, quindi ci esortano a continuare su questa strada, dove l’impegno sociale dell’Amministrazione si lega profondamente all’azione quotidiana di tante realtà che, come il Circolo San Pietro, testimoniano con le opere la loro fede cristiana e il loro impegno nei confronti del prossimo». Lo dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno

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La manovra economica

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 giugno 2010

Editoriale fidest. Non manca occasione alla maggioranza di ribadire che l’attuale manovra economica messa a punto dal governo incontra l’unanime consenso dell’Unione europea e che è in linea con analoghe misure adottate negli altri Paesi della comunità. Non viene però precisato che il consenso non è tanto sui contenuti quanto sull’aspetto che riguarda la riduzione della spesa pubblica, in linea di principio. In altri termini l’Europa avverte la necessità di dare un taglio ad un settore della spesa che per ragioni di politica sociale e di contenimento della pressione “populista” di alcuni movimenti politici, in passato, ha avuto un “crescendo spropositato” rispetto alle stesse risorse disponibili dei rispettivi paesi. Ciò ha determinato una conseguente riduzione nella erogazione di incentivi per la produzione industriale e nel rilancio dell’economia e nello stimolare la competitività internazionale. Se questo è il punto il metodo adottato per pervenirvi, pensando al caso italiano, è sbagliato perché tende a colpire aree dove il disagio esistenziale è già forte. In altri termini il male italiano non sta tanto nello spendere troppo nel sociale quanto nello sprecare molte risorse per mancanza di una programmazione seria e nella cronaca incapacità di tagliare i rami secchi dati dalle aree di evasione, dal lavoro in nero, dalla mancanza non tanto di regole ma di chi dovrebbe controllare e farle rispettare. Ma programmare significa anche fare delle scelte. Se pensiamo che di recente è passato un provvedimento che ha riguardato l’acquisto di armamenti per 35 miliardi di euro da parte del ministero della difesa dobbiamo chiederci se trovandoci in una situazione di ristrettezze potevamo permettercelo. D’altra parte questo è un argomento già da tempo all’ordine del giorno della stessa comunità europea e riguarda la possibilità di una presenza militare comunitaria non più dipendente da ciascun Stato ma direttamente guidata da un organismo sovranazionale che si farebbe anche carico dei relativi oneri. E i tempi, a nostro avviso sarebbero maturi per questo passaggio di “poteri”. L’Europa oggi non teme più un pericolo interno quanto quello extra-continentale anche se limitato e circoscrivibile in determinate regioni del mondo. Diciamo, quindi, che questa circostanza potrebbe tradursi in una irripetibile opportunità per una ridistribuzione delle risorse non certo per penalizzare la sanità, la scuola, per impoverire sempre più le famiglie monoreddito, le retribuzioni modeste, ma per dare al Paese ciò che il paese da tempo attende: un ciclo più virtuoso fatto di regole condivise, di risorse equamente divise, di rispetto per il lavoro e non di quella costante che tende sempre di più ad umiliarlo. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Contratti Rai a parenti di politici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 maggio 2010

“Se non c’è nulla di strano che le società di produzione legate a Berlusconi abbiano contratti milionari con la Rai è bene che si sappia, la trasparenza è un obbligo, invece certe cose vengono fuori solo scavando”. Questo il sarcastico commento del vicepresidente dell’Italia dei Diritti, Roberto Soldà, alla dichiarazione di Italo Bocchino all’indomani delle accuse mosse verso sua moglie circa il suo contratto di produzione con la Rai. Le polemiche,  partite dall’articolo del quotidiano Il Giornale,  hanno scatenato la reazione di Bocchino che ha dichiarato che finché non c’è una legge che vieta ai parenti dei politici di avere rapporti di lavoro con la Rai, è tutto in regola e che comunque lui stesso sarebbe d’accordo nel vagliare un codice morale basato su tale principio. “Ben venga allora  questo codice etico – continua il vicepresidente del movimento presieduto da Antonello De Pierro -, per i concorsi pubblici vale la regola che i candidati non devono avere legami con i politici, estendere tale vincolo a coloro che hanno rapporti con settori strategici come quello della comunicazione legata al servizio pubblico, sarebbe un segnale di chiarezza e legittimità verso i cittadini”.

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A scuola si impara la democrazia

Posted by fidest press agency su domenica, 11 aprile 2010

Dichiarazione di Francesca Cilluffo  (Resp.Cultura PD Piemonte): “Un recente articolo di Paola Coppola apparso su Repubblica mi ha fatto riflettere sull’homeschooling, la pratica sempre più diffusa di formare i bambini a casa. Negli Stati Uniti pare siano circa 2 milioni i bambini che studiano con i genitori, in Inghilterra oltre 20 mila e in Francia 3 mila. In Italia il fenomeno è ancora poco rilevante, solo 200 casi, ma in crescita visto l’interesse su blog e siti internet specializzati. Ma quale sarà il trend futuro? I genitori che scelgono questa formula hanno un livello di istruzione elevata, un reddito medio-alto, mamme che non lavorano e devono dimostrare di possedere competenze e mezzi necessari a svolgere l’incarico di insegnamento. Ci si ispira al principio, sancito dalla Costituzione, che è l’istruzione ad essere obbligatoria non la scuola. Insegnare tra le mura domestiche è infatti, un’alternativa prevista per la scuola dell’obbligo.  Ben venga la libertà di scelta, ma personalmente mi spaventa che sempre più famiglie,soprattutto quelle agiate, possano optare per formule diverse di istruzione per il futuro dei loro figli. La procedura è semplice: basta comunicare per iscritto alla direzione didattica la decisione e presentare i figli agli esami. Non mi spaventano i contenuti formativi, la qualità di insegnamento, quanto il fatto che non andando a scuola viene a mancare un’esperienza di vita, di confronto e di relazione.  E’ sicuramente legittimo che tutti i genitori vogliano il meglio per i loro figli ma non tutta la formazione può essere creata a propria immagine e somiglianza, controllata minuziosamente. La scuola è una palestra di vita proprio perché il confronto quotidiano con altre persone della propria età, spesso diverse per carattere o per cultura, insegna molto. Un tempo, i principi, venivano formati a palazzo privatamente e non erano tenuti a confrontarsi con la società. Ora invece il confronto e l’educazione civica sono tra le capacità che ogni cittadino dovrebbe avere, a meno che non si voglia creare una società nella quale le persone siano sempre più egocentriche e incapaci di comunicare con gli altri. Credo che questo sia è il vero valore democratico della scuola, una cultura da difendere!

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Carceri: fare l’amore no, togliersi la vita si

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2010

Lettera al direttore. Nel Corriere della Sera di martedì 2 marzo 2010 ho letto che nel carcere di Bollate una detenuta è rimasta incinta da un detenuto. Radio carcere sostiene che erano fidanzati e che si potessero vedere solo nell’aula scolastica dell’istituto. La cosa mi ha fatto sorridere,  perché fa tenerezza che in un luogo di sofferenza e dolore nasca l’amore e la vita. Ho continuato a leggere l’articolo,  ad un tratto ho smesso di sorridere. -Il segretario del sindacato di polizia penitenziaria SAPPE, che ha denunciato l’accaduto, chiede che il ministro Alfano predisponga approfondimenti. Incredibile! Il carcere di Bollate, l’unico che in Italia funzioni e che applichi il principio rieducativo previsto dall’articolo 27 della Costituzione, fa scandalo perché i detenuti invece di ammazzarsi fanno l’amore. Il segretario del sindacato di polizia penitenziaria invece di chiedere approfondimenti nei carceri dove si muore come mosche, (da gennaio dodici suicidi dietro le sbarre, al 26/02/2010) chiede approfondimenti nell’unico carcere dove non si è suicidato nessuno, ma è stata concepita una vita. Tutti parlano e scrivono dei morti in zone di guerra in Afghanistan o in Iraq, ma nessuno ormai parla e scrive più dei morti  in carcere in Italia. Che strano paese è l’Italia: fa notizia che due detenuti invece di ammazzarsi fanno l’amore, ma nessuno scrive e parla del fatto che le persone che si  sono tolte la vita nel nostro paese in carcere sono superiori ai soldati americani morti in Afghanistan o in Iraq. Ricordo ai politici di questo nostro strano Paese che il desiderio d’amore è naturale e istintivo; che l’affettività è da sempre considerata un diritto fondamentale; che la pena dovrebbe privare le persone soltanto della loro libertà; che sono ormai tantissimi i Paesi nei quali sono permessi i colloqui intimi, persino paesi come l’Albania, considerato fanalino di coda dell’Europa; che è disumano il divieto di dare e ricevere una carezza o un bacio dalla persona che ami; che la mancanza di contatti intimi reca danni alla psiche e alla sfera emozionale; che un individuo in carcere non perde il diritto di avere diritto; che un carcerato resta un membro della famiglia umana: anche i detenuti, piangono, sorridono, si nutrono, respirano e pensano, eppure molti di noi non hanno rapporti intimi con le loro compagne da decenni.
Non è  naturale questo modo di vivere:  in carcere i detenuti non dovrebbero perdere il diritto di amare e di essere amati. (Carmelo Musumeci)

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Candidatura presidente C.R.I.

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 gennaio 2010

Dichiarazione della senatrice Mariapia Garavaglia (PD) “Spero proprio che la notizia della candidatura del Prof. Massimo Barra, presidente della Croce  Rossa Internazionale e della Mezza Luna Rossa, nelle liste dell’Udeur a sostegno di Renata Polverini nel Lazio sia destituita di fondamento. Sarebbe infatti gravissimo se un’istituzione internazionale così importante che ha come fondamento il principio di neutralità venisse coinvolta in questioni politiche locali. Per questo mi auguro di cuore che la notizia venga smentita “. Lo dichiara la senatrice del PD Mariapia Garavaglia.

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Regione Lazio: sulla libera informazione locale

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2009

Roma. “Dal 2006 giace in Commissione “Vigilanza per il pluralismo dell’informazione” la mia proposta di legge volta a garantire e rafforzare il principio Costituzionale della libertà di comunicazione” è quanto dichiara Claudio Bucci, portavoce dell’Italia dei Valori alla Regione Lazio, alla vigilia della grande manifestazione sul tema dell’informazione che si terrà domani, a partire dalle 16:00, a Roma. “Sollecito per l’ennesima volta il Presidente della Commissione assegnataria del mio ‘Testo unico in materia di comunicazione’ a mettere immediatamente all’ordine del giorno dei lavori la proposta” continua Bucci “Non è ammissibile che dopo tanti anni l’argomento non sia stato affrontato e oggi, momento in cui addirittura occorre una manifestazione per pretendere che la Costituzione ed i suoi valori siano rispettati, diventa ancor più importante che il testo venga discusso: sarebbe una risposta reale, che tutela la libera informazione locale, contro le censure a cui è sottoposta l’informazione nazionale”. “Purtroppo questo Governo di centro destra calpesta le libertà costituzionali e a questo occorre reagire: sembra assurdo ma siamo nell’imbarazzante situazione di dover ribadire principi che davamo come ormai acquisiti. Ecco perché, a partire dalla Regione Lazio, dobbiamo dare un segnale: approvare un testo che, oltre a riformare l’intero sistema delle comunicazioni, garantista la libera espressione di ogni istanza presente sul territorio, sarebbe un passo di alto valore morale e civile” conclude il portavoce IDV.

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Il principio di verità

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2009

Questo principio è di difficile applicazione. Lo sanno bene quanti vivono questa esperienza quotidianamente o perché attenti osservatori delle vicende umane o perché studiosi altrettanto meticolosi dei fatti di oggi e di ieri. Ciò che oggi è presente nella nostra cultura proviene in una certa misura dal secolo dei lumi, dal razionalismo dall’individualismo e dallo spirito di tolleranza che ne è scaturito. Ma il giudizio critico non è unanime. Taluni colpevolizzano Voltaire e gli Enciclopedisti additandoli quali responsabili delle deviazioni totalitarie dello spirito democratico. Vale, a questo punto, per tutti un esempio: Tocqueville che è considerato a ragione un modello di grande ed imparziale democratico ha dimostrato, durante la guerra coloniale scatenata dalla Francia del suo tempo in Algeria, di essere un partigiano senza molti scrupoli, Difese strenuamente, nelle sue corrispondenze con Stuart Mill, l’iniziativa francese, pur essendo a conoscenza dei massacri dei civili disarmati vittime di questa guerra coloniale. Lo statista e lo storico Tocqueville si erano sdoppiati. Il prima giustificava la Francia in nome della sua grandezza ed il secondo la esecrava in nome della civiltà e del diritto. Ma queste contraddizioni non sono un’eccezione. In tempi più recenti ricordiamo le atrocità della guerra d’Algeria  combattuta dal 1957 al 1962, la guerra del Vietnam dalle rivelazioni di un generale americano sul massacro di gruppi di civili disarmati da parte dei soldati americani ed anche l’annuncio-rivelazione delle atrocità nei confronti di inermi cittadini e delle violenze sessuali compiute dall’esercito d’occupazione giapponese in Corea durante la seconda guerra mondiale. Dov’è, quindi, la verità se essa è capace anche negli animi più nobili la capacità di mescolarsi con la falsità di un atteggiamento del tutto contraddittorio. Sono degli autentici buchi neri della nostra memoria e della nostra civiltà che non ci rende onore e ci assimila alla barbarie di tutti i tempi.

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Nasce l’Associazione Movimento Culturale “MoviMiles”

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 luglio 2009

Un gruppo di cittadini desiderosi di impegnarsi nel territorio nazionale hanno promosso la costituzione di una Associazione culturale, denominata << MoviMiles >>  “Movimento Militare Etico Solidale”.  La sua natura è strettamente no profit, e non si presenta né come organizzazione sindacale nè tanto meno politica o paramilitare, ma semplicemente un aggregazione di liberi cittadini  aperta a tutti senza alcuna discriminazione di razza, religione, appartenenza politica, in conformazione al dettato della nostra costituzione, e nel rispetto dei principi presenti nella L. 382/1978 (RDM), ispirandosi al principio del senso di appartenenza alla patria, perseguendo il ricordo dei nostri eroi, ma soprattutto la solidarietà reciproca tra i soci. Le attività non seguiranno alcuna forma istituzionalizzata, e non sono consentite uniformi o divise, ma si propone di essere un laboratorio di idee e di risposte.  Il suo fulcro infatti sarà un centro di informazioni che raccoglie esperti in diversi settori (amministrativo – legale – sicurezza del lavoro – sviluppo progetti occupazionali –  sportello trova lavoro – convenzioni ai soci – sanità –  qualità della vita – mobbing – gruppi di acquisto – Farmer Market), puntando quindi su consulenze tecniche e pubbliche relazioni con enti, distretti e organizzazioni al fine di formulare proposte e iniziative che possano soddisfare i nostri soci, qualsiasi esigenza essi presentino. Inoltre si propone di promulgare e divulgare la legalità, i principi etici , di perseguire  finalità di solidarietà sociale; di ottimizzare la vivibilità del territorio, intervenendo a salvaguardia dei beni naturali ed ambientali, nonché storici e monumentali, di arrecare benefici a persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche e familiari, ovvero a componenti di collettività estere.

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La fede come pratica di vita

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2009

A volte ci chiediamo come sia possibile per un fedele ad una qualche professione di fede nutrire un qualsivoglia forma di ostilità nei confronti dei propri simili che appartengano ad una chiesa diversa dalla propria. Ma lo pensiamo e possiamo anche esternarlo ad un nostro simile, solo in termini teorici. La pratica di vita, invece, ci sottopone a prove che finiscono con il farci negare questo principio di massima. Come un cattolico, ad esempio, può capire e meno che mai condividere il fanatismo religioso di taluni musulmani che predicano la guerra santa, la morte del nemico anche a costo della propria, esprimono il concetto di infedele e lo considerano un essere immondo da schiacciare? Forse, a questo punto, dimentichiamo, o troviamo più comodo dimenticare, che tutto il nostro passato ci richiama a questa pratica tanto crudele quanto iniqua di misurare i rapporti con il nostro prossimo con l’essere della stessa Chiesa in opposizione anche cruenta con le altre. Stiamo oggi, probabilmente, pagando lo scotto di quelle chiusure a volte strumentali e di convenienza che ben altri fini nascondevano ma preferivano ripararsi dietro il paravento della religione per giustificarli e motivarli con più forza e capacità di penetrazione nell’immaginario popolare. Se andiamo a considerare la realtà odierna ci accorgiamo, infatti, che la professione di una pratica religiosa è spesso presa a pretesto per combattere una battaglia decisamente “laica” e “aconfessionale”. Non si possono, ad esempio, rendere credibili le parole di un Saddam Hussein che invoca la guerra santa in nome dell’Islam per la liberazione del suo Paese dall’occupazione straniera, conoscendo le crudeltà che ha inflitto a gran parte del suo popolo. Eppure taluni Iman gli credono e lo assecondano. Ma il peccato d’origine è anche di quell’Occidente culturalmente evoluto che ancora non sa riconoscersi in una libertà e in una democrazia che sappia togliersi di dosso il panno sporco degli interessi di parte, delle proprie convenienze industriali e commerciali. La stessa libertà e la stessa democrazia diventano a questo punto, agli occhi di chi dovrebbe concepirle in tal senso, un qualcosa di ambiguo che rende il principio da giusto a sommamente ingiusto pur riconoscendogli, in linea di principio, una sua validità. E questa contraddizione diventa ancora più stridente se continuiamo a coinvolgere nel “progetto” quel Dio che, per bocca del suo figlio, ha fatto dire: “date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. E’ bene ricordarlo tutti insieme, nessuno escluso.

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