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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

Posts Tagged ‘problemi’

Problemi di comunicazione e di circolazione

Posted by fidest press agency su domenica, 5 gennaio 2020

Mi riferisco, nello specifico, ai nuovi orientamenti sul trasporto urbano i quali attengono l’uso intensivo del veicolo “ibrido”, sia se dotato di un diesel a bassissima emissione di gas o a batterie, per consentire la trazione elettrica, oppure con motore ad idrogeno, con scarichi di vapore acqueo. Questi criteri sono di per sé validi. Resta, tuttavia, la mancanza di spazi per muoversi congiunto ai problemi di sicurezza, se pensiamo al modo come sia possibile manipolare un gas così insidioso qual è l’idrogeno. Attualmente i trasporti urbani di numerose città italiane ed europee utilizzano il biodiesel.
Esso è un prodotto ottenuto dalla esterificazione di oli vegetali (colza, soia, girasole) e i loro derivati con alcoli inferiori (ad esempio alcol metilico). Costa quasi il doppio del gasolio, ma non contiene zolfo e quindi bruciando non emette anidride solforosa. Ma tutto sommato si è rivelato ben poca cosa per ridurre l’inquinamento atmosferico delle grandi città. (redazionale)

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In Italia oltre un milione di persone hanno problemi per farsi curare

Posted by fidest press agency su sabato, 21 dicembre 2019

È il dato principale, e più preoccupante, che emerge dal report pubblicato da Eurostat in occasione della Giornata universale della copertura sanitaria. Rispetto ad una media europea di 512.596, nel 2018 in Italia 1.207.190 cittadini hanno lamentato l’impossibilità di farsi curare a causa di costi sanitari ritenuti troppo alti. Cara ed anche lenta, perché nelle segnalazioni fatte dagli italiani viene dedicato un ampio spazio ai tempi di attesa lunghissimi nel settore pubblico. Un’altra criticità evidenziata è quella della distanza dei luoghi di cura, troppo lontani per chi ha difficoltà a spostarsi ed ha problemi economici. E così sale a 1.448.628 il numero di persone che alla fine hanno deciso di rinunciare a curarsi. “Passano gli anni ma la situazione della Sanità in Italia continua a peggiorare – dichiara il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – e non lo diciamo noi, che quando riportiamo le segnalazioni che riceviamo dai cittadini veniamo accusati di fare terrorismo da chi ha a cuore soltanto la difesa della propria categoria, ma lo dice l’Eurostat. Ci auguriamo che questi dati vengano presi seriamente in considerazione dal Governo, che sta lavorando al Patto per la Salute, a cui abbiamo chiesto di poter contribuire rappresentando le istanze dei cittadini. Ormai è chiaro che siamo di fronte ad un bivio: o si cambia strada e si rilancia il Sistema Sanitario Nazionale con politiche veramente attente ai bisogni dei pazienti oppure si creeranno delle disuguaglianze che non sarà più possibile eliminare. L’Eurostat parla chiaro: l’Italia è lo Stato che più di ogni altro nell’UE ha cittadini che fanno fatica a farsi curare ed in alcuni casi sono costretti a rinunciare a farlo perché non hanno la possibilità di accedere alle prestazioni sanitarie. Per il nostro Sistema Sanitario è una bocciatura clamorosa – conclude il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – chiediamo al Governo di intervenire in maniera energica per invertire la rotta, prima che sia troppo tardi”.

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I problemi macroeconomici e strutturali penalizzano le banche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 novembre 2019

A cura di Francis Ellison, Gestore di portafoglio clienti di Columbia Threadneedle Investments. È lecito affermare che il settore bancario sia stato il flagello del mercato azionario europeo. Se a fine 2007 rappresentava il 17,6% del mercato (come misurato dall’MSCI Europe Index), ad agosto 2019 tale percentuale era scesa all’8,5% a causa di performance deludenti rispetto al resto del mercato (e praticamente a qualsiasi altro settore). Ciò nonostante, le banche rappresentavano ancora una parte significativa dell’indice, ed è proprio questo fattore strutturale che spiega in gran parte perché le azioni europee sembrano costantemente sottoperformare il mercato statunitense. Mentre l’Europa è stata tradizionalmente dominata dalle banche, gli Stati Uniti sono stati trainati dai colossi tecnologici della California. Ciò è dovuto a ragioni in parte macroeconomiche e in parte strutturali. In termini macroeconomici, una politica monetaria persistentemente accomodante ha avuto ricadute negative sul settore. I margini d’interesse netti delle banche risultano raramente entusiasmanti in contesti di tassi d’interesse contenuti, e ancora meno quando i tassi sono negativi. I tassi d’interesse negativi rappresentano addirittura un rischio esistenziale per determinate parti del settore bancario: perché affidare i propri risparmi a una banca quando quest’ultima vi fa pagare per tale privilegio? Mettete i soldi sotto il materasso e risparmierete questi costi. Ma vi sono altre minacce esistenziali che pesano sul settore bancario tradizionale. Negli ultimi due decenni le banche hanno investito miliardi nella tecnologia. Sono finiti i tempi in cui i bonifici personali venivano effettuati tramite un sistema di assegni via posta e richiedevano quasi una settimana prima di poter essere incassati. Oggi la maggior parte dei consumatori utilizza servizi online tramite app per dispositivi mobili e i bonifici istantanei costituiscono la norma. Tuttavia, questo investimento nella tecnologia rende le enormi reti di filiali e i costi del personale annessi sempre più discutibili. Se effettuo tutte le mie operazioni bancarie online, perché dovrei sovvenzionare implicitamente la rete di filiali di cui si serviva la generazione dei miei genitori? E se non nutro alcun interesse verso tale rete e il suo marchio storico, perché non passare a un provider dinamico che opera esclusivamente online e che è in grado di soddisfare le mie esigenze imprevedibili e in continua evoluzione? Le banche tradizionali possono offrire molto di tutto ciò, ma molte di esse si ritrovano con basi di costi ereditate dal passato, che forniscono servizi onerosi e raramente utilizzati. Tale analisi potrebbe essere difficile da digerire per alcuni, ma c’è dell’altro. La verità è che ci sono troppe banche in Europa, e l’euro non ha fatto altro che esacerbare le pressioni competitive, oltreché imporre tassi d’interesse bassi in tutto il continente. Il cliente di una banca a Parigi o a Francoforte non si sente più tenuto da ragioni culturali, normative o valutarie a scegliere un operatore locale. L’euro ha abbattuto i confini nazionali e ha creato un mercato unico. Le banche francesi non sono più esclusivamente in concorrenza l’una con l’altra, ma devono fare i conti anche con istituti tedeschi, italiani e spagnoli che cercano di accaparrarsi la loro clientela. L’aumento della concorrenza è accompagnato da un aumento della regolamentazione, ed errori in aree quali il riciclaggio di denaro e la violazione di sanzioni hanno esposto le banche a indagini, ammende e persino pene detentive per i dipendenti più sfortunati. La cattiva stampa pesa sugli azionisti che sono sempre più consapevoli delle loro responsabilità in fatto di governance. Si delinea pertanto un quadro cupo, e non c’è da stupirsi se il settore ha registrato performance così deludenti nell’ultimo decennio, peggiori anche rispetto alla controparte statunitense. Oltreoceano, i severi provvedimenti intrapresi per affrontare i problemi sorti in seguito al crollo di Lehman Brothers e alla crisi finanziaria globale hanno infatti dato i loro frutti. Gli Stati Uniti contano un minor numero di banche più efficienti con migliori livelli di capitale e portafogli prestiti più sani. Ma in qualità di investitori ci viene sempre chiesto di considerare il futuro, non il passato. Cosa riserva il futuro alle banche? Sulla base del rapporto price/tangible book value (prezzo/valore contabile tangibile), le valutazioni stanno precipitando ai livelli del 2009 e del 2012, e in alcuni casi quotano a metà di tali valori o ancora più in basso. Uno sconto è indubbiamente appropriato per le società caratterizzate da una redditività del capitale proprio ampiamente inferiore al costo del capitale, ma la situazione ci è forse sfuggita di mano? Concentriamoci su cosa potrebbe cambiare. In primo luogo, un consolidamento (ossia una riduzione del numero di banche) è indispensabile e fornirebbe un importante sostegno alle quotazioni azionarie del settore. L’Irlanda ha conosciuto questa situazione molto presto: la crisi finanziaria aveva colpito così duramente le banche del paese e il suo impatto sull’economia nel suo complesso era stato così doloroso che sono state prese misure drastiche. Le banche locali sono state nazionalizzate (integralmente o in parte) e i concorrenti esteri si sono ritirati. Ci si è liberati dei crediti inesigibili attraverso svalutazioni e l’isolamento in una “bad bank”. I prezzi degli attivi hanno registrato una correzione e il debito è diminuito. L’Irlanda è quindi un esempio di un modello di successo, ma rappresenta solo una piccola parte dell’Europa, soprattutto in termini di mercati azionari, ed attualmente è minacciata dal rischio Brexit. Anche la Spagna è intervenuta, anche se più tardi e in modo meno aggressivo: il settore delle casse di risparmio è stato consolidato tramite fusioni e ricapitalizzazioni. La Spagna conta ora un numero minore di banche attive, anche se i grandi istituti operano a livello globale e hanno una marcata esposizione all’America Latina, che non necessariamente potrebbe piacere a tutti. In Germania sono necessari ulteriori interventi (il che risulterà difficile data la predominanza di società mutue e non quotate) come del resto anche altrove, e il consolidamento transfrontaliero, seppur impegnativo sul piano politico, contribuirebbe a ridurre la sovraccapacità e le carenze di capitali. Qualsiasi segnale in questo senso sarebbe ben accolto dal mercato. Ma se il problema è in parte macroeconomico, ci saranno soluzioni anche su questo piano? Qualsiasi incremento dei tassi d’interesse, dell’inflazione e della crescita migliorerebbe la redditività, anche se l’esposizione del bilancio di alcuni istituti alle obbligazioni comporta un certo rischio di erosione del capitale in un contesto di tassi in aumento. Dati i livelli depressi di redditività, non è necessario che tale rialzo sia elevato. È possibile che siamo semplicemente arrivati a un punto di minimo e che questo settore, così poco apprezzato e così trascurato dagli investitori professionali, debba ancora avere il suo momento di gloria. Ma gli eventuali acquirenti potrebbero anche essere motivati da questioni tattiche piuttosto che strategiche, in quanto non ci sono segnali di cambiamenti sufficienti per identificare i modelli di business veramente solidi e sostenibili caratterizzati da una crescita o da un pricing power reale e duraturo; per questo sono necessari ulteriori interventi.

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I problemi che affliggono i viaggiatori d’affari di tutto il mondo

Posted by fidest press agency su sabato, 9 novembre 2019

Minneapolis, 7 novembre 2019: Secondo una ricerca indipendente commissionata da CWT, la piattaforma di gestione di viaggi B2B4E, le due maggiori preoccupazioni che affliggono i viaggiatori d’affari di tutto il mondo riguardano il deterioramento della famiglia e la pressione sui colleghi.Rispetto alla sfera privata, il 22% dei business traveler ritiene le frequenti trasferte compromettano la qualità delle loro relazioni e della vita familiare mentre il 21% si dice preoccupato che i propri cari pensino si preferisca viaggiare per lavoro alle responsabilità domestiche quotidiane. Dal punto di vista professionale, il 22% si sente in colpa nel gravare i colleghi, durante le assenze, anche con il proprio carico di lavoro, il 21% trova stressante trascorrere troppo tempo con collaboratori o clienti e il 14% è impensierito dalla difficoltà di rimanere in contatto con le persone in sede.“Nonostante la medesima ricerca sottolinei come i business traveler percepiscano gli aspetti positivi insiti nelle loro trasferte superiori a quelli negativi tanto sul lavoro (92%) quanto a casa (82%), le aziende devono essere consapevoli delle preoccupazioni da loro evidenziate e pronte ad aiutarli nell’affrontarle apertamente”, ha affermato Catherine Maguire-Vielle, CWT EVP e Chief Human Resources Officer. “Le relazioni rappresentano una componente fondamentale del benessere della persona e le aziende hanno l’obbligo di garantire che i viaggi dei propri dipendenti non le mettano a rischio né tra le mura domestiche né in ufficio”.Nell’osservare le differenze tra frequent business traveler su base geografica, gli americani sviluppano, in genere, maggiori apprensioni rispetto ai viaggiatori europei e dell’area Asia Pacifico.Il 26% ritiene le proprie relazioni personali e familiari in sofferenza rispetto al 23% degli europei e al 18% degli orientali. Il 23% afferma che, durante le trasferte, trascorrere molto tempo con colleghi o clienti può essere stressante, valore condiviso con i viaggiatori del Vecchio Continente mentre per quelli dell’area Asia Pacifico questo si ferma al 19%. Il 22% si preoccupa che in famiglia pensino preferisca anteporre i viaggi di lavoro alle responsabilità quotidiane rispetto al 17% degli europei e al 23% degli asiatici.D’altra parte, gli americani sono meno impensieriti dalla difficoltà di rimanere in contatto con le persone nella sede centrale (13%, contro il 14% dei viaggiatori d’Europa e dell’Asia Pacifico) e del dover riversare sui colleghi il proprio lavoro (16%, contro il 25% degli asiatici e 24% degli europei).
Nell’area Asia Pacifico e in Europa sono i Boomer a ritenere con maggiore probabilità che, quando viaggiano, le relazioni personali e domestiche ne soffrano. Tuttavia, nelle Americhe, la classifica è guidata dai viaggiatori della Generazione X.Questi ultimi sono anche i più preoccupati dal dover lasciare il proprio lavoro ai colleghi, facendo registrare la percentuale più alta nelle tre aree geografiche.
In ogni regione – rispetto alle altre due generazioni – i Millennials sono i più turbati riguardo alla difficoltà di rimanere in contatto con i colleghi in sede e al sospetto che la famiglia ritenga i viaggi di lavoro preferiti alle responsabilità quotidiane. Quando si tratta dello stress causato dal passare, durante le trasferte, troppo tempo con collaboratori o clienti, emergono differenze generazionali in ogni area. In quella dell’Asia Pacifico la percentuale più alta è stata registrata tra i Millennial, nelle Americhe tra i Boomer mentre in Europa Generazione X e Boomer sono in parità.

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Problemi di salute mentale in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 19 ottobre 2019

“Quello del disagio mentale costituisce ancora un nervo scoperto nella gestione delle risorse umane in Italia. – ha dichiarato Virginia Magliulo, general manager Adp Italia – Come emerge dalla survey presa qui in esame, risulta che è ancora una buona fetta dei lavoratori italiani a mostrare ritrosia nel parlarne nell’ambito di uffici/fabbriche. Ciò per motivazioni diverse, ma soprattutto per timore che venga giudicata comunque negativamente la propria performance. Un ascolto continuo delle proprie persone e un feedback puntuale concretizzano un più stretto rapporto tra i dipendenti, manager e vertici aziendali. Solo così verranno del tutto liberate le potenzialità e la creatività del lavoratore che può sviluppare il proprio senso di appartenenza all’azienda e sentirsi pienamente coinvolto negli obiettivi aziendali”.
Problemi di salute mentale: a chi lo comunicheresti sul posto di lavoro? Si apre con questa domanda la survey “Workforce View 2019” di ADP Italia, leader nella consulenza per la gestione delle risorse umane a livello mondiale.Il 32,60% dei lavoratori italiani dichiara che, in caso di problemi di salute mentale, è disposto a parlarne in ufficio solo se ha amici presenti sul posto di lavoro, il 31% con i colleghi, il 25% con nessuno sul posto di lavoro, il 15% con il capo, il 12,10% con la direzione del personale.

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Politica: Fine del sovranismo ma restano i problemi di sempre

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 ottobre 2019

Ci risiamo: governo nuovo, manovra vecchia. Il Conte2 si accinge a fare la legge di bilancio senza disporre di una vera politica economica, esattamente come è capitato – chi più, chi meno – a tutti i governi degli ultimi anni. Almeno così si evince dalla Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, ma anche dalla povertà del dibattito interno all’esecutivo e alla maggioranza (opposizione, non pervenuta). Si indica la crescita come obiettivo fondamentale, ma non si sostanzia la finalità con scelte conseguenti, mentre all’impegnativo contenimento della spesa pubblica corrente, e soprattutto ad una sua rivisitazione a favore degli investimenti, si preferisce imboccare la strada più facile: condire “elettoralmente” la manovra con micro azioni distributive di risorse che non ci sono, tipo far scendere l’Iva al 4% su pannolini ed assorbenti. Lo stesso mantra “l’Iva non aumenta, l’abbiamo neutralizzata” appare più figlio di questa esigenza populista – poter affermare di “non aver messo le mani in tasca agli italiani” e auspicare che questo si traduca in maggiori consumi, e pazienza se non è successo né con gli 80 euro di Renzi né con il reddito di cittadinanza di Di Maio – piuttosto che di una strategia di medio termine finalizzata a far uscire dalle secche della stagnazione il nostro sistema economico.E anche dal lato delle coperture finanziarie, il film cui stiamo cominciando ad assistere somiglia maledettamente a quelli già andati in onda. Per stessa ammissione del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri – uomo dabbene e competente – per finanziare la completa sterilizzazione delle clausole di salvaguardia e per coprire le misure previste, al netto della flessibilità che ci concederà l’Europa, servono 14 miliardi. Anche ammesso, ma non (ancora) concesso, che alla fine la cifra sia questa e non di più, se si pensa di coprirla, come si è detto, con un recupero di evasione fiscale pari a oltre 7 miliardi, corriamo il rischio che il deficit non si fermi al 2,2% programmato e che il debito, contrariamente a quanto previsto, non arretri di qualche decimo di punto dal tetto del 136% cui è prossimo. Anche perché è difficile che la crescita del pil nominale (pil+inflazione) riesca a raggiungere i livelli previsti nel nuovo Def. Quanto all’evasione, non è detto che non si possa e non si debba aggredirla. Anzi, grazie alla fatturazione elettronica si può fare di più e meglio che nel passato. Ma un governo serio non pone questa voce a coperture di spese – o, in questo caso, per la sterilizzazione dell’Iva – prima di aver incassato le tasse evase, ma indica la destinazione di quanto sarà effettivamente ricavato lasciando in bianco il suo ammontare in fase di costruzione del bilancio.Insomma, così come è stata impostata, la manovra non solo non produce un miglioramento della finanza pubblica, ma neppure se lo pone come obiettivo: non si tagliano le spese improduttive, si peggiora l’indebitamento netto strutturale, non si prevedono misure di aggressione dello stock di debito. O meglio, si butta la palla avanti e – come sempre – si rinvia verso la fine del periodo triennale di vigenza dei documenti programmatici le scelte virtuose. In questo caso, il 2021 sarà passibile e il 2022 discreto. Chi vivrà, vedrà.Per il momento, l’unica copertura che il governo è riuscito a reperire è implicita: le minori spese per interessi sul debito grazie alla diminuzione, che si spera strutturale, dello spread. Oggi vale 4-5 miliardi l’anno, ma se l’intero ammontare di debito pubblico sarà nel tempo rifinanziato incorporando la riduzione di circa 100 punti base dei tassi – erano all’1,8% quando Salvini ha aperto la crisi, ora viaggiano intorno allo 0,8% – si potrà arrivare fino a 25 miliardi. Si tratta del bonus che il governo incamera, via mercati, dalla scelta politica di evitare ogni contrasto con l’Europa. Cosa che appare tanto più significativa in quanto contrasta con la condizione, esattamente opposta, creata dal governo precedente. Ed è, questa, la vera nota rilevante della politica del Conte2: via non solo ogni riferimento polemico con Bruxelles e Francoforte, ma cancellazione completa dalla propria linea dell’orizzonte di qualsiasi scetticismo sull’euro e sull’eurosistema e di qualsiasi accenno ad una anche solo remota possibilità di Italexit. Naturalmente, questo cambiamento di rotta ha suscitato soddisfazione in chi nei mesi scorsi aveva espresso grande preoccupazione per l’ostentazione sovranista del Conte1. Anche noi, facendo parte di quella schiatta di critici, ci uniamo al plauso. Ma non fino al punto di considerarci soddisfatti della manovra e della politica economica giallorossa per il solo fatto che essa incorpora l’opzione europeista. Far pace con la Commissione Ue e con le due maggiori cancellerie europee è cosa buona e giusta, ma non assicura di per sé la stesura di una buona legge di bilancio, se da questa non esce una stilla in più di benzina da mettere nel motore della nostra economia ferma, come pure se non pratica alcun risanamento finanziario.Insomma, la tanto sbandierata svolta nella cura dell’economia italiana malata, non c’è. Così come non c’è stata con i governi precedenti, altrimenti i nostri malanni non sarebbero diventati cronici come invece sono. Continuiamo a traccheggiare, finendo sempre per lasciare ai fattori esogeni – la flessibilità europea, la politica monetaria della Bce, la congiuntura internazionale – la preminenza. Ieri dipendeva tutto dall’Europa matrigna che non ci consentiva di fare i nostri interessi, oggi dipende tutto da quanto possono fruttare i buoni rapporti con sorella Europa. Di nostro non ci mettiamo niente. Non in termini di diagnosi, che l’analisi sulle reali condizioni del nostro sistema economico latita. E tantomeno in termini di terapia, viste le premesse e considerata la vocazione della politica e della classe dirigente nel suo insieme a non prendersi responsabilità. Così diventa pura narrazione modaiola anche l’approccio “green” a “l’ultimo grido” che il governo si è voluto dare, con il rischio che tra “slim tax” e “gretinate” varie si perda l’occasione di affrontare seriamente un argomento serio.
Ci siamo lasciati alle spalle le grida manzoniane, l’inutile surriscaldamento degli animi, la politica fatta tra il balcone grillino dove si annuncia nientemeno che la povertà è stata sconfitta e la spiaggia salviniana del Papeete dove si rivendicano i pieni poteri. Bene. Benissimo. Ma non basta. C’è un paese sprofondato nel declino da rimettere in piedi, proprio mentre il mondo affronta cambiamenti talmente epocali – la trasformazione digitale della società e delle imprese, gli scenari che apre l’applicazione su larga scala dell’intelligenza artificiale – che sottrarsene significherebbe perdere le posizioni faticosamente conquistate, come il secondo posto in Europa nella manifattura, e consegnarsi ad una stagione di emarginazione. Ed è palpabile lo iato che separa la qualità di chi dovrebbe governare processi così complessi dal livello delle decisioni che avremmo la necessità e l’urgenza di assumere. Aver abbandonato l’illusoria tentazione sovranista è certamente un passo nella giusta direzione, anche se è più importante per quello da cui ci consente di scampare che per quello che ci consente di fare. Ed è il motivo per il quale abbiamo saluto con favore la caduta del Conte1 e la nascita del Conte2. Ma non basta. Il momento richiede intelligenza, lungimiranza, visione e soprattutto coraggio politico. E per disporre di questi ingredienti è evidente che occorre andare oltre. Appena possibile. (Enrico Cisnetto direttore TerzaRepubblica)

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“Solo attraverso il confronto con le parti sindacali possono risolversi i problemi del paese”

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Dopo le tante mobilitazioni portate avanti in questi ultimi mesi si è avuto finalmente un primo confronto tra Cgil, Cisl e Uil ed il Governo che, siamo convinti, sia la strada maestra per risolvere i reali problemi del paese.Lo dichiara in una nota il Segretario Generale della UIL FPL Michelangelo Librandi.Ringraziamo il nostro Segretario UIL Carmelo Barbagallo per aver affrontato con il Presidente Conte e con il Ministro Di Maio, tra i vari temi previsti dalla piattaforma, anche la questione dei rinnovi contrattuali che coinvolgono milioni di lavoratori del Pubblico Impiego e del Privato.Nella stessa giornata si è svolto anche un altro importante incontro con il Presidente della Conferenza della Regioni Bonaccini nel quale abbiamo ribadito che l’obiettivo centrale del Patto per la Salute è di ristabilire il rispetto del diritto alla salute e alle cure dei cittadini, messo in discussione da anni di tagli al Servizio Sanitario Nazionale. Anche in questa occasione è stata sottolineata la necessità, ormai improcrastinabile, di procedere al rinnovo del contratto nazionale della sanità privata vacante da più di 12 anni, immaginando a questo scopo l’introduzione nelle convenzioni di norme a salvaguardia del lavoro di qualità, della piena applicazione del contratto e della regolarità delle sue procedure, garantendo a tutti, indipendentemente dalla natura pubblica o privata del rapporto di lavoro, uguali retribuzioni e diritti. Auspichiamo – conclude Librandi – che nei successivi incontri messi in calendario, si possano individuare le giuste soluzioni ai problemi da noi indicati, ridando dignità ai lavoratori e garantendo servizi ottimali ai cittadini.

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Sostegno: Nuova riforma, vecchi problemi

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 maggio 2019

Il Governo approva in prima lettura nuove regole per dare maggior voce a famiglie e studenti nel piano educativo, ma il 40% degli organici rimane in deroga nonostante le effettive esigenze rilevate e nei casi gravi le ore scoperte, alcuna novità sugli assistenti all’autonomia e al raccordo scuola/mondo del lavoro, mentre la legge sui bisogni educativi e speciali rimane sulla carta.Marcello Pacifico (Anief): In verità, aspettiamo di leggere il testo approvato in Consiglio dei Ministri. Più di dieci anni fa, sotto la presidenza di Prodi, fummo convocati. Da allora nessuno ci ha voluto più ascoltare o ha chiesto il nostro parere.
Intanto Anief rilancia l’operazione ‘Sostegno, non un’ora in meno!’ che, come ogni anno, registra un successo grandioso.Come riporta la rivista specializzata Orizzonte Scuola, il Consiglio dei Ministri ha appena approvato un provvedimento che porta rilevanti novità per quanto concerne la disabilità a scuola; infatti, “con la revisione del decreto delegato della ‘Buona Scuola’ 66/2017 potremo migliorare l’inclusione degli oltre 200mila studenti con disabilità, aumentando la partecipazione di tutti i soggetti che affiancano questi giovani nella vita di tutti i giorni. Sono fiero di poter dire che la nuova norma è frutto dell’ascolto di istanze reali e di un lavoro partecipato, che si è svolto nei mesi passati gomito a gomito con le associazioni”. Il testo, approvato in via preliminare in cdm, prevede che i genitori siano maggiormente coinvolti nelle scelte che riguardano i figli con disabilità e che lo stesso minore possa contribuire a definire piani e progetti più adeguati per lui.Il sottosegretario al Miur Salvatore Giuliano, attraverso una nota, fa sapere come sia stato previsto che “le ore di sostegno, così come le attività didattiche e gli strumenti materiali per la formazione, non siano più stabiliti da un ufficio distante dall’alunno che agisce per procedure standardizzate, così come potevano essere i Gruppi per l’Inclusione Territoriale previsti nel vecchio testo. Al contrario, con il decreto Inclusione, coinvolgiamo in queste decisioni fondamentali la famiglia dell’alunno, lo psicologo o chi lo prende in cura a livello sanitario, un rappresentante dell’ente locale e, nel caso fosse maggiorenne, anche l’alunno stesso”. Altresì, è stato previsto che i gruppi territoriali siano trasformati in gruppi di docenti esperti nell’inclusione che saranno a disposizione delle scuole per supportarle in tutti i passaggi e nelle singole situazioni critiche con gli studenti.Si tratterebbe quindi di un modo differente di concepire la disabilità che recepisce i principi della Convenzione Onu dei diritti delle persone disabili applicandoli nel concreto a livello scolastico. In sintesi “più attenzione alle esigenze degli alunni con disabilità e maggiore coinvolgimento delle famiglie” è quanto prevede “il nuovo provvedimento normativo per l’inclusione scolastica elaborato dai ministri Lorenzo Fontana (Famiglia e Disabilità) e Marco Bussetti (Istruzione), che hanno lavorato alla riforma tenendo conto delle esigenze manifestate da associazioni, famiglie e docenti.
Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, afferma che “in verità, aspettiamo di leggere il testo approvato in Consiglio dei Ministri. Più di dieci anni fa, sotto la presidenza di Prodi, fummo convocati. Da allora nessuno ci ha voluto più ascoltare o ha chiesto il nostro parere”.“Del resto, siamo ben lieti – continua Pacifico – di recepire le parole del ministro Marco Bussetti circa il fatto che l’inclusione scolastica sia una priorità del governo, ma, oltre le parole, crediamo che adesso sia giunto il tempo dei fatti. I nostri alunni diversamente abili hanno necessità che le belle idee siano calate nella realtà, dove purtroppo i docenti specializzati e formati non vengono assunti, gli studenti sono costretti a cambiare docente arbitrariamente, mentre in questi mesi si stanno selezionando nuovi docenti da far specializzare, in presenza di pecche, a partire dagli errori delle preselettive”.“Infine, come sindacato, non possiamo che sperare nella migliore delle soluzioni per il bene degli insegnanti, ma soprattutto dei nostri alunni che necessitano di più attenzioni: per essi e per le loro famiglie rilanciamo l’operazione ‘Sostegno, non un’ora in meno!’ che, come ogni anno, registra un successo grandioso”, ha concluso il presidente Pacifico.

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Nel 2030 ci saranno 129 milioni di bambini con problemi di crescita dovuta alla malnutrizione

Posted by fidest press agency su martedì, 23 ottobre 2018

Il più delle volte causati dalla denutrizione delle loro madri adolescenti. Il ciclo intergenerazionale di malnutrizione dipende da una serie di cause che, per essere risolte, devono essere affrontate in maniera integrata: povertà, norme socio-culturali, educazione, carenza di acqua potabile, accesso ai sistemi di salute pubblica e alle risorse, che rendano le giovani economicamente indipendenti e consapevoli, tutelandole così anche dalla prospettiva di matrimoni precoci.Nel mondo, ogni anno, sono circa 12 milioni le ragazze che si sposano prematuramente e 16 milioni le adolescenti che diventano madri. Le giovani donne giocano un ruolo essenziale per lo sviluppo economico e umano delle loro famiglie e delle loro comunità, nonostante siano fortemente soggette a fenomeni di esclusione e discriminazione, matrimoni o gravidanze precoci, violenze e abusi di ogni genere oltre ad avere minor accesso ai servizi essenziali.Sostenere le adolescenti è quindi indispensabile per influire positivamente sull’alimentazione delle generazioni future per ridurre del 40% i casi di arresto della crescita entro il 2025 ed eliminare ogni forma di malnutrizione entro il 2030, come previsto dall’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 2 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.Affrontare il problema della malnutrizione delle ragazze adolescenti, indagare le ragioni e trovare soluzioni multi settoriali per prevenire una condizione che ha degli impatti di lungo periodo e causa disabilità e morti precoci delle giovani donne e dei loro figli, è l’obiettivo che si pone la conferenza internazionale “Leaving no one behind – making the case for adolescent girls” , (“Non lasciare nessuno indietro: un focus sulle adolescenti) organizzata a Roma dal Fondo Internazionale per lo sviluppo agricolo (IFAD) e da Save the Children, con il supporto del Governo del Canada.

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Governo. Marini (Acoi), pronti a dare contributo per risolvere gravi problemi Ssn

Posted by fidest press agency su domenica, 3 giugno 2018

“È un bene per il Paese che dopo mesi di tensione sia finalmente nato il nuovo governo. Nel salutare la nascita del nuovo esecutivo, auguriamo anche buon lavoro al nuovo ministro della Salute Giulia Grillo. Una donna giovane fa ben sperare sulla possibilità di avere un riferimento istituzionale con cui confrontarsi sui grandi problemi strutturali che riguardano gli ospedali, i chirurghi e soprattutto i pazienti. Come società scientifica siamo disponibili a collaborare nell’interesse generale sui grandi temi: formazione e accesso al lavoro per i giovani chirurghi, diritto di accesso alle cure standard in tutte le regioni d’Italia, rilancio della sanità pubblica, innovazione e sostenibilità tecnologica nella chirurgia, attuazione della legge sulla responsabilità medico-legale del personale sanitario, specie in materia di rapporti con le assicurazioni e linee guida”. Lo afferma Pierluigi Marini, presidente dell’Associazione Chirurgi Ospedalieri Italiani (Acoi).

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Insediamento Fontana: è ora di risolvere problemi cittadini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 marzo 2018

“Quello di Fontana, che oggi si insedia ufficialmente a Palazzo Lombardia, non è certamente un buon inizio: sta usando tutte le poltrone possibili per accontentare i partiti. Le ha già aumentate da 12 a 16, rispetto a quanto aveva dichiarato in campagna elettorale.
Ci auguriamo che questo spettacolo finisca, e si cominci a parlare di temi e di problemi dei cittadini: il trasporto dei pendolari, le infrastrutture, l’ambiente, la salute.
Se andrà in questa direzione, troverà nel M5S sempre un sostegno, perché quello che conta per noi sono le proposte, perché quello che conta per noi è il bene dei cittadini. Se invece la priorità sarà continuare a fare gli interessi di pochi, così come fatto da Formigoni prima e Maroni poi, allora saremo il peggior avversario per Fontana”, così Dario Violi, consigliere regionale del M5S Lombardia, sulla sua pagina di Facebook.

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Il problema della trasmissione della fede

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 luglio 2017

coranoNon è risolvibile soltanto all’interno della comunità cristiana, senza porsi il problema del divenire della società e della sua cultura e delle nostre capacità di orientare questo divenire, nelle sue manifestazioni ma anzitutto nei suoi presupposti e fattori dinamici. Su questo versante la consapevolezza delle trasformazioni culturali e del loro impatto sulla vita e sui processi di costruzione dell’identità personale e sociale sta portando la comunità ecclesiale nel nostro paese a interrogarsi sulla necessità di dare il primato all’evangelizzazione anche e soprattutto nei percorsi di iniziazione alla fede, coinvolgendo in questo radicale ripensamento anche la parrocchia. Ma il Vangelo di Gesù altro non è che il Vangelo che è Gesù. In lui appare a noi il volto di Dio, e nel contempo l’uomo è rivelato a se stesso. In lui si rivela e si compie l’umanità nuova, l’uomo nuovo. Non basta quindi ripetere verbalmente la formula del kerygma (“Cristo è morto ed è risorto”) senza un adeguato sforzo di ritraduzione del messaggio e di una sua intelligente e creativa inculturazione. L’irrinunciabile dovere della proposta della Chiesa di dire in Cristo la verità sull’uomo chiede oggi di essere adempiuto mediante un rinnovato e convinto annuncio accompagnato dal dialogo con la cultura odierna.

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Unione Bancaria, l’UE sceglie di non risolvere i problemi

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 luglio 2017

European Commissiondi Marco Valli, EFDD – MoVimento 5 Stelle Europa. La vigilanza bancaria dell’Unione europea insiste nel focalizzarsi sul rischio di credito, chiudendo non uno, ma due occhi sul ben più pericoloso rischio finanziario. La scorsa settimana è stato infatti approvato in commissione ECON del Parlamento europeo il regime transitorio del nuovo principio contabile detto IFRS9. In parole semplici, l’ennesimo duro colpo al credito e ai sistemi bancari focalizzati sulle attività commerciali di finanziamento a lungo termine di famiglie e piccole, medie imprese. Non servirà a prevenire l’accumulo dei crediti deteriorati legati alla crisi economica, ma andrà solo a vantaggio dei sistemi bancari più speculativi. A loro non sarà richiesto di riflettere adeguatamente nei bilanci gli enormi rischi finanziari legati a potenziali perdite: parliamo di strumenti rischiosi, volatili o “illiquidi” come gli “Assets Level 2” e “Level 3”. Nello specifico, si tratta di una modifica sostanziale della valutazione a bilancio dei crediti, con implicazioni che però vanno ben oltre la contabilità. Perché le banche dovranno disporre ulteriori e sostanziali accantonamenti anche per i crediti cosiddetti “in bonis”, nella prospettiva di perdite future. E non più, come oggi accade, solo a fronte di crediti deteriorati o in sofferenza. Si aggiunge così un ulteriore elemento di asimmetria a questa finta e sbilanciata Unione Bancaria che sta garantendo ingiusti vantaggi competitivi alle grandi banche d’investimento dei Paesi più forti. A farne le spese saremo noi, ovvero chi detiene sistemi bancari più tradizionali e focalizzati sull’economia reale. (fonte: blog 5 stelle)

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Il partito democratico è incapace di dare risposte ai problemi dell’Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 giugno 2017

Il premier Paolo Gentiloni al termine del Cdm

“Gli italiani da diversi anni ormai sono ostaggio del perenne ‘congresso’ del Partito democratico e delle ipocrisie che questo comporta. Una guerra fratricida tra Renzi, i capicorrente e chi ha gravitato in passato nell’orbita del Pd che si ripercuote drammaticamente nell’attività del governo. Un esecutivo debole, piegato alle logiche correntizie, indeciso e ondivago”. Lo afferma, in una nota, la parlamentare di Forza Italia, Vincenza Labriola. “Di fronte alle due macroscopiche emergenze sociali ed economiche che l’Italia sta affrontando – prosegue -, immigrazione e disoccupazione, è assai preoccupante l’immobilismo reale dell’esecutivo Gentiloni, mal celato da una narrazione balbettante e conformista ai canoni della politica dell’ordinaria amministrazione.Di ordinario però nel nostro Paese non c’è proprio nulla: non è tollerabile, infatti, che una donna in preda alla disperazione si sia data fuoco perché non riesce a ottenere un lavoro che le consenta di vivere degnamente, né tanto meno – continua l’espoinente azzurra – è da considerarsi normale la lunga e duratura sequenza di sbarchi nei nostri porti di decine di migliaia di migranti.Crisi sociali e umanitarie che i governi del Pd a guida Renzi e Gentiloni non sono stati in grado di affrontare nel migliore dei modi. Incentivi a tempo determinato e bonus non creano strutturalmente lavoro, semmai drogano il mercato e spostano più in la’ l’asticella della resa dei conti, così come – aggiunge – i moniti contro l’Europa cinica e bara che i membri dei governi di sinistra si affannano a esternare sono inutili e privi di riscontri oggettivi.Serve altro, servirebbe essere più determinati. Servono idee chiare e azioni risolute. Per questo – conclude Labriola – Forza Italia dice: più Europa per gestire l’immigrazione e più Italia per dare risposte ai reali problemi sociali del Paese”.

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I problemi del fine vita

Posted by fidest press agency su martedì, 7 febbraio 2017

Roma Venerdì 10 Febbraio 2017, ore 15:00 Dipartimento di Scienze Politiche, Sala del Consiglio IV pianoVia G. Chiabrera 199 si svolgerà la presentazione del libro I problemi del fine vita di Donato Carusi – Tentativi di legiferazione in materia di testamento biologico. Dopo i saluti del direttore del Dipartimento, prof. Francesco Guida e del prof. Vincenzo Cuffaro, ne discuteranno i professori Renato Clarizia, Riccardo Gualdo e Demetrio Neri. Presiede e conclude il prof. Lorenzo D’Avack. Sarà presente l’autore.

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L’aumento del credito di imposta fino al 45% non risolve i problemi del Mezzogiorno

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 febbraio 2017

agricolturaPosticipa ancora una volta la ricerca delle vere soluzioni da percorrere. Come Ufficio di Coordinamento Confeuro ribadiamo la necessità di strutturare un piano di rilancio del Meridione che passi prima di tutto dallo sviluppo del comparto agroalimentare.
Nel Sud Italia si registrano oggi forti storture all’interno della filiera agricola e numerosi sprechi ingiustificati che ricadono pesantemente sui prezzi dei prodotti e sul reddito agricolo. E’ da questi elementi da correggere, e quindi da una visione di crescita futura, che bisogna ripartire se si vuole agevolare la rinascita del Meridione.
Purtroppo però l’agricoltura continua ad essere vista come una sorta di cimelio antico da preservare, ma non è affatto così, anzi, rappresenta perfettamente i valori e le fondamenta di una società sostenibile e civile alla quale bisognerebbe ispirarsi per il domani.

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Elezioni subito? Solo un modo per rinviare la soluzione dei gravi problemi del paese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

elezioni“Di questi tempi, con quel che sta succedendo dentro e fuori il Paese, con la crisi economica, la crisi delle banche, la crisi dello spread, la crisi della crescita, puntare tutto, ancora una volta, sulla legge elettorale, vuol dire voler violentare le istituzioni. Non permetteremo a Renzi di farlo ancora una volta”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti al termine della capigruppo di Montecitorio. “Noi vogliamo una buona legge elettorale fatta bene, che consenta governabilità al Paese, non vogliamo che la democrazia venga messa ancora una volta sotto ai piedi”.
“Indecente comportamento del Partito democratico che, nonostante opinioni fortissimamente divergenti, ha voluto che si andasse in Aula con la legge elettorale alla fine di febbraio. A pochi giorni dalla pubblicazione delle motivazioni della sentenza della Consulta sull’Italicum. Schema assolutamente inaccettabile, che vuol dire, da parte di Renzi ‘andiamo subito alle elezioni’”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti al termine della capigruppo di Montecitorio.
“Renzi vuole le elezioni e sta forzando in tutti i modi, violentando, ancora una volta il Parlamento. È già finita male per Renzi dopo atteggiamenti di questo genere, finirà male anche questa volta. Chi violenta il Parlamento, di solito, perde”.

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I “veri” problemi dell’Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

di-battistadi Alessandro Di Battista Renzi, Alfano, Verdini e Boschi hanno bloccato il Parlamento con queste riforme costituzionali dannose e bocciate dalla stragrande maggioranza degli italiani. Hanno fallito e devono andare a casa. Il M5S non intende bivaccare mesi su mesi alla ricerca di una quadra con i partiti politici responsabili dei disastri in Italia. Non ne possiamo più. Li conosciamo ormai. Gli interessano due cose: la prima è soddisfare i poteri di cui sono prestanome. Ed ecco spiegate le leggi pro-petrolieri, i decreti salva-ILVA, le norme a favore delle banche etc, etc. La seconda è ostacolare in ogni modo il M5S. Per riuscirci hanno rieletto lo stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (mai successo nella storia d’Italia); il PD, un partito che viene da Berlinguer, ha fatto governi con Berlusconi, Monti, Alfano e Verdini; hanno pugnalato Letta perché debole e messo Renzi perchè credevano che ci avrebbe contrastato (e si è dimesso anche lui); hanno fatto ignobili forzature dei regolamenti; hanno applicato la ghigliottina per fermarci; poi hanno fatto una legge elettorale contro il M5S e adesso che si sono resi conto che non ci sfavorirebbe come pensavano vogliono correre ai ripari. Ripeto, noi li conosciamo. Non gli interessa fare una legge elettorale migliore per i cittadini, gli interessa un “anticinquestellum”, una legge elettorale contro il Movimento. E noi che cosa dovremmo fare? Sederci al tavolo con questi “ladri di democrazia”? Aprire una trattativa con questi bari? Non esiste! Noi vogliamo occuparci dei problemi reali, vogliamo un reddito di cittadinanza e vogliamo sostenere le piccole e medie imprese. Vogliamo una vera legge anti-corruzione e una vera abolizione di Equitalia. Non ci faremo trascinare in estenuanti trattative sulla legge elettorale. Il Paese è stufo. Per noi l’Italicum, la legge elettorale che loro si sono votati, ha dei profili di incostituzionalità (se fosse così chi l’ha votata dovrebbe vergognarsi e sparire dalla scena politica). A ogni modo ce lo dirà la Corte Costituzionale. Una volta che si sarà pronunciata andremo al voto con quella legge corretta, sia alla Camera che al Senato. Punto. E, finalmente, il Popolo italiano deciderà chi dovrà governare il Paese. Perché dopo Monti, Letta e Renzi, non ne possiamo più di governi scelti altrove. Ci vediamo in piazza, molto presto. Non vediamo l’ora! (fonte: blog di grillo)

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Disfunzione erettile e problemi di cuore

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 settembre 2016

cardiology congress-2016Roma. i farmaci antipertensivi, in particolare diuretici e beta-bloccanti hanno tra i loro effetti avversi la possibilità di poter interferire con la funzione erettile, (succede in un 10-20% dei soggetti in trattamento) ma sinora nessuno studio aveva investigato esattamente l’effetto di ciascuna classe di farmaci sull’emodinamica delle arterie del pene. Si sono presi il compito di verificarlo i medici dell’Hippokration General Hospital di Atene che hanno sottoposto 156 pazienti in terapia da almeno 6 mesi e 47 soggetti che non avevano mai ricevuto trattamenti per l’ipertensione con disfunzione erettile ad un doppler ad ultrasuoni del pene dopo una iniezione intra cavernosa di prostaglandine per valutare la funzionalità e la severità della malattia vascolare dei corpi cavernosi.
È stato studiato l’effetto di ogni classe di farmaci sul picco di velocità sistolica nei pazienti trattati in monoterapia e sono stati poi paragonati agli effetti della combinazione di due molecole specifiche sullo stesso parametro. Un basso valore PSV indicava quindi una compromissione del flusso sanguigno al pene e quindi una disfunzione erettile severa. I risultati hanno mostrato che paragonati ai soggetti che non ricevevano il trattamento per la pressione alta quelli in terapia mostravano un valore PSV inferiore pari al 31,5 contro 36,3 cm/s. I pazienti che ricevevano un beta-bloccante o un bloccante dei canali del calcio mostrava valori inferiori rispetto a quelli che assumevano un ACE o un farmaco bloccante del recettore dell’angiotensina II.
Questo studio ha quindi mostrato che la combinazione di un diuretico con un ARB o con un ACE ha un importante impatto negativo sull’emodinamica delle arterie peniene. “Dal momento che la maggior parte dei pazienti in terapia per ipertensione assume due o più farmaci per controllare meglio il ateneproblema appare di enorme importanza conoscere l’effetto delle differenti combinazioni sulla funzione erettile” Leonardo Bolognese – Direttore Cardiologia ospedale di Arezzo e Local Press Coordinator ESC congress, che aggiunge “non dobbiamo dimenticare che l’ipertensione è un problema che interessa anche giovani adulti e che la sessualità è un fattore che contribuisce alla qualità di vita degli individui, quindi come medici dobbiamo prenderci carico anche di aspetti solo apparentemente secondari”.
“Già nel 2013, durante il proprio Congresso Nazionale, l’ANMCO aveva indicato i problemi di erezione come RED FLAG trascurate di rischio cardiovascolare” prosegue il dottor Michele Gulizia – Direttore Cardiologia Ospedale Garibaldi di Catania e Local Press Coordinator ESC congress “se pensiamo che le proiezioni mondiali stimano oltre 320 milioni di uomini affetti da disturbi dell’erezione entro il 2025 ecco come un problema da andrologi chiama in campo anche la comunità cardiologica. Basti pensare che hanno questo problema il 31% dei soggetti con ipertensione, il 60% di quelli con una storia di ictus, il 40,75 dei pazienti cardiopatici e con vasculopatie periferiche. E l’Omstead County Study (2) ha sottolineato come la DE fosse associata ad un rischio più alto di circa l’80% di malattia coronarica”.
Secondo la definizione del National Institute of Health, è definita disfunzione erettile l’incapacità a raggiungere o mantenere un’erezione adeguata per un soddisfacente rapporto sessuale: ne soffre un uomo su 10 e il 50% dei maschi incorre occasionalmente in qualche disturbo. I farmaci betabloccanti, in particolare, interferiscono con la serenità tra le lenzuola nel 10-20% dei casi.

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Soluzioni a problemi della sfera sessuale e della terza età con la ginecologia estetica e funzionale

Posted by fidest press agency su sabato, 14 maggio 2016

chirurgia esteticaNon è solo una ‘moda’ quella della ginecologia estetica e funzionale: aspetto e funzione dell’area vulvo-vaginale sono fra loro strettamente legati e oggi i provvedimenti di cura più evoluti ed attuali possono migliorare la qualità dei tessuti e/o variarne l’aspetto e concedere alle donne uno stato di benessere esteso anche alla vita sessuale e alla terza età. A questi ‘delicati’ aspetti è dedicato il corso ECM precongressuale in collaborazione con AIGEF ‘HI-TECH GENITALIA – Live Tutorial’ al 37° Congresso della Società Italiana di Medicina Estetica SIME, grazie ad un’idea del presidente della Sime Emanuele Bartoletti e dal Segretario Generale Aigef, Elena Fasola. Obiettivo fornire ai medici estetici, dermatologi, ginecologi e chirurghi plastici gli strumenti teorici e pratici per ristabilire il delicato equilibrio tra estetica e funzione dell’organo genitale femminile, compromesso principalmente dall’invecchiamento. La sua complessità anatomica, così strettamente correlata alla funzione, fa della regione vulvo-vaginale, un organo da inquadrare sotto più aspetti. Il corso diretto dall’Associazione Italiana di Ginecologia Estetica e Funzionale AIGEF è un’occasione di condivisione delle esperienze tra più specialisti, nazionali ed internazionali, che si confrontano sulle tecniche d’avanguardia nel trattamento del dolore vulvo-vaginale mediante laser di ultimissima generazione, sull’incontinenza urinaria lieve attraverso trattamenti non chirurgici, sulla chirurgia plastica estetico-funzionale del piccolo labbro (ninfoplastica) e sul rimodellamento medico estetico e chirurgico del grande labbro (filler e lipofiling), per comprendere le indicazioni e le controindicazioni ai vari tipi di trattamento medico e chirurgico, nel rispetto della sicurezza delle pazienti e dell’obiettivo estetico e terapeutico da raggiungere; imparare le tecniche mediche più innovative e le tecniche chirurgiche più aggiornate in ginecologia estetica e funzionale; assimilare il concetto che la collaborazione tra più specialisti, anche nella pratica quotidiana, è la scelta giusta per il benessere della paziente e compreso come questo tipo di disciplina iperspecialistica è considerata eticamente e scientificamente a livello internazionale, grazie alla presenza di un ospite d’eccezione, Troy Robbin Hailparn, membro dell’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG).
“La Società Italiana di Medicina Estetica sta cercando di promuovere questo tipo di trattamenti sia tra i propri soci che per il pubblico – commenta Emanuele Bartoletti, presidente della SIME – perché il benessere psicologico è imprescindibile dal benessere dell’area urogenitale in un mondo in cui la vita sessuale di coppia si è allungata moltissimo. E non dimentichiamo che, in quest’ambito più che in altri, l’estetica è strettamente legata alla funzione. In questo caso, è particolarmente importante informare il pubblico perché, data la ancora scarsa conoscenza su questo tipo di trattamento e la delicatezza dell’argomento, rimane tuttora più facile che una paziente si rivolga al medico estetico lamentando una ruga piuttosto che un problema ginecologico”. Per curare molti disturbi sono oggi disponibili diverse terapie innovative, utilizzabili singolarmente o in variabile associazione. Il metodo di cura più valido deve essere personalizzato ed è auspicabile possa sempre discendere dalla stretta, contemporanea e costante collaborazione delle diverse competenze professionali che AIGEF ha avvicinato. Per quanto riguarda i sintomi correlati al climaterio e all’età post-menopausale (secchezza e prurito vulvo-vaginale con rapporti sessuali dolorosi o impossibili, incontinenza urinaria), le novità in campo medico sono rappresentate dall’introduzione di nuove creme estrogeniche utilizzabili anche da donne a rischio potenziale di cancro mammario, di formulazioni di acido Jaluronico di nuova generazione, iniettabili e specifiche per la vulva e la vagina, del Plasma Ricco di Piastrine (PRP), della tossina botulinica di tipo A iniettata in vescica per il trattamento dell’incontinenza urinaria da urgenza, di particolari tipi di laser ad utilizzo endovaginale – laser CO2 e Laser Erbium-Yag frazionati – utilizzabili per migliorare i sintomi dell’atrofia vaginale ma anche per il recupero di un normale tono vaginale e la correzione di alcuni tipi di perdite urinarie. Si tratta in tutti i casi di trattamenti ripetibili ed eseguibili ambulatorialmente, e patologie quali il lichen sclero-atrofico ed il lichen planus possono beneficiare del PRP e del lipofilling (innesto di tessuto adiposo prelevato dalla stessa paziente). L’aspetto armonioso e proporzionato dei genitali esterni femminili (piccole e grandi labbra, cappuccio clitorideo, monte di Venere) favorisce una maggior autostima della donna ed il recupero di una vita relazionale e sessuale soddisfacenti e contribuisce a mantenere funzionale l’anatomia che protegge gli organi interni. Dismorfie congenite (ad esempio piccole labbra eccessivamente sviluppate favorenti possibili disturbi e fastidi da frizione ed imbarazzi nell’indossare alcuni indumenti) oppure dovute all’invecchiamento (perdita di turgore delle grandi labbra, esaltazione dell’ipertrofia delle piccole labbra e loro iperpigmentazione, adiposità del monte di Venere) possono essere corrette con interventi chirurgici ambulatoriali eseguibili anche in anestesia locale. In quest’ambito il chirurgo deve possedere oltre ad una specifica preparazione tecnica, una capacità progettuale che gli consenta l’ottenimento di risultati naturali e armoniosi. Non ultimo il problema delle amputazioni dei genitali esterni esitate a chirurgia oncologica o a procedure tribali diffuse in molte donne africane trasferitesi nel nostro continente (MGF) possono essere corrette con interventi chirurgici ricostruttivi di competenza del chirurgo plastico e del ginecologo che abbiano perseguito una particolare specializzazione in tale ambito.

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