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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

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Istruzione: “Necessario valorizzare i profili professionali di tutti i lavoratori della scuola”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 febbraio 2021

Sulle mosse da compiere per il bene della scuola Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Anief, ha le idee chiare: bisogna valorizzare i profili professionali di tutti i lavoratori della scuola.
Marcello Pacifico, per quanto riguarda la mobilità, ha voluto lanciare un appello agli altri leader che hanno sottoscritto il contratto: “bisogna chiedere al nuovo ministro di riaprire i tavoli sui contratti integrativi, mobilità al 100% su tutti i posti disponibili, eliminare ogni vincolo, svelare i posti vacanti, presentare deroghe. Come Anief abbiamo sempre chiesto di conciliare il diritto al lavoro con quello alla famiglia: non è possibile scegliere tra lavorare per lo Stato e la famiglia”.Per quanto riguarda poi il piano vaccinale, il leader dell’Anief ha chiesto che “venga fatta chiarezza: alcuni vaccini pare coprano solo del 20% rispetto ad alcune varianti. Il vaccino non è l’unica misura, infatti il problema del contagio si risolverà se verremo ascoltati: sono necessari più classi, più plessi e più organici. Col virus dovremo convivere ancora per molto tempo, dobbiamo organizzarci, sono necessarie le risorse; avremo a disposizione il Recovery plan, investiamo in spazi, sicurezza e organici”.“Inoltre – ha continuato Pacifico – è indispensabile adeguare l’organico di fatto a quello di diritto. Noi l’abbiamo chiamata Operazione Aletheia, un’inchiesta cioè sugli organici, anche quelli di sostegno, per capire quali sono i posti vacanti e fare un piano straordinario di assunzioni. Bisogna reintrodurre il doppio canale di reclutamento, pensare a un percorso d’inserimento in ruolo per chi vanta più di 36 mesi di servizio, anche presso scuole paritarie, comunali. Importante poi non licenziare i diplomati magistrale e comprendere che se un titolo è valido per insegnare come supplenti lo deve essere anche per il ruolo”.In chiusura, il sindacalista autonomo ha affermato che al neo ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi dirà che “bisogna insistere su temi come gli organici e la sicurezza legata agli organici, il diritto all’indennità, fino alla valorizzazione dei profili professionali di tutti i lavoratori della scuola”.

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Scuola: Ata, revisione dei profili, le proposte del sindacato

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2020

Anief ha partecipato all’incontro all’Aran per presentare un documento di proposte per quanto riguarda la revisione dei profili Ata. Presenti la coordinatrice nazionale Anief Ata, Cristina Dal Pino, la vice presidente Anief Friuli-Venezia Giulia, Teresa Vitiello, e il presidente provinciale Anief Foggia, Giovanni Derrico. Il sindacato ha affermato la necessità di modifiche reali dello stato dell’arte per ciò che concerne il personale Ata. È inoltre favorevole a un’articolazione dei profili con un mansionario dettagliato e con un’indicazione delle competenze precise e mirate, secondo livelli di inquadramento professionale ed economico dei dipendenti della funzione pubblica, rispetto ai quali si chiede una nuova equiparazione degli altri comparti ministeriali, sulla base di quanto previsto dall’art. 52 del D. lgs 165/2001Marcello Pacifico (Anief): Il sindacato ritiene prioritario regolamentare lo smart working allo stato delle condizioni attuali, peraltro senza nemmeno una definizione contrattuale, e con i profili professionali bloccati e mai valorizzati. Se quindi si vuole introdurre lo smart working in ambito scolastico, è indispensabile definire una pianificazione delle attività avvalendosi prevalentemente della modalità a distanza, dei contingenti minimi e prevedendo una gestione semplificata, atta a garantire e ad assicurare il regolare funzionamento dell’istituzione scolastica.

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Lavoro: ecco i profili marketing più ricercati nel 2019

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 febbraio 2019

Milano. Chi si occupa di selezione del personale nell’universo del marketing non ha potuto non notare, negli ultimi mesi, la presenza di due diverse e – a prima vista – contrapposte tendenze.Da una parte le aziende si stanno infatti mobilitando per reclutare degli esperti con competenze innovative nel campo del digital marketing, per adeguarsi nel modo più veloce possibile alle esigenze e ai comportamenti di una clientela sempre più digitale. Dall’altra, invece, molte aziende hanno iniziato a rivolgere i riflettori verso gli esperti di marketing a tutto tondo, capaci dunque di impostare delle strategie impeccabili sia online che offline.
Ma quali sono – e quali saranno – i ruoli maggiormente ricercati dalle aziende in questo 2019?«Soprattutto per quanto riguarda il versante del web marketing, c’è un costante crescendo dell’attenzione dedicata all’esperienza degli utenti.Ne consegue che un buon numero di aziende ha iniziato ad assumere, al fianco degli ormai classici Chief Digital Officers, i cosiddetti CXO, ovvero i Chief Experience Officers: il loro ruolo è quello di assicurarsi che i clienti abbiano un’esperienza positiva nel rapportarsi al brand, ai prodotti e ai servizi dell’azienda».Altro ruolo emergente nel campo del web marketing è il Digital Brand Manager, il quale, come suggerisce il nome, è responsabile della definizione e dell’implementazione della strategia online di branding aziendale: «per il Digital Brand Manager» specifica Adami «si parla dunque di compiti come la gestione della brand awareness e la supervisione della presenza online aziendale».
«Già durante la seconda metà del 2018 c’è stato un crescente interesse nei confronti del Chief Growth Officier, il quale in molte aziende sta di fatto assumendo la funzione del direttore di marketing».Rispetto al Chief Marketing Officier, il CGO vanta una visione più ampia, che travalica l’ufficio marketing: per aiutare l’azienda a raggiungere gli obiettivi commerciali prefissati, questo profilo è portato a supervisionare anche le vendite e il prodotto stesso.Altra figura più tradizionale che sta tornando in voga è poi quella del Product Marketing Manager, il quale – lontano dall’essere un profilo puramente digital – è il responsabile dello sviluppo strategico dei prodotti o servizi offerti dall’azienda.
«Le aziende stanno chiedendo ai responsabili marketing di alzare e di allargare lo sguardo, puntando più decisamente il timone verso la redditività» conclude l’head hunter Adami «ed è da qui che nasce l’esigenza di assumere profili più completi».

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Il lavoro c’è: ecco i profili più richiesti

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 dicembre 2018

La crescita degli annunci web per le professioni ICT continua ed emergono profili nuovi. Sono 64.000 gli annunci pubblicati in rete nel 2017, numero più che raddoppiato negli ultimi 4 anni, registrando un incremento del +7% rispetto al 2016. E le stime per il triennio 2018-2020 sono ulteriormente ottimistiche: fino a 88.000 nuovi posti di lavoro specializzati in ICT.Con una crescita del 19% sull’anno precedente e una quota di annunci sul web di 49%, gli Sviluppatori guidano la classifica dei ruoli più ricercati, seguiti dai consulenti ICT, richiesti in un annuncio su 6. Cresce progressivamente anche la quota delle nuove professioni connaturate alla trasformazione digitale quali il Service Development Manager, il Big Data Specialist e il Cyber security Officer.A livello territoriale, il maggiore incremento si concentra nel Nord-Ovest (soprattutto in Lombardia) con una quota della domanda pari al 48% del totale Italia; in quest’area i livelli di richiesta per i Big Data Specialist e i Service Development Manager raggiungono il 60%. Insieme all’ICT, è il settore Servizi ad avere la quota maggiore (20%) della domanda di professionisti per la trasformazione digitale: i più richiesti sono l’ICT Operation Manager (56%), il Digital Media Specialist (53%) e l’ICT Consultant (45%).
Anche le retribuzioni 2017 dei profili IT sono in crescita: nelle aziende di informatica ed elettronica i Quadri registrano +4,3% e i Dirigenti +6,0%. Nelle aziende di Consulenza e Servizi ICT crescono le retribuzioni degli Impiegati +2,5%, dei Dirigenti (+1,9%) e dei Quadri +1,8%.Il gap tra domanda e offerta di specialisti ICT conferma che occorre agire al più presto se si vogliono cogliere tutte le potenzialità del nuovo mercato del lavoro digitale.
Le stime dell’Osservatorio, disegnate su uno scenario più conservativo ed uno più espansivo, mostrano per il 2018 un fabbisogno di laureati per le aziende che oscilla fra i 12.800 e i 20.500, mentre l’Università dovrebbe laurearne poco più di 8.500: un gap che arriva dunque al 58%. Opposta la situazione per i Diplomati: il fabbisogno oscillerà fra i 7.900 e i 12.600, con un surplus che oscillerà fra i 3.400 e gli 8.100 (27%).I laureati ICT dunque crescono ma troppo lentamente: nel 2017 toccano le 7.700 unità, in lievissima crescita rispetto al 2016, ma sono calati gli specialisti in Informatica e Ingegneria Informatica (INFO), pari a 4.460. Si attenua la tendenza dei laureati triennali INFO a terminare gli studi dopo la laurea triennale (+3% da +10% nel 2016) mentre continua l’incremento nelle immatricolazioni anche se in misura ridotta (+3,5% contro il +9% nel 2016) e con percentuali di abbandono che restano elevate (si laurea solo il 40% degli immatricolati nelle triennali, come nel 2016). La tendenza alla crescita delle immatricolazioni in Area ICT non è uniforme: Nord-Ovest, Nord-Est e Sud crescono al ritmo del 6%, le Isole addirittura +13%, diminuisce il Centro (-9,2%). In termini di genere resta molto bassa la quota femminile: circa il 19% contro il 53% nella media di tutti i corsi.
La rilevanza delle skill digitali è misurata dal Digital Skill Rate, ovvero il grado di pervasività delle competenze digitali all’interno di una singola professione: in media 48% per le professioni ICT e 14% per le professioni non ICT. Il Digital Skill Rate varia tra il 30% e il 51% per quasi tutte le professioni ICT e supera il 51% per Database Administrator, Developer, Systems Analyst e Technical e Network Specialist. Passando alle Soft Skill, esse diventano più pervasive in tutte le professioni: in media per le professioni ICT il soft skill rate si attesta al 28%, mentre è pari al 35% per le professioni non ICT. Le punte di maggiore rilevanza delle soft skill (tra il 38% e il 51%) si rilevano per ICT Operations Manager, Account Manager, ICT Consultant, Project Manager, Cyber security Officer e Business Analyst.

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4 anni per scoprire i profili molecolari del Parkinson

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2015

Parkinson046 milioni di euro di finanziamento, 100 ricercatori di 5 Paesi coordinati dall’Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna (ISNB) e, infine, la più ampia banca dati esistente sulla malattia. Sono i numeri di Propag-Ageing, il progetto di ricerca finanziato dalla Commissione Europea e avviato con il kick-off meeting svoltosi ieri e oggi presso la sede dell’ISNB, a Bologna.20 ricercatori da Regno Unito, Germania, Svezia, Spagna e Italia, in rappresentanza dei 9 istituti di ricerca europei che partecipano al progetto, si sono dati appuntamento a Bologna, all’ISNB, per dare il via a quella che si prospetta come una delle più vaste ricerche sul Parkinson degli ultimi anni. Malgrado i grandi sforzi compiuti dalla comunità medico-scientifica, l’intervento farmacologico sulla malattia di Parkinson risulta spesso tardivo e non in grado di rallentarne o bloccarne la progressione. La mancanza di bersagli terapeutici efficaci e, soprattutto, di marcatori precoci della malattia rappresentano, infatti, un limite nella cura di questa patologia.
E’ questa una delle ragioni alle origini di Propag-Ageing, che vuole approfondire proprio la conoscenza delle basi molecolari e cellulari della malattia di Parkinson e punta ad individuare:
1) marcatori precoci della malattia, che consentano di diagnosticarla prima che la maggior parte dei neuroni dopaminergici sia compromessa;
2) marcatori prognostici, che permettano di personalizzare il trattamento;
3) nuovi bersagli molecolari “druggable”, che possano, cioè, essere oggetto di trattamento con farmaci innovativi in studi clinici futuri.
Propag-Ageing, che ha ottenuto il massimo finanziamento previsto per la sua categoria, è stato scelto, assieme ad altri 7, su 400 progetti candidati. Contribuirà al raggiungimento di uno dei macro obiettivi del programma di finanziamento della ricerca della Commissione Europea, Horizon 2020, e cioè l’innalzamento di due anni della aspettativa di vita dei cittadini europei.L’invecchiamento è il maggior fattore di rischio per le malattie neurodegenerative come la malattia di Parkinson (che in Europa colpisce l’1 – 2% degli over 60 e il 4% degli over 85). L’approccio che i ricercatori bolognesi hanno deciso di adottare per studiare la malattia di Parkinson è innovativo e potenzialmente rivoluzionario. Per la prima volta, infatti, questa patologia è reinterpretata in un’ottica più generale, che coinvolge l’intero processo di invecchiamento. Sebbene sia noto che l’età avanzata rappresenti uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo della malattia di Parkinson, sino ad oggi non è stata adeguatamente approfondita la relazione tra le normali modificazioni cellulari/molecolari che accompagnano l’invecchiamento fisiologico in salute e le alterazioni che caratterizzano questa patologia. Tuttavia, esistono evidenze sperimentali che indicano che invecchiamento e malattia di Parkinson condividono alcune importanti caratteristiche. Per esempio, molte persone anziane, anche se sane, subiscono un progressivo declino nelle abilità motorie. E l’analisi di preparati autoptici cerebrali derivanti da persone anziane ha evidenziato segni anatomo-patologici simili a quelli della malattia di Parkinson in più di 1/3 dei casi, pur in assenza della malattia.Secondo il prof. Claudio Franceschi, coordinatore di Propag-Ageing, il denominatore comune tra invecchiamento e malattia di Parkinson è rappresentato da fenomeni propagatori, nei quali sia le cellule invecchiate (cellule senescenti) che quelle alterate/malate liberano sostanze che entrano nel sangue e circolano nell’organismo, stimolando una condizione infiammatoria persistente a livello sistemico, denominata inflammaging.Assumendo che malattia di Parkinson ed invecchiamento abbiano caratteristiche comuni, come mai alcune persone si ammalano ed altre invece invecchiano in salute, raggiungendo e superando talvolta anche i 100 anni? Per rispondere a questa domanda, Propag-Ageing si propone di confrontare persone affette da malattia di Parkinson e persone molto longeve, che hanno superato i 100 anni in buona salute, senza soffrire di malattia di Parkinson né di altre patologie neurodegenerative.Propag–Ageing punta ad identificare proprio quei meccanismi che con l’avanzare dell’età fanno deviare l’organismo dal percorso di invecchiamento in salute, sino a consentire lo sviluppo della malattia di Parkinson. La combinazione di un approccio concettuale innovativo e delle più avanzate tecnologie per analisi molecolari e statistiche consentirà di approfondire la conoscenza sulle basi molecolari e cellulari della malattia di Parkinson e, auspicabilmente, di identificare e caratterizzare meglio le alterazioni cellulari e molecolari che determinano il passaggio da un invecchiamento fisiologico e in salute (centenari sani) ad un invecchiamento patologico con malattia di Parkinson clinicamente evidente.
Queste nuove conoscenze dovrebbero permettere, inoltre, di individuare nuovi bersagli molecolari che possano essere oggetto di trattamento con farmaci innovativi e/o facilitare la diagnosi e la prognosi di questa patologia.
Ciascuno dei 9 centri europei che partecipano allo studio metterà a disposizione di tutti i partner i propri dati, dando così vita alla più grande banca dati sulla malattia di Parkinson attualmente esistente. La ricerca studierà pazienti ai quali è stata appena diagnosticata la malattia, ma che non hanno ancora iniziato alcuna terapia (pazienti de novo), e pazienti per così dire storici. Saranno oggetto di studio, inoltre, dati e campioni provenienti da due studi svedesi condotti per 10 e 35 anni su gemelli omozigoti adulti e anziani affetti dalla malattia di Parkinson, che includono sia coppie concordanti (entrambi i componenti malati) che discordanti (un componente malato e uno sano), e cervelli donati alla ricerca post mortem.Infine, la ricerca utilizzerà le stesse metodiche impiegate sui malati di Parkinson per lo studio di un gruppo di ultracentenari e dei loro figli che non hanno mai mostrato segnali clinici di disabilità motorie, cioè persone sane che, proprio per questa ragione, rappresentano i gold standard dell’invecchiamento in salute.I Partecipanti
IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche – Azienda USL di Bologna (coordinatore), Italia
University College of London, Regno Unito
University Medical Center of Goettingen, Germania
Servicio Andaluz de Salud, Spagna
Personal Genomics, Italia
University of Cambridge, Regno Unito
Consorzio interuniversitario Risonanze Magnetiche di Metallo Proteine, Italia
Karolinska Institutet, Svezia
Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Italia

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Profili molecolari del Parkinson

Posted by fidest press agency su domenica, 20 settembre 2015

Parkinson04Bologna 22 settembre, alle 12, all’Hotel Relais Bellaria, in via Altura 11 bis. 4 gli anni per scoprire i profili molecolari del Parkinson, 6 i milioni di euro di finanziamento, 100 i ricercatori di 5 Paesi coordinati dall’Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna (ISNB) e, infine, la più ampia banca dati esistente sulla malattia. Sono i numeri di Propag-Ageing, il progetto di ricerca finanziato dall’Unione Europea che avrà il suo kick-off meeting presso la sede dell’ISNB, a Bologna. Saranno presenti Agostino Baruzzi, direttore scientifico dell’ISNB, Claudio Franceschi, professore di Immunologia all’Università di Bologna e coordinatore del progetto di ricerca per l’ISNB, Chiara Gibertoni, direttore generale dell’Azienda USL di Bologna.

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Concorsi comune Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 5 aprile 2011

«Nella Gazzetta Ufficiale del prossimo 17 giugno verranno pubblicati i calendari delle preselezioni relative alle 22 procedure del maxi-concorso, bandito dal Campidoglio, per 1995 posti di lavoro». Lo dichiara, in una nota, l’assessore alle Risorse umane, Enrico Cavallari. «Le preselezioni coinvolgeranno in primis le figure di cui l’amministrazione ha necessità più urgente, come i tecnici e gli agenti della Polizia municipale – aggiunge Cavallari – poi si procederà con tutti gli altri profili professionali». «In totale sono pervenute circa 310mila domande di partecipazione al maxi-concorso e, tra queste – conclude l’Assessore alle Risorse umane – 82460 per istruttori amministrativi, 51222 per istruttori di Polizia municipale, 46031 per istruttori di servizi culturali e 24901 per funzionari amministrativi».

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Liste Pdl e Regione Lazio

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 marzo 2010

“Che ci siano stati impedimenti di qualsivoglia natura è indubbio, ma la consegna delle liste last minute lascia emergere delle difficoltà strutturali all’interno del partito sulle quali appare doveroso ed inevitabile intervenire”. Lo dichiara Aldo Di Biagio, deputato del PdL in una nota. “Appare chiaramente – evidenzia – che alcune dinamiche interne sono dettate da posizioni ed influenze di componenti e questa eccessiva, frammentazione che a volte diventa pura contrapposizione, non fa bene al partito e al Paese. La questione delle liste è il punto di approdo di una difficoltà strutturale che certamente crea confusione negli elettori”. “In questi ultimi mesi stiamo assistendo ad un’eccesiva personalizzazione degli approccio di partito dietro determinati profili o componenti, – rilancia- che trincerandosi dietro segreterie e folti staff sembrano avere difficoltà anche a dare riscontri ai membri stessi del partito e delle istituzioni”. “Queste premesse – sebbene siano evidenziate in più occasioni e siano state oggetto di confronto e di analisi tra i membri stessi di partito – sono state trascurate ed hanno condotto a criticità grossolane come quelle di queste ore in merito alle prossime elezioni amministrative”. “L’auspicio è che i fondatori di questo progetto politico intervengano per mettere ordine nella situazione attuale e soprattutto per instillare una dose di fiducia nell’elettorato, anche perché appare chiaro che l’opinione pubblica vuole un grande partito di maggioranza – conclude – per definire i ruoli e chiarire i programmi e le finalità condivise, poiché se da una lato i profili ed i referenti di partito sono persone capaci e con una storia alle spalle, dall’altro bisogna essere in grado ancora di trovare la formula per far funzionare insieme questa squadra”.

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Indagine sull’utilizzo dei Fondi europei

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 gennaio 2010

Buone notizie per l’Italia. A differenza del passato, l’Italia risulta oggi tra i migliori utilizzatori dei fondi strutturali europei, facendo registrare mediamente risorse disimpegnate per lo 0,37 per cento, meglio di quanto non facciano Regno Unito, Francia, Germania e Belgio. Il dato emerge da una indagine conoscitiva sui profili di utilizzo e controllo dei fondi comunitari in Italia, realizzata dalla Commissione Politiche dell’Unione europea del Senato. I fondi strutturali rappresentano circa il 35 per cento del bilancio dell’Unione europea. L’Italia riceve la maggior parte dei finanziamenti comunitari attraverso il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e il Fondo sociale europeo (FSE). Il nostro Paese ha dimostrato, negli ultimi anni, di aver compiuto grandi progressi nell’utilizzazione dei fondi comunitari, ma molti passi in avanti ancora dovranno essere compiuti, soprattutto sul terreno della cultura amministrativa e metodologica e sul terreno di una visione politica e programmatica maggiormente orientata al raggiungimento effettivo di obiettivi strutturali e di lunga durata. La scarsa assistenza tecnica nell’avvio e nell’implementazione dei progetti, la scarsa capacità progettuale e gestionale e la debolezza del coordinamento centrale sono le criticità emerse dall’indagine. Infine, è auspicabile un ulteriore sforzo di semplificazione delle procedure amministrative, sia a livello nazionale che europeo. Queste considerazioni devono essere inserite nel più ampio quadro di una necessaria semplificazione dei procedimenti amministrativi, che attualmente contribuisce al rallentamento dell’iter e che risponde alla eccessiva frammentarietà delle competenze e alla complessità dei procedimenti amministrativi.

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La storia infinita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2009

(edizioni fidest: racconti brevi di Riccardo Alfonso) Albeggia. La pallida luce che fende le ombre è in difficoltà. Essa si fa strada a fatica. Segna timidamente i profili dei rami e delle case, mentre il cielo resta plumbeo. Pare confondersi con quella voglia d’oscurità che la notte continua a lasciare intorno a sé. Poi, a poco a poco, il chiarore rinvigorisce, prende le sue misure, riesce a stabilire contorni e profili, già confusi nella notte e invisibili.  Io scorgo i primi segni di questa luce tenue che avanza, confrontandola con il ticchettio del mio orologio e delle lancette che m’indicano il tempo che procede e segnano, inesorabili, le mutazioni in atto. Lo noto scrutando, di là della finestra, man mano che le cornici del palazzo di fronte si stagliano con più decisione, tra le due ombre, che sembravano avvolgerli e confonderli.  Incomincio a distinguere i particolari: il ramo di un albero, il profilo di un passante, un uccello che si stacca dal suo nido, i rumori che danno corpo a una carrozza o a un carro trainato da buoi o da un cavallo. Si aggiungono, man mano, altri dettagli, nuove forme: è l’alba. Ora le ombre si fanno più distinte, i contorni si tracciano meglio, ci perviene la nota di un particolare.  Là, sulla strada, a una trentina di metri dal mio osservatorio, vedo dondolare la figura di una donna, sotto il peso di una soma. Inciampa, sta quasi per cadere, ma riesce a evitarlo, riprende il passo e via. Subito dopo scompare alla mia vista. E’ oltre il muretto che delimita il confine della mia casa. E’, oramai, lontana dalla mia vista. Nella mia posizione di osservatore e di testimone di un giorno che man mano acquista vigore e lucentezza, mi sento titolare di un “segreto” che non mi appartiene.  Esso è comune a molti come me. C’è chi ha la ventura di osservare e ad altri spetta il movimento. C’è anche, mi dicono, un Dio che tutto vede e che ogni cosa può. Per lui non esistono ombre che negano la vista o luci che l’abbagliano. Egli legge nei nostri pensieri e scruta le nostre intenzioni eppure ci lascia liberi d’essere saggi o trasgressivi, falsi o giusti, umani o disumani, forse per metterci alla prova. Forse. I miei pensieri sono più limitati come la vista, che possiedo. E’ il pensiero, semmai, a cavalcare sulle ali della fantasia, del ricordo, della memoria e a riportarmi, a piacimento, indietro nel tempo o a lasciarmi immaginare un futuro, uno qualsiasi.  Sono questi i momenti della mia vita che mi scorrono davanti: ora belli, ora brutti, ora dolci ed ora amari. Vedo un uomo che soffre, disteso su un giaciglio, e i suoi occhi diventano dolci incontrando i miei. Non vuole rattristarmi. Sta morendo. La sofferenza lo attanaglia eppure trova in quel volto teso, contratto, uno spira-glio per riservarlo a un tenue sorriso. E’ mio padre.  Vedo una vecchietta, anch’essa con l’espressione serena, con gli occhi chiusi, raccolta e immota su un letto, non suo, mentre intorno delle suore sgranano un rosario e fanno sentire un mormorio indistinto. De profundis. E’ mia madre nel suo sudario prima che mani pietose la depositano in una bara. Quel Dio, che tutto vede e può, ha fatto in modo che quei ricordi si depositassero indelebili nella mia mente e, di volta in volta, riaffiorassero nitidi come un tempo. Mi guardo intorno smarrito. Forse è una lacrima quella che mi inumidisce gli occhi. E’ forse la luce che, dal lontano oriente, è giunta nella pienezza del suo splendore e mi abbaglia. Forse. Forse è il ricordo di un padre e di una madre, che mi hanno amato teneramente, e che non posso più riabbracciare e sentire, sulla mia pelle, le loro carezze. Scompare anche il ricordo della notte, pur con i suoi quasi impercettibili rumori, per cedere il posto a quelli più palesi del giorno. Ora gli interessi esteriori hanno il sopravvento. Scompare la propria intimità. Svaniscono i ricordi di un tempo che furono e con essi quelli che li hanno riempiti nella mia infanzia, nella mia giovinezza. Dove si trovano ora? I miei occhi non li vedono, le mie mani non li toccano eppure i miei pensieri sono pieni di loro, il mio cuore, pensandoli, sembra battere più veloce e le guance lasciano scorrere le lacrime a goccia a goccia. Le immagini ora si allontanano gli occhi diven-tano più freddi e distanti da quei ricordi. Il tutto sembra ripiegare all’interno di se stessi. Sono occhi dove la luce che albeggia è colta con indifferenza. Dove il sole che riscalda e penetra non lascia traccia, se non per decom-porre. Occhi che non fissano per scrutare, ma usano il muto linguaggio dell’osservatore. Non dicono nulla, per-ché non possono, perché si sono spenti alla vita, ma non lo notiamo.  Così io vedo il mio corpo in una mattina che si desta ai colori della vita, rileva i contorni, ma tutto è indifferente.  Non ha più senso il lento scorrere delle ore, il rito del giorno e della notte, delle albe e dei tramonti, delle stagioni e degli anni. Al vagito di un bimbo, nato da qualche settimana, si alterna quello dell’ultimo singulto del morente. E’ una storia infinita tra l’essere e il divenire, tra la saggezza e l’errore. A questo punto cosa c’è da capire dalla vita o di spiegare dalla morte? In mezzo non vi è il vuoto ma il dolore, la gioia, la disperazione, il tormento, il ricordo. Penso.  Molte volte l’orrido non è nelle cose, ma è nei nostri occhi, nel torbido dello sguardo. Quando l’occhio è cupo, nulla più può apparire in luce di trasparenza. Guardo alla vita destando la mia profonda anima che deve essere bianca. Penso d’essere anch’io un uomo invisibile ma necessario, che vibra con mille altri verso uno stesso misterioso destino. Devo convincermi che è la fatalità quella che più d’uno dei miei sogni sminuisca e si disfaccia, più una delle mete attese che mi sfugge quando meglio credo di averla raggiunta. Resta altalenante una speranza per una vita oltre la vita, per una morte oltre la morte. Anche qui, nel mezzo, albergano altre vite che si spengono e altre esistenze che nascono. E’, anch’essa, una storia infinita. Ancora una volta mi sembra di vedere quel Dio che tutto sa e che tutto vede e gli chiedo: perché? Perché tutto questo avviene? Perché bisogna sorridere alla vita e piangere alla morte? Perché la disperazione può spingerci verso l’ignoto e la speranza allonta-narlo il più possibile? Perché il ricordo ci attanaglia? Perché il dolore e la gioia si alternano? Diventiamo ricchi o poveri, disperati o soddisfatti delle proprie condizioni, e tronfi per i successi ottenuti. Eppure tutto è caduco, tutto ci riconduce a quel non essere del nostro essere che ogni cosa annulla e vanifica. Talvolta mi pare di avvertire una presenza. E’ una sensazione, forse il semplice frutto di una suggestione. E’ invisibile, è impalpabile, eppure la ravviso. Essa non mi parla, è indistinta, è vaga, non riesco a pensarla eppure la immagino con le ali di un angelo, con la bellezza, il profumo e la delicatezza di una rosa. Mi pare, persino, di sentire un odore, un piacevole e inebriante, fragrante olezzo che colpisce le mie narici, mi penetra in profondità e mi procura un’estasi indescri-vibile. Poi mi chiedo: perché non si rivela? Chi mai si na-sconde dietro questo invisibile personaggio? Può darsi che voglia comunicarmi un messaggio. E’, certamente, difficile sia per me sia per lui realizzare questo contatto in concreto. Forse la spiegazione va trovata nel diverso rapporto nel quale ci confrontiamo: io in carne e ossa e lui etereo, impalpabile, vago e indistinto. Io materia e lui spirito. A volte allungo la mano e cerco d’incontrare la sua, perché lo immagino a mia somiglianza. Resta, ovviamente, un inutile vagolare nel vuoto. Mi sembra, a volte, un gesto goffo e ridicolo. Mi convinco, o cerco di convincermi, che è un semplice parto della mia fantasia. Un effetto delle mie suggestioni. Alla fine mi chiedo: ma sono proprio sicuro che intendo vedere questo personaggio che immagino a me vicino? Se lo vedessi, non correrei il rischio di imbattermi in un mondo a me sconosciuto e che, d’altra parte, ha già riempito di paure la mia esistenza? Non mi spingerà, questo sconosciuto una volta rivelatosi, nell’ignoto che più temo poiché non mi è dato di conoscere la sua ragione ultima? E’ il mistero che ora mi avvince e mi seduce e ora mi terrorizza. E’ il ricordo del vivo con il quale non riuscire più a comunicare che mi sconcerta. E’ il corpo che si disfa, che diventa inerte e si decompone, che mi rende consapevole di una caducità che un po’ tutti, da vivi, in qualche modo, cerchiamo d’esorcizzare.  Triste destino è il nostro. E’ un destino che acquista forme e contenuti per poi ridursi in miseri resti, sempre più fragili ed evanescenti. E’ il destino che non comprendiamo o forse intendiamo sin troppo bene, ma che vorremmo rimuovere. Forse è la reincarnazione che ci fa paura. Essa può farci vivere per il male che abbiamo fatto e per l’aridità del nostro spirito, e la punizione ci sconvolge. Forse.

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