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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

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Il processo è tutto per Pan European Smaller Companies

Posted by fidest press agency su martedì, 12 ottobre 2021

A cura di Mine Tezgul, Gestore di portafoglio. In Europa la nostra attenzione è stata catalizzata da due fattori nel 2021. Innanzi tutto, a partire da novembre 2020 abbiamo assistito a un rally dei titoli value, specialmente tra le società di dimensioni più piccole. Quando la pandemia è arrivata in Europa, nella prima parte del 2020, inizialmente i titoli value e ciclici, generalmente connessi ai consumi e alle spese aziendali, hanno registrato performance deludenti. Successivamente, mentre il continente rialzava la testa dopo la prima ondata verso la fine dell’estate 2020, la tendenza ha cominciato a invertirsi.In secondo luogo, come anche in altre parti del mondo, l’inflazione ha iniziato ad aumentare, pur rimanendo su livelli storicamente bassi ed esibendo comunque un calo transitorio a giugno 2021. Negli Stati Uniti si è discusso molto del fatto che la Federal Reserve non stesse dando peso all’aumento dell’inflazione, considerandolo un fenomeno di breve durata. Ciò detto, anche se gli USA cominciassero ad alzare i tassi d’interesse, è improbabile che l’Europa segua l’esempio con le stesse tempistiche o nella stessa misura. Riconoscendo questi fattori, il nostro team dedicato alle società europee di dimensioni più piccole ha iniziato a prestare maggiore attenzione ai temi ciclici nell’estate del 2020, mantenendo comunque un orientamento alla qualità. I modelli di business delle società che ci interessano offrono loro un vantaggio competitivo e, in ultima istanza, una solida capacità di determinazione dei prezzi. Un ipotetico ritorno dell’inflazione a livelli significativi rischia di mettere a repentaglio la valutazione degli attivi a lungo termine. Ma quando si dispone del pricing power, l’aumento dei costi può essere trasferito ai consumatori. In caso contrario, è un problema. Il potere di determinazione dei prezzi è quindi la difesa più efficace per un’azienda, ragion per cui è ancora più cruciale concentrarsi su società che possono contare su quest’arma. Al di là di questo ritocco, il nostro approccio e il team dedicato ai portafogli di small cap europee rimangono stabili: personalmente, sono gestore del portafoglio da due anni insieme a Philip Dicken, vice gestore del fondo, presente sin dal 1997.In un mercato così diversificato e interessante, adottiamo un approccio chiaro e coerente agli investimenti. Ciò ci consente di identificare le società di alta qualità, che spesso rappresentano ottimi investimenti a lungo termine. I vantaggi competitivi sono un elemento distintivo per tali attori e consentono loro di crescere e/o mantenere un livello costante dei rendimenti nel tempo. Tra questi figurano: Vantaggi di costo Una società con un vantaggio di costo è capace di produrre beni o servizi spendendo meno rispetto ai concorrenti ed è quindi in grado di batterli sui prezzi oppure di aumentare la propria redditività Vantaggi derivanti da una scala efficiente Le società che godono di questi vantaggi operano in un mercato che può sostenere uno o pochi rivali, limitando di fatto la concorrenza Costi di transizione Si tratta degli ostacoli che trattengono i clienti dal passare da un prodotto all’altro, in quanto il cambiamento complicherebbe la vita o comporterebbe costi aggiuntivi Effetti di rete Si verificano quando il valore di un bene o di un servizio aumenta sia per gli utenti nuovi sia per quelli esistenti in ragione del maggiore utilizzo di tale bene o servizio Attività immateriali Si tratta di elementi, quali i brevetti, le licenze governative e l’identità del marchio, capaci di tenere a bada la concorrenza incoraggiando o rafforzando la lealtà nei confronti di un prodotto o di un servizio. Pertanto, malgrado un persistente contesto di incertezza a livello mondiale, la nostra filosofia d’investimento orientata alla qualità e alla crescita, il nostro processo bottom-up di stampo fondamentale e l’approccio di lungo termine ci hanno consentito di ottenere buoni risultati sia nelle fasi rialziste che in quelle ribassiste. Restando fedeli al nostro processo d’investimento siamo riusciti ad attraversare con successo i variegati contesti di mercato presentatisi nel 2020 e puntiamo a fare altrettanto in futuro.

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Giustizia: Equo processo

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 Maggio 2021

“Meno «show» dei rappresentanti della magistratura, maggiore parità tra accusa e difesa, meno soggezione degli indagati da parte delle Procure, l’inaccettabile lunghezza dei processi e la mancata divisione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici. Sono questi i «vecchi mali della giustizia italiana» secondo la Corte Europea di Giustizia che, segnalati anche nella direttiva (UE) 2016/343 del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 marzo 2016 (Rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali) sono al centro dell’interrogazione indirizzata al ministro della giustizia, Marta Cartabia, presentata dal senatore di Fratelli d’Italia, Claudio Barbaro.Una direttiva europea che, come si legge nel testo, «tarda ad essere recepita, nonostante siano passati 5 anni dalla sua entrata in vigore; all’art. 11, la direttiva prevede che entro il 1° aprile 2020, e successivamente ogni tre anni, gli Stati membri trasmettono alla Commissione i dati disponibili relativi al modo in cui sono stati attuati i diritti sanciti e prescritti dalla medesima fonte comunitaria».I comportamenti che mancano di garanzie nei confronti degli imputati non vanno solo a violare la Direttiva ma coprono un arco di diritto che a partire dall’art.27 della Costituzione («l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva») toccano gli artt. 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, l’art. 6 della CEDU, l’art. 14 del Patto internazionale sui diritti civili e politici e l’art. 11 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.Il sen. Barbaro chiede, quindi, al Ministro un maggiore impegno nel monitoraggio dei dati richiesti dalla Direttiva UE 2016/343 e «se intenda adoperare gli strumenti a sua disposizione, compresi quelli ispettivi e di controllo, al fine di verificare ed eventualmente censurare comportamenti contrari all’articolo 27 della Costituzione, anche trasmettendone le risultanze agli organi competenti, in particolar modo per quanto concerne le esternazioni di alcuni pubblici ministeri in materia di presunzione di innocenza degli imputati».

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Secondo processo di impeachment a Trump

Posted by fidest press agency su domenica, 14 febbraio 2021

By Domenico Maceri “Dobbiamo assicurare che da Repubblicani siamo il partito della verità”. Così Liz Cheney, parlamentare repubblicana del Wyoming, numero 3 nella leadership del Grand Old Party alla Camera, mentre difendeva il suo voto a favore dell’impeachment di Donald Trump. La Cheney parlava con Chris Wallace della Fox News e ha continuato a chiarire che loro sono il partito di “Lincoln e non di QAnon o degli antisemiti o dei negazionisti dell’olocausto o delle teorie suprematiste e complottiste”.Per il suo voto contro Trump, la Cheney è stata attaccata dai sostenitori dell’ex presidente ed è stata censurata dal Partito Repubblicano del suo Stato. La Cheney, il senatore Ben Sasse del Nebraska, Adam Kinzinger, parlamentare dell’Illinois, 16esimo distretto, e parecchi segretari di Stato si sono fatti guidare dalla verità, che Trump ha attaccato, cercando di sostituirla con una menzogna. Il 45esimo presidente ha fatto del tutto per ribaltare l’esito dell’elezione per la quale è stato assistito da buona parte del suo partito. Per avere incitato i suoi sostenitori agli assalti violenti al Campidoglio il Senato sta conducendo il processo di impeachment. Non si prevede una condanna ma la condotta di Trump non sarebbe stata possibile senza il sostegno di molti repubblicani, i media di destra e anche le piattaforme digitali. L’attuale processo a Trump dunque include implicitamente anche coloro che lo hanno assistito fino a raggiungere i repubblicani al Senato.Il secondo processo di impeachment a Trump sembra poco giustificabile poiché consiste del meccanismo costituzionale per rimuovere un presidente dalla sua carica. Dato che Trump è già fuori dalla Casa Bianca dal 20 gennaio sembrerebbe futile continuare il processo. La Camera però aveva votato per l’impeachment il 13 gennaio (232 a favore e 197 contrari), 7 giorni prima della scadenza del mandato di Trump. Dieci repubblicani, incluso Cheney e Kinzinger, hanno votato per l’impeachment ottenendo un risultato bipartisan. Mitch McConnell, l’allora presidente del Senato, ha deciso di non iniziare il processo fin quando la nuova amministrazione di Joe Biden fosse già iniziata. Questo passo consegnò la patata bollente ma anche il controllo delle procedure del processo alle mani di Chuck Schumer, parlamentare di New York, e nuovo presidente della Camera Alta.I media di destra e le piattaforme digitali usate da Trump hanno in un certo senso accettato implicitamente la loro colpevolezza. Twitter, Facebook ed altri colossi digitali hanno bloccato gli account di Trump, togliendogli strumenti essenziali per le sue disinformazioni che hanno causato l’irruzione alla sede del Campidoglio. Ma anche i media di destra come Fox News e Newsmax hanno cominciato a prendere le distanze da Trump. Ambedue reti televisive sono state denunciate da due aziende di software usate nelle elezioni. Queste aziende rivendicano la correttezza dei loro programmi, confermando la legittimità dell’esito elettorale e reiterando i danni finanziari causati dalle accuse di frode istigate da Trump. Le menzogne sono state diffuse anche da giornalisti di queste reti di destra. Non si tratta di pochi soldi. La cifra dei danni subiti dichiarata nelle denunce raggiunge quattro miliardi di dollari. Le denunce includono non solo le reti televisive ma anche individui privati come Rudy Giuliani e Sydney Powell, ambedue legali di Trump, accusati anche di colpevolezza.La Fox News ha implicitamente riconosciuto le sue responsabilità ed ha licenziato Lou Dobbs, il più noto conduttore della rete di Rupert Murdoch. Nessuna spiegazione è stata offerta per il licenziamento ma si crede che le menzogne di Trump diffuse dai programmi di Dobbs, il più grande adulatore dell’ex presidente, siano state la causa. Nel caso di Newsmax, due dei loro conduttori hanno tagliato l’audio e video di Michael Lindell, amministratore delegato di “My Pillow”, per continuare ad insistere sulla presunta frode elettorale subita da Trump. Per questioni finanziarie invece di etiche queste reti hanno cambiato strada ma altri conduttori continuano a reiterare concetti suprematisti perché, dopotutto, nessuno li minaccia con denunce potenzialmente devastanti.Nel processo a Trump durante il primo impeachment l’anno scorso, Adam Schiff, parlamentare della California e leader dei pubblici ministeri, accusò Trump di “avere tradito la sicurezza nazionale” insistendo che lo avrebbe fatto di nuovo. Schiff aveva giustamente previsto le parole infuocanti e le azioni di Trump ma non poteva immaginare gli eventi violenti del 6 gennaio del 2021 che hanno anche messo in pericolo la vita dei parlamentari e senatori. Cercando di convincere i senatori repubblicani a votare per la condanna, Schiff nel 2020 si complimentò con loro asserendo che sono “persone decenti” mentre Trump “non lo è”.Il processo attualmente in corso offrirà un’opportunità ai senatori repubblicani di dimostrare che sono decenti e votare secondo la loro coscienza invece di calcoli politici, considerando il fatto che Trump rimane ancora popolare con l’elettorato di destra. I senatori hanno in questo processo un ruolo anomalo: sono giurati ma allo stesso testimoni e persino vittime degli assalti. Al processo, per esempio, un filmato presentato dai legali della Camera fa vedere un poliziotto che in effetti salva la vita al senatore Mitt Romney, repubblicano dell’Utah. Salvo colpi di scena, però, pochi senatori repubblicani voteranno per condannare Trump perché riconoscerebbero in un certo senso il loro sbaglio di non averlo condannato l’anno scorso. Trump non avrebbe potuto essere accusato di incitamento all’insurrezione senza la loro complicità. Condannare Trump significherebbe un riconoscimento di colpevolezza per i senatori stessi e la maggior parte di loro non ha nessuna intenzione di ammetterlo.Elizabeth Warren, senatrice liberal del Massachusetts, ha però offerto un’altra ragione importante per incoraggiare i suoi colleghi a condannare Trump: se l’ex presidente non pagherà un prezzo per le sue azioni deplorevoli con l’incitazione alla violenza per ribaltare l’esito elettorale, futuri presidenti saranno liberi di fare altrettanto. Un individuo più abile di Trump potrebbe porre fine alla democrazia americana. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Continua il processo di “elettrificazione” delle concessionarie italiane

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 dicembre 2020

La ricerca ha preso in considerazione un campione di oltre 40 dealer di grandi (oltre 10.000 veicoli venduti), medie (tra i 5.000 e i 10.000) e piccole (sotto i 5.000) dimensioni, con una flotta complessiva di 450mila veicoli e 312 sedi rappresentate. Tra le due alimentazioni considerate dallo studio si palesa una notevole differenza. Per il 41% dei concessionari intervistati, l’ibrido rappresenta meno del 5% sul totale vendite, per il 29% tra il 5% e il 10%. Per il 3%, ovvero concessionari di brand che hanno già puntato molto su questa alimentazione, il range oscilla addirittura tra il 30% e il 50%. I numeri divetano decisamente meno significativi se si considera le auto elettriche: il 32% degli intervistati non ha ancora un’offerta di EV negli showroom. Per la maggioranza (65%), l’elettrico pesa per meno del 5% sulle vendite totali.Anche per quanto riguarda il futuro, la maggior parte dei concessionari è cauta e prevede una crescita realistica dell’ibrido tra il 10% e il 30% nei prossimi 12 mesi. Da segnalare, però, anche alcuni dealer molto più confident, che prevedono un raddoppio delle vendite (soprattutto grazie al plug-in). Per l’elettrico ci si attende, invece, un tasso di crescita marginale. L‘installazione delle infrastrutture di ricarica è oggi una delle sfide strategiche per i concessionari. Chi aveva avviato progetti non li ha abbandonati, per alcuni si è registrato solo un breve stop&go nella fase di lockdown. Risultato: il 91% dei dealer non ha registrato rallentamenti nell’elettrificazione o addirittura ha visto un’accelerazione. Occorre essere preparati per offrire le auto elettriche e ibride e così per strutturare adeguatamente la propria forza vendita i corsi di formazione costituiscono un must (solo il 6% degli intervistati non li propone). La maggior parte dei corsi viene organizzato dalle stesse Case costruttrici, ma in alcuni casi a promuoverli è proprio il dealer. Stesso discorso vale anche per la formazione post-vendita, ovvero l’aggiornamento dei tecnici di officina, che avviene nella maggior parte dei casi due volte l’anno. L’efficienza raggiunta su questo fronte è testimoniata dalle tempistiche di manutenzione ordinaria sulle auto ibride: tutti gli interventi vengono gestiti nell’arco di una settimana, mentre il 60% viene smarcato in 3 giorni (tempi simili alla manutenzione delle vetture tradizionali). Questo testimonia la consapevolezza dei dealer che sulla rapidità degli interventi si gioca una buona fetta della fidelizzazione del cliente.L’infrastruttura elettrica si amplia, soprattutto nel Nord Italia: il 91% degli intervistati dichiara di aver installato colonnine di ricarica presso il proprio store. Merito, in particolare, degli accordi tra le Case madri e le utility dell’energia. La stragrande maggioranza dei dealer non si occupa, invece, dell’installazione delle wall-box presso il cliente e un buon 40% lascia l’incombenza al provider di energia. Un punto che, in futuro, potrebbe diventare centrale per aumentare la fidelizzazione del cliente.

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Giuffrè Francis Lefebvre supporta la Corte di Cassazione nel favorire il processo telematico

Posted by fidest press agency su domenica, 29 novembre 2020

Giorni fa il rappresentante della Casa editrice Giuffrè Francis Lefebvre ha incontrato presso la Corte di Cassazione il Primo Presidente, dott. Pietro Curzio, al quale ha rinnovato gli auspici di buon lavoro dopo i primi e proficui mesi di presidenza della Suprema Corte ed il ringraziamento quale prestigioso Autore di importanti pubblicazioni targate Giuffrè. La Casa editrice –rappresentata dal suo Direttore Comunicazione e Relazioni istituzionali, Antonio Delfino – ha così voluto rappresentare la stima e la considerazione per l’intenso lavoro di snellimento e digitalizzazione delle attività processuali della Corte, lavoro che registrerà una ulteriore accelerazione a partire dall’avvio definitivo del processo telematico in Cassazione, previsto per la prossima primavera, al termine del periodo di sperimentazione durante il quale il pres. Curzio ha chiesto alla Giuffrè Francis Lefebvre un intenso sforzo partecipativo attraverso le migliaia di avvocati cassazionisti che compongono il parco clienti della Casa editrice.L’occasione è stata utile per illustrare gli strumenti che la Casa editrice mette a disposizione dei principali attori dell’attività processuale telematica, quindi avvocati e magistrati; tra questi, oltre ai volumi cartacei divisi per settore e per area del diritto,figura proprio uno strumento digitale: ilProcessotelematico.it, portale online dedicato alla categoria del “processo a distanza”.Allo stesso tempo, sono state poste le premesse per incrementare le attività di collaborazione fra la Giuffrè Francis Lefebvre e la Suprema Corte in tema di aggiornamento e promozione della cultura giuridica per i magistrati e gli operatori, tutti, del diritto. Giuffrè Francis Lefebvre (GFL) è leader in Italia nell’editoria professionale nelle aree legale e fiscale. GFL è parte del Gruppo internazionale Lefebvre Sarrut e nel luglio 2018 ha incorporato la storica casa editrice Giuffrè Editore, fondata a Milano nel 1931, e Memento Francis Lefebvre, da oltre 25 anni specializzata nella produzione di volumi e supporti digitali per i professionisti legali e tributari, con più di 50 mila clienti solo in Italia. Oltre al catalogo cartaceo di oltre 15.000 volumi e 40 periodici specialistici, Giuffrè Francis Lefebvre offre un’ampia serie di servizi online, prodotti digitali, piattaforme integrate e software.

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Il probiotico Bifidobacterium longum blocca il processo infiammatorio da Covid-19

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 novembre 2020

È un’assoluta e inaspettata novità l’isolamento da un Bifidobacterium longum di una proteina, chiamata FN3 (presente sulla superficie), con capacità antinfiammatorie e in grado di attenuare o annullare quelle citochine, infiammatorie, capaci di indurre quella “tormenta polmonare” scatenata dal Covid-19”.La recente scoperta è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista Anaerobe (PMID: 32771620). I ricercatori hanno scoperto che questa proteina è in grado di legarsi ad uno dei principali informatori citochinici dell’infiammazione che si chiama TNF-alfa (Fattore di Necrosi Tumorale). Tale fattore citochinico, scatenando la risposta infiammatoria dovuta al Covid-19, provoca a sua volta un rilascio a cascata di altre citochine infiammatorie tra cui, IL-1B, IL-6, incrementando quindi lo stato infiammatorio fino allo shock e allo stress polmonare. I ricercatori hanno scoperto inoltre che la proteina FN3 di Bifidobacterium longum può legare anche queste citochine inibendone ulteriormente la loro attività infiammatoria. Gli studiosi, a fronte di questi risultati molto promettenti, stanno allestendo uno studio clinico per capire se nei pazienti colpiti da Covid-19 o da altre malattie virali, la proteina di questo interessante probiotico, il Bifidobacterium longum appunto, possa interferire con le varie fasi dell’infiammazione, inibendone gli effetti deleteri e talvolta mortali.La scoperta sarebbe sensazionale: da una parte si permetterebbe al virus di colonizzare le vie aeree, attivando così le difese immunitarie e creando una sorta di protezione naturale, mentre dall’altra si avrebbe una inibizione o attenuazione del processo infiammatorio e quindi della gravità della malattia.Che il Bifidobacterium longum (www.vitalongum.it) avesse capacità immunoregolatorie si sapeva da tempo, tanto è vero che nel Probiotico Vitalongum di Probilive sono stati aggiunti 3 ceppi di Bifidobacterium longum con capacità anti-infiammatorie in vitro molto importanti. Tale particolare probiotico, infatti, ha la capacità di legare e catturare le varie citochine infiammatorie disattivandole o inibendole. Il risultato è quello di ingannare il sistema immunitario e la cascata infiammatoria durante una infezione virale. Queste scoperte hanno consentito di accelerare le ricerche su questo probiotico particolare, anche se il problema è stato sempre l’impossibilità di produrlo industrialmente, in quanto si tratta di un microorganismo anaerobio (viene ucciso dall’aria) e molto delicato per essere prodotto su larga scala, se non si usano metodologie all’avanguardia.In tale contesto, la partnership tra Probilive (www.probilive.it) e Probiotical, una multinazionale al passo con i tempi su queste tecnologie produttive, ha dato vita al probiotico Vitalongum. Questo particolare probiotico contiene i 3 ceppi di Bifidobacterium longum microincapsulati (cioè micro-protetti) in elevate quantità, zinco e selenio per rafforzare le attività antinfiammatorie e immunostimolanti, e i prebiotici FOS, vero e proprio carburante sia per i Bifidobatteri che per le cellule del nostro intestino. I bifidobatteri nascono con il parto, soprattutto se naturale, poiché nel neonato sono i primi a colonizzare l’intestino. Il problema che questi batteri vengono persi con l’età, e i fortunati che riescono a mantenerli nel loro intestino per tanto tempo sono purtroppo pochi. Da qui la nascita del probiotico Vitalongum (www.vitalongum.it), che rappresenta uno dei traguardi più importanti per la nostra salute, disponibile al consumatore finale direttamente tramite il sito Vitalongum.it all’indirizzo http://www.vitalongum.it

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Processo d’appello per genocidio contro Ratko Mladic

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

Aia. Martedì prossimo 25 agosto, inizierà all’Aia il processo di appello per Ratko Mladic. Il tribunale dell’ONU aveva condannato il comandante in capo dei serbi bosniaci all’ergastolo nel 2017 per genocidio, crimini contro l’umanità e violazioni delle leggi o degli usi di guerra. Le udienze di appello sono già state rinviate tre volte. La difesa del carnefice di Bosnia ha ovviamente tentato una tattica dilatoria affinché il settantasettenne possa non vivere abbastanza per vedere la sentenza finale. Tuttavia, il tribunale responsabile del procedimento ha smascherato la tattica e ha annunciato la sua intenzione di iniziare definitivamente le udienze il 25 agosto. Nove anni dopo l’inizio delle trattative e 25 anni dopo il genocidio di Srebrenica, i parenti delle vittime meritano finalmente giustizia. Dopo 16 anni di fuga, Mladic è stato arrestato nel marzo 2011. Nel 2018 ha presentato ricorso contro la sentenza del Tribunale dell’Aia. Già prima della prima udienza, la difesa di Mladic aveva chiesto la ricusazione di tre giudici per presunta mancanza d’imparzialità e terzietà. Una seconda udienza ha dovuto essere rinviata a causa di un intervento medico. Al terzo tentativo, le restrizioni di viaggio dovute alla pandemia hanno impedito ad alcuni giudici di partecipare. Mladic stesso se lo desidera potrà partecipare al processo in video dalla sua cella.La comunità internazionale continua a fallire nella prevenzione del genocidio e nella coerente attuazione della sua responsabilità nella protezione delle vittime. Ma anche l’azione penale dopo tali atrocità deve diventare più efficace. Perché se i colpevoli la fanno franca per anni di impunità, altri sono incoraggiati a commettere atti simili. Mladic è anche responsabile di genocidio in sei comunità bosniache vicine a Srebrenica, e deve essere condannato anche per questo. Tuttavia, poiché inizialmente è stato assolto per i crimini commessi a Kljuc, Kotor Varoš, Sanski Most, Prijedor, Vlasenica e Foca, l’accusa ha fatto ricorso anche in appello. Ci aspettiamo che il tribunale confermi il verdetto di prima istanza e riconosca la responsabilità di Mladic per i crimini commessi anche nelle altre sei comunità bosniache. Per l’Associazione per i popoli minacciati (APM) si spera che la glorificazione di questo brutale massacratore termini con questo processo e la narrazione della negazione del genocidio sia così messa a tacere per sempre.Il Meccanismo internazionale per le funzioni residue dei tribunali penali ad hoc (IRMCT) è responsabile del caso Mladic. Questo tribunale è il successore legale del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia e del Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Sono previste due giornate, il 25 e il 26 agosto, per le udienze d’appello. Il pubblico non avrà accesso all’aula, ma il procedimento sarà trasmesso sul sito web dell’IRMCT (www.irmct.org/en/cases/mict-courtroom-broadcast) con un differimento di 30 minuti.

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Il processo di Internazionalizzazione dell’Università di Parma

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 luglio 2020

20 docenti di elevata qualificazione scientifica, provenienti da 15 Paesi di 3 continenti, sono stati selezionati grazie al bando Unipr dedicato ai Visiting Professor.I nuovi Visiting Professor insegnano in alcune delle più prestigiose Università del mondo, quali Cambridge o l’Istituto Nazionale di Salute di Washington DC, ma non solo: l’Università di Parma ha infatti esteso le relazioni e i rapporti internazionali anche con Atenei di regioni diverse e di centri grandi e medio-piccoli, a livello globale, per rafforzare la possibilità di realizzare progetti e ottenere fondi europei e internazionali congiunti.Si tratta di docenti stranieri di chiara fama che, assumendo un incarico in Ateneo, si impegnano formalmente non solo a insegnare nei corsi di laurea di primo e secondo livello, ma anche a sostenere l’attività di ricerca dei dottorandi e a implementare e rafforzare le partnership e i progetti scientifici esistenti, finalizzando la loro collaborazione alla creazione di titoli multipli, doppi e congiunti.Il 90% degli insegnamenti sarà tenuto in lingua inglese, anche se non mancheranno insegnamenti in altre lingue straniere. I corsi si terranno in modalità blended oppure in presenza, quando sarà di nuovo possibile, in base alle misure di prevenzione sanitaria dettate dall’emergenza COVID-19.L’Ateneo ha introdotto infine nuove importanti novità, quali un questionario di valutazione rivolto agli studenti che seguiranno le lezioni e nuove forme di monitoraggio e audit dell’attività svolta dai Visiting Professor.
Ecco i nomi dei Visiting Professor, con Università di provenienza e Paese, divisi per Dipartimento:
Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali
Maria Teresa Schettino, Università dell’Alta-Alsazia (Francia), Inmaculada Gonzalez Falcon, Università di Huelva (Spagna)
Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali: Anna Wysocka-Bar, Università Jagellonica di Cracovia (Polonia)
Dipartimento di Ingegneria e Architettura: Giuseppe Caire, Politecnico di Monaco di Baviera (Germania) Uwe Schroder, Università Tecnica di Aquisgrana (Germania) José Colaço, Università di Rio de Janeiro (Brasile) Adalberto Da Rocha Gonçalves Dias, Università di Porto (Portogallo) Marat Dosaev, Università statale Lomonosov di Mosca (Russia) Francesco Iannuzzo, Università di Aalborg (Danimarca)
Dipartimento di Medicina e Chirurgia: Luigi Notarangelo, Istituto Nazionale di Salute (NIH) Washington DC (Stati Uniti)
Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale: Lia Addadi, Istituto Weizmann per le Scienze (Israele), Jurriaan Huskens, Università di Twente (Olanda), Ben Francesco Luisi, Università di Cambridge (Regno Unito)
Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali: Pedro Dario Reissig, Università di Buenos Aires (Argentina), Dao Thi Thanh Binh, Università di Hanoi (Vietnam)
Dipartimento di Scienze Matematiche, Fisiche e Informatiche: Federica Bianco, Università del Delaware (Stati Uniti) Maximiliano Cristià, Università Nazionale di Rosario (Argentina), Nicolas Saintier, Università di Buenos Aires (Argentina)
Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie: Maria del Mar Blanco Gutierrez, Università Complutense di Madrid (Spagna) Manuela Schnyder, Università di Zurigo (Svizzera)

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Pediatria: Il processo diagnostico dell’IDO

Posted by fidest press agency su domenica, 28 giugno 2020

“Al convegno per i 50 anni dell’Istituto di Ortofonologia (IdO) parlerò del processo diagnostico che l’Istituto utilizza da molto tempo e che ha la caratteristica di non tralasciare nulla riguardo al problema del bambino. Infatti, nel valutare e sostenere una diagnosi, l’IdO tiene conto di tutti gli aspetti che ruotano intorno a una difficoltà, un disturbo e una disabilità”. A dichiararlo è Andrea Pagnacco, neuropsichiatra e psicoanalista IdO, spiegando i temi che affronterà nel corso delle quattro giornate del convegno in programma a Roma dal 22 al 25 ottobre. “In particolare- prosegue il medico- parleremo dell’individuazione dell’elemento centrale del disturbo, approfondendo l’aspetto relazionale, emotivo e ambientale. Quest’ultimo- conclude Pagnacco- può scatenare il problema o essere addirittura un fattore di resilienza nelle difficoltà che il bambino presenta”.
Guardando al periodo della pandemia, Pagnacco sottolinea come “in questa fase di riapertura stiamo vedendo delle manifestazioni comportamentali molto diverse tra loro. Nella famiglia che ha saputo mantenere una struttura organizzativa della giornata e delle attività durante il lockdown si sta rivedendo una lenta ripresa della normalità. Invece, nella famiglia che non è riuscita a gestirsi nell’organizzazione vediamo reazioni contrarie, con bambini e ragazzi che hanno difficoltà a uscire e a rivivere una situazione di normalità che ancora, purtroppo, non è tale”. Il medico evidenzia poi un aspetto che ha aiutato genitori e figli a mantenere uno stile di vita simile a quello normale nella fase acuta della pandemia: “La scuola ha ricoperto un ruolo importantissimo- spiega- lì dove è riuscita a far funzionare le videolezioni della didattica a distanza con regolarità e a invogliare la partecipazione degli alunni”. L’intervento di Andrea Pagnacco al convegno IdO è previsto per sabato 24 ottobre alle 15 all’interno della sessione ‘Gli apprendimenti dai 6 ai 10 anni’.

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Wilhelm Furtwängler: Processo all’Arte di Ronald Harwood

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 gennaio 2020

Roma In prima nazionale, dall’8 gennaio al 9 febbraio 2020, al Teatro Stanze Segrete – Via della Penitenza 3 dal martedì al sabato ore 21.00; domenica ore 19.00, domenica 8 dicembre doppia replica ore 16.30 e 19.00. Prezzo biglietti 17 e 13 euro + tessera semestrale obbligatoria 3 euro Wilhelm Furtwängler. Processo all’Arte, tratto dall’opera dell’autore britannico, con l’adattamento, l’allestimento scenico, e la regia di Ennio Coltorti: uno spettacolo filosofico, un’indagine storica unica sul ruolo dell’Arte e dell’impegno.In scena due “mattatori” contemporanei, eccellenze del doppiaggio italiano, Ennio Coltorti e Marco Mete, affiancati da Tomaso Thellung, Virna Zorzan, Licia Amendola, Federico Boccanera.“Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Nessuno è tanto puro da poter giudicare. Ma di fronte a milioni di morti freddamente pianificati? Il titolo originale di questa straordinaria pièce (da cui è stato tratto anche un magnifico film) che mette in scena lo stringente interrogatorio a cui un inflessibile e volgare maggiore americano alla fine della seconda guerra mondiale, durante il processo di denazificazione, sottopone il più grande direttore d’orchestra di tutti tempi, è “Taking side”: “Prendere posizione”. Si è responsabili di ogni azione, nel bene e nel male. Vale anche per l’artista? Per Caravaggio, Rimbaud, Byron, Marlowe, D’annunzio etc.? O l’artista è al di sopra dei comuni mortali e non può essere giudicato per colpe riguardanti il vivere civile? È recente il caso del grande attore Kevin Spacey. L’autore, abilmente, non dà risposte. Il delicato momento che sta attraversando il nostro paese rende estremamente attuale questo testo che esorta in ogni caso a “Prendere” coraggiosamente “posizione”. Un inquietante viaggio quasi “artaudiano” nei misteriosi, e a volte mostruosi, meandri dell’animo umano. Un allestimento e una recitazione prettamente “cinematografici”. Uno spettacolo che, anche grazie allo spazio magico di Stanze Segrete, porta lo spettatore “dentro un film”.

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Il processo a Gesù

Posted by fidest press agency su martedì, 12 novembre 2019

Giovedì 14 novembre 2019, alle 10:45, all’Università Europea di Roma (via degli Aldobrandeschi 190) si terrà una conferenza sul tema “Il processo a Gesù”, con il Prof. Luigi Garofalo, Ordinario di Diritto Romano nell’Università di Padova e autore del libro “Gesù. La crocifissione di un giusto”, Ed. Corriere della Sera – RCS Group 2019, nell’ambito del corso di Fondamenti Romanistici del Diritto Europeo (Prof. Lorenzo Franchini). L’incontro sarà aperto dal saluto introduttivo del Prof. Alberto Gambino, Pro-Rettore dell’Università Europea di Roma. Interverranno il Rettore Padre Pedro Barrajón LC e il Prof. Umberto Roberto, Direttore del Dipartimento e Ordinario di Storia Romana. Conclusioni del Prof. Emanuele Bilotti, Coordinatore del Corso di Laurea in Giurisprudenza.Il convegno “Il processo a Gesù” affronterà l’appassionante tema da una prospettiva originale ed ignota ai più: quella del diritto e del processo. Si tratta di una vicenda, come si sa, di importanza cruciale, realmente verificatasi, ma di solito indagata sul piano esclusivamente religioso, sia esso cristiano od ebraico. Qui invece, con il prezioso aiuto dell’autore del libro, il prof. Luigi Garofalo, si cercherà di porsi nell’ottica, tutta romana, propria di un giudice che si trova a dover accertare la fondatezza di un’accusa (la lesa maestà imperiale), ai fini dell’emissione di una sentenza che tenga conto della sola verità processuale emersa nell’ambito di una inchiesta penale, condotta secondo le regole ordinariamente applicate nelle province dell’impero.Ponzio Pilato avrà compiuto sì o no il suo dovere, per come lo si è descritto? Il prestigioso conferenziere, che è un giurista dell’Università di Padova, dovrà poi confrontare il suo punto di vista con quello di un teologo, Padre Pedro Barrajón LC, e con quello di uno storico, il Prof. Umberto Roberto.

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Processo di beatificazione di Chiara Lubich: si conclude la fase diocesana

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 ottobre 2019

Il 10 novembre prossimo si concluderà a Frascati (Italia) la fase diocesana del processo di beatificazione della fondatrice dei Focolari. Proseguirà in Vaticano, presso la Congregazione delle Cause dei Santi. Si concluderà presso la cattedrale di San Pietro, a Frascati, alle 16.30 di domenica 10 novembre prossimo, la fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione di Chiara Lubich, con lo svolgimento dell’ultima sessione dell’Inchiesta diocesana presieduta da Mons. Raffaello Martinelli, Vescovo di Frascati.Con la chiusura definitiva di questa fase tutti gli atti dell’inchiesta, sigillati, saranno inviati in Vaticano, al termine di quasi cinque anni di indagini e approfondimenti sulla vita, le virtù, la fama di santità e di segni della Lubich.Con questo passaggio lo studio degli atti proseguirà presso la Congregazione delle Cause dei Santi.L’iter per l’avvio della causa era iniziato il 7 dicembre 2013 – a cinque anni dalla morte della Lubich – con la presentazione della richiesta ufficiale al vescovo di Frascati da parte del Movimento dei Focolari. Il 27 gennaio 2015 Mons. Martinelli ha dato seguito alla richiesta aprendo solennemente la causa.In quell’occasione Papa Francesco si fece presente con un messaggio in cui ricordava il luminoso esempio di vita della fondatrice del Movimento dei Focolari a quanti «ne conservano la preziosa eredita` spirituale». Inoltre esortava «a far conoscere al popolo di Dio la vita e le opere di colei che, accogliendo l’invito del Signore, ha acceso per la Chiesa una nuova luce sul cammino verso l’unità».

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Il processo del futuro

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Come sarà la giustizia di domani? In un mondo dove la tecnologia e l’intelligenza artificiale penetrano sempre più profondamente nelle nostre vite, il Professore Jordi Nieva-Fenoll analizza presente e futuro dell’utilizzo di questi strumenti nel suo nuovo libro “Intelligenza artificiale e processo”, edito da Giappichelli con traduzione e prefazione di Paolo Comoglio.In una società dove la maggior parte del lavoro all’interno dei Tribunali viene impiegato per dirimere cause semplici e che vengono risolte in maniera meccanica applicando procedure sistematizzate, Jordi Nieva-Fenoll disegna un futuro dove saranno le macchine a poter svolgere questo tipo di mestiere, eliminando le motivazioni delle sentenze e rendendo la figura dell’avvocato non più necessaria in molti casi.
Negli Stati Uniti già esistono algoritmi in grado di valutare la pericolosità di una persona sulla base delle sue caratteristiche personali, titolo di studio, area di residenza, fedina penale e altri. Questi programmi sono oggi utilizzati solo per reati minori, ma c’è chi pensa a un loro utilizzo anche per casi più complessi, che vedranno addirittura l’eliminazione della presunzione di innocenza: in mancanza di prove gli imputati potranno essere condannati poiché associabili ai profili criminali costruiti dall’algoritmo sulla base dei dati forniti. Un futuro allarmante, e non troppo lontano.
Come evitare quindi il rischio di una giustizia basata su pregiudizi razzisti o il mantenimento di discriminazioni già presenti nella società? Ad esempio, sottolinea Fenoll, i dati ci dicono che negli Stati Uniti i membri di alcune minoranze sono più spesso sottoposti a misure di custodia cautelare. L’algoritmo è dunque portato a considerare queste persone come maggiormente pericolose, aumentando le loro probabilità di condanna.
Oggi tutti questi cambiamenti riguardano soprattutto gli Stati Uniti, ma non è escluso che un giorno possano estendersi anche in Italia per velocizzare il funzionamento dei tribunali. Il controllo umano sarà fondamentale per evitare scenari nei quali non sarà necessario commettere alcun reato per essere condannati e basterà rispondere ai modelli di criminale elaborati dai computer: l’opera di Jordi Nieva-Fenoll costituisce uno strumento importante per fronteggiare queste sfide ed evitare una giustizia discriminatoria, specie verso le minoranze.
Jordi Nieva-Fenoll: Professore ordinario di diritto processuale nell‘Università di Barcellona e Visiting Professor presso diverse università europee e americane. È autore di dieci monografie e di più di cento articoli su svariati argomenti di diritto processuale civile e penale. E’ co-fondatore della collana “Derecho y proceso”.
Paolo Comoglio: Paolo Comoglio è ricercatore in Diritto Processuale Civile presso l’Università di Genova, ove è incaricato dell’insegnamento “Intelligenza artificiale, processo civile e avvocatura”. È autore di vari saggi e di opere monografiche (fra cui, in particolare, “Nuove tecnologie e disponibilità della prova. L’accertamento del fatto nella diffusione delle conoscenze”, Giappichelli, 2018).

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Valore probatorio degli atti notori nel processo tributario

Posted by fidest press agency su domenica, 19 Maggio 2019

Con un’importante ordinanza, n. 13174 del 16 maggio 2019, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso proposto da un contribuente, rappresentato e difeso dall’Avv. Maurizio Villani, avente ad oggetto due avvisi di accertamento emessi dall’Agenzia delle Entrate a seguito di indagini bancarie.In particolare, mediante la produzione in giudizio di dichiarazioni sostitutive dei familiari che avevano affermato che le ingenti somme contestate erano pervenute al contribuente per donazione paterna, veniva dimostrata l’illegittimità ed infondatezza delle contestazioni mosse dall’Agenzia delle Entrate.Tuttavia, mentre i giudici di primo grado accoglievano in toto le doglianze del contribuente, i giudici di seconde cure ritenevano che le dichiarazioni sostitutive non potevano assurgere a prova idonea a giustificare le ingenti somme di moneta contante transitate dal padre defunto al figlio.Avverso la sfavorevole sentenza dei giudici di secondo grado, il contribuente ha proposto ricorso per Cassazione, in particolare eccependo l’insufficiente e contradditoria motivazione della sentenza della CTR che si era limitata a ritenere le dichiarazioni sostitutive non idonee ad assurgere a fonte di prova, senza tenere in considerazione alcuna l’ulteriore produzione documentale esibita in giudizio, costituita da assegni, estratti conto, atti di vendita e ricevute di pagamento.Il contribuente rilevava, altresì, come gli atti notori costituiscono valida giustificazione delle operazioni segnalate in sede di verifica, rivestendo valore di elementi indiziari, considerato che il divieto di cui all’art. 7 del D. Lgs. n. 546/1992 si riferisce alla sola prova testimoniale nella sua accezione tipica, ma non preclude al giudice tributario di porre a fondamento della decisione dichiarazioni di soggetti terzi acquisite dalle parti processuali.Ebbene, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, i giudici di legittimità nell’accogliere le tesi difensive dell’Avv. Maurizio Villani, hanno avuto finalmente la possibilità di chiarire che:
– il divieto di cui all’art. 7 del D.Lgs. n. 546 del 1992 fa riferimento alla sola prova testimoniale, ma non preclude al giudice tributario di porre a fondamento della decisione dichiarazioni di soggetti terzi acquisite dalle parti processuali;
– gli atti notori hanno il valore probatorio proprio degli elementi indiziari e, qualora rivestano i caratteri di gravità, precisione e concordanza di cui all’art. 2729 c.c., danno luogo a presunzioni;
– anche al contribuente, al pari dell’Amministrazione finanziaria, è consentito introdurre in giudizio innanzi alle Commissioni tributarie dichiarazioni rese da terzi in sede extraprocessuale per far valere le proprie ragioni e tali dichiarazioni devono assurgere a rango di indizi, che necessitano di essere valutati congiuntamente ad altri elementi.

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“Il linguaggio del processo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 novembre 2018

Milano Giovedì 8 novembre 2018 alle ore 18:30 presso l’Auditorium “Piero Calamandrei” di La Scala, in via Correggio 43 La Scala Società tra Avvocati e la sua Toogood Society presentano “Il linguaggio del processo” di Filippo Danovi. La parola e le forme del linguaggio svolgono un ruolo fondamentale all’interno del processo e intorno a esso, che lo si consideri come un necessario e dialettico confronto, come un viaggio, come una rappresentazione, una battaglia o un gioco. Ne “Il linguaggio del processo” (Giuffrè editore), Filippo Danovi – Professore Ordinario di Diritto processuale civile presso l’Università degli Studi di Milano–Bicocca – intende esplorare le differenti prospettive del rapporto tra processo e linguaggio, anche contestualizzato nell’evoluzione – e talvolta involuzione – della società.Alla presentazione del volume interverranno, con l’autore, Giuseppe La Scala (Senior Partner di La Scala Società tra Avvocati), Alberto Tedoldi (Associato di diritto processuale civile, Università di Verona) e Antonio Valitutti (Consigliere della Corte di Cassazione).Nel libro, suddiviso nelle due parti Le forme del processo e Le forme nel processo, si analizzano discipline e regole che finiscono per rafforzare ed estremizzare le forme del giudizio, e altre che al contrario tendono alla loro semplificazione, nella crescente emersione del principio di sinteticità degli atti. In relazione alle forme, l’autore raffronta istituti ormai desueti, altri che si pongono come alternativa al processo ordinario e si interroga sulle sfide del prossimo futuro, come quelle legate all’intelligenza artificiale. Nella seconda parte, Danovi indaga le gradazioni e le sfumature delle parole, dei luoghi e dei personaggi che animano i processi e conclude con riflessioni sul profondo e misterioso legame tra la parola, il processo e la vita.Ciò che emerge da una approfondita lettura del volume è il nesso tra il degrado dei modi di pensare e delle formule espressive che caratterizza il nostro tempo e la necessità di ripensare il linguaggio giuridico in funzione del nuovo porsi del diritto nell’esperienza contemporanea. Il diritto è da sempre lo specchio della società e la parola è indispensabile veicolo conoscitivo anche per il diritto, nel quale assume un ruolo vincolato da rigore e tecnicismo.

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Processo ENI Nigeria

Posted by fidest press agency su domenica, 22 aprile 2018

Si è svolta a Milano la seconda udienza del processo civile intentato dalla comunità nigeriana Ikebiri contro la multinazionale petrolifera ENI e la sua controllata nigeriana NAOC per il danno ambientale causato dalle attività estrattive nel territorio della comunità, ubicato nella regione del Delta del Niger. Durante l’udienza è emersa la possibilità di una risoluzione concordata della controversia tra le parti. Colin Roche, extractive industries campaigner di Friends of the Earth Europe, ong che da principio ha sostenuto e accompagnato l’iter per il giudizio civile, dopo l’udienza ha dichiarato: “Il caso giudiziario presentato dalla comunità Ikebiri, attraverso il rappresentante e leader della comunità, Francis Ododo, ha spinto ENI/NAOC a trovare una soluzione per il danno causato con la fuoriuscita di petrolio del 2010. Oggi, entrambe le parti hanno chiesto al Tribunale il permesso di sospendere il caso per consentire loro di esplorare ulteriormente la possibilità di una soluzione extragiudiziale che potrebbe porre fine al conflitto. Prevediamo che la società offrirà un adeguato risarcimento e si impegnerà nelle procedure di bonifiche in base alle legittime richieste avanzate dalle comunità“. La Corte ha fissato la prossima udienza per il 23 ottobre 2018. (fonte: Avv. Luca Saltalamacchia e medias] OSSERVATORIO ENI)

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Diritto alla presunzione di innocenza e il diritto di presenziare al processo

Posted by fidest press agency su sabato, 7 aprile 2018

La nuova normativa dell’UE in base alla quale agli indagati e imputati è riconosciuta la presunzione di innocenza fino a quando non ne sia stata legalmente provata la colpevolezza è in vigore da domenica 1º aprile.
La normativa assicura inoltre una migliore tutela dei diritto di restare in silenzio e del diritto di presenziare al proprio processo. Essa garantirà infatti che chiunque in tutta l’UE possa beneficiare di tali diritti procedurali, attualmente non tutelati allo stesso modo in tutti gli Stati membri. Vĕra Jourová, Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, ha dichiarato: “Ogni anno nell’UE 9 milioni di persone devono affrontare procedimenti penali. La presunzione di innocenza è un diritto fondamentale e deve essere rispettato nella pratica in tutta Europa. Ogni cittadino deve sempre avere la garanzia di un processo equo. Invito tutti gli Stati membri ad attuare le norme al più presto.”In base alla direttiva gli Stati membri devono anche garantire che fino a quando la colpevolezza di un indagato o imputato non sia stata legalmente provata, le dichiarazioni pubbliche rilasciate da autorità pubbliche e le decisioni giudiziarie non presentino la persona come colpevole. Inoltre è garantito il diritto al silenzio per l’imputato. Qualora sia stato violato il diritto di presenziare al processo, è garantito il diritto a un nuovo processo.La direttiva fa parte di un pacchetto di sei disposizioni legislative volte a fornire norme minime comuni sui diritti processuali degli indagati e degli imputati nei procedimenti penali. Il pacchetto garantisce che le persone fisiche indagate o imputate in procedimenti penali godano di diritti uguali nel proprio paese d’origine o in un altro paese dell’UE, e consente una migliore cooperazione giudiziaria in tutta l’UE.

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Processo e tecniche di attuazione dei diritti

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 novembre 2017

giustiziaRoma Venerdì 17 Novembre 2017, ore 0:00 / 18 Novembre 2017 Aula Magna del Rettorato Via Ostiense 159 si terrà nell’Aula Magna, un convegno dal titolo “Processo e tecniche di attuazione dei diritti”, a trent’anni dallo storico convegno tenutosi a Palermo sul medesimo tema, quanto mai attuale. L’iniziativa costituisce un omaggio a chi, di quel convegno, fu l’animatore: il prof. Salvatore Mazzamuto, che ha dato lustro e prestigio al Dipartimento di Giurisprudenza, avendovi per molti anni insegnato Diritto civile. Il convegno vede la partecipazione d’illustri studiosi di Diritto civile, e non solo.

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Processo di internazionalizzazione delle imprese

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2016

lecceLecce Mercoledì 20 aprile, presso HILTON GARDEN INN, si svolgerà la 5°tappa del 2016 del Roadshow “Italia per le Imprese, con le PMI verso i mercati esteri”. Lecce, città poliedrica dalle mille vocazioni, prime fra tutte turismo e agroalimentare, si sviluppa in un’area che ambisce ad internazionalizzarsi per far apprezzare, anche sui mercati globali, le eccellenze delle proprie produzioni e le bellezze del territorio. Importante sottolineare come sia fondamentale per il rilancio dell’economia nazionale saper individuare per ogni territorio le eccellenze produttive, che se ben seguite e assistite, potranno avere successo e farsi apprezzare sui mercati internazionali, con vantaggio per l’intero sistema Paese.Alcune aziende dell’area salentina, che hanno avuto modo di beneficiare dei servizi di assistenza e consulenza offerti dal sistema Paese, realizzando positivi percorsi di internazionalizzazione, hanno voluto raccontare la loro esperienza di crescita e di sviluppo sui mercati globali.
Giovanni Melcarne dell’Oleificio Forestaforte, azienda con più di 500 anni di storia, e anche Presidente del Consorzio camerale Olio D.O.P. Terra d’Otranto, racconta: “Il percorso di internazionalizzazione della nostra azienda é stato intrapreso grazie alle conoscenze dirette degli importatori che, durante soggiorni presso la nostra sede, hanno avuto modo di conoscere nei dettagli le varie fasi di lavorazione e apprezzarne i prodotti. Riteniamo che far conoscere direttamente le nostre aziende ai potenziali acquirenti esteri sia, se non il migliore, uno dei metodi più efficaci per internazionalizzare una realtà italiana, che ha l’obiettivo di produrre alta qualità e conquistare mercati esteri”. “Di grande rilevanza è il rapporto con l’Ente Camerale salentino, al quale siamo legati da una stretta collaborazione, soprattutto per quanto riguarda le attività di promozione internazionale che ci hanno visto protagonisti in questi anni. Un’attività che certamente sarà incrementata anche nel futuro” conclude.
Pastificio Benedetto Cavalieri, azienda fondata nel 1872 e diventata pastificio nel 1918, produce vari formati di pasta secca di diverse varietà di grano duro, lavorata ed essiccata con il metodo delicato.Sin dagli anni ’80, dichiara Andrea Cavalieri: “Il Pastificio Benedetto Cavalieri ha avviato un percorso di internazionalizzazione attraverso esportazione indiretta ovvero tramite importatori e distributori. I primi Paesi sono stati USA, Germania, Regno Unito, Svizzera e Australia.
La distribuzione avviene in un segmento di mercato ben preciso: siamo presenti esclusivamente in negozi gourmet, enoteche, prestigiosi ristoranti e nei migliori premium quality food department stores, escludendo il mass retail channel. Attualmente, la nostra pasta è stabilmente presente in USA, Europa, Canada, Australia, Giappone, Russia, Singapore, UAE, Corea del Sud, Nuova Zelanda, Hong Kong ed Egitto”.Nel nostro processo di internazionalizzazione, prosegue Cavalieri: “Ci siamo appoggiati a missioni imprenditoriali all’estero, incoming di buyer e fiere di settore promosse da ICE Agenzia, Camere di Commercio e Camere di Commercio Italiane all’estero”.
In conclusione, quando vi è un perfetto “matching” tra segmento di mercato nel quale opera l’impresa e i buyer selezionati, per esperienza, è possibile ottenere buoni risultati.Un altro caso di successo ci viene presentato da Giorgia Marrocco di PIMAR, azienda dalla lunga esperienza di estrazione, consulenza tecnica, manodopera specializzata nella pietra leccese.
“Gli oltre 150 anni di storia e tradizione artigianale, poi imprenditoriale, hanno permesso a PIMAR di collocarsi nei mercati internazionali come impresa italiana altamente riconoscibile e fortemente concentrata sulla qualità e sull’eccellenza, non solo dei materiali ma di tutti i processi produttivi. L’internazionalizzazione dell’impresa si è svolta in maniera fluente ma dinamica, sfruttando strumenti commerciali sviluppati da enti promotori, ma allo stesso tempo coinvolgendo nomi e figure professionali dall’elevato carisma e sensibilità, che con i loro progetti internazionali hanno portato lontano il nome PIMAR”.
“L’azienda”, prosegue Giorgia Marrocco: “ha sempre ricevuto grandi attenzioni da parte degli enti regionali ed internazionali, e tra i vari strumenti utilizzati negli anni ci sono numerosi progetti regionali di carattere commerciale e culturale, partecipazione ad eventi dal respiro internazionale, a B2B con importanti buyer e professionisti del settore, ed ovviamente la presenza presso esposizioni e fiere in qualsiasi Paese, dagli Stati Uniti alla Russia, dal centro-nord Europa ai Paesi Arabi e dall’Oriente”.
“Tra le principali istituzioni che ci hanno sostenuto – conclude – la Camera di Commercio, la Regione Puglia e i suoi organismi, manifestazioni turistiche ed ovviamente l’ICE con le sue numerose iniziative dalle più svariate attività. Prendere parte a questi eventi significa riconoscere le loro potenzialità, sapere che sono investimenti, non solo economici, ma anche di impegno, passione e forza lavoro. Col tempo, PIMAR ha raggiunto confini lontani, firmando progetti di elevato prestigio”.
Un’altra testimonianza ci viene raccontata da Piernicola Leone de Castris, dell’omonima azienda vinicola attiva dal 1665, prima in Puglia dal 1925 per l’imbottigliamento.
“La nostra azienda – dichiara De Castris – dagli anni ‘40 si presenta sui mercati europei e negli Stati Uniti e poi in Asia, Canada, Centro e Sud America, Australia, Nuova Zelanda.
Partecipa al Vinitaly dalla prima edizione e da tempo alle altre principali fiere internazionali.
“Per internazionalizzarci – prosegue – in alcuni anni abbiamo utilizzato l’Ocm Paesi Terzi e la legge 133, Agea e Regione Puglia. I risultati si giudicano interessanti anche perché consentono a più aziende di raggiungere obiettivi, a breve termine, difficilmente ottenibili da singole realtà”.Maglio, azienda dolciaria dal 1875, riporta la sua esperienza: “Negli ultimi anni la nostra Azienda ha partecipato a varie iniziative di internazionalizzazione promosse sia dalla Camera di Commercio che dall’ICE. In particolare abbiamo intensificato la nostra partecipazione a fiere di settore in paesi per noi di particolare importanza, quali Germania (ISM, ANUGA), Francia (SIAL), Paesi Arabi (SIAL di Abu Dhabi), Giappone (FoodEx) e Sud-Est Asiatico (Thaifex di Bankok).
Inoltre, abbiamo partecipato a diversi workshop e incontri B2B volti sia ad ampliare la conoscenza delle norme e delle culture dei Paesi verso cui intendevamo allargare la nostra rete commerciale che ad entrare in contatto con nuovi buyer interessati ai nostri prodotti.
I risultati, per quanto non immediati e probabilmente in alcuni casi non così eccellenti da giustificare certi investimenti, si sono comunque avuti.
Di sicuro, adesso il nostro prodotto è molto più conosciuto all’estero rispetto a qualche anno fa, abbiamo avviato diverse importanti collaborazioni con partner in aree strategiche, il fatturato export è sicuramente aumentato e le prospettive per l’anno in corso sembrano piuttosto buone”.Il Roadshow “Italia per le Imprese, con le PMI verso i mercati esteri” è patrocinato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ed è promosso e sostenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico. Oltre all’ICE-Agenzia, a SACE e a SIMEST, l’evento si avvale della collaborazione di Confindustria, Unioncamere e di Rete Imprese Italia.

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Il primo processo della storia in diretta tv

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 gennaio 2016

primo processo

Programme Name: The Eichmann Show – TX: 20/01/2015 – Episode: n/a (No. 1) – Picture Shows: ***EMBARGOED UNTIL 13th JAN 2015*** Roy (DYLAN EDWARDS), Milton (MARTIN FREEMAN), Leo (ANTHONY LAPAGLIA), Ron (BEN ADDIS) – (C) Feelgood Fiction – Photographer: Steffan Hill

Fu il primo processo ad un criminale nazista celebrato in Israele. Fu il primo processo ripreso dalle telecamere e trasmesso in tv in tutto il mondo (l’80% dei tedeschi ha seguito all’epoca tutte le puntate). L’allora presidente di Israele, Ben Gurion, accettò la proposta del produttore americano Milton Fruchtman di riprendere con telecamere nascoste le scene e gli interrogatori sul caso Eichmann, il vero “padre” dell’Olocausto, l’uomo che confessò di aver contribuito a uccidere 5 milioni di ebrei. Eichmann show – nelle sale The Space il 25, 26 e 27 gennaio – è l’appassionante storia di quel processo, celebrato dopo la lunga fuga di Eichmann, catturato dagli israeliani in Argentina nel 1960. La condanna fu “morte per impiccagione” il 31 maggio del 1962. Un film sulla realizzazione di un film con Martin Freeman nei panni del produttore Milton Frutchtman e Anthony LaPaglia che recita la parte del regista Leo Hurwitz. Definito il processo del secolo, venne mandato in onda in 37 paesi e per la prima volta i campi di sterminio vennero raccontati in diretta dai protagonisti sopravvissuti ai campi di sterminio. Il film racconta la storia del team di produzione di fronte ad una impresa irripetibile.
Eichmann show è uno dei contributi offerti alle giovani generazioni nell’ambito della “Giornata della memoria”. Il ricordo è dedicato a quel terribile 27 gennaio 1945 quando gli alleati parteciparono alla liberazione di Auschwitz.
Eichmann show è distribuito da Lucky Red.

primo processo1

Programme Name: The Eichmann Show – TX: 20/01/2015 – Episode: n/a (No. 1) – Picture Shows: ***EMBARGOED UNTIL 13th JAN 2015*** Eichmann (VAIDOTAS MARTINAITIS) – (C) Feelgood Fiction – Photographer: Algimantas Babravicius

THE SPACE CINEMA The Space Cinema, nato nel 2009 dalla fusione di Warner Village Cinema e Medusa Multicinema, è il leader del mercato italiano dell’esercizio cinematografico. A fine 2014 la proprietà della società è passata da 21 Investimenti e Mediaset a Vue Entertainment International, il gruppo fondato nel 2003 nel Regno Unito da Timothy Richards e Alan McNail. Il controllo azionario è nelle mani di due fondi canadesi: Omers e Alberta Investment Management Corporation. Giuseppe Corrado, amministratore delegato di The Space Cinema dalla sua fondazione, è stato confermato alla guida della società anche dalla nuova proprietà. Vue è presente in Uk, Irlanda, Germania, Danimarca, Polonia, Lituania, Lettonia e Taiwan con un fatturato di 900 milioni di euro, pari a una volta e mezzo l’intero mercato italiano. La mission di The Space Cinema – 36 multiplex in ogni regione italiana e 79mila posti a sedere- è quella di porre al centro del proprio lavoro lo spettatore a cui offrire l’eccellenza sia per quanto riguarda il livello delle proprie strutture cinematografiche sia nell’offerta sempre più ampia di contenuti esclusivi. Proprio per questo nel 2012 è nato The Space Extra, un palinsesto di contenuti speciali dedicati a cultura, musica, scienza, sport, intrattenimento e arte. E dal 2014 ha preso inoltre il via The Space Movies, il nuovo marchio del circuito dedicato alla distribuzione dei prodotti cinematografici. http://www.thespacecinema.it (primo processo)

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