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Il 72% dei consumatori digitali del Nordest acquista prodotti e servizi all’estero

Posted by fidest press agency su domenica, 8 dicembre 2019

Un terzo degli acquirenti digitali del Nordest acquista prodotti online inizialmente condivisi sui social media e 7 consumatori digitali su 10 comprano da siti e piattaforme internazionali. I consumatori digitali del Nordest si distinguono per la loro sensibilità green, riservando particolare attenzione alla sostenibilità dei prodotti e delle confezioni con cui questi vengono spediti. Pasti a domicilio, abbigliamento e libri sono tra i prodotti più acquistati dagli acquirenti del Nordest attraverso piattaforme digitali[1]. Il 18% delle imprese online in Italia è del Nordest: la maggior parte rappresentate da Veneto (7%) ed Emilia Romagna (7%), seguite da Friuli-Venezia Giulia (2%) e Trentino-Alto Adige (2%).Queste alcune delle evidenze emerse oggi in occasione della prima edizione di Netcomm Forum Nord-Est, il primo appuntamento con l’evento di riferimento per la trasformazione digitale delle imprese locali, organizzato da Netcomm, il Consorzio del commercio digitale in Italia, in collaborazione con Fiera di Padova.“Il Nordest ha tassi di crescita intorno al 20% annuo, sia nei volumi d’affari delle vendite online sia delle imprese coinvolte, ben superiore a quello medio nazionale. Un territorio fertile, dunque, dove le prospettive di trasformazione digitale rappresentano una grande opportunità anche per il resto del Paese, in cui quest’anno gli acquisti online hanno sfiorato i 31,6 miliardi di euro, con una crescita del 15%.” Commenta Roberto Liscia, Presidente di Netcomm, il Consorzio del commercio digitale in Italia. “Attraverso questa prima edizione di Netcomm Forum Nord-Est abbiamo voluto sensibilizzare manager e professionisti al necessario e inevitabile percorso di evoluzione digitale che le pmi del territorio devono intraprendere per poter stare al passo con le sfide internazionali, in termini di offerta e competitività. Il digitale è una grande opportunità e se le imprese sapranno fare rete tra loro, investendo nelle tecnologie e nelle competenze necessarie, potranno lavorare insieme per un modello di business sempre più competitivo in una prospettiva internazionale.”
“Il commercio on line, sia b2b sia b2c è un canale oramai fondamentale per ogni azienda e le case history presentate nel corso di questo Forum lo hanno evidenziato chiaramente – sottolinea il direttore generale di Fiera di Padova Luca Veronesi – Il compito di una Fiera al passo con i tempi è mettere a disposizione delle imprese non solo spazi espositivi ma anche servizi informativi ed educativi ad alto valore aggiunto. Questa prima edizione di Netcomm Forum è uno di questi: approfondire e aggiornare con relatori di altissimo profilo le proprie conoscenze sul commercio on line è una opportunità che abbiamo offerto insieme a Netcomm a tutti gli imprenditori del Nord Est, perché Fiera di Padova ha l’obiettivo di essere riconosciuta sempre più come un luogo dove ogni iniziativa ruota attorno all’innovazione, alla conoscenza e allo scambio di esperienze.”Netcomm Forum Nord-Est ha rappresentato il primo spin-off geografico del consolidato appuntamento di Netcomm Forum, arrivato proprio quest’anno alla sua quattordicesima edizione a Milano, con oltre 250 imprese espositrici e registrando un record di oltre 17 mila presenze.Sono intervenuti, nel corso della giornata, Roberto Liscia, Presidente di Netcomm; Silvia Elia Legal Advisor and Policy Affairs di Netcomm; Giulio Finzi, Senior Partner di Netcomm Services; Valentina Pontiggia, Direttore Osservatorio eCommerce B2c, Politecnico di Milano; Fabrizio Dughiero, dell’Università di Padova; Simone Ranucci Brandimarte, Co-fondatore e presidente del Gruppo DigiTouch; Gianluca Borsotti, CEO & Founder di Mister Worker; Daniele Bruttini Founder, Quomi Srl; Simona Casarotto Responsabile della Comunicazione, SUN68; Giulia Chiari Head of Partnership, AliExpress; Paolo Costa Digital Manager, Sacchi Elettroforniture SpA; Maurizio Menniti Responsabile e-commerce e web marketing, UYN; Stefano Branduardi Marketing Director, MailUp; Franco Conzato Direttore, Nuovo Centro Estero Veneto e Promex, Azienda Speciale CCIAA di Padova; Mariagrazia Flaibani, Digital Marketing Director Worldwide di Electrolux; Antonella Girone, eCommerce and Digital Marketing Manager di Salewa; Rita Polarolo, Responsabile del programma Amazon – Made in Italy, Amazon; Paola Trecarichi Senior Head di HiPay Italia
Tra le eccellenze tecnologiche del territorio, hanno partecipato all’evento Uqido, software house padovana attiva nella realtà virtuale e aumentata, nel machine learning, nell’IoT e nell’intelligenza artificiale; e Fattoretto, agenzia veneta tra le più riconosciute nel panorama italiano, specializzata in consulenza SEO e Digital PR per e-commerce.

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Più di 200 milioni di € per promuovere i prodotti agroalimentari europei all’interno e all’esterno dell’UE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 novembre 2019

Il programma di lavoro 2020 relativo alla politica di promozione, adottato oggi dalla Commissione, definisce le principali priorità del sostegno. La politica dell’UE nella promozione dei prodotti agroalimentari si prefigge di aiutare il settore ad approfittare al meglio del mercato agroalimentare globale, sempre più grande e dinamico, di sensibilizzare i cittadini sui regimi di qualità, compresi i prodotti biologici, e di sostenere i produttori che si trovano a far fronte a turbative di mercato o alla perdita di fiducia dei consumatori.Nel 2020 più della metà del bilancio (118 milioni di €) sarà destinato a campagne per mercati al di fuori dell’UE con un elevato potenziale di crescita, come Canada, Cina, Giappone, Corea, Messico e Stati Uniti. Le campagne selezionate dovrebbero migliorare la competitività e il consumo dei prodotti agroalimentari dell’Unione, ottimizzarne l’immagine e aumentare la loro quota di mercato nei paesi interessati.Le campagne informeranno inoltre i consumatori dell’UE e del resto del mondo dei vari regimi e delle diverse etichette di qualità dell’UE, quali le indicazioni geografiche. Le campagne intendono inoltre mettere in evidenza gli elevati standard di sicurezza e qualità, la diversità e gli aspetti tradizionali dei prodotti agroalimentari dell’UE. Infine, all’interno dell’UE, l’accento sarà posto sulla promozione di un’alimentazione sana e sull’aumento del consumo di frutta e verdura fresca nel quadro di un’alimentazione equilibrata.Gli inviti a presentare proposte per le prossime campagne saranno pubblicati nel gennaio 2020. Un’ampia gamma di organismi, come le organizzazioni professionali, le organizzazioni di produttori e i gruppi agroalimentari responsabili delle attività di promozione, possono presentare proposte e richiedere finanziamenti.
I cosiddetti programmi “semplici” possono essere presentati da una o più organizzazioni del medesimo Stato membro; i programmi “multipli” coinvolgono almeno due organizzazioni nazionali provenienti da almeno due Stati membri o da almeno una o più organizzazioni europee.Per il 2020 i programmi semplici riceveranno 100 milioni di € e i programmi multipli 91,4 milioni di €.Un importo supplementare di 9,5 milioni di € è riservato alle iniziative della Commissione. Tra queste figurano la partecipazione a fiere e campagne di comunicazione, nonché iniziative diplomatiche promosse dal commissario per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale e accompagnate da una delegazione commerciale.

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Richiesta Iva agevolata al 10% sui prodotti per l’infanzia

Posted by fidest press agency su sabato, 19 ottobre 2019

Prosegue l’impegno di Altroconsumo a sostegno dei consumatori con un’iniziativa finalizzata a ottenere l’applicazione dell’Iva agevolata al 10% sui prodotti per l’infanzia. Una proposta che, da un lato, l’Organizzazione di consumatori ha portato all’attenzione del Ministro dell’economia Roberto Gualtieri e del Ministro per la Famiglia Elena Bonetti e che, dall’altro, in attesa che la politica faccia il suo corso, vede Altroconsumo intervenire direttamente a sostegno dei consumatori con un’azione concreta. Proprio a partire da oggi, infatti, grazie alla collaborazione con QuiMammeShop.it si potranno acquistare prodotti per l’infanzia ad un prezzo ribassato come se l’Iva fosse al 10%, la percentuale che – secondo l’Organizzazione – dovrebbe essere applicata a tutti i prodotti indispensabili per la cura dei bambini.Una serie di prodotti indispensabili per la cura dei bambini, dai pannolini ai seggiolini auto, nel nostro Paese sono tassati con Iva al 22%, la stessa percentuale applicata ai beni di lusso. Una vera e propria ingiustizia se si considera l’Iva agevolata, rispettivamente al 5 e 10%, per prodotti alimentari non di prima necessità, come ad esempio i tartufi, e per gli oggetti d’arte e i francobolli da collezione.Eppure quella per la cura dei bebè è una voce di spesa non comprimibile che grava pesantemente sui bilanci familiari: basti pensare che in Italia si spendono oltre 380 milioni l’anno solo per i pannolini. A questa spesa vanno aggiunti una serie di prodotti che è obbligatorio acquistare come i seggiolini auto (fino ai 12 anni di età), o necessari, come i seggioloni per la pappa.
Fino al 9 dicembre, registrandosi su http://www.altroconsumo.it/babyiva, è possibile ottenere un coupon per acquistare su QuimammeShop.it una serie di prodotti indispensabili per la cura e la crescita dei bambini (ad esempio pannolini, seggiolini auto, prodotti di puericultura leggera, ecc…) con prezzo ridotto, al costo che avrebbero se godessero dell’IVA agevolata al 10%. Un’azione concreta a testimonianza del sostegno di Altroconsumo alla natalità e alla tutela delle famiglie italiane che sottolinea il valore e l’importanza delle nuove generazioni per il futuro del Paese.

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Cresce il valore degli acquisti online di prodotti di cosmetica

Posted by fidest press agency su domenica, 11 agosto 2019

Salendo del 21% nel 2018 rispetto all’anno precedente e facendo registrare un ritmo di crescita in linea con quello dell’intero eCommerce italiano, sfiorando i 390 mln euro.
Anche gli acquirenti online di prodotti di cosmetica sono cresciuti in media del 21% negli ultimi tre anni, raggiungendo i 6,4 milioni di individui nel 2018, 3,8 milioni dei quali sono acquirenti abituali (ovvero, hanno acquistato più di una volta un prodotto di cosmetica negli ultimi sei mesi).Per quanto concerne il valore degli acquisti online di cosmetica, la crescita si incrementa più velocemente (+31% medio Y/Y negli ultimi tre anni) del numero di acquirenti online e questo mostra come stia aumentando la spesa media per acquirente, guidata dall’aumento della frequenza degli acquisti.Il valore dell’acquistato eCommerce sul totale degli ordini (online + offline) è molto variabile in funzione della categoria di prodotto: si va dal 2% del trucco viso, al 6% dei Profumi fino all’11% dei prodotti per il trucco delle mani.Aumenta sempre più la concentrazione del mercato e pochi merchant dominano la scena: se nel 2015 i top 10 merchant della cosmetica online facevano registrare il 73% degli acquisti, nel 2018 la percentuale è cresciuta fino a toccare l’83%. Il peso dei retailer tradizionali è più forte nell’eCommerce di Cosmetica rispetto all’eCommerce di tutti i prodotti: per ogni acquisto online di un prodotto di cosmetica presso un retailer tradizionale se ne registrano 3,5 dagli eRetailer. Lo stesso rapporto nell’intero eCommerce di prodotti è pari al 6,3 nel 2018. La dinamica rilevata nel 2018 porta stimare per l’intero 2019 acquisti online per un valore di circa 470 M€.

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Prodotti per la sigaretta elelttronica illegali

Posted by fidest press agency su martedì, 6 agosto 2019

Diciassettemila flaconi e oltre 700 litri di liquidi per la sigaretta elettronica appena sequestrati ad Agnano dalle Fiamme Gialle in un laboratorio clandestino, bottiglie di nicotina prelevati dai Nas di Catanzaro destinate alla distribuzione al pubblico in Calabria dopo aver miscelato gli aromi nel retrobottega di un negozio (attività vietata dalla legge). Mentre a dicembre 2018 è stato scoperto a Napoli un giro di contrabbando di nicotina e liquidi da svapo provenienti da laboratori cinesi e destinati al mercato europeo. Una goccia in un mare di irregolarità come sottolineato dai Nas che hanno dichiarato che ‘si tratta solo di alcuni prodotti, il totale è ben maggiore’. “Lo svapo è il settore emergente degli illeciti, e il danno all’erario è un effetto collaterale’ spiega il Professor Fabio Beatrice, Specialista in Otorinolaringoiatria e Direttore del Centro Antifumo dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino che aggiunge: ‘Quello che ci preoccupa sono i rischi per la salute per gli eventuali sprovveduti consumatori che acquistano prodotti che possono essere contaminati da sostanze pericolose e provocare intossicazioni anche gravi. Quando si parla di sostanze che in qualche modo vengono introdotte nell’organismo la qualità è un elemento irrinunciabile”. Per fortuna il fumatore elettronico è generalmente un consumatore attento e consapevole, così come testimoniato anche da un recente sondaggio online condotto da 445 utilizzatori di e-cig commissionato da Flavour Art, azienda made in Italy leader nella produzione di aromi e liquidi per la sigaretta elettronica. Il sondaggio è stato somministrato online a uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 65 anni, svapatori o fumatori duali nel periodo tra il 7 marzo e il. 7 maggio 2019 attraverso Facebook.Attento a ciò che introduce nell’organismo tramite il proprio dispositivo elettronico, lo svapatore medio è un consumatore consapevole e responsabile: quasi il 50% dei partecipanti non acquista mai liquidi di cui non conosce la provenienza ed è attento alla filiera di produzione e il 20% non deroga a questa regola ‘quasi mai’, rimane però un 30% (uno su tre) che spesso compra composti per svapare senza fare attenzione all’etichetta e si dimostrano poco attenti al concetto di qualità.

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I prodotti siciliani sbarcano negli USA

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 novembre 2018

SACE SIMEST, il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, sostiene la crescita sul mercato statunitense di Bionap, azienda catanese specializzata nella produzione di estratti vegetali destinati a cosmetici, integratori alimentari e dispositivi medici.
Nel dettaglio, SACE ha garantito un finanziamento del valore di 500.000 euro finalizzato a consolidare la presenza all’estero dell’azienda siciliana e che consentirà in particolare di sostenere i costi legati alla nascita della sua nuova sede americana. Gli Stati Uniti rappresentano infatti uno dei principali partner commerciali di Bionap, il cui fatturato deriva per oltre il 90% dalle sue attività di export. L’apertura della nuova sede commerciale fa seguito agli studi di fattibilità che l’azienda ha portato avanti nel corso del 2018, finanziati da SIMEST.“Siamo grati a SACE SIMEST per averci supportato in un progetto fondamentale per rafforzare la presenza di Bionap sui mercati internazionali,” – ha dichiarato Gianpiero Alessi, Direttore Generale di Bionap –. “Dopo gli studi preliminari finanziati da SIMEST, abbiamo scelto di aprire una sede americana, con il sostegno assicurativo di SACE, per poter sfruttare al meglio le enormi potenzialità offerte dal mercato statunitense. La presenza in loco ci permetterà infatti di approcciare direttamente i nostri clienti, garantendo una maggiore qualità del servizio e dando notevole visibilità ai nostri prodotti.”
Bionap è un’azienda italiana, verticalmente integrata, specializzata nella ricerca e nella produzione di estratti standardizzati derivati da piante e frutti dell’area mediterranea, per l’uso nei settori nutraceutico, cosmeceutico e veterinario. Bionap punta sulla ricerca di nuovi principi attivi di origine vegetale, valorizzando la biodiversità del Mediterraneo e il riutilizzo dei sottoprodotti dell’agricoltura. Per garantire un rigoroso supporto scientifico, l’azienda intrattiene rapporti con università e centri di ricerca internazionali: a testimonianza di questa costante spinta verso l’innovazione, Legambiente le ha conferito il titolo di “Campione dell’economia circolare”.
SACE SIMEST, che è presente nella regione con l’ufficio di Palermo, conferma il proprio impegno a favore delle tante PMI siciliane che si affacciano con sempre più coraggio sui mercati internazionali: nel solo 2017, il Polo ha mobilitato più di 93 milioni di euro a favore di oltre 460 aziende del territorio.

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Protezione solare, ecco come utilizzare i prodotti per maggiore efficacia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 agosto 2018

La quantità di protezione solare effettivamente ricevuta tramite i prodotti in commercio dipende dal modo di utilizzo nella quotidianità, secondo quanto riferisce uno studio pubblicato su Acta Dermato-Venereologica. «Le persone non ricevono i massimi benefici di protezione solare dalle radiazioni ultraviolette, perché applicano i prodotti in modo più scarso rispetto a quanto raccomandato dai produttori, che utilizzano una quantità di 2 mg/cm2per ottenere il punteggio del fattore di protezione solare (SPF)» spiega Antony Young, del King’s College di Londra, primo autore dello studio. I ricercatori hanno diviso una coorte di 16 volontari con pelle chiara in due gruppi di otto (tre donne e cinque uomini ciascuno). Un gruppo ha ricevuto una singola esposizione ai raggi ultravioletti (UV), per simulare la luce solare, in aree non trattate o trattate con una crema solare ad alto SPF di vario spessore, da 0,75 mg a 1,3 mg fino a 2 mg/cm2. L’altro gruppo ha ricevuto esposizioni per cinque giorni consecutivi, per imitare l’esposizione continua durante le vacanze. La quantità di esposizione UV è stata variata nel corso dell’esperimento, al fine di replicare le condizioni nelle destinazioni di vacanza, come Tenerife, Florida e Brasile. Le biopsie delle aree della pelle esposte alla luce UV hanno mostrato nel gruppo ripetutamente esposto ai raggi UV un notevole danno al DNA nelle aree che non hanno ricevuto protezione solare, anche se la dose UV era molto bassa. I danni si sono ridotti quando la crema solare è stata applicata a uno spessore di 0,75 mg/cm2e sono diminuiti considerevolmente quando sono stati applicati 2 mg/cm2di crema solare, anche con esposizioni UV molto più elevate. Cinque giorni di esposizione a UV ad alte dosi con la crema solare a 2 mg/cm2hanno mostrato un danno significativamente inferiore rispetto a una sola esposizione a una dose UV bassa senza protezione solare su tutti i campioni. «Non c’è dubbio che la protezione solare sia importante contro il cancro. Tuttavia, quello che mostra la nostra ricerca è che il modo in cui viene applicata la protezione solare svolge un ruolo importante nel determinare quanto sia efficace. Dato che la maggior parte delle persone non usa le creme solari nel modo in cui esse vengono testate dai produttori, è meglio che si utilizzi un SPF molto più alto di quanto si pensi necessario» concludono gli autori.(Acta Derm Venereol. 2018. doi: 10.2340/00015555-2992 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29944164 fonte: doctor33)

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Canapa light e prodotti a base di Cbd e Cbg, c’è bisogno di chiarezza

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 agosto 2018

I Prodotti derivati dalla cannabis non terapeutica stanno comparendo in alcune farmacie: questo ha suscitato interesse di alcuni colleghi farmacisti e perplessità di altri. Lo stesso ministro della Salute Giulia Grillo ha di recente sottolineato la confusione generata dall’uso improprio da parte di alcuni negozi di libera vendita della definizione “cannabis light terapeutica” che, ha detto, «non esiste. Sono argomenti tra loro totalmente differenti – ha precisato il ministro – non vanno confusi». In attesa della risposta dell’Avvocatura di Stato che sul tema è stato interrogato dal ministero stesso, Farmacista33 ha intanto chiesto chiarimenti tecnici a Marco Ternelli, farmacista galenista per avere un polso della situazione attuale.«I prodotti derivati dalla cannabis non terapeutica (diversi dalla cosiddetta canapa light, ndr.) contengono cannabinoidi non stupefacenti, in quanto non contengono il Thc neanche in piccola percentuali, ma altre sostanze, in particolare Cbd (cannabidiolo), Cbg (cannabigerolo) e i terpeni, che peraltro non sono presenti esclusivamente nella cannabis – spiega Ternelli. E continua: «Quindi si tratta di prodotti che non sono sottoposti ai controlli propri degli stupefacenti». In Italia la registrazione di questi prodotti avviene nella categoria degli aromi per alimenti certificati che oltre ai test sui componenti deve dimostrare di essere completamente atossico e non contenere Thc. Bisogna capire se qualcosa potrebbe cambiare nei prossimi tempi. Ternelli ricorda che non sono stati fatti studi clinici sui prodotti contenenti Cbd e Cbg, ma riporta che «studi di tipo preclinico avevano dimostrato che per alcune patologie il Cbd e il Cbg offrono benefici tangibili». E aggiunge: «L’approvazione a fine giugno 2018 da parte dell’Fda di un farmaco in formulazione orale a base di cannabidiolo (Cbd) per il trattamento delle crisi associate a due forme rare e gravi di epilessia, potrebbe aprire a nuovi scenari. Presumibilmente questo farmaco arriverà anche in Europa, sancendo così l’efficacia terapeutica del principio attivo, e classificando il Cbd come sostanza farmaceutica dotata di attività terapeutica e indicazioni terapeutiche registrate». Il farmaco approvato, con nome commerciale Epidiolex, è stato testato per l’efficacia in tre studi clinici randomizzati, in doppio cieco, controllati con placebo. Il bisogno di chiarezza sulla commercializzazione dei prodotti a base di cannabis a uso industriale non è però solo dei farmacisti. Infatti, il Ministero delle Politiche Agricole insieme alla Commissione Agricoltura della Camera hanno lanciato la proposta di un tavolo di filiera della canapa, al quale dovrebbero sedere cinque ministeri, le organizzazioni dei produttori agricoli e il mondo della ricerca, per affrontare il tema in tutti i suoi aspetti, dalla commercializzazione dei prodotti al loro utilizzo. «Se si vogliono commercializzare i prodotti derivanti dalla coltivazione di canapa o etichettarli come alimenti o ancora dare altra destinazione bisogna che i ministeri competenti intervengano per dire quali sono i requisiti e i parametri per poterlo fare – ha spiegato Filippo Gallinella, presidente della Commissione Agricoltura, ricordando che la legge 242 regola solo la parte agricola. (by Chiara Romeo: fonte farmacista33)

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1° Rapporto sui prezzi dei prodotti ortofrutticoli

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 luglio 2018

Roma. Martedì 17 luglio, alle ore 11.30 presso l’Empire Palace Hotel (Via Aureliana 39, Sala Morosini), si svolgerà la conferenza stampa di presentazione del 1° Rapporto sui prezzi dei prodotti ortofrutticoli, dal titolo ‘Trasparenza al centro’. Il Rapporto, che sarà presentato dal Presidente di Italmercati Fabio Massimo Pallottini e dal Presidente di Borsa Merci Telematica Italiana Andrea Zanlari, contiene le rilevazioni effettuate nei centri agroalimentari all’ingrosso e rappresenta uno strumento di trasparenza a disposizione di istituzioni, produttori, operatori e consumatori.
All’appuntamento sarà presente, tra gli altri, il Sottosegretario del Ministero delle politiche agricole Alessandra Pesce.

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Il 95% dei consumatori crede che i prodotti ‘senza’ etichette siano più salutari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 gennaio 2018

etichette_viniMa in quanti sanno che si tratta di uno strumento di marketing che le aziende alimentari impiegano per cercare di catturare più consumatori in un mercato estremamente competitivo e saturo? Le etichette che pretendono di assecondare il desiderio di salute dei consumatori in realtà stanno semplicemente rischiando di fuorviarli”. Così Pietro Paganini, intervenendo questa mattina a Kuala Lumpur davanti ad una platea di oltre 600 produttori, esportatori e raffinatori di olio di palma e che, tra i partecipanti annovera anche figure chiave del governo malese tra cui il Ministro dell’industria Seri Mah Siew Keong. “Le ricerche che abbiamo realizzato nell’ultimo anno con il nostro Centro Studi – puntualizza Paganini – dimostrano che l’assenza di un ingrediente nelle etichette convince il consumatore (95%) che il prodotto è migliore, stimolando i meccanismi di scelta del nostro cervello. Parimenti le analisi effettuate a campione, fanno emergere che il 90% dei consumatori, per paura che le aspettative vengano poi disattese, si fermano all’etichetta, senza però verificare gli effetti che scaturiscono dall’assenza di un ingrediente: solo il 10% del campione infatti legge le tabelle nutrizionali e solo il 2% approfondisce con ricerche online”.
“L’esempio più eclatante di questo atteggiamento – spiega Paganini – è proprio quello dell’olio di palma, laddove la sua sostituzione con altri ingredienti non ha determinato un minor livello di grassi saturi e quindi prodotti più salubri così come non si tratta di ingredienti che provengono da coltivazioni più sostenibili”. “La conseguenza – conclude Paganini – è che il consumatore viene confuso dalle etichette, acquista un desiderio ma consuma un’illusione. E purtroppo, come nel caso dell’olio di palma, le imprese si stanno approfittando di questo meccanismo, piuttosto che essere più responsabili, prima ancora che verso l’ambiente, verso i consumatori”.

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Prodotti e servizi per la panificazione e 3D Systems

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 agosto 2017

systemATLANTA e ROCK HILL, Carolina del Sud/PRNewswire/CSM Bakery Solutions, leader internazionale in ingredienti, prodotti e servizi per la panificazione e 3D Systems Corporation (NYSE: DDD), l’ideatore della stampa e di soluzioni 3D, hanno annunciato oggi di aver raggiunto un accordo per collaborare nello sviluppo, vendita e distribuzione di stampanti 3D, prodotti e materiali per l’industria alimentare.L’accordo globale permette alle due industrie leader di unire le forze per portare sul mercato prodotti culinari, innovati e cerativi, stampati in 3D. CSM sosterrà lo sviluppo e avrà in maniera esclusiva i diritti di utilizzare la stampante ChefJet Pro 3D di 3D Systems per prodotti alimentari colorati e ad alta risoluzione per il settore culinario professionale.”Siamo davvero entusiasti rispetto a quello che questa opportunità può significare per l’industria alimentare,” ha dichiarato Marianne Kirkegaard, presidente ed amministratore delegato di CSM. “Il nostro accordo con 3D Systems ha il potenziale di re-definire l’industria alimentare,” ha detto. “Attraverso numerosi settori, la stampa 3D ha aiutato a trasformare le industrie e abbiamo tutte le ragioni di pensare che questo possa essere vero anche per l’industria alimentare. Siamo entusiasti di associarci e di continuare ad ampliare le capacità e le opportunità culinarie con la loro piattaforma.”Vyomesh Joshi, presidente ed amministratore delegato di 3D Systems, ha espresso un simile ottimismo in merito all’accordo.”Il nostro ampio e versatile portafoglio di materiali si rivolge alla più vasta gamma di applicazioni e prestazioni in stampa 3D- da quella culinaria a quella industriale,” ha detto. “Mentre continuiamo a dare impulso all’innovazione e ad esplorare partnership strategiche con i leader dell’industria, la nostra collaborazione con CSM è un connubio perfetto per usare abilmente la nostra tecnologia e le nostre capacità di ampliare applicazioni e materiali.” La partnership permette R&S, ingegneria, design, e sviluppo stampante congiunti, incentrati sulla fornitura specifica, lo sviluppo dei prodotti alimentari e i piani per l’immissione sul mercato. Dopo un’attenta analisi e discussioni, pianificazioni e ricerche di mercato dettagliate, CSM e 3D Systems hanno formalizzato questo accordo ed hanno iniziato il lavoro per portare sul mercato dei prototipi. (foto: system)

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In casa abbiamo prodotti cancerogeni?

Posted by fidest press agency su martedì, 1 agosto 2017

casaleAlcune piccole attenzioni quotidiane possono essere utili per prevenire nel tempo conseguenze dannose per la nostra salute poiché è coscienza dei più che nelle nostre case, molto spesso, sono presenti oggetti e beni di ogni tipo che contengono sostanze che alla lunga possono risultare assai dannose per noi e per i nostri cari. Innanzitutto, va da sé che alcuni prodotti facilmente rintracciabili sugli scaffali dei supermercati contengono sostanze la cui esposizione prolungata secondo la scienza e la ricerca medica possono costituire fattori cancerogeni e tra queste formaldeide, nitrobenzene, cloruro di metilene, naftalina, sono solo qualche esempio. Quindi, come non ci stancheremo mai di ripetere, è sempre bene, per ogni acquisto consapevole, leggere le etichette e le composizioni di ogni prodotto che acquistiamo ed iniziare a seguire alcune piccoli consigli che ci permettiamo di dare.
1. Evitare quindi deodoranti per l’ambiente che contengono naftalina e formaldeide. Meglio, per deodorare i nostri ambienti, quelli a base di zeolite o fragranze naturali da oli essenziali. Per le candele profumate o ornamentali, invece, bisognerebbe tenersi lontano da quelle alla paraffina aromatizzate artificialmente perché producono sostanze pericolose, fuliggine compresa. Sempre meglio quelle a base di cera d’api con stoppino in cotone.
2. Per gli amanti della pittura, della scultura, del decoupage o del bricolage bisogna stare sempre attenti ai prodotti che utilizziamo: colle, mastici epossidici, pitture acriliche, solventi e pennarelli indelebili contengono quasi sempre sostanze potenzialmente cancerogene che ci dovrebbero far sconsigliare, quindi l’esposizione ed il contatto: quindi se non se ne può proprio fare a meno perché non esistono prodotti naturali alternativi usare sempre mascherine e guanti.
3. Questo vale anche per le pitture e vernici utilizzate per tingere gli ambienti della casa: ne esistono oggigiorno di tipi che sono a basso contenuto di composti organici volatili (Voc), ed anche alcune che non ne hanno affatto. Costano un po’ di più, ma la salute viene sempre prima.
4. Anche i detergenti per tappeti e moquette possono nascondere sostanze nocive: ma anche in questo caso esistono prodotti a base di ingredienti naturali.
5. Quanto agli insetticidi inevitabili per chi possiede un animale in casa con tutte le conseguenze del caso tra cui zecche, pulci e pidocchi è sufficiente usare prodotti a base di lindano e ricordarsi di seguire le semplici regole su come, quando e dove utilizzarli.
6. Anche nell’acquisto degli abiti si può usare qualche accortezza specie se non compriamo quelli che possono essere puliti e smacchiati con il percloroetilene. Evitiamo quindi lavaggi a secco o se proprio non ne possiamo fare a meno, cerchiamo le lavanderie che utilizzano anidride carbonica liquida o detergenti a base di succo di agrumi.
7. Arriviamo alla cottura dei cibi: il microonde è stata una rivoluzione ormai insostituibile in quasi tutte le case: dovremmo essere consapevoli che è sempre meglio cucinare le varie pietanze in contenitori di ceramica o coccio. Ma purtroppo continuiamo ad assistere a di tutto: incominciamo a bandire la plastica anche per la cottura nel microonde.
E così via, la lista potrebbe allungarsi ad un’infinità di prodotti e comportamenti, ma per oggi incominciamo da queste piccole accortezze.

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Pesticidi: i deputati chiedono una rapida approvazione dei prodotti fitosanitari a basso rischio

Posted by fidest press agency su domenica, 12 febbraio 2017

agricoltura_4Bruxelles parlamento europeo. I pesticidi biologici a basso rischio, che potrebbero sostituire quelli a rischio per l’ambiente e la salute umana, non possono ancora essere pienamente utilizzati nell’UE a causa delle modalità di certificazione troppo lente e complesse. Lunedì, i deputati inviteranno la Commissione a proporre una revisione delle norme. Una risoluzione sarà posta in votazione martedì.Nel progetto di risoluzione, i deputati rilevano che l’utilizzo dei prodotti fitosanitari tradizionali è sempre più controverso a causa dei rischi che essi comportano per la salute umana e per l’ambiente. Tuttavia, solo sette sostanze attive classificate come alternative a “basso rischio” sono state approvate per l’utilizzo nell’Unione. Il Parlamento invita la Commissione a proporre un progetto di legge entro la fine del 2018 per accelerare la valutazione, l’autorizzazione e la registrazione dei pesticidi a basso rischio.

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Il Codacons presenta un esposto alla Procura della Repubblica sul caso delle emissioni di alcuni modelli di auto prodotti dalla FCA

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 gennaio 2017

auto industryCrediamo sia necessario accertare se i motori diesel oggetto di contestazione da parte delle autorità statunitensi siano commercializzati anche in Italia, o se lo siano stati in passato – spiega il Codacons – Dalle dichiarazioni rilasciate da Sergio Marchionne sembra escludersi tale possibilità, ma nell’interesse degli automobilisti italiani crediamo sia doveroso aprire una indagine specifica, considerato che la quota di mercato delle auto Fca ha raggiunto in Italia il 28,94% nel 2016, e il solo marchio Jeep ha fatto segnare un incremento delle vendite del +35%.Secondo uno studio del 2014 di una società belga “Transport and Environment” (T&E) per le nuove auto diesel le emissioni di ossidi di azoto sono in media cinque volte superiori su strada rispetto al limite consentito e solo un’auto su dieci rispetta il livello dichiarato.“Seguiremo l‘evolversi della vicenda e, se dovesse emergere il coinvolgimento del mercato italiano, siamo pronti ad assistere i proprietari di vetture Fca in eventuali azioni legali, compresa una class action, al pari di quanto già fatto dal Codacons per il caso Volkswagen” – conclude l’Associazione.

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Prodotti d’investimento al dettaglio e assicurativi preassemblati: il Parlamento boccia la proposta della Commissione

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 settembre 2016

parlamento europeoUn progetto di legge volto a proteggere gli investitori al dettaglio è stato respinto mercoledì dai deputati, poiché risulta cosi “imperfetto e fuorviante” che potrebbe far perdere soldi. Il testo sarà rinviato alla Commissione europea per una revisione.
I deputati hanno approvato una risoluzione che chiede modifiche alla legislazione sui “prodotti d’investimento al dettaglio e assicurativi preassemblati” (PRIIPs) – un mercato del valore fino a 10.000 miliardi di euro – con 602 voti in favore, 4 contrari e 12 astensioni.Gli investitori al dettaglio, persone senza una competenza tecnica in materia che necessitano quindi di maggiore informazione, generalmente utilizzano i PPIIRs per generare fondi per pagare un mutuo o per finanziare l’istruzione dei propri figli.Il Parlamento ha sostenuto il parere della sua commissione per gli affari economici e monetari che ha proposto nuovi standard normativi tecnici (RTS), che i fornitori devono soddisfare per garantire una maggiore trasparenza e chiarezza per gli investitori, dopo aver ritenuto inadeguati gli attuali standard.La Commissione dovrà ora proporre nuovi RTS per l’attuazione della normativa PRIIPs, che entrerà in vigore il 31 dicembre 2016.

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Codice etico dei prodotti di investimento

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 luglio 2016

La_Borsa_-_Dettaglio_-_Foto_di_Giovanni_Dall'OrtoIl presidente Adiconsum fa riferimento alla proposta fatta a Roma dal presidente Abi Patuelli nella Relazione per l’Assemblea Annuale, in cui Abi chiede “trasparenza semplice”, fare in modo cioè, che ciascuno, con prospetti identici in Europa, sia pienamente consapevole e responsabile delle proprie scelte di investimento”. In particolare in Italia è necessario un codice condiviso sulle vendite dei prodotti finanziari, perché vengano sempre osservate le migliori regole. E su questo tema chiediamo – continua il presidente – il coinvolgimento delle associazioni dei consumatori nella fase di redazione del documento e nell’individuazione delle clausole a tutela dei consumatori.Riguardo alle altre questioni in agenda Abi, in particolare la revisione del Bail in, Adiconsum ritiene che sia il caso di rivedere la normativa che prevede il coinvolgimento dei privati nelle crisi bancarie, innanzitutto per correggere gli elementi di incostituzionalità e poi perché “una modifica oggi sarebbe pienamente giustificata dallo stato di emergenza post Brexit” – conclude Meazza.

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Mense scolastiche e prodotti biologici

Posted by fidest press agency su domenica, 10 luglio 2016

alimentareIn previsione del ritorno sui banchi di scuola a settembre l’Adoc chiede maggiori controlli nelle mense scolastiche, nonché il pieno rispetto della legge n° 221/2015 sui criteri ambientali minimi per la ristorazione collettiva e la fornitura di derrate alimentari.
“Grazie ai Nas abbiamo recentemente scoperto che una mensa scolastica su quattro era irregolare, è una situazione che non può assolutamente ripetersi dal prossimo settembre – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – per questo servono maggiori controlli da parte delle autorità competenti e dei dirigenti scolastici e una attenzione particolare da parte dell’Anac di Cantone sulle gare d’appalto. Dovranno essere pienamente rispettati i contenuti della legge n° 221/2015, che obbligano le mense ad utilizzare nei menu come minimo il 40% di prodotti biologici, con il 15% della carne e il 20% del pesce da allevamento biologico. Una tutela sancita dalla legge per i “nostri piccoli” ed una soluzione ideale per un’alimentazione sana sempre più presente sulle tavole degli italiani, come testimonia inequivocabilmente il grande sviluppo di questo settore e che la legge riconosce come un diritto non da acquisire ma già riconosciuto. Per questo come Adoc abbiamo già predisposto una campagna di sensibilizzazione sul tema dal prossimo settembre, e denunceremo ogni caso di violazione della norma al TAR. Al contempo invitiamo il Ministero dell’Istruzione, il Ministero dell’Ambiente, il Ministero della Sanità e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ad avviare preventivamente dei tavoli di confronto con gli operatori di settore, anche in previsione dei nuovi bandi di concorso già previsti in merito, convocando anche le Associazioni dei consumatori per valutare la possibilità di comuni piani d’azione”.

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La dieta mediterranea perde terreno

Posted by fidest press agency su domenica, 10 luglio 2016

dieta mediterraneaNuovi stili di vita e la recente crisi hanno contribuito a modificare in peggio le abitudini alimentari della famiglie italiane. Lo dicono una trentina di esperti riuniti a Milano dalla fondazione internazionale che si batte per la sua diffusione. In Spagna solo il 15% della popolazione segue questo regime alimentare in modo continuo. In Grecia il consumo di prodotti che si possono definire mediterranei è calato del 70% rispetto agli anni ’80. Una tendenza analoga si riscontra in Italia e Portogallo. I motivi del disinteresse sono la globalizzazione delle abitudini alimentari, indotta soprattutto dal turismo. Lungo le coste si assiste al dilagare della nutrizione veloce (fast food) che ha come conseguenza un aumento del consumo di carne, di suoi derivati, di prodotti a base di latte, di farine raffinate. Nelle regioni rurali, nelle campagne, la gente predilige ancora legumi, frutta, cereali, olio vergine d’oliva mangiando raramente carne, uova, pesce. Questo mutamento ha conseguenze a lungo termine sulla salute: sono infatti in aumento l’obesità soprattutto tra i giovani, le malattie cardiovascolari, il diabete e i tumori proprio nelle aree dove la dieta mediterranea viene progressivamente dimenticata. Il tutto nel ‘disinteresse’ dei genitori, che sembrano sottovalutare il problema. Un cambiamento preoccupante, sostiene Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione che da anni sostiene l’incentivazione a tutte quelle iniziative che propongono la “dieta mediterranea” e i suoi alimenti base quale vero e proprio toccasana per la salute, che segna il crollo del consumo di frutta e verdura e l’aumento di carne, salumi, uova, latticini grassi e zuccheri raffinati, che ci allontana sempre più dalla dieta mediterranea abbandonata per il cibo spazzatura comunemente chiamato “junk food”. Un duro colpo, che conferma che tutti quelli stili di vita che da decenni noi italiani abbiamo importato da oltreoceano, sono entrati prepotentemente nella quotidianità delle famiglie italiane a partire dalle diete di matrice nordeuropea e nordamericana.

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Amazon: Prime Day 2016

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2016

Amazon_Kindle_3La seconda edizione di Prime Day si terrà martedì 12 luglio e sarà il più grande evento mondiale mai organizzato da Amazon, con oltre 100.000 promozioni in tutto il mondo, in esclusiva per i clienti Prime.I nuovi clienti e quelli già iscritti negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Spagna, Giappone, Italia, Germania, Francia, Canada, Belgio e Austria troveranno occasioni in tanti negozi e categorie: ci saranno offerte per tutti i gusti.I clienti Prime di Amazon.it potranno cominciare a fare acquisti a partire dalla mezzanotte, con promozioni sempre nuove, per l’intera giornata del 12 luglio. Per partecipare a Prime Day, occorre sottoscrivere l’abbonamento a Prime in qualsiasi momento, fino al 12 luglio. I nuovi clienti possono utilizzare il servizio gratuitamente per i primi 30 giorni. Per maggiori informazioni e per iscriversi ad Amazon Prime, visita il sito amazon.it/primeday.“Il coinvolgimento dei clienti durante Prime Day, nel 2015, ha superato tutte le nostre aspettative. Per questo siamo più che felici di ripresentare anche quest’anno ai clienti Prime la più grande giornata estiva promozionale di Amazon.it, con molte più offerte a disposizione.” ha affermato François Nuyts, country manager Amazon di Italia e Spagna.“Prime Day è un’opportunità unica per scoprire nuovi prodotti e grandi promozioni in aggiunta ai nostri prezzi già bassi. Tenendo conto delle vendite record dello scorso anno, abbiamo incrementato considerevolmente la disponibilità dei prodotti per ogni offerta.” afferma Greg Greeley, vice president Amazon Prime. “Ci aspettiamo infatti elevate richieste. Consigliamo ai clienti di scaricare l’app di Amazon per ricevere le notifiche sulle proprie offerte preferite”.
In preparazione alle promozioni previste per il Prime Day del 12 luglio, Amazon presenterà anche una settimana di “antipasto” promozionale dal 5 all’11 luglio con offerte speciali riservate ai clienti Prime. I clienti di Amazon.it troveranno così tante occasioni, come prodotti per il divertimento estivo, a partire da martedì 5 luglio, tra cui cuffie Wireless Sony con uno sconto di oltre il 25%. Le Offerte del conto alla rovescia includeranno giochi, prodotti perfetti per i viaggi estivi, per chi ama la buona cucina o la vita all’aria aperta, articoli scolastici e prodotti per la casa.

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Etichette alimentari: PE rinnova richiesta per indicazione d’origine obbligatoria per carne e latte

Posted by fidest press agency su sabato, 14 Mag 2016

integratori alimentariL’indicazione del Paese d’origine per l’etichettatura per tutti i prodotti trasformati a base di carne e per il latte dovrebbe essere obbligatoria. Lo ribadiscono i deputati in una risoluzione non vincolante votata giovedì, precisando che l’etichettatura obbligatoria renderebbe più trasparente la catena di approvvigionamento alimentare e aiuterebbe pertanto a mantenere la fiducia dei consumatori nei prodotti alimentari.Il Parlamento chiede che l’indicazione del Paese d’origine o del luogo di provenienza per tutti i tipi di latte, di prodotti lattiero-caseari e di prodotti a base di carne sia resa obbligatoria. È inoltre richiesto alla Commissione e agli Stati membri di valutare la possibilità̀ di estendere l’indicazione obbligatoria del Paese di origine ad altri prodotti alimentari mono-ingrediente o con un ingrediente prevalente.
Per permettere ai consumatori europei di essere meglio informati, in seguito allo scandalo della carne equina e di altri casi di frodi alimentari, e per migliorare la trasparenza in tutte le fasi della catena alimentare, nel testo si sottolinea che l’indicazione del Paese d’origine dovrebbe essere resa obbligatoria in tutti i prodotti trasformati a base di carne. Il testo è stato approvato con 422 voti favorevoli, 159 contrari e 68 astensioni.I deputati evidenziano che:
· l’84% dei cittadini europei ritiene necessario indicare l’origine del latte (dati sondaggio Eurobarometro 2013);
· l’88% considera tale etichettatura necessaria per la carne (escluse le carni di manzo, suine, ovine, caprine e pollame, che sono già coperte);
· oltre il 90% reputa che l’etichettatura sia importante per gli alimenti trasformati (dati relazione Commissione europea 2013).
I deputati rilevano inoltre che, secondo la relazione della Commissione, i costi operativi dell’indicazione obbligatoria del Paese d’origine sull’etichetta per le carni contemplate dallo studio sarebbero relativamente ridotti.

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