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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

Posts Tagged ‘privacy’

Dossier farmaceutico, privacy, ricette dem e prestazioni sanitarie

Posted by fidest press agency su martedì, 26 maggio 2020

Valutato il caso clinico, il medico redige la ricetta online e la inserisce nel Fascicolo sanitario elettronico (Fse) del cittadino. Il paziente si rivolge al farmacista di fiducia che, appositamente autorizzato, consulta online il Fascicolo, dispensa il medicinale prescritto e svolge la consueta attività di consulenza per il corretto utilizzo e per promuovere l’aderenza alla terapia secondo la posologia indicata dal medico. Nulla di più semplice. Al momento, però, solo il 20% degli italiani ha attivato il fascicolo e lo usa correntemente. Il Decreto-legge “Rilancio” appena approvato in Consiglio dei ministri ha semplificato le procedure per l’attivazione del Fse, nella consapevolezza di quanto l’uso delle tecnologie informatiche in sanità possa incidere nel migliorare i processi di governance, nel valutare i bisogni, nel programmare politiche sanitarie coerenti, nel misurare i risultati di salute e nel garantire la sostenibilità economica. Lo spiega Luigi D’Ambrosio Lettieri, presidente dell’Ordine dei farmacisti Bari e vicepresidente Fofi, e presidente della Fondazione Cannavò, a Farmacista 33. «Con il decreto “Rilancio” che abolisce l’obbligo del “consenso all’alimentazione” del Fse, viene meno uno dei tre consensi che il cittadino può concedere. Restano vigenti il “consenso alla consultazione” da parte dei professionisti sanitari e il “consenso all’alimentazione del pregresso” mediante l’arricchimento del Fse con referti ed altre informazioni antecedenti all’ attivazione. L’apertura del Fse, inoltre, rappresenta uno strumento fondamentale per dare maggiore efficacia agli esiti degli altri servizi previsti dal progetto di sperimentazione della Farmacia dei servizi: da esso, infatti dipende buona parte degli auspicati successi dei servizi cognitivi (aderenza terapeutica) e delle analisi di prima istanza (telemedicina) destinati a migliorare sensibilmente la performance dell’assistenza sanitaria. Eliminare un consenso su tre evidentemente non basta – ammette D’Ambrosio Lettieri – ma consente una sostanziale semplificazione dei processi, mantenendo un elevato livello di protezione dei dati sensibili del cittadino che devono restare inviolabili. D’altra parte, ogni uso non autorizzato del Fse, ancor peggio se per finalità improprie, è facilmente riscontrabile. Infatti, il sistema tecnologico del Fse è interamente tracciato e chiunque acceda lascia le proprie “impronte digitali”: si può conoscere l’identità di chi è entrato, per quanto tempo ha sostato nel sistema, cosa ha visionato e quando. Chiunque violi le norme è facilmente individuabile e si espone a severe sanzioni con risvolti penali. Rilanciando il Fse, poi, il Legislatore ha anche valorizzato gli attori del comparto sanitario e tra essi il farmacista, al quale viene confermata la centralità delle funzioni sanitarie, con un ruolo rilevante nell’informare e sensibilizzare il cittadino. Ruolo che ritroviamo nelle linee guida per la sperimentazione dei nuovi servizi nelle Farmacie di comunità approvate in Conferenza Stato Regioni lo scorso 17 ottobre, in attuazione della legge 69/2009. Ogni giorno nelle farmacie italiane entrano circa 3 milioni di persone: nel provvedimento non solo è riconosciuto alla farmacia il suo ruolo fondamentale quale presidio sanitario polifunzionale territoriale, ma se ne riconfermano le potenzialità per il supporto al buon funzionamento del nostro sistema sanitario. Va ricordato, inoltre, che il Fse realizza una più corretta ed efficiente presa in carico del paziente in quanto diventa il luogo virtuale in cui confluiscono e si integrano le diverse competenze professionali (medico di famiglia, specialista, pediatra, farmacista) che, attraverso una rinnovata sinergia possono rendere l’attività assistenziale più coerente con i bisogni assistenziali dei cittadini. Nel Fse gli operatori sanitari condividono informazioni preziose: terapie in corso, farmaci utilizzati, livelli di aderenza alle posologie indicate, storia clinica, dati di laboratorio che garantiscono di più la continuità assistenziale e i processi di cura e prevenzione». (fonte: farmacista33)

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Tracciamento: i deputati europei sottolineano la necessità di preservare la privacy dei cittadini

Posted by fidest press agency su martedì, 19 maggio 2020

Bruxelles. In un dibattito in plenaria, i deputati hanno osservato che, insieme ad altre misure correlate alla COVID-19 come il distanziamento sociale, le mascherine e i test, le applicazioni per la ricerca di contatti fra persone possono aiutare a gestire la diffusione della pandemia.Tuttavia, la maggior parte dei deputati che sono intervenuti ha sottolineato che la sicurezza dei dati personali dei cittadini e la privacy devono essere garantite quando si tratta di utilizzare queste applicazioni. La maggior parte dei Paesi dell’UE ha già lanciato o intende lanciare un’applicazione di tracciamento mobile per rintracciare gli individui infetti o a rischio di contrarre il virus.
I deputati hanno sottolineato che tali app devono essere veramente volontarie, non discriminatorie e trasparenti. L’uso dell’applicazione deve essere strettamente limitato al tracciamento dei contatti e i dati devono essere cancellati non appena la situazione lo consente. I deputati hanno anche sottolineato la necessità di un approccio coordinato nello sviluppo e nell’utilizzo delle applicazioni per garantire la loro interoperabilità transfrontaliera.Il Commissario Didier Reynders e il Segretario di Stato croato Nikolina Brnjac hanno condiviso il punto di vista dei deputati sulla necessità di garantire che i cittadini possano fidarsi della sicurezza delle applicazioni.Reynders ha risposto alle preoccupazioni dei deputati sottolineando che le autorità nazionali collaboreranno con le autorità di protezione dei dati dell’UE per garantire che le applicazioni di tracciamento siano conformi alle leggi UE sulla privacy e sulla protezione dei dati. Ha inoltre sottolineato che la Commissione si sforza di garantire un approccio comune tra i paesi dell’UE in modo che le app siano interoperabili.
Si rammenta che in una risoluzione plenaria adottata il 17 aprile, il Parlamento ha sottolineato che le autorità nazionali e dell’UE devono rispettare pienamente la legislazione sulla protezione dei dati e sulla privacy. “I dati relativi alla localizzazione mobile possono essere trattati solo nel rispetto della direttiva ePrivacy e del GDPR”, afferma la risoluzione. E ancora un un toolbox UE per l’utilizzo di applicazioni mobili per la ricerca di contatti fra persone e il 13 maggio le linee guida sull’interoperabilità per le applicazioni mobili approvate per la ricerca di contatti.

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«Le app anti-contagio rispettino la privacy e siano introdotte per legge, ascoltando il Garante»

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

In queste ore il Governo sta valutando ipotesi di tipo “coreano” circa la sorveglianza degli italiani. In particolare si parla dell’introduzione di app per individuare le aree di maggior contagio da Covid-19. Dovrà trattarsi, però, di soluzioni compatibili con il rispetto della privacy. Lo sottolinea il professor Ruben Razzante, Docente di Diritto dell’informazione all’Università Cattolica di Milano e fondatore del portale http://www.dirittodellinformazione.it. «Nelle situazioni di emergenza – evidenzia il professor Razzante – si varano misure straordinarie che però rischiano di diventare definitive e di cancellare conquiste di decenni. Affidare alle tecnologie la delimitazione dei confini dei diritti individuali è sempre un rischio. E’ evidente che in questa fase di emergenza la privacy possa temporaneamente essere sacrificata per assicurare standard più elevati di protezione della salute. Tuttavia, un conto è la raccolta dei dati aggregati e in forma anonima, già consentita dalle leggi vigenti a livello europeo e nazionale in casi di emergenze sanitarie come quella che stiamo vivendo. Altra cosa è l’utilizzo prolungato nel tempo, da parte dello Stato e degli operatori telefonici, di nostri dati che svelano particolari estremamente intimi della nostra vita. Si possono utilizzare le app per monitorare e combattere più efficacemente la diffusione del virus, anche preservando uno zoccolo duro di riservatezza rispetto alle nostre abitudini, alle nostre frequentazioni, al nostro sentire, alle nostre opinioni. Una via di mezzo è possibile, attraverso una maggiore responsabilizzazione dei singoli utenti rispetto a rischi di contagio e investendo l’Autorità garante della privacy di un delicato compito di sorveglianza sul corretto e proporzionale uso dei dati degli utenti da parte di chi li raccoglie e di chi sta combattendo questa disastrosa pandemia, quindi degli operatori telefonici e della protezione civile». «Per raggiungere tale obiettivo – conclude Razzante – bene ha fatto il Ministero per l’innovazione a promuovere una call per aziende, enti di ricerca e altri soggetti pubblici e privati potenzialmente in grado di elaborare soluzioni tecnologiche efficaci e compatibili con un sufficiente livello di protezione della privacy. Tuttavia, occorre chiarire fin da ora che per introdurre misure così invasive non può bastare una delibera della protezione civile ma è necessaria l’emanazione di una legge ordinaria o, vista l’urgenza, di un decreto legge, sul cui contenuto coinvolgere comunque fin da subito il Parlamento. Inoltre bisognerà vigilare affinché il trattamento dei nostri dati avvenga secondo criteri di proporzionalità e per il tempo strettamente necessario, quindi fino alla cessazione delle misure restrittive della libertà personale e non oltre. Qualora si decidesse di coinvolgere anche i colossi del web, è opportuno accertarsi che l’utilizzo di queste informazioni da parte di tali piattaforme avvenga nel rispetto delle normative vigenti, dunque per le finalità dichiarate e non per attività di profilazione intrusiva».

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Dispositivi antiabbandono e privacy

Posted by fidest press agency su sabato, 29 febbraio 2020

Federconsumatori ha inviato oggi una segnalazione al Garante della Privacy ed all’Autorità Antitrust per denunciare e invocare un intervento sanzionatorio nei confronti del comportamento scorretto e deliberatamente lesivo del diritto alla privacy messo in atto dalla Chicco e dalla società Artsana S.p.A. attraverso la app connessa ai dispositivi antiabbandono (Chicco BebèCare).
Chi possiede un dispositivo di tale marca, scaricando la relativa app sul proprio device, è di fatto obbligato, al fine di permetterne il funzionamento, a consentire l’accesso a numerosi dati sensibili. Se possiamo comprendere la necessità di individuare la posizione e di effettuare delle chiamate verso dei numeri prestabiliti, ci pare fortemente lesiva del diritto alla tutela della privacy la richiesta di accesso alle foto ed ai contenuti multimediali presenti sul dispositivo, nonché di accedere alla fotocamera per registrare video o scattare foto.Già in passato avevamo denunciato, per motivazioni simili, la app ENI Gas e Luce per poter visionare i dettagli della propria bolletta, per cui siamo ancora in attesa dell’esito del provvedimento.Ci auguriamo che le Autorità Indipendenti da noi investite della questione intervengano al più presto, vista anche la delicatezza dell’argomento e la sussistenza di una precisa normativa che impone l’installazione di dispositivi antiabbandono sulle auto per il trasporto dei bambini.

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Mail e WhatsApp per inviare referti e ricette, il punto sulla sicurezza e la privacy

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 dicembre 2019

Illegittimo il diniego d’accesso a cartelle cliniche se richieste con oscuramento del nominativo dei pazienti. C’erano una volta le ricette spedite via WhatsApp o via e-mail, un servizio che qualche medico di famiglia qua e là offriva all’assistito. Ma è durata poco: fino a che punto quei documenti erano al sicuro da occhi indiscreti? Oggi WhatsApp o la posta elettronica servono al più ad avvertire l’utente di venire a prelevare la ricetta a una certa ora in studio senza fare la fila. E il promemoria cartaceo stampato dal medico curante e consegnato a mano resta documento insostituibile, con buona pace dei fans della dematerializzazione. In realtà, in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, grazie al fascicolo sanitario, esiste anche l’app per scaricare la ricetta su telefonino e pc: ma è sicura?Facciamo un quadro con Paolo Misericordia esperto informatico del sindacato Fimmg. Che boccia nettamente mail e WhatsApp per inviare referti e ricette. «Tutti i dati che viaggiano via internet, fino a prova contraria non sono protetti da una chiave crittografica e possono essere intercettati», afferma. «Non garantiscono cioè che solo il paziente destinatario legga le informazioni sulla sua salute. Il General Data Protection Regulation entrato in vigore nell’Unione Europea due anni fa e la policy che in Italia stiamo mettendo in atto tendono ad alzare la soglia di sorveglianza. Come Fimmg abbiamo dissuaso gli iscritti dall’usare WhatsApp ed e-mail persino per l’invio all’Asl dei rendiconti delle prestazioni di particolare impegno. Alcune regioni tra cui le Marche dove opero hanno vietato l’invio per e-mail di ricette dematerializzate, anche le più semplici, emanando una direttiva che impone di consegnare il promemoria prescrittivo direttamente al paziente».Come evitare spostamenti all’assistito? Le risposte sono in arrivo. Ad esempio, spiega Misericordia, «c’è qualche software organizzato per crittografare il dato inviando le ricette in una modalità che consente di criptarle pure via mail. Ma c’è un banale problema: in genere con la stessa e-mail si invia all’utente il codice per decrittarle. All’atto pratico si tratta di una soluzione che non tutela al 100%». Ci sono sistemi più sicuri. Come il cloud, «oggi nei nostri studi ci sono gestionali che mettono a disposizione aree di archiviazione e conservazione del dato, in remoto, alle quali il paziente dotato di credenziali accede e visualizza il “cassetto” con le ricette che lo riguardano. Però -ammette Misericordia -quando ai colleghi elenchiamo le precauzioni adottate dalle software house più avanzate, loro giustamente obiettano che un ente istituzionale come l’Inps per i certificati di malattia al lavoratore consente l’uso dell’e-mail, e là ci sono diagnosi e prognosi esposte. E ancora, il pro-memoria cartaceo fatica ad essere abolito. Anche se le regioni hanno le specifiche per non usarla, la carta impera, indipendentemente dallo sviluppo del fascicolo sanitario elettronico che troppo spesso a sproposito ci viene presentato come cavallo di Troia della dematerializzazione: questo perché i farmacisti sul promemoria stampato da noi medici e consegnato dall’assistito attaccano le fustelle e verificano i quantitativi di medicinali erogati per conto del Ssn. Insomma, il sistema istituzionale spesso è il primo a non aderire alla lettera alle indicazioni della normativa sulla privacy».È più grave far viaggiare fuori dal sistema di accoglienza ricette per farmaci o per esami? «Entrambe contengono dati sensibili», dice Misericordia. «Certo, sull’impegnativa per visite ed esami c’è la segnalazione esplicita del sospetto diagnostico, ma il paziente va protetto in tutti i casi». Quindi il sistema più sicuro per inviare la ricetta al paziente è in prospettiva il fascicolo sanitario elettronico consultabile anche da telefono cellulare? «In prospettiva forse, al momento no. Veneto, Emilia Romagna e Lombardia, presto il Lazio, hanno repository per ricette e referti, ma tutto viene inviato senza che sia prevista la raccolta del consenso dell’assistito da parte delle regioni. Siamo sempre più convinti che un consenso esplicito al trattamento dati nel Fse andrebbe raccolto. Dovremmo chiederci quanti dati sensibili da noi inviati al sistema di accoglienza nazionale o regionale siano stati archiviati e trattati senza che il paziente fosse stato adeguatamente informato su tutte le figure che li trattano. Né è considerata la possibilità che il paziente dica no a che i suoi dati vadano a finire a Ministero dell’Economia ed altri archivi. C’è una lunga strada da fare». (fonte doctor33)

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Salini (FI- PPE) “Dobbiamo mettere regole forti per il Web”

Posted by fidest press agency su sabato, 9 marzo 2019

“L’aggressiva strategia di Lobbying sulla privacy di Zuckeberg nei confronti dei politici internazionali emersa dai documenti pubblicati da autorevoli testate internazionali conferma ancora di più quanto l’Europa abbia bisogno di regole per limitare i poteri dei giganti del Web. Noi l’abbiamo fatto lottando per l’approvazione della legge sul copyright sorprendentemente senza l’appoggio del governo Italiano, Movimento Cinque Stelle e Lega hanno infatti scelto di patteggiare per le multinazionali del web. Capisco che la poca trasparenza sia un tema sensibile per il Movimento 5 stelle che ancora non ha fatto chiarezza sull’uso dei dati personali all’interno della piattaforma Rousseau, ma dalla Lega ci aspettiamo che ci sia una presa di posizione chiara che tuteli tutti i cittadini italiani nei confronti dei social network. Facebook non può essere solo uno strumento per acchiappare like.” (Andrea Schieppati)

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Le aziende che hanno investito per salvaguardare la privacy delle informazioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 gennaio 2019

Secondo lo studio globale Cisco 2019 Data Privacy Benchmark Study, le aziende che hanno investito per salvaguardare la privacy dei dati sensibili, stanno ottenendo benefici di business tangibili, confermando dunque il legame esistente tra questi due elementi. Gli intervistati che hanno preso parte allo studio confermano infatti minori ritardi nelle vendite così come un numero inferiore di violazioni e di relative perdite economiche. Il regolamento Europeo sulla protezione dei dati, noto come GDPR, che intende rafforzare la protezione dei dati personali e della privacy dei residenti europei, è entrato in vigore nel maggio del 2018. Le aziende di tutto il mondo hanno lavorato assiduamente per essere pronte in ottica GDPR. Secondo il report Cisco 2019 Data Privacy Benchmark Study, il 59% delle aziende ha dichiarato di aver soddisfatto tutti o la maggior parte dei requisiti, il 29% prevede di farlo entro un anno mentre per il 9% ci vorrà oltre un anno. “Quest’anno in particolare, riservatezza e privacy dei dati sono stati aspetti molto importanti. Il dato è la nuova valuta e, mentre il mercato evolve, le aziende ottengono benefici di business reali dai propri investimenti nella protezione dei dati,” ha commentato Michelle Dennedy, Chief Privacy Officer di Cisco. “In Cisco, crediamo fortemente sia nella protezione dei nostri clienti che nella creazione del successo aziendale grazie all’ottimizzazione del valore dei dati e alla diminuzione del rischio”. I clienti vogliono sempre più che i prodotti e i servizi implementati forniscano l’adeguata salvaguardia della privacy. Tali aziende, che hanno investito nella riservatezza dei dati per soddisfare i requisiti del GDPR, hanno subito minor ritardi nelle vendite ai clienti esistenti: 3,4 settimane rispetto a 5,4 settimane per le aziende meno pronte in ottica GDPR. Nel complesso, il ritardo medio nelle vendite ai clienti esistenti è stato di 3,9 settimane, in calo rispetto alle 7,8 settimane registrate un anno fa. Le aziende pronte per il GDPR hanno indicato una minor incidenza delle violazioni dei dati, un minor numero di record coinvolti in incidenti legati alla sicurezza e tempi inferiori di inattività del sistema. Inoltre, la probabilità di subire una perdita finanziaria significativa a causa di una violazione dei dati è stata molto inferiore. Oltre a ciò, il 75% degli intervistati ha dichiarato di aver ottenuto diversi benefici dagli investimenti fatti nella salvaguardia della privacy, che includono maggiore agilità e innovazione derivanti da un adeguato controlli dei dati, nonché vantaggio competitivo e maggiore efficienza operativa grazie a una pronta organizzazione e classificazione dei dati.

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Facebook-Cambridge Analytica: MEPs demand action to protect citizens’ privacy

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 ottobre 2018

As follow-up action to the Facebook-Cambridge Analytica scandal, MEPs call for a full audit on Facebook and new measures against election meddling.In a resolution adopted, MEPs urge Facebook to allow EU bodies to carry out a full audit to assess data protection and security of users’ personal data, following the scandal in which the data of 87 million Facebook users was improperly obtained, and misused.
MEPs say that Facebook did not only breach the trust of EU citizens, “but indeed EU law”. They recommend that Facebook make changes to its platform to comply with EU data protection law.
MEPs note that the data obtained by Cambridge Analytica may have been used for political purposes, by both sides in the UK referendum on membership of the EU and to target voters during the 2016 American presidential election.They highlight the urgency of countering any attempt to manipulate EU elections and to adapt electoral laws to reflect the new digital reality.To prevent electoral meddling via social media, MEPs propose: applying conventional “off-line” electoral safeguards online: rules on spending transparency and limits, respect for silence periods and equal treatment of candidates;
making it easy to recognise online political paid advertisements and the organisation behind them;
banning profiling for electoral purposes, including use of online behaviour that may reveal political preferences;
that social media platforms should label content shared by bots, speed up the process of removing fake accounts and work with independent fact-checkers and academia to tackle disinformation;
investigations should be carried out by member states with the support of Eurojust, into alleged misuse of the online political space by foreign forces.
The resolution summarises the conclusions reached following last May’s meeting between leading MEPs and Facebook CEO Mark Zuckerberg, and the three subsequent hearings. It also references the data breach suffered by Facebook on 28 September.Civil Liberties Chair Claude Moraes (S&D, UK) said: “This is a global issue, which has already affected our referenda and our elections. This resolution sets out the measures that are needed, including an independent audit of Facebook, an update to our competition rules, and additional measures to protect our elections. Action must be taken now, not just to restore trust in online platforms, but to protect citizens’ privacy and restore trust and confidence in our democratic systems.”

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Facebook/Cambridge Analytica: proposte per proteggere la privacy dei cittadini

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 ottobre 2018

Bruxelles. In risposta allo scandalo Facebook/Cambridge Analytica, i deputati europei chiedono un audit completo su Facebook e nuove misure contro l’ingerenza elettorale.In una risoluzione non legislativa i deputati chiedono a Facebook di consentire agli organi dell’UE di effettuare un audit completo per valutare il livello di protezione e sicurezza dei dati personali degli utenti, a seguito dello scandalo in cui i dati di 87 milioni di utenti Facebook sono stati acquisiti e utilizzati in modo improprio.I deputati affermano che Facebook non solo ha violato la fiducia dei cittadini dell’UE, “ma anche il diritto dell’UE”. Essi raccomandano a Facebook di modificare la propria piattaforma per conformarsi alla normativa UE in materia di protezione dei dati.
I deputati rilevano che i dati ottenuti da Cambridge Analytica potrebbero essere stati utilizzati per scopi politici da entrambe le parti nel referendum britannico sull’adesione all’UE e per indirizzare gli elettori durante le elezioni presidenziali americane del 2016.
Sottolineano l’urgenza di contrastare qualsiasi tentativo di manipolare le elezioni europee e di adattare le leggi elettorali alla nuova realtà digitale.Per evitare l’ingerenza elettorale attraverso i social media, i deputati propongono:
· l’applicazione delle tradizionali garanzie elettorali “offline” anche online: norme sulla trasparenza e i limiti di spesa, il rispetto dei periodi di silenzio e la parità di trattamento dei candidati;
· facilitare il riconoscimento degli annunci politici a pagamento online e dell’organizzazione che li sostiene;
· vietare la profilazione a fini elettorali, compreso l’uso di comportamenti online che possono rivelare preferenze politiche;
· le piattaforme di social media dovrebbero etichettare i contenuti condivisi dai bot (web robot), accelerare il processo di rimozione degli account falsi e collaborare con fact checker indipendenti e il mondo accademico per combattere la disinformazione;
· che le indagini sulla presunta violazione dello spazio politico online da parte di forze straniere dovrebbero essere svolte dagli Stati membri con il sostegno di Eurojust.
La risoluzione riassume le decisioni prese dopo l’incontro dello scorso maggio tra i principali deputati e il CEO di Facebook Mark Zuckerberg e le tre audizioni successive. Il documento fa inoltre riferimento alla violazione dei dati subita da Facebook il 28 settembre.
Il presidente della commissione per le libertà civili Claude Moraes (S&D, UK) ha dichiarato: “Si tratta di una questione globale, che ha già influenzato i nostri referendum e le nostre elezioni. Questa risoluzione stabilisce le misure necessarie, tra cui un audit indipendente di Facebook, un aggiornamento delle nostre regole sulla concorrenza e misure aggiuntive per proteggere le nostre elezioni. Occorre agire ora, non solo per ripristinare la fiducia nelle piattaforme online, ma anche per proteggere la privacy dei cittadini e ripristinare la fiducia nei nostri sistemi democratici”.

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Scuola:Corsi di formazione in materia di privacy

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 ottobre 2018

Con Nota del 19 settembre 2018, indirizzata agli Snodi Formativi Territoriali, il Miur ha inviato il programma dei corsi formativi in materia di privacy, concordato con il Responsabile della protezione dati del Miur e l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali. Ai sensi della Nota n. 24534 del 22 agosto 2018, infatti, le attività formative sulla privacy – secondo quanto previsto dal Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali (Regolamento UE/2016/679) – potranno essere svolte dagli Snodi Formativi Territoriali, individuati con l’Avviso “Asse I – Istruzione – Fondo Sociale Europeo (FSE). Eurosofia, soggetto qualificato dal Miur per la formazione del personale della Scuola ai sensi della direttiva n. 170/2016, insieme con Udir e con la società Servizi & Supporti organizzano un percorso formativo della durata di 30 ore, presente sul sito del MePA (Mercato elettronico della Pubblica amministrazione) con codice EUSFSSPRVCY.

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Privacy e protezione dati: PMI in ritardo sul nuovo regolamento UE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 maggio 2018

Mancano solo pochi giorni ed entrerà in vigore il GDPR, il Regolamento europeo per la protezione dei dati personali. Dal 25 maggio chi non si adegua sarà passibile di sanzioni, teoricamente fino a 20 milioni di euro e fino al 4% del fatturato per le violazioni più gravi. Ma è un dato di fatto che molte aziende non siano pronte: «Manca ancora il giusto grado di consapevolezza, in particolare nelle realtà piccole e medie che operano in settori distanti dall’informatica e dalla tecnologia. Alcune addirittura sono convinte che il GDPR non le riguardi, ma è sbagliato: qualsiasi impresa tratta dati personali, a partire da quelli dei dipendenti, fino a quelli di fornitori e clienti». A spiegarlo è Manuel Cacitti, consulente strategico fra i maggiori esperti italiani del settore nonché fondatore e CEO di Securbee, società di Udine che si occupa di servizi di sicurezza informatica nata a fine 2017.Negli ultimi mesi Securbee, che collabora con una cinquantina di clienti soprattutto nel Nord e Nord-Est, è stata sommersa di richieste da parte di aziende di ogni settore che stanno correndo ad adeguarsi alle nuove regole. Tanto che la società, che al momento conta cinque dipendenti, ha attivato la ricerca di altri tre esperti di IT e di diritto, proprio per far fronte alla crescente domanda di consulenza e servizi nell’ambito della sicurezza e della protezione dei dati. «Ovviamente chi si è mosso all’ultimo momento non sarà pronto per il 25 maggio, ma non è questo il problema più grave–spiega Cacitti–. È però il momento di cogliere l’occasione per intervenire in un ambito che, se non affrontato con serietà, può compromettere business e competitività». Tra furti di dati, spionaggio e ransomware (cioè quando un computer viene “preso in ostaggio” e viene chiesto un riscatto per ridarne il controllo al proprietario), si stima che in Italia il cybercrimine causi danni per 10 miliardi di euro l’anno (Rapporto Clusit 2018): «E non c’è solo il danno economico diretto –sottolinea Cacitti– ma anche quello reputazionale presso clienti, partner e fornitori che subiscono interruzioni del servizio o scoprono che i dati che li riguardano sono stati persi o trafugati».
La prima cosa da fare per mettersi in regola, quindi, è capire dove si è carenti rispetto al regolamento. Per questo Securbee ha messo a punto un servizio di GDPR Check Assessment che ha l’obiettivo di determinare il grado di conformità di un’organizzazione rispetto a quanto previsto dalla normativa. «Si parte acquisendo informazioni e documenti che aiutano a capire come vengono gestiti i dati personali in azienda –spiega il CEO di Securbee–. Per esempio codici di condotta, informative, documenti programmatici sulla sicurezza, regolamenti interni sull’uso di computer, telefoni, eccetera». Si passa poi alle interviste con responsabili delle varie aree (finanza, amministrazione, IT, HR e direzionale) per verificare le procedure in essere (flusso buste paga, CRM, dati dei dipendenti). Da qui parte l’attività di data mapping che permette di scoprire quanti e quali dati personali ci sono effettivamente nell’organizzazione e come vengono trattati: «Molto spesso l’azienda scopre di gestire dei dati personali che nemmeno sapeva di avere!» commenta Cacitti.Alla fine della valutazione, Securbee consegna un report di 40-70 pagine sul grado di conformità al GDPR che contiene proposte di miglioramenti, osservazioni e raccomandazioni. Che ha un grande vantaggio: è basato su competenze trasversali (legali, tecnologiche, organizzativo-procedurali). «Abbiamo scelto questo approccio –spiega Manuel Cacitti– perché per il cliente significa meno stress, meno complessità da gestire e risparmio, al contrario di quanto avviene di solito facendo fare valutazioni separate per i vari ambiti». Le informazioni sono organizzate in modo chiaro, anche attraverso dei grafici comprensibili non solo al reparto tecnico dell’azienda, ma a tutto il management. «Perché la sicurezza informatica –conclude Cacitti– è una questione prima di tutto culturale, che richiede consapevolezza e condivisione a ogni livello dell’azienda».

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A Torino conferenza sulle nuove norme sulla privacy

Posted by fidest press agency su sabato, 27 gennaio 2018

torino5gTorino 31/01/2018 – 09:00 to 17:00 Aula E1, Campus Luigi Einaudi, Lungo Dora Siena 100 L’evento, organizzato dall’Istituto Universitario di Studi Europei e dallo Europe Direct Torino, verterà sul nuovo regolamento UE sulla protezione dei dati che entrerà in vigore il prossimo 25 maggio.L’obiettivo è capire cosa cambierà con l’attuazione del GDPR in Italia e quale sarà la posizione dell’Autorità garante per la protezione dei dati. La partecipazione al workshop di aziende ed esperti, sarà utile per vedere concretamente degli esempi su chi sta già applicando il regolamento e per analizzare i punti critici più rilevanti.Due le sessioni durante la giornata: una al mattino a cui partecipano, tra gli altri, Philippe Renaudière Data Protection Officer della Commissione europea e Francesco Pizzetti Ex Presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali;Università di Torino; al pomeriggio confronto tra aziende ed esperti. La partecipazione è libera e gratuita.

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Privacy, utenti più sicuri sui siti web che espongono il marchio di qualità

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 novembre 2017

computer-securityE’ un verdetto preoccupante, quello emesso dal Global Privacy Enforcement Network (GPEN) al termine di un’indagine internazionale condotta da ventiquattro Autorità per la protezione dei dati personali, tra le quali anche il Garante italiano:la ricerca, svolta su 455 siti web ed app di vari settori come viaggi, sanità, banche, social media, giochi d’azzardo, e retail, ha infatti evidenziato che solo il 35% delle informative sulla privacy menziona l’adozione di misure di sicurezza a protezione delle informazioni personali degli utenti, e il 67% dei siti e della applicazioni omette di specificare in quale parte del mondo vanno a finire i dati, mentre il 51% non chiarisce se e con chi questi vengono condivisi. Non solo le Autorità hanno rilevato policy spesso generiche e talvolta imprecise con riferimenti normativi obsoleti, ma a quasi metà degli utenti (44%) non vengono neanche comunicate le modalità di accesso per l’esercizio dei loro diritti.Benché lo scenario attuale delinei un web sempre più simile ad una giungla piena di insidie mettendo a rischio la fiducia degli utenti che si avvalgono della rete per socializzare e fare shopping online, arrivano però buone notizie grazie al marchio di qualità “Privacy Ok”, uno strumento che aiuterà gli utenti a valutare rapidamente il livello di conformità ad uno specifico codice di condotta e ai princìpi generali della normativa in materia di privacy di siti e app, come spiega Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy”Per contribuire ad un clima di fiducia che favorisca lo sviluppo del mercato digitale, le aziende virtuose che operano in modo trasparente e lecito hanno ora l’opportunità di ottenere un marchio di qualità ed esporlo sui propri siti web ed app per dare evidenza che hanno aderito al nostro codice di condotta assumendosi l’impegno vincolante di rispettarne tutte le regole. Inoltre, gli utenti possono contare sul fatto che non si tratta di un semplice bollino rilasciato in maniera autoreferenziale – sottolinea Bernardi – Infatti, le attività di assessment non vengono svolte dal nostro staff interno ma sono state affidate all’organismo di terza parte e indipendente TÜV Italia, che assicura l’imparzialità del processo di valutazione per determinare se un sito o una app è effettivamente conforme e meritevole di fregiarsi del marchio.”Ulteriori elementi di garanzia a tutela degli interessati, sono provveduti dall’operato di un comitato di vigilanza che monitora periodicamente i siti e le app che hanno ottenuto il marchio per verificare che continuino a rispettare il codice di condotta, e in ogni momento gli utenti stessi possono rivolgersi ad uno sportello online per inviare le loro segnalazioni.

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Parliament confirms negotiation mandate on e-Privacy rules

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 ottobre 2017

european parliamentBruxelles. A majority of MEPs confirmed the committee decision to enter into negotiations on the revision of EU privacy rules for electronic communications.The decision was backed by 318 votes to 280, with 20 abstentions. This means that Parliament is ready to start the talks with member states on the new e-Privacy regulation as soon as member states have agreed on their own negotiation position.Parliament’s mandate sets high standards of privacy, confidentiality and security in electronic communications across the EU. A ban on “cookie walls”, which block access to a website if the person does not agree to his or her data being used by the site, is among Parliament’s priorities. Snooping on personal devices via cookies or software updates, or tracking people without their clear approval through public hotspots or WI-FI in shopping centres, should also be prohibited, say MEPs.They also stress that data should only be used for the purpose of which consent has been given by the individual. So-called “meta-data”, which can give information about numbers called, websites visited, geographical location or the time and date a call was made and other sensitive data, should be treated as confidential and never passed on to third parties. Finally, “privacy by default” settings should become standard for all software used for electronic communications.

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Piattaforme online: lotta alle fake news, protezione della privacy e sostegno alla concorrenza leale

Posted by fidest press agency su domenica, 18 giugno 2017

sanità-digitaleBruxelles. Parlamento europeo. Secondo il testo approvato giovedì dai deputati, le normative esistenti che si applicano alle piattaforme online devono essere aggiornate all’era digitale. Per rafforzare la protezione dei consumatori e della privacy e, allo stesso tempo, sviluppare il potenziale delle piattaforme online, i deputati vogliono che la Commissione:
· investighi sui possibili errori e abusi di algoritmi che possono portare a discriminazione, concorrenza sleale o violazioni della privacy;
· provveda a sviluppare linee guida per far rispettare le norme in materia di responsabilità;
· proponga un trattamento paritario tra servizi online e offline;
· definisca e chiarisca ulteriormente le procedure di notifica e di rimozione per i contenuti e i materiali illegali;
· analizzi la possibilità di un’ulteriore legislazione per limitare la disseminazione e la diffusione di contenuti falsi.
Le stesse piattaforme online dovranno prendere alcune misure per assicurare il rispetto della privacy degli utenti e informazioni accurate, per:
· combattere materiali e contenuti illegali con misure di co-regolamentazione e autoregolamentazione (come il tracciamento dei trasgressori recidivi e la moderazione delle pagine web che possono avere contenuti inappropriati o illegali);
· contrastare la diffusione delle fake news, fornendo agli utenti degli strumenti per riconoscere le notizie false;
· informare precisamente gli utenti su quali dati personali vengono raccolti e sul loro utilizzo;
· assicurare l’anonimato qualora i dati personali siano raccolti da terze parti;
· offrire ai consumatori termini e condizioni chiari, comprensivi e corretti, presentati in maniera “user-friendly” ed evitando terminologia complessa. La risoluzione è stata approvata con 393 voti a favore, 146 contrari e 74 astensioni.

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Privacy, più tutele per gli utenti con il Data Protection Officer

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 giugno 2017

computer-securityBruxelles. Misure più severe e stringenti sono state recentemente varate per dare finalmente agli utenti maggiori tutele sulla loro privacy, ma non tutti ancora sanno del giro di vite che arriva dall’Unione Europea, con una riforma della normativa sulla protezione dei dati personali che sarà pienamente operativa dal 25 maggio 2018.
Tra dodici mesi, anche i cittadini italiani potranno quindi contare sul nuovo Regolamento UE 2016/679, e per far valere i loro diritti ed esigere il rispetto delle regole avranno all’occorrenza la facoltà di rivolgersi direttamente al “Data Protection Officer”.
Il “Responsabile della protezione dei dati”, questo il termine ufficiale reso nel testo italiano del regolamento, è una figura che, oltre a fungere da punto di contatto con gli interessati, trai vari compiti ha anche quello di cooperare con l’Autorità Garante, di sorvegliare che la normativa vigente e le policy siano correttamente attuate ed applicate, di informare e consigliare l’azienda ed i suoi dipendenti in merito alle disposizioni di legge in materia, e di fornire pareri in merito alla valutazione d’impatto sulla protezione dei dati che possono essere richiesti dalla direzione.
A spiegare in modo semplice e diretto quali sono i compiti ed i requisiti del DPO, è il primo di una serie di videoclip che Federprivacy ha iniziato a diffondere a scopo divulgativo per informare cittadini e imprese sulle novità del Regolamento.
Poiché il data protection officer sarà obbligatorio per tutte le pubbliche amministrazioni e per le imprese che nelle loro attività principali trattano dati sensibili su larga scala o controllano sistematicamente gli interessati, l’Osservatorio di Federprivacy stima che saranno circa 45mila gli esperti della materia richiesti dal mercato, ma Nicola Bernardi, presidente della principale associazione italiana dei professionisti della protezione dei dati avverte:”La protezione dei dati è un diritto di libertà, e buona parte delle speranze dei cittadini di vedere finalmente una svolta nella tutela della loro privacy è nelle mani dei data protection officer, perciò aziende pubbliche e private devono prestare la massima attenzione scegliendo per questo ruolo dei professionisti che operino in piena indipendenza e in assenza di conflitti d’interesse, e che possiedano un’adeguata conoscenza della normativa e delle prassi di gestione dei dati personali come richiede l’art.37 del Regolamento UE 2016/679.”Prima di designare un data protection officer, le aziende devono quindi esaminare scrupolosamente il curriculum del candidato per verificare se questo abbia effettivamente le competenze necessarie, che possono essere documentate non solo dal titolo di studio, ma anche da un significativo bagaglio di esperienza e da una formazione specialistica, meglio se comprovate da una certificazione delle professionalità che goda di oggettivo riconoscimento nel mercato delle professioni, come ad esempio quella di “Privacy Officer e Consulente della Privacy”, che TÜV Italia rilascia fin dal 2012 sulla base del disciplinare di Federprivacy.

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Privacy Regolamento UE: dalla teoria alla pratica

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 maggio 2017

antitrustMilano 22 giugno 2017 ore 10.00 Inizio dei lavori Hotel NH President, Largo Augusto 10 Stanno aumentando di numero e di volume le multe che Autorità privacy e Autorità Antitrust stanno comminando alle imprese per scelte in contrasto o in violazione con la normativa. Le multe sono significative perché sanciscono di fatto un principio fondamentale: le società non hanno il diritto di trattare i dati personali come vogliono. La tutela dei dati personali deve diventare parte integrante della governance delle aziende e delle scelte di business. Non si può prescindere dal rispetto di normative che sanciscono diritti fondamentali delle persone. I principi e gli obblighi in materia di protezione dei dati sono spesso applicati in modo insufficiente a livello di misure e pratiche interne sostanziali. Il Regolamento europeo introduce un approccio nuovo, basato sul rischio nel trattamento dei dati personali. Adempimenti e misure da graduare (in funzione anche dei costi) sulla base di principi generali ed in relazione alla “pericolosità” dei dati personali.
Il Regolamento di fatto obbliga a ripensare ai trattamenti in essere, a verificare l’impostazione dei sistemi e degli strumenti di trattamento. Appare inderogabile un vero e proprio salto di qualità: da un approccio teorico e formale ad un approccio sostanziale e pratico, che tenga conto dei rischi connessi al trattamento e dei tipi di dati trattati e che valorizzi la capacità di prevenire e gestire gli incidenti.
Il 25 maggio 2018, data di piena applicabilità del Regolamento europeo, sembra lontano ma risulta molto vicino se si pensa alle azioni e alle misure che il nuovo principio di responsabilità richiede di mettere in atto per garantire che i principi e gli obblighi stabiliti nel Regolamento siano rispettati e per dimostrare tale osservanza, su richiesta, alle Autorità di controllo. Nel corso dell’incontro, di taglio pratico, saranno affrontati importanti tutti i temi connessi ai numerosi cambiamenti nel quadro normativo europeo e il conseguente impatto su imprese, istituzioni e persone. Relatori:
Alessandro Frillici, Avvocato Patrocinante in Cassazione
Patrizia Ghini, Consulenza e Organizzazione aziendale – Studio Patrizia Ghini
Raffaele Zallone, Studio Legale Zallone
Rodolfo Zani, Crowe Horwath Studio Associato Servizi Professionali Integrati.

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Concorrenza: Parlamento permerabile alle esigenze delle imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 maggio 2017

aula senatoL’approvazione del ddl Concorrenza avvenuto ieri in Senato, con 158 voti a favore, da il via libera al telemarketing selvaggio, provocando lo sconcerto del Garante della Privacy che si dice estremamente preoccupato per la norma contenuta nel testo.
Se la norma dovesse essere approvata anche alla Camera, non ci sarà più alcun limite alle telefonate commerciali moleste.Chiunque vorrà, in qualsiasi momento potrà telefonarci e proporci un contratto, una compravendita o un’offerta commerciale, anche in maniera insistente.L’unica forma di tutela alla quale potrà appellarsi l’utente è la possibilità di rifiutare le chiamate successive alla prima. Di fatto, non può intervenire preventivamente e, di conseguenza, difendersi dal telemarketing selvaggio che, in questo modo, viene “liberalizzato”. Eliminando il consenso preventivo per le chiamate promozionali diventa praticamente impossibile contrastare le violazioni in questo settore.
“Il nostro Parlamento – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale CODICI – si dimostra sempre più permeabile alle esigenze delle imprese, piuttosto che a quelle dei consumatori.”E’ evidente che l’approvazione di questa norma, contenuta nel Ddl Concorrenza, renda vane tutte le battaglie portate avante contro il telemarketing selvaggio dalla nostra Associazione. Gli utenti, già in balia di operatori telefonici insistentemente aggressivi, si ritroveranno totalmente disarmati dinanzi ad un fenomeno che negli anni ha assunto un peso negativamente rilevante e già estremamente difficile da contrastare. Ancora una volta, i consumatori, che dovrebbero essere il soggetto primo da salvaguardare, diventano gli ultimi in una scala di priorità fissata da chi dovrebbe rappresentarci, difenderci e tutelarci e invece pare sempre fare il gioco del più forte.

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Data Privacy Shield: MEPs alarmed at undermining of privacy safeguards in the US

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 aprile 2017

European_Investment_Bank_-_LuxemburgBruxelles. New rules allowing the US National Security Agency (NSA) to share private data with other US agencies without court oversight, recent revelations about surveillance activities by a US electronic communications service provider and vacancies on US oversight bodies are among the concerns raised by MEPs in a resolution passed on Thursday. In the resolution, adopted by 306 votes to 240, with 40 abstentions, MEPs call on the EU Commission to conduct a proper assessment and ensure that the EU-US “Privacy Shield” for data transferred for commercial purposes provides enough personal data protection for EU citizens to comply with the EU Charter of Fundamental Rights and new EU data protection rules. The first annual review of the Privacy Shield framework is expected in September. “This resolution aims to ensure that the Privacy Shield stands the test of time and that it does not suffer from critical weaknesses”, said Civil Liberties Committee Chair Claude Moraes (S&D, UK). “We acknowledge the significant improvements made compared to the former EU-US Safe Harbour, but there are clearly deficiencies that remain to be urgently resolved to provide legal certainty for the citizens and businesses that depend on this agreement”, he added.MEPs are particularly worried about:
recent revelations about surveillance activities conducted by a US electronic communications service provider at the request of the NSA and FBI in 2015, one year after Presidential Policy Directive 28 limited the amount of data intelligence that can be collected and processed, new rules that from January 2017 allow the NSA to share vast amounts of private data, gathered without warrant, court orders or congressional authorisation, with 16 other agencies, including the FBI, the rejection of rules to protect the privacy of broadband customers by the Senate and the House of Representatives in March, which “ eliminates (…) rules that would have required internet service providers to get consumers’ explicit consent before selling or sharing web browsing data and other private information with advertisers and other private companies”,vacancies on the Privacy and Civil Liberties Oversight Board, which means that it lost its quorum on 7 January, making it more limited in its authority, while at the same time the Federal Trade Commission, which enforces the Privacy Shield, has three of its five seats vacant,insufficient independence of the Ombudsperson mechanism set up by the US Department of State plus the fact that the incoming US administration has not appointed a new Ombudsperson , and the fact that neither the Privacy Shield Principles nor letters from the US administration demonstrate the existence of effective judicial redress rights for EU individuals whose data are transferred to the US.

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Big Data: Parliament calls for better protection of fundamental rights and privacy

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 marzo 2017

european parliamentStrengthened transparency of algorithms, special attention to data used for law enforcement and more investment in digital literacy needed to safeguard fundamental rights in the digital era, MEPs say in a non-legislative resolution passed on Tuesday.
The non-legislative resolution drafted by Ana Gomes (S&D, PT) on the fundamental rights implications on Big data looks at how the increasing use of Big data impacts on fundamental rights, namely privacy and data protection.Big data is growing by 40% per year and has the potential to bring undeniable benefits and opportunities for citizens, businesses and governments, but also entails significant risks with regard to the protection of fundamental rights as guaranteed by the EU Charter and Union law. The resolution stresses the need to avoid discrimination based on the use of such data, including in law enforcement, as well as the need to ensure security of data.
MEPs want the Commission, the member states and the data protection authorities to take “any possible measures” to minimise algorithmic discrimination, including price discrimination, where consumers are given different prices of a product based on data collected from their previous internet behaviour, or unlawful discrimination and targeting of certain groups or persons defined by their race, colour, ethic or social origin, religion or political view or being refused from social benefits.”It is not just a question of data protection. These algorithms do have a real impact on peoples’ private lives because they can actually provoke what is happening and they can actually call into question and put at risk our fundamental rights through social media”, said Parliament’s rapporteur Ana Gomes in the debate ahead of the plenary vote.MEPs also emphasise the need for greater accountability and transparency of algorithms with regards to data processing and analytics by both private and public sector and warn that low quality of data or low quality procedures could result in biased algorithms.
The increase in data flows imply further vulnerabilities and new security challenges, MEPs say. They call for the use of privacy by design and by default, anonymisation techniques, encryption, and mandatory privacy impact assessments. They also stress that special attention should be given to the security of e-government systems.Special attention should also be paid to data used in for law enforcement purposes which should always be assessed by a human being, MEPs say. They call on the Commission, the European Data Protection Board and other independent supervisory authorities to issue guidelines and best practises for further specifying the criteria and conditions for decisions based on the use of big data for law enforcement purposes.MEPs urge the EU institutions and member states to invest in digital awareness raising of digital rights, privacy and data protection among citizens, including children. This education should foster an understanding of how algorithms and automated decision-making work and how data is collected for example from social networks, connected devices and internet searches.

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