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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Posts Tagged ‘privacy’

Salini (FI- PPE) “Dobbiamo mettere regole forti per il Web”

Posted by fidest press agency su sabato, 9 marzo 2019

“L’aggressiva strategia di Lobbying sulla privacy di Zuckeberg nei confronti dei politici internazionali emersa dai documenti pubblicati da autorevoli testate internazionali conferma ancora di più quanto l’Europa abbia bisogno di regole per limitare i poteri dei giganti del Web. Noi l’abbiamo fatto lottando per l’approvazione della legge sul copyright sorprendentemente senza l’appoggio del governo Italiano, Movimento Cinque Stelle e Lega hanno infatti scelto di patteggiare per le multinazionali del web. Capisco che la poca trasparenza sia un tema sensibile per il Movimento 5 stelle che ancora non ha fatto chiarezza sull’uso dei dati personali all’interno della piattaforma Rousseau, ma dalla Lega ci aspettiamo che ci sia una presa di posizione chiara che tuteli tutti i cittadini italiani nei confronti dei social network. Facebook non può essere solo uno strumento per acchiappare like.” (Andrea Schieppati)

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Le aziende che hanno investito per salvaguardare la privacy delle informazioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 gennaio 2019

Secondo lo studio globale Cisco 2019 Data Privacy Benchmark Study, le aziende che hanno investito per salvaguardare la privacy dei dati sensibili, stanno ottenendo benefici di business tangibili, confermando dunque il legame esistente tra questi due elementi. Gli intervistati che hanno preso parte allo studio confermano infatti minori ritardi nelle vendite così come un numero inferiore di violazioni e di relative perdite economiche. Il regolamento Europeo sulla protezione dei dati, noto come GDPR, che intende rafforzare la protezione dei dati personali e della privacy dei residenti europei, è entrato in vigore nel maggio del 2018. Le aziende di tutto il mondo hanno lavorato assiduamente per essere pronte in ottica GDPR. Secondo il report Cisco 2019 Data Privacy Benchmark Study, il 59% delle aziende ha dichiarato di aver soddisfatto tutti o la maggior parte dei requisiti, il 29% prevede di farlo entro un anno mentre per il 9% ci vorrà oltre un anno. “Quest’anno in particolare, riservatezza e privacy dei dati sono stati aspetti molto importanti. Il dato è la nuova valuta e, mentre il mercato evolve, le aziende ottengono benefici di business reali dai propri investimenti nella protezione dei dati,” ha commentato Michelle Dennedy, Chief Privacy Officer di Cisco. “In Cisco, crediamo fortemente sia nella protezione dei nostri clienti che nella creazione del successo aziendale grazie all’ottimizzazione del valore dei dati e alla diminuzione del rischio”. I clienti vogliono sempre più che i prodotti e i servizi implementati forniscano l’adeguata salvaguardia della privacy. Tali aziende, che hanno investito nella riservatezza dei dati per soddisfare i requisiti del GDPR, hanno subito minor ritardi nelle vendite ai clienti esistenti: 3,4 settimane rispetto a 5,4 settimane per le aziende meno pronte in ottica GDPR. Nel complesso, il ritardo medio nelle vendite ai clienti esistenti è stato di 3,9 settimane, in calo rispetto alle 7,8 settimane registrate un anno fa. Le aziende pronte per il GDPR hanno indicato una minor incidenza delle violazioni dei dati, un minor numero di record coinvolti in incidenti legati alla sicurezza e tempi inferiori di inattività del sistema. Inoltre, la probabilità di subire una perdita finanziaria significativa a causa di una violazione dei dati è stata molto inferiore. Oltre a ciò, il 75% degli intervistati ha dichiarato di aver ottenuto diversi benefici dagli investimenti fatti nella salvaguardia della privacy, che includono maggiore agilità e innovazione derivanti da un adeguato controlli dei dati, nonché vantaggio competitivo e maggiore efficienza operativa grazie a una pronta organizzazione e classificazione dei dati.

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Facebook-Cambridge Analytica: MEPs demand action to protect citizens’ privacy

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 ottobre 2018

As follow-up action to the Facebook-Cambridge Analytica scandal, MEPs call for a full audit on Facebook and new measures against election meddling.In a resolution adopted, MEPs urge Facebook to allow EU bodies to carry out a full audit to assess data protection and security of users’ personal data, following the scandal in which the data of 87 million Facebook users was improperly obtained, and misused.
MEPs say that Facebook did not only breach the trust of EU citizens, “but indeed EU law”. They recommend that Facebook make changes to its platform to comply with EU data protection law.
MEPs note that the data obtained by Cambridge Analytica may have been used for political purposes, by both sides in the UK referendum on membership of the EU and to target voters during the 2016 American presidential election.They highlight the urgency of countering any attempt to manipulate EU elections and to adapt electoral laws to reflect the new digital reality.To prevent electoral meddling via social media, MEPs propose: applying conventional “off-line” electoral safeguards online: rules on spending transparency and limits, respect for silence periods and equal treatment of candidates;
making it easy to recognise online political paid advertisements and the organisation behind them;
banning profiling for electoral purposes, including use of online behaviour that may reveal political preferences;
that social media platforms should label content shared by bots, speed up the process of removing fake accounts and work with independent fact-checkers and academia to tackle disinformation;
investigations should be carried out by member states with the support of Eurojust, into alleged misuse of the online political space by foreign forces.
The resolution summarises the conclusions reached following last May’s meeting between leading MEPs and Facebook CEO Mark Zuckerberg, and the three subsequent hearings. It also references the data breach suffered by Facebook on 28 September.Civil Liberties Chair Claude Moraes (S&D, UK) said: “This is a global issue, which has already affected our referenda and our elections. This resolution sets out the measures that are needed, including an independent audit of Facebook, an update to our competition rules, and additional measures to protect our elections. Action must be taken now, not just to restore trust in online platforms, but to protect citizens’ privacy and restore trust and confidence in our democratic systems.”

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Facebook/Cambridge Analytica: proposte per proteggere la privacy dei cittadini

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 ottobre 2018

Bruxelles. In risposta allo scandalo Facebook/Cambridge Analytica, i deputati europei chiedono un audit completo su Facebook e nuove misure contro l’ingerenza elettorale.In una risoluzione non legislativa i deputati chiedono a Facebook di consentire agli organi dell’UE di effettuare un audit completo per valutare il livello di protezione e sicurezza dei dati personali degli utenti, a seguito dello scandalo in cui i dati di 87 milioni di utenti Facebook sono stati acquisiti e utilizzati in modo improprio.I deputati affermano che Facebook non solo ha violato la fiducia dei cittadini dell’UE, “ma anche il diritto dell’UE”. Essi raccomandano a Facebook di modificare la propria piattaforma per conformarsi alla normativa UE in materia di protezione dei dati.
I deputati rilevano che i dati ottenuti da Cambridge Analytica potrebbero essere stati utilizzati per scopi politici da entrambe le parti nel referendum britannico sull’adesione all’UE e per indirizzare gli elettori durante le elezioni presidenziali americane del 2016.
Sottolineano l’urgenza di contrastare qualsiasi tentativo di manipolare le elezioni europee e di adattare le leggi elettorali alla nuova realtà digitale.Per evitare l’ingerenza elettorale attraverso i social media, i deputati propongono:
· l’applicazione delle tradizionali garanzie elettorali “offline” anche online: norme sulla trasparenza e i limiti di spesa, il rispetto dei periodi di silenzio e la parità di trattamento dei candidati;
· facilitare il riconoscimento degli annunci politici a pagamento online e dell’organizzazione che li sostiene;
· vietare la profilazione a fini elettorali, compreso l’uso di comportamenti online che possono rivelare preferenze politiche;
· le piattaforme di social media dovrebbero etichettare i contenuti condivisi dai bot (web robot), accelerare il processo di rimozione degli account falsi e collaborare con fact checker indipendenti e il mondo accademico per combattere la disinformazione;
· che le indagini sulla presunta violazione dello spazio politico online da parte di forze straniere dovrebbero essere svolte dagli Stati membri con il sostegno di Eurojust.
La risoluzione riassume le decisioni prese dopo l’incontro dello scorso maggio tra i principali deputati e il CEO di Facebook Mark Zuckerberg e le tre audizioni successive. Il documento fa inoltre riferimento alla violazione dei dati subita da Facebook il 28 settembre.
Il presidente della commissione per le libertà civili Claude Moraes (S&D, UK) ha dichiarato: “Si tratta di una questione globale, che ha già influenzato i nostri referendum e le nostre elezioni. Questa risoluzione stabilisce le misure necessarie, tra cui un audit indipendente di Facebook, un aggiornamento delle nostre regole sulla concorrenza e misure aggiuntive per proteggere le nostre elezioni. Occorre agire ora, non solo per ripristinare la fiducia nelle piattaforme online, ma anche per proteggere la privacy dei cittadini e ripristinare la fiducia nei nostri sistemi democratici”.

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Scuola:Corsi di formazione in materia di privacy

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 ottobre 2018

Con Nota del 19 settembre 2018, indirizzata agli Snodi Formativi Territoriali, il Miur ha inviato il programma dei corsi formativi in materia di privacy, concordato con il Responsabile della protezione dati del Miur e l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali. Ai sensi della Nota n. 24534 del 22 agosto 2018, infatti, le attività formative sulla privacy – secondo quanto previsto dal Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali (Regolamento UE/2016/679) – potranno essere svolte dagli Snodi Formativi Territoriali, individuati con l’Avviso “Asse I – Istruzione – Fondo Sociale Europeo (FSE). Eurosofia, soggetto qualificato dal Miur per la formazione del personale della Scuola ai sensi della direttiva n. 170/2016, insieme con Udir e con la società Servizi & Supporti organizzano un percorso formativo della durata di 30 ore, presente sul sito del MePA (Mercato elettronico della Pubblica amministrazione) con codice EUSFSSPRVCY.

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Privacy e protezione dati: PMI in ritardo sul nuovo regolamento UE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 Mag 2018

Mancano solo pochi giorni ed entrerà in vigore il GDPR, il Regolamento europeo per la protezione dei dati personali. Dal 25 maggio chi non si adegua sarà passibile di sanzioni, teoricamente fino a 20 milioni di euro e fino al 4% del fatturato per le violazioni più gravi. Ma è un dato di fatto che molte aziende non siano pronte: «Manca ancora il giusto grado di consapevolezza, in particolare nelle realtà piccole e medie che operano in settori distanti dall’informatica e dalla tecnologia. Alcune addirittura sono convinte che il GDPR non le riguardi, ma è sbagliato: qualsiasi impresa tratta dati personali, a partire da quelli dei dipendenti, fino a quelli di fornitori e clienti». A spiegarlo è Manuel Cacitti, consulente strategico fra i maggiori esperti italiani del settore nonché fondatore e CEO di Securbee, società di Udine che si occupa di servizi di sicurezza informatica nata a fine 2017.Negli ultimi mesi Securbee, che collabora con una cinquantina di clienti soprattutto nel Nord e Nord-Est, è stata sommersa di richieste da parte di aziende di ogni settore che stanno correndo ad adeguarsi alle nuove regole. Tanto che la società, che al momento conta cinque dipendenti, ha attivato la ricerca di altri tre esperti di IT e di diritto, proprio per far fronte alla crescente domanda di consulenza e servizi nell’ambito della sicurezza e della protezione dei dati. «Ovviamente chi si è mosso all’ultimo momento non sarà pronto per il 25 maggio, ma non è questo il problema più grave–spiega Cacitti–. È però il momento di cogliere l’occasione per intervenire in un ambito che, se non affrontato con serietà, può compromettere business e competitività». Tra furti di dati, spionaggio e ransomware (cioè quando un computer viene “preso in ostaggio” e viene chiesto un riscatto per ridarne il controllo al proprietario), si stima che in Italia il cybercrimine causi danni per 10 miliardi di euro l’anno (Rapporto Clusit 2018): «E non c’è solo il danno economico diretto –sottolinea Cacitti– ma anche quello reputazionale presso clienti, partner e fornitori che subiscono interruzioni del servizio o scoprono che i dati che li riguardano sono stati persi o trafugati».
La prima cosa da fare per mettersi in regola, quindi, è capire dove si è carenti rispetto al regolamento. Per questo Securbee ha messo a punto un servizio di GDPR Check Assessment che ha l’obiettivo di determinare il grado di conformità di un’organizzazione rispetto a quanto previsto dalla normativa. «Si parte acquisendo informazioni e documenti che aiutano a capire come vengono gestiti i dati personali in azienda –spiega il CEO di Securbee–. Per esempio codici di condotta, informative, documenti programmatici sulla sicurezza, regolamenti interni sull’uso di computer, telefoni, eccetera». Si passa poi alle interviste con responsabili delle varie aree (finanza, amministrazione, IT, HR e direzionale) per verificare le procedure in essere (flusso buste paga, CRM, dati dei dipendenti). Da qui parte l’attività di data mapping che permette di scoprire quanti e quali dati personali ci sono effettivamente nell’organizzazione e come vengono trattati: «Molto spesso l’azienda scopre di gestire dei dati personali che nemmeno sapeva di avere!» commenta Cacitti.Alla fine della valutazione, Securbee consegna un report di 40-70 pagine sul grado di conformità al GDPR che contiene proposte di miglioramenti, osservazioni e raccomandazioni. Che ha un grande vantaggio: è basato su competenze trasversali (legali, tecnologiche, organizzativo-procedurali). «Abbiamo scelto questo approccio –spiega Manuel Cacitti– perché per il cliente significa meno stress, meno complessità da gestire e risparmio, al contrario di quanto avviene di solito facendo fare valutazioni separate per i vari ambiti». Le informazioni sono organizzate in modo chiaro, anche attraverso dei grafici comprensibili non solo al reparto tecnico dell’azienda, ma a tutto il management. «Perché la sicurezza informatica –conclude Cacitti– è una questione prima di tutto culturale, che richiede consapevolezza e condivisione a ogni livello dell’azienda».

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A Torino conferenza sulle nuove norme sulla privacy

Posted by fidest press agency su sabato, 27 gennaio 2018

torino5gTorino 31/01/2018 – 09:00 to 17:00 Aula E1, Campus Luigi Einaudi, Lungo Dora Siena 100 L’evento, organizzato dall’Istituto Universitario di Studi Europei e dallo Europe Direct Torino, verterà sul nuovo regolamento UE sulla protezione dei dati che entrerà in vigore il prossimo 25 maggio.L’obiettivo è capire cosa cambierà con l’attuazione del GDPR in Italia e quale sarà la posizione dell’Autorità garante per la protezione dei dati. La partecipazione al workshop di aziende ed esperti, sarà utile per vedere concretamente degli esempi su chi sta già applicando il regolamento e per analizzare i punti critici più rilevanti.Due le sessioni durante la giornata: una al mattino a cui partecipano, tra gli altri, Philippe Renaudière Data Protection Officer della Commissione europea e Francesco Pizzetti Ex Presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali;Università di Torino; al pomeriggio confronto tra aziende ed esperti. La partecipazione è libera e gratuita.

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Privacy, utenti più sicuri sui siti web che espongono il marchio di qualità

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 novembre 2017

computer-securityE’ un verdetto preoccupante, quello emesso dal Global Privacy Enforcement Network (GPEN) al termine di un’indagine internazionale condotta da ventiquattro Autorità per la protezione dei dati personali, tra le quali anche il Garante italiano:la ricerca, svolta su 455 siti web ed app di vari settori come viaggi, sanità, banche, social media, giochi d’azzardo, e retail, ha infatti evidenziato che solo il 35% delle informative sulla privacy menziona l’adozione di misure di sicurezza a protezione delle informazioni personali degli utenti, e il 67% dei siti e della applicazioni omette di specificare in quale parte del mondo vanno a finire i dati, mentre il 51% non chiarisce se e con chi questi vengono condivisi. Non solo le Autorità hanno rilevato policy spesso generiche e talvolta imprecise con riferimenti normativi obsoleti, ma a quasi metà degli utenti (44%) non vengono neanche comunicate le modalità di accesso per l’esercizio dei loro diritti.Benché lo scenario attuale delinei un web sempre più simile ad una giungla piena di insidie mettendo a rischio la fiducia degli utenti che si avvalgono della rete per socializzare e fare shopping online, arrivano però buone notizie grazie al marchio di qualità “Privacy Ok”, uno strumento che aiuterà gli utenti a valutare rapidamente il livello di conformità ad uno specifico codice di condotta e ai princìpi generali della normativa in materia di privacy di siti e app, come spiega Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy”Per contribuire ad un clima di fiducia che favorisca lo sviluppo del mercato digitale, le aziende virtuose che operano in modo trasparente e lecito hanno ora l’opportunità di ottenere un marchio di qualità ed esporlo sui propri siti web ed app per dare evidenza che hanno aderito al nostro codice di condotta assumendosi l’impegno vincolante di rispettarne tutte le regole. Inoltre, gli utenti possono contare sul fatto che non si tratta di un semplice bollino rilasciato in maniera autoreferenziale – sottolinea Bernardi – Infatti, le attività di assessment non vengono svolte dal nostro staff interno ma sono state affidate all’organismo di terza parte e indipendente TÜV Italia, che assicura l’imparzialità del processo di valutazione per determinare se un sito o una app è effettivamente conforme e meritevole di fregiarsi del marchio.”Ulteriori elementi di garanzia a tutela degli interessati, sono provveduti dall’operato di un comitato di vigilanza che monitora periodicamente i siti e le app che hanno ottenuto il marchio per verificare che continuino a rispettare il codice di condotta, e in ogni momento gli utenti stessi possono rivolgersi ad uno sportello online per inviare le loro segnalazioni.

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Parliament confirms negotiation mandate on e-Privacy rules

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 ottobre 2017

european parliamentBruxelles. A majority of MEPs confirmed the committee decision to enter into negotiations on the revision of EU privacy rules for electronic communications.The decision was backed by 318 votes to 280, with 20 abstentions. This means that Parliament is ready to start the talks with member states on the new e-Privacy regulation as soon as member states have agreed on their own negotiation position.Parliament’s mandate sets high standards of privacy, confidentiality and security in electronic communications across the EU. A ban on “cookie walls”, which block access to a website if the person does not agree to his or her data being used by the site, is among Parliament’s priorities. Snooping on personal devices via cookies or software updates, or tracking people without their clear approval through public hotspots or WI-FI in shopping centres, should also be prohibited, say MEPs.They also stress that data should only be used for the purpose of which consent has been given by the individual. So-called “meta-data”, which can give information about numbers called, websites visited, geographical location or the time and date a call was made and other sensitive data, should be treated as confidential and never passed on to third parties. Finally, “privacy by default” settings should become standard for all software used for electronic communications.

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Piattaforme online: lotta alle fake news, protezione della privacy e sostegno alla concorrenza leale

Posted by fidest press agency su domenica, 18 giugno 2017

sanità-digitaleBruxelles. Parlamento europeo. Secondo il testo approvato giovedì dai deputati, le normative esistenti che si applicano alle piattaforme online devono essere aggiornate all’era digitale. Per rafforzare la protezione dei consumatori e della privacy e, allo stesso tempo, sviluppare il potenziale delle piattaforme online, i deputati vogliono che la Commissione:
· investighi sui possibili errori e abusi di algoritmi che possono portare a discriminazione, concorrenza sleale o violazioni della privacy;
· provveda a sviluppare linee guida per far rispettare le norme in materia di responsabilità;
· proponga un trattamento paritario tra servizi online e offline;
· definisca e chiarisca ulteriormente le procedure di notifica e di rimozione per i contenuti e i materiali illegali;
· analizzi la possibilità di un’ulteriore legislazione per limitare la disseminazione e la diffusione di contenuti falsi.
Le stesse piattaforme online dovranno prendere alcune misure per assicurare il rispetto della privacy degli utenti e informazioni accurate, per:
· combattere materiali e contenuti illegali con misure di co-regolamentazione e autoregolamentazione (come il tracciamento dei trasgressori recidivi e la moderazione delle pagine web che possono avere contenuti inappropriati o illegali);
· contrastare la diffusione delle fake news, fornendo agli utenti degli strumenti per riconoscere le notizie false;
· informare precisamente gli utenti su quali dati personali vengono raccolti e sul loro utilizzo;
· assicurare l’anonimato qualora i dati personali siano raccolti da terze parti;
· offrire ai consumatori termini e condizioni chiari, comprensivi e corretti, presentati in maniera “user-friendly” ed evitando terminologia complessa. La risoluzione è stata approvata con 393 voti a favore, 146 contrari e 74 astensioni.

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Privacy, più tutele per gli utenti con il Data Protection Officer

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 giugno 2017

computer-securityBruxelles. Misure più severe e stringenti sono state recentemente varate per dare finalmente agli utenti maggiori tutele sulla loro privacy, ma non tutti ancora sanno del giro di vite che arriva dall’Unione Europea, con una riforma della normativa sulla protezione dei dati personali che sarà pienamente operativa dal 25 maggio 2018.
Tra dodici mesi, anche i cittadini italiani potranno quindi contare sul nuovo Regolamento UE 2016/679, e per far valere i loro diritti ed esigere il rispetto delle regole avranno all’occorrenza la facoltà di rivolgersi direttamente al “Data Protection Officer”.
Il “Responsabile della protezione dei dati”, questo il termine ufficiale reso nel testo italiano del regolamento, è una figura che, oltre a fungere da punto di contatto con gli interessati, trai vari compiti ha anche quello di cooperare con l’Autorità Garante, di sorvegliare che la normativa vigente e le policy siano correttamente attuate ed applicate, di informare e consigliare l’azienda ed i suoi dipendenti in merito alle disposizioni di legge in materia, e di fornire pareri in merito alla valutazione d’impatto sulla protezione dei dati che possono essere richiesti dalla direzione.
A spiegare in modo semplice e diretto quali sono i compiti ed i requisiti del DPO, è il primo di una serie di videoclip che Federprivacy ha iniziato a diffondere a scopo divulgativo per informare cittadini e imprese sulle novità del Regolamento.
Poiché il data protection officer sarà obbligatorio per tutte le pubbliche amministrazioni e per le imprese che nelle loro attività principali trattano dati sensibili su larga scala o controllano sistematicamente gli interessati, l’Osservatorio di Federprivacy stima che saranno circa 45mila gli esperti della materia richiesti dal mercato, ma Nicola Bernardi, presidente della principale associazione italiana dei professionisti della protezione dei dati avverte:”La protezione dei dati è un diritto di libertà, e buona parte delle speranze dei cittadini di vedere finalmente una svolta nella tutela della loro privacy è nelle mani dei data protection officer, perciò aziende pubbliche e private devono prestare la massima attenzione scegliendo per questo ruolo dei professionisti che operino in piena indipendenza e in assenza di conflitti d’interesse, e che possiedano un’adeguata conoscenza della normativa e delle prassi di gestione dei dati personali come richiede l’art.37 del Regolamento UE 2016/679.”Prima di designare un data protection officer, le aziende devono quindi esaminare scrupolosamente il curriculum del candidato per verificare se questo abbia effettivamente le competenze necessarie, che possono essere documentate non solo dal titolo di studio, ma anche da un significativo bagaglio di esperienza e da una formazione specialistica, meglio se comprovate da una certificazione delle professionalità che goda di oggettivo riconoscimento nel mercato delle professioni, come ad esempio quella di “Privacy Officer e Consulente della Privacy”, che TÜV Italia rilascia fin dal 2012 sulla base del disciplinare di Federprivacy.

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Privacy Regolamento UE: dalla teoria alla pratica

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 Mag 2017

antitrustMilano 22 giugno 2017 ore 10.00 Inizio dei lavori Hotel NH President, Largo Augusto 10 Stanno aumentando di numero e di volume le multe che Autorità privacy e Autorità Antitrust stanno comminando alle imprese per scelte in contrasto o in violazione con la normativa. Le multe sono significative perché sanciscono di fatto un principio fondamentale: le società non hanno il diritto di trattare i dati personali come vogliono. La tutela dei dati personali deve diventare parte integrante della governance delle aziende e delle scelte di business. Non si può prescindere dal rispetto di normative che sanciscono diritti fondamentali delle persone. I principi e gli obblighi in materia di protezione dei dati sono spesso applicati in modo insufficiente a livello di misure e pratiche interne sostanziali. Il Regolamento europeo introduce un approccio nuovo, basato sul rischio nel trattamento dei dati personali. Adempimenti e misure da graduare (in funzione anche dei costi) sulla base di principi generali ed in relazione alla “pericolosità” dei dati personali.
Il Regolamento di fatto obbliga a ripensare ai trattamenti in essere, a verificare l’impostazione dei sistemi e degli strumenti di trattamento. Appare inderogabile un vero e proprio salto di qualità: da un approccio teorico e formale ad un approccio sostanziale e pratico, che tenga conto dei rischi connessi al trattamento e dei tipi di dati trattati e che valorizzi la capacità di prevenire e gestire gli incidenti.
Il 25 maggio 2018, data di piena applicabilità del Regolamento europeo, sembra lontano ma risulta molto vicino se si pensa alle azioni e alle misure che il nuovo principio di responsabilità richiede di mettere in atto per garantire che i principi e gli obblighi stabiliti nel Regolamento siano rispettati e per dimostrare tale osservanza, su richiesta, alle Autorità di controllo. Nel corso dell’incontro, di taglio pratico, saranno affrontati importanti tutti i temi connessi ai numerosi cambiamenti nel quadro normativo europeo e il conseguente impatto su imprese, istituzioni e persone. Relatori:
Alessandro Frillici, Avvocato Patrocinante in Cassazione
Patrizia Ghini, Consulenza e Organizzazione aziendale – Studio Patrizia Ghini
Raffaele Zallone, Studio Legale Zallone
Rodolfo Zani, Crowe Horwath Studio Associato Servizi Professionali Integrati.

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Concorrenza: Parlamento permerabile alle esigenze delle imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 Mag 2017

aula senatoL’approvazione del ddl Concorrenza avvenuto ieri in Senato, con 158 voti a favore, da il via libera al telemarketing selvaggio, provocando lo sconcerto del Garante della Privacy che si dice estremamente preoccupato per la norma contenuta nel testo.
Se la norma dovesse essere approvata anche alla Camera, non ci sarà più alcun limite alle telefonate commerciali moleste.Chiunque vorrà, in qualsiasi momento potrà telefonarci e proporci un contratto, una compravendita o un’offerta commerciale, anche in maniera insistente.L’unica forma di tutela alla quale potrà appellarsi l’utente è la possibilità di rifiutare le chiamate successive alla prima. Di fatto, non può intervenire preventivamente e, di conseguenza, difendersi dal telemarketing selvaggio che, in questo modo, viene “liberalizzato”. Eliminando il consenso preventivo per le chiamate promozionali diventa praticamente impossibile contrastare le violazioni in questo settore.
“Il nostro Parlamento – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale CODICI – si dimostra sempre più permeabile alle esigenze delle imprese, piuttosto che a quelle dei consumatori.”E’ evidente che l’approvazione di questa norma, contenuta nel Ddl Concorrenza, renda vane tutte le battaglie portate avante contro il telemarketing selvaggio dalla nostra Associazione. Gli utenti, già in balia di operatori telefonici insistentemente aggressivi, si ritroveranno totalmente disarmati dinanzi ad un fenomeno che negli anni ha assunto un peso negativamente rilevante e già estremamente difficile da contrastare. Ancora una volta, i consumatori, che dovrebbero essere il soggetto primo da salvaguardare, diventano gli ultimi in una scala di priorità fissata da chi dovrebbe rappresentarci, difenderci e tutelarci e invece pare sempre fare il gioco del più forte.

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Data Privacy Shield: MEPs alarmed at undermining of privacy safeguards in the US

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 aprile 2017

European_Investment_Bank_-_LuxemburgBruxelles. New rules allowing the US National Security Agency (NSA) to share private data with other US agencies without court oversight, recent revelations about surveillance activities by a US electronic communications service provider and vacancies on US oversight bodies are among the concerns raised by MEPs in a resolution passed on Thursday. In the resolution, adopted by 306 votes to 240, with 40 abstentions, MEPs call on the EU Commission to conduct a proper assessment and ensure that the EU-US “Privacy Shield” for data transferred for commercial purposes provides enough personal data protection for EU citizens to comply with the EU Charter of Fundamental Rights and new EU data protection rules. The first annual review of the Privacy Shield framework is expected in September. “This resolution aims to ensure that the Privacy Shield stands the test of time and that it does not suffer from critical weaknesses”, said Civil Liberties Committee Chair Claude Moraes (S&D, UK). “We acknowledge the significant improvements made compared to the former EU-US Safe Harbour, but there are clearly deficiencies that remain to be urgently resolved to provide legal certainty for the citizens and businesses that depend on this agreement”, he added.MEPs are particularly worried about:
recent revelations about surveillance activities conducted by a US electronic communications service provider at the request of the NSA and FBI in 2015, one year after Presidential Policy Directive 28 limited the amount of data intelligence that can be collected and processed, new rules that from January 2017 allow the NSA to share vast amounts of private data, gathered without warrant, court orders or congressional authorisation, with 16 other agencies, including the FBI, the rejection of rules to protect the privacy of broadband customers by the Senate and the House of Representatives in March, which “ eliminates (…) rules that would have required internet service providers to get consumers’ explicit consent before selling or sharing web browsing data and other private information with advertisers and other private companies”,vacancies on the Privacy and Civil Liberties Oversight Board, which means that it lost its quorum on 7 January, making it more limited in its authority, while at the same time the Federal Trade Commission, which enforces the Privacy Shield, has three of its five seats vacant,insufficient independence of the Ombudsperson mechanism set up by the US Department of State plus the fact that the incoming US administration has not appointed a new Ombudsperson , and the fact that neither the Privacy Shield Principles nor letters from the US administration demonstrate the existence of effective judicial redress rights for EU individuals whose data are transferred to the US.

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Big Data: Parliament calls for better protection of fundamental rights and privacy

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 marzo 2017

european parliamentStrengthened transparency of algorithms, special attention to data used for law enforcement and more investment in digital literacy needed to safeguard fundamental rights in the digital era, MEPs say in a non-legislative resolution passed on Tuesday.
The non-legislative resolution drafted by Ana Gomes (S&D, PT) on the fundamental rights implications on Big data looks at how the increasing use of Big data impacts on fundamental rights, namely privacy and data protection.Big data is growing by 40% per year and has the potential to bring undeniable benefits and opportunities for citizens, businesses and governments, but also entails significant risks with regard to the protection of fundamental rights as guaranteed by the EU Charter and Union law. The resolution stresses the need to avoid discrimination based on the use of such data, including in law enforcement, as well as the need to ensure security of data.
MEPs want the Commission, the member states and the data protection authorities to take “any possible measures” to minimise algorithmic discrimination, including price discrimination, where consumers are given different prices of a product based on data collected from their previous internet behaviour, or unlawful discrimination and targeting of certain groups or persons defined by their race, colour, ethic or social origin, religion or political view or being refused from social benefits.”It is not just a question of data protection. These algorithms do have a real impact on peoples’ private lives because they can actually provoke what is happening and they can actually call into question and put at risk our fundamental rights through social media”, said Parliament’s rapporteur Ana Gomes in the debate ahead of the plenary vote.MEPs also emphasise the need for greater accountability and transparency of algorithms with regards to data processing and analytics by both private and public sector and warn that low quality of data or low quality procedures could result in biased algorithms.
The increase in data flows imply further vulnerabilities and new security challenges, MEPs say. They call for the use of privacy by design and by default, anonymisation techniques, encryption, and mandatory privacy impact assessments. They also stress that special attention should be given to the security of e-government systems.Special attention should also be paid to data used in for law enforcement purposes which should always be assessed by a human being, MEPs say. They call on the Commission, the European Data Protection Board and other independent supervisory authorities to issue guidelines and best practises for further specifying the criteria and conditions for decisions based on the use of big data for law enforcement purposes.MEPs urge the EU institutions and member states to invest in digital awareness raising of digital rights, privacy and data protection among citizens, including children. This education should foster an understanding of how algorithms and automated decision-making work and how data is collected for example from social networks, connected devices and internet searches.

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Ospedali e medici sui social tra informazione e privacy

Posted by fidest press agency su martedì, 28 febbraio 2017

dirittiLa vicenda dell’ospedale di Nola arrivata su tutti i giornali, in cui una persona ha fotografato pazienti curati per terra per mancanza di posti letto ha scoperchiato un vaso di Pandora: denunce, interviste e la scoperta dell’esistenza di decine di gruppi sui principali social. Sono gruppi segreti o chiusi che hanno lo scopo di raccogliere le segnalazioni sui disservizi delle varie strutture sanitarie italiane. Sono già decine, vi si accede su invito e sono difficili da individuare ma si stima che ne nascano circa 10 al giorno.Più che una moda, un desiderio di denuncia, una valvola di sfogo, un luogo dove canalizzare commenti rabbiosi. Tanto praticamente tutti hanno in tasca un tablet o uno smartphone con cui riprendere la visita medica del parente o registrare l’audio della propria, spiare cosa accade in corsia e raccogliere documentazione per eventuali denunce di disservizi. Il passo successivo è postare il video su un social network e raccogliere la solidarietà degli altri membri, oppure collezionare testimonianze analoghe. Peccato che si rischi di commettere un illecito, se non addirittura un reato, come spiega l’avvocato Salvatore Frattallone, del Foro di Padova e Chairman del Network di avvocati View Net Legal.
Il Garante per la privacy ha chiarito che se le informazioni sono caricate online e risultano visibili in rete in modo libero, da parte di chiunque si connetta al web, allora operano le più stringenti regole della privacy.Dunque, bisogna prestare attenzione alle regole sulla privacy del proprio account sui social: rendere il post visibile a tutti o solo agli amici fa una bella differenza! I social network devono essere considerati dei mezzi divulgativi di informazioni verso una quantità indeterminata di soggetti e quindi potenzialmente devastanti.Il fatto di caricare foto altrui su di un profilo facebook (o un gruppo), purché ‘chiuso’, non comporta, di per sé, l’applicazione del Codice della Privacy ma può aprire la strada del penale. Può essere commesso, infatti, il reato di corte europea giustiziadiffamazione quando si verifica una lesione dell’altrui reputazione (purché la comunicazione avvenga fra almeno tre persone).Per essere colpevoli del delitto, basta un commento offensivo o un LIKE ad un commento offensivo della dignità del soggetto ripreso; peraltro, nel processo penale, si può innestare una causa civile se la vittima intende ottenere un risarcimento per la reputazione che gli è stata lesa. In questi casi, infatti, opera l’art. 595 c.p. perché è fuori discussione che il binomio ‘immagine+didascalia’ è sicuramente idoneo a ledere la professionalità o l’immagine dell’ospedale, al pari di quella delle persone riprese in video e dileggiate.
Per la Cassazione, il post su Facebook, se offensivo, comporta l’aggravante ex art. 595, co. 3, c.p. perché il reato è stato consumato attraverso un mezzo di pubblicità, che fa scattare la pena da 6 mesi a 3 anni (Cass. Pen., Sent. n° 4873/17).“Se una persona scatta una foto o gira un video e la tiene per sé, non c’è alcuna violazione, ammesso che il documento non contenga ad esempio informazioni sullo stato di salute di un soggetto riconoscibile, perché sono dati considerati sensibili e soggetti alla riservatezza. Quindi in questo caso, social network o no, prima di effettuare la ripresa è necessario sia dare l’informativa (art. 13), che ottenere il consenso scritto dell’interessato, sennò il trattamento è illecito. Anzi, in alcuni peculiari casi è stato persino ritenuto integrato il reato di ‘interferenze illecite nella vita privata’” prosegue l’avvocato Frattallone.Se sono il familiare della persona ricoverata, posso riprendere il parente per uso personale, senza postarlo, qualora mi serva la prova di una responsabilità medica, ad esempio. Ma se la ripresa è destinata ad essere postata sui social, ho bisogno anche del consenso scritto delle altre persone riprese nella stanza d’ospedale.
Mentre nel caso sia fotografato un operatore sanitario da parte di un paziente entra in gioco l’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori, per il quale v’è il divieto assoluto di controllo del lavoratore tramite impianti audiovisivi o altre apparecchiature simili, salvo siano state ottenute le prescritte autorizzazioni. In questo senso, la tutela del lavoratore deve ritenersi trasversale. Se, facciamo un esempio, un infermiere gioca al pc mentre è di turno al lavoro, la condotta può essere fotografata da un paziente ma solo per allegarla ad una denuncia da consegnare alle autorità che per accertare l’illecito dovranno comunque eseguire delle indagini su mandato di un giudice. Quindi non ogni impiego delle risorse tecnologiche è di default lecito e consentito. Ricapitolando, nel caso in cui si vogliano scattare delle foto o riprendere degli operatori sanitari mentre lavorano, va richiesto preventivamente il consenso. E se si riprendono, anche accidentalmente, degli altri pazienti (ad esempio allettati nella camera in cui sono ricoverati) a loro va chiesto il consenso scritto (o va documentato che il permesso è stato chiesto e concesso) e i volti vanno oscurati, a loro tutela.

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Big Data: Civil Liberties MEPs call for better protection of fundamental rights and privacy

Posted by fidest press agency su sabato, 11 febbraio 2017

european parliamentMore investment in digital literacy, strengthened transparency of algorithms and special attention to data used for law enforcement needed to safeguard fundamental rights in the digital era, Civil Liberties MEPs say in a non-legislative resolution passed on Thursday.
The non-legislative resolution drafted by Ana Gomes (S&D, PT) on the fundamental rights implications on Big data looks at how the increasing use of Big data impacts on fundamental rights, namely privacy and data protection. It stresses the need to avoid discrimination based on the use of such data, including in law enforcement, as well as the need to ensure security of data.While the big data is growing by 40% per year and has the potential to bring undeniable benefits and opportunities for citizens, businesses and governments, but also entails significant risks with regard to the protection of fundamental rights as guaranteed by the EU Charter and Union law.”With this report, we want to stress that the immense opportunities of big data can only be fully enjoyed by citizens and institutions if there is public trust in these technologies”, said Parliament’s rapporteur Ana Gomes.“Big data analytics pose specific challenges for fundamental rights and raise concerns over discrimination and security. We need to address these risks with specific guidelines, more transparency and algorithmic accountability. We have a strong data protection framework in the EU, but tackling these issues in an effective manner will require genuine and concerted cooperation between the private and public sectors, law enforcement authorities and independent supervisory authorities. This is certainly an issue that Parliament will continue to look at,” she added.
MEPs also want the Commission, the member states and the data protection authorities to take “any possible measures” to minimise algorithmic discrimination, including price discrimination, where consumers are given different prices of a product based on data collected from their previous internet behaviour, or unlawful discrimination and targeting of certain groups or persons defined by their race, colour, ethic or social origin, religion or political view or being refused from social benefits.
They also emphasise the need for greater accountability and transparency of algorithms with regards to data processing and analytics by both private and public sector and warn that low quality of data or low quality procedures could result in biased algorithms. MEPs also emphasise that the enforcement of the General Data Protection Regulation with respect to algorithms and big data.
The increase in data flows imply further vulnerabilities and new security challenges, MEPs say. They call for the use of privacy by design and by default, anonymisation techniques, encryption, and mandatory privacy impact assessments. They also stress that special attention should be given to the security of e-government systems.Special attention should also be paid to data used in for law enforcement purposes which should always be assessed by a human being, MEPs say. They recall that Directive (EU) 2016/680 governs the processing of personal data for law enforcement purposes and call on the Commission, the European Data Protection Board and other independent supervisory authorities to issue guidelines and best practises for further specifying the criteria and conditions for decisions based on the use of big data for law enforcement purposes.
MEPs urge the EU institutions and member states to invest in digital awareness-raising of digital rights, privacy and data protection among citizens, including children. This education should foster an understanding of how algorithms and automated decision-making work and how data is collected for example from social networks, connected devices and internet searches.

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“Il nuovo regolamento Privacy e la sua applicazione nel settore pubblico e privato”

Posted by fidest press agency su domenica, 27 novembre 2016

fondazione-bassoRoma 16 Dicembre 2016 ore 9 via Dogana Vecchia 5 Seminario informativo presso la sala conferenze della Fondazione Lelio e Lisli Basso.
Il 24 maggio 2016 è entrato in vigore il nuovo Regolamento europeo (Reg. 2016/679), il quale si propone di disciplinare, sul piano europeo, la protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché la libera circolazione dei dati medesimi. Le nuove disposizioni pongono i cittadini al centro del sistema, riconoscendo loro nuovi diritti e offrendo loro un maggior controllo sull’utilizzo dei dati. Le pubbliche amministrazione e le imprese dovranno adeguarsi alle nuove regole sulla protezione dei dati personali. Il seminario vuole contribuire, dunque, ad avviare una concreta riflessione sui problemi di interpretazione e di applicazione pratica delle nuove disposizioni, coinvolgendo le autorità pubbliche, i professionisti, le imprese. La partecipazione è gratuita. I posti disponibili sono limitati.
PROGRAMMA
9:00 – Apertura dei lavori – Elena Ferrara – Senatrice (da confermare)
9.15 – Stefano Rodotà – Giurista
9:30 – 9:50 Giovanni Buttarelli – Garante europeo della protezione dei dati
La tutela dei dati personali: Dalla direttiva 95 /46 al nuovo Regolamento
9:50 – 10:20 Vanna Palumbo – Dirigente del Servizio relazioni istituzionali dell’Autorità Garante per la Protezione dei dati
Le sfide dell’applicazione del nuovo Regolamento privacy
10:20 – 10:40 Gennaro Vecchione – Comandante delle unità Speciali della Guardia di Finanza
L’attività ispettiva e di controllo del trattamento dei dati personali alla luce del nuovo Regolamento privacy
10:40 – 11:00 Angelo Marcello Cardani – Presidente Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni (da confermare)
Le implicazioni del nuovo Regolamento privacy nel settore delle Telecomunicazioni
11:00 – 11:20 Filomena Albano – Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza (da confermare)
Le implicazioni del nuovo Regolamento privacy per la protezione dei diritti dei bambini e degli adolescenti
11:35 – 11:55 Francesco Modaferri – Dirigente Dipartimento libertà pubbliche e sanità dell’Autorità Garante per la Protezione dei dati*
Il ruolo della pubblica amministrazione nella protezione dei dati personali
11:55 – 12:15 Fabio Di Resta – Presidente del Centro Europeo per la Privacy
Compiti e responsabitlità del “data protection officer” nella tutela dei dati personali nella pubblica amministrazione e nelle imprese
12:15 – 12:35 Emilio De Capitani – Presidente del FREE (Fundamental Rights European Group)
Protezione dei dati nelle sentenze della Corte di Giustizia Europea
12:30-13:00 Dibattito con i partecipanti (foto: fondazione basso)

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Regolamento Privacy UE, le aziende non possono più tergiversare

Posted by fidest press agency su sabato, 15 ottobre 2016

european-unionSembra ancora lontano anni luce il 25 maggio 2018, data in cui il nuovo Regolamento UE 2016/679 sulla protezione dei dati sarà direttamente applicabile in tutti i Paesi dell’UE, senza necessità di recepimento o altro atto formale da parte dei singoli Stati membri.
Infatti, anche se manca poco più di un anno e mezzo per adeguarsi entro questo termine perentorio alla normativa che sostituirà il “vecchio” Codice della Privacy (Dlgs 196/2003), una ricerca della Compuware Corporation rileva che il 64% delle imprese in Italia non ha ancora adottato un piano per far fronte all’impatto delle nuove regole, che sono troppo numerose e notevoli per essere prese sottogamba dalle aziende, come sottolinea la Prof.ssa Licia Califano, componente del Garante per la protezione dei dati personali, in occasione del 6° Privacy Day Forum, organizzato da Federprivacy: “Tra i punti di forza del nuovo Regolamento Europeo, si rimarca anzitutto un’accentuazione del profilo dei doveri che gravano sui titolari del trattamento. Vanno in questo senso: la statuizione del principio di accountability; l’irrobustimento delle garanzie di sicurezza; la previsione della privacy by design e privacy by default; l’introduzione dei registri aziendali dei trattamenti, della valutazione d’impatto e della consultazione preventiva; l’immissione della nuova figura del data protection officer; il ricorso alla certificazione nei processi di trattamento.”
E dal maggio del 2018 il giro di vite riguarderà anche “le funzioni di controllo delle Autorità garanti, chiamate non solo ad una cooperazione reciproca più stretta, anche grazie al meccanismo dello sportello unico per le imprese, (cd. one-stop-shop) – spiega la Califano – ma soprattutto ad esercitare poteri di vigilanza ben più pregnanti a garanzia ultima dei diritti dell’interessato, che il Regolamento arricchisce e rinforza”. Con una serie di attività da intraprendere decisamente complesse, è perciò urgente che aziende e pubbliche amministrazioni si attivino tempestivamente, come afferma a margine del convegno Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy:
“Poiché il nuovo Regolamento bada molto alla sostanza, é importante che le imprese si rivolgano a professionisti preparati e competenti sulla materia, e anche se il tempo a disposizione sembra tanto, in realtà non si può pensare di aspettare l’imminenza della scadenza per attivarsi -osserva Bernardi- anche perché nella maggior parte dei casi è richiesta una preventiva valutazione di impatto sulla protezione dei dati, (c.d. privacy impact assessment), e l’adozione di adeguate misure di sicurezza per dimostrare la conformità può richiedere mesi di lavoro.”Come è stato messo in evidenza al 6° Privacy Day Forum, una vera e propria rivoluzione copernicana della privacy è quindi in arrivo, e con il nuovo regime sanzionatorio che introdurrà multe severe che potranno arrivare fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato annuo globale dei trasgressori, alle aziende non rimane altro che rimboccarsi le maniche per mettersi in regola al più presto.

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Videosorveglianza a rischio privacy: servono competenze e nuove regole

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2016

internetGrazie alle telecamere è possibile vigilare su abitazioni ed aziende, parlare in videoconferenza da un capo all’altro del mondo, monitorare a distanza i pazienti nelle strutture sanitarie, ma c’è anche un rovescio della medaglia, perchè come tutti i dispositivi connessi al web nell’Internet of Things, implicano anch’esse delle criticità e delle vulnerabilità che sempre più spesso vengono sfruttate da malintenzionati per spiare gli stessi proprietari che le hanno installate, e nel 2018 saranno quasi 1 miliardo in tutto il mondo. Le sempre più frequenti notizie di cronaca, mettono di fatto in evidenza come siano costantemente in aumento violazioni del Codice della Privacy attraverso telecamere e webcam, anche se la colpa non è sempre da attribuire tutta agli hacker e ai criminali, come spiega Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy:
“Le mani in cui si affidano utenti e aziende che devono installare un sistema di videosorveglianza, spesso non possiedono competenze adeguate sulla security e tantomeno in materia di protezione dei dati personali. Per evitare gravi violazioni della privacy di cittadini e lavoratori, è necessario avvalersi solo di professionisti preparati non solo a livello tecnico, ma anche sul piano giuridico, e se possibile con competenze certificate – afferma Bernardi – Inoltre, l’ultimo provvedimento generale in materia di videosorveglianza emesso dal Garante risale al 2010, ma nel frattempo la tecnologia si è evoluta freneticamente. Auspichiamo perciò che l’Authority emani al più presto regole aggiornate ed adeguate al contesto attuale.”
Per quanto riguarda le competenze dei professionisti della data protection, già dal 2011 Federprivacy ha promosso la certificazione delle competenze dei Privacy Officer con il TÜV Examination Institute, e da inizio di quest’anno è partito anche un percorso specialistico di secondo livello per la figura del “Consulente della Privacy del settore della Videosorveglianza”, che sta già vedendo buoni risultati non solo da parte degli addetti ai lavori, ma anche degli stessi installatori.
In Italia, TÜV certifica infatti i professionisti che, attraverso un corso formativo gestito da Ethos Academy e patrocinato da Federprivacy, documentano la loro esperienza in materia, e sostengono infine un esame con l’ente bavarese per dimostrare l’effettivo possesso delle competenze necessarie per assicurare un adeguato livello di protezione dei dati secondo quanto prescritto dalla normativa vigente in materia di privacy.

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