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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘privacy’

Ospedali e medici sui social tra informazione e privacy

Posted by fidest press agency su martedì, 28 febbraio 2017

dirittiLa vicenda dell’ospedale di Nola arrivata su tutti i giornali, in cui una persona ha fotografato pazienti curati per terra per mancanza di posti letto ha scoperchiato un vaso di Pandora: denunce, interviste e la scoperta dell’esistenza di decine di gruppi sui principali social. Sono gruppi segreti o chiusi che hanno lo scopo di raccogliere le segnalazioni sui disservizi delle varie strutture sanitarie italiane. Sono già decine, vi si accede su invito e sono difficili da individuare ma si stima che ne nascano circa 10 al giorno.Più che una moda, un desiderio di denuncia, una valvola di sfogo, un luogo dove canalizzare commenti rabbiosi. Tanto praticamente tutti hanno in tasca un tablet o uno smartphone con cui riprendere la visita medica del parente o registrare l’audio della propria, spiare cosa accade in corsia e raccogliere documentazione per eventuali denunce di disservizi. Il passo successivo è postare il video su un social network e raccogliere la solidarietà degli altri membri, oppure collezionare testimonianze analoghe. Peccato che si rischi di commettere un illecito, se non addirittura un reato, come spiega l’avvocato Salvatore Frattallone, del Foro di Padova e Chairman del Network di avvocati View Net Legal.
Il Garante per la privacy ha chiarito che se le informazioni sono caricate online e risultano visibili in rete in modo libero, da parte di chiunque si connetta al web, allora operano le più stringenti regole della privacy.Dunque, bisogna prestare attenzione alle regole sulla privacy del proprio account sui social: rendere il post visibile a tutti o solo agli amici fa una bella differenza! I social network devono essere considerati dei mezzi divulgativi di informazioni verso una quantità indeterminata di soggetti e quindi potenzialmente devastanti.Il fatto di caricare foto altrui su di un profilo facebook (o un gruppo), purché ‘chiuso’, non comporta, di per sé, l’applicazione del Codice della Privacy ma può aprire la strada del penale. Può essere commesso, infatti, il reato di corte europea giustiziadiffamazione quando si verifica una lesione dell’altrui reputazione (purché la comunicazione avvenga fra almeno tre persone).Per essere colpevoli del delitto, basta un commento offensivo o un LIKE ad un commento offensivo della dignità del soggetto ripreso; peraltro, nel processo penale, si può innestare una causa civile se la vittima intende ottenere un risarcimento per la reputazione che gli è stata lesa. In questi casi, infatti, opera l’art. 595 c.p. perché è fuori discussione che il binomio ‘immagine+didascalia’ è sicuramente idoneo a ledere la professionalità o l’immagine dell’ospedale, al pari di quella delle persone riprese in video e dileggiate.
Per la Cassazione, il post su Facebook, se offensivo, comporta l’aggravante ex art. 595, co. 3, c.p. perché il reato è stato consumato attraverso un mezzo di pubblicità, che fa scattare la pena da 6 mesi a 3 anni (Cass. Pen., Sent. n° 4873/17).“Se una persona scatta una foto o gira un video e la tiene per sé, non c’è alcuna violazione, ammesso che il documento non contenga ad esempio informazioni sullo stato di salute di un soggetto riconoscibile, perché sono dati considerati sensibili e soggetti alla riservatezza. Quindi in questo caso, social network o no, prima di effettuare la ripresa è necessario sia dare l’informativa (art. 13), che ottenere il consenso scritto dell’interessato, sennò il trattamento è illecito. Anzi, in alcuni peculiari casi è stato persino ritenuto integrato il reato di ‘interferenze illecite nella vita privata’” prosegue l’avvocato Frattallone.Se sono il familiare della persona ricoverata, posso riprendere il parente per uso personale, senza postarlo, qualora mi serva la prova di una responsabilità medica, ad esempio. Ma se la ripresa è destinata ad essere postata sui social, ho bisogno anche del consenso scritto delle altre persone riprese nella stanza d’ospedale.
Mentre nel caso sia fotografato un operatore sanitario da parte di un paziente entra in gioco l’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori, per il quale v’è il divieto assoluto di controllo del lavoratore tramite impianti audiovisivi o altre apparecchiature simili, salvo siano state ottenute le prescritte autorizzazioni. In questo senso, la tutela del lavoratore deve ritenersi trasversale. Se, facciamo un esempio, un infermiere gioca al pc mentre è di turno al lavoro, la condotta può essere fotografata da un paziente ma solo per allegarla ad una denuncia da consegnare alle autorità che per accertare l’illecito dovranno comunque eseguire delle indagini su mandato di un giudice. Quindi non ogni impiego delle risorse tecnologiche è di default lecito e consentito. Ricapitolando, nel caso in cui si vogliano scattare delle foto o riprendere degli operatori sanitari mentre lavorano, va richiesto preventivamente il consenso. E se si riprendono, anche accidentalmente, degli altri pazienti (ad esempio allettati nella camera in cui sono ricoverati) a loro va chiesto il consenso scritto (o va documentato che il permesso è stato chiesto e concesso) e i volti vanno oscurati, a loro tutela.

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Big Data: Civil Liberties MEPs call for better protection of fundamental rights and privacy

Posted by fidest press agency su sabato, 11 febbraio 2017

european parliamentMore investment in digital literacy, strengthened transparency of algorithms and special attention to data used for law enforcement needed to safeguard fundamental rights in the digital era, Civil Liberties MEPs say in a non-legislative resolution passed on Thursday.
The non-legislative resolution drafted by Ana Gomes (S&D, PT) on the fundamental rights implications on Big data looks at how the increasing use of Big data impacts on fundamental rights, namely privacy and data protection. It stresses the need to avoid discrimination based on the use of such data, including in law enforcement, as well as the need to ensure security of data.While the big data is growing by 40% per year and has the potential to bring undeniable benefits and opportunities for citizens, businesses and governments, but also entails significant risks with regard to the protection of fundamental rights as guaranteed by the EU Charter and Union law.”With this report, we want to stress that the immense opportunities of big data can only be fully enjoyed by citizens and institutions if there is public trust in these technologies”, said Parliament’s rapporteur Ana Gomes.“Big data analytics pose specific challenges for fundamental rights and raise concerns over discrimination and security. We need to address these risks with specific guidelines, more transparency and algorithmic accountability. We have a strong data protection framework in the EU, but tackling these issues in an effective manner will require genuine and concerted cooperation between the private and public sectors, law enforcement authorities and independent supervisory authorities. This is certainly an issue that Parliament will continue to look at,” she added.
MEPs also want the Commission, the member states and the data protection authorities to take “any possible measures” to minimise algorithmic discrimination, including price discrimination, where consumers are given different prices of a product based on data collected from their previous internet behaviour, or unlawful discrimination and targeting of certain groups or persons defined by their race, colour, ethic or social origin, religion or political view or being refused from social benefits.
They also emphasise the need for greater accountability and transparency of algorithms with regards to data processing and analytics by both private and public sector and warn that low quality of data or low quality procedures could result in biased algorithms. MEPs also emphasise that the enforcement of the General Data Protection Regulation with respect to algorithms and big data.
The increase in data flows imply further vulnerabilities and new security challenges, MEPs say. They call for the use of privacy by design and by default, anonymisation techniques, encryption, and mandatory privacy impact assessments. They also stress that special attention should be given to the security of e-government systems.Special attention should also be paid to data used in for law enforcement purposes which should always be assessed by a human being, MEPs say. They recall that Directive (EU) 2016/680 governs the processing of personal data for law enforcement purposes and call on the Commission, the European Data Protection Board and other independent supervisory authorities to issue guidelines and best practises for further specifying the criteria and conditions for decisions based on the use of big data for law enforcement purposes.
MEPs urge the EU institutions and member states to invest in digital awareness-raising of digital rights, privacy and data protection among citizens, including children. This education should foster an understanding of how algorithms and automated decision-making work and how data is collected for example from social networks, connected devices and internet searches.

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“Il nuovo regolamento Privacy e la sua applicazione nel settore pubblico e privato”

Posted by fidest press agency su domenica, 27 novembre 2016

fondazione-bassoRoma 16 Dicembre 2016 ore 9 via Dogana Vecchia 5 Seminario informativo presso la sala conferenze della Fondazione Lelio e Lisli Basso.
Il 24 maggio 2016 è entrato in vigore il nuovo Regolamento europeo (Reg. 2016/679), il quale si propone di disciplinare, sul piano europeo, la protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché la libera circolazione dei dati medesimi. Le nuove disposizioni pongono i cittadini al centro del sistema, riconoscendo loro nuovi diritti e offrendo loro un maggior controllo sull’utilizzo dei dati. Le pubbliche amministrazione e le imprese dovranno adeguarsi alle nuove regole sulla protezione dei dati personali. Il seminario vuole contribuire, dunque, ad avviare una concreta riflessione sui problemi di interpretazione e di applicazione pratica delle nuove disposizioni, coinvolgendo le autorità pubbliche, i professionisti, le imprese. La partecipazione è gratuita. I posti disponibili sono limitati.
PROGRAMMA
9:00 – Apertura dei lavori – Elena Ferrara – Senatrice (da confermare)
9.15 – Stefano Rodotà – Giurista
9:30 – 9:50 Giovanni Buttarelli – Garante europeo della protezione dei dati
La tutela dei dati personali: Dalla direttiva 95 /46 al nuovo Regolamento
9:50 – 10:20 Vanna Palumbo – Dirigente del Servizio relazioni istituzionali dell’Autorità Garante per la Protezione dei dati
Le sfide dell’applicazione del nuovo Regolamento privacy
10:20 – 10:40 Gennaro Vecchione – Comandante delle unità Speciali della Guardia di Finanza
L’attività ispettiva e di controllo del trattamento dei dati personali alla luce del nuovo Regolamento privacy
10:40 – 11:00 Angelo Marcello Cardani – Presidente Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni (da confermare)
Le implicazioni del nuovo Regolamento privacy nel settore delle Telecomunicazioni
11:00 – 11:20 Filomena Albano – Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza (da confermare)
Le implicazioni del nuovo Regolamento privacy per la protezione dei diritti dei bambini e degli adolescenti
11:35 – 11:55 Francesco Modaferri – Dirigente Dipartimento libertà pubbliche e sanità dell’Autorità Garante per la Protezione dei dati*
Il ruolo della pubblica amministrazione nella protezione dei dati personali
11:55 – 12:15 Fabio Di Resta – Presidente del Centro Europeo per la Privacy
Compiti e responsabitlità del “data protection officer” nella tutela dei dati personali nella pubblica amministrazione e nelle imprese
12:15 – 12:35 Emilio De Capitani – Presidente del FREE (Fundamental Rights European Group)
Protezione dei dati nelle sentenze della Corte di Giustizia Europea
12:30-13:00 Dibattito con i partecipanti (foto: fondazione basso)

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Regolamento Privacy UE, le aziende non possono più tergiversare

Posted by fidest press agency su sabato, 15 ottobre 2016

european-unionSembra ancora lontano anni luce il 25 maggio 2018, data in cui il nuovo Regolamento UE 2016/679 sulla protezione dei dati sarà direttamente applicabile in tutti i Paesi dell’UE, senza necessità di recepimento o altro atto formale da parte dei singoli Stati membri.
Infatti, anche se manca poco più di un anno e mezzo per adeguarsi entro questo termine perentorio alla normativa che sostituirà il “vecchio” Codice della Privacy (Dlgs 196/2003), una ricerca della Compuware Corporation rileva che il 64% delle imprese in Italia non ha ancora adottato un piano per far fronte all’impatto delle nuove regole, che sono troppo numerose e notevoli per essere prese sottogamba dalle aziende, come sottolinea la Prof.ssa Licia Califano, componente del Garante per la protezione dei dati personali, in occasione del 6° Privacy Day Forum, organizzato da Federprivacy: “Tra i punti di forza del nuovo Regolamento Europeo, si rimarca anzitutto un’accentuazione del profilo dei doveri che gravano sui titolari del trattamento. Vanno in questo senso: la statuizione del principio di accountability; l’irrobustimento delle garanzie di sicurezza; la previsione della privacy by design e privacy by default; l’introduzione dei registri aziendali dei trattamenti, della valutazione d’impatto e della consultazione preventiva; l’immissione della nuova figura del data protection officer; il ricorso alla certificazione nei processi di trattamento.”
E dal maggio del 2018 il giro di vite riguarderà anche “le funzioni di controllo delle Autorità garanti, chiamate non solo ad una cooperazione reciproca più stretta, anche grazie al meccanismo dello sportello unico per le imprese, (cd. one-stop-shop) – spiega la Califano – ma soprattutto ad esercitare poteri di vigilanza ben più pregnanti a garanzia ultima dei diritti dell’interessato, che il Regolamento arricchisce e rinforza”. Con una serie di attività da intraprendere decisamente complesse, è perciò urgente che aziende e pubbliche amministrazioni si attivino tempestivamente, come afferma a margine del convegno Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy:
“Poiché il nuovo Regolamento bada molto alla sostanza, é importante che le imprese si rivolgano a professionisti preparati e competenti sulla materia, e anche se il tempo a disposizione sembra tanto, in realtà non si può pensare di aspettare l’imminenza della scadenza per attivarsi -osserva Bernardi- anche perché nella maggior parte dei casi è richiesta una preventiva valutazione di impatto sulla protezione dei dati, (c.d. privacy impact assessment), e l’adozione di adeguate misure di sicurezza per dimostrare la conformità può richiedere mesi di lavoro.”Come è stato messo in evidenza al 6° Privacy Day Forum, una vera e propria rivoluzione copernicana della privacy è quindi in arrivo, e con il nuovo regime sanzionatorio che introdurrà multe severe che potranno arrivare fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato annuo globale dei trasgressori, alle aziende non rimane altro che rimboccarsi le maniche per mettersi in regola al più presto.

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Videosorveglianza a rischio privacy: servono competenze e nuove regole

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2016

internetGrazie alle telecamere è possibile vigilare su abitazioni ed aziende, parlare in videoconferenza da un capo all’altro del mondo, monitorare a distanza i pazienti nelle strutture sanitarie, ma c’è anche un rovescio della medaglia, perchè come tutti i dispositivi connessi al web nell’Internet of Things, implicano anch’esse delle criticità e delle vulnerabilità che sempre più spesso vengono sfruttate da malintenzionati per spiare gli stessi proprietari che le hanno installate, e nel 2018 saranno quasi 1 miliardo in tutto il mondo. Le sempre più frequenti notizie di cronaca, mettono di fatto in evidenza come siano costantemente in aumento violazioni del Codice della Privacy attraverso telecamere e webcam, anche se la colpa non è sempre da attribuire tutta agli hacker e ai criminali, come spiega Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy:
“Le mani in cui si affidano utenti e aziende che devono installare un sistema di videosorveglianza, spesso non possiedono competenze adeguate sulla security e tantomeno in materia di protezione dei dati personali. Per evitare gravi violazioni della privacy di cittadini e lavoratori, è necessario avvalersi solo di professionisti preparati non solo a livello tecnico, ma anche sul piano giuridico, e se possibile con competenze certificate – afferma Bernardi – Inoltre, l’ultimo provvedimento generale in materia di videosorveglianza emesso dal Garante risale al 2010, ma nel frattempo la tecnologia si è evoluta freneticamente. Auspichiamo perciò che l’Authority emani al più presto regole aggiornate ed adeguate al contesto attuale.”
Per quanto riguarda le competenze dei professionisti della data protection, già dal 2011 Federprivacy ha promosso la certificazione delle competenze dei Privacy Officer con il TÜV Examination Institute, e da inizio di quest’anno è partito anche un percorso specialistico di secondo livello per la figura del “Consulente della Privacy del settore della Videosorveglianza”, che sta già vedendo buoni risultati non solo da parte degli addetti ai lavori, ma anche degli stessi installatori.
In Italia, TÜV certifica infatti i professionisti che, attraverso un corso formativo gestito da Ethos Academy e patrocinato da Federprivacy, documentano la loro esperienza in materia, e sostengono infine un esame con l’ente bavarese per dimostrare l’effettivo possesso delle competenze necessarie per assicurare un adeguato livello di protezione dei dati secondo quanto prescritto dalla normativa vigente in materia di privacy.

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Effective privacy protection – “bytejail®” grows up

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 maggio 2016

protectMünsingen, May 2016 | Instead of spending a lot of money for defense and protection, “bytejail” takes the easy way – data encryption and secure outsourcing. What is no longer there, cannot be stolen, hacked or illegally copied. The software application protects sensitive data of users – commercial as well as private – from spies, hackers and thieves with high grade encryption, anonymization, and special off-site data storage. The ever-increasing incidences of data theft, ongoing electronic eavesdropping attacks, as well as the insecure data legislation of many countries were the motivation behind the development of the product “bytejail®” by EAM GmbH.
We offer individual users and companies the opportunity to finally be once again “master of the situation” or to bring the situation “under control.” To store confidential documents, sensitive project information, or innovative developments on inadequately protected servers or in clouds is enormously risky. This fundamental risk is often still increased through “low statutory data protection” prevailing in many countries around the world. EAM GmbH has been implementing sophisticated projects in a solution-oriented manner since 2006. Creative programmers met up with professional project managers and in approximately 24 months discovered the solution for high-profile data encryption and anonymization – a highly secure off-site storage of “sensitive data” is also an innovative component of the “bytejail®”product. The product is patented and trademark-protected.The 4 main characteristics of “bytejail®” are as follows:
High-quality and technically up-to-date encryption of sensitive data to be kept out off the hands of third parties.
Highly secure off-site storage of local data in a special data center, which users can select themselves – in a country with high legal data protection legislation (currently Switzerland, soon Germany, and other countries are planned as well.
Anonymous storage structure – without exception: “Privacy by Design” was a guideline in the development of the product.
End user software that delivers both easy of use and advanced configuration options. Further information: (https://bytejail.com) (photo: protect)

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Regolamento Privacy UE, le aziende cercano professionisti dinamici

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 marzo 2016

aziende1In molte nazioni il privacy officer è un esperto della protezione dei dati, ricercato dalle aziende che necessitano di consulenza per gestire i dati personali in modo efficace e lecito. In Italia è una figura che sta prendendo campo soprattutto nelle multinazionali e nelle grandi realtà attente alla compliance aziendale. Con il Regolamento UE, che sarà emanato questa primavera, saranno poi 20mila pubbliche amministrazioni, e almeno altre 25mila imprese del settore privato che dovranno nominare un “data protection officer” entro i prossimi due anni.A differenza di molti paesi anglosassoni, dove i privacy officer sono professionisti affermati e ben retribuiti anche quando non sono imposti dalla legge, da noi chi si propone come esperto di protezione dei dati deve scontrarsi con un retaggio imprenditoriale che per anni ha spesso considerato la materia come una fastidiosa burocrazia e un costo superfluo, e c’è quindi il rischio che anche con il Regolamento Europeo le aziende percepiscano queste figure come meri “controllori” delle possibili violazioni del Codice della Privacy, o addetti alla produzione di documentazione obbligatoria.
“Chi mira ad affermarsi come privacy officer o consulente della privacy deve essere un professionista dinamico che porta soluzioni e non problemi al management aziendale, con una visione che corrisponda alle reali esigenze delle imprese in relazione alla gestione dei dati – afferma Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy – Oltre a una conoscenza approfondita della normativa, é perciò necessario che possieda competenze trasversali ed interdisciplinari per essere in grado di convincere le imprese che possono non solo ottemperare agli obblighi di legge, ma anche sfruttare le opportunità dell’economia digitale.”
Una ricerca condotta su un campione di 1.000 addetti ai lavori, ha infatti evidenziato che nell’ottica del Regolamento UE sulla protezione dei dati, le aziende ricercano nei privacy officer non solo la conoscenza della disciplina normativa, ma anche altre competenze su sistemi di gestione, compliance aziendale, marketing strategico, e adeguate conoscenze informatiche.
In una congiuntura economica in cui le aziende vanno sempre più in direzione dello “smart working”, e mirano a tagliare i costi ottimizzando i processi aziendali, nonostante l’obbligo di nominare un “data protection officer”, i professionisti che si propongono come meri addetti all’espletamento di adempimenti burocratici rischiano quindi di vedersi chiudere la porta in faccia.

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Privacy online: gli utenti non hanno fiducia nei “cookies”

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2015

cookiesSono passati 5 mesi da quando é entrata in vigore la normativa sui “cookies”, e ben il 74% degli utenti che visualizza i famigerati banner quando aprono un sito web affermano di essere ormai abituati a conviverci con rassegnazione, e di chiuderli senza neanche leggerli, pensando che in realtà non hanno alcuna garanzia sulla tutela della loro privacy e su come saranno utilizzati i loro dati personali.E’ quanto emerge dalla ricerca condotta da Federprivacy, che evidenzia anche una diffusa mancanza di consapevolezza sullo scopo degli avvisi sui cookies che compaiono quando si visita un sito. Il 35% non sa infatti di cosa si tratta effettivamente, e il 25% ha capito genericamente che si tratta di una legge per tutelare la privacy online.Se da una parte il 77% riconosce che tali avvisi sono abbastanza evidenti sul monitor da non sfuggire all’attenzione del visitatore, il 69% si lamenta però che sono scritti spesso in maniera poco chiara e non pienamente comprensibile, mentre quasi il 60% mostra una certa rassegnazione pensando che in ogni caso, ben poco potranno fare per acconsentire o meno a certi trattamenti sulla profilazione dei loro gusti e delle loro abitudini personali ricavabili dalla loro navigazione in internet.Ma il dato che ha più impatto sullo sviluppo del mercato digitale, é che nel 60% dei casi, l’utente non interpreta tale avviso sui cookies come una forma di correttezza e trasparenza da parte del sito web visitato, ma al contrario risulta insospettito e con fiducia ridotta a zero, lasciando pensare che ogni click potrebbe essere monitorato ed utilizzato per proporgli fastidiosa pubblicità, o usato per scopi a lui oscuri.
“L’utente deve sentirsi a suo agio quando visita un sito e poter nutrire fiducia verso questo, percependo che i suoi dati personali sono in buone mani e che saranno trattati in modo trasparente e senza successive sorprese – ha spiegato il presidente di Federprivacy, Nicola Bernardi, a margine del Festival ICT – L’obbligo introdotto dal Garante aveva lo scopo di mettere i paletti sulla parte normativa dei cookies, ma le aziende che intendono seriamente avvalersi appieno delle potenzialità del mercato digitale dovranno guadagnarsi la fiducia del consumatore online, adottando strumenti sussidiari come certificazioni o marchi di qualità che possano in concreto dare certe garanzie sui trattamenti delle informazioni personali dell’utente.”Che la privacy nell’era dei Big Data non fosse più solamente una questione giuridica, è stato un argomento al centro del dibattito all’ultimo Privacy Day Forum, ma adesso lo studio condotto da Federprivacy conferma che le aziende che operano nello spazio digitale sono effettivamente chiamate ad occuparsi non solo degli aspetti legali della normativa, ma anche delle questioni che hanno un impatto sociale e psicologico nei confronti dell’utente finale, dalle cui reazioni dipenderà se l’economia digitale spiccherà davvero il volo oppure no.

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Personaggi “scomodi”?

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2015

QuirinaleMitigando il senso di scoramento che deriva dalla condizione penosa delle attuali istituzioni, viene spontaneo offrire agli amici lettori e commentatori di questo sito, una ventata di aria fresca in grado di spalancare le finestre ad un’aria pulita, della quale abbiamo dimenticato l’esistenza. Della attuale politica non c’è da salvare nulla, neanche il termine “politica”; assistiamo a comportamenti inqualificabili (ultima, ma solo in senso cronologico, l’assurda assoluzione di Azzolini), con centralità alle riforme della giustizia e con particolare riferimento alle intercettazioni. Desidero ricordare Gioacchino Genchi, che è stato al centro di intimidazioni proprio a causa delle intercettazioni. Chi ha paura delle intercettazioni? La polemica mediatica sull’emendamento a firma on. Alessandro Pagano, non avrebbe ragione di esistere se solamente si avesse il dignitoso coraggio di rispondere ad una semplice quanto disarmante domanda: chi ha paura delle intercettazioni?
Se una intercettazione, carpita o abusiva quanto si vuole, diventa elemento base per evidenziare un reato ben più grave di una violazione della privacy, allora ben venga l’intercettazione. È già farsesco che per intercettare un parlamentare bisogna chiedere l’autorizzazione alla Camera di appartenenza, che metterà ai voti in aula la richiesta, ovviamente con la presenza dell’interessato. Sarebbe come suggerire al parlamentare interessato di “non utilizzare il telefono e, per proseguire nelle attività illegali, tornare al collaudato sistema dei pizzini, tanto caro a Provenzano”. Quanti reati sono stati perseguiti grazie alle intercettazioni…!
Ma, forse, è proprio per questo motivo che si è mobilitatala la pretesa salvaguardia della privacy, quando per privacy si intendono quelle manovre che hanno come sfondo la corruzione, l’interesse privato, il conflitto di interessi, i falsi in bilancio, e altri reati dei quali è piena la cronaca quotidiana, con la presenza ormai ripetitiva di quei personaggi che, per mandato ricevuto dal corpo elettorale, dovrebbero rappresentare la trasparenza più adamantina.
Adesso chiarisco le ragioni di questa mia nota, chiarimento che riguarda talune mie reiterate affermazioni di ordine politico; contravvengo, quindi, alla linea a-politica (ma meglio dire super-politica) che i network dovrebbero mantenere, per indicare il mio punto di vista per favorire il ricambio d’aria. Non sono mai stato molto tenero con il M5S, nei confronti del quale ho sempre evidenziato la mancanza di una progettualità concreta. Ultimamente mi sono ritrovato stretto all’angolo, non riuscendo a identificare un solo punto di accordo con la politica e i politici attuali. Così mi sono, in parte, ricreduto sul movimento creato da Grillo (ultima ratio), ponendo, però, alcuni paletti per me insormontabili. Il primo paletto è l’urgenza, nel movimento di Grillo, di identificare un leader credibile, preparato e onesto; un leader che non risulti animato dall’ansia del “faccio tutto Io “; un leader che il duo Grillo/Casaleggio non deve inquadrare nell’alveo dei sottomessi agli ordini superiori; un leader capace di “fare squadra” evitando i personalismi e le autoesaltazioni. Concludo con la convinzione che Gioacchino Genchi (che ho incontrato a ascoltato in una riunione ristretta a Caltanissetta) potrebbe essere il personaggio giusto per un ruolo organizzativo e propositivo, in grado di apportare nel M5S il “quid” che manca e che, ancora, non permette un decollo verticale. Il mondo degli elettori stufi della cronaca quotidiana aspetta una persona in cui credere. (Rosario Amico Roxas)

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La gestione dei dati come opportunità di business al 5° Privacy Day Forum

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2015

e-commerceMentre in Italia la privacy è vista ancora come una burocrazia inutile, altre nazioni dell’area UE fanno affari d’oro con la gestione dei dati attraverso l’e-commerce, basti pensare a Francia, Germania, e Regno Unito che rispettivamente producono fatturati annui di 56,8 mld, 70 mld, e 122 mld di euro.
In Italia la situazione è paradossale, con 15 milioni di italiani che fanno abitualmente acquisti in Internet, solo il 4% delle nostre imprese vende però i propri prodotti e servizi online, evidenziando che gli internauti del Belpaese comprano soprattutto su siti web stranieri. Oltre che disporre di adeguate risorse tecnologiche, per affermarsi nel commercio online le aziende devono naturalmente anche conoscere bene le regole da rispettare nella gestione dei dati personali, per non rischiare sanzioni da parte dell’ Autorità Garante, richieste di risarcimenti danni da parte degli utenti, ed evitare inoltre danni reputazionali e l’insorgere di contenziosi legati a scarsa trasparenza. Al 5° Privacy Day Forum, che quest’anno si svolgerà a Roma il 21 ottobre, i più noti esperti di data protection affronteranno proprio le tematiche della materia nell’ottica di una gestione efficace dei dati personali rivolta al business, come spiega Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy: “A parte le grandi realtà che già operano estesamente in Internet, lo scenario italiano presenta circa 250.000 pmi che si affacciano al mondo dell’e-commerce, ma molte di queste tendono purtroppo a trascurare le regole sulla privacy, esponendosi così a pericoli di multe ed altri rischi. Nella microimpresa, sono invece circa 5 milioni le aziende che non afferrano affatto l’opportunità dell’ e-commerce, probabilmente non considerando che molti servizi e prodotti potrebbero essere venduti efficacemente online attraverso un sito web che rispetti la normativa sulla protezione dei dati – sottolinea Bernardi – Poichè il nostro tessuto imprenditoriale ha bisogno di un’evoluzione soprattutto culturale, al Privacy Day Forum di quest’anno parleremo ampiamente delle opportunità di business che offre il mercato online, senza però compromessi che vadano a discapito del consumatore, il quale deve poter avere piena fiducia nel merchant per poter diventare un cliente fidelizzato.”
Oltre al focus su privacy e business, gli esperti della materia affronteranno molte altre tematiche di attualità per gli addetti ai lavori della data protection, tracciando un quadro aggiornato del nuovo regolamento europeo, parlando della figura del privacy officer e degli altri profili professionali privacy per cui è partito il progetto di Norma UNI, delle novità della videosorveglianza, di privacy e compliance aziendale, di profilazione online e cookies, dati biometrici, Internet of Things, marketing, ed altri nodi critici della protezione dei dati.Il panel dell’evento, vedrà avvicendarsi oltre 40 speakers tra plenaria e altre 4 sale meeting, con una previsione di 1.000 presenze. In attesa della pubblicazione del programma, è possibile prenotarsi gratuitamente online dal sito di Federprivacy.

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Marketing e privacy in Internet: le nuove regole sui cookies

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 giugno 2015

Online Banking ComputerIl 2/6/2015 è scaduto l’anno di tempo a disposizione dei gestori di siti Internet per adeguarsi alle nuove disposizioni del Garante della privacy inerenti i cookies, ovvero l’insieme delle informazioni, raccolte in piccoli files, che i siti che visitiamo memorizzano sul nostro pc (o tablet o telefonino) e che poi vengono ritrasmessi alla visita successiva. Attraverso i cookies i gestori dei siti possono facilmente raccogliere informazioni su gusti, abitudini, scelte personali, dati che consentono di “profilare” i consumatori, ovvero collocarli in profili più o meno standardizzati in modo da poter indirizzare pubblicità mirate.Si può facilmente immaginare come questa modalità di utilizzo dei dati costituisca la base per sviluppare potenziali e svariati tipi di business all’insaputa dell’utente che si e’ limitato a visitare, magari più volte, un determinato sito per scopi ben diversi. Ebbene, il garante della Privacy ha disposto che al momento dell’accesso in un sito Internet che utilizza i cookies ai fini della proliferazione degli utenti dovranno apparire dei banner (immagini a striscia) ben visibili, contenenti questa informazione, ed eventualmente l’informazione che il sito potrebbe utilizzare cookies di terze parti. Analogamente dal banner si deve poter accedere ad un link che rimandi all’informativa sull’utilizzo dei propri dati (informativa sulla privacy) dove sia anche possibile NEGARE il consenso all’utilizzo degli stessi ai fini della profilazione.Il banner dovrà altresì indicare che proseguendo nella navigazione si presta il consenso all’uso dei cookies, consenso che comunque potrà esser sempre revocato in seguito.Il mancato rispetto di queste nuove regole potrà comportare, dietro segnalazione al Garante della Privacy, l’applicazione di sanzioni fino a 120 mila euro per ogni violazione.Questo provvedimento del Garante si incastra e si completa con le nuove LINEE GUIDA del Garante stesso inerenti la profilazione online che riguardano TUTTI i soggetti italiani che forniscono servizi online (motori di ricerca, posta elettronica, mappe online, social network, pagamenti elettronici, cloud computing, etc.).
Qualunque attività di trattamento dei dati personali dell’utente, sia quelli autenticati (con account) sia quelli occasionali, ai fini della profilazione e diversa da quelle necessarie per la fornitura del servizio, deve essere effettuata esclusivamente con il consenso informato dell’utente stesso.L’informativa in merito dovrà essere ben visibile già dalla prima pagina del sito, come presupposto per consentire all’utente di dare o meno il suo consenso.Da segnalare, infine, la pubblicazione da parte del Garante della privacy del vademecum “VIVA I CONSIGLI, ABBASSO LO SPAM. Dal telefono al supermercato: il marketing a prova di privacy”, che riassume le regole inerenti la tutela della privacy.(Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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Giornata di Studio AICT Tutela della privacy 2.0:cooperazione tra tecnologia e diritto

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 giugno 2015

tutela della privacyMilano. 11 giugno 2015 Aula Magna Politecnico di Milano – Piazza Leonardo da Vinci 32 Recenti sviluppi delle Tecnologie dell’Informazione e delle Comunicazioni (ICT) applicate all’internet hanno resa inadeguata la regolamentazione vigente per quanto riguarda la tutela della privacy. Pur essendo il tema largamente dibattuto e oggetto di attività regolatoria, esso non sembra avere lo stesso livello di priorità (in particolare da parte dei nativi digitali) rispetto ad altre tematiche poste dalla rete, come il diritto all’accesso. Social Media, Motori di Ricerca e Servizi Cloud emergono fra i maggiori responsabili tecnologici del gap regolatorio in tema di privacy. Essi pongono il Diritto di fronte a nuove sfide dettate da nuove esigenze. Quella di garantire la tutela della privacy nel corretto equilibrio con i diritti di accesso all’informazione e di comunicazione volontaria d’informazioni proprie. Quella di adeguarsi alla natura globale della rete e all’ubiquità dell’informazione, superando i confini nazionali con una normativa multinazionale. Infine quella di predisporsi ai prevedibili ulteriori sviluppi tecnologici.
La ricerca tecnologica a sua volta ha davanti a sé la sfida di fornire nuovi strumenti utili a tutelare la privacy, consentendo allo stesso tempo il corretto equilibrio citato, e a facilitare contestualmente sia la regolamentazione, sia lo sviluppo di nuove aree di business legate al trattamento dei dati personali. Sicurezza informatica, autenticazione, oblio dei dati, trasmissione sicura, tracciabilità, storage, sono aree nelle quali l’innovazione tecnologica è attesa fornire nuove efficaci soluzioni di supporto ai diritti.Lo stesso Mercato Unico Digitale dell’UE non può prescindere dall’adeguamento delle normative in quest’area. Il trattamento dei dati personali e la revisione della direttiva e-privacy sono oggetto di una delle 16 azioni chiave della strategia per il DSM, recentemente annunciata dal Presidente Juncker e all’ordine del giorno della prossima riunione del Consiglio Europeo.
Andrea Penza, Presidente di AICT, ritiene che “la pubblicazione della strategia comunitaria sul Digital Single Market, avvenuta lo scorso 6 Maggio, abbia dato un contributo altamente significativo e creato condizioni favorevoli per incentivare lo sviluppo dei nuovi mercati digitali. Si parla di 415 miliardi di Euro l’anno e centinaia di nuovi posti di lavoro, certamente ossigeno per l’economia europea, ancora sofferente e fortemente legata a “format di business” non del tutto rispondenti ai nuovi paradigmi innovativi.
In particolare ci si aspetta a breve una maggiore consapevolezza sulla necessità di accedere a beni e servizi digitali in tutta Europa, sia da parte di aziende che dei cittadini in modo che la potenzialità di crescita dell’economia digitale possa svilupparsi pienamente.
Evidentemente è assolutamente necessario che Istituzioni, Autorità, aziende ed Associazioni di categoria facciano la loro parte per facilitare la creazione di un contesto favorevole e parità di condizioni per un corretto sviluppo delle reti digitali e dei servizi innovativi”.La Giornata di Studio si propone di evidenziare questi temi, di mettere a confronto su di essi Diritto e Tecnologia e di prospettare una collaborazione fra i due ambiti per individuare soluzioni condivise. Si articolerà in interventi di operatori nei due ambiti, che presenteranno i rispettivi punti di vista, le più recenti iniziative intraprese per far fronte alle problematiche di competenza, i prevedibili sviluppi sia normativi (il nuovo regolamento UE fra questi), che tecnologici, che di servizi e di business. Si concluderà con una tavola rotonda, che offrirà ai relatori e al pubblico un’occasione di confronto e di dibattito,nonché auspicabilmente di una sintesi condivisa sul da farsi.(foto: tutela della privacy)

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Cross-border police training should focus on security issues and have sufficient funds, MEPs say

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 febbraio 2015

Security_strategyThe European Union agency for law enforcement training, CEPOL, should focus on areas with a cross-border dimension and closely linked to the EU Internal Security Strategy, Civil Liberties MEPs said on Tuesday afternoon voting amendments on a new law to govern the agency. They also stress that CEPOL should promote respect for fundamental rights and data protection in law enforcement and that the agency should be allocated sufficient funds.The draft report by MEP Kinga Gál (EPP, HU) stresses that CEPOL should focus on “thematic areas that have a clear Union added value and a cross- border dimension, closely linked to the EU Internal Security Strategy”, to ensure effectiveness and avoid duplicating work done at the national level. In particular, the focus should be on “preventing and combatting serious and organised crime affecting two or more member states and terrorism” and on cybercrime and financial investigations.The agency should also be allowed to carry out trainings, and not just serve as a support function, MEPs say and underline that the agency must have “a sufficient and autonomous budget” to carry out its tasks. Furthermore, CEPOL should “promote a common respect for and understanding of fundamental rights in law enforcement including privacy, data protection and the rights, support and protection of the victims, witnesses and suspects”.The seat of CEPOL will be Budapest, but MEPs ask the Commission to present a cost-benefit analysis and impact assessment on the seat within two years of the entry into force of the new regulation.The draft report was adopted by 43 votes in favour, 4 against and 4 abstentions.
Civil Liberties MEPs decided by 42 votes in favour, 2 against and 3 abstentions to give the rapporteur a mandate to open up negotiation with the Council in view of reaching an agreement on the final wording of the law.

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Cosa sono i cookie? A cosa servono?

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 gennaio 2015

cookiesRappresentano dei potenziali rischi per la nostra privacy? Come possiamo tutelare i nostri dati personali quando navighiamo sul web?
Sono queste alcune delle domande a cui risponde il nuovo video tutorial realizzato dal Garante per la privacy.
Il filmato è parte di una campagna informativa che comprende anche una scheda divulgativa e una lista di risposte a domande frequenti (FAQ) in tema di informativa e consenso per l’uso dei cookie.
L’obiettivo della campagna è quello di sensibilizzare gli utenti di Internet sull’invasività che i cookie – in particolare quelli di profilazione – possono avere nell’ambito della sfera privata, ma anche illustrare, in modo chiaro e sintetico, le misure di garanzia introdotte dall’Autorità con il provvedimento generale sull’uso dei cookie dello scorso maggio.
Nel video vengono, inoltre, illustrate le accortezze che ogni utente può mettere in campo per limitare o bloccare del tutto la presenza di cookie durante la navigazione online.
Il video, autoprodotto dal Garante a costo zero impiegando personale degli uffici, utilizza una tecnica di comunicazione che si rivolge agli utenti in maniera diretta e inusuale, ed è disponibile sia sul sito web dell’Autorità (www.garanteprivacy.it), sia sul canale YouTube aperto dal Garante (https://www.youtube.com/user/videogaranteprivacy), che già contiene altri filmati informativi su vari temi collegati alla tutela della privacy on line.

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Privacy online

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 gennaio 2015

BruxellesQuella della privacy online è ormai una delle sfide più urgenti da affrontare che minacciano i delicati equilibri tra gli Stati che le autorità internazionali non possono più rimandare. Basti pensare che appena il 15% delle app online forniscono un’informativa realmente chiara all’utente, come evidenziato recentemente dal Global Privacy Enforcement Network, mentre una ricerca condotta da Federprivacy ha dimostrato che il 67% dei siti italiani tratta i dati degli interessati in violazione al Codice della Privacy.
Inoltre, l’ultimo rapporto del Ponemon Institute, svela che anche gli attacchi informatici sono aumentati del 96% negli ultimi cinque anni, e ogni volta che subiamo una violazione dei nostri dati, porvi rimedio ci costa mediamente circa 118 euro. L’assenza di regole adeguate e di efficaci deterrenti quali sono le sanzioni, si traduce in sfiducia e timore da parte degli utenti che sono sempre più diffidenti quando navigano in rete, con ripercussioni negative sul mercato unico digitale, su cui punta invece il neo commissario europeo Jean-Claude Juncker per risollevare l’economia del vecchio continente. Anche se il semestre di presidenza UE dell’Italia non è stato risolutivo, all’ultimo Consiglio è stato finalmente raggiunto un accordo di massima tra gli Stati membri, e lo scorso 16 dicembre la Commissione ha fissato nel proprio programma l’obiettivo di portare a termine i negoziati interistituzionali sulla riforma della normativa europea sulla protezione dei dati durante il 2015, possibilmente già entro il primo semestre di quest’anno, nel corso della presidenza di turno lituana.
Man forte è arrivata anche dal nuovo Garante europeo per la protezione dei dati, Giovanni Buttarelli, che ha affermato: “Stiamo entrando in una fase cruciale per la protezione dei dati europea. Il rapido sviluppo delle nuove tecnologie richiede soluzioni adeguate. Mi impegno a sostenere pienamente il Legislatore comunitario nel suo lavoro per garantire che la riforma della protezione dei dati sia adottata nel 2015, e che siano applicati meccanismi di protezione dei dati moderni e lungimiranti. Nell’affrontare i problemi legati ai Big Data, è giunto il momento di conseguire una privacy e una protezione dei dati più efficaci nell’ ambiente digitale.”La crescente necessità di proteggere adeguatamente i dati, e l’imminente prospettiva di vedere l’approvazione del regolamento europeo sulla protezione dei dati, ha prodotto un fermento di attività già nell’ultima parte del 2014. Le certificazioni dei cosiddetti “privacy professionals” basate sulla Norma internazionale ISO 17024, hanno infatti segnato in Italia un +86% rispetto all’anno precedente, a partire dai privacy officer, certificati in Italia dal TÜV Examination Institute, che in soli due anni sono più che raddoppiati.
Che una vera e propria categoria professionale si stia delineando, è evidente dalle ultime statistiche dell’ Osservatorio di Federprivacy, secondo cui i professionisti che al 31.12.2014 avevano già conseguito una certificazione in materia di privacy erano 235, con altri 704 in corso per ottenerla, tra cui molti liberi professionisti che rivolgono la loro attenzione alle professioni emergenti, e dipendenti di pmi e pubbliche amministrazioni, che ambiscono ad avere una carta significativa in più da giocare quando sarà approvata la normativa europea. A far pensare che effettivamente i privacy officer stiano per vedere una rapida affermazione anche in Italia, (negli USA esistono già dagli anni ’90), è anche quanto afferma il presidente di Federprivacy, Nicola Bernardi, illustrando il piano programmatico delle attività per il 2015 dell’associazione da lui guidata: “Volendo innalzare ulteriormente il grado di preparazione degli addetti ai lavori, abbiamo convenuto con TÜV Examination Institute di implementare lo schema originario del privacy officer, prevedendo alcune certificazioni di secondo livello rivolte ad ambiti specifici. Il primo settore specialistico che è già stato inserito nello schema, è il privacy officer della videosorveglianza, ma ce ne sono altri già in cantiere.Poi, anche per il 2015 saranno previste sei edizioni del Master valido per la certificazione di Privacy Officer riconosciuto da TÜV e accreditato dal Consiglio Nazionale Forense, che quest’anno saranno però concentrate nelle principali città di Roma e Milano.
Inoltre, comprendendo che molti professionisti già esperti della materia hanno difficoltà ad assentarsi dall’ufficio per diversi giorni, abbiamo messo a punto un corso sintetico di 16 ore, propedeutico all’accesso diretto agli esami di certificazione di privacy officer con TÜV. Le edizioni di questo corso saranno circa 30 nel corso di quest’anno, e si svolgeranno in varie città dislocate sul territorio nazionale in modo da ridurre al minimo le trasferte dei partecipanti. Per quanto riguarda il riconoscimento delle figure professionali del settore privacy, da una parte lo scorso maggio abbiamo avuto la soddisfazione di essere iscritti presso il Ministero dello Sviluppo Economico come associazione che rappresenta i privacy officer e poter rilasciare un attestato di qualità ai professionisti ai sensi della Legge 4/2013; purtroppo però la farraginosità del sistema italiano rende molto faticosa l’innovazione di qualsiasi genere, e pur avendo presentato ad UNI la richiesta di iniziare i lavori per la pubblicazione di una norma ad hoc già dal settembre 2013, non abbiamo ancora ricevuto nessuna risposta ufficiale dall’ente nazionale di unificazione. Volendo dare nel frattempo un segnale forte alle istituzioni, abbiamo recentemente costituito una cordata di cinque associazioni, nello specifico l’Istituto Italiano per la Privacy, l’Associazione Nazionale per la Difesa della Privacy, il Movimento per la Difesa del Cittadino, ed Assotel, che insieme a Federprivacy hanno richiesto ufficialmente ad Accredia l’accreditamento dello schema di certificazione del privacy officer, in modo da renderlo pubblicamente fruibile anche da altri organismi per la validazione delle competenze attraverso lo strumento della certificazione accreditata. Auspichiamo che sia UNI che Accredia accolgano le nostre richieste nell’interesse della nostra categoria professionale, e soprattutto per favorire lo sviluppo del mercato digitale nel nostro Paese che rischia di rimanere sempre più arretrato, e per questo dovrebbe attivarsi anche a livello locale come hanno fatto 15 nazioni del nostro continente, che da tempo hanno già regolamentato la figura del privacy officer nei propri ordinamenti, anziché stare sempre ad aspettare le direttive di Bruxelles, che come sappiamo richiedono i loro tempi.”

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“Safe Harbour agreement” on data privacy. The fight against terrorism can never justify secret and illegal mass surveillance, it adds

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 marzo 2014

washingtonThe resolution, in which MEPs set out their findings and recommendations to boost EU citizens’ privacy, was backed by 544 votes to 78, with 60 abstentions. “The Snowden revelations gave us a chance to react. I hope we will turn those reactions into something positive and lasting into the next mandate of this Parliament, a data protection bill of rights that we can all be proud of”, said Civil Liberties inquiry rapporteur Claude Moraes (S&D, UK). “This is the only international inquiry into mass surveillance. (…) Even Congress in the United States has not had an inquiry”, he added.Parliament’s should withhold its consent to the final Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) deal with the US unless it fully respects EU fundamental rights, stresses the resolution, adding that data protection should be ruled out of the trade talks. This consent “could be endangered as long as blanket mass surveillance activities and the interception of communications in EU institutions and diplomatic representations are not fully stopped”, notes the text.MEPs also call for the “immediate suspension” of the Safe Harbour privacy principles (voluntary data protection standards for non-EU companies transferring EU citizens’ personal data to the US). These principles “do not provide adequate protection for EU citizens” say MEPs, urging the US to propose new personal data transfer rules that meet EU data protection requirements.The Terrorist Finance Tracking Programme (TFTP) deal should also be suspended until allegations that US authorities have access to EU citizens’ bank data outside the agreement are clarified, insist MEPs.

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Scommesse “all’inglese”

Posted by fidest press agency su domenica, 20 ottobre 2013

Partono le scommesse “all’inglese” in Italia: l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha autorizzato i primi bookmaker a introdurre scommesse al di fuori del palinsesto ufficiale, quello cioè disponibile per tutti i concessionari. Sarà quindi possibile puntare su avvenimenti di costume e gossip, tanto di moda in Inghilterra, ma anche su eventi sportivi particolari e di nicchia. Il primo a partire è stato Paddy Power: ieri alle 19.45 è stata piazzata la prima scommessa sulla partita di Premier League irlandese, Limerick-Shelbourne.
Il cosiddetto “palinsesto complementare”, permetterà ai bookmaker made in Italy di duellare a colpi di fantasia con i colleghi inglesi: le “novelty bets” prendono spunto dalla cronaca e tramutano in quota qualsiasi fatto appaia sulle prime pagine dei giornali o sulle copertine dei rotocalchi rosa. Oltremanica le idee sono affidate liberamente alla creatività dei quotisti, mentre in Italia, come riporta Agipronews, sarà necessario un controllo supplementare. Le richieste su scommesse speciali andranno inoltrate all’Agenzia delle Dogane (che darà una risposta entro 30 giorni, altrimenti la proposta stessa decadrà) per ottenere l’autorizzazione ad aprire il gioco. Ogni proposta dovrà ricevere una valutazione di opportunità: nessuna puntata sulle elezioni politiche, bandite le scommesse che implichino discriminazioni di sesso, razza, religione o che invadano la privacy dei personaggi coinvolti. LL/Agipro

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NSA inquiry: MEPs hear US privacy experts, whistleblowers and Snowden statement

Posted by fidest press agency su martedì, 1 ottobre 2013

NSA inquiry: MEPs hear US privacy experts, whistleblowers and Snowden statement The possibility suspending EU-US trade talks, the idea of creating international standards of privacy protection and the need for genuine parliamentary oversight of surveillance activities were among the issues discussed on Monday at the fourth hearing of the Civil Liberties Committee inquiry into US and EU countries’ spying on EU citizens.”You should not go forward with the new trade agreement [with the US] unless you have adequate assurance for the protection of privacy”, suggested Marc Rotenberg of the Electronic Privacy Information Centre, a US-based civil rights organisation. Some MEPs took note of his suggestion, but others rejected it. Members of the inquiry also discussed the possibility of establishing international standards for the protection of privacy.

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“Sicurezza ICT e Compliance nella Pubblica Amministrazione Italiana”

Posted by fidest press agency su domenica, 13 maggio 2012

Frosinone il 16 Maggio 2012 dalle ore 14.00 alle ore 17.30.presso la sede della Provincia convegno Patrocinato dal comune di Frosinone, il convegno tratterà le principali tematiche che amministratori e dirigenti IT della Pubblica Amministrazione devono affrontare per ottemperare alle normative su privacy e protezione dei dati
La Pubblica Amministrazione è la più grande azienda produttiva in Italia e la sua efficienza si ripercuote drasticamente sull’incremento della redditività del nostro paese. La necessità di ottemperare alle normative vigenti su data privacy e data protection spesso si scontra con le limitazioni poste dalla riduzione dei costi imposta alle pubbliche amministrazioni, soprattutto in questo particolare momento di congiuntura economica. Questo paradosso pone a rischio non solo la sicurezza e la modernizzazione del sistema informativo della PA in Italia, ma espone anche gli amministratori IT e chi è responsabile della protezione dei dati a rischi che potrebbero portare a pesanti sanzioni personali.
“Se non gestito correttamente, l’utilizzo di Internet sul luogo di lavoro può causare un calo di produttività e rappresentare una grande minaccia alla sicurezza aziendale” ha dichiarato Maurizio Taglioretti, Regional Director Southern Europe GFI Software. “Lo sviluppo di Internet e, di conseguenza, le modalità con le cui vengono rese disponibili le risorse agli utenti sono eccezionali ma sono costante fonte di preoccupazione per gli Amministratori; le normative in materia di privacy e tutela del lavoratore inoltre molte volte costituiscono un ostacolo. Questo paradosso è ancora più vero quando si parla di gestione e protezione dei dati nella Pubblica Amministrazione, sia per la mole di dati utilizzata, sia per le norme stringenti che regolano il settore. A questa e ad altre problematiche la tecnologia può venire incontro con soluzioni che sono più semplici e meno costose di quanto si possa pensare, risolvendo in modo definitivo situazioni che potrebbero rivelarsi rischiose per le amministrazioni nel lungo periodo”.
Al convegno interverrà, tra gli altri, l’avv. Giuseppe Serafini, esperto in Cybercrime Electronic Evidence (ECCE) e in Computer Forensic e investigazioni digitali, che illustrerà un’analisi della normativa corrente sulla Privacy con applicazioni pratiche e diverse soluzioni che permettono di lavorare in sicurezza e conformità legale.

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Facebook e il garante privacy

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 agosto 2011

Dopo che il garante della privacy dello Stato dello Schleswig-Holstein, Thilo Weichert, aveva intimato ad aziende e istituzioni di rimuovere il pulsante “like” (mi piace) dai loro siti e di chiudere le loro pagine sul social network poiché violerebbe la privacy tempestiva è stata la risposta di Facebook con il Vice presidente del social network, Chris Cox. Tra le novità, gli articoli pubblicati online hanno ciascuna la loro impostazioni di condivisione proprio determinata da chi può vederli. E ‘l’ultimo di una lunga serie di tentativi da parte dei membri di Facebook di permettere di snellire gestendo le proprie informazioni personali. In passato, il social network è stato criticato per aver dato l’impressione di nascondere le impostazioni di privacy nei menu oscurati. I commenti avranno le proprie impostazioni sulla privacy. Ora, quando gli utenti sono taggati in un post – come una fotografia o un video – avranno la possibilità di confermare o rimuovere la loro identità prima che venga visualizzato il proprio profilo. Altre modifiche riguardano:
• Nei controlli di linea – ogni voce sulla pagine di un utente ha opzioni di privacy individuale, come pubblico, amici e personalizzati
• Tag takedown – la capacità di rimuovere i tag da sé, chiedere alla persona che ti tagga per rimuoverlo, o bloccare il tagger
• Tagging universale – gli utenti possono taggare chiunque, non solo gli amici di Facebook. Altra persona può scegliere di non accettare la pubblicazione su loro profilo
• Tagging posizione – località geografiche può essere aggiunto in tutte le versioni di Facebook.
• Vedi profilo – la possibilità di vedere come gli altri vedono il tuo profilo è aggiunto sopra il news feed
Il Vice presidente di Facebook, Chris Cox ha aggiunto che l’aggiunta di un ulteriore aggiornamento della privacy non significa necessariamente che il vecchio sistema era poco chiaro.
Gli utenti ora possono chiedere di essere rimossi dai tag o eliminare completamente il contenuto.
Ha aggiunto che Facebook si prepara ad estendere l’accesso ai minori di 13 anni.
Si spera sottolinea Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, che la salvaguardia eliminerà il problema del tagging malizioso, che viene spesso usato dai cyber-bulli aggiungendo i nomi di altre persone con immagini moleste.

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