Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Posts Tagged ‘problema’

Diplomati Magistrale nelle GaE, i giudici del Consiglio di Stato prendono tempo: il problema esiste

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 dicembre 2018

Slitta di alcune settimane l’adunanza plenaria del Consiglio di Stato sulla licenza dei diplomati magistrali prima del 2002 di stare o meno nelle GaE: i giudici di Palazzo Spada hanno fatto sapere che l’udienza pubblica si svolgerà il 20 febbraio 2019, perché, hanno scritto nella doppia ordinanza cautelare depositata ieri pomeriggio, “l’eventuale revisione del principio di diritto enunciato dalla sentenza dell’Adunanza plenaria n. 11 del 2017 richiede un adeguato approfondimento in sede di merito”. Il rinvio è stato deciso, in camera di consiglio, presieduta da Filippo Patroni Griffi, dopo che gli stessi giudici hanno appurato “che tutte le parti, anche quelle intervenienti, hanno, comunque, pienamente esercitato il diritto di difesa, depositando articolate memorie difensive ed esponendo le proprie ragioni anche nel corso della discussione orale”. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): il Collegio del Consiglio di Stato ha preso atto della serietà dei temi sollevati dalla nuova ordinanza all’adunanza plenaria. Quella presa a Palazzo Spada è una decisione che, a nostro parere, potrebbe rimettere tutto in discussione.

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Il problema delle leggi imperfette

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 dicembre 2018

Roma 18 dic 2018, ore 15:30 Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro, piazza Capranica 72 si terrà il convegno: “Il problema delle leggi imperfette. Etica della partecipazione all’attività legislativa in democrazia”. In un contesto culturale pluralistico, l’elaborazione di alcune leggi richiede spesso un compromesso fra visioni etiche differenti. Quali i criteri irrinunciabili per i cattolici? Questo il tema su ci confronteremo prendendo spunto dal volume del Prof. Luciano Eusebi. Saluto introduttivo Edoardo Patriarca Senatore (PD) modera Luciano Eusebi Ordinario di Diritto penale, Univ. Cattolica S. Cuore Brescia
Intervengono: Luigi Alici Ordinario di Filosofia morale, Univ. degli studi di Macerata
Giuseppe Baturi Teologo canonista, Sottosegretario CEI Pier Davide Guenzi Presidente Associazione Teologica Italiana per lo Studio della Morale.
Le conclusioni sono affidate al prof. Alberto Gambino Ordinario di Diritto privato, Prorettore Univ. Europea Roma; Presidente Ass.ne nazionale Scienza & Vita.

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Scuola: Il problema delle reggenze

Posted by fidest press agency su sabato, 13 ottobre 2018

Il problema delle reggenze è stato più volte sollevato da Udir, giovane sindacato che tutela la categoria dei DS: con l’inizio del nuovo anno scolastico, infatti, una scuola su quattro non ha un dirigente, con casi traumatici in Sardegna e nel Friuli dove è in servizio soltanto il 60% dei dirigenti scolastici. Secondo il sindacato la soluzione deve essere tempestiva, semplificando, in primis, le procedure di selezione e formazione del nuovo concorso in atto; è, inoltre, necessario riaprire una procedura riservata ai ricorrenti del 2011, per evitare l’annullamento del corso riservato svoltosi nel 2015, quando si pronuncerà la Consulta in autunno sulla Buona Scuola. Ogni sede di dirigenza, infatti, già gestisce tre-cinque plessi, spesso dislocati anche in comuni diversi, per non parlare poi delle reggenze che, per neanche 3 mila euro annui lordi in più per DS, decretano la gestione di altri istituti a diversi chilometri di distanza, con rischi quotidiani legati alla sicurezza, alla normale gestione dell’attività didattica e dell’offerta formativa.A tale proposto, Udir ha raccolto l’esperienza di una dirigente scolastica abruzzese, Maria Patrizia Costantini, che, oltre a palesare le difficoltà legate alla reggenza, si sofferma pure sul contatto DS, altra problematica rilanciata dal sindacato.

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Inquinamento e infertilità: un problema attuale e futuro

Posted by fidest press agency su sabato, 15 settembre 2018

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico nel suo ultimo rapporto dal titolo “Prospettive ambientali dell’OCSE all’orizzonte del 2050 “ha stimato che nell’Unione Europea l’inquinamento atmosferico, sia responsabile di circa 600.000 morti premature e dell’aumento della morbilità. Nello stesso documento viene, inoltre, riconosciuto che l’inquinamento atmosferico ha un impatto negativo sulla riproduzione femminile e maschile. In particolare, molti studi epidemiologici hanno osservato che i fattori ambientali e l’esposizione ad agenti chimici incidono sulla dimensione, sulla motilità e sul numero degli spermatozoi. Un recente studio italiano pubblicato sulla rivista Environmental Toxicology and Pharmacology, ha utilizzato solo ed esclusivamente il liquido spermatico per misurare l’impatto dell’inquinamento sulla salute maschile, rivelando dati allarmanti ed inequivocabili sulla vitalità e fertilità del seme maschile di chi vive in aree gravemente inquinate come Taranto o la Terra dei Fuochi, a cavallo tra le province di Napoli e Caserta, comparato con quello di chi abita in zone della stessa regione non considerate a rischio. L’evidente differenza tra i due campioni esaminati ha dimostrato che, sia i lavoratori delle acciaierie sia i pazienti che vivono in un’area altamente inquinata, mostrano una percentuale media di frammentazione del DNA dello sperma superiore al 30%, evidenziando un chiaro danno spermatico. I ricercatori hanno suggerito che la valutazione del DNA dello sperma possa essere sia un indicatore della salute individuale e della capacità riproduttiva sia un dato adeguato per connettere l’ambiente circostante ai suoi effetti. “Gli iperfluorati, usati in una varietà di prodotti di consumo, gli ftalati, impiegati nei giocattoli per bambini, i parabeni, usati soprattutto nei profumi e nei saponi, e il bisfenolo A, utilizzato per la produzione di plastiche quotidiana – dichiara Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma – sono solo alcuni esempi dei moltissimi agenti e sostanze inquinanti che ogni giorno impattano sulla nostra vita. Senza dimenticare poi i fumi tossici (diossina) sviluppati dagli incendi di materiale plastico e dai rifiuti di ogni genere abbandonati nell’ambiente e nelle nostre città. Inoltre, studi scientifici hanno evidenziato che l’esposizione a queste sostanze, nel corso della gravidanza possono provocare mutazioni epigenetiche nel feto, con trasmissione trans-generazionale delle stesse, dagli effetti irreversibili. Per contrastare e bilanciare gli effetti negativi dell’inquinamento sulla propria fertilità – conclude la Dott.ssa Galliano – le persone, oltre a cercare di fare attenzione all’utilizzo di determinati prodotti contenenti agenti inquinanti, devono ricordare che ci sono tantissimi altri fattori che possono permettere il mantenimento di una buona fertilità, come ad esempio seguire un’alimentazione corretta e eliminare alcune cattive abitudini, come il fumo e l’abuso di alcool. Il concetto che deve passare è quello di pensare alla propria fertilità e prendersene cura, e di mettere in atto tutti i comportamenti necessari a contrastare gli effetti dell’inquinamento odierno sulla nostra vita riproduttiva”. Secondo il Registro Nazionale sulla Procreazione Medicalmente Assistita dell’Istituto superiore di Sanità, tra le coppie che si rivolgono ai centri specializzati per avere un figlio, la percentuale di uomini infertili è del 29,3% e l’età non rappresenta l’unico fattore responsabile. Negli uomini italiani in generale viene riportato che il numero dei gameti è diminuito del 50% rispetto al passato. A nuocere sulla qualità degli spermatozoi (aumentando quindi il rischio infertilità) ci sono spesso le condizioni lavorative: quelle che espongono a radiazioni, a sostanze tossiche o a microtraumi. Influiscono negativamente anche gli inquinanti prodotti dal traffico urbano e il fumo di sigaretta.

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Il problema della discernibilità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 luglio 2018

Alla fine ci siamo trovati ad affrontare il problema della discernibilità e dell’individualità non solo in chiave astratta e filosofica ma anche scientificamente con tutte le sue interazioni e possibili implicazioni sull’uomo e sugli altri esseri viventi. Oggi, comunque, si colloca entro questo genere di percorso un nuovo motivo di inquietudine.
Infatti per quanto l’uomo abbia cercato da tempo di modificare la genetica degli animali di allevamento, allo scopo di migliorare alcune caratteristiche mediante la paziente e laboriosa selezione degli incroci, il cui risultato finale era l’ottenimento di determinati caratteri ereditari, mai era intervenuto su se stesso in misura così sistematica e generalizzata come si sta cercando di fare ai nostri tempi. In effetti nemmeno le istituzioni sanitarie naziste con la scrupolosa selezione, dal lato biologico, di ragazze ritenute ariane per farle accoppiare con altrettanti selezionati maschi riuscirono a produrre quella “razza eletta” tanto decantata dal regime. Eppure l’eugenetica ha rappresentato una costante nell’impegno razziale nazista per la difesa e la purezza della stirpe.
Analogo discorso è valso con la tecnica della stimolazione precoce ed intensiva dei bambini “superdotati” (Gifted and Talented, G, & T.) o con il criterio di riprodurre una specie eletta vendendo lo “sperma surgelato” prelevato da insigni premi Nobel. Per entrambi i casi l’errore derivò dal fatto che i modelli di arricchimento “naturali” e psicologici previsti erano sostanzialmente estranei alla realtà culturale, familiare ed emotiva sia del feto, dato che il bambino non inizia ad apprendere solo dalla nascita, che del nascituro e del ragazzo.
La prova di quanto asserito l’abbiamo avuta dalle intelligenti e metodologicamente sofisticate ricerche di Sandra Scarr-Salapateck che riguardano i gemelli monovulari adottati in famiglie di diverso livello socioeconomico: l’influenza dell’ambiente, a parità di corredo genetico, emerge qui in modo significativo. In effetti l’intelligenza è un fenomeno quanto mai dinamico. Essa coinvolge processi differenziati, i quali innestano disposizioni ereditarie su differenti impatti sui diversi fattori ambientali. In ogni caso il “prodotto” non si può manipolare a proprio piacimento anche se presenta particolari caratteristiche di adattabilità.
Ci riferiamo nello specifico a bambini già dotati di particolari capacità intellettuali. Per essi la tecnica di assoggettarli ad immagini visive inconsuete e vivide, a tecniche di autoregolazione delle onde cerebrali, a diete e farmaci tali da rafforzare la memoria, di addestrarli alla logica deduttiva e induttiva, di farli ragionare su analogie, relazioni ed ipotesi innovative, non è efficace più di tanto per arrivare ad un comportamento individuale o di “gruppo” con risultati omogenei e significativi. Si traduce spesso solo in violenza indebita.
D’altra parte l’uomo ha sempre cercato di capire e di sezionare il temperamento che rende una persona diversa dall’altra. Lo aveva in precedenza sperimentato Socrate allorché tuonava col suo “Conosci te stesso” e Aristotele più o meno nel 350 a.C. aveva pienamente riconosciuto il potere potenziale del temperamento umano. Oggi gli psicologi hanno riaffermato le vecchie teorie già abbozzate da Wilhem Wundt in 4 principali stili comportamentali, ciascuno dei quali presente in maggiore o minore misura in ogni individuo e rappresentanti il materiale grezzo, da cui si forma la personalità: il temperamento artistico, impulsivo, socievole e negativo. (Riccardo Alfonso)

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Dirigenti Scolastici: il Ministro Bussetti vuole superare il problema delle reggenze

Posted by fidest press agency su sabato, 14 luglio 2018

Il Ministro Bussetti, durante l’audizione davanti alle Commissioni 7ª della Camera e del Senato, parla di superamento del problema delle reggenze affidando la soluzione al concorso per diventare dirigente scolastico: ma quali saranno i tempi per la felice conclusione del concorso? Un anno sicuramente prima della messa in ruolo, salvo ricorsi che potrebbero allungare i tempi anche di tre anni. In questo caso i dirigenti attuali avrebbero ancora un carico operativo per almeno un anno, se non di più. Marcello Pacifico (presidente Udir): Considerando che le reggenze scolastiche non garantiscono una funzionale organizzazione del servizio sia in termini di qualità sia in termini di efficienza organizzativa, la permanenza volontaria in servizio al 31 agosto 2019 dei dirigenti scolastici collocati in pensione dal 1° settembre 2018 garantirebbe la continuità alle istituzioni scolastiche, con un successivo passaggio quasi naturale ai nuovi presidi vincitori di concorso da espletarsi il 1° settembre 2019.

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Sgarbi interviene sul problema dei migranti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 giugno 2018

“Ha torto Renzi sulla posizione di Salvini rispetto alla questione, prima umana che politica, della vita di bambini e madri in mezzo al mare. Ha torto perché l’umanità riguarda l’intera umanità, non solo gli italiani. Salvini ha semplicemente chiesto di condividere con altre nazioni la responsabilità morale, non politica, della vita dei naufraghi. Quello che Renzi chiede a Salvini va chiesto anche a maltesi, spagnoli, portoghesi in mare e a tutti i cittadini dei paesi europei nell’unanime impegno. Non solo, ma la posizione criticata da Renzi non è solo di Salvini, ma è condivisa dal presidente del consiglio Conte, dal vicepresidente di Maio e da tutto il gruppo cinque stelle”

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Immigrazione: un problema che risale a Renzi

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 giugno 2018

“L’atteggiamento e l’azione della sinistra sull’immigrazione, prima di Minniti, sono stati fallimentari. La sinistra è andata in Europa a chiedere più flessibilità sui conti pubblici in cambio di un’accoglienza non regolamentata nel nostro Paese”.Lo ha detto Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a “Radio Anch’io”, su Rai Radio1.“I toni di Salvini non sono i nostri e non abbiamo lo stesso linguaggio, però gli va dato atto, soprattutto ieri, di aver fatto una scelta simbolica che è quella di porre con decisione all’Europa il tema dell’immigrazione. Purtroppo fino ad oggi l’Europa non ha battuto un colpo, lasciando l’emergenza all’Italia: questo è un fatto oggettivo.Io che appartengo ad un partito fortemente europeista, come Forza Italia non ho argomenti per difendere l’Europa, perché l’Europa non può pensare che il tema dell’immigrazione debba essere scaricato sull’Italia o liquidato come una tensione tra Malta e l’Italia. Ieri a perdere è stata l’Unione europea”.

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Le buche stradali a Roma: Un problema non più rinviabile

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

“Stiamo monitorando da mesi la situazione delle strade romane che purtroppo vivono un degrado crescente dovuto ai quasi inesistenti interventi risolutivi volti al loro rifacimento strutturale. Nelle settimane scorse abbiamo presentato al Sindaco e agli assessori preposti, un’interrogazione nella quale chiedevamo le tempistiche per adottare provvedimenti urgenti per lo stanziamento di fondi per intervenire intanto sulle situazioni più pericolose e se era intenzione di questa Amministrazione fare una mappatura per ogni municipio per avere l’esatta situazione dei lavori da eseguire per ripristinare una corretta viabilità. Ancora attendiamo una risposta in merito, ma intanto la situazione delle strade della Capitale è in piena emergenza, infatti dopo la neve e tutti gli strascichi che ci ha lasciato con le strade ghiacciate ora è subentrata la pioggia che si sta susseguendo da giorni e sta creando delle buche che sono diventate giorno dopo giorno delle voragini. Ora su tutto urge da parte degli uffici amministrativi comunali una veloce ricognizione per scongiurare incidenti che potrebbero anche diventare fatali. Molte segnalazioni da parte dei cittadini ci giungono sul fatto che in molti si sono dovuti recare da carrozzieri e gommisti a causa delle sospensioni saltate e dei pneumatici forati. Il manto stradale che ormai da tempo non vede manutenzione si inizia a spaccare sgretolandosi e non basta una spolverata di bitume con rattoppo lampo a risolvere il problema che si ripresenta soltanto spostato poco più in là. Da Viale Marconi a Via Collatina, da Piazza Venezia a Via dei Romanisti, da Piazza Vittorio a Via Cristoforo Colombo il manto stradale dissestato crea incidenti e disagi alla circolazione, che in alcune zone è stata interdetta, senza dimenticare che molte di queste strade visto l’alto scorrimento andrebbero messe in sicurezza immediatamente. Il meteo prevede temporali e rovesci sulla Capitale fino a giovedì e la Protezione civile ha emesso l’allerta, chiediamo quindi nell’attesa di poter intervenire per un rifacimento del manto stradale a regola d’arte, di allestire delle squadre di pronto intervento per mettere in sicurezza nelle diverse strade cittadine il maggior numero di buche possibili”. Lo dichiara Francesco Figliomeni, consigliere capitolino di Fratelli d’Italia.

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Prostituzione a Firenze

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 settembre 2017

firenzeFirenze. Dopo il primo giorno di applicazione della nuova ordinanza del Comune di Firenze -cosiddetta contro la tratta degli esseri umani – se ne raccolgono i primi frutti. Un tizio di Siena cuccato mentre consumava in macchina il servizio acquistato. Punto. E basta. E questo mentre le persone che si prostituivano erano sempre in strada, dopo aver dato fiato ad esercizi di narrazione para-romanzata da parte dei media, e col costo di una mini-mobilitazione (pare cinque pattuglie) dei tutori dell’ordine. E allora? Allora, niente! Nei prossimi giorni sara’ cosi’ e anche meno. Forse cuccheranno due o tre puttanieri, ma niente di particolare. Il fenomeno della prostituzione per strada continuera’ in modo indisturbato. Perche’ i problemi (e la prostituzione per strada e’ un problema, sanitario e di ordine pubblico) dovrebbero essere affrontati per risolverli, non per dare immagine ad uso e consumo dei desideri e delle esigenze di chi ci governa. Che sembra proprio quello che e’ accaduto e che continuera’ ad accadere.
Certo, un Sindaco non può legalizzare la contrattazione delle prestazioni sessuali, spetta al legislatore nazionale. Ma potrebbe ridurre il danno. Per esempio: mettendo zone specifiche a disposizione. Non ci sarebbe da aspettarsi la migrazione in massa dei venditori di sesso in queste zone (le posizioni urbane e geografiche giocano un ruolo non secondario anche in questo mercato di domanda e offerta), ma lavorandoci con sistematicità e continuità, qualche risultato si dovrebbe ottenere. Certo, se si dice -come fa l’ordinanza del Comune di Firenze- che non si puo’ comprare sesso per strada, andando contro logiche e abitudini di quasi tutti gli esseri umani e dei loro desideri, ci si predispone solo al fallimento di ogni iniziativa. Queste zone potrebbero essere foriere di provvedimenti contro l’amministrazione che le istituisce? Probabile, con lo stesso livello di probabilita’ che un qualunque ricorso al Tribunale Amministrativo regionale (TAR) mandi in soffitta l’ordinanza entrata in vigore ieri 16 settembre. Quindi, se volessimo essere onesti con noi stessi, coi cittadini e col futuro di entrambi, tanto varrebbe fare qualcosa che potesse servire a questo futuro. E non usare il meccanismo ordinanza come fosse un preservativo che si butta dopo l’uso e si fa mente locale e pratica del vantaggio che si e’ avuto nell’usarlo. Difficile? Non crediamo, basta volerlo. E soprattutto, come purtroppo è e sarà il risultato dell’attuale ordinanza, bisognerebbe muoversi non solo per costruirsi un’immagine (a chi piace questo tipo di immagine) a spese della pubblica collettività. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Il problema della trasmissione della fede

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 agosto 2017

albero-natale-vaticanoNon è risolvibile soltanto all’interno della comunità cristiana, senza porsi il problema del divenire della società e della sua cultura e delle nostre capacità di orientare questo divenire, nelle sue manifestazioni ma anzitutto nei suoi presupposti e fattori dinamici. Su questo versante la consapevolezza delle trasformazioni culturali e del loro impatto sulla vita e sui processi di costruzione dell’identità personale e sociale sta portando la comunità ecclesiale nel nostro paese a interrogarsi sulla necessità di dare il primato all’evangelizzazione anche e soprattutto nei percorsi di iniziazione alla fede, coinvolgendo in questo radicale ripensamento anche la parrocchia. Ma il Vangelo di Gesù altro non è che il Vangelo che è Gesù. In lui appare a noi il volto di Dio e nel contempo l’uomo è rivelato a se stesso. In lui si rivela e si compie l’umanità nuova, l’uomo nuovo. Non basta quindi ripetere verbalmente la formula del kerygma (“Cristo è morto ed è risorto”) senza un adeguato sforzo di ritraduzione del messaggio e di una sua intelligente e creativa inculturazione. L’irrinunciabile dovere della proposta della Chiesa di dire in Cristo la verità sull’uomo chiede oggi di essere adempiuto mediante un rinnovato e convinto annuncio accompagnato dal dialogo con la cultura odierna (spesso pesantemente condizionata da visioni unilaterali) allo scopo di superare la separazione tra Vangelo e cultura. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi religiosi e filosofici della Fidest)

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La malattia mentale è un problema anche sociale

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 agosto 2017

schizofreniaCosi scrive un genitore di un malato psichico affetto da oltre 14 anni da schizofrenia di tipo disorganizzato: ”mio figlio da 5 mesi non effettua la terapia farmacologia perché si rifiuta categoricamente di sottoporsi al controllo sanitario,né io nella mia qualità, non essendo abilitato in quel senso,posso costringerlo a sottoporsi al relativo controllo. Anche le strutture (Coordinamento di salute mentale; Dipartimento di salute mentale; unità sanitaria locale; Prefettura; Comune ecc.) viste le leggi in vigore non possono costringere il figlio a farsi curare, se non sussistono le condizioni di TSO (trattamento Sanitario Obbligatorio)”. Quello che assilla, giustamente, quel genitore è condensato nella legge 180 che ha determinato il passaggio dal concetto interesse custodialistico a quello terapeutico e dove si afferma all’art.1 che “gli accertamenti ed i trattamenti sanitari sono volontari”, salvo il TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio). Ora, come può un’individuo senza lucidità con diagnosi “di marcata frammentazione ideo-affettiva, sconnessione dell’eloquio, notevole compromissione del rapporto di realtà e della sfera intersoggettiva, con conseguente disorganizzazione- comportamentale, tendenza all’acting e persistete oppositività” o quant’altro e per altre motivazioni, scegliere di sua volontà un percorso di cure o sottoporsi volontariamente alle cure? Quella “legge” ha inteso eliminare i “manicomi” (e siamo d’accordo), ma non ha previsto le strutture alternative ed adeguate o se le ha previste (art.7) non sono state realizzate e rese operose con urgenza. Quella “legge” ha stabilito che la malattia mentale è un problema sociale ed il “malato” viene assimilato, all’emarginato, all’handicappato, all’anziano non autosufficiente. Sono rimasti i servizi di diagnosi e cura negli Ospedali Generali (dove a volte, pare, mancano i Reparti neuropsichiatrici,) dove il malato in ricovero coatto resta per 7 giorni e sottoposto a terapie di farmaci tanto da renderlo accettabile, dimesso e rinviato a casa (art.35 legge 833/1978) per essere riammesso qualche settimana o qualche mese dopo. Alcuni vorrebbero abolire la legge 180 e 833 e riaprire, si dice, i “manicomi” Altri affermano che i valori della 180 sono veri, validi e vanno verificati nella pratica e che il malato mentale non è un paziente da spedalizzare. Il Basaglia diceva che il malato mentale va curato e non segregato. Le famiglie di questi sventurati, auspicano servizi specifici in strutture adeguate e tali da considerare il malato-persona nella sua dignità e garantito nei suoi diritti come sancito dagli artt.2,3,32 della Costituzione Italiana, dal Trattato di Amsterdam e dalla “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea” e dalla “Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità” dell’ONU del 6 dicembre 2006

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Migranti. Gruppo PD: “Da M5S rozzezza e sciacallaggio”

Posted by fidest press agency su sabato, 1 luglio 2017

migrantes“Per definire politicamente i comunicati dei consiglieri M5S di Roma, che denunciano una attività del PD tesa a riempire Roma di migranti non esiste altra definizione possibile che quella di: #SciacallaggioM5S. E’ una espressione che sintetizza meglio il tentativo rozzo di chi copre le proprie colpe prendendosela con altri. Il sindaco della capitale e della città metropolitana, al contrario di quel che si vuole far apparire, può fare moltissimo ed essere parte attiva nell’affrontare il problema dei rifugiati e dei migranti. Noi abbiamo sempre detto di essere pronti a collaborare su un protocollo di accoglienza condiviso che si richiami al modello Milano. Attendiamo dal sindaco Raggi un segnale in tal senso. Purtroppo, al momento rimane la triste constatazione di un movimento come quello di Grillo che si caratterizza per posizioni conservatrici e antitetiche al periodo storico che viviamo. Nonostante i reiterati richiami del Presidente Mattarella e quelli del Pontefice, dobbiamo purtroppo riscontrare che il M5S preferisce svilire il dibattito alla stregua della mera propaganda politica”. Così in una nota il gruppo capitolino del Partito democratico. (n.r. di là dell’aspetto propagandistico che. giornalisticamente parlando, non ci interessa, la questione degli immigrati nella capitale si sta facendo molto seria e in questo senso sarebbe auspicabile non la regola delle accuse e delle smentite ma una costruttiva presa di posizione comune tra maggioranza e opposizione. Vi sono persino immigrati che sono stati assegnati nei comuni della provincia romana che fanno i pendolari per venire a Roma per chiedere l’elemosina anche se sono stati decentemente alloggiati e alimentati. Tutto ciò moltiplica la presenza di irregolari tant’è che si era abituati a vedere fuori dai magazzini i soliti immigrati questuanti e ora ci accorgiamo che si stanno raddoppiando. Persino il volontariato messo in campo per impegnare gli immigrati in lavori utili si sta dimostrando un flop. Il discorso, sia chiaro, non è la collocazione e la logica dell quote ma il fatto che se cercano un lavoro nelle grandi città, nello specifico, esso si rivela molto scarso e allora cominciano a dare segni d’insofferenza che facilmente potrebbero sfociare in qualcosa d’altro e da qui all’accusa di razzismo per chi reagisce alle intemperanze ci vuole poco a dispetto della cultura dell’ospitalità che distingue da sempre il popolo romano. Questa gente, sia chiaro, vuole realizzarsi con un lavoro regolare. Siamo in grado di darlo, fatta salva una ristretta minoranza? No di certo e allora?)

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Qual è il vero problema delle banche italiane?

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 dicembre 2016

BANCAIl governo Gentiloni parte malissimo sulla questione banche. Se, da una parte, Gentiloni ha rassicurato i mercati nello specifico del Monte dei Paschi di Siena, garantendo che il Governo è pronto a “intervenire per banche e risparmiatori”, dall’altra ha ripetuto anche il solito refrain del sistema bancario che sarebbe “solido” e, udite udite, darebbe perfino il proprio “contributo alla ripresa economica dell’Italia”. Questo ritornello va avanti dall’epoca dei governi Berlusconi con l’ineffabile Ministro Giulio Tremonti che continuava a dire che le Banche italiane erano fra le più solide del mondo… Sia chiaro, nel 2007/2008 c’era un fondo di verità in quelle parole, perché è vero che le nostre banche non hanno i problemi connessi ad operazioni finanziarie molto discutibili che avevano travolto diverse banche Americane ed Europee e che, ad esempio, stanno creando problemi a banche un tempo ritenute solidissime come Deutsche Bank.
Nel frattempo, però, ci sono stati moltissimi anni di crisi economica che ha impattato sui bilanci delle banche italiane con un ammontare di sofferenze nei crediti incredibilmente elevato. Le sofferenze lorde dell’intero sistema bancario superano la quota di 200 miliardi euro.
Abbiamo già scritto, in passato, in modo più approfondito su questo tema delle sofferenze bancarie. E’ un tema delicato che non può essere affrontato “sparando cifre” in modo allarmistico. Qui abbiamo approfondito: http://www.aduc.it/articolo/cosa+succede+alle+banche+italiane_24607.php. Ciò che dobbiamo sapere, però, è che all’inizio della crisi le sofferenze bancarie lorde erano circa un decimo di quelle attuali. In altre parole, questa lunghissima crisi economia ha aumentato il problema di oltre 10 volte!
E’ da irresponsabili continuare a negare che esiste un grande problema generale del nostro sistema bancario. Ciò non significa mandare messaggi allarmistici che possano far scattare “code agli sportelli”. Non significa che il nostro sistema bancario sia sull’orlo del fallimento, significa invece prendere atto che c’è un problema sistemico da affrontare che consiste nel risolvere in via definitiva il problema delle sofferenze bancarie generate da questi lunghissimi anni di crisi economica. Al momento si è scelta la strada di far risolvere la cosa ai privati. Le banche più solide lo stanno facendo. In questi giorni Unicredit ha annunciato un aumento di capitale monster da 13 miliardi, la maggior parte dei quali serviranno a svalutare le sofferenze bancarie di oltre il 70%. Molte banche, però, non hanno la forza di chiedere al mercato aumenti di capitale sufficienti a coprire le sofferenze bancarie. Perché? Qual è il vero problema?Il nodo della questione è la fiducia nella qualità di gestione di molti istituti bancari e conseguentemente dei possibili buchi che che possono essere stati nascosti nelle pieghe di bilancio. Diciamola tutta come va detta: i mercati non si fidano del fatto che i crediti in bonis, cioè quelli non classificati dalle stesse banche come “in sofferenza”, in realtà siano poi così “buoni”.Spesso, una banca in difficoltà di bilancio, con ha troppe sofferenze, attua pratiche poco corrette per “nascondere” sofferenze che renderebbero necessari ulteriori aumenti di capitali. Una delle pratiche più diffuse è quella di concedere altri finanziamenti ad aziende che non possono ripagare i precedenti crediti con il solo scopo di spostare il problema di qualche tempo (così detto: evergreening). Con i nuovi finanziamenti le aziende pagano quelli vecchi, ma si ritrovano con più debiti ancora sulle spalle… che non pagheranno mai. Ciò nonostante non risultano nei bilanci delle banche come crediti in sofferenza. Sappiamo che la Banca Centrale Europea ha in corso un’analisi sui crediti in bonis del Monte dei Paschi di Siena. I risultati dovrebbero essere resi noti a Gennaio. E’ evidente che questo ha un peso rilevante sull’aumento di capitale che dovrebbe essere sottoscritto entro fine dicembre.Ma, dal momento che il problema non è affatto circoscritto a questa o quella banca, bensì si tratta di un problema sistemico (chiaramente non tutte le banche hanno le stesse difficoltà, ma il problema è generale) l’unico modo serio di affrontarlo è una soluzione generale. Serve una sorta si “whateveriitakes” per il sistema bancario italiano. Una soluzione, ciò, definitiva, che fughi qualsiasi dubbio ragionevole sulla reali condizioni dei bilanci delle banche italiane.
I provvedimenti che si sono presi fino ad oggi, e quelli che si annunciano nelle prossime ore, sono provvedimenti emergenziali, non sistemici. Ma tappata una falla, in questo contesto di sfiducia, se ne crea poco dopo una ancora più grossa. “Salvata” (si fa per dire…) Banca Etruria, ci si trova per l’ennesima volta il Monte dei Paschi. Sistemato, provvisoriamente, il Monte dei Paschi, fra poche settimane ci si troverà una delle due banche Venete… ecc. ecc.
Più tempo facciamo passare più la situazione peggiora. Serve una soluzione sistemica con o senza l’assenso della burocrazia europea. Sistemare definitivamente il sistema bancario italiano è il singolo provvedimento più efficace per rilanciare l’economia Italia.
Dire, come ha detto il nuove Presidente del Consiglio Gentiloni, che il sistema bancario italiano è solido e contribuisce alla ripresa economica dell’Italia, è esattamente l’opposto di ciò che serve, oltreché una frase che fa evidentemente a pugni con la realtà. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Debito cinese: dalle stelle alle stalle

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 novembre 2016

grafico-cinaLa Cina ha un problema di debito. Quello pubblico sarà ancora relativamente modesto, ma dalla crisi finanziaria globale quello del settore privato è quasi raddoppiato in proporzione al prodotto nazionale, fino a sfiorare il 205% del PIL. Quest’onere crescente, costituito soprattutto da finanziamenti alle imprese, offusca le prospettive del Paese e fa temere un’ondata di default che potrebbe provocare una crisi interna con effetti devastanti per il mondo intero.Il problema quasi sicuramente peserà sull’economia cinese, causando un rallentamento della crescita al di sotto del 5% annualizzato entro la fine del decennio, ma non dovrebbe rappresentare un rischio sistemico né entro né oltre i confini nazionali. Probabilmente, infatti, il governo spalmerà i danni nell’arco di parecchi anni.Tuttavia, molto dipende dalla velocità di riconoscimento dei crediti inesigibili, dalla definitiva allocazione dei costi e dalla capacità di Pechino di controllare il processo – il margine di errore è tutt’altro che trascurabile.
La soluzione del problema non può essere rimandata a lungo. A fronte di una crescita economica più lenta e degli inquietanti livelli di indebitamento delle imprese (168% del PIL a fine 2015, la percentuale più elevata fra i principali Paesi in via di sviluppo), i crediti inesigibili della Cina poterebbero lievitare in fretta.Particolarmente preoccupante è l’espansione del debito privato rispetto al trend di lungo periodo (debito in eccesso), oggi superiore al 30% del prodotto nazionale. Tal parametro si è dimostrato un indicatore attendibile di gravi problemi finanziari. L’esperienza dimostra che l’economia va molto male quando il debito in eccesso raggiunge il 10% del PIL.
Generalmente si osserva un crollo della crescita subito dopo il superamento di tale soglia, seguito da una ripresa con la stabilizzazione a un ritmo più lento. Le nostre ricerche evidenziano un calo del PIL reale annuo medio dell’1,3% nei sette anni successivi al raggiungimento della soglia del 10% rispetto ai sette anni precedenti. Inoltre, più sostenuta era la crescita prima del momento di crisi, maggiore è il rallentamento del PIL tendenziale. Il debito in eccesso della Cina ha superato il 10% del PIL nel secondo trimestre del 2012. Quando altri Paesi hanno raggiunto la stessa soglia, i loro tassi di crescita hanno evidenziato la tendenza a un forte calo. Nel caso della Cina la frenata è stata meno brusca, ma l’effetto netto è stato più drammatico: la crescita è passata da un tasso annuo medio dell’11% negli anni precedenti la soglia critica al 7% attuale. E la decelerazione continua. Secondo le nostre stime, l’espansione annua del PIL reale si ridurrà al 4-5% entro il 2020.Tale flessione è in parte la naturale conseguenza del precedente boom della Cina – più cresce l’economia, più è difficile mantenere il ritmo, ma è dovuta anche ai perniciosi effetti di cattivi investimenti.Negli ultimi dieci anni le autorità cinesi hanno spesso usato l’espansione del credito come stimolo economico. Ma il potere di ogni nuovo renminbi di debito si è affievolito. Oggi occorrono 3,7 renminbi di debito (per lo più di aziende grafico-cina1pubbliche o controllate dallo Stato – per generare un renminbi di PIL. Prima della crisi ne bastava 1,2 e, fra il 2000 e il 2010, 1,7 in media. Anche se la minore redditività è un normale sintomo di maturazione dell’economia, in Cina l’effetto è stato esacerbato dagli errori commessi nell’allocazione del capitale. La pianificazione centrale ha portato a un eccesso di capacità produttiva in alcuni settori, in particolare costruzioni, metalli e carbone. Le nuove città cinesi a oggi disabitate, come Ordos, e i progetti infrastrutturali rimasti cattedrali nel deserto hanno fatto notizia come esempi perfetti di investimenti sbagliati.
A nostro parere, comunque, le autorità cinesi potrebbero e probabilmente riusciranno a gestire il problema del debito delle aziende con una serie di provvedimenti. Una possibile misura consentirebbe il fallimento delle società improduttive ed eccessivamente indebitate, così da ridurre la capacità del mercato e aiutare le aziende superstiti a generare i profitti necessari al rimborso dei debiti. Attualmente il tasso di default delle imprese cinesi si attesta a un mero 0,3%. In generale, l’economia è in grado di sostenere un tasso di circa il 2% senza ripercussioni significative. Le banche in difficoltà a causa di tali insolvenze dovrebbero essere ricapitalizzate. Dopo tutto, sono per lo più istituti statali. Nello stesso tempo, circa due terzi del debito corporate in circolazione sono detenuti da aziende pubbliche. Per il governo sarebbe quindi naturale rifondere i crediti inesigibili di queste aziende.Il risultato sarà un drastico aumento del rapporto fra debito pubblico e PIL, che d’altra parte si attesta appena al 45%. Inoltre, l’esperienza recente di altri Paesi indica la sostenibilità di livelli molto elevati per un lungo periodo. Nella peggiore delle ipotesi, secondo noi, Pechino dovrebbe salvare metà delle aziende pubbliche, un’operazione che porterebbe il rapporto debito / PIL al 100%, al di sotto del 132% dell’Italia e del 248% del Giappone ma anche del 105% degli USA, stando agli ultimi dati dell’FMI. Peraltro, le autorità stanno già regolamentando il sistema bancario ombra del Paese, che rappresenta ormai una fonte di rischio sistemico, nonché i prodotti di gestione patrimoniale spesso opachi, un punto di riferimento per i risparmiatori retail. Nel frattempo, la liberalizzazione dei conti capitale sarà limitata nel timore di ingenti flussi.
Nel caso della Cina si sono verificate solo due di queste condizioni. Ad esempio, l’anno prima che la Thailandia fosse travolta dalla crisi finanziaria asiatica, il debito estero aveva raggiunto il 67% del PIL. Quello della Cina, invece, si attestava appena al 13,1% nella seconda metà del 2015. Nel periodo precedente la crisi finanziaria globale, USA, Spagna e Irlanda presentavano un tasso di risparmio privato di appena il 20% circa del PIL. Quello della Cina è ben al di sopra del 50%. Infine, i prezzi degli immobili hanno visto un’impennata nelle città più importanti, ma le distorsioni non si sono diffuse ad altre aree – le bolle immobiliari sono spesso associate a crisi finanziarie.(foto: grafico cina)

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La sudorazione eccessiva è un problema per oltre 7 milioni di persone

Posted by fidest press agency su martedì, 26 luglio 2016

giuseppe sito«Si stima che in Italia ci siano tra i 7 e i 9 milioni di persone che soffrono di iperidrosi», afferma Giuseppe Sito, vicepresidente di AITEB (Associazione Italiana Terapia Estetica Botulino) e autore del testo “Hyperhidrosis, clinician’s guide to diagnosis and treatment” pubblicato da Springer-Verlag. «I sintomi possono comparire fin dalla pubertà e protrarsi nel tempo: fattore scatenante non è un’eccessiva emotività o l’attività fisica. Si tratta di un’iperfunzione del sistema nervoso centrale che controlla la sudorazione. Le zone maggiormente interessate sono le mani, le ascelle e i piedi; ma ci sono anche alcune forme che colpiscono il petto e cuoio capelluto. Il risultato è un imbarazzo continuo; imbarazzo che aumenta in estate quando le temperature si innalzano stimolando ulteriormente la sudorazione».Le soluzioni non mancano. «Si può arrivare anche all’intervento chirurgico», premette Sito. «Ma si tratta di soluzioni piuttosto invasive e superate dalla tecnica medica. La tossina botulinica, quella che conosciamo anche per i suoi effetti antirughe, è oggi un farmaco insostituibile nella cura dell’iperidrosi perché crea anidrosi, ovvero assenza di sudore». Il trattamento viene fatto direttamente sulla zona interessata. «A distanza di pochi giorni gli effetti già si vedono e durano per almeno sei mesi. Facendo il trattamento oggi si scavalca tranquillamente il periodo più caldo arrivando all’inverno quando, per via dell’abbassamento delle temperature, l’iperidrosi può essere tollerata maggiormente». Conclude il vicepresidente di AITEB: «Di fatto, oggi la tossina è l’unico farmaco sicuro, innocuo, molto ben dosabile e soprattutto che funziona nel contrastare una malattia fastidiosa e socialmente invalidante come l’iperidrosi. Non bisogna dimenticare però che il botulino è un farmaco: per ottenere i risultati sperati deve quindi essere maneggiato da mani esperte. È sempre consigliato rivolgersi ad un medico specializzato». (foto: giuseppe sito)

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Nella politica c’è un problema di legalità

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

legge-e-giustiziaOramai è evidente. Si può continuare a cercare di nasconderlo, ma la sostanza non cambia: nella politica italiana – dichiara il Sindacato Labor – c’è un problema di legalità. Per molto tempo si è creduto, o forse sperato, che si trattasse di mele marce all’interno di un meccanismo complesso, ma la verità è ormai venuta a galla e quelle mele merce non sono più dei casi episodici ma parte di un sistema ampiamente contaminato ed estraneo alle funzioni alle quali dovrebbe invece adempiere. Ovviamente – continua l’organizzazione – la politica non è la sola a doversi interrogare su questi temi; anche le strutture sindacali “tradizionali”, colpite di recente da numerosi scandali, dovrebbero dimostrare la reale intenzione di sgomberare il campo da ogni ambiguità. La verità però – conclude il Sindacato Labor –, e va detta, è che il disonestà, la corruzione e l’immoralità hanno ormai conquistato diversi campi della vita pubblica del Paese. Per sconfiggerle non si può attendere che la moralizzazione avvenga da parte di coloro che hanno già scelta di abbandonare il sentiero della legalità, ma serve un’aria nuova: soprattutto all’interno delle istituzioni.

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Renzi: Servus servorum Merkel

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2015

merkel angela“Il nostro Renzi è stato assente per tutta la trattativa, non ha avuto alcun coraggio di dire alla Germania ‘rispetta tu le regole per prima, spendendo il tuo surplus’. Con questa Europa non si va da nessuna parte e io non me la prendo con il folklore di Varoufakis, di Tsipras, il referendum, un piccolo paese si difende come può, anche dai propri errori, anche dalla propria storia. Il problema è l’Europa, il problema è l’Europa tedesca, l’Europa egoista, del nord, che non può andare avanti”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio. “Io avevo proposto che si dimettesse anche Schauble, alla pari di Varoufakis, perché così avrebbe aperto una prospettiva diversa. E ricordo l’estate-autunno del 2011, con il nostro governo, allora c’erano Merkel e Sarkozy, non il morbido Hollande, con la quinta colonna interna del Pd e del peggior presidente della Repubblica che l’Italia abbia mai avuto, Giorgio Napolitano”.
“In questa trattativa Renzi non è mai stato della partita, non ha mai toccato palla, è stato convocato solo all’ultimo momento. Dicono che abbia litigato con un olandese, forse volante”, ha aggiunto Brunetta.

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La disoccupazione è il problema numero uno nella maggior parte dei Paesi

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 agosto 2014

lavoratoriSecondo uno studio globale sulle sfide delle nazioni realizzato da GfK Verein, la disoccupazione è il primo motivo di preoccupazione per il 30% delle persone intervistate, seguita dal servizio sanitario e dalle politiche in materia di istruzione. Agli ultimi posti della lista delle sfide risultano corruzione, povertà e politica dei trasporti. GfK Verein è un’organizzazione no profit per la promozione delle ricerche di mercato.
Nel primo studio svolto su scala globale, la disoccupazione risulta essere la preoccupazione maggiore per un terzo delle persone intervistate. Si trova, infatti, in testa alla classifica in 11 dei 17 Paesi coinvolti nel sondaggio. Tale preoccupazione è più sentita in Spagna, dove è citata dal 74% degli intervistati, seguita dal 67% della Francia. In Italia, Polonia e Nigeria, almeno la metà della popolazione avverte la necessità di migliorare la situazione del mercato del lavoro.Il servizio sanitario risulta al secondo posto nella scala delle priorità: 17%. Per circa il 55% dei brasiliani questo è il problema più sentito, la sfida numero 1. Segue la Polonia con il 24%, la Nigeria,17%, e i Paesi Bassi, 16%. Invece, in Turchia e in Sud Africa (entrambi al 3%) risultano prioritari altri problemi.Le politiche in materia di istruzione occupano il terzo posto, nelle sfide globali, con il 13%, e rappresentano un problema particolarmente sentito in Nigeria (35%) e Brasile (32%). Anche il 24% degli svedesi desidera che venga migliorato e potenziato il settore educativo. Tuttavia, in più della metà dei Paesi sottoposti a sondaggio, meno del 10% della popolazione si preoccupa dell’istruzione; l’interesse è più basso in Polonia (3%), Italia e Paesi Bassi (entrambi al 4%).Nello studio “Sfide delle Nazioni”, il numero medio di problemi avvertiti come prioritari dai cittadini di ciascun Paese varia. Con una media di 3,6 risposte per persona, il Paese che esprime il maggior numero di preoccupazioni è la Nigeria. In Brasile, dove i cittadini menzionano in media 2,4 problemi, sono 3 i problemi avvertiti come prioritari da più del 30% degli intervistati. In tutti gli altri Paesi, un livello così alto di riconoscimento è riservato al massimo ad un argomento. Gli europei più critici sono i tedeschi e i francesi con una media di 2,6 e 2,5 problemi, rispettivamente.I Paesi con livelli di preoccupazione sotto media sono la Svizzera (1,7 sfide) e il Sud Africa (1,6), oltre alla Turchia e agli USA, ognuno con una media di 1,5 risposte per persona. La Svezia, che per tradizione è il Paese europeo – adesso anche mondiale – con meno problemi, mantiene immutato il dato minimo di 1,2 sfide.
Quest’anno, lo studio “Sfide delle Nazioni” include 17 Paesi del mondo – di cui sei nuovi: come negli studi precedenti, in Europa partecipano Germania, Francia, Italia, Spagna, Austria, Polonia, Gran Bretagna, Belgio, Russia, Paesi Bassi, e Svezia. Turchia e Svizzera compaiono quest’anno per la prima volta. Inoltre, il continente africano è rappresentato per la prima volta da Sud Africa e Nigeria, mentre il Nord e il Sud America sono rappresentati, rispettivamente, dagli USA e dal Brasile. Lo studio ha interessato un totale di 19.767 persone rappresentativi delle loro realtà. Le risposte esprimono le preoccupazioni in campo sociale, economico e politico di oltre un miliardo di persone. Al fine di offrire un punto di vista davvero globale, i risultati dei sondaggi dei singoli Paesi sono stati elaborati in forma ponderata, secondo la rispettiva proporzione della loro popolazione.
GfK Verein è nata nel 1934 come organizzazione no profit per la promozione delle ricerche di mercato. Ne fanno parte circa 600 aziende e persone. La missione di Verein è di sviluppare metodi innovativi di ricerca in stretta collaborazione con le istituzioni accademiche, al fine di promuovere la formazione e una migliore educazione dei ricercatori di mercato, al fine di osservare le strutture e le dinamiche in campo sociale, economico e politico che svolgono un ruolo chiave nei consumi privati, e di indagare sui loro effetti sui consumatori. I risultati del sondaggio sono disponibili per i soci gratuitamente. GfK Verein è azionista di GfK SE.
GfK rappresenta una fonte affidabile di informazioni sui mercati ed i consumatori, fornendo ai clienti l’opportunità di prendere decisioni motivate dai fatti. Oltre 13.000 esperti di ricerche di mercato mettono a vostra disposizione la loro passione e l’esperienza GfK nel campo della elaborazione e del trattamento dei dati. Questo consente a GfK di fornire informazioni di importanza critica su scala globale, associate a dati di intelligence sui mercati locali di oltre 100 paesi. Grazie all’uso di tecnologie innovative ed alla esperienza nel trattamento dei dati, GfK è in grado di tramutare i big data in informazioni e conoscenze, che consentono ai nostri clienti di ampliare il ventaglio delle scelte e la qualità dell’esperienza d’uso dei consumatori, e di migliorare quindi il loro vantaggio competitivo.

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Cultura tra passato e presente

Posted by fidest press agency su martedì, 16 luglio 2013

Esiste un problema di ordine culturale e psicologico non meno grave dei problemi posti dallo sviluppo della scienza contemporanea e della critica storica. Il dramma del nostro presente sta tutto qui con giovani che non riescono più a volgere lo sguardo al passato ma che si crogiolano con il loro presente e persino negando un ruolo chiave al loro futuro. Vivere e godere i frutti del presente sembra essere una parola d’ordine che ha un suo innegabile fascino. Con ciò si vogliono spezzare i legami con un passato e disconoscerne il suo primato nella continuità, prima ancora che nella tradizione, per affermare quei valori deformanti del capitalismo e del consumismo che rendono, in pratica, più aspri e conflittuali i rapporti non solo generazionali ma di vita in comune. Mi riferisco, nello specifico, a quei giovani dell’abbandono scolastico, che si stordiscono con le droghe leggere o pesanti che siano, che si abbandonano a gesti teppistici, a violenze di genere. Cosa essi possono sapere della cultura moderna, delle libertà civili, degli ordinamenti democratici? E’ un ritorno all’analfabetismo di nuova formulazione che non s’identifica con il non saper scrivere e leggere ma nel non conoscere o riconoscere i sentimenti che sono generati da un vivere comune fondato su determinati valori che trovano la loro continuità dal passato proprio perché non sanno di vecchio ma semmai di eterno. Sono deformazioni che i giovani se le portano nel loro Dna non sapendo più distinguere un evento sportivo sano a uno deformato dalla violenza e dal teppismo, dall’istruzione come base per una ricerca sistematica del sapere a vantaggio di una devianza aberrante degli stessi insegnamenti. E’ una strada che si trasforma in un vicolo cieco al di là del quale non vi sono sbocchi possibili. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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