Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘professioni’

“Professioni 2030: il futuro delle competenze in Italia”

Posted by fidest press agency su domenica, 21 febbraio 2021

La ricerca, presentata durante l’evento digitale “L’occupazione in Italia nel 2030: quali competenze per il rilancio del Paese?”, sviluppa un modello predittivo su come cambierà il lavoro e le competenze in risposta al variare di macro-trend chiave, quali i cambiamenti ambientali, sociali, politici e tecnologici. Si basa su una struttura metodologica creata dall’Università di Oxford, oggi potenziata e adeguata grazie all’aggiornamento e all’integrazione di strumenti e metodi che hanno migliorato l’efficacia complessiva dell’acquisizione e gestione delle analisi degli esperti, nonché dell’algoritmo di machine learning.Prima della crisi, oltre il 25% delle figure professionali risultavano difficili da reperire da parte delle imprese italiane. La ricerca internazionale di ManpowerGroup sul Talent Shortage ha messo in luce come la mancanza di talenti sia duplicata nel corso dell’ultimo decennio e che i datori di lavoro italiani non riescono a trovare lavoratori con le giuste competenze. In tale scenario, secondo le stime OCSE, la crisi Covid-19 potrebbe inoltre causare una perdita di posti di lavoro compresa tra 1 milione e 200 mila e 1 milione e 400 mila.I risultati dello Studio di EY, Pearson e ManpowerGroup evidenziano come la transizione tecnologica e la crisi in atto avranno un ruolo chiave nel definire il futuro dell’occupazione, soprattutto come acceleratori dei processi di obsolescenza di competenze, mansioni e professioni. I processi di digitalizzazione e iperconnessione richiederanno profili di competenze compositi, in grado di gestire la complessità tecnica, tecnologica, organizzativa e gestionale. In tale contesto, sarà essenziale tanto l’up- e reskilling dei lavoratori, quanto la formazione di skills adeguate nei giovani che fanno per la prima volta il loro ingresso sul mercato del lavoro. A livello nazionale le previsioni occupazionali identificate dai modelli predittivi indicano che l’80% delle professioni presenti in Italia muterà quantitativamente nel prossimo decennio. Il modello prevede, innanzitutto, che più di un terzo della forza lavoro attuale svolge professioni che cresceranno nei prossimi dieci anni (circa il 36%), mentre tutte le altre rimarranno stabili (20%), o decresceranno (44%). Solo la metà delle professioni in crescita, tuttavia, saranno legate a vario titolo alla tecnologia: aumenteranno anche professioni legate alla cultura, alla comunicazione, ai servizi di cura (di carattere sanitario e non), all’insegnamento e alla formazione.Aumenteranno anche le professioni legate alla cultura, alla comunicazione, ai servizi di cura (di carattere sanitario e non), all’insegnamento e alla formazione. I dati mostrano che i trend di crescita dell’occupazione si concentrano nel settore terziario dei servizi alle imprese e alle persone. Al contrario, i trend più negativi si concentrano nei settori dell’industria e dell’agricoltura. (abstract)

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L’impatto della pandemia sulla domanda delle professioni

Posted by fidest press agency su martedì, 8 dicembre 2020

Milano. 9 dicembre 2020 Il monitoraggio statistico delle web vacancies dell’Università Bicocca, che rientra nel progetto dell’Osservatorio Competenze Digitali promosso congiuntamente da Anitec-Assinform, Aica, Assintel e Assinter Italia, ci aiuterà a fare luce sull’impatto della pandemia da Covid-19 sulla domanda di professioni ICT. Che performance stanno registrando le web vacancies relative alle professioni ICT? Sono in forte calo o dimostrano una dinamica resiliente come l’intero settore ICT? E rispetto alle altre professioni non-ICT? Ci sono differenze per ambiti territoriali e settori economici? In questo contesto e nella prospettiva di un futuro di rilancio degli investimenti nel digitale, le maggiori associazioni dell’ICT metteranno a fuoco i temi, le istanze e i primi successi delle iniziative di collaborazione con il mondo della formazione.Al centro della riflessione sarà l’accelerazione nella formazione di competenze digitali avanzate a tutti i livelli: dalla formazione universitaria specialistica e degli ITS, alla ricerca, sviluppo e innovazione, alla cultura digitale nei corsi accademici, fino alle iniziative di upskilling e reskilling delle professioni ICT più tradizionali e in phase-out, perché cultura e competenze digitali diventino efficace fondamento della competitività del sistema formativo ed imprenditoriale italiano. Programma Ore 15:00 L’impatto della pandemia sulla domanda delle professioni ICT Mario Mezzanzanica, Università Milano Bicocca Ore 15:20 Come sta reagendo il settore ICT alla pandemia Covid-19 Ne discutono: Giovanni Adorni, Presidente AICA, Marco Gay, Presidente Anitec-Assinform, Paola Generali, Presidente Assintel, Francesco Ferri, Presidente Assinter Italia.Modera i lavori: Mila Fiordalisi, Direttore Responsabile CorCom

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Riapertura delle iscrizioni per cinque master delle Professioni sanitarie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 novembre 2020

Parma. sono stati riaperti fino al 9 dicembre i termini per le iscrizioni a cinque master delle Professioni Sanitarie: · Case/care management in ospedale e sul territorio per le professioni sanitarie · Infermieristica in area critica · Ricerca per le professioni sanitarie: l’approccio qualitativo · Infermieristica di famiglia e di comunità: assistenza integrata alla fragilità e cronicità · Management del rischio infettivo correlato all’assistenza sanitaria. In base alle disposizioni vigenti la parte teorica dei master dovrà essere frequentata esclusivamente online.La modalità online utilizzata sarà a distanza con docenti collegati in diretta (lezioni sincrone) e con possibilità per gli studenti collegati di interagire.Le lezione online verranno comunque registrate e messe a disposizione anche degli studenti che non hanno avuto la possibilità di collegarsi in diretta (lezioni asincrone).

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Emergenza professioni nel digitale

Posted by fidest press agency su sabato, 7 novembre 2020

Sono quasi un milione i posti vacanti nelle figure del settore tecnologico e digitale, così come è urgente, per i selezionatori del personale, dotarsi di una preparazione adeguata per riconoscere i talenti dell’innovazione. “Come attrarre, valorizzare e trattenere i talenti tech” è un compito delle aziende ed è stato il titolo del primo incontro online #HRmeetsDEV di Codemotion, dal 2013 piattaforma multicanale che mette al centro sviluppatori e professionisti IT, in Italia e in Europa. Secondo un’indagine di Unioncamere, nel 2019, il 56% delle imprese ha avuto difficoltà a individuare le più corrette figure IT identificando come principale motivo il numero ridotto di candidati (30%), dall’inadeguatezza nella formazione e competenza per la selezione di profili così tecnici (26%), unito, secondo dati LinkedIn, a un tasso di turnover nelle aziende sulle figure tech del 13%, il più alto tasso di turnover esistente. Esperti di intelligenza artificiale, blockchain, sicurezza informatica e data scientist sono i profili specializzati più difficili da individuare dalle aziende, invece le figure più ricercate sono i full stack developer, frontend developer, backend developer, devops engineer, software architect, Java developer e mobile developer. In questo scenario, l’aspetto dell’aggiornamento professionale e quello formativo giocano un ruolo importante. Hanno partecipato al primo incontro online #HRmeetsDEV dal titolo “Come attrarre, valorizzare e trattenere i talenti tech”: Serena Amante, Head of HR di Everli by Supermercato24, Luca Aldrovandi, IT & Digital Innovation Recruitment Manager di Generali Italia, Francesco Dominidiato, CTO di Casavo e Chiara Russo, CEO e Co-founder di Codemotion. Moderatore: Ottavio Maria Campigli, Senior Principal Practice Digital, Media, Innovation & Technology di Badenoch+Clark.

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I risultati dell’Indagine sulle professioni e i settori della Ricerca

Posted by fidest press agency su sabato, 3 ottobre 2020

Milano. Jefferson Wells – brand di ManpowerGroup specializzato nella Ricerca e Selezione di Senior ed Executive manager – presenta i risultati dell’Indagine sulle professioni e i settori della Ricerca & Selezione di Senior ed Executive in Italia pre e post lockdown. I dati che vengono presentati sono il risultato di un’analisi dei settori e dei profili più richiesti e forniti da ManpowerGroup nel 2019 e metà 2020 in Italia e di una Indagine interna che raccoglie evidenze e previsioni sui profili professionali e le competenze hard e soft che saranno più richieste nel prossimo futuro in ambito manageriale ed executive. In sintesi i principali risultati: 2019 e prima metà 2020: i settori in cui si concentrano le ricerche di personale. con l’avvento del Covid-19, nella prima metà 2020, l’area Engineering & Manufacturing conferma la prima posizione. Il settore Food&Beverage acquisisce sempre maggiore importanza, mentre il Farmaceutico & Chimico conferma la propria posizione mantenendo il secondo posto in classifica. 2019 e prima metà 2020: i profili più richiesti in ambito manageriale (Senior) Con il lockdown i profili più richiesti in ambito manageriale (Senior Management) sono i Project Manager, i Responsabili Amministrativi e di Produzione. I Responsabili dell’Ufficio commerciale e delle vendite perdono terreno, ricoprendo il quarto posto. Nei primi sei mesi del 2020 entrano per la prima volta nelle prime nove posizioni i Medici Specializzati, i Relashionship Manager e gli Analisti Finanziari. 2019 e prima metà 2020: i profili più richiesti in ambito executive. Con l’avvento del Covid-19 e l’eccezionalità delle misure di contenimento, che hanno avuto un forte impatto sulle aziende, i profili più richiesti in ambito executive sono stati ricoperti da Direttori Finanziari, Direttori Generali e Amministratori Delegati. Le prime posizioni nel 2019 invece vedevano Direttori Commerciali, Direttori di Stabilimento e Direttori Tecnici nelle prime tre posizioni.

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Che ne sanno i giovani delle professioni in divisa

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 settembre 2020

Roma Il concorso “Onore al Merito” si terrà il 9 ottobre 2020, a partire dalle ore 10:00, presso la Sala Sintelco delle Officine Farneto in Via dei Monti della Farnesina 77. Giunto alla seconda edizione, l’evento sarà un’occasione per capire come le nuove generazioni si approcciano alle professioni in divisa per poter offrire loro gli strumenti di orientamento ed informazione più indicati per una scelta consapevole e responsabile. Dall’Osservatorio 2020 emerge infatti che ben 2 giovani su 5 sono interessati alla carriera nelle Forze Armate e di Polizia.La manifestazione prevede la testimonianza di alcuni autorevoli rappresentanti del mondo Istituzionale e delle Forze Armate e di Polizia, tra cui l’Ammiraglio Fabio Agostini e la dott.ssa Maria Teresa Panone – primo dirigente della Polizia di Stato, che racconteranno le loro personali esperienze professionali.A chiusura la premiazione dei vincitori del concorso Onore al Merito 2020 che, per una maggiore sicurezza saranno collegati in Streaming. Saranno invece presenti fisicamente i circa 30 assegnatari di borsa di studio della Regione Lazio.

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Nascono le nuove professioni della Digital Fabrication nel “Design 4.0”

Posted by fidest press agency su sabato, 5 settembre 2020

Sempre più in un periodo di Digital Fabrication come quello attuale, i futuri designer 4.0 specializzati in progettazione e sviluppo di prodotti, devono essere in grado di realizzare e gestire la definizione del concept, lo sviluppo e la sua rappresentazione. Seguendo queste indicazioni, l’Istituto Numen ha sviluppato corsi di formazione riguardanti proprio l’area “Design 4.0”: una scelta per formare i futuri designer 4.0 specializzati in progettazione e sviluppo di prodotti, con l’obiettivo di porre maggiore attenzione all’acquisizione delle competenze digitali attraverso l’utilizzo di software avanzati di modellazione 3D e di fabbricazione digitale.L’intreccio tra il settore del design e l’applicazione delle nuove tecnologie 4.0 (modellazione e stampa 3d) richiede l’acquisizione di competenze ampie e diversificate soprattutto nel campo Modellazione 3D attraverso l’utilizzo di software avanzati. Grazie alla modellazione 3D e l’utilizzo di stampanti 3D di tipologie diverse e taglio laser oggi è possibile realizzare qualsiasi prototipo o prodotto finito.
L’ausilio di questa tecnologia ha creato una rivoluzione nel campo lavorativo dando vita a nuove professioni o nuove visioni in grado di realizzare i più innovativi prodotti di design. L’Istituto Numen nasce per rispondere a questa esigenza sempre più crescente di figure professionali specializzate nella Digital Fabrication e Visual Art nell’Industry 4.0
Designer Accessories:Questa figura ha competenze di progettazione manuale, di pari passo con le innovative tecniche di prototipazione. Ha inoltre sviluppato una profonda sensibilità estetica e acquisito una solida cultura nell’ambito del Design degli accessori e della Digital Fabrication ed è in grado di affiancare le figure come il Product Manager senior aziendale, gli stilisti e gli sviluppatori del prodotto in vari settori come per quello dei gioielli, dove l’artigiano tradizionale incontra le nuove tecnologie per superare le barriere della forma e realizzare sia gioielli classici che assolutamente innovativi. Oppure attraverso la conoscenza dei metodi di progettazione cad, tramite il software Rhinoceros e le stampanti 3d, per la realizzazione di gioielli unici. Il tutto fino al light design che unisce il design, le arti visive, le conoscenze e le competenze tecniche necessarie a sviluppare lampade, o più in generale oggetti tridimensionali, con forme ricercate e pattern personalizzati tramite algoritmi e metodi di fabbricazione digitale.
Furniture Design: Si tratta di una professione che esperienza completa nell’ambito della progettazione dell’oggetto di arredamento.
Fashion Eyewear Design & 3D Modeling: Gli occhiali rappresentano da sempre uno straordinario oggetto di culto. Un accessorio unico, in grado di affascinare intere generazioni, adeguandosi funzionalmente ai diversi contesti e ai diversi stili di vita. La figura del progettista d’occhiali nasce dalla necessità del mercato in continua evoluzione nel settore accessori moda.

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Legge rilancio e professioni sanitarie

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 luglio 2020

“La conversione in legge del decreto Rilancio porta con sé due meriti: l’estensione a tutti i professionisti sanitari del ‘bonus’ grazie al quale si intendono già maturati di un terzo i crediti Ecm del triennio 2020-2022 (Art. 5-bis Disposizioni in materia di formazione continua in medicina 3) e, all’Art. 10 (Modifiche al decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020 n. 27) del Fondo di solidarietà per i famigliari di vittime del Covid-19. Per il resto, si tratta di una legge che prosegue sulla via di una inadeguata e non paritaria attenzione della politica verso tutte le professioni sanitarie, in particolare quella ostetrica, dimostrando un’altrettanta grave disattenzione per la salute delle donne”, commentano le componenti del Comitato centrale della Federazione Nazionale della Professione di Ostetrica (FNOPO).“Sembra quanto mai surreale dover ancora una volta bacchettare la politica perché ponga sullo stesso piano tutte le professioni sanitarie e, con esse, gli interessi e la tutela dei bisogni di salute di tutti i cittadini e le cittadine. Ora più che mai, anche alla luce dei dati dell’ultimo rapporto Istat è doveroso che le Istituzioni introducano azioni di serio contrasto alla denatalità, anche a seguito del clima di smarrimento e di timori per il futuro che l’epidemia da Covid-19 ha lasciato nella popolazione. Per fare questo, serve una nuova concezione della tutela, protezione e promozione della salute – affermano i vertici FNOPO -. La professionalità ostetrica, in tale nuova prospettiva, svolge una funzione cruciale potendo intervenire nelle fasce di popolazione femminile fertile, realizzando campagne informative sui sani stili di vita, sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili ma anche, per le adolescenti, sugli effetti negativi delle sostanze di abuso sulla fertilità. Tali obiettivi sono raggiungibili attraverso la piena implementazione del modello di ostetrica di famiglia e di comunità. Trattandosi infatti di un modello, la professionalità e la competenza ostetrica non sono legate a uno specifico luogo (ospedale, consultorio, etc) ma si realizza lì dove vi è necessità della sua presenza rispondendo in maniera funzionale al bisogno reale o potenziale della donna/coppia. L’ostetrica di famiglia, inoltre, radicandosi sul territorio riesce a intercettare una fascia di popolazione femminile non più giovanissima, che è quella più longeva ma che, pur vivendo più a lungo, vive meno bene e fa maggiore ricorso a cure del Servizio Sanitario Nazionale anche a causa di diverse patologie legate all’età, quali le disfunzioni pelvi-perineali. Patologie per le quali nella fase di emergenza epidemica non è stato possibile proseguire percorsi di riabilitazione già intrapresi, mentre per molte donne non è stato nemmeno possibile sottoporsi a diagnosi a causa della doverosa interruzione delle attività ambulatoriali specialistiche. Nella fase due dell’epidemia, la Federazione chiede che le Aziende Sanitarie Locali e le istituzioni tutte prestino la necessaria attenzione alla popolazione anziana fragile, che prova disagio ad approcciarsi a un servizio di riabilitazione pelviperineale e che quindi deve essere intercettata anche presso gli ambulatori di medicina generale dove in modo funzionale trova l’ostetrica adeguatamente formata.Le ostetriche e le donne di tutte le età non possono più aspettare, serve una politica più attenta e interessata e che prenda provvedimenti adeguati alle esigenze di tutti”, concludono i vertici FNOPO.

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Quali saranno le professioni più ricercate nel 2030?

Posted by fidest press agency su martedì, 11 febbraio 2020

Scompariranno alcune figure? Ne nasceranno di nuove? Si sente pronto per le nuove sfide professionali? Attribuisce più valore alla formazione o all’esperienza sul campo? Queste sono solo alcune delle domande della nuova edizione della “Jobs of The Future”, la ricerca condotta da Hays, azienda leader nel recruitment specializzato, rivolta a un panel di 700 professionisti italiani del settore Sales & Marketing per indagare come evolverà il comparto da qui al 2030. “In futuro ci sarà una sempre maggiore richiesta di risorse capaci di adattarsi velocemente ai continui progressi tecnologici – commenta Alessandro Bossi, Director Hays -. Anche il settore Sales & Marketing farà registrare questo trend, crescerà quindi la domanda di professionisti esperti in multicanalità e la flessibilità sarà una delle skill più apprezzate nei lavoratori di domani”. Secondo i dati raccolti dall’indagine Hays, la “top five” dei profili Sales & Marketing più ricercati dai recruiter entro il 2030 vedrà sul gradino più alto del podio i Digital Analyst con il 91,6% delle preferenze, mentre al secondo posto si trovano i Digital Strategist (88,5%) e al terzo i Web Content Strategist (84,1%). Seguono nella classifica il Digital CRM Manager e il Digital Content Manager (con una percentuale molto simile, rispettivamente all’82,7% e all’82,2%) e, infine, l’e-commerce Manager (81,6%). Di contro, secondo il 53% del campione, entro i prossimi 10 anni, potrebbero sparire tra il 20% e il 50% delle attuali professioni del settore, soppiantate dall’ondata tecnologica. Saranno soprattutto le figure meno specializzate a sopperire di fronte all’avanzata del digital: secondo il 38,9% degli intervistati potrebbe scomparire il Key Account Manager tradizionale, oltre al Marketing Specialist (29,7%) e al Sales Manager (28,4%), entrambi senza competenze digital. Il 25% scommette su un futuro incerto anche per Brand e Product Manager “tradizionali”.
Nel settore Sales & Marketing la richiesta di professionisti “Digital Friendly” sarà sempre più massiccia e nasceranno figure professionali legate alla diffusione di nuovi tool e nuove tecnologie. Ad esempio, per il 48,6% del campione il Marketing Consultant si specializzerà in AI, mentre per il 45,4% degli intervistati nasceranno figure esperte nella Customer Experience, quindi professionisti votati alla creazione di esperienze di acquisto – soprattutto online – sempre più personalizzate per il consumatore. Si assisterà anche alla nascita dei Neuromarketing Manager (44,7%), degli Esperti di Profilazione e Narrowcaster (33,4%), oltre agli Augmented Reality Marketing Manager (32%). In futuro, inoltre, la diffusione sempre più capillare degli Analytics, strumenti utili per raccogliere grandi quantità di dati, implicherà una forte richiesta di figure professionali altamente specializzate, in grado di leggere, analizzare e aggregare i Big Data in modo strategico per l’azienda.
Per il 67,3% del campione, nel complesso la domanda di professionisti Sales & Marketing aumenterà, con focus sempre sulle figure capaci di ricoprire le nuove mansioni legate alle tecnologie digitali. Tuttavia, è da notare che, a causa del rapido sviluppo tecnologico, attualmente le skill maggiormente richieste dalle aziende sono difficilmente reperibili sul mercato del lavoro e questa tendenza è destinata ad aumentare ulteriormente nel corso dei prossimi anni. I datori di lavoro faticano sempre di più a trovare professionisti adeguatamente qualificati da inserire in organico e, secondo 8 professionisti su 10 (80%), anche il settore Sales & Marketing non è immune a questo trend. Alla domanda diretta “quanto si sente aggiornato rispetto all’innovazione tecnologica?”, quasi 7 intervistati su 10 (68%) affermano di sentirsi al passo con i tempi. Ma per essere costantemente allineati con le nuove tecnologie è imprescindibile la formazione continua: il 36% dei professionisti intervistati, infatti, sostiene che sia necessario aggiornarsi ogni 6 mesi, mentre il 35% addirittura ogni 3. Il Sales & Marketing è un settore in cui le nuove leve imparano molto sul campo e in cui l’esperienza è fondamentale. È proprio per questo motivo che il 61% degli intervistati sostiene che un professionista esperto del settore non ha nulla da temere rispetto alle figure più junior, a patto che sia desideroso di acquisire sempre nuove conoscenze per rimanere al passo con i tempi.

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Consulta delle Professioni Sanitarie

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 gennaio 2020

”L’istituzione della Consulta permanente delle Professioni sanitarie è un passo importante per aprire una nuova fase della governance dell’assistenza sanitaria, che si allontani dalla logica economicista e si basi sulla ricognizione effettiva dei bisogni e delle criticità del Servizio sanitario, confrontandosi con i professionisti della salute che ogni giorno cercano di rispondere nel modo migliore alla domanda di cure e assistenza dei cittadini” ha detto il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, Andrea Mandelli, commentando la firma del Decreto Ministeriale che ha istituito in nuovo organismo consultivo. “La Federazione rivolge un plauso al Ministro della Salute, Onorevole Roberto Speranza, per la sua politica volta al massimo coinvolgimento di tutti gli attori della tutela della salute, così come era stato richiesto anche nel corso dell’Assemblea nazionale delle professioni sanitarie il 23 febbraio 2019. La Federazione, i farmacisti italiani, offrono fin d’ora la massima collaborazione al Ministro per quella che ci auguriamo sia una stagione di rinascita del nostro Servizio sanitario”.

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Le Regioni incontrano la Federazione nazionale degli ordini degli infermieri

Posted by fidest press agency su domenica, 27 ottobre 2019

Prosegue il lavoro di confronto tra le Regioni e il mondo delle professioni, mediche e sanitarie, che sono assi portanti del Servizio Sanitario Nazionale. Dopo l’incontro con la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici il 16 ottobre scorso, oggi Luigi Genesio Icardi (Assessore alla Salute della Regione Piemonte), coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e Sergio Venturi (Assessore alla Salute della Regione Emilia-Romagna), presidente del Comitato di Settore Regioni-Sanità, hanno incontrato Tonino Aceti, portavoce della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (Fnopi) e Franco Vallicella del Comitato Centrale della Fnopi.Il confronto odierno rappresenta l’avvio del Tavolo previsto dal protocollo siglato dalla Fnopi e dalla Conferenza delle Regioni il 20 dicembre scorso. Sono stati affrontati i principali temi relativi allo sviluppo della professione infermieristica alla luce del futuro Patto per la Salute.Sotto questo profilo si è concordato un percorso che possa portare a una definizione puntuale della funzione e del ruolo dell’infermiere di famiglia. Una figura che si intende proporre nella stesura definitiva del nuovo Patto.Quello odierno è un metodo innovativo di confronto che si inserisce in un più ampio contesto che intende coinvolgere insieme tutte le professioni che a vario titolo lavorano e concorrono allo sviluppo del Servizio Sanitario.
Un metodo che ha portato alla proposta di una Conferenza Nazionale sulla Salute. Idea che ha già incontrato la valutazione positiva del Ministro della Salute, Roberto Speranza. Una Conferenza che vuole essere anche il progetto di una grande alleanza fra le istituzioni statali e regionali e le professioni, mediche e sanitarie, con l’obiettivo di rilanciare e valorizzare la Sanità pubblica italiana.

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Professioni. de Bertoldi (FdI): sistema assicurativo superi protezionismo e si apra a sviluppo

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 ottobre 2019

“Al Congresso del Centenario del Sindacato Nazionale Agenti di Assicurazione ho sostenuto l’importanza del disegno di legge, che ho presentato e già incardinato in Commissione Giustizia al Senato, che regolamentando la figura dell’agente assicurativo contribuirebbe rafforzare il mercato, la concorrenza e quindi la crescita del prodotto assicurativo stesso. Ritengo che sia assolutamente da superare la contrapposizione tra le compagnie Ania e il sindacato Sna, in quanto il plurimandato e l’annualità delle polizze, capisaldi del ddl, favoriscono la concorrenza, il contenimento dei prezzi, a tutto vantaggio dei consumatori, e quindi la crescita del mercato, nell’interesse di tutti gli attori in causa. Il sistema assicurativo come tutto il sistema Italia deve infatti varcare le soglie del protezionismo per aprirsi allo sviluppo”. A dirlo il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro al Congresso di Rimini.

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I giovani sembrano molto attratti dalle professioni in divisa

Posted by fidest press agency su martedì, 16 luglio 2019

Questione di posto fisso? No, è un lavoro di cui andare fieri. Le motivazioni che spingono tantissimi ragazzi a voler intraprendere questo tipo di carriera, sin dalla giovanissima età, derivano maggiormente dal blasone e dai valori rappresentati dalle Forze Armate e Forze di Polizia. Per il secondo anno consecutivo l’Osservatorio sulle professioni in divisa di Skuola.net e Nissolino Corsi mostra come vestire un’uniforme per servire lo Stato sia un’opzione ancora molto gettonata tra le nuove generazioni. A pensarci sul serio è il 34% degli oltre 22mila intervistati (praticamente 1 su 3); studenti di scuole medie, superiori e università. Non solo, per oltre un terzo di loro (35%), sarebbe addirittura la prima scelta per il futuro. Un altro segno dei tempi è poi legato al genere: le ragazze interessate sono sicuramente meno rispetto ai ragazzi, ma non scendono sotto quota 30%.
I nati dal 1995 in poi, secondo diversi studi internazionali, non sembrano mettere la retribuzione al primo posto assoluto, ma sono interessati anche alla condivisione del sistema valoriale del contesto in cui lavorano. Perciò non deve stupire che, tra gli stimoli decisivi, al primo posto ci siano i valori espressi dalle diverse Forze (24%), subito dietro (16%) il tipo di lavoro svolto, al servizio degli altri. Numeri quasi simili (15%) per chi sceglierebbe questa strada soprattutto per far parte di una realtà importante e autorevole. La prospettiva del ‘posto fisso’, con uno stipendio garantito? Solo 1 su 10 la mette in cima alle priorità. Mentre, tra gli aspetti operativi, spicca (19%) la possibilità di svolgere mansioni investigative, seguita dalla difesa della legalità e delle fasce più deboli della popolazione (entrambe al 17%).Carriera militare che può diventare un’ottima alternativa all’università o ai lavori ‘tradizionali’. L’indagine, infatti, si è soffermata anche sugli studenti che si sono appena diplomati (hanno partecipato quasi 3mila maturandi). Facendo emergere come il 45% di quelli interessati alla divisa (circa un terzo, proporzione in linea col dato generale) non scarti assolutamente l’idea di entrare nelle Forze armate già alla fine delle scuole superiori. A cui va aggiunto un 23% che valuterebbe l’occasione mentre studia all’università. Alla fine solo 1 su 3 aspetterebbe di prendere una laurea triennale o specialistica (16% per entrambe). Per questo la stragrande maggioranza (3 su 4) pensa che sia molto importante approcciarsi in anticipo alla preparazione per i concorsi militari già nel periodo delle scuole dell’obbligo. E i numeri potrebbero essere persino più consistenti, visto che il 43% ammette di non sapere che, nei percorsi da Ufficiali o Sottufficiali, è anche possibile conseguire una laurea triennale e/o magistrale. Non solo in ambito giuridico o sociale, anche in discipline tecnico-scientifiche quali l’ingegneria o la medicina.
Ma, in generale, quali sono le Forze Armate o le Forze di Polizia più apprezzate e ambite dai ragazzi? Resiste il primato dell’Esercito: 1 su 5 vorrebbe indossare la più classica delle divise. Medaglia d’argento per la Guardia di Finanza (15%), bronzo per i Carabinieri. Completano la classifica, nell’ordine: la Polizia di Stato (12%), l’Aeronautica Militare (11%), la Marina Militare (9%), i Vigili del Fuoco (5%), la Polizia penitenziaria (4%). Per 1 su 10, invece, la destinazione è indifferente, basta farcela. Numeri che sono abbastanza omogenei sia tra i maschi che tra le femmine. Le cose, però, cambiano a seconda dell’area d’Italia in cui ci si trova. Perché, ad esempio, i giovani del Centro puntano forte sulla Guardia di Finanza (che convince addirittura 1 su 4, specie se maschi), relegando l’Esercito al secondo posto.Lo stesso discorso si può fare per i livelli d’ingresso più gettonati. Apparentemente lo scenario è diviso in tre parti uguali: il 34% del campione partirebbe dalla carriera iniziale (VFP1 o Agente, a seconda della Forza), il 33% dal ruolo di Sottufficiale (Maresciallo o Ispettore), un altro 33% direttamente da quello di Ufficiale (attraverso l’Accademia o tramite il concorso da Commissario). Ma, entrando nel dettaglio, al Nord si predilige la Carriera base (il dato arriva al 38%), nelle regioni centrali si punta ai gradi da Sottufficiale (41%), al Sud si propende per la carriera da Ufficiale (si sale al 36%, con percentuali ancora più accentuate se il candidato è donna).Per indossare la divisa, però, è necessario superare un concorso pubblico con diverse prove di selezione. Chiaramente la difficoltà del concorso dipende dal ruolo e dal grado a cui si ambisce, ma anche dall’elevata concorrenza. Questi aspetti, però, non spaventano gli aspiranti militari intervistati: appena il 13% di loro, infatti, si fermerebbe al primo insuccesso. Mentre quasi la totalità proverebbe più di una volta: il 45% direbbe basta dopo tre tentativi, il 15% dopo quattro o cinque, più di un quarto (27%) andrebbe ad oltranza, finché non ce la fa.Sono interessanti anche i dati di quelli che, sempre tra gli intervistati, hanno già affrontato il concorso, dai quali emerge che oltre la metà (55%) lo ha superato al primo tentativo. La differenza, quasi sempre, la fa la preparazione: più è completa meglio è. Studiando solo sulle banche dati, ad esempio, il tasso di successo si ferma al 30%. Tutt’altro risultato per chi adotta il “pacchetto completo” (quiz, testi e corsi di preparazione): il 75% passa immediatamente. Proprio i corsi di preparazione specializzati sembrano la vera chiave di volta: solo con loro le chance di indossare la divisa al primo tentativo schizzano al 68%. Peccato che solamente 1 su 3 si sia preparato con questa modalità. Infine uno sguardo ai genitori. La metà dei circa 4.000 intervistati sosterrebbe i propri figli nella scelta di una carriera in divisa, anche se in questo caso emergono chiare le priorità degli adulti: mentre i ragazzi hanno idee ben precise e solo 1 su 10 non ha preferenze particolari sulla carriera da intraprendere, per 1 genitore favorevole su 4 un’Arma vale l’altra. Genitori (49%) e figli (45%), invece, sono concordi sul momento migliore per iniziare la carriera in divisa, cioè subito dopo il diploma di maturità.
(by Camilla​ Tomadini)

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Disegno di Legge sull’intramoenia delle professioni sanitarie

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 luglio 2019

E’ stato presentato al Senato dal Presidente della Commissione Igiene e Sanità Pierpaolo Sileri. Secondo Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), la presentazione del Ddl “che ci auguriamo – afferma – abbia un iter veloce in Parlamento, anche perché si sana finalmente un’incomprensibile diversità di trattamento tra personale medico e le altre professioni sanitarie”. Secondo Mangiacavalli ci sono però alcuni presupposti da tenere saldamente fermi e da inserire nel Ddl. Il primo è che l’attività libero-professionale intramuraria deve configurarsi come vera opportunità per il cittadino di esercitare il diritto alla libera scelta e non come strumento per sopperire alle carenze di organici e di assistenza che devono essere sempre assicurati dal Servizio Sanitario Nazionale: l’intramoenia non può e non deve rappresentare una partita di scambio per far fronte a politiche pubbliche depressive in materia di personale, come purtroppo è già accaduto.Così come per quanto scritto nella legge che riguarda la dirigenza del Ssn, l’intramoenia non deve andare a detrimento dell’attività istituzionale. Questo concretamente vuol dire considerarla un’opportunità attivabile laddove le Regioni e le Aziende Sanitarie siano in grado di garantire i Livelli essenziali di assistenza (Lea) e gli organici necessari ad erogarli. Per questo c’è bisogno di meccanismi di monitoraggio e verifica con il coinvolgimento anche delle Organizzazioni di cittadini e pazienti. Va garantita trasparenza, legalità, massima attenzione ad eventuali conflitti d’interesse e il rispetto delle norme deontologiche del nuovo Codice: l’Ordine sarà presidio fondamentale a garanzia dei diritti dei cittadini.E le risorse che il Ssn incasserà grazie all’esercizio dell’attività intramuraria degli infermieri – perché quota parte spetta alle aziende di cui il professionista fa parte – dovranno essere finalizzate al rafforzamento dell’offerta pubblica, quindi il canale istituzionale, attraverso investimenti in politiche assunzionali.“Sono paletti indispensabili – continua Mangiacavalli – perché un diritto prima di tutto dei cittadini e poi dei professionisti che li assistono sia trasparente e produttivo”.“Abbiamo già pronti i nostri emendamenti al testo – conclude la presidente FNOPI – che presenteremo in audizione al Senato durante l’iter che da oggi partirà. Vogliamo offrire il nostro contributo per giungere ad un testo che sia il più “giusto” possibile per i diritti dei cittadini, per il Ssn e per i professioni che vi lavorano”.

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Professioni qualificate sempre più “digital”

Posted by fidest press agency su martedì, 2 luglio 2019

In cima alla classifica delle professioni altamente qualificate, dal 2014 al 2018, i professionisti dell’economia digitale: analisti e progettisti software. Nel periodo preso in considerazione questo profilo è cresciuto di 33,7 mila unità, di queste oltre 10 mila solo nel 2018. Strettamente legate alla quarta rivoluzione industriale anche altre tre professioni: al 3° posto i disegnatori industriali (+21,7 mila), al 5° posto i tecnici esperti in applicazioni (+20 mila) e all’8° posto i programmatori (+13,5 mila). I contabili e professioni assimilate (+24,8 mila) occupano il 2° posto, mentre al 4° posto troviamo le professioni sanitarie riabilitative (+21,2%). È la fotografia scattata dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro nell’indagine “I fabbisogni professionali delle imprese. L’analisi della domanda di professioni del futuro: hard e soft skill”.

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Professioni del futuro: da Statale e Politecnico in arrivo il “genome data scientist”

Posted by fidest press agency su domenica, 23 giugno 2019

L’Università degli Studi di Milano e il Politecnico di Milano lanciano a partire dal prossimo anno accademico il corso di Laurea Magistrale in Bioinformatics for Computational Genomics, due anni di studio interamente in inglese per fornire avanzate competenze informatiche e ingegneristiche finalizzate all’organizzazione e all’analisi di dati genomici ottenuti attraverso lo studio della biologia cellulare, molecolare, genetica e biochimica.L’introduzione di nuove tecnologie di analisi genomica ed epigenomica, tra le quali spicca il sequenziamento di nuova generazione (NGS), ha infatti rivoluzionato le metodologie di analisi in tutti gli ambiti delle scienze della vita, aprendo ai ricercatori possibilità inimmaginabili fino a pochi anni fa. Grazie a queste tecnologie è possibile ottenere una enorme mole di dati molecolari, la cui gestione e analisi è una delle più grandi sfide nell’ambito big data che l’umanità abbia mai affrontato, di fondamentale importanza per rispondere a domande biologiche di crescente complessità e per comprendere i processi fondamentali alla base della vita, sia in condizioni normali sia patologiche.
“I laureati saranno in grado di affrontare autonomamente le problematiche derivanti dalle moderne scienze biomolecolari quali genomica, trascrittomica, epigenomica e biologia dei sistemi”, spiega Giulio Pavesi, docente di Bioinformatica al Dipartimento di Bioscienze dell’Università Statale e coordinatore del corso. “Una figura professionale di questo tipo è già attualmente molto richiesta nell’ambito della ricerca pubblica, privata, di base e applicata, e i nuovi laureati potranno soddisfare la domanda crescente prevista per i prossimi anni, anche alla luce delle realtà che saranno sviluppate nell’area di Milano, prima tra tutte lo Human Technopole”, conclude Pavesi.“Il Corso di Laurea Magistrale è aperto sia a laureati in discipline computazionali, tra cui i laureati triennali in Ingegneria, sia a laureati in discipline biologiche e biotecnologiche, con un primo semestre diversificato” spiega Marco Masseroli, docente di Bioinformatica del Politecnico di Milano. “Sarà il primo in Italia e uno dei pochissimi in Europa e nel mondo a formare ‘data scientists’ con un profilo realmente multidisciplinare, sempre più richiesti nel mondo del lavoro. Saranno capaci di utilizzare al meglio le più avanzate tecnologie dell’informazione e del ‘machine learning’ per gestire e analizzare i ‘big data’ prodotti dalle moderne biotecnologie. Potranno, tra l’altro, contribuire alla medicina di precisione, ovvero alla determinazione di trattamenti individualizzati in base al profilo genetico dei pazienti”.Ha commentato il Rettore della Statale Elio Franzini: “Questa laurea magistrale rappresenta molto felicemente quanto la strada della collaborazione tra discipline e competenze specialistiche di alto livello ma fino a pochi anni fa considerate lontanissime tra loro, sia preziosa per rispondere alle sfide del futuro, in uno scenario scientifico, medico e sociale in rapidissima evoluzione. In questo senso la partnership tra Università Statale e Politecnico di Milano segna un traguardo di grande rilievo, per i nostri studenti e per la nostra città.” “Non c’è dubbio che lo studio del genoma sia tra le più grandi scommesse di tutti i tempi. – aggiunge Ferruccio Resta, Rettore del Politecnico di Milano – L’uso dei big data e delle tecniche di machine learning consentono infatti un’importante accelerazione che, tuttavia, dobbiamo sapere gestire. Un’ampia quantità di informazioni non è necessariamente sinonimo di un vantaggio o di una risposta funzionale ai problemi. Per questo abbiamo bisogno di unire competenze diverse: quella del biologo, che traccia la direzione, e quelle dell’ingegnere, che conosce a fondo le tecniche computazionali. È solo adottando un approccio interdisciplinare che possiamo rispondere a domande di crescente complessità. Ed è per questo che il Politecnico di Milano e l’Università degli Studi di Milano hanno deciso di fare squadra, di unire le proprie eccellenze, di rivolgere lo sguardo in avanti ai bisogni della ricerca e alle richieste del mercato.”
Le lezioni si svolgeranno in Statale presso Città Studi e al Politecnico in piazza Leonardo da Vinci. Per l’anno 2019/2020 sono disponibili 50 posti (oltre ad altri 10 riservati a cittadini extra UE). Le domande di ammissione vanno presentate entro il 10 luglio, mentre la prova di ammissione si svolgerà il 16 luglio. Tutte le informazioni sono contenute nel bando e nel sito dedicato.

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Le professioni del futuro nella finanza

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 marzo 2019

Milano Fornire gli strumenti necessari a gestire e governare la rivoluzione tecnologia in ambito finance, l’inarrestabile transizione verso il Fintech a cui stiamo assistendo. Combinare in un giusto mix competenze di finanza, tecnologia e business analytics per permettere a chi vorrà lavorare nelle banche, nelle assicurazioni o nei fondi di investimento di coprire le nuove figure professionali che i grandi player in trasformazione, o le realtà più giovani e innovative, stanno cominciando a cercare.
Si va dai digital project manager agli specialisti in realtà aumentata e virtuale, dai data scientist ai conversational interface designer che progettano i chatbot, agli universal service advisor, operatori del servizio clienti altamente specializzati. Sono le professioni del futuro in ambito Fintech, profili di cui le aziende più smart hanno già bisogno ma che ancora non trovano candidati.Con l’ambizione di colmare questo skill gap nasce il primo International Master in Fintech, Finance and Digital Innovation (https://www.som.polimi.it/fintech) erogato interamente in lingua inglese dal MIP Politecnico di Milano Graduate School of Business e sviluppato in collaborazione con i Dipartimenti di Matematica, Ingegneria Gestionale e Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano.Un corso che vuole mettere insieme le due “anime” del Politecnico: quella tecnologica, che ne fa il primo Ateneo del Paese, e quella di gestione del business, incarnata dal MIP Graduate School of Business. Il percorso, 12 mesi full time con sponsor di grande prestigio – Aviva, Deloitte, Fabrick Spa, IBM, Intesa San Paolo, Aegis, Moneyfarm e 0Kmfinance -, partirà a settembre e sarà appunto dedicato alla rivoluzione Fintech. Le iscrizioni sono già aperte e riservate a studenti di tutto il mondo, purché in possesso di una laurea triennale (180 ECTS) preferibilmente in Ingegneria, Economia, Finanza o discipline scientifiche. Il master comprende un international study tour di una settimana presso la University College of London (UCL) e visita presso la sede londinese di AVIVA; offre inoltre un’attenta analisi delle nuove tecnologie digitali e delle loro applicazioni nel banking, nell’insurance e nell’asset management: una sorta di abilitatore per chi voglia governare l’innovazione in questo settore, avendo ben chiaro che l’aspetto che assume oggi non sarà quello di domani. Alle competenze sul mondo finanziario e sulle metodologie di business analytics applicate in questo ambito si affiancheranno dunque quelle “digital” (cyber security, gestione di big data, tecnologia blockchain, smart contracts, natural language processing NPL, data visualization) necessarie a costruire e gestire modelli di business innovativi nel mondo finance.

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Assemblea degli Ordini e delle professioni infermieristiche (FNOPI)

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 febbraio 2019

Roma 23 febbraio 2019 ore 9 Teatro Argentina di Roma (Largo di Torre Argentina, 52) e sarà aperta anche alle società scientifiche e alle rappresentanze sindacali delle varie professionalità e ai giornalisti. i rappresentanti di tutti gli Ordini professionali provinciali di 30 professioni sanitarie si riuniranno per la prima volta nella storia per concordare una strategia di azione che sarà proposta con forza a Governo e Regioni.
I presidenti degli Ordini e delle Federazioni nazionali, che rappresentano circa 1,5 milioni di professionisti (più del 3% della popolazione italiana) che si occupano quotidianamente della salute dei cittadini, apriranno, con un manifesto condiviso e sottoscritto da tutti, una riflessione che guiderà il futuro dopo i primi 40 anni del Ssn e si concentrerà sui temi caldi della sanità, dalla spesa al regionalismo differenziato, dalla mobilità ai rischi per la salute che generano i “vuoti” di personale e servizi, per costruire, per la prima volta tutti insieme, un rapporto continuativo di confronto costruttivo e di proposte condivise. E ne parleranno e ne dibatteranno durante l’assemblea con i rappresentanti di Governo e Regioni, invitati a intervenire per promuovere un dialogo e confronto costruttivo e propositivo. Senza la massima condivisione e con la sola conflittualità che nasce da scelte e posizioni unilaterali, a farne le spese non è solo la professionalità, ma soprattutto la salute dei cittadini.
“Siamo i professionisti dell’assistenza – spiegano gli Ordini e le Federazioni -. Siamo i portatori di un bagaglio enorme di competenze, che possono e devono essere spese anche sul versante organizzativo e di una rinnovata governance che garantisca la sostenibilità del Ssn. Ma oggi tutto avviene senza interpellare chi, ogni giorno, produce la salute e vive la sanità. Questo non è giusto nei confronti dei professionisti e lo è ancor meno nei confronti dei cittadini. E non dovrà più essere così. Ora vogliamo fare rete, per mettere le nostre competenze a disposizione di tutti e per trovare, insieme, soluzioni alle diseguaglianze che affliggono il nostro Servizio sanitario Nazionale non solo tra una Regione e l’altra ma anche tra aree differenti all’interno delle stesse Regioni”. “La sanità si evolve e lo deve fare per tutti i cittadini in modo assolutamente universalistico e uguale per tutti. E non lo farà mai più senza di noi”.

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Il futuro delle professioni culturali

Posted by fidest press agency su martedì, 2 ottobre 2018

Roma mercoledì 3 ottobre 2018 – ore 10.00 Associazione Civita, Sala Gianfranco Imperatori Piazza Venezia, 11 si terrà il convegno “Il futuro delle professioni culturali: cosa cambia, cosa resta” promosso da Confassociazioni e dall’Associazione Civita, in merito a trasformazioni e prospettive nell’ambito delle professionalità legate al mondo dei beni culturali, anche a seguito degli effetti che la tecnologia digitale ha prodotto nel settore.“L’Italia è il Paese più importante del mondo per quantità di beni culturali e ambientali – dichiara Angelo Deiana, Presidente di CONFASSOCIAZIONI – tanto che la UE ha inserito questo nostro settore fra le piattaforme di mercato che potranno maggiormente generare più occupazione e più attività, oggi e nel futuro. Anche considerato che, come afferma il World Economic Forum, il 65% dei bambini attualmente in età scolare, da adulti faranno un lavoro che ancora non esiste. Ci troviamo dentro ad uno tsunami digitale dove il punto di forza, per cavalcare l’onda piuttosto che lasciarsi travolgere, risulta il fare rete sempre nell’essere coesi e propositivi. Una caratteristica, questa, insita nel DNA della nostra Confederazione che da sempre tutela e promuove le professioni, favorendo l’incontro tra i diversi attori del mercato del lavoro. CONFASSOCIAZIONI è convinta che le professioni della cultura si troveranno al centro di questo tsunami. Ecco perché, in questa iniziativa, proveremo a rispondere a una domanda semplice ma strategica: quale sarà il ruolo delle professioni soft della cultura nell’era del digitale e delle professioni hard?”
L’incontro, moderato da Adriana Apicella, Direttore Generale di Confassociazioni e Vice Presidente Esecutivo della branch Cultura Spettacolo e Moda, si pone come momento di riflessione concreta riguardo alle professioni del settore cosiddette “storiche” che ancora resistono e a quelle che ci saranno nel prossimo futuro. Al centro, anche il ruolo della formazione, posta a monte del mercato del lavoro stesso ed oggi quanto mai necessaria per consentire ai nostri giovani di accrescere la propria competitività sul mercato globale.
Questi i temi su cui si confronteranno gli ospiti dell’incontro, con l’obiettivo di analizzare il mercato di riferimento ed individuare condizioni ed elementi necessari per incentivare un dialogo convinto e condiviso sia tra le parti che tra pubblico e privato.
Valorizzare in termini strategici e a lungo termine le possibili sinergie fra competenze diverse a vantaggio del nostro patrimonio culturale, costituisce un’opportunità significativa per la crescita economica e sociale del Paese. Per far questo occorrono, però, maggiori risorse, a cominciare da quelle umane e professionali.

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Le professioni più ricercate del settore finanziario tecnologico

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

Smart contract e sicurezza informatica, servizi di credito e transazioni digitali. Laddove la finanza incontra il fior fiore delle nuove tecnologie, nasce il settore Fintech, settore in rapido e continuo sviluppo anche nel nostro Paese. Non sono pochi i lavoratori che desiderano entrare a far parte di questo mondo, in cui l’intelligenza artificiale sta rivoluzionando tutte quelle pratiche finanziarie che per anni sono state refrattarie ad ogni cambiamento, e non si contano nemmeno i professionisti del settore bancario che si sono lasciati alle spalle posizioni magnificamente retribuite per fondare startup Fintech tese proprio a risolvere i punti dolenti del vecchio mondo delle banche.Del resto la domanda non manca: come sottolinea Carola Adami, founder e CEO dell’agenzia di ricerca e selezione di personale qualificato Adami & Associati, “nel nostro Paese stanno sbocciando tante nuove startup e imprese nel settore Fintech, processo che ovviamente comporta un parallelo aumento della richiesta di figure specializzate ai più disparati livelli. Ma se da una parte questa è un’ottima notizia per chi cerca un’occupazione in questo nuovo universo finanziario, non si può non rimarcare il fatto che in molti casi le ricerche di personale delle aziende Fintech restano insoddisfatte, per la mancanza di profili qualificati in grado di sfruttare al meglio le tecnologie digitali per migliorare i servizi finanziari tradizionali”.
Il fiorente settore del Fintech, infatti, non è composto solamente da banchieri e da luminari della finanza, quanto invece soprattutto da giovani capaci di piegare ai propri bisogni le nuove tecnologie.Ma quali sono, dunque, le posizioni più ricercate? Gli head hunter di Adami & Associati non hanno dubbi nell’individuare nel Digital project manager la figura maggiormente ricercata. “Il ruolo del Digital project manager è quello di gestire operativamente sotto ogni punto di vista il progetto del quale è responsabile” spiega Carola Adami, aggiungendo che “si tratta quindi di una figura ibrida tra Finance, Digital e IT, la quale può essere inquadrata con una retribuzione superiore ai 50.000 euro”.I cacciatori di teste confermano poi che, tra gli altri profili maggiormente ricercate tra le imprese del Fintech, figurano i Front-end engineer e i Back-end developer. Le imprese del settore necessitano infatti di sviluppatori capaci di applicare la perfetta conoscenza dei linguaggi di programmazione alle peculiari esigenze del settore finanziario.I processi di ricerca del personale di questo settore si concentrano poi sull’individuazione di figure sales, il che non deve certo stupire: “di fronte al continuo nascere di soluzioni in ambito Fintech è imprescindibile poter fare affidamento su delle figure capaci di illustrare ai clienti i benefici delle nuove tecnologie e i concreti campi di applicazione” spiega Adami.
E non è tutti qui. Tra gli annunci di lavoro che maggiormente si ripresentano in questo settore si trovano anche figure come gli Engineering project manager, gli Analisti e i Team leader.
Questo, del resto, è solo l’inizio. Con il continuo evolversi del settore, infatti, nasceranno nuove esigenze, e quindi nuove ricerche del personale, che dovranno essere soddisfatte attraverso la creazione di nuovi percorsi formativi.Nell’immediato futuro le stesse imprese Fintech che oggi ricercano Project manager e Sviluppatori, infatti, sonderanno il mercato alla ricerca di nuovi e inusitati profili, come gli Esperti di realtà virtuale e i Conversational interface designer. (fonte Fintech)

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