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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

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Tutti potranno essere produttori e venditori di energia, grazie alla blockchain

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 ottobre 2018

In futuro tutti potranno essere produttori e venditori di energia, grazie alla blockchain, che si affaccia anche nel settore energetico, aprendo nuovi scenari e possibilità per i consumatori anche grazie a una gestione più sicura della distribuzione. Del rapporto tra futuro del mercato energetico e blockchain si sta discutendo durante la World Energy Week di Milano. Secondo un’indagine realizzata dal WEC in collaborazione con PwC, nonostante le interessanti potenzialità, l’85% degli addetti del settore crede che non ci siano ancora i presupposti per un impatto commerciale tangibile nel breve periodo. L’indagine, dal titolo “Is blockchain in energy driving an evolution or a revolution?” ha preso in esame le risposte di 39 tra leader globali del settore dell’energia, autorità di controllo e think tank attivi nel campo.
I principali ostacoli verso un’applicazione diffusa della blockchain nel settore energetico nell’immediato futuro, restano principalmente lo scetticismo dei consumatori, la mancanza di un quadro normativo abilitante e un chiaro modello di business. Nonostante quanto emerso dal report – l’Italia si sta già impegnando per l’implementazione delle tecnologie blockchain a partire dal bando indetto dal Mise per 30 esperti di alto livello che studieranno la strategia nazionale sulle tecnologie basate sulla blockchain.Dalla ricerca, discussa nel corso della World Energy Week, è emerso che un altro intralcio è costituito dalla “pigrizia” dell’utente medio, restio a rivestire un ruolo attivo e più incline a mantenere le proprie abitudini. Accendere l’interruttore e pagare la bolletta elettrica a fine mese, restano le preoccupazioni principali del consumatore, accanto alla tendenza a restare fedele al proprio fornitore, a scapito di un eventuale risparmio. Un esempio è costituito dalla Gran Bretagna dove, con l’apertura del mercato, il 60% dei consumatori ha preferito rimanere con il proprio fornitore, nonostante paghi 300 sterline in più all’anno. Resta poi la poca fiducia verso un sistema non ancora regolamentato. Senza la specificazione di parametri preliminari, come la definizione stessa di consumatore, il mercato dell’energia legato alla blockchain non potrà svilupparsi velocemente.Alla World Energy Week, è arrivato oggi, anche il ministro russo dell’Energia Alexander Novak, a suggellare un protocollo d’intenti tra WEC Italia e WEC Russia per una collaborazione tra i due Paesi siglato lo scorso mese di luglio.

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Oltre 100 imprese e produttori cinematografici all’evento sul product placement nei film

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 aprile 2018

Udine. Prodotti e servizi delle aziende friulane e come promuoverli al meglio nel cinema europeo e asiatico: oltre 60 imprese e produttori cinematografici regionali, europei e asiatici hanno concretizzato circa 150 incontri d’affari in Camera di Commercio di Udine nell’ambito del Far East Film Festival. Il sostegno dell’ente camerale, che non è mai voluto mancare al Festival anche negli anni precedenti, quest’anno si è arricchito di un importante evento, in cui imprenditori di tanti settori (soprattutto moda e gioielleria, arredo, food & wine e turismo) hanno avuto una doppia possibilità: quella di partecipare a un approfondimento, con alcuni dei più apprezzati esperti internazionali, dedicato proprio al “product placement nei film”, ossia all’efficace posizionamento dei propri prodotti e servizi d’impresa all’interno delle produzioni cinematografiche e, a seguire, una fitta agenda di incontri individuali per concretizzare questa interessante e ancora innovativa opportunità di sviluppo e promozione, soprattutto in Europa e Asia. E sono stati oltre un centinaio i partecipanti all’approfondimento, che ha dato il via alla giornata realizzata tra Sala Valduga e Sala Economia dalla Cciaa udinese, in collaborazione con Cec e Fondo Audiovisivo Fvg, nell’ambito di EEN-Enterprise Europe Network, la più grande rete europea di supporto alle piccole e medie imprese, di cui l’ente camerale udinese è partner sul territorio. A entrare nel dettaglio del “product placement” sono stati innanzitutto Juliane Schulze, Senior Partner di peacefulfish, quindi le esperienze di uno dei massimi esperti del settore, Jean Patrick Flandé, fondatore di Film Media, storico riferimento per il product placement in tantissimi film come anche il blockbuster James Bond (in cui automobili e orologi – e non solo – sono entrati nel mito assieme al personaggio) e collaboratore di alcuni dei maggiori registi mondiali da Besson a Polanski ad Annaud. Assieme a loro anche le testimonianze di Stefano Taboga, direttore marketing and digital di Lotto, e del produttore cinematografico francese Christophe Bruncher.

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La Commissione offre aiuti supplementari ai produttori europei di pesche e nettarine

Posted by fidest press agency su martedì, 12 settembre 2017

I produttori europei di pesche e nettarine riceveranno aiuti supplementari, oltre a quelli già annunciati a giugno, alla luce delle difficoltà di mercato affrontate quest’estate.Ulteriori 12,8 milioni di euro si aggiungeranno ai 70 milioni di aiuti già forniti a inizio stagione e serviranno a finanziare il ritiro dal mercato di 35 020 tonnellate di pesche e nettarinepesche. Questa compensazione finanziaria, diretta ai produttori greci, italiani e spagnoli che non hanno trovato sbocchi di mercato, sarà retroattiva e partirà dal 3 agosto.Il Commissario per l’Agricoltura, Phil Hogan, ha dichiarato: “La nostra attenzione non cala e continueremo a vigilare sulla situazione dei produttori europei che operano in un contesto volatile. La politica agricola comune dispone di diversi mezzi per sostenerli in caso di difficoltà e dimostriamo ancora una volta che la Commissione è vicina agli agricoltori.” Questa decisione, adottata oggi, verrà pubblicata domani, sabato 9 settembre, sulla Gazzetta ufficiale. I produttori europei di frutta e verdura continueranno a beneficiare di altre misure nel quadro della politica agricola comune dell’UE, come i pagamenti diretti, il finanziamento dello sviluppo rurale e il sostegno finanziario alle organizzazioni dei produttori, per un totale di circa 700 milioni di euro l’anno.

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Il focus dei produttori è sui veicoli guidati da software

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 giugno 2017

Check Point® Software Technologies LtdLo studio “Global Connected Car Market Outlook 2017” fa parte del programma in abbonamento Automotive & Transportation Growth Partnership Subscription di Frost & Sullivan. La ricerca prevede che le vendite globali di automobili connesse aumenteranno da circa 25 milioni fino a quasi 70 milioni di unità entro il 2022.L’adozione della tecnologia 4G LTE (Long-Term Evolution) ha aumentato la diffusione delle automobili connesse e ampliato il numero di abbonati ai servizi telematici. Tuttavia, i tassi di ritenzione dopo il periodo di prova gratuita restano bassi. Per attirare più acquirenti, le case automobilistiche stanno sperimentando nuovi modelli di servizio, ad esempio fornire i prodotti come servizio. I modelli basati sulle commissioni e sul volume delle transazioni definiranno i flussi di entrate ora che le aziende si spostano verso questo modello. Finora, la mobilità intelligente, la sicurezza informatica e le automobili guidate dal software si sono dimostrate aree chiave di interesse in Europa, Nord America e Cina.
Nord America: Questa regione è in testa per la diffusione dell’LTE. Si prevede che Volkswagen commercializzerà servizi basati sulla tecnologia 5G entro il 2020, mentre Toyota e Ford hanno collaborato per costruire una piattaforma di infotainment open-source, formando un consorzio con altri produttori. Le case produttrici stanno inoltre investendo negli hacker etici (“white hat”) per rispondere rapidamente alle minacce informatiche, poiché la sicurezza è una priorità più importante del confort e della convenienza. La mobilità intelligente e i veicoli autonomi restano le principali aree su cui si focalizzano le case automobilistiche.
Europa: La diffusione della telematica è ancora in crescita in questa regione. Le case automobilistiche del mercato di massa sono in grado di offrire servizi base di eCall, mentre le case automobilistiche premium stanno inserendo la navigazione connessa come parte di una suite di servizi connessi.
Cina: Il paese si sta focalizzando su analisi dei dati, costruzione di una piattaforma internet per i veicoli e trasporti urbani intelligenti. La partnership di Baidu con BMW e NVIDIA per l’intelligenza artificiale e con Harman suggerisce una forte attenzione verso le automobili automatiche connesse. Si prevede che la Cina sarà il più grande mercato per le automobili connesse grazie alle prospettive economiche favorevoli.
Giappone e Corea: Nonostante i progressi tecnologici, questi paesi restano indietro nello spazio delle automobili connesse. “Ora che Nord America e Europa stanno generando un ritorno sugli investimenti dai servizi connessi, automatici e relativi alla mobilità, le case automobilistiche si stanno focalizzando sull’introduzione della stessa esperienza nelle regioni emergenti”, osserva Kumaramanickavel.

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Agricoltura molisana: Tanto tuonò che …piovve

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 agosto 2016

agricolturaLa manifestazione della “Guerra del grano”, quella di venerdì 29 luglio scorso tenutasi a Termoli, così come in tante parti d’Italia, indetta dalla Coldiretti regionale, ha avuto il suo effetto mediatico.L’augurio è che con oggi il mondo agricolo, tutto, abbia davvero avviato quel dialogo costruttivo con i rappresentanti istituzionali. Per quanto si è sentito dal palco termolese, tutti hanno dato il via per un segnale forte che lascia ben sperare circa la predisposizione di una piattaforma di iniziative che verrà sottoposta e discussa con le rappresentative agricole dei produttori e, di più, con gli operatori del settore agricolo e che non potrà, come nel passato, essere ignorata o disattesa.Le parole dovranno essere poi supportate dai fatti, atti a formulare quel pacchetto di iniziative in grado di fornire nuova linfa al vero mondo agricolo regionale.
Era ora che qualcosa accadesse. Il Comitato spontaneo agricolo “Uniti per non morire”, come sempre, era presente.E’ giunto il momento di segnare la storia sia nelle nostre coscienze “agricole” sia nel fatto di comprendere che se uniti si può davvero far sentire la nostra voce.Lo stesso direttore regionale della Coldiretti Molise, Saverio Viola, lo ha affermato: “ Dobbiamo ascoltare tutti e difendere tutti, per il bene dei nostri prodotti e della nostra economia”.Il Comitato, coerente dalla sua nascita, lo sta facendo da anni ed i fatti pare gli stiano dando ragione visto che tanti argomenti,anche se con ritardo, sono stati poi discussi ed accettati dalla politica agricola regionale.Tutti insieme, senza farci dividere dalle varie bandiere, potremo sicuramente avere la capacità di sensibilizzare, di portare a conoscenza i nostri problemi e poter essere addirittura condivisi e sostenuti dagli stessi consumatori.Bisogna evitare di cadere in sterili ed inopportune polemiche, non cedere a quei pseudo-amici, a chi tenta di dividere il mondo agricolo, di non lasciarsi condizionare, perché la terra ha un solo ed unico colore e le bandiere disunite non l’appartengono.
E’ ora che terminino queste divisioni; al mondo rurale, quello vero, non l’interessano.
Le confusioni, l’inerzia voluta, l’aspettare che qualcosa cambi o che altri cerchino di far qualcosa non dovranno più appartenerci. E neppure svenderci, per restare in tema, per qualche quintale di grano visto che sia un piatto di pasta o di lenticchie (canadesi?), ora, costano certamente di più.E’ arrivato il momento di ricompattare il mondo rurale e controllare da vicino, attenzionare chi vuole rappresentarlo, politici compresi. BASTA DELEGHE IN BIANCO!
Queste azioni pacifiche e democratiche, queste civili manifestazioni sono la conferma che qualcosa sta cambiando; poco può interessare chi le abbia proposte, se prima o dopo.Una cosa è certa, e su questo non si può che esprimere soddisfazione: l’impegno di tutti ad adoperarsi per la questione agricola.E’ importante che si prosegua, con la dovuta attenzione di controllo, nel percorso intrapreso e si mantenga quella libertà d’azione scevra da secondi fini perché di persone che ne hanno approfittato per i propri interessi ne abbiamo conosciute tante. I mercanti di deleghe non ci servono.Si deve, allo stesso tempo però, fare mente locale e ricordarsi di non cadere in quegli errori commessi in tutti questi anni di crisi e vedere il bicchiere mezzo pieno; possono sembrare sconfitte ma nel contempo ci hanno forgiato lo spirito.Restare uniti è l’ unica arma in nostro possesso. Non facciamoci disarmare. Dobbiamo, con i nostri limiti, non demordere ed incamminarci uniti verso questa strada intrapresa, verso l’obiettivo di salvaguardare l’agricoltura, la salubrità alimentare, il territorio. Per il bene di tutti.Il nostro bel Molise se lo merita. (By Giorgio Scarlato – fonte sito di Pasquale Di Lena)

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Buone notizie per l’Amazzonia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 maggio 2016

amazzonia

Logged area in the Amazon rainforest to clear land for soya plantations. Greenpeace document a number of geographical locations in the Amazon, looking at the impacts of deforestation on various aspects of forest life. They look at people, natural wildlife and the landscape which has drastically altered as huge areas are cleared to meet agricultural demand. Soya plantations are the leading cause of deforestation in the region.

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Soya beans in the hands of Nilo Davila, a Greenpeace Amazon Campaigner, in a soya plantation.

La moratoria sulla coltivazione della soia negli Stati dell’Amazzonia brasiliana, avviata dieci anni fa su iniziativa di Greenpeace, prorogata finora di anno in anno, è diventata permanente. “Questo definitivo rinnovo della moratoria garantisce a produttori e rivenditori di potersi approvvigionare di soia che non contribuisce alla deforestazione in Amazzonia, anche in tempi di crisi ambientale e politico-economica in Brasile” afferma Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia.
Greenpeace è tra le firmatarie, insieme ad altre realtà della società civile, dell’industria e del governo brasiliano, dell’accordo che garantisce che la soia non è frutto della deforestazione, di pratiche schiavili e di minacce alle terre indigene. Questo legume è in testa alle commodities agricole brasiliane più esportate, per un fatturato di oltre 31 miliardi di dollari nel 2015. Dalla firma della moratoria, l’area coltivata a soia negli Stati dell’Amazzonia brasiliana è cresciuta da oltre un milione di ettari a 3,6 milioni, con appena lo 0,8 per cento di crescita in aree di recente deforestazione. “Questo aumento elevato della produzione, pur nel rispetto della moratoria, è la prova di quanto fare a meno di distruggere la foresta sia un buon affare” commenta Campione.
Deforestazione Zero è parte degli obiettivi fissati dalle Nazioni unite e sottoscritti da numerosi Paesi, tra cui il Brasile: la moratoria sulla soia è uno dei migliori esempi di come possa essere un obiettivo raggiungibile. Greenpeace continuerà a battersi per quest’obiettivo oltre che contro i cambiamenti climatici, l’altra grande minaccia alle ultime grandi foreste del pianeta. (foto: amazzonia)

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Olio tunisino

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2016

olio-imbottigliato“A parole il PD e il Ministro Martina sono per sostenere gli agricoltori e la produzione italiana, nei fatti siglano un accordo scellerato con la Tunisia. Martina è incapace di difendere gli agricoltori italiani e lombardi: 9 volte su 13 ha disertato il Consiglio europeo, perchè sa che a Strasburgo vale come il due di picche.L’essere bergamasco avrebbe dovuto insegnargli qualcosa dei veri bisogni dei nostri agricoltori, invece con i fatti dimostra il contrario. è curioso anche vedere come il Patito Democratico, con la scusa della lotta la terrorismo, abbia preferito difendere gli interessi del Primo Ministro Tunisino Habib Essid, uno dei maggiori produttori di olio del Paese, invece che tutelare i produttori nostrani.Il Pd predica bene e razzola male, e a farne le spese questa volta sono i produttori italiani di olio di oliva, il vero petrolio italiano. I loro eurodeputati hanno votato a favore di quel provvedimento al parlamento europeo, l’alto commissario Mogherini, anch’essa del PD, ha gestito in prima persona questo provvedimento e oggi Martina piange lacrime di coccodrillo e si dice fermamente contrario all’inondazione dei mercati italiani ed europei di olio tunisino. Credo che con questa vicenda abbia dimostrato tutta la propria inadeguatezza, faccia l’unica cosa che può fare per salvare almeno la faccia: si dimetta”, così Dario Violi, consigliere regionale del M5S Lombardia commenta il via libera europeo all’ingresso di 35.000 tonnellate di olio d’oliva dalla Tunisia.

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Cioccolato di Modica, un consistente gruppo di produttori dice “no” alla svendita

Posted by fidest press agency su domenica, 31 gennaio 2016

modicaIl cioccolato di Modica è un’eccellenza da valorizzare e non può essere svenduta. Ad affermarlo in maniera netta e recisa sono dodici produttori che nei giorni scorsi si sono riuniti per dire “no” alla vendita sottocosto della tavoletta modicana da parte di alcune grandi catene di supermercati e fare chiarezza sulla vicenda.I rappresentanti di Antica Dolceria Bonajuto, Casa don Puglisi, CioKarrua, Ciomod, Cosaruci, Delizie d’autore, Dolceria primavera, Il Modicano, L’arte del Cio.to.ca., Quetzal, Sfizi golosi e Spinnagghi – aziende autorevoli che rappresentano per numero di addetti e volume d’affari una fetta assai consistente del comparto cioccolatiero modicano – ritengono che la vendita della barretta artigianale nei supermercati a un prezzo più basso (tra il 25% e il 50% in meno) di quello praticato nelle dolcerie e pasticcerie di Modica e nelle rivendite di tutta Italia non aiuti la tutela né la valorizzazione di un prodotto di eccellenza, candidato al riconoscimento IGP.La guerra dei prezzi potrebbe innescare una pericolosa corsa al ribasso, spingendo alcuni produttori a utilizzare ingredienti meno costosi, abbassare la qualità del prodotto o adottare metodi di lavorazione industriale, in barba alle caratteristiche originali della barretta che si intende tutelare.La “svendita” della barretta, infatti, rischia di arrecare un grave danno economico e d’immagine a un comparto, come quello cioccolatiero, che nell’arco di due decenni si è costruito una solida reputazione basata sull’originalità e peculiarità dei metodi di lavorazione artigianale, sulla qualità integrale degli ingredienti e del prodotto finale, nonché sul fatto di rappresentare una specialità unica al mondo che ha resistito alla globalizzazione economica e all’omologazione culturale. Svilire il prezzo della barretta significa non solo togliere pregio al Cioccolato di Modica ma svalutare anche quella reputazione, grazie alla quale la città della Contea ha goduto negli ultimi vent’anni di notevoli flussi turistici e importanti ricadute economiche in vari settori collaterali. Reazioni negative sono state registrate anche dai rivenditori della barretta modicana, sparsi in tutta Italia, che hanno visto vanificato di colpo il loro assiduo lavoro di promozione.Nell’evidenziare la contraddizione insanabile tra i propositi di tutela e la svendita a basso costo della barretta, le dodici aziende hanno chiamato in causa il Consorzio di tutela del Cioccolato di Modica, responsabile non solo di aver minimizzato in un comunicato la gravità della circostanza ma addirittura di aver avallato l’operazione, “firmata” da produttori che occupano posizioni di vertice all’interno di quell’organismo. E che, pertanto, più di altri dovrebbero avere a cuore la tutela e la valorizzazione del prodotto modicano di eccellenza.Ad essere sotto accusa è la strategia complessiva del Consorzio di tutela del Cioccolato negli ultimi tempi, ritenuta a dir poco disastrosa. Numerosi gli esempi. In occasione del ChocoModica 2015, il Consorzio ha presentato un kit “fai da te” per preparare in casa il cioccolato di Modica: un incredibile autogol per un organismo preposto alla tutela contro sofisticazioni, imitazioni e produzioni contraffatte. Anche sul fronte del riconoscimento IGP tutto tace. Sulla certificazione europea non si registrano significativi passi in avanti. Semmai qualche passo indietro, visto che il Consorzio di tutela del Cioccolato di Modica è scomparso dall’elenco di quelli incaricati dal Ministero delle Politiche Agricole ai sensi dell’articolo 14 della legge 526/99, aggiornato al gennaio 2016.Si ritiene dunque che la strada imboccata dal Consorzio per tutelare e promuovere il Cioccolato di Modica sia sbagliata. Bisogna puntare piuttosto, come alcune aziende hanno già fatto, sulla innovazione di prodotto (es. cioccolato biologico), sull’innalzamento della qualità, sul marketing e sull’immagine. Questa la vera politica di valorizzazione. Le dodici aziende produttrici chiedono a gran voce alle istituzioni, al Consorzio e alla Camera di Commercio un risveglio di responsabilità collettiva, un cambio di passo nelle politiche di tutela e commercializzazione della barretta modicana e, sopratutto, una maggiore e più attenta concertazione nella definizione degli obiettivi condivisi.

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Latte e produttori in rivolta

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 febbraio 2015

LatteOltre cento organizzazioni della società civile hanno firmato e diffuso un documento in conclusione dell’ottavo round negoziale del TTIP, che si è svolto a Bruxelles nei giorni scorsi, per denunciare come il meccanismo della Cooperazione regolatoria sia in verità un vero e proprio Cavallo di Troia degli interessi economici a svantaggio dei diritti dei cittadini, del lavoro e dell’ambiente. Nonostante le rassicurazioni della Commissione Europea il capitolo sulla Cooperazione regolatoria mostra come investimenti e commercio avranno la precedenza sull’interesse pubblico, dando un enorme potere a strutture tecniche capaci di bloccare o indebolire regolamentazioni e standard senza che gli organi democraticamente eletti, come i Parlamenti, abbiano il potere di intervenire.
“Il meccanismo proposto è un pericolosissimo precedente” sottolinea Marco Bersani, di Attac e tra i promotori della Campagna Stop TTIP Italia, “che rischia di indebolire ulteriormente i poteri pubblici davanti alle pretese delle lobbies economiche”.
“Assieme al negoziato TISA sulla liberalizzazione dei servizi” aggiunge Bersani, “il TTIP è l’altra grande minaccia ai diritti di cittadinanza”.”Il TTIP rischia di essere un ulteriore grimaldello che può disarticolare le filiere produttive dell’agricoltura familiare, piccola e media” sottolinea Monica Di Sisto, di Fairwatch e tra i promotori della Campagna Stop TTIP Italia, “liberalizzando un mercato come quello agroalimentare dove le aziende più legate al territorio e alla qualità chiudono una dopo l’altra, sembrano non avere vie d’uscita”.
“Le mobilitazioni dei produttori di latte di questi giorni” chiarisce Di Sisto, “è una premessa di quello che accadrà con lo smantellamento delle tariffe e soprattutto delle barriere non tariffarie a causa del TTIP. Un’invasione di prodotti a basso prezzo che entreranno nel nostro Paese a tutto vantaggio delle imprese che trasformano prodotto importato a basso costo e che lo esportano, ma che daranno un colpo mortale ai nostri piccoli produttori e alla filiera italiana. La retorica della difesa delle indicazioni geografiche” conclude Di Sisto, “nasconde in verità una pesante ristrutturazione della nostra produzione a vantaggio di pochi. Di quale Made In Italy parla il Ministro Martina se analisi e stime di impatto del Parlamento europeo parlano di un aumento del 118% delle importazioni di agroalimentare americano nel caso che il TTIP fosse approvato? E quali rassicurazioni può dare sul Trattato transatlantico se negli ultimi anni né l’Europa né i nostri Governi sono stati in grado di tutelare le nostre produzioni dalla fine programmata delle quote latte?”.

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Co-produzione USA-ITALIA: Delta Star Pictures incontra a Los Angeles i produttori di Hollywood

Posted by fidest press agency su martedì, 20 gennaio 2015

produttoriLOS ANGELES – Si sono svolti in questi giorni a Sherman Oaks, Studio City di Los Angeles, diversi incontri di business. Per l’Italia era presente all’incontro statunitense il regista 3D e producer Jordan River (AD della Delta Star Pictures) che ha illustrato la volontà nel collaborare per creare un ponte tra USA e Italia per nuovi progetti innovativi in 3D e destinato al mercato internazionale, con particolare riguardo al sistema IMAX 3D. La Delta Star Pictures è nata infatti come azienda “Start-up innovativa” riconosciuta in Italia ai sensi del Decreto Crescita 2.0 e opera nel campo dell’audiovisual high technology – specializzata proprio nella produzione 3D Stereovision; a Roma il suo quartier generale che, proprio in questi giorni, si sta traferendo al Parco Tecnologico, Tiburtino Valley. Alla serie di incontri a Los Angeles erano presenti fra gli altri Mr. Michael I. Levy (da oltre 40 anni nel cinema USA, collaborazione per FOX-CBS Tri-Star Motion Pictures/Columbia Pictures etc. e una dozzina di film con la 20th Century Fox statunitense), Mr. Steve Braun (casting director di Hollywood e titolare della BGB Studio), Ms Julia Robertson (produttrice americana della Golden Dragon) e il presidente della Y.F.F. Shi Yanfan. (foto produttori)

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Dieta Mediterranea

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 dicembre 2013

Picture of a path in the "Olmate" in...

Picture of a path in the “Olmate” in Oriolo Romano, Provincia di Viterbo, Italy (Photo credit: Wikipedia)

La Dieta Mediterranea con i valori che esprime può diventare un marchio sinonimo di qualità italiana e quindi una straordinaria opportunità per le imprese dell’agroalimentare di conquistare nuovi mercati anche all’estero? E’ questa la domanda alla quale cercherà di rispondere il convegno “La Dieta Mediterranea e la sfida dei mercati” organizzato dalla Camera di Commercio di Viterbo in collaborazione con l’Associazione nazionale Città dell’Olio, che si terrà sabato 7 dicembre alle ore 10, presso la Sala Conferenze della Camera di Commercio di Viterbo (Via Fratelli Rosselli 4). Un’occasione per riflettere con le istituzioni e gli esperti di settore sulle opportunità che il “marchio” Dieta Mediterranea offre alle aziende. In un’ottica di impresa, infatti, la Dieta Mediterranea, riconosciuta patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 2010, potrebbe assumere un nuovo valore ed essere il “manifesto” delle eccellenze agroalimentari del made in Italy nel mondo. Nel corso dell’incontro si parlerà anche di come la Dieta Mediterranea con i prodotti alimentari che ne sono espressione, olio extravergine in primis, da sola non basti. Le imprese dovranno fare la loro parte e mettere in campo nuove strategie di marketing che con il prodotto riescano a promuovere la sua storia e il suo territorio di provenienza, puntando prima di tutto sul mercato italiano che rappresenta il mercato naturale della Dieta Mediterranea, per poi muoversi alla conquista di nuovi mercati internazionali. “Dobbiamo impegnarci ad esportare nel mondo lo stile di vita mediterraneo che con la sua attenzione alla stagionalità e territorialità degli alimenti è sinonimo di benessere e di qualità – ha dichiarato Enrico Lupi presidente delle Città dell’Olio – l’Expo 2015 che ha come tema l’alimentazione rappresenta per l’Italia e per tutto il comparto una grande opportunità per promuovere le nostre eccellenze. In vista di questo importante appuntamento anche le nostre imprese devono prepararsi ad un cambio di passo, puntando sul messaggio culturale che la Dieta Mediterranea porta con sé per educare i consumatori e conquistare così sempre nuovi mercati”.“Veniamo da un’esperienza entusiasmante – ha detto Ferindo Palombella, presidente della Camera di Commercio di Viterbo – come quella di ‘Piacere Etrusco’ a Roma, in cui nel promuovere le nostre eccellenze enogastronomiche abbiamo verificato che l’abbinamento di prodotti tipici di qualità del Marchio Tuscia Viterbese con la cultura enogastronomica del territorio creano un mix vincente, particolarmente richiesto sia dai consumatori sia dagli operatori del settore. Tanto più che la totalità dei nostri prodotti è pienamente inserita nella Dieta mediterranea, sinonimo di una sana e corretta alimentazione”.Un focus specifico sarà dedicato alle opportunità rappresentate dal network della ristorazione italiana nel mondo. I ristoranti italiani all’estero sono, infatti, i veri ambasciatori delle produzioni agroalimentari italiane e attraverso ricette ispirate ai principi della Dieta Mediterranea, possono rappresentare una vetrina importante per i produttori italiani. La parte finale del convegno sarà incentrata sulle opportunità offerte alle imprese dal nuovo Piano Agricolo Comunitario (PAC) 2014-2020. I lavori del convegno saranno introdotti da Ferindo Palombella, Presidente della Camera di Commercio di Viterbo. Seguiranno i saluti di Pietro Abate, Segretario Generale Unioncamere Lazio, Roberto Staccini, Assessore all’Agricoltura della Provincia di Viterbo, Leonardo Michelini, Sindaco del Comune di Viterbo. Sarà poi il presidente dell’Associazione nazionale Città dell’Olio Enrico Lupi ad aprire i lavori con una relazione sul tema “La Dieta Mediterranea un’opportunità per le imprese”. Spazio poi agli interventi di Giovanni Antonio Cocco, Direttore generale ISNART sul tema “I Ristoranti italiani nel mondo e Dieta Mediterranea” e Stefano Ciliberti, CesarEurope Direct Università di Perugia sul tema “PAC 2014-2020”. Le conclusioni sono affidate a Sonia Ricci, Assessore all’Agricoltura della Regione Lazio. Modera il convegno Francesco Monzillo, Segretario Generale Camera di Commercio di Viterbo. Seguirà un light lunch con degustazione dei prodotti tipici del territorio.

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Debiti Pa, le farmacie aspettano 800 milioni di euro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 aprile 2013

Circa dieci miliardi di euro per la sola fornitura di farmaci e dispositivi medici ad alta tecnologia. A tanto ammonta il credito che vantano farmacie e imprese farmaceutiche e del biomedicale dalla pubblica amministrazione, mentre proprio la sanità nel suo complesso sarebbe la voce che pesa per circa il 50% sul totale dei debiti della Pa (stimati dalla Banca d’Italia intorno ai 90 miliardi di euro). Soldi che le Regioni e le Asl pagano con ritardi che sfiorano anche i due anni, mettendo a rischio migliaia di attiv ità private. L’esposizione di Asl e Regioni, come si legge anche nelle analisi del servizio studi della Camera sul decreto che sblocca i pagamenti della Pa, nel 2010 (ultimo dato disponibile) si attestava sui 35,6 miliardi di euro. Di sicuro però, i privati hanno fatto i conti: le farmacie, ad esempio, registrano ritardi di qualche mese nel rimborso e attualmente aspettano circa 800 milioni di euro, concentrati in Calabria, Campania, Lazio, Piemonte, Sicilia come spiega Federfarma. Se il Piemonte e nel Lazio ci si attesta su ritardi di massimo un paio di mesi, così come in Sicilia, in Calabria il ritardo medio è di tre mensilità, con un picco di 4 a Crotone, dove le farmacie aspettano anche rimborsi relativi al 2011. In Campania, dove già qualche farmacia è fallita, il ritardo medio è di 5 mensilità con un picco di 7 a Napoli. Ma a subire pagamenti troppo dilazionati nel tempo sono soprattutto le imprese: Assobiomedica as petta circa 5 miliardi di euro, soprattutto dalla Campania, con cui è stato siglato un protocollo d’intesa per lo sblocco di 585 milioni ma lo “scoperto” a febbraio 2013 era stimato in circa 824 milioni. Ma tra i peggiori ci sono anche Lazio (565 milioni), Piemonte (480 milioni) e Calabria (458 milioni). Le industrie farmaceutiche, secondo le stime di Farmindustria, aspettano circa 4 miliardi di euro, con una media nazionale di ritardo nei pagamenti di 236 giorni negli ultimi 4 trimestri, che vedono in prima fila il Molise con 749 giorni, seguita a stretto giro dalla Calabria (672 giorni) e con un margine di distanza dalla Campania, che paga i produttori di farmaci con circa un anno di ritardo. Ma è lunga la lista dei creditori per i quali il decreto sblocca-pagamenti mette a disposizione in due tranche 14 miliardi di euro, più di un terzo del totale: oltre alle imprese del farmaco e del biomedicale ci sono infatti le altre forniture (a partire dagli appalti per la gestione di mense, servizio rifiuti, lavanderia), ma anche le imprese che si occupano della manutenzione e della ristrutturazione di ambulatori e ospedali e tutta la galassia delle strutture private ma convenzionate con l’Ssn. Solo gli ospedali privati aderenti all’Aiop, aspettano, secondo le stime circa 4 miliardi di euro. Ma poi ci sono anche le strutture a cavallo tra il “socio” e il “sanitario”. Senza dimenticare le migliaia di ambulatori accreditati che offrono prestazioni specialistiche, esami diagnostici, medicina fisica e riabilitativa e visite specialistiche.(fonte farmacista33)

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Tira una brutta aria per i produttori cinesi di turbine eoliche

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 dicembre 2011

English: Vestas V47 wind turbine with double w...

Image via Wikipedia

Londra I produttori cinesi di turbine eoliche hanno assistito ad una crescita spettacolare nel corso degli ultimi anni. Due dei principali costruttori cinesi di turbine eoliche sono ora tra i primi tre produttori a livello globale per megawatt di capacità venduti. Questa crescita è stata alimentata dalla domanda domestica di energia eolica, sostenuta dagli obiettivi governativi, e dal requisito che il 70% dei componenti delle turbine eoliche fosse prodotto localmente.
Tuttavia, questa incredibile storia di rapido successo ha un lato oscuro. La Cina è stata testimone del più alto numero in assoluto di incidenti causati da avarie e malfunzionamenti delle turbine eoliche, tra cui blackout e persino la morte di alcune persone.Con il mercato domestico saturo, chiari segnali di eccesso di capacità e consolidamenti all’orizzonte, i maggiori produttori cinesi hanno annunciato progetti di espansione internazionale. Se da un lato non vi sono dubbi sulla capacità dei cinesi di apprendere rapidamente, adattarsi e alterare la tecnologia per abbassare i costi, Frost & Sullivan ritiene che il mercato dell’energia eolicha presenti una sfida ben più dura da spuntare per i cinesi.
Alina Bakhareva, Research Manager per le energie rinnovabili di Frost & Sullivan afferma: “Inannzitutto, si riscontrano una serie di problemi tecnologici legati alla qualità che i produttori cinesi dovranno risolvere per poter essere in grado di offrire una soluzione tecnologica all’altezza dei produttori occidentali affermati”. Il divario tecnologico si sta espandendo a causa degli investimenti che GE, Vestas, Siemens e aziende simili stanno effettuando con l’obiettivo di aumentare la disponibilità e l’affidabilità delle turbine. “Un difetto tecnico che provoca una ridotta disponibilità pone un rischio enorme per un committente e può spazzare via un’ampia porzione dei profitti attesi. Un curriculum di esperienze ineccepibili renderà i responsabili per lo sviluppo dei progetti meno preoccupati per la qualità delle turbine cinesi, ma ci vorranno molti anni prima di poter raggiungere questo risultato”, aggiunge la Bakhareva.
La SERC (State Electric Regulatory Commission) ha formalizzato regolamenti tecnici più severi, specialmente per la riforma del LVRT (Low Voltage Ride Through). In aggiunta, il Federal Bureau of Energy ha rilasciato 18 nuovi standard industriali nel novembre 2011. Gli effetti immediati di questi cambiamenti nelle normative sono due. Aggiungere capacità LVRT aumenterà il costo delle turbine cinesi. Questo fatto, abbinato al rallentamento della domanda, porterà ad una estromissione dei produttori minori che non potranno permettersi l’aggiornamento a nuove apparecchiature. Pertanto, il settore produttivo domestico delle turbine eoliche in Cina va incontro a tempi duri, in cui il consolidamento potrebbe persino cambiare il posizionamento dei primi cinque operatori. Il settore dell’energia eolica nei mercati affermati ha superato il frenetico stadio iniziale in cui l’enfasi era posta sul massimo numero di turbine installate. L’attenzione è ora concentrata sull’aumento dell’efficienza operativa, sulla rapida risoluzione delle questioni legate alla performance, sul controllo e la visibilità in tempo reale e sulla riduzione dei tempi di manutenzione. Offrire una soluzione di assistenza interessante è quasi altrettanto importante che fornire le migliori apparecchiature disponibili.
La qualità dei servizi post-vendita può facilmente aggiungere qualche punto percentuale al guadagno in efficienza, risultando in un costo livellato dell’elettricità (LCOE, Levelized Cost of Electricity) inferiore. I produttori cinesi possono indubbiamente offrire turbine eoliche più economiche, ossia con spesa di capitale (CAPEX) inferiore; tuttavia, considerando l’intero pacchetto, sono ancora indietro rispetto ai corrispettivi occidentali.Anche nel caso in cui un servizio accattivante sia reso disponibile nel mercato domestico, offrire un servizio post-vendita su larga scala nei mercati d’oltreoceano richiederà un maggiore investimento iniziale. Se da una parte i produttori cinesi di turbine eoliche sono ampiamente finanziati dal governo, ci sono altre priorità di cui si devono occupare. È improbabile che investano fondi significativi per espandere la propria offerta di servizi nei mercati in cui non vendono molto. Per questo motivo, sarà difficile per i cinesi trovare spazio nei mercati dell’energia eolica in Europa e in parte degli Stati Uniti. Certamente ci saranno alcuni ordini sparsi, ma la presenza cinese difficilmente raggiungerà un livello simile a quello ottenuto nel settore dell’energia solare.
Frost & Sullivan, la Growth Partnership Company, permette ai suoi clienti di accelerare la propria crescita e raggiungere posizioni di rilievo in termini di progresso, innovazione e leadership di mercato. La Growth Partnership Service di Frost & Sullivan offre al CEO e al suo Growth Team ricerche accurate e modelli “best practice” da seguire per guidarli nella creazione, valutazione e attuazione di efficaci strategie di crescita. Frost & Sullivan vanta 50 anni di esperienza come partner delle più importanti società a livello globale (indice Global 1000), di aziende emergenti e della comunità degli investitori, lavorando in modo capillare in più di 40 uffici distribuiti su sei continenti. Per far parte della nostra Growth Partnership, visita il sito http://www.frost.com.

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Operazione “grande mela”

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2011

New York. Soave Month, il mese del Soave, cioè l’azione promozionale coordinata dal Consorzio di Soave all’interno di Eataly nel cuore di Manhattan per promuovere il vino Soave nel mese di maggio, ha raggiunto gli obbiettivi che erano stati prefissati: spingere il Soave a New York, quale punto di riferimento per il mercato americano; favorire la sua diffusione e conoscenza tra i consumatori, soprattutto più giovani; creare concrete opportunità per i produttori presenti.
Generale la soddisfazione delle aziende che vi hanno preso parte – Cantina di Soave, Cantina di Monteforte, Cantina del Castello, Cantine Riondo, Enoitalia, Fattori, Le Albare, Montetondo, Vicentini Agostino, Villa Canestrari – tutte coordinate dal Consorzio del Soave che ha svolto un’azione di supporto e di raccordo tra le cantine stesse ed il tessuto americano.
Per tutto il mese di maggio i vini delle aziende aderenti all’iniziativa sono stati inseriti contemporaneamente in tutti i ristoranti e nei bar di Eataly, suddivisi su base settimanale così da garantire una rotazione regolare per tipologie e zone di provenienza. Ogni singola azienda ha potuto effettuare degustazioni guidate all’interno de “La Scuola”, uno spazio apposito dentro ad Eataly, dedicato alla “didattica enogastronomica”, per soddisfare i numerosi appassionati di cucina italiana.
Tra i consumatori è emerso che sono soprattutto le donne le più affezionate al Soave, le quali lo richiedono con maggior frequenza rispetto agli uomini, a fronte di un target generale tendenzialmente giovane, la cui età è compresa tra i 35 e i 50 anni.
L’azione promozionale coordinata dal Consorzio del Soave proseguirà con numerosi appuntamenti tra cui il prossimo luglio la partecipazione a New York e Chicago al tour promozionale promosso dalla Camera di Commercio di Verona; Vinitaly US Tour 2011 in autunno, in sinergia con VeronaFiere, che prevede la presenza del Soave a Washington e New York; un evento promozionale nell’ambito della New York City Marathon 2011 a novembre. (Da_sx_Oscar Farinetti_)

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Farmaco generico: c’è altro che il prezzo

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 febbraio 2011

Prende il via il 24 febbraio la campagna informativa sul farmaco generico equivalente “Salute a tutti” promossa da AssoGenerici, l’associazione che riunisce i produttori di farmaci equivalenti in Italia, con il patrocinio dell’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco, e il contributo delle aziende associate Almus, DOC, Dr Reddy’s, EG, Germed, Mylan, Sandoz e Teva.L’iniziativa prevede una campagna stampa e uno spot televisivo che dal 24 febbraio a fine aprile appariranno sui più diffusi periodici nazionali e sulle principali emittenti televisive, al fine di far conoscere ai cittadini che cosa sono i farmaci equivalenti e agli operatori sanitari i loro  punti di forza: medicinali che rispondono agli stessi criteri di qualità, sicurezza ed efficacia dei farmaci di marca corrispondenti (originatori) e che per questo rappresentano nei paesi dell’UE la quota maggioritaria delle prescrizioni.“In pratica tutto il mondo si cura con i generici e l’obiettivo della campagna – dichiara Giorgio Foresti – presidente di AssoGenerici – è far sì che anche in Italia si raggiunga lo stesso livello di ricorso al farmaco generico – equivalente che si registra nel resto d’Europa, superando pregiudizi che non hanno alcuna ragion d’essere. Per ottenere questo risultato, però, bisogna innanzitutto dare un messaggio positivo e cioè che i medicinali equivalenti rispondono agli stessi criteri di qualità, sicurezza ed efficacia degli originatori. Non è soltanto una questione di prezzo, come si è cercato di far passare in questi anni, quasi si fosse di fronte a un farmaco di serie B”.L’impegno di AssoGenerici per la diffusione di una corretta cultura del generico ha trovato in questa occasione un forte all’alleato nell’Aifa “all’Agenzia del Farmaco va un ringraziamento particolare per aver sostenuto con il suo patrocinio la nostra campagna informativa” conclude Foresti “nella convinzione comune che solo attraverso un nuovo atteggiamento di forte promozione all’utilizzo dei farmaci equivalenti si può garantire maggiore accesso alle cure, assicurare un uso razionale delle risorse e investire nell’innovazione”.

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Produttori: un patto per la ripresa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 novembre 2010

Parma. In merito alla situazione dell’economia e del lavoro il segretario provinciale del Partito Democratico Roberto Garbi ha rilasciato la seguente dichiarazione. “C’è una manovra in atto che rischia di penalizzare pesantemente soprattutto le realtà avanzate come la nostra provincia. Da una parte il Governo taglia le risorse alla scuola e all’Università e non investe adeguatamente sull’innovazione. Dall’altra si attaccano le regole e i diritti acquisiti dei lavoratori. La parabola che ne deriva è quella di un Paese che si accontenta di competere nel sottoscala dell’economia, cercando di ricavare un po’ di forza sui mercati solo riducendo i costi e magari le tutele Non è questo quel che ci meritiamo. Non è per questo che abbiamo lavorato per superare la crisi più grave dal secondo dopoguerra, nata perché da tante parte era stata messa al centro la finanza e non l’economia reale, il lavoro. Per ripartire ora dobbiamo ribaltare proprio questo paradigma. “Il futuro è dei giovani e del lavoro”: questo è l’obiettivo, come ricorda la piattaforma attorno cui la CGIL sta costruendo una mobilitazione nazionale a Roma. Un obiettivo attorno al quale il Partito Democratico vuole lavorare perché si traduca in un Patto per la ripresa, che coinvolga lavoratori e imprese, attorno ad alcuni punti fermi comuni. Serve un nuovo slancio verso il futuro, capace di liberare le energie migliori. Questo Governo ormai agli sgoccioli non ha una politica industriale, un disegno sul futuro delle imprese. Un copione che abbiamo già visto a Parma, dove un Comune in difficoltà non riesce a ultimare un progetto e per tutta la crisi ha brillato solo per la propria assenza sul fronte del sostegno alle imprese. Nessuno ricorda, infatti, una presenza significativa, un risultato ottenuto dal Comune ai tanti – purtroppo – Tavoli di crisi.

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Forum Montepaschi sul vino italiano

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 novembre 2010

Siena 12 novembre, il salone della Rocca della Banca Monte dei Paschi di Siena ospiterà, dalle ore 15,30, due tavole rotonde che, partendo dalla nuova ricerca MPS  sul settore vitivinicolo, discuteranno degli scenari e delle prospettive future di questo fondamentale comparto produttivo del made in Italy. La prima parte del Forum “Il futuro che ci aspetta”, vedrà protagonisti il ministro delle Politiche Agricole e Forestali, Giancarlo Galan, con il presidente, Giuseppe Mussari, e il direttore generale di Banca MPS, Antonio Vigni, insieme al presidente di Ente Vini – Enoteca Italiana (che associa oltre seicento produttori), Claudio Galletti, al presidente di Federvini, Lamberto Vallarino Gancia, e al presidente dell’Unione Italiana Vini (Uiv) Lucio Mastroberardino. Nella seconda parte del Forum (inizio ore 17) la tavola rotonda metterà a confronto i diversi punti di vista della filiera commerciale vinicola. I produttori sono rappresentati da Chiara Lungarotti (amministratore delle “Cantine Giorgio Lungarotti” e presidente del Movimento Turismo del Vino), Etile Carpenè (presidente di “Carpenè Malvolti”) e Giovanni Poggiali (amministratore delegato di Felsina). Per gli enotecari sarà presente Francesco Bonfio, presidente dell’associazione Vinarius che comprende oltre centocinquanta enoteche distribuite su tutto il territorio italiano. In rappresentanza del mondo della distribuzione interverranno a Siena Marc Taub, presidente della “Palm Bay  International” e Sen Liu, presidente della “Beijing Zhengyuan Youshi Inc”.  “Palm Bay International” è una delle maggiori società statunitensi per l’importazione di vini e liquori. Opera da oltre trenta anni e distribuisce in tutti gli Usa, in Messico e nei Caraibi. Oggi rappresenta oltre 75 marchi provenienti da quattro continenti ma il suo successo commerciale è iniziato proprio dal vino italiano. La “Beijing Zhengyuan Youshi Inc”, invece, è la società leader per la distribuzione del vino italiano in Cina.

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Quote latte

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 ottobre 2010

«Leggo le dichiarazione sul latte del ministro Galan e mi auguro che domani in CDM si diano informazioni chiare su come ritornare sulla strada della legalità da troppo tempo abbandonata. Ricordo che i produttori che non hanno richiesto la rateizzazione sono 563 su 40.000 aziende, e rappresentano circa 1,5% del settore. Se poi si considera la quantità del latte prodotto allora scendiamo all’1%. Gli esuberi di produzione sono costati fino ad ora al nostro Paese 4,4 miliardi di euro. Di questi,  1,87 sono a carico dell’erario a seguito dell’accordo ECOFIN del 2004, 400 milioni sono stati pagati dai produttori, mancano all’appello 2 miliardi di euro. Ed è di questi ultimi che chiediamo spiegazioni. Saremo lieti di scoprire da Galan, Tremonti, ma soprattutto dall’onesta Lega, chi dovrà pagare questi soldi. A luglio le anime belle leghiste anziché rispondere sul legame tra produttori disonesti e Credieuronord – la banca della Lega che fallì e poi fu salvata da  Fiorani – hanno fatto pagare l’avallo di Tremonti 5 milioni di euro a tutti gli italiani. È assolutamente inconcepibile che, di fronte a 26.000 produttori che hanno speso 1,2 miliardi per mettersi in regola, dobbiamo pensare a salvare dal fallimento 563 “truffatori” che sono debitori con l’erario di 100 milioni. Ci auguriamo che questa vicenda venga domani affrontata in modo serio. Basterebbero un po’ di impegno e un po’ di onestà intellettuale. Il PDL non può tirare in ballo impegno e onestà, appunto, solo quando gli fa comodo, come per la vicenda della casa di Montecarlo». Così Ernesto carbone, coordinatore del Forum Agricoltura del Partito Democratico, dal sito di TrecentoSessanta, l’Associazione che fa riferimento a Enrico Letta.

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Cassazione: i dispositivi “splitter”sono illegali

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2010

Il componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, segnala un’importante sentenza sulla liceità della vendita degli apparati per la visione “multipla” di programmi satellitari protetti, annullando e ribaltando di fatto le precedenti decisioni di merito I dispositivi “splitter” (o “splitty”) sono illegali, illegale è la loro vendita e l’utente che voglia fruire delle trasmissioni satellitari cifrate su più televisori deve accendere tanti abbonamenti quanti sono necessari. La nuova sentenza della Corte di Cassazione in materia di hi-tech ed elettronica di consumo arriva a pochi giorni da quella sui modchip per console, ribadendo lo stesso principio secondo cui il controllo dei dispositivi è di esclusiva pertinenza di produttori e fornitori di servizi e gli utenti non hanno alcun diritto “garantito” di sfruttarli a loro vantaggio oltre le specifiche consentite anche se hanno già pagato il dovuto. La vicenda parte con la denuncia, da parte di Sky, di alcuni rivenditori online di splitter per decoder satellitari. Uno splitter serve a replicare il segnale di un abbonamento alla pay-tv di Murdoch su più decoder: il primo decoder è quello deputato a decriptare le trasmissioni protette mentre gli altri si limitano a ricevere il segnale decodificato e a visualizzarlo sulla TV. Un tipo di pratica assolutamente legittima, avevano in precedenza deciso la corte di primo e secondo grado. Chiamata in causa dal ricorso di Sky, la Corte di Appello di Trento si era spinta sino a dichiarare che “il fatto non sussiste” perché lo splitter non è “un autonomo sistema di decrittazione, né un espugnatore di segnali codificati, né un duplicatore di schede originali, né un sistema idoneo a permettere la visione di ciò che non sarebbe stato visibile”.

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Gli italiani preferiscono le bollicine

Posted by fidest press agency su martedì, 29 giugno 2010

Oltre tre miliardi sono i litri di bevande analcoliche prodotti annualmente in Italia per fatturato annuo pari a 1,9 miliardi di euro e un giro d’affari complessivo per i produttori che si attesta sui 3 miliardi di Euro. Sono questi secondo ASSOBIBE, l’associazione nazionale degli industriali delle bevande analcoliche, i numeri dell’industria del soft drink nel nostro Paese, un mercato che, come spiega il direttore dell’associazione, David Dabiankov: “nonostante la crisi ha saputo mantenere un andamento lineare caratterizzato da una crescita contenuta”.  Piuttosto stabili risultano i consumi di questa categoria merceologica che si attestano sui 5 miliardi di litri annui, 3 miliardi dei quali relativi a bibite gassate e 2 di bevande piatte per un valore complessivo dei consumi pari a 6 miliardi e mezzo di Euro.  Per quanto riguarda le diverse tipologie di prodotto gli Italiani che consumano mediamente 66 litri annui pro-capite continuano quindi a orientarsi prevalentemente sul segmento gassate. Relativamente ai gusti nel nostro Paese si preferiscono le cole che rappresentano il 53,4% dei volumi complessivi di vendita, seguite dalle aranciate (21,5%) e  dalle gazzose (9,3%). Più contenute le vendite di chinotto (3,5%), pompelmo (2,8%), limonata (2,7%) e acqua tonica (1,7%), mentre un 5,1% del mercato riguarda gusti vari. Considerando l’andamento registrato negli ultimi sette anni, a fronte di una crescita costante nei volumi di bibite consumate, si è assistito a un continuo incremento delle bevande funzionali come energy e sport drink che sono passati dai 75 milioni di litri consumati nel 2001 ai 130 milioni del 2008.  A bere analcolico sembra essere soprattutto il nord-ovest della penisola dove si concentra il 29,6% del totale delle vendite, e il sud (27,4%). Decisamente più bassi sono invece i livelli di consumo di centro (21,6%) e nord est (21.5%). Rispetto ai canali di distribuzione, le bevande analcoliche vengono acquistate soprattutto  tramite la grande distribuzione organizzata, ovvero ipermercati, supermercati, superette e discount (68%), mentre a fronte di un 21% di soft drink consumato tramite il canale Horeca, il dettaglio tradizionale registra l’11% del totale dei volumi

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