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La Procreazione Medicalmente Assistita per soddisfare il desiderio di genitorialità

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 novembre 2016

maternitaNel 2014 in Italia le coppie che hanno fatto ricorso alle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) per avere un figlio sono state 70.826 per un totale di 16.041 gravidanze e 12.720 bambini nati. I dati sono dell’Istituto Superiore di Sanità che chiarisce che la fertilità, definita come assenza di concepimento dopo 12 mesi di rapporti regolari, interessa più del 15% delle coppie. Non solo. Circa un quarto di tutte le patologie oncologiche si verifica durante l’età riproduttiva e i pazienti guariti dalle neoplasie rischiano di vedere compromessa la propria fertilità. Questi alcuni dei dati emersi durante il workshop “Procreazione Medicalmente Assistita. La soddisfazione del desiderio di genitorialità, anche per i pazienti oncologici” che si è svolto oggi in Senato, Sala Santa Maria in Aquiro a Roma.
“Il 15% di infertilità di coppia vuol dire, su scala mondiale, che sono infertili milioni di soggetti. In Italia più di 2 coppie su 10 hanno problemi di infertilità e il 15-20% di esse lo scopre a circa due anni dal matrimonio e la metà di loro si rivolge ai centri di Procreazione Medicalmente Assistita. – Così interviene il Prof. Annibale Volpe, Past Presidente della Sidr (Società Italiana della Riproduzione) che aggiunge: “Per una coppia, in generale, la probabilità di ottenere una gravidanza spontanea è stimata intorno al 25% ogni mese, e nell’arco dei primi 12 mesi di rapporti non protetti è il 90%. Il picco si ha tra i 20 e i 25 anni col 30-35% di possibilità di gravidanza. Tale percentuale oltre i 35 anni sarà del 20% e oltre i 40 anni sarà inferiore al 10%”.Teva, una delle principali aziende farmaceutiche mondiali e più grande produttore di farmaci equivalenti al mondo, ha commissionato un’indagine* a livello europeo dal titolo “Listening in: IVF and Fertility in Europe (LIFE)”, che ha rilevato un’elevata accettazione delle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita e di congelamento degli ovuli sia per ragioni mediche che legate allo stile di vita. L’indagine ha chiesto a più di 6000 uomini e donne in Francia, Germania, Italia, Spagna, Svezia e Regno Unito il loro parere sui trattamenti per la fertilità. Il primo dato rilevante è che il 93% degli intervistati pensa che la fecondazione in vitro FIVET-ICSI dovrebbe in qualche modo essere sovvenzionata con fondi pubblici, anche alla luce del fatto che per il 58% nei prossimi anni ci sarà un aumento di richieste. In Italia i nuovi Lea (Livelli Essenziali di Assistenza) ricomprendono la Procreazione Medicalmente Assistita, sia quella omologa sia quella eterologa. L’aggiornamento arriva dopo 15 anni dall’approvazione della Legge e con l’ingresso della PMA nei LEA l’infertilità è riconosciuta come una patologia.Oggi circa il 10% delle donne a cui viene diagnosticato un tumore è in età fertile e in futuro, anche grazie all’integrazione di tecniche diverse, una percentuale di queste, potrebbe tornare a sperare di diventare madre anche attraverso una gravidanza spontanea. Oggi si può preservare la fertilità con la crioconservazione degli ovociti e successivamente intervenire con la PMA. Secondo l’indagine Teva il congelamento degli ovuli è considerato favorevolmente dalla maggioranza degli intervistati, sia per ragioni mediche (84%) (in Italia 78%) che non (60%) (in Italia 57%). Ma l’infertilità ha tante cause e quando una coppia cerca un figlio che non arriva, di solito è la donna la prima a sottoporsi a indagini e cure, anche se in circa un terzo dei casi è il maschio la causa dell’infertilità. Un altro ostacolo è la paura, lo stress, l’essere messi ogni volta di fronte alle proprie difficoltà, porta quasi il 50% delle coppie ad abbandonare il percorso prima del termine dei cicli previsti.“Come azienda farmaceutica siamo impegnati nella ricerca e nell’innovazione per la salute in generale e in particolare per quella della donna. – Così la dottoressa Enrica Bucchioni, Direttore Medico di Teva Italia – “Vogliamo garantire l’accessibilità alle cure e la sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale e in quest’ottica studiamo soluzioni terapeutiche nuove che rispondano a queste esigenze. L’indagine Teva LIFE rispecchia l’impegno a lungo termine di Teva per la salute delle persone e per migliorare la nostra conoscenza delle questioni chiave che hanno un impatto sulle decisioni e sugli esiti legati alla loro salute. Per noi curare il presente vuol dire sostenere il futuro. Un approccio che considera la persona a 360 gradi, soprattutto quando si parla di donne. Condividiamo progetti interdisciplinari su aree terapeutiche specifiche con un focus particolare sulla contraccezione e la fertilità, e iniziative volte alla prevenzione e alla promozione di stili di vita corretti”. L’iter legislativo per la revisione della Legge 40, del 19 febbraio 2004 da sempre al centro di articolati dibattiti fino a sentenze di incostituzionalità è ancora in fase di discussione nelle Commissioni parlamentari competenti. E’ importante arrivare ad una chiarezza normativa e ad una certificazione dei Centri di PMA in Italia. La Procreazione Medicalmente Assistita riuscirà ad aumentare il numero di genitori?

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Procreazione assistita: scoperta una proteina che predice la possibilità di gravidanza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 giugno 2015

procreaIndividuata una proteina capace di indicare il possibile successo di una terapia di procreazione assistita nelle donne con problemi di infertilità. A questa conclusione è arrivato lo studio condotto dal laboratorio di genetica molecolare del centro per la fertilità ProCrea di Lugano in collaborazione con l’università di Ferrara. Lo studio è stato presentato nei giorni scorsi a Lisbona nel corso del 31esimo congresso Eshre (European Society of Human Reproduction Embryology).«Abbiamo riscontrato una correlazione tra livelli elevati della proteina sHLA-G e il successo della terapia, quindi la gravidanza, nelle donne sottoposte a un trattamento di inseminazione artificiale», spiega Giuditta Filippini direttore del laboratorio di ProCreaLab che ha condotto lo studio con Michael Jemec ginecologo del centro ProCrea e Roberta Rizzo ricercatrice del dipartimento di Scienze mediche – microbiologia e genetica medica – dell’università di Ferrara. «È il primo lavoro che viene effettuato su questa proteina in questo particolare ambito; i risultati sono decisamente interessanti e possono aprire nuovi ambiti di ricerca. Adesso per indicare la gravidanza si fa riferimento ai livelli di Beta-hCG, studiando invece la sHLA-G si potrebbe arrivare ad individuare la gravidanza prima. Inoltre, andando ad analizzare il gene corrispettivo HLA-G nei due partner, si potrebbe delineare un quadro clinico più preciso della coppia e così intraprendere la terapia migliore per arrivare ad una gravidanza».Lo studio ha preso in considerazione 18 donne con problemi di infertilità non spiegata, senza altre patologie. Sono stati controllati i livelli della proteina in diversi momenti: prima dell’inizio della stimolazione ovarica, due giorni prima del pickup, durante il pickup, durante il trasferimento embrionale e sette giorni il dopo il trasferimento. Il risultato ha evidenziato livelli alti di sHLA-G nelle 6 donne che hanno avviato una gravidanza e bassi nelle altre.«Conosciuta soprattutto per l’importante ruolo che svolge nei trapianti, solo recentemente questa proteina è stata affiancata alla medicina della riproduzione. Studi hanno rilevato che la concentrazione della sHLA-G rilasciata dall’embrione è correlata con il successo del transfer nell’utero materno. Con questa ricerca siamo andati più a monte abbinando i livelli di concentrazione nella madre al successo della terapia». Lo studio apre nuove prospettive. Conclude la direttrice del laboratorio di ProCreaLab: «Sono ambiti che necessariamente dovranno essere ulteriormente approfonditi. Resta il fatto che abbiamo un elemento in più per valutare il quadro clinico e individuare la strada più corretta per arrivare ad un successo delle terapie, ovvero arrivare ad una gravidanza».
ProCrea – Con una lunga esperienza nel campo della medicina della riproduzione, ProCrea è il maggiore centro di fertilità della Svizzera ed è un polo di riferimento internazionale. ProCrea è composto da un’équipe professionale di medici, biologi e genetisti specialisti in fisiopatologia della riproduzione. Unico centro svizzero ad avere al suo interno un laboratorio accreditato di genetica molecolare (www.procrealab.ch), ProCrea esegue analisi genetiche per lo studio dell’infertilità con tecniche d’avanguardia. La sede principale è a Lugano in via Clemente Maraini, 8. http://www.procrea.ch. (foto: procrea)

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Salute: Precisazione su procreazione assistita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 novembre 2011

Referendum Procreazione Medicalmente Asssistita

Image by Marco Gentili via Flickr

(NewsMedia 15 novembre 2011, Silvana Stazzone) – Roma, reazioni vivaci alle dichiarazioni rilasciate neanche un’ora fa dal comunicato del Sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella sulla procreazione assistita e le linee guida sulla relativa Legge 40. “Colpo di coda di Eugenia Roccella – nota il TG3 in apertura serale. Qui di seguito riportiamo il testo della dichiarazione dell’On Roccella.“Visto il ‘polverone strumentale’ – osserva l’On Roccella – che è stato sollevato nelle ultime ore sulle linee guida sulla legge 40, vorrei precisare quanto segue:1. Non c’è stato alcun golpe per la predisposizione delle linee guida della legge 40. Semplicemente, come prevede la legge, è stata inoltrata al Consiglio Superiore di Sanità la richiesta di un parere su un testo sul quale abbiamo lavorato, in assoluta trasparenza, da almeno due anni. La parte più innovativa, e cioè l’applicazione alla PMA delle direttive europee 23/2004 e collegate, è stata messa a punto da un osservatorio a cui partecipavano Ministero, Regioni, Istituto Superiore di Sanità, Società Scientifiche ed operatori del settore, ed è stata successivamente condivisa con le regioni, che le hanno approvate all’unanimità sempre, a tutti i livelli.La richiesta al CSS è stata fatta nel pieno delle funzioni dell’attuale governo, al contrario di quanto avvenne per il decreto con cui il Ministro Livia Turco licenziò il le linee guida nel 2008, che portano la data dell’ 11.4.2008, firmato addirittura a camere sciolte.
“2. Le linee guida come si sa – precisa Eugenia Roccella – possono fornire solo indicazioni per l’applicazione della legge; non possono quindi vietare né consentire più di quanto sia già previsto dalla legge vigente.
La legge 40 prevede, all’art. 4, afferma che l’accesso alla PMA è “circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità”: le coppie portatrici di malattie genetiche possono ricorrere alla PMA solo nel caso siano infertili.
Per quanto riguarda la diagnosi preimpianto, la legge prevede, per la parte sulle misure a tutela dell’embrione (art. 13), in particolare: “La ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano è consentita a condizione che si perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche ad essa collegate volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell’embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative”, e vieta “ogni forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni”.Nelle linee guida abbiamo riportato esclusivamente alcuni passaggi del testo di legge. Del resto, la possibilità di eseguire la cosiddetta diagnosi osservazionale, prevista dalle linee guida firmate dal Ministro Sirchia, è stata cancellata dal Ministro Turco in seguito a una sentenza in cui si stabiliva l’impossibilità di utilizzare le linee guida per modificare il testo di legge”.
“3. Non si può quindi cambiare la legge – conferma il Sottosegretario Roccella – attraverso le linee guida, ma solo con un referendum abrogativo (che ha dato risultato opposto), oppure con un intervento del Parlamento o della Corte Costituzionale.
Dopo l’approvazione della 40, l’unico intervento della Corte che ha modificato il testo riguardava l’abolizione del limite massimo di tre embrioni per un unico e contemporaneo impianto, e una notazione sulla tutela della salute delle donne, entrambe recepite dal testo delle nuove linee guida.
“Sul resto della legge 40, la Consulta finora non ha modificato niente – tiene a precisare l’On Roccella – Sentenze di tribunali civili o amministrativi valgono solamente per i singoli casi esaminati e, notoriamente, non possono cambiare un testo di legge.”
Poi aggiunge: “Per quanto la volontà di schedare i pazienti, si tratta di un’accusa insensata, ingiustificata ed irresponsabile, che dimostra tutta la sua strumentalità. Abbiamo applicato, con la condivisione delle regioni, direttive europee su qualità, sicurezza e tracciabilità di cellule e tessuti, nell’ambito della PMA. Come dovrebbe essere ben noto, e non solo agli addetti ai lavori, ogni atto medico è tracciabile, ed ogni tipo di cessione di materiale biologico ad uso clinico deve essere tracciabile, per ovvi motivi di sicurezza sanitaria: dalla donazione degli organi, a quella del sangue, a quella delle cornee, e via di seguito. Abbiamo applicato gli stessi criteri di sicurezza anche alla PMA, uniformandoci alla normativa europea”.“Rispedisco quindi al mittente – conclude nel suo comunicato il Sottosegretario alla Salute On Roccella – le volgari accuse di sfacciataggine e arroganza (evidentemente rivoltemi per aver applicato la legge), ed aggiungo quelle di disinformazione e malafede”. (Silvana Stazzone)

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Procreazione assistita

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 agosto 2011

Lugano (in Svizzera a pochi chilometri dal confine italiano) Nel pomeriggio del 10 settembre gli esperti del centro svizzero saranno a disposizione delle coppie. Inoltre, ci sarà la possibilità di visitare la clinica. La struttura di via Maraini 8, che si sviluppa su cinque piani con una superficie complessiva di 1.800 metri quadrati, raccoglie sei studi medici, laboratori di embriologia e andrologia, due sale operatorie con i locali per la sterilizzazione e sette camere post intervento, oltre a ProCreaLab, il laboratorio di genetica. La giornata del “porte aperte” di Procrea inizia alle 14.30 con le visite libere della struttura. Lo staff medico e scientifico sarà a disposizione per presentare gli aspetti della procreazione medico assistita. Una pausa caffè darà inoltre la possibilità di approfondire a livello individuale eventuali tematiche con medici e biologi. Davanti a tecniche ormai consolidate e che permettono alle coppie con problemi di infertilità di coronare il loro sogno di diventare genitori, il tema della procreazione rimane abbastanza sconosciuto e guardato con diffidenza». Maurizio Minoli, direttore del centro internazionale per la fecondazione assistita ProCrea di Lugano, lancia così la seconda giornata del “porte aperte” in programma sabato 10 settembre. Una giornata in cui gli esperti di medicina della riproduzione si mettono a disposizione delle coppie per spiegare metodi e tecniche, e per far visitare il centro di via Maraini in Canton Ticino.
ProCrea è il maggiore centro di fertilità della Svizzera ed è un polo di riferimento internazionale. ProCrea è composto da un’équipe professionale di medici, biologi e genetisti specialisti in fisiopatologia della riproduzione. Unico centro svizzero ad avere al suo interno un laboratorio accreditato di genetica molecolare (www.procrealab.ch), ProCrea esegue analisi genetiche per lo studio dell’infertilità con tecniche d’avanguardia. La sede principale è a Lugano in via Clemente Maraini, 8. http://www.procrea.ch.

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La genetica guida la procreazione assistita

Posted by fidest press agency su martedì, 28 giugno 2011

Terapie sempre più su misura al centro internazionale di fecondazione medico assistita ProCrea che dal 27 giugno all’1 luglio celebra la “Settimana della fertilità” con consulti gratuiti per le coppie Capire il problema per intervenire nel modo più opportuno. La genetica viene incontro alle coppie infertili svelando le predisposizioni dell’organismo, le caratteristiche di ciascuno per trovare la risposta migliore al desiderio di diventare genitori. «Le analisi genetiche permettono di avere un quadro clinico del paziente molto ampio, permettendoci di individuare la strada più adatta da percorre per arrivare ad una gravidanza», premette Giuditta Filippini, direttrice del laboratorio di genetica di ProCrea, centro internazionale di medicina della riproduzione con sede a Lugano (Svizzera) che in questi giorni celebra la “Settimana della fertilità”. Il laboratorio di ProCrea, ProCreaLab, ha recentemente ottenuto l’accreditamento Iso 15189 per “l’adempimento di requisiti particolari di qualità e competenza dei laboratori di analisi cliniche”. Ovvero, l’accreditamento per il servizio al paziente. «Perché è dal paziente che bisogna partire per individuare la terapia più adeguata», sottolinea Filippini.
ProCrea – Con una lunga esperienza nel campo della medicina della riproduzione, ProCrea è il maggiore centro di fertilità della Svizzera ed è un polo di riferimento internazionale. ProCrea è composto da un’équipe professionale di medici, biologi e genetisti specialisti in fisiopatologia della riproduzione. Unico centro svizzero ad avere al suo interno un laboratorio accreditato di genetica molecolare (www.procrealab.ch), ProCrea esegue analisi genetiche per lo studio dell’infertilità con tecniche d’avanguardia. La sede principale è a Lugano in via Clemente Maraini, 8. http://www.procrea.ch.

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Procreazione assistita

Posted by fidest press agency su martedì, 26 Mag 2009

Oltre 40 strutture hanno sottoscritto l’accordo sulla modulazione del programma terapeutico all’indomani della sentenza della Consulta Un comportamento comune per aiutare la coppia ad raggiungere il risultato. Quando “risultato” significa diventare genitori. Con la recente sentenza della Consulta che ha cambiato prospettiva alla Legge 40, SISMER -Società italiana di Studi di Medicina della Riproduzione- si è fatta promotrice di un tavolo di lavoro tra centri pubblici e privati per arrivare a definire un protocollo comune di comportamento sul quale operare e lavorare e, tra un anno, confrontarsi. Il documento, che è stato sottoscritto ieri, domenica 24 maggio, ha visto l’adesione di oltre 40 centri di PMA distribuiti in tutta Italia. «La sentenza della Corte Costituzionale ha introdotto nuovi elementi nell’applicazione coerente della Legge 40  con estrema chiarezza(e senza quindi possibilità di diverse interpretazioni) , ha eliminato le rigidità e le direttive sanitarie pre-costituite imposte dalla legge 40. Da oggi anche i trattamenti per la infertilità possono riacquistare la dignità di ogni procedura medica : impostare un percorso terapeutico personalizzato.  Concordando sulla necessità di offrire alle coppie il massimo dell’efficacia terapeutica ed il minimo dei rischi per la salute, di contenere al massimo la creazione di embrioni in eccesso, e quindi la loro crioconservazione, e di tutelare la salute dei nascituri, limitando le gravidanze multiple, i centri hanno deciso di «allinearsi ad un comune comportamento nel proporre alla coppia un piano terapeutico individualizzato per quanto riguarda il numero di ovociti da inseminare ed il numero di embrioni da trasferire nell’utero della paziente», si legge nel protocollo che prevede tra un anno un momento di valutazione dei risultati raggiunti. In concreto, le coppie quindi saranno valutate secondo una “griglia” che tiene conto dell’età della donna, della qualità del liquido seminale, di precedenti fallimenti e del tipo di risposta ovarica. L’elaborazione di questi dati potrà dare indicazioni sul numero degli embrioni da formare. Grande importanza torna ad assumere la componente qualità del centro e il suo adeguamento alle direttive europee per quanto riguarda gli aspetti strutturali ed organizzativi. «La prassi della procreazione assistita è radicalmente cambiata dal 2004 ad oggi -continua Ferraretti- Le principali linee di innovazione internazionali hanno portato ad una maggiore modulazione e personalizzazione delle terapie tendenti a migliorare la qualità embrionaria, più che la quantità. In alcuni Paesi c’è un tasso di gravidanza cumulativo doppio rispetto a quello italiano. Lo sforzo che facciamo all’interno del nuovo scenario normativo ci porterà a ridurre la distanza con l’Europa». «Il percorso intrapreso con la firma del protocollo porterà ad uno sviluppo della scienza medica in Italia tutelando la salute della donna e del nascituro», commenta Luca Gianaroli, presidente eletto della Società Europea di Riproduzione umana e di Embriologia -ESHRE. «Non saremo più uno dei fanalini di coda dell’Europa».
Sismer – Società Italiana di Studi di Medicina della Riproduzione – Opera nell’ambito dell’infertilità umana e della procreazione medicalmente assistita dal 1994. SISMER costituita come realtà indipendente, lavora con medici, biologi e personale infermieristico specializzato, svolge attività scientifica e di ricerca. È in grado di far fronte a qualsiasi necessità della coppia infertile. La sede centrale è a Bologna (via Mazzini, 12) con centri satellite dislocati in altre regioni italiane. http://www.sismer.it.

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Riproduzione assistita

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2009

Sono 10mila le coppie italiane che, ogni anno, si rivolgono nei centri esteri specializzati nella procreazione assistita. A svelarlo è Sismer, società italiana di studi di medicina della riproduzione, che in collaborazione con Eshre, società europea di riproduzione umana, ha condotto uno studio metodologico in 20 centri FIVET dei sei paesi europei dove maggiormente emigrano le coppie. Spagna, Svizzera, Belgio, Slovenia, Repubblica Ceca e Danimarca: questi i Paesi in cui ha operato l’equipe dei medici di Eshre, di cui ha fatto parte Anna Pia Ferraretti, direttore scientifico di Sismer.In questi 20 centri, tra novembre 2008 e gennaio 2009, sono state trattate 1.157 coppie, che arrivavano da vari Paesi, non solo europei. Nel dettaglio: 392 coppie (36%) erano italiane. Nella classifica, segue la Germania, con 176 coppie (16%), poi altri Paesi, con una percentuale inferiore al 10%. «La migrazione per trattamenti riproduttivi non è solo un fenomeno Italiano -commenta Anna Pia Ferraretti-, ma l’Italia si pone largamente al primo posto». I dati, raccolti in questionari anonimi, svelano poi che le coppie italiane che si recano all’estero sono tutte coppie eterosessuali, sposate (80%) o conviventi (20%). L’età media delle donne è di 38 anni (minimo 21- massimo 51) e la maggior parte (232, cioè il 59,2%) ha comunque tra i 30 e 40 anni.
«Le coppie italiane non vanno quindi all’estero per cercare trattamenti “strani”, ma solo per cercare di avere un figlio all’interno di una coppia “normale” ed in età riproduttiva “normale”», è ancora il commento di Anna Pia Ferraretti, direttore scientifico di SismerProseguendo con i dati, tra i Paesi che hanno partecipato allo studio, le coppie italiane si recano soprattutto in Svizzera ( 50%), in Spagna ( 30%) e in Belgio (12%). La maggior parte, circa il 60%, si reca all’estero per ottenere trattamenti che sono illegali in Italia: donazione di seme, donazione di ovociti e, in minore misura, diagnosi genetica pre-impianto (PGD). Per la donazione di seme si recano soprattutto in Svizzera, per la donazione di ovociti in Spagna, per la PGD in Belgio o Spagna. «Il 40% delle coppie si reca quindi all’estero per eseguire trattamenti che sono leciti in Italia, ma che credono essere più efficaci in Paesi dove esiste una legge liberale -chiosa Anna Pia Ferraretti-. 389 coppie italiane migrate all’estero in un solo mese e in soli 20 centri, significa un esodo di almeno 10mila l’anno. Cercare il massimo della qualità per i trattamenti sanitari, ovunque essi vengano offerti, è un diritto di tutti i cittadini, ma le motivazioni che spingono le coppie infertili a recarsi all’estero sono quasi esclusivamente legate ai limiti imposti dalla Legge 40; non è quindi una libera scelta. La recente consulta che ha dichiarato incostituzionali alcuni punti della legge non sarà in grado di evitare completamente la migrazione delle coppie Italiane, in quanto alcuni divieti rimarranno inalterati (donazione di seme e di ovociti), ma apre grandi speranze».

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Procreazione assistita

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2009

“I dati presentati sul terzo rapporto del registro di tecniche di procreazione assistita non solo sono allarmanti ma sono in controtendenza con i dati del registro europeo, che dimostra chiaramente come l’Italia sia il fanalino di coda sia nel numero di coppie trattate per milione di abitanti -solo il Montenegro ha dati più bassi-, sia in termini di gravidanze plurime”. E’ netto e deciso il commento di Luca Gianaroli, presidente eletto della Società Europea di Riproduzione umana e di Embriologia. Allarmante è soprattutto il dato sulle gravidenza plurime: “In Italia, un bambino su due nato grazie alle tecniche di procreazione assistita appartiene a gravidanze gemellari o trigemine, contro un bambino su 20 o 25 che nasce dalle medesime tecniche nei paesi del Nord Europa”, spiega Gianaroli, che rivela come “solo tre paesi dei Balcani ci superano in questa triste casistica”.  “Grave risulta inoltre -riprende il presidente eletto della Società Europea di Riproduzione umana e di Embriologia- che non si tenga conto dei costi enormi, non solo per i pazienti ma anche per le Regioni, dell’utilizzo quasi paralizzante delle rianimazioni neonatali. In alcuni ospedali è ormai difficile per un neonato singolo avere le cure appropriate a causa del continuo aumento delle nascite plurime. Ancora più allarmante è il tentativo di addossare la responsabilità delle nascite plurime ai centri, quasi generassero una cattiva medicina, non tenendo conto che il fenomeno è stato esasperato proprio dalla applicazione della legge 40”. Ma quello che appare inquietante è la presentazione e l’interpretazione dei dati del rapporto. “Nei Paesi europei, dove esiste un registro nazionale, i dati vengono presentati e discussi con i centri e l’intera raccolta di informazioni è in possesso delle strutture sanitarie che hanno generato i dati -spiega Luca Gianaroli-. Nel nostro Paese, i centri apprendono alcuni dati parziali dalle agenzie di stampa. Nonostante questa stortura del percorso informativo, è possibile che in numeri assoluti aumentino i cicli e i trattamenti anche a causa della loro scarsa efficacia, che obbliga le coppie a reiterare i tentativi stessi con costi e perdite di tempo mai calcolati accuratamente”.

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