Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘privatizzazione’

Referendum: ultimo appello

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2011

A poche ore dalla consultazione referendaria del 12 e 13 giugno sui Referendum abrogativi contro la privatizzazione dell’acqua, le centrali nucleari in Italia e il legittimo impedimento la CVDP, primo movimento astensionista politico invita, con sempre maggior vigore, gli astensionisti politici italiani a recarsi a votare. A differenza di chi lo invoca in questi ultimi giorni, il diritto all’astensione al voto dev’essere sempre riconosciuto e garantito, e non solo a livello referendario o parlamentare… Esso può essere persino utile ai fini di una più ampia formazione degli stessi assetti politico-istituzionali, da improntare su una più effettiva portata pluralistica capace di riallineare il potere di investitura a parametri meno oligarchici. Questa sì sarebbe vera democrazia!
Ma i Referendum di oggi racchiudono una ben più stretta valenza strategica, in quanto ultima o unica possibilità di espressione sovrana e diretta su temi di grande interesse collettivo. Buona prassi democratica sarebbe, per temi di così ampia e generale portata, quella di interpellare il popolo sovrano preventivamente, soprattutto per quanto riguarda materie come quelle sul nucleare che, come si ricorderà, è già stato bocciato una prima volta in un’altra tornata referendaria. Spetti al solo popolo sovrano rimettere in discussione ciò che il popolo sovrano ha deciso! Si avvii finalmente quella nuova fase, nella quale direzione è volto tutto il nostro impegno, in cui le sorti e i destini della nazione possano essere direttamente collegati alla volontà dei cittadini, come sancito dalla nostra Costituzione.

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Appello al referendum 12-13 giugno

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2011

La CdD in vista del voto sui referendum del 12 e 13 giugno vuole sensibilizzare tutti cittadini a non mancare a questo importantissimo appuntamento. Riteniamo che questo voto per i referendum abrogativi sul nucleare, legittimo impedimento e privatizzazione dell’acqua è troppo importante per il nostro futuro per pensare di non recarsi al voto. E’ dovere di tutti spendersi per sensibilizzare l’opinione pubblica a recarsi alle urne. La CdD con molta chiarezza, considerato che Crotone è sempre al centro delle attenzioni nazionali per scorie nucleari e quant’altro, deve rappresentare un vero avamposto su queste vicende. Non si può pensare a Crotone per le scorie nucleari oppure consentire la privatizzazione dell’acqua sol perché tanti, con molta leggerezza, non intendono votare. Sarebbe un gravissimo errore ed un lusso che i Crotonesi non possono concedersi, significherebbe affossare ulteriormente un territorio che pur con molta fatica sta cercando di uscire da questa gravissima situazione. L’impegno di tutti sarà quello di raggiungere il quorum pur se siamo in presenza di giornate vacanziere. Personalmente e congiuntamente alla mia parte politica sosterremo con molta determinazione i Comitati Referendari per IL SI. Dopo quello che è successo in Giappone speriamo non passi nell’opinione pubblica l’idea che il Governo abbia abbandonato il progetto nucleare sol perché ha introdotto la cosiddetta “moratoria”. Ma se il quorum non verrà raggiunto, il governo avrà poi mano libera per rilanciare il piano nucleare senza più ostacoli. Ecco perché bisogna mantenere viva l`attenzione sul tema ed essere convinti dell’utilità del voto referendario. Un no al nucleare, inoltre, può significare per la Calabria sviluppo anche in termini occupazionali in tutte quelle attività destinate a produrre energia in modo alternativo ( fotovoltaico, solare etc), avendone, a differenza forse di altri territori, tutti i requisiti necessari. Per l’acqua chi pensa a privatizzarla evidentemente considera questo bene non di tutti ma ad appannaggio dei soliti noti. Vogliamo mantenere l’acqua in mano pubblica per garantirne l’accesso a tutti, per tutelare un bene non rinnovabile da conservare per le future generazioni, per garantire una gestione trasparente e partecipata. Per questo diciamo che si scrive acqua, ma si legge democrazia e libertà. (Salvatore Lucà)

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Privatizzazione quartiere Eur di Roma?

Posted by fidest press agency su domenica, 22 maggio 2011

Roma, A governare la zona Eur di Roma, non è la giunta del XII municipio, né il sindaco Gianni Alemanno. Di fatto, questo quartiere d’oro è in mano ai ricchi signori della destra. Si tratta di un gruppo di imprenditori nati e cresciuti all’Eur, che con vari investimenti e una movimentata pianificazione urbanistica, stanno sconvolgendo il paesaggio e sollevando non poche polemiche. Eur Spa, questo è il nome dell’ente padrone, è una società sia pubblica che privata, ma i vari progetti messi in atto dall’elite di imprenditori, la portano ad essere più privata che pubblica.
Carmine Celardo, viceresponsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti, commenta sgomento questa situazione di scellerata privatizzazione del territorio: “L’ente Eur Spa dovrebbe essere censurato dalla giunta Alemanno. Le operazioni che sta portando avanti sul territorio non sono riqualificabili né culturalmente né socialmente. Occorre sottolineare che la società è a capitale pubblico e privato e quest’ostentazione sfrenata del benessere economico va contro ogni regola morale. La giunta dovrebbe avviare una seria riflessione sulla riqualificazione del quartiere che non è un’enclave ma appartiene a tutta la città. Non può essere il feudo della destra fascista, deve essere fruibile a tutti i cittadini. Questo è lo spirito giusto per una metropoli”.
Tra i recenti e numerosi, sicuramente superflui, interventi di urbanistica, quello che ha sollevato più polemiche è stata la demolizione del Velodromo ciclistico a favore di progetti di sviluppo immobiliare di case di pregio. Quattro palazzi da cinque piani li ha previsti sul catino dell’ex Velodromo l’amministratore delegato, vero motore della struttura dal luglio 2009, Riccardo Mancini, amico di Alemanno.

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Usa: i repubblicani rallentano

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 maggio 2011

“Questo presidente ha criticato aspramente il nostro disegno di legge e la nostra proposta sul Medicare”. Parla Eric Cantor, capogruppo repubblicano alla Camera, mentre spiegava ai giornalisti il rallentamento del suo partito sulla privatizzazione del Medicare, il sistema di sanità degli anziani.
La privatizzazione del Medicare era stata proposta dall’ex presidente George Bush ma un passo in quella direzione è avvenuto recentemente alla Camera, controllata dai repubblicani. Paul Ryan, il presidente della Commissione al Bilancio, è l’architetto del disegno di legge che privatizzerebbe il Medicare, approvato dalla Camera recentemente solo con voti del suo partito. Il fatto che Cantor abbia cominciato a suggerire dubbi vuol dire che con ogni probabilità non andrà in porto. Ciononostante altri leader repubblicani hanno chiarito che il disegno di legge della Camera continuerà anche se sanno che la maggioranza democratica al Senato non lo approverà e ovviamente Obama imporrebbe il suo veto. La privatizzazione del Medicare fa parte del piano di Ryan per ridurre il deficit federale. Come era da aspettarsi anche un lieve suggerimento di ritirata ha creato gli urli del gruppo dei Tea Party, l’estrema destra del Partito Repubblicano.
Il reverendo William Temple, chairman del gruppo Padri Fondatori del Tea Party, ha già accusato John Boehner, leader della Camera, di essere un RINO, Repubblican in name only (repubblicano solo di nome). Non che Boehner abbia già abbandonato il piano di privatizzazione del Medicare ma la sola possibilità ha causato le accuse dei Tea Party. La privatizzazione del Medicare combinata ai tagli stratosferici al Medicaid, l’assicurazione per i poveri, fa parte della soluzione di affrontare il deficit che secondo i repubblicani è insostenibile. È ironico che la più grande responsabilità per la creazione del deficit siano esattamente i repubblicani. Quando George Bush entrò alla Casa Bianca ricevette un bilancio con surplus dalle mani di Bill Clinton. Dopo otto anni di Bush il deficit è andato alle stelle. Come spiega molto bene Paul Krugman, vincitore del premio Nobel per l’economia, in un recente articolo nel New York Times, vi sono tre ragioni principali per il deficit. A cominciare dalla riduzione delle tasse di Bush che in grande misura hanno beneficiato i benestanti. Seguono le due guerre in Iraq ed Afganistan volute da Bush con approvazione anche dei democratici. Completa il quadro la crisi economica a Wall Street del 2008 causata dalla speculazione sfrenata, resa possibile dalla mancanza di controlli governativi al sistema finanziario.
Il deficit preoccupa dunque i repubblicani solo quando loro vogliono implementare la loro ideologia. Si tratta essenzialmente di riduzioni ai programmi governativi e di consegnare più soldi al business delle corporation. Con il fatto del Medicare hanno esagerato perché nonostante alcune imperfezioni il programma è molto popolare con gli americani. Parecchi recenti sondaggi hanno rivelato che una forte maggioranza dei cittadini statunitensi è contrario alla privatizzazione. La maggioranza crede anche che sarebbe più utile l’aumento delle tasse ai benestanti per mantenere il Medicare. I repubblicani hanno dunque capito che la loro scusa del deficit non servirà a consegnare gli anziani alle mani delle assicurazioni private, le stesse mani che hanno il monopolio con l’assicurazione degli altri americani che non usufruiscono del Medicaid o Medicare, i due sistemi governativi sulla sanità. Boehner e la sua leadership dunque andranno piano e cercheranno di imporre tagli altrove. Useranno come ostaggio l’approvazione all’aumento del tetto al debito pubblico per ottenere tagli alle spese. Con ogni probabilità non si arriverà al default che creerebbe il caos alle borse non solo americane ma anche quelle globali. Si aumenterà il tetto al debito pubblico creando dunque dei tagli automatici se alcuni obiettivi non saranno raggiunti. Gli anziani però potranno dormire tranquilli perché i repubblicani sanno bene che questo gruppo vota attivamente. Come ha detto il senatore democratico Charles Schumer dello Stato di New York, i repubblicani si sono resi conto “che il loro piano di privatizzare il Medicare sarebbe un disastro politico” alle prossime elezioni. (Domenico Maceri)

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Croce rossa: si va verso la privatizzazione?

Posted by fidest press agency su sabato, 5 febbraio 2011

Roma, lunedì 7 febbraio Ambulatorio di Via Verrio Flacco 60 (L.go Preneste)  – ore 10.00 Assemblea pubblica. La chiusura dello storico ambulatorio della Croce Rossa Italiana in via Verrio Flacco 60 a Roma, determina per i cittadini del V° e VI° Municipio un ennesimo colpo nel già precario stato della sanità nella capitale. Questa unilaterale decisione assunta dagli attuali vertici della C.R.I., che si aggiunge alla chiusura degli altri ambulatori romani di via Luigi Cesana (quartiere Tiburtino) e via Pacinotti (zona Marconi), è solo l’ultimo tassello di un disegno volto alla dismissione dei servizi socio-sanitari erogati dalla C.R.I. ed alla privatizzazione definitiva dell’ente. Secondo l’Unione Sindacale di base, tale disegno va contrastato e combattuto a tutela dei soggetti più deboli (anziani, immigrati ed infermi) e dei lavoratori, i quali sono sottoposti ormai da tempo ad una mobilità forzata e selvaggia. USB invita pertanto tutti i lavoratori della C.R.I. e tutta la cittadinanza del V° e VI° Municipio a prendere parte all’assemblea pubblica che si terrà lunedì 7 febbraio, presso lo stesso ambulatorio di via Verrio Flacco 60 (l.go Preneste), per discutere e concordare le iniziative da intraprendere a difesa della salute e del lavoro.

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Assemblea precari scuola

Posted by fidest press agency su domenica, 19 settembre 2010

Roma. 25 settembre,  Centro congressi Cavour, via Cavour 50/A –ore 10.00 L’Unione Sindacale di Base, impegnata direttamente nella battaglia contro i piani di privatizzazione dell’istruzione e della ricerca, promuove l’Assemblea nazionale di tutti i lavoratori precari della Scuola, dell’Università e della Ricerca. L’Assemblea, aperta ai comitati e alle realtà autorganizzate di tutto il Paese, vedrà la partecipazione dei lavoratori precari in lotta dai nidi agli istituti di ricerca e farà il punto delle mobilitazioni accomunate dal no alla politica dei tagli di risorse, di posti di lavoro e di servizi, in settori che dovrebbero essere invece considerati trainanti per l’uscita dalla crisi e per la crescita economica e civile del Paese. Un movimento che in questi anni USB ha promosso e organizzato: dalla forte mobilitazione dei precari del pubblico impiego dell’ottobre 2006 ai tetti dei provveditorati, dal tetto dell’Ispra allo sciopero degli scrutini, dallo sciopero della fame dei precari più colpiti dalla furia dei tagli alla scuola, fino alle ultime mobilitazioni nel sud Italia. L’Assemblea nazionale, mettendo a confronto le diverse esperienze dei lavoratori, si propone di connettere e dare continuità alle battaglie del precariato, per riconquistare quella chiarezza di obiettivi necessaria alla definizione di un percorso di lotta indipendente dagli opportunismi politici e sindacali e per organizzare i prossimi appuntamenti della mobilitazione a livello nazionale e regionale.

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Sciopero Tirrenia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 agosto 2010

La Uiltrasporti ha convocato per i prossimi 30 e 31 agosto uno sciopero su tutta la flotta Tirrenia. I motivi sono la non-apertura di un confronto col Governo nel processo di privatizzazione, per ora al palo, e che dovrebbe concludersi entro il 30 settembre. Ricordando che la situazione della Tirrenia non potra’ che degenerare -per lavoratori e utenti- proprio per come e’ stato finora messo in atto il cosiddetto processo di privatizzazione (dove allo Stato di sostituiscono le partecipate), non ci interessa entrare del merito dei motivi dello sciopero. Prendiamo invece atto che viene convocato per il 30 e 31 agosto: quando tutte le navi saranno stracolme di turisti (isolani e no) che tornano a casa e che hanno date precise in cui devono riprendere la propria attivita’ lavorativa. Non solo, ma con un”alternativa, nei giorni precedenti e successivi allo sciopero, che non esiste perche’ le navi sono gia’ strapiene da un pezzo (altrettanto per gli aerei per chi optasse per questo mezzo, magari lasciando l’auto sull’isola per prenderla in un secondo momento con ulteriore aggravio di costi). E’ evidente che il sindacato che proclama un simile sciopero e’ irresponsabile: perche’ piu’ che danno alla propria controparte arrechera’ danno -e anche molto pesante- agli utenti del servizio, con un allarme generale che potrebbe essere gestito con difficolta’ da parte delle forze dell’ordine. Se l’obiettivo della Uiltrasporti e’ richiamare l’attenzione sul proprio problema, sicuramente ci riuscira’… in negativo!! Il metodo di considerare gli utenti carne da macello, strumenti inconsapevoli e strumentalizzati delle proprie politiche, a nostro avviso e’ perdente. I migliori alleati dei lavoratori sono i cittadini utenti, ma se gli si danno scarpate in testa invece di “caramelle”, dopo si avra’ contro non solo la propria controparte ma tutta l’Italia che si identifichera’ nei drammi che saranno vissuti in quei giorni. Il metodo alternativo c’e’, creando danno solo alla propria controparte: far viaggiare gratis tutti in quei due giorni e rimborsare chi ha gia’ pagato il biglietto. Forse perche’ si crede sia piu’ proficuo alla propria causa un mondo intero “incazzato” contro gli scioperanti e non una controparte coi danni e la simpatia del mondo intero? E’ il discrimine tra civilta’ e barbarie nel mondo del 2010. Se lo sciopero verra’ confermato invitiamo gia’ da ora tutti i lavoratori coinvolti a boicottarlo.

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Privatizzazione Tirrenia

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 marzo 2010

“Nei bandi di gara per la privatizzazione della Tirrenia chiediamo siano inseriti la presentazione di un piano industriale adeguato al servizio e la salvaguardia dei livelli occupazionali e salariali dei lavoratori.” Lo dichiara in una nota l’on. Americo Porfidia in merito all’imminente procedimento di privatizzazione della flotta di Stato di Tirrenia. “Tenendo a mente lo sconveniente comportamento dell’attuale governo in merito alla vicenda Alitalia – continua il deputato campano – siamo preoccupati per le modalità con le quali verrà gestita l’ennesima privatizzazione di una ricchezza pubblica. Si tratta del futuro di circa 2000 dipendenti, per un valore della flotta superiore agli 850 milioni di euro.  L’ennesimo rapporto Istat ci riporta un paese in ginocchio, con il tasso di disoccupazione all’8,6% ed una produzione in continua diminuzione, sarebbe gravissimo se il governo accettasse la perdita di altri posti di lavoro. Chiediamo dunque al governo – conclude l’on. Porfidia – di gestire al meglio la transizione dal pubblico al privato garantendo i livelli occupazionali e salariali esistenti. La Tirrenia non può diventare la nuova Alitalia.”

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Comune di Roma e privatizzazione Acea

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 febbraio 2010

Roma. “L’Acea è una società storica, da anni quotata in borsa. Ciò implica che, senza entrare nel merito del discorso sulla privatizzazione, il Comune assicuri la massima trasparenza nella vendita delle azioni, rispettando al tempo stesso le esigenze dei cittadini che usufruiscono dei servizi offerti”. A dirlo è Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti, condividendo le recenti dichiarazioni di Emma Bonino in merito alla questione della privatizzazione dell’Acea da parte del Comune di Roma. La candidata per il centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio ha infatti spiegato che il Campidoglio non può decidere autonomamente, poiché esiste un problema di competenze che, per quanto riguarda l’acqua e i rifiuti, coinvolge rispettivamente la Provincia e la Regione. Inoltre , la Bonino ha avanzato l’idea di creare una “authority” volta a garantire un servizio di monitoraggio per la gestione economica dell’azienda capitolina. Quanto alla vicenda delle competenze istituzionali in materia, il numero due del movimento che ha in Antonello De Pierro il suo leader sottolinea: “La situazione dell’Acea richiede necessariamente un discorso di coerenza, in modo tale da coinvolgere tutti gli organi competenti nella maniera più cristallina possibile, specie se dietro questi giochi finanziari a ‘scatole cinesi’ ci sono comunque i soldi dei pubblici contribuenti”.

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Roma: Possibile privatizzazione dell’Acea

Posted by fidest press agency su sabato, 13 febbraio 2010

“Sono preoccupato per le possibili manovre politiche che si nasconderebbero dietro una improvvisa accelerazione del processo di privatizzazione dell’Acea”. Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti Roberto Soldà esprime perplessità in merito alle dichiarazioni rilasciate dal sindaco Alemanno circa la parziale privatizzazione dell’Acea. La vendita a privati del 20% della società che gestisce la distribuzione dell’acqua nella capitale in ottemperanza al decreto Ronchi, è stata al centro di una infiammata seduta del consiglio comunale, con vibranti proteste dai banchi dell’opposizione. Il decreto legge recante il nome del ministro per le Politiche Europee Andrea Ronchi prevede infatti che la partecipazione pubblica nelle società di gestione del servizio idrico scenda al trenta percento entro il 2015. Per il vicepresidente del movimento a difesa del cittadino fondato da Antonello De Pierro, un eventuale riassetto societario dell’Acea “non può prescindere da una seria riflessione che coinvolga tutte le parti sociali interessate. L’azienda è un patrimonio della collettività fatta di risorse umane e professionalità importanti e che – conclude Soldà –  non può essere svenduta in nome di politiche di lobby”.

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No Bertolaso Day

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 febbraio 2010

Roma 18 febbraio piazza di Monte Citorio alle ore 10.00, e assemblea pubblica organizzata all’Università La Sapienza dalla rete Osservatorio civile, alle ore 15.30 “Nel testo in discussione al Parlamento si prevede che la Croce Rossa venga sottoposta alla vigilanza del Dipartimento di protezione civile”, dichiara Massimiliano Gesmini, del Coordinamento nazionale RdB CRI. “E’ un aspetto che ci preoccupa fortemente, perché rappresenta un primo passo verso la privatizzazione anche dei servizi essenziali svolti da CRI, come l’emergenza, il primo soccorso, la cura dei disabili, con gli inevitabili riflessi negativi che si avrebbero sul lavoro e sul servizio” . Aggiunge Gesmini: “Inoltre protesteremo perché tale decreto non contempla, come invece accadrà per il personale precario di protezione civile (dirigenti inclusi), che vengano stabilizzati i quasi duemila precari di CRI, i quali da anni prestano il loro servizio a sostegno dei più indifesi della nostra società. In tal senso presenteremo un emendamento, finalizzato a riconoscere pari dignità a tutti i lavoratori precari dei servizi delle emergenze e del soccorso che oggi si vogliono ricondurre al Dipartimento di protezione Civile, mettendo fine anche all’assurda e non più tollerabile situazione del precariato in CRI.”, conclude il rappresentante RdB

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Vendola contro privatizzazione dell’acqua in Puglia

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2009

“La questione della privatizzazione dell’acqua è un problema che si ripete continuamente e non solo in Puglia. Appoggio completamente la decisione del presidente della Regione di voler contrastare questa scelta”. È questo il commento di Manuela Bellantuoni, responsabile per la regione Puglia del movimento Italia dei Diritti, riguardo alle dichiarazioni rilasciate da Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, il quale ritiene la privatizzazione dell’acqua “una bestemmia contro Dio e un crimine contro l’umanità”.Vendola ha dichiarato di presentare davanti alla Corte Costituzionale l’articolo 15 del decreto legge sugli Obblighi comunitari che liberalizza i servizi pubblici locali, rivendicando alla Regione la competenza esclusiva sulla materia. “L’acqua è un bene comune – ha continuato l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro  –  e, come tale, non si può pensare di assoggettarla alle regole del mercato. Come al solito assistiamo ad un gioco di interessi personali di aziende o di chi prende in mano queste situazioni, che danneggia i consumatori. Privatizzando l’acqua, i costi delle bollette lieviterebbero e si perderebbe il controllo della situazione del mercato in un periodo di recessione economica dove le bollette già sono alte. Appoggiamo l’iniziativa – ha concluso la Bellantuoni – e speriamo si estenda anche in altre regioni, come ad esempio la Campania, dove il problema è della stessa portata”.

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La crisi dell’Università nella competizione globale

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 maggio 2009

Torino, lunedì 18 maggio – ore 13 Centro didattica della Facoltà di Medicina, Aule di Fisiologia C.so Massimo d’Azeglio, 50 L’incontro intende denunciare le scelte disastrose dei Rettori e quelle del Governo, ed aprire un dibattito sul come contribuire a disegnare e rilanciare un progetto di Università della società e per la società, alternativo a quello di privatizzazione e/o smantellamento. Interverranno: Roberto Burlando, Università degli Studi di Torino;  Giorgio Faraggiana, Politecnico di Torino;  Orazio Maccarone della Direzione nazionale RdB-CUB Università; Andrea Merlon, INRIM  Torino, USI/RdB Ricerca; una rappresentanza studentesca dell’Onda; Luciano Vasapollo, Università degli Studi La Sapienza, Roma. “Abbiamo aderito all’anti-G8 perché viviamo una Università molto diversa da quella che i Rettori descrivono”, spiega Pietro Di Gennaro, della Direzione nazionale RdB-CUB Pubblico Impiego. “Siamo in un’Università in via di dismissione, dove disagio e precarietà interessano tutti: gli studenti, che a una formazione sempre meno qualificata ma sempre più costosa devono aggiungere un futuro di precarietà; i docenti, il cui status e la cui libertà viene rimessa a valutazioni economicistiche della didattica e della ricerca; il personale tecnico amministrativo, la cui unica certezza sono i salari da fame e la precarietà galoppante dei rapporti di lavoro. Interessa infine la società, che ormai vive l’Università come uno spreco di risorse e non più come uno strumento di promozione culturale, civile, scientifico, sociale ed anche economico”.

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