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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘professionisti’

Al via la terza edizione italiana dei premi dedicati ai professionisti della salute

Posted by fidest press agency su domenica, 28 giugno 2020

MioDottore – piattaforma leader in Italia e nel mondo specializzata nella prenotazione online di visite mediche e parte del gruppo Docplanner – lancia in Italia la terza edizione dei MioDottore Awards, nati con l’obiettivo di valorizzare e riconoscere la qualità dell’operato dei propri specialisti affiliati.Il premio, unico nel suo genere, celebra i professionisti della salute, la loro professionalità, la passione e la dedizione, combinando i giudizi espressi da pazienti e colleghi con la stessa specializzazione. Anche questa terza edizione è caratterizzata da un’ulteriore crescita di medici nominati, +15% rispetto allo scorso anno, con una lista di ben 435 candidati che avranno accesso alla fase di voto. In aumento anche il numero delle specializzazioni, 29 in questa nuova edizione, con tre novità: logopedia, medicina dello sport e medicina interna.Si conferma la top 5 del 2019 con il Lazio ancora in testa per il maggior numero di specialisti nominati (26%), seguito da Lombardia (15%), Campania (13%), Sicilia (10%) e Piemonte (7%). Le specializzazioni laziali più rappresentate sono quelle legate alla cura dell’apparato motorio, con medici dello sport, fisioterapisti e ortopedici che insieme raggiungono il 9%. In Lombardia, tra le eccellenze nominate primeggiano i pediatri (9%), in Campania chirurghi plastici ed estetici (9%) e cardiologi (7%), mentre in Sicilia ai primi posti tra le specializzazioni in gara più diffuse compaiono angiologia e urologia e fisiatria, entrambe con oltre l’11% di rappresentanti e in Piemonte svetta pneumologia (16%). Continua la crescita anno su anno delle specialiste donne nominate, con oltre un terzo (31%) della rappresentanza femminile tra le eccellenze in gara di questa nuova edizione dei MioDottore Awards, provenienti principalmente da Lazio (23%), Lombardia (16%) e Piemonte (9%).
La prima fase dell’iniziativa, che si è conclusa con l’identificazione dei nominati, è stata guidata dal parere dei pazienti: i candidati, infatti, sono stati scelti in base al numero e alla qualità dei giudizi ottenuti rispetto a puntualità, attenzione al paziente e qualità dello studio medico. Seguirà ora la fase di voto, dal 25 giugno a metà luglio, durante la quale i professionisti appartenenti alle categorie di specializzazione in lizza potranno giudicare i colleghi nominati secondo criteri quali professionalità, esperienza e curriculum professionale, facendo leva sulle proprie competenze di medici professionisti. Conclusa la fase di voto, la selezione finale dei vincitori, che avverrà nel mese di luglio, terrà conto del numero totale di opinioni positive raccolte tra gli utenti, dei voti dei colleghi di specializzazione e del contributo dello specialista alla risoluzione di dubbi o domande all’interno della sezione “Chiedi al Dottore”.I Doctoralia Awards sono nati nel 2014, con il lancio dell’iniziativa in Spagna e Messico. Il contest si è successivamente esteso all’Argentina, poi in Cile e, dal 2018, è approdato anche in Italia. Si è giunti ad oltre 4.883 specialisti nominati nelle varie edizioni, con una partecipazione crescente di anno in anno, sia in termini numerici sia in termini di varietà di specializzazioni.

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Dl Rilancio: il Governo apre ai professionisti

Posted by fidest press agency su sabato, 6 giugno 2020

L’indennizzo di 600 euro previsto nel decreto “Rilancio” sarà rifinanziato in tempi brevi per i mesi di aprile e maggio anche ai professionisti ordinistici. Ad annunciarlo il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo, intervenendo questa mattina agli Stati Generali delle Professioni italiane, organizzati da 23 Ordini professionali per chiedere al Governo il pieno coinvolgimento dei professionisti italiani per azioni e interventi concreti che possano far ripartire il Paese. Una richiesta accolta anche dal Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli che, in collegamento, ha annunciato che le categorie professionali saranno “assolutamente” invitate a Palazzo Chigi per raccogliere le idee e proposte per sburocratizzare il sistema Paese e rilanciare l’economia, anche in vista degli Stati Generali dell’Economia, annunciati dal Presidente del Consiglio Conte ieri.

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I professionisti più colpiti dalla crisi economica

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 giugno 2020

Oltre 13mila euro per occupato lasciati per strada negli ultimi dodici anni. I liberi professionisti sono il comparto economico più colpito dalla crisi economica del 2008 con un calo di produttività di oltre il -20% a fronte di una media nazionale che ha perso 2384euro con una flessione della produttività del -3,8%. Il dato emerge dall’Osservatorio del Consiglio e della Fondazione Nazionale dei Commercialisti che rileva come mentre nell’economia generale cresceva la disoccupazione, le fila dei liberi professionisti si ingrossavano di anno in anno fino a raggiungere nel 2019 una crescita esponenziale rispetto al 2007: +28%. Nello stesso periodo, nell’intera economia, l’occupazione complessiva aumentava appena del 2% e tra gli indipendenti diminuiva addirittura dell’11%. L’offerta di lavoro libero professionale è cresciuta a un ritmo decisamente superiore a quello della produzione determinando così un repentino crollo della produttività individuale. In altri termini, la domanda di servizi professionali non è cresciuta allo stesso ritmo dell’offerta di servizi, anzi è rimasta quasi stazionaria con la conseguenza di appiattire significativamente i redditi medi dell’intero comparto. Nello stesso periodo, infatti, il valore aggiunto per occupato, misurato in termini reali (cioè al netto dell’inflazione), del comparto delle attività professionali si è ridotto del 21,5% facendo registrare una perdita in termini assoluti di quasi 13 mila euro per ogni lavoratore.La crisi ha colpito duramente l’intero settore del lavoro indipendente che negli anni ha perso 669 mila occupati, l’11,2%. Nello stesso periodo, l’occupazione dipendente è cresciuta del 6,7%, un incremento di 1 milione e 135 mila occupati. Invece, in assoluta controtendenza rispetto al totale degli occupati indipendenti, i liberi professionisti sono aumentati di 310 mila unità (+27,6%). Il calo di occupati indipendenti è, dunque, concentrato nell’area che l’Istat definisce del lavoro autonomo, essenzialmente commercianti ed artigiani, che sono diminuiti del 15%, un calo di 538 mila occupati. Oltre che nell’area residuale dei coadiuvanti familiari, dei soci di cooperativa e dei collaboratori che hanno lasciato sul terreno altri 396 mila occupati.
Concentrando l’analisi sul settore “Attività professionali, scientifiche e tecniche, amministrazione e servizi di supporto”, che contiene la quasi totalità dell’universo delle libere professioni socio-economiche, giuridiche e tecniche (ad eccezione, quindi, dell’area socio-sanitaria che risulta, in buona parte, ricompresa tra gli occupati dipendenti), i dati Istat indicano che il valore aggiunto per occupato, il principale indicatore che misura la produttività del lavoro, ha lasciato sul terreno 12.686 euro (-21,5,%) passando da 58.986 euro a 46.301 euro (rispetto ad una media nazionale di 60.770 euro che, invece, ha subito un calo molto più contenuto pari a -2.384 euro, il 3,8% in meno rispetto al 2007). Se, invece, focalizziamo l’analisi sul sotto-settore “Attività professionali, scientifiche e tecniche” che rappresenta ancora più fedelmente l’universo delle libere professioni economiche, giuridiche e tecniche, il valore aggiunto per occupato ha perso in dodici anni 13.729 euro (-19,3%) passando da 71.302 euro del 2007 a 57.573 del 2019. Se prima, dunque, la produttività media del settore era superiore a quella media nazionale (113%), dopo la crisi è scesa ad un livello inferiore (94%), mostrando un gap già abbastanza significativo e preoccupante. Ulteriori stime e rielaborazioni sui dati Istat di contabilità nazionale, infine, hanno anche permesso di evidenziare come il crollo della produttività nell’ambito delle libere professioni sia abbastanza diffuso ed omogeneo, tranne piccole differenze tra macroaree. Infatti, mentre l’area delle professioni giuridiche ed economiche ha contenuto il crollo a -16,9%, quelle tecniche hanno subito una perdita maggiore e pari a -20,4%.

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Più attenzione ai 2,3 milioni di professionisti italiani

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2020

Garantire più attenzione ai 2,3 milioni di professionisti italiani, che rappresentano il 12,6% del totale degli occupati, nei prossimi interventi che saranno predisposti e attuati dal Governo. Questa la richiesta formulata dalle Professioni Ordinistiche Italiane che si sono confrontate in videoconferenza con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo, e con il Direttore Generale per le politiche previdenziali e assicurative del Ministero del Lavoro, Concetta Ferrari, per discutere delle misure e dei sussidi a sostegno degli iscritti agli Ordini. Nel corso dell’incontro si è parlato, in particolare, delle novità contenute nel prossimo Decreto-Legge, c.d. “Decreto Maggio” a favore dei liberi professionisti. Una categoria che, come più volte sottolineato, si trova oggi in seria difficoltà a causa dell’emergenza Covid-19 e che ha bisogno, esattamente come altre tipologie di lavoratori, di interventi mirati di sostegno.

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Josas Immobiliare e Starting Finance lanciano la challenge per i professionisti

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

“Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”: è il titolo che Paul Gauguin aveva attribuito a una delle sue opere più note, realizzata nel periodo più difficile della sua vita. Ispirati da queste parole, che paiono calate nella nostra situazione attuale, quella di persone e di lavoratori, rallentati dall’emergenza Coronavirus – se non addirittura immobilizzati! – ma pronti a imboccare il sentiero del rilancio, ci chiediamo: ma quanti siamo? Quali sono i nostri volti? Quanti siamo a contribuire ogni giorno e positivamente al tessuto economico del nostro Bel Paese? Professionisti, imprenditori, innovatori, startup: siamo la spina dorsale del sistema Italia! E allora, proviamo a conoscerci e a riconoscerci proprio mentre la nazione si incammina sul sentiero della normalità.Da un percorso di confronto e condivisione nasce un’iniziativa che fa della sinergia il proprio punto di forza: Josas Immobiliare, la boutique di broker commercial real estate – professionisti del settore retail e Starting Finance, la più grande community per l’informazione finanziaria di millennial e under 30 si fanno promotori della campagna #ItalyAtWork, che ha l’obiettivo di invitare tutta la compagine professionale su LinkedIn, il più importante social network mondiale per i professionisti e il mondo dell’economia, a emergere da questo sottile strato di nebbia che, a causa dell’emergenza sanitaria, è calata sul nostro sistema economico e industriale.L’unione fa la forza e fa brillare la strada davanti ai nostri piedi: percorrendola, potremo tornare a costruire il futuro e la rinascita italiana. La forza del settore immobiliare, l’energia delle giovani startup e la competenza economico-finanziaria diventano i pilastri per ridare fiducia, profondità e persino un po’ di allegria alla galassia dei professionisti che sono pronti a ripartire, nonostante le incertezze di queste settimane, stretti fra preoccupazioni, bisogno di rinnovato sostegno e tanta voglia di ricominciare.#ItalyAtWork è così un’iniziativa in stile “challenge” che punta a creare un’occasione di conoscenza delle professionalità esistenti nel sistema industriale italiano. Come? In modo “serio ma spensierato”: con un selfie e poche righe di testo che raccontano l’essenza del proprio ruolo all’interno del mondo del lavoro. Si può partecipare autonomamente e anche invitare amici a unirsi a loro volta. Dal cuoco al manager aziendale, dal collega imprenditore al membro del proprio team di sviluppo; dal consulente assicurativo al commerciante del negozio sotto casa fino all’advisor della propria avventura imprenditoriale.

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Emendamenti al “Cura Italia”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 aprile 2020

Gli organismi di rappresentanza di 21 Ordini professionali, raccolti attorno al CUP e alla RPT, facendo seguito alla presa di posizione unitaria dei giorni scorsi, hanno elaborato un pacchetto di proposte di emendamenti al Dl “Cura Italia”, sottoponendolo all’attenzione del Governo.Come già dichiarato in precedenza, pur apprezzando lo sforzo del Governo, essi ritengono che il Dl 18/2020 necessiti di alcuni sostanziali aggiustamenti e vada considerato solo come il primo passo per un piano più organico di interventi che guardi sin da ora anche alla fase immediatamente successiva all’emergenza. Gli emendamenti proposti dall’RPT e dal CUP spingono il Governo a sostenere in modo uniforme tutte le diverse categorie di lavoratori. Molte delle misure finora adottate si rivolgono essenzialmente ai lavoratori dipendenti e solo in via marginale agli autonomi, escludendo, peraltro, da questa categoria i liberi professionisti ordinistici, come nel caso del bonus di 600 euro previsto per il mese di marzo, che esclude dal beneficio gli iscritti alle Casse previdenziali diverse dall’Inps. Una maggiore logica inclusiva è essenziale ed irrinunciabile.RPT e CUP sono convinti che per affrontare l’emergenza e, nel contempo, per porre un primo argine alla crisi economica che si sta profilando occorra fare uno sforzo di sintesi e concentrarsi su pochi grandi assi di intervento, che agiscano su famiglie, lavoratori e imprese. Con le proposte di emendamento i professionisti chiedono al Governo:
– di prevedere sin da ora la possibilità di un uso più prolungato della Cassa Integrazione, specie quella in deroga, a cui possono accedere anche gli studi professionali di ridotte dimensioni;
– di poter accedere ad un fondo di Garanzia mutui per l’acquisto di immobili di categoria catastale A/10 utilizzati per lo svolgimento dell’attività professionale e di poter usufruire, per la medesima categoria catastale, di un credito di imposta in caso di locazione, al pari di ciò che il Dl 18 consente a chi ha in locazione una bottega o un negozio;
– di spostare in avanti, rispetto ai periodi di sospensione attualmente previsti, le scadenze di pagamento in ambito fiscale e contributivo, oltre alla possibilità di rinviare al prossimo anno i pagamenti dell’acconto irpef di novembre 2020 e di prolungare almeno fino a dicembre 2020 la possibilità, per alcune categorie di contribuenti già individuate dal DL Cura Italia, di non essere assoggettati a ritenuta d’acconto. Ciò garantirebbe, seppure in via temporanea, la formazione di un “polmone” di liquidità di cui sin da ora gran parte dei professionisti sentono il bisogno;
– di definire rapidamente i criteri di accesso al Fondo per il reddito di ultima istanza (art. 44 Dl 18/2020) indicando tra i beneficiari in modo esplicito anche i professionisti iscritti a Casse previdenziali diverse dall’Inps, oltre a sanare l’esclusione di questi ultimi dall’accesso al bonus di 600 euro previsto dall’art. 27 del Dl 18/2020;
– di coinvolgere in modo più organico proprio il sistema degli Enti previdenziali privati nella definizione di misure a sostegno di chi opera nella libera professione, liberando risorse finanziarie dall’anomalo meccanismo della così detta doppia tassazione cui cono sottoposte le Casse previdenziali private.

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Coronavirus e il ruolo della scienza

Posted by fidest press agency su domenica, 22 marzo 2020

I professionisti che decidono di lavorare nell’emergenza sanno bene che lavoreranno in un regime di indeterminatezza, che il loro “pane quotidiano” sarà la responsabilità di prendere decisioni rapide in un clima di variabile incertezza. Solo fino a pochi giorni fa questa considerazione era semplicemente logica, ma oggi i nostri professionisti si trovano di fronte ad una situazione totalmente nuova che, soprattutto per le dimensioni numeriche, non può che destare preoccupazione.
E’ una pandemia, una sfida sconosciuta.In questa stagione di guerra sanitaria, i nostri professionisti sono davvero in prima linea a “tempo indeterminato”. Lo spazio che concedono a loro stessi per un breve riposo, tornando nelle proprie case dai loro cari, è uno spazio non sereno, carico di timori, paure, ansie per il rischio salute dei propri famigliari e per il peso del quale si sono caricati durante le stressanti ore di lavoro.Ci siamo chiesti: “quale ruolo possiamo avere allora come Società a supporto della gestione di queste emozioni spesso tanto contrastanti?” La risposta che ci siamo dati è: trarre la nostra forza dal rispetto del sapere, del consolidato, della Scienza, un ambito che ci è proprio, utile, possibile.Le nostre Società Scientifiche hanno il dovere di riaffermare il ruolo della Scienza e lo devono fare soprattutto nei momenti di crisi emergenziale e nelle catastrofi. In queste circostanze, per far fronte alla contingenza, dobbiamo fare enormi sforzi psichici e fisici e, per non sentirci perduti, non possiamo che basarci su quello che dai tempi immemori è la maturazione dell’esperienza, la Scienza. La dobbiamo applicare soprattutto negli ambiti della protezione personale attraverso i comportamenti, le buone pratiche ed il corretto uso dei dispositivi di protezione individuale in base alla situazione nella quale ci si trova. Le cronache viaggiano molto veloci e le notizie ci travolgono. La comunicazione è rapidissima, la sensazione è che a volte lo sia molto più del nostro senso e della nostra capacità di comprensione.La nostra opinione è che le Società Scientifiche debbono continuare a prendersi il tempo minimo di elaborazione per ribadire con coscienza il rispetto delle più rigorose linee guida in materia di protezione, come base unica sulla quale operare scelte, anche nei momenti di maggiore richiesta di rapidità e contingenza. Le decisioni non dovranno essere basate su criteri di riduzione piegando la Scienza alla contingenza o alla richiesta di velocità che è propria della comunicazione contemporanea. Il criterio della scelta si basa su molteplici aspetti, ma deve essere sempre e soprattutto basata sulle evidenze e su quanto di meglio la conoscenza possa offrire.Questo è il contributo che le Società Scientifiche possono offrire alla popolazione e alla tranquillità dei professionisti sanitari. Questo è quanto, come minimo, pretendiamo da chi oggi è chiamato a operare scelte.E ora che la nostra comunità è disorientata e confusa il nostro primo dovere è quello di mantenere la calma e applicare le conoscenze maturate.

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Liberi professionisti: Misure forti di sostegno

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2020

Sale la preoccupazione dei liberi professionisti dopo il discorso di ieri del Premier Conte che ha ufficialmente dichiarato il Paese “zona rossa” con restrizioni considerevoli per tutti i cittadini. Fondazione Inarcassa, che rappresenta 170mila architetti e ingegneri liberi professionisti, chiede alle istituzioni di dare al più presto una risposta concreta a tutti quei lavoratori che vedono rallentate, con il rischio di una sospensione totale, le quotidiane attività lavorative, senza alcuna distinzione tra professionisti dipendenti e liberi professionisti.
“Apprezziamo lo sforzo messo in campo dal Governo, come l’indennità mensile per i lavoratori autonomi prevista dall’art.16 del DL 2 marzo 2020 n. 9, ma adesso che l’emergenza si estende a tutto il territorio nazionale, occorre uno sforzo decisivo per far fronte a una crisi che purtroppo coinvolge tutta la categoria dei liberi professionisti”. Così il Presidente di Fondazione Inarcassa, Egidio Comodo, che poi aggiunge: “A causa della diffusione epidemica del virus e delle opportune misure di contenimento, tutti i professionisti, senza esclusione alcuna, risentono di questa situazione: si apre adesso un periodo incertezza lavorativa senza precedenti. Servono misure robuste che permettano una rapida transizione e il ripristino dei tempi delle regolari attività lavorative. Occorre, dunque, anche in questa fase, che auspichiamo finisca presto, garantire ai liberi professionisti la possibilità di svolgere, al meglio e in sicurezza, il proprio lavoro”.“Fondazione Inarcassa con l’obiettivo di tutelare gli interessi degli architetti e ingegneri liberi professionisti, sta avviando già in queste ore ampi confronti con i gruppi parlamentari per mettere in campo ulteriori misure di sostegno nell’interesse della professione. Chiediamo, quindi, a tutte le forze politiche di condividere e sostenere il nostro sforzo”. Ha concluso il Presidente Comodo.

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Codici: dalla Cassazione un “aiuto” per la pensione

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 dicembre 2019

Novità importante per i liberi professionisti. Una sentenza recente della Corte di Cassazione ha reso possibile la ricongiunzione dei contributi della gestione separata Inps nelle casse professionali. Una notizia che farà felici quei lavoratori che, non avendo una cassa di appartenenza e non essendo dipendenti, hanno versato i contributi nel fondo dell’Istituto, incontrando poi dei problemi al momento di cambiare occupazione nel trasferimento dei contributi maturati, magari cumulati soltanto per quanto riguarda gli anni. “La sentenza della Cassazione apre scenari importanti – dichiara l’avvocato di Codici Marcello Padovani – la ricongiunzione dei contributi rende meno lontana la pensione. D’ora in avanti sarà infatti possibile chiamare nella Cassa anche i contributi della gestione separata, raggiungendo così i pensionamenti tipici dei vari ordinamenti mantenendo al tempo stesso il metodo di calcolo della Cassa, senza dover ricorrere alla conversione al metodo contributivo. Ci stiamo attivando per fornire assistenza a quei lavoratori che, grazie ai contributi della gestione separata, riuscirebbero a raggiungere in anticipo il pensionamento. Il nostro consiglio è di presentare comunque la domanda e di non scoraggiarsi di fronte ad un’eventuale risposta negativa. È infatti possibile ricorrere al contenzioso giudiziario ed a quel punto potranno contare sul sostegno di chi, come Codici, è pronto a tutelarli”. Per richiedere informazioni o chiarimenti sulla ricongiunzione dei contributi, con il trasferimento dalla gestione separata Inps, è possibile contattare l’Associazione Codici al numero 06.5571996

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I Professionisti della sanità di origine straniera al loro congresso

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 novembre 2019

Roma 30.11 presso la Clinica Ars Medica e tratterà l’argomento della Traumatologia Stradale Trattamento Medico, Chirurgico e Riabilitativo ed è il Congresso conclusivo del 20° Corso internazionale e interdisciplinare organizzato dall’Amsi dal 2000. Ci sono in Italia 75.000 professionisti della sanità di origine straniera di cui 20 mila medici, 5 mila odontoiatri, 36 mila infermieri, 5 mila fisioterapisti, 5 mila farmacisti, mille psicologi che già esercitano in Italia grazie ad una laurea italiana o laurea estera; riconosciuta in Italia e circa 3000 professionisti della sanità in attesa di riconoscimento titoli; i Professionisti della sanità di origine straniera da 80.00 a 75.00 in 2 anni; sono maggiormente professionisti provenienti da paesi africani ,arabi e paesi dell’Est che hanno caratterizzato le tre fasi dell’immigrazione in Italia;
Ultimamente si registra che negli ultimi 2 anni circa il 30% dei professionisti stranieri tornano nei loro paesi di origine in
particolare (paesi dell’Est e Paesi Arabi ) e fanno parte di 2 categorie ( Giovani Precari ,In Pensione e quelli che hanno subito discriminazione e sfruttamento lavorativo e violenza verbale);
il 60% dei professionisti della sanità non ha cittadinanza italiana (In particolare quelli della seconda e terza fase dell’immigrazione esattamente quelle dopo la caduta del muro di Berlino e della primavera araba );
l’ 80% lavora nelle strutture private (Cliniche ,Centri di Fisioterapia,Centri Analisi ,Pronto soccorso ,Guardia medica ,Studi medici e poliambulatori privati );
il 10% esercitano come medici di famiglia e pediatri convenzionati ;
il 10% esercita presso le strutture pubbliche in particolare pronto soccorso ,medicina interna e area chirurgica ;
negli ultimi 2 anni si sta registrando una diminuzione di arrivo dei professioni tranne dall’Egitto ,Tunisia ,Siria e Messico ;
negli ultimi 2 anni si sta registrando una diminuzione di arrivo di studenti stranieri;
in 19 anni l’Amsi ha organizzato e partecipato con il suo patrocinio a 650 convegni e congressi e manifestazione.
L’obbligo della cittadinanza italiana per poter sostenere concorsi pubblici ,discriminazioni segnalate e sfruttamento lavorativo con 7
euro all’ora stanno contribuendo ad un fenomeno molto preoccupante il fuggi fuggi dei professionisti di origine straniera in italia
dichiara il Fondatore dell’Amsi Foad Aodi nonchè Consigliere dell’Omceo di Roma e membro del Gruppo Salute Globale della Fnomceo che fà il suo appello al Governo italiano di mettere in agenda soluzioni e politiche per l’integrazione dei professionisti della sanità straniera prima che sia tardi .lo diciamo proprio in un momento che ce’ carenza di medici ,infermieri e fisioterapisti in Italia visto le nostre statistiche già presentate e saranno aggiornate il 30.11 durante il congresso Amsi grazie alle richieste che ci arrivano tutti i giorni dalle varie regioni (in particolare Veneto ,Lombardia ,Emilia Romagna ,Piemonte ,Lazio,Basilicata ,Calabria ) e dai paesi stranieri (paesi arabi e europei ) conclude Aodi ringraziando già tutti i ministri ,vice ministri ,Sindaci ,presidenti di regione e numerose istituzioni per la disponibilità dimostrata nei nostri confronti nei vari incontri congiunti e per i messaggi inviate per il congresso Amsi.

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I medici sono i professionisti più ricchi ma i laureati restano pochi

Posted by fidest press agency su martedì, 11 giugno 2019

I medici si confermano più “ricchi” degli altri professionisti e trovano tutti -o quasi – lavoro a 5 anni dalla laurea; le lauree scientifiche sono una sicurezza per trovare lavoro e, più spesso delle altre, pure buoni stipendi. Tuttavia, i laureati in Italia restano pochi, non abbiamo recuperato i livelli ante-crisi; e persiste una forte migrazione di diplomati nel Sud per studiare negli atenei del Centro-Nord. Il rapporto Almalaurea 2019 presentato nei giorni scorsi non solo conferma, ma consolida i dati presentati tre anni fa Napoli da cui emergeva un gap tra il Sud, esportatore di studenti universitari, e il resto d’Italia. Se dal Nord si sposta il 2,8 degli studenti (a Roma in genere), e dal Centro la mobilità è del 12,2%, al Sud emigra il 26,4% di studenti; di solito tra i diplomati vanno via figli di famiglie facoltose che possono permettersi gli studi fuori sede, la laurea per uno studente del Sud pesa economicamente di più. Ma in quali materie il titolo la ripaga? Intanto, una premessa: dopo la Romania siamo il paese con minore incidenza di laureati, negli ultimi 15 anni gli atenei hanno perso 40 mila matricole, c’è stato un crollo tra 2008 e 2014 del 17% di occupati a un anno per le lauree triennali e del 15% per le magistrali. In assoluto, dal 2003 in poi hanno guadagnato solo le lauree scientifiche, aumentate del 13%. Ora va meglio. Nel 2017-18 c’è stato un aumento del 9,3% di immatricolazioni, dunque una ripresa che però non copre il dato di fondo: in Italia più che all’estero la frequenza universitaria è legata al reddito. Per trovare lavoro, la laurea, di primo o secondo livello, triennale o quinquennale, conta ancora; per trovarlo ricco come vedremo conta il tipo di corso. A cinque anni ha trovato lavoro il 78,7% dei laureati contro il 65,7% dei diplomati, 12 punti in più; ed è più appetibile lo stipendio, ma solo del 3,8%: tra laureati e non, il gap stipendiale è 20 volte più ampio in Germania, ad esempio. Almalaurea, il consorzio di 75 atenei che ha svolto l’indagine su 640 mila ex studenti e 280 mila laureati, ha evidenziato tra 2014 e 2018 una ripresa in termini di posti di lavoro: tra i laureati di primo livello trova occupazione il 72% e tra quelli di secondo, con due anni di studi in più, il 69,4%; i primi sono cresciuti di 6 punti rispetto alla rilevazione 2014, i secondi di quattro punti. Le due categorie a inizio carriera pari valgono, ma va tenuto conto del crollo precedente tra le immatricolazioni a lauree di primo livello che ha diminuito il numero di questi laureati. Se si guarda alle retribuzioni medie, dal 2008 al 2014 quelle dei laureati di primo livello a un anno dal conseguimento del titolo sono salite del 13% a una media di 1169 euro e quelle dei laureati di secondo livello sono salite a 1232 euro, del 14%, nessuna ha però recuperato il gap di circa 20 punti percentuali persi tra il 2004 e il 2014. Tra le professioni, a 5 anni dalla discussione della tesi i medici sono la prima e più “conveniente” in assoluto sia per tasso di occupazione, il 92,4%, sia per stipendio, con 2007 euro mensili netti. In termini di tasso di occupazione sono tallonati da agrari e veterinari che trovano posto a 5 anni per l’89%, laureati chimico-farmaceutici che trovano posto all’88,9%, architetti (86,8%). I laureati giuridici seguono con il 76,7%. I medici fanno un possibile balzo in avanti anche rispetto alla precedente rilevazione del 2013 dove erano però raggruppati con le altre professioni sanitarie e il loro stipendio mensile era 1500 euro circa. Rispetto a 5 anni prima sono salite da 1470 a 1595 euro medi netti mensili le retribuzioni nel chimico-farmaceutico, fisse quelle di veterinari (1380 euro), laureati giuridici (1340 euro) architetti (1376 euro). (by Mauro Miserendino – fonte Doctor33)

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“Professionisti: risorsa per l’Europa”

Posted by fidest press agency su martedì, 14 maggio 2019

Roma 16 maggio, dalle 9,30 alle 13,30 presso il Teatro Quirino in Roma (Via delle Vergini 7)Teatro Quirino in Roma, si terrà l’evento dal titolo “Professionisti: risorsa per
l’Europa”, organizzato da CUP e RPT. Nel corso dei lavori interverranno le forze politiche in vista delle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo previste per il prossimo 26 maggio 2019. I professionisti italiani esporranno le proprie idee e le confronteranno con le proposte della politica sulle materie di maggiore interesse per le categorie e per le comunità territoriali nel corso di 4 confronti moderati e condotti da un giornalista. I temi saranno i seguenti:
– Dimensione economica e sociale. Mobilità e concorrenza
– Lavoro, semplificazione, accesso ai fondi comunitari
– Innovazione, infrastrutture, governo del territorio
– Diritti sociali: qualità della vita, comunità e salute
Ogni confronto vedrà la partecipazione di rappresentanti del CUP e della RPT e di tanti politici. Inoltre, presidenti di ordini e collegi locali interverranno con testimonianze dei territori. Nell’occasione sarà presentato anche il progetto del “Centro Studi delle
professioni”.

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Promuovere le competenze manageriali per i professionisti

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

Parma Venerdì 15 febbraio alle 9.30, presso l’aula Congressi dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, via Gramsci 14, si terrà il convegno “Promuovere le competenze manageriali per i professionisti. Una politica per migliorare qualità ed efficienza dei servizi sanitari”.L’incontro, organizzato dal team di Public & Health Care Management dell’Università di Parma “RiForMa”, mette al centro il tema del miglioramento continuo delle competenze manageriali per i professionisti che operano nelle strutture sanitarie.
Al convegno, che verrà aperto dai saluti del Rettore dell’Università di Parma Paolo Andrei, parteciperanno alcuni tra gli esperti di management sanitario di più alto rilievo nel panorama italiano. Saranno presenti, tra gli altri, Massimo Fabi, Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, Sergio Venturi, Assessore alle politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna, e i docenti dell’Università di Parma Carlo Signorelli, ordinario di Igiene e sanità pubblica e Antonello Zangrandi, ordinario di Economia delle Aziende e delle Amministrazioni Pubbliche.Si partirà da un documento dal titolo “Professionisti e manager: quali politiche aziendali”, realizzato nel corso del 2018 grazie al lavoro congiunto di un gruppo di docenti del team RiForMa e di esperti e direttori della sanità della Regione Emila-Romagna, in cui si descrive come passare dai progetti alla realizzazione.Il documento, disponibile sul sito di RiForMa, affronta nello specifico il tema delle politiche che le direzioni sanitarie possono mettere in atto per favorire la crescita di professionalità manageriali, individuandone cinque come base per far crescere le organizzazioni con un management solido e capace di generare una organizzazione motivata: “Politiche di budget”, “Sostegno ai leader”, “I 100 progetti”, “Focalizzazione sulla professione”, “Disegno dei ruoli organizzativi”. “La qualità, l’efficienza e lo sviluppo di nuovi servizi rivolti al paziente – afferma Antonello Zangrandi, professore ordinario dell’Università di Parma – non sono casuali e non derivano dalle norme (certo queste possono favorire, creare un “terreno adatto”), ma dall’impegno di chi opera nelle strutture sanitarie: manager e professionisti. Per orientare tutti i professionisti e i manager al miglioramento continuo occorrono innanzitutto risorse sufficienti e poi una grande capacità gestionale e organizzativa. Le organizzazioni sanitarie sono complesse e non si può pensare di organizzare un servizio senza competenze e tecniche innovative. Il 15 febbraio a Parma parleremo di questo, insieme a numerosi professionisti e manager della sanità”.

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I professionisti della salute fanno rete per difendere il Servizio sanitario nazionale

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 gennaio 2019

Medici, odontoiatri, infermieri, farmacisti, medici veterinari, ostetriche, tecnici di radiologia, professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione, della prevenzione e psicologi hanno stretto un’alleanza per lavorare in modo condiviso.In totale, un milione e mezzo di professionisti della sanità che, tramite i loro Ordini professionali, offriranno, tutti insieme, alle istituzioni e alla Politica le loro competenze sulle tematiche che coinvolgono la salute dei cittadini. A 40 anni dalla nascita del Servizio sanitario nazionale l’obiettivo è quello che chi fa la sanità possa essere propositivo per realizzare la massima armonizzazione delle situazioni esistenti, che significa garantire a tutti i cittadini italiani un equo e uniforme accesso alle migliori cure possibili. È quanto è stato deciso ieri a Roma, presso la sede della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, in una riunione congiunta dei presidenti e rappresentanti delle rispettive Federazioni. Due gli obiettivi: aprire una riflessione sui temi caldi della sanità, dalla spesa al regionalismo differenziato e costruire insieme un rapporto continuativo di confronto costruttivo e di proposte condivise. “Quando si parla di salute, noi siamo i professionisti dell’assistenza – è stato detto -. Siamo i portatori di un bagaglio enorme di competenze, che possono essere spese anche sul versante organizzativo e di una rinnovata governance che garantisca la sostenibilità del SSN”. “Oggi tutto avviene senza interpellare chi, ogni giorno, produce la salute e vive la sanità – si è osservato ancora -. Questo non è giusto nei confronti dei professionisti, e lo è ancor meno nei confronti dei cittadini. Ora vogliamo fare rete, per mettere le nostre competenze a disposizione di tutti e per trovare, insieme, soluzioni alle diseguaglianze che affliggono il nostro Servizio Sanitario Nazionale non solo tra una Regione e l’altra ma anche tra aree differenti all’interno delle Regioni stesse”. Uno dei momenti culminanti del percorso avviato oggi sarà il 23 febbraio prossimo a Roma, quando tutte le professioni sanitarie, riunite in un Consiglio nazionale congiunto, produrranno una Mozione a sostegno del Servizio Sanitario Nazionale da consegnare a Governo, Regioni e Parlamento per fare sentire la loro voce nella gestione della Sanità.

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Mercato del lavoro e aspettativa di vita

Posted by fidest press agency su martedì, 13 novembre 2018

L’aspettativa di vita è in crescita in tutto il mondo e, di conseguenza, la carriera lavorativa delle persone è destinata a durare più a lungo. Il classico percorso professionale in cui il dipendente inizia a lavorare subito dopo aver terminato gli studi per andare in pensione a circa 65 anni è ormai superato. Nel prossimo futuro, i lavoratori si indirizzeranno sempre di più verso un nuovo concetto di lavoro, più flessibile, che permetta di esplorare diverse aree professionali, approcciando più carriere parallele. Secondo quanto emerge dall’ultima edizione dell’Hays Journal, le aziende dovranno adattarsi sempre di più al percorso professionale dei dipendenti che non sarà più lineare, ma “multifase”.I cambiamenti lavorativi richiederanno ai professionisti di riqualificare o migliorare le proprie competenze, per questo la formazione continua diventerà parte integrante del percorso professionale di qualsiasi lavoratore. L’istruzione non si fermerà nel momento in cui si comincia a lavorare, bensì sarà necessario continuare ad aggiornarsi durante tutto il proprio percorso professionale.Secondo gli esperti Hays, la carriera “multifase” diventerà la norma nel prossimo futuro e le aziende non dovranno farsi cogliere impreparate, assicurandosi di avere sempre a disposizione talenti e skill necessari per essere competitive sul mercato. Per adattarsi a questi nuovi modelli di carriera, imprese e organizzazioni dovranno:
1. Garantire la flessibilità. La maggior parte degli attuali contratti di lavoro non garantisce molta flessibilità ai dipendenti che, sempre di più, vorrebbero poter gestire in modo più autonomo i propri orari di lavoro, dedicandosi ad altre attività, oltre alla propria occupazione principale. Offrire una maggiore flessibilità ai dipendenti permetterà alle aziende di mantenere a bordo i professionisti più qualificati.
2. Investire sulle competenze. Le imprese dovrebbero incoraggiare i propri dipendenti a migliorare le proprie competenze e, addirittura, a riqualificarsi per soddisfare il proprio desiderio di acquisire nuove skill, assumere un ruolo diverso in azienda e dare slancio alla propria carriera. In questo modo, le imprese avranno a disposizione lavoratori più qualificati, in grado di ricoprire diverse posizioni in azienda.
3. Creare una cultura del cambiamento. Sono le aziende per prime a dover incoraggiare i dipendenti alla crescita e al cambiamento, mostrando loro tutte le possibilità di carriera disponibili all’interno dell’organizzazione. Se l’azienda è in grado di supportare i dipendenti che desiderano acquisire nuove competenze ed esplorare diverse aree di interesse, è più probabile che riuscirà a fidelizzare le risorse maggiormente qualificate, trattenendole in azienda più a lungo.
4. Istituire programmi di “returnship”, training e smart working. Con l’evoluzione dei percorsi professionali, il mercato del lavoro non potrà più essere rigido, bensì dovrà sapersi adattare alle mutate esigenze dei lavoratori. Ad esempio, molti professionisti sono costretti a lasciare il lavoro o ad assentarsi per lunghi periodi per esigenze familiari o personali (maternità, accudire figli piccoli o parenti anziani). Le imprese dovrebbero istituire programmi di “returnship”, ovvero offrire nuove opportunità di carriera a quei professionisti qualificati che hanno sperimentato gap occupazionali e che quindi si sono allontanati per un po’ dal mondo del lavoro. In questo modo l’azienda potrebbe acquisire competenze preziose e il professionista potrebbe rimettersi in gioco professionalmente.
Inoltre, può essere utile avviare programmi di training rivolti ai dipendenti senior che desiderano riqualificarsi professionalmente. Considerato il progressivo aumento dell’età pensionabile, infatti, saranno sempre di più i professionisti alla ricerca di nuove opportunità di carriera anche in età avanzata.Infine, lo smart working dovrà essere una soluzione sempre più utilizzata dalle aziende che desiderano mantenere all’interno del proprio organico dipendenti di talento che faticano a essere presenti in ufficio a causa di impegni familiari e personali.

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Ripartire dal giornalismo fatto dai professionisti per ricostruire l’opinione pubblica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 settembre 2018

Napoli lunedì 24 settembre a partire dalle 14 e 30 presso l’aula De Sanctis dell’Università di Napoli Federico II. Siamo agli albori di un nuovo umanesimo alimentato dall’informazione proprio oggi che lo spazio condiviso è frammentato, aggredito da pensieri populisti e fake news. Sono questi i concetti alla base di “Public Mind: costruzione dell’opinione pubblica nell’era dell’algoritmo”, il tema cui è dedicata l’edizione 2018 di “Nostalgia di Futuro”.
Il titolo della manifestazione è ispirato a Public Mind di Bill Moyers, serie tv che esplora gli Usa degli anni ’90. Nostalgia di Futuro apre di fatto il Prix Italia Rai, l’evento che da 70 anni riunisce tutti i broadcaster del mondo. “Oggi l’opinione non è più pubblica, in quanto ognuno ha la propria, – ha spiegato Derrick de Kerckhove, direttore scientifico di TuttiMedia e Media Duemila – e i giornalisti devono capire che la stessa opinione si è estinta come un fiume non più alimentato”. Si tratta di un problema universale: viviamo in tempi di società complesse e iperconnesse, e per ricostruire la mente pubblica va affrontato un processo di intelligenza connettiva che fornisca nuove regole. A tutti i media è assegnato un ruolo in tale processo, ma il punto giusto da cui ripartire è il giornalismo fatto dai professionisti. Giornali e giornalisti sono difronte ad una sfida epocale: sono loro il nucleo da cui ripartire, contrariamente a quanto le apparenze mediatiche lascerebbero intendere.
“I giornalisti forse non hanno colto il pericolo che l’opinione pubblica consapevole si sarebbe estinta come un fiume non più alimentato – ha continuato de Kerckhove – perché aggredita da pensieri populisti fondati non più su ragioni pubbliche, ma su opinioni emotive di ciascuno. Queste irrompono, in maniera devastante, nella dimensione spaziale e filosofica dell’informazione come desideri di un popolo che spesso non esiste come comunità umana connessa su valori e principi condivisi.Il giornalismo è centrale, in questo momento storico. La televisione, in passato, creava spazio e mente pubblica, oggi il medium dominante è lo smartphone. Con YouTube la gente ha preso possesso del media Tv e ciascuno, da ‘individuo sconnesso’, crea il suo pubblico. Viviamo in un momento di dissenso e divisione; è urgente studiare le fonti utili a recuperare il senso dello spazio condiviso”.Interverranno: Stefano Cuzzilla (presidente nazionale di Federmanager), Ottavio Lucarelli (presidente Ordine dei Giornalisti Campania), Gaetano Manfredi (Rettore Unina), Andrea Riffeser Monti (presidente Fieg), Franco Siddi (presidente TuttiMedia). Dopo l’intervento del sottosegretario all’Editoria Vito Crimi, Derrick de Kerckhove sarà a tu per tu con Laura Bononcini (Facebook), Carlo Bordoni (Corriere della Sera), Claudio Brachino (VideoNews), Fabrizio Carotti (Fieg), Mario Cardoni (Federmanager), Massimo Di Felice (Università San Paolo – BR), Karina Laterza (Segretario Generale Prix Italia Rai), Raffaele Lorusso (Fnsi), Antonio Pescapè (Digita Academy), Silvio Siliprandi (Hoda). La premiazione si svolgerà infine con Valeria Fascione (assessore Startup – Innovazione e Internazionalizzazione Regione Campania), Luigi Bianco (Federmanager), Marina Ceravolo (Rai Pubblicità), Daniela D’Aloisi (Fub), Luigi Rocchi (Rai), Maria Pia Rossignaud (TuttiMedia/Media Duemila), Claudio Silvestri (Segretario SUGS) Carlo Verna (presidente del Consiglio dell’Ordine nazionale dei giornalisti).

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Professionisti e dilettanti allo sbaraglio in politica

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2018

Da quando vi è stato l’exploit dei pentastellati che nel 2013 hanno portato in parlamento un nutrito gruppo di persone per lo più inesperte negli affari di politica, i loro oppositori si sono riempiti la bocca di ironiche e persino velenose allusioni sulla loro impreparazione. Da allora ad oggi, e a dispetto delle Cassandre di turno, è spuntata una nuova classe politica che se non ci fosse stato l’apporto prezioso del movimento difficilmente avrebbe avuto la possibilità di candidarsi e ascendere alle cariche istituzionali. Diciamo si sono fatti le ossa e gli scranni possono averli scaldati alla pari dei loro dotti colleghi ma non hanno perso la passione per la conoscenza, l’approfondimento e la voglia di fare. Altre leve, in quest’ultima tornata elettorale, si sono aggiunte ai rieletti e non possiamo dire che si stanno adagiando sugli allori. Nonostante ciò i soloni della politica, che trasudano anni di frequentazioni del palazzo e ne conoscono gli angoli più riposti in specie quelli oscuri dove è possibile tramare e non per costruire l’avvenire del paese secondo “coscienza e virtù”, non mancano di lanciare strali velenosi alle reclute e a instillare nell’opinione pubblica il sospetto che sono dei dilettanti allo sbaraglio.
Io che dal 1960 in poi ho conosciuto i tempi della politica e pur non ricoprendo incarichi importanti ho avuto contatti con politici del taglio di Fanfani, Marcora, De Mita, Almirante, Berlinguer e molti altri mi sono reso conto che i loro indubbi successi personali furono anche favoriti dai loro collaboratori e più in generale da una classe politica che in massima parte veniva “addestrata” sia mediante le scuole di partito sia con la praticaccia nell’amministrare gli enti locali.
Cosa è cambiato da allora ad oggi? Senza dubbio l’afflato ideologico. Si pensava di più al partito e meno ai vantaggi personali che potevano derivarne in chiave economica e sociale. C’è stato persino chi, come Berlusconi, che manifestava, una volta passato alla politica in prima persona, una certa diffidenza, per non dire disprezzo per i “politici di carriera”. Questo, a mio avviso, lo doveva al fatto che aveva conosciuto l’aspetto meno nobile del politico, quello incline ai compromessi di bassa lega, venale e “inciuciaro”. Quello che aveva smarrita la sua carica ideologica e associava il mestiere di politico all’arrampicatore sociale con la logica del fine giustifica i mezzi per realizzare facili arricchimenti. Chi era, per lui l’elettore? Un poveraccio da infinocchiare a dovere, una specie di vuoto a perdere e solo utile per raccogliere voti e con tutte le altre sfumature del caso.
Ora se seguo lo stesso ragionamento di chi considera il politico solo un arrampicatore “economico” devo desumere che i pentastellati sono diventati per costui una sorta di mosca bianca e spiegabile unicamente con il fatto che c’è in giro tanta rabbia che si è trasformata in un voto di protesta e nulla più. Con il tempo, egli pensa, rientreranno buoni, buoni e con la coda fra le gambe all’ovile. E’ proprio così? Ho i miei dubbi. E’ che a nostra insaputa sono nati due partiti dalle ceneri dei precedenti: quello di chi è e quello del chi ha. E se pensiamo che la ricchezza dei 45 uomini più ricchi del mondo è pari a quella posseduta da 3 miliardi di persone il chi è e il chi ha si spiega benissimo. Ora confidiamo che questo nascituro cresca in fretta per presentare il conto ai cresi di turno. (Riccardo Alfonso)

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“Professionisti e centri per la fertilità: una gestione coordinata dei pazienti nell’era della genetica”

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 aprile 2018

Lugano 12 e 13 aprile al centro culturale LAC il secondo corso avanzato di Medicina della riproduzione ed Endocrinologia ginecologica dal titolo “Professionisti e centri per la fertilità, una gestione coordinata dei pazienti nell’era della genetica”. Appuntamento biennale promosso dal centro per la fertilità ProCrea e dai laboratori Dr Risch, il convegno prevede interventi di importanti specialisti provenienti da tutta Europa per discutere e confrontarsi sui temi dell’infertilità e di genetica della riproduzione.
«Ricordiamo quest’anno il quarantesimo anniversario della prima fecondazione in vitro; e in questi 40 anni la procreazione assistita e, più in generale, l’approccio all’infertilità è profondamente cambiato. Di fatto, la genetica sta rivoluzionando l’intero ambito aprendo nuove e interessanti prospettive», premette Marina Bellavia specialista del centro per la fertilità ProCrea e membro del comitato scientifico insieme con Michael Jemec, Giuditta Filippini e Dominique de Ziegler. «A guidarci in questo excursus ci sarà Simon Fishel, fisiologo e biochimico, ritenuto insieme con Robert Edwards e Patrick Steptoe tra i pionieri della procreazione assistita. Fishel ha infatti collaborato con Edwards e Steptoe in occasione della prima fecondazione in vitro, di cui proprio quest’anno ricorre il 40esimo anniversario e che portò alla nascita di Louise Brown il 25 luglio del 1978». Ma non solo. «Il tema dell’infertilità sarà affrontato sotto differenti aspetti: prezioso il contributo di Filippo Ongaro, nutrizionista e direttore dell’Istituto di Medicina Rigenerativa e Anti-Aging (ISMERIAN) di Treviso che ci porterà a guardare all’infertilità anche dal punto di vista dell’alimentazione, seguendo il principio che corretti stili di vita aiutano a preservare anche la propria salute riproduttiva», aggiunge Bellavia.Il convegno è anche l’occasione per fare il punto della situazione a pochi mesi dall’entrata in vigore di una novità normativa: dal settembre scorso infatti in Svizzera è diventata operativa la nuova legge che consente la diagnosi preimpianto (DPI) sugli embrioni per le coppie che hanno una grave malattia genetica o che hanno provati problemi di infertilità. Ricorda la specialista di ProCrea: «La genetica di fatto non solo consente di andare maggiormente in profondità in campo diagnostico – nell’individuare eventuali problemi di infertilità -, ma permette di muoversi per tutelare di più la salute della donna e del nascituro».
Il programma della due giorni prevede oltre venti relazioni per presentare le più recenti ricerche e studi sulla gestione di ovociti ed embrioni, gli ultimi sviluppi nel campo dell’infertilità sia femminile sia maschile e i progressi fatti dalla genetica applicata alla riproduzione.

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Master HR Specialist – Professionisti per le Risorse Umane

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 dicembre 2017

Roma Mercoledì 20 Dicembre 2017, ore 15:00 Webinar. Il Master Hr Specialist – già attivo da un quindicennio – si propone di formare professionisti nell’area della gestione e sviluppo delle Risorse Umane, con particolare attenzione agli sviluppi innovativi della professione ed agli strumenti metodologico-formativi dell’area Human Resources in aziende pubbliche e private. Il Master si caratterizza per: a) una didattica di qualità; b) metodologie di e-learning certificate; c) percorsi professionali assistiti da mentoring su progetti di stage nelle aziende consorziate con Roma Tre e AIDP/Associazione Italiana Direttori del Personale; d) articolazione dell’iter didattico in moduli centrati su “famiglie professionali”; e) incontri di formazione in presenza (conferenze, workshop, seminari anche a livello internazionale); f) career guidance.Il Master è riservato sia a laureati (lauree triennali e quadriennali, laurea magistrale) di discipline di area pedagogica che psico-socio-economica-giuridico-letterario. Il Master si svolgerà nella modalità didattica blended, ha durata annuale e prevede un impegno di 1500 ore, pari a 60 CFU.Le preiscrizioni alla V edizione del Master devono pervenire entro il 31 dicembre 2017 e le iscrizioni entro il 15 gennaio 2018. http://www.master-hrspecialist.com.

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Professionisti del banking: I più richiesti e i più pagati

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 giugno 2017

banca-ditalia“Negli ultimi anni il processo di digitalizzazione ha pervaso il mondo bancario: per rimanere al passo con i tempi gli istituti di credito hanno subito una profonda metamorfosi e ciò ha condizionato inevitabilmente la forza lavoro del settore.” È quanto si evince dalla lettura dei dati della Salary Guide 2017, l’indagine annuale di Hays, condotta su un campione di oltre 250 aziende e 1.400 professionisti, che fotografa l’andamento del mercato del lavoro in Italia.Per far fronte alle nuove sfide tecnologiche, le aziende che operano nel settore Banking stanno infatti focalizzando la ricerca su figure altamente specializzate. Tra i più richiesti, i profili con competenze in ambito Risk e Compliance management, oltre ai professionisti di Internal Audit, poiché ricoprono un ruolo da attori principali nell’evoluzione del settore e nel continuo mutamento di regolamenti e direttive dettate da BCE e Banca d’Italia. Non registrano flessioni i professionisti dalla forte anima commerciale, in particolare avranno maggiori possibilità di inserimento quei profili esperti nella gestione di grandi patrimoni. Al contrario, la parabola occupazionale è discendente per tutti coloro che operano all’interno delle filiali classiche, ad eccezion fatta sempre per le figure commerciali.Secondo la Hays Salary Guide, inoltre, i responsabili delle risorse umane in ambito Banking stanno selezionando per lo più professionisti con competenze tecniche molto specifiche e capaci di reagire proattivamente alle novità di un mercato in continua evoluzione. In un contesto sempre più “global”, gli interlocutori risultano dislocati molto spesso fuori dai confini nazionali: per questo motivo è essenziale la conoscenza della lingua inglese. Richiesta la laurea in Economia, Scienze Bancarie o un MBA.
Per quanto riguarda le politiche retributive, il gap tra i salari top e quelli minimi rimane consistente. Le aree che continuano ad offrire le retribuzioni più alte sono il Corporate & Investiment Banking e il Private Banking. Tra i professionisti più pagati*, si piazzano ai primi posti i Business Partner dell’area Private Banking e le figure Analyst in ambito Corporate & Investiment Banking con una retribuzione annua di 100.000 €, seguiti dai profili Sales specializzati in Asset Management con una retribuzione di 95.000 € all’anno.Nei prossimi mesi, è prevista una certa stabilità del mercato che influenzerà positivamente le domanda di professionisti del settore

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