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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 151

Posts Tagged ‘probiotici’

Un nuovo contributo alla lotta contro il Covid-19 potrebbe arrivare dai probiotici

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 marzo 2022

È quanto emerge dallo studio realizzato da AB-BIOTICS, azienda biotecnologica spagnola parte della multinazionale giapponese Kaneka, e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Gut Microbes che riporta le più importanti novità sul microbiota. Secondo la ricerca, la formula AB21, costituita da 4 specifici ceppi probiotici, produce significativi effetti positivi nei pazienti ambulatoriali affetti da Covid-19, con benefici sul tasso di remissione, durata dei sintomi e carica virale. A renderli possibili è l’interconnessione tra microbiota intestinale e immunità polmonare del cosiddetto asse intestino-polmone (GLA): nel nostro organismo, infatti, i batteri della flora intestinale co-operano con i meccanismi immunitari per proteggerci dalle infezioni. Lo studio mostra che la somministrazione di ceppi probiotici specifici può rinforzare questi meccanismi antivirali. Una scoperta importante, che potrebbe portare a nuove opzioni per il trattamento di pazienti che hanno contratto il Covid-19 con sintomi lievi e che lascia spazio ad ulteriori approfondimenti. Al momento, infatti, esistono solo alcuni studi osservazionali e retrospettivi, ma nessun’altro studio randomizzato e controllato con placebo, Ad oggi non esiste quindi un trattamento a base di probiotici approvato o raccomandato per trattare o prevenire il Covid-19 ma, se altre ricerche confermassero questi dati, si potrebbero aprire nuovi scenari. Per ottenere questi incoraggianti risultati, i ricercatori hanno coinvolto 293 pazienti tra i 18 e 60 anni con diagnosi di SARS-CoV-2 lieve, non ospedalizzati di cui 126 (42%) con noti fattori di rischio come diabete e/o ipertensione; 147 pazienti sono stati trattati con AB21, 146 trattati con placebo. AB21 è stato somministrato una volta al giorno per 30 giorni; la sua è una combinazione di 4 ceppi probiotici – composta da tre ceppi di Lactiplantibacillus plantarum (KABP022, KABP023 e KABP033) e uno di Pediococcus acidilactici (KABP021). Alla fine dei 30 giorni di osservazione, il 53,1% dei pazienti nel gruppo probiotico ha raggiunto la remissione completa (completa eliminazione dei sintomi e della carica virale), contro il 28,1% del gruppo placebo: una differenza statisticamente valida. In più, sono stati osservati effetti significativi anche nel ridurre la durata dei sintomi, la carica virale e gli infiltrati polmonari, con al contempo un aumento degli anticorpi IgM (Immunoglobine M) e IgG (Immunoglobine G), specifici per il SARSCoV2. Non sono state rilevate, invece, modifiche significative nel microbiota fecale, suggerendo che la formula probiotica abbia influenzato l’asse intestino-polmone principalmente stimolando il sistema immunitario dell’ospite piuttosto che alterando la composizione del microbiota del colon. La formula AB21, con aggiunta di Vitamina D per contribuire al normale funzionamento del sistema immunitario, è contenuta in un integratore già messo in commercio in Italia, Francia, Spagna e Portogallo da Zambon, multinazionale farmaceutica impegnata nell’innovazione e nello sviluppo per migliorare la qualità della vita dei pazienti e la salute delle persone. By Beatrice Bonomi

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Un ceppo di probiotici può migliorare la gestione delle coliche infantili

Posted by fidest press agency su martedì, 4 febbraio 2020

Secondo uno studio tutto italiano, condotto dai ricercatori dell’Università Federico II di Napoli, e pubblicato su Alimentary Pharmacology & Therapeutics, l’integrazione con il probiotico Bifidobacterium animalis subsp.lactis BB-12 (BB-12) è efficace nella gestione delle coliche infantili. Secondo gli esperti, l’effetto potrebbe derivare da meccanismi immunitari e non immunitari associati alla modulazione della struttura e della funzione della flora intestinale. «Il nostro studio offre le prove a sostegno di un ruolo importante del microbiota intestinale come bersaglio degli interventi contro le coliche infantili. È importante però sottolineare che questo studio si è occupato di un ceppo probiotico ben preciso e caratterizzato, e che i risultati non possono essere estrapolati per altri ceppi probiotici» spiega Roberto Berni Canani, autore senior del lavoro. I ricercatori hanno valutato il tasso di neonati con una riduzione di almeno il 50% della media giornaliera di pianto dopo 28 giorni di intervento con il BB-12. Gli esiti secondari sono stati il numero giornaliero di episodi di pianto, la durata del sonno, il numero di movimenti intestinali e la consistenza delle feci. Per valutare questi esiti, Berni Canani e colleghi hanno randomizzato 80 neonati sani, allattati esclusivamente al seno, con coliche infantili, a ricevere BB-12 o placebo per 28 giorni. Hanno anche valutato la struttura del microbiota intestinale e butirrato, beta-defensina-2 (HBD-2), catelicidina (LL-37), IgA secretorie (sIgA) e livelli di calprotectina fecale. A conti fatti, il tasso di neonati con riduzione di almeno il 50% della durata media giornaliera del pianto è risultato più alto nel gruppo trattato con BB-12, dalla fine della seconda settimana e nessun bambino è andato incontro a recidive dopo l’interruzione del trattamento. Il numero medio di episodi di pianto è diminuito in entrambi i gruppi, ma con un effetto maggiore nel gruppo BB-12. La frequenza media giornaliera delle feci è diminuita in entrambi i gruppi ma con un effetto significativamente maggiore nel gruppo BB-12, mentre la consistenza fecale è risultata simile tra i due gruppi. Infine, nel gruppo BB-12 si è osservato un aumento della presenza di Bifidobacterium, con una correlazione significativa con la riduzione del tempo di pianto, butirrato e HBD-2, LL-37 e valori di sIgA associati a una diminuzione del livello calprotectina fecale. Aliment Pharmacol Ther. 2019 Dec 3. doi: 10.1111/apt.15561
https://doi.org/10.1111/apt.15561 fonte: Doctor33.

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Dolore addominale ricorrente nei bambini: i probiotici potrebbero essere una soluzione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 gennaio 2019

Secondo una nuova sinossi di evidenza clinica pubblicata su JAMA Pediatrics, i probiotici possono essere d’aiuto per gestire il dolore addominale ricorrente a breve termine nei bambini. «Un bambino su quattro in età scolare soffre di dolore addominale ricorrente, un termine collettivo che include dispepsia funzionale, sindrome dell’intestino irritabile, dolore addominale funzionale e sindrome da dolore addominale funzionale» afferma Tamsin Newlove-Delgado, della University of Exeter Medical School nel Regno Unito. Nel rapporto, i ricercatori hanno analizzato 19 studi, di cui 14 hanno incluso bambini con diagnosi di dolore addominale ricorrente e cinque bambini con sindrome dell’intestino irritabile. Tredici studi hanno valutato i probiotici, più comunemente Lactobacillus rhamnosus GG, quattro hanno valutato cambiamenti dietetici a base di fibra e due hanno osservato diete di esclusione o restrizione. Ebbene, da zero a tre mesi dopo l’inizio dell’intervento, i pazienti che hanno ricevuto i probiotici hanno mostrato una probabilità significativamente più alta di ottenere miglioramenti del dolore rispetto a quelli trattati con placebo, con prove di moderata qualità. I probiotici sono inoltre risultati associati a riduzioni della frequenza e dell’intensità del dolore, anche se con prove di bassa qualità. Due studi hanno seguito i partecipanti allo studio per tre-sei mesi dopo l’intervento, e hanno riscontrato anche una probabilità significativamente maggiore di miglioramento del dolore con probiotici, con prove di qualità moderata. I cambiamenti dietetici a base di fibre non hanno invece ottenuto risultati migliori del placebo nel migliorare il dolore a breve termine. Sulla base delle scarse prove disponibili, non è stato possibile determinare quale ceppo probiotico fosse più efficace, o quali fossero i migliori dosaggi e regimi. «Le sperimentazioni future dovrebbero valutare i risultati a lungo termine e utilizzare risultati convalidati e misure coerenti concordate dai leader della ricerca in questo settore. Pochi studi hanno fornito informazioni su assenze da scuola e da eventi sociali o sul funzionamento psicologico e sulla qualità della vita, che sono esiti invece molto significativi per le famiglie» concludono gli autori. JAMA Pediatr. 2018. doi: 10.1001/jamapediatrics.2018.4575 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30592480 by Doctor33)

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Probiotici, dall’equilibrio intestinale benefici su ipercolesterolemia

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 dicembre 2017

intestinoProbiotici, dall’equilibrio intestinale benefici su ipercolesterolemia Studi clinici illustrati al recente congresso della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie a Firenze, dimostrano l’efficacia dell’uso di specifici probiotici in quantità adeguate nel controllo dell’ipercolesterolemia moderata o lieve. I lavori sono stati presentati nel corso simposio “Ruolo, scelta e appropriato uso degli integratori nel trattamento dell’ipercolesterolemia e nel rischio cardiovascolare basso e moderato”. Le ricerche, riporta una nota stampa, rivelano che è possibile ottenere benefici evidenti all’organismo e soprattutto evitare che si creino degli squilibri, a livello intestinale, che possono portare alla progressione dei fattori di rischio cardiovascolare.
Secondo Edoardo Felisi, docente del Master Prodotti Nutraceutici, dipartimento di Scienze del Farmaco, dell’Università degli Studi di Pavia, «i probiotici sono microorganismi vivi e vitali e, aggiunti ad alimenti o a integratori, devono essere assunti in quantità adeguate, così da garantire l’eubiosi, cioè l’equilibrio della composizione qualitativa del microbiota intestinale. Questo permette di far funzionare correttamente l’organismo. Al contrario, la disbiosi è la perdita di questo equilibrio, determinato da una variazione qualitativa e quantitativa del microbiota intestinale». Intervenendo sul microbiota si possono controllare anche diverse patologie sistemiche, a partire dal diabete di tipo 2, ma anche obesità, sindromi metaboliche e malattie infiammatorie del sistema nervoso centrale. In particolare, uno studio ha dimostrato l’importanza dell’assunzione di un probiotico specifico che agisce sulla riduzione dell’ipercolesterolemia e quindi del rischio cardiovascolare.«È stato condotto uno studio clinico con un nutraceutico contenente un probiotico e riso rosso fermentato in una popolazione con modesta o moderata ipercolesterolemia e quindi soggetta a rischio cardiovascolare – spiega Paolo Magni, docente di Patologia Clinica, dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari, Università degli Studi di Milano – I risultati rivelano che il nutraceutico, rispetto al placebo, riduce il colesterolo cattivo (Ldl) del 26%; si è inoltre osservato che il colesterolo non Hdl (colesterolo aterogenico) si riduce del 24%; questo è un importante effetto sulla riduzione del rischio cardiovascolare, in quanto la colesterolemia totale viene ridotta del 17%». Entrando nel dettaglio, Magni specifica che «un particolare nutraceutico, il Bifidobacterium Longum BB536 – uno dei ceppi ad attività probiotica più studiati – rende insolubile il colesterolo, che non viene di conseguenza riassorbito a livello intestinale e pertanto non raggiunge il fegato, ma viene eliminato nelle feci». «Secondo lo studio clinico citato, l’azione sinergica del probiotico, efficace nella riduzione dell’assorbimento del colesterolo, e di un prodotto naturale che riduce la produzione di colesterolo, come la Monacolina K, ottenuta dal processo di fermentazione del riso rosso, si è rivelata altamente efficace – conferma il dottor Gerardo Medea della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure primarie in Area metabolica – Studi come questo sono un elemento fondamentale per i Medici di Medicina Generale nella scelta quotidiana del prodotto, in questo caso del probiotico più adatto ai pazienti con basso o moderato rischio cardiovascolare, purché non abbiano bisogno di farmaci». (foto. intestino) (fonte: farmacista33)

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Probiotici “amici del cuore”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 dicembre 2017

cuoreIl benessere del nostro cuore passa anche dall’intestino, o meglio dall’equilibrio del suo ecosistema. Lo dimostrano studi recenti, presentati durante l’ultimo congresso della SIMG, la Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie, a Firenze, nel simposio “Ruolo, scelta e appropriato uso degli integratori nel trattamento dell’ipercolesterolemia e nel rischio cardiovascolare basso e moderato”. Le ricerche rivelano che specifici probiotici, se assunti in quantità adeguate, possono portare benefici evidenti all’organismo e soprattutto possono evitare che si creino degli squilibri, a livello intestinale, che possono portare alla progressione dei fattori di rischio cardiovascolare.Il professor Edoardo Felisi, docente del Master Prodotti Nutraceutici, dipartimento di Scienze del Farmaco, dell’Università degli Studi di Pavia, spiega infatti che “i probiotici sono microorganismi vivi e vitali e, aggiunti ad alimenti o a integratori, devono essere assunti in quantità adeguate, così da garantire l’eubiosi, cioè l’equilibrio della composizione qualitativa del microbiota intestinale. Questo permette di far funzionare correttamente l’organismo. Al contrario, la disbiosi è la perdita di questo equilibrio, determinato da una variazione qualitativa e quantitativa del microbiota intestinale”.Intervenendo sul microbiota si possono controllare anche diverse patologie sistemiche, a partire dal diabete di tipo 2, ma anche obesità, sindromi metaboliche e malattie infiammatorie del sistema nervoso centrale.In particolare, uno studio ha dimostrato l’importanza dell’assunzione di un probiotico specifico che agisce sulla riduzione dell’ipercolesterolemia e quindi del rischio cardiovascolare.
Il professor Paolo Magni, docente di Patologia Clinica, dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari, Università degli Studi di Milano commenta: ”È stato condotto uno studio clinico con un nutraceutico contenente un probiotico e riso rosso fermentato in una popolazione con modesta o moderata ipercolesterolemia e quindi soggetta a rischio cardiovascolare. I risultati rivelano che il nutraceutico, rispetto al placebo, riduce il colesterolo cattivo (LDL) del 26%; si è inoltre osservato che il colesterolo non HDL (colesterolo aterogenico) si riduce del 24%; questo è un importante effetto sulla riduzione del rischio cardiovascolare, in quanto la colesterolemia totale viene ridotta del 17%”.
Entrando nel dettaglio, il professor Magni specifica che “un particolare nutraceutico, il Bifidobacterium Longum BB536 – uno dei ceppi ad attività probiotica più studiati – rende insolubile il colesterolo, che non viene di conseguenza riassorbito a livello intestinale e pertanto non raggiunge il fegato, ma viene eliminato nelle feci”.“Secondo lo studio clinico citato, l’azione sinergica del probiotico, efficace nella riduzione dell’assorbimento del colesterolo, e di un prodotto naturale che riduce la produzione di colesterolo, come la Monacolina K, ottenuta dal processo di fermentazione del riso rosso, si è rivelata altamente efficace – conferma il dottor Gerardo Medea della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure primarie in Area metabolica -. Studi come questo sono un elemento fondamentale per i Medici di Medicina Generale nella scelta quotidiana del prodotto, in questo caso del probiotico più adatto ai pazienti con basso o moderato rischio cardiovascolare, purchè non abbiano bisogno di farmaci”.

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Sperimentazione sul consumo dei probiotici

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 marzo 2017

Dal 2014, Yakult e la Japan Aerospace Exploration Agency (JAXA) sono impegnate nello studio degli effetti dei probiotici sul sistema immunitario e sul microbiota intestinale in condizioni di microgravità. Lo scopo di questa ricerca comune è di contribuire alla preservazione e al miglioramento della salute e delle performance degli astronauti. La volontà però è anche quella di contribuire alla promozione generale della salute dell’uomo sfruttando le conoscenze ottenute grazie a questo impegno condiviso nella ricerca sullo sviluppo dei probiotici.
È tutto pronto per la prima sperimentazione al mondo sul consumo prolungato di probiotici da parte dell’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Lo studio si basa sui risultati delle attività di ricerca condotte a terra tra il 2014 e il 2015 e sui test di conservazione delle capsule contenenti batteri probiotici vivi liofilizzati (Lactobacillus casei Shirota – LcS) condotte a bordo della ISS nel 2016.
È stato confermato che il numero dei probiotici vivi contenuti nel campione spedito a bordo della ISS era pari a quello del campione di controllo conservato a terra. Yakult e JAXA inizieranno la sperimentazione nel 2017 attraverso uno studio scientifico sugli effetti di un consumo prolungato di probiotici sul sistema immunitario dell’uomo e sul microbiota intestinale degli astronauti impegnati per lunghi periodi a bordo dell’ISS.

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Probiotici, claim salutistici bocciati dall’Efsa: ecco i motivi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2016

pills on the woman palm

pills on the woman palm

Vantare in etichetta le proprietà salutistiche di un alimento (claim) in virtù di uno o più dei suoi componenti non è obbligatorio; se lo si vuole fare, è però necessario attenersi scrupolosamente a quanto prescritto da una serie di Regolamenti europei che, dal 2006, disciplinano come devono essere veicolate in etichetta o in pubblicità le informazioni che riguardano i benefici salutistici e nutrizionali di un prodotto alimentare; Regolamenti elaborati con lo scopo di proteggere la salute dei consumatori e il diritto ad una corretta informazione. In merito ai claim salutistici, cioè alle frasi che descrivono la relazione fra l’alimento e la salute, la procedura prevede che il produttore dimostri con studi appropriati, quanto vuole sostenere; l’Autorità europea per la sicurezza Alimentare (Efsa), valutata la pertinenza delle prove portate, è chiamata a dare un parere vincolante. Dall’entrata in vigore del cosiddetto Regolamento Claim (Reg. 1924/2006) sono stati quindi sottoposti ad approvazione moltissimi claim salutistici relativi a svariate sostanze. Un numero elevato di richieste ha riguardato i benefici attribuiti a diversi batteri probiotici, aggettivo quest’ultimo già definito di per sé un claim, poiché può essere detto probiotico solo un batterio ben caratterizzato tassonomicamente e con capacità di resistenza e colonizzazione dell’intestino ben specifiche. Nessuno dei claim proposti è tuttavia mai stato autorizzato (a differenza dei molti accettati per le vitamine e i minerali): la lista delle indicazioni sulla salute autorizzate all’uso non contiene infatti claim che riguardino i probiotici. Come mai? Tali batteri non apportano benefici? Non esattamente. Per il legislatore, è più una questione di metodo. Molti claim e fra questi quelli relativi ai batteri probiotici, sono stati rigettati principalmente perché gli studi presentati a supporto non erano stati ben disegnati. Il Regolamento prevede infatti che qualsiasi claim sia veritiero e sia basato su dati scientifici, dimostrati con studi su persone sane e in buona salute. Un aspetto critico, quest’ultimo e non solo per i probiotici (solo in seguito alleggerito, consentendo che fossero arruolate anche persone in sovrappeso e obese) che implica la difficoltà di dimostrare un beneficio su un organismo sano. Le contestazioni di Efsa però hanno riguardato anche altri punti: deve infatti essere ben definito sia come è stato ottenuto, sia da cosa è composto il costituente cui si vuole attribuire il claim; nel caso dei probiotici significa che il batterio deve innanzi tutto essere ben caratterizzato, non semplicemente a livello di specie, ma a livello di ceppo; passaggio impegnativo che rende la ricerca costosa. Infine il claim stesso non deve essere troppo vago nell’enunciato vantando, per esempio, una semplice protezione dalle malattie. Tutti elementi che sembra abbiano allontanato le aziende alimentari dalla ricerca soprattutto per quando riguarda i probiotici. Anche per questo di recente è stata proposta una procedura “semplificata”, tuttora al vaglio, che potrebbe sostenere un rilancio della ricerca, senza tuttavia rinunciare, sostengono le Autorità, alla sicurezza e alla leale e corretta informazione ai consumatori. Francesca De Vecchi – esperta in scienze e tecnologie alimentari fonte Farmacista33) (foto: probiotici)

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Salute bambini: probiotici per la prevenzione delle allergie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 giugno 2016

ospedale bambin gesùPrevenire le allergie con i probiotici, non solo è una buona idea, dicono gli esperti, ma è anche efficace, soprattutto nei bambini. Il principio è semplice, l’alterazione della nostra flora intestinale è in grado di influenzare l’equilibrio del nostro sistema immunitario, da cui dipendono le allergie. Come a dire, in parole povere, che “una pancia in ordine”, è alla base di tutto. Un recente documento dell’organizzazione mondiale degli allergologi (WAO) ha messo in chiaro che esistono evidenze statisticamente significative degli effetti benefici per tutti i tipi di allergie in seguito all’assunzione di probiotici, sebbene gli effetti maggiori si abbiano nei casi di eczema. In particolare le raccomandazioni sono rivolte a tutti quei bambini considerati a rischio, ovvero quelli i cui genitori o un fratello abbiano già un’allergia diagnosticata.
“Negli ultimi anni assistiamo, in particolar modo nelle società con elevato livello d’industrializzazione, ad una progressiva crescita dell’insorgenza di patologie autoimmuni e di patologie su base allergica. – afferma la Dottoressa Etta Finocchiaro, Specialista in Dietologia e Scienza dell’Alimentazione presso l’A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino – Le cause di questo incremento, paradossalmente, vanno in parte ricercate nel netto miglioramento delle nostre condizioni di vita, che hanno comportato lo sviluppo di elevati standard igienici, la possibilità di ridurre il manifestarsi di infezioni ricorrendo ai vaccini, e di combatterle, grazie all’uso di antibiotici. Tutti questi fattori in pratica hanno indebolito la risposta immunitaria del nostro organismo alterandone certamente la capacità di reazione.”.È ormai dimostrato che il corretto funzionamento del sistema immunitario del nostro organismo è fortemente influenzato dalla composizione della flora batterica intestinale. Intervenire su di essa per ripristinarne l’equilibrio, consente di agire sullo sviluppo e sul mantenimento delle nostre difese immunitarie. Recenti ricerche dimostrano l’esistenza di una correlazione tra la comparsa di allergie e la conformazione del microbiota intestinale; tra queste, un recente studio NIH[2] condotto su un campione di circa 1800 americani allergici di età adulta, conferma il potenziale aumento del rischio di allergie nei soggetti affetti da disbiosi, un’azione riequilibrante del microbiota intestinale può quindi avere effetti benefici sulla malattia allergica.
“I soggetti allergici presentano significative variazioni del microbiota, alterazioni particolarmente evidenti nei casi di soggetti allergici alle noci e in quelli affetti da allergie stagionali– commenta Finocchiaro – Sono risultati significativi, che costituiscono lo spunto per le ulteriori ricerche. L’azione benefica dei microrganismi probiotici sul sistema immunitario dell’organismo e la loro capacità di influenzarne positivamente l’attività, costituiscono il punto di partenza per l’elaborazione di strategie di prevenzione e di terapie per il trattamento delle allergie.”Gli studi in tal senso sono sempre più frequenti, eppure non esiste ad oggi una metodologia standardizzata.Ciò è probabilmente da ricollegarsi all’eterogeneità dei percorsi di ricerca per il trattamento e la prevenzione delle patologie allergiche. Emerge tuttavia la presenza di alcune variabili determinanti l’efficacia di un trattamento a base di probiotici, prima tra tutte la strettissima correlazione tra la patologia allergica da trattare e il ceppo probiotico utilizzato.“Sono molte le variabili che consentono di trarre effetti benefici dall’uso di un probiotico per il trattamento e la prevenzione delle allergie. In primo luogo occorre conoscere le specifiche capacità immunoregolatorie e antinfiammatorie del ceppo o della combinazioni di probiotici utilizzata. – spiega la Dr.ssa Etta Finocchiaro – I probiotici non sono tutti uguali, ogni ceppo ha le sue specificità e va considerato in relazione alla patologia da trattare. La corretta scelta della combinazione da utilizzare è una condizione fondamentale per la riuscita della terapia. Studi recenti hanno dimostrato come i due ceppi, il Bifidobacterium longum BB536 e il Lactobacillus rhamnosus HN001, siano in grado di sopravvivere alle avverse condizioni gastrointestinali e di interagire con l’ambiente circostante, mantenendo tutti i vantaggi della loro attività sinergica”.
Tra gli altri fattori che concorrono alla riuscita della terapia, l’età è quello maggiormente rilevante in un’ottica di prevenzione. In giovane età la composizione del microbioma, così come lo stesso sistema immunitario, risulta essere maggiormente ricettiva ai cambiamenti, poiché ancora in fase di sviluppo.

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Quello che Medici di famiglia e pazienti sanno sui probiotici

Posted by fidest press agency su martedì, 15 marzo 2016

medico_famigliaGrazie alla collaborazione di oltre 1.000 Medici di medicina generale, su tutto il territorio nazionale, è stata realizzata una fotografia che rivela la reali conoscenze di medici e pazienti sulla disbiosi intestinale, le sindromi correlate, l’utilizzo dei probiotici.Disbiosi intestinale: molte cause. Gli MMG che hanno avuto più pazienti con disbiosi intestinale la correlano a forme influenzali (65%), IBS – Sindrome dell’intestino irritabile (63%), stress o ansia (49%) e patologie metaboliche (40%). La sindrome dell’intestino irritabile (IBS) è senza dubbio il più comune disturbo funzionale gastrointestinale associato a disbiosi intestinale. Colpisce circa il 7-10% della popolazione. Sono molti gli studi che hanno dimostrato la relazione tra IBS e squilibrio del microbiota intestinale: esistono infatti differenze significative tra il microbiota intestinale dei pazienti affetti da IBS rispetto a quello dei soggetti sani.
Probiotici, una cura molto usata. L’86% dei Medici ha prescritto in un anno ad almeno 5 pazienti dei probiotici per combattere la disbiosi intestinale rilevando, in oltre 3 casi su 4 un risultato positivo. L’83% dei Medici di medicina generale, nei casi si disbiosi, riferisce i pazienti al gastroenterologo, la maggior parte, nel 55% dei casi, quando non trova una soluzione efficacie attraverso le abituali terapie, il 20% se affronta casi di disbiosi cronica e il 7% in qualsiasi caso. È importante assumere correttamente i probiotici, lasciando loro il tempo necessario per essere efficaci: “Inutile pretendere che 3-4 giorni di somministrazione di probiotici siano sufficienti a restituire l’equilibrio intestinale” spiega il Prof. Cucchiara “sia per i bambini che per gli adulti sono necessarie almeno 3-4 settimane di trattamento; stile di vita e alimentazione corretti faranno il resto”. I pazienti si informano? Oltre alla sintomatologia legata a disfunzioni dell’apparato intestinale, come i disturbi intestinali funzionali (74,7%) o fasi di diarrea acuta (58,8%), i pazienti chiedono al loro Medico di famiglia informazioni sui probiotici legate alla prevenzione per viaggi imminenti (27,6%). “Ciascuno di noi possiede un proprio microbioma, unico e individuale come un’impronta digitale.” spiega il Professor Lorenzo Drago, Direttore Laboratorio di Analisi Chimico-Cliniche e Microbiologiche, IRCCS Galeazzi, Università di Milano “Grazie alle ultime scoperte sappiamo che esiste una parte «centrale» del microbioma, il core microbioma, che resta invariata, e una parte esterna, che è invece condizionata da abitudini di vita, alimentazione, e condizioni geografiche. Ad esempio, quando si viaggia in un paese straniero” continua il Professor Drago “è molto frequente che dei microorganismi ignoti disturbino il microbioma creando il cosiddetto “dismicrobismo intestinale”, In pratica quello che succede è che alcuni organismi prendono il sopravvento e portano a forme diarroiche.” Questo avviene soprattutto per i bambini più piccoli che sono maggiormente soggetti e condizionati dai cambiamenti nelle abitudini alimentari e nello stile di vita. Inoltre, mentre il microbioma di un adulto è già formato e sostanzialmente stabile, quello di un bambino, soprattutto nei primi anni di vita, è in continua evoluzione.Ci sono probiotici e probiotici. I Medici di medicina generale, pur prescrivendo probiotici, lo fanno più di 4 medici su 5, ritengono necessarie, lo dichiara il 96,6%, maggiori approfondimenti sulla tematica. Dal 2005 il Ministero della Salute ha definito che il termine probiotico è riservato a quei microrganismi che si dimostrano in grado, una volta ingeriti in adeguate quantità, di esercitare funzioni benefiche per l’organismo. Si tratta, in sostanza, di batteri che vengono assunti attraverso preparazioni specifiche o alimenti che li contengono e che riescono a colonizzare l’intestino umano. Ma non tutti i ceppi sono uguali e intercambiabili. Studi recenti hanno dimostrato come due ceppi, il Bifidobacterium longum BB536 e il Lactobacillus rhamnosus HN001, hanno effetti benefici, essendo in grado di sopravvivere alle avverse condizioni gastrointestinali, di aderire alla mucosa intestinale e di interagire con l’ambiente intestinale.

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Uso probiotici e allergie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 febbraio 2016

AllergensL’uso corretto di specifici probiotici fin dalla gravidanza e la loro somministrazione al bambino nell’arco del primo anno di età può ridurre del 50% l’incidenza di allergie nei neonati ad alto rischio. Il dato emerge dalle linee guida internazionali sui probiotici per la prevenzione delle malattie atopiche e autoimmuni promosse dalla World Allergy Organization (WAO) e dal Dipartimento di Epidemiologia Clinica e Biostatistica della McMaster University (Ontario, Canada). Eppure sono ancora poche le mamme che li usano in modo consapevole e i medici ginecologici e pediatri che li prescrivono a scopo preventivo. Solo in Italia, la percentuale di bimbi allergici è più che triplicata negli ultimi 20 anni: erano il 7% nel 1995, oggi ne soffre ben il 25% della popolazione pediatrica. Tra le forme più diffuse, la rinite allergica interessa un bambino su quattro in età evolutiva, seguita dall’asma (circa il 10%) e dalle allergie alimentari che colpiscono il 3% dei piccoli nei primi 2 anni di età. Mentre il flagello per i nuovi nati è rappresentano dalla dermatite atopica, che in meno di un decennio ha registrato una costante impennata di casi (+ 6%) e oggi interessa oltre un milione di bambini. Patologie che condizionano le relazioni sociali, il rendimento scolastico e hanno un importante impatto economico e sociale in termini di costi sanitari. Questo quadro e le nuove strategie di prevenzione sono al centro dell’incontro con la stampa promosso oggi a Roma dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), la Società Italiana di Neonatologia (SIN) e dalla Società Italiana di Pediatria (SIP). “L’uso specifico di alcuni probiotici, soprattutto durante la gravidanza, è oggi fortemente raccomandato sia per il benessere della madre che per quello del nascituro – spiega il prof. Paolo Scollo, presidente nazionale della SIGO –. Nello specifico, alcuni ceppi probiotici influenzano l’ecosistema batterico vaginale e mantengono un livello di pH adeguati prevenendo infiammazioni e infezioni come le vaginosi batteriche e le vaginiti micotiche. Condizioni particolarmente pericolose perché aumentano in maniera importante il rischio di aborto, di parto pretermine e di complicanze post-partum come l’endometrite o possono incidere sul normale sviluppo del feto e determinare un peso ridotto del neonato alla nascita”. “Ma i benefici per il nascituro sono molti di più – sottolinea il dott. Alessandro Fiocchi, Responsabile di Allergologia all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e uno degli autori del documento della World Allergy Organization – secondo le linee guida la somministrazione alle future mamme di alcuni ceppi probiotici durante la gravidanza abbassa del 9% il rischio di eczema nei bambini, se l’assunzione prosegue durante l’allattamento e lo svezzamento la probabilità di sviluppare malattie atopiche si riduce ulteriormente del 15 e del 5%. Alcuni studi evidenziano inoltre che l’assunzione di probiotici prima e dopo il parto è in grado di evitare anche l’insorgere di allergie alimentari e riniti e può ridurre significativamente la durata e l’impatto della infezioni respiratorie, prima che i sintomi diventino cronici”.

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I probiotici possono proteggere dai disturbi neurologici?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 agosto 2013

I probiotici possono aiutare a ridurre l’intensità di alcune gravi malattie neurologiche nei ratti; questa è l’interessante scoperta fatta da un’equipe dell’Istituto Besta di Milano e presentata da Chiara Cordiglieri, uno degli autori del lavoro, durante il 15° Congresso Internazionale di Immunologia che si conclude oggi a Milano.I probiotici sono batteri vivi e non patogeni che vivono nel nostro intestino, come i bifidobatteri, o nel tratto digerente, come i lattobacilli. Sono in grado di modificare il nostro metabolismo e di modulare l’attività del sistema immunitario, rappresentando quindi un bersaglio ideale per innovative strategie terapeutiche contro lemalattieautoimmuni. Cordiglieri e i suoi colleghi hanno scoperto che i bifidobatteri, dimostratisi più efficaci dei lattobacilli, consentono una riduzione dei sintomi e una guarigione più rapida in ratti affetti da encefalomielite, e un forte calo dell’intensità della fase cronica in ratti che soffrono di miastenia grave.

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Probiotici limitano diarrea in terapia antibiotica

Posted by fidest press agency su domenica, 13 Maggio 2012

L’assunzione di probiotici è correlata alla riduzione di episodi di diarrea associati alla terapia antibiotica. Lo afferma una review sistematica pubblicata da Jama che ha incluso 63 studi randomizzati e controllati. È emerso che per ogni 13 pazienti che hanno assunto probiotici insieme all’antibiotico, si riusciva a evitare un attacco diarroico, e in generale su un totale di 11.811 pazienti arruolati, questa combinazione è stata associata un minor rischio di sviluppare il disturbo intestinale (rr=0,58) rispetto al solo uso di antibiotici. I risultati mostrano un’eterogeneità nell’efficacia di questo ap proccio che dipende dal tipo di antibiotico prescritto e dai ceppi di probiotici usati, tutti fattori che dovranno essere valutati in futuri studi. Infatti, per quanto nella maggior parte degli studi sia stato scelto il Lactobacillus, da solo o insieme ad altri probiotici, la scelta di altri ceppi non è stata ben documentata.(fonte farmacista33)

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Alimenti per l’infanzia: Ieo studia functional food e probiotici

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 aprile 2012

Sarà avviato presso l’Istituto europeo di oncologia (Ieo) un progetto di ricerca per individuare alimenti e molecole funzionali in grado di promuovere il corretto sviluppo del sistema immunitario del bambino al fine di migliorare le sue difese e di ridurre il rischio di patologie immunitarie come allergie, malattie infiammatorie intestinali, morbo celiaco ed eventualmente tumori. Lo studio è condotto da un gruppo di ricercatori guidati da Maria Rescigno, esperta in immunologia, e nasce da un accordo tra l’Istituto e il Gruppo Heinz proprietario di Plasmon. «L’oggetto principale delle investigazioni» si legge in una nota Ieo « è l’approfondimento della capacità dei probiotici di fornire alcune proprietà funzionali agli alimenti in maniera naturale, vale a dire durante la loro semplice crescita all’interno di quest’ultimi, processo definito fermentazione». Il progetto rientra in un programma di studi più ampio che l’azienda sostiene da diversi anni e che ha l’obiettivo di studiare e sviluppare alimenti funzionali per applicazioni esclusive nei prodotti per l’Infanzia. «Gli alimenti funzionali, oltre ad avere un valore nutrizionale» ricorda lo Ieo «agiscono positivamente su una o più funzioni dell’organismo in maniera rilevante per migliorare lo stato di salute e/o ridurre il rischio di malattie. Tali effetti sono di particolare interesse in età pediatrica, quando l’organismo non è ancora completamente maturo, perché possono aiutare il corretto sviluppo del bambino fornendo benefici sia a breve che a lungo termine».(fonte farmacista33)

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Sequenziamento del genoma di un microrganismo

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 novembre 2010

E’ stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States (PNAS), un lavoro riguardante il sequenziamento del genoma di un microrganismo, il Bifidobacterium bifidum PRL2010, colonizzatore dell’intestino umano e potenziale microrganismo probiotico di nuova generazione. Il progetto è stato coordinato da Marco Ventura, del Laboratorio di Probiogenomica del Dipartimento di Genetica, Biologia dei Microrganismi, Antropologia, Evoluzione dell’Ateneo, nell’ambito di un progetto di ricerca destinato allo sviluppo di batteri probiotici di nuova generazione. Il lavoro appena pubblicato, oltre alla collaborazione dei giovani ricercatori dell’Università di Parma Francesca Turroni, Francesca Bottacini ed Elena Foroni, ha visto la partecipazione di diversi collaboratori stranieri
afferenti ai più importanti centri di ricerca internazionali nel settore della genetica dei batteri probiotici. I bifidobatteri sono microrganismi che colonizzano il tratto gastro-intestinale dei mammiferi, e ai quali vengono comunemente attributi effetti salutistici (batteri probiotici).
Tra questi si ricorda il ceppo Bifidobacterium bifidum PRL2010, isolato e caratterizzato geneticamente nel laboratorio di Probiogenomica dell’Ateneo di Parma. Questo studio ha permesso, tramite la decodificazione del genoma di questo microrganismo probiotico, l’identificazioni delle basi genetiche che lo rendono capace di adattarsi alla nicchia intestinale umana. Tale ricerca ha evidenziato come questo microrganismo sia in grado di utilizzare zuccheri complessi prodotti dall’intestino umano, quale le mucine, e in tale modo garantire la sua sopravvivenza in tale ambiente. Certamente questo studio rappresenta un primo importante passo nella comprensione delle basi molecolari responsabili dell’interazione microrganismi-ospite e dei derivanti effetti positivi sulla salute dell’uomo. Tale ricerca ha utilizzato strumenti estremamente innovativi basati sullo studio dei genomi batterici, applicato per la prima volta in Italia sui batteri probiotici dal gruppo di ricerca del Dott. Ventura. La genomica sta cambiando la comprensione della biologia, soprattutto grazie al completamento di vari progetti di sequenziamento del DNA, in particolare del progetto del genoma umano concluso alla fine del 2000. La genomica rappresenta una nuova branca della genetica il cui obiettivo è sfruttare in modo integrato i risultati della decifrazione del genoma degli organismi viventi, nell’interesse della salute pubblica, della competitività dell’industria biotecnologica e alimentare, dell’ambiente e dell’agricoltura.
Il Dott. Ventura, ricercatore dell’Ateneo di Parma, è da anni impegnato nella ricerca nel campo dei microrganismi probiotici, con particolare attenzione ai bifidobatteri. Con il suo rientro in Italia tramite il programma “Rientro dei Cervelli”, dopo un lungo periodo di ricerca condotto all’estero, ha formato e dirige un gruppo di ricerca denominato “Laboratorio di Probiogenomica” presso il Dipartimento di Genetica, Biologia dei Microrganismi, Antropologia, Evoluzione dell’Università degli Studi di Parma. Recentemente il Dott. Ventura ha definito una nuova disciplina nell’ambito della genomica microbica, la probiogenomica, destinata ad individuare tramite lo studio dei genomi dei batteri probiotici le basi genetiche degli effetti salutistici. Il laboratorio di Probiogenomica ha collaborazioni internazionali con i principali gruppi di ricerca nel campo dei batteri probiotici e numerosi progetti di ricerca di genomica microbica applicata al settore agro-alimentare.

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Probiotici. Utile una normativa specifica

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 marzo 2010

Le tante pubblicità di televisione ed i giornali non fanno che decantare le virtù di quelli che comunemente venivano definiti “fermenti lattici”.  Sembra quasi, ormai, che gran parte dei prodotti edibili, dagli integratori ai farmaci ma anche tantissimi alimenti come yogurt e formaggi, debbano per forza di cose contenere uno o più tipi di probiotici vivi, ossia specie di batteri “allevati” in laboratorio ed aggiunti nei suddetti prodotti che vengono assunti con l’obiettivo di modificare la microflora intestinale, con il fine (dichiarato) di migliorare la salute quotidiana dei consumatori, in particolare il sistema immunitario e l’apparato digerente. La questione che Giovanni D’AGATA pone alla pubblica attenzione, come componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, non riguarda i benefici degli integratori probiotici sul corpo umano, che certamente sono possibili e spesso accertati dai singoli individui, ma da una parte la carenza di dati scientifici certificati sugli effetti benefici e dall’altra la possibilità di effetti collaterali, spesso non evidenziati nelle etichette.  Per queste ragioni è opportuno specificare alcune attenzioni in merito al consumo dei probiotici.   In primo luogo dev’essere sfatato un mito secondo il quale possono essere considerati quali sostituti per medicinali prescritti dal medico. Inoltre, per quanto riguarda la natura e composizione degli stessi, se la maggior parte sono di solito a base vegetale, possono comunque contenere sostanze minerali, che possono non essere facilmente tollerate dalla generalità degli individui, mentre sono stati segnalati di effetti collaterali negativi agli in pazienti affetti da pancreatite, così come non è raro che qualcuno si lamenti di mal di stomaco e gonfiore eccessivo dopo aver provato un nuovo ceppo di probiotici. Per queste ragioni, in assenza di regole specifiche per un settore in forte espansione, Giovanni D’AGATA, ritiene necessaria una normativa ad hoc sia in materia di etichettatura che in merito all’obbligo della denominazione ed indicazione dei ceppi specifici – poiché la modificazione genetica di alcuni tipi ha creato sub-ceppi che non sono sistematicamente identificati e che ne rende oggi l’identificazione difficile – e che serva anche a favorire un miglioramento delle procedure di controllo-qualità che allo stato appaiono insufficienti anche relativamente agli studi in termini di durata di conservazione, provenienza e conservazione dei batteri.

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La Synbiotec inaugurerà la nuova sede

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2009

Camerino 12 novembre Alle ore 10.00 presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Morfologiche e Biochimiche Comparate dell’Università di Camerino si terrà un incontro dal titolo “La Synbiotec nei processi innovativi dei Simbiotici” e alle ore 11.00 ci sarà il trasferimento alla nuova sede Synbiotec in via D’Accorso 30-32 dove ci sarà la cerimonia di inaugurazione e il saluto delle autorità presenti.  La  Synbiotec si distingue da anni per la capacità produttiva, distributiva e d’immagine delle centrali e latterie locali, che già coprono il 35-40% del mercato degli yogurt in Italia, promuovendo quindi la produzione locale.  Nella nuova sede inizierà  lo sviluppo di una nuova tecnologia che provvederà a rispondere alle esigenze del mercato dei probiotici: il microgranulato, composto da probiotici, prebiotici e sostanze bioattive in una matrice di grassi vegetali e rappresenta uno strumento di risoluzione di problematiche legate alla produzione di nuovi alimenti funzionali. Questo progetto si sta realizzando grazie anche al contributo della Regione Marche nell’ambito del progetto “Sostegno alla nascita e allo sviluppo di nuove imprese innovative”

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Concorso “Trophelia Italia 2009”

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2009

Camerino, ProbioLIFE team, un gruppo di quattro neolaureati Unicam provenienti da differenti corsi di laurea (Alessio Mancini – Biologia, Cinzia Alfonsi – Scienze Biomolecolari e Biofunzionali, Michele Savini e Valentino Coniglione – Biotecnologie Farmaceutiche) ha superato la prima selezione del Concorso Nazionale “Trophelia Italia 2009” per l’innovazione nel campo alimentare, promosso da Federalimentare.  I giovani ricercatori dell’Ateneo camerte, con la supervisione del Prof. Alberto Cresci, hanno realizzato il lavoro “Ciauscolo Probiotico”, un prototipo di Ciauscolo addizionato di fermenti lattici probiotici vivi. Avvalendosi della collaborazione del salumificio “VITO” di Monte San Vito (AN), che vanta precedenti collaborazioni con gruppi di ricerca nel campo alimentare, e dello spin-off Unicam “Synbiotec Srl”, che ha fornito i microrganismi oggetto dell’innovazione,  il gruppo di ricercatori ha messo a punto un’idea imprenditoriale volta ad aggiungere al Ciauscolo, un prodotto tipico marchigiano dalle proprietà nutrizionali e sensoriali uniche, anche una funzione salutistica grazie alla presenza di batteri probiotici che espletano un effetto benefico sulla microflora intestinale e sulla prevenzione dalle allergie alimentari.  Il lavoro è stato selezionato tra gli oltre 25 progetti in gara e farà parte degli 8 progetti scelti che si contenderanno un premio di 3.000 euro nel corso della presentazione finale del prodotto, che si terrà all’interno della manifestazione fieristica Cibus Tec 2009 in programma per il 29 ottobre 2009 nella città di Parma.

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